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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/19/17 in Risposte

  1. Anch' io mi sono laureato in storia, e anch' io ho seguito il tuo stesso percorso, facendone il mio lavoro. Siamo dunque colleghi, e forse grazie a questo riusciremo a capirci un po' meglio di quanto non è successo nei precedenti post ;-) . Sono perfettamente consapevole che i giudizi (etici, o di qualsiasi altra natura) vadano tenuti fuori dall'analisi storica, e debbano eventualmente seguire un percorso, per così dire, "parallelo" (è illusorio immaginare un'indagine storica perfettamente asettica, ma è doveroso per lo storico il serio ed onesto tentativo di perseguirla). Tornando alla questione in oggetto: non mi pare di aver dato dello sciocco a nessuno, né è mia intenzione ergermi a tutore storico di nessuno. Non ne avrei lo spessore culturale e neppure la pretesa, avendo ben appreso, in lunghi mesi di lettura dei post di questo forum, l'alto livello medio di preparazione storica. Tuttavia, e perdonami se te lo dico, escludere qualsiasi responsabilità di Vittorio Emanuele III in merito alla presa del potere di Mussolini rappresenta una deviazione dal fatto storico che è francamente inaccettabile da sostenere, e tu come storico dovresti esserne consapevole più di altri. Quando Facta si presentò dal Re chiedendogli di firmare lo stato d'assedio, il Re rifiutò con la motivazione che temeva per la fedeltà delle forze armate. Questo è il fatto storico. Indagini successive hanno appurato che i timori del Re erano infondati, e che le forze armate avrebbero risposto pressoché compattamente ad un suo ordine di spazzare via i fascisti. Probabilmente il Re ne era consapevole anche in quei momenti, ma visto che c'è un "probabilmente" di mezzo ipotizziamo che i timori del Re fossero sinceri. Ti sembra che ciò lo sollevi da responsabilità? Non puoi sostenerlo sulla base delle evidenze storiche. Se il Re avesse firmato lo stato d'assedio e l'esercito gli si fosse rivoltato contro, passando in massa dalla parte di Mussolini, allora avremmo potuto dire che, almeno limitatamente ai fatti di fine ottobre, il Re non aveva responsabilità perché aveva fatto quanto in suo potere per evitare l'ascesa di Mussolini. Invece, come sappiamo, lo accolse come un politico qualunque e gli conferì l'incarico di formare un nuovo governo, pur essendo lui il leader di un partito di minoranza (allora lo Statuto lo permetteva, ma ciò forzava una prassi parlamentare consolidata). Questi sono i fatti, e valgono sia che tu ti chiami Gallienus, Sabbatucci o Emilio Gentile! A scanso di equivoci, ciò non toglie che si possa essere tranquillamente d'accordo sul rientro della salma (a me personalmente la cosa non suscita alcuna emozione, e non posso dirmi contrario), né che qualcuno possa considerare Vittorio Emanuele III un grande re (io non sono tra quelli, e francamente aver donato la sua collezione allo Stato mi pare un ben magro risarcimento per le sofferenze che ha arrecato a tanti italiani con la sua condotta), ma qui siamo, appunto, sul terreno dei giudizi, aperto a qualsiasi istanza. I fatti invece no, quelli non si piegano, e certificano in maniera inequivocabile il ruolo del Re nell'ascesa di Mussolini.
    5 punti
  2. Intanto vediamo un po' la location dell'evento, la Sala Duomo al 1° piano dell'Hotel De La Ville, Via Hoepli 6, Milano, fermata MM1 San Babila o Duomo. Verrà allestita per conferenze con 80 posti a sedere.
