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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 07/10/22 in Risposte

  1. Beh, l'auspicio sarebbe di andare un poco oltre rispetto a sollecitare la curiosità. Se si riuscisse a fare luce o quantomeno ipotesi realistiche sul significato del punzone - cosa che non è detto sia possibile ma neppure impossibile - la cosa sarebbe di interesse numismatico certamente superiore a qualsiasi fior di conio, dal momento che ti ricordo che la numismatica è la scienza che studia le monete nei suoi aspetti storici, sociali, culturali ed economici, e non ha nulla a che vedere con il mercato collezionistico (per il quale, concordo assolutamente con te, i criteri di attribuzione di un valore - e stavolta parliamo di valore esclusivamente venale e non culturale - sono tutt'altri).
    7 punti
  2. Ciao Alberto, Rocco ha ragione quando dice che è difficile trovare 2 monete uguali di questa tipologia. Questa è una moneta comunissima battuta in grande quantità. Vuol dire che sono stati utilizzati centinaia di coni, forse qualche migliaia, e naturalmente per approntarli ci sono voluti parecchi incisori che hanno lavorato per poco più di vent'anni. I coni erano incisi a mano e se anche un solo incisore ne avesse fatto parecchi, già ci sarebbero delle differenze, figuriamoci tra incisori diversi. Ci saranno sicuramente molte varianti di conio, forse nemmeno ancora segnalate, visto che molti studiosi non danno la giusta importanza a queste piccole monetine. Mi vengono in mente per esempio le scritte retrograde del follaro REX W o le contromarche sul trifollaro con il leone che non sono poi state notate da chissà quanto tempo.
    3 punti
  3. Mi chiedo cosa abbiano nel cervello questi “manovali del bulino” quando rovinano monete, nel caso seguente, anche di una certa rarità.. Anche se dovrei autocensurarmi per l’off topic parziale (visto il titolo) aggiungo qui un altro didrammo akragantino orribilmente manipolato al dritto. Siamo scesi verso la metà del V secolo a.C. rispetto all’esemplare della discussione, con una moneta che era ancora completamente e piacevolmente leggibile prima di essere sfregiata. Una emissione alquanto rara quella dei didrammi connessi al periodo II della monetazione di Akragas: un solo conio di incudine, tre di martello per un totale di 19 esemplari censiti dal corpus della professoressa Westermark. Il numero di catalogo per questo accoppiamento di conii è il 441 (O1-R1), di cui aggiungo tre esemplari per confronti. Nel bulinare come se non ci fosse un domani, il nostro “artista moderno” ha aggiunto cerchietti su cerchietti, anche dove l’incisore antico (questo sì un Vero Artista) aveva tracciato un piumaggio fatto di linee variamente allungate sul collo e nella parte superiore dell’ala dell’aquila. Moneta rovinata che qualche anima pia ha accolto comunque.. 1- L’esemplare dal dritto vaioloso, ex Artemide eLive 23/86 del 4/5-06-2022: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=5711&lot=86 2- Westermark 441.1 ex NAC P/1137 del 2005, ex collezione Moretti, ex Leu 1954 ed ex Ars Classica 17/120 del 1934. 3- Westermark 441.9, ex collezione Dewing 556, acquistato nel 1941 ed in precedenza venduto da Spink nel 1894. 4- Westermark 441.10, al British Museum dal 1905.
    2 punti
  4. Denaro del ducato di Normandia emesso dalla zecca di Rouen; sembra attribuibile a Richard II (vedi collegamento) o una sua eventuale degenerazione anonima : https://en.numista.com/catalogue/pieces332475.html Mario
    2 punti
  5. @scacchi Nei documenti, tranne quando diversamente specificato, pagamenti e prezzi sono espressi in moneta di conto, le monete effettivamente usate per adempiere alle obbligazioni espresse nei contratti erano generalmente quelle più un uso nel territorio dei contraenti, quindi quelle coniate nelle zecche delle autorità competenti oppure quelle più apprezzate dai mercati, soprattutto quando si trattava di grosse somme e pagamenti importanti in cui erano impiegate monete auree. In quel periodo, 1548, si è nella fase iniziale del passaggio dal dominio del fiorino/ducato alla progressiva diffusione dello scudo d'oro di origine francese che poi nella seconda metà del secolo diventerà la moneta aurea per eccellenza, famosa soprattutto per i suoi multipli da 2 e da 4 scudi, la doppia e i dobloni, i termini fiorino e ducato erano sinonimi nella sostanza, cioè indicavano una moneta aurea con le stesse caratteristiche di peso e intrinseco che aveva avuto origine col nome di fiorino a Firenze e con quello di ducato a Venezia ma che già nel corso del trecento era stata coniata in diversi tipi da molteplici zecche in Italia ed Europa, dal quattrocento il termine ducato tenderà a generalizzarsi un po' ovunque e sarà più utilizzato anche nei documenti rispetto a fiorino, ma poi ovviamente tutto dipendeva dagli usi locali nella documentazione... nel 1548 a Gubbio si è sotto l'autorità del duca di Urbino, all'epoca Guidobaldo II Della Rovere, che proprio nella sua zecca principale, Urbino, aveva fatto battere dei ducati d'oro, magari può essere stata questa la moneta usata effettivamente nel pagamento in questione, di sotto posto il link del catalogo Lamoneta che rinvia alla moneta: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GBII/19
    2 punti
  6. A proposito di Bibliografia, al momento ho solo questo quaderno di Studi del Circolo Numismatico Mario Rasile di Formia. Gia presente nella mia Biblioteca. Mi è stato molto utile per il primo approccio , ma capisco la necessità di acquistare anche altri testi per meglio approfondire. Saluti Alberto
    2 punti
  7. Incredibile. Qui il falsario ha operato veramente di fino. Oltre a riprodurre quanto più fedelmente possibile i disegni ed i caratteri, ha fatto anche un lavoro di EMULAZIONE della realtà, includendo i difetti di conio. Sono d'accordo: il falsario ha avuto come modello la moneta che hai postato. Quelle due (la vera e la falsa) non dovrebbero separarsi, ad onore dell'opera "interessante" del falsario.
