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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 09/01/17 in Risposte
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Ciao. Cadeva ieri, 31.8.2017, il ventennale della scomparsa di Lady Diana Spencer, già Principessa del Galles poichè consorte (divorziata) dell'erede al trono britannico nonchè Principe del Galles, Carlo d'Inghilterra. Il tragico decesso della Principessa Diana, come noto avvenuto a Parigi per un incidente stradale le cui cause sono tuttora molto discusse, suscitò un enorme cordoglio non solo nel Regno Unito ma in tutto il mondo. Al contrario, la Regina Elisabetta sembrò , almeno in un primo tempo, non manifestare un particolare sentimento di vicinanza alla vicenda, tanto da non interrompere immediatamente le consuete vacanze estive, in corso in quel momento in Scozia, nel castello di Balmoral. Fu solo a seguito delle pressioni della stampa e dell'opinione pubblica inglese nonchè dei consigli dell'allora Primo Ministro Tony Blair, che la Regina Elisabetta e la sua Corte decisero finalmente di rientrare anticipatamente a Buckingham Palace, dove presero diretta contezza della popolarità di Diana e della costernazione che la sua tragica morte aveva provocato nella gente. In numismatica, la coppia dei Principi era già stata celebrata, ma dopo il divorzio e gli scandali sentimentali che lo avevano caratterizzato, non era scontato che la memoria della ex "Altezza Reale" (Diana non perse invece il titolo di Principessa del Galles e incassò a seguito del divorzio una "buonuscita" di 17 milioni di sterline) venisse ricordata con un'emissione numismatica ufficiale da parte del Regno Unito. Fu quindi una decisione abbastanza sorprendente quella assunta dalla Royal Mint e ovviamente approvata dalla Corona, di emettere nell'anno 1999 monete celebrative di Diana in vari metalli, fra cui anche il massimo nominale aureo da 5 Pounds recante , al rovescio, il ritratto della sfortunata Diana, con dedica alla sua memoria: Nell'affiancare l'immagine del dritto, ove campeggia il ritratto rivolto a destra della Regina Elisabetta, al rovescio, dove è proposto il volto triste di Diana, anch'esso rivolto a destra, si crea involontariamente un effetto che sembra testimoniare il vero sentimento esistente fra la Sovrana e la Principessa, con Diana che rifugge e si sottrae allo sguardo imperturbabile della Regina. In questo caso la moneta non raffigura solo dei volti, ma riesce ad esplicitare anche i sentimenti dei protagonisti. M.4 punti
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Recupero questa datata discussione che per me ha rappresentato una tappa importante per la mia formazione (ancora in corso!!!) sulla monetazione gallica. Proponevo una VITTORIA AVG di Postumo che, sebbene non fossi riuscito ad acquistare, avevo analizzato a fondo formulando diverse ipotesi circa la sua produzione. Ipotesi che hanno poi portato a un piccolo articolo uscito su Panorama Numismatico. Oggi come oggi rivedrei alcune parti e sarei tendenzialmente più determinato nella formulazione dell'ipotesi finale circa l'ufficialità o meno del pezzo in questione... ma tant'è, son passati tre anni e nel mezzo ci sono state molte monete e soprattutto molti libri, articoli e discussioni su forum anche internazionali che mi hanno portato a un confronto di ampio respiro che, per la monetazione in oggetto, è oltremodo necessario. Comunque, si trattava di un pezzo che avevo rincorso e che fece un realizzo (di cui francamente non ricordo l'importo) fuori dalla mia portata. Il rammarico di non aver in collezione quel Postumo me lo son portato dietro per un bel po'... in fin dei conti il rovescio era quello di una Vittoria andante verso destra... ricordava Leliano... possibili ibridi con Claudio II o Mario... insomma, era un pezzo ricco di fascino e interrogativi. Poi è arrivato in collezione un Tetrico imitativo con una vittoria analoga e, da ultimo, in tempi più recenti pure Leliano... cosa può volere di più un collezionista di galliche romane?!? Eppure... quel pezzo di Postumo, mannaggia! Se non era per lui non mi sarei buttato sulla "scrittura numismatica"... rimaneva ancora insoddisfatto quel desiderio tipico del collezionista, - irrazionale (e impossibile) - del "possedere tutto" che è poi la pulsione che ci spinge a collezionare. Orbene, dialogando e confrontandomi sulla monetazione gallica con il venditore della Vittoria di cui vi ho raccontato qui: è emerso che pure lui si era imbattuto in un'analoga Vittoria in corsa verso destra di Postumo e che ce l'aveva ancora... e così, eccola qua! Per una manciata di spicci, con un pizzico di soddisfazione, ve la presento: Antoniniano; Zecca Locale; 2.07 gr; 17 mm; D\ [...]POS[...] AVG, Busto drappeggiato e corazzato a d. R\ [...]RIA AVG, la Vittoria andante verso destra con in mano corona e ramo di palma posato sulla spalla Buonissimo stile, un rovescio che non ha nulla da invidiare alle analoghe emissioni ufficiali di Caludio II, dritto con un ritratto imitativo, ma ben realizzato. L'esergo non è visibile per cui... chi lo sa se c'era una lettera di officina come nel pezzo originario di questa discussione! ...ah... ora che ci penso... quel desiderio di cui parlavo prima... ancora non è soddisfatto appieno!4 punti
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Partecipo a questa bella discussione con un sampietrino di San Severino con data particolare...4 punti
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Siamo nella sezione del Sud...ed io parlo per la mia (di sudio intendo) mitica città "Napoli", questa zecca non ha eguali....; la gara non è a quale costa di meno....chi mastica bene la numismatica (e parlo sempre e solo per Napoli) comprende che basta comprare un Gigante oppure un Montenegro una sola volta (max ogni 4/5 anni). Il Montenegro è praticamente sempre fermo, il Gigante almeno qualcosa aggiorna (anche perchè Francesco "fa" inserire sempre, ogni anno qualcosa, perchè è attento a molte discussioni riportate proprio in questo Forum). Il problema è che vengono aggiornati sempre e solo i prezzi (sempre verso l'alto....mha !!) e di rado qualche rarità, ma nessuno dei due fa o fa fare una vera ricerca su tutto ciò che è riportato .....di errato. La discussione, vedo che si evolve (anche se in una sezione del sud) verso un carattere generalizzato dei due cataloghi...quindi fatto questo mio intervento, se non è Napoli....mi fermo.3 punti
