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Sono stati ritrovati tesoretti di monete occultati tra le crepe di un muro, all'interno di vasi, di pentole, ma mai all'interno di una...scarpa! E' quello che è successo nella Rotterdam a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, in piena ribellione dei Paesi Bassi contro il dominio spagnolo che si concluse solo nel 1648 con la Pace di Westfalia che sancì l'indipendenza delle Province Unite di Olanda, Zelandia, Utrecht, Gheldria e Frisia. E in questo periodo storico travagliato qualcuno pensò bene di nascondere i propri risparmi in una scarpa… (Purtroppo gli articoli a cui rimando sono in inglese e olandese….) http://www.thehistoryblog.com/archives/23786 https://erfgoedstem.nl/in-een-oude-schoen-schatvondst-in-rotterdam/3 punti
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Nell’esaminare una moneta gli appassionati ed i professionisti del settore hanno un grande alleato l’INGRANDITORE. L’idea di creare un post su questo argomento è nata ascoltando alcuni commenti di collezionisti, quasi tutti riguardanti il potere di ingrandimento della lente usata, del tipo “la mia ingrandisce 30 volte!”, dicitura che si trova spesso sulle confezioni di lenti di produzione cinese o sul supporto che contiene la lente stessa, con l’obbiettivo di chiarire le idee su tale argomento. Ho volutamente usato il termine generico INGRANDITORE per indicare uno strumento che permetta l’ingrandimento dell’immagine di una moneta, in quanto abbiamo a nostra disposizione diversi tipi di questo strumento dai più semplici a quelli complessi. Il post sarà articolato in più parti (per una questione di peso delle immagini) e nel seguente modo: 1. I tipi di lenti 2. Le aberrazioni 3. Lenti semplici e composte 4. Luminosità della lente - Trattamento antiriflesso 5. Il potere d’ingrandimento 6. Il microscopio 7. Quale tipo di ingranditore usare in numismatica? 8. Quale lente acquistare? 1- I tipi di lenti Le tipologie di lenti ottiche sono due: divergenti o negative convergenti o positive. Le lenti negative rimpiccoliscono l’immagine e quindi per le nostre finalità si utilizzano le lenti positive. Le tipologie di lenti positive sono tre (fig. 1): · piano convessa (presenta un lato piano ed uno convesso); · convessa (presenta i due lati convessi, con diverse curvature, detta “asferica”); · biconvessa (presenta i due lati convessi, con una stessa curvatura). 2- Le aberrazioni Tutte le immagini che passano da un mezzo ottico meno denso (aria) ad un mezzo ottico più denso (vetro ottico, policarbonato ottico) subiscono delle alterazioni sia per quanto concerne la planarità dell’immagine, sia per quanto riguarda i colori -frange di colore ai bordi- (aberrazioni cromatiche). Se utilizzate una lente piano convessa per osservare un foglio a quadretti, potrete notare che l’immagine si presenta con i lati dei quadretti concavi (aberrazione a cuscino), mentre se utilizzate una lente convessa, i lati si presentano concavi (aberrazione a barilotto) -fig. 2-. Per evitare, parzialmente, queste alterazioni di planarità dell’immagine si deve utilizzare una lente, biconvessa, che, come abbiamo visto, presenta due diverse curvature dei suoi lati, detta “asferica”. 3- Lenti semplici e lenti complesse Le aberrazioni prese in esame nel punto precedente riguardano le lenti semplici (lente singola) ed allora per eliminare completamente queste alterazioni dell’immagine vengono realizzate le così dette “lenti complesse”. Le lenti complesse sono realizzate tramite l’accoppiamento di due lenti positive, generalmente due lenti piano convesse o due lenti biconvesse. (fig.3) fig.3 Queste lenti, dette “doppiette”, risolvono il problema della planarità, e vengono definite “aplanatiche”, ma non risolvono le aberrazioni cromatiche. Per eliminare queste ultime, è necessario interporre tra due lenti positive, una lente negativa, costituendo una “tripletta”, definita “aplanatica e acromatica”. (fig. 4). fig. 4 In commercio si trovano svariati tipi di lenti complesse, anche alcune che permettono di ottenere diverse tipologie di ingrandimento (fig. 5-5a). 4- Luminosità di una lente complessa - Trattamento antiriflesso L’assemblaggio di più lenti migliora la qualità dell’immagine dal punto di vista di planarità e cromaticità, ma diminuisce più o meno sensibilmente la luminosità della lente. La luminosità della lente è determinata dalla quantità di raggi luminosi che attraversano il complesso ottico ed è un fattore da valutare in funzione del suo utilizzo. Per ovviare a questo inconveniente i costruttori di lenti complesse, per alcuni prodotti, utilizzano dei trattamenti antiriflesso che fanno sì che possano passare il maggior numero di raggi luminosi possibili (fig. 6). Questo trattamento, che può essere “mono strato” o “multi strato” si può riconoscere osservando le lenti che presentano una leggera tonalità violetta (figg. 7-7a). Ovviamente le lenti che presentano queste caratteristiche hanno un costo decisamente superiore a quelle non trattate.2 punti
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Buonasera a tutti, vi presento il nuovo arrivo della giornata. Era da un pezzo che cercavo un XI agosto abbordabile, ora finalmente ce l'ho. Chiederei a chi volesse farlo cortesemente un'opinione sul nuovo membro della mia collezione... che ne dite della patina? Tenere o eliminare secondo voi? E' disomogenea e non particolarmente gradevole per me... Grazie!2 punti
