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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 06/02/23 in Risposte
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Ciao a tutti, oggi condivido con voi un mio denario di Plautilla: provenienza Numismatica Tintinna. Ex vecchia collezione Inglese. Descrizione del venditore. Impero Romano. Plautilla, moglie di Caracalla (deceduta nel 212 d.C.). Denario. D/ PLAVTILLAE AVGVSTAE. Busto drappeggiato a destra. R/ PROPAGO IMPERI. Caracalla e Plautilla, stanti uno di fronte all'altra, si stringono la mano. RIC 362. gr. 3.45 19.00mm. R. AG. SPL.7 punti
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Auguro a tutti un buon 2 giugno (Festa della Repubblica....VENETA????😉) ed al tempo stesso vi presento l'ultimo arrivato (che bel modo di festeggiare). Si tratta di un soldino di Andrea Contarini inedito che permette a tutti di capire meglio il perchè di un particolare decreto. La moneta si presenta: Al D/ +ANDR'9TAR'DVX il Doge stante a sinistra con il vessillo, in campo a sinista iniziale del massaro che in questo caso è F (Filippo Barbarigo) Al R/ +.....IFER.VENE.... o VENE.... (per VEXILFER.VENETIA4 o VENECIA4)6 punti
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Ciao a tutti a grazie per i suggerimenti: in effetti nel 1914 la Germania ha invaso il Belgio, occupandone per alcuni anni la maggior parte del territorio, e se queste spille furono create per i soldati (tedeschi) allora è logico trovarle da quella parte del confine. Come dice sopra @wstefano avevo pensato anch'io alla "trench art" e nel documto linkato viene mostrata anche quest'immagine come " Jewelry Trench Art" e tra le croci c'è proprio una moneta belga. Devo dire che per me la vera "arte da tricea" monetale è più questa fatta con ciò che si aveva sotto mano e con strumenti più rudimentali. Nel mio (nostro) caso, direi che i dettagli sono troppo ben rifiniti - le montature delle pietre e la catenella, l'argentatura(!) - per non essere di produzione come minimo semi-professionale (senza poi chiedersi da dove avrebbero preso le gemme in trincea ) Anche grazie all'ultimo post di @numys si vede che tante sono davvero molto similli (ordine delle monete, gemme, chiusura dell'ago) azzarderei un'ipotesi dicendo che in un laboratorio venivano assemblate le spille che poi venivano donate ai militari che se le portavano a casa come trofeo della "campagna del Belgio". Se tutti siamo d'accordo, io chiuderei qui il caso! Grazie ancora a tutti. Servus Njk https://www.money.org/money-museum/virtual-exhibits/wwi/trench-art3 punti
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Ciao, condivido il mio esemplare della stessa tipologia, ovviamente non paragonabile in generale alla tua moneta 🙂 ANTONIO3 punti
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Con questo soldino (cosa unica) invece abbiamo il caso inverso. Per creare il soldino è stato usato il Rovescio di un tornesello: Si può notare come la legenda VENETIA4 sia ravvicinata e non distanziata come nei normali soldini di Andrea Contarini dando prova certa dell'utilizzo del Rovescio di un conio di tornesello per creare questo inedito soldino. In questo caso sono d'accordo con @Arka sulla casualità. In pratica rompendosi il conio di martello del soldino si è pensato bene di ricorrere in emergenza al conio del tornesello, cosa non plausibile come affermato da @417sonia vista la continuità dell'utilizzo sui torneselli della legenda S.MARCVS.VENETI.3 punti