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Spenderei due parole su questo tondello. Non uso la parola moneta perché non è una moneta. L'India non ha Elisabetta come sovrana ed è evidente che questo gettone/medaglia non possa avere un decreto di emissione ed è quindi, anche se autorizzata dalla Royal Mint, una emissione privata. Fra tutte le menate inventate negli ultimi anni questa secondo me è la più deprecabile. Infatti il sito della zecca le vendeva come bullion (non hanno finitura BU come la sapphire) senza minimamente accennare alla differenza sostanziale con le bullion coniate a Londra. Dulcis in fundo pcgs la chiude come "sov" senza minimamente porsi il problema. Mi viene da pensare, a questo punto, che il disagio nel vedere ciò sia solo mio e che al resto dei collezionisti importi poco, dato che hanno coniato questi gettoni con vari millesimi. Nulla di male nel voler aumentare il fatturato ma andrebbe precisata la natura di ciò che si vende. Altro discorso per tutta la paccottiglia inventata nel 2017 venduta cara per via delle basse tirature. Il mercato dice che han ragione loro visto che è andato tutto sold out. Però mi domando: le han prese collezionisti o speculatori? Quando lo speculatore le vorrà cedere troverà un collezionista disposto? Fra qualche anno, quando appariranno nelle aste battute, avremo la risposta. Per quanto mi riguarda mi sono avvicinato a questa raccolta affascinato dall'attaccamento alla TRADIZIONE britannica. Un millesimo una sovrana, al massimo una seconda emissione proof ma di tipologia identica. Sfumata la tradizione sfuma il mio interesse e la mia raccolta si ferma al 2017. La paccottiglia la lascio ad altri e guardo indietro nel tempo a quando la sovrana era il simbolo della stabilità dell'impero. Sono vecchio, le novità non mi piacciono ed è evidente che il mercato vada in altra direzione ma passata la moda delle sovrane e quietata la richiesta speculativa io sicuramente non resterò con il cerino in mano.3 punti
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Nonostante la bassa conservazione , e' stato un piacere inserire questo esemplare in collezione 2 Fiorini 1617 (assedio di Vercelli) Carlo Emanuele I2 punti
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Mi raccomando, portate dietro il vostro miglior sorriso per le foto di gruppo2 punti
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Riepilogo per la giornata del 10 settembre : 1) ritrovo, distribuzione del Gazzettino e aperitivo al Cordusio davanti al Bar Spadari alle ore 10,30 2) pranzo alla Salsamenteria di Parma, Via Ponte Vetero 11 ( vicino al Castello Sforzesco ) alle ore 12 ( mi hanno raccomandato questo orario perché è domenica ) - prenotato come da lista per 25 in saletta riservata Menù : affettati vari misti, formaggi vari misti, polenta fritta mix di due primi lambrusco, acqua minerale e caffè prezzo 30 Euro a persona2 punti
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@Jacob641 ti consiglio senza volerti offendere assolutamente, di leggere un po' di discussioni e di risposte degli esperti (lungi da me da volermi mettere in quella categoria) prima di dare certezze nelle risposte... in questo caso abbiamo una firma Draghi, che è quindi la terza, considerando le firma, dopo Duisemberg e Trichet, di una banconota sì stampata PER la Finlandia (lettera L) ma prodotta in Germania (lettera R). La Finlandia non stampa le sue banconote da anni e anni. Comunque spendibile, questo sì penso Un caro saluto.2 punti
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la prima è McAlee 1134c tre dot sotto il collo, definita rara. AVT K G ME KV TPAIANOC DEKIOC CEB ( RADIATO ) La seconda McAlee 1126c sempre tre dot sotto il collo definita comune.2 punti
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Salve , avrei voluto pubblicare questo Post il 27 Agosto appena passato , ma la mancanza di alcune foto scattate solo ieri mi hanno impedito di farlo in occasione della ricorrenza della Santa . Ad Ostia Antica , oltre agli immensi ruderi dell’ antica Citta’ romana , ruderi che meritano una visita da parte di chiunque venga a Roma essendo in pratica una Pompei ricoperta dalle alluvioni del Tevere anziche’ dalla cenere vulcanica del Vesuvio , in piu’ esiste anche un piccolo quartiere del moderno borgo di Ostia antica , che risale al XV secolo , sorto intorno ad una Chiesa chiamata di Sant’ Aurea , la peculiarita’ di questa Chiesa e’ che venne costruita verso la fine del 1400 sopra un antico cimitero romano , nel quale vennero ritrovate le tombe delle due Sante ; di Aurea appunto e di Monnica , questo era il nome originale della madre di Agostino come risulta da un epitaffio marmoreo posto nella Cappella di destra dedicata alla Santa , poi ridotto a Monica . Tutta l’ odierna Ostia antica sorge praticamente sopra l’ antica , tanto e’ che quasi ovunque si vedono antichi ruderi e tracce del basolato della antica Via Ostiense spuntare dal terreno . Tutto intorno al borgo di Ostia antica si estende , specialmente sulla sinistra della Via Ostiense , venendo da Roma , un immenso cimitero antico ; questo al di fuori della grande area recintata degli scavi archeologici visitabili , ma area piccola in confronto all’ estensione della antica Ostia , insomma nel borgo di Ostia antica , come a Roma , si cammina sopra millenni di Storia . In breve la sua storia terrena di Santa Monica Monnica nacque a Tagaste in Numidia , Africa , nel 331 e mori’ ad Ostia il 27 agosto 387 , giorno fissato dalla Chiesa quale ricorrenza della Santa , ricorrenza da pochi giorni trascorsa ; fu la madre di Agostino d' Ippona , entrambi santificati dalla Chiesa Cattolica . Monnica era quindi una Berbera ma nacque in una famiglia profondamente cristianizzata e di agiate condizioni economiche . Ando’ in sposa ad un certo Patrizio , un proprietario terriero di Tagaste , non ancora cristiano il cui carattere lo portava spesso ad esserle infedele ma con il suo carattere mite e dolce alla fine ne ammorbidi’ i difetti . Nel 371 Patrizio si convertì al cristianesimo e si fece battezzare , appena in tempo perche’ l 'anno seguente mori’ ; Monica aveva all’ epoca 39 anni . Partori’ il primo figlio Agostino a 22 anni , nel 354 , che divenne poi famosissimo come Filosofo , Vescovo e Teologo , fu l’ autore di vari scritti , tra cui i maggiori furono le “Confessioni” e la “Citta’ di Dio” . Monica ebbe in seguito un altro figlio di nome Navigio e una figlia di cui si ignora il nome , ai quali dette a tutti e tre una educazione cristiana . Soffrì molto per la condotta