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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 04/14/19 in Risposte

  1. Carissimi, Con grande piacere apro questo post per presentarvi la prossima conferenza organizzata dal nostro Circolo (permettetemi di segnalare come si tratti della quarta conferenza organizzata in circa 4 mesi dopo quelle della dott.ssa Baldassarri e dei dott. E. Arslan e A. Savio) Domenica 5 maggio ore 10:00 – 12:00 «Il patrimonio numismatico del museo della zecca di Roma» A cura del Colonnello Domenico Luppino L'evento è ovviamente gratuito e aperto a tutti Spero di potervi vedere numerosi !! Per chi non conosce l'indirizzo: Palazzo Ducale piazza Giacomo Matteotti, 5 16123 GENOVA. Entrando da piazza De Ferrari seconda porta trovi una targa con scritto Storia Patria Matteo Schivo Segretario del Circolo Numismatico Ligure “Corrado Astengo”
    10 punti
  2. Quindi ho effettuato una ricerca sul web in merito e l’unico riferimento proviene da Wikisource che a sua volta riporta un datato (1892) scritto del Gnecchi: “ Numi plumbei”. https://it.wikisource.org/wiki/Numi_plumbei Di seguito un estratto del testo: "… Fra i numismatici della fine del secolo scorso e del principio del presente, s’è fatto un gran battagliare per decidere so veramente l’antichità abbia avuto o no una vera moneta di piombo… La conclusione della lunga battaglia si fu — come a noi ora pare naturalissimo — che le citazioni degli autori latini dovessero prendersi in senso allegorico, che il numus plumbeus dei romani non indicasse una speciale e reale moneta: ma fosse semplicemente un modo di dire, press’a poco equivalente all’espressione vile moneta dei nostri giorni: e che quindi vera moneta di piombo non abbia mai esistito nel mondo romano, quantunque di tali monete abbiano dimostrato l’esistenza nell’antico Egitto, nelle Gallie, in Numidia e forse a Siracusa… lo strano sta in questo, che tutta la battaglia venne impegnata e combattuta a proposito di quei piombi romani numerosissimi… ad essi si propriamente si può applicare l’appellativo di numi plumbei, salvo vedere poi in qual senso tale denominazione sia da intendersi. Certo sono più rari degli altri, e forse non vennero in luce che in questi ultimi tempi. I grandi scavi di Roma e, più che altro, i lavori per la sistemazione del Tevere ne hanno portato recentemente in luce una grande quantità, e in questi ultimi anni ne ho potuto mettere insieme alcuno centinaia… Questi piombi sono imitazioni o. più propriamente, riproduzioni di antiche monete e specialmente di denari della Repubblica romana, senza riguardo ad epoca: ma ve n’ha anche buon numero che riproduce monete d’argento, e alcuna anche di bronzo dell’impero, cosicchè a loro si conviene veramente il titolo fin qui usato a torto di numi plumbei… Si presentano in generale anneriti dal tempo, ma perfettamente conservati, se provenienti dal Tevere, mentre invece sono coperti di polvere bianca d’ossido e più o meno ossidati e scomposti anche all’interno, se provenienti dalla terra… … mi pare non si possa uscire dalle seguenti categorie, fra le quali procederemo per via d’eliminazione: a) Prove di zecca. b) Tessere. c) Monete genuine. d) Anime di monete falsificate. e) Monete false. a) Da parecchi numismatici li ho intesi classificare per provo di zecca. A me pare che si potevano forse ritenere per tali quando il loro numero era tanto esiguo: ma ora che tanti ne vennero in luce, davvero mi sembra che il loro numero sia una seria obbiezione a tale classificazione… b) Come Tessere, è troppo ovvio che lo Stato non avrebbe mai permesso di fabbricarne coi conii delle monete correnti… c) Lo stesso ragionamento vale per escludere l’ipotesi che i piombi in discorso fossero monete genuine. Prima di tutto monete genuine di piombo non ne conosciamo nè nel fatto nè nel diritto, ossia nè ci rimasero di cotali monete — provato che siano tali — nè sappiamo d’alcuna legge che mai le avesse autorizzate… d) Di anime di monete falsificate ne conosciamo di ferro e più specialmente di rame, sulle quali era applicata una sottile lastrina d’argento, formando così le cosidette monete foderato o suberate, comunissime nella serie romana più che in qualunque altra e segnatamente nella serie repubblicana… E poi, non sono i soli denari d’argento che riproducono questi piombi, bensì anche monete repubblicane e imperiali di bronzo, e qui la teoria non reggerebbe più in nessun modo. Avendo escluso una dopo l’altra quattro delle categorie, non ci rimano che fermarci alla quinta, quella delle monete false, la quale sembra essere l’unica che ne spieghi razionalmente l’esistenza. Nuove, le monete di piombo simulavano benissimo le monete nuove d’argento; ossidate — e il piombo si ossida presto — assumevano quel colore neutro, che moltissimo assomiglia all’argento usato, e potevano anche confondersi colle varie tinte del bronzo in circolazione. … Il piombo poi è il metallo che meglio si prestava alla