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Segnalo l'uscita del n. 395 di Panorama Numismatico. Questo è l'indice: Gianni Graziosi, Il mito dell’uomo selvatico – p. 3 Roberto Diegi, La monetazione di tipo greco in Sicilia, 8, Anche Messina coniò proprie monete – p. 9 Realino Santone, Monete aragonesi del Regno di Napoli, Legenda inedita su un cavallo aquilano – p. 12 Angelo Cutolo, Note sul 15 grana della Reale Repubblica Napoletana con la sigla GAC/S – p. 13 Riccardo Martina, Le medaglie in ghisa fuse a Follonica sotto il Granduca Leopoldo II di Lorena – p. 21 Giuseppe Carucci, Talleri commemorativi di Ludwig di Baviera, prima parte – p. 35 A cura della Redazione, Il valore di una moneta che non c’è – p. 45 Recensioni – p. 50 Notizie dal mondo numismatico – p. 51 Emissioni numismatiche – p. 61 Mostre e Convegni – p. 62 Aste in agenda – p. 632 punti
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Cari forumisti condivido volentieri 🫢🤣 il lotto 249 dell’ultima asta Varesi 81, ultimo entrato in collezione. Tallero da 80 soldi del Leone di Carlo I Cybo Malaspina signore di Massa di Lunigiana (1623-1662), MIR 319, 39 mm, 25,62 grammi, in buon BB. Sapete quanto rifugga dalle modeste conservazioni, ma qui si tratta di una moneta di straordinaria rarità presa poco sopra ad una base letteralmente ridicola. In un piccolo studio di qualche anno fa apparso su Cronaca Numismatica (“I talleri del leone di Carlo I Cybo Malaspina”, In Cronaca Numismatica n. 216), sono illustrati in tutto sette esemplari di tallero del leone di Carlo I Cybo Malaspina per la zecca di Massa di Lunigiana. Di questi esemplari: sei sono del tipo con valore espresso in numeri romani ed uno, l’unico conosciuto, con valore espresso i numeri arabi. Questo esemplare esitato dal buon Alberto, che sono riuscito non so ancora come a prendere, presenta il valore in numeri arabi! 😳 L’ho raffrontato subito con l’esemplare apparso su Cronaca Numismatica ed è assolutamente diverso (quello è anche leggermente meglio conservato). Ne ho dedotto quindi che si tratti del secondo esemplare conosciuto col valore 80 anziché LXXX. Ho avuto l’occasione nei giorni scorsi di incontrare quasi casualmente un profondo conoscitore milanese della monetazione, tra le altre, anche di questa piccola zecca, che io definisco tra quelle da amatori e gliel’ho portata. Mi ha sgranato letteralmente gli occhi, chiedendomi dove diavolo l’avessi trovata…confermando le mie deduzioni, è proprio il secondo esemplare noto. A volte l’emozione di avere in raccolta un R5, assoluto, mancante anche nella Collezione Reale, supera quella di un bel FDC. E detto da me è tutto dire ✌️😁 Buona serata2 punti
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Visto che le Sedi Vacanti piacciono, e che se ne parla frequentemente nel forum, voglio presentare una chicca per conservazione che si trova da ormai vari anni nella mia collezione: un testone S.V. 1691. In quella SV non fu coniata la piastra, ma in compenso ben 3 tipologie di testoni con la colomba in direzione destra (capo a sinistra), ascendente e discendente. L'esemplare qui presentato è del 1° tipo (MIR 2106/1) e proviene da asta Nomisma 2012 ed ex Collezione Dolivo, Munzen und Medaillen XXVII, 15-16 Novembre 1963, lotto 836 , FdC. Il Camerlengo era il Card. Paluzzi Altieri, il cui stemma è rappresentato al diritto; al rovescio armetta Corsini.2 punti
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https://www.panorama-numismatico.com/il-5-centesimi-1913-senza-punto/ Segnalo l’articolo: Il 5 centesimi 1913 senza punto2 punti
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Grazie a tutti per le risposte, scusate per le foto, ma è la prima volta che le carico, provo ad allegarvene di nuove. Ciao, si è una gran bella serie, purtroppo ho solo questo esemplare da 5 cent e uno da 2 cent del 1917.2 punti
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Sicuramente visto l'importanza dell'errore, in quanto i soldini corrono a Venezia,nella terraferma e nelle colonie la cosa non è passata inosservata per arrivare anni dopo al decreto che istituiva il locum separatum. Ma la cosa intrigante è il massaro Filippo Barbarigo. Sappiamo della denuncia e dei vari provvedimenti emessi nei suoi confronti e tutto ciò porta a pensare che l'inizio dell'abisso da parte della zecca di Venezia sia iniziato in maniera cruciale con la sua supervisione che definere superficiale è poco. Ci troviamo di fronte ad un furbo ladro che per aggiustare i conti utilizzava soluzioni fantasiose? Bella domanda su cui indagare. Auguro buona lettura e buon 2 giugno2 punti