giovanile spregiudicata e dissoluta di Agostino e quando Agostino si trasferì a Roma decise di seguirlo ma lui con uno stratagemma la lasciò a terra a Cartagine , mentre lui s' imbarcavano verso Roma . Monica passò la notte a Cartagine in lacrime sulla tomba di San Cipriano , fatto che narrera’ postumo lo stesso Agostino nelle Confessioni . Nel 385 Monica poté imbarcarsi per Roma e raggiunse il figlio Agostino a Milano , dove nel frattempo ricopriva la cattedra di Retorica . Il suo amore materno e le sue ferventi preghiere favorirono la conversione di Agostino , che ricevette il Battesimo ad Aprile del 387 , a 33 anni . Ritroviamo poi Monica accanto ad Agostino a Cassiciaco vicino Milano , discutendo con lui e altri familiari di Filosofia e di altri argomenti di carattere spirituale , partecipando anche con sapienza ai discorsi , al punto che Agostino volle trascrivere nei suoi scritti le parole della madre ; in questi anni si completa la missione spirituale di Agostino . Monica insieme ad Agostino lasciò Milano diretta a Roma e poi a Ostia dove affittarono una casa in attesa di una nave in partenza per l' Africa . Anche questo fu un periodo carico di spiritualita’ che Agostino riporta nelle sue Confessioni . Qui ad Ostia Monica si ammalò e morì , aveva 56 anni . Il suo corpo fu tumulato nel luogo in cui in seguito sorse la Chiesa di Sant' Aurea di Ostia . Il 9 Aprile 1430 le sue reliquie furono traslate a Roma , forse per il pericolo saraceno , nella Chiesa chiamata all’ epoca di San Trifone , oggi invece dedicata al figlio di Santa Monica , Sant' Agostino e poste in un pregiato sarcofago in marmo . Vediamo ora chi era Aurea a cui e’ dedicata l’ antica Chiesa di Ostia Antica : Nella Cappella di destra sono state sistemate due importanti lastre tombali , la prima reca scritto CHRYS... HIC DORM... (CRHYSE HIC DORMIT) , cioè “qui riposa Aurea” . Era questa la lastra che indicava il luogo delle reliquie di Sant' Aurea , la martire che ha dato il nome alla chiesa : Aurea era una nobile giovane romana che venne prima esiliata , poi torturata ed infine martirizzata tramite annegamento in mare ad Ostia , sembra intorno all' anno 229, cioè sotto l' Imperatore Alessandro Severo o forse nel 258 sotto l' Imperatore Claudio il Gotico , insieme ad altri cristiani . Credo sia piu’ probabile la seconda ipotesi , sapendo del carattere piuttosto mite di Alessandro Severo e favorevole verso il Cristianesimo . In questa Cappella di destra , entrando nella Chiesa , si legge anche l' antica lapide che ricorda la sepoltura di Santa Monica , che recita : Hic posuit cineres genitrix castissima prolis Augustine tui altera lux meriti cui servans pacis coelestia iura sacerdos commissos populos moribus instituis gloria vos maior gestorum laude coronat virtutum mater felicior subolis Che tradotto : Qui le ceneri lasciò la tua castissima madre , o Agostino , nuova luce ai tuoi meriti , tu che sacerdote fedele alle prerogative della pace ammaestri con la vita i popoli a te affidati , la gloria delle opere , maggiore di ogni lode , vi incorona : la madre , specchio di virtù , più beata del figlio . Il frammento qui’ conservato fu ritrovato casualmente da uno dei padri agostiniani nel 1945 e corrisponde fedelmente alla trascrizione che era nota da un pellegrino altomedioevale che erroneamente l' attribuiva al Console Anicio Auchenio Basso che ricopriva la carica consolare nell' anno 408 . Seguono in ordine di foto : Chiesa di Sant' Aurea , quartiere del XV secolo , Chiesa di Sant' Aurea altare Maggiore , epigrafe di Sant' Aurea (2) , epigrafe di Santa Monica (2) , quadro rinascimentale con Monica ed Agostino , reperto archeologico non leggibile , epigrafe di Santa Monica dove compare il nome Monnica , castello di Papa Giulio II attiguo alla Chiesa , antica fontana dentro il quartiere del XV secolo , portale di ingresso al quartiere pieno di reperti antichi , viale di ingresso alberato con Pini agli scavi archeologici di Ostia antica , tratti antichi della Via Ostiense con basoli e tracce dei marciapiedi piu' ruderi antichi (6) , Chiesa di Sant' Agostino in Campo Marzio dove riposa il corpo di Santa Monica , sepolcro di Santa Monica (2)2 punti
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Beh.. attenzione perchè se andiamo avanti cosi.. dobbiamo cambiare location... A parte gli scherzi, chi è ancora indeciso non esiti, certi momenti sono irripetibili, è anche un'opportunità per conoscerci e per poter dire un giorno c'ero anch'io.. Eros2 punti
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Mario lasciaci qualcosa anche a noi... Comunque stupendo excursus su Milano e i suoi magnifici volti. Alzate lo sguardo se vi capita di passare tra via Melzo e via Frisi: vi ritroverete catapultati in un’altra epoca. E nonostante il cinema Dumont (1910-1932) non esista più, c’è stato un tempo in cui Milano – dietro questa strepitosa facciata liberty – imparò ad amare le magie della Settima Arte. Siamo nel 1908, periodo di visioni incredibili. Una fase di mezzo in cui l’ingegno umano non smette di creare e i venti bellici soffiano ancora a debita distanza. Nel 1891 Nikola Tesla dà il via ai suoi coraggiosi esperimenti “wireless” per le comunicazioni-radio; quattro anni dopo due fratelli francesi (August e Louis Lumière) inaugurano a Parigi il loro “cinematographe” inventando una strana arte in movimento a cui verrà dato il nome di cinema; nel 1899 scendono in strada le prime rudimentali automobili grazie all’ausilio del motore a scoppio. In pratica sono anni in cui succedono “cose” e si guarda a Parigi esattamente come si fa oggi con Cupertino. Due imprenditori milanesi, i fratelli Galli, respirano a pieno quest’ebbrezza e –motivati dall’esperimento del Lumière di Pisa (prima sala cinematografica italiana in assoluto) – decidono di provarci nella loro città: anche Milano avrà la sua “lanterna magica” ospitata in un luogo a cavallo tra eleganza e fantasia. Il nome scelto sa di grandeur (Dumont) e il progetto affidato a due nomi di grido: gli architetti Tettamanzi e Mainetti. L’area scelta è quella all’angolo tra via Melzo e via Frisi (famosa in passato per il Lazzaretto) ed è lì che viene edificata una palazzina la cui facciata è un trionfo liberty. Dentro non manca nulla: una sala d’aspetto, il bar, una cabina di proiezione e il parterre arricchito da una pavimentazione lignea con 516 posti a sedere suddivisi in 20 file di comode poltroncine. È il 1910 e per un bel po’ saranno solo successi al botteghino. Poi qualcosa cambia: il locale comincia a ospitare seconde visioni e l’appeal viene imbruttito da un nuovo tipo di clientela, più rozza e turbolenta. Il lucido parquet viene ripetutamente calpestato da zotici che scambiano il luogo per una balera, i divieti di fumo vengono puntualmente disattesi e per terra è tutto un mix di noccioline, bucce d’arancia e “staccaganass” (dolci durissimi, il popcorn dell’epoca) per un triste carnevale di lerciume e maleducazione. Non può durare. Tant’è che nel 1932, alla morte dei Galli, scompare pure la loro “isola felice”. Scampato ai bombardamenti del ’42-’44, per il Dumont le agonie non sono ancora finite: nel 1953 viene addirittura decisa la sua demolizione, ma il comitato di zona insorge respingendo lo scempio. Il vecchio cinematografo si ricicla prima come autosalone e poi come deposito di ambulanze. Nel 1993, infine, l’idea di tramutarlo nell’attuale Biblioteca Venezia riconvertendone l’atrio e mantenendo le tre colonnine originali di Tettamanzi e Mainetti.2 punti
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Lo stato di conservazione di una moneta non è dato dalla sua lucentezza ma dai rilievi. Se noti, vedrai che la figura femminile ha il seno dx appiattito, i capelli sembrano una cuffia per proteggersi dal freddo, i capelli del Re sono quasi scomparsi. Azzardo una cosa: quello che te l'ha venduta l'ha spacciata per spl? E come tale te l'ha fatta pagare? Bisogna essere critici con i vari commercianti e discutere, se necessario, i prezzi proposti. C'è la tendenza, per alcuni commercianti, di tenere un gradino più alto, in caso di vendita, e un gradino più basso in caso di acquisto da collezionista l'asticella della conservazione e di conseguenza il prezzo. Per farsi l'occhio sulle conservazioni, bisogna vedere tante monete. Qui nel forum hai la possibilità, spulciando nelle varie sezioni di vedere tante monete e leggere i giudizi che le vengono dati. Per imparare, prima di leggere le risposte, analizza le foto e dai un giudizio; poi leggi il seguito.2 punti
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Ancora rame, nuovamente simboli, se si osserva attentamente da quella torre, si può udire il racconto che questo tondello vuole gentilmente elargire... Un piccolo nominale, ancora numeri, il 9 Anche questo mi ha sempre affascinato, ancora attrazione, inspiegabile ma ricca di significati, sarà che a me piacciono tutte... Napoli Ferdinando IV 1789 9 Cavalli.2 punti
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Clemente VII, mezzo giulio coniato a Piacenza in occasione del Giubileo del 1525: Non in alta conservazione, ma se l'esemplare della collezione (ex) Reale è forato...direi che posso tranquillamente accontentarmi!2 punti
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Non ne ho idea. Non conosco queste monete .... la mia identificazione (relativa e da accertare) viene perché ho letto di queste monete in una mia curiosità relativa alle leggende sull' Uccello Garuda (che forse è raffigurato, schematico, sulla tua moneta). Da una moneta come quella puoi partire per un lungo viaggio di conoscenza. Inizia a percorrerlo. Poi, in una sosta, puoi anche per curiosità fermarti un attimo e chiederti e chiedere il valore veniale della moneta. Il mito dell'Uccello Garuda, amico del dio Vishnu è molto interessante. Interessante (per lo studio delle lingue e delle antiche scritture e per i movimenti culturali nell'antichità) è anche la scrittura brahmi (o brahami) di derivazione semitica, probabilmente aramaica. Non credo comunque che queste dracme abbiano un gran valore.1 punto
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I miniassegni sono stati una "moneta di necessità". Ricordo ancora che all'inizio degli anni '70, essendo il circolante monetario assai insufficiente, venivano dati di resto gettoni telefonici, caramelle, biglietti dell'autobus ed altre amenità. Nel dicembre del 1975 le banche iniziarono a stampare su carta semplice (pensate che pacchia adesso con scanner e stampanti...) questi (mini)assegni circolari dal valore nominale che andava dalle 50 alle 350 Lire. Durarono un triennio, alla fine del 1978 - finalmente - la zecca fu in grado di produrre moneta metallica in quantità adeguata. E i miniassegni, quelli che non si erano "consumati" circolando furono da molti tenuti come ricordo e anche con la speranza che avrebbero acquisito valore. Negli anni '80, in effetti, grazie alla richiesta dei collezionisti raggiunsero cifre interessanti, ma poi il vento cambiò. Nessuno li cercò più e i prezzi crollarono. Rimangono una testimonianza storica. Io ne conservo più di 500 (tanti mi sono stati regalati): per me valgono ancora come uno dei ricordi della mia giovinezza... qui sotto te ne posto tre.1 punto
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sono un ex collezionista di autografi, lettere dal fronte e foto di D'Annunzio. quindi mi ha fatto molto piacere vedere questa carrellata. sono tue foto ? di Fiume deve essermi rimasta la sua carta assorbente piena di scritte al contrario.1 punto
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Questa è la foto che scattai al dritto della mia sapphire appena arrivata . Si puó ben notare la particolarità della finitura.1 punto
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Secondo me sostituirla sarebbe la cosa migliore . In FDC si trovano anche per 25-30€ se non di più (magari con certificato di autenticità), basta solo saper cercarle .1 punto
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Sono d'accordo. Quest'anno ho acquisito a marzo la sovrana con lo stemmino dei 200 anni, convinto che fosse quella "di serie" per il 2017, anche perchè pagata come sovrana "di serie", cioè senza sovrapprezzi particolari. Tutte queste ulteriori emissioni, ufficiali e non, non mi interessano più, salvo reperire un esemplare al prezzo della sovrana "di serie" (ma ne dubito, specialmente nell'immediato). E' un vero peccato che anche la Royal Mint stia diventando una zecca puramente commerciale. A quando le sovrane con gli smalti o con i brillanti incastonati? Se Enzo si ritiene vecchio, io mi dovrei sentire "nuragico"...., ma trovo che le Sue considerazioni sul "tradimento" della tradizione siano completamente condivisibili. Tuttavia, il mercato sembra apprezzare la "paccottiglia" e dunque, se fossimo li a dirigere la R.M., probabilmente dovremmo addirittura insistere su questa strada, poco tradizionale ma, a quanto pare, molto redditizia. M.1 punto
