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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 07/17/20 in Risposte
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Buongiorno a tutti amici, Voglio condividere con voi la questa mi mezza piastra 1792 orecchio coperto a cui tengo particolarmente. Saluti a tutti. Raffaele.7 punti
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Buongiorno a tutti, per passare un po' di tempo, alcuni giorni fa ho comprato da un bancarellaro, una quindicina di chili di monete estere/italiane e piano piano le sto controllando…. ieri sera con mia sorpresa ho trovato questo 10 centesimi 1919...conservazione rottame, ma comunque moneta interessante. Chissà quante tasche avrà visto nella sua lunga carriera di moneta spicciola….per finire dentro questo accumulo. Evidentemente nessun collezionista l'ha salvata, per via la sua scarsa conservazione oppure è sfuggita alla ricerca dei "ciotolari".... Adesso eccola qua .3 punti
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REGNO DELLE 2 SICILIE - FERDINANDO II° - MEZZO CARLINO ( 5 GRANA ) 18443 punti
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Il trattato di Firenze del 1557 e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che ponevano termine alla lunga guerra fra gli Asburgo e i Valois, videro, nella stesura dei nuovi confini degli Stati, la costituzione, su ex possedimenti della Repubblica di Siena, dello Stato dei Presìdi, una piccola entità territoriale comprendente Orbetello, Porto Ercole, Porto S. Stefano, Talamone e, dal 1603, Porto Longone (l’odierno Porto Azzurro dell’Isola d’Elba), che il re Filippo II di Spagna volle riservarsi per il controllo navale della costa tirrenica e per garantire approdi sicuri alle sue navi. Dominio diretto della corona spagnola, il piccolo Stato fu affidato per l’amministrazione al viceré di Napoli. Al periodo della dominazione spagnola si deve un forte sviluppo delle strutture e delle fortificazioni militari nel territorio sopravvissute fino ai nostri giorni. La dominazione spagnola fu interrotta nel trentennio 1707-1737, anni delle guerre di successione austriaca e polacca, che videro la momentanea sovranità austriaca. Quando Carlo di Borbone si impadronì del Regno di Napoli, anche i Presìdi passarono sotto la corona borbonica (1738), seguendone le sorti fino al 1801, anno dell’invasione napoleonica dell’Etruria. Il trattato di Versailles del 1815 sancì l’annessione dell’ex Stato dei Presìdi al Granducato di Toscana dei Lorena. Sotto Ferdinando IV di Borbone fu battuta l’unica monetazione destinata al piccolo dominio toscano. Essendo un territorio di limitate dimensioni, crocevia di commerci e di genti, al confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio, vi circolavano monete di varie zecche e di diverse unità di misura, creando gran confusione e difficoltà nei ragguagli. Le monete napoletana e romana la facevano da padrone, la prima per ragioni politiche e finanziarie, in quanto moneta “ufficiale”, la seconda per gli scambi e i rapporti commerciali con gli abitanti delle viciniori province laziali di Roma e di Viterbo. La documentata circolazione di valuta genovese, spagnola, napoletana, toscana, pontificia è indice di un’intensa attività commerciale e produttiva in Orbetello e dintorni. Ma se il ducato romano e napoletano costituivano le monete di riferimento per il commercio all’ingrosso e gli affari finanziari, tra il popolino si faceva di conto con la lira toscana e i suoi derivati. I pezzi più piccoli (aliquote di soldi e denari) erano molto usati nella vendita al minuto di merci dell’uso quotidiano. Se ne deduce che questo settore fosse predominio dei mercanti toscani, con un fitto interscambio con i Presìdi fatto di esportazione di prodotti agricoli, legna, carbone, pesce fresco e salato. Per questi motivi a Napoli si ritenne opportuno battere i pezzi in rame per i Reali Presìdi secondo il sistema monetario toscano e non quello napoletano. Ferdinando IV di Borbone, in tre diverse emissioni (1782, 1791 e 1798) fece coniare questo quattrino del medesimo valore dell’ordinario in corso nel Regno, pari alla 400esima parte di un ducato. Nei tagli di quattro, due e un