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Buon pomeriggio a tutti, condivido una foto di gruppo dei 5 grani per Ferdinando III che ho in collezione, 7 per ora, tutti diversi sia per la punteggiatura/spaziatura in legenda, sia per la posizione delle sigle VB. Sigle VB al rovescio che possono essere: alte, basse, sfalsate Punteggiatura al rovescio: con, senza, o con due punti dopo PVBLICA Al dritto ci sono meno particolari che variano, ma in alcuni casi la spaziatura della legenda è diversa ( ET HIER o ETHIER). Poi ancora la punteggiatura: REX si può presentare con o senza punto, così come la data. p.s. devo decidermi ad aprire una discussione e metterle giù con calma una ad una, intanto o fatto sta sortita Saluti e buon venerdì sera!!5 punti
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Credo che le distinzioni possano essere utili per definire attività e interessi, ad esempio un commerciante numismatico ha degli interessi che concernono un'attività commerciale, di conseguenza approfondirà e studierà le monete soprattutto in funzione di questa particolare attività con enfasi data ai temi della genuinità, alle falsificazioni, ai criteri di conservazione ed alla storia del mercato e delle aste numismatiche; uno studioso di numismatica, sia accademico che dilettante, può approfondire aspetti diversi quali la storia della moneta, la sua funzione economica e la simbologia iconografica, tralasciandone altri come i criteri di conservazione o l'andamento dei prezzi; un collezionista può scegliere di accostare il raccogliere all'attività di studio, oppure può semplicemente accontentarsi della gratificazione estetica nel possedere oggetti gradevoli, alcuni possono essere attratti dall'idea di unire una gratificazione collezionistica con la speranza di un investimento che mantenga o accresca il valore dei soldi spesi nel corso del tempo... Attività, interessi, motivazioni e passioni nel l'avvicinarsi alla numismatica ed alle monete possono essere le più varie, va bene distinguerle, ma non è necessario creare gerarchie di importanza, tutti dovrebbero avere piena cittadinanza in questo mondo variegato ed affascinante...3 punti
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Se volessero sanificare le mie monete con qualsiasi agente chimico, chiudo lo stand e torno a casa, ovviamente. Arka Diligite iustitiam3 punti
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Permettimi una battuta (una facezia che vuol essere solo tale...) non è che hai fatto la prima foto e poi, tra le due, hai spiegazzato la banconota?2 punti
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Posto un mio Tarì da 20 Grana ( ex asta Marcoccia n.11 ) Anno 1685. Penso sia la variante descritta dal Magliocca al N. 17a ( Fascio legato a II ), ma chiedo conferme. Pur essendo poco esperto di questa Tipologia, noto anche che al R/ la legenda è °HIS°VICI° e non quella riportata dal suddetto libro: °ISTIS°VICI ( Foto del Venditore ) Saluti a Tutti, Beppe2 punti
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Buonasera, sesterzio di Nerone. Se non proprio questo (sto in auto con pochi mezzi a disposizione) molto simile a questo: RIC 361 Nero. Sestertius. Rome mint. AD 67. 24.01 g, 34.32mm. IMP NERO CLAVD CAESAR AVG GERM PM TR P XIII PP, laureate head left / ROMA (in ex.), S-C across fields, Rome seated left on cuirass, holding Victory and spear, various arms around her. RIC 361; WCN 172. Aspettiamo comunque altri pareri2 punti
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L’amplesso di Olimpiade con Zeus è raffigurato su questo affresco del '500 di Giulio Romano. Sulla destra Filippo che sbircia la scena: un mito vuole che abbia perso un occhio proprio perchè Zeus volle punirlo per questa sua curiosità.2 punti
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Buongiorno a tutti, Non so a voi ma a me il fatto di averle riunite dopo più di 170 anni è una cosa che mi piace assai2 punti
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La moneta versa in uno stato di conservazione basso quindi il valore è irrisorio. Il valore alto agli stati di conservazione alti è attribuito per il bordo rigato esclusivamente al fatto che avendo circolato parecchio ben poche si trovano in stato di conservazione Fior di Conio e quindi la richiesta ne fa lievitare il prezzo. Un esemplare circolato come questo non ha nessun interesse economico proprio perchè è comunissimo trovarne con bordo rigato così in basso stato di conservazione; discorso diverso se fosse una Fior di Conio ma non è questo il caso. La pulizia di una moneta non può alzarne mai lo stato di conservazione visto che lo stato di conservazione è una valutazione del grado di usura (e altri danni) subita durante la circolazione. Passando di mano in mano per molti anni e circolando una moneta si usura e i suoi rilievi si consumano questo fenomeno ne determina il valore perchè se la moneta non ha mai circolato ha un valore più alto visto che non è minimamente consumata. Tanto più una moneta è usurata tanto "vale" di meno teoricamente, poi il valore di una moneta è dato anche da altri parametri come la rarità (reperibilità sul mercato) o valori aggiunti come la patina per esempio oltrechè dalla richiesta. Ci sono monete abbastanza comuni con un grande valore perchè ve ne è grande richiesta e altre molto rare che valgono meno perchè c'è poca richiesta. Il valore di una moneta è dato da molti parametri come vede...2 punti