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Ciao @motoreavapore, il 1799 è quello con i fantasmini delle lettere al rovescio ? Ti aiuteremo a trovare le varianti che ancora ti mancano 😊 Complimenti per la famigliola ! Se non ricordo male avevamo gli stessi conii per il 1799... Ecco il mio2 punti
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Buona festa della Repubblica!! Comunque che bella discussione che ho avviato hahahah non mi aspettavo che la mia prima discussione avrebbe avuto tanto dibattito e quindi tanto successo (prima discussione ‘’impegnata’’ dato che le precedenti le feci che andavo ancora a scuola) . Vi ringrazio per i vostri preziosi commenti da cui traspare grandissima esperienza! Mi state insegnando moltissime cose.2 punti
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Sempre a proposito di "segni segreti" sulle monete borboniche... Allego la foto di un mio 10 Tornesi 1858 (D/ tutte le V sostituite da A) FERDINAND∀S / ∀TR - variante rara già catalogata.2 punti
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Salve a tutti, dalla foto della 120 Grana 1835 (legenda separata al Dritto) con conservazione migliore, postata da @LOBU, si può affermare che la tua, @magicoin ha la stessa capigliatura sul ciuffo frontale. Non si avvertono debolezze di conio. Sembra proprio che quel ciuffetto sia stato disegnato in maniera diversa, seppur con minime differenze rispetto allo standard. Concordo con @LOBU sul fatto che non possa definirsi una "variante degna di nota", ma pur sempre una variante, visto che deriva da una scelta stilistica (poco percettibile) da parte dell'incisore che, stranamente però, mantiene tutto il resto della capigliatura nel disegno standard... misteri delle monete napoletane.2 punti
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Aggiungo che con una rapida ricerca effettivamente ho trovato anch'io molto altre spille veramente molto simili con le stesse monete Questa sul noto sito addirittura pensavo fosse lei stessa e invece le date sono diverse! https://www.ebay.com/itm/184519484070 Comunque visti i molti esemplari che si trovano e che le date delle monete non superano mai il 1914 e la conservazione è sempre abbastanza incompatibile con una lunga circolazione effettivamente potrebbe trattarsi di oggetti prodotti negli anni della guerra con monete belghe magari un po' come ricordo/trofeo per soldati tedeschi che avevano combattuto in Belgio.2 punti
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Buonasera, ciao @magicoin mi piace il fatto che tu sia costantemente impegnato nella ricerca di nuove varianti... continua così! Comunque, tempo fa salvai l'immagine di questa moneta per confrontarla con delle altre Piastre 1835 legenda interrotta, proprio perché mi incuriosì la forma della testa... Alla fine, l'effige di questa 1835 è risultata essere uno dei numerosi ritratti giovanili di Ferdinando II - in questo caso - con ciuffo, naso e punta del collo leggermente diversi dal tipo base - e seppur si tratti di un conio raro - a mio avviso resta una curiosità, perché non rappresenta qualcosa di così rilevante da poterlo definire una "variante degna di nota". Riguardo la fronte ed il ciuffo, potrebbe trattarsi di un conio sporco/otturato o più semplicemente, di una leggera debolezza di conio. A proposito di ciuffi sulla fronte, ricordo che in un'altra occasione ti allegai anche un'immagine con i diversi tipi di ciuffi (in avanti, all'insù, all'indietro e con ricciolo tondo). In altre discussioni invece, abbiamo anche trattato più nel dettaglio il tema delle diverse effigi sulle piastre con volto giovanile, soprattutto tra il 1833 ed il 1836, quando evidentemente, vi è stata una più che massiccia coniazione di Piastre e di conseguenza, vi fu un'elevata produzione artigianale dei conii. Allego una Piastra 1835 che presenta lo stesso identico conio della tua, ma in uno stato di conservazione leggermente più leggibile. Allego anche un'immagine GIF comparativa con un'altra 1835 del modello base. Spero di esserti stato utile, Lorenzo2 punti
