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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/12/20 in Risposte

  1. Buongiorno a todos... oggi condivido questo, uno degli ultimi arrivati in collezione e ultimo grano con questo tipo di busto battuto sotto Ferdinando iv...io l'ho acquistata come non circolata, il venditore la proponeva così...siete d'accordo? Il dritto è sicuramente meglio impresso del rovescio ma in questo millesimo capita spesso. Vorrei sentire i vostri pareri. Grazie. Saluti. Cristiano.
    9 punti
  2. Ciao a tutti, Nel mio girovagare in rete in cerca di belle piastre da aggiungere alla collezione mi sono imbattuto in questa '56 con due belle V capovolte e usate al posto delle normali A in GRATIA... Ora la mia domanda è: Voi ne avete mai visto una con questa particolarità? Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero in merito a questa piastra. un saluto a tutti. Raffaele.
    7 punti
  3. Qua nessuno parla a vanvera, se viene indicata con "patacca" una moneta è perché lo è, come nel caso del tetra di Messana che infatti è stato prontamente ritirato dalla casa d'aste. Risultato...una moneta falsa in meno in una collezione, almeno 70000 franchi fatti risparmiare a qualche incauto collezionista e per finire, della sana informazione numismatica gratuita e senza nessun fine. Skuby
    6 punti
  4. Cari amici di Genova dopo essermi inserito in una vecchia discussione di Venezia desidero postare qui a vostro beneficio, l'ultima arrivata nella mia piccola collezione. Si tratta, come potete ben vedere, di un rarissimo grosso imitativo di Martino Zaccaria emesso a Scio probabilmente nel 1328-1329, ma sicuramente dopo la morte del figlio Bartolomeo nel 1327. La moneta riporta: D/ +M.Z.S.V.IMPATOR. DVX lungo l'asta .S.SIDOR.SYI R/ IC-XC cerchio sotto il gomito. ed è conosciuta in pochi esemplari anche se è segnalata come R3 nel nostro catalogo. Per identificarla sono stati utilissimi una serie di volumi partendo dal Giuseppe Lunardi “Le monete delle colonie genovesi” https://www.storiapatriagenova.it/Docs/Biblioteca_Digitale/SB/396b22c37e8bbc6c44c30828fc127900/b951fa2b11b625617738aac13db46a05.pdf Domenico Promis “La zecca di Scio durante il dominio dei Genovesi” https://books.google.it/books/about/La_Zecca_Di_Scio_Durante_Il_Dominio_Dei.html?id=0OfguQEACAAJ&hl=en&output=html_text&redir_esc=y Gamberini di Scarfea “Le imitazioni e le contraffazioni monetarie nel Mondo” vol. 3 e specialmente Andreas Mazarakis “Zaccaria e Della Volta nell'Egeo Orientale 1268-1329” https://docplayer.it/56369244-Zaccaria-e-della-volta-nell-egeo-orientale.html Sono letture necessarie per un appassionato di Venezia e delle contraffazioni ed imitazioni che la riguardano. Questi libri mi erano stati di grande aiuto nella stesura di un articolo riguardante proprio la zecca di Scio. https://www.academia.edu/39945295/UNA_POSSIBILE_CONTRAFFAZIONE_DELLA_ZECCA_DI_SCIO_A_NOME_DI_FRANCESCO_FOSCARI_NUMEROSE_FONTI_TESTIMONIANO_COME_SCIO_ABBIA_AVUTO_NOTEVOLI_DISSAPORI_CON_LA_SERENISSIMA_RIGUARDO_CONTRAFFAZIONI_DI_MONETE
    4 punti
  5. In teoria sarebbe buona norma che uno studioso esaminasse autopticamente tutte le monete oggetto di una propria pubblicazione. Nella pratica, purtroppo, raramente è possibile, soprattutto nel caso di studi per sequenze di coni, la cui base documentaria comprende svariate migliaia di esemplari. E nel corso delle ricerche non è raro effettuare “amare” scoperte anche nelle più autorevoli collezioni, come quella di M.P. Vlasto. Exempli gratia l’esemplare n. 72, inizialmente inserito in sequenza da Fischer-Bossert e poi rimosso perché rivelatosi “moderne falschungen” (p. 46, n. 3 e p. 398, F 12). Si tratta tuttavia di un caso isolato. Delle 8000 monete catalogate dallo studioso tedesco di appena 41 pezzi (0,5%) viene negata l’autenticità e si tratta – tranne che per pochi casi - di monete la cui contraffazione era ampiamente nota, sia a Vlasto sia attraverso l’opportuna registrazione nel Bullettin on Counterfeits. Riguardo l’esemplare oggetto di questa discussione non sono in grado di esprimermi sulle criticità tecniche evidenziate perché non possiedo competenze in merito. Va detto però che tra una riproduzione fotografica e un esame autoptico la differenza è notevole. E questa moneta è stata vista e/o esaminata da non pochi studiosi e/o collezionisti. Prima ancora di apparire sul mercato antiquario (NAC), nel volume di Fischer-Bossert (n. 243o), nel museo di Basilea (AM 79), nella coll. Moretti (n. 87) e nel celebre catalogo della collezione Vlasto redatto da Ravel (n. 213), era stato lo stesso Vlasto a pubblicarla in Taras oikistes. A Contribution to Tarentine Numismatics, 1922, pl. VIII, n. 34b e prima di Vlasto la moneta aveva fatto parte della collezione Seltman. Vlasto dunque ne era entrato in possesso prima del 1922……..quasi un secolo fa. Che nessuno abbia rilevato all’epoca alcuna anomalia e che a tutt’oggi non sussistano elementi tali da consentire di esprimere un giudizio univoco in merito, è tuttavia significativo e lascia ogni possibile valutazione (anche se ben argomentata) inevitabilmente sospesa, in attesa di eventuali ulteriori approfondimenti. Una certezza però c’è: l’encomiabile gesto della NAC che – come di consueto – si distingue per qualificata professionalità e competenza.
