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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 02/07/15 in Risposte
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Sì so che sono monete da lotto e non mi aspettavo niente di che... L'unica che mi sembrava avere una conservazione degna di nota è la lira. Sono monete conservate da mia bisnonna prima e mia nonna poi, che mi sono arrivate da circa un anno, quindi hanno un importante valore affettivo, gli do anche un minimo di valore storico, e unendo ciò con il loro basso valore collezionistico dubito che le cederò mai4 punti
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Oh, che bello! Vedo che abbiamo idee simili, anch'io anni fa ero andato a cercare le "monete di Gesù", come una piccola collezione "storica" che ha, oltre alla numismatica, anche un valore simbolico unico. Le ho sistemate in un cofanetto fatto con osso di cammello, perché è molto distante dalle mia collezione principale, ed oggi dovrei studiare un po' per riconoscerle ma ugualmente mi piacciono dal punto di vista estetico e di "memoria". Prenderò spunto da questa discussione per "rispolverarle" ...metaforicamente ...3 punti
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ecco due foto con una macchina digitale un briciolo migliore... cmq hanno sparato una cannonata sulla moneta dell asta postata, sicuramente è un eccellente pezzo , ma a quel prezzo...3 punti
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Non credo che sia possibile pubblicare mail private sul forum in pubblico. Ma faccio fatica a pensare che chiunque abbia effettuato un acquisto su ebay o su Delcampe non sappia che, una volta ultimata la vendita su DelCampe o su Ebay, l'acquirente visualizza la mail privata del venditore. In automatico. Dire a uno che sai che ha acquistato su DelCampe "non mi hai detto che avevi la mail privata del venditore" è un po' come accusare un cameriere al ristorante di non aver detto al cliente che hanno l'acqua tra le bevande. Rimango sempre più basito da certi commenti.3 punti
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3 punti
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Beh dai in qualche occasione l'hanno fatto, tipo nel 2007 (Granduca col palazzo del Granduca), nel 2008 (Granduca col castello del Granduca) o nel 2012 (Granduca con la città del Granduca e un photobomber coi baffi). Tutto sommato, questo Granduca dev'essere un tipo molto alla moda: altro che facebook o instagram, lui i suoi selfie li posta sulle monete! Aspetto con ansia la commemorazione della visita a Disneyland, col faccione del Granduca insieme al castello delle fate e a Topolino (o magari a Paperoga per una bella emissione congiunta con Andorra). (Coi 2 euro lussemburghesi bisogna ridere per non piangere...)3 punti
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Amici posto questo mio pezzo di Livorno, moneta molto rara e con delicata patina di raccolta. mi scuso per le foto fatte dal cellulare che non le fanno totalmente giustizia.. descrizione: Monete di zecche italiane Livorno Cosimo III de’Medici, 1670-1720. Tollero 1704, AR 27,13 g. COSMVS III D G MAG DVX ETRVRIAE VI Busto radiato e corazzato a d, con drappeggio sulla spalla s..; sotto, nel giro, 1704. Rv. ET PATET ET FAVET Veduta del porto di Livorno. CNI 75. Galeotti XLVI/7. Di Giulio 145. Ravegnani-Morosini 15. Gradevole patina di medagliere queste ultime date del porto di Cosimo III raffigurano il granduca in età più matura, senile e la loro fattura per il busto più lungo la differenzia dalle altre precedenti. che ne pensi @@tommydedo @@nando12 @@dabbene ?? mi spiace per le foto purtroppo sono fuori sede..ha una patina omogea, si vedono al rovescio nella banchina del porto come i quadretti di patina..tende alla leggera iridescenza.2 punti
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Sono gli "spiccioli" del Re Numismatico, ma rappresentano dei piccoli capolavori!! Renato2 punti
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"....e' moolto scoraggiante per noi che abbiamo solo monete normali....." Non ho ben afferrato il senso di questa frase. Tutte le monete sono "normali" dalla più comune alla più rara, dalla conservazione più bassa fino agli estremi. Ogni moneta ha la sua dignità e ogni collezionista deve essere orgoglioso delle proprie monete. Quando decide di mettere in collezione un esemplare lo fa con tutte le migliori intenzioni. Ognuno di noi imposta la propria collezione come più gli piace e come più ritiene soddisfacente. Chi ama le monete vissute, monete che hanno assolto alla funzione per le quali sono state create e chi rincorre la perfezione, la moneta che non ha mai coccolato e non è mai stata spesa. Una collezione è degna e dignitosa sempre, la differenza a volte, la fa il portafogli o quanto ognuno di noi può dedicare economicamente al reperimento degli esemplari che desideriamo. Renato2 punti
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L'ultimo postata è una patacca megagalattica, quindi mi terrei debitamente alla larga. La moneta iniziale di questa discussione 100 Euro li vale tutti, ma attenzione, al BB non ci arriva di certo. Io non andrei oltre all'MB-BB. Per un BB pieno, anche con la crisi che c'è oggi per questo tipo di conservazioni, ci vogliono almeno 140-150 Euro.2 punti
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@@cembruno5500 d'ora in poi chiedero' sempre a voi. ormai non posso fare piu' a meno della moneta.it. siete grandi e piano piano spero di diventare un grande anch'io.2 punti
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Buongiorno a tutti, parecchio tempo fa avevo chiesto il vostro aiuto per poter riconoscere il personaggio rappresentato su questa medaglia. nonostante il votro interessamento non eravamo riusciti a dare un nume a questo personaggio. dopo essermi appassionato, dedicato ed approfondito il mio interesse, finalmente ho fatto la mia scoperta: Pietro Ferrea quest'ultimo era un noto medaglista dell '800. il sunto di quanto ho trovato è questo: "...Alla ditta collaboreranno anche i figli Attilio ed Ettore, avuti dalla moglie Teresa Ardito, che dapprima lo affiancheranno e poi, a partire dal 1912, lo sostituiranno nella gestione dell'azienda di famiglia. Sempre nel 1912 il Ferrea si dedicò una medaglia commemorativa in cui, oltre al suo ritratto erano riportate le date 1860-1912, quasi ad indicare il suo ritiro dall'attività." volevo condiverlo con voi, Grazie. Stefano2 punti
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Se ti piace acquistala, ci mancherebbe. Lasciamo stare i cataloghi, guardiamo i realizzi delle aste, questa è la vera bilancia.2 punti