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Per quanto mi riguarda, il mio intervento sarà suddiviso in una prima parte, prettamente storica, dove riassumerò brevemente la genesi, la funzione e i principali avvenimenti storici dello Stato dei Presidi, e nella seconda illustrerò, nello specifico, la monetazione in rame battuta sotto Ferdinando IV a fine Settecento per i possedimenti toscani del Regno di Napoli.2 punti
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Ho notizie positive riguardo l'invio dei cataloghi. Ci è stato riferito che, scrivendo al contatto del sito, li spediscano anche se non rispondono alle mail inviate. Li inviano gratuitamente facendosi carico anche della spedizione internazionale da 15,75 pounds....che classe! Ci è arrivata conferma di una consegna effettuata ad un membro del forum. Insomma scrivete al contatto, immagino inviino fino ad esaurimento dei cataloghi stampati. Buon week end.2 punti
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Al di sotto del rosone, tre statue marmoree di Santi , San Marco tiene in mano un libro con un piccolo leone alato, Sant'Ambrogio con i paramenti vescovili, Sant'Agostino con in testa la mitria e con in mano un libro aperto con il testo " Hic me genuit in Christo ". In fondo anche qui c'è molto, molto….2 punti
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Credo che non si tratti del picciolo di Fermo. Sempre Papa Eugenio IV (1431-1447) - ma picciolo per la zecca di Foligno. D/*EVGE.PP.QVA / nel campo RTVS a croce R/ VB' FVLGINEI Muntoni 41 - CNI 82 punti
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Raccolta passatempo per il piacere della ricerca e per curiosità Biglietti pubblicitari che riproducono banconote italiane sino agli anni '80. Chi desidera può inserire quelle di sua proprietà o trovate nel web. Io stesso non ne posseggo nemmeno una, ma pur non collezionandole mi sono sempre piaciute. Evitiamo quelle politiche moderne e fotomontaggi. 1.000 Verdi II° tipo (1969-1981) 5.000 Colombo I° tipo (1964-1970)1 punto
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Roma antica fu la Citta' piu' ricca di acque , anche rispetto all' odierna , in parte l' acqua di cui Roma godeva aveva le sorgenti all' interno delle mura , ma in massima parte arrivava nell' Urbs da altri luoghi dove le sorgenti nascevano dai primi declivi e monti che facevano e fanno tutt' oggi da anfiteatro alla Citta' , ben 11 acquedotti antichi portavano e alcuni portano anche oggi questo bene prezioso alla cittadinanza di Roma , contro i 5 restaurati o realizzati in epoca rinascimentale e moderna . In questo Post non mi occupo degli acquedotti i cui immensi resti ornano ancora la campagna romana e tratti all' interno di Roma , dei quali si puo' sapere tutto cercando in rete e in tantissimi libri , tratto invece delle sorgenti che sgorgavano dentro l' Urbe , dove alcune vi sgorgano ancora e le cui notizie sono piuttosto scarse . La prima e piu' antica fonte di approvvigionamento di acqua dentro Roma fu il Tevere , a volte idealizzato anche su monete , come ad esempio nel Sesterzio di Antonino Pio o come personificazione tramite statue , altrimenti l' acqua si prendeva dalle sorgenti che sgorgavano copiose a destra e a sinistra del Tevere . Per facilita' divido le sorgenti delle quali si conosce l' esistenza e di alcune anche l' ubicazione attuale , in destra e sinistra rispetto al corso del Tevere , sorgenti di destra : Corsiniana , questa sorgente e' ubicata nell' attuale Giardino Botanico di Roma situato sotto il Gianicolo in Via della Lungara sul Lungotevere , la sorgente e' formata da tanti cunicoli che partendo dal Gianicolo raggiungono Monte Mario e Monte Vaticano . Sorgente del Tempio Siriaco in Via Dandolo dove e' ancora presente una vasca . Sorgente di Via Garibaldi e di Porta Settimiana entrambe scomparse . Altre sorgenti di destra erano quelle di Santa Maria delle Grazie , Damasiana , Pia e Lancisiana quest' ultima unica acqua della Citta' imbottigliata e venduta negli anni del 1930 come curativa . Sorgenti di sinistra del Tevere , sono ovviamente le piu' numerose : la piu' a Nord della Citta' e' tornata in luce in occasione di uno scavo per un parcheggio alle pendici del Colle Parioli presso Piazza Euclide ed e' costituita da un lungo fontanile nel cui frontone erano infisse dediche ad Anna Perenna , antichissima divinita' romana . Sorgente in Via Margutta ritrovata nel 1756 ma di cui oggi si sono perse le tracce , la sorgente proveniva dal Colle del Pincio . Due sorgenti sono conosciute in Via e Piaza Barberini sotto il cui Hotel Bristol scorre acqua sotterranea , erano le sorgenti Sallustiane che arrivavano fino in Campo Marzio formando una palude , la Palus Caprae ; tutta questa zona di Via e Piazza Barberini , Via San Nicola da Tolentino , Via Sistina , Via Gregoriana dove nel cortile della Biblioteca Herziana esiste un Ninfeo alimentato da una delle sorgenti sallustiane , anche durante i lavori della Metropolitana linea A , fermata Piazza Barberini , venne trovata una tubazione in terracotta di epoca romana che portava acqua nell' attuale Via Rasella . Sorgente del Quirinale , in base a testi di epoca romana e' stata individuata come Fons Cati che alimentava il torrente Petroniae Amnis . Sorgenti del Campidoglio e Palatino , lungo la valle stretta tra i due Colli chiamata in antico Spinon c'e' una sorgente ancora presente che corrisponde alla antica Fons Fontinalis ed e' quella che ora e' presente nel Carcere