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Salve La moneta è assai comune come le è già stato detto e il valore economico è decisamente irrisorio vista la scarsa conservazione. Queste monete si possono trovare sia a bordo liscio sia a bordo rigato; inizialmente fu coniata per l'ordinaria circolazione a partire dal 1919 fino al 1925 con bordo liscio tuttavia visto che il bordo liscio la rendeva troppo simile alle 5 lire in argento di diametro non troppo dissimile si decise nel 1929 di ritirarle progressivamente dalla circolazione e sottoporle a zigrinatura del bordo in modo da distinguerle in modo chiaro dalle 5 lire e poi rimetterle in circolazione. Così le 50 centesimi a bordo liscio furono dichiarate fuori corso legale nel 1934 e quelle che avevano subito il processo di rigatura del bordo continuarono a circolare. Per questo motivo queste monete nella versione bordo rigato raggiungono quotazioni importanti per gli alti stati di conservazione, dal momento che sono monete che hanno avuto un'intensa circolazione ed è difficile trovarne in Fior di Conio, mentre in basso stato di conservazione hanno valore irrisorio. https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3/16 Personalmente è una moneta che trovo molto bella a livello artistico come d'altronde molte monete del Regno d'Italia. Visto che le è stata regalata il mio suggerimento è di tenerla da parte con cura e provare magari a pulirla come le è stato suggerito da @sandokan in modo assolutamente non invasivo (magari usando delicatamente un panno per lenti da occhiali) infatti con tutte le monete è sempre meglio non esagerare con la pulizia perchè va a togliere la patina d'epoca, parametro molto apprezzato dai collezionisti, e quindi ne abbassa di conseguenza il valore; oppure può rovinare la moneta con graffi vari e creare danni irreparabili che la deprezzano fortemente. Ultimo suggerimento che le posso dare è di dare un po' un'occhiata alle monete di Vittorio Emanuele III e del Regno d'Italia in generale e vedere se le può interessare iniziare una piccola collezione magari proprio a partire da questa monetina quasi centenaria.2 punti
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Buonasera a tutti, posto un altro dei miei Tornesi di Filippo II con Cornucopia, lo trovo molto interessante per i punti sotto al busto e lo strano simbolo sopra . ? L'anno dovrebbe essere 15... Aiutatemi voi per favore Saluti Alberto2 punti
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Questa discussione prende spunto da un'altra aperta recentemente nella sezione “Repubblicane” da @ARES III e poi sviluppata da @L. Licinio Lucullo . La sua lettura mi e' particolarmente piaciuta, al punto di spingermi ad aprirne una nuova per un approfondimento specifico nella sezione “imperiali”. Quindi ecco la moneta di cui vorrei parlarvi: la RIC II Traiano 796 D/: Q CASSIVS VEST: busto di Vesta, velata, drappeggiata, a destra R/: IMP CAES TRAIAN AVG GER DAC P P REST: tempio di Vesta visto di fronte, esastilo, con una statua sul tetto e sedia curule all'interno; urna per il voto sulla sinistra; tavoletta con A C (absolvo-condemno) sulla destra. La moneta è molto simile a questa: Si tratta di un denario di età repubblicana, coniato a Roma nel 55 a.C., il Crawford 428/1. Questa è la sua scheda: https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G191/1 Il dritto è perfettamente identico nelle due monete (immagine e legenda). Il rovescio, invece, cambia solo per un elemento: sulla moneta “imperiale” è presente la legenda (che manca quindi sulla “repubblicana”) nella quale le parole più significative per la nostra discussione sono TRAIAN e REST. TRAIAN perché in effetti si tratta di una emissione di Traiano. REST perché è un denario che fa parte della serie di monete di “restituzione”, ovvero una sorta di “riedizione” di vecchie monete. La legenda del rovescio si scioglie dunque così: Imperator Caesar Traianus Augustus Germanicus Dacicus Pater Patriae Restituit. Secondo Francesco Gnecchi (nel suo libro “Monete Romane”) : "Moneta restituita o di restituzione è quella che, ad un intervallo più o meno lungo dopo la prima emissione, viene riconiata da un altro imperatore il quale, riproducendo più o meno fedelmente il prototipo, vi aggiunge il proprio nome seguito dall'abbreviazione REST, più raramente dall'intera parola RESTITVIT". Le monete di restituzione si differenziano quindi dalle più comuni monete post-mortem perché riportano espressamente nella legenda l'identità di colui che tributa il ricordo tramite la "restituzione". Tali esemplari fanno la loro prima comparsa nel periodo dei Flavi. Tra essi si distinse proprio Traiano che non si limitò a rieditare i tipi dei suoi predecessori, ma anche un certo numero di monete dell’età repubblicana. Si tratta di aurei e denarii (soprattutto) che hanno tutti la medesima legenda del dritto, ovvero IMP CAES TRAIAN AVG GER DAC PP REST. L’invariabilità della legenda farebbe ipotizzare che l’intera serie sia stata emessa in una singola occasione (anche se a me pare un po' strano, onestamente) avvenuta in una data posteriore al 102 d.C. (quando Traiano ottenne il titolo di Dacicus con la conquista della Dacia per l’appunto) e prima del 114 quando gli fu assegnato il titolo di Optimus Princeps. Una data post quem plausibile potrebbe essere il 107 sulla base di un passaggio della “Storia Romana” di Cassio Dione (68, 15) -epitomato da Xifilino- in cui si dice che in quell’anno l’imperatore “fece fondere tutte le monete consumate”, con la logica conseguenza della immissione in circolazione di un grosso quantitativo di nuove monete. Ovviamente la domanda da porsi è: con quale criterio Traiano ha scelto le monete da restituire, in particolare quelle dell’età repubblicana? Il tratto dominante del carattere di Traiano fu il desiderio di enfatizzare e di espandere la gloria di