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Per completezza posto le foto della mia. Come puoi notare, il D'Incerti riporta anche i riferimenti del Corpus e del Cagiati.4 punti
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Vi piace questa? Ultimo arrivo. I quarti della croce nel rovescio sono liberi. Cari saluti a tutti3 punti
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Buonasera, Altro 10 Tornesi 1819 Falso d'epoca Sembra siano tutti opera dello stesso falsario. Saluti, Rocco3 punti
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Buongiorno a tutti, questa mezza piastra di Ferdinando II presenta nella partizione dei Farnese delle croci al posto dei classici gigli... Avete notizie in merito?2 punti
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Anche questa e stata comprata! (E con cio, ho finito il budget per i prossimi sei mesi, 160 euro, sono tantucci per un diciottenne!) Grazie mille a tutti quelli che mi hanno aiutato a fare questa decisione!2 punti
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Azz....questa mi era sfuggita, sull'esemplare più conservato, ma anche quello di Genny, credo che non ci siano dubbi. Provvederò ad inserla in un futuro aggiornamento.2 punti
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Bella.... Per motivi di lavoro non ho frequentato e postato molto nel forum da alcuni anni, vedo, ora, leggendo i post passati (e che mi ero perso) che c'è finalmente chi concretamente afferma che alcune varianti non sono degli errori di conio. Mi sembra anche che siano raccolte nel manuale di Magliocca. non mi riferisco al 10 tornesi AC...ovvio. Quindi posterò alcuni pezzi in mio possesso e spero vi piacciano!!!2 punti
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Esistono anche nominali di valore inferiore all'oncia: quartoncia (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB11/8) e semioncia (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB11/7), ma non avevano notazione di valore. Il termine "triens" non è una dizione diversa da "triente": uno è latino (per l'esattezza, nominativo), l'altro italiano (e comunque corrisponde all'ablativo latino). L'asse fu prodotto, per brevissimo tempo, anche in argento (la cosiddetta "libella", ovvero "libra leggera", nome derivante dal fatto che in origine l'asse valeva una libra di bronzo). Non aveva, però, notazione di valore (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/26). La moneta da tre assi non si chiamava a tripondio, ma tressis, ed effettivamente aveva una notazione "III" (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB5/1) Il sesterzio in origine valeva non 4 assi, ma 2,5; l'etimologia deriva infatti da semi-terzio, "[due più] metà del terzo". Proprio per il valore di 2,5 la sua notazione era "IIS", ovvero "asse-asse-semisse". La notazione "HS" secondo me non esiste: compare nella scrittura corrente (ad esempio, sui muri di Pompei) ma credo che sia solamente un "IIS" barrato in centro, esattamente come "£" per la "L" di lira. Il valore fu portato a 4 quando quello del denario fu portato a 16 (perché il sesterzio era un quarto del denario), ma non ricordo di aver mai visto la notazione "IIII". I sesterzi non furono mai emessi in bronzo, in epoca repubblicana, a meno che siano sesterzi alcune emissioni di Cesare (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I2/46) e Ottaviano (http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I17/38). Sono in effetti sesterzi in bronzo alcune rare monete della serie navale di Antonio, che però alcuni studiosi riconoscono come emissioni greche e non romane (vedi sotto). Inoltre non è corretto parlare di "ottone": l'altra lega usata per queste monete, oltre al bronzo, è l'oricalco. La notazione "X", prima che sul denario, compare sul decussis, di pari valore ( http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB13/1) La notazione "XVI" compare su poche emissioni. Poi per ragioni tradizionali si torna a "X" benché il valore sia rimasto di 16 assi. La notazione a forma di asterisco non è, probabilmente, una "X" barrata, ma un monogramma della notazione "XVI" Le notazioni superiori a X, che compaiono sugli aurei, sono di dubbia interpretazione: non è detto che esprimano il valore in assi (dovrei cercare la bibliografia su questo; molti studiosi concordano in effetti sul fatto che esprimano il valore in assi, ma ricordo che ci sono delle difficoltà in relazione al valore reciproco oro/bronzo che si ritiene sussistesse all'epoca). Una curiosità: potrebbe essere non un caso, ma una specie di gioco di parole, che la notazione "I" corrisponda all'iniziale di Ianus (dio, come noto, raffigurato sull'asse) e la notazione "S" a quella di Saturnus (presente invece sul semisse) Sulla serie navale di Antonio:2 punti
