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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/11/21 in Risposte

  1. Il problema non e' la mancanza di lettura, ma una brutta abitudine molto diffusa nei social: 1) Atterro su una pagina qualsiasi. Mandato da San Google o da qulache altro amico. Leggo la prima cosa che vedo. 2) Se mi piace: la ripeto e riposto all'infinito e comincio ad insultare e trollare tutti quelli che non sono d'accordo. 3) Se non mi piace: cancello la memoria, resetto il cervello e ricomincio dal punto 1)
    4 punti
  2. Non ricordo se nella nostra carellata sia già presente la mezza Giustina maggiore da 80 soldi. Comunque se fosse presente, repetita juvant. E' un esemplare di Nicolò da Ponte (1578-1585) del peso di 17,93 g classificato Zub - Luciani 104.1 e CNI VII, 113. Il massaro è Andrea Dolfin (entrato il 30 luglio 1581) oppure Andrea Diedo (17 gennaio 1582). Presenta la stessa tipologia dei 20 soldi di Alvise Mocenigo I che abbiamo già visto in precedenza. Arka Diligite iustitiam
    4 punti
  3. questa considerazione presuppone varie cose: 1 - che l'oro fosse ad esempio una moneta "d'uso" comune ... e non è così, e comunque era certamente pesata spesso 2 - che il "peso" della moneta avesse un riscontro di tipo economico per l'utilizzatore ... mentre invece è spesso solo un riflesso della volontà imperiale di ridare una fiducia "d'impressione" quando si aumentava il peso ... ovvero.. del peso dei bronzetti chi se ne infischiava? 3 - se il peso del bronzetto fosse significativo, dovremmo avere nei tesoretti una cernita dei pezzi più pesanti ... ma non è così 4 - paragonare monete distanti 2 o 300 anni, equivale a paragonare un 100 lire di Vittorio Emanuele in oro, alle 100 lire minerva in acciaio ... che conclusione dovrei trarre da questo paragone? che l'inflazione è sempre esistita...
    4 punti
  4. A villa66 è stato dato il titolo di 'Numismatico per sempre'.
    3 punti
  5. Inizio questa discussione per dire due parole riguardo ad una moneta sconosciuta, perché introvabile. Alla fine del 1500, nel principato di Messerano (ora Masserano), era in carica il principe Besso Ferrero Fieschi (1528-1584), nipote di Ludovico II (famoso per i testoni in argento). Besso Ferrero Fieschi, a livello di conio, ha prodotto bianchi in argento a partire dal 1566 fino ad arrivare al 1578, poi nel 1581 ne ha prodotto un'ultima serie. Sui cataloghi (ad esempio il Domenico Promis), infatti la serie si interrompe nel 1578 (ci sono 2 righe sul bianco del 1581, considerato rarissimo). A inizio 2017, acquistai un bianco di Messerano, datato 1579. Non sapevo che la serie si interrompesse nel 1578, infatti facendo due ricerche non usciva niente, completamente niente. Pensai fosse un falso. Allora chiesi aiuto ad un mio amico, collezionista anche lui, molto esperto sulla zecca....rimase a bocca aperta. Mi disse che avevo una rarità assoluta, nemmeno nella collezione di Franco Fornacca (il più grande collezionista italiano della zecca di Messerano) e nemmeno a San Pietroburgo (dove c'è la più grande collezione al mondo di monete di Messerano) è presente. Anche il mio amico l'ha avuta, poi venduta in un'asta Ghiglione. Se ci dovesse essere qualcuno che per caso ha questa moneta, me lo faccia sapere:) Spero sia stato interessante quello che ho detto e spero anche possa essere stato d'aiuto:) Saluti a tutti! cc000 link: http://www.rhinocoins.com/ITALY/SEC1/MESS5.HTML : in questo link sono presenti tutte le monete prodotte sotto Besso Ferrero Fieschi, se scorrete fino alla sezione dei bianchi, ci saranno tutti gli anni tranne 1579, manca anche 1580, magari anche in quell'anno è stata prodotta un'altra serie di cui non si sa ancora nulla. Foto:
    2 punti
  6. Vittorio Emanuele I - Mezzo Scudo 1814 Argento 906/1000 - gr. 17.58 - diametro 36 mm - Zecca di Torino Il contorno é ornato (Catalogo n. 7 del 2020 della Numismatica Scaligera, lotto n. 377) Esemplare di grande bellezza e fascino, patina intensa ma al contempo delicata nelle sue sfumature. Ultimo nominale in argento prima dell'introduzione del sistema decimale il 6 agosto 1816 Il ritratto del Sovrano é ancora per stile riconducibile ai Savoia Vecchi....da Carlo Felice i ritratti dei Sovrani cambieranno decisamente. Renato
    2 punti
  7. Una delle cose che ho notato e che mi crea sempre più disagio è il fatto che molti utenti non leggono la discussione, ma al massimo gli ultimi interventi e dopo questa breve lettura intervengono con un loro post. Non sapendo che cosa era già stato scritto ripetono concetti già espressi, ribadiscono concetti già scartati, elogiano chi ha semplicemente ripetuto concetti altrui. E questo crea notevole confusione e incomprensioni. Vorrei quindi fare un appello a tutti gli utenti: Per favore prima di scrivere leggete. Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  8. le monete in oro erano le uniche NON fiduciarie, erano sempre pesate, ed avevano un "costo" più che un valore, quindi avevano prezzi differenti in base al tempo e al luogo. questo è vero certamente dall'avvento del cosiddetto "solido"...prima non mi pronuncio...ma se avevi oro, in qualsiasi forma, valeva a peso e il solido è una moneta/lingotto che i denari legionari di Marco Antonio fossero ancora in circolazione al tempo di Vespasiano è noto e certo dalle contromarche..... che i bronzi di fine IV secolo , certamente almeno post 348, siano rimasti in circolazione fino a metà del VI secolo e in alcuni rari casi alle soglie del VII, ce lo dicono quasi tutti gli scavi stratigrafici e/o i tesoretti scavati in Italia, Spagna, Africa, e in parte in oriente... con quale valore, a noi non è noto....e ci sono diverse teorie, nessuna esaustiva al momento ciò che rimane in circolazione è comunque in qualche modo "selezionato", infatti il maggior "relitto" di III secolo che troviamo ancora nel V-VI sono i radiati Divo Claudio, che stimolarono addirittura idee circa una loro nuova coniazione nel V secolo e addirittura in zecche Africane.... (Ad oggi pare una tesi superata da parte di molti studiosi recenti...non mi pronuncio per mancanza di dati e dimestichezza effettiva) vendere le monete a peso e fonderle era vietato, e se posso, nella maggior parte dei casi inutile, perché la sopravvalutazione era tale per il coniato da stimolare piuttosto la falsificazione, che non la fusione per vendere a peso l'unica probabile fusione "sensata" era quella di monete in disuso o rese dal contenuto in argento di maggior valore rispetto alla prezzatura non dimentichiamo che era anche vietato "trasportare" moneta da un luogo ad un altro come fosse merce, proprio perchè in luoghi differenti potevano esserci valutazioni differenti, soprattutto per le monete in metallo nobile, ma la legge non fa differenza tra le monete.... tanti temi...tanta complessità in ogni caso, ribadisco che questi dubbi e questa complessità non ha lasciato traccia tra i contemporanei, e per loro era certamente tutto abbastanza chiaro...anche se a volte magari "difficile" dal punto di vista economico
    2 punti
  9. Ho seguito con piacere le 2 orette di conferenza e devo dire di essere felice. Ho visto 2 monete di cui 1 mi ha molto colpito (ed in base alla quale bisogna rivedere tutto l'assunto delle coniazioni) Al di là di personali considerazioni sono felice di essere riuscito ad unirmi la videoconferenza. C'è sempre da imparare. E' stato istruttivo. Bene bel pomeriggio.
    2 punti
  10. Segnalo un rarissimo bolognino aquilano di Ladislao con stellina a fine legenda del D https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-LADAQ/2
    2 punti
  11. 2 punti
  12. Salve Concordo con @nikita_ anche per me si tratta di un double turnois di Luigi XIII ma direi di 11 tipo piuttosto che di 9 tipo. In particolare ciò è per me confermato dal ritratto al dritto, che nella sua foto è girato di 90 gradi, è infatti molto particolare perché non presenta il doppio bordo come nel nono tipo e in quasi tutti gli altri double tournois di Luigi XIII e questo per me è un dettaglio risolutivo che mi porta ad identificare la moneta in questione con l'11 tipo di Double Tournois di zecca Lione del 1637 che presenta appunto questa particolarità di assenza del doppio bordo nella legenda al diritto: https://en.numista.com/catalogue/pieces52295.html A mio avviso anche il nodo della veste è davvero molto simile oltre alla V della legenda "FRAN ET NAV" che va quasi a toccare in entrambi i ritratti il busto del sovrano
    2 punti
  13. Ci sono tanti gettoni anonimi pubblicati, anche senza fiore centrale.
    2 punti
  14. 1870 Italia - Banca Toscana di anticipazioni e sconto - Buono di cassa da 2 lire
    2 punti
  15. provo a dire qualcosa... il IV secolo nel suo complesso è ai nostri occhi un'immane confusione monetaria, ma questo non doveva essere per i contemporanei, che sapevano sempre cosa usare e come... quindi questa confusione da cosa è data? ci sono vari fattori che aiutano a creare confusione: 1 - abbiamo sempre il vizio di vedere le cose su ampi spazi temporale, e questo crea non poca confusione 2 - applichiamo alla numismatica, che è una cosa "di tutti i giorni", regole o pensieri moderni ... 3 - vediamo l'inflazione del IV secolo come qualcosa di mostruoso, ma poi a guardarla bene , su tempi "umani" non è spesso differente da tante cose viste nel XX secolo 4 - siamo portati a creare complessità dove questa non c'era ... mi vengono in mente i conteggi mirabolanti di Hahn e simili il punto è che non sappiamo molto, ma sappiamo per certo che la base del calcolo rimane il denario, questo anche quando il computo diventa in milioni o miliardi ... l'uso delle monete di conto e dei nomi convenzionali, per noi è una complicazione, ma per i contemporanei facilitava l'uso. se a questo aggiungiamo il costante uso da parte dei "numismatici" di termini che NON erano adottati per le monete, il papocchio è fatto... ricordo, giusto per comodità...che la distinzione tra solido 1/72 e aureo 1/60, in termini di solido contro aureo, esiste solo per i numismatici moderni... cioè non esiste un testo antico che distingua con i due nomi le due monete il termine "follis"...nemmeno inizio ... SE è stata una moneta nel IV secolo, e forse lo è stata, è accaduto solo per un momento, chiamarle tutte follis da Diocleziano a Teodosio I è poco utile il nummo...altra moneta di conto... forse coniata una volta... decargiro, maiorina, centenionale .... potrei continuare... la sovrastruttura della numismatica moderna, ci impedisce di vedere le cose... la "confusione2 è solo nostra, perchè se nei testi antichi si legge di tutto sui prezzi, sull'inflazione, etc etc, non si legge mai di problemi di questo tipo...