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Ecco altro esemplare di questa medaglia da poco entrato in collezione, ex Lotto 42 Asta 1213 Pandolfini 29/5/2023 così descritta in catalogo con relative foto: MARCANTONIO GIUSTINIAN (1684-1688) CVII DOGE. MEDAGLIA CELEBRATIVA CONIATA NELLA ZECCA DI NORIMBERGA NEL 1687 OPUS GEORG HAUTSCH Ar gr. 114,38 mm. 72x57 PARCERE SUBIECTIS ET DEBELLARE SUPERBOS SCIT NOBILIS IRA LEONIS Il Doge seduto in trono al centro della scena sotto un regale baldacchino è affiancato da tre consiglieri in atto di ricevere, inginocchiati in segno di resa, i fratelli Mustafà Pascià e Hassan Pascià R/ EX UTROQVE VICTOR Il Leone di San Marco vittorioso, rampante a s., con la d. brandisce una spada avvolta da ramo d’alloro e con la s. stringe un delfino, simbolo del dominio del mare. Al suolo freccia e arco spezzati. Nel taglio: SERENISSIMI LEONIS LATI SOLO SALOQUE TURCARUM VICTORIS TRIUMPHALE FLORILEGIUM 1687 Rif: Volt. 1054; Milford Heaven 88, Vannel Toderi 1990, 54. Rarissima. Eccezionale esemplare con patina di medagliere, SPL/FDC Very rare. Outstanding specimen with cabinet tone, EF/MS Questa bellissima raffigurazione costituisce una testimonianza della resa fratelli Pascià, Mustafà di Nauplia e Hassan “Bassallo di Morea”, che nel 1687 giunsero a Venezia a cospetto del Doge. Costoro, sconfitti pochi giorni prima da Francesco Morosini e terrorizzati dal castigo che sarebbe stato loro inflitto per avere perso la fortezza di Nauplia, preferirono ricevere la protezione del Doge Giustinian che, come testimonia la legenda della medaglia, li accolse con umanità.2 punti
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Facciamo un piccolo giochino...Pensate a una classica battaglia in stile giapponese tra due feudi nemici, come quelle che si vedono in alcuni film e serie TV. L'avete pensata? Beh...Scommetto che buona parte di voi ha sognato una battaglia con gli eserciti costituiti principalmente dai famosissimi guerrieri samurai, ma la realtà storica era ben diversa. Pertanto, in questa discussione analizzeremo un'ossatura "sconosciuta" degli eserciti giapponesi feudali: i fanti ashigaru. L'origine degli ashigaru Gli ashigaru, letteralmente "piedi leggeri", furono fanti impiegati nei conflitti del Giappone feudale dalla casta dei samurai. Qual è l'origine di questi fanti? Per rispondere a questa domanda bisogna dare uno sguardo alle origini dei samurai...Inizialmente i samurai servirono principalmente come arcieri a cavallo, tanto che i primi racconti non menzionano nemmeno le spade ed elogiano l'abilità con l'arco. La fanteria appiedata era costituita principalmente da agricoltori arruolati, non addestrati ed equipaggiati con i loro strumenti agricoli convertiti ad armi. Considerati dei non soldati, gli agricoltori arruolati non erano pagati e guadagnavano di razzie e bottini. Fu così che nacquero i primi nuclei di ashigaru. I contadini si resero presto conto che combattere le guerre poteva renderli più ricchi, e molti rinunciarono all'agricoltura per diventare fanti negli eserciti dei vari feudi. I primi racconti descrivono gli ashigaru come elementi pericolosi, mercenari, inaffidabili, ribelli e con un alto tasso di diserzione. È per questo motivo che gli ashigaru sono quasi sconosciuti, proprio perché gli scrittori giapponesi erano