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La notifica, probabilmente è sopraggiunta alla pubblicazione del tetradramma di Gela, nell'asta Bolaffi del 05/dicembre/ 2013, la stessa giornata dell'asta. La Soprintendenza, con firme determina "interesse Archeologico particolarmente importante, ai sensi del.................."9 punti
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Ho ritrovato in un vecchio computer quel file che ci divertimmo a compilare molti di noi utenti, ripeto ( oltre ad essere molto artigianale, però se c'è qualche utente bravo gli posso girare in word),come dissi all'epoca, non ha pretese scientifiche e risente, ovviamente, del fatto che siano passati credo 5 anni. Lo preparai soprattutto come riassunto di questa discussione, anche se fu abbastanza scaricato. SalutI Eliodoro imperatori rari.pdf8 punti
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Certo che sarebbe "ECLATANTE " una notifica per un Bene Culturale FALSO ................ Stando ad una attenta osservazione, (purtroppo da me), Mia opinione, che si tratta di un FALSO, riprodotto tramite il galvano elettrotipo. I dettagli, sono perfetti come la copia galvanica, stessa usura, stesso etnico, ruota quadriga ed esergo ecc. ecc.7 punti
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Nell’arco di circa un secolo il rinvenimento è stato oggetto di accesi dibattiti tra gli studiosi sia per l’anomala composizione sia per l’inusuale assenza della zecca locale (Taranto). Dalle rocambolesche avventure di una nave da carico che, partita da Focea, avrebbe toccato le coste traco-macedoni, l’Africa, la Grecia, la Sicilia e la Magna Grecia, riportandone le diverse valute (Babelon) alla provenienza delle monete “non da un unico ripostiglio ma la frazione di diversi, gabellati agli acquirenti francesi come una sola unità” accertata da una “rigorosa inchiesta” della Soprintendenza di Taranto (P. ORSI, in AMIlN, 3, 1, 1927, 29) fino alla negazione dell’attendibilità stessa del rinvenimento, inteso come complesso “creato in sede antiquaria con nuclei di materiale di differente provenienza” (L. BREGLIA, I rinvenimenti di monete ateniesi in Sicilia e in Magna Grecia, in La Circolazione della Moneta ateniese in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del I Convegno deI Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli – 1967 (suppl. AIIN, 12-14), Roma 1969, 3-32. Sulla stessa linea: A. STAZIO, Considerazioni sulle prime forme di tesaurizzazione monetaria nell'ltalia meridionale, in Proceedings of the 9th ING, Luxembourg - Louvain-la-Neuve, 1982, 53-70; ID., Monetazione greca e indigena nella Magna Grecia, in Forme di contatto e processi di trasformazione in Magna Grecia, Roma 1983, 963-978). Alla svalutazione dell’unitarietà del complesso, anche attraverso l’osservazione della marcata l’estraneità dei pezzi rinvenuti – ad eccezione del numerario di Atene e di Corinto – alla circolazione monetale in Occidente, è seguita, più di recente (e convincentemente) l’interpretazione dell’accumulo come contesto chiuso pertinente alle attività di un “sanctuary or bankers' hoard” (R.R. HOLLOWAY, Remarks on the Taranto hoard of 1911, “Revue belge de Numismatique”, CXLVI, 2000, 1-8 con bibl. prec.). Tornando al pezzo in esame, si osserva la corrispondenza con uno degli appena due esemplari di Crotone (su più degli 80 stimati) descritti ed illustrati da Babelon (p. 28 e pl. V, 5). Da Taranto il pezzo (insieme ad altri 28) migrò a Parigi (coll. Robert Jameson, n. 1879) ed anche alla svelta visto che già Babelon (p. 28) ne annota la provenienza dalla collezione Jameson. Successivamente la moneta confluì nella splendida raccolta che il Dr. Mirsky (1900-1974) aveva realizzato in progresso di tempo – a partire dal secondo dopoguerra fino al 1959 - attraverso acquisti effettuati presso numerosi collezionisti, tra i quali De Falco e Santamaria. Con lascito testamentario la collezione fu poi donata all’Università di Rockefeller, presso la quale Mirsky era stato docente dal 1927 svolgendo un’intensa e proficua attività scientifica nel campo della ricerca biochimica. Dopo oltre trent’anni dalla sua scomparsa la collezione venne venduta nell’asta Gemini (VII, 2011, 65). L’esemplare di Crotone appartiene alla prima fase della coniazione incusa, a tondello largo e sottile, priva di simboli aggiuntivi al tipo principale. Il peso (gr. 8,86), sebbene alquanto elevato per lo standard acheo-corinzio, ben riflette l’oscillazione ponderale che si riscontra nello stadio iniziale della monetazione, risultando pienamente coerente con l’ottimale preservazione del pezzo.6 punti