    2 punti
  8. Continuo con un altro 1582, ma con legenda al dritto che termina con VT.
    2 punti
  9. Indubbiamente le case d’asta di San Marino godono di maggiore libertà ( al pari delle altre case d’asta mondiali - escluse quelle greche e turche che credo non esistano ?). Le disposizioni recenti vigenti discriminano e danneggiano i commercianti italiani senza peraltro - purtroppo - garantire alcunché se non che il commercio si sposti e favorisca i vicini di banco.
    2 punti
  10. Forse non tutti sanno che del rarissimo centesimo del 1902 esistono due diverse versioni generate da due coppie di coni differenti. Come sappiamo fino al 1908 i coni del centesimo in alcuni elementi venivano punzonati a mano conio per conio. Questa attività manuale creava delle piccole differenze che consentono di individuare con precisione la coppia di coni che ha battuto le singole monete e costituiscono anche dei marcatori per distinguere le monete originali da quelle false, e per questa moneta risulta particolarmente difficoltoso, in quanto molto falsificata. La cosa strana è che questa moneta ha una tiratura di soli 26.308 pezzi e noi sappiamo che con una coppia di coni si riuscivano a produrre circa 100/150 mila monete. In questo caso, nonostante la bassa tiratura sono state usate due coppie di coni differenti. Vediamo le differenze che identificano le due versioni. Nella scritta "CENTESIMO" nella prima versione le lettere sono un po' più "disordinate" in particolare la lettera "C" e la lettera "N" sono più inclinate verso sx. Nella data nella prima versione lo "0" presenta una leggera ripunzonatura in basso a sx, i "9" sono diversi e lo "0" è posizionato più in basso. Al dritto le due versioni si distinguono nelle lettere "TALI" della parola ITALIANA. Infatti, nella prima versione la lettera "A" è allineata con la precedente lettera "T" e la lettera "L" non presenta nella parte superiore l'astina a dx. Invece nella seconda versione la lettera "A" è ripunzonata e la punzonatura più marcata è disallineata rispetto alla lettera "T", mentre la lettera "L" la parte superiore presenta l'asta orizzontale integra. Ho evidenziato queste differenze in una seconda coppia di esemplari presi da due importanti database numismatici Ucoin e Numista. Da miei studi le due versioni hanno sotanzialmente lo stesso grado di rarità. Voi che versione avete?
    2 punti
  11. Ho appena letto sui social di questo convegno che si terrà a Conversano in provincia di Bari. Penso che ci andrò approfittando per trascorrere un weekend in Puglia?
    1 punto
  12. Direttamente dall’asta Aphrodite Art Coins (Auction 4 del 9-11/7/2022), posto il Lotto n. 791 che così viene descritto in catalogo e di cui allego le relative foto: Italy, Napoli. Carlo V D'Asburgo (1516-1556). Æ Cavallo (17mm, 1.60g). Near VF Al riguardo, posto anche quanto riportato dal Vergara sulla tipologia dell’esemplare stesso. Volevo solo condividere una particolarità (se tale possa essere considerata): si tratta di quella lettera T rovesciata che si vede sul D/. Sappiamo che la legenda è PLVS VLTRA (al di là di possibili interpunzioni presenti). Pare verosimilmente che la lettera L sia stata (erroneamente?) sostituita dalla lettera T (che poi si è rilevata come T rovesciata). Sembra noto l’utilizzo di una lettera L “quasi” simile alla T rovesciata, ma in questo esemplare pare abbastanza nitida e chiara la T, a mio parere. Ciò detto, i più esperti sapranno magari fornire ulteriori considerazioni soprattutto in ordine ad eventuali casi simili per questa specifica tipologia. Grazie tante. Domenico
    1 punto
  13. This is a billion coin from Lesbos. It's not rare. Have a look here for example https://www.acsearch.info/search.html?id=4429417
    1 punto
  14. Caro @Rocco68 come sai le leghe di rame sono molto difficili da pulire. Soprattutto se si tratta di una moneta ultracentenaria e non si conosce la percentuale dei vari metalli usati. I risultati sono spesso deludenti con i metodi "soft" ed addirittura dannosi con metodi "invasivi". Ti consiglierei soltanto di metterla a mollo con dell'acqua distillata x qualche settimana, cambiando ogni tanto l'acqua e poi con uno stecchino di legno sfregare lievemente le ossidazioni. Ci sono altri metodi più invasivi tipo immergere un cotton fiocc in succo di limone o aceto e strofinare le ossidazioni con questo. Ma sinceramente non vorrei che la patina sottostante diventasse di quel brutto color arancione che spesso si vede. Ciao Beppe
    1 punto
  15. Regno di Napoli Filippo III di Spagna 1598-1621 3 cavalli in rame Da quel poco che riesco ad intuire al dritto dovrebbe essere catalogata al numero 85, pagina 189 de: "LA MONETA NAPOLETANA DEI RE DI SPAGNA NEL PERIODO 1503-1680" di Pietro Magliocca... Al D/ PHILIPP.III.D.G.REX.ARA.V ✚,al centro un acciarino con quattro pietre focaie disposte a croce, intervallate negli angoli da quattro fiamme... Al R/ croce di Gerusalemme accantonata da crocette simili,in corona di alloro,la corona è chiusa dal simbolo: ✠... In considerazione del diametro e peso che hai comunicato è un 3 cavalli coniato su un tondello di basso peso... A titolo di esempio posto un esemplare reperito in rete...