più interessati a scrivere storie sui samurai che ai mercenari contadini. Il culmine dello scempio fu il saccheggio e la distruzione di Miyako (l'odierna Kyoto) durante la guerra Ōnin (1467 - 1477). Nel periodo Sengoku (1467 - 1603) il modo di combattere cambiò dai numerosi duelli singoli al confronto tra formazioni disposte in ranghi. Pertanto, gli ashigaru diventarono la spina dorsale di molti eserciti feudali, trasformandosi a fanti semi - professionali ed equipaggiati. L'equipaggiamento degli ashigaru Come specificato precedentemente i primi ashigaru non avevano nessuna armatura e utilizzavano i vari strumenti agricoli come armi. Con l'inasprirsi delle guerre e il cambio del modo di combattere, i vari capi feudali iniziarono a equipaggiarli con armi migliori e armature economiche. Spesso erano armati con una lancia (yari) o un arco (yumi), ma molti portavano anche una spada (uchigatana) come arma da combattimento ravvicinato. Essenzialmente era una spada economica "usa e getta"; e la famosissima katana è un'evoluzione proprio di questa spada. Nel XVI secolo gli ashigaru furono equipaggiati anche con i tanegashima-teppō, un archibugio derivato da quelli portoghesi. Approfondiremo l'utilizzo delle armi da fuoco nella parte successiva. Per quanto riguarda l'armatura poteva consistere in un cappello conico (kasa), pettorali (dō), delle maniche rinforzate (kote), gambali (suneate) e cosciali (haidate). Il cappello conico poteva essere sostituito anche da un classico elmo giapponese (kabuto) o un cappuccio (tatami zukin). Nel periodo Sengoku la richiesta di armamenti aumentò a causa dei sempre più crescenti eserciti di ashigaru, aumentando così la produzione di elmi e armature semplici come la tatami. Inoltre, gli ashigaru, così come i samurai, portavano lungo la schiena un'asta con in cima uno stendardo chiamata sashimono, con lo scopo di facilitare l'identificazione durante la battaglia. Immagine da sinistra verso destra: cappello conico "kasa"; disegno recente di un gruppo di ashigaru; armatura di tipo "tatami" L'arrivo delle armi da fuoco I giapponesi utilizzavano armi da fuoco già da oltre due secoli, ma si trattava di rudimentali schioppi e cannoni derivati da modelli cinesi arcaici e superati. Come si arrivò a produrre un archibugio simile a quello portoghese? Devo dire che la storia è alquanto...bizzarra. Nel 1543 una nave cinese diretta verso l'isola di Okinawa con a bordo degli avventurieri e mercanti portoghesi fu costretta a ormeggiare nell'isola di Tanegashima a causa di una tempesta. La nave venne sequestrata e il signore dell'isola, Tanegashima Tokitaka, entrò in possesso di due archibugi. Capite le potenzialità di queste armi, Tokitaka affidò i due archibugi al suo armaiolo di fiducia, ma questo non riuscì a riprodurre il complesso scodellino dell'archibugio. Il problema si risolverà l'anno successivo, quando i portoghesi tornarono a Tanegashima portando un loro armaiolo che venne messo a servizio del daimyo dell'isola. Negli anni successivi la famiglia Tanegashima passò l'idea al potente clan Shimazu, ma in breve tempo anche altri clan si appropriarono dell'invenzione. La diffusione fu rapida e in soli 10 anni furono prodotti circa 300000 tanegashima-teppō. I samurai non disdegnarono l’uso degli archibugi, ma non si adattavano nel loro stile di combattimento. Per risolvere questo inconveniente i daimyō iniziarono a dotare i propri ashigaru con le nuove armi, anche perché richiedevano scarso addestramento per essere impiegati rispetto agli archi che servivano tanti anni di pratica. Il vantaggio degli archibugi fu decisivo durante la fine del periodo Sengoku. Un esempio è la battaglia di Nagashino (1575) dove i fucilieri ashigaru, appartenenti alla coalizione tra clan Oda e Tokugawa, vennero posizionati strategicamente da Oda Nobunaga e falciarono la temuta cavalleria del clan Takeda