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Regno d'Italia - 10 Centesimi 1862 Re Vittorio Emanuele II° in un ritratto fotografico di André Disdéri risalente al 18614 punti
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Scusatemi, se sono un po' tranchant, ma se per gli archeologi della soprintendenza la moneta è ok, tanto da essere notificata e definita bene culturale, la si venda allo stato ed il problema è risolto.4 punti
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Preso all'ultima Asta Artemide, Federico con capelli lunghi e sigla T, molto raro4 punti
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Caro Giovanni @gionnysicily , Vorrei poterti abbracciare, ma gli oltre mille km ed il virus non lo permettono, perciò ti ringrazio con un abbraccio virtuale di gratitudine per i tuoi post generosi di informazioni. Nella speranza di alimentare la discussione, qualunque sarà l’esito, ecco la meraviglia, una superba opera numismatica che “purtroppo” (ma neanche troppo) è custodita nel monetiere di Londra dal lontano 1859, acquisita dal secondo Barone di Northwick, John Rushout (1770-1859), da Sotheby’s. Notiamo che, oltre la Nike, al dritto è presente un elemento di notevole interesse, ed unico a quanto ricordo nella monetazione geloa, posta tra gli artigli dell’aquila vediamo una serpe.3 punti
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Selezione di materiali dal ripostiglio di Taranto 1911 (fonte: https://www.ancient.eu/image/5945/the-taranto-hoard/)3 punti
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Dopo oltre un secolo dalla scoperta torna in asta un incuso di Crotone proveniente da uno dei più discussi rinvenimenti monetali dell’antichità: il “rispostiglio” di Taranto 1911 (IGCH 1874). Nomos AG, Auction 21, 21/11/2020, 53 BRUTTIUM. Kroton. Circa 530-500 BC. Stater (Silver, 28 mm, 8.86 g, 12 h). ϘΡΟ Tripod, with legs ending in lion's paws, and with three handles and snakes rising from the bowl, on dotted exergual line; cable border. Rev. Same type, but incuse; rayed border. HN III 2075. Jameson 1879 (this coin). SNG ANS 234. A very attractive, nicely toned example of great beauty. Minor die fault in the reverse field to right, otherwise, extremely fine. From the collection of the Rockefeller University and that of Dr. Alfred E. Mirsky (originally acquired prior to the 1950s), Gemini VII, 6 January 2011, 65 (but there misidentified as being HN III 2085 with both a crab and the ethnic on the reverse, neither of which, quite clearly, can be seen on this coin!), from the Jameson Collection and from the Tarentum find of 1911. Il tesoro venne alla luce il 22 giugno 1911 in località Borgo Nuovo, area in cui si tende a collocare l’acropoli della città. Ne facevano parte circa 600 esemplari d’argento contenuti in un vaso - tra cui monete della Grecia, della Magna Grecia e siceliote oltre a circa 6 kg d’argento non monetato – distribuiti entro margini cronologici alquanto ristretti, dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C. Di seguito la descrizione del rinvenimento fornita dal Kraay (IGCH, n. 1874):2 punti
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Ciao a tutti! Oggi continuo la mia carrellata di medaglie catastrofiche dedicate all'iperinflazione tedesca del '23 con tre sorelline, che fanno il punto della situazione in un arco temporale di soli 30 giorni. Non le ho prese "sciolte", ho preferito spendere qualche euro in più e prenderle con il cofanetto originale: Le medaglie sono in ottone (10,4 g / 32 mm) e con l'iscrizione sul D "Des Deutschen Volkes Leidensweg" (La passione del popolo tedesco - [ndr. vedi: "Passione di Cristo"]) e con una famiglia affranta: la madre prostrata dal dolore, un bambino denutrito a fianco di un uomo inerme. Sullo sfondo un roveto. Si possono riconoscere due sigle: MM per Mittweidaer Metallwarenfabrik (Fabbrica di articoli in metallo di Mittweid, città della Sassonia) e ESTL, che purtroppo non so bene associare a qualcosa o qualcuno se non all'incisore Emil Mitlehner il retro di delle prime due (Primo ed 15 di Novembre 1923) ha i prezzi per una libbra di pane, una di carne ed un bicchiere di birra: il retro dell'ultima (Primo Dicembre) ha i prezzi per una libbra di pane, di carne e di un Goldmark, la futura "valuta forte" che farà finire una tragedia per crearne un'altra, ben peggiore. Bellissima la figura allegorica in esergo: la barca sta affondando! Alla prossima, Njk PS: Attenzione: nel testo sono presenti inserimenti di prodotti a fini non commerciali ma didattici! Un saluto a @simone2 punti