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Altra monetina di cui vado molto fiero: Paolo V (1605 - 1621) grosso con stemma / S. Paolo; senza indicazione dell'anno di pontificato: Perché ne vado fiero? Guardate la conservazione dell'esemplare illustrato sul Muntoni: Evidentemente non ne aveva trovato uno migliore...1 punto
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Magnus Maximus AR Siliqua. Mediolanum, circa AD 387-388. D N MAG MAXIMVS P F AVG, pearl-diademed, draped and cuirassed bust right / VIRTVS ROMANORVM, Roma enthroned facing, head left, holding globe and reversed spear; MDPS in exergue. RIC 19a; RSC 20c. 1.53g, 17mm, 6h.1 punto
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Eugenius (A.D. 392-394), Silver Siliqua. Mint of Mediolanum, struck A.D. 393-4. D N EVGENIVS P F AVG, pearl-diademed, draped and cuirassed bust facing right, rev VIRTVS ROMANORVM, Roma seated left on a cuirass, holding Victory on a globe and a spear, MDPS in exergue, 1.50g., 6h (RIC 32c; C 14; RCV 20689).1 punto
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Valentinian II. 383-388 AD. Mediolanum (Milan). AR Siliqua. 1,35 gr. - 17,4 mm. O:\ DN VALENTINIANVS PF AVG, pearl diademed, draped, cuirassed bust right. R:\ VOT X MVLT XX within wreath. Mintmark MDPS. XF. Toned. Rare. RIC 14a1 punto
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A volte serve anche ricordare e rivivere anche tramite immagine quello che fu Milano, è un fatto di identità storica, certamente i miei nonni videro una Milano così, come la vedo io ogni giorno rientrando in casa all'ingresso appesa a un muro, è passato un secolo eppure la città d'acqua, i barconi, le chiuse in pieno centro erano estremamente affascinanti. Nella fotografia d'epoca, circa del 1915, abbiamo in Via Senato l'apertura delle chiuse a un grosso barcone : doveva essere comunque sempre intrigante questo passaggio e questa operazione visto il numero di spettatori e curiosi affacciati....1 punto
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Da cellulare (moneta più piccola) , ritengo si potrebbe aggiungere un più, ossia definire la moneta un bb+. I motivi sono quelli già citati. Sembrerebbe che la moneta nel corso della sua vita sia stata pulita impropriamente.1 punto
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Complimenti per questa moneta difficile a trovare in ottime condizioni Ma penso che l'indizio di rarità R8 del MIR deve essere rivisto1 punto
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Caro @Legio II Italica, Un'altra interessante discussione. Io su Santa Monica posso solo dire, come già si intuisce dal tuo post, che fu molto importante per la vita di Sant'Agostino e mi limito ad allegare alcuni link che riportano testimonianze scritte. Episodio di Agostino che diventa monaco, come si vede dalla miniatura del manoscritto "Vita Sancti Augustini imaginibus adornata" e come riportato nelle "Confessiones" la madre è accanto al figlio. http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/cicli/quattrocento/boston/41_servitore.html Testo latino "Vita Beati Augustini Hipponensis Episcopi" di Philippus Harvengius. http://www.documentacatholicaomnia.eu/04z/z_1100-1183__Philippus_Harvengius_(Ab_Herveng)__Vita_Beati_Augustini_Hipponensis_Episcopi__MLT.pdf.html http://www.documentacatholicaomnia.eu/02m/1100-1183,_Philippus_Harvengius_(Ab_Herveng),_Vita_Beati_Augustini_Hipponensis_Episcopi,_MLT.pdf Il sogno di Monica dalle "Confessiones IX 11.19-20". http://www.augustinus.it/italiano/confessioni/index2.htm http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/cicli/settecento/lima/sogno.html A presto, Alb1231 punto
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in questa giungla di supercazzole ed operazioni commerciali discutibili, sono sempre più contento della scelta fatta a fine 2016 prendere la 2017 bullion (scudetto) e proof. lasciar perdere le emissioni speciali BU si tratta di scelte ovviamente, il portafogli non è in grado di sostenere questa deriva pazza presa dalla royal mint (4 emissioni in un anno, è roba da matti) ma devo essere sincero, anche ad aver avuto un portafoglio a fisarmonica non avrei mai comprato (a fini collezionistici, quelli speculativi sono altra cosa evidentemente) le due emissioni speciali con finitura BU. Sicuramente belle, raffinate e pregiate, ma sempre più lontane dalla mia filosofia di collezionista di sovrane.1 punto
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Non sono le schede del Bernardi , ma mie (per un libro, forse , di prossima pubblicazione). Catalogazione: B. = Giulio Bernardi "il duecento a Trieste, le monete"; P.= Riccardo Paolucci "corpus nummorum tergestinorum"1 punto
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Ma Leonardo fu un po' di tutto, ricordiamo anche il Codice Atlantico conservato all'Ambrosiana1 punto
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Questa mi era sconosciuta.. Da Wikipedia. Nonostante il padre legittimo fosse Pietro Manzoni, è molto probabile che il padre naturale di Alessandro fosse un amante di Giulia, Giovanni Verri (fratello minore di Alessandro e Pietro Verri)[11][13]. Con Giovanni, uomo attraente e libertino, ella aveva avviato una relazione già nel 1780, proseguendola anche dopo il matrimonio[13][14]. Dalle parole del Tommaseo pare evincersi come Verri fosse il vero padre dello scrittore, e come questi ne fosse pienamente a conoscenza: «Anco di Pietro Verri [Manzoni] ragiona con riverenza, tanto più ch'egli sa, e sua madre non glielo dissimulava, d'essere nepote di lui, cioè figliuolo d'un suo fratello»[15].1 punto
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Buonasera a tutti, ottime foto e bellissime monete. Ora vi posto un grosso agontano con San Ciriaco, mitrato, con barba e nimbo, di fronte in piedi, benedicente e con pastorale. Moneta classificata non comune1 punto
