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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 05/31/17 in Risposte
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Approfitto del post 13.000 per fare qualche riflessione... Onestamente mai avrei pensato di essere qui ancora dopo 8 anni a riflettere e con la voglia intatta di raggiungere nuovi sogni numismatici, nuovi progetti, nuove idee , il pensare sempre positivo e credere in quello che faccio indubbiamente mi ha aiutato e certamente aiuta. Ai tempi raccontai qui in un post del collezionista solitario, post realissimo anche se un po' triste, il collezionista solitario c'è sempre anche se gli anni passano per tutti, ma oggi siamo ancora così solitari o è cambiato qualcosa ? Giorni fa ero in uno studio di un noto commerciante milanese e riflettevamo su questi aspetti, è bello vedere monete, anche comprarle, ma anche parlare sempre... Mi diceva, almeno per Milano, tutto è cambiato in questi anni, una volta il collezionista veniva, guardava, comprava e poi tutto finiva lì, ora tutto è diverso. Ho messo una collezione on line di monete non di grande conservazione, da studio, con varianti, rarità e in tanti sono arrivati con una inclinazione più che per il possedere per lo studio. E poi cosa per me incredibile scopro che tutti si conoscono, siete tutti amici, vi parlate, fate iniziative importanti, idee, progetti, è cambiato insomma tutto. E tanti di quelli che sono venuti sono giovani, alcuni molto giovani, già molto competenti, che sanno, studiano, è tutto estremamente bello, incredibile, entusiasmante, fa piacere questa svolta milanese, ma non solo ovviamente...dice il commerciante. E' così gli dico, lo sappiamo, lo vediamo, Milano sta vivendo un momento bello, di rinascita culturale e numismatica, di grandi fermenti, di aggregazione, di iniziative, mi ricorda u po' Napoli di due o tre anni fa. La risposta ha però un nome gli dico, meglio dirlo subito, ed è Lamoneta e i gruppi che si sono formati in essa, Milano sicuramente. Lamoneta ha permesso di conoscersi realmente, scambiarsi opinioni, fare amicizie, gruppo e far nascere iniziative che voi conoscete tipo Parma coi giovani, l'Ambrosiana, il Gazzettino e altre che verranno.. Un miracolo ? Un po' forse si, ma senza l'apporto di questo mezzo tecnologico che ha unito e permesso le conoscenze oggi il collezionista sarebbe per me più o meno come il collezionista solitario. Si, stanno cambiando molte cose nella nostra numismatica, altri sogni si realizzeranno ne sono sicuro in futuro, altri si confermeranno, una nuova primavera ? Per me si, certo qualche nube rimane sempre all'orizzonte ma non si può unire tutti, tutti, certo si va verso una numismatica, come auspicato da molti, più aperta, per tutti, per i giovani, per una sana divulgazione culturale e chi rimane ancora fermo su posizioni chiuse ed arroccate dovrà capire che si deve innovare, seguire i tempi, dialogare rispettando le tradizioni, ma fermi no... E mi piacerebbe sentire quando si nominano in certi ambiti, Lamoneta, Parma, Gazzettino e altro ancora che non si dicesse Lamoneta che ? Lamoneta è anche tutto questo, una numismatica più grande, uomini più consapevoli delle loro storie e identità, è giovani, divulgazione, conoscenze, una crescita culturale di tanti, è comunicazione, iniziative, progetti, idee e anche grandi sogni che poi ogni tanto come vediamo in molti a volte si realizzano anche, basta crederci e provarci...!7 punti
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certo che sentire dire che il numero di discussioni è calato nella sezione Identificazioni, mi costringe a dire qualche cosa. Sono diretto, ma senza alcuna polemica. Prima di tutto questa osservazione fatta da un utente che è iscritto dal 2013 ed ha 107 interventi in tutto, lascia un poco perplesso, aggiungo inoltre che di questi 107 interventi, la maggior parte sono richieste di identificazioni, pertanto è chiaro che se tutti avessero questi "tempi" non ci si potrebbe aspettare che il forum cresca, perlomeno come interventi. Comunque se le richieste di @turbato non sono ancora state risolte , certamente non è per cattiva volontà, ma forse richiedono maggiori ricerche e come ben sapete, non siamo motori di ricerca, e il tempo lo si deve trovare nel tempo libero. Devo dire pero' che come diretto interessato, sentire questo, mi è dispiaciuto, in quanto mi sento chiamato in causa . Porto a conoscenza che di interventi dal .2010 ne ho circa 19500 e quasi tutti dedicati ad identificare monete, pertanto da questo punto di vista mi sento ampiamente a posto con la coscienza . Forse un periodo di stanca, è vero, esiste anche in questa sezione forse perchè purtroppo ha visto peggiorare la tipologia di utenti , molti usano il "mordi e fuggi" chiedendo molte volte in modo sgarbato e arrogante e il piu' delle volte , ottenuta la risposta non rivolgono nemmeno un cenno di ringraziamento Questo certamente non incentiva chi con buona volontà si presterebbe ad aiutarli..7 punti