    4 punti
  6. Sirlad, perdona, ma perché? Perché non si deve scrivere e dire quello che realmente è? Se è falsa/ patacca, è più che corretto poterlo dire e non capisco perché mai si dovrebbe “lasciare il beneficio del dubbio”.... scherzi?? Anche nell altra discussione hai fatto più di un intervento di questo carattere , richiamando la cautela, quando si era certi (almeno io e ed altri) della falsità. Ora, da te, mi aspetterei altri interventi, anche tecnici o almeno di interesse sull argomento “monete Antiche”. skuby
    4 punti
  7. Buonasera a tutti. Mi rendo conto che ho ereditato una scarsa collezione di monete, ma ciò mi appassiona anche se ho cominciato tardi e c'è tanto tanto da imparare. Grazie a tutti voi che mi insegnate molto. Solo guardando e leggendo le vs. opininioni,piano piano si può anche imparare. Spero di poter sottoporVi con il tempo, una moneta degna della vs. stimata conoscenza. E vi stimo molto. Vs. Associata. Ciao
    3 punti
  8. Le due zecche dell'impero gallico furono Treviri (la principale) e Colonia (aperta verso la fine del regno di Postumo). Con la riannessione del territorio dopo la resa di Tetrico in favore di Aureliano, la zecca di Colonia cessò la sua attività mentre la zecca di Treviri emise solamente due monete (almeno solo due oggi sono note) a nome di Aureliano prima di essere chiusa/trasferita a Lione. Aureliano a Treviri coniò durante l'estate del 274 questi due esemplari: IMP AVRELIANVS AVG PACATOR ORBIS IMP AVRELIANVS AVG VIRTVS AVG Qualche giorno fa, da Roma Numismatics, è stata venduta una interessantissima moneta di Tetrico II che ahimé non sono riuscito ad aggiudicarmi perchè oltre il mio budget (minimo) che avevo previsto: notate nulla di strano? Si tratta di un esemplare inedito di Tetrico II, apparentemente di buono stile e di fattura ufficiale con una particolarità: il rovescio è del tipo VIRTVS AVG con Marte, scudo, lancia e fiore in mano. Si tratta di una tipologia di rovescio "sconosciuta" per i sovrani gallici il che fa pensare a una moneta di congiunzione tra l'Impero Gallico e la riannessione di Aureliano. La mente e la fantasia volano e fanno ipotizzare un'ultima emissione gallica ripresa come prima coniazione dal nuovo sovrano che aveva appena riconquistato la Gallia con le sue relative zecche. E la fantasia si rafforza ancor di più se andiamo ad analizzare questo esemplare di Aureliano (ne sono conosciuti tre in tutto) appartenuto a Philippe Gysen e venduto un paio di anni fa in asta da Jacquier: Vi ridomando: notate nulla di strano? ...vi metto un'altra immagine (perdonate se la scala non è delle migliori): se la vista non mi inganna, si tratta del medesimo conio di rovescio, robe da far cadere la sedia all'indietro! Quindi? Prende consistenza l'ipotesi precedente? Se sì, la storia della zecca di Treviri nel periodo di passaggio tra l'impero gallico e la riannessione all'impero centrale, andrebbe riscritta o comunque rivista. Tuttavia, anche se mi piacerebbe fosse così, rimango con qualche dubbio che non posso fugare non avendo in mano la moneta e sostanzialmente il dubbio è questo: molto probabilmente si tratta di una emissione locale realizzata per fusione accoppiando due stampi ricavati da monete ufficiali: una di Tetrico II e una di Aureliano... un po' come accaduto per questo esemplare: In ogni caso, mi fermo qui, in attesa di ulteriori sviluppi, ipotesi e approfondimenti. Incidentalmente ho scoperto che su questo pezzo sta preparando un articolo un numismatico francese... l'ho saputo oggi in quanto l'ha pubblicamente detto, abbiamo discusso delle mie ipotesi (che in sostanza sono anche le sue) e mi ha anticipato qualche sua considerazione sul pezzo, che però secondo me viene meno se siamo in presenza della medesima coppia di conii cosa che io ritengo con assoluta convinzione. In ogni caso mi fermo per rispetto accademico e parcheggio la mia idea di farne un piccolo articolo in attesa della sua pubblicazione. Si tratta di un grande conoscitore (e collezionista e commerciante) dell'Impero Gallico a cui va tutto il mio rispetto e la mia stima. Nulla ci vieta di discuterne però in questo spazio col tenore di una chiacchierata tra appassionati!
    3 punti
  9. Dopo un lungo silenzio, forse anche grazie al blocco forzato a casa, ho deciso di scrivere di nuovo. E’ una storia che parte da un vero ritrovamento, ma che poi si dipana tra racconto, ricordo e fantasia. Buona lettura (spero). 10 LIRE Era marzo e si era nel pieno del blocco dovuto a questa maledetta epidemia. Piuttosto stanco dopo una lunga giornata di lavoro, dopo aver parcheggiato l’auto nel viale sotto casa, in un silenzio surreale mi avviai verso il mio portone. All’improvviso, mentre infilavo le chiavi nella toppa, la mia attenzione fu attirata da un piccolo oggetto tondo e chiaro posto proprio davanti alla soglia. Con movimento un po' impacciato a causa della grossa borsa da lavoro che portavo a tracolla, mi chinai e lo raccolsi. Quale stupore! Si trattava di un 10 lire spiga del 1984. Ma cosa ci faceva là, davanti a casa mia, una moneta da 10 lire? Chi poteva averla persa? In quei giorni vuoti, poi? Magari un vecchio nostalgico che l’ aveva nel borsellino. O magari qualcuno che la teneva in tasca come porta-fortuna. O forse qualche bambino che la usava come gioco…..Certo la cosa era strana, considerato che in quei giorni tutte le attività erano chiuse e la gente in giro pochissima. E se fosse stato un segno del destino? Chiunque l’avesse persa, l’aveva lasciata lì in bella vista per me. Possibile? Dopo uno sguardo sommario e se vogliamo anche un po' distratto (10 lire……erano sempre e solo 10 lire….ci ero passato…) misi la moneta nella tasca dei pantaloni con un movimento rapido e distratto e salii le scale. Entrato in casa, come d’abitudine, mi fermai salutare mia moglie; le chiesi come era andata la giornata, come stavano le ragazze. La solita routine, pensai. La routine…la rovina delle nostre vite…. Avevo sempre cercato di evitarla, ma inevitabilmente ci cadevo dentro….Come e’ difficile vivere, pensai. Come sono difficili e impegnative le relazioni umane….ci voleva anche questo maledetto virus….. Quindi mi recai in camera per mettermi comodo; una bella doccia, tuta, divanone e via! Ma ecco che, nello sfilare i pantaloni, sentiii un tintinnio ovattato sul pavimento; mi girai e vidi lei, bella , adamantina, che spiccava argentea sul legno nodoso. La 10 lire! L’avevo proprio dimenticata! La ripresi in mano e la guardai con attenzione, ora. Era ancora in buono stato, qualche riga e qualche macchia, ma nessuna ammaccatura. Tenerla in mano mi diede una bella sensazione di leggerezza, di freschezza, forse anche di spensieratezza. Era da tantissimo tempo che non toccavo una vecchia 10 lire. Gli anni passano e dimentichiamo facilmente, purtroppo….. Ma poi, del resto, già molto tempo prima di passare all’euro, le 10 lire erano state snobbate (proprio come i centesimini di oggi), nessuno le voleva. Ricordo bene quegli anni: quando me le trovavo tra le mani, arrivato a casa, me ne liberavo velocemente mettendole in una piccola ciotola che tenevo