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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 04/05/21 in Risposte
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Buongiorno a tutti e buona Pasqua. Oggi volevo presentare questo testone della mia collezione. Paolo V (1605-1621), Roma. Munt 81, CNI 574. D/: stemma semiovale, chiavi con impugnatura ovale con fiocchi . PAVLVS . V . - . PONT . MA . R/: la Beata Vergine nimbata e velata col Bambino nimbato, seduta di fronte su trono posto sopra ad un podio; ai lati di fronte: S. Pietro a destra nimbato, tiene le chiavi con ambo le mani; a sinistra S. Paolo nimbato è appoggiato con ambo le mani sullo spadone puntato a terra. . S . PETRVS . - . S . PAVLVS . In basso, stemma Bonanni, Pagliari e Martelli, zecchieri. T/: liscio Peso: 9.36 g. L'elaborata rappresentazione del R/ di questo testone costituisce una nuova tipologia che verrà riproposta soltanto su un altro testone del successore di Paolo V, cioè Gregorio XV (Munt. 11). Oltre a questo, esiste per Paolo V anche la variante classificata al Munt. 82 che al D/ presenta lo stemma a targa e l'anno di pontificato in legenda, testone che era già stato presentato da @anto R Antonio in questa discussione: Questa tipologia, che viene generalmente considerata molto rara (mentre rarissima può essere ritenuta la variante con l'anno di pontificato in legenda), si presenta solitamente in bassa conservazione, sotto il BB o meno, mentre questo esemplare può essere ritenuto, dopo una mia ricerca sui pochi esemplari apparsi sul mercato, il migliore per qualità, potendolo considerare un buon BB con una gradevole patina iridescente. Vanta inoltre, possiamo dire così, un lungo ed illustre pedigree. Questo testone infatti viene dalla collezione Cappelli (ex Bank Leu 36, n. 743), passato poi nella collezione DeFalco (NAC 81, n. 464). Da adesso in poi resterà fermo per un pò nella mia raccolta! Vostri commenti ed osservazioni sono come sempre graditi! Michele6 punti
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Buongiorno partecipo anche io con i 3 cavalli che ho in collezione!!! Buona Pasquetta amici!!!6 punti
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Ciao @Litra68 veramente interessante la tua discussione. Vittorio Amedeo III fu un Re sicuramente sfortunato, in quanto fu travolto dai moti rivoluzionari e da una guerra con la Francia che, con il suo piccolo Stato, non poteva fronteggiare. All'inizio del Regno fu benvoluto dalla popolazione che ne apprezzava sia lo spirito spartano ( viveva quasi sempre in mezzo ai suoi soldati ), sia una bonarietà di carattere che il Padre Carlo Emanuele III° ed il nonno Vittorio Amedeo II° non avevano. Da loro però non ereditò il carattere forte e determinato. Licenziò subito i validi Ministri del Padre, sostituendoli con persone inette. Dopo la caduta delle teste dei Reali di Francia strettamente imparentati con lui, invece di scendere a compromessi, si impegnò in una lunga guerra contro i Francesi e nel 1796 siglò con Napoleone l'Armistizio di Cherasco che praticamente, oltre a causare la perdita di molti territori, lasciò il territorio devastato e le casse reali praticamente vuote. Morì a Moncalieri di apoplessia nel Castello di Moncalieri il 16 Ottobre 1796. Una biografia è presente in Treccani: https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-amedeo-iii-re-di-sardegna/ Domanda molto difficile. Non ho trovato tabelle comparative del potere di acquisto e quindi chiedo agli amici più esperti se sanno rispondere. Ho trovato questo interessante articolo di Panorama Numismatico a firma di Lorenzo Bellesia: Ciao Beppe5 punti
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Buonasera a tutti, Posto mio 8° Esemplare PVBLICA Commoditas 1622 Filippo IV Diametro 31mm Peso g. 15,87 Esemplare totalmente fuso, ha visto la luce nell'Arsenale dell'Annunziata, siete d'accordo @Rex Neap, @gennydbmoney, @eliodoro, @doppiopunto@Layer1986 ma anche chi non ho nominato. ? Me lo lasciano pensare alcuni dettagli, a partire dalla superficie del diritto e del rovescio, dai segni di stacco alle estremità, e in base alla forma del taglio che si presenta conico. Possibile fusione con il metodo del getto e cola, correggetemi se sbaglio. Saluti Alberto3 punti
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Ecco, io sono da sempre in questa fase. Amo non tanto la numismatica, quanto invece la storia di Roma repubblicana: quindi metto le mani su tutto ciò che trovo "interessante" per il suo collegamento a un fatto, un'epoca o un personaggio storico. Non disdegno di comprare monete usuratissime, i cosiddetti "rottami": non saranno belle da vedere, non avranno valore in caso di rivendita, ma certamente hanno vissuto molto di più di quella "quasi fior di conio", hanno combattuto battaglie, pagato oratori, soggiornato in stamberghe ... Io ti consiglierei di cominciare con un bel denario anonimo, costa poco e ha un altissimo valore simbolico. Poi, come ti hanno detto, leggi molto e acquista ciò che ti incuriosisce3 punti
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Cosa trasmette una moneta? La possibilità di viaggiare nel tempo... Arka Diligite iustitiam3 punti
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Probabile fusione , magari cinquecentesca, aLla maniera di un medaglione di Adriano, poi lisciata per qualche motivo. In ogni caso non ha nulla a che spartire con le monete romane vere.3 punti