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Bel nominale e soprattutto raro a trovarsi in buona conservazione. Io dopo anni sono riuscito a mettere in Collezione la "sorellina" più piccola del 1784.2 punti
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E qui, casca l'asino........nessuno potrà mai ritoccare un conio creato da un ARTISTA di 2.500 anni fa. Meno male per noi.........2 punti
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Ciao @rufis, se avessi avuto un pò di pazienza.....Il BRAVO @Archestrato, mi ha preceduto alla ricerca del tetradramma del BM. Come potrai osservare ( con pazienza....cosi impari meglio) il tetradramma di Gela.... ESISTE ed è perfettamente quello del galvano che ha girato ( come Elettrotipo da studio) in due aste, Roma Numismatica e Savoca di Munchen. Tetradramma raro, sicuramente da un artista incisore anonimo della zecca di Gela. @Archestrato nel suo ultimo post, ha esaltato l'arte incisoria del bel tetradramma, attenzionando l'aquila frontale, con un serpente appena catturato tra gli artigli. Noterai che la raffinatezza del BM, non ha paragoni con il falso Bolaffi, mentre il galvano è una copia galvanoplast, molto simile, ma con dettagli percepibili, se si conoscono le monete Classiche.2 punti
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CGB.fr, Live Auction September 2020, 8/9/2020, 588543 CORINTHIA - CORINTH. Catalogue references : Delepierre1849 - Dewing1697 - BMC.- - Cop.- - R.71 pl. V (A/ 55 - R/ 52) - GC.1860 - Asyut560 - RQEMAC.196. Predigree : Exemplaire provenant du trésor de Taranto (1911). NAC AG, 120, 6/10/2020, 383 The Cyclades. Naxos. Stater circa 520-515-490, AR 12.00 g. Cantharus with ivy leaf finial on lid; grape bunches hanging from handles. Rev. Quadripartite incuse square. Traitè 1950, pl. LXII, 5. de Luynes 2376. Nicolet-Pierre 34a (this coin). Rosen 239. Babelon, Trouvaille de Tarente 1911, RN 1912, 38, pl. III, 5 (this coin illustrated). Sheedy 27a (this coin). Ex Sothebys 4 June 1983, Brand, 83; M&M 72, 1987, Rosen, 412; Lanz 92, 1999, 242 and Busso Peus 407, 2012, 400 sales.2 punti
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Alcuni esemplari dal ripostiglio: NAC 114, 6-7/5/2019, 24 Sybaris. Nomos circa 550-510, AR 8.35 g. Bull standing l. on dotted exergual line, looking backward; in exergue, VM. Rev. The same type incuse. SNG Copenhagen 1388. SNG ANS 834 (this reverse die). Dewing 406. Jameson 1873 (this coin). Historia Numorum Italy 1729. A magnificent specimen perfectly struck and centred on a full flan. Old cabinet tone and good extremely fine Ex Sotheby's sale 7 March 1996, 38 and previously purchased privately from Pierre Strauss in February 1950. From the Jameson collection and the Taranto hoard of 1911. NAC AG, 82, 20.05.2015, 25 Velia. Drachm circa 535-465, AR 3.86 g. Forepart of lion r., tearing stag’s leg. Rev. Irregular incuse square. Babelon, RN 1912, pl. V, 11 (this coin). Mangieri 1 (these dies). Williams 19a (this coin). Historia Numorum Italy 1259. Ex Ars Classica XIII, 1928, Allatini, 119 and Leu 42, 1987, 60 sales. LHS Numismatik AG, 100, 23/4/2007, 269 Kythnos, Cyclades. Third-Stater (Silver, 4.01 g), c. 475-460. Boar’s head to right. Rev. Quadripartite incuse square. Jameson 2315 (this coin, attributed to Lycia). A. K. Kyrou, D. N. Artemis, The Silver Coinage of Kythnos in the Early Fifth Century BC, Studies Price, pl. 51, 20 var. Sheedy 30a (this coin). Very rare. Nicely toned. Minor die break on the obverse, otherwise, about extremely fine. From the collection of R. Maly, acquired from Sternberg in June 1971, ex Hess-Leu 24, 16 April 1964, 209 (uncertain Ionia), from the collection of R. Jameson and, supposedly, from the Taranto Hoard of 1911 (IGCH 1874).2 punti
