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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 10/26/18 in Risposte

  1. Molto bene, intanto aumentano gli iscritti....non vorrei porre ansia ma ricordo che per la parte del mattino il numero massimo che mi e' consentito e' di 36 e ci siamo vicini, per il pomeriggio invece la disponibilità corrisponde a quella dei posti a sedere che sono 50. Ci sarà un banco all'ingresso della Abafil con Annalisa Garretto e chi vorrà potrà approfittarne, ci sarà la possibilità di acquistare i libri degli autori, ci sarà anche qualche sorpresa di nome noto della nostra numismatica ma queste sono sorprese ?...quindi pensarci e' giusto ma neanche poi molto ....
    4 punti
  2. Salve, segnalo : http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/un-cavallo-mai-visto-di-ferdinando-ii/
    3 punti
  3. Come da titolo, facci vedere le 3 monete della tua euro collezione che ti piacciono di più. Io colleziono 2 euro commemorativi
    2 punti
  4. Uno spettacolo di ingegneria militare, BELLISSIMA. Spero che ci sia anche un pò di storia nel libro sulle monete dello Stato dei Presidi. Purtroppo ho chiesto il sabato libero, ma ancora nessuna risposta da lavoro, spero me la diano in tempo per poter partecipare a tutti gli eventi della giornata Cordusiana.
    2 punti
  5. Banconota pubblicitaria del 1935. Reclamizzava il film " Darò un milione" con Vittorio De Sica.
    2 punti
  6. Cito, riadattando il discorso all'esemplare in discussione. Può avere senso?
    2 punti
  7. Esperto di firenze non sono ma credo si a un fiorino piccolo III serie, primo semestre 1330 segno foglia di fico ( Scolaio di Vanni Cedernelli ). Controlla tu stesso sul "nostro" catalogo "numismatica italiana" . url-3.htm
    2 punti
  8. Grazie @adolfos , per l’aiuto e i complimenti ! Sono un bell’incoraggiamento! Aspettiamo allora altri pareri esperti oltre al tuo ! Grazie ancora , dovrei avere poi altre monetine di Firenze da poter postare ..
    2 punti
  9. @lucalup per ora complimenti per il tuo quattrino veramente bello e difficile da trovare in questa conservazione. Non ho il MIR a portata di mano ma il segno di zecca mi sembra corrispondere al n. 86 della tabella di Biaggi. Aspettiamo un messaggio dagli esperti della monetazione fiorentina. Nel Forum ne abbiamo di assoluta eccellenza. Salutoni
    2 punti
  10. Buon pomeriggio e buon venerdì a tutti gli amici del forum! Oggi vorrei farvi vedere il mio ultimo acquisto. È un di quei pezzi acquistati "de core", non perché rientrino nel mio ambito di studio ma perché in qualche modo mi colpiscono, mi affascinano. Stavolta si tratta di un pezzo davvero minuto: è infatti 1/16 di Shekel coniato sotto Evagoras II. La moneta, di soli 11mm di diametro e 0,67 g di peso, è stata coniata a Sidone nel 344-3, e presenta al D/ una bella scena con un re persiano che lotta con un leone e tra di loro due lettere, e al R/ una galea in mare con sopra III. Classificata come HGC 259. Dai pochi esemplari che ho trovato, la conservazione mi pare piuttosto buona per la tipologia: Ma chi era questo Evagoras II? Si tratta in realtà di un personaggio del tutto marginale, su cui non ho trovato nulla nei libri in mio possesso: nipote di Evagoras I e figlio di Nicocle di Salamina, fu re di Salamina dal 361 fino al 351 a.C. quando, a causa delle sue posizioni filopersiane, venne deposto in seguito ad una rivolta popolare guidata dal nipote Pnitagora. In seguito a questi eventi, si rifugiò presso i persiani e ricevette da Artaserse III il governatorato di Sidone, in Fenicia. Anche da qui verrà cacciato in seguito ad una rivolta dovuta al malgoverno della città, e si dirigerà di nuovo a Cipro, dove verrà infine arrestato e condannato a morte. Spero di aver suscitato un po' di curiosità. Se qualunque utente volesse aggiungere qualcosa alla storia del personaggio o alla descrizione della moneta (in particolare, sul significato delle lettere al D/ e al R/), mi farebbe molto piacere. Sentitevi liberi anche di dare giudizi, si tratta di un ambito che conosco pochissimo. Mi permetto, anzi, di "taggare" @Matteo91 e @rorey36, che se non erro seguono anche questo genere di monetazione. Afranio
    1 punto