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Per restare in tema, E per ammirare la maestria dell'incisione del dritto, aggiungo il mio 10 Tornesi 1825.3 punti
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È recentemente apparso sul mercato antiquario un nominale eneo di Crotone datato dopo il primo quarto del IV secolo a.C. e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Tripode, KPO R/ Chicco, MET CNG 115, 16.09.2020, 23 BRUTTIUM, Kroton. Circa 375-325 BC. Æ (11.5mm, 1.74 g, 11h). Alliance issue with Temesa. Tripod; KP-O flanking / Barley grain; T-EM (retrograde) flanking. CNG 53, lot 82 var. (legends), otherwise unpublished, but cf. Rutter, South, pl. 33, 11 and HN Italy 2204 for a similar, but earlier, issue. Dark green patina. VF. Extremely rare. From the Martinez Collection, purchased at the Verona Numismatic Conference, September 2005. Nella scheda informativa l’esemplare viene ricondotto ad un’alleanza (!) tra Crotone e Temesa (!) quest'ultima identificata dalla legenda presente al rovescio, considerata retrograda e letta pertanto nella forma TEM (!). Viene poi evidenziata la sostanziale unicità del pezzo se si escludono esemplari affini per tipologia (ma non sul piano epigrafico) apparsi sul mercato antiquario (e.g. CNG 53, 15.3.2000, 82) o presi in esame da Rutter (Rutter 1979, pl. 33, 11 e HN 2204). Un riesame degli elementi interni della moneta, congiuntamente ad un più ampio spoglio bibliografico, consente di apportare alcune puntualizzazioni. a) Le legende presenti su ambo i lati presentano disposizione e ductus speculari. Entrambe si compongono di tre lettere di cui le prime due contigue e disposte su un lato del tipo mentre l’ultima distanziata e collocata sul lato opposto (KP-O al D/ e ME-T al R/). Ne consegue che se la legenda del D/ deve inequivocabilmente leggersi KPO, quella del R/ va interpreta necessariamente come MET più che TEM. La forma TEM (riconducibile a Temesa), benché notoriamente attestata, compare in epoca ben più antica del IV secolo, investendo peraltro solo il metallo prezioso (AR). Né la frammentarietà delle fonti storiche e della documentazione archeologica conserva memoria dell’ipotizzata alleanza Crotone-Temesa nel secondo quarto del IV secolo a.C. b) Allo stato attuale della documentazione la moneta risulta effettivamente un unicum e pertanto di non facile inquadramento cronologico. Qualche osservazione è tuttavia possibile. Sia Metaponto che Crotone emettono monete in bronzo contrassegnate da tripode/chicco. Per Metaponto, in particolare, le serie interessate (figg. 1, 2) sono quelle del tipo HN 1638 (= Johnston 1989, 2), datate nell'ultimo quarto del V secolo a.C., il cui livello ponderale abbraccia valori compresi tra 2.4 e 1.5 gr.: D/ Tripode, MET R/ Chicco, HE o TE (figg. 1-2) Fig. 1 - Savoca Numismatik, 9th Blue Auction, 25.8.2018, 33 (erroneamente attribuita a Crotone; gr. 2, 36) Fig. 2 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 4.10.2005, 49 (gr. 2,19) Gli esemplari, diversificati dalle sigle sul R/, appaiono omogenei sotto il profilo iconografico per la resa del tripode con anello centrale di grosse dimensioni e anse laterali rese di profilo. Ad essi possono aggiungersi i pezzi illustrati da Attianese provenienti dal commercio antiquario (Attianese 2005, 121-122, nn. 8-9) che per elementi iconografici, epigrafici (sigla TE al R/) e ponderali - gr. 2,20; gr. 1,60 (consunta) - sembrerebbero riferibili alla zecca metapontina più che a quella crotoniate. Per Crotone la situazione appare più complessa. Gli esemplari con tripode/chicco (Rutter 1979, gruppo III; Taliercio 1993, fase 1. III; HN 2204), appaiono ascrivibili alla più antica fase della monetazione in bronzo crotoniate (ca. 420-410/5 a.C.), contraddistinta dall'uso del koppa arcaico (fig. 3). L’esiguità dei pezzi finora noti (2 ess.: gr. 1,73; 1,04) non consente di definire con certezza il livello ponderale che, in ogni caso, appare più basso rispetto a quello degli esemplari di Metaponto con analoga tipologia, come sembrerebbe documentare il pezzo recentemente apparso sul mercato antiquario (fig. 4: gr. 1,68). Fig. 3 - Rutter 1979, pl. XXXIII, 11 (gr. 1,73) Fig. 4 - Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, E-Auction 35, 17.9.2020, 53 (gr. 1,68) Questi elementi, benché non esaustivi e ancorati all'esigenza di una base statistica più ampia, consentono forse di meglio precisare la cronologia dell’esemplare KPO-MET. Se da un lato la presenza del kappa esclude per CNG una collocazione nelle fasi iniziali della produzione enea, dall'altro anche la datazione al 375-325 presenta alcune criticità. Le serie collocate da Rutter in questo ambito temporale (HN, 2211-2216), corrispondenti alla terza fase della classificazione proposta dalla Taliercio, differiscono dalla moneta in esame sia per elementi tipologici (testa di Athena/aquila su testa di cervo; Aquila stante o su testa di ariete/tripode con alto collo) ed epigrafici (presenza di lettere e sigle), sia per il livello ponderale decisamente più elevato (da gr. 26 a gr. 3 circa). A ciò si aggiunge la presenza di un duplice etnico, che costituisce un elemento di originalità all'interno della monetazione enea della polis e che non trova alcun riscontro all'interno delle serie citate. Affinità tipologiche ed epigrafiche si rilevano invece con alcune serie di stateri in argento, talora legati da incroci di conio, contrassegnati dall’Herakles oikistàs (fig. 5) o dai tipi tripode/tripode (fig. 6) e Aquila su capitello