con colpi incessanti. Dopo la battaglia, il ruolo degli ashigaru negli eserciti venne riconosciuto e divennero un elemento essenziale pari ai samurai. I fucilieri ashigaru verranno utilizzati anche nelle invasioni della Corea nel 1592 e nel 1597, con un rapporto tra fucili e archi di 2:1 alla prima invasione e uno di 4:1 durante la seconda. Immagine da sinistra verso destra: stampa del periodo Edo con fucilieri ashigaru; stampa del periodo Edo che raffigura degli ashigaru indossare i "mino" sotto la pioggia. La fine degli ashigaru Con l'inizio dello shogunato Tokugawa (1603 -1868) l'arruolamento degli ashigaru iniziò subito a cadere in disuso. Sempre durante gli inizi del periodo Edo gli ashigaru rimanenti, oramai diventati professionisti, vennero considerati parte della classe samurai, nettamente più importante e prestigiosa, in alcuni feudi, mentre in altri rimasero tali. Così finì l'utilizzo dei "piedi leggeri", che da contadini mal equipaggiati e rozzi si trasformarono nel corso del tempo in fanti ben riforniti e disciplinati. Riprendo una bella frase finale su un sito storico straniero che rispecchia un po' tutta questa discussione: quando diciamo la parola samurai, non ci rendiamo conto che stiamo anche dicendo ashigaru. Spero che la discussione sia stata di vostro gradimento! Per qualsiasi dubbio o informazione scrivete pure! Alla prossima Xenon97 Gruppo di rievocatori vestito da ashigaru marciano in parata come parte della rievocazione della Battaglia di Sekigahara.1 punto
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Chi l'ha già visto un oggetto simile? Ciao a tutti! Iniziamo con quello che è palese: è una spilla, con in alto al centro un 10 centesimi 1911, Congo belga, Re Alberto I; ai lati due 5 Centesimi belgi 1906+1913 (Leopoldo II + Alberto I) Sotto tutto solo un centesimo del 1894, anche questo di Leopoldo II. Le monete sono in rame-nichel / rame, argentate. L'avete mai vista una spilla così? Se sì, dove? Io praticamente le ho solo viste in vendita in Germania, cosa che già mi sembra strana per una spilla in teoria belga. Alcune (simili) vengono descritte come spille patriottiche e/o commemorative della prima guerra mondiale ed altre sembrano più artigianali, quello che mi irrita di questo modello è la montatura del fermaglio dell'ago, che sembra prodotta in serie, quasi industrialmente. Se qualcuno ha un'idea o ancor meglio una qualche documentazione mi farebbe un grande piacere. Se poi qualcuno - lo so che da foto è difficile - mi può confermare che incastonati sono un diamante, uno smeraldo ed un zaffiro, sono proprio felice Servus, Njk1 punto
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Buongiorno a tutti gli amici del Forum, condivido volentieri con voi il mio ultimo acquisto arrivato oggi, un sesterzio di Marco Aurelio patina verde intonsa, provenienza: Moruzzi Numismatica, Ex Praefectum Coins. Descrizione del Venditore: Impero Romano, MARCO AURELIO, (161-180 d.C.), SESTERZIO, emissione del 171-172 d.C., della zecca di Roma, con al dritto: M ANTONINVS AVG TR P XXVI, busto laureato con paludamento e corazza a destra, ed al rovescio: IMP VI COS III, S C, Roma galeata seduta sopra ad una corazza con lo scettro nella destra e il gomito sinistro poggiato sullo scudo, è in bronzo, del peso di grammi 18,45 e diametro di millimetri 34,2. L’ esemplare, con bella parina verde smalto, raro (R), con riferimenti bibliografici R.I.C., 1034/S; Cohen, 281var.; Cayon, 120, Ex Praefectum Coins.1 punto
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Foto nettamente migliori. Tolta qualche macchiolina e colpettino sul ciglio mi sembra un bell'esemplare con qualche riflesso rosso. Da tenere secondo me Molto bella. Complimenti naturalmente per l'R2 senza punto in FDC, mi sono permesso lo scherzo poco fa ignorandolo, spero senza offesa 😉1 punto