    2 punti
  16. Pochi giorni fa in una discussione su un tema simile ho chiesto: chi di noi confonderebbe un 5 centesimi con un 10 centesimi di euro anche senza gurdare il valore? Nessuno. E nessun romano del primo secolo confondeva un dupondio con un asse. Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  17. la numero 4 mi sento di escluderla ... prendi il campione che vuoi di italiani (esclusi quelli di questo sito) chiedi cosa c'è sulle monete in euro....chiedi cosa sulle banconote... chiedi cosa c'era rappresentato sulle lire, moneta o carta .... probabilmente non avrai alcuna risposta. io ho sempre fatto "esempio della nonna" ... come usava i soldi mia nonna 1 - colore/forma 2 - dimensione 3 - nel dubbio, occhiali e lettura del valore le monete romane dei primi 2/3 secoli funzionano così ... oro, argento, bronzo (che rimane bello lucido e brillante quando in circolazione), rame (rosso, ma rapidamente scuro per la patina che si produce in tempi brevi) in seconda analisi la dimensione poteva facilmente differenziare in termini sincronici, non certo diacronici, il denario dall'antoniniano .... nel dubbio, un occhio alla corona certamente ci stava
    2 punti
  18. Da lunedì 11 gennaio sino al 17 gennaio domenica si passa all'anno successivo: ╠═►1970◄═╣ Nella discussione originaria furono postate da: n.2 bavastro - n.1 miza - n.1 nando12 - n.5 nikita - n.2 piemitos - n.1 villa66 Nelle caselle rosse le cinque che avevo postato a suo tempo. Thailandia 1-baht BE2513 (CE1970) in rame-nichel, 26,9mm di diametro, con un peso di 7,50g. Coniato alla zecca reale di Bangkok—nella città che fu sede dei giochi asiatici 6th (il soggetto che celebra questa moneta). I giochi asiatici—non deve essere confuso con il SEAP o SEA giochi—era stato tenuto in primo luogo a Nuova Delhi, India nel 1951, ma nessuna moneta commemorativa loro frequentato fino al ‘66 (5th) giochi a Bangkok. Era un pezzo molto simile a questo, che sarebbe—come gli stessi giochi 1970—sono stati qualcosa di un affare last-minute. (Ospitanti Corea del Sud aveva appoggiato a causa di difficoltà finanziarie, e Giappone, che era stato chiesto di sostituire, declinò a causa delle richieste di Expo di Osaka ‘70). Le superfici difettose di questo particolare 1970 1-baht credo che sono di particolare interesse: malgrado aspetto povero della moneta, è venuto in un insieme di 34-moneta a zecca reale di Bangkok era estremamente orgogliosa di..."coperto...con un pezzo di seta fine Thai in brillante rosso o blu...[con] l'immagine grande del mitologico uccello del paradiso... in oro metallico". La data di fabbricazione del insieme può essere avuta notando che sua 1970 (due) monete 1-baht sono le monete più recenti nel insieme e i suoi membri soli di rimanere nel loro stato naturale—tutti gli altri essendo stato "selezionati tra quelli in ottime condizioni e brillantemente lucidato in seguito." Yikes. v. _________________________________________ Thailand’s BE2513 (CE1970) 1-baht in copper-nickel, 26.9mm in diameter, with a weight of 7.50g. Coined at Bangkok’s Royal Mint—in the city that was the site of the 6th Asian Games (the subject that this coin celebrates). The Asian Games—not to be confused with the SEAP or SEA Games—had first been held in New Delhi, India in 1951, but no commemorative coin attended them until the ’66 (5th) Games in Bangkok. It was a very similar piece to this one, which would—like the 1970 Games themselves—have been something of a last-minute affair. (Prospective host South Korea had backed out because of financial difficulties, and Japan, which had been asked to substitute, declined because of the demands of Osaka’s Expo ’70.) The flawed surfaces of this particular 1970 1-baht I think are of special interest: despite the coin’s poor appearance, it came in a 34-coin mint set that Bangkok’s Royal Mint was extremely proud of…”covered…with a piece of fine Thai silk in brilliant red or blue…[with] the grand image of the mythological Paradise Bird…in metallic gold.” The manufacture date of the set can be had by noting that its (two) 1970 1-baht coins are the newest coins in the set, and its only members to remain in their natural state—all the others having been “selected from those in mint condition and brilliantly polished afterwards.” Yikes. v.
    2 punti
  19. TIPO DI METALLO Il metallo veniva subito identificato tramite il colore. Per oro ed argento non c'erano grandi problemi, almeno finchè si trattava di argento a più del 50% (quindi, fino circa ai Severi). Successivamente, per gli antoniniani del 3° secolo è meglio parlare di mistura, e il colore cambia: il riconoscimento della moneta non si basava tanto sul metallo, quanto sul ritratto (corona radiata=antoniniano). Per il metallo vile, il rame e l'oricalco erano ben distinguibili "da nuovi" (rossastro il rame, giallo l'oricalco), ma potevano esser confusi col passare degli anni ed il formarsi di patine. L'asse di Augusto che ho mostrato sopra, vecchio di 2000 anni ma in parte spatinato, dichiara apertamente di essere di rame. In caso di dubbio occorreva anche qui distinguere fra corona d'alloro e corona radiata. Per le imperatrici di 2° e 3° secolo, sicuramente poteva sorgere qualche problema, non essendovi la corona radiata: la falce lunare compare sugli antoniniani, ma non sui bronzi. E i suberati? Per quelli di ottima conservazione, integri, il colore non aiuta, perchè si tratta di argento bello e buono; ma in questo caso, per il cittadino (o lo schiavo, o il liberto) non esisteva problema, e la moneta continuava a circolare. Certo, se era particolarmente leggera poteva sorgere un sospetto e, una volta saggiata, se emergeva un nucleo vile veniva forata o spezzata dal nummulario o cambiavalute. Quando poi lo strato superficiale del suberato si sgretolava, per il possessore (ahilui !) la moneta era persa. Ora cerco un bel dupondio o un sesterzio spatinato e giallo. Ecco un dupondio di Vero, abbastanza giallo. A domani per gli altri argomenti.