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Smembrato subito dopo la scoperta in 4 lotti, uno di essi (168 pezzi) fu acquistato dal collezionista francese Vlasto, che attraverso un prolungato carteggio informerà del rinvenimento E. Babelon, allora direttore del Cabinet des Médailles di Parigi, che redigerà un primo (ma parziale) catalogo del ripostiglio (E. BABELON, Trouvaille de Tarente, “Mélanges numismatiques”, 4, 1912, 304-343 = “Revue Numismatique”, s. 4, 16, 1912, 1-40). Vlasto acquistò successivamente un ulteriore lotto di 100 monete tra Roma e Taranto ma rinunciò ad una cospicua sezione del tesoro (lotto di 318 pezzi), probabilmente per l’esosità della spesa. Nel corso degli anni vari nuclei del ripostiglio entrarono a far parte di collezioni pubbliche e private a Parigi (Jameson), Londra (British Museum), Oxford, New Jork (ANS) e/o si finirono sul mercato antiquario (Spink). Nel 1921 il British Museum acquistò da Spink un cospicuo nucleo del ripostiglio comprendente metallo non monetato + 47 esemplari (incusi di Sibari, Crotone e Metaponto), la maggior parte dei quali in stato di conservazione non integro. Una accurata selezione di questi materiali, curata da Kroll ed Heath (in attesa della pubblicazione) è presente sul web: The British Museum, Lot of Silver from the Taranto 1911 Hoard (Inventory of Greek Coin Hoards [1973], no. 1874: http://numismatics.org/digitallibrary/ark:/53695/taranto1911 Numerosi e apprezzabili sono stati negli anni gli sforzi messi in atto per la ricomposizione del tesoro (Noe, Kraay, Johnston, Price, Fischer-Bossert, ecc.) - attraverso una ingente attività di spoglio bibliografico di cataloghi di vendita (molti esemplari di Metaponto sono stati rintracciati in Spink & S.) e di collezioni museali - e varie le cronologie proposte per l’occultamento. Da ultima quella della Johnston – sostanzialmente coincidente a quella del Kraay (NC 1956, 49) - che in base all’individuazione di esemplari di Metaponto a tondello medio (fino alla classe X), ha fissato la chiusura del tesoro nell’arco del secondo decennio del V secolo a.C. rialzando la tradizionale cronologia alla fine del VI secolo (508 a.C.) proposta da Babelon, seguito da Noe, e sostanzialmente riproposta da Arnold-Biucchi-Beer Tobey e Waggoner nell’edizione del ripostiglio di Selinunte.2 punti
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L'esperienza e lo studio. Gli amici prima di me ti hanno elencato alcuni dettagli, ma ce ne sono altri. Come te, altri utenti hanno già chiesto le stesse domande in merito, e puoi trovare una ricchezza di informazioni usando il tasto ricerca. Come elchupacabra prima di me, ti allego una foto a risoluzione più alta e meglio definita di un esemplare autentico. Studiale, e creati un tuo personale database con foto chiare e in alta risoluzione. Solo così potrai capire i dettagli che caratterizzano le monete autentiche2 punti
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Beh intanto occorrerebbe far fare una perizia ( o controperizia nel caso quella dichiarazione fungesse come tale?) porti l’evidenza di quanto suggerito da gionnysicily. Se si deve contestare una dichiarazione occorre farlo con dei documenti, non basta ( purtroppo / anche se fosse perfettamente evidente / non basta una discussione del Forum ) - stiamo trattando con dei funzionari pubblici non con una casa d’aste o un commerciante. coinvolgerei comunque la Bolaffi che sarebbe sicuramente interessata allo sviluppo della cosa e anche perche la moneta proviene da loro. inoltre se l’acquirente riesce a farsi riconoscere la falsità dovrebbero ritirarla dalla vendita e procedere ad un rimborso. Stupisce comunque la stima attribuita al pezzo ( non conosco il realizzo) che appare molto modesta per una moneta cosi rara. Forse avrebbe potuto essere un segnale che magari qualcosa doveva essere approfondita meglio.2 punti
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Probabilmente alcuni esponenti dei Beni Culturali, c'è l'hanno con Bolaffi..........2 punti
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Buonasera a tutti, la mia Napoletana di oggi.. Un Grano Cavalli 12 1790 Ferdinando IV Anno travagliato nella Zecca Napoletana Saluti Alberto2 punti