    1 punto
  16. Magliocca 126 (questo esemplare). Tornese 15 SZ Sotto il busto . GR .
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  17. Devo prendere atto della vittoria di Adelchi per acclamazione, ma la penna di Apollodoro scrive di un oracolo favorevole agli Dei nell’esito della battaglia, a condizione del fatto che essi fossero aiutati da un mortale: nessun Gigante infatti sarebbe stato sconfitto per mano divina. E Zeus vinse grazie all’aiuto del mortale Eracle. apollonia
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  18. Dedica ("omaggio dell'Autore") sul reprint di Reginald Stuart Poole, data to 1873. Poole utilizzo' le monete di Kamarina per illustrare la quarta e quinta ode olimpica di Pindaro nell'ambito di una "lecture" universitaria. Il Poole era all'epoca Direttore del Dip. Monete e Medaglie del British Museum di Londra, Autore di una monumentale opera qual e' il B.M.C. Evidentemente il fascino e la sublime armonia artistica delle monete camarinesi lo avevano conquistato!
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  19. Salve 3 cavalli Filippo lll come detto da Rocco Catalogo Mir 228 Saluti
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  20. Ciao, dovrebbe essere un 3 Cavalli di Filippo III Napoli
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  21. potresti provare a scrivere a Vincenzo Rapposelli chiedendo cosa ne pensa. Sono 40 anni che studiano questa zecca. Persona estremamente cortese, di altri tempi!
    1 punto
  22. Mi è giunto un suggerimento relativo alla possibile lettura del numero come una data, quindi non 1240 ma 1 - 2 [febbraio] - (18)40. Dunque il significato potrebbe essere quello di commemorare un evento o magari costituire un pegno (per un fidanzamento), evento per cui le monete in argento erano spesso utilizzate nel XIX secolo. Dal punto di vista cronologico le date tornerebbero alla perfezione, ma nonostante ciò personalmente non mi convince troppo l'ipotesi: ho visto (e possiedo) diverse monete riusate in tal senso, ma in genere la scritta riporta le iniziali delle persone coinvolte, le incisioni sono molto meno profonde (sono graffite con una lama, non incise tanto a fondo come vere e proprie contromarche), i caratteri sono più leziosi e soprattutto la data è ben riconoscibile come tale. Vi porto un paio di esempi:
    1 punto
  23. Fare storia consiste nel chiedersi il perché delle cose al fine di comprendere l'operato di chi ci ha preceduti. In tal senso l'oggetto che ho postato può essere di interesse (poi non necessariamente lo sarà, ma anche il solo ragionarci ha un suo significato). Il mio post infatti non ha mai preso in considerazione altri aspetti al di là di questo: non ho mai accennato a un valore, a una rarità della moneta o a un suo interesse collezionistico. Gli unici riferimenti alla presunta rarità del 1839 G non li ho fatti io ma un altro utente, e io non li ho raccolti perché non era certo questo lo scopo del post. Siamo una comunità non solo di investitori, ma anche di amanti della storia, credo: per questo ritengo che oltre a soffermarci sulla bellezza artistica dei pezzi (e in quanto a ciò gli esemplari che tu spesso ci proponi hanno pochi eguali) ci possa essere dell'altro.
    1 punto
  24. Mi sembra un oggetto interessante. Purtroppo non ho trovato nulla su monete incise in questo stesso modo che possa orientare una ricerca in qualche direzione. Tuttavia alcuni elementi si possono desumere anche da quel poco che si può constatare e posso avanzare qualche personale impressione: la moneta sembra abbastanza circolata, direi che siamo distanti almeno qualche anno dalla data di emissione. L'incisione del numero appare profonda e ben evidente quindi chi l'ha praticata non penso l'abbia fatto in modo casuale ma con una precisa finalità pratica a cui l'oggetto doveva rispondere. Inoltre 5 lire non erano di nullo valore al tempo quindi a maggior ragione non penso si tratti di nulla di estemporaneo. Ultima considerazione, a mio parere anche il primo segno si tratta di un numero , la curvatura del tratto dell'incisione nella parte finale potrebbe trattarsi di una semplice deviazione finale dell'incisione e ciò mi sembra confermato dal fatto che non è incisa così in profondità come il resto della scritta, fosse stata un J per me il tratto sarebbe stato più definito nella parte terminale.
    1 punto
  25. Buongiorno e Buona domenica a tutti, dal poco che inizio a capirci, ci si può sbizzarrire senza mai annoiarsi con questi gioiellini. Come dici tu non ci sta uno uguale ad un altro, ognuno ha un qualcosa nello stile che lo rende direi unico (almeno per me). Dobbiamo metterci a studiare il cufico. E anche qualcosa in più su questa monetazione. Bibliografia necessaria averne in biblioteca direi. Saluti Alberto
    1 punto
  26. Bah, spero solo non sia stata presentata da una casa d'aste "seria" perché persino ad un neofita come me, che di solito evita di esprimersi, la legenda con il nome pare palesemente contraffatta.
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  27. Provo: SBOCCHI ORDINARI Buona domenica da Stilicho
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  28. Ma figurati ? ... alla sera ci sarà il conferimento di medaglie al merito ... Vediamo a chi andranno . ?
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  29. Mah.. mi sembra che ce le abbia tutte.. bolle, escrescenze, rilievi poco netti, bordi, mancanze di metallo, ossidazioni strane. Io non avrei dubbi, ma non essendo esperto, attendi pareri più autorevoli che arriveranno presto. ciao! E aggiungiamo anche il diametro..?
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  30. 1 punto
  31. Il non comune, piacevole didrammo 'horsemen' di Taranto, con al diritto la particolare figurazione del cavaliere in armatura, con alle spalle un ragazzo intento ad allacciargli la corazza sul fianco : vicino, il cavallo con brigliatura, è in attesa . L' esemplare è conservato in museo a Berlino, censito da Rutter in H.N.Italy al n. 899 ed in Fischer-Bossert al n. 726a .