    2 punti
  20. 2020 - South Carolina Anche se con qualche giorno di ritardo (avrei dovuto farlo entro la fine dell'anno ) eccomi qua ad illustrare l'ultimo Innovation Dollar del 2020. Un altro di quelli che fanno dire a noi italiani: chi era costei? Septima Poinsette Clark, è stata un'educatrice e attivista dei diritti civili per gli afroamericani. Nata a Charleston, nel South Carolina, il 3 maggio 1898, seconda degli otto figli di un ex-schiavo (perché l'avranno chiamata Septima? ), si dedicò all'insegnamento, sviluppando i seminari di alfabetizzazione e cittadinanza che hanno svolto un ruolo importante nella promozione dei diritti di voto e dei diritti civili per gli afroamericani. Divenne nota come "Regina madre" o "Nonna" del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) il movimento per i diritti civili degli afroamericani. Martin Luther King si riferiva comunemente a lei come "La madre del movimento". Septima Clark è famosa soprattutto per aver istituito le "scuole di cittadinanza" che insegnavano la lettura agli adulti in tutto il profondo sud. Il progetto, oltre ad aumentare l'alfabetizzazione, serviva anche come mezzo per responsabilizzare le comunità nere. Gli obiettivi della Clark per le scuole erano fornire orgoglio di sé, orgoglio culturale, alfabetizzazione e un senso dei propri diritti di cittadinanza. Gli insegnanti erano spesso persone che avevano a loro volta imparato a leggere da adulti, poiché uno degli obiettivi primari delle scuole era quello di sviluppare più leader locali per i movimenti popolari. Il progetto era anche una risposta alla legislazione degli stati del sud, che richiedeva l'alfabetizzazione e l'interpretazione di varie parti della Costituzione degli Stati Uniti per essere autorizzati a registrarsi per votare. Queste leggi erano utilizzate per privare i cittadini di colore del loro diritto di voto. Nel 1958, 37 adulti furono in grado di superare il test di registrazione degli elettori, come risultato della prima sessione delle scuole di cittadinanza. Prima del 1969, circa 700.000 afroamericani divennero elettori registrati grazie ad esse. Septima Poinsette Clark è morta il 15 dicembre 1987, all'età di 89 anni, ed è sepolta a Charleston, sua città natale. Negli ultimi anni della sua vita ha ricevuto molti importanti riconoscimenti, tra cui un dottorato onorario in Lettere dal College of Charleston nel 1978, e il Living Legacy Awards dalle mani del presidente Jimmy Carter nel 1979. La moneta celebrativa raffigura Septima Clark in marcia con tre giovani studenti afroamericani che portano libri e una bandiera americana, volendo così rappresentare che l'educazione e l'alfabetizzazione tra le persone oppresse sono necessarie per l'emancipazione e il godimento dei diritti civili. Disegnata da Justin Kunz e incisa da Phebe Hemphill, riporta come al solito le loro iniziali, ed è completata dalle iscrizioni UNITED STATES OF AMERICA - SEPTIMA CLARK - SOUTH CAROLINA. E con questo è tutto per quel che riguarda i dollari del 2020, appuntamento tra qualche mese, non appena se ne saprà qualcosa, per quelli del 2021 petronius
    2 punti
  21. Buonasera. Dato che ci sono pochissime informazioni sulla monetazione di Aureolo scritte in italiano (mi risulta che l'unico scritto sia quello di Gianfranco Pittini), ho deciso di tradurre (alla bell'e meglio, siate comprensivi) parte di questa fondamentale ricerca di Jean-Marc Doyen, nella speranza che possa, in futuro, aiutare qualcuno che, come me, si trova in difficoltà a leggere direttamente dal francese. So anche che Aureolo non è un personaggio tanto approfondito o amato, ma ho tradotto il documento, in primis, per un mio personale interesse; dunque se fosse utile anche ad uno solo di voi per me sarebbe già oltre ciò che avevo pensato. Spezzerò la traduzione in serie, trovandomi per ora alla seconda, mi prendo un po' di "vantaggio" e posto la prima. Vi invito a segnalarmi eventuali errori e di aspettare con pazienza le altre serie che posterò sempre qui sotto ? Libera traduzione di parte dell’opera di Jean-Marc Doyen: “L’Atelier de Milan” a opera mia. FONTE: https://www.academia.edu/35545885/Latelier_de_Milan_258_268_Recherches_sur_la_chronologie_et_la_politique_monétaire_des_empereurs_Valérien_et_Gallien_253_268_thèse_de_doctorat_en_Archéologie_et_Histoire_de_lArt_Université_catholique_de_Louvain_1989_Volume_2B Rivolta di Aureolo: Emissioni a nome di Postumo SERIE 1. Della primissima emissione monetaria ordinata da Aureolo nel nome di Postumo rimane solo un tipo attestato da due copie. Uno di questi pezzi, noto esclusivamente da un disegno di Dardel riprodotto ne l’Atlas di J. de WITTE, e riportato da H. COHEN, purtroppo, trascurato da WEBB durante la scrittura del RIC e, cosa ancora più grave, trascurato da G. ELMER nel suo studio fondamentale sulla monetazione degli imperatori gallici. Il nostro studio delle serie si concentrerà, quindi, su un unico aspetto, notevole per molti versi perché va, in modo particolare, a fare luce sull’inizio del "regno" di Aureolo, dando rilievo alla sua monetazione. 