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Domani festeggio 10 anni di forum In dieci anni sono cambiate molte cose nella mia vita, ma Lamoneta è sempre stata un punto di riferimento costante. Ci tenevo a condividere con voi questo traguardo ps: non vi nascondo che nel scrivere provo gioia nel ripensare ai risultati (personali e numismatici) raggiunti in questi anni, ma anche un po' di nostalgia della spensieratezza di quando muovevo i primi passi su questo forum. Avanti per altri 10 anni! Un caro saluto Matteo6 punti
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Grazie a tutti del pensiero e delle bellissime parole di conforto che avete dedicato a me e a mia madre. Ne sarebbe stata felice. Grazie ancora. Vorrei solo aggiungere una considerazione sul titolo del post: oltre ad essere un saluto che ho rivolto qui a mia madre, quelle parole sono state poi effettivamente le ultime che ho pronunciato a lei prima che fosse sedata per l'ultima volta, quindi le mie ultime parole che ha sentito da viva. Ovunque tu sia mamma ciao. Ti voglio sempre bene.3 punti
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In vendita presso Numismatica Genevensis SA un lingotto d'argento contenente un'iscrizione geroglifica con il nome di Toutankhamon che potrebbe costituire il primo oggetto monetario datato della storia. Ecco di seguito la descrizione che ne fa la casa d'aste: Numismatica Genevensis SA Auction 12, 18-19 november 2019, lot 101 Egypte Antique Toutankhâmon, vers 1345-1327 av. J.C. Lingot d'argent, comptoir phénicien au Liban. Poinçon en forme de broc avec l'inscription hiéroglyphique : Toutankhâmon régent de l'Héliopolis de Haute Egypte. L'arête sur le haut du lingot montre la marque de la tenaille qui a sectionné l'argent avant sa solidification. H 42mm, L (max) 20mm, Epaisseur 7mm. 41,55g. Michel Valloggia, Note sur deux lingots d'argent de Toutânkhamon, Revue d'égyptologie 68 (2017-2018), p. 141-152, lingot A. La première forme monétaire de l'histoire de l'humanité. D'une importance historique incomparable. Superbe. Provient de la collection Roger Pereire (décédé en 1968) et d'une collection privée genevoise depuis. Pendant longtemps, de nombreux historiens se sont demandés comment un empire aussi puissant que celui de l'Egypte ancienne avait pu commercer sans monnaie. En effet, les premières monnaies égyptiennes connues ont longtemps été des imitations de tétradrachmes athéniens et des statères d'or du pharaon Nektanebo II (361-343 av. J.-C.), précédant de peu la conquête d'Alexandre le Grand. Or un texte, postérieur de deux siècles et demi au règne de Toutânkhamon, nous relate les mésaventures d'un certain Ounamon, chargé de l'achat du bois destiné à la barque processionnelle d'Amon-Rê de Thèbes. Un homme de son équipage se serait enfui avec un vase d'or du poids de cinq deben, quatre cruches d'argent du poids de vingt deben, et un petit sac d'argent de onze deben. Le petit sac d'argent était certainement rempli de petits lingots. L'existence de tels lingots a été confirmée par le trésor de Tôd qui contenait douze lingots d'argent, actuellement conservés au Louvre et au Musée du Caire. Le présent lingot s'en distingue par la présence d'une inscription détaillée : « Toutankhâmon régent de l'Héliopolis de Haute Egypte » (c'est-à-dire de Thèbes). Le nom du roi n'est pas entouré du cartouche royal usuel (un ovale souligné d'un trait, symbolisant l'universalité de la royauté pharaonique). Il est inscrit dans un cartouche en forme de broc ou de cruche. Celui-ci ayant lui-même une signification hiéroglyphique : «hnm », qui se retrouve dans l'expression « hnm m hd », signifiant « incrusté dans l'argent ». Par ailleurs, la forme même de l'objet n'est pas sans rappeler la forme du hiéroglyphe signifiant précisément « lingot ». Cette forme était donc manifestement familière aux anciens Egyptiens. L'extrême rareté des exemplaires existants aujourd'hui s'explique notamment par le fait que l'Egypte ne possédait aucune mine d'argent. Celui-ci provenait d'échanges avec des cités du Proche-Orient, telles qu'Ougarit, Byblos ou Beyrouth. On peut donc penser que de tels objets étaient réservés à des fins particulières ou cérémonielles. Ce rarissime lingot constitue ainsi le premier objet monétaire daté au monde. https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=3516&lot=1012 punti