falsificazione pel suo grave peso, e poteva allettare molto i falsificatori per la facilità sia di stamparvi le impronta con un conio di poca durezza formato sulle monete correnti, o anche per essere fuso in forme preparate colle stesse. Ci sono rimaste abbastanza numerose le forme in argilla di monete del III secolo (io ne posseggo alcune di Massimino Daza, Costantino Magno, Costantino II, Crispo, etc.) nella quale o falsificatori privati o fors’anche qualche officina monetaria, a risparmio di tempo, colava il bronzo, per farne monete, che entravano poi in circolazione. Ora l’operazione riesciva molto più facile col piombo. Esaminando attentamente le monete di piombo, pare veramente di poter concludere che, se una buona parte di esse furono coniate, altre furono prodotte colla fusione; e nulla osta a che si adoperassero i due sistemi. Quello però che si rileva certamente è che i conii o gli stampi adoperati per l’una o per l’altra operazione non erano fabbricati ex novo, e non erano incisi appositamente; ma semplicemente riprodotti sulle monete in corso, che capitavano alla mano e quindi d’ogni conservazione. Alcuni si vedono improntati su monete nuove a fior di conio, altri invece su pezzi di mediocre o cattiva conservazione. Né si può ammettere che la corrosione di molti piombi, possa essere la conseguenza della lunga circolazione. Prima di tutto perchè non possono averne avuta una molta lunga, e dal momento che venivano riconosciuti falsi, erano buttati via, e poi perchè il loro stato presente lascia abbastanza chiaramente trasparire il loro stato originario, come un’impronta d’una moneta, in qualunque modo fatta, lascia vedere lo stato della moneta da cui fu tolta. In altre parole molti piombi sono per sé stessi di buonissima conservazione, sono cioè a un dipresso allo stato in cui furono originariamente prodotti, ma evidentemente il conio originario non riproduceva che un’impronta molto stanca. E di questo si può avere un’idea abbastanza chiara, osservando la tav. IV, in cui è riprodotto un certo numero di piombi a diversi gradi di conservazione. Una certa maggiore difficoltà s’incontra a spiegare piombi riproducenti monete di bronzo; ma la difficoltà non è insormontabile, so si considera che grande era la differenza di valore fra il bronzo e il piombo, e grande la facilità di fabbricare tali contraffazioni, mentre il piombo presto ossidato prende quella tinta neutra o nerastra, che può benissimo confondersi colle variate tinte delle monete di bronzo da lungo tempo in circolazione. Concludendo dunque, tutti i piombi antichi riproducenti monete non si possono considerare altrimenti che come monete false. " Quindi un falso d’epoca … voi avete trovato altri riferimenti più recenti? O siete in possesso di altri “numi plumbei”? (che a dir del Gnecchi erano abbastanza comuni?) D’altra parte il piombo era abbastanza diffuso in ambito romano antico… relativa economicità, buon reperimento, bassa temperatura di fusione, alta malleabilità anche in caso di coniazione… un affare!!! Ciao Illyricum
    5 punti
  3. obolo di Ariminum (Rimini) , testa di Vulcano / guerriero gallico
    5 punti
  4. Buongiorno a tutti,e' proprio vero che non si finisce mai di imparare. Infatti, girando per il noto sito mi sono imbattuto in un sesterzio (33mm - 20,76 gr) di Antonino Pio;fin qui tutto normale...ma al rovescio il povero Antonino si e' trasformato in uomo lupo con tanto di luna piena....non ero a conoscenza dei poteri di questo imperatore....
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  5. É una nota moneta di Zenone... Appena riesco vi scrivo
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  6. Buona domenica delle Palme a tutti. Questo è il mio SICI
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  7. Ciao Mario, Questo progetto è nato da una tua idea ( Quelli del Cordusio) e Numa Numa. Mentre leggevo una vostra discussione si suggeriva di scrivere qualche articolo in onore delle storiche case d'aste. Da qui il mio lavoro...come ben sai inizialmente doveva uscire nel vostro gazzettino ma a causa dell'eccessiva lunghezza abbiamo dovuto desistere. Difatti, due opere, che lo riportano in bibliografia, lo indicano come edito dal Gazzettino del Cordusio ;). Comunque, colgo l'occasione per ringraziare l'amico Antonio Morello per l'opportunità offertami. Ciao
    3 punti
  8. In Asta 7 della Numismatica Picena del 13.04.2019 è rimasto invenduto il lotto 30, un denaro con Tempio di Volchero patriarca di Aquileia. La moneta, che è la Bernardi 11 b , variante che presenta un globetto nell'arco, presenta anche un errore di conio al R/, visto che la S di CIVITAS è retrograda. La base era di 3000 euro. Eventuali collezionisti sono stati probabilmente dissuasi da una ribattitura del D/ e da una strana piegatura del bordo che si nota sempre al D/, o dal fatto che ultimamente qualche esemplare di questa rara moneta è apparso sul mercato (sempre della variante 11 b), rendendola meno rara.