1. Il Dritto Il dritto in sé non presenta nulla di particolare: ci mostra un ritratto con la scritta “IMP POSTVMVS AVG”, è uguale, insomma, a quello dell'imperatore gallico. Si tratta di un'effigie di Gallieno, vagamente ridefinito, con l'aggiunta di una barba arrotondata. La realizzazione della parte anteriore dei capelli è un’unicità della monetazione di Postumo a Milano: danno l'impressione di tre grandi “serrature?” parallele. Questa forma di acconciatura è quella di Gallieno durante la serie precedente, e l’incisore che ha realizzato questa prima immagine di Postume è, con tutta probabilità, il nostro incisore “G”: Il tipo di busto, corazzato e drappeggiato, visto frontalmente, girato di tre quarti, non si incontra più a Milano dal 263 (quinta serie di Gallieno); tuttavia, questo è l'unico modello utilizzato fino ad allora per gli Antoniniani di Postumo, da cui l’incisore “G” doveva essere stato ispirato. La punzonatura delle legende è identica a quella della serie precedenti di Gallieno, ma indubbiamente differiscono da quelle più tardive: 2. Il Rovescio L'immagine di Ercole che tiene nella mano destra una mazza, e nella sinistra il leonte e tre mele raccolte nel giardino delle Esperidi, è del tutto nuova a Milano. Questo rovescio è unico nell’iconografia di Postumo, ma c’è da dire, invece, che non mancano altre rappresentazioni del dio su moneta. Lo stile di questo tipo è particolarmente notevole: deriva direttamente dalle immagini del Bonvs Eventvs, la qualità dell'incisione e la cura dei dettagli (muscolatura, tratti del viso del dio, realismo del leonte) sembrano indicare che il conio fosse originariamente destinato alla coniazione dell'oro. D'altra parte, la punzonatura della legenda “VIRTVS AVG” viene o da “E” o da “G”, e non ha alcuna relazione, stilisticamente parlando, con le emissioni di Postumo, mentre, invece, non stonerebbe assolutamente con le emissioni milanesi di Gallieno. In realtà, il significato del rovescio è il vero elemento importante di questa moneta, dal momento che glorifica la Virtus di Postumo Augusto. Tuttavia, fin dall’inizio dell'assedio di Milano, nel 268, l'usurpatore gallico non sarà mai più menzionato nella monetazione (se non dalla sua effigie al dritto). Tutti i rovesci, dalla seconda serie alla quarta, senza eccezioni, non evocano più le qualità del nuovo Principe, come ci si potrebbe legittimamente aspettare in un programma di questo tipo, ma, piuttosto, la cavalleria appostata in città, sotto il controllo di Aureolo. Sull'autenticità dell'esemplare nella collezione di Roth, conservata a Stoccarda, non ci sono dubbi. R. ZIEGLER, che ci ha gentilmente inviato diversi calchi di questo pezzo, è chiaro su questo punto. Del resto, gran parte del rovescio è corroso, e, un esame sulle condizioni della superficie ha mostrato che non può nemmeno essere un'antica falsificazione, ad esempio mescolando due tipi presi da monete di regni diversi; la moneta è indiscutibilmente coniata. D'altra parte il tondello, anche se non è stato analizzato, sembra essere, a primo impatto, di una lega di qualità migliore rispetto al resto della produzione di quel tempo. Quindi il primo atto nel riconoscere la sovranità di Postumo sulla penisola settentrionale era l'emissione di rarissimi antoniniani di biglione (di un peso elevato e, senza dubbio, di una qualità meno mediocre del solito) e, con ogni probabilità, aurei radiati, prodotti dagli stessi conii (il modulo inverso, 21.5 mm, sembra escludere laureati il cui diametro ruota di solito intorno ai 18-18 mm). Un programma iconografico particolare atto a celebrare le virtù imperiali del nuovo Principe: Il resto della serie è ovviamente perso, ma è poco probabile che questa prima emissione abbia avuto una battuta d’arresto. Altri potrebbero apparire un giorno: non dimentichiamo che la nostra documentazione relativa al "regno" di Aureolo è molto limitata: nessun grande ritrovamento italiano è noto, e più di un terzo dei mille esemplari attualmente identificati provengono da due recenti reperti britannici (Cunetio: 221 ex .; Normanby: 150 ex.). Queste monete, ci ha confermato E. ARSLAN, sono molto frequenti nei livelli archeologici dell’antica città di Milano (Mediolanum). Possiamo quindi sperare che una scoperta importante, un giorno, potrà arricchire questa documentazione. Riteniamo, quindi, che la primissima emissione monetaria, coniata nella pianura padana in nome di Postumo, doveva avere un certo numero di tipi (forse tre, poiché il numero delle officine sembra essere mantenuto e ogni unità emetteva un tipo separato) che celebra le qualità del nuovo comandante del nord Italia. Un donativo è stato senza dubbio distribuito in questa occasione, per mantenere la lealtà delle truppe. Questo tema della FIDES si svilupperà, poi, nella seconda serie. Riguardo alla datazione, è difficile ammettere un'interruzione molto lunga tra la fine improvvisa delle emissioni in nome di Gallieno e la prima serie ordinata da Aureolo. Questa prima emissione è stata coniata, con ogni probabilità, durante l'inverno del 266/267, e l'incisore di Gallieno ha realizzato solo l'unica coppia di conii attualmente a noi nota; sarà poi “eliminato” a favore di una nuova squadra di quattro incisori appena formati. Quando il vecchio maestro incise la “VIRTVS AVG”, aveva ancora la mano abituata a produrre “BON EVEN AVG”, un tipo che appare, come abbiamo visto, nella fase più recente della quattordicesima serie di Gallieno. Una rottura, certamente logica, tra le coniazioni del legittimo imperatore e la coniazione dei ribelli, che difficilmente può interessare più di qualche settimana, di certo non mesi. Inoltre, non può essere collocato tra le serie quattordicesima di Gallieno e la prima di Postumo, ma è compresa tra la prima e la seconda, al momento del “cambio di squadra di incisori”, attestato da un certo numero di caratteristiche tecniche su cui torneremo in seguito. Comunque sia, la seconda serie prende il via in fretta: il nome di Postumo è impreciso su qualche conio e il suo ritratto sembra essere sconosciuto agli incisori: le prime effigi realistiche appariranno solo nella fase successiva.