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  32. Ciao @Follis01, da neofita come te, ma colleziono solo denari ed antoniniani in argento, il consiglio che mi sento di darti guardando il denario di Adriano che hai postato e di cercarne un altro. Il mio è solo un parere che ti esprimo per di più da foto. Resto in attesa anche io dei pareri dei più esperti ? ANTONIO
    1 punto
  33. Buongiorno, lo stile ritrattistico sommariamente rientra nei canoni del periodo, cosí come quello dei caratteri della legenda. Non segnali peró i dati fisici dell'esemplare che possono essere di aiuto. Il dettaglio a rovescio che indichi di sè non è probante, tra l'altro tratto una foto non ottimale. Si può solo osservare che: 1) la depressione non è circolare ma ovale (le bolle da fusione sono rotonde in quanto da bolle gassose) 2) non è improbabile che una moneta di 1900 anni presenti qualche colpo superficiale anzi, è molto verosimile che ci siano 3) se proprio vogliamo c'è un'altra lacuna simile sul margine destro di quel graffio a destra della spalla del genio. Buona giornata Illyricum
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  34. Ciao @dracma hai pienamente ragione. Conosco la letteratura che citi e che non ho riportato perchè sono andato direttamente alla conclusione ovvero che secondo me la catalogazione di CNG non è frutto di un ragionamento critico e preciso come il tuo, ma per come fatta è stata presa la prima trovata....... Personalmente reputo la moneta non coniata in Magna Graecia bensì in Sicilia......per affinità stilistiche con il pegaso ericino e per il fatto che non mi risultano ritrovamenti di pegasi (da letteratura storica e recente) e di questo tipo di conio in quell'area lucana.... Saluti Odisseo
    1 punto
  35. Credo che l’attribuzione a Casamabile sia stata superata da tempo, questa tipologia viene ora assegnata a Roberto il Guiscardo per Salerno (post 1077-1085). Esemplari di questo tipo si trovano a volte ribattuti su follari al tipo delle fortificazioni e con legenda VICTORIA, attribuiti anch’essi al Guiscardo come celebrativi della conquista di Salerno. Un bell’esemplare con tale ribattitura è presente alla biblioteca nazionale francese, e visibile qui: https://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb44819505w
    1 punto
  36. Sul diritto si nota di più la composizione di due metalli differenti, il rovescio è venuto meglio. Comunque moneta artefatta con effetto elettrolisi.
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  37. La tecnica a rovescio incuso rappresenta, come ben noto, un fenomeno circoscritto sul piano spazio-temporale, limitato all’ambito magno-greco in un arco compreso tra la seconda metà del VI secolo a.C. e gli anni Quaranta/Trenta del V, epoca che segna il passaggio alla fase con tipi in rilievo su entrambi i lati della moneta. Non mancano tuttavia le eccezioni, come ben evidenzia questo nomos di Taranto proveniente dalla coll. Vlasto (n. 889) e ascrivibile al periodo VIIII.F Evans (= RUtter, HN 1036: ca. 275-240/35). Viene definito nel catalogo d’asta interessante Fehlprägung. Künker 72, 18-21.7.2022, 33 Lotto 33. CALABRIA TARENT. AR-Didrachme, 272/240 v. Chr.; 6,25 g. Reiter r. mit Hüfttuch//Aversincusum. Ravel, Vlasto 889 (dies Exemplar); Rutter, Historia Numorum 1036. Interessante Fehlprägung. Kl. Kratzer, leicht dezentriert, hohes bzw. tiefes Relief, fast sehr schön Exemplar der Theodor Prowe Collection, Auktion Egger 40, Wien 1912, Nr. 118; der Sammlung Michel Pandèly Vlasto und der Auktion CNG 54, Lancaster 2000, Nr. 4. Bei dieser Münze handelt es sich um eine einzigartige Fehlprägung, die nachweislich Bestandteil zweier bekannter Sammlungen (Sammlung Theodor Prowe und Sammlung Michel Pandèly Vlasto) war. Ein wirklich einmaliges und sehr interessantes Objekt.
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  38. Tra le 12 'fatiche' , nell' 8^ Eracle è impegnato nella cattura del toro che infuriava nell'isola di Creta . A questa impresa, si attribuisce la raffigurazione posta sul diritto di alcuni non comuni didrammi, battuti in Selinunte nell'ultimo periodo prima della caduta della città per mano dei Cartaginesi . Due di questi bei didrammi erano presenti a suo tempo ( 1998 ) nella prestigiosa vendita NAC 13 .
    1 punto
  39. Ho trovato un sito (storiologia.it) che riporta i prezzi di alcuni beni, nel periodo di fine guerra: A metà 1945 - Lo stipendio di un operaio si aggirava sulle 8-10.000 lire (265-330 al giorno) Il costo di un giornale £ 4, biglietto Tram £ 4, tazzina Caffè £ 20, pane 45 Lire/kg, al mercato nero 150-200 Lire. Le verdure costavano da 5 a 7 lire al chilo; olio d’oliva: 900 lire al litro; zucchero: 400 lire al chilo, vino: da 70 a 80 lire al litro; scarpe da uomo : da 2.000 a 3.000 lire a paia; vestito da uomo in panno cascame da 8.000 a 10.000 lire, se in lana: 25.000 lire; camicia da uomo : da 800 a 1.000 lire; sigarette Nazionali 160 lire Al mercato nero un chilo di farina costava 30 lire, uno di pancetta 800. Tali cifre possono dare l'idea di come gli spiccioli del Regno , praticamente erano senza valore.
