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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 06/26/20 in Risposte
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Nuovo arrivo in collezione : Emanuele Filiberto Bianco o 4 Soldi 1577 Zecca di Chambery . Mir Savoia 521b . Tondello bello largo , conio centrato !2 punti
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A nord abbiamo anche la Finlandia, Stato che ha sempre avuto un grande frazionamento per quanto riguada le compagnie telefoniche, con molti operatori diversi per diverse zone. Ecco alcuni esempi: Sonera, una ordinaria e una speciale per gli ospedali Avant e HPY (Compagnia Telefonica di Helsinki) La Finlandia ha una regione autonoma, le Isole Åland, arcipelago all'ingresso del Golfo di Botnia i cui abitanti parlano svedese. Queste isole godono di un'ampia autonomia, tanto che hanno una loro bandiera, i loro francobolli e naturalmente le loro schede telefoniche:2 punti
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Yemen del Sud, banconota quasi identica a quella del post #155, al retro è riportato 'Aden', capitale dell'ex Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (nazione esistita dal 1971 al 1990), questo biglietto da 500 fils è del 1984, la Repubblica dello Yemen sarà istituita sei anni dopo.2 punti
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No, non hai buttato il denaro (che tra l'altro è il tuo e nessuno può dirti di aver buttato), anzi, a mio parere, hai fatto un buon acquisto.2 punti
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Ciao! Ognuno colleziona ciò che gli piace e questo è pacifico. Nessuna mortificazione è legittima; credo che la perversione alla quale accennava @Brios era riferita a queste coniazioni (come, d'altra parte, quelle d'oro o d'argento coniate anche dall'Italia) rispetto alla collezione di monete circolanti e che assolvono alla loro precipua funzione. Il desiderio di collezionare questo o quello, penso derivi da una pulsione soggettiva, difficilmente sondabile e giudicabile .... vai a capire cosa scatta nella mente, quando ci si fissa su un oggetto; che siano medaglie, monete, tappi di bottiglia o soldatini .... poco importa. Piace e va bene così. saluti luciano2 punti
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Probabilmente sono una persona molto anziana. Non capisco la moda moderna per le monete. E lo considero addirittura una perversione. Forse sto sbagliando. Questo Achille è bello e divertente come un giocattolo per un adolescente. Ma questa cosa non ha nulla a che fare con la numismatica. E, soprattutto, non hanno un fascino storico.2 punti
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@Brios buongiorno, devo confessare che inizialmente non mi piacevano troppo le monete smaltate a colori, poi ho cominciato ad apprezzarle e ne ho postate diverse nel corso di questa lunga discussione. Stamattina ho visto questa di Achille che trovo molto suggestiva, col suo inserto in ematite. Come le altre che ho postato, ha Elisabetta II al rovescio, fa parte della serie "Demigods" di Niue Island: Niue Island è uno stato insulare dell'Oceano Pacifico che dal 1974 tiene uno status di libera associazione con la Nuova Zelanda (ma in realtà vi è annessa). Emette numerose monete, sempre molto curate, riservate ovviamente ai collezionisti. Questa da Two Dollars del 2017 è in argento 0,999, pesa ben 62,2 grammi, con un diametro di 45 mm. Rappresenta il pelide Achille nell'atto di trafiggere al collo l'eroe troiano Ettore, che lascia andare lo scudo, che su questa moneta è impreziosito da un inserto in ematite. Fu messa in vendita al prezzo di 329,99 dollari statunitensi, ma ovviamente oggi è introvabile I troiani in fuga tentavano di mettersi al sicuro dentro le alte mura della città. Un solo guerriero si fermò ad aspettare il nemico: era Ettore, il più coraggioso. Dall'alto degli spalti suo padre il re Priamo, lo chiamò disperato: "Achille è invincibile, non affrontarlo! In questa orribile guerra già sono morti molti tuoi fratelli, non voglio perdere anche te!". Sua madre, Ecuba, tese le braccia verso di lui e pianse. Ettore ebbe un attimo di smarrimento, era tentato di cercare la salvezza senza combattere, ma poi si riprese: non poteva coprirsi di vergogna, doveva affrontare l'invincibile guerriero greco. Ed ecco Achille si avvicinò, scuotendo l'enorme lancia e urlando il suo grido di guerra. Sembrava Ares, il dio della guerra, e improvvisamente il terrore s'impadronì di Ettore, che cominciò a correre attorno alle mura, inseguito dal nemico. La dea Atena, che parteggiava per Achille, apparve ed Ettore sotto l'aspetto di suo fratello Deifobo: "Smettila di fuggire, non è degno di te", gli disse. Ettore ringraziò quello che credeva suo fratello e affrontò Achille: "Se vincerò", disse "giuro che restituirò il tuo corpo, perché abbia onorata sepoltura. Chiedo a te la stessa promessa". Achille scoppiò a ridere : "Non si fanno patti tra l'agnello e il lupo", rispose, "la vittoria è già mia". Achille lanciò la sua asta, ma Ettore la schivò e l'arma si perse lontano, alle sue spalle. A sua volta Ettore scagliò l'asta, che colpì in pieno lo scudo di Achille, e la rimase. Allora il troiano chiese a Deifobo un'altra lancia e si accorse dell'inganno: colui che credeva suo fratello era sparito. Deciso a vendere cara la pelle, si gettò su Achille con la spada sguainata, ma il greco lo colpì nell'unico punto lasciato scoperto dall'armatura: il collo. Mentre Achille tornava al campo trascinando dietro il cocchio il corpo di Ettore, Ecuba, dalle mura, lanciò un urlo di dolore. Tutti i troiani piansero il loro eroe.2 punti