quattrino, i pesi erano dunque rispettivamente identici alle monete da un grano, da un tornese e da tre cavalli circolanti nel Regno di Napoli. La serie dei quattrini coniata per i Reali Presidi vede come costante al diritto dei tre nominali il profilo di Ferdinando IV di Borbone volto a destra, lungo il bordo l’iscrizione Ferdinando IV per grazia di Dio Re delle Due Sicilie e in basso la sigla P (1 e 2 quattrini) o B P (4 quattrini) quale firma dell’incisore Bernardo Perger per la serie del 1782, mentre la P o D P delle emissioni del 1791 e 1798 sono riferite ovviamente al figlio Domenico, essendo Bernardo morto nel 1786. Il rovescio presenta in alto la corona reale sovrastante la scritta REALI PRESIDII, il nominale QVATTRINI, il valore espresso in numeri romani inserito tra le cifre arabe dell’anno di emissione. Solo nei pezzi da 4 quattrini le iscrizioni del rovescio sono circondate da due rami di lauro legati in basso da un fiocco. Ai lati della corona compaiono le iniziali dei direttori della zecca: C. C. per il Cesare Coppola (emissioni del 1782) in carica fino al 1790; A. P. sono le iniziali di Antonio Planelli (emissioni del 1791) mentre la sigla R. C., impressa sui nominali del 1798, designa la Regia Corte, ovvero la monetazione battuta a benefizio della Corte ed in particolare della regina Maria Carolina. Particolari rarità di questa monetazione sono due esemplari di 4 quattrini 1782, l’uno ribattuto su una prova in rame del 6 ducati di Carlo III, attestato dal CNI, e l’altro ribattuto su un grano del 1719 di Carlo VI d’Asburgo, inedito e, infine, un esemplare di 4 quattrini 1798 ribattuto su un grano da 12 cavalli di Ferdinando IV (mai apparso).2 punti
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Filippo III Tornese con Ara al rovescio, 1620 Simbolo "non definito" perché la moneta è in viaggio e da queste foto del venditore non si distingue cosa sia.2 punti
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Come non ricordare a questo punto quando Riccardo Martina venne a parlare a Milano di queste monete nel workshop di Quelli del Cordusio nel 2018 ? Fu un gran bel momento e un successo che ricordo con piacere con questa immagine2 punti
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Io ci vedo due buoi aggiogati che tirano un arato ed un uomo che regge le stegole.2 punti
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Salve segnalo: Simonluca Perfetto, Documenti per servire alla storia dei maestri razionali della Zecca di Napoli 1309-1562, in Nuova Rivista Storica, Anno CIV • Maggio - Agosto 2020, fasc. II, pp. 733-752 https://www.academia.edu/43640841/Documenti_per_servire_alla_storia_dei_maestri_razionali_della_Zecca_di_Napoli_1309-1562_in_Nuova_Rivista_Storica_Anno_CIV_Maggio_-_Agosto_2020_fasc._II_pp._733-7521 punto
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Buonasera, condivido questa monetine che pur essendo molto vissuta l’ho aggiunta alla collezione, la data è ben visibile, il resto ha molti anni sulle spalke1 punto
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Eh certo, vuoi non completare la serie?? Potrebbe anche configurarsi come circonvenzione di incapaci...1 punto
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Medaglione di bronzo di Settimio Severo e Iulia Domna (Pergamo, Misia) con veduta sul rovescio del grande altare di Pergamo, nel cui cortile conduce una grande scalinata monumentale affiancata a sinistra e a destra dalle statue di due tori. Sono chiaramente visibili le sale a colonna che fiancheggiano il cortile. Il portico si apre per rivelare il grande altare del sacrificio all'interno dell'edificio, coperto da un baldacchino di bronzo; sui colonnati sono presenti quattro figure (Poseidone, Cibele e sacerdotesse di Atena?).1 punto
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assolutamente d'accordo , con me onestamente sfondi una porta aperta: ogni collezionista deve essere perito di se stesso e scegliere secondo il proprio gusto.. anche perchè qualsiasi ente certificatore o perito non può avere una conoscenza a 360° di tutte le emissioni monetali esistenti. Ad ogni modo quando comunque un parere personale viene confermato da terzi penso sia un elemento positivo e da tenere in considerazione1 punto