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  22. Nasce l’Associazione numismatica Giuliana che opererà nel settore culturale con lo scopo di riunire tutti i numismatici residenti a Trieste. https://www.lamoneta.it/clubs/21-associazione-numismatica-giuliana/ Nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e per celebrare questa importante ricorrenza per la cultura e l’Italia intera. Tutte le Istituzioni pubbliche e private sono chiamate a dare un contributo, anche quelle che non hanno presentato un progetto al Mibac a tempo debito, come noi. L'associazione numismatica Giuliana vuole omaggiare la figura del sommo poeta offrendo il suo, pur modesto, contributo in ambito numismatico con un breve saggio sulle monete che al tempo di Alighieri circolavano nel nord est della penisola, di prossima uscita.
    1 punto
  23. Salve a tutti, ho pensato di aprire questa prima discussione nel forum come una sorta di “presentazione”, essendo nuovo tanto di lamoneta.it quanto del collezionismo numismatico. Mi chiamo Giacomo e sono uno storico del tardo antico e del medioevo, e recentemente (più o meno da settembre) ho deciso di avviare una piccola collezione di monete antiche. Avevo già avuto modo di studiare in maniera più o meno approfondita la numismatica greco-romana grazie ad corso universitario anni fa, e la passione per quest'argomento non si era esaurita con l'esame sostenuto, tanto da aver continuato, pian piano, a leggere ogni tanto qualche pubblicazione, paper, manualetto e quant'altro sul tema. L'anno scorso infine, vuoi per lo smartworking, vuoi per il maggior tempo a disposizione, mi è venuta voglia di far “fruttare” questa passione, e dopo averci rimuginato un po’ su ho deciso di acquistare la mia prima moneta, un antoniniano di Gordiano III, presso una nota numismatica romana. Ora, a gennaio, questa piccola collezione è salita a quattro esemplari, che ho accuratamente scelto e di cui mi sono letteralmente innamorato. Il mio obiettivo, nel futuro prossimo, è quello di acquistare - venendo comunque a patti con il mio portafoglio - un antoniniano per ogni imperatore del III secolo. Il percorso sarà sicuramente lungo, ma ne sono in ogni caso particolarmente entusiasta ? Vi lascio, in allegato, le fotografie delle mie attuali monete, colgo inoltre l'occasione per salutarvi e augurarvi un buon inizio anno! ?
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  24. Buona giornata Comunico che lunedì 11 gennaio p.v. alle ore 17:00 si terrà la conferenza di Andrea Saccocci (Università degli Studi di Udine) dal titolo ‘L’origine della monetazione veneziana, una questione riaperta’, che si svolgerà in modalità telematica, su piattaforma Google Meet. Di seguito posto la specifica Locandina saluti luciano
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  25. Concordo pienamente, interessante conferenza. Attendiamo notizie della seconda moneta, che merita sicuramente un approfondimento. Sulla prima, tema della conferenza, non mi pronuncio [emoji6]
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  26. Sempre dall'album dei "Rottami": Liberia, 1 Dollaro 1970 in Cu-Ni.
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  27. Dall'album dei "Rottami": moneta da 10 Piastre commemorativa del 50° dalla fondazione della Banca Miṣr (1970). La Banca Miṣr (in arabo: بنك مصر‎, Bank Miṣr), ossia "Banca d'Egitto", è la banca centrale (la seconda banca egiziana con oltre 10 milioni di clienti e una quota di mercato del 18%) fondata in Egitto dall'industriale e politico nonché grande economista Tal'at Harb Pascià nel1920. Tal'at Harb Pascià La Banca Miṣr
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  28. Parafrasando una citazione tratta dal film Il gladiatore: " Priamo il generoso " mi piace Saluti.