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Ma che belle Daniele! se non erro da qualche parte nel forum avevi già postato la foto della tua piccola collezione e avevi omaggiato Alberto Varesi che cercava una prutah di Ponzio Pilato (attenzione potrei aver sognato tutto questo) comunque in fondo a dx hai due prutah attribuibili a Ponzio Pilato in mezzo c'è la prutah di Erode Agrippa con le tre spighe. belle!bravo! ormai colleziono un po' di tutto e sono uscito fuori dagli schemi: Genova, Venezia, Roma (impero e provincia), Grecia e monete orientali, Bisanzio, ma queste monete per me hanno un valore simbolico troppo importante. Quando mi arriverà (ancora in lavorazione presso uffici postali) posterò la widow mite O monetina della vedova che secondo me è bellina. Un abbraccio Daniele Antonio2 punti
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ed infine la reginetta di oggi è..... Taglio: 2 Euro Nazione: Monaco Anno: 2001 Tiratura: 900.000 Conservazione: BB Città: Trieste :yahoo:2 punti
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Non mi voglio sbilanciare perchè fra un mese o due uscirà un mio articolo su rivista divulgativa. Tratterà del denaro piccolo e sarà la prima volta che se ne parla in letteratura anche se in modo sintetico e schematico. La giusta datazione del SVDARIVS è quella del Giubileo del 1350. Ora mi chiedo se tu abbia per caso il dono di leggere nel pensiero delle persone :D. Ciao2 punti
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E' anche vero che in altre zecche la comparsa dei divisionali del denaro appaiono paradossalmente solo quando i denari avevano già subito una certa diminuzione nell'intrinseco questo, a mio parere, fu dovuto proprio ad una ripresa dei commerci e di un maggior uso e richiesta di questi tondelli prima destinati solo alle gabelle, spese militari o comunque di una discreta entità, cosa che da un lato aumentava l'inflazione ma dall'altro richiedeva moneta utile anche a scambi e compravendite di oggetti e beni d'uso quotidiano. Da quel che ne so (ed è poco) si è anche ipotizzato il minuto come divisionale del provisino anche perchè risulta di difficile interpretazione l'immissione di un altro circolante quando il mercato era già ben coperto dal provisino, a meno che i motivi non vadano cercati non nelle esigenze economiche ma bensì (mi perdonino i cruschiani) politiche A te la palla Adolfos :clapping:2 punti
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Ed ecco la mia: Fresca d'acquisto tramite lotto, più 2 frammenti che erano sempre li presenti: Interessante la contromarca!2 punti
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Appunto, @@AndreaMCMLXXVIII , hai detto te stesso che non hai voluto leggere le altre pagine . Proprio per questo motivo prima di lanciare accuse , puoi accertarti in privato e chiedere . Poi ok, sul punto che il Forum è cambiato è vero, e a breve spero di poter aprire un nuovo Topic , molto interessante . Però, insomma dai , accusare tutti di egoismo, speculazione e menefreghismo solo perchè non segui la discussione, mi sembra un pò fuori luogo . Te lo dico perchè ti stimo , e sentendo anche molti altri utenti la pensano come me . Dalla ragione, stai passando al torto, stai perdendo un pò la bussola ed è un peccato...2 punti
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Potrebbero anche rinunciare a coniare monete da 2 euro che commemorano sempre lo stesso personaggio, per l'ascesa al trono, per il compleanno, per il matrimonio, per quante volte va a bagno ecc... siccome il Lussemburgo oramai da qualche anno conia almeno 2 (quando siamo fortunati) monete cc, potrebbe anche bastarne una sola!!! ... quindi un faccione del granduca all'anno!2 punti
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Gli autori riportano che le monete tagliate sono note solo dagli hoard (ma in merito porterei l’osservazione che fuori contesto probabilmente sarebbero scambiate per monete “rotte”… ;) ) Per i dettagli vi rimando alla lettura specifica dell’articolo, non prima di riportarvi il seguente grafico che indica i pesi rapportati ai vari periodi. In breve una buona rappresentazione di quanto circolava nell’area nel periodo 400-450 d.C. nell’area illirica. Data la mia onoscenza abbastanza superficiale del periodo sono rimasto molto incuriosito dalla presenza dei quattro tondelli di piombo, utilizzo a me del tutto ignoto e che dimostra come fosse superflua, in fondo, in condizioni di scarsità monetale e di emergenza, la presenza dell’effige (e quindi il controllo) dell’autorità emittente; ciò mi richiama alla mente la situazione del III secolo, dove certe imitative erano palesemente non ufficiali eppure circolavano (ergo avevano comunque valore). Spero di stimolare i vostri interventi. Ciao Illyricum :)2 punti
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Certo che pensavo che le lire coniate in Italia fossero parecchie di più... A proposito della Lira Tron postata da Liutprand nel post n.3, forse non tutti sanno che è l'unica lira veneziana con il ritratto. Infatti appena morto il Tron, le autorità veneziane stabilirono che il doge potesse essere rappresentato solo nel modo tradizionale, ovvero in ginocchio davanti a S. Marco. Così ci siamo persi una sequenza di ritratti interessantissima. Arka2 punti
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Riprendo dopo quasi 4 anni, la stessa discussione che ho aperto io . Ho fatto un sogno numismatico particolare la scorsa notte . Ma è abbastanza ricorrente . Sogno sempre il medesimo supermercato dove vado da 15 anni , il medesimo registratore di cassa ed io che sono il cassiere . E a mano a mano che passa il tempo, il supermercato ha il dono dell'ubiquità . Prima si sposta in Belgio e ci sono tutte monete belghe , poi in Finlandia con monete finlandesi e così via . Esclusi pochi stati, tra cui per ora Andorra :rofl:2 punti
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Perchè andare fino a Barletta quando lo teniamo sotto casa? @@francesco77 Port'Alba a Napoli, sotto la statua di s. Gaetano2 punti
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sai che ti dico ? una patina "normale" quasi quasi sarebbe meno bella... questa "digitalizzata" ( :P ) è una specie di pedigree che la rende immediatamente riconoscibile ... :D2 punti
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l'excursus di questa discussione, al di là di qualche "placet" di facciata da parte di chi parla dalla parte delle istituzioni, è un copione visto e rivisto. Con altri attori, ma il succo è sempre il solito, sempre lì si va a parare:chi non fa parte della categoria non può né deve metterci bocca perché non ne è né degno né capace....con buona pace dei privati che hanno fatto tanto per il settore. L'iniziativa privata no.....perché toglie il pane di bocca agli impiegati....nonostante i risultati che possiamo vedere di qualche secolo di clientelismo istituzionale, nella funzionalità della gestione nostro patrimonio. La alienazione controllata anche di un frustolo no...perché non si sa mai quale altra futura mistica conoscenza possa contenere... In pratica, ci si riempie la bocca di progresso e "we can" ma si resta sempre irrimediabilmente inchiodati su posizioni "borboniche " e classiste.... Questa si che è aria fritta, ma non viene dall'esterno...viene dall'interno dei palazzi.2 punti
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Es un cavallo de Ferdinando de la ceca de Napoli senza sigle, de las primeras emisiones. Hay numerosísimas variantes de esta tipología.2 punti