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Questa era chiusa ms 62 ma il numismatico che me l'ha proposta vede qualcosa in più....io la definirei un buon qfdc1 punto
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Nel 2013 la Bielorussia ha dedicato alla rosa una moneta da 10 rubli in argento 925. La moneta pesa 14,14 grammi ed ha un diametro di 32 millimetri; la tiratura è di 8.000 pezzi, tutti coniati dalla zecca polacca. Era di maggio... Ricordi? Fresca era l'aria e la canzone dolce... Io non ne ne scordo Accorda la chitarra e riprendi a suonare quelle note smarrite agli angoli di una via Erano vive e rosse ciliegie perse a ciocche a ciocche per la via. Come il motivo antico l'amore s' è imbalsamato in un vicolo cieco di rose profumato.1 punto
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Buongiorno, di seguito Vi propongo alcuni esemplari monetali. Esemplare 1 Marcus Aurelius as Caesar, AD 139-161. Æ Sestertius (32.5mm, 23.94 g.) Rome mint, struck under Antoninus Pius, AD 151-152. Obv. Bare head right. Rev. Virtus advancing left, holding parazonium and spear, with foot on helmet. RIC III 1304 (Pius) Nice VF, Light brown patina. https://www.vcoins.com/en/stores/marti_classical_numismatics/258/product/marcus_aurelius_ae_sestertius__virtus__as_caesar_vf/1333944/Default.aspx Esemplare 2: Nero (54-68). Æ Sestertius (35mm, 26.67g, 6h). Rome, c. AD 65. Laureate bust r., slight drapery. R/ Roma seated l. on cuirass, r. foot on helmet, holding Victory in outstretched r. hand and resting l. hand on parazonium; to r., shields set on ground. RIC I 275 var. (wearing aegis). Brown-reddish patina, minor roughness, Good VF https://www.vcoins.com/en/stores/london_ancient_coins/89/product/nero_5468__sestertius_rome_c_ad_65_r_roma_seated/1318868/Default.aspx Esemplare 3: Marcus Aurelius. C. 156-157 AD Reverse: TR POT XI COS II, Virtus standing left holding spear and parazonium. Good metal with a nice portrait. Ref: RIC 473 Weight: 3.23g, Size: 18mm https://www.vcoins.com/en/stores/den_of_antiquity/48/product/marcus_aurelius_ar_denarius/1304864/Default.aspx Esemplare 4: Caracalla A.D. 209 AR Denarius, 18x19mm, 3.4g ANTONINVS PIVS AVG; laureate head right./ PONTIF TR P X COS II; Virtus, helmeted, stg. r., l. foot on helmet, holding spear and parazonium. RIC IV Rome 112 https://www.vcoins.com/en/stores/victors_imperial_coins/208/product/caracalla_pontif_tr_p_x_cos_ii_virtus_denarius_from_rome/1326235/Default.aspx1 punto
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Le domande poste da Illyricum sono, come sempre, molto interessanti e curiose. Non avendo trovato nelle varie fonti delle spiegazioni, provo a dare una mia lettura che parte dalla considerazione che tutto sommato il parazonium era un simbolo di potere e non era di per sè nemmeno una vera e propria arma utilizzabile come tale in quanto mancava della punta. Ad utilizzare un pugnale, un romano avrebbe utilizzato il gladio mentre il parazonium era di per sè un'arma bianca manesca usata come simbolo di distinzione sociale e potere, soprattutto in ambito militare, quindi attributo di alti ufficiali o divinità. Di conseguenza parrebbe un simbolo assimilabile a quello che in tempi poi successivi sarà il bastone dei marescialli di Francia. Considerato poi che il concetto di Virtus in epoca Romana è associato a quello di Honos e vi erano dei luoghi di culto proprio dedicati a Virtus et Honos si nota che la stretta connessione tra il concetto di virtù ed onore porta alla conclusione che la pratica delle prime porta all'ottenimento del secondo. Direi quindi che il gesto raffigurato sulle monete è quello di Virtus che porge il parazonium indicando un concetto del tipo che è l'esercizio delle virtù che porta all'onore del comando. Molto interessante è poi quanto riportato da Stilicho e sulla lettura del simbolo come allusione al genere maschile. Cosa che potrebbe contemplare il fatto che nella parola virtus ci sia proprio la radice vir- che sta ad indicare la parola "uomo" come riferimento proprio a quelle virtù che rendono l'uomo un essere nobile. Enrico :)1 punto