    4 punti
  3. Un' altra piccolina nel mio monetiere. AUGUSTUS. 27 BC-14 AD. AR Denarius (18mm, 3.73 gm, 5h). Spanish mint (Colonia Patricia?). Struck 19 BC. CAESAR AVGVSTVS, bare head right / SIGNIS S P Q R RECEPTIS around shield inscribed CL·V; flanked by aquila and standard. RIC I 86a; BMCRE 417; RSC 265. La zecca di Colonia Patricia (attuale Cordoba) emise nel 19 a. C. degli aurei e dei denari con al rovescio la legenda SIGNIS RECEPTIS S P Q R, nel campo monetale è raffigurato uno scudo con al centro CL V e ai lati un’insegna militare ed un’aquila romana. Lo scudo al centro rappresenta il Clipeus Virtutis, lo scudo d’oro che fu posto nella Curia Iulia nel 27 a. C. accanto alla statua della Vittoria che ricordava la vittoriosa battaglia di Azio [8]. Proprio la vicinanza nella Curia con la statua della Vittoria portò il Clipeus Virtutis ad essere assimilato ad ogni vittoria che ottenne Augusto, diventando un simbolo della vocazione vittoriosa del princeps [9]; molto probabilmente fu questo il motivo che portò alla creazione del rovescio in questione su aurei e denari che raffigura lo scudo della Curia affiancato alle insegne militari. La legenda, inoltre, spiega inequivocabilmente la propaganda raffigurata: l’avvenuta restituzione delle insegne militari ad opera dei Parti; grazie alla presenza del clipeus augusteo il messaggio propagandistico che le monete trasmettevano era che la restituzione delle insegne rappresentava una vera vittoria di Roma sui Parti, anche se poi le vicende non andarono proprio così. (Cit) saluti Roberto
    3 punti
  4. Mi permetto sommessamente di ricordare di vedere in questo Network che ha una sua specifica ragione, e in particolare nella Piazzetta dove i temi dovrebbero essere comunque numismatici, più che gli aspetti storici che ci porterebbero inevitabilmente a opinioni divergenti, a vedere la figura e il quanto fatto in ambito numismatico, non è certamente poco sia la passione e l'impegno del Re, quanto abbiamo ancora oggi sia in termini collezionistici che di studio rappresentano ancor oggi la pietra miliare da cui partire per tutti.
    3 punti
  5. Posto anche il mio,3 cavalli Filippo iiii con acciarino, la data sembra 1626. Ciao.
    3 punti
  6. Domenica Gelata..Domenica Fortunata... Questa volta un giovanissimo dalla Liguria ci è venuto a trovare, insieme al suo incredibile entusiasmo ed interesse... Poi è stata la volta della consegna del Gazzettino per un amico Parigino e un'alto Di Valencia. E poi ancora divulgazione, iscrizioni, tondelli, e amicizia.. Insomma un Gazzettino che parla sempre più con "Europa"... Martín de Vos. Amberes (1532-1603). “Il rapimento di Europa”, 1590 circa, olio su rovere, 133,7 x 174,5, Museo delle Belle Arti di Bilbao
    3 punti
  7. Do anche il mio contributo a questo splendido periodo del vicereame... Filippo IV - Triplo Cavallo - 1646 - P.R. 124 MIR 276 - R4
    3 punti
  8. Un bel sesterzio in collezione. Da notare le contromarche al rovescio. Augustus. 27 BC-AD 14. Æ Sestertius (25.34 g, 2h). Rome mint. L. Naevius Surdinus, moneyer. Struck 15 BC. OB CIVIS SERVATOS around oak wreath between two laurel branches / L NAEVIVS SVRDINVS IIIVIR AAAFF around large S • C. RIC I 383 rarity: R. saluti Roberto
    2 punti
  9. Sono il nuovo proprietario di questa moneta
    2 punti
  10. In quel settembre del 1943, a Roma, ciascuno dimostrò quanto valesse. All’alba del 9 settembre Vittorio Emanuele, Badoglio e le massime autorità militari fuggono dalla città: l’esercito è senza istruzioni. Dalla mattina del 10 settembre, a Porta San Paolo, Granatieri di Sardegna, Carabinieri della legione territoriale di Roma, lanceri di Montebello, Genova Cavalleria, reparti della divisione Sassari, paracadutisti del 10° Arditi, sebbene allo sbando e senza ordini, aprono il fuoco contro i tedeschi che intendono entrare in città. Usano i mezzi pubblici per farne barricate. Soldati e ufficiali accanto a professori di storia dell’arte e fruttivendoli. Accorrono anche Sabato Martelli Castaldi e Roberto Lordi, entrambi generali di brigata aerea in congedo, che bersagliano i tedeschi con i loro fucili da caccia. Io li immagino quei due generali interrogarsi e rispondersi: “Prendiamo i nostri fucili e facciamo quello che dobbiamo fare” E’ tutto inutile e si sapeva. Cadono in quattrocento. Alle ore 17.00, i tedeschi prendono Porta San Paolo. Se proprio volessi portare un fiore sulla tomba di qualcuno, lo porterei su quelle dei due generali di brigata aerea. E non dovrei andare al Cimitero del Verano ma alle Fosse Ardeatine, perché sono sepolti lì.