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Mi sembra di capire che tutti concordate per il fiore a 5 petali coniato male... Però vorrei meglio apprendere il significato di "coniato male"... Per me sarebbe definibile così se il fiore fosse evanescente, se mancasse di uno o più petali e via discorrendo, mentre a me sembra qualcosa di diverso, e come già anticipato, più simile alla rotella a 5 raggi che ad un fiore a 5 petali, è chiaro che non ho la pretesa che la mia idea venga condivisa dai più ma ritenerlo semplicemente un "fiore coniato male" mi sembra alquanto riduttivo... La moneta non è in conservazione eccelsa e le foto non aiutano per niente ma la testa del Re presenta la maggior parte dei capelli in zona centrale e delle gemme della corona quindi non si può nemmeno parlare di forte usura... Comunque ringrazio tutti per il vostro parere e per il tempo dedicatomi...2 punti
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Gentile Giovanna, la passione nasce nel momento stesso cui hai il "primo contatto", lo puoi avere a 15 anni, oppure a 50 anni. Gli eredi che non trovano le monete, avranno qualcos'altro in cambio, il ricordo del nonno per i nipotini sono più importanti per i figli che per i nipoti. Tutto è relativo, ci sono collezioni da 200 monete anche molto importanti che possono essere tesaurizzate e dimenticate in cassetta in attesa di un pro erede interessato, ci sono altre collezioni, probabilmente più complesse che richedono un'architettura e sapienza completamente diverse e non possono restare in balia degli avvenimenti. Io sono il primo beneficiato di un lascito, molto probabilmente senza il quale non sarei mai diventato un collezionista e studioso di monete, ma era un nucleo omogeneo e contenuto per valore e numero di pezzi, di facile gestione. Poi, gentile Giovanna, non è certo "Picchio docet" ognuno ha punti di vista quanto mai validi ed importanti. La numismatica è un fattore fortemente emozionale, il denaro meno e vanno conciiato questi due aspetti. All'età delle mie figlie, giravo già l'Europa a cercare monete, con la "mia" mitica Fiat UNO 55 culur trasù de ciucc (con tanto di aria condizionata che non si poteva accendere altrimenti la macchina non superava i 70 km/h); dal venerdì al lunedì arrivavo sino a Amburgo, Amsterdam, Lione, Marsiglia, Monaco in Baviera, Innsbruk, Napoli, Roma, e sa il cielo dov'altro a cercare monete. Queste cose o le hai dentro o non ti vengono. I miei amici andavano alle feste, discoteca ed al mare e io partivo per monete. Il lunedì sera ci vedevamo spesso tutti stravolti dal week end, io avevo il vantaggio di non aver buttato via il mio tempo (almeno dal mio punto di vista). Poi tre sere alla settimana con mio padre a studiarle, erano altri tempi e si potevano tenere a casa. Ci passavo ore con il "mio vecchio" a guardare cataloghi d'asta, a cercare di capire perchè una moneta era fdc ed una che mi sembrava uguale, solo splendida. Oggi lo faccio da solo. Una collezione deve essere vissuta, lasciarla in eredità è un impegno tutt'altro che trascurabile, sia per l'impiego finanziario sia per la dismissione, lasciata ad eredi non pratici può essere un "danno"..2 punti
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Moneta interessante per chi colleziona i falsi d'epoca savoia nella prossima Asta Bolaffi !1 punto
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Salve Non mi ero mai imbattuto prima d’ora in un denario “osè” (aggettivo che capita spesso nei rebus) come questo di Julia Domna (da https://www.forumancientcoins.com/moonmoth/wedding_coins.html ) Coin Type: Silver denarius of Julia Domna, 193-218 CE. Mint and Date: Rome, 194 CE. Size and Weight: 18mm, 2.68g Obverse: IVLIA DO-MNA AVG Draped bust right. Reverse: VENERI VICTR. Venus naked to the hips, with back turned, standing head right, holding an apple up in her right hand, and a palm branch over her left shoulder in her left hand. She rests her left elbow on a column over which a fold of drapery falls. Ref: RCV (2002) 6608; RIC IV 536; BMCRE V p.27, 49. BW Ref: 008 027 028 Venere nuda fino ai fianchi, con la schiena girata, ha nella mano destra una mela che richiama il giudizio di Paride.1 punto
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"Re del mondo" è uno degli appellativi che gli imperatori persiani davano a se stessi : l'impero, fondato da Ciro II il grande nel 550 A.C. , con la conquista dell'Egitto nel 525 A.C. ad opera del figlio Cambise II si estende a tutta la costa orientale del Mediterraneo . Cambise progetta anche una estensione mediterranea dell'impero, attraverso una via africana con la sottomissione di Cartagine, la più potente città della costa africana che controllava anche parti di Sicilia, Sardegna, Corsica, Baleari oltre a possedimenti nella lontana Iberia : la conquista non viene realizzata per il rifiuto della potente flotta fenicia di attaccare una città di origine fenicia . Con i successori Dario I e soprattutto Serse I, l'impero prosegue il disegno di estensione mediterranea, ora con una via europea attraverso la conquista della Tracia ed il tentativo di conquista della Grecia : nel 480 A.C. l'imponente esercito di invasione di Serse, entra in Grecia, con il vassallaggio della Mecedonia e la sudditanza-alleanza, più o meno volontaria, di Tessaglia, Tebe e parti di Beozia, Locride e Focide, fino all'Attica dove Atene, evacuata, è saccheggiata e data alle fiamme dai Persiani : la sconfitta navale a Salamina impedisce l'attacco via mare al Peloponneso e Serse rientra in Persia lasciando in Grecia, con Mardonio, il potente esercito di terra con il compito di completare la conquista della Grecia ancora libera, cioè il Peloponneso e non molto altro . E la coalizione dei Greci ancora liberi, ad Agosto del 479 A.C., si porta in Beozia a Platea dove ottiene una grande vittoria sui Persiani ed i loro alleati (anche Greci) : gli sconfitti abbandoneranno la Grecia e l'impero persiano non ne ritenterà più la conquista . In questa battaglia si è spesso vista una grande importanza in prospettiva futura, poichè un esito inverso avrebbe probabilmente portato l'impero persiano, con i suoi