Roma. Appare quindi ragionevole pensare che sia stato questo il motivo che lo portò alla emissione di monete di restituzione: i tipi da rieditare potrebbero essere stati scelti in base al loro carattere simbolico e rappresentativo per mettere insieme una serie di monete che spiegassero e celebrassero l’evoluzione della grandezza di Roma. In questo senso quindi Traiano potrebbe essere considerato come uno dei primi a considerare lo strumento monetario come un aiuto alla comprensione della storia. Insomma, una sorta di numismatico ante-litteram. È chiaro però come l’esaltazione della grandezza di Roma significasse anche l’esaltazione della grandezza del sovrano che aveva portato l’impero alla sua massima espansione ed a un periodo di prosperità economica. Secondo invece una ipotesi più pragmatica, probabilmente egli individuò i tipi che rischiavano di sparire come conseguenza della programmata fusione di vecchie monete e perciò usò l’espediente di rieditarli per conservarne memoria. La restituzione dei denari repubblicani da parte di Traiano potrebbe aver avuto uno scopo, per così dire, opportunistico e propagandistico insieme. Sembra infatti che, dopo 150-200 anni, circolassero ancora molte di queste vecchie monete di buon argento, che furono quindi ritirate per coniare denari di lega più bassa, con evidente guadagno per le casse imperiali; per dare un "contentino" ai cittadini, che erano affezionati a queste belle, buone e storiche monete, ne coniò quindi un certo numero di esemplari " di restituzione". È chiaro però che queste monete avevano impresso il nome di Traiano che pertanto le usò come veicolo propagandistico. La serie completa delle monete di restituzione si presenta come una sorta di epitome di storia romana che parte dalla leggenda di Enea e Anchise: Il periodo dei re è rappresentato dai classici ritratti di Romolo e Anco Marcio. Questa è la RIC II 799, Romolo: Si giunge quindi all’età repubblicana che è rappresentata con molte monete. Vi troviamo i Dioscuri, varie personificazioni di Roma, eroi come Orazio Coclite, personaggi famosi legati a particolari eventi storici come Cecilio Metello nella seconda guerra punica, Emilio Paolo nella conquista della Macedonia, Giugurta che si arrende a Silla. Interessante la presenza di personaggi molto famosi, che nella loro vita furono contrapposti tra di loro. Abbiamo infatti Giulio Cesare in questo bellissimo aureo, il RIC II 815: Interessante è l’immagine del dritto: come diceva in un vecchio post Mirko 8710 si tratta di un Cesare molto simile a Traiano. E l’accostamento a Cesare non è ovviamente casuale, come possiamo ben immaginare. Da rimarcare che Cesare è presente con in altri due aurei, di cui il RIC II 806… …e in 4 denarii. È il personaggio più rappresentato nella serie di restituzione, seguito (anche qui ovviamente, direi) da Ottaviano-Augusto. Poi, come detto, ci sono gli anticesariani: Pompeo, RIC II 811: …e Bruto: RIC II 797… Interessante è anche il fatto che Traiano, giunto al periodo imperiale, nel “restituire” i suoi predecessori (con aurei, si noti), ometta deliberatamente Caligola, Nerone, Ottone, Vitellio e Domiziano. Una spiegazione potrebbe essere legata al comportamento tirannico di questi sovrani, alla loro morte disonorevole e al fatto che nessuno di essi ottenne il titolo di divus. Da notare tuttavia che anche Tiberio non lo ebbe, ma stranamente lui fu rieditato da Traiano. Non è chiara la vera motivazione di ciò. Nel chiudere questa carrellata, vorrei ricordare che In molti casi non sono noti gli “originali” delle corrispondenti monete di restituzione (uno di questi è proprio la RIC II 815 di cui sopra). Torniamo alla nostra moneta. Abbiamo visto che “restituiva” una moneta repubblicana del tutto particolare. Andiamo pertanto ab ovo, al denario repubblicano. Questa moneta ci riporta ad un’appassionante vicenda legata alle Vestali che fece molto scalpore nella Roma dell’epoca. Si era nell’anno 114 a.C. e si era conclusa da poco la lunga avventura dei Gracchi con l’uccisione di Caio (121 a.C.) che era seguita a quella del fratello Tiberio (133 a.C.). La morte dei Gracchi aveva posto fine ad un lungo periodo di fermento sociale e politico che aveva visto emergere le istanze dei plebei e degli italici. La loro fine aveva quindi rappresentato una apparente ripresa del potere della aristocrazia, anche se le tensioni rimanevano altissime. Le Vestali erano le sacerdotesse di Vesta ed erano tutte ragazze di origine patrizia (elemento importante nella nostra storia). Il sacerdozio delle Vestali durava trent’anni e per tutto questo periodo era loro imposto l’obbligo della verginità. Il loro compito era quello di custodire ed alimentare il fuoco sacro sull’altare del tempio di Vesta. Il fuoco di Vesta non doveva mai spegnersi: le Vestali che per negligenza lo avessero lasciato estinguere venivano battute con verghe. Quelle che avessero tradito il voto di castità pagavano il sacrilegio con la vita, sepolte vive in una grotta nel Campus Sceleratus nei pressi della Porta Collina. Nella sua lunga vita il collegio delle Vestali, per ragioni facilmente intuibili, dovette essere turbato da più di uno scandalo, se la tradizione riferisce che ben tredici Vestali furono sepolte vive per perduta verginità. Proprio in riferimento a quanto detto, in quell’anno 114 a.C. a Roma corse voce che tra le Vestali si fossero verificati gravi episodi di dissolutezza. Fu promossa un’inchiesta ufficiale al termine della quale tre Vestali risultarono gravemente indiziate. Il processo, celebrato dal Pontefice Massimo, si concluse però con la condanna di una sola di esse. Nel clima politico dell’epoca molti (soprattutto