Classifica
Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/30/22 in Risposte
-
Buona domenica Amici, Un Collezionista dopo aver letto la discussione mi ha mandato privatamente le immagini del suo esemplare di 3 Cavalli 1625 . Ecco finalmente un pezzo senza la sigla del Biblia.7 punti
-
Salve. Volevo condividere questo denario (Rauch 113), un dono di famiglia per il mio compleanno IMPERATORISCHE PRÄGUNGEN. C. Iulius Caesar Denarius (3,76 g), Heeresmünzstätte in Asia Minor, 48-47 v. Chr. Av.: Kopf der Venus mit Diadem n.r. Rv.: CAESAR, Aeneas mit Palladium und seinem Vater Anchises auf Schultern v.v. Crawford 458/1, Albert 1400, CRI 55. Datierung und Münzstättenzuweisung nach Woytek, B., Arma et Nummi. s.sch.-vzgl. Sul forum la moneta è schedata e descritta dal punto di vista storico e mitologico. Ci presenta un quadro familiare in quanto Enea è il frutto di una relazione tra Afrodite, la dea della bellezza e dell’amore che nella mitologia romana ha la sua equivalente in Venere, e Anchise, bellissimo giovane quando la dea s’invaghì di lui mentre portava al pascolo una mandria presso la città di Troia e per convincerlo a corrispondere il suo amore, aveva assunto le vesti di una principessa frigia. Secondo la leggenda, Anchise, ubriaco, osò vantarsi del suo amore con la dea durante una festa e Zeus lo punì colpendolo con un fulmine che lo rese zoppo. Nella drammatica notte della caduta di Troia, Enea caricò Anchise (diventato cieco secondo alcune fonti o paralitico secondo altre) sulle spalle, fuggendo dalla città in fiamme. Nella mano destra Enea tiene il Palladio, un simulacro di legno che, secondo le credenze dell'antichità, aveva il potere di difendere un'intera città. Il più famoso era custodito nella città di Troia, a cui garantiva l'immunità. Infatti la città fu distrutta solo dopo che Ulisse e Diomede riuscirono a rubarlo.6 punti
-
Ciao a tutti! Oggi vi racconto la storia di una spilla. Prologo: Il 13 maggio 1940, a seguito dell'invasione tedesca dei Paesi Bassi, la regina Wilhelmina e la famiglia reale dovettero lasciare il regno. Guglielmina avrebbe voluto restare e organizzare una resistenza all'invasione in Zelanda, invece fu costretta a recarsi in Gran Bretagna, progettando comunque di rientrare nel più breve tempo possibile nel proprio paese. La sovrana presiedeva il governo in esilio dei Paesi Bassi che si era installato a Londra. Winston Churchill la descrisse come: «"l'unico vero uomo" tra i leaders del governo in esilio». Nonostante fosse distante dal proprio paese, Guglielmina intervenne notevolmente nell'attività del Parlamento dei Paesi Bassi, soprattutto schierandosi contro il primo ministro Dirk Jan de Geer, il quale voleva siglare un trattato di pace con i tedeschi, poiché non era convinto della vittoria degli alleati. La regina comunicava con il suo popolo attraverso Radio Oranje, le sue trasmissioni notturne erano considerate illegali e chi le voleva ascoltare doveva farlo nascondendosi. Nel 1944 fu la seconda donna a entrare nell'Ordine della Giarrettiera. =================== Durante l'occupazione tedesca dei Paesi Bassi, sono stati escogitati molti modi per manifestare la resistenza ai tedeschi ed il sostegno alla Regina Guglielmina ed al governo olandese a Londra. Certamente all'inizio della guerra, quando ancora non si parlava di resistenza organizzata, questa veniva sovente mostrata in modo più o meno spiritoso. Questi atti divennero noti come "resistenza silenziosa". (1) Queste forme di ribellione - come quella di mostrare un'immagie della regina - venivano poi proibite dalle forze di occupazione, dopo di che veniva inventato qualcosa di nuovo. Nel 1941 i tedeschi vietarono e sequestrarono tutte le monete d'argento e di rame. Questo da un lato perché le vecchie monete portavano l'immagine della regina Guglielmina, dall'altro il metallo veniva usato per l'industria bellica tedesca. La gente dovette consegnare le vecchie monete in cambio di nuove monete di zinco o di cartamoneta. (2) Tuttavia, molti olandesi conservarono le loro vecchie monete e le trasformarono in gioielli, che venivano indossati come simbolo di resistenza e come ricordo della famiglia reale. Le monete da dieci centesimi ritagliate sono relativamente comuni, i fiorini non comuni, e le monete da due fiorini e mezzo olandesi sono le più rare. Questa spilla mostra la regina Guglielmina, ritagliata da una moneta d'argento da 1 Gulden (10g, ø 28mm, Ag. 0,720): Nel mio esemplare si può vedere non solo l'intaglio, ma anche la modificazione in una forma bombata. Qui una sorellina intonsa dello stesso anno, che adesso fa compagnia alla spilletta: Alla prossima! Servus Njk =================== Note in calce: (1) https://trc-leiden.nl/trc-digital-exhibition/index.php/textile-tales-from-the-second-world-war/item/226-some-post-war-items Durante l'occupazione tedesca dei Paesi Bassi, per es. questi fiammiferi (con le teste arancioni) furono usati come forma di protesta silenziosa contro i nazisti. (2) Copyright @petronius arbiter =================== A-neddoto Si racconta quanto la regina fosse apprezzata dai suoi sudditi durante questo periodo: Anche se la celebrazione del compleanno della regina era proibita dai tedeschi, veniva comunque commemorata. Quando, il giorno del suo compleanno, i frequentatori della chiesa di Huizen si alzarono e cantarono una strofa dell'inno nazionale olandese "Het Wilhelmus", la città dovette pagare una multa. B-neddoto La parola Gulden (fiorino) assunse uno sviluppo autonomo e, tralasciando il significato effettivo "quello d'oro" (guld/gold), furono coniati anche fiorini d'argento.6 punti
-