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Salute come per la discussione da me aperta "Regno di Napoli:::le monete"apro questa con lo stesso intendo che è quello di inserirvi notizie storiche e numismatiche con il fine di portare sempre più collezionisti ad appassionarsi a queste tipologie monetali. Le monete degli Aragonesi in Sicilia vanno da Pietro a Ferdinando il Cattolico ed è questa la tipologia monetale che si andrà ad illustrare in questa discussione.L'arco di tempo è compreso fra il 1282 ed il 1516 Vedremo che in meno di 200 anni ,in Sicilia,si ebbero profondi cambiamenti di carattere storico e culturale. Come per la discussione sulla monetazione napoletana invito tutto il forum a contribuire in questa discussione postando monete e notizie attinenti al periodo storico indicato ed alla monetazione degli Aragonesi in Sicilia. La prima moneta che posto è:::::: Pierreale:PIETRO E COSTANZA D'ARAGONA(1282-1285)Zecca di Messina Argento D/+P.DEI.GRA.ARAGON.SICIL.REX.Stemma aragonese in cornice di archetti,con o senza corona,anche affiancato da rosette R/+COSTA.DEI GRAT.ARAG.SICIL.REGIA Aquila ad ali spiegate volta a destra in cornice di archetti Riferimenti:MAUGERI 2;SPAHR 20;MIR 173 La moneta è presente in una collezione privata Le varianti conosciute per i Pierreali di Pietro e Costanza sono circa 20 COSTANZA di Svevia, regina d'Aragona e di Sicilia. - Nacque nel 1249 a Catania , da Manfredi, figlio naturale di Federico II e da Beatrice di Savoia, che il giovane principe aveva sposato tra la fine del 1248 e l'inizio del 1249. Le fu imposto un nome carico di significato: quello della bisnonna normanna, figlia di Ruggero II e moglie dell'imperatore Enrico VI tramite la quale il Regno di Sicilia era passato alla dinastia sveva. E come la bisnonna aveva costituito l'anello dinastico che aveva reso possibile l'acquisto della Sicilia da parte degli Svevi, così Costanza avrebbe permesso agli Aragonesi di assumere l'eredità sveva nell'Italia meridionale. Come nutrice di Costanza fu scelta una giovane nobildonna siciliana, Bella d'Amico, moglie di un piccolo feudatario calabrese, che insieme a Costanza allattava il proprio figlio Ruggiero di Lauria, più tardi uno dei più famosi ammiragli del tempo. Bella rimase a fianco di Costanza finché visse e le fece da madre a confidente dopo la morte di Beatrice di Savoia, avvenuta verso il 1258. Manfredi era stato designato nel testamento imperiale reggente del Regno di Sicilia per il legittimo erede Corrado IV, suo fratellastro, ancora in Germania; ma dopo la sua morte il 21 maggio 1254 a Lavello, il principe di Taranto (era questo il titolo assegnato a Manfredi nel testamento paterno) ambiva egli stesso alla corona, probabilmente nella consapevolezza che solo così il Regno potesse restare agli Svevi. Costanza venne fatta oggetto di trattative matrimoniali. In cambio del proprio appoggio Bertoldo di Hohenburg, il potente feudatario tedesco trapiantato nel Regno già al tempo di Federico II e nominato da Corrado IV reggente in Sicilia per il figlio Corradino, chiese la sua mano per il nipote Ganarro. Tuttavia, il rapido consolidarsi della propria posizione permise a Manfredi di rifiutare la proposta e di sbarazzarsi di lì a poco di un avversario pericoloso. Con la sua incoronazione a re di Sicilia nell'agosto del 1258 si aprirono a Costanza ben altre prospettive matrimoniali. Essa rimasta figlia unica,dopo la morte di sua madre,avvenuta immediatamente dopo l'avvento al trono di Manfredi. Poteva essere quindi considerata, con buone ragioni, l'erede del Regno, se si passava sopra i diritti del piccolo figlio di Corrado IV, che veniva allevato nella lontana Germania. Per Manfredi Costanza costituiva dunque un pegno importante per conquistarsi degli alleati e per ottenere un riconoscimento internazionale del suo Regno, sul quale continuava a gravare l'ombra della usurpazione, tanto più che il Papato gli negava la sua sanzione e lo avversava furiosamente; si trattava di trovare un marito che offrisse garanzie di questo tipo. La scelta cadde sul re d'Aragona al quale Manfredi offrì la mano di Costanza al primogenito ed crede al trono Pietro. Interessi comuni facilitarono l'accordo: proprio allora il conte di Provenza Carlo d'Angiò, antagonista degli Aragonesi nella Francia meridionale, al quale il papa già nel 1252 aveva offerto la corona siciliana, fece le sue prime conquiste nell'Italia settentrionale. Inoltre Alfonso X di Castiglia, l'aspirante alla corona imperiale, preoccupava sia l'Aragonese sia Manfredi. Non si conoscono le fasi delle trattative che il 28 luglio 1260 portarono alla firma degli accordi matrimoniali da parte degli ambasciatori di Manfredi a Barcellona, Giraldo de Porta, Maior de Iovenacio, lacopo Mustacci, socii del re, e del magister Stefano da Monopoli, giudice della Magna Curia. Manfredi si impegnava di dare alla figlia una dote di 50.000 once d'oro, pagabili in oro, argento e pietre preziose; le nozze si dovevano celebrare prima del 10 maggio 1261 a Montpellier. Da parte sua l'infante Pietro promise di trattare C. come una regina, e di restituire a Manfredi la dote se C. fosse morta senza figli. Come dotario sarebbero stati assegnati a C. la città di Girona e il castello di Cottliure. Nel caso che Pietro le fosse premorto, C. avrebbe esercitato la reggenza fino al ventesimo anno dei figli. Difficoltà di vario genere ritardarono tuttavia la celebrazione delle nozze. Un ostacolo non trascurabile era costituito dalla dote: per Manfredi non era tanto facile mettere insieme entro breve tempo una somma così cospicua. Le tasse gravose imposte a tale scopo provocarono l'aperto malumore della popolazione. Ramon Gaucelm, signore di Lunel, che nel settembre 1260 fu mandato alla corte siciliana, tornò a mani vuote. Può darsi che anche il nuovo matrimonio di Manfredi con Elena di Epiro, che poteva ledere i diritti di Costanza se ne fosse nato un erede di sesso maschile, suscitasse qualche perplessità negli Aragonesi. Nell'aprile del 1261 si trasferì a Napoli, dove fu accolto con tutti gli onori, il figlio naturale di Giacomo I, Ferran Xancis, con l'incarico di condurre Costanza in Spagna. Ma il principe dovette aspettare parecchio tempo prima che gli fosse consegnata la sposa. Nel frattempo la notizia del matrimonio tra la figlia dello scomunicato re di Sicilia e l'crede al trono aragonese aveva provocato reazioni violente anche sul piano internazionale. Alfonso X di Castiglia, che Giacomo I aveva informato personalmente, espresse il suo aperto dissenso. Né era possibile ottenere il consenso della Curia romana, benché Giacomo a tale proposito vi avesse mandato ben due ambascerie: nel 1261 il vescovo di Girona e nel 1262 il maestro dei templari, Guglielmo de Pontons. Il 26 apr. 1262 Urbano IV lo invitò a desistere dal progetto per non disonorare la sua casa. Altre difficoltà venivano dalla Francia, e per non fare fallire il matrimonio concordato di sua figlia Isabella con l'erede