Mamertino . Sorgente sotto il Palatino visibile che corrisponde al Fons Juturnae che sgorgava in vasca quadrata ancora in posto . Sorgenti lungo la Valle Spinon , erano due sorgenti l' Acquae Lautole , mineralizzata e forse calda e il Fons Servillo . Sorgente sul lato Nord del Palatino chiamata Luperca dal nome della Lupa che allatto' i gemelli , non ritrovata ma che le fonti antichi citano esistente . Sorgente alla pendici del Colle Celio , attualmente scorre sotto la Chiesa di San Clemente . Sorgente della Valle Camena dove in seguito fu costruito il Circo Massimo , qui esistevano piu' sorgenti la piu' famosa delle quali fu la Fons Mercuri citata anche in scritti del IX secolo , sorgente che oggi si trova sotto la Chiesa di Santa Anastasia , altre sorgenti qui sgorganti erano il Fons Apolloni e il Fons Camene . Sorgente ai piedi del Colle Piccolo Aventino che alimentava la Piscina Publica , sorgente ricca di acque che alimentava le ricche Domus della zona ed anche parte delle acque delle Terme di Caracalla ; nel Colle Aventino esisteva anche la sorgente Fons Pici pero' non trovato attualmente . Concludendo questa carrellata di sorgenti dentro Roma si comprende come l' Urbs fosse tra sorgenti ed acquedotti una esposizione continua di acque con Ninfei , Vasche , Fontane e Mostre in ogni angolo della Citta' antica , anche oggi Roma e' ricca di acque ma il rapporto tra acque ed abitanti tra la vecchia e l' attuale , si indirizza senza alcun dubbio verso Roma antica . Sesterzio di Antonino Pio con il Tiberis e la carta idrografica di Roma antica (purtroppo il sistema non la posiziona in verticale) Notizie sulle sorgenti , da : L' acqua e la Citta' in epoca antica , di L. Lombardi e A. Corazza1 punto
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Continua ...continua...non e’ la monetazione che conosco, ma la numismatica e’ fatta di bellezza, di piccoli gioielli artistici per i tempi, di simboli, messaggi, rappresentazioni del vivere dei tempi, delle guerre, degli usi, delle divinità, negli esempi che ho visto scorrere in questi mesi ho visto tutto questo e mi sono appassionato lo devo dire, entusiasmato nel vedere questi grandi esempi, quindi compito assolto direi , mi hai conquistato verso questa monetazione e forse ne hai conquistato altri o li conquisterai, in fondo poi il forum anche questo deve fare, avvincere, incuriosire, condurre per mano, stimolare ...se poi saranno rose fioriranno, complimenti per il momento ma credo che altro ci sarà in futuro almeno presumo ...1 punto
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DE GREGE EPICURI Partiamo magari dal peso. Escludendo che sia un quadrante "romano" (per Antonino esistono, ma non mi pare che ce ne sia uno così), questi bronzetti sono i corrispondenti coloniali dei quadranti. Personalmente ne ho visti e studiati molti, ma erano quasi tutti in lingua greca, prevalentemente di Marcianopoli e di Nicopoli sull'Istro; ne esistono però anche di Nicea in Bitinia, e di alcune zecche minori dei Balcani (Tracia e Moesia inferiore). Fra le colonie (lingua latina) si potrebbe cercare in: Dium, Corinto, Sinope, Apamea, Paro...Tieni conto, comunque, che molte di queste monetine non sono censite.1 punto
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Ciao Alain Non penso sia EE, ma piuttosto un FE. Sembra ci sia un difetto del conio sullo scudo proprio di fianco alla prima lettera, forse una rottura, che fa sembrare la lettera di sinistra una E piuttosto che una F.1 punto
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ΝΙΚΑ (νικᾶ - nikà in minuscolo) è l'imperativo (seconda persona singolare) del verbo greco νικᾶν - nikàn, contrazione di νικάειν - nikàein (presente: νικῶ - nikò o νικάω - nikào)e significa "vincere". Quindi il nostro NIKA significa "vinci!" Era il grido con cui si faceva il tifo all'ippodromo e fu anche il grido di battaglia di una rivolta scoppiata proprio nell'ippodromo di Costantinopoli nel 532, alla presenza di Giustiniano. Troviamo questa forma anche accanto alla figura di Cristo in alcune monete bizantine. In esse NIKA, che è anche terza persona del presente significa probabilmente "egli vince". L'inno liturgico medievale chiamato "Laudes regiae" e che precede le trasmissioni della Radio vaticana, inizia con le parole "Christus vincit, Christus regnat..." (Cristo vince, Cristo regna)1 punto
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https://video.repubblica.it/socialnews/grecia-un-cimitero-di-navi-sotto-il-mare-ritrovati-i-resti-di-58-imbarcazioni-antiche/316639/317269?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P16-S1.4-T11 punto
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Se n'era parlato in diverse occasioni nel forum e un accenno l'avevo fatto in un post sulle tecnologie produttive dei radiati imitativi. In questi giorni mi sono imbattuto in un articolo (in francese) e pur con qualche difficoltà mi son dato alla traduzione e alla stesura di uno scritto (una sorta di sintesi dell'articolo) che vi pubblico come spunto per ulteriori analisi e approfondimenti. L'articolo, che si trova tranquillamente in rete, ha una ricchissima bibliografia per chi vuole addentrarsi nella materia ed è un'ottima sintesi degli studi noti fino al 2003 e quindi è materiale piuttosto recente. Buona lettura! Articolo di base: Les moules monétaires en terre cuite du III siècle: cronologie et géographie, Gèrard Aubin, in Revue numismatique, n. 159, 2003, pp 125-162 --------------- STAMPI