Una notte di qualche mese fa, mentre navigavo in rete alla ricerca di qualche FEL TEMP REPARATIO per la mia collezione, mi sono imbattuto in questa moneta proposta (non in asta) da un venditore professionale: Questa era la descrizione del venditore: Alt! mi sono detto: qualcosa non quadra…. Non proprio…. Da una semplice osservazione, pur con i limiti dell’ora tarda e dello schermo ridotto del mio cellulare, notavo chiaramente che la testa sul dritto era nuda, priva di un diadema o di una corona. Quindi, non poteva trattarsi di Costanzo II, un augusto. Poi il rovescio: una tipologia che nulla aveva a che vedere con una FEL TEMP REPARATIO…. Ma ormai era notte fonda, il sonnifero cominciava finalmente a fare effetto e poche ore dopo la sveglia mi avrebbe riportato alla routine quotidiana. Pertanto, memorizzata la pagina web, rimandavo tutto al giorno dopo. E finalmente mi addormentavo pensando alla moneta. Un po’ come quando la mamma da piccolo mi diceva: se non riesci a dormire, pensa ad una cosa bella! Tornato dal lavoro, tempo di entrare in casa, con somma gioia di mia moglie che voleva fare un giro in centro, mi piazzavo davanti al PC e riguardavo la moneta. Dopo averla grosso modo identificata decidevo di acquistarla considerando il prezzo a mio giudizio non eccessivo di 28.5 euro spese comprese (pur con una conservazione effettivamente non eccelsa) e considerato anche il fatto che, è vero, non era un FTR, ma comunque era un rovescio “costantiniano” che mi mancava. Dopo una quindicina di giorni il corriere suonava alla mia porta. Quando giunge a casa una nuova moneta è sempre una emozione. Tu sai già cosa arriverà, ma quando arriva…. Ho aperto la busta con estrema cautela, quasi avessi paura di farle male. Ho preso la moneta e dopo averla girata e rigirata sul palmo della mia mano sinistra mi sono messo a studiarla per cercare di arrivare ad una corretta classificazione. Ed ecco, quindi, come credo di averla identificata. Peso: 5.04 grammi Diametro max: 22.34 mm AE2 D/: D N CONSTANTIVS IVN NOB C; lettera A dietro la testa di Costanzo Gallo. R/: HOC SIG-NO VICTOR ERIS; III in campo sinistro Esergo: ASIS Dovrebbe essere la RIC VIII Siscia 306, ma il RIC prevede che dopo ASIS ci sia un crescente, che qui, onestamente, non vedo. Esiste anche una variante “not in RIC” con il dot dopo ASIS: Una altra possibilità potrebbe essere la RIC VIII Siscia 312, ma prevede un dot ASIS dot (ancora peggio). Io, onestamente, sulla mia moneta dopo e prima di ASIS (pur guardando con la lente ad ingrandimento) non vedo nulla (anche se la moneta e' un po' deboluccia in quel punto). Ecco, per chiarire meglio, un estratto del RIC: Legenda: H: HOC SIG-NO VICTOR ERIS G8: D N CONSTANTIVS IVN NOB C D1: testa nuda, busto drappeggiato e corazzato Si tratta quindi di una emissione di Siscia per Costanzo Gallo e di un rovescio (per me appassionato di età costantiniana) per niente banale: HOC SIGNO VICTOR ERIS. Per prima cosa, una ripassatina su chi era Costanzo Gallo. Come si può vedere, Costanzo Gallo era figlio di Giulio Costanzo, a sua volta fratellastro di Costantino I, in quanto figlio di suo padre Costanzo Cloro e di Teodora, la sua seconda moglie. Ed era anche cognato dello stesso Costanzo II in quanto Costanzo II aveva sposato una sorella di Costanzo Gallo di cui non si conosce il nome e lo stesso Costanzo Gallo avrebbe poi sposato la sorella di Costanzo II, ovvero Costantina. Uh cavolo! In questa Beautiful mi sto perdendo…poi io già ci capisco poco o niente di parentele… Comunque sia, Costanzo Gallo fu Cesare di Costanzo II dal 15 marzo 351 al 354 d.C. e questo e’ un dato che ha importanza per la nostra discussione. Quanto ai dettagli della sua biografia (per quanto comunque interessanti), vi lascio libertà di cercare in rete in quanto ciò esula un po’ dalla nostra discussione. Ma ora veniamo al rovescio (la parte per me più interessante) in cui e’ rappresentata una animata scena di “incoronazione” in appena 22 millimetri circa di diametro. Un piccolo quadretto, insomma. Vi e’ rappresentato l’imperatore in tenuta militare stante a sinistra, con un labaro con Chi/Rho nella mano destra ed uno scettro nella mano sinistra, rappresentato mentre una Vittoria alata, stante a sinistra, gli pone una corona sul capo mentre regge un ramoscello nella mano sinistra. Questa tipologia di rovescio fu coniata su modulo AE2 dal 350 alla fine 351/inizio 352 nelle zecche di Siscia e Sirmio. Le autorità emittenti furono, oltre a Costanzo Gallo, ovviamente Costanzo II e, in particolare, Vetranio. Ora, di Costanzo Gallo abbiamo detto qualcosa, Costanzo II direi che lo conosciamo…E Vetranio? Facciamo un piccolo passo indietro. Il 18 gennaio del 350 d.C. Magnenzio si ribellò a Costante e lo uccise. In breve tempo estese il suo controllo su gran parte dei territori che erano stati possesso di Costante stabilendo il suo dominio su Britannia, Gallia, Nord Africa ed Italia. Non caddero nelle sue mani solo le diocesi orientali dell’Illyricum, ovvero Dacia e Macedonia dove, tra l’altro, avevano sede le due importanti zecche di Siscia e Tessalonica. In quel tempo Costanzo II era impegnato in Oriente nella guerra contro i Sasanidi e quindi impossibilitato a muoversi prontamente in difesa della legittima autorità imperiale nei territori che erano stati del fratello. Secondo alcune fonti, a quel punto, intervenne Costantina (figlia di Costantino I e quindi sorella di Costanzo II) che chiese a Vetranio (un vecchio generale di Costantino I e comandante proprio delle truppe dell’Illirico dove lei si trovava in quel momento) la sua disponibilità ad assumersi ufficialmente il compito di difendere l’autorità imperiale. Vetranio accettò e, ottenuto il riconoscimento formale di Costanzo II, si fece proclamare augusto. Costanzo avallò quella decisione nella convinzione di trovare così, una volta eliminata la minaccia orientale, un