ionico/tripode (figg. 7-8), sia per la costante presenza del chicco, sia per la comparsa di lettere e sigle (E, ME). La moneta con Herakles OIKIMTAM (oikistàs) si rivela di particolare interesse in quanto il conio di D/ è lo stesso che batte alcuni esemplari con Apollo e Python (fig. 9), datati da Stazio nel periodo della spedizione ateniese in Sicilia (Stazio 1984, 386 s.), dove però la legenda del R/ - KPOTON - documenta la progressiva ma non ancora definitiva transizione all'alfabeto ionico. Fig. 5 - CNG, MbS 58, 19.9.2001, 84 Fig. 6 - CNG, E-A 380, 10.8.2016, 39 Fig. 7 - Gemini, LLC, III, 9.1.2007, 44 Fig. 8 - RN, 18, 29.9.2019, 491 Fig. 9 - CNG, E-A 472, 15.7.2020, 474 Se pertanto le corrispondenze sul piano tipologico ed epigrafico non sono casuali, si potrebbe proporre per la moneta di bronzo con tripode, KPO/chicco, MET un inquadramento tra lo scorcio del V secolo ed il primo decennio del IV, nel periodo immediatamente successivo al momento iniziale della produzione enea della città (gruppi I-II Rutter: 420-410/05 a.C.). Restano ovviamente da indagare le motivazioni che indussero Crotone a riprodurre in questo periodo tipo (chicco) e legenda (MET) propri di un’altra città e l’unicità del pezzo impone le dovute cautele in proposito. Si può tuttavia osservare che agli esordi della monetazione in bronzo sia Crotone che Metaponto non sembrano esenti da consonanze sul piano tipologico: Crotone adotta un tipo (chicco) proprio di Metaponto, che a sua volta riprende il tripode (crotoniate?) su serie databili nell’ultimo quarto del V secolo (HN 1637-1638 = Johnston 1989, 1-2; fig. 10). Tali serie, assegnate a Metaponto da Rutter e Johnston, vengono invece attribuite a Crotone da Attianese (2005, 334-338) che ipotizza un’alleanza tra le due città “verso la seconda metà del IV secolo per rapporti non solo politici, ma tanto più economici e commerciali” (p. 338). Fig. 10 - BFA, E-a 73, 14.9.2019, 131 (gr. 4,06) Per concludere una considerazione di ordine metodologico. La compresenza di tipi (e/o legende come nel caso dell’es. CNG) riferibili a città diverse sulla stessa moneta non si traduce, sic et simpliciter, in un’“alleanza” tra due centri. Tanto più che il tripode raffigurato sulle serie enee metapontine del tipo HN 1637-8 (fig. 9), proprio per l’assenza di etnico, non necessariamente costituisce un esplicito riferimento a Crotone. Potrebbe ad esempio sottintendere un richiamo ad Apollo, quest’ultimo peraltro raffigurato sul D/ di una serie bronzea di Metaponto e richiamato al R/ proprio dal tripode associato al tipo e alla legenda di metapontini (fig. 11). Fig. 11 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 30, 28.5.2009, 11 Bisogna, pertanto, prestare la dovuta attenzione nell'interpretazione storica del dato numismatico, soprattutto in assenza di opportuna documentazione storiografica e/o quando non si dispone di solidi ed incontrovertibili elementi di giudizio. Nel caso dell’esemplare a legenda KPO-MET poi, anche a voler seguire (dubitativamente) l’ipotesi dell’“alleanza”, andrebbero definiti tempi e modi della stessa, peraltro un contesto, quale quello proposto dai compilatori (375-325 a.C.), segnato dall'occupazione dionigiana di Crotone e da una serie di eventi destabilizzanti per la città. Riferimenti: Attianese 2005 = P. Attianese. Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005 HN = N.K. Rutter et alii, Historia Numorum. Italy, London 2001 Johnston 1989 = A. Johnston, The Bronze Coinage of Metapontum, in G. Le Rider (cur.), Kraay-Mørkholm essays. Numismatic studies in Memory of C.M. Kraay and O. Mørkholm, Louvain-la-Neuve 1989, 121-136. Rutter 1979 = South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli - Napoli 1977, Roma 1979, 193-223 Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, 369-398. Taliercio 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, 111-129.2 punti
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Buongiorno a tutti e Buona Pasqua a voi e alle vostre famiglie. Anche oggi mi sono ritagliato un momento di Riflessione Numismatica, lo faccio quotidianamente con le mie monete, in qualsiasi conservazione esse siano, pur sempre monete sono per me. ? Oggi ho preso di mira una monetina molto consumata, di colore scuro che già di perse' non aiuta molto, poi mettici che non è una monetazione che seguo. Eccomi al dunque, e al perchè del titolo della discussione, la osservavo e cercavo di carpirne più informazioni possibili, alcune di carattere proprio tecnico, che mi permettessero di inquadrarla e catalogarla, quindi data (1794), tipo (5 Soldi) , regnante (Vittorio Amedeo III) , per quanto possibile visto le sue condizioni. Poi la riflessione è venuta da sé, ho pensato a cosa trasmettesse una moneta, in primis quello che è visibile, quindi data, valore, l'autorità e nelle monete ben conservate anche altre informazioni. Ma poi riflettevo su cosa altro mi trasmettesse, anche se in maniera non proprio esplicita. A me personalmente mi si è aperto un mondo di connessioni e spunti di approfondimento, un occasione di arricchimento, tipo una mappa concettuale. ? I punti che si possono fissare su carta o anche solo in ragionamento sono tanti, ma ognuno può scegliere i propri. Questi sono i miei : 1)Vittorio Amedeo III potrei approfondirne la figura, attraverso la storia, cercare il suo lato umano. Mi potrei porre una domanda Manzoniana tipo, chi fu costui? 2)1794 anno in cui in Europa succedeva di tutto, ma potremmo contestualizzare la moneta con i Moti Sardi dell'aprile 1794. Da qui passare alla ricorrenza'' Sa die de sa Sardigna' '. 3) 5 Soldi, cosa si poteva acquistare? Quanto serviva ad una famiglia per vivere in un giorno? Ne elenco solo tre per non annoiarvi troppo con una discussione troppo lunga. ? Saluti Alberto2 punti