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Buonasera a tutti! Non è una piastra e non è in gran conservazione ma è la più bella del tipo che ho in collezione (fatta la rima)...che cosa è? Un 2 quattrini del 1782 per i Reali Presidi...lo condivido ciao! Datemi un parere sulla conservazione e postate i vostri quattrini!3 punti
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Complimenti Mario per la costanza d'impegno che sta alla base di questa cifra di tutto rispetto. Condivido quello che dici, il buon commerciante ha fatto lo stesso discorso a me e ad altri amici. Che bello essere in un ambiente così! Grazie a Lamoneta che ci ha permesso di conoscerci e ci ha dato lo spazio per comunicare ed organizzare le nostre iniziative e quelle di tutte le altre piccole realtà che altrimenti avrebbero difficilmente avuto una "casa" virtuale. Ad maiora Antonio3 punti
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@King John che scrive Io non sono in grado di dimostrare che l'altra moneta sia autentica: so solo che il venditore l'ha garantita come tale e io penso che sia effettivamente genuina perchè il suo diritto è stato ottenuto dallo stesso conio di diritto utilizzato per coniare, ad esempio, la moneta da me allegata al post #99. Penso che il modo migliore per valutare l'autenticità di una moneta è confrontarla con altre della stessa emissione. Il mio voleva essere un contributo costruttivo. Ma se si finisce per mettere in discussione tutto, non solo la moneta oggetto di questa discussione ma anche le altre dello stesso tipo diventa un bellum omnium contra omnes che non approderà a nessun risultato... Se tu ritieni che la moneta di riferimento sia genuina perché il venditore l’ha garantita come tale, non vedo perché non debba esserlo anche la moneta sub iudice che così è stata garantita da chi l’ha venduta. Quanto al modo migliore per valutare l’autenticità di una moneta, dubito che sia il confronto ‘fotografico’ con altre della stessa emissione. Confronto indubbiamente utile, sia ben chiaro, anche per stimolare discussioni di sicuro valore didattico e divulgativo, ma non il metodo migliore. E il fatto che la costante di queste discussioni sia che non si approdi a un risultato definitivo sull’autenticità o meno non è una questione di guerra di tutti contro tutti, ma di inadeguatezza di un metodo di analisi soggettivo e basato su immagini che possono mostrare tutto o il contrario di tutto a seconda di chi le riprende ed elabora. Io non so come operi un perito numismatico e di quali mezzi analitici disponga per dare un giudizio in tutta onestà, come l’etica professionale impone, sulla moneta che deve stimare. So però che, per distinguere una moneta coniata da una fusa, tanto per rientrare nel nocciolo della questione, può essere utile la conoscenza delle proprietà termomeccaniche dei metalli. Un metallo fuso ha le stesse proprietà del mercurio, il cui menisco, a differenza di quello dell’acqua, è convesso, caratterizzato cioè da una superficie più alta al centro e incurvata ai lati. Il menisco impedisce al metallo fuso di fluire nei piccoli recessi e di riempire le sottili cavità di uno stampo, cosicchè non si possono riprodurre bordi netti e marcati alla giuntura di due superfici. Questo si traduce nell’arrotondamento dei rilievi e delle lettere che si possono vedere ai normali ingrandimenti (20x). Tralasciando altri ‘sintomi’ di fusione come porosità, bolle d’aria, crateri, noduli, ecc., la superficie dell’oggetto, a ingrandimenti molto maggiori realizzabili con adeguate tecniche strumentali, presenta una caratteristica ‘reticolazione’ che si può definire il ‘marchio di fabbrica’ del fuso. Un tondello dello stesso metallo riscaldato fino a rammollimento e battuto tra un conio d'incudine e un conio di martello produce una moneta che non presenta sicuramente questa caratteristica.3 punti
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@profausto fa un lavoro improbo. Non è un matto che per farsi notare interviene su ogni identificazione, ma un appassionato con grande cultura numismatica e ottimo intuito e grande capacità di ricerca, e grande senso di responsabilità nell'onorare il compito difficile che si è assunto. Se non ci fosse lui, quante richieste di identificazione rimarrebbero senza risposta? Ci sarebbero solo gli interventi di chi (come me) è interessato ad uno specifico settore e non interviene in ciò che non conosce bene. E quanta pazienza ci vuole poi per rispondere anche a domande fatte "non a modo", o a chi si sa che si è affacciato un attimo e poi sparisce senza nemmeno ringraziare? D'altra parte è un bene che ci siano persone che chiedono una identificazione anche se poi spariscono, perché in questo modo abbiamo la possibilità di vedere quelle monete, tra le quali ogni tanto appare qualcosa di interessante.3 punti