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Peus 427, 04.11.2020, 83 GRIECHISCHE MÜNZEN Bruttium Kroton Diobol 367/324 v. Chr. Dreifuß, links PENT / Adler mit rückwärts gewandtem Kopf vor Olivenzweig. Rutter, HN -; HGC 1487 corr.. 0.79 g.; Feine Tönung Sehr selten Sehr schön - vorzüglich Ex Slg. Graeculus. Die Legende PEN neben dem Dreifuß, die an Stelle des Ethnikons erscheint, bezieht sich wohl kaum auf die Wertstufe dieses so seltenen wie bedeutenden Stückes. Die Zahl 5 lässt sich nicht sinnvoll anwenden auf ein Silbernominal von einem Mittelgewicht von ca. 0,86 g. Indes weist die prominente Platzierung dieser Legende darauf hin, dass hier ein Bezug auf den Prägeherrn unternommen wird. Vermutlich gibt dieser sich als Pentápolis zu erkennen, als ein Verband von fünf Städten, wie wir ihn aus Hdt. 1,144 und Strab. 6,2,4 kennen. Kroton beherrschte bereits im 6. Jh. v. Chr. ein weites Territorium, auf dem sich weitere Städte befanden: Sybaris, Temisa, Pandosia und Laos. Im frühen 4. Jh. setzte es sich an die Spitze der Italischen Liga (Polyb. 2,39,6), die sich fortan gegen das aggressive Syrakus und (später) gegen die Brettier zu bewähren hatte. Das vorliegende Geldstück scheint ein Zeugnis einer kurzen Phase zwischen 367 und 324 zu sein, in der Kroton Diobole für eine Pentapolis aus fünf achaischen Städten prägte. Di questa moneta e della sua attribuzione si era già parlato: https://www.lamoneta.it/topic/182983-kroton-con-pen/. Viene ora riproposta (coll. Graeculus) ma con legenda errata ( al posto di ). Altri esemplari simili battuti probabilmente dagli stessi coni erano già apparsi sul mercato antiquario: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 2014, 17 (ex Peus 401, 2010, 29) Rauch 86, 2010, 142 (ex Hirsch 269, 2010, 2260) Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) illustra con pessima riproduzione fotografica un diobolo simile (gr. 1,35) riportando un’erronea lettura della legenda (KPO invece di ). Ne indica la provenienza da Capo Rizzuto in epoca ignota (notizia non verificabile). Nel catalogo di vendita più recente Peus evidenzia come l’iscrizione , se letta come abbreviazione del numerale pente (5), non sembrerebbe riferirsi alle iniziali del nominale (che il peso di gr. 0,79 riconduce ad un diobolo) in quanto nel sistema acheo-corinzio adottato da Crotone la scala dei nominali non contempla una suddivisione su base 5. Ne consegue che la peculiare sigla debba necessariamente interpretarsi come allusiva al nome dell’autorità emittente (come peraltro avevo proposto nella discussione citata) Tale “autorità” viene identificata dai compilatori con una presunta Pentápolis, una confederazione di cinque città esemplata sul modello tradito dalle fonti (Hdt. I,144 e Strab. VI,2,4). Osservazione alla quale è possibile muovere più di un rilievo. Il contesto della pentapoli dorica oggetto della narrazione di Erodoto è di VI-V secolo a.C. e riguarda alcuni centri dell’Asia Minore. Lo storico narra che Agasicle di Alicarnasso commise un atto di empietà sottraendo illecitamente il tripode dopo aver vinto una gara. Per questo motivo le altre città che fino ad allora avevano fatto parte dell’Esapoli (Lindo, Ialiso, Camiro, Coo, e Cnido) esclusero Alicarnasso dalla confederazione, che da allora prese il nome di "Pentapoli dorica”. Rapido è anche l’accenno di Strabone (storico e geografo di età augustea) che nel definire il nuovo assetto urbano assunto da Siracusa all’epoca di Augusto ricorda che anticamente la polis comprendeva cinque città (o meglio quartieri: l'isola di Ortigia; l'Akradina; la Tiche; la Neapolis; l'Epipoli). Sulla scia della pentapoli dorica e di quella siracusana, a giudizio dei compilatori della scheda Peus, anche Crotone avrebbe dato vita ad una sorta di confederazione di 5 città. E per ben due volte: dapprima negli anni finali del VI secolo a.C., periodo in cui, grazie alla disfatta di Sibari (510), esercitò la sua epicrazia su un vasto territorio che comprendeva Sibari, Temesa, Pandosia e Laos; successivamente all'inizio del IV secolo, quando aderì (e fu per un periodo a capo) alla Lega Italiota insieme a Thurii, Caulonia, Metaponto ed Heraklea (Polib. II,39,6). Se ne conclude (per Peus) che la moneta in questione potrebbe interpretarsi come la testimonianza di una breve fase, tra il 367 e il 324, in cui Crotone emise dioboli per una confederazione (pentapoli) formata da cinque città achee. Queste osservazioni inducono alla riflessione e soprattutto alla cautela, onde evitare di accostare acriticamente la documentazione numismatica alle fonti storiche, ipotizzando che tipi monetali e/o legende rappresentino una sorta di trasposizione “materiale” ed immediata di precipui eventi storici. In primis bisognerebbe accertare che la moneta sia stata emessa da Crotone, ipotesi che in Peus diviene un assunto veicolato, evidentemente, dal tipo del tripode - emblema civico riprodotto senza soluzione di continuità sulle emissioni argentee della città - e soprattutto dall’abbinamento tripode/aquila, che pure è parte integrante del repertorio tipologico della polis. In realtà gli