vassalli, ad affacciarsi al mare Ionio ed alla vicina Italia (con molte città legate alla Grecia) e, magari con una non nemica Cartagine pesantemente presente nel Mediterraneo occidentale, fare di questo mare, 400 anni prima che il "nostro" , il "loro" . A Platea la battaglia si conclude con la presa del campo persiano e la conquista di un enorme bottino : Erodoto ( IX , 82 ) racconta che il comandante spartano Pausania, nella grande tenda di Mardonio appena conquistata, fece imbandire un banchetto "persiano" ed un banchetto all'uso spartano che presentò agli altri comandanti Greci, emblematica rappresentazione di ciò per cui si era combattuto . Dell'enorme bottino, Erodoto ricorda ancora che una parte fu dedicata in Delfi ad Apollo, costituita da un tripode d'oro con una colonna in bronzo (forse fusa con le armi dei Persiani) rappresentante 3 serpenti attorcigliati : la colonna sarà spostata da Costantino I a Costantinopoli dove è ancora conservata, separata dalle 3 teste dei rettili . Una rarissima moneta che ben potrebbe compendiare quegli eventi, è uno statere forse battuto in Kalymna una manciata di anni prima, che raffigura al diritto una testa arcaica di oplita ed al rovescio, a tutto campo, la lira a 7 corde, lo strumento regalato da Hermes ad Apollo .1 punto
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CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso:129.50 grammi Diametro:60 mm Metallo Presunto: bronzo1 punto
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Uscita da poco su sixbid: https://www.sixbid.com/en/ferrarese/7544/italian-mints/6163234/stato-pontificio-bologna Lira della carestia per la zecca di Bologna, Clemente VII, moneta molto importante rara e ricercata. E' l'esemplare NAC 90 che aveva fatto 7800 diritti compresi, presentato con base a 8500. Praticamente chi l'ha comprata non ci ha guadagnato niente, se il prezzo non sale. Pero' vedo un bel buco otturato (lavoro ben fatto a mio parere) che nessuno ha dichiarato e una preoccupante frattura passante del tondello che potrebbe portarsi via una 'fetta' di moneta. Per il resto e' anche ben conservata, anzi direi al top. Che ne dite ? Come passaggi in asta ho visto quello della collezione Rambaldi che e' quasi sicuramente un riconio, la collezione Muntoni pure e la collezione Ruchat dove sicuramente non e' un riconio ma non arriva al B. L'unica sicuramente del '500 con rilievi apprezzabili che ho trovato e' questa. Qulacuno ha altri passaggi o informazioni di altre vendite passate ? grazie1 punto
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Credo che @Brios giudichi una moneta certamente anche dal punto di vista estetico, ma per lui è importante anche, direi soprattutto, la sua importanza storica, il fatto di aver circolato o comunque di aver accumulato gloria o polvere, storia o cronaca. Certamente una moneta non circolata, FDC, per sempre vergine, monaca o vestale, fatta per essere ammirata vestita fino ai piedi dentro una custodia di plastica, sigillata e periziata, destinata a chiudersi in un vassoio o da seppellire nel caveau di una banca, non ha assorbito vicende di amore e di morte, di angoscia e di felicità. Non la si possiede davvero, non la si può toccare. Come un amore d'angelo, non dà i brividi che dà la carne, che dà il metallo, nobile o ignobile, sporcato, ripulito, lasciato intatto per nuovi toccamenti, per nuovi possessi. Come direbbe @Hirpini è la numismatica, bellezza!1 punto
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Come disse George Best: "ho speso gran parte dei miei soldi per alcool, donne e macchine veloci, il resto l'ho sperperato"1 punto
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Interessante: avevo notato qualche settimana fa questo esemplare, ma non ne avevo rilevato la provenienza, solo la rarità. In effetti è forse l'unico originale comparso in asta recentemente, NAC 90 (prima di questa): nell'occasione realizzò "solo" € 6.500, pur partendo da una stima di € 7.000, e ciò a causa della base d'asta inferiore alla stima, e la verosimile scarsa appetibilità dovuta al buco non dichiarato. Questo articolo di Roberto Ganganelli descrive la storia di questa moneta. https://www.ilgiornaledellanumismatica.it/parole-monete-quelle-controverse-lire-bolognesi-nate-dalla-carestia/. Gli esemplari coevi presentano, oltre alle caratteristiche di "rotondità" del tondello e assenza di usura, anche una rosetta (piccola o grande) in fondo alla lunga didascalia di rovescio. La foglietta in basso sarebbe invece presente sui riconii (e presente anche nel conio conservato nel museo della Chiesa di San Domenico a Bologna, in disponibilità dei frati Domenicani che per il bicentenario dell'evento procedettero a riconiare tali "Lire") così come sulle monete d'oro da 3 e 10 ducati, anch'esse verosimili riconi settecenteschi. Rimarchevole trattarsi della prima moneta bolognese da una "Lira". Ne parla anche Stefano di Virgilio nel BdN n. 20 https://www.numismaticadellostato.it/pns-pdf/materiali/flip/BdNonline_Materiali_20_2014/mobile/index.html#p=6, a p. 7, mentre a p. 197-199 e 218-222 vengono presentate le immagini dei 10 e 3 ducati d'oro, e delle lire originali, riconii e false della Collezione Reale.1 punto
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questo è Valens: Valens 364-378 Aes III, Centenionalis 2,82 g; 17-19 mm Aquileia, 364-367 Vs: D N VALEN-S P F AVG Rs: GLORIA RO-MANORVM1 punto
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Che dire qualcuno si è sbagliato . Oggi sono andato al compro oro e ho portato le monetine.. la tipa ... molto carina... ho sbavato sul plaxyglass ... mi ha preso le monetine e le ha grattate su una pietra nera e ci ha buttato su del liquido. mi ha detto 2,92 grammi di oro a 18 K... siccome stavo proprio sbavando ero un po’ distratto e mi ha detto sono 87 euro meno 2 di marca da bollo o qualcosa di simile .. e allora le ho detto ... ok ... mi ha fatto firmare un po’ di fogli e sono uscito un po’ incredulo... forse si sarà sbagliata .... però gli ho ripetuto più volte che ero convinto fossero dorati e non veri... ma lei proprio ha insistito che era sicura al 100 x 100 .. non so che dire1 punto