  11. Non sempre tutti i problemi metereologici sono da maledire, un esempio è offerto dalla secca del Danubio: "Ungheria, tesoro del 18esimo secolo emerge dalla secca del Danubio Circa 2.000 tra monete, armi e palle di cannone Budapest, 25 ott. (askanews) – Un gruppo di archeologi ha scoperto un tesoro di 2.000 pezzi d’oro e d’argento a bordo di un relitto del XVII secolo che giace sul fondo del Danubio. Il tesoro è venuto alla luce a causa della secca del fiume, hanno rivelato gli esperti parlando del ritrovamento. “Circa 2.000 pezzi di monete, lance, palle di cannone, spade e armi”, ha rivelato all’agenzia MTI Katalin Kovacs, archeologo del centro museale Ferenczy di Szentendre vicino Budapest. La scoperta è avvenuta questa settimana a Erd, a sud della capitale ma non si conosce ancora la nazionalità del relitto commerciale. Il livello del Danubio è crollato a 38 centimetri a Budapest, record storico che crea disagi alla navigazione ma dovrebbe iniziare a risalire da sabato, per questo gli esperti stanno cercando di velocizzare le operazioni di recupero. I reperti “sono al 90% stranieri e datati tra 1630 e 1743” ha precisato Balazs Nagy alla radio privata Klub, le monete sono state coniate “tra i Paesi Bassi, la Francia, Zurigo e il Vaticano”. http://www.askanews.it/esteri/2018/10/25/ungheria-tesoro-del-18esimo-secolo-emerge-dalla-secca-del-danubio-pn_20181025_01041/ Piccolo appunto: non credo che esistesse il Vaticano, inteso come Stato sovrano, tra il 1630 e il 1743, forse si voleva dire lo Stato Pontificio.
    1 punto
  12. Buonasera a tutti, Condivido l'ultima moneta appena entrata in Collezione: FERDINANDO IV PIASTRA 1798. Variante per punteggiatura: FERDINAN. IV D. G. SICILIAR ET HIE REX Ha al dritto dei graffi di conio sulla guancia, ma non presenta colpi e eccessiva usura sui rilievi. Come vi sembra.
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  13. Perdona la pedanteria... potresti farla una foto controluce? Allego una modifica per alcune info Alcuni angoli sembrano (segni in rosso) è un piccolo strappo o piccola macchia? (Segno celeste) angolo arricciato? (Segno giallo) Imperfezioni al bordo inferiore, forse da taglio, e al bordo superiore? (Segno verde)
    1 punto
  14. Ciao, prova a fare delle foto controluce, a me sembrerebbe di intravedere altre due pieghe aggiuntive, la classica piegatura in otto parti per capirci... Come dice Nikita dovresti aumentare la nitidezza delle foto, che in questo ambito vuol dire molto, sennò diventa complicato esprimere pareri appropriati, e si da ampio margine a fraintendimenti. qualche piega su un angolo, e (mi sembra) minimo sporco raccolto vicino alla parte bassa della piega centrale nel retro. Da quello che vedo, rimarrei più su un bb/spl, con riserva, per quanto riguarda lo stato generale della carta.
    1 punto
  15. Auguroni! Stampati anche il Mazarakis, non può mancare. saluti, Luciano
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  16. Auguroni novello paparino. Per le ore ridotte causa pupo, posso dirti che ci siamo passati tutti. MAL COMUNE MEZZO GAUDIO. Appena arriva lo Sciugacewsky ti faccio sapere. Intanto buona lettura con Iliescu
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  17. Hai ragione, si tratta di una raffigurazione bellissima. Tra l' altro eseguita in maniera notevole su una moneta così piccola.. Bassorilievo da Persepoli: Gioiello: Tappeto:
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  18. MADONNA DI LORETO e SAN CARLO BORROMEO
    1 punto
  19. 1 punto
  20. Non conoscevo questo topic, stai facendo un gran bel lavoro complimenti.
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  21. ecchimeeeeeeeeeee beh amico mio i miei amici hanno risposto al volo prima di me.... anche se in ritardo me ne sono accorto che era un falso.
    1 punto
  22. Penso che, come per gli imputati, bisogna partire da una presunzione di innocenza. Da quello che posso vedere dalle foto, non mi sembra che ci siano prove sufficienti per condannare una o tutte e tre le monete: 1. non vedo evidenti segni di fusione, al contrario le monete appaiono coniate; 2. la piccola spaccatura al bordo nello stesso punto dei due primi esemplari è l'indizio più inquietante, ma comunque hanno forma diversa e i bordi presentano tante altre differenze; 3. quella specie di solco sul collo del ritratto, mi pare dovuto al conio, forse un tentativo, non molto ben riuscito di rappresentare le pieghe del collo. Tenendo presente che giudichiamo dalle foto, il mio personalissimo parere è che siano autentiche.