MONETARI IN TERRA COTTA 1. Il materiale noto. J-P Callu nel suo libro La politique monetaire des empereurs romains de 238 à 311 del 1969 è stato il primo a fornire dei dati quantitativi sui quali argomentare e individuare una sistematizzazione cronologica degli stampi in terra cotta utilizzati per la produzione di monete romane (false e/o di necessità). Prima di lui diversi autori avevano citato o descritto stampi, ma senza mai affrontare una sistematizzazione d’insieme. Un corpus fondamentale dei repertori noti di questa particolare produzione lo si deve a J. Lallemand nel 1994, successivamente implementato con alcuni esemplari, all’epoca inediti o non ancora scoperti, da parte di G. Aubin nel 2003. Aubin, arrivando a censire 142 ritrovamenti (singoli e in gruppo) di stampi monetari, fornisce un quadro statistico preciso sulla conoscenza documentata di questo materiale individuando sostanzialmente quattro gruppi di materiale utilizzabile per uno studio della materia: per 18 ritrovamenti su 142 (12%) c’è una dettagliata catalogazione 8 ritrovamenti su 142 (5%) presentano una decina di stampi descritti 101 ritrovamenti su 142 (71%) offrono notizie imprecise, indicano qualche nome di imperatore e si limitano a descrive pochissimi esemplari per 15 ritrovamenti su 142 (10%) viene semplicemente indicata la presenza generica di stampi in terracotta senza alcuna indicazione di genere Nonostante ci sia un discreto quantitativo di materiale c’è al contempo una forte carenza documentaria, carenza spesso aggravata dallo stato di conservazione degli stampi stessi che in molte occasioni sono stati rinvenuti in frammenti. Proprio per la loro natura, infatti, questi oggetti non possono essere considerati alla stregua di strumenti seriali di un officina di coniazione in quanto il loro era un impiego prevalentemente di usa e getta. Il materiale in qualche maniera noto e censito (reperibile bibliograficamente) è il seguente: 2455 stampi provenienti da Pachten (Germania), 103 stampi da Verbe-Incarné a Lyon (Francia), 34 stampi da Melun (Francia), 100 stampi da Chateaubleau (Francia) 699 stampi da Saint-Mard (Francia), 16 da Rumst (Belgio), una sessantina di stampi da Arras (Francia), 151 da Lyon (Francia), circa un migliaio a Augst (Svizzera). 2. Datazione. L’attenzione sugli stampi viene generalmente catalizzata dal riconoscimento dell’impronta e dalla conseguente identificazione della moneta originale utilizzata per produrli creando così l’assunto consolidato della contemporaneità stampo/moneta. La produzione di questi materiali è concentrata tra il II e il III secolo con picchi in corrispondenza dei Severi, di Gordiano e Filippo e con una coda finale durante l’impero gallico. Nello studio dei ritrovamenti multipli di stampi viene utilizzata l’impronta più recente per la datazione dell’intera produzione utilizzando la medesima tecnica di datazione dei ripostigli monetali, tuttavia questa interpretazione lascia aperte molte problematiche collegate al sistema di fabbricazione di monete fuse. Gli stampi sono dotati di due valve indipendenti recanti una l’impronta del dritto e una del rovescio, tuttavia per realizzare una produzione seriale le valve venivano impilate in cilindri dove solamente le due estremità erano costituite da stampi singoli mentre quelli intermedi erano composti da valve accoppiate. I ritrovamenti hanno messo in luce come spesso le valve accoppiate presentassero dritti/rovesci non riconducibili allo stesso imperatore o alla stessa moneta: uno stampo proveniente da uno scavo a Corseul (Cotes-d’Armor) presenta su una faccia l’impronta di un dritto di un denario di Julia Domna e sull’altra faccia un rovescio di un antoniniano di Aureliano. Questo fatto crea ovviamente non poche perplessità e interrogativi per quanto riguarda una corretta datazione in quanto ci si trova di fronte a monete distanziate da un arco temporale piuttosto lungo (una sessantina d’anni) che ovviamente mettono in discussione la datazione di tutti gli stampi rinvenuti. Ci si trova di fronte a un fenomeno di falsificazione coevo o di poco posteriore rispetto gli originali oppure si tratta di una produzione realizzata in un periodo nettamente successivo alla coniazione delle monete falsificate? La presenza di ibridi realizzati a ridosso delle monete imitate non avrebbe forse creato qualche difficoltà di assorbimento nel flusso circolante? Infine un'altra circostanza rende difficile una corretta identificazione cronologica della produzione degli stampi in terracotta: accanto al relativamente elevato numero di esemplari (e frammenti) scoperti c’è una elevata penuria di rinvenimenti di monete fuse… virtualmente sembrano non esserci monete prodotte da questi stampi e quelle che ci sono, sono in numero fortemente esiguo. Un dato importante infatti per una collocazione temporale della produzione degli stampi in terracotta potrebbe venire dall’analisi della datazione dei ripostigli contenenti monete fuse. Gerard Aubin nel suo articolo fornisce questa tabella indicativa e non esaustiva dei ripostigli monetali utili a questa ricerca: [ripostiglio] [num. monete] [num. monete fuse su imitate] [autorità imitata] [termine ripostiglio] Eauzé > 28003 > 2? Su 25? > 1d Severo, 1d Julia Domna > 261 Saint-Boil > 7d + 515 ant. > 1/1 > 1 Postumo > 263 Cravent > 4410 > 7/122 (5,7%) > 3 Gordiano, 1 Filippo, 1 Volusiano, 2 Postumo > 270 Courcité > 3258 > 8 /124 (6,5%) > 2 Gordiano III, 1 Octacilia, 1 Decio, 1 Gallo, 3 Postumo > 