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R/ perfetto, FS ma al D/ ci sono segnetti e un colpetto evidente a ore 6 (sotto alla data). Posso dire di averla anche presa in mano... senza guanti La mia offerta poi si è fermata a 3K1 punto
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@Hirpini @417soniaMille scuse. Ho dimenticato che non conosci la vecchia battuta. Il giornalista conduce un sondaggio per strada. Chiede ai passanti: perché hai bisogno di una testa? Risposte del pugile: mi mangio la testa Il cantante risponde: canto con la testa. Il poliziotto risponde: indosso un berretto in testa La prostituta risponde: uso la testa per fare sesso E solo un vecchio rispose: penso con la testa Il giornalista pensa: questo è un vecchio pervertito. La testa ha bisogno di parlare. Le monete, così come la testa, possono essere utilizzate come desideri. Ma dobbiamo ricordare che inizialmente pagarono con monete, dichiararono il sovrano e pubblicizzarono la loro religione e lo stato1 punto
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Terre lontane : due Schede emesse per ricordare l' ASSOCIAZIONE GRANDE NORD , la prima con un orso bianco, l'altra con l'immagine dei ghiacci delle Svalbard che si specchiano nel mare.1 punto
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Buongiorno. Per fiore coniato male, intendo frutto di un conio sporco/intasato...si può immaginare che in quel punto si siano impresse solo le "nervature" centrali del fiore e il resto invece sia andato perduto...certe corrispondenze (inclinazione e forma) tra i due simboli fanno pensare a questo...1 punto
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Peccato per la conservazione, molto interessante la spilla partigiana. https://www.mymilitaria.it/liste_04/brevetto_alexander.htm1 punto
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Philippus II, Caesar, 244-247. AR Antoninianus. M IVL PHILPPVS CAES, busto radiato, drappeggiato e corazzato a destra / PRINCIPI IVVENT, il Cesare in tenuta militare stante a sinistra, tiene il globo nella mano destra, la lancia nella sinistra, con la punta poggiata a terra. RIC 218d, RSC 48.1 punto
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Il più bel 1821 Carlo Felice che ho visto è passato da Bolaffi lo scorso anno, non FDC ma veramente prossimo... da una base di 500€ ha chiuso a... 20K € (più diritti) https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=3552&lot=10021 punto
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Ciao a tutti, Volevo, se vi fa piacere, condividere con voi la mia seconda moneta romana... Rigorosamente sempre della serie Fel Temp Reparatio. Ringraziando in anticipo per i vostri commenti... Saluti. Rif. RIC 174 PESO g 5,75 DIAMETRO mm 21,83 Zecca di Tessalonica Dritto1 punto
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@Enki ciao, m'ero un po' ossidato insieme a un dupondio provinciale di Nerone, ma con la giusta cura stiamo bene tutti e due ☺️ !1 punto
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@dareios it e @MarcoAu grazie, non conoscevo la paradossale situazione delle riproduzioni museali e sebbene sconcertato, sono molto soddisfatto per avere avuto la spiegazione di un fatto che mi sembrava inspiegabile e per il quale non speravo di avere poi una risposta. E a maggior ragione sono lieto per avere appreso di una prassi antica che ignoravo del tutto. La risposta ovviamente sarà stampata e conservata. Vi saluto1 punto
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Al contrario, sono onorato di essere citato da te su questo forum e felice che il mio contributo sia utile! Inoltre, ho a mia volta "scopiazzato" le tirature dal Crapanzano-Giulianini Vol. II, informazioni che a suo tempo ebbi dal sempre ottimo @nikita_ (quindi, gira gira, i meriti sempre lì vanno... ?) Quanto al contenuto della cornice, vedo 1 assegnato da 9 Paoli, 5 da 10 Paoli e un "resto" sempre da 10 Paoli. I Resti erano emissioni di piccolo taglio (il 10 Paoli è il taglio più grande) del Monte di Pietà e del Banco di Santo Spirito sulla stessa carta filigranata degli assegnati (scritta "REP. ROM." in filigrana) create per il piccolo cambio (i "resti" appunto) successivamente agli assegnati. Per quanto riguarda le date, non mi risulta che esistano date rare né per gli assegnati né per i resti. La data di emissione per gli assegnati è unica, il 22 settembre 1798 (quel "1 Dell'Anno 7" che si vede in alto a sinistra, sotto il bollo col fascio consolare, è la data secondo il calendario rivoluzionario francese) mentre le date dei resti sono scritte a mano all'atto dell'emissione. Il periodo in cui circolarono questi biglietti fu molto breve (un annetto circa), durante l'occupazione francese del centro Italia. Nessuno di questi esemplari è raro, sono tutti molto comuni. Esistono due varietà rare da 10 Paoli, una con la dicitura errata "paloi" anziché "paoli", e una con la scritta "DIECI" in minuscolo. Nonostante l'ampia tiratura, gli assegnati più rari sono quelli da 3, 5 e 10 bajocchi, perché furono gli unici ad essere convertiti in moneta "fina" (metallica) quando andarono fuori corso, i tagli più grandi furono semplicemente demonetizzati. Stessa sorte per i resti, che si trovano quindi in gran quantità (soprattutto da 50 e 60 baj e 10 paoli...). Anche se il Krause li include nel capitolo sullo Stato Pontificio, si tratta effettivamente di valuta di occupazione emessa durante la breve vita della Repubblica Romana, controparte amministrativa del saccheggio dello Stato Pontificio da parte delle truppe napoleoniche.1 punto