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Pienamente condivisibile @Arka e se mi permetti aggiungerei che la tua affermazione implica il piacere di studiare la Storia che è una Grande Maestra. Nel caso specifico del 5 Soldi Vitt.Amedeo III° postato da @Litra68 è interessante soffermarsi sulla Legenda del Rovescio, in quanto piuttosto controversa e di difficile interpretazione. Come riportato nel post precedente, le monete da 5 Soldi ( ma non solo queste ), furono battute a un quarto d'intrinseco e per avere un aggio/guadagno con la finalità di finanziare la guerra contro la Francia rivoluzionaria. La legenda del Rovescio S.(ANCTVS) MAURITIUS. PAT. (RONVS) TOT. (IVS) DIT. (CIONIS) si presta a molte interpretazioni e può essere tradotta come: San Maurizio patrono dell'autorità totale (ossia dell'assolutismo) oppure: San Maurizio patrono di tutto il dominio (ossia di "tutto il regno"). Quando furono battute queste monete, Vittorio Amedeo III era strenuamente impegnato a combattere la vicina Repubblica Francese che aveva decapitato il Re e la Regina, in stretti rapporti di parentela con il Re Sabaudo, e posto fine all'assolutismo monarchico, del quale era un fiero difensore. Potrebbe pertanto trattarsi di un'invocazione a San Maurizio ( più o meno velata ) perché ritorni a trionfare la monarchia per grazia divina contro i principi della uguaglianza e della libertà portati dalla rivoluzione francese. ( per approfondire: Traina M. “ Il linguaggio delle monete ( pagg 443-444)” - Editoriale Olimpia 2006 Posto un 5 Soldi della mia collezione.2 punti
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Non dirlo a me che ho la casa piena di denari, quattrini e tante altre monetine che moltissimi non si degnano di collezionare e studiare. Ma a me diverte di più girare per le mani una di quelle monetine, piuttosto che una lucente moneta d'oro che devi stare attento che non si graffi altrimenti perde di valore!2 punti
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Egitto 10 qirsh commemorativi il 25° dalla fondazione del ETUF (Egyptian Trade Union Federation) la patina gialla sul fronte è brutta ma per il momento me la tengo2 punti
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Sopravvissuto al pranzo di Pasquetta, continuo con il millesimo 1854. Due esemplari diversi sia per il dritto che per il rovescio.2 punti
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È sicuramente una moneta in alta conservazione, ma - a meno che non sia la foto - mi sembra di notare una lievissima usura nei punti più elevati: baffi e capelli del re al D/, pieghe della veste e capelli dell'Italia e l'addobbo sull'aratro al R/ tanto per indicarne alcuni. A mio modesto parere possiamo arrivare ad uno SPL-FDC. Anche il colore piuttosto chiaro e differente nelle due facce (sempre che non sia un problema dell'immagine) mi fanno sospettare un leggero trattamento nel passato. Posto un esemplare per il consueto raffronto:2 punti
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@Lando Griffin bel pezzo, complimenti. La toglierei dalla bustina, oltre che per gli ovvi motivi estetici e di conservazione, anche perché quell'"eccezzionale" mi fa sanguinare gli occhi2 punti
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A dire il vero, non mi aspettavo una stima preventiva del prezzo delle tetradrammi ateniesi sul mercato. Speravo un parere se non sulla responsabilità di queste rispettabili case d’aste (a quanto pare non sottoposte come in Italia alla stessa esigenza di trasparenza sull’origine delle monete poste in vendita, mentre si chiede al privato cittadino un comportamento esemplare), almeno sulla perdita drammatica di informazioni in seguito alla dispersione di un tesoro di tale importanza, ormai definitivamente perso per lo studio. Sarà il prezzo da pagare per la bramosia e il desiderio collettivo per questa moneta mitica. Ci rimane da fare un pò di « fantanumismatica » e chiedo in anticipo la vostra indulgenza. Brennos, utente del forum, aveva già accennato altrove alla contemporaneità di questo ripostiglio (tetradramme dell’ultima decade del V secolo A.C per quelle più recenti) e della Spedizione dei 10 000, riportata nell’Anabasi di Senofonte. Conosciamo esattamente il percorso dell’esercito di Ciro e di Clearco verso la Babilonia (linea rossa sulla mappa). Comincia a Sardes, poi attraversando la Lidia e la Frigia, mercenari greci, barbari e soldati persiani sostarono per tre giorni ad Iconium. Qualche informazione ricavata dall’Anabasi: - Per mantenere il segreto del confronto con Artaserse, Ciro non fece sapere agli opliti il vero obiettivo della spedizione prima di arrivare in Cilicia. Per loro, era destinata a sedare una rivolta di popoli della Pisidia. Senofone scrive che quasi si ribellarono quando, giunti a Tarso, capirono di essere stati ingannati non solo da Ciro, ma anche dal loro capo Clearco, e di dover affrontare l’esercito del re di Persia. - Le paghe dei mercenari erano di solito percepite in dariche, ma forse non era sempre il caso. Le città d’Ionia pagavano un tributo al satrapo Tissaferne, poi, cambiando alleanza dopo la caduta di Atene, si legarono al