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Concordo con gli amici @Fufluns e @sandokan, da quel che si vede lo stemma è compatibile con lo stile araldico in voga fra Seicento e Settecento. Me la fanno pensare la forma ovale dello scudo, e la probabile presenza di un trofeo d'armi, o almeno di due affusti di cannone, posti al di dietro: Mi serve però sapere una cosa da @metal78: la foto mostra l'oggetto così come si vede, o l'hai girata specularmente?2 punti
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DUPONDIO (monetazione tipica con la Testa di Minerva) simbolo del valore (II) e valeva 2 assi TRIPONDIUS simbolo del valore (III) e valeva 3 assi SESTERZIO simbolo del valore (IIII) o (IIS) o (HS) e valeva 4 assi. Moneta prodotta sia in argento che in bronzo/ottone QUINARIO d'argento simbolo del valore (V) e valeva la metà di un denario DENARIO simbolo del valore (X) e valeva 10 assi (almeno all'inizio) successivamente "X barrata" (X) o (XVI) per indicare il valore di 16 assi AUREO da 20 assi simbolo del valore (XX) AUREO da 40 assi simbolo del valore (XXXX) AUREO da 60 assi simbolo del valore (LX)2 punti
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Altro particolare degno di nota è la differenza di altezza del valore fra i due 1788. Posto I due rovesci a confronto.2 punti
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Ciao @gennydbmoney la "Variante" da te citata è riportata dal D'Incerti (223b, R).2 punti
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Medaglia devozionale agostiniana, ottagonale, bronzo/ottone, della seconda metà del XVII sec. ( dopo il 1658), probabile produzione spagnola. - D/ S. Agostino Vescovo di Ippona, Padre e Dottore della Chiesa.- R/ S.Tommaso di Villanova, vescovo di Valencia, agostiniano, canonizzato da papa Alessandro VII nel 1658, medaglia non comune. - Ciao Borgho2 punti
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Una mia amica in gita mi ha portato questa Taglio: 2 euro CC BNDR Paese: Spagna Anno: 2015 Tiratura: 4.290.000 (fonte: Eurik) Condizioni: BB+ Città: Lisbona2 punti
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Buonasera a tutti posto il mio ultimo acquisto per questo pontefice di una delle sue zecche più piccole...San Severino Marche appunto direi muntoni 411 come riferimento. era un po che ne meditavo l'acquisto e finalmente mi son deciso...spero vi piaccia come piace a me ;) un saluto a tutti e grazie a chi commenterà marco1 punto
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Buonasera amici è da un pezzo che non aprivo una discussione per condividere una moneta, ma sta sera ho fatto na mezza follia (speso parecchio per le mie tasche) e mi sono aggiudicato questa...chi mi ha letto sa che adoro il rame e che colleziono i grani del 1814 1815 (1816 mi manca) per Ferd III... quello che mi sono cuccato sta sera è il miglior 5 grani del 15 che ho in collezione e sto giro non mi sono fatto sfuggire l'occasione me ne sarei pentito come è capitato altre volte mannaggia a me? (mi girano ancora per un 5 grani spl del 15 non acquistato su ma-shop tipo 3 anni fa?)...che ne pensate? Non del mio giramento di zebedei ma della moneta?... sono davvero graditi i vostri pareri. Grazie a chi dirà la sua!1 punto