valido alleato nella guerra contro Magnenzio; pertanto, dopo la nomina, fornì a Vetranio il denaro necessario per finanziare la lotta e la difesa delle province ancora non occupate dall’usurpatore, nell’attesa di iniziare una vera campagna di riconquista. Secondo altre fonti, tuttavia, non e’ escluso però che quella fosse in realtà una vera propria rivolta militare promossa dalle truppe dell’Illirico capeggiate proprio da Vetranio, il quale si sarebbe abilmente servito della presenza di parenti di Costanzo II (Costantina, per l’appunto) nella regione dove esercitava il suo comando militare per assicurarsi comunque la benevolenza dell’imperatore legittimo. Vetranio, pur dichiarandosi leale a Costanzo II e pur cercando di essere conciliante con lui, avrebbe poi addirittura tentato di accordarsi con Magnenzio, cosa che indurrebbe a pensare che entrambi facessero conto fin dall’inizio di spartirsi il potere ai danni di Costanzo II e che comunque, dietro alla decisione di Vetranio, ci sia un vero tentativo di usurpazione. E le monete cosa ci dicono? Ho provato, seguendo la traccia proprio del rovescio HOC SIGNO VICTOR ERIS, a cercare di dare una mia interpretazione dei fatti. In un primo momento (siamo nel gennaio del 350, poco dopo l’inizio della rivolta di Magnenzio), le HOC SIGNO VICTOR ERIS furono coniate proprio da Vetranio nella zecca di Siscia sotto il nome di Costanzo II, in segno di deferenza nei suoi confronti. Quindi, le monete furono sì battute da Vetranio, ma presentano sul dritto proprio Costanzo II, con la sua legenda tipica D N CONSTANTIVS P F AVG: Questa e’ una moneta della prima emissione, identificata dalla A nel campo sinistro del dritto e del rovescio: Quelle della seconda emissione, oltre alle A, hanno anche una stella nel campo destro del dritto: Ma perché questo rovescio HOC SIGNO ERIS? La scelta, con questa legenda molto evocativa che tutti conosciamo, non e’ ovviamente casuale. E’ una chiara allusione alla vittoria di Costantino su Massenzio al Ponte Milvio e questa e’, forse, l’unica vera volta che vediamo comparire (in una forma un po’ diversa dal classico “In hoc signo vinces”) la famosa frase che l’imperatore avrebbe visto in sogno prima della battaglia decisiva. Come Costantino I aveva sconfitto il tiranno Massenzio, così Costanzo II avrebbe sconfitto il nuovo tiranno Magnenzio (chiaramente con l’aiuto di Vetranio). E’ esplicitamente una sorta di omaggio di Vetranio a Costantino I (la legenda) ed alla sua discendenza (Costanzo II sul dritto), con il chiaro intento di essere considerato parte integrante della grande famiglia costantiniana. Anzi, forse queste monete si possono leggere come il desiderio di Vetranio di governare in collegialità con Costanzo II, seppure in maniera subordinata. Le monete, quindi, parrebbero far propendere verso l’ipotesi che Vetranio avesse agito nell’interesse di Costanzo II piuttosto che come mero usurpatore. Tuttavia, ad un certo punto, Vetranio avrebbe cominciato a prendere contatti con Magnenzio insieme al quale avrebbe cercato di scendere a patti con Costanzo II richiedendo l’approvazione ed il riconoscimento da parte dell’ augusto “ufficiale” per una spartizione a tre del potere. E’ probabile che quando i suoi rapporti con Costanzo II si incrinarono, Vetranio iniziasse a battere moneta a nome proprio, tipo questa HOC SIGNO VICTOR ERIS, sempre a Siscia: Questa moneta e’ particolare, secondo me. Ora sul dritto non c’e’ Costanzo II, ma lo stesso Vetranio con la barba e la legenda dedicatoria (quindi più evocativa) al dativo che lo identifica comunque come augusto: D N VETRANIO P F AVG . Caratteristica e’ però la testa laureata, non diademata come dovrebbe essere con un augusto. La distinzione tra corona diademata e laureata non e’ sempre facile. Due elementi utili a differenziarle possono essere, nel caso della semplice corona laureata, la mancanza della gemma frontale e la presenza di un nodo prima dei laccioli che la chiudono dietro il collo. Come interpretare questo elemento? Forse ancora come un segno di subordinazione, come una sorta di apertura, una strizzatina d’occhio, come si dice, a Costanzo II. Quasi come se volesse lascarsi una porta aperta, una via di salvezza (come poi, in effetti, avvenne). Mia madre direbbe: teneva due piedi in una scarpa. Del resto, in questo periodo, Vetranio fece coniare nelle zecche sotto il suo controllo monete con la sua effigie sul dritto e con rovesci tipo una VICTORIA AVGVSTORVM che parrebbero andare proprio nello stesso senso (tra l’altro -non casualmente credo- silique): Nello stesso periodo, però, Vetranio fece coniare anche questo solido a Tessalonica, altra zecca che in quegli anni era finita sotto il suo controllo: La moneta e’ interessante da analizzare nella sua complessità (oltre che nella sua bellezza). Qui l’effigie di rovescio e’ la stessa della tipologia HOC SIGNO VICTOR ERIS, ma la legenda cambia, ovvero SALVATOR REI PVBLICAE, con questo strano termine “salvator”. Il mio pensiero e’ che si tratti di un sorta di omaggio in primis a se stesso (ovviamente) nella lotta per il potere, ma anche a Costantino I, lui sì “salvatore” certo dello stato dal tiranno Massenzio, se si ipotizza che in questa fase Vetranio fosse alleato di Magnenzio contro Costanzo II. Verrebbe nuovamente ribadita la sua fedeltà alla dinastia costantiniana, un vero pedigree. Non sembrerebbe più, però, un omaggio a Costanzo II. Anche se, anche in questo caso, si può notare come manchi sempre il diadema, sostituito da una corona laureata. Da rimarcare, in questo senso, anche i rovesci tipo CONCORDIA MILITVM, VIRTVS EXERCITVM (sic!). Io non penso che rappresentino il desiderio di Vetranio di unire le sue forze con quelle di Costanzo II, quanto piuttosto la volontà