    2 punti
  11. Este tipo lo publiqué en mi libro. Es un cavallo muy interesante!!!
    2 punti
  12. questa è una bella finezza... quindi siamo già sul FERRANDVS ma senza la T ... secondo le datazioni dovrebbe inserirsi all’incirca nel biennio 1486/1487 ...comunque nel breve periodo post-ribellione/pre-tramontano...
    2 punti
  13. Ottimo post @miza , molto chiaro e ben fatto. Sicuramente tornerà utile in futuro Trovo infatti che la monetazione moderna francese sia molto bella e varia visto che esistono anche molte particolarità interessanti come questa (a memoria ricordo anche quella del 50 Centimes 1965 con la scritta Repubblica Francese più grande e meno grande)... Diciamo che è molto simile a quella italiana come varietà (anche se pensiamo a tutti gli argenti) Peccato però che da quello che ho capito non riscontri molto successo nel nostro Paese. Saluti Simone
    2 punti
  14. @foglionco, mi fà piacere conoscere un altro "matto" che la pensa come me, come te colleziono anche massa e lunigiana ed ho seguito tutta l'asta nac assistendo a quella bellissima collezione andata quasi completamente invenduta; che dire, il mio pensiero è che una cosa quando è veramente rara non la trovi facilmente e visto che non tutti siamo Berlusconi dobbiamo esser contenti per quel che riusciamo ad ottenere, io sono molto contento di aver aggiunto ai miei "rottami" questa pezzettino di storia, quasi introvabile. Poi penso anche che le mode son passeggere, e se un giorno i miei figli vorranno vendere la mia collezione, se sapranno aspettare il momento giusto non saranno soldi spesi male, un giorno và di moda i pantaloni di lino e un altro giorno tutti vogliono i jeans strappati, la massa si sposta in gruppo, ma quelli che stanno meglio son quelli che se ne fregano delle mode e vanno dritti per la loro strada, se un paio di pantaloni son buoni e ci stò bene ... non li butto via, magari li porto al lavoro ma non li butto via!