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TERZA (e ultima) PARTE Finita la guerra e con un diploma in Ragioneria pensò di poter cercare lavoro in una città ridotta ad un cumulo di macerie. Ma qui ebbe la sorpresa di sapere che, essendo stato "volontario" della Repubblica di Salò, non poteva accedere al pubblico impiego in quanto "non degno". Lamentatosi un giorno della faccenda con un "camerata" con cui aveva diviso i giorni al Comando Graziani, si sentì offrire da quest'ultimo (cosa ch'egli s'era prontamente procurata insieme a tanti altri, anche questo credo che sia possibile solo nel Bel Paese), la possibilità di ottenere la "patente di partigiano". In un sussulto d'orgoglio declinò l'offerta e finalmente trovò impiego in un'aziendina privata. Con i primi soldi poté anche pensare d'iscriversi all'università. Nel frattempo, nonostante si portasse dietro la croce di "volontario della parte sbagliata", le sue idee stavano rapidamente virando a sinistra. Vuoi perché sua madre era da sempre stata socialista (memore del padre - il nonno materno del nostro - che lavorava in fabbrica 14 ore al giorno e, per mesi, il giorno non lo vedeva neppure...), vuoi per le notizie sugli orrori dei nazifascisti dai campi di sterminio agli eccidi che venivano finalmente rivelati, vuoi perché i vincitori non avevano interesse a parlare delle foibe e delle vendette anche su innocenti, vuoi perché gli "alleati" anglo-americani erano quelli che avevano bombardato a tappeto la sua bella città non risparmiando né scuole (mi inchino qui a ricordarne una: la "strage di Gorla" del 20 ottobre 1944) né chiese, venne conosciuto alla Bocconi (l'ateneo cui s'era iscritto) come "il Comunista". 20 ottobre 1944: la scuola sventrata di Gorla (quartiere di Milano) ed il monumento-ossario che ricorda le vittime. Nel 1948 Jan Masaryk fu vittima della "quarta defenestrazione di Praga" e la Cecoslovacchia, nazione destinata ad essere neutrale come l'Austria, passò nell'orbita sovietica. Nel 1953 la Corea del Nord arrivò sino a Seul e ci vollero MacArthur e le "forze ONU" per ripristinare la linea di confine. Ma fu l'invasione dell'Ungheria coi carri armati sovietici nel 1956 a demolire definitivamente il credo comunista del nostro. Cominciò così un lento spostamento attraverso i partiti del cosiddetto "arco costituzionale". Verso la metà degli anni settanta era divenuto un assiduo lettore di Indro Montanelli... ...e qui è rimasto un ultimo aneddoto: il vicino di casa, borghese benestante che s'era presentato come capolista di Democrazia Proletaria (l'abito non fa il monaco...) durante le elezioni di quel periodo, dovette subire una perquisizione da parte della Digos per una bomba piazzata (esplosa-non esplosa non ricordo) in una sede della Democrazia Cristiana lì nei pressi. Il tizio, più che pericoloso, era un mentecatto della più bell'acqua, ma i tempi erano oscuri ed ogni sospetto andava controllato. Sicuramente gli investigatori ebbero il loro daffare a capire come conciliasse la fede di partito con un ammasso di copie de "il Giornale" con cui era letteralmente ricoperta la cantina. Avendo delle infiltrazioni d'acqua nel sotterraneo, il nostro gli aveva passato tutta la sua scorta di carta: principalmente il quotidiano cui era abbonato...1 punto
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Ciao Simone. Ti assicuro che ci sono C.T.U. (ma anche Interpreti e Traduttori) che lavorano per Tribunali e Procure e che non hanno la partita IVA. L'iscrizione alla C.C.I.A.A. è considerata (generalmente) un presupposto per l'iscrizione al Registro dei Periti ed Esperti dei Tribunali e per questo tipo di specialità (così come per altre...vedi ad esempio la grafologia) non è richiesta necessariamente la titolarità di partita iva. Si parte dalla considerazione che se un soggetto ha ottenuto, attraverso un esame, l'iscrizione alla C.C.I.A.A., egli abbia i requisiti professionali per coadiuvare il Giudice o il Procuratore nelle valutazioni di tipo tecnico. In linea di principio il ragionamento è giusto, se il Sistema rispetta le regole che esso stesso si è imposto. In realtà, in alcuni luoghi, vuoi per la mancanza di esaminatori locali, vuoi per altre considerazioni, l'iscrizione per talune specialità si ottiene senza sostenere alcun esame, ma solo sulla base dei titoli esibiti. Il discorso dei titoli e delle referenze può essere molto discutibile, dal momento che non è tanto e solo un problema di valutare la qualità dei primi e delle seconde, ma piuttosto quello che chi è proposto ad operare queste valutazione con capisce nulla di numismatica e quindi la valutazione dei titoli e delle referenze è rimessa a chi è totalmente digiuno della materia. Non sarà certamente il caso del nostro amico Theodor Mommsen, che soltanto per il nick che si è scelto sul Forum metterebbe in soggezione chiunque.... La questione, come si vede, si può prestare più che ad abusi (che sono comunque possibili) a favorire iscrizioni di Periti numismatici con preparazione diversissima da un luogo all'altro. Non dimentichiamoci poi che in altre sedi, invece, gli esami vengono realmente svolti e talvolta anche con una certa severità. Quindi si pone anche un problema di disparità di trattamento tra Camere di Commercio, alcune delle quali sottopongono ad esame l'aspirante Perito mentre altre si accontentano dei titoli e delle referenze. Tutto ciò, comunque, è - come al solito - molto "italico". Quindi non mi stupisce più di tanto. Saluti. M.1 punto
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Riprendo questa discussione dedicata alle monete di Cirene che raffiguravano il Silfio, una pianta della famiglia delle Apiaceae, per segnalare la comparsa in Sardegna di un'altra pianta appartenente a quella famiglia che potrebbe portare alla cecità....! INCOLLO QUI LA NOTIZIA: In alcuni giardini e parchi della provincia di Sassari, in Sardegna, è stata avvistata la Pànace di Mantegazza, una pianta tossica e invasiva della famiglia delle Apiaceae, originaria del Caucaso (Russia). La notizia è stata data da varie testate dell’Isola, tra cui La Nuova Sardegna. La Pànace di Mantegazza è una specie dannosa che si diffonde velocemente. La sua pericolosità, come si apprende da Wikipedia, è legata soprattutto alla tossicità cutanea e oculare della sua linfa che si verifica con la fotoesposizione e alla capacità di minacciare la biodiversità, provocando il deperimento e la distruzione della vegetazione indigena. La pianta è molto pericolosa per l’uomo e per gli animali: al tatto, in presenza o in seguita a radiazione solare diretta o raggi UV, provoca gravi infiammazioni della pelle con estese lesioni bollose che possono lasciare cicatrici permanenti. Infine, piccole quantità di linfa negli occhi possono causare cecità temporanea o anche permanente. http://www.restoalsud.it/2017/06/allarme-sardegna-pianta/1 punto