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Un piacere vedere Alessio e Roberto ricevere premio ed attestato. I miei complimenti. Fabry2 punti
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Buona serata Grazie Daniele del reportage. Complimenti a tutti gli Autori ed alla N.I.A. che si è spesa per rendere possibile il concorso; permettetemi però di fare un grosso e particolare augurio agli Amici Roberto, Luca e Alessio. saluti luciano2 punti
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Buono da 20 centesimi Expo 1906 Milano Un vero rudere...ma comunque un bellissimo oggetto che va tappare un buco che mi spiaceva lasciare vuoto..."pescato" in una ciotola al facciale (20 cent)?2 punti
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Roberto Reynaudo Studio monete della Licia Grande studioso2 punti
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Sent from my LG-K220 using Lamoneta.it Forum mobile app2 punti
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Buongiorno Litra, molti collezionisti non utilizzano gli strumenti di condivisione "moderni", altri non amano condividere. Più si sale con l'età , più è facile incontrare persone non "digitalizzate" e vista l'età media dei collezionisti... Personalmente immagino l'esistenza di un numero discreto di monete non censite. Saluti e buon we Silver2 punti
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Altra Piastra di Ferdinando IV con errore in legenda al rovescio, meno rara della precedente: 1816 INPANS2 punti
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Questa mattina al convegno torinese un amico mi ha portato questo 5 Lire Carlo Alberto 1831 Torino1 punto
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Grazie davvero per la disponibilità e gli interventi. Anche solo sapere di cosa si tratta mi è stato più che d'aiuto. Rimane un favoloso pezzo di storia1 punto
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Ciao, a me il 1802 manca per esempio, ma dire che personalmente ci spenderei una diecina di euro anche in questa conservazione non significa fornire un valore economico, mi sembra di sminuire il suo enorme valore storico. Ti ringrazio per l'intervento.1 punto
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È stata una grande soddisfazione! Grazie davvero ad ognuno per i complimenti! E grazie alla NIA e a tutti gli organizzatori! Alessio1 punto
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Posto le note del Montenegro. Sicuramente le monete/gettoni di rame, all'inizio vennero tesaurizzate ( come nelle intenzioni dei Curatori dell'Esposizione di Milano ). In seguito è probabile che - vedi sopra, non esiste una coniazione ufficiale, ed alcune monete, esistendo ancora i conii, vennero coniate ancora nel 1995 per la Fiera Numismatica Italia (*) - furono usate, al tempo, anche come moneta. Questo spiega il fatto che ne esistano molte in FDC ,ma molte abbiano dei segni inequivocabili di usura. (*) Luppino" Prove e Progetti..." che riporta come questi gettoni siano stati coniati con punzoni originali al "dritto". Non avendoli mai visti, chiedo agli esperti del Forum se potessero postare l'immagine del gettone del 1995. Ciao1 punto
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La mancanza della lettera T più che una abbreviazione a me pare un errore, ma non conosco il linguaggio epigrafico tanto da poterlo affermare con sicurezza. Strana medaglia, assai rozza come realizzazione : forse il foro dell'appiccagnolo è stato allargato in un secondo tempo, tanto da insistere sulla scritta del bordo. Come hai detto anche tu, medaglie simili vengono mostrate periodicamente qui nel sito : sono in genere piuttosto comuni, diffuse in Liguria e sulla costa tirrenica come elemento di devozione e protezione presso la gente del mare. Io provengo da una città delle Marche, ma non ricordo d'avere mai visto nulla del genere nei porti della costa adriatica. Alle due domande che poni non sono in grado di rispondere : penso sia stata prodotta in Italia, direi nell'800, ma non ci scommetterei sopra. Saluti.1 punto