    2 punti
  9. Salve segnalo: https://www.academia.edu/38802292/_Avemo_libre_d_ariento_il_quale_metemo_in_zecha_i_charlini_postumi_battuti_a_Napoli_al_tempo_di_Giovanna_II_d_Angiò_1414-1435_in_Rivista_Italiana_di_Numismatica_e_Scienza_Affini_CXX_2019_pp._227-270 Lo studio ricostruisce a grandi linee i rapporti tra mercanti toscani e ragusei che operavano nel Regno di Napoli e documenta l’ingente coniazione di gigliati postumi nella zecca di Napoli durante il regno di Giovanna II d’Angio`-Durazzo. In base a diversi elementi e confronti preliminari, viene proposto un tipo di robertino quale modello per questo periodo. The study reconstructs the relationships between Tuscan and Ragusan merchants, who traded in the Kingdom of Naples, and it documents the massive minting of posthumous gigliati in the mint of Naples, during the reign of Giovanna II of Anjou-Durazzo. Based on several elements and preliminary comparisons, a type of robertino is proposed as a model for this period. L’étude reconstruit grosso modo les relations entre les marchands de la Toscane et de Dubrovnik (Raguse), qui opéraient dans le royaume de Naples, et il documente aussi le considérable monnayage de gillats posthumes, frappe´s dans l’atelier de Naples, pendant le régne de Jeanne II d’Anjou-Durazzo. Suivant plusieurs éléments et comparaisons préliminaires, on propose enfin un type de robertino comme modéle pour cette période. Aggiungo una breve nota statistica. Sulla RIN 2018 [S. Perfetto, Gli ultimi tornesi del Regno di Napoli al mismo cuño del antiguo (1536-1542)] e sulla RIN 2019 [S. Perfetto, “Avemo libre d’ariento il quale metemo in zecha”: i “charlini” postumi battuti a Napoli al tempo di Giovanna II d’Angiò (1414-1435)] sono stati pubblicati consecutivamente due contributi sulla zecca di Napoli. Per trovare due articoli consecutivi riguardanti la zecca di Napoli tra gli indici RIN, bisogna tornare indietro al periodo 1891-1893 e per trovarne due firmati dallo stesso autore ci si deve riferire sempre allo stesso periodo. Mi auguro che questo rilievo possa avvicinare all’atmosfera dei tempi dell’illustre Sambon. RIN IV 1891 A. G. Sambon, I «Cavalli» di Ferdinando I d’Aragona. A. G. Sambon, I «Carlini» e la Medaglia trionfale di Ferdinando I d’Aragona. RIN V 1892 A. G. Sambon, Di alcune monete inedite di Alfonso I e Ferdinando I re di Napoli e di due officine monetarie del Napoletano finora sconosciute: a) Zecca di Gaeta. b) La Cella ed il Reale d’Alfonso I coniati ad Aquila. c) Zecca di Lanciano. d) Il Coronato di Ferdinando I in oro. RIN VI 1893 A. G. Sambon, Incisori dei coni della zecca napoletana. A. G. Sambon, Tre monete inedite di Carlo III di Durazzo.