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  29. https://en.numista.com/catalogue/pieces193953.html
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  30. Per esperienza ti dico che le osservazioni e le critiche fanno parte del gioco quotidiano di questo forum, vanno prese e analizzate se costruttive e sensate possono solo che tornare utili e accrescere le nostre conoscenze. Il tuo esemplare, anche se con qualche pecca, resta una ottima moneta per qualità, va tolta assolutamente dalla bustina e fatta respirare cosi che una gradevole patina possa riprendere e progredire. cosi ha poco fascino! Renato
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  31. Sesino di Milano per Fklippo Maria Visconti... https://www.deamoneta.com/auctions/view/1/1469 Ciao Mario
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  32. Ciao penso che sia o una escrescenze di metallo oppure un difetto del conio, più probabile la prima, se ne può notare una simile alla destra della corona sotto la D di DVX
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  33. Eccomi qui con la seconda serie. Spero apprezziate ? SERIE 2 A. STRUTTURA: 1. Definizione delle fasi. Tutti gli autori hanno riconosciuto l'anteriorità delle monete recanti la forma “AEQVIT”. G.ELMER aveva ricostituito la sua "prima emissione" come segue: Questa tabella, alla maniera di un "Aufbau", dà largo spazio all'ipotesi, dato che l’esistenza delle monete d’oro 600 e 601 è solo supposta. Dunque, da parte nostra, dividiamo questo materiale, che risulterebbe essere più complesso di quanto pensasse ELMER, in due fasi. La prima fase comprende due gruppi, uno composto dagli aurei radiati, coniati usando gli stessi conii della prima emissione (quindi quelli degli antoniniani senza segno di zecca), il secondo è composto da rari antoniniani, con all’esergo “P”, “S”, o “T”. Ecco un riassunto di questi tipi: 2. Le titolature. Solo una forma è attestata, che è quella “IMP POSTVMVS AVG”. Tuttavia, un certo numero di monete (quattro in totale) sono state punzonate “POSTVNVS (sic)”. Questo errore ricorda il “PDSTIMVS” della prima emissione di Colonia. Ciò indica che l'informazione fu trasmessa solo verbalmente all’incisore. Dato che diverse monete presentano questa caratteristica, si può presumere che questo non fosse un semplice incidente di punzonatura, ma che facesse parte della riproduzione scritta di una forma parlata distorta (si pensi agli innumerevoli SECVR TENPO). Ciò dimostra, in ogni caso, che l’ortografia del nome del principale nemico dell'Impero era a malapena familiare in Nord Italia (inoltre, la monetazione gallica di Postumo appare solo molto raramente a sud delle Alpi). 3. Le denominazioni. Due nomi fanno parte di questa serie: aurei radiati e antoniniani. B. DATAZIONE: Abbiamo visto che la prima serie in assoluto è stata emessa alla fine dell'inverno 266/267. La serie successiva, molto breve, è seguita in breve tempo, nonostante un'interruzione di alcune settimane, poiché occorreva reclutare e addestrare nuovi incisori. Il numero di monete trovate mostra che la seconda serie a nome di Postumo è stata distribuita per poche settimane al massimo, collocheremo questo evento nella primavera dell'anno 267. In questa occasione Aureolo ha offerto una donativo, di cui sono conservati esemplari di dubbia autenticità. C. METROLOGIA: PHASE A, GROUPE A (aurei radiati): I due aurei radiati che ci sono giunti pesano 4,63 e 3,84 g rispettivamente! La seconda moneta, la quale mostra la traccia di un buco riempito, è, verosimilmente, un falso stampato su una moneta d'oro originale (che, a nostra conoscenza, non è mai stato trovata). Il valore medio è 4.235 g, ha quindi un interesse molto limitato. Tuttavia, sembra certo che il peso della moneta d'oro rimossa dalla quotazione sia più che raddoppiata rispetto all’ultima serie emessa da Gallieno, purtroppo altrettanto scarsamente documentata. Siamo comunque molto lontano dai 5,09 g registrati per la prima emissione monetaria milanese di Claudio. PHASE A, GROUPE B (antoniniani senza segno di zecca): in questo caso abbiamo i pesi di 56 esemplari: L'istogramma è abbastanza irregolare, ma non sembra che siamo in presenza di due popolazioni differenti. La fase B è attestata da due pesi (media: 3,12 g) che non hanno valore statistico. Se la lega non sembra essere stata modificata rispetto a quella della quattordicesima serie di Gallieno, il peso, invece, è stato notevolmente aumentato: l'antoniniano è stata "rivalutato" del 14,08% (è aumentato di 0,454 g). COMPOSIZIONE CHIMICA: Siamo estremamente poco documentati sulla composizione chimica degli antoniniani milanesi a nome di Postumo. Non è stata pubblicata alcuna analisi completa e abbiamo solo i seguenti dati: Ad eccezione di quello relativo al n ° 1506, respinto da LAFAURIE, il contenuto degli antoniniani milanesi battuti per Postumo appare omogeneo (5,78%). È vicino al 6,02% registrato per la quattordicesima emissione di Gallieno. D. TECNICHE MONETARIE 1. La coniazione. I tondelli sono generalmente molto rotondi e spessi. ?Il loro diametro è, però, inferiore a quello delle monete, la cui bordatura appare solo raramente.? Le tracce di ?ritratti d’incudine? sotto il rovescio sono numerose come prima; ne abbiamo trovate 10 (su 52 monete), ovvero il 19,23%, cifra praticamente identica al 19,6996 dell'ultima serie a nome di Gallieno. Questo elemento è un ulteriore argomento a favore di una interruzione molto breve tra gli scioperi di Gallieno e quelli del suo successore. 2. L’orientamento delle monete. I 51 assi sono suddivisi in 24 ex. A 6h (47.0696) e 27 a 12h (52.9496). Questo ci riporta al rapporto che esisteva fino alla serie 9/1 inclusa (48,31 / 51,6996). Questo elemento, che va ad aggiungersi al cambio di stile, indica che, almeno una parte della squadra della “moneta mediolanensis”, è stata cambiata. 3. La punzonatura delle legende. Pensiamo di riconoscere quattro mani diverse nella punzonatura dei titoli imperiali; li abbiamo attribuiti agli incisori “H”, “J”, “K” e “L”. Questi, infatti, conservano un certo numero di abitudini proprie di Milano (come la “V” formata da due barre parallele; la “A” in forma di “H”). D'altra parte, le “N” e la “M” sono incise con molta attenzione seguendo la normale ortografia per queste due lettere. L'uso dei punti di divisione è generalizzato per quanto riguarda i rovesci (ad eccezione di 1033B e 1037). 