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Sarà inaugurata Sabato 3 giugno la mostra Come si fanno i soldi. Fabbricare banconote, francobolli, assegni... Un’esposizione che cerca di dare risposte alle innumerevoli curiosità riguardanti banconote e carte valori, sulla storia, sui materiali, la tecnologia e il lavoro necessari alla loro realizzazione, pur non fornendo (ovviamente) un manuale tecnico per la produzione "in proprio" Lo scopo è infatti quello di offrire le informazioni che consentiranno ai visitatori di conoscere le origini e la produzione di banconote, carte valori o carte da avvalorare, assegni bancari, francobolli, valori bollati, titoli azionari e obbligazioni. E per quanti hanno amato il famoso film del 1956, “La banda degli onesti” , con gli indimenticabili Totò e Peppino De Filippo, la mostra riserva un’ampia finestra sul mondo parallelo dei falsari e della falsificazione. La mostra sarà allestita presso il Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, e rimarrà aperta tutta l'estate, fino al 16 settembre http://www.museodellacarta.com/news/notizia.asp?id={1A643C0D-CBDC-499E-A0C7-C0A35E066990} In occasione dell’inaugurazione, prevista alle ore 17.30 di sabato 3 giugno 2017, Stefano Poddi, esperto numismatico, consigliere dell’Accademia Italiana di Studi Numismatici e socio dell’International Bank Note Society, l’associazione che riunisce collezionisti e studiosi di cartamoneta di tutto il mondo, presenterà il suo libro “Soldi di Carta”. Subito dopo, sarà Luigi Lanfossi, curatore della mostra, ad inaugurarla e ad illustrare ai presenti l’intero percorso espositivo e le tante storie legate ai numerosi reperti esposti. La mostra dovrebbe essere visitabile con gli stessi orari del Museo, dal martedì alla domenica (chiuso lunedì), dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.30. In passato, anche recente, in occasione di altre mostre temporanee nei locali del Museo, l'accesso alle stesse era gratuito, altrimenti il prezzo del biglietto del Museo della Carta è di 7 euro (sono previste riduzioni). Appena possibile vi darò conferma sugli orari e sulle modalità di accesso. Della mostra si occupa anche il GdN online http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=13705 petronius2 punti
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Arrivata per la mia collezione una variante del tipo principale : 5 Grossi o Cornuto Debole I Tipo Carlo II Mir Savoia 369b2 punti
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prima di tutto,un grand salute a voi tutti,ero da molto senza postare,le cose de la vita passano piu in furia ,si be che il tempo manca.....ma quando belle cose penso a voi. ecco allora per gli amanti di ditagli fini,per i amanti di quelle monete vecchie che non avarano mai l'impresa del tempo passato.....e per finire,per quelli,come me ,che si piaceno a sognare con ipotesi e con perche del come di quelli che caminavano in piedi,molto prima di noi!! ecco allora per piaccere,un bel sesterzio....con bel ritratto.2 punti
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@nikita_ monete contromarcate sono testimonianze molto apprezzate da collezionisti di "nicchia" (e non )2 punti
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Ecco un mio ritrovamento da ciotola di circa tre anni fa. 2 euro ben spesi… https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-PIOVIBO/322 punti
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Concordo pienamente. Giusto per completezza, lo Spink distingue fra Uncirculated (A coin in as new condition as issued by the Mint, retaining full lustre or brilliance but, owing to modern mass-production methods of manufacture and storage, not necessarily perfect) e FDC (Absolutely flawless, untouched, without wear, scratches, marks or hairlines).2 punti
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Un sestierzietto carino con la sua bella patina hai fatto bene a prenderlo,a me Filippo piace un sacco e quindi mi allego al questo thread per mostrarvi l'ultimo sesterzio arrivato http:// http:// http://2 punti
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Buona giornata Non mi sembra di aver letto questo, mai; tutt'altro. A me pare invece che ci sia - e giustamente - riprovazione nei confronti di chi chiede identificazioni usando modi e termini poco educati. Tutto qua. Non è il tuo caso, ma basta scorrere le richieste nella sezione "Identificazioni", per rendersene conto. Sui tempi .... beh, molto dipende dal tipo di moneta e dalle immagini che vengono postate (spesso così malfatte che ci vorrebbe proprio la sfera di cristallo); senza dimenticarsi che qualche discussione aperta può sfuggire, perché subissata da altre. saluti luciano2 punti
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Figurati @margheludo, ne sarei molto felice se con la "mia" discussione avessi contribuito a chiarire qualcosa sulla tecnica di produzione delle monete medioevali2 punti
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Buona sera a tutti, tanta passione 2 orette di tempo et voilà. I segni sui grossi genovesi da 4 e da 6 denari sono al 2012, epoca della discussione che ho ritrovato, ancora praticamente sconosciuti tant'è che qualcuno azzarda ipotesi di difetti di conio ed altri che si possa trattare di segni di zecchiere, interviene anche @monbalda che dribla l'ostacolo passando la palla ad altri ma ahimè nessuno va in gol, finisce pari e patta. Chiederei cortesemente a @dizzeta uno dei pochi che azzardo' un tiro in porta se per Genova si è arrivati a formulare qualche ipotesi, chiedo scusa a @Fufluns se approfitto della sua discussione ma credo che possa in qualche modo interessare anche il suo interessante pezzo.buona notte a tutti. P.S. a dx della croce in legenda.2 punti