i plebei) videro in questa sentenza una sorta di accordo sottobanco tra il Pontefice Massimo e le Vestali (non so se per ragioni politiche o per coinvolgimento diretto nello scandalo). Fu così che un tribuno della plebe invocò la revisione del processo portando la causa davanti al tribunale del popolo la cui presidenza fu affidata a Lucio Cassio Longino (fratello del cesaricida Gaio) , noto per il suo rigore e la sua integrità morale. Fu emesso quindi un verdetto esemplare che condannò a morte anche le altre due vestali in precedenza assolte. In questo modo si volle colpire non solo l’aristocratico collegio delle Vestali, ma anche e soprattutto il Pontefice Massimo. Circa sessant’anni dopo, nel 55 a.C., il magistrato monetario Quinto Cassio Longino (discendente di Lucio Cassio Longino) fece emettere un denario a memoria di quell’antico scandalo, del clamoroso processo e indirettamente del suo antenato che ne era stato il promotore. Interessante il fatto che il RIC consideri questa restituzione come commemorazione di una Lex Tabellaria. Ora, spulciando, ho letto che ci fu una Lex Cassia Tabellaria che riformò il sistema elettorale romano introducendo il voto segreto il cui promotore fu proprio quel Lucio Cassio Longino che aveva presieduto la revisione del processo contro le tre Vestali. Ecco che il cerchio si chiude. l diritto della moneta presenta il busto di Vesta. Il capo è parzialmente coperto da un velo trasparente che fa intravvedere l’acconciatura sottostante, con crocchia e diadema. L’espressione del volto è piuttosto “canonica” nel senso stretto della parola e trovo che trasmetta comunque un senso di serenità, a differenza forse dell’analogo repubblicano. A proposito di quest’ultimo, trovo molto bella le parole usate dal nostro Licinio Lucullo: “Emana da questo volto un’aura affascinante ed enigmatica, la sua espressione è quella malinconica e turbata di una divinità offesa”. All’epoca di Traiano erano ormai passati tanti anni da quei fatti. Forse anche questo cambio di espressione rientra in una politica di propaganda. Il rovescio è molto particolare. Al centro campeggia il tempio di Vesta, il cui aspetto circolare si intuisce dalla prospettiva generata dalle sei colonne di altezza diversa e dal tetto a cupola di forma conica leggermente stondato che ha due acroteri a protome di dragone ed è sormontato da una statua (probabilmente di Vesta) con patera e scettro. A destra una tavoletta per il voto con le lettere AC, che stanno per Absolvo/Condemno, ovvero i due possibili verdetti di un processo. Concluso il dibattimento, infatti, i membri del collegio giudicante erano invitati a ritirarsi per deliberare. Ogni giurato riceveva una tavoletta cerata recante da un lato la lettera A (absolvo), dall’altro la lettera C (condemno), e dopo aver cancellato una delle due (o entrambe se voleva astenersi) deponeva la tavoletta in un’urna appositamente predisposta, visibile sulla nostra moneta alla sinistra del tempio. Prima di concludere allego la discussioni che citavo all’inizio da cui ho tratto molte delle cose che ho raccontato, ringraziando ancora Licinio Lucullo e Ares III: E voi avete qualche moneta di restituzione di Traiano che volete condividere? Ciao. Stilicho1 punto
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Grazie @gennydbmoney, in effetti la moneta è stata descritta dal Venditore come 1685 ( senza menzionare varianti ), ma la data è difficilmente decifrabile. Cercherò di fotografarla magari con luce radente per vedere se è più visibile. Grazie, Cordiali Saluti, Beppe1 punto
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Si mi scusi sono nuovo del forum e non so bene come si faccia, comunque se preme sul link che ha inviato il signor paniere le apparirà la foto della moneta che ho in precedenza caricato.1 punto
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Credo che l'utente abbia errato il caricamento dell'immagine. Invece che nel post principale è stata caricata in anteprima. La si può vedere indugiando col puntatore nell'anteprima di questo topic https://www.lamoneta.it/uploads/monthly_2020_09/AFDC7D9C-3E1F-49B0-8A8B-3298BEB7DEFF.jpeg.fbae19f1c4626cf703e51fdeebe24919.jpeg1 punto
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Per la differenza ti posto il mio Pisani del 1735 in condizioni decisamente BB. Le foto fanno schifo ma in mano ha proprio un bel colore.1 punto
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L’opzione migliore per me e’ l’auto perché e’ a 50 metri dallo svincolo autostradale, però c’e’ anche il treno scendendo a Capua o Pignataro Maggiore che dista circa un chilometro dall’hotel.1 punto
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Buonasera, non voglio fare il guastafeste ma la moneta che hai postato è molto probabilmente un 1686 e non 1685, l'evanescenza ha quasi completamente cancellato il numero ma si vede bene l'incavo del tondino del 6....1 punto
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Ho ripreso in mano la situazione. L'editore Krause, in realtà F+W Publishing, come detto è fallito e in asta è stata acquisita la parte dei libri da Penguin Books del gruppo Bertelsmann. Le riviste che editava sono state cedute ad altri. Nel sito della Penguin il World Coins 2020 - così come gli altri cataloghi in corso - è disponibile, uscito a luglio 2019, quando è stata dichiarata bancarotta. In teoria quello nuovo sarebbe dovuto uscire quest'estate ma il Covid credo abbia rinviato tutto. Magari esce qualcosa per la fine dell'anno. Comunque se hanno comprato questi libri, cioè i diritti per stamparli, seppur pagandoli in asta una miseria, dovranno pur metterli a frutto. Non darei tutto per perso, ecco, dipende quanto vorranno investire. Personalmente a me piacerebbe solo una versione digitale, magari a un prezzo molto più contenuto.1 punto