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27 febbraio 274 d.C. : nasce a Naissus, in Illiricum, Flavius Valerius Aurelius Constantinus che passerà alla Storia con il nome di Costantino I.· 27 febbraio 380 d.C. : viene emesso da Graziano, Teodosio I e Valentiniano II l’Editto di Tessalonica «IMPPP. GRATIANVS; VALENTINIANVS ET THEODOSIVS AAA. EDICTUM AD POPULUM VRB(IS) CONSTANTINOP(OLITANAE). Cunctos populos, quos clementiae nostrae regit temperamentum, in tali volumus religione versari, quam divinum Petrum apostolum tradidisse Romanis religio usque ad nunc ab ipso insinuata declarat quamque pontificem Damasum sequi claret et Petrum Alexandriae episcopum virum apostolicae sanctitatis, hoc est, ut secundum apostolicam disciplinam evangelicamque doctrinam patris et filii et spiritus sancti unam deitatem sub pari maiestate et sub pia trinitate credamus. Hanc legem sequentes Christianorum catholicorum nomen iubemus amplecti, reliquos vero dementes vesanosque iudicantes haeretici dogmatis infamiam sustinere ‘nec conciliabula eorum ecclesiarum nomen accipere’, divina primum vindicta, post etiam motus nostri, quem ex caelesti arbitro sumpserimus, ultione plectendos. DAT. III Kal. Mar. THESSAL(ONICAE) GR(ATI)ANO A. V ET THEOD(OSIO) A. I CONSS.» (Codice Teodosiano, XVI, 1.2) · 28 febbraio 509 a.C. : i Romani combattono la battaglia della Selva Arsia contro gli Etruschi. Roma aveva cacciato Tarquinio il Superbo, ultimo Re di Roma; il re deposto assieme ai figli aveva cercato alleanza tra gli Etruschi per riconquistare il trono perduto e quindi alla guida di un esercito composto da etruschi di Veio e di Tarquinia aveva marciato alla volta di Roma. Lo scontro avvenne presso un bosco sacro nella Selva Arsia, al confine tra il territorio romano e quello di Veio. etrusche. Lo scontro avvenne nella Selva Arsia, un bosco sacro dedicato a Silvano o Fauno o a un eroe, che doveva trovarsi presso il confine tra il territorio romano e quello di Veio. A fornire la data della battaglia è Plutarco (Publicola, 9, 5), il quale riporta la tradizione romana che indicava l'ultimo giorno di febbraio come ricorrenza di questo scontro militare. La descrizione degli avvenimenti la troviamo in molti autori tra i quali Livio (II, 6-7) che scrive: "Così due città e due eserciti seguirono Tarquinio con l'intento di riconquistargli il regno e di vendicarsi militarmente dei Romani. Quando entrarono in territorio romano, i consoli avanzarono contro il nemico: Valerio guidava la fanteria disposta in ordine compatto, mentre Bruto lo precedeva in esplorazione con la cavalleria. Anche nell'armata nemica il primo corpo era la fanteria, agli ordini di Arrunte Tarquinio figlio del re. Questi era dietro col resto delle truppe. Arrunte, individuando da lontano prima i littori, capì che il console era lì nei pressi, poi, quando avvicinandosi riconobbe senza orma di dubbio i lineamenti di Bruto, infiammato dalla rabbia, urlò: "Ecco laggiù l'uomo che ci ha cacciati dalla terra in cui siamo nati, proprio lui. Guardatelo come avanza tronfio delle nostre insegne! O dei che vendicate i re, assisteteci". Sprona il cavallo e si butta a testa bassa dritto contro il console. Bruto allora si sentì minacciato; dato però che in quel tempo era motivo d'orgoglio per i comandanti buttarsi nella mischia in prima persona, Bruto per questo accetta la sfida senza pensarci un attimo. I due si scontrarono con un accanimento incredibile, preoccupandosi soltanto di colpire l'avversario e non di schivarne i colpi. Così, trafitti l'uno e l'altro dall'asta dell'avversario passata attraverso lo scudo, furono sbalzati da cavallo e franarono a terra in fin di vita. Nello stesso istante ebbe inizio anche lo scontro tra il resto delle due cavallerie e poco dopo toccò alle fanterie scendere in campo. Si combatté con alterno successo e l'esito della battaglia rimase legato a un filo. L'ala destra di entrambi gli schieramenti aveva la meglio, mentre la sinistra cedeva. I Veienti, abituati alla sconfitta con le truppe romane, furono sbaragliati e dispersi; i Tarquini, invece, avversario nuovo e sconosciuto, non si limitarono a reggere bene l'urto, ma riuscirono anche a respingere quella parte dell'esercito romano che si trovava nel loro settore. Nonostante l'andamento incerto della battaglia, Tarquinio e gli Etruschi furono presi da un panico tale che abbandonarono l'impresa senza portarla a compimento e quella stessa notte entrambi gli eserciti, il veiente e il tarquiniense, se ne tornarono nei loro paesi. Il racconto di questa battaglia contiene anche del prodigioso: nel silenzio della notte successiva pare si sia sentita una voce proveniente dalla selva Arsia e identificata con quella del dio Silvano, la quale avrebbe detto: "Gli Etruschi hanno perso un uomo in più in battaglia, quindi la vittoria della guerra va ai Romani". A ogni modo i Romani se ne andarono da vincitori, gli Etruschi da vinti. Infatti, quando alle prime luci del giorno non ci fu più l'ombra di un