francese, Giacomo dovette promettere a Luigi IX di non aiutare Manfredi nella lotta contro il Papato e di non sostenere il nobile provenzale ribelle Bonifacio di Castellane contro Carlo d'Angiò (6 luglio 1262). Ma Giacomo non desistette dai suoi piani. Il 13 giugno 1262 furono celebrate a Montpellier, nella chiesa di S.te Marie des Tables, le nozze tra Costanza e Pietro d'Aragona, di una diecina d'anni più vecchio della giovanissima principessa. Avevano accompagnato Costanza nella Francia meridionale il conte Bonifacio d'Anglano, zio del padre, Riccardo Filangieri e Roberto de Morra, nonché la nutrice Bella e alcuni giovani nobili coetanei di C. come Ruggiero e Margherita di Lauria, figli di Bella, Corrado e Manfredi Lancia, lontani cugini della principessa, che sarebbero rimasti con lei in Aragona ed educati a corte. Il giorno del matrimonio Pietro concesse a Costanza, come aveva promesso, Girona e Cottliure come dotario, mentre Bonifacio d'Anglano consegnò la metà della dote pattuita. Non dovette essere facile per Costanza, cresciuta nel noto sfarzo dei palazzi e dei castelli paterni, adattarsi al clima austero della corte aragonese. Il dislivello era evidente. Assai indicativo, a questo proposito, il racconto secondo il quale Elena di Epiro, la giovane matrigna di Costanza visti gli ambasciatori aragonesi venuti a Napoli così male in arnese, si era opposta alle nozze della figliastra. Ma sembra che Manfredi avesse posto precise condizioni per assicurare alla figlia uno stile di vita conforme alle sue abitudini, garantendo in cambio i suoi diritti alla successione in Sicilia. Dai libri di conti della corte degli infanti risulta infatti che il re e l'infante fecero tutto il possibile per soddisfare le esigenze di Costanza. Sono registrate molte spese per prodotti voluttuari e per oggetti di lusso (frutta, stoffe preziose, perle, penne, legna per riscaldare stanze ed acqua ecc.). Ben presto le entrate del dotario non bastarono più a fronteggiare tutte queste spese. Già nel 1263, al posto di Girona e di Cottliure, fu assegnata a Costanza una pensione annua di 30.000 soldi di reali di Valencia, che anch'essi si rivelarono insufficienti. Costanza non solo fu trattata come una regina, ma ebbe anche il titolo di regina che non le spettava di sicuro. Ma, se da un lato l'attribuzione del titolo regale esprimeva i riguardi particolari che gli Aragonesi si erano impegnati ad usare nei confronti di Costanza, lo stesso titolo poteva anche servire a sottolineare i diritti di Costanza alla successione in Sicilia, soprattutto quando la loro realizzazione sembrava sempre più lontana. Ma se Costanza riuscì ad introdurre nella corte uno stile di vita più raffinato, non poté invece introdurvi la lingua materna e la cultura letteraria e filosofica che aveva contraddistinto le corti del nonno e del padre. In verità nulla sappiamo dell'istruzione ricevuta da C. in patria. È noto invece che il suo seguito di giovani nobili italiani, e verosimilmente anche Costanza stessa, venivano scrupolosamente istruiti nella lingua catalana. Ruggiero di Lauria, fratello di latte di Costanza, si sentiva ed era considerato, non a torto, un cavaliere catalano. Dopo la morte di Manfredi nella battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 in cui combatterono anche alcuni contingenti catalani,per la conquista del Regno di Sicilia da parte di Carlo d'Angiò, la corte di Costanza e di Pietro diventò un centro di raccolta per gli esuli ghibellini italiani. Vi trovarono rifugio altri lontani parenti di Costanza fra i quali Bertrando, Guglielmo e Alberto da Canelli, piemontesi, e anche sua zia Costanza, ex imperatrice di Bisanzio che era sfuggita alla cattura angioina; infine, tra il 1274 e il 1275, Giovanni da Procida, medico di Federico II e abile politico, che avrebbe avuto una parte importante nella politica siciliana di Pietro d'Aragona. Tutti guardavano a Costanza come all'erede legittima degli Svevi nel Mezzogiorno d'Italia; gli esuli del Regno la consideravano addirittura la loro "naturalis domina", cioè la loro signora feudale. Costanza si vide quindi sempre più circondata da italiani. La morte di Corradino sul patibolo a Napoli nel 1268 aveva ulteriormente rafforzato i suoi diritti. Non pare infatti che dal secondo matrimonio di Manfredi fosse nato un erede maschio. I tre figli maschi di cui si ha notizia erano con tutta probabilità bastardi. Rimaneva solo la figlia Beatrice, tenuta prigioniera da Carlo d'Angiò. Costanza esercitò pressioni sul marito per indurlo a vendicare la morte del padre. La realizzazione dei suoi diritti, affermati anche pubblicamente, continuava comunque ad essere uno degli obiettivi perseguiti con maggiore tenacia dalla politica aragonese. I vent'anni passati da Costanza in Aragona, come infante prima, e dopo l'avvento al trono di Pietro nel 1276, come regina, furono certamente i più sereni della sua vita. Con il marito Costanza era legata da un rapporto di profondo affetto Il primogenito di Costanzae Pietro, si chiamò Alfonso, nacque il 4 novembre 1265 a Valencia, il secondogenito Giacomo il 10 agosto 1267, nella stessa città. Nacquero inoltre due altri figli maschi, Federico e Pietro, e due femmine, Isabella e Violante. La prima nel 1281 sposò il re di Portogallo Dionigi e venne proclamata santa, dopo una vita matrimoniale infelice e piena di umiliazioni; Violante nel 1297 andò sposa a Roberto d'Angiò duca di Calabria, com'era stato stabilito nella pace di Anagni che riconsegnava la Sicilia agli Angioini, ma morì già nel 1300. Solo nel 1282, con la rivolta dei Siciliani contro il dominio angioino, la possibilità di accedere all'eredità diventò per Costanza una realtà concreta. Alla partenza per Collo nell'Africa settentrionale, da dove sarebbe passato in Sicilia, Pietro nominò Costanza, insieme al primogenito Alfonso, reggente del regno d'Aragona, per il tempo della sua assenza. Ma presto, appena preso possesso dell'isola, chiamò presso di sé la moglie e tre dei suoi figli, Giacomo, Federico e Violante. Il 28 ottobre 1282 mandò in Catalogna una nave per condurli in Sicilia. Quando nella primavera del 1283 Costanza sbarcò a Trapani, fu accolta calorosamente dalla popolazione Il 16 aprile, a Messina, poté riabbracciare il marito, di ritorno dalla vittoriosa campagna in Calabria. Il loro incontro durò poco - appena tre giorni - e fu anche l'ultimo. Pietro sarebbe morto l'11 novembre 1285 in Catalogna, senza aver rivisto Costanza e il regno appena conquistato. Nel Parlamento celebrato il 19 aprile a Messina, il re, in partenza per Bordeaux, dove avrebbe dovuto misurarsi nel duello con Carlo d'Angiò, affidò a Costanza ed al figlio Giacomo la reggenza, affiancando loro nel governo Giovanni da Procida come cancelliere e Alaimo da Lentini come maestro giustiziere, mentre Ruggiero di Lauria fu nominato ammiraglio di Sicilia e d'Aragona. Il compito di Costanza non fu facile. Gli isolani avevano chiamato Pietro d'Aragona perché marito della legittima erede del Regno. Ma è anche vero che la rivolta del Vespro aveva svegliato forti tendenze