unici dioboli crotoniati noti con questa tipologia (del tipo ANS 417) risultano sempre contrassegnati dall’etnico, seppur in forma abbreviata (KP). Hirsch 255, 2008, 1339 Appare inoltre anomalo che una città a capo della lega italiota abbia voluto celebrare un tale momento storico non con nominali di taglio elevato (stateri) bensì con divisionali stilisticamente assai modesti e preferendo al nome della (presunta) polis egemone quello di una non meglio specificata pentapoli. Le emissioni ascrivibili al periodo della lega italiota sono, in realtà, di ben altro tenore. Esse esibiscono stateri con la legenda di Crotone e i tipi di Hera Lacinia/Herakles libante, immagini che attraverso la vivificazione di antichi culti veicolano un chiaro messaggio politico, in uno scenario storico – quale probabilmente quello della lotta contro Dionigi – denso di eventi traumatici e destabilizzanti per la città. Sarebbe pertanto auspicabile chiedersi se la peculiare sigla sia davvero riferibile a Crotone o se, piuttosto, il centro di emissione non vada ricercato altrove. A tal proposito mi sembra interessante accostare agli esemplari con legenda un inedito diobolo apparso di recente sul mercato antiquario che associa al tipo del tripode sul D/ una testa d’aquila accompagnata dalla lettera al R/. Attribuito dubitativamente a Crotone, l’esemplare risulta un unicum e pertanto la cautela e d’obbligo, tuttavia la corrispondenza dei tipi (benché parziale al R/) e la presenza della stessa iniziale () potrebbero costituire elementi non casuali, suggerendo un’emissione certamente limitata sia nel tempo che a livello di nominali coniati (solo dioboli). L’identificazione di tuttavia, resta a mio parere ancora da indagare. Roma Numismatics Limited, E-Sale 55, 2019, 94 Greek Bruttium, Kroton(?) AR Diobol. Circa 400-350 BC. Tripod / Head of eagle right; Π below. SNG ANS -; HN Italy -; SNG Copenhagen -; BMC -; SNG Lockett -; apparently unpublished in the standard references.0.72g, 10mm, 9h. Very Fine. Possibly Unique; unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives. From the inventory of a European dealer.2 punti
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Buongiorno, buonasera, buon pomeriggio, ciao mi chiamo Lino Topo e colleziono tappi di birra, ma solo bionda. ho bisogno di aiuto perché non so se questo tappo è di una Peroni o di una Nastro Azzurro grazie, prego, non c'è di che Perdonate il sarcasmo... ma lo preferisco alle male parole. Entrare e sparare a zero così senza nemmeno un saluto mi pare un po' fuori luogo (al di là del contenuto del messaggio su cui ci sarebbe da dire). Ma forse anche no, sbaglio io e tutto è perfettamente in linea con la maleducazione che ultimamente sembra essere aver colpito un buon 80% del genere umano...2 punti
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Hai ragione, erroneamente ho letto la tabella riferita alle monete, che per la Spagna è la stessa come per le banconote, ed ho pensato che così fosse anche per il Portogallo. Un quiz sbagliato scusatemi1 punto
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No caro @skubydu, il galvano in vendita prima da Savoca Londra a luglio 2019 , venduto per 22 GBP e successivamente venduto da Roma Num. a novembre per 45 GBP è sempre lo stesso. Come tu sai, i galvani del BM, non sono stati prodotti in un solo esemplare, ma decine e decine, per studiosi. Penso, che un altro galvano , anteriore al 2013, anno della vendita Bolaffi e stato usato per creare un conio moderno, che ha coniato su una moneta genuina da poco valore e con già delle fratture. il Tetradramma Bolaffi. Personalmente, l'ho visto ieri per la prima volta. Al momento sembrerebbe l'unica copia di un galvano . Speriamo che non siano stati prodotti altri esemplari.1 punto
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Se ho ben capito, L’esemplare originale é quello del BM, da questa moneta è stato creato un conio (mi associo alla domanda di skubidu, in che modo è stato creato?) con cui è stato creato a pressa l’esemplare di Bollafi su un’ antica moneta. Si deduce che la moneta di Bollafi sia un clone in quanto quasi identica all’originale, ma con dettagli meno particolareggiati, quasi sfumati. Come ben evidenzia Archestrato nel suo post 101 Il conio dovrebbe essere stato creato dall’ elettro tipo, visti i dettagli quasi uguali1 punto