    2 punti
  15. Continua la carrellata: Iperpero di Alessio I, Costantinopoli Ripostiglio di Blagoevgrad (Bulgaria) composto da 62 trachea 1/2 e 1/4 di siliqua, coniate a Roma da Teodorico per Anastasio (qui magari faccio felice @Poemenius? ) Ducato d'imitazione coniato in India tra il 1600 e il 1800 (parlando di India e di imitazioni, forse questa potrebbe interessare @Matteo91) Avrei voluto postare diverse altre immagini: mancano molti ripostigli, tutta la sezione papale e quella del Regno e altre curiosità. Purtroppo, per farlo, dovrei ridimensionare le immagini all'inverosimile e non avrebbe più senso mostrarvele.. spero comunque di aver fatto cosa gradita, prendete questa mancanza come spunto per visitare il museo
    2 punti
  16. Cari amici e appassionati di monete contemporanee estere, Solitamente, mi accontento di collezionare la tipologia, ma quando vengo a conoscenza che di una moneta esiste anche la variante mi diverto a darle la caccia. (rigorosamente in ciotola) Il 20 francs 1950, di varianti ne ha veramente tante. Questa moneta fa parte della monetazione della quarta Repubblica, periodo storico che va dal 1946-1958 Vi presento alcune di queste varianti che sono riuscito a trovare: Ecco le differenze: con 3 oppure con 4 piume
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  17. DE GREGE EPICURI Cari amici, segnaliamo con molto anticipo il nostro evento di febbraio, in modo che possiate segnarlo sulla agenda 2018. Martedì 13 febbraio 2018 alle 20.45, nella sede del CCNM (via Terraggio 1, Milano) Mario Ventrella ci parlerà di: "Il Ponte sul Danubio di Traiano: che sia un porto?" Ha già cercato di convincermi, ma per ora sono rimasto dubbioso. Ha comunque un po' di argomenti dalla sua parte...anche se lui stesso ammette che si tratta anzitutto di una provocazione. Ma ci sono altri ponti e altri porti, nella monetazione traianea? Certo, e alcuni decisamente rari, che speriamo di vedere durante la conferenza. Anzitutto c'è il "porto traianeo" di Ostia, di cui si è parlato diffusamente nel n. 91 di MONETE ANTICHE (genn.febbr.2017), con riproduzione di 28 sesterzi e di moltissimi dettagli. Rispetto al "Danubio" però è piuttosto diverso! E poi, del Ponte sul Danubio non residuano in parte i pilastri? Così almeno avevo letto; sono prossimi alle Porte di Ferro, credo. Comunque, non sarebbe una prova specifica. In ogni caso, Mario Ventrella (che già ci ha illustrato i sesterzi di Nerone) la prenderà larga, da altri sesterzi, altri monumenti, e penso anche dalla Colonna Traiana, che del resto compare su sesterzi e denarii. Insomma, vi consiglio di non mancare. Anche qui, si attendono punti di vista.
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  18. Salve la mia passione per le tre cinquine è ormai conosciuta. Vi presento i miei nuovo acquisti: -Leoncino rampante con sigle C (rovesciata)/FC tipo CNI vol XX 455 p.229 tav. IX n.4 non presenta però la C rovesciata -Cerchietto con sigle C (o G)/ FC CNI vol XX 458 p.230 a voi pareri e spunti.
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  19. Amalasunta , figlia del grande Re goto Teodorico , nacque a Ravenna , forse , nel 495 e venne assassinata nell’ Isola Martana , Lago di Bolsena , nel 535 ; alla morte del padre , avvenuta nel 526 , divenne regina del regno dell' Ostrogoti in Italia in quanto suo figlio maschio Atalarico , nipote eletto come successore di Teodorico , era ancora un fanciullo . Si e’ scritto molto su Amalasunta , sulla sua condotta filoromana accresciuta dal fatto di aver trasmesso al figlio Atalarico la sua linea politica considerando che un giorno sarebbe diventato Re dei Goti e dei Romani ; su Amalasunta tutti gli scritti convergono nell’ essere stata una grande donna , degna figlia del padre Teodorico , la quale tento’ di proseguire la politica paterna affinche’ Goti e Romani vivessero in pace con pari diritti e doveri , ma da entrambe le parti , gota e romana , retaggi di secoli di guerre cruente tra il mondo latino e quello germanico non permisero la pacifica fusione tra i due popoli , che da parte Latina sarebbe stata comunque numericamente , enormemente preponderante rispetto ai Goti , questa unione avrebbe portato alla creazione di una nuova e forte