    2 punti
  10. buongiorno a tutti vorrei cercare di approfondire questa interessante m edaglia a nome di Pio IX realizzata con il piombo del feretro papale appena entrata nella mia collezione. Un po' di storia relativa alle esequie di Pio IX che ha portato alla coniazione di questa medaglia. Pio IX, nel suo testamento, aveva dato specifiche disposizioni per la sua sepoltura “… Il mio corpo divenuto cadavere sarà sepolto nella Chiesa di S. Lorenzo fuori le mura". Dopo la messa esequiale solenne, la triplice bara di papa Mastai, coperta da una coltre funebre, viene issata nel loculo delle sepolture provvisorie dei papi, che fino al 1920 circa si trovava da secoli sopra la porta dei cantori, alla sinistra della Cappella del Coro in San Pietro. Qui i papi giacevano fino alla morte del successore o finchè non fosse stato ultimato il monumento funebre destinato ad accolgierne definitivamente il feretro. Il loculo dei “provvisori” sarà tappato dalla statua marmorea di papa Pio X, e spostato quindi a lato della vicina Cappella dell'Annunciazione: li fu deposto, ultimo papa, Leone XIII, in attesa di partire per il Laterano, sua ultima dimora. Negli anni '60, anche questo secondo loculo sarà tappato: dall'enorme altorilievo bronzeo di Manzù, raffigurante papa Giovanni XXIII. I lavori della tomba di Pio IX, situata accanto a quelle di papa Zosimo, Ilaro e di Sisto III, durarono tre anni: il 13 luglio 1881 fu deciso di trasferire nella basilica presso il Verano. Su richiesta del Prefetto di Roma, per evitare incidenti, il tutto avvenne di notte. Alle 23, il feretro papale fu estratto dalla sua tomba provvisoria nelle Grotte Vaticane e deposto sul carro funebre. A mezzanotte, il carro, parato di rosso e trascinato da quattro cavalli, comparve in Piazza San Pietro, seguito da pletora di carrozze piene di cardinali. Ovviamente, passare inosservati era una pia illusione.Appena arrivata alla spina del Borgo, il carro si trovo circondato da migliaia di romano con torce accese che avevano improvvisato un corteo funebre. Una folla di persone, un’altra folla, cominciò a dirigersi verso il feretro, al grido ” Il Papa nel Tevere”; non dimentichiamo che Pio IX è stato l'ultimo Papa re, durante il suo "regno" è terminato lo stato pontificio nel 1870 con la breccia di porta pia e la presa di Roma da parte dello stato italiano (solo nel 1929 con i patti lateranensi e la fondazione città del vaticano il pontefice tornerà ad esercitare una sorta di potere temporale su un territorio) quindi è comprensibile come alcuni avversari volessero liberarsi della sua salma. I cappuccini di San Lorenzo, temendo il ripetersi degli incidenti: nel 1883 presero Pio IX dalla tomba, e lo seppellirono in un punto anonimo della cappella funeraria, una decina di metri sottoterra. Precauzione esagerata: pochi giorni e, come succede sempre a Roma, le acque si calmarono. Però, o per pigrizia o per il fatto che la prudenza non sia mai troppa, i cappuccini non tirano mai fuori la salma dal suo nascondiglio. Da chiacchiere che girano per San Lorenzo, sembra che negli anni Trenta, la bara del Papa fosse tirata fuori e portata in processione nel quartiere, sino alla Basilica dell’Immacolata. Nel 1956, fu deciso di provvedere finalmente al trasloco nella tomba vera. Nel 2000, in occasione della beatificazione, il corpo di Pio IX fu di nuovo tirato fuori ed esposto provvisoriamente in una sala sopra al chiosco. Al momento della morte di Pio IX, i canonici addetti erano incerti sull'opportuità di seppellire il papa con la preziosa pianeta usata per l'esposizione della salma, e si vagliò l'eventualità di sostituirla con una più semplice. I danni che si notano e sulla salma e sui paramenti sono anche dovuti a infiltrazioni di umidità provenienti dal terreno in cui era sepolta la bara nell'apposita cappelle della basilica di S.Lorenzo al Verano. Infatti (la cosa è inedita), il corpo del papa non era collocato nel sarcofago soprelevato che per anni ci è stato detto essere la “tomba” del papa: era uno specchietto per le allodole. Infatti, per evitare atti sacrileghi e profanazioni da parte dei liberali (che poco prima avevano, durante la traslazione, tentato di gettarne il feretro nel Tevere), si decise di seppellire il papa in un punto segreto e anonimo del pavimento della stessa cappella. Da qui le infiltrazioni d'umidità che hanno danneggiato.i resti. Ricomposizione e nuova vestizione in abiti da coro della salma di Pio IX, dopo la ricognizione canonica per il processo di beatificazione. La salma, trattata con notevole imperizia, è vistosamente danneggiata, il nuovo feretro composto da una anziché tre casse si rivelerà del tutto inadeguato. Gli abiti da coro, anche questi fuori dall'ordinario, furono rimediati dal papa regnante Pio XII, ma non corrispondevano a quelli previsti per l'esposizione di un papa in tenuta da “coro”. Ennesima riesumazione dei resti di Pio IX nel 2000. La mummia è ancora peggiorata. Si notino le zone degli abiti di colore azzurro: si tratta di ossidazioni dei mediocri materiali dorati di cui era stata nel 1956 fregiata la salma per la nuova tumulazione: è' evidente che il feretro era stato collocato in un luogo non riparato dall'umidità. quindi facendo una piccola supposizione la medaglia fu coniata intorno al 1956 quando dopo la riesumazione la triplice cassa (tra cui quella in piombo da cui è stato preso il materiale per la medaglia) venne sostituita da un'unica bara. adesso mi piacerebbe capire quale potrebbe essere stata la tiratura, ho letto che è classificata rara (e in effetti su internet compare in pochi esemplari) ma più per ora non ho trovato
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  11. Buona sera @Archestrato : Elleni e Cartaginesi si sono trovati entrambi, più o meno nello stesso tempo, in una isola forse troppo triangolare per poter essere divisa geometricamente ed amichevolmente, in 2 parti soddisfacenti, senza 'dissidi' : i destini di Himera, Selinunte e Mozia ne sono stati forse inevitabile conseguenza . D'altra parte, già dai tempi di Alalia quel nostro mare cominciava ad essere un poco stretto per troppi naviganti .