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  23. Questa 1.000 Barbetti è ok 500 lire Capranesi in cartoncino (pubblicità mobili d'arte Roma)
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  24. Buona giornata Un doveroso ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione. saluti luciano
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  25. Vorrei capire il motivo per cui è stata ritirata la moneta sugli Alpini, è un omaggio più che doveroso all'intero Corpo ed è inconcepibile che sia stata cancellata tale emissione. Spero che più avanti si sappiano i motivi...
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  26. Interessante articolo. Vorrei sottolineare però che anche senza la spazzatura buttata nel geyser, resta comunque pericoloso avvicinarsi in quanto uno spruzzo di acqua a 93 gradi C° con quella pressione può tranquillamente provocare danni irreparabili alla salute. Quindi l'affermazione "avrebbe anche potuto uccidere, come già accaduto in passato" a causa della presenza di spazzatura (ora tralasciamo che ci siano anche delle monete) mi sembra un po' sciocca perché anche senza quella roba un geyser ti può uccidere o ferire in modo grave, quindi è necessaria comunque una distanza di sicurezza con o senza spazzatura.
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  27. Raccolta passatempo per il piacere della ricerca e per curiosità Biglietti pubblicitari che riproducono banconote italiane sino agli anni '80. Chi desidera può inserire quelle di sua proprietà o trovate nel web. Io stesso non ne posseggo nemmeno una, ma pur non collezionandole mi sono sempre piaciute. Evitiamo quelle politiche moderne e fotomontaggi. _____________________====================================== Anche il 100 dollari trump non è una banconota pubblicitaria italiana, straniere e moderne sono escluse, anch'io ne ho trovate un mare, ma non le ho inserite perchè non in linea con quello che si chiede nel post iniziale. Questo volantino/banconota stampato in Italia è degli anni '60, ma purtroppo con lo sfondo di un biglietto da cento dollari, non si dovranno considerare nemmeno queste pur essendo vintage. Pur essendo una pubblicità italiana, non và neppure questa:
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  28. Sottoscrivo e firmo: per Leonardo si poteva decisamente fare di molto meglio, con tutta la produzione (anche non semplicemente artistica) del genio rinascimentale che tutto il mondo ci invidia; quella degli alpini non aveva alcun riferimento alla guerra (l'alpino non è nemmeno armato, al ocontrario, rappresenta in pieno il rispetto della montagna), e la scelta del ritiro (è vero, non è stata rifiutata ma ritirata, "per paura" che venisse rifiutata) è inconcepibile per me, considerando che la Francia ha commemorato il D-Day, il Lussemburgo l'istituzione del servizio militare obbligatorio e il Belgio la prima guerra mondiale
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  29. .....i graffi saranno dovuti al gatto che ci gioca sempre......grazie @matteo95.....ho già guardato il catalogo online ma a me sembrano tutte uguali..........a te che cosa sembra del 1° o del 2° tipo........grazie della tua collaborazione..........
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  30. Questo tuo pezzo è stato ottenuto per fusione con leghe di ottone, da uno stampo di Piastra del 1796 già usurata.... Forse per giustificarne il peso calante.....e poi argentata (in questo caso l'argentatura è molto spessa). Il decoro nel taglio è stato impresso battendo un punzone con il decoro a treccia... Questo ne ha causato il rigonfiamento del metallo, lo si nota nel contorno del pezzo. Mi capita spesso di vedere in vendita il falso d'epoca della Piastra 1796...diciamo che è il più facile da reperire... In quasi tutte le leghe metalliche. Con il tuo ho censito tre tipi di falsi d'epoca diversi per il 1796. Appena mi è possibile fare foto decenti, condivido il mio. Saluti.
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  31. R Rieccoci. Dopo essermi aggiudicato lo Sciugacewsky che dovrebbe arrivare tra non molto, ho ampliato le mie letture con un piccolo estratto che amplia i paesi dell'Est Europa e di cui dovrai tenere conto ( pensavi di cavartela con poco e stò sempre aspettando il sunto del tuo lavoro). Buona lettura a te ed al gruppo dei serenissimi 005_La_monnaie_venetienne_dans_les_Pays_roumains_de_1202_a_1500_1977.pdf
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  32. Questa volta è vera la storia del nonno...... ma la moneta rimane sempre una patacca.... saluti TIBERIVS
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  33. Effettivamente trovare una nuova banconota è un'impresa.... Ho scovato questa banconota da 1 dollaro, ma che fatica...