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Buonasera a tutti, non si vive di sole reimpresse e di grandi moduli, ho sentito parlare di piccoline..? Posto il mio Carlino Ferdinando II 1851 Magliocca 649 Saluti Alberto1 punto
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buongiorno, credo di aver individuato la moneta. officina Mesocco IO.IA.TRI.MA.VIGL.LE Gian Giacomo Trivulzio, conte di Mesocco, marchese di Vigevano MARESCAL. FRANCOR. trillina con le tre crocette si trova nel CNI volume IV Lombardia, pagina 441, riga 162 non è medievale per una manciata di anni. Dopo il 1499.1 punto
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Buongiorno yaya, leggo ora, con tanti anni di ritardo, questo post ed essendo questa medaglia in mio possesso, posso facilmente esaudire la tua richiesta di vederla. E' veramente molto bella!1 punto
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PREMESSA Pedroni ritiene che le prime iconografie valessero a identificare l’origine della ricchezza monetata, tenuto conto che le prime monete romane nacquero per redistruibuire la preda bellica secondo due canali differenti: - i fusi, a cura dei censori (in anni censorî, quindi), per restituire ai cittadini almeno in parte il tributum; - le monete coniate, a cura dai comandanti militari, per gratificare le truppe. Probabilmente le zecche erano vicino ai luoghi ove era stato reperito bottino (ma quello di Taranto fu monetato ad Alessandria per Cr. 21/1). Per penetrare mercati allogeni fu adottata la metrologia magno-greca e tipologie “ibride”, con tipi “romani” su una faccia e “locali” (spesso, il fondatore mitico della città debellata) sull’altra. Nel 269 fu attivata la zecca urbana (Zonara collega l’evento con l’afflusso di ingenti ricchezze, che un passo di Dionigi di Alicarnasso permette di identificare nel bottino di Reggio); nell’occasione la legenda cambiò da ROMANO a ROMA (a decorrere da Cr. 25/1) e furono restituiti alcuni tipi tradizionali, sui quali la funzione identificativa fu assolta da un simbolo (falcetto, clava, ghianda). Da quella data il tributum fu restituito anche con l’argento. Tanto premesso, la cronologia deve essere compatibile con tre considerazioni: - le tradizioni storiche datano l’argentum signatum del populus Romanus al 275 (Plinio 42), il primo nummus argenteus di Roma al 272 (fonti derivate da Eusebio di Cesarea) e l’argentum signatum al 269 (Plinio 44, Livio e Zonara); - le riduzioni ponderali del bronzo non potevano non cadere in anni censorî (perché le svalutazioni comportavano ineluttabilmente la revisione delle liste di censori); - lo standard della didracma varia da 6,5 scrupoli (Cr. 13/1) a 5,75 (Cr. 22/1) e infine 6 (Cr. 25/1). L'AES GRAVE E LA MONETAZIONE ROMANO-CAMPANA Per Cr. 1/1 la data proposta da Mommsen e Sambon (338) appare preferibile: la moneta sarebbe stata emessa da Campani che avevano appena ricevuto la civitas, probabilmente sine suffragio, per commerciare con Neapolis. Nel medesimo contesto si inserirebbe il lingotto Cr. 3/1. Nel 289, con l’istituzione dei tresviri monetales, furono emesse le prime serie fuse su standard di 300 scrupoli. Che tale fosse lo standard romano dell’epoca è confermato dalla sua riproposizione nelle serie fuse delle colonie di Luceria (fatta colonia nel 313) e Venusia (dedotta nel 291), seppur frazionate su base decimale[1]. La prima in assoluto potrebbe essere stata Cr. 19, perché la raffigurazione di Castore sull’asse (che ricorda la battaglia del Lago Regillo) e del Tevere sul semisse potrebbero alludere alla conquista, nel 290, dell’Alta Sabina, dalle cui ricchezze quindi potrebbe derivare il metallo monetato. Cr. 18 sarebbe successiva al 289 e precedente al 275. Si potrebbe datarla al 277, quando fu presa Crotonem, cui i tipi apollinei potrebbero alludere, ma non fu anno censorio. Appare allora più probabile il 282, quando i consoli C. Fabrizio Luscino[2] e Q. Emilio Papo sconfissero, rispettivamente, città sannite e lucane e i Galli Boi, anche se risulta arduo individuare una connessione con i tipi delle monete. La didracma Cr. 13/1, con standard di 6,5 scrupoli viene datata al 275 e attribuita alla zecca di Metaponto. È coniata sul piede campano di circa 7,30 g per renderla accettabile al mercato, benché forse fosse già in vigore quello magno-greco ribassato di 6,6 g. Contemporaneamente furono emesse la litra argentea Cr. 13/2 (0,65 scrupoli) e la mezza litra enea Cr. 17/1 (4,5 scrupoli); di quest’ultima esiste un riconiatura su moneta siracusana databile al 280, nonché l’identità stilistica con i bronzi (HN Italy 210-211) di Cosa, colonia dedotta nel 273, per la quale è plausibile che la colonia abbia copiato l’emissione della metropoli, precedente di due anni, in segno di devozione politica. Contemporaneamente, nel 275, fu emessa la serie fusa Cr. 14, con standard di 288 scrupoli[3]. I tipi adottati, Giano e Mercurio, sono gli dei tutelari dei patti e del commercio, riferimento coerente a una tematica nazionale; potrebbe significare che per questi bronzi fu monetato il metallo dell’Erario. È probabile che in quest’epoca fosse fissata una parità metallica (con rapporto 1:132) per cui la didracma (da 6,5 scupoli, suddivisa in 10 litre argentee) valeva 3 assi oppure 96 litre enee (forse corrispondenti a 480 chalkoi); da ciò deriverebbe la riduzione dello standard da 300 a 288 scrupoli. È significativo che i nominali più bassi pesino, in proporzione, di più dell’asse: forse la riduzione non fu applicata ad essi per non svantaggiare i ceti meno abbienti e i commerci più minuti. Per la didracma Cr. 15/1, con standard di 6,4 scrupoli (pari a 6,5 ribassati), viene proposta la data del 274 e la zecca di Arpi (anticamente Argo Ippio), forse evocata dal tipo del R/, che peraltro emise argenti proprî di peso medio analogo (6,92 g secondo Thomsen). Si collocherebbe in serie con la litra in bronzo, Cr. 2/1. Contemporaneamente fu emessa la litra enea Cr. 2/1. La didracma Cr. 