suo nemico Ciro, e i tributi ormai percepiti da quest’ultimo, continuarono ad essere spediti al fratello Artaserse, per rassicurarlo sul fatto che Ciro gli rimaneva fedele. Forse alla fine una parte di questi tributi venne trattenuta per pagare i mercenari greci? - In più occasioni, lo stipendio veniva pagata all’esercito in anticipo, e Senofonte indica che fu il caso con una paga di quattro mesi poco tempo prima della sosta ad Iconium. - Iconium è considerata da Senofonte come l’ultima città di Frigia, e di là si entrava nella Lycaonia, «provincia nemica », non solo pericolosa per l’ostilità degli abitanti ma anche per le gole da superare prima di arrivare nelle pianure di Cilicia. E se una parte dello stipendio degli opliti fosse stata sepolta prima di iniziare questo tratto pericoloso del loro cammino? I greci potevano ancora credere a quel momento tornare indietro per la stessa strada, dopo una semplice spedizione per respingere le infiltrazioni dei Pisidi. Per dare un ordine di grandezza, si può ricordare che lo stipendio mensuale di un oplite era secondo Senofonte una darica d’oro. Lo stipendio giornale indicato da Demostene un mezzo secolo dopo, era una dramma. Ad esempio, le 45 000 tetradramme del tesoro sarebbero bastate a pagare lo stipendio di 4 mesi per circa 1500 opliti. Sicuramente ci saranno molte altre ipotesi per spiegare questo straordinario ripostiglio senza nome, perfino senza esistenza sicura, ma almeno questa mancanza di contesto ci permette, magra consolazione, di sognare una belle storia.2 punti
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1Rupia Sry Lanka 1982, con emblema dello Sry Lanka2 punti
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Filippo IV - Grano 1636 simbolo? (triangolo?, piramide? A completamente chiusa?)2 punti
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Credo che alla base dei soliti fraintendimenti che contribuiscono a dilungare le discussioni, in maniera più o meno animata, ci siano diversi fattori abbastanza radicati ma sui quali il più delle volte si fatica a mettere a fuoco per un utilizzo consapevole del Forum (e come curatore mi ci metto dentro io per primo!). Fattori che sarebbe buona norma tenere a mente. Partendo dall’assunto principale che non solo è una cosa assolutamente lodevole aiutare e prodigarsi verso i nuovi utenti che richiedono informazioni (plauso e lode all’encomiabile lavoro del buon @caravelle82, che fa questo con grande motivazione, ad esempio mi piace molto il suo zelo nell’aiutare i nuovi a capire come postare le immagini attraverso un tutorial visivo auto-prodotto), non si dovrebbe però tralasciare un aspetto molto importante, a cui tutti noi, utenti già registrati, dovremmo ricordare: mantenere un certo grado di obiettiva riflessività nei commenti, al fine di instillare lo stesso approccio nei nuovi davanti l’acquisto di un nuovo pezzo; e questo per due motivi fondamentali. - Siamo consapevoli che la nostra passione viscerale ci porta molte volte a sbagliare in questo “appassionante cammino” che, purtroppo, non è scevro da tutta una serie di problematiche che trascendono anche la mera conoscenza della materia (e che non sto qui a elencare visto che non è questa la sede per parlare di questo). Da appassionato capisco perfettamente la frenesia nell’avere l’agognata moneta; i soldi è come se bruciassero tra le mani, e il desiderato tondello appare esattamente come il nostro primo amore: senza difetti e da possedere prima che lo faccia qualcun altro! Ma come scrivevo poc’anzi, dobbiamo onestamente riconoscere che questo approccio non fa altro che agevolare lo sbaglio in un hobby dove questo è comodamente a portata di… click! non dico cosa strana nell’affermare che il percorso di un collezionista sia irto di ostacoli (giusto per dirne una, muoversi in un mercato costellato sempre di più da pseudo quanto improvvisati venditori che, con l’espansione del mercato numismatico, si fatica a controllare). - ultimo ma non meno importante, è cercare di operare una differenziazione dallo stile “social-like” che va per la maggiore oggi. Se è pacifico come il Forum sia comunque uno strumento assimilabile ai “social”, è altresì vero che non ha lo stesso approccio di quelli tipo Facebook & Co. (ovvero: quello che penso/so, scrivo!). Tutti noi possiamo contribuire a questa differenziazione puntando sulla qualità dei nostri interventi. Nel nostro piccolo possiamo fare questo cercando di scrivere con cognizione di causa, e con obiettiva riflessività. Dopo questo lungo cappello introduttivo, cerchiamo di analizzare, alla luce di quanto sopra esposto, la richiesta del nuovo amico @FS1991. Come è emerso nel corso della discussione, è pacifico come ci si è espressi in maniera un po frettolosa e superficiale sul grading della moneta e sul relativo acquisto. La moneta infatti è ben lungi dall’essere compatibile con una conservazione Bb (che, secondo la classica definizione da catalogo, è quella conservazione in cui “la circolazione ha attenuato i rilievi maggiori ma la moneta è perfettamente leggibile, salvo per qualche particolare minore” – Gigante 2014). Quindi, prima di tutto, riflettiamo due volte prima di scrivere qualcosa, perché quello che scriviamo produce sempre un effetto, e in questo caso, ha accelerato il desiderio di un nuovo appassionato nel procedere frettolosamente all’acquisto senza fare le dovute considerazioni; considerazioni invece, che sono il succo della Numismatica, senza le quali si