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  34. Ritiro su questa discussione già letta in passato ma non so perché non ho mai contribuito... ecco il mio esemplare preferito. Ne ho da poco un secondo che ho preso nonostante qualche contatto per un gran lustro. Se riesco a fotografarlo prossimamente posterò anche lui. Saluti
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  35. Medaglia devozionale ottagonale, bronzo/ottone, seconda metà del XVII sec.,.- D/ Raffigurazione della Santissima Trinità, ai lati della croce due angioletti, anepigrafe.- R/ S. Girolamo o Gerolamo a mezzo busto volto dx, con la mano dx stringe una pietra (suo attributo) con la quale si percuoteva il petto, è Dottore della Chiesa. - Ciao Borgho
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  36. Ti ho preparato questo bel regalino, dedicato a tutti gli amanti dei tondelli... 2 Euro Commemorativo "Anno Europeo del Patrimonio Culturale" Questa moneta viene emessa dallo Stato della Città del Vaticano il 01/06/2018 per commemorare il 2018 l'Anno Europeo del Patrimonio Culturale, iniziativa annunciata dall'Unione Europea nel 2017 e lanciata il 31/01/2018, a cui partecipano i 28 Stati Membri. Autore del soggetto Daniela Longo, incisore Claudia Momoni, in questa emissione viene rappresentato il "Gruppo Scultoreo del Laocoonte", scultura in marmo conservata nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani. E' stata emessa per un totale di 101.000 pezzi, di cui 76.000 in Folder FDC, 15.000 in Busta Filatelico Numismatica e 10.000 in Cofanetto Fondo Specchio. Anno Europeo del Patrimonio Culturale L'obiettivo dell'Anno europeo del patrimonio culturale è quello di incoraggiare il maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell'Europa e rafforzare il senso di appartenenza a un comune spazio europeo. Il motto dell’anno è: "Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro". L’Anno vedrà svolgersi una serie di iniziative e di manifestazioni in tutta Europa per consentire ai cittadini di avvicinarsi e conoscere più a fondo il loro patrimonio culturale. Il patrimonio culturale plasma la nostra identità e la nostra vita quotidiana. Ci circonda nelle città e nei borghi d’Europa, quando siamo immersi nei paesaggi naturali o ci troviamo nei siti archeologici. Non si tratta soltanto di letteratura, arte e oggetti, ma anche dell'artigianato appreso dai nostri progenitori, delle storie che raccontiamo ai nostri figli, del cibo che gustiamo in compagnia e dei film che guardiamo per riconoscere noi stessi. Perché il Patrimonio Culturale ? Il patrimonio culturale ha un valore universale per ciascuno di noi, per le comunità e le società. È importante conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future. Si può pensare al patrimonio come a "un qualcosa del passato" o di statico, ma in realtà si sviluppa attraverso il nostro modo di rapportarci ad esso. Per di più, il nostro patrimonio culturale ha un ruolo importante da svolgere nella costruzione del futuro dell’Europa. Questa è una delle ragioni per cui vogliamo raggiungere i giovani, in particolare durante l’Anno europeo. Il patrimonio culturale si presenta in varie forme: tangibile - ad esempio edifici, monumenti, artefatti, abbigliamento, opere d’arte, libri, macchine, città storiche, siti archeologici intangibile - pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, competenze, e i relativi strumenti, oggetti e spazi culturali, cui le persone attribuiscono valore. Ciò comprende la lingua e le tradizioni orali, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali e l’artigianato tradizionale natural - paesaggi, flora e fauna digitale - risorse create in forma digitale (ad esempio opere d’arte digitali e animazione) o che sono state digitalizzate in modo da garantirne la conservazione (testi, immagini, video, registrazioni). Prendendoci cura del nostro patrimonio culturale, possiamo scoprire la nostra diversità e avviare un dialogo interculturale su ciò che abbiamo in comune. Quale modo migliore per arricchire le nostre vite se non interagendo con qualcosa di così fondamentale per la nostra identità? Il patrimonio culturale non dovrebbe essere lasciato al declino, al deterioramento e alla distruzione. Per questo motivo, nel 2018, cercheremo i modi per celebrarlo e conservarlo. Cosa accade nel 2018 ? L’Anno europeo appartiene a tutti, affinché ognuno possa sperimentare, apprezzare e godere del patrimonio culturale. Tutti sono invitati a partecipare alle migliaia di attività che si svolgeranno in tutta Europa per far sentire le persone più strettamente coinvolte con il patrimonio culturale. Ogni Stato membro ha nominato un coordinatore nazionale per attuare l’Anno e coordinare gli eventi e i progetti a livello locale, regionale e nazionale. Le principali parti interessate del settore culturale, come pure le organizzazioni della società civile, sono strettamente coinvolti nelle attività dell'Anno europeo. A livello europeo, tutte le istituzioni dell’Unione europea sono impegnati a rendere l’Anno un successo. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, otre al Comitato europeo delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo organizzeranno eventi per celebrare l'Anno e inaugurare attività incentrate sul patrimonio culturale. Inoltre, l'UE finanzierà progetti a sostegno del patrimonio culturale. Un apposito invito a presentare progetti di cooperazione relativi all’Anno è stato pubblicato nell’ambito del programma "Europa creativa". Numerose altre opportunità saranno disponibili nel quadro dei programmi dell'UE Erasmus+, Europa per i cittadini, Orizzonte 2020 e altri ancora. Per far sì che i nostri sforzi lascino un’impronta oltre il 2018, la Commissione, in collaborazione con il Consiglio d’Europa, l’UNESCO e gli altri partner, gestirà dieci progetti a lungo termine. Questi comprenderanno le attività con le scuole, la ricerca su soluzioni innovative per riutilizzare gli edifici appartenenti al patrimonio culturale o per contrastare il traffico illecito di beni culturali. L’obiettivo è stimolare un cambiamento reale nel nostro modo di fruire, tutelare e promuovere il patrimonio culturale, facendo sì che l’Anno europeo crei benefici per i cittadini a lungo termine. Gruppo Scultoreo del Laocoonte Descrizione e Stile Il gruppo statuario raffigura la fine di Laocoonte e dei suoi due figli Antifante e Timbreo mentre sono stritolati da due serpenti marini, come narrato nel ciclo epico della guerra di Troia, ripreso successivamente nell'Eneide da Virgilio, in cui è descritto l'episodio della vendetta di Atena, che desiderava la vittoria degli Achèi, sul sacerdote troiano di Apollo, che cercò di opporsi all'ingresso del cavallo di Troia nella città. La sua posa è instabile perché nel tentativo di liberarsi dalla stretta dei serpenti Laocoonte richiama tutta la sua forza, manifestando con la più alta intensità drammatica la sua sofferenza fisica e spirituale. I suoi arti e il suo corpo assumono una posa pluridirezionale e in torsione, che si slancia nello spazio. L'espressione dolorosa del suo viso unita al contesto e la scena danno una resa psicologica caricata, quasi teatrale, come tipico delle opere del "barocco ellenistico". La resa del nudo mostra una consumata abilità, con l'enfatica torsione del busto che sottolinea lo sforzo e la tensione del protagonista. Il volto è tormentato da un'espressione pateticamente corrucciata. Il ritmo concitato si trasmette poi alle figure dei figli. La statua è composta da più parti distinte, mentre Plinio il Vecchio, in effetti, descrisse una scultura ricavata da un unico blocco marmoreo (ex uno lapide). Tale circostanza ha creato sempre molti dubbi di identificazione ed attribuzione. Storia Antica e Datazione Plinio raccontava di aver visto una statua del Laocoonte nella casa dell'imperatore Tito, attribuendola a tre scultori provenienti da Rodi: Agesandro, Atenodoro e Polidoro. Scrive Plinio: «Né poi è di molto la fama della maggior parte, opponendosi alla libertà di certuni fra le opere notevoli la quantità degli artisti, perché non uno riceve la gloria né diversi possono ugualmente essere citati, come nel Laoconte, che è nel palazzo dell'imperatore Tito, opera che è da anteporre a tutte le cose dell'arte sia per la pittura sia per la scultura. Da un solo blocco per decisione di comune accordo i sommi artisti Agesandro, Polidoro e Atenodoro di Rodi fecero lui e i figli e i mirabili intrecci dei serpenti.» (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 37) La tradizionale identificazione della statua dei Musei Vaticani con quella descritta da Plinio è ancora generalmente accettata, visto anche che la residenza privata di Tito si doveva trovare proprio sul colle Oppio, dove la statua venne poi ritrovata. Accettata è anche l'attribuzione ai tre artisti rodii, autori anche dei gruppi statuari con storie di Ulisse della grotta di Sperlonga. Varie date sono state proposte per questa statua, oscillanti tra metà del II secolo a.C. alla metà del I secolo d.C.; Bernard Andreae, in alcuni studi, ha ipotizzato che il Laocoonte sia una copia di un originale bronzeo ellenistico, come dimostrerebbero alcuni dati tecnici e stilistici. Sulla parte posteriore della statua si trova infatti del marmo lunense, non utilizzato prima della metà del I secolo a.C., inoltre alcuni dettagli rimandano inequivocabilmente alla fusione a cera persa: ad esempio il mantello che ricade sulla spalla del giovane a destra fino a toccargli il ginocchio deriva quasi certamente da un espediente tecnico necessario a costituire un passaggio per il metallo fuso. Si è ipotizzato che l'originale fosse stato creato a Pergamo, come suggeriscono alcuni