nemico in vista, il console Publio Valerio raccolse le spoglie e fece rientro a Roma in trionfo. Celebrò il funerale del collega nella maniera più sontuosa possibile per l'epoca. Quel che però fu ben più clamoroso per la sua memoria fu il lutto civile e, all'interno di esso, il fatto che le donne di Roma lo piansero per un anno, come se fosse stato un padre, per l'accanimento che aveva mostrato nel vendicare l'oltraggio alla castità femminile." Così il 28 febbraio del 509 a.C. trovò la morte in eroico duello Lucio Giunio Bruto, primo tra i consoli di Roma, esempio futuro nella storia romana della lotta contro i tiranni. Il Bruto Capitolino, busto bronzeo che si presume rappresenti Lucio Giunio Bruto. Inoltre si tenevano nell'Antica Roma gli Equirria, festività costituite da gare con cavalli dedicate a Marte e che sui tenevano il 27 e il 14 marzo. Rappresentavano il giorno dell'uscita dell'esercito romano dopo la pausa invernale e si dice fossero state istituite dallo stesso Romolo. Ciao Illyricum1 punto
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ma siete sicuri che sia un punto? e non dovuto ad una piccola rottura del conio? chiedo....1 punto
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Medaglia devozionale ,bronzo/ottone, del XVIII sec., probabile produzione romana.- D/ IL Cristo addolorato e sofferente col capo sorretto dalla mano sx, seduto coronato di spine e raggiato, seduto sulla croce.- R/ La Madonna (Addolorata), con grande spada che le trafigge il petto (ricorda la profezia di Simeone). medaglia rara per l'iconografia del D/. Ciao Borgho1 punto
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Dalla foto non si vede molto bene,ma conosco bene capelli che l'ha sigillata, è persona seria,quindi confermo fdc , saluti Aldo.1 punto
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Provare come tentativo a dare informazioni e creare una collaborazione coll'esposizione di numismatica sopra al primo piano a Palazzo Ducale forse, sapete se ci vanno per esempio delle scolaresche in visita ?1 punto
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hai capito perché non compro cataloghi?? tanto basta seguire i risultati delle aste per avere un quadro della situazione.. diciamo che il catalogo lo ritengo fondamentale all'inizio, quando si inizia a collezionare.. in tal modo si ha un quadro completo delle monete su cui focalizzarsi, si può anche studiare la storia delle monete stesse, la simbologia presente, i gradi di conservazione e le nozioni base.1 punto
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Ciao! Devo guardare in qualche catalogo d'asta che ho a portata di mano .... ti so dire nel pomeriggio! saluti luciano1 punto
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Interessante discussione. Partecipo con i miei due esemplari non in condizioni eccelse ma ancora gradevoli ?1 punto
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Per Carlo Contarini nessun altro risultato. Per Nicolò Sagredo ne ho due: - Nomisma 21, n. 662 - Finarte 843, n. 414 Arka Diligite iustitiam1 punto
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E' una bella moneta, penalizzata un po' da una debolezza di conio (piuttosto che usura) sui capelli di Murat. Come conservazione direi nel complesso qSPL e come prezzo 400-500 €.1 punto
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Grazie farò una foto migliore per quello che hai notato sulla N e sui due punti, ma penso difetti di conio!1 punto
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Salve, premesso che non mi occupo di epigrafia monetale, voglio solo informarla che in Sicilia oltre alla più famosa isola di Mozia, esisteva anche un centro chiamato MOTYON. Tale centro viene ricordato dallo storico Diodoro Siculo, il quale narrando le imprese del condottiero siculo Ducezio, ci informa che MOTYON era una città che si trovava nella chora (territorio) di Akragas. Allo stato attuale delle ricerche, questa città viene identificata con il sito archeologico di Vassallagi, nei pressi del paese di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Per maggiori approfondimenti sul sito archeologico di Vassallaggi, la rimando al seguente link: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/sitepda/pagina_musei.asp?ID=164&IdSito=25&IdC=&IdS=&IdAS=&Prov=E Escludendo con cautela per ragioni grafiche, ľetnico delle emissioni della più famosa Mozia, questo mi sembra ľunico aggancio possibile, anche se la MOTYON della provincia di Caltanissetta non mi risulta abbia mai coniato monete.1 punto