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Nemmeno io .... quando ho scritto di esecuzione molto recente, però, non intendevo un mese o un anno fa, ma al secolo scorso. Attendiamo altri pareri ....1 punto
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@Reale Presidio complimenti per la discussione e grazie per aver condiviso le monete.1 punto
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Altro tassello aggiunto alla monetazione di Filippo III. Alle prossime condivisioni. Un caro saluto, Rocco.1 punto
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Per completare la descrizione del rovescio, la legenda TYPOY IEPAΣ KAI AΣYΛOY si traduce "Della santa e Inviolabile città di Tiro". Inoltre, tra le zampe dell’aquila, ci può essere la lettera fenicia aleph o beth che indica molto probabilmente l'officina in cui la moneta è stata coniata. In questo esemplare (CNG, Feature Auction 114) è presente la aleph. La data sopra la clava AΛ indica l’anno civico 31 (96/5 a. C.) mentre le lettere ΣA nel campo a destra identificano probabilmente i magistrati responsabili della zecca. In alcuni esemplari questa indicazione come lettere o monogramma si trova sotto le zampe dell’aquila, come su questo shekel dell’anno civico 4 (123/2 a. C.) dove il monogramma MY è accanto alla lettera fenicia beth.1 punto
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come consiglio ti invito ad acquistare quelle monete solo con certificazione di lecita provenienza. Vivrai così più tranquillamente1 punto
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Buonasera a tutti, inizio una nuova discussione riguardo questo Mezzanino di Andrea Dandolo del peso di 0.73 gr e 16 mm, di diametro. Guardando il CNI sotto il massaro Marco Navager abbiamo 5 opzioni per il mezzanino suddetto. Però confrontandoli non ho trovato alcuna corrispondenza sopratutto nella posizione dei punti ed anche di alcuni simboli che mi hanno incuriosito nel rovescio dopo la parola VRESIT ed il punto ci sono tre lineette con una X. Desiderei sapere cosa significano questi simboli e soprattutto a quale tipo nel CNI corrisponde la moneta. Vi ringrazio del vostro aiuto.1 punto
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teodorico per ravenna. http://www.forumancientcoins.com/monetario-antiguo/UN-QUARTO-DI-SILIQUA-OSTROGOTA-DAL-NOMINATIVO-INEDITO.pdf in questo link trovi tutto1 punto
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Belle monete ed interessantissima disamina storica. Complimenti1 punto
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Buonasera a tutti, volevo aspettare che mi arrivasse fisicamente, ma ci sta mettendo tempo.. Come vi dicevo ho preso un altro 9 cavalli di Filippo IV. È una moneta che già conoscete perché già passata in sezione in una discussione sullo strano simbolo. Mi è piaciuta subito, e soprattutto scoprire un po' del suo passato e della sua provenienza, (è passata su Artemide aste nel 2018) ed io l'ho presa sul noto sito.. ? L'ho presa per il millesimo 1630 che mi mancava e poi per lo strano simbolo sul davanti, di cui tanto si è discusso, devo dire che già osservando le foto dei venditori, che saranno sicuramente migliori di quelle che farò io, ho cambiato idea (pensavo ad un ranocchio) mi piace pensare, senza stravolgere le convinzioni di nessuno, che ci troviamo davanti ad una lettera, e più precisamente alla M, per l'occasione ho preso un ritaglio di un 9 cavalli sul Web. dove la lettera M del Cavo ha forti somiglianze con lo strano simbolo.. ? Ovviamente, vorrei che prendeste le mie divagazioni come spunto di riflessione e aspetto con piacere Vostro interventi. Saluti Alberto1 punto
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Il Grano di Rocco fa parte del gruppo di Grani con al rovescio lo stemma di forma Semiovale, battuti con le date 1636 -1637 e 1638. In contemporanea però dal 1637 (e nel 1638) vennero battuti anche Grani con lo stemma in cartella curvilinea, come quello del disegno mostrato. ?1 punto