confronti stilistici con opere della scuola locale: i pacifici rapporti tra la città dell'Asia minore e Roma erano infatti rafforzati dai miti legati a Troia, dai quali discendevano le leggende di fondazione di entrambe le città. Plinio comunque attesta la presenza a Roma della statua marmorea a metà del I secolo d.C. attribuendola a scultori attivi un secolo prima. Infatti alcune iscrizioni trovate a Lindos, sull'isola di Rodi fanno risalire la presenza a Roma di Agesandro e Atanodoro ad un periodo successivo al 42 a.C., ed in questo modo la data più probabile per la creazione del Laocoonte deve essere compresa tra il 40 ed il 20 a.C., per una ricca casa patrizia, o più probabilmente per una committenza imperiale (Augusto, Mecenate), anche se il Laocoonte sembra lontano dallo stile neoattico in auge nel periodo. Visto il luogo di ritrovamento è anche possibile che la statua sia appartenuta, per un periodo, a Nerone Il Ritrovamento La statua fu trovata il 14 gennaio del 1506 scavando in una vigna sul colle Oppio di proprietà di Felice de Fredis, nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone: l'epitaffio sulla tomba di Felice de Fredis in Santa Maria in Aracoeli ricorda l'avvenimento. Allo scavo, di grandezza stupefacente secondo le cronache dell'epoca, assistettero di persona, tra gli altri, lo scultore Michelangelo e l'architetto Giuliano da Sangallo. Questi era stato inviato dal papa a valutare il ritrovamento, secondo la testimonianza di Francesco, giovane figlio di Giuliano (che, ormai anziano, ricorda l'episodio in una lettera del 1567). Secondo questa testimonianza fu proprio Giuliano da Sangallo ad identificare i frammenti ancora parzialmente sepolti con la scultura citata da Plinio. Esistono comunque testimonianze coeve che danno la stessa identificazione della scultura appena rinvenuta. La Collocazione al Belvedere La statua fu acquistata subito dopo la scoperta dal papa Giulio II, che era un appassionato classicista, e fu sistemata, in posizione di rilievo, nel cortile ottagonale ("Cortile delle Statue") progettato da Bramante all'interno del complesso del Giardino del Belvedere proprio per accogliere la collezione papale di scultura antica. Tale allestimento è considerato l'atto fondativo dei Musei Vaticani. Da allora il Laocoonte, assieme all'Apollo del Belvedere, costituì il pezzo più importante della collezione, e fu oggetto dell'incessante successione di visite, anche notturne, da parte di curiosi, artisti e viaggiatori. Restauri ed Integrazioni Quando il gruppo scultoreo fu scoperto, benché in buono stato di conservazione, presentava il padre ed il figlio minore entrambi privi del braccio destro. Dopo un primo ripristino, forse eseguito da Baccio Bandinelli (che ne eseguì una delle prime copie, intorno al 1520, oggi agli Uffizi, per Leone X), del braccio del figlio minore e di alcune dita del figlio maggiore, artisti ed esperti discussero su come dovesse essere stata la parte mancante nella raffigurazione del sacerdote troiano. Nonostante alcuni indizi mostrassero che il braccio destro fosse, all'origine, piegato dietro la spalla di Laocoonte, prevalse l'opinione che ipotizzava il braccio esteso in fuori, in un gesto eroico e di forte dinamicità. L'integrazione fu eseguita, probabilmente in terracotta, da Montorsoli ed il restauro ebbe un successo duraturo tanto che Winckelmann, pur consapevole della diversa posizione originaria, si dichiarò favorevole al mantenimento del braccio teso. Intanto, tra il 1725 e il 1727, Agostino Cornacchini eseguì un restauro del gruppo scultoreo che versava in condizioni di degrado. Vennero sostituiti il braccio di terracotta del Laocoonte e quello in marmo del figlio, evidentemente rovinati con altri dall'identica posa. Nel 1906 l’archeologo tedesco Ludwig Pollak rinvenne fortuitamente il braccio destro originario di Laooconte, che si presentava piegato, come Michelangelo aveva immaginato: l’arto fu ricollocato alla spalla da Filippo Magi tra il 1957 ed il 1960, che rimosse tutte le integrazioni non originali, secondo i prìncipi del restauro moderno. Influenza Culturale La scoperta del Laocoonte ebbe enorme risonanza tra gli artisti e gli scultori ed influenzò significativamente l'arte rinascimentale italiana e nel secolo successivo la scultura barocca. Straordinaria fu infatti l'attenzione suscitata dalla statua, e se ne trova traccia nelle numerose lettere degli ambasciatori che la descrivono, nei disegni e nelle incisioni che subito dopo iniziarono a circolare per l'Europa. Il forte dinamismo e la plasticità eroica e tormentata del Laocoonte ispirò numerosi artisti, da Michelangelo a Tiziano, da El Greco ad Andrea del Sarto. Michelangelo ad esempio fu particolarmente impressionato dalla rilevante massa della statua e dal suo aspetto sensuale, in particolare nella rappresentazione delle figure maschili. Molti