    1 punto
  40. Buonasera a tutti, con questo post andiamo a chiudere il viaggio intrapreso della storia di Milda. Nel 1939 il governo lettone iniziò a prepararsi a coniare nuove monete da 5 lats da emettere nel 1941. La fanciulla lettone doveva essere sostituita da un ritratto del leader autoritario della Lettonia, Karlis Ulmanis, ma quelle monete non furono mai coniate causa lo scoppio della seconda guerra mondiale. Già prima della guerra la gente in Lettonia aveva iniziato ad accumulare monete d'argento per prepararsi alla crisi imminente ma il 23 agosto del 1939, dieci giorni prima dello scoppio della II guerra mondiale, il ministro degli esteri tedesco Joachim Von Ribbentrop giunse a Mosca per firmare insieme al suo omologo sovietico, Vjaceslav Molotov un patto di non aggressione fra la Germania di Hitler e l’Urss di Stalin che darà il via libera all’inizio del conflitto mondiale: Il patto di non aggressione venne reso pubblico, ma in quello stesso giorno Ribbentrop e Molotov firmarono anche un altro accordo, un protocollo segreto, con il quale Hitler e Stalin si spartiscono l’Europa orientale e i paesi baltici. Quel protocollo segreto segna, il 23 agosto del 1939, il destino di Lettonia, Lituania ed Estonia, che verranno invase nel 1940 dall’Armata Rossa, poi nel 1941 dall’esercito tedesco nell’operazione Barbarossa, per tornare sotto l’occupazione sovietica fra il 1944 e il 1945. Dopo l'occupazione sovietica della Lettonia nel 1940, il lat continuò a circolare insieme al rublo sovietico, sebbene le monete d'argento fossero in gran parte scomparse dalla circolazione. Il 25 marzo 1941, la monetazione lettone fu sostituita definitivamente dal rublo russo. Si stima che 50 milioni di lats non siano mai stati scambiati con rubli. Le persone rimasero con monete e banconote improvvisamente senza valore, ad eccezione del valore sentimentale e del contenuto d'argento delle stesse. Le autorità sovietiche, tuttavia, avevano monete da 5 lats per un valore di circa 3,6 milioni di lats. Si dice che negli anni '60 la Vneshtorgbank dell'URSS commerciasse in lat d'argento lettoni, offrendoli a un prezzo piuttosto alto a collezionisti stranieri. A partire dal 1941, i lats divennero un oggetto da collezione. L’occupazione sovietica durò circa 40 anni con deportazioni di massa, esili e guerriglie da parte della resistenza lettone ma tale regime favorì soltanto una forte unità nazionale. Nella Lettonia occupata dai sovietici, i lettoni aiutarono i loro concittadini in tutti i modi possibili. In genere i lettoni fecero del loro meglio per mantenere la loro lingua, la loro cultura, le loro tradizioni e lo spirito e identità nazionale ricordato da Milda. Cinquanta anni dopo la firma del protocollo segreto, il 23 agosto del 1989, i Lettoni insieme agli Estoni e Lituani decidono di mettere in atto una clamorosa azione di protesta pacifica, per denunciare la firma fra nazisti e sovietici e mostrare a tutto il mondo la loro voglia e il loro diritto a tornare ad essere paesi liberi ed indipendenti. E’ la Via Baltica, una catena umana di circa due milioni di persone che scendendo in strada e prendendosi per mano compose una catena che attraversò i tre paesi baltici, unendo le capitali Tallin, Riga e Vilnius: Non fu semplice organizzare una protesta pacifica, senza i mezzi che abbiamo oggi, e difatti gli organizzatori comunicavano via telefono, via fax, da un distretto all’altro, per informare e organizzare la gente nei vari punti di raccolta. Di seguito un famoso fax che circolò per esortare tutti i popoli baltici alla protesta: Il problema per i movimenti di liberazione quel giorno non era solo quello di organizzare la buona riuscita della protesta all’interno dei tre paesi baltici, ma anche la pubblicizzazione e la diffusione delle immagini nei media internazionali. Era questo l’obiettivo della protesta: far sentire a tutto il mondo la voce dei popoli baltici che reclamavano il loro diritto alla libertà e all’indipendenza. L’obiettivo fu raggiunto grazie alla diffusione delle foto e delle immagini in tutto il mondo e la stampa internazionale diede grande risalto all’evento: Lettonia, Estonia e Lituania ottennero l’indipendenza due anni dopo, nell’agosto del 1991. Intanto in quegli anni Zelma Brauere continuò a partecipare a vari eventi presso la Casa degli Insegnanti (ora Ambasciata Svedese), davanti alla quale una sera fu investita da una motocicletta. Zelma all'epoca aveva 77 anni. Le autorità la fecero seppellire al cimitero di Lāčupe con il suo costume tradizionale come è stata disegnata sulla moneta. La Banca di Lettonia ha dedicato una moneta d'oro da 5 lats per commemorare i 90 anni della sua emissione: Infine con l’entrata dell’euro che rimpiazza il lat, ritorna Milda sulla moneta corrente per la felicità del popolo lettone. Sarà l’effigie della moneta lettone da 1 e 2 euro, anche se l’immagine non è quella originale del 1929 ma una nuova versione disegnata da Ilze Kalniņa che prende spunto dalla Milda originale: Come afferma Stradiņš a fronte dell’introduzione dell’euro: "Milda sarà la donna lettone più famosa, almeno in Europa. Quelle monete circoleranno in tutti i paesi dell'UE". Vi lascio anche un video sulla storia di Milda: 5 Lats, Milda, una moneta che racconta e continuerà a raccontare un popolo, le sue tradizioni, la libertà e l’identità nazionale. Grazie a tutti numys il viaggio e il racconto termina con questo post e ringrazio tutti coloro che con pazienza hanno seguito, spero con interesse, la storia di Milda. “La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro.” (M. De Cervantes)
    1 punto
  41. taglio: 2 euro paese: andorra anno: 2019 tiratura: 1.058.310 condizioni: bb+ città: trieste taglio: 2 euro cc paese: grecia anno: 2015 A tiratura: 750.000 condizioni: bb città: trieste