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Ciao Rispetto Ink. Come altri ti hanno già indicato, la data riportata è quella del calendario adottato dal regime fascista che iniziava dalla Rivoluzione di ottobre, per cui il XV anno dell'E.F. andava esattamente dal 28.10.36 al 27.10.37, in buona sostanza il 1937. Sulla figura che compare sul recto della medaglia : le Dee principali che proteggevano la crescita dei raccolti erano due : Cerere per il grano e Pomona per la frutta, inoltre altri Dei erano venerati per le varie fasi ddella cultura dei campi, dalla semina al raccolto. Quelli che la figura tiene in pugno non sono fiori, ma chiaramente dei frutti e le figure chine sui campi come anche tu hai detto non sono animali, ma contadini. Il metallo impiegato per la coniazione penso sia una lega di bronzo, il rame non viene solitamente impiegato da solo per questo scopo. Quanto alle tracce di doratura, dalla foto non le percepisco : la doratura del bronzo é usata, ma nel caso dovrebbero resterne tracce più evidenti....comunque è impossibile per me determinarlo da una foto. Cordiali Saluti. @Rispetto Ink1 punto
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Magari è perché la tua richiesta è fatta nella sezione sbagliata ( pesa ... c'è anche una sezione di Araldica, dove potevi rivolgerti) ? Magari perché se ne deduce che ti sei approcciato al Forum senza leggere alcuna delle informazioni che qualcuno si è dato la pena di illustrare chiaramente ? Magari perché manca una qualche formula di saluto ? Magari è per le foto ? Tanti motivi per ignorare la tua richiesta.1 punto
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Dal 10 corrente mese le valute di Bulgaria e Croazia sono state ammesse all'ERM II. https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/07/10/communiques-by-the-erm-ii-parties-on-bulgaria-and-croatia/ La Bulgaria manterrà l'attuale sistema di cambio fisso con l'euro e lo farà con lo stesso di prima, ovvero 1.95583 lev = 1 euro, mentre la parità centrale della kuna croata rispetto all'euro (il cambio su cui sarà calcolato il mantenimento della fluttuazione del ± 15%) è stata stabilita in 1 euro = 7.53450 kuna.1 punto
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Ne ho presi quattro a caso ma in conservazione abbastanza buona. Cosa notiamo come elemento comune? La presenza del parazonium. Il parazonio (in latino parazonium, dal greco παραζώνιον, der. di παραζώνη, "cintura") è un' arma bianca manesca del tipo spada corta (daga con punta non acuminata portata dai latini come distinzione sociale, generalmente portata a sinistra). È frequente vederla su statue o monete dell'epoca che riproducono tribuni, ufficiali romani, dei (per esempio Marte) o eroi. Il nome deriva dalla cintura, distintivo dei tribuni romani, usata per attaccarvi l'arma. Per estensione il termine poi indicò l'arma stessa, cadendo in disuso verso la fine del Medioevo. Il parazonium era lo stiletto in dotazione agli alti ufficiali (legati e anche lo stesso imperatore) delle legioni romane. Era spesso un vero oggetto di lusso e poteva essere riccamente decorato. La forma più comune di parazonium aveva la lama lunga tra i 15 ed i 19 cm ed il manico riccamente decorato, generalmente con una testa d'aquila come pomello. Il parazonium era poco utilizzato in battaglia e gli alti ufficiali, qualora fossero stati minacciati direttamente dal nemico, preferivano utilizzare il gladio. (da Wikipedia) In generale mi pare utile questo articolo: ... Se presso i Romani si usavano, ovviamente, in via esclusiva armi bianche, queste erano in ogni caso particolarmente caratterizzanti un’epoca ed un popolo che ne faceva uso. Le lame corte che si usavano in combattimento erano suddivise in tre tipi: il Parazonium, triangolare, per l’esattezza a forma di triangolo isoscele, riprendeva le armi in bronzo di popolazioni più antiche. Poi abbiamo la Sica, arma stretta ed appuntita, di uso non bellico ma civile, atta alla difesa personale. Dalla Sica deriva il termine ancora in uso “sicario”, in riferimento a persona che combatte singolarmente, a vario titolo. Le armi i cui nomi giungono fino al linguaggio dei giorni nostri, sono generalmente caratterizzanti un’epoca, una mentalità, o hanno una storia tanto particolare da rimanere impressa nell’immaginario collettivo non solo dei loro tempi. La Sica, come lo stiletto, è un tipo di coltello che nel tempo ha assunto connotazioni negative, fino a caratterizzare