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Direi che il programma è anche più interessante del solito. Il sabato mattina potremo ascoltare uno dei pochi parlamentari che si interessino delle nostre problematiche. Anche gli argomenti delle conferenze domenicali paiono interessanti. Bene bene; sono contento che la città ospiti eventi sempre più affascinanti. Sono convinto che Torino potrebbe dare tanto alla divulgazione se i collezionisti più navigati volessero aprirsi sempre di più alle nuove generazioni. Ad esempio impazzisco perché non riesco a vedere la zecca. Spero che prima o poi si riesca ad organizzare una gita "lamonetiana". Buona giornata1 punto
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porto un parere e una vicenda personale a supporto. personalmente sono un amante del cartaceo, ma i tempi progrediscono, e il cartaceo non sempre riesce a rispondere alle esigenze del mondo in evoluzione, così accade che ottimi articoli, con ottimi contenuti, siano pubblicati solo online... il mio esempio è emblematico quando decisi di lavorare sul "Sirmium Group", pensai... " se ne faccio un libro, in Italia lo compreranno in 15" ... ed è così, spesso le "nicchie" finiscono per massacrare il povero editore che investe per un mercato minimo... decisi allora di fare un lavoro interamente libero su academia. da gennaio 2016 ad oggi ho avuto circa 400 contatti su quel "paper", i quali mi hanno portato a collaborare con il museo nazionale di Budapest e con l'università di Varsavia. è un testo stampato NO è un testo scritto con cura .... probabilmente si, visti i risultati... merita una citazione... a mio avviso SI ho fatto l'esempio su di me perché mi era molto facile, ancora oggi ne sono stupito, MA questo vale per un'infinità di testi, quindi per come la vedo io, SI vanno inseriti, e SI nel medesimo elenco ma con una specifica dicitura.... è un punto di vista, ma accetto le Vs critiche1 punto
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Proverbi o massime AERVGO ANIMI CVRA PECVLII, “l’amore del denaro (è) la ruggine dell’anima”. Non usa mezze misure papa Clemente XI (1700-1721), al secolo Giovanni Francesco Albani, quando fa imprimere questa legenda, ispirata ad un versetto (330) dell’Ars Poetica di Orazio, su un mezzo scudo d’argento (nota 10). Benedetto Odescalchi, invece, divenuto il 240° papa col nome di Innocenzo XI (1676-1689), sceglie il metallo più prezioso per far scrivere a chiare lettere dai suoi zecchieri su una doppia d’oro che QVI CONFIDIT IN DIVITIIS CORRVET, “chi confida nelle ricchezze andrà in rovina”. Concetto ribadito su un’altra doppia emessa a nome dello stesso pontefice sulla quale si può leggere MVLTOS PERDIDIT AVRVM, “l’oro ha mandato molti in rovina”, così come sul testone del già citato Clemente XI, sul quale la dicitura è MVLTOS PERDIDIT ARGENTVM (ove quest’ultimo vocabolo, oltre a riferirsi al metallo della moneta specifica, può essere tradotto anche semplicemente come denaro). In definitiva si potrebbe dire che FERRO NOCENTIVS AVRVM, “l’oro (è) più dannoso del ferro”, come sosteneva già Ovidio nelle Metamorfosi (1, 141) e come, evidentemente, pensava anche Clemente XI che fa imprimere tali parole sia su uno scudo d’oro che sul suo multiplo da due. Fig. 3: Roma, Clemente XI (1700-1721), Scudo d’oro A. XII. Al R/: FERRO NOCENTIVS AVRVM, in quattro righe (Da internet: rhinocoins). Sembra quasi che i due pontefici abbiano voluto fare a gara nel ricordare agli uomini i pericoli derivanti dal denaro, inteso come falso dio: così papa Albani ribadirà sull’oro (scudo) il versetto del Libro dei Proverbi (11,4) che recita DIVITIAE NON PRODERVNT, “le ricchezze non gioveranno”, che papa Odescalchi aveva già utilizzato su uno scudo d’argento con maggiore precisione: NON PRODERVNT IN DIE VLTIONIS, vale a dire “non gioveranno nel giorno del giudizio”. Fig. 4: Roma, Innocenzo XI (1676-1689), Scudo d’argento. Al R/: NON PRODERVNT IN DIE VLTIONIS, in quattro righe. Ex Asta Nomisma 39, 2009, lotto n. 2520. Infatti QVI AVRVM DILIGIT NON IVSTIFICABITVR, “chi ama l’oro non sarà giustificato”; questo è quello che Clemente XI fa imprimere ancora sull’oro (doppia). Il perché lo ricorda Antonio Pignatelli di Spinazzola, divenuto papa col nome di Innocenzo XII (1691-1700); questo pontefice pio e benevolo, che sarà ricordato anche per la sua forte presa di posizione contro il nepotismo nella Chiesa e per aver affermato “i poveri sono i miei nipoti”, prese in prestito dal Libro della Sapienza (7, 9) le parole che si possono leggere su un suo testone: TAMQVUAM LVTVM AESTIMABITVR (nota 11), (il denaro) “sarà valutato come fango” (nota 12). Le conclusioni di questa ‘catechesi’ impartita da ben suoi tre predecessori saranno poi tratte qualche anno più tardi da Lorenzo Corsini, papa Clemente XII (1730-1740), che su un grosso farà osservare ai fedeli che quelli che accumulano denaro sono IMPLETI ILLVSIONIBVS, “pieni di illusioni” (nota 13), su un’altra moneta col medesimo nominale ricorderà che il denaro, se non impiegato cristianamente, VANVM EST VOBIS, “è cosa vana per voi”. Fig. 5: Roma, Clemente XII (1730-1740), Grosso 1739. Al R/: IMPLETI ILLVSIONIBVS, in quattro righe con la data. Ex Asta Artemide XXV, 2009, lotto n. 1873. Del resto già i due papi che lo avevano preceduto dopo la morte del suo omonimo avevano in qualche misura espresso quest’ultimo concetto: Innocenzo XIII (Michelangelo Conti, 1721-1724), infatti, aveva fatto osservare con un mezzo grosso che il denaro SATIS AD NOCENDVM, “basta per nuocere”( nota 14); Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730), a sua volta, aveva scelto il grosso per ribadire che (il denaro) IVVAT ET NOCET, “giova e nuoce”, a seconda, evidentemente, dell’uso che se ne fa. Fig. 6: Roma, Benedetto XIII (1724-1730), Grosso. Al R/: IVVAT ET NOCET, in tre righe. Ex Asta Negrini 31, 2010, lotto n. 1749. Cosa fare, allora, della propria ricchezza? Lo si vedrà meglio nella parte della trattazione riservata a quelle legende che sono state classificate come ammonimenti e raccomandazioni oppure come incitamenti alla carità. Qui si può invece dire cosa non fare del denaro, almeno secondo l’insegnamento lasciato dai pontefici sulle monete. Di sicuro non è il caso di pensare soltanto ad accumularlo, o perché poi ne godranno altri, oppure perché farà una fine diversa da quella auspicata: è Innocenzo XIII, infatti, che su un giulio fa imprimere QVI ACERVAT ALIIS CONGREGAT, “chi accumula ammucchia per gli altri”, mentre Clemente XI lascia detto su un mezzo grosso CONSERVATAE PEREVNT, ossia “conservate (le ricchezze) vanno in fumo”. Né va dimenticato che una gran bella moneta fatta coniare tempo prima da Fabio Chigi, una volta divenuto papa col nome di Alessandro VII (1655-1667), aveva già avvertito, non soltanto a parole, ma anche