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  42. Buonasera a tutti o meglio buonanotte, anche se con alcuni giorni di ritardo proseguiamo il viaggio intrapreso della storia di Milda. Rihard Zarriņš per la creazione del suo design aveva bisogno di trovare il prototipo di ragazza che potesse rappresentare la fanciulla popolare lettone e allo stesso tempo riuscisse ad idealizzare la libertà e l’amore. Un giorno l’artista ritrovò sulla sua strada una donna che gli avrebbe cambiato la vita artistica e non solo, Zelma Brauere: infatti lei lavorava come revisore di bozze presso la tipografia di stato e grazie alla correzione di un grave errore su un libro, da mandare in stampa, di Zarriņš riuscì a conquistare la sua fiducia. Da quel momento l'artista rimase affascinato dal suo senso di responsabilità, dal contegno gentile, dalla sua intelligenza nonché dalla sua particolare bellezza. Ma chi era Zelma Brauere? Nacque 1900 a Riga e si laureò in filologia presso l'Università della Lettonia e conosceva sette lingue. Donna affascinata dal giardinaggio, si appassionò all'arte ed in particolare ai libri mantenendo sempre vive le relazioni con gli amici. Particolarmente attenta ad aiutare gli altri prestò servizio presso la Croce Rossa. Dopo la laurea, Zelma iniziò a lavorare come correttore di bozze presso la State Paper Printing House dove vi rimase per 43 anni fino al pensionamento. Giovane, bella, ma molto seria, tranquilla e riservata grazie al suo lavoro catturò l’attenzione dell’artista ed iniziò una lunga collaborazione tra i due. Infatti Zarriņš invitò Zelma a posare come modella con i costumi popolari lettoni immortalandola sulla rivista satirica "Svari" edita da J. R. Tillbergs e successivamente nell’edizione edita da Zarrins “Latvju raksti”, libro che trattava di ornamenti lettoni: L’artista era molto legato a Zelma, non solo professionalmente: infatti, da alcune lettere ritrovate, erano evidenti i sentimenti per la giovane donna ma la loro relazione rimase platonica. Del resto Zelma fu fidanzata con un pilota di aereo che sfortunatamente rimase coinvolto in un incidente mortale all'aeroporto di Krustpils nel 1935. Da quel momento lei rimase fedele al suo compagno e non si sposò mai vivendo fino alla sua morte con la sorella in una casa di legno sopravvissuta fino ad oggi nel distretto di Āgenskalns di Riga. Zarriņš, apprezzando Zelma come donna virtuosa, onesta e nobile, non c'è da meravigliarsi che l'abbia scelta come modello ideale per il 5 lati d'argento. Così Rihards Zarriņš disegnò l'allora 29 enne giovane donna: per rappresentala come la fanciulla popolare, così umile, intatta e pura per natura, diventando tra le immagini più popolari del folklore lettone. Sul dritto disegnò Zelma di profilo, vista dal lato destro, circondata da entrambi i lati dall'iscrizione “Latvijas Republika” ma per far emergere l'idea di amore e libertà in modo potente, l'artista optò solo per pochi dettagli: spighe di grano che ricoprivano la spalla della modella, una ricca treccia che le scendeva lungo la schiena e il colletto e il copricapo ricamati con un disegno ornamentale caratteristico del costume popolare lettone. L'espressione artistica era intensificata dalla bellezza serena del rapporto reciproco di tutti gli elementi e dalla simultanea leggerezza e fermezza della silhouette. Ma un contributo fondamentale al raggiungimento dell’obiettivo lo offrì l'incisore britannico Percy Metcalf che rese l'immagine più nobile, più espressiva, un simbolo di libertà e di etica. Quindi il pezzo a cinque lats fu il risultato del lavoro congiunto di artisti lettoni e britannici. Oggi, grazie alla gentile concessione della British Royal Mint, possiamo ammirare le forme in gesso usate molti anni fa per coniare la moneta da 5 lats con la possibilità di confrontare l’originale di Zarriņš, un ritratto realistico di Zelma Brauere, con le modifiche apportate dall'incisore britannico Percy Metcalf: A sinistra il disegno di Rihards Zariņš a destra la fotografia dei modelli in gesso di Percy Metcalfe. Per il rovescio scelse il suo disegno del 1921 del grande stemma araldico della Repubblica di Lettonia, creato sulla base del progetto dello stemma statale realizzato dall'artista grafico Vilhelms Krūmiņš. Il bordo della moneta fu contrassegnato dalla frase “DIEVS SVETI LATVIJU”, che si traduce in "Dio benedica la Lettonia". Coniata in argento fino all'83,5% in 25 grammi di peso e 37 mm di dimensione: la coniazione di questa moneta durante i suoi tre anni di breve durata è stata di soli 3,6 milioni. Quando la moneta fu emessa il 23 dicembre 1929, i residenti formarono lunghe file in banca per averla e bisogna tener presente che in quell’anno la Lettonia stava attraversando una crisi economica ma anche una "svalutazione del valore della moneta", secondo la Royal Mint: "La gente desiderava qualcosa di nobile, bello e il disegno sulla moneta era ampiamente accettato come incarnazione sentimentale di quelle qualità. Il popolo lettone, la classe contadina lettone, è sentimentale e sensibile alle idee romantiche nazionali: il nuovo pezzo da cinque lats era l'incarnazione del suo ideale di bellezza.” La moneta d'argento da 5 lats divenne estremamente popolare grazie alla sua piacevole espressione artistica, al suo valore e la sua immagine ottenne un grande significato simbolico al pari della statua del Monumento alla Libertà a Riga: Durante la seconda guerra mondiale, nella Lettonia occupata, le belle monete da cinque lats non avevano più corso legale, ma continuarono la loro vita di simbolo, forse rafforzandone il significato. Le monete salvate durante le occupazioni tedesche e sovietiche, servirono per fare spille e ciondoli, diventarono un regalo ambito in occasione di matrimoni e battesimi. Erano state tenute come un prezioso cimelio di famiglia da persone in Lettonia, nonché da coloro che erano stati deportati in Siberia e in esilio all'estero. Il pezzo d'argento da cinque lats svolgeva una missione molto rara per una moneta: per chi "sapeva" era un simbolo di libertà e statualità della Lettonia, come spilla significava l'appartenenza alla nazione lettone e la speranza di riconquistare l'indipendenza. Grazie a tutti numys il viaggio continua .... ma ormai siamo quasi alla fine della storia “La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro.” (M. De Cervantes)
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  43. Ciao, non si tratta di degnarsi o non degnarsi di rispondere ad un thread, si tratta solo di farlo cercando di rispondere il più possibile in maniera corretta e documentata. La A e la T (ma esiste anche la O) stanno ad indicare le sigle di zecchieri che al momento non risultano identificati e che lavorarono nella zecca di Carpentras: nel 1594 gli zecchieri che siglarono le monete con A e T e dal 1594 al 1596 lo zecchieri con la lettera O. In merito alla "cattività avignonese", questa ai tempi di Clemente VIII era già terminata da alcuni secoli. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cattività_avignonese @alainrib Michele