l’equipaggiamento ritenuto idoneo alla mentalità da mercenario. Con una Sica venne ucciso Giulio Cesare nel 44 a.C., secondo quanto la storia tradizionale ci ha tramandato. Un coltello molto diffuso ma senza un particolare ruolo, come andiamo ad analizzare, era il Pugio. Da esso deriva ogni forma di pugnale. Era l’arma prediletta dei legionari, eppure non veniva usato militarmente. Ognuno ne aveva uno, dunque l’esercito ne era fornitissimo, ma più che altro ad un livello che potremmo definire personale: l’equipaggiamento dei legionari dell’esercito non ha mai contemplato il Pugio come arma ufficiale da possedere. Secondo alcuni studiosi, dopo il I secolo a.C. alcuni reparti dell’esercito avevano il Pugio tra le armi ufficiali, ma non c’è stato mai riscontro di prove archeologiche certe a supporto di questa tesi. Il Pugio si diffuse specialmente a partire da quando entrò in uso la spada gallica, spada lunga e prevalentemente da taglio, che finì con il soppiantare la precedente spada ellenica, che era invece di tipo corto. Dopo le Guerre Puniche, il Pugio perse smalto e non fu più così ampiamente posseduto da tutti, come ancora fu nel periodo appena precedente. L’impugnatura è estremamente ergonomica, con tanto di avvallamenti per le dita, che ricordano i moderni utensili. Il Pugio era molto diffuso tra i civili soprattutto nelle forgie più corte, anche se la lunghezza poteva variare. Infatti portare la spada era vietato ai civili durante tutta l’età imperiare, che per questo motivo si armavano di armi prevalentemente tanto corte da non poter essere classificate come spade." https://www.armiespy.com/armi-roma-antica-parazonium-sica-pugio-gladio/ “ … Parazonium, triangolare, per l’esattezza a forma di triangolo isoscele, riprendeva le armi in bronzo di popolazioni più antiche.” Quindi dove assomigliare a questa arma:1 punto
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Altro Grano del 1636, Con simbolo del coniatore "O" Questo esemplare è stato coniato su un tondello "maltagliato" con i bordi assottigliati. Al dritto si è impresso solo il Busto corazzato di Filippo IV che riporta al collo un bel tosone.1 punto
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"Il Conclave, radunatosi in seguito alla morte di Innocenzo XII, durò dal 9 ottobre fino al 23 novembre 1700. I cardinali, in numero di 57, il giorno stesso che ebbero ricevuta la notizia della morte di Carlo II, re di Spagna (che morì il 1° novembre 1700), si affrettarono unanimi ad eleggere in nuovo Papa nella persona di Giovanni Francesco Albani, che si volle chiamare Clemente XI in onore del quarto Pontefice, di quel nome, del quale in quel giorno ricorreva la festa. La sua incoronazione seguì l'8 dicembre". [E. Martinori, "Annali della zecca di Roma"]. Sede Vacente 1700, Testone , Roma (Munt. 4, CNI 5). D/: Stemma a targa semiovale (Card. G.B. Spinola) SEDE ^ VACA _ NTE ^ MDCC R/: Colomba radiante e ascendente sopra semicerchio di fiammelle . PARACLITVS . ILLVMINET . Es: .ROMA. T/: Liscio Peso 8.91 g. Ciao a tutti, in questo periodo di "sospensione" ho pensato di condividere con voi questo testone di Sede Vacante. Si tratta di una moneta estremamente rara e questo esemplare presenta una conservazione gradevole, con un'usura omogenea ma che non ne inficia l'aspetto complessivo. Si presenta corredato da una piacevole patina e soprattutto è privo di appicagnoli o montature, molto frequenti come é noto nelle monete con l'ombrellino. La legenda al R/ "Il Paracleto ci illumini" è un'invocazione al conclave tratta dall'Orazione del Mercoledì delle 4 Tempora. Ogni Vostro commento e integrazione è come sempre gradito. Michele1 punto