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In realtà il sito è molto più comodo del modulo, aggiungi tutto al carrello, tracci lo stato del'ordine, e non devi nemmeno inviargli nulla indietro. Pagamento immediato e consegna come da preferenza, anche tutto insieme a fine anno. Tutte le monete sono già prenotabili e quindi il sito è equivalente se non superiore al modulo, che pertanto sarei d'accordo ad abolire.1 punto
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Ragazzi, io penso che @Poemenius abbia comunicato, condividendo con spirito collaborativo, un concetto semplice: ci vuole una metodologia chiara ed una rigorosità scientifica per poter pubblicare su determinate riviste. La prima è importante in ambedue i casi, la seconda solo se si vuole pubblicare in riviste scientifiche. Permettetemi di dire una cosa a coloro che "si sono spaventati": pubblicare non è un diritto. Nelle riviste top della mia branca (non è la numismatica) vengono accettati, in media, il 7% dei contributi. I lavori, per essere scientifici, devono apportare: 1. Un contributo chiaro e semplice alla letteratura (aggiornata) esistente; 2. Una metodologia semplice, trasparente e rigorosa; 3. Un'analisi altrettanto rigorosa con controlli a tutto campo su fonti e rivelazioni già pubblicate in passato oltre che sui dati utilizzati; 4. Un'evidente connessione con la letteratura scientifica esistente, tale da corroborare ipotesi e risultati. Al primo "secondo me", l'articolo è rigettato. 5. Padronanza della lingua con cui si desidera pubblicare (nella mia branca è l'inglese). Il punto 5., permettetemi, dovrebbe valere anche per una pubblicazione di stampo divulgativo. Purtroppo mi è sovente capitato di leggere, in numismatica, articoli il cui livello di italiano risultava meno che scolastico. Questo irrita profondamente il lettore, perché complica la lettura e non riesce a rendere fruibile il "messaggio" divulgativo. Si tratta di casi in cui il vocabolario appare estremamente limitato, vi è troppo spazio per opinioni personali del tipo "Nerone è stato un pessimo imperatore, perché ha dato fuoco a Roma" oppure "l'imperatore X è ingiustamente sottovalutato perché lo collezionano in pochi" e, permettetemi, non vi è alcuna padronanza di punteggiatura ed ortografia. In tali casi, mi domando dove sia il revisore di bozze che dovrebbe sempre essere presente in una rivista editoriale. Questo è quanto per gli articoli e ciò non deve assolutamente impedire a nessuno di provarci. Bisogna però impegnarsi, sudare, migliorarsi. La tenacia e l'impegno premiano, sempre.1 punto
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Questo orecchino (spiegava la signora addetta alla sezione numismatica) è stato ritrovato a Ortigia, l'isola che costituiva l'insediamento originario di Siracusa, esaattamente in piazza Duomo durante dei lavori di riparazione alle linee telefoniche!! Purtroppo l'altro orecchino non è stato ritrovato. Ammirate lo splendore e il realismo dell'aquila ad ali spiegate che costituisce l'elemento centrale del gioiello (purtroppo la foto è sfocata...).1 punto
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"Buongiorno, sono @Spoon ho questa banconota da 500 lire stampata male al rovescio, qualcuno saprebbe dirmi cortesemente se ha un plusvalore, e di quanto? Grazie a tutti coloro che risponderanno." Riprova così, e vedrai che qualcuno che ti risponde lo trovi petronius1 punto
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Il 23 febbraio nell'Antica Roma venivano festeggiati i Terminalia. Introdotti da Numa Pompilio che dopo aver stabilito i poderi dei possidenti terrieri romani li sacralizzò dedicandoli a Iupiter Terminalis. Divenne in seguito una divinità autonoma (il dio Termine / Terminus) che vegliava su poderi e pietre terminali. La sua rappresentazione era quella di un cippo conficcato nel terreno per dividere le varie proprietà. Durante le festività i possidenti terrieri vi deponevano offerte votive. La festa pubblica si teneva presso la pietra miliare del VI milgio sulla via Laurentina, il limite originario del territorio di Roma in quella direzione. [Livio, Ab Urbe condita libri, I, 55] «Tarquinio [...] quindi si rivolse a progetti di edilizia urbana. Il primo era il tempio di Giove sul monte Tarpeio: sarebbe stato un monumento immortale al suo regno e al suo nome [...] Affinché la zona venisse liberata da ogni precedente traccia di culto e dedicata esclusivamente a Giove e al suo tempio, ordinò di sconsacrare quei santuari che erano stati in un primo tempo dedicati agli dei da Tazio [...]