autonomistiche sia nelle città sia nella nobiltà. Gli uomini che avevano combattuto gli Angioini e costituito la "comunitas iculorum" non erano tanto disposti a sottomettersi di nuovo al potere monarchico e già nel 1283 scoppiò la prima rivolta antiaragonese capeggiata da Guaitieri da Caltagirone. Pietro dal canto suo aveva subito agito con energia: l'amministrazione dei castelli era in mano di catalani e aragonesi ed anche i due vicari generali del Regno "citra et ultra flumen Salsum", Guglielmo Calcerando de Cartellà e Pietro Queralt, nominati prima della partenza del re, erano venuti dalla Spagna. Nel governo centrale l'elemento siciliano era rappresentato solo da Alaimo da Lentini, antico fautore degli Angioini e capitano di Messina al tempo della comunitas, il più autorevole esponente delle aspirazioni particolaristiche siciliane. Pietro pensò bene quindi di raccomandare proprio a lui Costanza e i figli.Per Costanza si trattò quindi soprattutto di attenuare le gravi tensioni che la convivenza tra isolani, aragonesi e fuorusciti ghibellini creava necessariamente. Proprio in questi primissimi anni della dominazione aragonese in Sicilia la presenza di Costanza fu un importante fattore di equilibrio, grazie soprattutto al suo carattere amabile e sereno su cui concordano tutti i cronisti. Oltre alle difficoltà interne Costanza dovette affrontare la guerra contro gli Angioini, mentre, ad aggravare ulteriormente la situazione, s'aggiungeva l'interdetto lanciato contro la Sicilia da Martino IV che doveva risultare particolarmente gravoso per Costanza, donna profondamente religiosa. Pare che Costanza si sia interessata personalmente agli armamenti. Ma quando nel 1284 Ruggiero di Lauria riuscì a catturare l'erede al trono angioino, Carlo principe di Salerno, e a portarlo a Messina, fu proprio Costanza a sottrarlo al linciaggio della folla. Il suo gesto fu tanto più apprezzato in quanto dimostrava la generosità della regina che non aveva voluto ripagare la morte del padre con un'altra morte. Nella fortunata spedizione nel golfo di Napoli il Lauria aveva anche potuto liberare la sorellastra di Costanza, Beatrice, figlia di Manfredi e di Elena di Epiro. Costanza si preoccupò con grande sollecitudine della sua sorte e combinò il suo matrimonio con Manfredi di Saluzzo, celebrato nell'ottobre dei 1286 a Messina. Ma al momento delle nozze Beatrice, cui Costanza aveva dato una dote di 8.000 once d'oro, rinunciò ufficialmente a tutti i suoi eventuali diritti sul Regno di Sicilia. Dopo la morte nel 1285 del marito, che aveva continuato dalla Spagna a dirigere gli affari siciliani, come dimostra la fitta corrispondenza con la moglie, Costanza affiancò nel governo il figlio Giacomo, diciottenne, incoronato re di Sicilia nel febbraio del 1286, dato che gli accordi matrimoniali del lontano 1260 le avevano assegnato la reggenza fino al compimento del ventesimo anno di età dei figli. Ma pare che ben presto si sia ritirata dalla vita pubblica. Nel 1290 mandò truppe a San Giovanni d'Acri per la difesa della città "pro anima vivi sui et pro subsidio Terre Sancte", che tuttavia furono rimandati indietro perché i Siciliani erano scomunicati e sottoposti all'interdetto. La morte nel 1291 del primogenito Alfonso, che era successo al padre sul trono d'Aragona e che Costanza non aveva più rivisto da quando aveva lasciato la Catalogna, la indusse a ritirarsi definitivamente e ad entrare nel monastero delle clarisse da lei fondato a Messina. Prendeva così in Costanza il sopravvento un tratto della sua personalità che si era maturato nel clima della corte aragonese permeato da un profondo senso religioso. Le idee di S. Francesco vi avevano trovato un terreno fertile, come dimostra la presenza a corte di Ramon Lull e di Arnaldo di Villanova. Pietro stesso, in punto di morte, aveva chiamato un frate minore per confessarsi. Costanza, dal canto suo, già verso il 1265 aveva fondato e dotato nella piccola città di Huesca, regalata da Giacomo I al figlio al momento delle sue nozze con C., un monastero di clarisse, che sottopose alla sua speciale protezione. Altre manifestazioni della sua religiosità sono le visite ai santuari famosi in occasioni particolarmente importanti della sua vita, come nel 1267 dopo la nascita di Giacomo, nel 1283 prima della partenza per la Sicilia. Frequenti anche le elargizioni a favore di religiosi e di monasteri. Tutto ciò contribuiva a rendere il suo ritiro - una scelta quasi obbligata per una vedova, madre di figli ormai maggiorenni - particolarmente drastico. Costanza rimase sempre devota all'autorità pontificia. Questa sua sostanziale sottomissione ai dettami della Chiesa dovette causarle non pochi scrupoli di coscienza se si considera che il Papato aveva sempre denunciato come usurpato il dominio aragonese in Sicilia e in conseguenza inflitto la scomunica ai regnanti. Il permesso di potersi scegliere un confessore che la assolvesse quotidianamente dai suoi peccati nonostante l'interdetto che gravava sull'isola, ottenuto nel 1292 dal cardinale vescovo di Porto Matteo, dovette quindi rivestire per lei particolare importanza. Quando poi nel 1295 Giacomo II venne ad un accordo con Bonifacio VIII, il cui prezzo era la cessione della Sicilia agli Angioini, Costanza non se la sentì di rimanere a fianco del figlio Federico, il quale, in dispregio dei patti, decise di difendere l'eredità materna, e si fece incoronare re di Sicilia nel marzo del 1296. Sottoposta a precise pressioni da parte degli emissari pontifici, il vescovo di Urgel e Bonifacio da Calamandrana, che le ricordavano che non poteva restare in Sicilia "sine peccato", accettò di abbandonare per sempre il suo regno. Accompagnata da Giovanni da Procida e da Ruggiero di Lauria, i due uomini che le erano stati particolarmente vicini durante il suo governo in Sicilia, nel febbraio del 1297 si trasferì a Roma, dove furono celebrate le nozze della figlia più giovane Violante con Roberto d'Angiò. Nonostante papa Bonifacio VIII si fosse impegnato di provvedere al suo sostentamento a Roma, Costanza ben presto fu costretta a lamentarsi con il figlio Giacomo delle difficoltà economiche in cui si trovava. Nel 1299 tornò in Catalogna. Morì a Barcellona l'8 aprile 1300 e fu sepolta nella chiesa del locale convento dei francescani, da dove solo nel 1852 le sue spoglie furono traslate in una cappella del chiostro della cattedrale. La Chiesa la proclamò beata. Nel testamento, dettato il 1º febbraio 1299, aveva istituito tra l'altro due ospedali per i poveri, a Barcellona e a Valencia. Aveva però sottoposto il piccolo legato a favore del figlio Federico al vincolo che egli vi potesse accedere solo dopo aver fatto la pace con la Chiesa, rispettando così una clausola del trattato di Anagni del 1295 tra Giacomo II d'Aragona e Carlo II d'Angiò. Il suo sigillo la rappresenta all'impiedi, in mezzo a un tempietto gotico, vestita con tunica e manto e con la corona in testa. Nella mano destra tiene lo scettro sormontato dal giglio, nella sinistra il pomo sormontato dalla croce. Dante ricorda Costanza nel terzo