vicino al telefono fisso che ancora campeggiava su una mensola della sala da pranzo. Dunque, per la prima volta (credo) mi soffermai a guardarne le fattezze. La moneta mi colpì per la sua semplicità. Sul dritto due belle spighe rigogliose, sul rovescio un aratro. Immagini georgiche che mi portarono alla mente ampie distese di campi gialli sotto il sole azzurro, ondeggianti su un terreno ricoperto di terra grassa e fertile che non poneva alcun ostacolo al lavoro dell’uomo. Ricordai quando ero piccolo, la terra dei nonni, le tante corse nei campi, i giochi spensierati, le lunghe giornate che non finivano mai, il pane e salame all’ombra degli alberi e qualche timido assaggio di vino, di quello buono della vigna…. Girai e rigirai la moneta. Poi la mia attenzione cadde sulla data. 1984….. Avevo 17 anni. Ero uno studente del liceo classico, allora…Mentre pensavo, all’improvviso sentii un tuffo al cuore, una sorta di ansia che non era ansia, una sorta di fremito che non era un fremito. Era una sensazione che conoscevo bene. Il ricordo corse alla mia compagna di classe di allora, Emma. Il mio primo vero amore. Lei mi piaceva: era semplice, molto intelligente, una delle migliori della classe, sobria nel vestire, da portamento elegante e pulito. Io, invece… ero io: non certo un adone, non particolarmente appariscente, studioso, dal buon rendimento scolastico, ma piuttosto anonimo, oltre che molto timido. Con le donne ero sempre stato imbranato. Non sapevo mai come muovermi e questo non giocava mai a mio favore, come e’ facilmente intuibile. E anche con lei fu così. Un lungo approccio impacciato che durò tutta la primavera e l’inizio dell’estate. Ad un certo momento mi sembrò che anche lei fosse interessata a me, e non poco. Ma poi la scuola finì e per me fu il dramma. Non ci saremmo rivisti per mesi. Lei mi scrisse. Mi fece capire molto. Io risposi, ma stupidamente non colsi che fosse arrivato il momento giusto. Non so perché accadde, ancora me lo domando. Poi la lontananza fece il resto. Al rientro a scuola niente fu più come prima. Dopo poco, lei si mise con un altro. Era finito tutto. Da allora, nonostante gli anni, sento ancora quell’ansia che non e’ ansia, quel fremito che non e’ un fremito, ogni volta che il ricordo di lei solo mi sfiori la mente. Proprio come ora con quel 1984 impresso su una stupida moneta da 10 lire. Ah, se almeno l'avessi baciata! Ecco la 10 lire. Scusate le foto, sono negato. Buona serata da Stilicho
    3 punti
  10. Direi che l'identità dell'impronta del rovescio sia piuttosto evidente, ancorchè quello di Tetrico presenti una sfocatura decisamente importante... A mio modo di vedere la moneta di Tetrico non è incompatibile con una coniazione, anzi, viste le rotture e le frammentazioni del bordo.... la attenta osservazione del bordo dovrebbe mostrare le caratteristiche spaccature e strappature del metallo sottoposto a coniazione... quindi sembra imprescindibile procedere verso una attenta analisi ( meglio autoptica ) del bordo... ( nel caso opposto si dovrebbe vedere la giunzione delle due conchiglie e i codoli) Ovviamente è nota la tipica usanza nell'epoca ( e anche prima, da almeno Gallieno) di portare i coni del rovescio alla usura più assoluta, fino a far diventare le figure delle ombre informi... cordialmente, Enrico
    3 punti
  11. Via dei caduti 65/90. Devono essere caduti in parecchi... ?
    3 punti
  12. Grazie per aver postato questa moneta. ti invidio. Storia affascinante, quella di Martino, per i suoi ardimenti si guadagnò il favore di Filippo di Taranto, imperator titolare di Costantinopoli e principe d'Acaia, a tal pnto che costui lo nominò con diploma in data del 26 maggio 1315 re e despota dell'Asia Minore e gli diede inoltre Marmara, le Enusse, Tenedo, Lesbo, Chio, Samo, Icaria e Coo, con tutti i diritti regali e con tutte le insegne della regalità. In compenso Martino s'assumeva il carico d'aiutarlo, con cinquecento uomini, a riconquistare il trono di Costantinopoli. Martino con imperterrito zelo proseguì l'alleanza disegnata contro i Turchi da Martin Sanuo nel 1329. Le sue spedizioni contro gli infedeli furono quasi sempre vittoriose. Sembra che, durante i quindici anni di suo governo di Chio, egli ne uccidesse più di diecimila. Dopo avventure ammirabili, liete e tristi, nel 1343 si congiunse ai Crociati che si scontrarono con Omar principe d'Aidin per impadronirsi di Smirne e cadde nella sanguinosissima battaglia del 15 gennaio 1345. E' un vero eroe ligure e mi piace ricordarlo con le parole di D'Annunzio nella "Canzone dei Dardanelli": In regia potestà l'Asia Minore ha Martin Zaccaria, batte moneta, leva milizie e navi, si travaglia a Focea per allume, a Chio per seta, a traffico imperversa e a rappresaglia, stermina Catalani e Musulmani, tutt'armato da re muore in battaglia.
    3 punti
  13. Continui a scrivere sul comportamento della NAC........ma pensi che non l'abbiamo capito. La NAC si è comportata da signori, lo ripotiamo che questa discussione non è contro la NAC.....anzi fa onore di come hanno trattato il collezionista @coinzh. Questa discussione è per i molti collezionisti o raccoglitori, che non partecipano alla discussione, ma che leggono e non intervengono. poiché non hanno le conoscenze come te o me. Anche, un contributo alla Numismatica Classica.
    3 punti
  14. Il desiderio di condividere con Voi questo grosso di Martino Zaccaria nasce anche dalla sorpresa avuta effettuando ricerche nel nostro forum. Digitando “ grosso di Scio” abbiamo 7 discussioni, ma non pertinenti mentre digitando Martino Zaccaria grosso ho visualizzato una bella discussione con @dizzeta il quale afferma che: Certo che .... se fosse, come alludi, e cioè una falsificazione di Chios (o Focea) degli anni che indichi .... avrei raggiunto lo scopo per cui ho iniziato a collezionare: "Trovare una moneta degli Zaccaria" .... ma posso correggere il tiro adesso aggiungendo .... "d'oro"..... così sono sicuro che non accadrà e posso continuare a collezionare tranquillamente la mia bella Genova (e dintorni). Ed allora eccomi qui. La moneta (di cui posto l'immagine presa dal nostro catalogo essendo più completa) è molto similare ad un grosso del Soranzo (1312-1328) oltre che per l'iconografia, in maniera particolare per la lettera P tagliata (non risultano altri dogi veneti che si sono susseguiti con l'utilizzo di questo particolare punzone). Oltre alla legenda si può notare (come affermato dal Dr Schulte in Mazarakis) una differenza sostanziale nello stendardo. Mentre nei grossi veneziani c'è una croce (cosa errata perchè abbiamo evidenziato una molteplicità di segni) nei matapani degli Zaccaria c'è lo scudo. Invece al Rovescio è presente un anelletto, come segno del massaro. Non riesumo la storia di Martino Zaccaria in quanto seppur interessante non ho le competenze del caso e pertanto lascio a voi colmare questa lacuna. Sarà un piacere leggervi.
    3 punti
  15. Non pensi che se fosse stata coniata, la ribavera della cera ( da ore 11 a ore 12,30 , sarebbe rimasta cosi Secondo te questi craterini ( ho evidenziato i più grossi) sono "corrosioni ?