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@profausto ogni tanto penso al tuo immenso lavoro e mi viene di paragonarti ad una sorta di missionario... La tua dedizione e preparazione sono totali. Non credo che si possa fare umanamente più di quello che fai e non credo che esista una persona in grado di sostituirti. Ti ringrazio a nome di tutti per quello che fai. Condivido la tua analisi: molti utenti si iscrivono solo perchè devono identificare due patacche trovate in qualche cassetto; avuta la risposta (e soprattutto la valutazione) spariscono. Aggiungici il fatto che a volte alcuni utenti storici si relazionano con prosopopea con i neoiscritti che hanno voglia di imparare ed ecco ottenuto lo stato attuale del forum...2 punti
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Salve a tutti. Oggi vorrei proporre, in questo mio nuovo intervento di approfondimento, una moneta, per certi versi ancora argomento di dibattito, della più grande rarità, battuta sotto il regno di Filippo III d’Asburgo come re di Spagna (1598 – 1621). Una moneta che, per certi versi, è ancora “evanescente” e sfuggente. Il mio obiettivo sarà, dunque, quello di riproporre nuovamente le nostre conoscenze su questo nominale, anche attraverso lo spoglio delle passate ricerche, per permettere infine una sua maggiore comprensione. Passiamo quindi subito ad illustrare l’oggetto della nostra discussione: D/ PHILIPP • III • D • G • REX • V Busto giovanile con corona radiata e corazza volto a destra. R/ SICILIAE – HIERVSA Stemma a cuore, coronato, in cornice di cartocci. Peso: 3 grammi. Diametro: 28 mm (secondo CNI XX) o 24 mm (secondo Bovi). Metallo: Oro 22 carati (secondo Prota). Bibliografia essenziale: · AA. VV., Corpus Nummorum Italicorum vol. XX (abbreviato in CNI XX), Roma 1943, p. 222, n° 393 (il busto è erroneamente riportato come rivolto a sinistra anziché a destra); · Giovanni Bovi, Le monete napoletane di Filippo III (1598 – 1621), in Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano, anno LII, gennaio – dicembre, Napoli 1967, pp. 3 – 55, in particolare la moneta è descritta a p. 37, n° 53; · Alberto D’Andrea – Christian Andreani – Simonluca Perfetto, Le monete napoletane da Filippo II a Carlo VI, Castellalto (TE) 2011, p. 167, n° 1 (tra i riferimenti, viene erroneamente riportata come assente in CNI XX); · Michele Pannuti – Vincenzo Riccio, Le monete di Napoli dalla caduta dell’Impero Romano alla chiusura della zecca, Lugano 1984, p. 138, n° 1 (le legende riportate nella descrizione sono errate rispetto a quelle che possono leggersi sulla moneta illustrata nell’immagine); · Carlo Prota, Lo scudo di oro di Filippo III di Spagna coniato a Napoli, in Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano. Studi e Ricerche, Napoli 1926, pp. 26 – 30, in particolare la moneta è descritta ed illustrata a p. 29. Fig. 1: Lo scudo d'oro di Filippo III così come appare in Pannuti - Riccio, op. cit., p. 138. Singolarmente, per il periodo storico di cui trattiamo, non si conosceva alcuna moneta d’oro di Filippo III per Napoli prima che, nel 1926, Carlo Prota presentasse per la prima volta questo scudo. Fino ad allora, si conosceva solo un pezzo, presunto aureo, per questo sovrano, con i tipi identici al carlino con legenda EGO IN FIDE, coniato nel 1600 (per tale carlino in argento, cfr. Pannuti – Riccio, op. cit., p. 142, n° 16 e seg.). La moneta, descritta da Memmo Cagiati e poi passata in CNI XX, p. 178, n° 26, è custodita nel Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (si rimanda a Giuseppe Fiorelli, Catalogo del Museo Nazionale di Napoli. Medagliere III: monete del medio evo e moderne, Napoli 1871, n° 7463) e risultò essere un normale carlino del tipo come sopra, ma dorato. Si potrebbe credere che questo carlino, già raro di per sé, fosse stato sottoposto ad un processo di doratura per spacciarlo come un nominale aureo unico ed inedito per questo sovrano, colmando così la lacuna già evidenziata prima causata dalla mancanza di monete d’oro coniate a nome del terzo Filippo. A titolo informativo, riportiamo che il carlino EGO IN FIDE dorato del Museo napoletano ha un peso di 3,04 g. ed un diametro pari a 23 mm., stando a quanto riportato da Bovi, op. cit., p. 13, e che quindi si avvicinava molto per dimensione e peso allo scudo d’oro presentato dal Prota e qui da noi nuovamente analizzato. Quest’ultimo, che ad oggi sembra essere l’unico nominale aureo noto della zecca di Napoli coniato per Filippo III, proveniva dalla collezione numismatica di Cesare Ratti e apparve successivamente in un’asta della ditta Mario Ratto di Milano nel 1962, al lotto n° 439 (cfr. Bovi, op. cit., p. 14). Apprendiamo, poi, sempre dal Prota (op. cit., p. 26), che, quando Filippo III salì al trono nel 1598, «la zecca di Napoli ebbe ordine di coniare moneta di ottima e buona lega e di giusto peso, come erano state le monete di Filippo II e di Carlo V, in maggior parte, quelle di oro emigrate dal Regno e quelle di argento quasi del tutto rifilate». Quindi, particolare attenzione dovevano ricevere in quel periodo, almeno