canto del Purgatorio, in occasione del suo incontro con Manfredi, il quale prega il poeta di portare la notizia della sua salvezza alla sua "bella" e "buona" figlia, "genitrice dell'onor di Cicilia e d'Aragona" (vv. 127-129, 143). Pietro III d'Aragona figlio di Giacomo il Conquistatore,re d'Aragona,Valencia e Maiorca,conte di Barcellona,Gerona ,Osona,Besalù,Cerdanya e di Rossiglione,Signore di Montpellier e Carlades;e di Violante o Iolanda d'Ungheria,figlia di Andrea II Re d'Ungheria e della principessa di Costantinopoli Iolanda De Courtenay.Egli nacque a Valencia nel 1239 ed era figlio primogenito e nel 1262 ereditò molte signorie e contee,ma anche il Regno d'Aragona.Nel 1262 a Montpellier sposò Costanza,figlia di Manfredi di Svevia,Re di Sicilia, e di Beatrice di Savoia. Nel 1282, durante i Vespri Siciliani, dopo che i siciliani avevano inutilmente offerto al Papa la loro confederazione repubblicana di liberi comuni in feudo , inviarono una delegazione in Nordafrica che offrì a Pietro l'ambita corona del Regno di Sicilia, in quanto marito di Costanza, legittima erede del regno normanno; Pietro accettò ed il 31 agosto sbarcò a Trapani, con 600 armigeri, tra loro anche le fedeli famiglie dei Cossines e 8.000 almugaveri che era una fanteria da guerriglia che sarebbe divenuta famosa per coraggio e crudeltà. Carlo I d'Angiò, che il 25 luglio aveva messo l'assedio alla città di Messina, dopo lo sbarco aragonese tentò un ultimo vano assalto a Messina e poi si ritirò.Il 2 agosto 1282 Pietro entrò trionfalmente a Messina ;la città fu considerata dagli Aragonesi "fedelissima"ottenendo ricompense politiche ed economiche.Di lì a poco il nuovo Re aragonese occupò tutto il resto dell'isola ed il 26 settembre sbarcò in Calabria, dove gli almugaveri ed anche siciliani, fecero solo azioni di guerriglia senza reali conquiste territoriali. Alla fine dell'anno si era determinato uno spaccamento del Regno di Sicilia in due parti, l'isola di Sicilia in mano agli aragonesi ed il resto del regno,la parte continentale agli Angioini. Nel novembre dello stesso anno, fu scomunicato dal papa Martino IV, che non lo riconobbe re di Sicilia, anzi lo dichiarò decaduto anche dal regno d' Aragona ed offrì il tutto a Carlo terzogenito (secondogenito vivente) del re di Francia, Filippo l'Ardito e futuro conte di Valois. Nel 1284, papa Martino IV, diede una consistente somma di denaro a Carlo I d'Angiò che preparò una flotta in Provenza che avrebbe dovuto unirsi a parte della flotta che l'attendeva nel porto di Napoli e poi incontrarsi ad Ustica con il resto della flotta composto da trenta galere con l'armata italo-angioina, proveniente da Brindisi. Ma il 5 giugno la flotta siciliano-aragonese, sotto il comando del Lauria si presentò dinanzi al porto di Napoli e il principe di Salerno, il figlio di Carlo I, Carlo lo Zoppo, disobbedendo all'ordine del padre di non muoversi, prima del suo arrivo dalla Provenza, uscì dal porto con la sua flotta napoletana, per combattere il Lauria che lo sconfisse e fece prigioniero lui e parecchi nobili napoletani. Quando Carlo I arrivò a Gaeta e seppe della sconfitta maledì il figlio, ma dovette rinunciare all'invasione della Sicilia, assediò invano Reggio e poi, per riorganizzarsi, si ritirò in Puglia dove, a Foggia, il 7 gennaio 1285, morì. Pietro III morì a Vilafranca del Penedès, l'11 novembre 1285,lo stesso anno del suo avversario Carlo I d'Angiò Uploaded with ImageShack.us --Vi esorto a postare le vostre monete aragonesi di Sicilia e vi ringrazio anticipatamente del vostro contributo per far diventare "grande" e seguita anche questa discussione --odjob1 punto
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Buongiorno ho il piacere di mostrarvi 6 prutah della mia collezione. Le monete non sono ben conservate, ma sono attraenti in quanto testimoni di un periodo storico antico e affascinante . Il contesto è la Giudea negli anni dell'occupazione romana e della vita di Gesù. Le prutah circolavano tra la gente povera. Moneta citata anche nel vangelo in merito ad un'offerta effettuata da una povera vedova. Purtroppo tra le sei monetine in visione non c'è la prutah della vedova. A partire dalla prima in alto a sinistra in senso orario: prutah di Marcus Ambibulus 9-12 d.C., prutah di Erode Agrippa 41-42 d.C, prutah di Erode Archelao figlio di Erode il Grande 4 a. C. - 6 d.C., prutah di Marcus Ambibulus 10 d.C., prutah di Erode Agrippa 41-42 d. C., prutah del periodo della rivolta giudaica 66 - 70 d. C. Saluti Antonio1 punto
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Altro mio secondo pezzo, descrizione: LIVORNO Cosimo III de'Medici, 1670-1720. Tollero 1703 tipo Senile. Ar gr. 27,02 COSMVS III D G MAG DVX ETRVRIAE VI Busto a d. coronato e con lunga capigliatura. Rv. ET PATET ET FAVET Veduta del porto di Livorno. CNI 69/71; Gal. XLVI; Di Giulio 145;MIR 64/18. Molto Rara. Delicata patina. questa è eccezionale, le foto sono col cellulare forse non rendono, anzi non esprimono, ha fondi quasi specchio rilievi nitidi e pungenti..siamo sopra lo splendido. al rovescio dopo la scritta PATET in alto vi è una leggera escoriazione di metallo, dovuta all argento in fase di coniatura..piccole imperfezioni tipiche di questi grandi moduli Medicei. anche per questa moneta la raffigurazione cambia dai precendenti Tolleri del porto, in questa il Granduca è raffigurato in età più matura, busto senile.. @@dabbene @@nando12 @@tommydedo vi piace? mi spiace per le foto al cell mi spiace tanto non le rendono grazia..1 punto
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Ciao, in questo ultimo periodo sto cercando articoli sul periodo fine IV secolo – inizio V in area illirica e mi sono imbattuto in questo articolo “New data on monetary circulation in Northern Illyricum in the fifth century” di V. Ivanisevic e S. Stamenkovic https://www.academia.edu/5651902/New_Data_on_Monetary_Circulation_in_Northern_Illyricum_in_the_Fifth_Century Sapendo che vi sono vari utenti interessati a quest’arco temporale vi presento un breve riassunto, sperando che risulti di un certo interesse e che vi spinga ad analizzarlo più nel dettaglio e magari ad esprimere le vostre osservazioni in merito. L’articolo afferma che nel tardo IV - prima metà del V secolo in area illirica settentrionale si assistette ad un calo della monetazione circolante. Questa lacuna si manifestò prima in altri settori periferici dell’Impero (es. i pur prossimi Noricum, Pannonia e Moesia Prima); il fenomeno è ricollegato alle funeste conseguenze della Battaglia di Adrianopoli (378 d.C.). Il blocco pressochè totale del flusso monetale avvenne attorno al 440, con l’arrivo degli Unni e le conseguenti devastazioni e distruzioni: molte città vennero distrutte, tra le quali Viminacium (441). In breve, nell’area il sistema di vita tradizionalmente “romano” crollò definitivamente. Il sito di Gradisce presso Rujkovac (50 km SO da Naissus) invece ha restituito un deposito monetale composto da minimi della seconda parte del IV secolo, monete tagliate del periodo III-V secolo e tondelli in piombo. Si tratta di un sito fortificato che copre un periodo dal III al VI secolo (monete da Valeriano I a Giustino II) e che fu rioccupato nel IX-X secolo ( follis di Leo VI).1 punto