20/1, con standard di 6,25 scrupoli (pari a 6,5 ribassati), viene datata al 273 supponendosi che fossero monetarî Q. Ogulnio Gallo e N. Fabio Pittore, componenti (forse proprio per la carica rivestita) dell’ambasceria ad Alessandria, e abbiano commemorato la statua della lupa collocata nel 296 dai fratelli Q. e Cn. Ogulnio e il dio ritenuto antenato dei Fabii. Viene attribuita alla zecca di Eraclea, richiamata dal tipo del D/ (Cicerone accenna a un trattato tra le due città, che potrebbe datarsi proprio al 273). Fu anche emessa la litra enea Cr. 16/1. Nel 273/272 non furono emesse monete fuse, per cui probabilmente il cambio teorico rimase fissato nel rapporto di 1:3 con l’asse Cr. 14/1. La didracma Cr. 22/1, con standard di 5,75 scrupoli (pari a 6 ribassati) presenta peculiarità stilistiche e marchi di controllo mai più presentatisi sulle monete di Roma, ma affini a quelli in uso alla zecca di Alessandria, cui pertanto viene attribuita. Peraltro, il piede tolematico era compatibile col peso di queste monete. Mattingly ha proposto la data del 273, in occasione dell’ambasceria romana a Tolomeo Filadelfo, ma è più probabile il 272 (data per questo tramandata da Eusebio di Cesarea), dopo la presa di Taranto (probabilmente ricordata dal tipo al R/) che averebbe fornito il metallo da monetare. L’aggio elevato (0,25 scrupoli) si spiegherebbe con le spese di trasporto per e dall’Egitto. Contemporaneamente fu emessa la doppia litra enea Cr. 23/1 e probabilmente la serie fusa Cr. 21, che presenta la medesima, peculiare raffigurazione della dea Roma. Il peso medio dell’asse, 240 scrupoli, malgrado fosse in vigore uno standard di 252 scrupoli (meglio che 250 scrupoli, valore riconosciuto dagli studiosi per quest’epoca) si spiegherebbe per mantenere il rapporto di cambio 1:3 pur adottando la parità di 1:126, affine a quella tolemaica di 1:125. Alla zecca di Roma e, quindi, alla data del 269 va attribuita la serie Cr. 25, la prima a legenda Roma, comprendente tanto la didracma (su standard di 6 scrupoli) che i fusi (su standard di 252 scrupoli). Fu probabilmente coniata monetando il bottino di Reggio (cui il falcetto alluderebbe, essendo stata Reggio fondata da coloni di Messina-Zancle). È significativo che vengano riproposti i tipi della prima didracma (Cr. 13/1) e dell’asse Cr. 14/1, a conferma che anch’essi erano contemporanei. La serie comprende anche una mezza quartoncia, Cr. 25/3. Sempre nel 269, a fini commemorativi, le zecche esterne all’Urbe emisero, sempre sullo standard di 252 scrupoli, l’asse Cr. 37/1. Nella serie Cr. 26 il simbolo è presente esclusivamente sui fusi: potrebbe dedursene che argento e bronzo avessero provenienze diverse. Il simbolo (ghianda, connessa con il culto di marte) rimanda alla liberazione di Messana (264/263), sottratta appunto ai Mamertini. Lo standard del bronzo è ancora di 252 scrupoli. La serie comprende anche una mezza quartoncia, Cr. 26/3. Tra il 263 e il 258 lo standard del bronzo fu abbassato a 240 scrupoli, presente nelle emissioni Cr. 24, 27, 35 (con significativi ribassi) e 36 (con ribassi ancora più sensibili). Nel 258, quando era censore C. Duilio, fu emessa la serie fusa della prora (Cr. 35) per commemorare il primo trionfo navale, da lui stesso conseguito nel 260 dopo la vittoria di Mylae: tipi innovativi per un evento unico. Giano richiama il tempio che egli fece erigere nel Foro Olitorio. Sappiamo peraltro dal suo elogio funebre[4] che “praedad popolom (donavet)”, verosimilmente quindi proprio con questi bronzi. La serie Cr. 27 presenta una clava e, quindi, rinvia alla conquista di una città chiamata Eraclea: forse Drepanon (nella Sicilia occidentale), conquistata nel 242, supponendo che possa essere la prima “Eraclea” fondata da Dorieo di cui parla Diodoro Siculo (IV, 23, 3). La serie va allora datata al 242/241 e comprende anche una mezza quartoncia, Cr. 27/2, e due monete di taglio anomalo (forse 1/40 e 1/80 di asse), Cr. 27/3 e 27/4, probabilmente emesse per supplire all’esigenza di numerario in terre sottratte ai Punici (fra cui Lilibeo ed Erice). La serie con la ruota (Cr. 24) presenta una struttura analoga, con un tipo innovativo e fisso al retro. Potrebbe riferirsi all’inaugurazione della strada militare Agrigento-Palermo, che un miliario rinvenuto nel 1958 attribuisce a C. Aurelio Cotta. Questi fu console nel 252 e nel 248; nella prima occasione (anno censorio) celebrò un trionfo de Poenis et Siculeis dopo aver conquistato Lipara e Thermae e forse avviato la realizzazione della strada. Notevole l’emissione straordinaria del tressis (Cr. 24/1), a indicare che era ancora in essere il cambio 1:3; si tratterebbe pertanto di una “didracma di bronzo”. A questa serie va probabilmente collegato il piccolo bronzo di taglio anomalo Cr. 26/4, che ne riprende l’iconografia sia al dritto che al retro; forse si trattava di un terzo di quartoncia (peso teorico 1,66 scrupoli, peso medio degli esemplari censiti 1,46 scrupoli). __________________ [1] Pedroni osserva che furono tuttavia emesse monete su standard di 336 scrupoli e suddivisione decimale, con legende in lettere latine, da Hatria (colonia dedotta nel 289) e dai Vestini (alleatisi con Roma nel 301), nonché - senza legenda - da Ariminum; quest’ultima serie deve essere precedente alla costituzione in colonia (datata al 268) perché una semioncia è stata rinvenuta in strati relativi alle mura della colonia stessa (come riferito da Balbi de Caro). Lo studioso ne deduce che nel medesimo periodo (inizî III secolo) Roma spingeva le colonie apule a monetare con il proprio standard per occupare un mercato ove i fusi non erano ancora presenti, quella adriatica e gli alleati Vestini con lo standard gallico (autonomamente in uso ad Ariminum) per indebolire l’economia gallica in vista dello scontro decisivo (al lago Vadimone nel 284/283). [2] Secondo Dionigi di Alicarnasso, egli si vantò con gli ambasciatori di Pirro che da console (nel 282) con il bottino sottratto a Sanniti e Lucani aveva non solo arricchito l’armata, ma anche restituito il tributum. [3] Una glossa di Festo ci riferisce che quell’anno una legge o plebiscito diminuì il librario (misura dei liquidi), e quindi probabilmente la libbra, da 480 a 288 scrupoli: potrebbe trattarsi di un ultimo tentativo di mantenere l’aggancio tra libbra e asse, malgrado le progressive svalutazioni di quest’ultimo. [4] Tramandatoci dall’iscrizione ILLRP 319, di età imperiale.1 punto