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  12. Si rovescio frutto del caso, una serie di eventi, la figura sotto è la Providentia, su cui è stata battuta sopra con il secondo conio di martello l’altro rovescio. allego un’immagine di un rovescio con la Providentia a scopo illustrativo.
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  13. Ringrazio Poemenius per le spiegazioni (e la corretta identificazione, ovviamente) e Teus I per aver postato una moneta che e' stata spunto di una discussione molto interessante da cui ho imparato molto, sotto vari aspetti. Vi auguro buon proseguimento di serata. Stilicho
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  14. Ritrovamenti vari di questa settimana, in senso orario a partire da in alto a dx: Taglio: 1 Euro Nazione: Finlandia Anno: 2006 Tiratura: 1.629.400 Conservazione: BB Città: Castiglione Olona (VA) Taglio: 2 euro Nazione: Slovacchia Anno: 2016 Tiratura: 2.000.000 Conservazione: EC Città: Milano Taglio: 2 euro CC Nazione: Germania J Anno: 2012 Tiratura: 30.000.000 di cui 6.300.000 per la zecca J Conservazione: BB+ Città: Legnano (MI) Ops, l'ultima (in alto a sx) è facilmente reperibile, volevo mettere un'altra moneta ma poi ho fatto casino, scusate
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  15. Certo! In questo caso ha copiato Ravenna. È un denaro che si vede poco, questo è passato in asta un paio di anni fa: il più bello che mi è capitato di vedere.
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  16. Ciao. Che questi errori facciano parte della storia della moñeta non lo contesto. Non concordo per nulla, invece, sull'affermazione che poco importi della loro provenienza illecita. Se passasse il concetto che il collezionista faccia bene ad anteporre sempre e comunque il "fascino" di un oggetto anche a scapito della sua lecita provenienza, ci porremmo in un contesto difficilmente compatibile con l'idea, più volte riaffermata anche in questo Forum, di un collezionismo etico. Non ci sarebbe poi da stupirsi di sequestri alle 7 del mattino, se non ci preoccupiamo della lecita provenienza di ciò che collezioniamo. Saluti. Michele
    2 punti
  17. Robe da matti, e poi ci si chiede perché a volte si perde la pazienza con questi nuovi utenti... postano patacche riconoscibili a km di distanza e poi se la prendono pure se gli si dice la verità! Io risponderei: se non ci credi vai da un professionista, gli paghi la consulenza e hai la tua risposta professionale.
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  18. Non mi è apparso del tutto chiaro: e comunque sembrerebbe trattarsi di una caratteristica coeva alla coniazione e non un artefatto o danno successivo. La circolarità del difetto (non una piega ma un'impronta) mi fa ritenere plausibile o che si sia trattato del primo tondello mal posizionato stretto dalla tenaglia a testa circolare utilizzata per bloccare questi stessi impilati durante la battitura dei bordi col martello , oppure una prima battitura del tondello mal centrato sul conio di incudine, poi più correttamente ribattuto. A proposito, davo per scontato che il 2° esemplare fosse in vendita su eBay, ma non ne trovo traccia. D'altra parte è periziato "Muschietti", perito NIP di Udine (che non conosco e tanto meno la sua competenza, anche se immagino adeguata) e pertanto, nonostante la foto a bassa definizione e alcuni particolari incongrui (ossidazione, lucentezza, scarsa evidenza di martellamenti, ...) dovrebbe essere autentico. Se non lo fosse risulterebbe falso anche qualsiasi altro esemplare proveniente dagli stessi conii.
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  19. Controllo poi il Ric ma mi pare sia la n 947 con Zenone al dritto e la scritta DN LEON C(A) ES al dritto per Leone Cesare... Non Leo II occhio...
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  20. Confermo l' identificazione ottimamente fatta da @santone
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  21. L'argomento non è specialistico, anch'io penso che il relatore possa raccontarci qualcosa di più... Quindi mi auguro che la partecipazione sia maggiore
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  22. Onore e merito a te, ma anche ad Antonio Morello nella sua instancabile opera di pubblicazione e divulgazione numismatica, lunga vita !