chiedere ai soldati il loro appoggio a lui nella nuova lotta che si apprestava ad intraprendere, esaltandone le qualità forza d’animo e di fedeltà. Oltre che di mera forza. Ecco, a proposito, una mia recente acquisizione, una CONCORDIA MILITVM: Certo che questo rapporto tra Vetranio e Costanzo mi ricorda quella canzone di Battisti: io vorrei….non vorrei….ma se vuoi. Voi cosa ne pensate? Costanzo II, dopo aver stipulato una pace coi Sasanidi, scese nei Balcani e ad Heraclea si incontrò con gli ambasciatori di Magnenzio e di Vetranio. Magnenzio ribadì la sua posizione di intransigenza (la guerra continuava); invece Vetranio, dopo alcuni tentennamenti, prima che si arrivasse allo scontro armato, si riconciliò con Costanzo II sottomettendosi al suo volere, sperando forse di conservare la porpora e, soprattutto, la vita. Era ormai vecchio e, non avendo mai avuto reali capacità di comando, forse aveva perso le sue ambizioni; o forse questo era ciò che realmente voleva sin dall’inizio, pur con incertezze e tentennamenti. Alla fine, in una pomposa cerimonia ufficiale ad eserciti schierati, Vetranio fu destituito da Costanzo II il 25 dicembre del 350 passando a vita privata in Bitinia fino alla sua morte. Anche questo atteggiamento, per così dire, remissivo di Vetranio mi fa pensare che in realtà lui avesse inizialmente agito proprio in difesa di Costanzo II e non come usurpatore. Trovo invece un po’ strano il comportamento di Costanzo II che, alla fine, concesse a Vetranio di avere salva la vita. Costanzo II, in effetti, non si era mostrato così tenero nella “guerra di successione” che era scoppiata alla morte del padre Costantino I e che probabilmente fu ordita da lui stesso, fino al massacro di tutti i possibili rivali suoi e dei suoi fratelli diretti. Con la deposizione di Vetranio, Costanzo II aveva ancora il grosso problema della usurpazione di Magnenzio. Per fronteggiarla al meglio, pensò di farsi aiutare dal cugino Gallo che il 15 marzo del 351 venne nominato cesare con il nome di Costanzo Gallo, ad indicare il forte legame che li univa (e che sarebbe stato sancito anche da due matrimoni, come detto). Ed ecco una HOC SIGNO VICTOR ERIS coniata da Costanzo II a Siscia dopo la deposizione di Vetranio: Queste monete coniate a Siscia dopo la caduta di Vetranio appartengono alla terza serie, identificata dalla presenza di III nel campo sinistro del rovescio. Per la cronaca, di Costanzo Gallo esiste anche un solido HOC SIGNO VICTOR ERIS coniato a Tessalonica. E’ l’unica moneta con questo rovescio coniata in questa zecca: Ma non e’ finita: Il rovescio HOC SIGNO VICTOR ERIS , come detto, fu inizialmente coniato solo a Siscia. Tuttavia, nell’agosto del 351, la zecca di Siscia finì nelle mani di Magnenzio e da allora il tipo venne coniato nella zecca di Sirmio che fu aperta con le maestranze in fuga da Siscia, come può essere apprezzato dalle affinità stilistiche tra le monete coniate nelle due zecche. Ed ecco due esemplari da Sirmio: il primo per Costanzo II ed il secondo per Costanzo Gallo: L’aspetto, per così dire, iconografico del rovescio HOC SIGNO ERIS, nonostante la moneta sia stata battuta per pochi anni, non si perse nel tempo, almeno per quanto riguarda le effigi. Lo ritroveremo con Arcadio che tra il 395 ed il 401 emise per se stesso e per Onorio bronzi AE3 con la tipologia VIRTVS EXERCITI. La differenza sta nel fatto che l’imperatore ha una lancia anziché un labaro, poggia la mano sinistra su uno scudo anziché tenere uno scettro ed ha la testa girata indietro verso la Vittoria che lo incorona. Ecco un esemplare per Arcadio: Ed una per Onorio: Per approfondire questo ultimo interessante punto (che esula però dalla nostra discissione) vi invito caldamente a leggere questa bella discussione del nostro Poemenius: Molte delle cose che ho scritto le ho tratte dai testi che ho letto. Alcune cose sono una mia interpretazione (in questi casi l’ho segnalato). Ho voluto, più che altro, fornire spunti di riflessione. Naturalmente, sono benvenuti commenti, correzioni, suggerimenti. Fonti: - Il nostro forum - RIC Vol VIII - Wildwinds - Dearn: The coinage of Vetranio (che vi allegherò in calce per approfondimento) - Maraval: I figli di Costantino; 21 Editore Buona serata da Stilicho THE COINAGE OF VETRANIO (Articolo di Dearn).pdf6 punti
-
Buonasera a tutta la sezione. La Napoletana che voglio condividere oggi , non si vede tutti i giorni , presente sui Cataloghi e Manuali da pochi anni , manca in molte Collezioni: Ferdinando IV Piastra 1793 Variante gigli invertiti.5 punti
-
Buonasera, sono veramente felice di poter condividere questa piastra PRO FAUSTO. Mi sono deciso ad acquistarla perché mi sembra abbia proprio lo stesso conio della piastra pubblicata da Francesco 77 in un post del lontano 2017. Mi sono, così, sentito rassicurato sull'autenticità della moneta, essendo Francesco un grande esperto e un profondo conoscitore della monetazione napoletana. Mi scuso per le foto, che non sono certo il massimo e che fatico sempre ad inserire. Saluti a tutti.3 punti
-
Non mi stancherò mai di ripeterlo: Solo condividendo si scoprono e confermano le varianti di conio.3 punti
-