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Un libro direi esaustivo sulla materia è il bel volume scritto in tedesco e in italiano pubblicato dalla Ermanno Albertelli Editore, curato da Giorgio Dotti dal titolo "Decorazioni al Valore ed al Merito della Forze Armate germaniche 1933 - 1945" Quella che hai acquistato è la "Croce al Merito di Guerra di II Classe con Spade", e non la "Croce di Ferro ecc." come hai indicato) Le decorazioni tedesche del periodo furono coniate da diverse Aziende, non sono in grado di dirti se la tua è originale oppure una riproduzione più tarda. Come la Repubblica Italiana ha sostituito il monogramma reale con quello della repubblica mantenendo intatte la altre caratteristiche delle decorazioni al valore, altrettanto ha fatto la Repubblica Federale Tedesca eliminando dalle proprie decorazioni solo la svastica, per cui la nota Croce di Ferro (Eisernes Kreuz) viene tuttora conferita ; del resto questa decorazione è molto più antica del regime nazista, essendo stata istituita dal Re Federico II di Prussia nel 1813 Saluti. @Tia1 punto
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non si vede nulla........ tuttavia dalle indicazioni fornite, potrebbe essere - Bologna Anonime Sec XVI Quattrino S. Petronio - prova a cercare "da quelle parti".... ma è solo un tentativo1 punto
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Articolo acquistato. Nei prossimi giorni conto di trarre qualche conclusione. (quando dico così, ultimamente, potrebbero passare anche 10/15 giorni...).1 punto
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Ragazzi avete asfaltato @claudio.ambuÈ da tempo che sto sul forum. Cerco sempre di essere cortese nelle richieste, ringrazio e a volte chiedo scusa. Persone disponibili e competenti in identificazioni come in lamoneta.it non si trovano tutti i giorni. La cordialità e l'educazione è una questione di stile e di comportamento. Per la vita, in ogni occasione e momento. Un saluto a tutti. PizzaMargherita.1 punto
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Falsa senza alcun dubbio! I dettagli che ne denunciano la falsità sono innumerevoli, a iniziare dai dati esposti da @GoldGearil peso 23,58 calante di quasi 1 gr e mezzo! Probabilmente non è neppure d'argento, comunque perlinatura bordo stretto o quasi assente, la rigatura del taglio in alcuni punti va ad interessare il bordo stesso, incisione evanescente, lascia perdere. saluti TIBERIVS ps LA PIAZZETTA DEL NUMISMATICO è il posto meno adatto per chiedere queste informazioni, meglio quella che riguarda l'autenticità o direttamente in pontificie.1 punto
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Ti conviene tenerla solo se hai intenzione di iniziare una collezione di 2€ cc circolati, di certo non sperando che in futuro valga qualcosa di più di quello che vale ora, cioè 2€, viste le sue condizioni (FDC non circolata è in vendita fra i 3,50€ ed i 5€ nei negozi specializzati). p.s. fai una segnalazione del thread "Osservatorio rarità"1 punto
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Buongiorno a tutti e buon fine settimana, posto una mia meno bella, un lato è addirittura liscio, vi faccio vedere cosa ne rimane del Rovescio, erano anni che la buttavo di qua e di là senza mai buttarla veramente (sacrilegio). Poi l'altra sera guardandola con una diversa prospettiva l'illuminazione, la mia moneta è ciò che resta dei fasti di un bellissimo 9 Cavalli di Filippo IV. Saluti Alberto1 punto
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Davide1982, ti ho modificato tre volte il mio post sul toro, sai com'è, a quest'ora… quelle corna... Ma è il bello della diretta1 punto