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Lanciando tre monete le configurazioni possibili sono 8. Se l’uscita delle due facce ha la stessa probabilità, ovvero P=1/2, ognuna delle 8 configurazioni si verifica con probabilità P=1/8. I casi B e D corrispondono ad una sola configurazione, quindi P(B)=P(D)=1/8. I casi A e C corrispondono a 3 configurazioni possibili, quindi P(A)=P(C)=3/8.1 punto
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Ciao @dux-sab, consideriamo che di monete genuine di scarso valore commerciale, il mercato è pieno, con poco più di 100 euro, si possono trovare tetradrammi in lotti da 2, 4 e più pezzi nelle aste. Molti esemplari di tetradrammi, in origine hanno delle crepe sui bordi. Sotto la pressa idraulica, non da scampo a quelle " leggere" lesioni di diventare sproporzionate, come nel caso di questo tetradramma di Gela. Ti allego alcuni esempi di tetradrammi con fratture in origine. Unaltro esempio di riconio moderno, su una moneta genuina, già lesionata e con pressa, le lesioni si sono ingrandite ed in più ci sono crepe nuove nei bordi.1 punto
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Buongiorno @tigro, il grosso da 3 soldi di Ludovico XII è una delle monete più falsificate (all'epoca, si intende) del Cinquecento milanese. Anche Carlo Crippa nella sua opera ha correttamente segnalato la presenza di queste falsificazioni (p. 290, in nota) così come fatto per tutti quei tipi di cui aveva reperito nelle sue ricerche esemplari non autentici, d'epoca o moderni. Per visionare altre falsificazioni milanesi Le consiglio di leggere questa discussione, per la quale Le fornisco il link diretto alla pagina dedicata ai grossi come quello oggetto della presente. Buona lettura, Antonio1 punto
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@dux-sab diversi anni fa uno storico commerciante genovese, purtroppo venuto a mancare a dicembre, mi disse che di 20 L 1849 Genova ne erano stati scoperti alcuni rotolini in una cassetta di una banca poi finiti sul mercato. Le monete in oggetto si riconoscono per via di alcuni segni caratteristici del lustro a sinistra del ritratto, esattamente come nel secondo esemplare di @ZuoloNomisma. Io stesso ne ho uno praticamente identico, se trovo una fotografia la posto1 punto
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Anche per me è un peso monetario, al diritto il 59 potrebbe essere il valore della moneta. Al rovescio, come detto da @palpi62, potrebbe essere qualche marca e dal quel poco che si vede, in quanto molto consunto, ad esempio questa (Sant'Eligio che solitamente si trova sui pesi per le monete di Milano)1 punto
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Te ne ho aperta una io, spero possa aiutarti.1 punto
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@eliodoro Grazie e te e a tutti quelli che insieme a te hanno contribuito alla stesura del documento. Buona giornata. Stilicho1 punto
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In attesa di ulteriori foto, anche il mio conoscente sostiene che è molto spesso e pesante per essere un bottone.1 punto
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Si hai errato. Certo che se avessero notificato un falso ci sarebbe da ridere per non piangere come detto dall'amico @aemilianus2531 punto
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Senza offesa per il proprietario, anzi essendo solidale al massimo con lui, se avessero notificato un falso, per prima cosa non mi stupirei (purtroppo), poi però riderei (per non piangere) una settimana di seguito.1 punto
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Sì, direi che è proprio il tipo più satinato. Sarebbe interessante sentire il parere di qualcuno che abbia visto più monete.1 punto
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Per chi fosse interessato al dubbio che avevo sollevato all'inizio di questa discussione, ho approfondito la questione leggendo un saggio interessante sull'unione monetaria latina. Penso di poter rispondere al mio dubbio concludendo che effettivamente non solo le persone se ne rendevano perfettamente conto, ma ci speculavano anche sopra! Riassumendo in breve... (se qualcuno è interessato posso volentieri spiegarmi meglio ) Nel 1865 viene firmata la convenzione dell'UML. Le monete da 2 e 1 lira con titolo 835 hanno valore nominale maggiore del valore intrinseco, quindi lo stato guadagna di signoraggio circa il 7.5% nella loro emissione. Il tasso tra oro e argento è fissato 1g a 15.5g. Gli scudi erano a titolo pieno rispetto