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Complessivamente mi terrei sullo SPL/FDC, buono il rovescio con bava di conio al bordo, le foto esasperano i tanti segni presenti al dritto. Sembra conservare un discreto lustro e un accenno di patina. Poi sono anche curioso di sapere come l'ha pesata il buon Cavaliere :blum: Renato1 punto
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This other pic looks slightly more like a boar than a dog, but I'm still leaning toward a dog. What is the orientation in respect to the obverse?1 punto
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Ormai le varianti note di questa particolare moneta, sono talmente tante che, un po per pigrizia, un po perché mi manca il Corpus, per classificarlo, ho deciso di far divertire i numerosi giovani appassionati di questa tipologia. In particolare @ che so che ci "esce pazzo", ma non solo. La classificazione presente sul vecchio cartellino che accompagnava la moneta (De Falco), non corrispondeva sicuramente alla reale classificazione. Per cui neanche la cito, perché fuorviante. Notare il cerchio lineare interno su entrambi i lati.1 punto
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@@Tenebroleso, E' autentica tranquillo, l'ultima che ho preso nel 2012 se non ricordo male la pagai 31 euro su una richiesta di 35 euro.1 punto
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Grazie Fabriziodg91, queste carrellate di paesi del passato sono veramente interessanti. Ho votato per Kiao Ciao, ma la banconota da 100 patacche è molto simpatica...1 punto
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In Austria erano in uso tessere simili in rame per il pagamento di una giornata o di mezza giornata di lavoro, con le scritte in tedesco e la raffigurazione dell’aquila bicipite coronata con lo stemma d’Austria che troviamo sui Talleri di Convenzione in argento. Le tessere per una giornata (GANZE TAGES ARBEIT) avevano un diametro di ca 38 mm o 30 mm. Sedlec u Kutné Hory, tabáková továrna zal.1812, Ganze Tages Arbeit / rak.orlice, (pracovní známka za celodenní práci) Cu 38, 2mm, 24,8g, Pol.797, Neuman-497. Sedlec u Kutné Hory, Ganze Tages Arbeit / rak.orlice, Cu 30mm, 9,3g. Le tessere per mezza giornata (HALBE TAGES ARBEIT) avevano un diametro di 26 mm o 22,5 mm. Sedlec u Kutné Hory, Halbe Tages Arbeit / rak.orlice, Cu 26mm, 5,1g, Pol.197, Neuman-498. Sedlec u Kutné Hory, Halbe Tages Arbeit / rak.orlice, Cu 22.5mm, 4,6g. apollonia1 punto
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ciao, dovrebbe essere una medaglia della Croce Rossa Italiana coniata nel 1916 Se può esserti di aiuto ho trovato questo: http://numismatics.org/collection/2014.14.351 punto
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@@attila650 Nel 1208 Innocenzo III ordina (bolla Cum ex paucitate) che nei commerci interni si spendano esclusivamente denari del Senato. C'è necessità di moneta e non si va tanto per il sottile. La produzione va velocizzata al massimo. L'importante è la visibilità e leggibilità dell'iconografia al centro della moneta dalla quale il pubblico riconosce in sicurezza il nominale. Nelle seconde emissioni i tondelli sono sempre circolari. L' obolo nasce per esigenza di un taglio più esiguo. In realtà, se inizialmente l'intrinseco dei denari è considerevole e quindi un divisionale appare ragionevole, in seguito il continuo svilimento dei denari lo rende inutile. I denari piccoli a cui ti riferisci sono coniati dalla seconda metà del XIV secolo quando il provisino, nei periodi in cui è coniato, è oramai in bassa mistura. Al contrario necessita un multiplo ed ecco quindi che compare la cinquina. Cari saluti1 punto
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di questa che ne pensi @@dabbene @@cippiri76 @@tommydedo vi sembra un pò troppo pagata?! il grado ms 64 non vi sembra azzardato? il prezzo è fuori misura, il dollaro è quasi al pari dell euro siamo al cambio di 1,123 con l euro.. http://www.acsearch.info/search.html?id=1830745 battuta a 7500 dollari siamo sulle 9000 euro prezzo finale coi diritti, mi sembra tantino.. il rovescio è molto bello, ma ha comunque diversi punti di contatto la moneta.. saluti Fofo1 punto
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ciao numismatico, bellissimo post che condivido in pieno.. unico "appunto" forse sei stato troppo ottimista nella categoria "scudi"...1861 Firenze ok.....1878 Umberto I ok...ma ce ne sono altri importanti e molto costosi da mettere in collezione...1866N? 1873R?...capisco che hai menzionato "raccolta tipologica"...ma prendere uno scudo Milano 1872 nn mi sembra molto rappresentativo ...1 punto
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Io avrei speso i 60 euro per il tuo Soranzo, ma non spenderei mai 50 euro per questo Pietro Gradenigo. Poi questione di gusti. Viene giudicata qspl, ma stiamo scherzando ?1 punto
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Diciamo a questo punto, fatte le opportune verifiche, che nel CNI non c'è e questo è molto simile a quello postato da Gaetano.....è solo la descrizione di FERDINADVS "attaccato" a fare la differenza.,1 punto
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Il peso dell’esemplare in eBay conferma che le tre foto al post # 2168 (G & N, Lanz, eBay) sono dello stesso bronzo di ca 6,8 g. Altro esemplare invece quello della Roma Numismatics che pesa ca 1 grammo di più (7,67 g). Per quanto riguarda la denominazione dei bronzi, faccio presente la soluzione proposta dal Price: Però l’autore classifica il 371 come ½ AE quando il peso dell’esemplare che riporta nel testo è 6,82 g. D’altra parte, il diametro del bronzo di 6,8 g della G & N è 14 mm e il diametro del bronzo di 7,67 g è 16 mm. Quindi come dimensione i due rientrano tra gli ½ AE, come peso tra gli AE. Come definirli? Io direi che sono due ½ AE sovrappeso. apollonia1 punto
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2 euro arrivato anche a me. Condizioni perfette, però la moneta esteticamente non mi esalta.1 punto