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Grazie @Dracma_97 I simboli sono molto antichi e presenti anche nella storia e numismatica moderna. Per approfondire ti lascio qualche notazione ed i link dove puoi approfondire la questione. Ciao Beppe I fasces lictorii[1] erano, nell'Antica Roma, le armi portate dai littori, che consistevano in un fascio di bastoni di legno legati con strisce di cuoio, normalmente intorno a una scure. Divennero in seguito un simbolo del potere e dell'autorità maggiore, l'imperium, e assunsero la tipica forma di fascio cilindrico di verghe di betulla bianca simboleggianti il potere di punire, legate assieme da nastri rossi di cuoio (in latino: fasces), simboli di sovranità e unione, al quale talvolta era infissa un'ascia di bronzo, a rappresentare il potere di vita e di morte sui condannati romani. Vennero poi riprese come simbolo nell'araldica da movimenti e ideologie politiche autoritarie del XX secolo come il fascismo. https://it.wikipedia.org/wiki/Fascio_littorio#:~:text=Divennero in seguito un simbolo,quale talvolta era infissa un' CORNUCOPIA. - È il "corno dell'abbondanza", simbolo della fertilità, emblema del complesso di beni necessarî alla vita umana Per i Romani, di cui è noto lo spirito realistico, esso acquistò un'importanza di primo piano, e rimase non solo l'attributo dei fiumi, ma si accompagnò con la figurazione di ogni divinità allegorica cui si attribuisse un senso o un augurio di prosperità, di fertilità e anche di felicità pubblica. https://www.treccani.it/enciclopedia/cornucopia_(Enciclopedia-Italiana)/#:~:text=- È il "corno dell',donato da Giove alle ninfe.1 punto
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Buongiorno, mi piacerebbe sapere il perché della scelta della cornucopia e del fascio littorio su questa moneta, complimenti @giuseppe ballaurimi piace molto, anche al rovescio ha tanti elementi interessanti.1 punto
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Per il RIC VII, 18 è corretta la sequenza ''corona // X // B'' che corrisponde alla moneta postata. Arka Diligite iustitiam1 punto
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Non temere @caravelle82, mai come in questa materia tanto sconfinata nello spazio e nel tempo, e sempre che pure io or ora non abbia sbagliato, vale il vecchio adagio che dice: "sbagliando si impara". Prendendo poi spunto da un evangelico esempio, direi: "chi non ha sbagliato scagli la prima pietra" CIAOI !!!1 punto
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In effetti, mi pare che si debba distinguere il collezionista dal numismatico: il prima accumula ma non necessariamente studia, il secondo studia ma non necessariamente accumula. Poi c'è il commerciante, il quale investe ma non necessariamente studia o accumula... ?1 punto
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Io scriverei "non deve SOLO essere vista come una forma di investimento", perché come ognuno è libero di collezionare nel modo che meglio crede, allo stesso modo una persona può unire la passione per la numismatica e la storia in quanto tali e l'investimento. Altrimenti dovremmo considerare cattivi numismatici anche i commercianti1 punto
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Nono moneta romana di Nerone mi pare lascio agli esperti la classificazione completa visto che non me ne intendo di monete antiche1 punto
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Buongiorno, questa non è la mia materia, però so che in realtà il peso di questa moneta dovrebbe essere di g. 33,87 fermi restando i 37 mm di diametro. Forse la tua misurazione non è stata precisa. Le 100 corone austriache più o meno circolate sono quotate in borsa https://www.confinvest.it/quotazioni/ le FDC ovviamente hanno un loro plusvalore. In più c'è da dire che questa moneta è comune col millesimo 1915, col 1914 dovrebbe essere più rara e quindi avere una quotazione superiore. Non resta che vedere la tua moneta. Una volta vista la moneta, aspetteremo il parere degli esperti in questa materia, anche e soprattutto sulla autenticità. HIRPINI1 punto
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@littleEvil Bellissima! Io ho il pezzo da 500 Proof (uso la foto piccola che ho nel PC da millenni :D)1 punto
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Ciao, l'editore come sai è fallito. A quanto avevo letto tempo fa, era stato fatto uno "spezzatino" delle varie testate, spalmate su diversi editori americani. Non ho più seguito la vicenda a esser sincero. Oggi online trovi ottime risorse di collaborazione fra utenti, tipo Numista.1 punto
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Ho queste notizie ufficiali: la moneta compreso IVA costa € 12,20, non ha il cofanetto e viene venduta in capsula! Le spese postali non me le sono fatte dire ...1 punto
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@Stilicho Bravissimo! Non c’ero proprio arrivato. Quindi, secondo me: Distrazione! Piena in E, fastidi… = Di strazio ne piena i nefasti dì Piena nel senso di riempie (verbo pienare) apollonia1 punto
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Esattamente. Abbiamo deciso di fare un grosso sforzo per acquistarlo ma, come circolo Numismatico riteniamo sia importante cercare ogni anno di arricchire la biblioteca (aperta a tutti) con testi di spessore1 punto
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Buonasera a tutti, ciao compagno di Ciotola @Salvatore Esposito , se riesco domenica mattina faccio un salto, magari ha ripreso quello a Capua, altrimenti portiamo pazienza e ci vediamo al convegno a Capua. ? Saluti Alberto1 punto