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Lo strappo definitivo sarà però assestato dalle emissioni itineranti di Cesare, che nel proseguire le innovazioni avviate dallo zio (perché anche Silla era stato sposato a Julia, non solo Mario ...) le porta a perfezione. Quando Cesare passa il Rubicone, infatti, diviene nemico pubblico: diventa impossibile per lui, ricevere denaro contante. Da questo momento comincia allora a far battere moneta alle sue legioni. Queste emissioni sono particolari e (a mio avviso) tutte molto belle e presentano tre peculiarità: - fanno riferimento a eventi contemporanei; - abbandonano l' "obbligo" di raffigurare un dio, al dritto; - adottano soluzioni iconografiche innovative. La prima di queste emissioni è forse la più intrigante: la moneta con l'elefante che calpesta il serpente Moneta importantissima: la prima emessa in aperta illegalità, con il nome di un privato, in aperta sfida al Senato. È una delle monete con maggiore tiratura di tutta la Repubblica. Una tradizione antiquaria fa risalire questa moneta a Mediolanum, ove il proconsole risiedeva quando non era in campagna militare; Cr. la attribuisce a una zecca itinerante; Sear ipotizza che sia stata coniata in Gallia, prima della marcia su Roma, oppure nell'Urbe, monetando il tesoro pubblico abbandonato dai pompeiani; Banti-Simonetti riporta genericamente Gallia Cisalpina; Grueber ipotizza una zecca militare a Milano o Ravenna; Ulrich-Bansa propende per Ravenna. Secondo D. Van Meter (The Hanbook of Roman Imperial Coins) la moneta, coniata nel 49-48 per finanziare l'invasione dell'Italia, l'allegoria si riferirebbe alla salvezza della Repubblica (il serpente), schiacciata da Metello Scipione (la cui gens avevao raffigurato un elefante sulle proprie monete). Generalmente si ritiene che ad essere calpestato sia un dragone; l'elefante africano non alluderebbe solo alla vittoria contro Ariovisto nel 58 (il dragone era lo stendardo dei Germani) ma anche al nome di Cesare, che scoprì l'esistenza nella lingua dei Mauri di una parola omografa che significava elefante. Il Grueber, pur riportando il dragone nella descrizione della moneta, nelle note interpreta il simbolo come un carnyx così come mostrato nel denario contemporaneo di Postumius Albinus Brutus (Cr. 450/1). Generalmente il carnyx viene raffigurato con forma lunga e dritta, terminante poi curvo con testa di cinghiale; nella moneta in questione se in alcuni conî si potrebbe vedere il carnyx in altri per la forma sinuosa e per la testa piccola si ha più l'impressione che sia un serpente, anche per quella forma a puntini che di solito viene utilizzato per identificare un serpente come in un denario contemporaneo della Acilia (Cr. 442/1). Gli autori anglosassoni (Sear, Crawford e Sydenham) indicano "dragon", così come il francese Babelon, che lo ritiene il simbolo dei germani. Altri invece sostengono che si tratti di un serpente che rappresenterebbe, secondo il Riccio, tutti i nemici di Cesare. Da notare come solo a partire dall'800 gli autori hanno cercato di fornire un'interpretazione di questi simboli. Altro problema spinoso, e non di poca importanza, è la datazione. Crawford fa scuola e la maggior parte delle opere edite dopo il suo lavoro ne seguono le tracce. E' uso quindi datare la moneta al 50-49 o 49-48, in concomitanza colla sottomissione della Gallia; il Sear propone invece il 54-51, all'epoca della guerra coi Germani. Gli emblemi religiosi sono raffigurati nella monetazione romana come simboli di incarichi sacerdotali. La brocca ed il lituus sono immagini che rappresentano le funzioni legate a due dei più autorevoli collegia religiosi: i Pontifices e gli Augures. Entrambi assicurano la leggitimità di ogni azione politica, assicurando la salvezza dello stato romano grazie al rispetto del volere divino. Gli emblemi hanno quindi dei precisi riferimenti alla cultura romana dell'augurato e del sacrificio. Agli Augures che hanno il compito di prendere gli auspices, per determinare il favore divino, detentori del lituus; al Pontifex Maximus che esercita il controllo assoluto sui pubblici sacrifici, preparando ad esempio il vino sacro delle libagioni, per assicurare una perfetta aderenza ai dettami liturgici del mos maiorum. Questi simboli instaurano poi un diretto legame tra i riti tradizionali ed il potere politico della magistratura repubblicana. Proprio Cesare ricopre la maggior parte delle cariche religiose (Flamen Dialis nell'87 o 86, Pontifex nel 73, Pontifex Maximus nel 63 ed Augur nel 47). A scopo propagandistico decide di battere monete che richiamino la sfera religiosa e riportino emblemi liturgici, creando un nuovo tipo che focalizzi l'iconografia esclusivamente sugli strumenti simbolo. Questa è intesa a enfatizzare la sua autorità suprema, la funzione delle immagini è, infatti, di rappresentare un potere eccezionale e gli emblemi scelti per questa emissione diventano un'occasione per presentarlo come uno dei tradizionali magistrati repubblicani, con un carisma eccezionale. Al R/ l'elefante, già simbolo scelto dai Metelli (RRC287-288) rappresenta un simbolo di forza inarrestabile, come gli elefanti di Giuba erano stati un ingrediente fondamentale della propaganda di Scipione ed un fattore determinante nel suo esercito. A Tapso Cesare cattura sessanta elefanti, pronti da schierare davanti alla città (B. Afr. 86) e la celeberrima Legio V Alaudae riceve proprio l'elefante come emblema del coraggio in battaglia (App, BCC II, 96). Da Panormo a Tapso, dalla gens dei Metelli a quella Iulia nella persona di Cesare, lo stesso animale è stato simbolo di maestosa potenza che a Tapso diventa prerogativa esclusiva del nuovo signore di Roma1 punto