stando ai documenti d’archivio che lo studioso napoletano ci riporta nel suo lavoro (cfr. Prota, op. cit., p. 26, nota 1), le monete d’argento, perché erano state soggette all’azione truffaldina dei tosatori, e quelle in oro (ancorché ugualmente tosate), poiché, grazie alla loro bontà, erano state in gran parte portate al di fuori dei confini regnicoli per circolare o essere riutilizzate in altri Stati, sia italiani che stranieri, dove la moneta aurea non raggiungeva simili standard qualitativi. Possiamo notare subito che la moneta in oggetto potrebbe appartenere proprio al primo periodo di regno di Filippo III. Benché la datazione sia resa ardua a causa della mancanza sia di una data specificata sul tondello stesso, sia per l’assenza delle sigle degli ufficiali di zecca, come i Maestri di Zecca e di Prova, purtuttavia, grazie ad un raffronto stilistico, possiamo affermare con una certa sicurezza che il busto presente sullo scudo d’oro è molto vicino alla tipologia ritrattistica che troviamo su alcuni nominali in argento, non da ultimi i mezzi ducati e i tarì, datati fino al 1610 circa. Lo scudo d’oro di nostro interesse fu quindi battuto durante il primo periodo che si configura tra il 1600 ed il 1610. Le emissioni di questo lasso temporale sono accomunate e caratterizzate dal busto del re effigiato con fattezze giovanili (infatti, Filippo salì al trono spagnolo quando aveva circa diciannove anni, come troviamo riportato in Pannuti – Riccio, op. cit., p. 136) e con un busto coperto da una corazza con espliciti e chiari riferimenti classicheggianti (fig. 2). Fig. 2: Confronto stilistico tra lo scudo d'oro e un generico tarì del tipo Pannuti - Riccio, op. cit., p. 141, n° 11 (ex Varesi 61, n° 85). Già Prota, op. cit., p. 29, aveva notato che, nonostante lo stile più rozzo e l’assenza delle sigle, questo scudo d’oro aveva notevoli somiglianze stilistiche con i tarì con stemma a cuore del tipo Pannuti – Riccio, op. cit., p. 141, n° 11 e segg. Risulta quindi chiaro che questa moneta potrebbe aver costituito l’esemplare di prova per una progettata emissione di scudi d’oro nel Regno di Napoli all’inizio del regno di Filippo III. Proprio in quel periodo, infatti, il problema della “cattiva moneta” era più vivo che mai a Napoli: il viceré dell’epoca, che maggiormente si interessò della questione, don Juan Alfonso Pimentel de Herrera, conte di Benavente (in carica dal 1603 al 1610), cercò di contrastare sia la piaga della tosatura che quella della moneta «mancante di peso», per dirla con le parole riportate in Prota, op. cit., p. 27. A tal fine, furono emessi due provvedimenti: il primo, si concretizzò con una prammatica del 6 giugno 1609, mentre il secondo è costituito da un bando del 12 maggio di quello stesso anno. Ma, a fronte di queste problematiche, rimaste a lungo irrisolte, l’emissione di moneta aurea per Filippo III sembra non aver avuto seguito e che il nostro scudo sia rimasto fino ad oggi un esemplare isolato, una tacita testimonianza dell’impegno del viceré e degli ufficiali di zecca di seguire le disposizioni in abito monetale che venivano emanate da Madrid per conto del nuovo sovrano. Tra le cause della mancata produzione monetale in oro, in un siffatto frangente, sembra che avessero avuto un certo peso le azioni dei tosatori, ma, ancor di più, l’esportazione o la tesaurizzazione di moneta aurea, che costituiva un danno più o meno pesante alla politica economica e monetaria del Regno partenopeo. Inoltre, bisogna considerare il fatto che nei territori dell’Italia Meridionale circolavano ancora in abbondanza le monete d’oro definite “antiche” di Carlo V e Filippo II, di buon peso e ottima lega, come viene riportato in Prota, op. cit., p. 27: «(…) si dovevano spendere o ricevere le monete antiche purché fossero di giusto peso, mentre tutte le altre venivano ritirate dalla zecca e dai banchi, con condizioni poco vantaggiose per i possessori». Tutte queste cause, quindi, hanno concorso affinché il progetto di una regolare emissioni di scudi d’oro per Filippo III venisse prima accantonato e, gradualmente, abbandonato. Il problema ancora irrisolto è il peso di questo, finora, unico esemplare noto, che raggiunge i soli 3 g., un po’ basso se pensiamo che le monete d’oro di questo periodo rispettavano ancora gli standard ponderali degli scudi di Filippo II (in entrambi i periodi: 1554 – 1598), aggirandosi intorno ai 3,38 g. (trappesi 3 ed acini 16, secondo Bovi, op. cit., p. 7). All’incirca della stesso peso era anche lo scudo aureo di Carlo V del tipo Pannuti – Riccio, p. 95, n° 11 (3,38 – 3,4 g.). Entrambe le tipologie avevano ancora ampio corso legale nel Regno. Ad oggi, l’ipotesi più recente in merito compare nel volume di D’Andrea – Andreani – Perfetto. In quella sede, a p. 165, viene detto che «dopo centocinquant’anni di coniazioni auree ininterrotte, Filippo III fu il primo sovrano spagnolo a non coniare monete d’oro a Napoli». In una nota, alla stessa pagina, viene spiegato come sia stato ritenuto falso anche l’esemplare di cui stiamo discutendo per via del peso calante, come verrà poi meglio specificato in un’altra nota a p. 167. Nessuna particolare menzione viene dedicata, invece, all’assenza delle sigle, neanche nel vastissimo articolo che Bovi dedicò alle coniazioni napoletane di questo sovrano nel 1967. Per tale punto possiamo solo rifarci a quanto riferì il Prota nel lontano 1926, alle pp. 29 – 30: «[la ragione] della mancanza delle sigle sopradette lo fa ritenere battuto verso il 1606, epoca in cui il maestro di zecca fu assente dal suo ufficio e le sue mansioni erano affidate al Credenziero Maggiore della zecca». La nota che dovrebbe spiegare meglio questo assunto rimanda ad un altro lavoro del Prota: Maestri ed incisori della Zecca Napolitana ricavati da documenti del R. Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1914, dove a p. 18 viene riferito che «Un maestro provvisorio regente (sic!) vi fu nel 1606 per brevissimo tempo, a nome Fulvio di Costanzo (…)». Naturalmente, oggi, tra tutti questi dubbi e la scarsa attenzione dedicata a questa moneta, si è fatta strada con sempre più veemenza l’ipotesi che l’esemplare appartenuto a Cesare Ratti e venduto dalla Ratto di Milano nel 1962 sia in realtà un falso. Occorre inoltre sottolineare l’impossibilità di reperire fotografie recenti del suddetto esemplare, il che non fa altro che creare ulteriori disagi per chi vorrebbe cimentarsi in un studio più articolato sul presente nominale. L’alone di “mistero”, dunque, permane intorno a questa moneta: io ho provato in tal modo a scalfirne la superficie, ma confido nei vostri interventi per cercare di approfondire ulteriormente questo affascinante argomento. Grazie a tutti per l’attenzione.1 punto
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è questo? Milano -> 550° Emissione Fiorino G. Galeazzo Visconti 1946 Dritto: COMMEMORAZIONE DEL CINQUECENTOCINQUANTENARIO DELLA EMISSIONE riproduzione del Fiorino Verso: FIORINO D' ORO DI GIAN GALEAZZO VISCONTI DEL MCCCICVI riproduzione del Fiorino1 punto
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Bel "FERDI" @Asclepia! E ottima conservazione per un due quattrini dei Reali Presidi. Complimenti1 punto
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Certo sono d'accordo @dabbene,la numismatica non può ridursi solamente ad un evento puramente commerciale, è ben altro, è conoscenza, passione, voglia di imparare sempre cose nuove. Saluti1 punto
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Ma sapevi in partenza che era pezzo raro o hai rastrellato a prescindere e poi a casa la sorpresa? Quando poi a casa si scoprono ste cose fa ancora più piacere... Saluti Simone1 punto
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Si, sono apprezzate, ne so qualcosina riguardo quelle moderne e contemporanee, ma riguardo le antiche per me è buio totale. Ora so che non è una curiosità, quantomeno l'ho da sempre considerata tale, ma una vera moneta, grazie a tutti1 punto
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Ciao @clairdelune, e' vero , sembra proprio cosi' , gli antichi non mentivano sulle origini della loro storia patria , forse le abbellivano con aneddoti mitici o leggendari , ma la base era verita' . Credo che questa scoperta avvenuta nel 1987 rappresenti la data piu' antica riconducibile alla Roma dei Re , seguita poi dalle scoperte della zona sacra di Sant' Omobono in Via Luigi Petroselli . Ottimo il tuo libro , dello stesso argomento su Roma arcaica e dei Re , altri libri di Carandini : La leggenda di Roma, volume I. Dalla nascita dei gemelli alla fondazione della città, Mondadori La leggenda di Roma, volume II. Dal ratto delle donne al regno di Romolo e Tito Tazio, Mondadori La leggenda di Roma, volume III. La costituzione, Mondadori in piu' l' opera piu' corposa e purtroppo piu' costosa : Atlante di Roma antica. Ritratti e biografia della Città dalle origini al VI secolo d.C., Electa, Ciao e grazie1 punto
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questa la chiudo in quanto penso che abbia detto tutto cio' che c'era da dire Se vuoi , puoi aprire un'altra discussione per un'altra moneta ma ricordo che questa è la sezione identificazioni pertanto se ti serve conoscere classificazioni o ragguagli su una moneta OK, per altre tue richieste devi postare in sezioni di approfondimento1 punto
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secondo me quel tipo di porosità dei fondi "potrebbero" prodursi ANCHE con un certo tipo di pulizie maldestre utilizzando prodotti aggressivi e/o scaldando violentemente la moneta, tuttavia a me non dà una buona impressione non tanto per quello quanto per il fatto che alcune lettere appaiono piene laddove dovrebbero esservi dei vuoti, vedi sopra la N di LICINIO oppure la I di LIC o ancora la B nel campo del rovescio o le due R di CONSERVATORI sempre a rovescio; che io sappia la consunzione non riempie tali vuoti e mi sembra almeno strano che molte lettere che li dovrebbero avere non li abbiano, anche io guardandola nel suo insieme l'avrei rifiutata, in quanto al prezzo io non sarei andato oltre la metà della cifra dichiarata se mi fosse piaciuta1 punto
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Le foto non sono granché. Mi sembra buona ma ne ha passate di tutti i colori. Forse usati acidi. Io non ci spenderei un euro. Perché falsificare una monetina non rara ?1 punto