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Il cosiddetto "mento asburgico", scientificamente "prognatismo mandibolare" è dovuto a generazioni di matrimoni tra consanguinei. La conseguenza è l'emergere di geni recessivi che portano ad anomalie di tipo fisico ( facilmente riscontrabili dai ritratti ) ed a una serie di patologie a quei tempi difficilmente diagnosticabili, ma con grande valenza clinica e storica, tipo la sterilità che portò a Guerre di successione, epidemie etc. Nel caso degli Asburgo esistono molti studi scientifici che hanno avvalorato le ipotesi genetiche. Posto un articolo non accademico ma che può rendere l'idea: https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2019/12/02/mento-asburgico-dei-reali-colpa-delle-nozze-fra-consanguinei_usDPAOWlPe2eG53LgUUWTK.html Venendo al lato estetico dei ritratti sulle monete, possiamo chiederci: " I ritratti erano Verosimili, Migliorativi oppure Peggiorativi ?" Se fossimo stati dei Re sicuramente avremmo voluto un ritratto "Migliorativo": via il doppio mento, correzione del naso gibboso, niente rughe! In realtà potrei pensare che il Re non vedesse neanche le "prove" dei vari conii. Ma forse bisogna anche considerare il contesto storico ed il clima politico delle zone nelle quali veniva coniata la moneta. Pertanto magari a Milano Carlo II era inviso a tutti e quindi si produceva un conio "Verosimile, quindi un ritratto di una persona brutta". A Napoli, forse era preferibile un "Conio migliorativo" magari per cercare di avere qualche vantaggio. Pertanto a Milano era coniato come era: "brutto e malaticcio" come riportano i dispacci dei vari Diplomatici. A Napoli: " Un ragazzo fragile ma normale". Queste considerazioni personali sono avvalorate, a mio parere, dalla Ritrattistica Numismatica di Re Ferdinando IV: Bel giovinetto nei primi anni del Regno, adulto con naso pronunciato fino all'era napoleonica, volto quasi da "satiro" negli ultimi anni. E se vediamo le monete di Sicilia sono addirittura "grottesche" al limite della forca per l'incisore. E sappiamo tutti che la Sicilia non è mai stata benevola con in Borboni. Considerazioni personali, naturalmente, Saluti a Tutti1 punto
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Il rovescio di questo contorniato in nome di Nerone (CNG 67) raffigura Olimpiade reclinata a sinistra sul divano, con la mano allungata verso il serpente ai suoi piedi. CONTORNIATE, In the name of Nero. Circa late 4th century AD. Æ 36mm (19.11 gm). Laureate head of Nero right / Olympias reclining left on couch, extending hand to serpent coiled at feet. Alföldi, Kontorniat, Tafel 55, 9 (this coin). VF, strong strike, brown patina, light porosity on reverse, hairline flan crack. ($1000) From the Garth R. Drewry Collection. Ex Frederick S. Knobloch Collection (Stack's, 1-3 May 1980), lot 119 È noto che Olimpiade aveva una vera e propria passione per i serpenti, tanto che si dice che fosse stato Zeus sotto forma di serpente e non Filippo II il vero padre di Alessandro. Filippo infatti temeva l'abitudine di Olimpiade di dormire con i serpenti nel letto: allora Zeus ne approfittò e per conquistarla e farla sua si trasformò nel rettile strisciante. Dall'unione nacque Alessandro Magno, considerato anche per questo un semidio dai pagani.1 punto
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Nell’antica fortezza romana di Castrum Novum scoperti i resti del foro della città E’ di questi giorni la scoperta del Foro dell’antica colonia romana di Castrum Novum, oggi nel territorio di Santa Marinella sulle coste dell’Etruria poco a nord di Roma in prossimità di Capo Linaro. Una fortezza romana costruita all’epoca delle guerre puniche, nella prima metà del III secolo a.C. per il controllo del litorale, lungo l’asse della via Aurelia. Il Foro della città è posto esattamente nel mezzo dell’abitato tra le due porte principali. La grande piazza, forse ampia circa 25 metri si presenta pavimentata in basoli di calcare e bordeggiata da un portico colonnato sul quale si aprono ambienti di probabile funzione pubblica frequentati almeno fino al V secolo d.C. Nella pavimentazione, forse della prima epoca imperiale, sussistono i resti del basamento di una grande struttura in opera reticolata a pianta rettangolare ancora in corso di scavo. Parti di capitelli corinzi compositi, di colonne e rivestimenti in marmo indicano l’antica ricchezza della decorazione architettonica del complesso che doveva ospitare diverse statue a grandezza naturale e più grandi del vero come testimoniano i numerosi frammenti in marmo e bronzo rinvenuti in tutta l’area interessata dallo scavo. In questi anni sono stati rimessi in luce lunghi tratti delle mura urbane con il ritrovamento dell’angolo orientale del castrum e della relativa porta Est. Si è scoperto un lungo tratto del decumano della città, sul quale si apre un portico con probabili tabernae e ambienti pubblici prossimi al foro; sono stati esplorati alcuni settori della caserma e delle domus che si impiantano sui suoi resti e individuato un possibile impianto termale; è stata meglio definita, tramite prospezioni, la struttura del teatro sito presso l’angolo Nord Ovest del circuito murario, del quale si è compresa finalmente l’estensione completa. Nello specchio di mare antistante la città, nella rada portuale difesa dal promontorio di Capo Linaro, le indagini sono proseguite in relazione ai grandi impianti di itticoltura, con lo studio dei resti delle peschiere, del porto e dei fondali prospicienti, nonché con