Buonasera a tutti, era da tempo che meditavo di cimentarmi in una nuova monetazione, in qualcosa di diverso da quello che seguo. Devo dire che trovo molto stimolante allo studio il filone delle monete Siciliane dei Normanni. Inizio questo percorso da un piccolo nominale, delle cui dimensioni mi sono reso conto solo all'arrivo nelle mie mani. Un grazioso Follaro di Guglielmo Il, ho cercato delle notizie al riguardo di questo sovrano, come al solito mi sono avvalso del web e riporto uno stralcio di wikipedia. Non riporto tutto quello che ho trovato per non appesantire la lettura. Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono (Palermo, dicembre 1153 – Palermo, 18 novembre 1189), discendente della famiglia degli Altavilla, fu Re di Sicilia dal 1166 alla morte; era figlio di Guglielmo I il Malo e di Margherita di Navarra. Viene ricordato come uno dei monarchi siciliani che godette di maggiore popolarità. «E quel che vedi ne l'arco declivo, Guglielmo fu, cui quella terra plora che piagne Carlo e Federigo vivo: ora conosce come s'innamora lo ciel del giusto rege, e al sembiante del suo fulgore il fa vedere ancora.» (Dante, Paradiso, canto XX, linee 61-66). La testa Leonina che dovrebbe essere una maschera, è un chiaro richiamo agli Altavilla . La scritta in cufico al rovescio sta a significare '' Re Guglielmo il Secondo'' @Numi 62 correggimi per favore se sbaglio, e se puoi aggiungi qualcosa che io possa così imparare. Ovviamente chiunque segua questa monetazione è ben accolto in discussione, postate i vostri esemplari. Posto foto della casa d'aste e quelle fatte da me. Saluti Alberto2 punti
-
È da tanto che, colpevolmente, non aprivo una discussione sul forum ma il mio tempo libero purtroppo/per fortuna è sempre meno e cerco di dividerlo adeguatamente fra le mie passioni ed interessi. Di recente c’è stata un’interessante asta che ha messo all’incanto un’intera collezione che ha creato bagarre fra numerosi collezionisti. Quello che mi ha piacevolmente colpito è stato l’interesse suscitato, oltre quello ovvio alla moneta, verso i cartellini della vecchia collezione. Solitamente quando si compra una moneta il tondello resta “anonimo”, riparte da zero nelle mani del suo nuovo possessore destinando all’oblio chi prima di lui ha curato e coccolato quella moneta, un triste destino per noi collezionisti. Un semplice pezzettino di carta che accompagna la moneta invece ha permesso di non far cadere nel dimenticatoio il precedente possessore, un dovuto rispetto a chi prima di noi ha permesso che la moneta sia finita in mano nostra. Insomma una sorta di immortalità oltre che per il tondello, anche per chi prima di noi lo ha avuto. Una visione forse un po’ troppo romantica e poco legata all’attuale momento storico del collezionismo in cui il pensiero predominante è dettato da due sole parole: “Quanto vale?”, ma permettetemi questa visione forse più adatta ai tempi che furono e nel vedere l’interesse per i cartellini, che spero non sia motivato dal pensiero di un surplus sul valore economico, mi ha fatto comprendere che qualche “vecchio romantico” numismatico ancora c’è e questo è un bene per la Numismatica. Fatta questa doverosa e piacevole premessa passerei a parlare di una moneta ora in mio possesso ma sui cui sono riuscito a ricrearne parte dei suoi passaggi di mano nel tempo. Chi mi conosce sa della mia passione mai sopita per i cavalli. La moneta del popolo per eccellenza ricca di tipologie e di innumerevoli varianti e questo la rende, a mio avviso, il motivo sul perché sia tanto apprezzata dai collezionisti. Ognuno di noi credo possa vantare di avere in collezione un esemplare particolare, raro, o magari non ancora censito. Avendo per scelta ridotto la mia raccolta a pochi esemplari e cercando di studiare a fondo queste poche monete, periodo storico compreso, mi capita sovente di vedere gli stessi esemplari transitare di asta in asta nel tempo a conferma che le monete restano… i collezionisti passano. La ricerca continua di esemplari da censire mi ha portato a scoprire diversi passaggi d’asta di una moneta ora presente nella mia collezione. Una semplice curiosità ma che fa apprezzare ancor di più questo piccolo tondello di rame passato di mano in mano per tanti anni alimentando anche, senza negarlo, un po’ di ego del sottoscritto inorgoglito sapendolo passato in alcune collezioni importanti del passato. La prima notizia su questo cavallo lo troviamo nel “ragionamento” di Giovan Vincenzo Fusco Intorno alle zecche ed alle monete battute nel Reame di Napoli da re Carlo VIII di Francia edito nel 1846 dalle stamperie del Fibreno a Napoli (il Fibreno è un breve corso d’acqua che scorre a pochi metri dalla mia casa natale… segno del destino? ?). Il “ragionamento” del Fusco, illuminante per l’epoca, non è però esente da qualche imprecisione in quanto questo cavallo viene riportato come battuto nella zecca di Capua. Ve lo presento: Da Fusco 1846, Tav. IV, nr. 3 Passano gli anni e si arriva al 1882 dove, per la legge di cui sopra che non ammette deroghe al fatto che le monete restano mentre i collezionisti passano, questo cavallo, assieme alle altre monete della collezione Fusco, viene messo all’incanto. Pur se nel catalogo della collezione la moneta non è riportata tra le poche e sicuramente più meritevoli di figurare nelle tavole, la sappiamo presente perché al lotto 2149 leggiamo la descrizione di 6 cavalli con relativi riferimenti ed uno di essi è riferito proprio al lavoro del Fusco, tav. IV numero 3. Non so chi abbia preso la moneta ma di certo dopo è finita nella collezione Cora perché nel successivo passaggio, cioè la vendita della collezione San Romé del 1924, la ritroviamo al lotto nr. 2343 proprio con l’indicazione del passaggio precedente (collezione Cora nr. 167). Con relativa immagine nelle tavole. Passano gli anni ed ecco che, all’inizio del nuovo millennio, la moneta viene riproposta in un listino di vendita della ditta Baranowsky di Roma. Un sorriso, una stretta di mano e da allora questo cavallo riposa con me. Per concludere questa è una mia storia ma sono certo che molti di voi ne hanno altre da raccontare. Vi invito a farlo in modo da non tagliare quel legame che unisce noi collezionisti di oggi con quelli del passato onorando la loro memoria. D.F.2 punti
-
Ora la più giovane col Gazzettino ...giovani Numismatici crescono ...2 punti