    2 punti
  16. Si segnala un interessante articolo la cui indagine è nata da alcune disposizioni di zecca dove risulta si dovesse coniare una moneta tutt'oggi mai rinvenuta nel mercato numismatico e non censita in alcun testo. Nell'articolo si approfondisce come la circolazione della moneta bassa in Napoli influenzasse anche le monete siciliane e come le politiche economiche portate avanti nella penisola avessero penalizzato l'economia sicula. Sono inoltre approfondite alcune monete dalla dubbia esistenza viste le fonti non sempre affidabili e mai apparse sul mercato (sarebbe interessante vedere le rarità attribuite dai cataloghi). L'articolo è consultabile per intero su Numismatica Sicula, di seguito il link. Numismatica Sicula - Una moneta ordinata e mai rinvenuta
    2 punti
  17. Ciao @sandokan , se fosse stata utilizzata solo la parola "falsa" magari si ci può passare anche sopra, giusto perchè in tanti scambiano il falso per la riproduzione o copia, l'aggiunta *d'epoca* rende di fatto queste vendite ingannevoli perchè d'epoca non hanno nulla, sono semplicemente delle patacche. Queste... chiamiamole così 'ristampe' moderne non sono state di certo concepite per essere spacciate per buone, era lo scopo di un "buon falso" al tempo in cui circolavano le autentiche. Le stampanti hanno sostituito la tipografia, con una filigrana abbozzata e semicredbile purtroppo ormai le riproduzioni dilagano, certe aziende le sfornano come copie perfette e non c'e' nulla di ingannevole, e tanti per pochi euro li comprano. Altri come fransua e martin, comprandone in quantità, si sono spinti oltre, in buona sostanza con una stropicciatura mirata i nostri pseudo-periti li travasano sul mercato come falsi d'epoca. I veri falsi d'epoca hanno un mercato ben preciso, banconote rare e ricercate arrivano a prezzi ragguardevoli, purtroppo il punto di forza di questi pezzi di carta è il bassissimo costo, in tanti si sono comprati la loro bella banconota fasulla spendendo da tre ad una ventina di euro. Forse hanno creduto di fare l'affare? chi lo sa? forse sono consapevoli di aver comprato un tappabuchi? credendo magari che tanto è un falso e quindi vale pochissimo, significherebbe capirne poco o nulla di banconote. Per un vero falso d'epoca della banconota del post #14, per esempio, potrebbero non bastare un migliaio di euro. Fatte in casa come i francobolli a cui accennavi? non credo, ci sarebbe da fare i conti con un certo tipo di carta (anche se dissimile dagli originali) filigrana ecc. le perizie si, sono un 'fai da te' di fattura indecente! I francobolli erano un gioco, giusto per inviarsi una cartolina, giusto per prova, i veri francobolli falsi esistevano veramente, stampati a fogli interi erano prodotti per lucrarci sopra, venduti dai falsari a prezzo ridotto nelle tabaccherie, naturalmente era un reato, e come puoi immaginare hanno un loro mercato, un vero falso passato per posta è consapevolmente collezionato, a differenza del falso artigianale che rimane solo una curiosità, giusto perchè l'automazione delle affrancature ha allentato le maglie dei controlli rispetto tanto tempo fa. Giusto per terminare… cercano il pollo? sicuramente, anche se mi viene in mente un'altra definizione, direi proprio che cercano l'incapace.
    2 punti
  18. Nel panorama delle imitative esiste una varietà di produzione molto elevata. L'importante era creare una moneta riconducibile a una pseudo identità che non necessariamente coincideva con l'imperatore regnante. Chi creava le monete spesso era analfabeta e quindi non era in grado di riprodurre nomi e legende corrette così come chi utilizzava le monete. Pertanto non era un grosso problema la cosa. In più circolavano assieme monete di imperatori passati, di usurpatori gallico e di sovrani regolari quindi la gente era abituata ad avere in tasca una certa varietà di nominativi, quindi non costituiva motivo di sospetto l'avere in mano una moneta ibrida
    2 punti
  19. Molto si è fin qui scritto sull'autenticità o meno di questa moneta e su quanti avendola vista al vero e/o posseduta, abbiano avuto occasione per valutarla in questo merito . Il venditore è stato indubitabilmente più che disponibile verso il compratore, ritirando la moneta pur in assenza, allora, di un parere certo di falsità se, come leggiamo nel post n. 23 " 5. i signori Russo della NAC dopo aver visionato la moneta dal vivo con una lente mi dissero che la moneta può essere falsa oppure autentica e mi dissero che loro la riacquistano se desidero " . Siamo solo un forum che discute, tuttavia chi oggi abbia in mano questa moneta, forse potrebbe proporre un parere che penso sarebbe di importante aiuto .
    2 punti
  20. Mi scuso se arrivo ora in discussione, ho letto questa mattina, sono un po' incasinato tra lavoro e famiglia. La moneta in effetti presenta delle criticità guardando le immagini caricate soprattutto se raffrontata al pezzo venduto da CNG. E' possibile avere un immagine della moneta con il suo colore originale? - GRAZIE Per quanto riguarda Moretti come collezionista e uomo, non si può dire nulla. grande numismatico. Era molto appassionato alla monetazione di Taranto, tanto che un amico mi raccontò che uno dei suoi sogni era quello di raccogliere in collezione tutti i conii conosciuti di questa zecca. Probabilmente quando ti prefiggi questo obiettivo può starci che possa capitare qualche moneta falsa, considerando anche il volume della sua collezione. Poi, che dire, tutti i collezionisti, dopo un po di tempo che guardano le proprie monete, qualche dubbio su qualche pezzo può venire … magari non ne era molto convinto nemmeno lui, ma questo non possiamo saperlo, si può solo ora commentare questo pezzo. Skuby
    2 punti
  21. Nonostante tutto i miei dubbi persistono. Sul lato della moneta vedo una limatura. Ma da questo ricavo solo questo dato: c'è una limatura sul bordo. Resto inoltre convinto della pulizia subita dalla moneta. Questo genere di pulizia, molto in voga nell'ottocento, oggi è considerata un delitto nei confronti della moneta. La riconosco perchè ne ho viste tante in collezioni pubbliche e private. Ci sono anche altri particolari che mi fanno pensare alla genuinità della moneta, ma per essere sicuro dovrei averla in mano. Ho apprezzato molto l'episodio riferito da @coinzh riguardante Alan Walker. E' proprio per questo che vorrei avere la moneta in mano. Certi particolari si possono scoprire solamente così e non c'è foto che tenga. Vi dirò di più. Se Walker ha visto una traccia della N sono propenso a credergli. Ribadisco che la mia no è una sentenza ma solo una serie di dubbi. Arka Diligite iustitiam P.S. Non è la prima volta che mi trovo a remare contro corrente. Vi cito due casi. Un solido di Antemio contro Antwala e tutto il FAC e l'altro il tetra di Catania contro il parere di Piakos. Per me entrambe buone.
    2 punti
  22. In questa questione sono due i punti importanti: - originalità o meno del pezzo - comportamento della casa d’aste del primo ne discute - con perizia - gionnysicily. Del secondo - se permetti - posso fare qualche considerazione io non solo e non tanto perche li conosco ma perche non è banale in un consesso dove altre case d’asta avrebbero preteso perizie e controperizie per accertare la dubbiosità del pezzo prima di procedere ad un ‘eventuale’ risarcimento. ognuno scrive per il proprio ambito di competenza e secondo le proprie impressioni. Punto. secondo il falso sara’ banale per te ( e Simonerst...) ma direi che non lo è stato per molti altri esperti che addirittura hanno espresso dubbi sulla falsità che Coinzh ha portato alla loro attenzione. Giudicare la bontà o meno di un pezzo è sempre un esercizio difficile e insidioso. Non essendoci una macchinetta per farlo ( come per i francobolli) le prove, le conoscenze, le argomentazioni devono trovare il loro posto in un mosaico dove i pezzi si incastrino bene e possano rappresentare la figura che ne viene fuori in modo chiaro e convincente come sembra essere questo il caso con questa moneta... infine - se posso - riguardando la scheda del Ludwigmuseum, ho visto che la moneta proveniva dalle collezioni Seltman, Vlasto (!) e citata ovviamente nel lavoro di FB. Direi che con queste referenze- normalmente - uno dorme sonni tranquilli ?. Poi - come vediamo - tutto è possibile e l’errore ci puo’ sempre stare - pero’ non mi si venga a dire che il falso e’ banale e soprattutto ...’ come hanno fatto a non accorgersene prima ‘ ?.... ?