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  44. Buongiorno a tutti, continuiamo questo viaggio con la speranza possa essere di vostro interesse. Il denaro riflette, non soltanto economicamente, ma anche da un punto di vista storico, culturale, politico e sociale, l’intero sviluppo della civiltà. Inoltre contiene informazioni visive uniche dei propri governanti e degli individui del passato, degli eventi storici e culturali. Racconta antiche leggende e tradizioni o cambiamenti politici del paese ed è indubbiamente parte integrante della cultura. Il sistema monetario sviluppatosi in Lettonia è stato sconvolto dalla Prima Guerra Mondiale e dalla successiva rivoluzione entrando in una fase di caos. Alla fine del 1918, il nuovo stato lettone ha ereditato questo caos di denaro: circolavano rubli zaristi, kerenkas, marchi tedeschi, ostmark ognuno con il proprio potere di acquisto. Si rese necessaria una riforma monetaria che fu intrapresa il 22 marzo 1919 con l’emissione di buoni del tesoro in rubli lettoni, stampati presso la litografia G. Meijer, che, con decisione del Consiglio popolare del 18 marzo 1920, furono designati come unico mezzo di pagamento e rimasero in circolazione fino al 1925. Ormai si sentiva il bisogno di avere una moneta che avesse una vera identità lettone in cui il popolo si potesse riconoscere ed infatti nell'estate del 1919, il governo provvisorio guidato da Kārlis Ulmanis elaborò un primo disegno di legge che prevedeva il lats come unità monetaria, ma il Consiglio Nazionale ne rinviò l'adozione e l'idea fu attuata solo diversi anni dopo. Il 14 giugno 1921, l'Assemblea Costituzionale esaminò la questione di come poter chiamare la valuta lettone: furono prese in considerazione varie proposte come "ozols" (quercia), "zīle" (ghianda), "saule" (sole), "austra" (alba), "daile" (bellezza), "dižā" (grande), sīkā" (minuscolo), nonchè latva. Il termine "lats" fu molto criticato perché presumibilmente era associato alla parola legno su cui c'era molta speculazione a quel tempo. Tra i sostenitori del “lats” c'era anche il rappresentante del Partito Popolare, il poeta Kārlis Skalbe, che spingeva perché si identificasse la moneta con un nome lettone semplice e chiaro per favorire la conoscenza della Lettonia nel mondo e facilitare allo stesso tempo il popolo nel suo uso quotidiano. Il Gabinetto dei Ministri guidato da Zigfrīds Meierovics il 3 agosto 1922 decise che il nuovo sistema di valuta doveva essere il lats e santim (dove 100 santim equivalevano a 1 lat). Per vedere il design dell'iconica fanciulla popolare lettone sulla moneta da 5 lats bisognerà attendere fino al 1929: infatti il Ministero delle Finanze dichiarò che il disegno per decorare il denaro doveva essere il "volto di una Vergine", la donna del popolo (tautameita) che simboleggiasse la Repubblica di Lettonia, la libertà e l'amore. L'Academy of Arts, dunque, indisse un concorso in cui era necessario ritrovare l'immagine della "vergine" che fu vinto da Karlis Zemdega ma il suo bozzetto non fu mai utilizzato perché criticato dal ministero delle Finanze, affermando che: "la tautumeita deve essere non solo ben disegnata dal punto di vista tecnico, ma deve simboleggiare anche l'immagine nazionale lettone". Non rappresentava, dunque, il "carattere lettone distintivo" ricercato. Questa esigenza fu soddisfatta dall'importante artista lettone Rihards Zariņš (1869-1939): tornato in Lettonia nel 1919 dopo l'indipendenza. Nato a Vidzeme iniziò a studiare presso la Stiglitz Central School of Technical Drawing nel 1888 a San Pietroburgo, diplomandosi nel 1895. Lì si specializzò in xilografia e successivamente in tecnica dell'acquaforte con Vasily Matthew, noto grafico russo. La sua formazione di giovane artista continuò a Berlino, Monaco, Vienna e Parigi. Dal 1899, Rihards Zariņš lavorò presso la Stamperia statale della carta a San Pietroburgo con una carriera di grande successo dove disegnò dei veri capolavori di arte grafica e creatività sulle banconote della Russia zarista: - 100 rubli 1909 - 500 rubli 1912 senza dimenticare la serie di francobolli russi “Per i soldati e loro famiglie” disegnati all’inizio della Prima Guerra Mondiale con il bellissimo “San Giorgio”, probabilmente uno dei più belli della filatelia russa: Trasferitosi nella sua terra natale divenne fondatore e manager della Stamperia Statale Lettone e fondatore della Scuola nazionale di grafica lettone nonché sviluppatore e divulgatore di apparecchiature per incisione. Questo gli permise di ricevere numerosi incarichi di rilevanza nazionale: nel 1921, insieme all'artista grafico Vilhelms Krūmiņš, disegnò lo stemma araldico della Lettonia (che troveremo sul rovescio del 5 Lati) che andò ad unire i simboli patriottici utilizzati singolarmente in passato: Lo stemma fu adottato ufficialmente il 16 Giugno del 1921 e raccoglie i simboli dei quartieri storici lettoni. Il sole nascente (simbolo dei soldati lettoni durante la Grande Guerra sotto il giogo russo) rappresenta la statualità lettone; le tre stelle sopra lo stemma rappresentano l’unità della Lettonia, ogni stella indica una regione storica (Vidzeme, Latgale, Courland-Semigallia); Il leone rosso dello stemma rappresenta Curlandia-Semigallia, mentre il grifone d'argento rappresenta Vidzeme e Latgale. Il talento di Rihards Zariņš è esemplificato dalla scrupolosa precisione sia dei suoi progetti in bozza che di quelli effettivamente prodotti. La sua massima espressione artistica la ritroviamo nella creazione del design della moneta d'argento da cinque lats, la cui composizione presenta la figura della fanciulla popolare, diventata un simbolo idiosincratico della Lettonia indipendente e libera. Ma di questo suo progetto parleremo nel prossimo post Grazie a tutti numys Il viaggio continua “La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro.” (M. De Cervantes)
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  45. Buongiorno a tutti, chiedo per cortesia una vostra valutazione su questa moneta della mia collezione. Grazie a tutti.