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Totti ha avuto, come molti calciatori, luci e ombre. Non sarà sempre stato il "ragazzo d'oro" come Baggio o Del Piero, ma non ha nemmeno avuto le parentesi ignominiose che ha avuto Maradona. E io continuo a trovarlo simpatico e dotato di autoironia come pochi altri. In un quarto di secolo di carriera è inevitabile che ci siano stati episodi spiacevoli, ma complessivamente - da non romanista - ritengo Totti un personaggio positivo del nostro calcio. Ha avuto la capacità di diventare simbolo di una squadra come NESSUN altro che io ricordi: Totti è la Roma e la Roma è Totti, poche storie. Il rapporto totalizzante con la squadra è apparso ancora più evidente nel suo spaesamento ai tempi della Nazionale - dalla quale credo abbia fatto bene ad allontanarsi per non tornare più. Un protagonista per tutti nell'ultimo quarto di secolo, un eroe assoluto per i romanisti. In bocca al lupo a lui per un futuro sereno.1 punto
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Per me e' spl. Vedo un velo di usura sull'ermellino del piviale. Proporio una cosa minima, Il colore pero' e' terribile. Spatinata col bagnetto. Niente di irreversibile pero'.1 punto
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Ah! di riferimento, fondamentale, per una prima sgrossatura e catalogazione, guarda questo sito: http://www.gallic-empire.com/index.html1 punto
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Gli ordini, a giudicare dalla numerazione progressiva, sono stati circa 5400 ( da 9600 a 15000). Vediamo oggi cosa succede.1 punto
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Ciao @magdi io ho gli atti e quindi l'articolo, vedo cosa riesco a fare, ma domani ho la mia prima asta e sono un po' nelle curve (come diciamo a Genova). Magari già oggi mi riesce di scansionarlo altrimenti (se sopravvivo) lo faccio venerdì.1 punto
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Si ma in molte monete non è presente la data di emissione, unico sito con le date di emissione è http://www.othila-coins.com/index.php?page=site_keizer&keizer=Numerianus Mancano però alcune emissioni come ad esempio la prima emissione di Roma; le emissioni sono comuni per Caro, Carino, Numeriano e familiari. Non sono state coniate monete per Numeriano? Per questo cercavo un trattato od una tabella che mi potesse risolvere i dubbi.1 punto
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Buona sera a tutti. Vorrei ringraziare @Monetaio che con le sue felici foto ha reso efficacemente quanto detto a parole. Mi son fatto una personale idea sul fallimento del tallero d'Italia in Eritrea, mediante lettura di articoli e testi numismatici ma, soprattutto, economici. Sicuramente è stata importante la componente "consuetudine", "abitudine", "familiarità" nelle menti degli eritrei, abituati da generazioni a negoziare, comprare, vendere, stimare, valutare ecc. in funzione del mitico tallero di Maria Teresa, vera e propria moneta internazionale di quegli anni, felicemente accettata e utilizzata come mezzo di scambio non solo nel Corno d'Africa, ma anche nelle colonie inglesi e francesi del continente africano, nella penisola arabica, fino ai territori indiani e del lontano oriente (Giava, Sumatra, Borneo), così come peraltro già fatto notare da altri nei precedenti interventi. Però lo studio (blando per la verità...) della situazione economica europea negli anni della Grande Guerra, e in quelli immediatamente successivi, mi ha portato ad affiancare al dato emozionale anche un dato più scientifico, basato su considerazioni più prettamente economiche e mi spiego. E' noto che il prezzo dell'argento, durante gli anni della Grande Guerra, salì velocemente ed in modo vertiginoso, raggiungendo un picco nel dicembre 1919. In quell'anno, rispetto al 1915, il valore del bianco metallo era aumentato di circa 5 volte e mezzo. Poi il valore dell'argento iniziò una lenta discesa, orientativamente verso la fine del 1920. Probabilmente mantenere nella Colonia Eritrea un sistema monetario imperniato sul tallero d'Italia, di ottimo argento come sappiamo, dovette essere, almeno inizialmente, eccessivamente oneroso per le casse nazionali.1 punto
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O le piume di Pegaso, che sono ridotte a bottoncini sfumati , invece che , come dovrebbe essere, a bottoni acciaccati si, ma sempre con il contorno ben definito, dato che è la parte più protetta negli urti che causano l'usura...1 punto
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Potremmo poi citare gli zoccoli di pegaso che invece di essere ben delineati, anche nelle monete fortemente usurate, in questa spariscono nel piano sfumando senza nessuno stacco caratteristico dell'azione di coniatura... Oppure le lettere e la corona che circonda la protome di medusa, che invece di terminare tagliati dal bordo( come è normale essendo su una sezione di conio più larga del tondello) sfumano nella rotondità del bordo stesso, che anch'esso, non presenta nessuna traccia dello schiacciamento e quindi del colletto lineare , dovuto alla pressione del conio.....1 punto