    2 punti
  23. Mi pare che nessuno ha minimamente pensato ad responsabilità della casa d'aste. Ci mancherebbe.......qui si sta descrivendo che non la NAC , ma vari collezionisti e studiosi, che hanno potuto vedere la moneta e addirittura pubblicata in un libro. Non pensi che fare un pò di chiarezza, giovi a chi come @coinzh, ha dovuto passare mesi, o anni , a frustarsi . Visto che la moneta l'aveva acquistato perché gli piaceva. Qui non è in causa la NAC che puntualmente ha rimborsato e ritirato la moneta. Con la NAC ..... si sa che si può dormire sonni tranquilli. Certamente sono cose che possono succedere. a qualsiasi società. D'altronde resta sempre il famoso motto del grande Roberto.......Il più bravo e , quello che sbaglia meno"
    2 punti
  24. Credo che negli ultimi casi il segno di valore (X) , tra cui quelli che tu citi, fosse usato più per consuetudine che per un preciso scopo, tra l'altro il segno non corrispondeva più al valore reale della moneta. Non si tratta però in nessun caso di sesterzi che per me venivano così contrassegnati in modo da non essere confusi con i quinari quando in altro periodo storico avevano in comune l'iconografia (dioscuri al rovescio e busto di Roma al diritto). Vorrei anche sottolineare un aspetto che ho già anticipato: cioè che se fossimo così consapevoli da intendere il tempo come una dimensione vedremmo che i 150 anni che intercorrono fra il nostro sesterzio e l'iscrizione di Pompei fanno si che i due "oggetti" appartengano a due luoghi distinti e due culture diverse. Un ulteriore aspetto del nostro sesterzio che mi lascia dubbioso è il significato dell'iconografia : credo che molte monete della repubblica oltre ad avere un utilizzo commerciale servissero anche a creare consenso soprattutto nelle aree lontane da Roma, infatti circolando in un territorio vastissimo avevano scalzato quasi completamente le monete locali. Se prendiamo in considerazione alcuni denari o quinari che si rifanno alla cultura celtica come il IIS che stiamo analizzando : ad esempio il denario di saserna postato da scipio dove è raffigurato il volto di un celta con tutte le caratteristiche riconducibili alla sua cultura e un bellissimo scudo celtico a lato, oppure il denario sergius silus nel quale si vede un cavaliere romano che porta una testa mozzata secondo l'usanza dei guerrieri celtici, oppure un quinario di Cesare nel quale si vede un celta catturato e legato sotto un trofeo ma a differenza degli altri prigionieri sempre con atteggiamento orgoglioso e indomito. Bene queste monete anche se citano episodi a volte violenti o dolorosi fanno un uso dell'iconografia volto a creare vicinanza mai distacco fra le culture che avrebbero in seguito formato l'impero. Ecco il nostro sesterzio mi sembra volto più a colpire con elementi ben studiati, e lo scopo per me rimane sempre quello: una cifra..
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  25. Ma chi non conosce fransua diupon ... ma non si dovrebbe chiamare François Dupont ? Comunque si, ormai non ci faccio più caso, ma in passato andavo spesso a controllare le aste scadute per questi pezzi di carta ed i compratori c'erano eccome.
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  26. Buongiorno a tutti gli amici del forum, dopo aver discusso sui 10 mon "Hōei Tsūhō" e 4 mon "Kan'ei Tsūhō" nella sezione Zecche straniere, e preso spunto dai commenti di @tiziano.goffi e @gennydbmoney, oggi parlerò della moneta più iconica del periodo Tokugawa: i 100 mon "Tenpō Tsūhō". Perché scrivo questa discussione qui? Per rispettare la cronologia del tempo descritta nella sezione Zecche straniere visto che ricopre un arco che parte dal Rinascimento e finisce all'età della Rivoluzione, non adatto per una moneta che iniziò il suo percorso nel 1835. Emblema del clan Tokugawa Dalla caratteristica forma ovale, i 100 mon sono una delle monete giapponesi più apprezzate e collezionate, e addirittura in Giappone vengono vendute anche come portafortuna. Le caratteristiche spesso cambiano in base alla zecca, ma mediamente buona parte degli esemplari hanno una lunghezza di circa 49 mm, una larghezza di 32 mm, uno spessore di 2,6 mm e infine un peso di 20 - 21 grammi. Generalmente la moneta era costituita dal 78% in rame, 12% in piombo e 10% in stagno. Al dritto della moneta si notano i caratteri 天保 (Tenpō), quindi un riferimento all'era in cui questa moneta è stata coniata, mentre sotto 通寳 (Tsūhō) che significa "tesoro circolante". Al rovescio invece si evidenziano i caratteri 當百 (Tō Hyaku) che significa "uguale a 100", mentre sotto si nota la firma del funzionario della zecca Hashimoto Mitsuji, un membro del clan Gotō che controllava la zecca di Kinza. Una breve storia della moneta...All'inizio del XIX secolo lo shogunato (Bakufu) entrò in profonda crisi economica. Nel 1835 il governo Tokugawa iniziò a emettere la moneta da 100 mon per cercare di risolvere il suo deficit fiscale, ma a causa del declassamento del rame nella moneta da 100 mon (5½ volte rispetto a una moneta Kan'ei Tsūhō da 1 mon) cominciò un'inflazione cronica dei prezzi delle materie prime. Nonostante ciò il Tenpō Tsūhō continuò ad essere prodotto per tutta la durata del periodo Edo, e il valore di mercato effettivo era significativamente inferiore al suo valore nominale (nel 1869 fu stimato a soli 80 mon). Verso la fine dello shogunato la moneta era la denominazione mon più comunemente circolata, rispettivamente del 65%. Tra il 1835 e il 1870 furono prodotte in totale 484.804.054 monete da 100 mon Tenpō Tsūhō. Ora la parte più interessante...L'identificazione della zecca! Personalmente devo dire che non è tanto facile, ma non impossibile. Il punto fondamentale per identificare la zecca è quello di controllare gli "shirushi", marchi a forma di fiore di sakura (il bellissimo ciliegio giapponese) presenti normalmente sul lato destro e sinistro della moneta. Gli stampi hanno varie forme e dimensioni a seconda della zecca. La grandezza della moneta, la lunghezza, la larghezza, lo spessore, il peso, il diametro del foro e la distanza A tra il carattere TEN (天) e HŌ (寶) sono sempre fattori chiave per identificare una zecca, quindi munitevi di righello, calibro e bilancia di precisione. Fortunatamente l'utente principale della sezione monete giapponesi del sito numismatico Zeno.ru ha fatto una guida disponibile per tutti molto utile per identificare la zecca. Questo è il link della prima versione di guida (http://charm.ru/coins/jp/Tenpo Tsuho.htm) mentre la seconda, decisamente più completa e consigliata, è un file PDF e per visualizzarlo cliccate sopra la scritta blu Guide for attribution of Tenpo Tsuho (https://www.zeno.ru/showgallery.php?cat=1463). Facciamo un piccolo esempio di identificazione... Questo è il primo 100 mon che ho acquistato. La moneta ha una lunghezza di 49 mm, una larghezza di 32 mm, spessore di circa 2,5 mm, pesa circa 21 grammi, ha un diametro del foro di 7 mm, la distanza A è di circa 41,1 mm e presenta uno shirushi simile a questo (si vede abbastanza bene nell'altro lato della moneta). Consultando la seconda guida, e considerando tutti i dati a disposizione, si arriva alla conclusione che la moneta in questione è un'emissione ufficiale dello shogunato (Bakufu-sen 幕府銭) coniata a Edo (Honza 本座, Kinza 金座, Asakusabashi 浅草橋, Edo 江戸) nel periodo Kōka 2 (1845). Le monete più comuni provengono proprio da Edo e valgono poco, ma come potete ben vedere dalla guida esistono altre zecche (Satsuma, Yamaguchi etc), alcune anche abbastanza rare come le monete di colore rosso rame della zecca di Akita. Da notare nella guida che lo "shirushi" del