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Ok terzo tipo. La moneta secondo me è interessante, abbastanza comune nell'insieme delle celtiche del nord italia. Per quel che riguarda il tondello, può capitare di forma irregolare come la tua a causa delle tecniche di coniazione, ma non è una delle caratteristiche più importanti per determinarne il valore.1 punto
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Mah, rimane in ogni caso pregna di fascino e di storia, una moneta che mi piacerebbe avere, anche in questa conservazione. Daniele1 punto
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Buonasera caro Beppe, la forma corretta dovrebbe essere proprio quella dei gigli inferiori. Un caro saluto, Rocco.1 punto
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Chi ama la numismatica antica colleziona questo genere di monete, un connubio tra rarità, storia e bello stile. lo stato di conservazione può passare anche in secondo piano. purtroppo L ostinarsi a cercare sempre monete perfette, ha arricchito Qualche falsario. Bravo Bruno skuby1 punto
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La perfetta disposizione delle 9 torrette mi lascia un po' pensare, per come sono collocate non sembra si siano dimenticati di qualcosa; ma è naturalmente solo un'opinione personale.1 punto
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Yemen del Sud (o South Arabian), anch'essa come la precedente inglobata nel nell'attuale Repubblica dello Yemen. 1 dinar del 1965/671 punto
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Passando attraverso le scuderie, ha anche perso qualche decina di migliaia di euro... tanto meglio per i collezionisti che sono poveri ma innamorati degli artisti1 punto
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Ciao a tutti, Stupende piastre! Ecco le mie 98 con 9 torrette, differiscono tra loro per il verso della rigatura del sotto Corona e per la chiusura dell'arco. Una ha patito l'usura più sui riccioli, l'altra più sui festoni. Sarei curioso di poterle attribuire un grado di rarità.1 punto
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Stavo riguardando i miei pezzi...trovo questa particolarmente interessante...le mezze piastre hanno sempre il loro fascino.1 punto
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Ragionando in questo modo nessuno posterebbe più foto di monete di valore...1 punto
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Non è la più rara, non è la più costosa ma è una delle monete cui sono più affezionato. Regno d'Italia Napoleone I Assedio Austriaco a Zara (Ottobre - Dicembre 1813) 4 Once 1813 Zara Arg. Grammi 118,915 diametro 53,99 mm D/ in losanga grande (29,35 mm) ZARA // 1813 ai lati di aquila imperiale coronata a destra con ali spiegate Rv: nel campo in quadrato (19,43 mm) al centro 4. 0. - ___ - 18.F 40.C, intorno all'incavo della battitura escrescenza circolare, si conosce solo per questo tipo. Contorno : contromarche in incuso SP MF (capovolto) SB Moneta splendida e molto rara Provenienza: ex Notaio Giovanni Battista Bolgeri Milano ex Asta Santamaria Monete e Medaglie Napoleoniche, Roma 27 maggio 1926; lotto 117 per £. 1.500 (C1) Pagani 311a, VG 2319b, CNI 2, DP 869, Davenport 47. note: tondello di forte spessore 5,08mm E' una storia un pò particolare, intima che condivido volentieri con i miei amici del forum. Questa moneta fu acquistata dal mio avo; stava già molto male e sarebbe mancato da li a pochi mesi. Tutti i giorni redigeva un diario della sua malattia (una forma di malaria contratta andando a caccia in Africa) con piccole note - tipico dei notai - e quando riusci ad aggiudicarsi la moneta a £. 1.500 + 10% di diritti, (sapeva che non avrebbe più avuto molto da vivere) scrisse: "oggi sono felice, finalmente" - fece uno schizzo della moneta sul libricino nero della malattia. "Ravanando" (non credo sia italiano ma dialetto casalingo) nella casa in campagna trovai il diario, lo lessi e quando trovai la nota mi prese una sensazione strana, irripetibile; tra la felicità e lo sconforto. Pensai ai 40 anni che lo "zio Bista", come lo chiamiamo in casa, dette la caccia a questa moneta ... sempre troppo cara per essere una moneta (così scriveva tutte le volte che non si aggiudicava un lotto !), e solo al tramonto della sua vita si decise a far si che non fosse più troppo cara. Su questa moneta scrisse un'accorata lettera alla Domenica del Corriere (mai pubblicata) per rivendicare l'italianità della Dalmazia. Scritta assai bene ed, in bella calligrafia ma i contenuti erano probabilmente eccessivi per essere pubblicati. Per farvela breve, quando 35 anni fa rimisi in ordine la collezione dello "zio Bista" ... fu la prima moneta che vidi e ... (perdonatemi, mi vengono le lacrime agli occhi), e cercai al meglio di meritarmi i libri, gli scritti e le ultime monete scampate alle seconda guerra mondiale. Un giorno venderò collezione, è inevitabile per un collezionista prima che sia buttata al vento da eredi insapienti, ma non questa, questa no; come dico gli anglosassoni : "everything but ..." questo è il mio but.1 punto
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La moneta più rara che si può avere in collezione è quella che ti regala un amico. E'difficile trovare un amico ed è più difficile trovare un amico che ,non essendo appassionato di Numismatica,comprenda la tua passione e ti regali una moneta ed è molto ,molto difficile trovare un amico non numismatico che ti regali una moneta che a te manca in collezione. --Salutoni -odjob1 punto
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