-
2 punti
-
2 punti
-
Direi che Uzifox abbia definitivamente riassunto e concluso questa indagine collettiva su una medaglia mai ricordata da nessuno prima d'ora; vederla posta in vendita o semplicemente mostrata da qualcuno sul web credo sia difficile, posto che in Italia è praticamente ignota. E' trascorso più di un secolo da quando è stata coniata, magari qualche reduce o profugo dalla Libia l'avrà conservata e - può darsi - l'avrà conservata anche un suo erede, ma che compaia o no sul web mi sembra che la cosa sia ormai irrilevante. Ringrazio ancora Gpbasetti per averci fatto conoscere questa interessante rarità. Un saluto, Caravelle22 .2 punti
-
2 punti
-
Piccola patacca rarissima (lo è l'originale) presa oggi in ciotola come curiosità, non ne avevo mai vista una simile. Quarto di dollaro denominato 'Standing Liberty' del 1916, propendo naturalmente per una riproduzione moderna, per me non è stata prodotta per essere a suo tempo utilizzata per buona, al verso ha pure le tre stelle sotto l'aquila non dovrebbero esserci nell'emissione del 1916. Non è argento, non è calamitabile, stesso diametro, contorno rigato, ma gr. 5,90 anzichè gr. 6,25. Sentiamo @petronius arbiter che sicuramente può dirci molto di più, pur non capendone di questa monetazione non credo proprio che sia un falso d'epoca, solo così questo orrore di patacca potrebbe diventare interessante. Già che ci sono cito pure @vathek19842 punti
-
2 punti
-
Il diritto è del Borner, mentre il conio del rovescio è di Ferdinando Sevò, incisore piemontese che si firma "F. Sevo" in orizzontale sul secondo scalino della raffigurazione. Si trattò probabilmente di un conio "dimostrativo", realizzato nell'ottica di una collaborazione con questo artista, che però non ebbe mai seguito. Allo stesso rovescio sono accoppiati conii con il busto (sempre del Borner) e con uno stemma più "ricco" opera di Hermenegildo Hamerani. Questo il link alla scheda del catalogo lamonetiano : https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-CLEMXIROM/36 Dalla foto non si nota affatto, @Fxx puoi postare dettagli della zona interessata, diritto e rovescio ? Ciao, RCAMIL.2 punti
-
Il regno nella mia collezione comincia a crescere e ad assumere un bel colpo d’occhio nel frattempo ?2 punti
-
Placcato non è un termine corretto, diciamo che la moneta è di bronzo (in genere) e rivestita esternamente di argento. una sorta di fregatura d’epoca per imbrogliare sul contenuto del metallo. questa pratica, non avendo nessun senso in epoche più odierne, ne garantisce l’autenticità quantomeno storica.2 punti
-
Assolutamente sì: una medaglia per gli italiani di Libia per la serie "state tranquilli che è tutto sotto controllo"... ...I fatti successivi invece, come dici tu, dimostreranno esattamente il contrario. In conclusione potremmo ipotizzare che a contribuire alla poca diffusione e quindi all'insuccesso di questa medaglia (con conseguente rarità attuale) siano stati i seguenti fattori: - una produzione della medaglia in pochi pezzi perchè destinata ad un mercato ridotto - una raffigurazione esteticamente "sgradevole" perchè piuttosto violenta e crudele - la realtà dei fatti che smentiva il messaggio propagandistico - l'avvento della prima guerra mondiale che necessitava di sviare l'attenzione dall'insuccesso coloniale in vista di più grandi future vittorie Saluti Simone2 punti
-
Condivido questa piastra sebeto 1736. Lo stato di conservazione non è sicuramente eccezionale,tutt'altro ( l'ombra sulla moneta l'ho causata io scattando la foto ) ,ma al rovescio,nella palla dello spazio/Medici,i gigli sono presenti in posizione invertita (1/2 ) Cosa ne pensate? Auguri a tutti di buon anno.1 punto
-
DE GREGE EPICURI @Ross14@StilichoGuardate però che il nome latino di Vetranio non è Vetranius,-ii bensì Vetranio,-onis. Per cui Vetranio non è un dativo ma un nominativo. Il che non modifica la sostanza di tutto quello che è stato detto.1 punto
-
Buonasera a tutti. Condivido con voi il risultato del mio convegno di Piacenza. 50 lire Barbetti e 100 lire impero (altissima conservazione, si vedono i rilievi dei numeri di serie) e un 100 mila lire falso con numero di serie inesistente.1 punto
-
Complimenti @Stilicho, è sempre un piacere leggere i tuoi post. Vorrei sottolineare il possibile significato dell'utilizzo del dativo: si tratta di una dedica che identifica SIMBOLICAMENTE Vetranio come destinatario e non come soggetto nella decisione della coniazione. Questo soggetto era invece idealmente Costanzo II: tale impostazione della legenda sottolinea la volontà di Vetranio di porsi un gradino sotto rispetto a Costanzo Ii1 punto
-
In effetti il lustro si nota anche dalle foto, poi la perizia del buon Emilio è sempre una garanzia1 punto
-
Direi che su questo non ci sono dubbi.. Certo che, mai come in questo caso, verrebbe da dire "com’è piccolo il mondo"; in pochi giorni siamo passati dal cercare di capire se questa variante senza sigle esistesse davvero ?, al primo ritrovamento "casuale" di un esemplare apparentemente senza sigla, alla conferma che non lascia dubbio alcuno.. É proprio vero che a volte basta chiedere e il miracolo si materializza. Complimenti al Collezionista in questione.1 punto
-
1 punto
-
Buonasera, passato ieri in Asta Nomisma questo rarissimo 6 tornesi 1801. LOTTO 343 - ASTA 26 E-LIVE Base d'asta: 600,00 EUR Offerta corrente: 650,00 EUR NAPOLI Ferdinando IV (1799-1805) 6 Tornesi 1801 - Magliocca 348a CU (g 18,22) RRRRR Variante dritto P: . Piccole screpolature al R, graffio al R/ Grading/Stato: SPL1 punto
-
Non aggiungo nulla al discorso, ma devo farti i complimenti per la disamina: pur conoscendo molto bene le fasi storiche che hai trattato, il taglio numismatico e l’ottima capacità di sintesi l’hanno resa una lettura avvincente e super interessante! ?1 punto