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Ciao Lamberto, come te sono affascinata dai misteri...come ben sai :P :D . Quando posso continuo a cercare in diverse direzioni e quella dei Campi di Prigionia per Ebrei in Italia è una delle primarie. Come hai potuto leggere ho già parlato col Direttore del Campo di Ferramonti, è stata una conversazione molto interessante che mi ha permesso di escludere in maniera decisiva quel luogo dalle mie ricerche. A suo tempo avevo preparato anche io una lista dei Campi esistiti in Italia, ancora ne devo contattare la maggior parte. Ti sono grata per il tuo contributo, non avevo mai visto altri gettoni e banconote utilizzate in quei luoghi, grazie per averle postate. Le idee per portare avanti la ricerca sono molte, dovrei spostarmi di nuovo per inseguire un'idea, ma il tempo è quello che è, i miei problemi al momento sono più importanti e la ricerca ne soffre, ma spero di riprenderla presto. Grazie ancora per la tua attenzione e per aver dato il tuo interessante contributo. A presto, Pat :) Grazie Patrizia, Ancora un pensiero : Io cercherei nel Campo di Rab (e' nella mia lista che ti ho attaccato). A quei tempi Campo Italiano nell'Isola della Croazia. Nessuno ne vuole oggi parlare od ammetterne la sua passata esistenza. In verita' fu un Campo dei peggiori da far concorrenza a quelli ben noti in Polonia. Vi furono internati Sloveni, Croati ed Ebrei. Quello che e' interessante e' che furono internati in dipartimenti separati l'uno dall'altro. Vi erano quindi tre comunita' differenti e separate. In questo caso l'esistenza di una moneta interna per la comunita' ebraica farebbe senso . Inoltre essendo in terra slava la moneta potrebbe essere stata coniata in Austria ed il "J" al posto dell"I" rientrerebbe nella loro tradizione grafica. Fermo restando il fatto che rinforzerebbe la natura della comunita' a cui si rivolge.......... The Rab concentration camp was established during World War II in July 1942, when the Italians established a concentration camp near the village of Kampor on the island of Rab. The camp was disbanded after the Italian capitulation in September 1943. Its capacity was to hold about 10,000 prisoners at a time, mostly Slovenians, Croats and Jews in separate departments. About 1200 prisoners died from starvation and inhospitable winter and summer weather conditions. Another 800 prisoners from Rab died later when they were relocated to other Italian concentration camps such as Gonars and Padova. Ciao a presto! Lamberto1 punto
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[url="http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic=2574&view=findpost&p=24395"] Torna a Indice Regole [b]Ausilio alla Regola 1 - Riconoscimento dell'Imperatore e sua collocazione storica[/b] Vai alla Regola 1[/url] Dati provenienti da ricerca sul web e successivamente rielaborati per [url="http://www.lamoneta.it"] WWW.LAMONETA.IT[/url] [b]Imperatore[/b][b] Titolo[/b][b]anno[/b]Augustus (Ottavianus) Primo Imperatore romano27 a.C. - 14 d.C.AgrippaGenerale31 a.C. - 12 a.C.Tiberius Imperatore 14 - 37 d.C.Drusus figlio di Tiberius23 d.C.Nero Claudius Drusus Fratello di Tiberius+9 d.C.Germanicus Nipote e figlio adottivo di Tiberius+19 d.C.Caius (Caligola) Imperatore 37 - 41 d.C.ClaudiusImperatore 41 - 54 d.C.BritannicusFiglio di Claudius+55 d.C.Nero Imperatore54 - 68 d.C.Clodius Macer Ribelle contro Galba68 d.C.Galba Imperatore 68 - 69 d.C.Otho (Otone) Imperatore 69 d.C.VitelliusImperatore69 d.C.Vespasianus Imperatore69 - 79 d.C.Titus Imperatore79 - 81 d.C.Domitianus Imperatore 81 - 96 d.C.Nerva Imperatore 96 - 98 d.C.TraianusImperatore98 - 117 d.C.Hadrianus Imperatore117 - 138 d.C.Aelius Cesare (Padre naturale di Hadrianus) 136 - 138 d.C.Antoninus Pius Imperatore 138 - 161 d.C.Marcus AureliusImperatore161 - 180 d.C.Lucius Verusimperatore161 - 169 d.C.Commodus Imperatore 180 - 192 d.C.PertinaxImperatore 193 d.C.Didius IulianusImperatore 193 d.C.Clodius Albinus Cesare contendente al trono di Settimio Severo195 - 197 d.C.Pescennius NigerCesare193 - 194 d.C.Septimius Severus Imperatore 193 - 211 d.C.Geta Imperatore211 - 212 d.C.CaracallaImperatore 211 - 217 d.C.Macrinus Imperatore 217 - 218 d.C.Elagabalus Imperatore 218 - 222 d.C.Severus AlexanderImperatore 222 - 235 d.C.Maximinus IImperatore235 - 238 d.C.Gordianus I - AfricanusImperatore 238 d.C. Gordianus II - AfricanusImperatore 238 d.C. Balbinus e PupienusImperatori (Cooreggenza) 238 d.C. Gordianus III Imperatore238 - 244 d.C. Philippus I - The ArabImperatore244 - 249 d.C.Philippus IIImperatore247 - 249 d.C.Pacatianus e JotapianusUsurpatori248 d.C.Traianus DeciusImperatore249 - 251 d.C.Herennius EtruscusImperatore251 d.C.HostilianusImperatore251 d.C.Trebonianus Gallus Imperatore251 - 253 d.C.VolusianusImperatore251 - 253 d.C.Aemilianus Imperatore253 d.C.Uranius AntoninusUsurpatore in Emesa 253 - 254 d.C.Valerianus I Imperatore253 - 260 d.C.Valerianus IICesare253 - 255 d.C.GallienusImperatore253 - 268 d.C.SaloninusImperatore259 d.C.MacrianusUsurpatore nell'Est dell'Impero260 - 261 d.C.QuietusUsurpatore nell'Est dell'Impero260 - 261 d.C.PostumusImperatore usurpatore della Gallia 259 - 268 d.C.Laelianus Imperatore usurpatore della Gallia 268 d.C.Marius Imperatore usurpatore della Gallia 268 d.C.VictorinusImperatore usurpatore in Gallia 268 - 270 d.C.Caius DomitianusImperatore usurpatore nella Gallia 268 - 270 d.C.Tetricus I Imperatore usurpatore in Gallia 270 - 273 d.C.Tetricus IIImperatore usurpatore in Gallia 270 - 273 d.C.Claudius Gothicus IIImperatore268 - 270 d.C.Quintillius Imperatore270 d.C.AurelianusImperatore270 - 275 d.C.Valabathus Dux RomanorumGovernatore della Palmira271 - 272 d.C.Tacitus Imperatore275 - 276FlorianusImperatore276 d.C.Probus Imperatore276 - 282 d.C.CarusImperatore 282 - 283 d.C.Carinus Imperatore 283 - 285 d.C.NumerianusImperatore 283 - 284 d.C.Carausius Imperatore usurpatore della Britannia287 - 293 d.C.AllectusImperatore usurpatore nella Gallia 293 - 296 d.C.Diocletian Imperatore 284 - 305 d.C.MaximianusImperatore 286 - 305 + 306 - 308 d.C.Galerius MaximianusImperatore305 - 311 d.C.Constantius I (Costanzo Cloro) Imperatore305 - 306 d.C.Severus IIImperatore 306 - 307 d.C.Maximinus II (Daza)Imperatore 309 - 313 d.C.Constantinus I (Magno)Imperatore 306 - 337 d.C.MaxentiusImperatore306 - 312 d.C.Romulus CesareDied - 309 d.C.Licinius IImperatore308 - 324 d.C.Licinius IICesare317 - 324 d.C.CrispusCesare 317 - 326 d.C.Delmatius Cesare335 - 337 d.C.Hanniballinus Usurpatore335 - 337 d.C.Constantinus IIImperatore337 - 340 d.C.Constans (Costante)Imperatore337 - 350 d.C.Constantius II (Costanzo II)Imperatore 337 - 361 d.C.Constantius Gallus Cesare351 - 354 d.C.Magnentius Imperatore 350 - 353 d.C.Decentius Cesare351 - 353 d.C.VetranioUsurpatore350 d.C.Julianus II (l'Apostata) Imperatore361 - 363 d.C.Iovianus (Gioviano) Imperatore 363 - 364 d.C.Valentinianus IImperatore364 - 375 d.C.Valens (Valente) Imperatore364 - 378 d.C.Procopius Usurpatore 365 - 366 d.C.GratianusImperatore 367 - 383 d.C.Valentinianus IIImperatore 375 - 392 d.C.EugeniusImperatore 394 d.C.Magnus MaximusImperatore383 - 388 d.C.Theodosius I Imperatore379 - 395 d.C.HonoriusImperatore395 - 423 d.C.ArcadiusImperatore395 - 408 d.C.Constantinus IIIImperatore407 - 411 d.C.Constans II Usurpatore in Gallia e Britannia408 - 411 d.C.Constantius IIIImperatore411 d.C.JohannesUsurpatore423 - 425 d.C.Theodosius IIImperatore402 - 450 d.C.Valentinianus III Imperatore425 - 455 d.C.MarcianusImperatore450 - 457 d.C.Petronius Maximus Imperatore455 d.CAvitus Imperatore456 - 457 d.C.Leo I Imperatore457 - 474 d.C.MaiorianusImperatore457 - 461 d.C.Regnanti minori in Occidente------461 - 480 d.C.Romulus Augustus Imperatore475 - 476 d.C.Zeno Imperatore 474 - 491 d.C.Anastasius Imperatore 491 - 518 d.C.Justinus I Imperatore 518 - 527 d.C.Justinianus Imperatore527 - 565 d.C.1 punto
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