. Proprio all'inizio dei lavori, tradizione vuole che gli dei inviassero un segno per indicare la grandezza di quel potente regno. Infatti, mentre gli uccelli diedero il via libera alla sconsacrazione di tutti gli altri santuari, la stessa cosa non successe per quello del dio Termine. Il presagio augurale fu interpretato in questo modo: visto che il tempio di Termine rimaneva al suo posto ed era l'unica tra tutte le divinità a non essere allontanata dallo spazio a essa consacrato, ciò significava stabilità e solidità per lo Stato. Una volta ricevuto questo presagio di durata, ne seguì un altro che annunciava la grandezza dell'Impero. Solamente il dio Termine si rifiutò di partire, e si dovette includere la sua cappella all'interno del tempio. [...] Poiché il dio Termine era stato persino in grado di opporsi all'autorità di Giove, alcuni auguri predissero che i confini dello stato romano non sarebbero mai receduti.» Per ulteriori dettagli: https://www.romanoimpero.com/2011/01/culto-di-termine.html Ciao Illyricum1 punto
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Non potevo non passare dalla sala 19 ...le monete sono sempre lì con tanta, tanta gente che passava a vederle1 punto
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Dall’alto vedi il bellissimo cortile degli Spiriti1 punto
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Le serie navale di Antonio, seppur destinata a circolare nelle zone di lingua greca (come dimostra l'uso di numerali greci) era comunque una monetazione romana, finalizzata ad assicurare in Oriente una serie completa di monete divisionali con l'effige del triumviro, (negli stessi anni Ottaviano emetteva bronzi in Occidente). Lo sforzo non ebbe successo, per il ridotto numero di emissioni e per il rapido calo ponderale (dei nominali maggiori, infatti, sono conosciute emissioni leggere, degli anni 36-35), che le rese presto inaccettabili. La serie comprende bronzi emessi da L. Sempronio, come augure e console designato, M. Oppio Capitone, come pro-pretore e praefectus classis, entrambi probabilmente operanti in Acaia (forse il primo a Corinto e il secondo ad Atene), e di C. Calpurnio Bibulo, come pretore designato in Siria tra il 38 e il 35. McCabe include nella serie anche l'asse Cr. 530/1, di cui pubblica un inedito esemplare "leggero". Si tratta di una monetazione affascinante e rara (a eccezione di RPC 1470 e RPC 4092) che introdusse, nel sistema monetario romano, tre innovazioni: il sesterzio in bronzo, il tressis (non più coniato dal III secolo) e un sistema per indicare con chiarezza il valore, mediante numerali, simboli e tipologie. I numerali, in lettere greche, vanno da Α ("1") per l'asse a Δ ("4") per il sesterzio. I simboli sono la testa di Medusa sull'asse, i pilei dei Dioscuri sul dupondio, la triskele sul tressis e un oggetto quadrato, forse un astragalo, una tessera o un altare, sul sesterzio. Le tipologie al R/, infine, sono la prua sul quadrante, una nave senza vele sul semisse, una, due o tre navi con le veli spiegate rispettivamente sull'asse, sul dupondio e sul tressis e quattro ippocampi sul sesterzio. Inoltre, il tressis presenta al D/ tre ritratti. Atratino, che collaborò alla serie navale di Antonio, fu un generale flessibile: legato di Antonio, propretore in Grecia nel 39, nel 36 gloi fu affidato il comando di una porzione della flotta inviata al fianco Ottaviano contro Sesto Pompeo. Consul suffectus dal 1° gennaio del 34 (quando Antonio si dimise dopo sole 24 ore) al 1° successivo luglio, prima della battaglia di Azio si schierò con Ottaviano. Governatore dell'Africa proconsolare intorno al 23, onorato del trionfo nel 21, morì nel 7; la sua tomba è a Gaeta Le emissioni della serie navale di Antonio curate da C. Calpurnio Bibulo sono attribuite a una zecca, ove egli era pretore designato tra il 38 e il 351 punto
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