con l’immagine presente nel campo, della circostanza che la quantità di preoccupazioni è proporzionale a quella del denaro. Su un giulio, infatti, attorno alla rappresentazione di un tavolo sul quale sono ammucchiate delle monete, si può leggere il verso tratto dalle Odi di Orazio (3, 16,17) che recita: CRESCENTEM SEQVITVR CVRA PECVNIAM, “l’affanno segue l’aumento del denaro”. Fig. 7: Roma, Alessandro VII (1655-1667), Giulio. Al R/: CRESCENTEM SEQVITVR CVRA PECVNIAM, attorno a un tavolo, drappeggiato, con monete. Ex Asta Nomisma 38, 2009, lotto n. 1325. Mai prestare denaro con un tasso di interesse eccessivo! E’ Clemente XI, con una doppia d’oro, a riprendere un concetto già espresso in proposito da papa Leone I Magno (440-461) (nota 15): FOENVS PECVNIAE FVNVS EST ANIMAE, “l’usura è la morte dell’anima” . Tanto meno pare opportuno lasciarsi sopraffare da atteggiamenti quali la cupidigia o l’avarizia. La prima, infatti, è definita da Innocenzo XI, non a caso su un pezzo dal gran valore intrinseco (una quadrupla d’oro), e sulla scorta della Prima Lettera a Timoteo (6, 10), come RADIX OMNIVM MALORVM, “radice di tutti i mali”. Alla seconda sono dedicate numerose emissioni, proprio per sottolinearne la lontananza dalla morale cristiana; così, seguendo la successione cronologica dei papi, si possono ricavare diverse sentenze in proposito: Innocenzo XI fa apporre su un mezzo scudo la legenda AVARVS NON IMPLEBITVR, “l’avaro non sarà (mai) saziato” (dal denaro), mentre affida ad una doppia, dunque al metallo più pregiato, il messaggio NIHIL AVARO SCELESTIVS, “niente (è) più scellerato dell’avaro”. Fig. 8: Roma, Innocenzo XI (1676-1689), Mezzo Scudo A. VII. Al R/: AVARVS NON IMPLEBITVR, in tre righe. Ex Asta Künker 165, 2010, lotto n. 600. Clemente XI, questa volta dalla zecca di Ferrara, dedica due coniazioni al tema in esame; la dicitura SCELERVM MATER AVARITIA, “l’avarizia (è) madre di delitti”, ispira quasi ribrezzo in chi la legge su un testone, mentre un sentimento di commiserazione si può forse provare meditando sulle parole QVIS PAVPER? AVARVS, “chi è povero? l’avaro”, impresse su un analogo nominale, con tanto di punto interrogativo. Fig. 9 e 10, nell’ordine: Ferrara, Clemente XI (1700-1721), Testone 1717. Al R/: QVIS PAVPER? AVARVS, in quattro righe con la data; Testone 1717. Al R/: SCELERVM MATER AVARITIA, in quattro righe con la data. Ex Asta Nomisma 39, 2009, lotti 2557 e 2558. Innocenzo XIII, infine, ribadisce una sorta di senso di pena per chi si fa soggiogare da questa condotta perché, come riportato su un testone, NVLLVS ARGENTO COLOR EST AVARIS, “il denaro non ha luce per gli avari”, dato che lo tengono sempre nascosto. Volendo tirare le fila del discorso sin qui seguito, si potrebbe dire con due monete di Clemente XI – un testone e un giulio, rispettivamente – che il denaro, a seconda del rapporto che si instaura con esso, IMPERAT AVT SERVIT, “comanda o serve”, e che PRVDENTIA PRETIOSIOR EST ARGENTO, “la saggezza è più preziosa”. Fig. 11 e 12, nell’ordine: Roma, Clemente XI (1700-1721), Testone 1702. Al R/: tavolo con sacchetti di monete; intorno IMPERAT AVT SERVIT e la data. Da Internet (Rhinocoins); Giulio. Al R:/ PRVDENTIA PRETIOSIOR EST ARGENTO, in quattro righe. Ex Asta Negrini 31, 2010, lotto n. 1746. Ciò è talmente vero che, come ricorda Innocenzo XI sia su un grosso che sulla sua metà, la saggezza non è un bene acquistabile col denaro; la legenda QVID PRODEST STVLTO, “che giova allo stolto”, richiama infatti un passo del Libro dei Proverbi (17, 16) nel quale si legge: quid prodest stulto habere divitias, cum sapientiam edere non possit? E cioè: “che giova allo stolto avere ricchezze, dal momento che non può comprare la saggezza”? La conclusione, a questo punto, la si può ricavare da un testone del medesimo papa che, parafrasando una frase di Gesù ricordata negli Atti degli Apostoli (20, 35), riporta: MELIVS EST DARE QVAM ACCIPERE, “è meglio dare che ricevere”. Fig. 13: Roma, Innocenzo XI (1676-1689), Testone 1686. Al R/: MELIVS EST DARE QVAM ACCIPERE, in cinque righe con la data. Ex Asta Nomisma 39, 2009, lotto n. 2522. Note: 10 - Si approfitta di questa nota per dar conto al lettore di alcune avvertenze: i nomi attribuiti alle varie monete citate nel presente lavoro sono quelli per esse adoperati da Mario Traina nel volume Il Linguaggio delle monete; in alcuni casi, come correttamente lo stesso Autore di volta in volta indica, essi differiscono da quelli utilizzati da altri (es. Muntoni); lo stesso discorso vale per le traduzioni in italiano e per quelle che vengono indicate come fonti alle quali le legende si ispirano. A titolo di esempio, per il Muntoni, la moneta con la legenda AERVGO ANIMI… è una mezza piastra e si cita come fonte San Giovanni Crisostomo. Cfr. Muntoni 1972-1974, vol. IV, p. 295. 11 - Nel presente articolo le legende sono presentate nella oro forma completa e corretta con l’avvertenza che sulle monete esse potevano apparire in realtà variamente abbreviate o con diverse grafie. Nel caso di specie la moneta in questione presenta la parola TANQVAM (per TAMQVAM). 12 - Su uno scudo d’oro di Clemente XII si legge: DE LVTO FAECIS, “dal fango della feccia”; la legenda, tratta dal Salmo 39, sottintende “il Signore mi ha liberato” e, per Traina, è riferita appunto all’oro. Cfr. Traina 2006, cit., p. 85. 13 - Traina ricorda come la fonte biblica (Salmi 37,8: Lumbi mei impleti sunt illusionibus) sia di incerta interpretazione, tanto che la legenda presente sulla moneta viene tradotta in vari modi come, per esempio, “pieni di fiamme” o “pieni di ignominie”. Cfr. Traina 2006, cit., p. 198. 14 - Secondo alcuni, la legenda va interpretata nel senso che anche una piccola moneta, come appunto il mezzo grosso in questione, “basta a far male”. Cfr. Monti 1883, III, p. 181. Ciò a conferma di quanto già presente su altre monete di pontefici precedenti: tanto Innocenzo XI sul grosso e sulla sua metà, che Clemente XI sul mezzo grosso, avevano fatto scrivere NOCET MINVS, “fa meno danni”. L’Autore sostiene che “potendosi con il denaro commettere molto di male, esso nuoce meno quando la moneta è piccina, come appunto le monetuzze su cui è impressa questa sentenza, che furono sempre di modesto valore” (cfr. p. 175). 15 - Dottore della Chiesa. La citazione completa è in Traina 2006, cit., p. 168. segue... P.S.: continuerò più tardi col secondo argomento "ammonimenti o raccomandazioni) ... adesso la famiglia chiama1 punto
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