-
1 punto
-
Buonasera ai " malati"! È bella sta malattia? Sarei d' accordo con Rocco @Rocco68 Saluti e welcome1 punto
-
Non è sicuramente un falso d'epoca, sia per aspetto generale sia perchè si tratta di una moneta rara e famosa nella sua versione originale. Con soli 52.000 pezzi coniati..chiaro l'intento di frodare collezionisti ingenui. Molto curioso che il rovescio sia quello della tipologia successiva, con le stelle sotto l'aquila.1 punto
-
1 punto
-
Ciao Potrei dire la mia solo " ad occhio ", visto che non son pratico di questa. Secondo me è solo riproduzione,ma spero per te ovviamente di sbagliarmi e poi.....a me piace comunque? Ps : io cammino con le patacche nel portamonete,quando parlo coi colleghi di numismatica,le tiro fuori e mi diverto a spiegar loro i misfatti di questi simpatici oggettini da mercatino? Saluti1 punto
-
Buon Giorno La discriminante "pratica" fondamentale sta nella “consistenza” dei depositi. Provi con un piccolo batuffolo di cotone, se sfregando delicatamente il deposito rileva la presenza di polvere “verde” deve iniziare a preoccuparsi e prendere provvedimenti. Pur non essendo particolarmente esperto in questo campo, hanno l’aspetto di concrezioni solide, dall’immagine non si apprezzano tracce di polvere. La tenga osservata, come ogni altra moneta in bronzo, senza eccessiva apprensione. Anni fa, avevo accennato in una discussione sull’argomento, che avevo contribuito a realizzare un marchingegno per trattare monete “malate” con il benzotriazolo, non dovrebbe essere il Suo caso, a distanza di anni sembra sia stato un buon lavoro. cordialità1 punto
-
Anche questa contromarca ha un fortissimo significato storico, che è da ricercare nelle lunghe e complesse vicende del "Comtat Venaissin". AVIGNONE Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini), 1592-1605. Dozzina 1593 con giglio francese contromarcato al rv. Nel 1593 Achille Ginnasi (1553-1594), di Castel Bolognese fu nominato governatore del Contado Venassino da papa Clemente VIII. In entrambi i territori dell'enclave gli abitanti erano esentati dalle tasse e dal servizio militare, e quindi godevano di grandi privilegi in confronto ai vicini sudditi del Regno di Francia. Nei secoli successivi i re di Francia tentarono più volte di annettere la regione in occasione di divergenze con la Santa Sede, e il Comtat fu invaso dalle truppe francesi nel 1663, 1668, 1768 e 1774. Durante il regno di Luigi XIV e Luigi XV fu anche soggetto a limitazioni commerciali e doganali: nel 1734 il re di Francia proibì agli abitanti del Contado Venassino di coltivare il tabacco e di produrre stoffe di seta stampata. La sovranità papale sul Contado Venassino ebbe fine, dopo lunghi secoli, solo con la Rivoluzione francese. Già dal 1785 si erano registrate tensioni riformistiche e, quando nel 1789 scoppiò la rivoluzione, come in Francia venne chiesto al papa Pio VI di convocare gli Stati Generali del Contado, che si erano riuniti per l'ultima volta nel 1596. Superata l'iniziale resistenza del papa, la riunione ebbe luogo nell'aprile 1790 e sancì alcune misure di stampo repubblicano (uguaglianza fiscale, abolizione dei privilegi di classe, riforme giudiziarie). Tuttavia, quando la vicina Avignone insistette per passare insieme al Regno di Francia, venne rinnovato il giuramento di fedeltà al papa e venne accolto il vicelegato di Avignone, scacciato dalla sua città. Si giunse allo scontro armato con Avignone, che fu interrotto dall'intervento delle truppe francesi. Nel 1791, per mezzo di un plebiscito non autorizzato dal papa, gli abitanti votarono a favore dell'annessione alla Francia. Dal 1793 l'ex Contado Venassino forma, assieme ai territori di Avignone e Orange, il dipartimento della Vaucluse. La Santa Sede dal canto suo non riconobbe formalmente il risultato del plebiscito sino al 1814 e quando il Congresso di Vienna restaurò lo Stato Pontificio in seguito alla parentesi napoleonica il papa protestò vivamente per la mancata restituzione della sua enclave provenzale. Possiamo dire con certezza che l'apporre il giglio di Francia sulle monete papali dell'enclave papale, faceva ben capire che aria tirasse! Michele1 punto
-
Buona domenica a tutti gli utenti, ottima piastra Rocco secondo il mio personale giudizio la ritengo la piastra tipo stemma la più rara di Ferdinando IV si vedono di più le altre (1784-1785-1788 gigli inv. le Sicilar).1 punto
-
1 punto
-
Ciao Alberto, ne sono convinto anche io. Fra i tanti esemplari con sigla, ne spunterà ancora qualcuno senza. Condivido alcuni esemplari di un Amico, grande Collezionista di Vicereali.1 punto
-
Appena uscito. Una bella mattinata di incontri con i vecchi amici, Mario in primis, Loris, Roberto e Simone. E una preda succulenta quanto inattesa che poi condividerò sul Forum. Monete belle e rare latitanti, difficoltà per tutti gli operatori a reperire materiale di qualità. Prezzi mi riferiscono in costante tensione sia nelle aste che nelle trattative private per i FDC rari. Comunque una bella giornata di svago numismatico ?✌️1 punto
-
@sandokan @palpi62 @caravelle82 Guardate cosa ho trovato... Direi che ci siamo: praticamente è il soggetto della medaglia ma visto di tre quarti. L'anno è proprio il 1911. La didascalia della foto recita così: Titolo: IMPICCAGIONE INFORMATORE LIBICO Didascalia: GUERRA DI LIBIA 'Traditore Impiccato', ribelle libico appartenente al movimento di resistenza contro l'occupazione italiana, giustiziato dall'esercito di occupazione. Chi non accettava il dominio italiano veniva considerato 'traditore', cartolina postale 1911.1 punto
-
@PriamoB Non si fa così! E' come fumare davanti ad uno che ha smesso da poco!! Per fortuna c'è poco che mi interessa... ma quel poco... mannaggia!!?1 punto