potrebbe ricondurre il tutto a una semplice raccolta di pezzi mancanti. Non credo che si voglia trasmettere questo… anche perché poi, inconsapevolmente, si da il via alla classica sequela di “botta e risposta” sul come-perché-quando-tu-io e via dicendo… Procedendo invece per gradi, sarebbe stato istruttivo per il nuovo amico mostrargli una Piastra in tale conservazione, postando foto abbastanza chiare da poter far risaltare gli aspetti peculiari di questo grading. Ne allego una, tratta da una vecchia vendita online di un noto professionista (lo si riconosce per il caratteristico sfondo). In questo modo insegniamo al nuovo amico cosa si intende per BB. Dal momento che stiamo parlando di una moneta veramente molto comune, non è un problema reperirla affidandosi al circuito delle aste nostrane che offrono una scelta davvero molto ampia a prezzi molto concorrenziali, specie quando si cercano annate estremamente comuni. Dato che ignoro il prezzo di vendita dell’esemplare prima postato non è indicato, ho cercato altri esemplari per vederne il prezzo di vendita. Da una rapidissima ricerca di pochi secondi ho estrapolato due esempi: Una vecchia asta di un esemplare gradevole per 30€ https://www.deamoneta.com/auctions/view/565/376 Dal catalogo di un noto commerciante romano (annata 1841 ma credo che la sostanza non cambi). https://shop.moruzzi.it/it/regno-delle-due-sicilie-ferdinando-ii-di-borbone-120-grana-1841-zecca-di-napoli-argento-bb-pannuti-riccio-66.html Francamente, io avrei consigliato al nuovo amico di attendere. La fretta è sempre cattiva consigliera, men che meno nel nostro hobby, e men che meno ancora quando si parla di monete estremamente comuni, come in questo caso, dove non ci sono nemmeno i ben noti problemi di esportazione verso l’estero. Il problema della spesa è un problema serio, sentito e assolutamente comprensibile. Il denaro non viene regalato, ma sudato, per cui merita rispetto, anche 20€! A maggior ragione quindi, è importante avere cognizione di quello che si scrive a un nuovo utente, che per così dire, ha fame di sapere e “pende” da quello che scriviamo. Di conseguenza, se proprio vogliamo andare alla radice del problema, questo non è insito esclusivamente nello spendere poco, ma, semmai, nel saper spendere bene. Facile non è, perché prima di tutto serve conoscenza, ma non è nemmeno difficile, specie su monete così comuni, su cui il pentimento di non aver investito maggiore tempo nella ricerca, e forse qualche euro in più, viene certamente prima o poi. Chiudo con un invito. Cerchiamo di scrivere puntando alla qualità. Libertà di pensiero ok, però con un po più di attenzione, perché poi, vuoi o non vuoi, è automatico che si vengano a innescare le solite disquisizioni che tolgono solo spazio alla Numismatica, che alla fine, è l’unica cosa che unisce tutti noi come Appassionati cultori di una materia così affascinante. Cordialmente, Fabrizio2 punti
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Riprendo giusto qualche passaggio saliente di questo "articolo": "monete di metallo" - da non confondere con le rarissime monete di cartapesta (che è molto difficile trovare in alta conservazione). "La moneta da un centesimo che ha un valore a tre zeri" - Io ho sempre pensato ne avesse due di zeri (€0,01). Forse si riferiscono al raro millesimo di euro (€0,001) emesso solo nelle serie divisionali dell'Elbonia...? "La Zecca ha affermato che sul retro è presente un ramoscello di quercia, segno che indica che è stata coniata in Germania." - menomale che la Zecca ha risolto questo arcano! C'era da perderci il sonno altrimenti. "l’utente che ha deciso di metterla in vendita [...] è pronto a relazionarsi con esperti del settore per saperne di più" - Non si sa mai, potrebbe rivelarsi anche più rara del previsto. Sempre meglio sentire prima gli esperti, se no c'è il rischio di svendere. Scherzi a parte, che vergogna...2 punti
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Buongiorno! In attesa di riprendere la collezione a 360° posto come "Napoletana del giorno" questa: Piastra da120 Grana 1825 Francesco I2 punti
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Questa sera voglio proporvi un mezzo scudo di Antonio Priuli. Moneta sicuramente comune, ma con la particolarità che a questa manca una lettera, infatti invece di Anton reca la scritta Aton. Massaro GR ovvero Giacomo Renier. Peso 15,75 gr. Sperando di aver condiviso una moneta particolare e interessante.1 punto
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Però potrebbe essere anche una moneta di Alabanda (Caria). Al rov. mi pare di leggere ΑΛ..Al diritto, potrebbe essere scritto ..ΕΥΡΟ per errore, invece che CΕΥΗΡΟC (Settimio Severo). Simile ma non identica a questa:1 punto
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Questo 20 lire del 1938 è la moneta di miglior qualità che ho. La patina si è sviluppata in modo uniforme ed è irridescente sotto la luce naturale, quasi brillante. Purtroppo le foto sviliscono il tutto. Periziata "FDC con patina eccezionale"1 punto
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Buonasera a tutti, aggiungo un 1854, come l'ultimo postato, in cui l'ultimo 4 è molto simile ad un 1.1 punto