Italia , cosi’ il progetto tanto appassionatamente e faticosamente intrapreso da Teodorico e Amalasunta , cadde per sempre ; non di minore peso , sul fallimento dell’ unione goto romana , intervennero anche fattori religiosi , infatti in questo campo influi’ molto la Chiesa romana in quanto i Goti erano Ariani e questo non era visto di buon occhio dalla Cattolica Roma ; anche Giustiniano , reggente cristiano dell’ Impero Romano d’ Oriente , in costante contatto con il Senato e la Chiesa di Roma , cercava un pretesto per intervenire militarmente in Italia , per riportarla sotto l’ Impero , pretesto che trovo’ anche a causa dell’ avvenuto assassinio di Amalasunta , ritenuta dal suo popolo o da parte di esso , troppo filoromana . Il seguito della morte di Amalasunta e’ un' altra storia . Ora piu’ che tante parole , conta quello che scrisse uno storico e soldato , contemporaneo testimone diretto dei fatti , Procopio di Cesarea , al quale rimando , spero senza annoiarvi , i Tomi : II , III e IV del Libro Primo , de : “La guerra gotica” , Tomi che trattano la parte finale della vita da Regina , di Amalasunta . Per mia facilita’ , perche’ altrimenti troppo lunghi , riporto fotograficamente i Tomi trattati , avendo voi , in caso di necessita’ di migliore lettura , la possibilita’ di ingrandirli tramite "immagini" . Allego inoltre un bel link , nel quale insieme ad un po’ di Storia del personaggio , troverete anche alcune leggende locali di Bolsena , nate postume intorno alla figura di Amalasunta : https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiMv6jTk4zYAhVD-qQKHWatBMUQFggzMAE&url=http%3A%2F%2Fwww.meteomarta.altervista.org%2Fportale%2Fla-storia-della-regina-amalasunta&usg=AOvVaw1fNEMUTOous9kUvWhnNMNc
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  20. no, Ferdinando I , non presenta la T ma il " monogramma " che identifica lo zecchiere, alcuni lo attribuiscono a Tramontano
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  21. Commento superficiale e affrettato.Nel 1915-18 rappresentò al fronte l'unità nazionale.E tenne unito l'esercito.Senza di lui avremmo perso la guerra e gli Austroungarici avrebbero dato man forte ai tedeschi in Francia...
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  22. Si notano, una M e una R, saggi nummulari ? Ciao Roberto
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  23. Quella del sacchetto di tela proprio non me l'aspettavo, sembra uscito da un film d'epoca in cui veniva legato in vita...molto bello
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  24. OK.....nessuno compra dalla Polonia
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  25. Il tuo dovrebbe aprirsi verso l'alto così:
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  26. Eccone ancora qualcuno. In genere erano vittoriani. Ce ne sono anche in oro massiccio .....
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  27. Si, "potrebbe" essere, per quel che vale dirlo, per evitare sorprese bisogna sempre visionare sia il fronte che il retro per una giusta valutazione.
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  28. Questi portamonete metallici con inserimento ed espulsione a molla delle monete erano di moda in Inghilterra e in Francia verso la fine del 1700-e i primi del 1800. Ho tenuto la documentazione di un articolo del genere comparso in un’asta di alcuni anni fa, precisamente un portamonete inglese di nichel (40 x 45 mm) per i pezzi da 1 scellino, 6 pence e 3 pence. Alcuni portamonete erano multiuso in quanto potevano contenere anche francobolli ed essere pure usati come portafiammiferi. Inoltre avevano una zigrinatura per accendere i fiammiferi e un comparto ove inserire lo scovolino per pulire la pipa. Un anello permetteva l’attacco del portamonete a una catena.
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  29. Concordo in pieno con chi mi ha preceduto, le monete quando piacciono, quando suscitano emozioni, bisogna cercare di comprarle senza preoccuparsi della conservazione e del giudizio del mercato. Purtroppo al giorno d'oggi persino le monete antiche si vendono nelle aste solo se in fdc o quasi e questa è una evidente stortura del mercato odierno, che speriamo venga corretta in futuro.