-
Salve, è una doppia in oro di Ferdinando II moneta rara ma quelle di Cosimo II ancor più rare, come noteraì di questa monetazione , le doppie sono state emesse non per la loro bellezza ma per il loro peso, qui vi sbagliate in pieno sul valore di quei tempi, ad oggi questa sarebbero €500 in banconota o €200 la massima era la quadrupla in oro nel Granducato, teniamo conto che lo scudo d'oro equivaleva alla piastra in argento per valore ed era la moneta in argento massima pari a circa 7 lire dell'epoca ed era la meta di una doppia. Tornando a noi, la moneta è autentica, sembra forse sia stata montata o tosata leggermente, le schiacciature sono tipiche di questa emissione, una moneta così è pari a un bb siamo sulle €600/700 circa valore odierno, in spl vero di questa moneta ne esistono pochissime per non dire che si contano su una mano e costano cifre da capogiro.. Saluti Fofo1 punto
-
Buongiorno...scendiamo di taglio, 2 grani, millesimo 1814....un corona a sette punte e un 6 punte...decisamente più raro il primo1 punto
-
Buondì proseguo con il taglio inferiore...non è il 5 grani più bello, ma il primo che comprai e lo trovo di una bellezza equilibrata... 5 grani 1815, punto dopo la data e singolo punto a chiudere legenda del rovescio e sigla B. del Vincenzo! Buona mattinata.1 punto
-
Buonasera, riprendo la discussione per un aggiornamento: la legge di bilancio n. 178/2020 ha istituito il Fondo per il rimborso delle spese legali sopportate dagli imputati assolti. Il 20 dicembre, quindi, il Ministero della Giustizia ha emanato il decreto di definizione dei criteri e delle modalità di erogazione dei rimborsi in parola. Qualcosa si è dunque mosso e oggi il rimborso è realtà (da verificare sul campo l’agilità della procedura). Sperando di fare cosa gradita, allego il D.M. Saluti {3501b917-04f5-4fd8-90eb-2fe23c366d3f}_ministero-giustizia-DM-20-dicembre-2021.pdf1 punto
-
Resta il fatto che migliaia di soldati italiani vennero abbandonati a se stessi. E non mi si venga a dire che se lo meritavano perchè erano fascisti come affermò qualche cerebroleso poi divenuto Ministro agli albori della Repubblica Italiana. Erano persone strappate da casa e mandate a combattere in terre lontane. Facile parlare quando si ha studiato, non si ha una famiglia da mantenere e soprattutto si sta al sicuro lontano dal fuoco. Gli stessi personaggi che poi negarono il latte ai bambini alla stazione di Bologna solo perchè esuli istriani. Personalmente provo schifo nel vedere che ancora oggi abbiamo vie e piazze intestate a certa gentaglia. Numismaticamente parlando trovo OSCENO che gli eredi di alcuni personaggi, fascisti e non, abbiano potuto trarre profitto economico dalla vendita di monete PROVA e/o rare che erano in loro possesso. Secondo me andava tutto confiscato dallo Stato Italiano1 punto
-
1 punto
-
Capisco che in Lussemburgo non abbiano molto altro di cui parlare, ma hanno un po' scassato con compleanni, anniversari, matrimoni, nascite, comunione, ecc... nel 2023 faranno la 2€ per il 5° anniversario della prima volta che l'ha fatta nel vasino la figlia, dello zio, del fratello, della cognata del giardiniere del duca?!?1 punto
-
Il seicento un grandissimo periodo per l'uomo, per la Numismatica e per la zecca di Napoli... Filippo IV re di Spagna (1621-1665). Ducato 1622. AR 29,41 g. – ø 41,9 mm. PHILIPPVS • IIII • DEI • GRA • Busto giovanile radiato, corazzato e drappeggiato, a destra; gorgona ad ornamento della lorica. Nel campo a sinistra, MC C (Michele Cavo e Costantino di Costanzo, rispettivamente maestri di zecca e di prova). Sotto, nel giro, •1622• TL. Rv. HISP • VTRIVSQ • SICILIE • RX • Stemma coronato entro cartella a forma di cuore ornata a cartocci. Asse a 170°. CNI 37 var. Cagiati tipo C. Pannuti Riccio 14 (R/4). Davenport 4043. Una variante apparentemente inedita di una emissione della più grande rarità. Filippo IV a soli sedici anni si trovò ad essere il sovrano di domini immensi per estensione e popolazione, purtroppo il suo carattere rispecchiava l'indecisa personalità paterna. Dimostrò abulia nella condotta degli affari di Stato e travagliato dagli intrighi di corte delegò pienamente il potere al Duca di Olivares fino al 1643 e poi a don Luigi de Haro. Filippo IV sposò in prime nozze la figlia del re di Francia Enrico IV, Elisabetta di Borbone e nel 1649, in seconde nozze, Anna Maria d’Austria, figlia di Ferdinando III, poi madre dell' infante principe Carlo. Il suo regno fu segnato da cruente guerre e cocenti sconfitte tra cui vale la pena ricordare quelle che portarono all’ indipendenza del Portogallo nel 1640 e a quella, dopo la pace di Westfalia del 1648, delle Province Unite. Le continue vessazione che oppressero i napoletani durante questo regno culminarono nel 1647 con la rivolta capeggiata da Masaniello. La vera causa di questa rivoluzione non fu, come comunemente accettato, l’introduzione della nuova gabella sulla frutta, ma la cattiva situazione della moneta circolante che, continuamente adulterata nel titolo e nel peso dalle autorità spagnole, veniva immessa in circolazione ma non accettata per il pagamento delle imposte, che venivano riscosse in ragione del peso e non dell’impronta. Va specificato che la moneta realmente circolante a Napoli era: per il popolo quasi esclusivamente il mezzo carlino (zanetta) e per la borghesia il carlino e il doppio carlino, infatti l’unica emissione di questo regno dello scudo in buon argento è quella del 1622, conosciuta in pochissimi esemplari e che ci fa pensare a una coniazione limitatissima.1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
Lamoneta.it
La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.
Il network
Hai bisogno di aiuto?