271 Tournai > 1938 > 1/49 (2%) > 1 Postumo > 271 (281?) Saint-Maximin > 1437 > 4/64 > 2 Postumo, 2 Tetrico II > 273 Marboué > 1684 > 3/27 > 1 Gallieno, 2 Postumo > 274 Aldbourne > 5077 > 10/266 (3,75%) > 1 Gallieno, 1 Claudio II, 1 Postumo, 2 Vittorino, 5 Tetrico > 274 Cunetio > 54951 > 64/2149 (3%) > da Gordiano a Claudio e Tetrico > 274 Bourg-Blanc > 1d. + 825 ant. > 1/4 > 1d Caracalla > 276 Rouilly-Sacey > 3598 > 10/3032 (0,3%) > 2 Gallieno, 3 Vittorino, 5 Tetrico > 278 Bus-la Mésière > 782 > 1/70 > 1 Tetrico II > 278 Goeblingen-Miecher > 2769 > 7/259 (2,7%) > 1d Severo Alessandro, 2 Postumo, 3 Vittorino, 1 Tetrico > 279 Coleby > 7767+ > 67/786 (8,5%) > 16 Gallieno, 3 Salonina, 2 Claudio II, 1 Postumo, 34 Vittorino, 11 Tetrico > 281 Chalfont > 6682 > 2/197 (1%) > 2 Postumo > 281 Tattershall Thrope > 5074 > 19/24 (6,6%) > 1 Gallieno, 1 Salonina, 1 Postumo, 7 Vittorino, 7 Tetrico, 1 radiato non identificabile > 281 Saint-Maurice-de-Gourdans > 1272 > 2/328 > (0,6%) > 2 Tetrico II > 284 Normamby > 47909 > 74/2262 (3,3%) da Gallieno a Probo > 289 Infine un ulteriore contributo, seppur frammentario, alla datazione degli stampi in terracotta arriva dalle analisi stratigrafiche archeologiche dei rinvenimenti singoli. Laddove d’aiuto, il dato emergente da queste analisi individua il termine di datazione nel III secolo, attestandolo principalmente attorno alla metà con qualche sconfinamento all’inizio del IV secolo. 3. Distribuzione geografica. Contrariamente a quanto si possa pensare, la diffusione degli stampi in terracotta non copre l’intera estensione dell’impero romano bensì risulta fortemente delimitata in Francia, Germania, Belgio e Bretagna in un area fortemente coincidente con l’impero gallico. Certo sono noti alcuni ritrovamenti fuori da questa macro area, tuttavia la maggiore concentrazione si ha in queste località: Bretagna (29 siti), Belgio (23 siti), area di Lyon (12 siti), Germania superiore (9 siti), Germania inferiore (5 siti), Aquitania (7 siti). Per quanto riguarda l’Italia è noto solamente un ritrovamento a Padova avvenuto nel 1972 di uno stampo riconducibile al periodo 193-218 d.C. 4. Ipotesi e conclusioni. L’interpretazione dei dati raccolti si focalizza sul diramare di una duplice questione: si tratta di stampi realizzati per la produzione di moneta fraudolenta (falsi di origina privata) oppure di un rimedio ufficiale o quantomeno tollerato per sopperire la penuria di moneta circolante? Due grossi studi si sono concentrati sul cercare di dare una soluzione o quantomeno un’interpretazione più sicura a questo fenomeno. Il primo a opera di M. Andolfi basato sull’analisi di 2455 stampi in terracotta provenienti dalla città di Pachten da un sito riconducibile a un’officina di un artigiano falsificatore. Gli stampi identificati corrispondono a 141 monete originali: 114 denari da Commodo a Alessandro severo (più uno di Fustina II); 6 antoniniani di Julia Domna, Gordiano III, Filippo, T. Decio, T. Gallo e Valeriano II; 2 sesterzi di Marco Aurelio e Commodo e 19 assi da Marco Aurelio a Gordiano III. Un dato significativo riguarda lo stato di conservazione dei denari utilizzati per la realizzazione degli stampi che sono stati scelti pressoché fior di conio rispetto gli assi e i sesterzi. L’officina ha operato in un arco temporale che va dal 220 al 260 circa. Le osservazioni della Andolfi pongono l’accento sul fatto che tutta la produzione veniva realizzata in bronzo e leghe a pressoché nullo contenuto di argento anche nel caso di imitazione di denari, che il peso delle monete di bronzo imitate era inferiore dell’originale e che i prodotti realizzati dovevano servire il mercato locale e scomparvero al ripristinarsi del flusso monetario ufficiale. Il secondo studio a opera di Pilon, riguarda l’officina individuata a Chateaubleau dove gli stampi sono stati utilizzati per produrre essenzialmente antoniniani e sesterzi di Postumo e in minima parte di Tetrico. L’officina era di una certa importanza e rimase in attività in un primo periodo dal 260 al 275 producendo monete di buona qualità sia fuse che coniate e sia in rame che argento e tutte di gran modulo. Una seconda fase produttiva è poi da ricondurre al 276-280 dove è attestata esclusivamente la produzione di radiati imitativi di bassa qualità chiaramente moneta di necessità). L’analisi di questo sito mette in stretta relazione la produzione di moneta fusa con il periodo d’esistenza dell’impero gallico creando uno stretto parallelo con la produzione dei radiati imitativi di necessità. L’analisi dei dati non fornisce risposte certe, tuttavia è più che lecito supporre che la produzione dei denari fusi creati con stampi in terracotta sia da porre in relazione al periodo d’esistenza dell’impero Gallico e alla scomparsa che ci fu in quel periodo del numerario d’argento. Resta ancora da chiarire però se il fenomeno era dovuto alla confusione monetaria creatasi in quel periodo che permetteva e tollerava una simile produzione fraudolenta oppure alla reale necessità di mantenere nei flussi commerciali la presenza di monete in qualche modo riconducibili al denario. In sintesi, quali considerazioni conclusive, si può affermare che nella stragrande maggioranza dei casi gli stampi in terracotta sicuramente devono essere considerati di fabbricazione posteriore rispetto l’impronta che recano e che il fenomeno di produzione di moneta fusa fu di tutt’altra entità (non minore, addirittura minima) rispetto alla produzione dei radiati imitativi.1 punto