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  23. I miei complimenti ancora all’attivissimo Circolo Astengo e ai suoi brillanti giovani, altro tema che personalmente mi interessa molto e con un relatore che ci può raccontare anche qualcosa che va oltre il convenzionale, se ci saranno delle giuste congiunzioni astrali ?, mi piacerebbe esserci, vedremo ....
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  24. Allora..dobbiamo essere realistici..questa moneta è solo uno scarto di zecca..è stata presa dal cassone degli scarti e portata fuori per farla acquistare ai soliti creduloni: NON POTEVA ESSERE NEI ROTOLINI...non avrebbe mai passato il controllo di qualità...le indagini svolte nel 2000 fecero emergere queste situazioni...ma il collezionista..si sa..ama avere l'unicum...ma questo non è un unicum..è solo uno scarto di monetazione..il valore? Secondo me pari a 0. E non mi si venga a dire che proviene dalla circolazione...
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  25. La moneta di britannico è una fusione e anche di non grandissima qualità che può avere anche 50 o 80 o 100 anni... La generale evanescenza della figura è di tutti i contorni non mi lascia dubbi... Non è naturalmente consumata, ma è una copia da un calco di una moneta che era molto consumata i cui rilievi si sono però ulteriormente resi evanescenti in fusione Saluti
    2 punti
  26. Grazie Mario. Come ben sai il saggio analizza l'ubicazione della zecca di Napoli utilizzando come fonte le piante topografiche. Nello studio riproduco e commento numerose piante delle Città (tra le quali molte inedite) rintracciate presso l'archivio storico municipale di Napoli e nella sezione manoscritti della biblioteca nazionale di Napoli. Ho consultato numerosi testi (storici, architettonici e numismatici) dove spiego quali erano i luoghi ideali per collocare una zecca, nonché le caratteristiche architettoniche del palazzo della moneta. Il palazzo della zecca esiste tuttora, si è salvato dal Risanamento di fine '800 ed è adibito a ufficio pubblico, anche se via Sant'Agostino alla Zecca, dove si trova una delle due entrate, è poco valorizzata, per non dire abbandonata. La cosa interessante e che i testi pubblicati in varie epoche e luoghi diversi seguono il medesimo filo rosso e portano alla medesima conclusione sull'ubicazione della zecca, non solo di quella napoletana. Spero che il lettore possa apprezzare questo mio ultimo saggio e trarre giovamento.
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  27. E' una variante genuina e non un artefatto, volendo si potrebbe parlare di I° e II° tipo. Nelle serie A-B-C-D abbiamo sempre gli occhi scuri, nelle serie F-G-H-K abbiamo sempre gli occhi chiari. La variazione è avvenuta durante l'emissione della serie E, infatti si trovano sia con gli occhi scuri che con gl occhi chiari. Il confine di dove finiscono gli occhi scuri e dove iniziano gli occhi chiari nella serie E non è ben definito, ma da quanto ho visto in tutti questi anni di collezionismo, dovrebbero essere in eugual misura, non c'è quindi una rarità specifica. Una collezione completa del 10.000 Volta dovrebbe essere composta da 10 esemplari: A-B-C-D-E*-E*-F-G-H-K
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  28. Taglio: 2 euro cc Nazione: Belgio Anno: 2006 Tiratura: 5.000.000 condizioni: BB Città: Milano Taglio: 2 euro cc Nazione: Belgio Anno: 2012 Tiratura: 5.000.000 condizioni: BB Città: Milano
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  29. taglio       2 euro TYE paese  Estonia anno 2012 tiratura 2.000.000 condizioni bb città Milano
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  30. Salve E’ frequente la formazione di chiazze verdine sulle monete d’argento del Regno d’Italia negli album come questa Lira del 1899 di Umberto I. Per dimostrarne la causa ho fatto ricorso alla microscopia elettronica a scansione con spettroscopia a dispersione di energia (SEM-EDS) e i risultati hanno dimostrato che nelle zone colorate il rapporto rame/argento è ca.1/4, mentre nelle zone circostanti di colore argenteo tale rapporto è ca.1/40. Si tratta quindi di zone di arricchimento superficiale del rame che viene trasformato in prodotti di ossidazione dai componenti della plastica e dagli agenti atmosferici.
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  31. Leone II divenne Augusto prima del padre Zenone... Quindi non è lui ma il figlio di un generale a cui fu cambiato il nome in Leone... Perché sfortunatamente si chiamava Basilisco come colui che aveva da poco usurato il regno del neoeletto Zenone
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  32. Non sbagli Il prezzo ci sta... É una moneta abbastanza rara e ricercata
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  33. Grazie dell'intervento, Poemenius?. Ciao da Stilicho
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  34. Fantastica Pietro... Buona domenica delle palme anche a te...