Bakufu è valido anche per la zecca di Osaka e Sado (altre zecche governative), ma grazie ai dati ponderali della moneta e delle altre caratteristiche l'identificazione è risultata più semplice. Il libro "Early Japanese Coins" di Hartill ne elenca otto varietà, tuttavia considerando anche le zecche ancora sconosciute e misteriose si presume che ne esistano in totale almeno 180. Ma se la moneta non presenta nessun segno di zecca? In quel caso non per forza si tratta di un falso, ma potrebbe essere un'emissione di una zecca sconosciuta o una rara moneta madre. Le monete madri, dette anche monete da seme, erano quelle utilizzate durante le prime fasi del processo di fusione (per le monete da 100 mon provengono tutte dalla zecca di Edo). Fate attenzione che anche i 100 mon sono falsificati, specialmente quelli più rari. Il mio consiglio è quello di evitare i 100 mon che presentano uno stile decisamente grossolano, e sopratutto chiedete sempre i dati ponderali e una foto dei marchi di zecca. Date uno sguardo anche al sito Zeno.ru visto che ci sono abbastanza discussioni sulle monete da 100 mon. Successivamente posterò un link di un sito giapponese che mostra delle foto di molti segni di zecca presenti nella guida, e in futuro aggiungerò anche le informazioni di un altro mon ovale importante: i 100 mon delle isole Ryūkyū (Ryūkyū Tsūhō) . A presto e buona giornata a tutti! Xenon97 PS: il link per visualizzare i vari tipi di shirushi (grazie infinite Tiziano!) http://kosenmaru.sub.jp/tenpo8.html
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  27. Buongiorno chiedo informazioni su questa moneta di Milano sicuramente contraffatta perché suberata Ludovico XII re di Francia grosso regale da 3 soldi la mia pesa 2,72 gr diametro 20 mm si conoscono altri esemplari contraffatti ?ringrazio chi mi può dare informazioni buona giornata
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  28. E comunque mi dispiace se i neofiti si confondono, non era questa la mia intenzione. Ma credo di poter dire anch'io il mio parere. L'origine della moneta deve far parte del giudizio, almeno per la determinazione dell'epoca di riferimento. Un conto è giudicare una moneta che è conosciuta da più di cento anni e un altro una moneta comparsa ieri. Infine, ribadisco e finisco, le mie domande resteranno tali perché non credo che potrò vedere la moneta personalmente. Arka Diligite iustitiam
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  29. Buonasera a tutti !!! Premesso che vanno rispettate tutte le opinioni anche se possono non essere condivise, tuttavia, credo che non si possono ignorare, visibili anche su buone foto, certi elementi essenziali ed oggettivi che sono la base per un giudizio di autenticità o meno di una moneta, ignorare questi dati è come sconfessare quelli che sono stati da sempre i parametri fondamentali per riconoscere i falsi Il dubbio è accettabile ed ammissibile solamente se supportato da elementi validi che ne possano rafforzare la sostenibilità,altrimenti, serve solo ad ingenerare confusione e creare perplessità in quegli utenti poco esperti che vogliono capire se la moneta è autentica o meno. Ciò detto, vorrei fare un excursus storico su come venivano fabbricati in antichità i tondelli, soprattutto quelli di area siciliana; questi, venivano fusi in degli stampi multipli collegati tra di loro da canaletti,i tondelli ottenuti naturalmente avevano dei codoli di metallo che presentavano forme grossolane e poco rifinite a causa del canaletto grezzo, questi venivano poi lavorati per aggiustare sia il peso della moneta che la loro forma. I secoli e la giacenza nel terreno,elementi fondamentali, hanno poi contribuito ad ammorbidire i contorni di questi codoli facendoli diventare morbidi e più soft, come si può osservare dalla foto uno Qualche volta venivano schiacciati dal conio facendogli assumere delle forme quasi triangolari e piatte. Discorso diverso per un codolo di fusione soprattutto del secolo scorso, che se non rifinito,presenta un taglio netto,deciso con bordo sbavato a causa della limatura ed al tatto è tagliente quasi come una lama di coltello,come si può osservare dalla foto due, questo non può presentare quelle caratteristiche soft e di morbidezza perchè quì i secoli ed il terreno non ci hanno lavorato sopra. La totale mancanza di una lettera non è compatibile con processi di coniatura ma è riconducibile a quello che ha detto @gionnysicily in un post. il conio è quello illustrato nel post come si può notare dalla rottura di conio o difetto di incisione sotto la lettera " A " quindi non credo che esista un conio autentico con la " N " mancante. Questi elementi descritti sono la sintesi di quanto esposto all'inizio, molti esperti del forum sanno riconoscerli ma hanno preferito astenersi nel dare il loro contributo,naturalmente la loro decisione va rispettata. In fondo stiamo discutendo solo su una moneta,nessuno vuole assolutamente colpevolizzare dei " Grandi " della numismatica che hanno dedicato la loro vita a studiare per scrivere dei testi,se mi permettete un esempio,siamo di fronte alla fuga di una gallina da un recinto in cui sono rinchiuse migliaia di galline e questa fuga non può assolutamente sminuire il lavoro di " Questi Grandi " che con il loro lavoro ci hanno permesso a tutti di crescere dal punto di vista numismatico. Io termino qui i miei interventi in questa ed in altre discussione, spero che il mio intervento sia stato chiaro e possa essere di aiuto ai meno esperti, per il futuro e per il resto invece, non ho voglia ne di gridare al vento ne di lottare contro i mulini a vento come Don Chisciotte. Buonanotte a tutti
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  30. Direi piuttosto Lucca, intravedo il volto santo
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  31. Buonasera, credo che purtroppo non possiamo interessarci alla sua moneta, la cui provenienza seppure lontana nel tempo è illecita. La moneta andrebbe consegnata alla competente soprintendenza. Mi sembra utile ricordare 1) che il decorso del tempo non prescrive la violazione e 2) che non solo il ritrovamento ma anche la detenzione è perseguibile. HIRPINI
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  32. Sì, ma quali foto? Le foto ad alta risoluzione del microscopio ottico sono ben lontane da quelle del microscopio elettronico che usa come sorgente di radiazioni gli elettroni. Gli elettroni hanno una lunghezza d´onda di gran lunga minore rispetto a quella dei fotoni e dato che il potere di risoluzione di un microscopio è inversamente proporzionale alla lunghezza d´onda della radiazione che utilizza, con gli elettroni si raggiunge una risoluzione parecchi ordini di grandezza superiore. Nel microscopio elettronico a scansione il fascio di elettroni non è fisso ma viene fatto scandire, cioè fatto passare sul campione in una zona rettangolare, riga per riga, in sequenza. Dalla superficie del campione vengono emesse numerose particelle fra le quali gli elettroni secondari che vengono catturati da uno speciale rivelatore e convertiti in impulsi elettrici e poi in immagini. Accessoriato con un rivelatore a dispersione di energia EDS, lo strumento SEM-EDS permette inoltre di effettuare l’analisi chimica (microanalisi) misurando l’energia e la distribuzione delle intensità dei raggi X generati dal fascio elettronico sul campione. Ad es., se pensi che in un punto della moneta ci sia del cloruro d’argento, la microanalisi ti dà la composizione percentuale dell’argento e del cloro in quel punto e se corrisponde a quella del composto chimico AgCl, l'ipotesi è dimostrata.