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si il santo è S.Biagio anche se alcuni hanno qualche dubbio, per la sua faccia troppo giovane. la terzultima foto non è un cane ma un drago, ferito da una lancia, anche questo è solo parziale e poco distinguibile. La Chimera dovrebbe essere del 1000/1100, ilDrago del XIII secolo e il profeta Elia del XIV/prima metà del XV. allego altri post1 punto
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In Spagna fino al dicembre del 2020, comunque sul sito della BCE ci sono le specifiche per ogni Stato. Integro, dal sito BCE: Paese Banconote Monete Austria nessuna scadenza nessuna scadenza Belgio nessuna scadenza 31 dicembre 2004 Cipro 31 dicembre 2017 31 dicembre 2009 Estonia nessuna scadenza nessuna scadenza Finlandia 29 febbraio 2012 29 febbraio 2012 Francia 17 febbraio 2012 17 febbraio 2005 Germania nessuna scadenza nessuna scadenza Grecia 1 marzo 2012 1 marzo 2004 Irlanda nessuna scadenza nessuna scadenza Italia 6 dicembre 2011 6 dicembre 2011 Lettonia nessuna scadenza nessuna scadenza Lituania nessuna scadenza nessuna scadenza Lussemburgo nessuna scadenza 31 dicembre 2004 Malta 31 gennaio 2018 1 febbraio 2010 Paesi Bassi (1) 1 gennaio 2032 1 gennaio 2007 Portogallo 28 febbraio 2022 31 dicembre 2002 Slovacchia nessuna scadenza 2 gennaio 2014 Slovenia nessuna scadenza 31 dicembre 2016 Spagna 31 dicembre 2020 31 dicembre 2020 Saluti.1 punto
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Sarò stato fortunato, tuttavia la mia, che posto qui sotto, non solo non ha visto i 500, ma non s'è avvicinata lontanamente nemmeno ai 400... La collezione è pazienza e cercare, cercare alla fine si trova sempre ciò che ci serve al prezzo giusto.1 punto
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Complimenti @lukas1984, è un ottimo tondello per la tipologia, in altissima conservazione, come minimo uno spl o forse anche qualcosa di più.1 punto
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Ho cercato ma non trovo nulla che ke somigli, ne come esecuzione ne come stile, pertanto tenderei a dire no. Piuttosto in ambito cipriota la vedrei meglio.1 punto
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Buongiorno Claudio, ho letto con attenzione questo post molto tecnico, i concetti che hai magistralmente messo a disposizione sono veramente preziosi. Le "regole" ottiche che hai illustrato si applicano perfettamente anche agli obiettivi fotografici, che sono realizzati con svariate lenti e trattamenti proprio per minimizzare i difetti da te illustrati con chiarezza. Ho acquistato la lente in figura 21, è molto solida e realizzata con ottimi materiali. E' arrivata dentro una custodia in pelle e l'anello di led che illumina uniformemente l'area ingrandita rende la visione molto comoda. Il prezzo si aggira sulla cifra da te indicata, nel mio caso 26,20 Euro. Grazie mille per le dritte. Buon we Silver M.1 punto
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il periodo in cui è stato nascosto il tesoretto - mi pare di leggere che il post quem è il 1592 - è uno dei più turbolenti della storia dell'Olanda1 punto
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Mi sembra essere il picciolo di Fermo per Eugenio IV papa ma con qualche differenza nella distribuzione delle legende. https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-FRMEIV/2 In particolare nel dritto io leggo: nel giro EVG; nel campo RTVS di quartus (in luogo di TVS, da scheda allegata) Nel verso mi pare di poter leggere: VB.FIRMAN (in luogo di DE FIRMO). Dal telefono non ho altri riferimenti oltre alla scheda del catalogo on-line. Per un definitivo chiarimento dovrai attendere il passaggio di qualche esperto di questa monetazione @miroita pensaci tu... Mario1 punto
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Medaglia devozionale e celebrativa (francescana), bonzo/ottone, della prima metà del XVIII sec. (dopo il 1729), Roma.- D/ S. Felice da Cantalice con il bastone da pellegrino e la grande bisaccia per la raccolta delle offerte (suoi attributi).- R/ S. Fedele da Sigmaringen, in questa medaglia non era ancora canonizzato, lo si deduce dalla scritta: B[EATO]. FI - DELIS . M[ARTIRE]. CAP[PUCCINO]. rappresentato con il ramo di palma simbolo dei martiri, medaglia non comune.- Ciao Borgho1 punto
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431, Lot: 408. Estimate $300. Hadrian. AD 117-138. Æ Sestertius (31.4mm, 23.75 g, 6h). Rome mint. Struck AD 134-138. Laureate and draped bust right / EXERCITVS to upper left, MAVRETANICVS S C in exergue, Hadrian on horseback right, extending hand to four soldiers (three are visible) standing left before, each holding standard. RIC II 925 var. (bareheaded); Banti 274 var. (same). Near EF, dark brown surfaces, heavily smoothed and tooled with the fourth soldier on the reverse having been removed. LOT SOLD AS IS, NO RETURNS. Scarce. Ex Lanz 161 (7 December 2015), lot 308. Current Status 431, Lot: 408. Closing Date And Time: Oct 24, 2018 at 12:16:00 p.m. ET. Current Date And Time: Oct 12, 2018 at 4:13:06 p.m. ET. Currently: $360. Estimate: 900 EUR | Starting price: 540 EUR Price realized: 675 EUR RÖMISCHE MÜNZEN KAISERREICH HADRIANUS (117 - 138) Sesterz, ca. 134 - 138, Rom. HADRIANVS - AVG COS III P P, drapierte Büste mit Lorbeerkranz nach rechts. Rs: EXERCITVS / MAVRETANICVS / S C, der Kaiser auf einem Pferd nach rechts, die Rechte in einem Grußgestus erhoben; vor ihm stehen drei Soldaten, der vordere hält eine Adlerstandarte, die beiden hinteren je eine Standarte. RIC 924; C. 575. 23,73g. Selten. Leicht geglättet, fast vorzüglich. 675 € Lanz contro una stima CNG di 300 USD già superati (attuale a 360)1 punto