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  30. @O'trebla l'Impero Gallico in poche parole è stato un impero secessionista creato a opera di Postumo attorno al 259/260 che si ribellò all'imperatore legittimo, Gallieno, non appena questi rimase da solo alla guida dell'impero romano a seguito della cattura del padre Valeriano I in oriente. All'apice della sua estensione controllava le Gallie, la Spagna e la Britannia: Gli imperatori che si succedettero alla guida di questo impero furono: Postumo, Leliano, Mario, Vittorino, Domiziano II, Tetrico I e Tetrico II. I territori furono riannessi all'impero centrale grazie ad Aureliano all'incirca nel 274. Di fatto si tratta di un impero non legittimo i cui imperatori sono definibili come usurpatori. Le emissioni monetali ripresero le coniazioni dei tipi centrali quanto a valore facciale riportando però i profili dei sovrani gallici e creando una iconografia di rovesci indipendente sebbene in più di qualche occasione analoghi a quelli emessi dall'impero centrale. Aveva due zecche proprie tradizionalmente ubicate a Treviri e Colonia. Accanto alle sue emissioni ufficiali fiorirono poi una serie di atelier locali non ufficiali che coniarono quelle che vengono definite "imitazioni radiate" o "barbarous radiates". Per approfondire puoi partire online da questo sito www.gallic-empire.com dove poi trovi anche una prima (ma abbastanza esaustiva) bibliografia di riferimento.
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  31. Concordo pienamente! Magnifico ritrovamento e particolarissimo errore di conio. Non mi esprimo sull'ipotetico valore ma è indubbiamente un bel pezzo! Chissà come è sfuggito ai controlli di zecca (poi chissà quale zecca).
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  32. molto interessante anche l'evoluzione del ritratto di Filippo IV dal 1626 al 1646 ( barbato) Discutendo con @fedafa, ho sempre denunciato il ritratto particolare di FIlippo IV del periodo di Orazio Celentano, quasi afro con i labbroni fuori. Davide, chiaramente, non concorda.. Mi so rubate le vostre foto
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  33. Ciao Eros, bellissimo sto 3 cavalli con legenda completa e ben leggibile, ottimo ritratto, e rarita' maggiore del mio post iniziale.
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  34. Ciao@giulicarp, cavallo di Carlo VIII, zecca l'Aquila, la legenda del rovescio dovrebbe essere civitas aquilana. Saluti Eliodoro
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  35. Buonasera a tutti. Quanto accaduto in questi giorni dovrebbe aiutare a ragionare con più calma su alcuni fatti del passato. Lascerei all'A.N.P.I. e ai vari D'Alema le polemiche di retroguardia poiché in fondo li si può anche capire: con una polemica su Vittorio Emanuele III qualche voto o qualche tessera per i loro movimenti si raccatta più facilmente... Ma non è questo che può interessare una persona seria. Nella valutazione di Vittorio Emanuele III si fa spesso riferimento a tre situazioni: avvento del Fascismo, Leggi sulla razza e 08 Settembre. Nel 1922 l'Italia era appena uscita dalla Grande Guerra, aveva avuto il biennio rosso, non so quanti governi in tre/quattro anni e l'Europa era percorsa da generale malcontento e rivoluzioni: la classe politica italiana non sapeva esprimere nulla di valido e di utile al paese e questo portò al governo Benito Mussolini. Nel suo primo governo figuravano liberali, popolari e poco mancò al coinvolgimento dei socialisti: De Gasperi, Gronchi e altri ne facevano parte. Con il tacito avvallo di Giolitti e di altri statiti di primo piano dell'epoca. Di quale colpa si è macchiato il Re? Nel 1938 - dopo anni di governo, dopo la proclamazione dell'Impero, dopo la Conferenza di Monaco - Mussolini era all'apice