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  33. Una constatazione dopo 70 interventi pubblicati . Fin qui abbiamo 1 utente che ha proposto elementi a sostegno della sua tesi di non genuinità della moneta , sui quali hanno convenuto 2 o 3 altri utenti . Nessun utente che abbia proposto elementi a sostegno di una opposta tesi di originalità della moneta . Naturalmente ribadendo che sono in osservazione fotografie della moneta .
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  34. Condivido al 100%. Il dubbio è l’inizio della saggezza – Dubium sapientiae initium. -- Cartesio apollonia
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  35. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: Diametro: Metallo Presunto: gentilissimi signori mi sapreste conferfermare l,autenticità di questa moneta e posibile valore? grazie
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  36. Non si può dire, perché a seconda dei gusti queste monete possono essere guardate con interesse o con rifiuto. Anni fa restituii al negozio numismatico dove l'avevo comprato, un aureo di Carlo V d'Asburgo re di Napoli in condizioni SPL+, con una precisa doppia battitura della legenda a sinistra. Poi mi sono pentito di averlo perduto, in effetti era a tutti gli effetti un pezzo unico, una "curiosità" anche gradevole, dal punto di vista estetico niente male, anzi... Ma mi preoccupava molto il pensiero delle difficoltà che avrei certamente incontrato al momento di volerlo scambiare o rivendere. Anche per le monete moderne l' "indice di gradimento" se così si può dire, può dipendere dall'entità dell'effetto risultante dalla doppia battitura: che può essere deturpante, ed è un conto, o ininfluente, ma anche sorprendente, come un 20 lire "elmetto" del 1928, che mi sembra di avere visto su questo Forum, che al rovescio aveva esattamente un fascio littorio e mezzo. Quello era molto interessante e sicuramente dotato di un qualche plusvalore. In ogni caso la doppia battitura non è un "difetto". HIRPINI
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  37. I do understand the disappointment of @coinzh. As a collector you normally should not have to deepen your knowledge in detecting fakes; it is supposed to be the work of the auctioneers/dealers. That's why you are paying 20-25% of fees in auctions. However many collectors have ended up being very cautious and developed themselves some competence on this. And it is not only about fakes. There are also many authentic coins with interventions and repairs that cannot be easily detected. I avoid coins that I am not familiar with. I do not buy bronze coins; I only got one bronze from Aitna that passed from several auction houses and ended up being a fake (discussed in this forum). I have a specialisation in Athenian tetradrachms. I see that most of the auctioneers do not care to distinguish the STARR IV and V groups from mass coinage, which is something really trivial. What would one expect for coins which are more rare? New auctioneers pop-up everyday in the online platforms, especially biddr. Does anyone check if they are qualified? Of course not. Biddr and others call themselves "advertising platforms" or "intermediaries" and assume no responsibility. You can see in biddr auctions full of coins coming from the same area (alepo/ syria/turkey) which are either newly excavated or looted from museums. Does anyone care? Probably not. The business is flourishing and extremely profitable. Another issue is the "provenance". A few dealers/experts/advisors have achieved to spread the idea that all defects of a coin can be pardoned as long as there is a provenance. Then you see ugly coins with a provenance achieving extremely high prices. One day the provenance madness will stop and the collectors will get stuck with pedigreed coins which are full of scuffs/scratches/graffitos which they overpaid and hardly anyone will be willing to pay that much. For example the Tarentum coin in this post. It is from Vlasto so it has probably the best provenance possible. Other than that what is so special about it? Is it so rare? I doubt as you can find a few others in acsearch. Let's assume for a moment that it is genuine. It is full of deep intentional scratches (I think there is even a graffito covered by the scratches) and porosity. The details are worn. Why would you pay so much for it? Isn't "provenance" a new trick the dealers invented to increase the prices of coins which would otherwise not attract (any) attention? Capisco la delusione di @coinzh. Come collezionista non dovresti normalmente approfondire le tue conoscenze nell'individuare i falsi; si suppone che sia opera dei banditori/concessionari. Per questo motivo paghi il 20-25% degli onorari nelle aste. Tuttavia molti collezionisti hanno finito per essere molto cauti e hanno sviluppato una certa competenza in materia. E non si tratta solo di falsi. Ci sono anche molte monete autentiche con interventi e riparazioni non facilmente individuabili. Io evito le monete che non conosco. Non compro monete di bronzo; ho ricevuto solo un bronzo da aitna che è passato da diverse case d'asta ed è finito per essere un falso (discusso in questo forum). Sono specializzato in tetradramme ateniesi. Vedo che la maggior parte dei banditori non si preoccupano di distinguere i gruppi STARR IV e V dalle monete di massa, il che è qualcosa di veramente banale. Cosa ci si aspetterebbe per le monete più rare? Le nuove case d'aste compaiono ogni giorno nelle piattaforme online, soprattutto biddr. Qualcuno controlla se sono qualificati? Certo che no. Biddr e altri si definiscono "piattaforme pubblicitarie" o "intermediari" e non si assumono alcuna responsabilità. Nelle aste di biddr si possono vedere monete provenienti dalla stessa zona (alepo/siria/tacchino) che sono state appena scavate o saccheggiate dai musei. A qualcuno interessa? Probabilmente no. L'attività è fiorente ed estremamente redditizia. Un'altra questione è la "provenienza". Alcuni commercianti/esperti/consulenti sono riusciti a diffondere l'idea che tutti i difetti di una moneta possono essere graziati finché c'è una provenienza. Poi si vedono monete brutte con una provenienza che raggiunge prezzi estremamente elevati. Un giorno la follia della provenienza si fermerà e i collezionisti si ritroveranno con monete con pedigree che sono piene di graffi, graffi e graffi che hanno pagato troppo e quasi nessuno sarà disposto a pagare così tanto. Per esempio la moneta di Taranto in questo post. Viene da Vlasto, quindi ha probabilmente la migliore provenienza possibile. A parte questo, cos'ha di così speciale? È così rara? Ne dubito, come se ne trovano poche altre nella ricerca. Supponiamo per un momento che sia autentico. È piena di profondi graffi intenzionali (credo che ci sia anche un graffito coperto dai graffi) e di porosità. I dettagli sono usurati. Perché paghereste così tanto? La "provenienza" non è un nuovo trucco che i commercianti hanno inventato per aumentare i prezzi delle monete che altrimenti non attirerebbero (nessuna) attenzione?
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  38. Grazie per tutte le info al riguardo. Ero solo dubbioso dell' autenticità perché è una moneta che desideravo da tempo.
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  39. 65 è dispari e 90 è pari: non dovrebbero essere uno a destra e uno a sinistra della strada? Probabilmente nella zona falsi falsi d'epoca si deve prendere il cavalcavia per raggiungere la sezione marche da pollo.