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Sono ulteriori 2 giavellotti. Per #coinzh Le monete di Taranto, al pari delle didramme di Gela tardo arcaiche, mostrato il cavaliere a cavallo nell'atto di sferrare la lancia. Entrambe le cavallerie (gelese e tarentina) erano molto rinomate sia a livello bellico che ludico ai giochi. La differenza è che nelle monete tarentine, più che mostrare un cavaliere nel momento della guerra, l'incisore ha voluto immortalare il momento ludico.......diciamo che quelle di TARAS presentano scene più da parata ed esibizione che di guerra (come invece a GELA). Pertanto, gli incisori volevano enfatizzare l'abilità della rinomata cavalleria tarantina con raffigurazioni, virtuosismi stilistici e pose particolari,. Sorvolando sui testi principali (che è sempre d'obbligo studiare), ti consiglio per un inizio "leggero" il catalogo d'asta della LEU 79....in cui è stata venduta una collezione di monete di Taranto. Lo segnalo perchè il catalogo contiene numerose informazioni sullo stile e i conii...........per imparare a capire l'evoluzione delle monete di TARAS. Una cosa importante è il cd "REVIVAL" delle tematiche......L'incisore "lisippiano" KAL ha aperto nel IV sec (2a metà - 330 a.C.) la serie con pose e raffigurazioni che sono state talmente apprezzate e più piaciute ai contemporanei da tornare in voga ed essere riprese anche successivamente nel III secolo, ovviamente in modo più "scadente" e senza raggiungere la bellezza dei suoi conii...... Odisseo1 punto
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Ciao, con rispetto sulle tue osservazioni, in questa tipologia, spesso il perlinato si interrompe (per vari motivi). Come osserverai su un famoso Nomos di Taras, con al dritto sotto la pancia del cavallo, la firma di KAL, in questa moneta è associata con un rovescio firmato da ARI , un altro incisore. Sull'evanescenza delle briglie, su questo conio che posto, addirittura non sono visibili. Ma con ciò pensi che si possa dubitare anche su questa monete ? Poi sono evidenti sul dritto corrosioni con ossidazioni, cosi sul rovescio. Questa è la mia modesta opinione.1 punto
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Monete assolutamente GENUINE. La prima porta la firma “KAL” sul dritto è rovescio di un grande Maestro incisore. Anche se in tanti, sono convinti che siano iniziali di un qualche Magistrato. Lo stile accurato di Kal, fa si che tutti i Nomos di alcune città limitrofe, fanno la differenza nella raffinatezza del modellato. I puntini , a cui ti riferisci, sono da attribuire a vari difetti del conio. Ancora ha croste di cloruro a ore 13 sul dritto . Tranquillo. complimenti per l’acquisto. Gionnysicily1 punto
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Between-the-wars. This 1932 5-centesimo piece was coned at the American mother-mint in Philadelphia and shipped south to Panama, site of what was then perhaps the United States’ most prized overseas possession—the Panama Canal. Certainly it was at the center of American defensive planning. The Japanese had renewed their depredations in China in ’31, so by 1932, War Plan “Orange” (for war with Japan) was being dusted off and updated. But not only “Orange.” As this 1932 5-centesimos was being delivered to Panama, the Canal there was a linchpin of War Plan “Red-Orange.” “Red-Orange” addressed what was then—in those long-ago days before atomic bombs and intercontinental bombers—the ultimate nightmare of American defense planners…simultaneous war with the Japanese and British Empires. Against a combined assault by these two dominant naval powers, the Americans would have to be able to transfer their ships from the Atlantic to the Pacific, and vice-versa, quickly. But even then….American chances were not good. Still, it was only 1932. War Plans “Orange” and “Red-Orange” would prove useful, but that was years away. It was the here and now of 1932 that demanded American attention. This Panamanian 5-centesimos was struck on a planchet that could have been used to coin a 1932 Buffalo nickel. But there were no new nickels in 1932, Buffalo or otherwise. They weren’t needed. Too many Americans were broke. Early in 1932, many thousands of Depression-weary WWI veterans marched to Washington D.C. to demand the early payment of their military service bonuses. They set up tents and shacks and stayed, many with their families. But the “Bonus Army” didn’t get its money. Instead, the marchers were driven out and their encampments broken up and burned. It was War Plan “White”—prepared in case of domestic insurrection—that was used, in part, against some thousands of American WWI veterans in 1932, between-the-wars. v.1 punto
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