del successo, aveva già legato il proprio destino a una Germania in via di forte riarmo (e che annettendo l'Austria era al Brennero) mentre in Europa vi era già la sensazione di una guerra imminente. Cosa doveva fare il Re? Non firmare le leggi e abdicare, gettando il paese nel caos e permettendo alle potenze straniere di trarre giovamento? Arrestare Mussolini, aprire una crisi del Regime e, ugualmente, gettare il paese nel caos? Se i fatti fossero valutati con il metro del tempo e non con quello - sbagliato per definizione - dell'oggi ci si accorgerebbe che certi accadimenti (pur schifosi) potevano assai difficilmente essere evitati. Nel 1943 il Re lascia Roma e si trasferisce a Brindisi. Era suo dovere. Punto. Su questo le discussioni mi sembrano davvero pretestuose. Avrebbe potuto informare i Ministri e lasciare disposizioni più chiare? Certo. Ma con gli Americani che anticipano l'annuncio dell'armistizio, Hitler che vuole a tutti i costi far prigioniera la Famiglia Reale, il Vaticano preoccupato per le sorti di Roma avrei voluto vedere altri cosa avrebbero fatto. E' un dato di fatto che il Re salvò la continuità dello Stato, evitò che all'Italia fosse riservata la sorte della Germania e fu punto di riferimento per tanti (Ciampi non vi dice nulla?). L'unica critica ragionata che può essere mossa al Re è quella di non aver consentito al Principe di Piemonte, Umberto, di rimanere a Roma. Io andrò presto a omaggiare la tomba del Sovrano, ricordando il racconto di un mio caro che mi riferì di un nostro semi-parente (mio Padre l'ha conosciuto) che aveva diritto a una pensione per l'invalidità patita nella guerra del '15-'18 ma non la riscuoteva dicendo che "per Vittorio Emanuele (cioè per la Patria) avrebbe fatto quello e altro". Andatelo a dire ai cialtroni che vediamo nei telegiornali.... Un saluto.
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  36. Non esageriamo. Eccone uno. MIR 278 RRRRR ma variante inedita (almeno credo). Perchè?
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  37. Questo è del 1646, ribattuto ma si capisce. MIR 276 RRRR
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  38. A me interessa comprendere.. le sentenze le lascio a voi onestamente, se vi sentite di potervene formare.. scusate se vi ho infastidito coi miei pensieri e riflessioni, ma ho proprio la sensazione che io parlo di cercare le cause del male mentre qua si vuole curarne i sintomi. Adieu
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  39. Con uno sentito augurio di buone Festività: una parte dei titoli dei nostri lavori (roth37 & Okt)
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  40. Vorrei dare un parere anche io su questa moneta, premetto che colleziono pisa da una quindicina di anni, che le monete della seconda repubblica sono tutte piuttosto rare apparte i quattrini con la E che sono comuni, questo tipo di doppio grosso o carlino e quasi un anno che provavano a venderlo su internet ,mi fosse capitato anni fa lo avrei comprato subito, ora invece mi sono imposto di non comprare monete brutte a meno di non pagarle per quel che valgono , purtroppo il mercato vuole monete belle, vale molto di piu' un grosso comune ma bello che una moneta rara ma brutta(un amico che colleziona medievali ma proviene dal regno chiama "rottami") da numismatico mi piange il cuore ma ora e' cosi,basta vedere le monete di massa di lunigiana(altra zecca toscana che seguo) vendute all' ultima asta nac fossero state vendute una decina di anni fa se le sarebbero litigate, ora siccome non sono conservate bene la maggior parte sono andate invendute,pero che zenzero abbia comprato questa moneta mi fa sperare che in un futuro spero prossimo il mercato possa cambiare dando un giusto valore anche alle monete rare ma conservate male.