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Grazie @antares ! A me sembra chiaro lo spessore della cuprite, delle corrosioni, del cancro parzialmente attivo, di cui di vedono anche due centri di corrosioni parzialmente attivi al centro delle due macchie ( di spessore) del rovescio a h 4/5 e verso l'interno.... A h 7 del diritto io non vedo fusione ma sfondamento del conio.... poi si vedono delle possibili crepettine al rovescio ( h4 e h7) , da approfondire, ma.... Quanto a pesi dei sesterzi.... beh, ricordo una discussione di alcuni anni fa con anche il buon @numizmo, in cui si parlava di pesi fino ai 40 o giù di lì, ovviamente eccezionali, ma sempre da conio di sesterzio legittimo. A parte quelli ho presente un sesterzio di Marc'Aurelio di gr 37,12 di quelli normali con Marte al rovescio, certamente autentico e con corrosioni... e un sesterzio di Elio ( sotto Adriano), che credo fosse sulla quarantina.... appena posso pubblico foto con peso esatto. Sesterzi di Adriano sui 31/32 ... quanti ne volete.... devo però vedere se c'è qualcosa di più pesante.... Scusate ma è pasquetta e rischio il linciaggio familiare ! Ho presente anche medaglioni con rovescio reso convesso e molto usurato, a differenza del buon rilievo del diritto... posterò foto... @Valteri sì, esistono pezzi unifaci di nascita nel secondo secolo... tipo sesterzi contorniati a mò di medaglione etc.... L'utilizzo? si ipotizza da corazza, da stendardo.... e quelli convessi o lisciati al rovescio forse da sigillo di catacombe?? Boh...1 punto
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Il mio miglior lowball! Ne avete mai visto uno così? Ho fatto fare a suo tempo dei controlli. Secondo tutti i pareri... autentico. Probabilmente il degrado è dovuto non (tanto) alla circolazione quanto a una destinazione d'uso sui generis: fermacarte, medaglione, portafortuna apotropaico, pocket piece (come scriveva @Burkhard) da toccare e ritoccare e lucidare e poi ancora toccare! I rilievi sono davvero quasi allo stesso grado dei campi. Il testone rimane tuttavia più definito dell'altra faccia. Non saprei dire perché. Forse è solo questione di resistenze al logorio. Un certo disegno con le proprie quote resiste meglio di altri disegni. Accetto supposizioni. Forse, considerandolo un fermacarte, veniva tendenzialmente posizionato con il rovescio all' ingiù. D'altronde nulla ci vieta di pensare che invece la moneta sia finita nelle tasche di qualche scaramantico proprio perché ormai inservibile e non collezionabile (tranne che per me). E allora in quel caso si potrebbe re-ipotizzare qualche forma di circolazione.1 punto
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1982 Italia - 1.000 lire M.Polo Ciampi/Stevani lettera A Con questa banconota da mille lire rispetto al passato la Banca d'Italia comincia ad utilizzare un'unica data visibile sui biglietti per tutte le varie emissioni, in questo specifico caso: DECRETO MINISTERIALE 6 GENNAIO 1982. Sarà la seconda lettera della combinazione alfanumerica che determinerà l'emissione (vedi tabella), l'intero stampato sarà quindi composto da 6 diverse emissioni: A-B-C-D-E-F Banconota che grazie alla sua veste grafica semplice e quasi monocromatica fu ampiamente falsificata, questo piccolo nominale passava inosservato e bene si confondeva nelle piccole transazioni accompagnata possibilmente con altri esemplari autentici (falso a destra). (due mie banconote false serie F) Otto anni dopo fu sostituita da una banconota da 1.000 lire abbondantemente variopinta sia al fronte che al retro (M.Montessori).1 punto
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Uno dei pochi....Belli...belli...visti, Cornucopia perfetta, data anche.....attualmente in Asta.....occhio perchè in giro ci sono davvero delle belle monete.1 punto
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Buongiorno Cocos, purtroppo non c'è molto da valutare : come ti ha già detto Tiberivs, non è né una moneta né una medaglia, ma una iniziativa commerciale che ha speculato sulla dabbenaggine e l'ignoranza di quanti hanno sperato acquistandola di fare un piccolo investimento, salvo incorrere in una cocente delusione quando cercheranno di venderla. Se la porti da un orafo, ti dirà che dei diamantini non sa cosa farsene ed il metallo te lo valuterà al prezzo dell'oro usato, vale a dire come rottame. Pertanto non solo non c'è alcun valore numismatico, ma è contenuto anche quello commerciale : sarebbe interessante sapere cosa è stata pagata all'atto dell'acquisto.... Un saluto cordiale. @cocos1 punto
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ciao, ?.. ti dico la mia... i coni collisi come già detto da Fabrizio non pregiudicano la capacità del conio di genere lustro... possono influire sui segni presenti sul tondello, ad esempio sotto il mento, davanti la fronte, ma non sul lustro in generale. Comunque sia, ho capito l'altro problema che hai evidenziato... cioè cosa sono quei segni paralleli e ordinati che si notano sulla legenda "Emanuele", ma anche in corrispondenza di "II"? non so effettivamente se si tratta di normali striature del metallo causate dal processo produttivo oppure sia dovuta ad una leggera usura dei coni che poi trasmettono queste righe in rilievo sul tondello.. se fai attenzione sulla tua si notano sulla legenda dove il metallo è meno usurato.. non si notano invece nel campo.. che è più scuro.. proprio perché più soggetto a contatto e quindi usurato dal contatto con le mani... Ho cercato di capire se queste righe ci sono anche sulla mia in fdc... ma non si nota nulla.. forse perché è un conio abbastanza nuovo... Invece ho notato il tuo stesso problema su un 50 centesimi... però in alta conservazione... come puoi notare queste striature si notano solo dove c'è la giusta illuminazione per fare ombra... ma in realtà sono presenti su tutto il tondello... fosse stata usura si sarebbero cancellate.. come sulla tua. Ovviamente per farle notare in foto non è stato facile... non si notano ad occhio nudo. Riguardo poi al discorso che dici riguardo alla possibilità che orecchio e capelli possano essere schiacciati e non usurati.. può essere come dici tu.. visto che la moneta è in mano tua.. sei più tu nelle condizioni di capire se si tratta di usura o meno. Tuttavia, se per te non è usura su orecchio e capelli..sicuramente non è imputabile ai coni collisi.. ma ad altre cause... come debolezza di conio..1 punto