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  35. Buongiorno a tutti, non mi sembra di aver mai detto che provengono dalla circolazione, lo so benissimo anch'io che era impossibile che queste pseudo monete uscissero dalla zecca legalmente ma coso posso farci se subisco il fascino degli errori, voluti o meno, di conio? Ogni tanto salta fuori il discorso della speculazione ma forse in tanti non si rendono conto che il settore del collezionismo in generale è fatto di speculazioni... La discussione era partita per dare un po' di sale alla sezione senza avere la pretesa di esserne scientifica ma giusto per vedere qualcosa di diverso e particolare, quindi se proprio ste monete non vi piacciono non sentitevi in dovere di guardarle o commentarle... Buona domenica delle palme a tutti...
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  36. I coni alcuni li ho realizzati facendo un modello in cera di una moneta di fantasia poi con la tecnica a cera persa facendo impazzire il mio odontotecnico (faccio il dentista) abbiamo creato il negativo delle due facce in metallo duro cromo cobalto usato per le protesi scheletrate i coni così ottenuti venivano ri finiti a mano con frese odontoiatriche poi un amico con una fustellatrice ci ha fornito i tondelli che sono stati scaldati al calore rosso per renderli più malleabile e poi lucidati infine è servita una pressa idraulica su cui venivano coniate le monete una ad una con grande pazienza della operatore. Non ho le foto dei coni perché li conserva il comitato dei festeggiamenti però se ci riesco ti mando una foto dei risultati ottenuti penso soddisfacenti senza troppe pretese. M i fa piacere perché ho avuto la Collaborazione del compianto Angelo Finetti che mi ha fornito un prototipo in piombo realizzato dai suoi studenti
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  37. Bella la piccolina e anche piuttosto raretta
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  38. Per chi ha voglia di leggere un po' le considerazioni su questa serie che ha avuto una vita brevissima (solo 5/8 anni), praticamente sono state delle banconote/prova di transizione. Tratto dal libro "Il biglietto di banca" (capitolo III - il soggetto) di Roberto Mori, ex Direttore centrale B.I. ed ex responsabile della fabbricazione delle banconote, l'autore definisce le decorazioni presenti in questa serie una paccottiglia con chiaro intento riempitivo. (*) si riferisce chiaramente al paragrafo precedente che parla della serie precedente
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  40. Nell'inconsueto affollamento di elementi, specie nella parte destra del rovescio, un poco incuriosiscono i segni sulla parte bassa dell'altare che, più che un decoro, potrebbero anche ricordare delle lettere .
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  41. Alcuni esemplari: Carinus AE Medallion. Siscia mint, Struck 283 AD. IMP C M AVR CARINVS PF AVG, laureate, draped and cuirassed bust right, seen from front / MONETA AVGG, the three Monetae standing facing, heads left, each holding scale in their right hands above a stack of coins at their feet, and cornucopiae in their left hands. Gnecchi 6 and 8. Cohen 58. (Da Wildwinds.com ) Carinus, AV Aureus. Struck AD 282, 4.83 g. M AVR CARINVS NOB CAES, laureate, draped, cuirassed bust right / PAX AETERNA, Pax walking left, holding olive branch and sceptre. Cohen 62; Calicó 4351; RIC V-2, 153; Sear 12282. (Da Wildwinds.com ) Carinus AE Antoninianus. Rome mint, AD 282. M AVR CARINVS NOB CAES, radiate, draped and cuirassed bust right / PRINCIPI IVVENTVT, Carinus standing left holding globe and sceptre. Mintmark SKA. Cohen 91; RIC V-2, 161; Sear -. (Da Wildwinds.com ) Infine, dopo questa carrellata di esemplari godibili, l’ultimo entrato nella mia raccolta, acquistato da venditore professionale inglese. Un AE antoniniano conservante l’argentatura superficiale che è parzialmente celata da una patina desertica beige: Carinus, AE Antoninianus, Antioch mint. IMP C M AVR CARINVS PF AVG, radiate, cuirassed bust right. / VIRTVS AVGG, Carinus standing right, holding sceptre, receiving Victory on globe from Carus standing left. Star above. A in lower centre. Mintmark XXI. RIC V-2, 325; Sear 12362. Silvered bronze, desert patina over silvering. 21 g x 2.25 g. Ciao Illyricum