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  41. Sono false tutte e due, il puntino tra la V e la E di EMANVELE non mente mai. Saluti Marfir
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  42. festa di Natale al Astengo. Ci si rivede il 7 gennaio. Chiunque vuole avvicinarsi alla numismatica e' ben accetto. foto 1: Al centro Astengo, il Circolo è intitolato al padre, il Presidente Onorario Gardella, il tesoriere Schivo. In primo piano il vice presidente Cammarano e moglie piu' Pedrazzi. sul sfondo il Presidente Figari e Mosconi foto 2: I Soci, taglia il panettone l'ex Presidente Negrino foto 3: I due consiglieri Io con Bisagno (detto occhio di lince detto anche alessioildoge )
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  43. Ciao a tutti! Qui un articolo de La Stampa di oggi che condivido: http://www.lastampa.it/2017/12/17/italia/cronache/grande-guerra-e-fascismo-le-scelte-del-re-che-chiudono-le-porte-del-pantheon-x5YWrfHj2ie34nwZEjyk3M/pagina.html Grande Guerra e fascismo. Le scelte del re che chiudono le porte del Pantheon GIOVANNI SABBATUCCI Come tutti i Paesi che hanno vissuto cambi di regime e fratture politiche profonde, l’Italia ha sempre avuto qualche difficoltà a riconoscersi in un passato comune e a coltivare una memoria condivisa dei suoi morti. Il nostro - non dimentichiamolo - è il Paese in cui, nel 1878, gruppi di repubblicani cercarono di gettare nel Tevere la bara con la salma di Pio IX, di cui si stava celebrando il funerale; e nel 1946 un manipolo di irriducibili fascisti trafugò i resti di Mussolini da un cimitero milanese. Per questo va salutata come un gesto di civiltà la decisione del presidente Mattarella di consentire una silenziosa traslazione nel santuario piemontese di Vicoforte delle spoglie della regina Elena del Montenegro, consorte di Vittorio Emanuele III, morta in esilio a Montpellier e lì sepolta nel 1952. Una figura, politicamente neutra (molto diversa da quella della suocera, l’ingombrante Margherita di Savoia) e generalmente benvoluta dagli italiani. Ma la polemica non poteva mancare ed è puntualmente arrivata. A sollevarla alcuni fra i numerosi, e sempre litigiosi, rampolli della dinastia sabauda, che hanno contestato le modalità discrete del trasferimento e hanno subito alzato la posta: se torna la regina - questo il ragionamento - è giusto che torni anche il sovrano, ora sepolto ad Alessandria d’Egitto; e che riposi, accanto ai primi due re d’Italia (Vittorio Emanuele II e Umberto I), a Roma, nella sede augusta del Pantheon. In questo caso, però, l’analogia non funziona. Quella di Vittorio Emanuele III è una figura controversa e fortemente contraddittoria. Fu, nel suo primo quindicennio di regno, un re equilibrato, addirittura in fama di progressista o quanto meno di «giolittiano». Eppure, nel 1915, non tenne in alcun conto il parere del Parlamento, come peraltro le sue prerogative gli consentivano, pur di portare l’Italia in guerra. Nell’ottobre del 1922, fu il suo rifiuto di firmare un decreto di stato d’assedio già pronto a spalancare le porte della capitale ai fascisti. Da allora il re avallò, senza visibili resistenze, tutte le scelte più sciagurate del regime, dalla cancellazione di ogni procedura democratica alla discriminazione dei cittadini su base razziale (provvedimento che violava la lettera, oltre che lo spirito, dello Statuto), fino all’entrata in guerra a fianco della Germania nazista. E’ vero che alla fine fu lui a decretare la caduta di Mussolini, così come ne aveva consentito l’ascesa. Ma, quando si trattò di tirar fuori l’Italia dalla guerra, il re condivise con il suo governo e i suoi generali la responsabilità della tragedia del dopo 8 settembre: dove lo scandalo non stava tanto nella sua fuga dalla capitale, quanto nella somma di disorganizzazione, inganni e inutili furbizie con cui l’operazione era stata preparata sotto la sua regia. Ricordare tutto questo non significa negare la possibilità di un trasferimento delle spoglie di Vittorio Emanuele III in una sede meno lontana di Alessandria d’Egitto, e comunque dentro i confini della patria. Ma questo luogo non può essere il Pantheon: un nome che evoca non solo un famoso monumento, ma anche un luogo ideale in cui raccogliere e onorare le riconosciute glorie nazionali. La salma del sovrano potrebbe riposare in pace, accanto a quella della moglie, a Vicoforte, o a Superga, o in uno dei numerosi luoghi di culto che i Savoia, quando non erano ancora re d’Italia, edificarono a gloria della loro dinastia. ===================================== Ciao NJk
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  45. E' un hobby pericoloso. Ma qualcuno lo dovra' pur fare
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  46. Fatto, immagini inserite, grazie
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