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Salve a tutti L'Isola di Man ( Isle of Man ) è un piccolo stato che si trova nel Mar d'Irlanda, la cui capitale è Douglas I numismatici la conoscono per le sue emissioni monetali moderne che spesso passano nelle vendite all'asta o presso i venditori specializzati... In particolare queste emissioni incominciano nel 1709 sotto il Decimo Arle di Berby James Stanley per poi continuare in maniera intermittente sotto il Secondo Duca di Atholl James Murray e sotto i monarchi britannici Giorgio III , regina Vittoria e l'attuale Elisabetta II : la cui sovrana è probabilmente la prima moneta di questo stato a venire in mente In pochi sanno però che presso questa piccolissima isola venne coniata una moneta già in epoca medievale , in particolare intorno al 1025. La moneta in questione, su cui aleggiano ancora molte domande in questione, è un'imitazione di un penny Long Cross di Atelredo II, coniato sotto Sigtrygg II Silkbeard Olafsson, re di Dublino e overlord dell'Isola(1014 - 1035) ( anche Sihtric, Sitric and Sitrick nei testi irlandesi o Sigtryg and Sigtryggr in quelli scandinavi ) numismaticamente famoso per aver fatto coniare a suo nome i Hiberno-Norse pennies di Fase I e II. Le legende, caratterizzate da evidenti errori grossolani sembrano copiare quelle delle emissioni di Dublino dello zecchiere Feremin. Mark Blackburn per tale motivo ha ipotizzato ( pur in manza di prove ) che la coniazione di questi penny sia iniziata con il trasferimento di una coppia di conii di penny Hiberno-Norse di fase II da Dublino all'isola di Man verso la metà degli anni 20 del XI sec. la cui serie si poi inizia con delle copie grossolane di questi conii "ufficiali" Il peso di questi rarissimi esemplari è circa 1.10g Allego l'immagine di un'esemplare trovato su internet e di uno Dublinese dello stesso Sihtric III Olafsson ( fase II ) coniato fra il 1018 e 1035 circa. Spero sia di vostro interesse1 punto
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Grazie Antonio! Basandomi sulla forma quadrata, e non riuscendo a leggere la leggenda, i provisini che ho io appartengono alla figura 6, giusto? Grazie ancora a tutti!1 punto
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"E', infatti, sotto gli occhi di tutti che non è vero che al D del tallero d'Italia manca la famosa spilla: un gioiello in tutto simile alla spilla di Maria Teresa fa bella mostra di sè tra i capelli dell'allegoria dell'Italia. Quindi gli indigeni potevano benissimo, seguendo il ragionamento del Lanfranco, constatare il maggiore o minore stato di usura dell'"argentum signatum" italiano nello stesso modo con cui ciò erano adusi fare col tallero asburgico. " Caro @MezzaPiastraPupillare, sono stato tentato anch'io di evidenziare la presenza del fermaglio nei capelli della figura muliebre quale sostuto valido alla spilla dell'imperatrice, tuttavia ho preferito parlare più genericamente di rilievi nel Tallero nostrano perché, confrontando le due monete in FDC, l'Italicum risulta essere meno "evidenziato" dell'altro peraltro - a mio avviso - anch'esso di difficile controllo tattile...1 punto
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Quello della discutibilità delle sentenze è, a mio modesto avviso, un limite incomprimibile legato alla connotazione epistemologica delle stesse e non, tranne in casi specifici, una "colpa" del giudicante. Esistono, infatti, tre tipologie di ragionamento: quelli dimostrativi, in cui le premesse sono assunte come vere e le inferenze seguono regole deduttive, per cui sono necessarie, i ragionamenti argomentativi (argomentazioni) che partono da premesse opinabili, ovvero le inferenze non hanno validità necessaria, per cui le conclusioni sono opinabili e i ragionamenti fallaci in cui le inferenze sono invalide. Il ragionamento giuridico che soggiace ad una sentenza è, ovviamente, una argomentazione, pertanto, per natura non avrà mai l'irresistibile evidenza di un ragionamento matematico, dunque, sarà sempre passibile di "scarsa convincibilità". Il che, lungi dal voler significare che le sentenze non debbano essere rispettate, vuol solamente dire che è impossibile, in ambito giuridico, ma anche filosofico, politico ed etico e in quasi tutti gli ambiti della vita quotidiana, ricercare la characteristica universalis e il calculus ratiocinator di leibnitziana memoria. Se a tutto ciò si aggiunge che il giudizio si deve basare sui fatti - e la ricostruzione degli stessi può presentare non poche difficoltà - e che le leggi, talora, sono piuttosto ondivaghe, per cui deve essere ricostruita l'intenzione del legislatore, a maggior ragione il consenso dell'uditorio non sarà unanime!1 punto
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E' molto piu' "emozionante" trovare monete interessanti in bancarelle dove ancora non sono state riconoscute piuttosto che comprarle gia cartellinate dal solito negozio a prezzi spropositati... Appena potro' condividero qualche altra immagine di monete particolarmente belle che ho trovato a veramente poco come il 10 soldi che ho postato. Martin (:1 punto
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