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Scusate ancora....ma i DDO e i DDR sono per il 99% sulle scritte e date. Gli altri raddoppi su figure non sono considerati ddo e ddr ma errori di conio o repunched...sempre secondo : The official Red book...a guidebook off Unite States Coin di R.S.Yeoman 72nd Edition☆ 20191 punto
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Grazie Gianfranco, sei gentile. La descrizione della casa d’aste sono riuscito a tradurla. Domani provo a comprare l’articolo, penso sia importante leggerlo per poter capire a cosa siamo di fronte.1 punto
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Il discorso non fa una piega ma vorrei ricordare che la moneta sopra citata è composta solo in minima parte di nichelio, circa l'8%. Per il resto è per la maggior parte ferro (74%) e un po' di cromo (18%).1 punto
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Bella monetina. conserva e quando ti capita una commemorativa mettila assieme, quando ne avrai diverse guardale e fatti gli occhi.1 punto
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Forse arriva al BB, le foto non sono nitide (e storte...) è difficile essere più precisi. Moneta da pochi centesimi, diciamo 50 saluti1 punto
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Non è un po' strano che un oggetto di questo tipo, rarissimo, rechi proprio il nome di Tuthankamon, il più noto tra i faraoni?1 punto
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Le emissioni in bronzo di Thurium (al pari di quelle in AR), nonostante la grande importanza per i rapporti con le altre monetazioni enee della Magna Grecia, risultano ancora oggi prive di uno studio analitico che ne definisca seriazione e cronologia. Pertanto non è sempre facile trovare puntuali riscontri all'interno della pur vasta bibliografia rappresentata da syllogi e cataloghi di vendita. Proverò quindi solo a suggerire un possibile inquadramento, che tuttavia rimane generico e suscettibile di revisione, basandomi sullo studio di Rutter (HN 2001, pp. 154-156) e su quello più recente di A. Polosa, che nel volume Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Il Medagliere (Paestum 2009), ha dedicato una breve sezione alle serie enee turine (pp. 285-292: Appunti sulle emissioni in bronzo di Thurii). Innanzitutto mi pare che l'elmo di Athena al D/ presenti tracce di un ippocampo e che al R/ la lettera indicata come M potrebbe (ma il condizionale è d'obbligo) in realtà essere letta come eta (H). In quest'ottica il confronto più stringente mi sembra quello con HN 1913 (o sua variante) a cui si avvicinerebbe anche il peso dell'esemplare, datato da Rutter (seguito da Polosa) agli inizi del IV secolo a.C. Allego un esemplare venduto qualche anno fa da Artemide (A collection of greek coins, Live Auction, 22/10/2016, 93) che, per quanto in cattivo stato, mi pare abbastanza simile a quello in oggetto.1 punto
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Oggi faccio 10 anni esatti su Lamoneta, un traguardo da festeggiare e quale miglior modo per farlo che non quello di consegnare in tipografia la copia del nuovo e sesto Gazzettino di Quelli del Cordusio ? Per Verona ci saremo per la presentazione e consegna a tutti, più avanti vedremo di fare una discussione ad hoc .1 punto
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Avevo già fatto un confronto fra i due nominali..... Anche se con il Grano 17971 punto
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Buongiorno @Roan, Personalmente preferisco le collezioni tipologiche, data e zecca mi intrigano meno. Come avrai letto sviluppo la collezione tra scudi, talleri e monetazioni di necessita in Argento degli anni rivoluzionari ed i Napoleonidi. A mio parere sono monete molto belle é cariche di Storia. Sfortunatamente, avendo impostato la mia collezione dallo SPL in su, devo dire che non sono nemmeno economiche. Vi é un libro "Les Monnais Napoleniennes" , del 2010, che potrebbe aiutarti. Foto a colori, molto ben fatto... Come al solito le quotazioni sono un pó gonfiate, ma per dare un occhio alle molteplici monete in Argento, relazionate con i famigliari e gli eventi del periodo Napoleonico, é un Must a mio parere.1 punto