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431, Lot: 363. Estimate $500. Claudius. AD 41-54. Æ Sestertius (35.5mm, 28.59 g, 6h). Rome mint. Struck AD 42-43. TI • CLAVDIVS • CAESAR • AVG • P • M • TR • P • IMP • P • P •, laureate head right / EX • S C/ P • P/ OB • CIVES/ SERVATOS in four lines within oak wreath. RIC I 112; von Kaenel Type 69. Good VF, green-brown surfaces, smoothed and tooled, some fill. Ex Lanz 162 (6 June 2016), lot 221 (hammer €1200). LOT SOLD AS IS, NO RETURNS. Current Status 431, Lot: 363. Closing Date And Time: Oct 24, 2018 at 12:01:00 p.m. ET. Current Date And Time: Oct 12, 2018 at 4:10:39 p.m. ET. Currently: $750. Estimate: 1'500 EUR | Starting price: 900 EUR Price realized: 1'200 EUR RÖMISCHE MÜNZEN KAISERREICH CLAUDIUS (41 - 54) CLAUDIUS (41 - 54) Sesterz, ca. 50 - 54, Rom. TI·CLAVDIVS·CAESAR·AVG·P·M·TR·P·IMP·P· P·. Kopf mit Lorbeerkranz nach rechts. Rs: EX·SC / P·P / OB·CIVES / SERVATOS im Eichenkranz. RIC 112; C. 38; Kaenel 69. 28,62g. Patiniert, sonst fast vorzüglich. 1200 € Lanz contro una stima CNG di 500USD già superati (attuale a 750)1 punto
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Ciao, ma CNG le ha già acquisite "smoothed and tooled"... adesso le sta rivendendo a prezzo base inferiore al pagato. Esempio: 431, Lot: 357. Estimate $2000. Gaius (Caligula). AD 37-41. Æ Sestertius (36mm, 28.31 g, 6h). Rome mint. Struck AD 37-38. Laureate head left / ADLOCVT above, COH in exergue, Gaius, bareheaded and togate, standing left on daïs, addressing five soldiers standing right; sella castrensis to right. RIC I 32. EF, brown and green surfaces, smoothed and tooled. LOT SOLD AS IS, NO RETURNS. Ex Lanz 165 (9 December 2017), lot 192. Current Status 431, Lot: 357. Closing Date And Time: Oct 24, 2018 at 11:59:00 a.m. ET. Current Date And Time: Oct 12, 2018 at 4:07:50 p.m. ET. Currently: $2500. Estimate: 5'000 EUR | Starting price: 3'000 EUR Price realized: 4'000 EUR KAISERREICH. CALIGULA (37 - 41). Sesterz, 37-38, Rom. C CAESAR AVG GERMANICVS PON M TR POT. Portraitkopf mit Lorbeerkranz nach links. Rs: ADLOCVT. Caligula in der Toga auf niedrigem Podium nach links stehend, hinter ihm sella castrensis, mit ausgestrecktem rechten Arm eine Rede an fünf Praetorianer haltend, die ihm gegenüberstehen, im Hintergrund vier Standarten, im Abschnitt COH. RIC 32; BMCRE 33; Cohen 1. 28,34g. Leicht geglättet, sonst vorzüglich. Notate, venduto per 4000€ (più spese) da Lanz ... stimato 2000 USD da CNG !!!!1 punto
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Riporto in alto questa discussione, visto che domani inizia il l'incontro culturale. Sono sicuro che sarà una giornata memorabile. Complimenti agli organizzatori.1 punto
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Ottimo innesto 'sto centomilalire Biglietto di Stato da 25 lire (1895)1 punto
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L'ultima e poi se ne parla domani 1.000 lire Verdi II° tipo (1969-1981)1 punto
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Il divertimento sta nel cercarle... eehhh la pigrizia! Ce ne sono tantissime. 10.000 Regine del Mare (1948-1962)1 punto
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Taglio: 2€ CC Nazione: Irlanda Anno: 2016 Tiratura: 4'500'000 Condizioni: BB Città: Pavia (PV) Note: mi mancava e la cercavo da parecchio!1 punto
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50.000 Volto di donna (1977-1982) 50.000 Bernini I° tipo (1984-1992)1 punto
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Se non troviamo il retro fa lo stesso 10.000 Michelangelo (1962-1973) 50.000 Leonardo (1967-1974) 5.000 Colombo I° tipo (1964-1970) Diversa pubblicità da quella postata in precedenza.1 punto
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Taglio: 20 Cent Nazione: Italia Anno: 2017 Tiratura: 5.000.000 Condizioni: qSpl Città: Medesano (PR)1 punto
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L'aquila, quasi costantemente presente sulle monete a doppio rilievo, sulle monete incuse di Crotone compare occasionalmente in pochi coni con, al rovescio del tripode, non un tripode incuso bensì una aquila ad ali spiegate incusa . Tra varie ipotesi su questa presenza, vale un cenno quella che, dal racconto di Erodoto ( V , 44-45 ), vi legge un collegamento con l'indovino Callia che avrebbe affiancato i Crotoniati, ricevendone onori, nella presa di Sibari . Callia, della stirpe di Iamo indovino in Olimpia di Elide sulle cui monete si trova la raffigurazione di una simile aquila ad ali spiegate .1 punto
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Le perizie servono solo al momento in cui vengono richieste, per garantire un acquisto. Non ho mai compreso l'imbustamento e preferisco la foto (come nelle aste più serie viene fatto). Raccolgo monete e non perizie: se sono presenti accanto alla moneta, ritaglio il cartellino e lo conservo togliendo l'esemplare dalla plastica (le buste più recenti non contengono PVC, ma materie plastiche che comunque degradano a scapito del contenuto).1 punto
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@Vincenzo1985 Ciao e benvenuto, quando chiedi un'identificazione apri una nuova discussione, non ti accodare a quella di un altro utente. a questo link trovi la scheda completa della tua medaglia: http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-ME48/55 a questo link invece trovi una discussione sulla tua medaglia dove ne parla @borghobaffo e @francesco77 :1 punto