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Complimenti @ZuoloNomisma anche da parte mia per lo stupendo esemplare, con una patina da antica raccolta veramente spettacolare.1 punto
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Parpagliola di Parma per Alessandro Farnese con busto maturo... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-AFT/1 MIR Emilia 976 ciao Mario1 punto
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È l'unica via se non vogliamo scrivere pagine e pagine per interpretare un simbolo... ?1 punto
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Ho rifatto un'altra foto del dritto. Ringrazio Gennydbmoney per averne accertato il millesimo, segnato già sul cartellino il 1631. Per il simbolo del coniatore ho dei dubbi che sia una zampa di cavallo.1 punto
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Concordo con @miroita, è il tipo Muntoni 55 Var. III. Un esemplare simile, proveniente dagli stessi conii ma in migliore conservazione è presente nella prossima asta Nomisma: https://nomisma.bidinside.com/it/lot/592299/clemente-xiii-1758-1769-gubbio-quattrino-/ Come si può vedere la "M" nella legenda del diritto non è presente nel conio di questo tipo. Ciao, RCAMIL.1 punto
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Complimenti per la discussione! almeno posso realizzare, seppur virtualmente, un sogno La ma collezione principale riguarda le monete straniere moderne, quindi mi accontenterei di una monetina in rame degli Stati Uniti d'America. Viene chiamata “Cent silver center” ed è una moneta in rame con una punta di argento al centro di circa 0,19 gr., si potrebbe definire uno dei primi esempi di moneta bimetallica. Questa è tra le monete pensate dai padri fondatori che cercavano di differenziarsi dalla monetazione inglese dell’ex dominio britannico. Durante i primi anni della repubblica americana si pensò che l’intrinseco di una moneta della nuova nazione doveva essere pari al suo valore nominale, gran parte dei commercianti avrebbero rifiutato di accettare monete senza questa caratteristica. L’esperimento della bimetallica fu anche un tentativo di ridurre le dimensioni mantenendo il valore intrinseco, il centesimo di dollaro sarebbe stata una moneta non pesante (circa 4,50 gr.) per un pratico utilizzo quotidiano, si sarebbe potuto evitare così il solo rame puro che avrebbe portato la moneta a pesare circa 13,50 gr. Thomas Jefferson (uno dei padri fondatori e terzo presidente degli Stai Uniti dal 1801 al 1809) aveva indicato un'alternativa, con una lettera informò della sua idea anche il Presidente George Washington: una moneta fatta di una lega principalmente di rame, ma che includeva abbastanza argento giusto per ottenere una moneta di dimensioni ragionevoli e con un valore intrinseco pari ad un centesimo di dollaro. Ma il segretario del Tesoro temeva che sarebbe stata una moneta troppo suscettibile di contraffazione, in quanto il suo aspetto differiva di poco da quella del rame puro. Quindi nel 1792, nella neonata zecca della città di Philadelphia (capitale provvisoria degli Stati Uniti d’America), una piccola porzione d’argento andò a finire nel foro centrale della nostra monetina, questa spina in argento avrebbe avuto un valore reale di ¾ di centesimo, mentre il restante ¼ di centesimo sarebbe stato coperto dal valore intrinseco del rame. Ma in ultima analisi il lavoro aggiuntivo richiesto per la coniazione di queste monete bimetalliche si dimostrò inadatto per la produzione di massa. Ragion per cui nel 1793 iniziò l’emissione del cent in solo rame (in foto), moneta oggi molto rara anche se coniata a decine di migliaia di pezzi. Della nostra monetina bimetallica ne sono rimaste solo una dozzina, per una di quelle in condizioni migliori rispetto le altre (prima foto della discussione) siamo su per giù con il milione di €uro… difficilmente ne entrerò in possesso Heritage 4/2012 $1,150,000 - Heritage 5/2014 $1,410,000 - Heritage 8/2014 $1,997,500 Naturalmente ci sono monetine in metallo povero di maggior valore, avrei potuto scegliere il 5 cent U.S.A. in nickel del 1913, la famosa "Liberty head nickel" da 7 milioni di dollari Ma la sua rarità è legata solo alla data (ed ai pochi pezzi coniati naturalmente), quasi tutti gli altri millesimi sono piuttosto abbordabili anche in ottime condizioni, io stesso ne posseggo una con una data comune, quindi tipologicamente sono a posto. Ho scelto il *cent silver center*, anche se di minor valore, si fa per dire per la sua particolarità unica. ps: nel 1960, durate dei lavori di ristrutturazione all’interno della zecca di Philadelphia, fu ritrovato qualche tondello grezzo di rame con un forellino al centro, erano i *cent silver center* di 170 anni prima mai nati.1 punto
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