la documentazione e lo studio della lunga sezione esposta dall’erosione marina sulla spiaggia. I dati raccolti nel corso degli scavi raccontano un’intensa frequentazione dell’area castronovana, protrattasi per un tempo lunghissimo, a partire dal Neolitico fino all’età del ferro e in epoca etrusca, prima della deduzione della colonia romana vissuta poi per ottocento anni circa, tra il III secolo a.C. e il V-VI secolo d.C.: una lunga vicenda plurimillenaria, della quale alcune nuove immagini e testimonianze cominciano ad emergere dalla terra e dal fondale marino. Oltre al grande lavoro di ricerca, si è proceduto in parallelo con l’opera di continua manutenzione e pulizia dell’area archeologica, nonché a diversi interventi di restauro per la conservazione delle strutture rimesse in luce, sia all’interno del castrum che all’esterno sulla costa, nel balneum e nell’Edifico Quadrato lungo la via Aurelia. Tali interventi sono risultati di particolare importanza ai fini anche della fruizione pubblica del sito archeologico, che è stato possibile illustrare negli ultimi due anni già ad oltre un migliaio di persone, in occasione delle visite guidate organizzate durante gli scavi e nei mesi primaverili ed estivi. Fondamentale è stata l’attività didattica prestata per le scuole del territorio i cui alunni, grazie alla disponibilità degli archeologi e dei volontari della missione, hanno potuto visitare Castrum Novum e conoscerne la storia. Il risultato forse più importante degli ultimi anni, al di là delle scoperte archeologiche e della didattica, è stato senza dubbio l’aver finalmente raggiunto l’obiettivo di avviare la realizzazione del “Parco Archeologico Urbano di Castrum Novum”, che sarà possibile rendere operativo a breve, grazie all’idea promossa da lungo tempo dallo scrivente, progettata e fatta propria dall’amministrazione comunale di Santa Marinella e finanziata dalla Regione Lazio nel 2019. Un’operazione scientifica e culturale resa possibile grazie all’impegno pluriennale sul campo, in archivio e in biblioteca degli studiosi e ricercatori di università francesi (Lille e Amiens), della Repubblica Ceca (Ceske Budejovice, Pilsen), dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, insieme ai volontari e agli archeologi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, operanti presso il Museo Civico di Santa Marinella che, fin dal 2010, ha promosso e coordina il progetto di ricerca come concessionario degli scavi, sotto l’egida e la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Un articolato insieme di enti ma soprattutto un gruppo di lavoro fatto di persone, specialisti e appassionati, che negli anni hanno dedicato con restituire l’antica Castrum Novum a Santa Marinella e alla storia del Mediterraneo antico. https://www.centumcellae.it/cultura/nellantica-fortezza-romana-di-castrum-novum-scoperti-i-resti-del-foro-della-citta/1 punto
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Mi piace, peró un COVID19 da qualche parte lo avrei messo..per i Posteri, così é un pó generica se la liberi dalla carta ???1 punto
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Un anziano al mercato mi ha chiesto 3 euro per tutte... gliene ho dati 5 e me ne sono andato, dispiaciuto per lui.1 punto
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Non mi trovo d'accordo con questa affermazione. A differenza del ritrattismo Ellenico, idealizzato-una vera ambizione artistica alla perfezione, con poche eccezioni quali ad es Ottaviano (le cui rappresentazioni avevano lo scopo politico di rassicurare in un particolare periodo tumultuoso), in genere la rappresentazione figurativa Romana Imperiale era molto aderente alla realtà. Riporto solo alcune delle considerazioni in tal senso: "La tipologia scultorea romana del busto ritratto, diffusa sin dall’età repubblicana, tende a una viva somiglianza dell’effigiato, con una resa fisionomica fedele e poche concessioni all’idealizzazione" http://www.talepiano.it/scacco-allarte-con-la-prof-la-statuaria-romana-06-07-19/ "Imperatori o generali o politici, subivano tutti una stessa sorte: erano assolutamente somiglianti all'originale... e assolutamente impietosi. Se erano brutti nella realtà erano brutti anche nel ritratto, nessun accorgimento per migliorane sia pur minimamente l'aspetto. Ma non ne miglioravano neppure l'espressione, che anzi sembra presa in un momento di collera o insofferenza." https://www.romanoimpero.com/2018/10/il-ritratto-romano.html "Nell'espressione del sovrano viene accentuata l'abitudine dell'uomo al comando militare, l'energia, l'autorevolezza e la risolutezza, ma il ritratto resta umano, reale" https://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_romano1 punto
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Grazie King! Meraviglioso, per me. . . Non so quanto attendibile, se al 99, al 50 % o che. Ai puristi non starà bene, ma lo trovo molto interessante e in una maniera molto immediata !1 punto