4. La sillabazione I trattini non sembrano avere alcun significato particolare. Inoltre, le varianti sono pochissime: AEQVIT è generalmente tagliato in AE / QVIT, più raramente in A / EQVIT. 5. Gli errori di legenda A parte le quattro monete che portano “POSTVNVS” invece di “POSTVMVS”, possiamo menzionare solo un VIRTVS AEQIT (sic) dal tesoro di Komin (n° 1040). Tuttavia, l'esistenza del pezzo non è stata verificata utilizzando un'immagine. 6. I diametri di bordatura Nonostante le dimensioni dei tondelli, in netto aumento rispetto alla quattordicesima serie di Gallieno, siamo riusciti a misurare solo 6 al dritto e 5 al rovescio: Queste cifre non sono molto diverse dai 20,85 / 20,64 mm registrati per quattordicesima serie di Gallieno. 7. Gli incisori Abbiamo visto, dunque, a proposito degli incisori, che quattro mani diverse sono apparse nella produzione della seconda serie di Aureolo. Sono questi: Solo il primo occupa un posto importante nella monetazione. È essenzialmente lui che conferisce, a questa seconda serie, il suo carattere particolarmente arcaico, con grandi effigi, dai tratti marcati, in altorilievo. Gli altri, le cui realizzazioni non mancano certo di fascino, aiutano poco nell'incidere sulle monete. E. PROGRAMMA ICONOGRAFICO I DRITTI: Il programma iconografico delle prima serie a nome di Postumo è banale, uguale a quello della sua zecca in Gallia: è elencata solo una forma di busto, D1. I ROVESCI: Il programma iconografico è organizzato attorno a un unico tema, che va ad onorare la cavalleria in tre forme; Concordia 20 ex. (27,40%); Fides (26,03%) e Virtus (46,58%). Il valore generale di questi temi è stato studiato in connessione con Gallieno. Abbiamo anche compilato altrove il catalogo delle poche rare presenze della cavalleria nella monetazione romana; non ci torneremo qui. Da una propaganda su Postumo, la monetazione milanese è passata all'uso di temi prettamente locali. Il succedersi della donativa durante il breve "regno" di Aureolo, e la rapidissima e definitiva cancellazione della Virtus (Postumi) Augusti a favore di rovesci strettamente milanesi potrebbero indicare che la base non seguì con entusiasmo i suoi dirigenti, e che dovevano essere compiuti sforzi speciali (vale a dire sussidi eccezionali) per assicurarsi il loro "sostegno franco e massiccio".
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  34. Segnalo una variante estremamente rara del bolognino di Guardiagrele http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/strani-simboli-sui-bolognini-di-guardiagrele/
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  35. Grazie @Rocco68, posto il mio Mezzo Tornese 1833. Dei tuoi due esemplari il secondo (che è anche quello che assomiglia di più al mio) mi pare il tipo più raro, ma non ne sono sicuro. Mi sembra di notare la tempia meno prominente, la palpebra meno definita ed il sopracciglio più arcuato soprattutto nella parte posteriore. Ovviamente sono solo impressioni. Chiedo aiuto a tutti i lamonetiani per una corretta classificazione.
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  36. Non si è ancora ben capito ma tutte le coincard che ho visto in vendita fino ad ora erano solo con la versione in rilievo. La notizia peggiore è che anche le 2 emissioni del 2021 saranno in doppia versione, non vorrei fare il menagramo ma mi sa che questi qui abbiano trovato la gallina dalle uova d'oro, raddoppiando le versioni senza variare la tiratura complessiva si andrà senz'altro ad alimentare la speculazione. Finora le ho viste in media tra i 10 ed i 13 euro.......l'una!
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  37. Classical Numismatic Group > Auction 115 Auction date: 16 September 2020 Lot number: 259 Price realized: 2,000 USD (Approx. 1,688 EUR) Note: Prices do not include buyer's fees. Lot description: CILICIA, Tarsos. Pharnabazos. Persian military commander, 380-374/3 BC. AR Stater (24mm, 10.73 g, 3h). Struck circa 380-379 BC. Baal of Tarsos seated left, holding lotus-tipped scepter; B'LTRZ in Aramaic to right / Bearded male head (Ares?) left, wearing crested Attic helmet; FRNBZW in Aramaic to left, HLK in Aramaic to right. Casabonne Series 4; Moysey Issue 2, 1-27; SNG BN 251; SNG Levante 72. Toned, some porosity, a little off center on obverse. Good VF. From the Weise Collection. Ex G. Hirsch 338 (09 May 2018), lot 414. Estimate: 1000 USD ILLUSTRAZIONE. Testa di Menelao, particolare del gruppo scultoreo di epoca romana di Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, Loggia della Signoria o Loggia dei Lanzi, Piazza della Signoria, Firenze
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  38. Ciao @Sirlad, Sarebbe opportuno, prima di dare una legittima opinione, di osservare meglio. La numismatica classica, non studia solo le monete belle, ben centrate, non corrose, con bella patina, la dove i dettagli si leggono meglio, ma per fortuna, anche quelle di scarso valore commerciale, dovuto alle condizioni di conservazione, ma pur sempre un pezzo di storia. Ora una moneta in bronzo, arrivata a noi, attraverso chissà quali condizioni chimico-fisiche, al punto di essere irriconoscibile, NON va trattata MALE, o quanto meno, accertarsi se veramente si tratta di un ""gadget per turisti "". Spazzolando, mi sono imbattuto in questa discussione, che a parte qualche messaggio non opportuno e diretto a conoscenze per i principianti. In un bronzo cosi ridotto è impossibile rilevare i "dettagli", bene a fatto a postare @antonio bernardo, il suo bronzo di Suesa Aurunca, che in un confronto, si potrebbe (azzardare) a identificarla alla zecca di Suesa Aurunca. Avresti dovuto osservare il focolaio di cancro, nei capelli vicino al taglio del collo. Questo dettaglio, gli da la genuinità, come puoi osservare dalle foto che allego.
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  39. Le prime monete di una SV: 1268-1271, zecca di Viterbo, card. camerlengo Pietro di Montebruno. Queste monete rappresentano la ripresa della monetazione papale dopo l'interruzione 983-1267. Grosso paparino: AG, 19.5 mm, 1,52 gr.
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