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  46. Noterete che I due pezzi che ho messo a confronto hanno in comune alcuni "difetti" di coniazione, L'esubero di metallo di fronte il mento di Ferdinando IV! Avranno usato questo conio di Piastra per i calchi? Voi che dite
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  47. @marmo87, complimenti, davvero bellissimo, soprattutto il rovescio con le quattro testine di moro integre. Quindi, passiamo ai 5 reali maltagliati, sempre di Filippo IV... Solo per un confronto, vorrei postare un esemplare del I tipo del 1643, di cui abbiamo già parlato in questa sezione poco tempo fa. Saluti!
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  48. Sempre dall'asta n°32 di Numismatica Ars Classica ho trovato questa rara moneta napoletana lotto n°97 ,e l'ho scelta per la moneta del Regno di Napoli del giorno: Napoli Filippo IV re di Spagna (1621-1665). Ducato 1622. AR D/PHILIPPVS • IIII • DEI • GRAZ • Busto giovanile radiato, corazzato e drappeggiato, a destra; gorgona ad ornamento della lorica. Nel campo a sinistra, MC C (Michele Cavo e Costantino di Costanzo, rispettivamente maestri di zecca e di prova). Sotto, nel giro, •1622• R/ HISP • VTRIVSQ • SICILIE • RX • Stemma coronato entro cartella a forma di cuore ornata a cartocci. Asse a 170°. CNI 37 var. Cagiati tipo C. Pannuti Riccio 14 (R/4). Davenport 4043. Una variante apparentemente inedita di una emissione della più grande rarità. Lievissima traccia di doppia battitura Filippo IV a soli sedici anni si trovò ad essere il sovrano di domini immensi per estensione e popolazione, purtroppo il suo carattere rispecchiava l'indecisa personalità paterna. Dimostrò abulia nella condotta degli affari di Stato e travagliato dagli intrighi di corte delegò pienamente il potere al Duca di Olivares fino al 1643 e poi a don Luigi de Haro. Filippo IV sposò in prime nozze la figlia del re di Francia Enrico IV, Elisabetta di Borbone e nel 1649, in seconde nozze, Anna Maria d’Austria, figlia di Ferdinando III, poi madre dell' infante principe Carlo. Il suo regno fu segnato da cruente guerre e cocenti sconfitte tra cui vale la pena ricordare quelle che portarono all’ indipendenza del Portogallo nel 1640 e a quella, dopo la pace di Westfalia del 1648, delle Province Unite. Le continue vessazioni che oppressero i napoletani durante questo regno culminarono nel 1647 con la rivolta capeggiata da Masaniello. La vera causa di questa rivoluzione non fu, come comunemente accettato, l’introduzione della nuova gabella sulla frutta, ma la cattiva situazione della moneta circolante che, continuamente adulterata nel titolo e nel peso dalle autorità spagnole, veniva immessa in circolazione ma non accettata per il pagamento delle imposte, che venivano riscosse in ragione del peso e non dell’impronta. Va specificato che la moneta realmente circolante a Napoli era: per il popolo quasi esclusivamente il mezzo carlino (zanetta) e per la borghesia il carlino e il doppio carlino, infatti l’unica emissione di questo regno dello scudo in buon argento è quella del 1622, conosciuta in pochissimi esemplari e che ci fa pensare a una coniazione limitatissima. ATTENZIONE::faccio notare che ,i responsabili della NAC, addetti alla classificazione di questa moneta hanno commesso un'errore,in quanto scrivono che al D/vi è inciso nella leggenda PHILIPPVS • IIII • DEI • GRA e la Z la interpretano TL e poi scrivono ,nella storia di cui sopra: Non abbiamo trovato riscontro alla presenza delle lettere TL (?) in nesso poste sotto il busto del sovrano, nel giro della leggenda del diritto di questo rarissimo ducato. In tutti documenti da noi consultati non siamo riusciti a trovare traccia di un ufficiale della zecca le cui iniziali corrispondessero alle lettere suddette. Allo stato attuale delle nostre conoscenze l’esemplare va pertanto considerato inedito Nella classificazione che vi ho dato ho aggiunto la lettera Z a GRA al D/ --mi farebbe piacere se postaste altri ducati del 1622 -Salutoni odjob
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