dei lavori di Michelangelo successivi alla scoperta, come il Tondo Doni, lo Schiavo ribelle e lo Schiavo morente, furono influenzati dal Laocoonte. Molti scultori si esercitarono sul gruppo scultoreo facendone calchi e copie anche a grandezza naturale. Il re di Francia insistette molto per avere la statua dal papa o almeno una sua copia. A tal fine, lo scultore fiorentino Baccio Bandinelli ricevette l'incarico dal cardinale Giulio de' Medici papa Clemente VII Medici, di farne una copia, oggi agli Uffizi. Il re di Francia, però, dovette accontentarsi di inviare, intorno al 1540, lo scultore Francesco Primaticcio a Roma per realizzare un calco al fine di ricavarne una copia in bronzo destinata a Fontainebleau. Un'altra copia si trova nel Gran Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Rodi. Una copia in gesso, appartenuta al Mengs, si trova nell'Accademia di belle arti di Roma. Il fascino della scultura coinvolse per secoli artisti ed intellettuali come Gian Lorenzo Bernini, Orfeo Boselli, Winckelmann e Goethe, diventando il fulcro della riflessione settecentesca sulla scultura. La tragica mobilità di questa statua è uno dei temi del saggio Laokoön, di Lessing, uno dei primi classici di critica dell'arte. Buona Cultura a Tutti
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  37. Buonasera a tutti ,il gallo e' l'animale sacro a Persefone moglie di Ade . Nella coroplastica funeraria del primo impero e' molto comune trovare tale raffigurazione , direi quindi che vista la datazione della lucerna si tratti di una tomba pagana con dedica "accattivante " alla signora degli inferi .
    1 punto
  38. E se fosse di origine araba?
    1 punto
  39. sinceramente a mio avviso la discussione non finisce con un dubbio... io per la mia esperienza sul periodo posso dire che la moneta non è né una barbarica coeva, né una ufficiale di Romolo, ma certamente una moneta creata ad hoc tra i secoli XIX e XX, il tutto per una serie di motivazioni che ho espresso e che sono condivise anche da alcuni autori come Kent. questo a prescindere dal rapporto che esiste tra questa, l'altro esemplare e quella che condivide il retro (coniate, una copia dell'altra etc.... loro hanno risposto e io come ho detto ho riportato la loro risposta, che comunque mi lascia perplesso e nella quale tra le righe ho letto la forte pressione del "conferente", forte abbastanza da far chiudere occhi e naso alla casa d'aste, che per mantenere una posizione "accettabile" ha cercato una letteratura e delle motivazioni che potessero almeno reggere oltre al "lo dico io" quindi direi che è iniziata in punta di piedi, ha dato spunti importanti e si è conclusa con la risposta del venditore che non mi pareva carino commentare con scherno. il mio parere in merito mi pare espresso in modo chiaro e supportato (anche rispetto al riuso di un retro così datato) accetto comunque il parere del venditore perché per me è un modo per fare cultura e , lo ribadisco, non una crociata saluti Alain
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  40. Hai ragione... e correggo il tiro... Sulle tipologie coniate dopo il 1290 dico che si conoscono tutti i nominali battuti a causa del fatto che il Vescovo concedeva l'allogagione della zecca attraverso lettere che ancora si conservano all'archivio volterrano e nelle quali il Vescovo stesso descriveva le tipologie di cui permetteva la coniazione, le leggende e le immagini. L'ultimo grosso scoperto in occasione di una vendita da Sintoni ed inedito, compariva già tra gli studi del Lisini (1909) perchè descritto nel mandato agli zecchieri. Abbiamo invece un buco temporale che arriva più o meno fino al 1290, ed in questo senso la tua proposta può essere molto interessante... ieri sera ho riflettuto sulla tua proposta e credo possa essere una soluzione. A Stahl ho scritto personalmente qualche anno fa per comunicare l'attribuzione corretta di quel pezzo: si tratta di un picciolo di Viterbo battuto da Pietro III (sulla tipologia ha anche recentemente ha scritto @adolfos )
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  41. Buongiorno, mi sa tanto che questa sia la generazione di coloro che pensano che tutto sia dovuto. Saluti Silver