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  42. Sai... non sono così sicuro di aver fatto buona cosa a consigliarti di rivolgere la tua attenzione alle monete modenesi del periodo estense. Ora proponi tante belle monete e io mi trovo costretto a riprendere in mano libri e documenti per soddisfare le curiosità che spesso queste monete mi fanno affiorare. E alcune curiosità vanno messe in evidenza. I giorgini con il ritratto vòlto a destra sono suddivisibili in due diverse tipologie; con santo inginocchiato e con santo in piedi. La tipologia con santo inginocchiato presenta due tipi di ritratti: un tipo con testa grande (priva del busto) e piccola porzione del drappeggio che orna il collo; il tipo con testa piccola, busto e armatura...che corrisponde al Il tuo giorgino. Questo tipo di ritratto corrisponde al ritratto presente anche nei giorgini della tipologia con santo in piedi e corrisponde a tal punto da farmi pensare che ne condivida il punzone e che ne sia contemporaneo o immediatamente successivo. Da notare che questo tipo di giorgino (il tuo) presenta un ritratto con busto proprio per mettere in evidenza un particolare interessante e non trascurabile: il busto ornato del collare con il toson d'oro. Cesare d'Este ricevette notizia di essere stato insignito di questa onorificenza dopo la metà del 1604. Ferrante II Gonzaga, signore di Guastalla e già appartenente all'ordine del Toson d'oro, venne incarico di consegnarlo a Cesare e la cerimonia di consegna ebbe luogo il 18 ottobre del 1604. Il tutto per affermare che questa è sicuramente la data post quem questa tipologia può aver visto la luce. E qui mi fermo... complimentandomi per l'ottimo acquisto... ciao Mario
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  43. È andata così quindi... Un tizio che falsificava malissimo delle monete antiche è stato ucciso e seppellito 5metri sotto terra conun vaso con le sue schifezze. Caso da interpol non da lamoneta
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  44. Buon pomeriggio Sono andato a rileggermi il Papadopoli e allora, anche a beneficio di coloro che non sono edotti delle “strategie” monetarie veneziane, vediamo cosa è successo in questo caso. Dai tempi del dogato di Pietro Lando furono emesse una quantità esorbitante di “gazzette” ed anche di suoi multipli: due, tre, quattro e dieci gazzette; oltre a queste vennero emessi in quantità considerevole anche nuovi “soldini” e “bezzi” di bassa lega. Contemporaneamente avvenne il ritiro dei “sesini” e “quattrini”, anch'essi contenenti pochissimo argento. Perché furono emesse queste nuove monete? Bisogna fare una premessa. Tutte le monete contenenti una buona quantità di argento fino, fanno sempre aggio su quelle contenenti una lega inferiore (Legge di Gresham) che vengono tesaurizzate (levandole fisicamente dalla circolazione, impoverendola) o addirittura diventano preda di speculatori che le trasferiscono in stati che le incettano per fonderle e ricavarne il metallo prezioso. Tutte le nuove emissioni avevano quindi, come fine, quello di rimpinguare il numerario minuto veneziano che era diventato carente per i motivi di cui sopra e spesso sostituito nella circolazione da monete forestiere. Peccato che queste “gazzette” ed i loro multipli appena coniate, avessero in gran parte le medesime caratteristiche delle monete che dovevano sostituire e quindi non avrebbero potuto produrre i benefici sperati; anzi avrebbero causato i medesimi effetti nefasti. La Serenissima vietò quindi il loro uso per effettuare i pagamenti verso le casse dello stato, sia nella città che in tutto il dominio e ciò comportò crescenti malumori, anche fondati, perché tutte queste monete non potevano essere usate per il pagamento dei dazi, delle tasse, del sale, ecc. ecc. costringendo le persone ad usare monete forestiere che, peraltro, venivano una dopo l'altra bandite. Si stava verificando un vero depauperamento delle risorse monetarie. In un primo tempo il governo pensò di ritirare tutte queste monete per trasformarle in moneta “fina”, cioè con un'alta quantità di argento ma, a conti fatti, questa operazione avrebbe generato una perdita finanziaria cospicua, oltre a correre il rischio che, immettendo moneta buona in circolazione, questa sarebbe stata in poco tempo incettata e persa. La decisione presa fu quella di fondere una gran massa di denaro contenente argento, sia di lega buona, sia di lega bassa e coniare con quella dei nuovi “Lironi”, di medesimo peso, che a quell'epoca erano ricercati. Qual'è il beneficio? Le “gazzette” ed i suoi multipli – inclusi i “Lironi” (pari a 10 “gazzette” o 20 “Soldi”) - avevano un titolo di 550 carati di peggio, la coniazione di quelli nuovi avevano 560 carati di peggio; quindi la lega impiegata aveva 10 carati di rame in più rispetto ai precedenti. Ecco che questo espediente, cioè mantenere il medesimo peso della moneta precedente, ma impoverendola d'argento, impediva che la nuova moneta fosse appetita dagli speculatori e dagli incettatori. Ed ecco, cari @@Doge92 e @@fabry61 la mia povera 2 gazzette: saluti luciano
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