al valore nominale, dunque lo stato non ci guadagnava nulla a coniarli. Inoltre valeva anche il regime di "free coinage" per gli scudi, ma non per le divisionali, quindi se un privato si presentava con il peso giusto di argento (soggetto alla oscillazioni di mercato come valore) poteva farseli coniare dall'autorità emittente trasformandoli in "5 lire" (con valore garantito, rispetto all'oro). Nei primi anni della convenzione, con l'argento stabile, tutti, sia lo stato che eventuali privati interessati al "free coinage", si rendevano perfettamente conto di questa situazione. Infatti, se notate le tirature degli scudi nei primi anni di regno sono molto basse, mentre sono alte quelle di 2 e 1 lira (che erano appunto contigentate dalla convenzione, al contrario degli scudi). Dopo la guerra franco-tedesca del 1870 l'argento comincia a perdere valore arrivando fino a 1 a 16.17 al grammo rispetto all'oro sul mercato. Conseguenza? Comprare 1 grammo d'oro sul mercato costava 16.17grammi d'argento, mentre transformando l'argento grezzo in scudi comprare 1 grammo d'oro costava l'equivalente ancora di 15.5grammi, come da convenzione. Si nota l'aumento esponenziale di scudi coniati, principalmente in modalità free coinage da speculatori privati. Da cosa ho dedotto quest'ultima conclusione? Nel 1875 lo stato italiano elimina il free coinage (per mettere fine alla speculazione, o per guadagnarci direttamente.. ) e comincia a coniare in esclusiva scudi, che a differenza del 1865, sono diventati estremamente convenienti, non per il signoraggio che non hanno, ma per la possibilità di usarli per comprare oro a basso costo. Saluti! p.s. (ovviamente se qualcuno vuole aggiungere qualcosa anche sul mio primo scudo sopra è benvenuto )1 punto
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Ciao Luciano, al di là dell'interesse credo che il prezzo abbia raffreddato gli animi..è da parecchio che stà lì e per conto mio ci sta ancora....⛔1 punto
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Complimenti!! Bellissima moneta!! Speriamo di vederci presto dal vivo!! Un grande saluto!1 punto
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Il discorso sulla conservazione, secondo me, è molto complicato, anche perché non si basa solo su dati oggettivi, ma anche su giudizi di tipo soggettivo. Se ad esempio sottoponete una moneta a tre diversi numismatici professionisti o periti numismatici ci sono buone possibilità che riceverete tre pareri di conservazione differenti. Questo soprattutto quando si parla di monete napoletane. Magari questi pareri differiranno poco, ma comunque differiranno! La nota dolente è che il prezzo si basa sulla conservazione. Come orientarsi allora quando si deve acquistare una moneta? Bisogna tenere presente che il prezzo si forma dall'incontro di domanda e offerta e non esiste nessun criterio che possa dirci a piori quanto deve costare una moneta. Certamente esistono cataloghi, listini e prezzi di vendita alle varie aste, ma sono sempre dati contingenti. Vi faccio degli esempi. La moneta da 4 Tornesi 1817 è stata quotata a lungo dal catalogo Gigante 350,00 Euro in conservazione BB per poi balzare improvvisamente a 1500,00 Euro da un anno all'altro. Magliocca nel suo manuale quota la stessa moneta in BB 1100,00 Euro e Montenegro nel suo Manuale 600,00. In un'asta Negrini di una dozzina di anni fa un MB/BB è stato venduto a 220,00 Euro più diritti. In un'asta Nomisma il più bell'esemplare conosciuto è volato a più di 6000,00 Euro (diritti d'asta compresi). In una più recente asta un qFDC (Magliocca 459/1) è stato acquistato a 3100,00 Euro più diritti. All'asta Utriusque Siciliae nel 2000 in conservazione MB è stato proposto a 350.000 Lire ma è rimasto invenduto. La moneta da 10 Tornesi 1839 1° tipo (R4) è stata a lungo quotata SPL 1200,00 Euro sul Catalogo Gigante per poi balzare a 2800,00 euro l'anno successivo. Sul Montenegro SPL 2200; Sul Magliocca SPL 2400,00. Potrei andare avanti con altri esempi ma mi fermo qui per non annoiarvi più di quanto abbia già fatto. Allora, per concludere, quando si deve acquistare una moneta, come si fa a capire qual è il giusto prezzo da pagare? Secondo me non c'è una risposta. Io consiglio di basarsi sulla competenza e professionalità del venditore e sulla propria e personale capacità di giudizio e se possibile seguire le varie vendite relative alle monete che ci interessano.1 punto
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