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1805 Regno di Napoli - Ferdinando IV° - 120 Grana L D = Maestro di zecca Luigi Diodati1 punto
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Ciao Giuseppe, purtroppo ho solo questa del gruppo.... Ho risistemato tutti nei vassoi a riposare.1 punto
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Altra tipologia monetale assolutamente rara e che non può non mancare in questa discussione è la Piastra del 1804. Conosciuta in 5 varianti, catalogate nel gigante dai numeri 66 a 70, di cui solo la 66, probabilmente, andò oltre la fase progettuale. Quella che allego è la foto fatta a quella fotografata nel catalogo dell'asta NAC-SPINK TAISEI, corrispondente al numero 67 (11° tipo) del gigante. Precedenti passaggio dello stesso esemplare è avvenuto presso l'asta Ratto, collezione Curatolo (1972) Ulteriori notizie in questa importante discussione sul forum:1 punto
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La moneta mi sembra autentica ed è in buona conservazione. Nell'insieme è una moneta gradevole (ma la plastica e l'illuminazione ne inficiano il lustro e lasciano adito a sospetti di pulizia sebbene non pesante). Ti posto un confronto tra esemplari, uno autentico ed uno falso coi principali punti dirimenti. Sotto ti riporto un vero FDC dove si possono vedere i "tre puntini" che sono la "firma" di una moneta non circolata e la "L" di Romagnoli con il segmento orizzontale fratturato che solo gli esemplari autentici hanno (solo alcuni esemplari autentici d'inizio coniazione hanno la L integra).1 punto
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Salve a tutti. Ringrazio @dareios it Lorenzo per la presentazione e per aver apprezzato il saggio su questa moneta che mi ha permesso di riscoprire e raccontare una storia che ha avuto interessanti risvolti non solo dal punto di vista numismatico. Confido di riuscire, in queste poche righe, a riassumere in modo efficace il contenuto del mio studio. Veniamo subito alla descrizione dell’esemplare finora inedito (fig. 1): D/ SA sormontato da tratto di abbreviazione. Contorno perlinato. R/ TA sormontato da tratto di abbreviazione. Contorno perlinato. Fig. 1. Si tratta di un denaro, o, come viene comunemente riconosciuto dalla bibliografia tradizionale, un mezzo denaro, in argento dal peso di 0,42 g. con un diametro di 13 mm. Questi dati mi hanno subito permesso di effettuare un paragone con gli altri cosiddetti mezzi denari (tale dicitura è da me usata in senso convenzionale) usciti dalla zecca capuana nel corso del X secolo, poiché molto simili tra loro. A differenza degli altri nominali coniati a Capua, però, il nostro caso presenta la totale assenza del nome di un regnante, come invece si riscontra sul resto della produzione argentea longobarda capuana, mentre reca al suo posto queste due singolari abbreviazioni, evidentemente interconnesse tra loro. Ho pensato che si potesse trattare di un’emissione “religiosa” e la mia ipotesi ha trovato conferma nell’accostamento della moneta in questione con altre due piccole monetine finora note, ed attribuite tradizionalmente alla zecca di Benevento, che recano legende mariane complementari su entrambi i lati (figg. 2 e 3). Fig. 2. Fig. 3. Anche a livello pondometrico è possibile accostare tra loro questi esemplari, poiché rispettano quasi sempre lo stesso range di peso. Ma le analogie non sono finite qui, perché se si nota bene lo stile con cui sono stati tracciati i caratteri si evidenziano molti punti praticamente identici che accomunano queste ultime due monete con quella in oggetto: ad esempio, la particolare forma cuspidata degli apici oppure il modo di rendere la lettera A, dalla forma estremamente squadrata e spigolosa. Inoltre, persino lo stile della perlinatura sembrerebbe avvicinare i tre esemplari. Ho poi notato che la C nella legenda di D/ in fig. 2, dalla forma quasi quadrata, non è stata mai prodotta su nominali di sicura origine beneventana, soprattutto in quei casi dove si è riscontrata la presenza della stessa abbreviazione SCA. Il che mi ha portato a pensare che questi tre mezzi denari formassero