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PARTE IV Ad Aristosseno sembrerebbero dunque attribuibili almeno sei gruppi di coni che di differenziano per elementi tipologici, epigrafici e stilistici, come da tabella che segue: Cat. Noe-Johnston D/ R/ Firma D/ Firma R/ 419 T. femminile (Hygieia type) con benda Spiga con foglia + gambero ... 422 T. di Demetra con corona d’ulivo Spiga con foglia 424 T. di Kore con ampyx Spiga con foglia + cavalletta 433-34 T. di Kore (?) con ampyx Spiga con foglia (kantharos sul n. 434) 435-36 T. femminile con ampyx e sphendone Spiga con foglia 439-45 T. di Kore con spiga Spiga con foglia Come osserva la Johnston nella produzione dell’artista si distinguono almeno due fasi di cui la prima, rappresentata dal n. 419, in cui l’incisore ripropone un tipo ben noto alla tradizione monetale metapontina, modellato sulla t. femminile con iscrizione Hygieia realizzata su un conio rilavorato (n. 419) che nella forma originaria (nn. 415-16, 418), come si è visto, non recava alcuna firma. Segue una fase di innovazione contrassegnata da tipi differenti (nn. 424, 433-34, 439-45) e/o non sempre identificabili con certezza (435-36), che segnano il raggiungimento della piena maturità dell’artista, come sembrerebbero indicare l’espressione quasi “ritrattistica” del volto, la “leziosità nell'ornamentazione delle chiome” (A. Stazio, in EAA, 1958, s.v. Aristoxenos), la marcata caratterizzazione dei tipi attraverso monili di pregio che “trasformarono, adeguatamente al sentimento del tempo, la Demeter dea in Demeter donna, e donna metapontina” (F. Di Bello, in Atti Taranto XIII-1973, 293), “personificazione della nuova realtà sociale” (Di Bello, ibid., 288) in cui, con la fine del pitagorismo, si andavano progressivamente affermando nuovi valori democratici. Che le differenze riscontrabili tra le due fasi siano imputabili ad un intervallo cronologico resta un’ipotesi plausibile ma da verificare con una più attenta sistemazione dei vari gruppi di emissione. Ci si riferisce soprattutto agli ess. con testa di Herakles al D/ (nn. 428-30; tav. 14) e a quelli con Apollo citaredo (n. 431; tav. 15), legati da un conio di R/, che nella classificazione della Johnston (p. 64) vengono svincolati della produzione di Aristosseno - all'interno della quale erano stati invece inclusi dal Noe per ragioni essenzialmente stilistiche - e collocati nel segmento iniziale della produzione metapontina a doppio rilievo (classe II: ca. 430-400 a.C.) Tav. 14 NAC AG 13, 1998, 135 Tav. 15 NAC AG 13, 1998, 1341 punto
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RAPPORTI AV:AG:AE Altro tema da evitare come la peste…perché è un vero e proprio “ginepraio”…. Ma giusto per provare a chiarire i vari ragionamenti, presento qualche ipotesi già nota… I rapporti AV:AG noti per certo da fonti sono 1:14,4 – con 1 libbra di AG = 5 solidi 1:15 – con 1 libbra di AG = 4 e 1/6 solidi 1:18 – con 1 libbra di AG = 4 solidi E ne esistono certamente altri in movimento in base ai luoghi e al tempo. Con il rapporto AV:AG a 1:18 se ragioniamo sui pesi, abbiamo che la rara moneta in argento coniata a 1/96 sulla libbra equivale esattamente a 1 siliqua-carato d’oro Se però ci fossilizziamo sul concetto 1 solido = 24 monete “cosiddette silique d’argento” medie del V secolo, quelle coniate a 1/144 il rapporto AV:AG cala a 1:12 e la cosa è insostenibile Esemplifico – Stante il rapporto AV:AG = 1:18 con monete da 1/96 – se la moneta è 1/144 allora 18*96/144 = 12 I rapporti AV:AE Ci derivano apparentemente dalla novella 16 di valentiniano III che cita: 1 solido = 7200 nummi – quindi 24 silique d’oro = 7200*6 silique di AE (lo scruppolo) 24 AV = 43200 AE 1 AV = 1800 AE AV:AE = 1:1800 ovvero – 1 solido = 25 libbre di AE Teniamo presente che per certo sotto Giustiniano il rapporto diventa – 1 solido = 20 libbre di AE quindi 1 AV = 1440 AE I rapporti AE:AG Anche qua…che dire…la confusione totale Pare, dico …pare… che sia esistito almeno in un periodo un rapporto AG:AE =1:100 La qual cosa ha senso se parliamo di rapporti AV:AG:AE – 1:18:1800 Poi….boh…1 punto
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PARLIAMO DI MONETE Vediamo un po’ di pesi e misure “teoriche” e ovviamente in modo non dogmatico, infatti le variazioni sono poi molteplici….comunque: Festaureus A volte si parla di queste monete come di “aurei” ma non è propriamente corretto….in ogni caso: 1+1/5 solidi 28,8 carati-silique di peso 1/60 sulla libbra 5,40 grammi circa Solido Moneta d’oro. 1/72 sulla libbra 24 silique-carati di peso 1/6 di oncia 4 scrupoli 4,45 gr. circa Semisse Moneta d’oro. ½ solido 1/144 sulla libbra 12 silique-carati di peso 1/12 di oncia 2 scrupoli 2,28 gr. circa Tremisse Moneta d’oro. 1/3 solido 1/216 sulla libbra 8 silique-carati di peso 1/18 di oncia 1 e 1/3 scrupoli 1,50 gr. Scarsi circa Da notare non a caso che in ambito franco, appariranno tremissi marcati VII “silique” e “solidi” da XX e XXI silique…. Per non parlare di quelli bizantini da 23 silique o meno…tema troppo ampio, ne riparleremo J Miliarense Pesante Moneta d’argento 1/1000 sulla libbra d’oro 1/60 sulla libbra d’argento 14:1 in rapporto con un solido (dato assai dubbio in realtà) 5,40 grammi circa 2 cosiddette “silique pesanti d’argento” nel senso della moneta Miliarense Leggero Moneta d’argento 1/72 sulla libbra d’argento 4,45 grammi circa 2 cosiddette “silique leggere d’argento” nel senso della moneta La cosiddetta “siliqua” nel senso della monetina d’argento Ora, dopo quello che abbiamo detto, appare evidente che questo nome non era di certo quello della monetina in questione….ma del seme di carrubo / carato. Inoltre capiamo subito perché qualcuno ha stabilito un rapporto 1/24 tra solido e “siliqua”…eccerto, il solido era fatto da 24 silique-carati d’oro!!!! Qua abbiamo: monete coniate a 1/96 sulla libbra d’argento – 3,40 gr circa monete coniate a 1/144 sulla libbra d’argento – 2,27 gr circa monete coniate a 1/216 sulla libbra d’argento – 1,50 gr circa ….tutte chiamate “siliqua”…che bella confusione…. Quindi…fare quadro è davvero dura…. Nummo Tema dibattutissimo, ma prendiamo come punto di partenza, per non perderci, un peso teorico pari a: 6 silique-carati = 1 scrupolo – almeno diciamo alla prima metà del V sec. A fine IV secolo – 1 nummo = 6000 denari di conto1 punto
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