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  40. Nella seconda stellina leggo 88.
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  41. 1861 Repubblica El Salvador - 1 Reales Rivalidata su moneta della Repubblica del Guatemala
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  42. @numa numa Entrambe le discussioni sono ancora leggibili su forum concorrenti. La vicenda del solido di Antemio era molto particolare e la modalità di ritrovamento faceva propendere tutti verso la falsità. Io, memote del consiglio di un grande numismatico - ''guarda la moneta, non ascoltare le storie'' - lo ritenevo genuino e credo di averlo dimostrato, anche grazie al monogramma trovato poi in altri esemplari. Con Antwala poi abbiamo avuto modo di ''scontrarci'' anche sulle famose bolle nelle monete longobarde. Arka Diligite iustitiam
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  43. E' uno spazio minimale (considera la ridotte dimensioni della moneta) e comunque una delle due asticelle della "V" è perfettamente in linea con il puntale di freccia (o pilum?)
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  44. Se una moneta è coniata da un conio, difficilmente può scomparire una lettera. un conio sporco, potrebbe non imprimere del tutto la lettera, ma qualcosa la si noterebbe. Qui non c'è traccia, nemmeno se la inclini ........e non è stata asportata, anche perché non ha una logica asportare una lettera.
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  45. La moneta non ha subito nessuna pulizia. I piani sono un accumulo di microbolle da fusione, solo le parti in rilievo sono meno ricche e nel tutto, una patinatura artificiale. Non si evidenziano corrosioni, non si evidenziano espansioni di metallo, non si evidenziano tracce di cloruro d'argento e potrei continuare. Poi il modellato......... allego un confronto con una genuina coniata, con tracce di corrosioni , con tracce di cloruro, i piani perfetti, cosi i bordi.
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  46. Pero’ Laminiera.it è veramente simpatico ? per la migliore classificazione di tutte le varianti attualmente repertoriate per i quattrini di Guidubaldo per le zecche di : Urbino Casteldurante Fossombrone consiglio il testo del Cavicchi, Monete del Ducato di Urbino da Guidantonio di Montefeltro a Francesco Maria II della Rovere. Associazione Pro Urbino 2001.
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  47. allora..... ci sono diversi modi di approcciarsi alla "questione valore" delle monete del tardo antico.... - un modo è quello ad esempio dei "tedeschi" .. e non solo... ad esempio Hahn, Metlich etc . questo approccio parte dall’intento “positivistico” di poter dare un senso a tutto…. Così ci troviamo pagine e pagine di relazioni e interrelazioni tra i vari metalli, tra le monete, tra i “valori” cambi di rapporti in libbre etc etc etc leggendo il MIBE e MIBEC mi pare di leggere le mirabolanti avventure di chi vuole quadrare un cerchio usando una bacchetta di gelatina…. - abbiamo l’approccio rassegnato di chi rinuncia a qualsiasi spiegazione - e abbiamo l’approccio di chi tenta di comprendere ciò che possiamo sapere, senza proporre costruzioni universalistiche che alla fine hanno in parte fatto il male della numismatica (vedi il tema della siliqua e di Mommsen che riteneva non potessero esistere unità di valore non realmente coniate)…ad esempio Carlà, giusto per fare un nome Io non apprezzo per nulla quello che ho definito “modello dei tedeschi” perché troppo macchinoso, poco pratico e certamente incomprensibile per l’utilizzatore contemporaneo (questo lo dico per dare un quadro personale a ciò che scriverò, perché poi la verità assoluta non ce l’ha nessuno, e comprendere il parere di chi scrive, a monte, è assai utile) Partiamo da ciò che sappiamo e da ciò che non sapremo… 1 – la monetazione Ostrogota è figlia di quella romana tardoantica – di questa monetazione non conosciamo nulla per quanto riguarda i concambi, l’argento era quasi non coniato, il bronzo coniato in una sola denominazione, e qualsiasi speculazione sulla novella 16 di valentiniano III è certamente inutile perché superata da mezzo secolo. 2 – la monetazione Ostrogota è in parte “figlia” e in parte forse ispiratrice della riforma di Anastasio, quindi da questo non si può prescindere, MA in oriente l’argento non è quasi per nulla coniato, mentre nell’Italia ostrogota (e nell’Africa vandala) è una base fortissima del coniato 3 – se ci sono molte monete che esprimono il “valore”, dell’argento non sappiamo nulla, né dell’AE4 4 – sappiamo che Giustiniano in Italia, subito dopo il 553 conia frazioni argentee da 250 CN – 125 PKE e 120 PK nummi (?) e che queste monete erano con buona probabilità in una qualche continuità ideologica con il metodo di calcolo Ostrogoto….presumibilmente Tutte le valutazioni tratte dal “peso” e da una serie di calcoli sono a mio avviso talmente “perverse” da portare Arslan a definire il valore di 15 nummi per una moneta che riporta chiaramente la X …. Moneta che peraltro valeva 10, poi 15….poi… Per non parlare dell’AE4 il cui valore è 1, 2, a volte 2,5 o 3…. Il tutto in 60 anni …. E poi quelli che considerano la percentuale di rame rispetto a quella di piombo etc…. Sappiamo che il solido e il tremisse avevano un “prezzo” più che un valore, e questo variava nel tempo…e soprattutto era invariabilmente in denari di conto… questo è chiaro per esempio quando i debiti e i crediti vengono sempre riportati in frazioni, anche infinitesimali, di solido o tremisse….perchè questo era l’unico modo per garantire il creditore in caso di inflazione galoppante….se mi devi 1/250 di solido, se tra un anno l’inflazione uccide il circolante minuto, il mio credito è comunque garantito e aggiornato… Sappiamo che alcune monete riportano valori in nummi, 5, 10, 20 etc …. Ma quanto valesse il “nummus” non è dato saperlo…. Era ancora 6000 denari di conto? Era 12500 denari di conto … chi lo sa…. L’AE4 quanto valeva? 5 nummi? Come forse l’AE4 del 498 di Anastasio? 2,5 nummi come forse l’AE4 post 512? E chi lo sa….? L’argento era in rapporto fisso con le monete in bronzo ed era prezziato 125 e 250 nummi, e sulla base di questi due numerali si riduceva nel peso perché l’inflazione aumentava il valore delle monete ? possibile…. Mi spiego…. Se la moneta d’argento ha un valore fisso, ad esempio 125 nummi (ipotizzo…) e ho dei bronzi con il valore impresso, essendo l’argento un metallo prezioso soggetto alle leggi di mercato, all’aumentare del prezzo, cala la dimensione della moneta d’argento…che peraltro non riporta però il suo valore…. Quindi, ammesso di poter trovare la quadra, questa difficilmente sarà valida per tutti i 60 anni del regno, perché 60 anni sono quelli che passano dalla riforma di Diocleziano del 301 (che raddoppia il valore del “nummo” da 12,5 a 25 denari, e la riforma di Giuliano, quando c’erano già state monete dal valore di 1000 denari di conto (nel 348)…. Non so se mi spiego…. Il grande dubbio e il grande ignoto riguarda le monete di conto Il nummus era probabilmente una moneta di conto e non coniata Il follis fu una moneta di conto pari a 12500 denari di conto prima di diventare una moneta reale e storicamente nominata così sotto Anastasio Quindi, per rispondere in modo semplice e chiaro alla vostra domanda… NON LO SO
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