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  42. @magdi Carissimo, ovviamente tutto è possibile, però come falso mi sembra a livello di chi fa una banconota da 7 euro e poi si stupisce che lo scoprano. Comunque la domanda che mi faccio: non c'è nulla che giuridicamente impedisca che quella moneta sia stata fatta da Volterra per entrare nel mercato del 'cortonese', perché escluderlo a priori? San Donato non è un'indicazione che implica un particolare diritto di conio, e quindi poteva non esserci alcuna remora ad usarlo, al limite bastava che ci fosse una chiesa dedicata a quel Santo nella diocesi, per trovare una scusa. Anzi, vista la produzione monetaria straordinariamente peripatetica dei vescovi di Volterra, non è che c'era una località nel volterrano con quel nome, che avrebbe potuto ospitare una zecca e renderlo ancora più giustificabile? D'accordo, anche questa è una ipotesi difficile da provare, ma sempre meglio che appellarsi al benaltrismo (sono contesti diversi, cronologie diverse etc. etc.), che in realtà non vuol dire nulla. Io ho usato esempi in cui veniva cambiato il nome del santo (ed i fiorini probabilmente erano già imitati in Italia verso la fine del XIII secolo), ma la realtà è che nei secoli XII-XIII c'erano decine di zecche che producevano monete con la tipologia di emissioni straniere e l'indicazione corretta della propria zecca (questo in realtà è proprio il significato tecnico di 'imitazione'). Mi pare che anche Volterra abbia iniziato così, no? Anzi, mi pare anche che su questo mi hai convinto proprio tu, facendomi vedere esemplari in cui la cosa era molto leggibile. Sul fatto che si conosca perfettamente la monetazione di Volterra, al punto da non potersi aspettare denari inediti, credo che tu ti sia un po' lasciato sfuggire la frizione. Ma se c'è una zecca che vanta un gap difficilmente spiegabile fra citazioni documentarie e monete realmente riconosciute è proprio quella di Volterra! Pensa alle fonti marchigiane. Per questo mi pare che proprio a questa città Alan Stahl abbia attribuito un pezzo incerto del ripostiglio da luistudiato. Poi se si trovano inediti, oggi, in grado di anticipare di mezzo secolo ed oltre l'introduzione di una certa monetazione da parte di grandi zecche che vantano una bibliografia enormemente più vasta di quella relativa a Volterra, io non mi fascerei troppo la testa, in questo campo. Ciao, Andreas
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  43. Colgo allora l'occasione per sorridere un po' guardando alle manovre segrete da 007 messe in atto dalla Serenissima. Scrive Francesco Priuli ambasciatore a Torino "Non havendomi potuto informare in questa città, per quanta diligenza abbi saputo usare delle particolarità che erano necessarie intorno alla cecca di Frinch, ho mandato huomo a posta et fidato in quel loco perche non solo mi porta mostra della moneta, ma li nomi ancora dlli artefici, sopra di che non ho potuto fin hora haver risposta per li pessimi tempi che qui corron, ma avendo trattato con quello che accusò a S.A. il sig. di Frinch in tal maniera, egli se mi ha offerto spontaneamente di dar nelle mani della Serenissima Vostra molti di costoro, che con la captura dei quali dice si verrà in cognitione di molti sudditi della Serenissima Repubblica interessati in questa cecca, promettendosi facilità in questo negotio per la stretta cognitione che ha con quelli ministri" Praticamente una spia od un signore della notte va di nascosto a Frinco per controllare. Questa pratica era conosciuta dai principi confinanti alla Repubblica, i quali temevano i sicari di Venezia. Un esempio sono i Gonzaga che nelle loro innumerevoli zecche falsificarono molte monete, tra cui la vicinissima Ferrara, ma mai Venezia e sì che ne hanno combinate.
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  44. Eccomi ancora una volta ad alzare questo interessantissimo post, al convegno di Bologna ho inserito nella mia collezione un altro tassello di questa fantastica zecca: mezzo soldo 1835, monetina piccola in rame e secondo me più rara rispetto al 1826, che comunque in alta conservazione esce veramente poche volte
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  45. Buongiorno/ Buonasera, Grazie. Sono forse parole che non esistono nel tuo vocabolario? Cordiali saluti, Graziano
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  46. Grazie mille @nikita_ per la delucidazione, e chiedo venia a @Saturno per aver dubitato, in maniera superficiale, di quanto da lui scritto.
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  47. Sei proprio sicuro che possa trattarsi di un errore? Ho fatto una piccola ricerca e tutte le banconote che ho trovato riportano la medesima scritta. Quindi, è mai possibile che tutte le banconote di questa tipologia sono state stampate con questo macroscopico errore? Non sono un conoscitore di questa lingua, ne tantomeno di questo tipo di banconote, quindi, come avrai capito, la mia è solo una mera curiosità. Saluti
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  48. Dopo un bel periodo di "inattività", anche se abbiamo sempre fatto manutenzione, è arrivato finalmente un nuovo aggiornamento, anche se relativo ad un piccolo stato, Malta. Mi raccomando se c'è qualcosa di sbagliato, e se qualcuno conoscesse le "famigerate" tirature dell'ultima serie (non si trovano da nessuna parte, Krause compreso), scrivetemi pure :-) http://www.numismaticaeuropea.it/malta/lira
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