una serie unitaria e che non uscirono dalla zecca di Benevento, come finora si è detto e scritto, ma da quella di Capua. Ma per cosa stanno queste due abbreviazioni, SA e TA? Come ho detto prima, la soluzione più probabile, vista anche la serie in cui è inserita, è che si tratti dell’indicazione del nome di un santo. Ho creduto possibile, quindi, sciogliere le due abbreviazioni in SA(NCTUS) TA(MARUS), ovvero san Tammaro. Vi risparmio le poche note agiografiche che si possono reperire sulla figura di questo santo, ma è importante notare come il suo culto sia radicato, e poi da qui si sia diffuso nell’entroterra campano, nelle regioni corrispondenti alla Liburia e alla Terra di Lavoro, accentuando il legame, anche spirituale, tra il nostro esemplare inedito e la zecca di Capua. Da questo punto di vista, la nostra moneta rappresenta anche una delle più antiche testimonianze del culto di Tammaro pervenuteci, per questo dicevo che la sua importanza si estende ben oltre i confini della numismatica. Infine, la particolarità di non presentare nomi di regnanti, né capuani, né beneventani, mi ha portato alla conclusione che fossi di fronte ad una serie monetale estremamente particolare, emessa per ricordare un evento altrettanto importante. La devozione espressa da questi tipi mi ha fatto pensare subito ad un’occasione celebrativa di natura religiosa e solamente un avvenimento ebbe rivolti così profondi da permettere al principe longobardo di Capua-Benevento la realizzazione di nominali sui quali non vi risulti alcun tipo di ingerenza da parte dell’autorità politica in carica: l’istituzione della prima metropolia del Mezzogiorno, quella di Capua, nel 966. Il pontefice allora in carica, Giovanni XIII (965-972), era particolarmente malvisto dalla nobiltà e dal popolo di Roma per via della sua politica filo-imperiale e per le varie lotte che in questo periodo facilmente si scatenavano tra le famiglie aristocratiche romane, sia per il controllo del soglio pontificio, sia per l’acquisizione di beni e terre che, ricordiamo, costituivano la base per un solido potere politico. Giovanni XIII fu quindi vittima di una congiura di palazzo che si trasformò ben presto in rivolta popolare fuori controllo: il papa fu catturato e cacciato da Roma, ma non è chiaro come riuscì a fuggire dal suo esilio in un castello situato sul confine tra Lazio e Campania: l’unica notizia certa è che nel 966 lo si ritrova già a Capua, ospite e protetto di Pandolfo I Capodiferro (943-981). Questi si servì della sua posizione di forza per convincere il pontefice suo ospite a creare una sede arcivescovile a Capua. Pandolfo I aveva realizzato un progetto che i dominatori longobardi di Capua avevano tentato invano di realizzare fin dalla seconda metà del IX secolo. Il primo arcivescovo capuano fu Giovanni, fratello stesso del principe: il potere politico e religioso si trovavano, quindi, riuniti nelle mani di una sola famiglia, il che permise a Pandolfo di serrare il suo controllo sul resto del Principato, soprattutto nelle zone più periferiche, spesso soggette a velleitarie pretese di autonomia dal governo centrale capuano. Con una simile azione, Giovanni XIII riuscì nel contempo a contrastare l’avanzata delle fondazioni di nuove diocesi di rito greco nell’Italia meridionale, le quali avevano visto una fioritura costante per tutto il IX e il X secolo, fin quasi alle soglie dell’anno Mille. Per celebrare una tale ricorrenza, tutt’altro che irrilevante per la storia religiosa e politica del Mezzogiorno longobardo, Pandolfo I emise questa serie, databile quindi al 966. Inoltre, mi è stato possibile approfondire l’apporto politico e finanziario che la comunità ebraica di Capua offrì con spiccata efficacia proprio sotto il governo di Pandolfo Capodiferro. Lascio la parola per opinioni, considerazioni e pareri, sperando di non essere stato troppo prolisso nella mia esposizione. Per qualsiasi informazione in merito al reperimento del saggio in estratto o della rivista che lo contiene potete contattarmi con un MP.1 punto
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