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In asta Nomos 17 lotto 22 il prossimo 26 Ottobre, una piacevole e parecchio rara emidracma di Crotone con serpenti nel diritto e nel rovescio . Come ricordato dal compilatore del catalogo, il tipo è anche illustrato nel BMC vol. 1 Italy al n. 59 di Crotone .1 punto
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Buongiorno e salute! In attesa di foto migliori, vi chiedo un parere su questa monetuzza... Grazie a tutti!1 punto
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Dopo che ha risposto Francesco, posso ora intervenire e dirti la mia: Ho osservato numerosi 20 grana con quei difetti lungo parte dei bordi....diversamente posizionati...ma solo 20 grana e soprattutto quelli degli anni 50....è un problema tecnico ?..... si !! Ecco ad esempio quello che avevo io.....giusto per farti rendere conto.1 punto
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Pensare che una moneta, in qualsiasi conservazione essa sia, possa esserci giunta assolutamente "non toccata" è un errore. Tutte le monete, nel passaggio dallo stato di giacitura a quello di conservazione in museo o in collezioni private, deve necessariamente subire qualche trattamento preliminare. La natura del trattamento dipende da: tipo di incrostazioni, tipo di patina, metallo, destinazione finale del manufatto (se museo o collezione privata). Patina - a seconda del tipo di patina e della sua consistenza, la moneta può richiedere una pulizia più energica, meccanica e chimica, solo chimica, eventuale consolidamento se troppo debole. Incrostazioni - occorre indubbiamente distinguere la patina buona da quella non buona anche definita incostazione o corrosione attiva. Le incrostazioni possono essere punti cresciuti rispetto ai piani del modellato e possono comprendere agglomerati di cuprite o altra forma di patina, spesso associata a terriccio di giacitura che, sovente, rimane agglomerato nella patina stessa. Metallo - a seconda della lega o del metallo che compone il manufatto, si potranno sviluppare tipologie diverse di patine e di incrostazioni. Ad esempio su una moneta in mistura di argento, al momento del ritrovamento essa presenta uno spesso strato composto dai prodotti di corrosione del metallo meno nobile in lega quindi il rame. Spesso non si tratta di patine di bell'aspetto ma di vere e proprie cresciute di malachite e/o cuprite che nascondono totalmente il modellato. Destinazione finale - molto spesso, la destinazione finale del manufatto influisce enormemente sul tipo di restauro. Un moneta che finirà in un cassetto chiuso di un museo sarà certamente protetta da uno spesso strato di paraloid e cera, certamente poco gradevole alla vista (monete dall'aspetto "bagnato" e lucente) ma funzionale per la conservazione. diversamente, una moneta destinata al collezionismo, può subire nel tempo (parliamo di moneta che passano da una collezione privata all'altra nell'arco di decine di anni) diverse migliorie atte a migliorare al massimo la leggibilità del manufatto e con la tendanza ad eliminare tutti i difetti possibili (tracce di crateri spenti, patine macchiate, zone spatinate a seguito di pulizia). In tutti i casi le monete richiedono comunque un intervento di rimozione dei depositi incoerenti (terriccio di giacitura) e stabilizzazione. Ovviamente poi i vari interventi possono essere eseguiti con perizia o meno, con strumenti adeguati o improvvisati, etc. Sono questi però i fattori che incidono enormemente sulla qualità del restauro restituendo un lavoro ben fatto e naturale oppure una moneta snaturata e del tutto artificiale. Tornando sul Lucio Vero in questione posso dire che probabilmente esso presentava una patina non bella o comunque molto incompleta tanto da indurre il restauratore a rimuovere il tutto. Come spesso accade quando ci sono incrostazioni cresciute diffuse, il manufatto richiede anche la pulizia meccanica tra i caratteri della legenda. Per fare queste attività il restauratore può optare per un metodo di pulizia chimica (più lungo) oppure un metodo meccanico più breve. indipendentemente dall'attrezzo scelto, a seconda della potenza utilizzata o dell'utensile adottato, la pulizia può essere più o meno profonda. questo significa che il passaggio di questo utensile lascerà inevitabilmente delle tracce più o meno vistose che poi potranno essere celate con una patinatura successiva. Nel caso del tuo Lucio Vero devo dire che il restauratore non ha fatto un cattivo lavoro perchè la differenza tra zone trattate e non trattate non è poi così evidente. Tuttavia, se avesse utilizzato un metodo meno aggressivo (chimico e meccanico) ma più lungo, avrebbe potuto conservare meglio la patina nei punti trattati (tutti i contorni dei caratteri e del volto di Lucio) senza ricorrere ad una patinatura superficiale successiva (quell'alone color fumo) ma ripeto, non è stato fatto un cattivo lavoro. Riguardo la naturalità delle patine vorrei far presente che anche bronzi importanti come quelli di Riace, hanno subito un restauro imponente ed approfondito oltre che alcune correzioni cromatiche con pigmenti al fine di rendere leggibile un manufatto che altrimenti si sarebbe presentato "chiazzato".1 punto
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