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A me sembra la stessa quella presente in questa lista, pur se incompleta: https://www.mernick.org.uk/cc/brooches/Brooches2b1.htm N.B.: digitare "Belgium" nella casella di ricerca Trova della pagina per individuare velocemente la spilla1 punto
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Capisco, tu neghi l'esistenza del 5 Centesimi 1913 "senza punto", allora condivido con te quella veramente rara:1 punto
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Tutt’altro stile … questo , al massimo, potrebbe essere il risultato di aver lasciato incustoditi moneta e figlio piccolo insieme ad un martello e dei punzoni da officina1 punto
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Ciao, posto oltre ai 2 esemplari segnalati da @Vel Satiesaltri 5 esemplari della stessa tipologia trovati in rete anche questi con conii di incudine e martello diversi. Sicuramente ce ne saranno ancora quindi penso che sia una moneta non comune ma non rarissima 🙂1 punto
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Mi dispiace, non ho pratica sulle monete modernein fdc. Temo che un qualsiasi metodo (alluminio + bicarbonato + h2o bollente; ammoniaca 20%; edta) farebbe comunque perdere il lustro della moneta o, al meglio, renderebbe molto evidente il contrasto fra aree spatinate e aree non spatinate... in definitiva non ho un metodo "sicuro" da proporti... Ciao Mario1 punto
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Buongiorno Raff,non seguo la monetazione di Ferdinando II e probabilmente sto scrivendo una sciocchezza,ma potrebbe essere che abbiamo usato lo stesso punzone della testa del Re?oppure la stessa matrice per creare appunto il punzone?...1 punto
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Il 5c. bruno appartiene alla 1° serie pittorica del 1932. Visto che non sappiamo come considerarlo ti entrambi i valori, usato 10 euro su busta viaggiato 70 euro. Laltro è un 75c carmino rosa stessa emissione 1 euro usato 15 euro su busta. È possibile che in quella colonia in quegli anni vi fu carenza o mancanza di marche da bollo, comunque rimane un'anomalia e credo dia un pizzico di rarità ai tuoi documenti bancari.1 punto
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qui puoi trovare qualcosa di simile http://www.colchestertreasurehunting.co.uk/numbers/15thCtokens.htm1 punto
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Buongiorno riprendo questa discussione, con questa bella moneta da 2 euro 2023 della Lituania, emessa per celebrare il sostegno all'Ucraina. Al dritto: girasole stilizzato con legenda KARTU SU UKRAINA (insieme con l'Ucraina)1 punto
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Buongiorno, Aggiungo un altro 10 tornesi 1855 passato in asta Ferrarese 23 lotto 369, sembra essere dello stesso conio del l'esemplare postato da @gennydbmoney. Un saluto a tutti. Raffaele.1 punto
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Ormai siamo tutti nelle mani del Dio Apostrofo, Signore dell'Elisione e del Troncamento.1 punto
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1987 XXVI CONVEGNO CENTRO CULTURALE NUMISMATICO MILANESE GIAN GALEAZZO VISCONTI Conio: LORIOLI1 punto
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Dopo la disfatta di Canne, Capua emise le monete recanti l'etnico kapu in caratteri osci retrogradi, comprendenti una dracma aurea (HN Italy 479, di cui tuttavia è incerta l'attribuzione), un didracma in argento (HN Italy 480) e tre serie bronzee coniate, basate su un asse diviso in 10 once di 41-66 g per la prima serie (HN Italy 418-495), 35-46 g per la seconda (HN Italy 496-502) e 11-28 g per la terza (HN Italy 503-510). Rioccupata da Roma nel 211, cessò definitivamente di coniare1 punto
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A Capua viene attribuita una coppia di stateri aurei datati 415-405 a legenda ΚΑΜΠΑΝΟΝ (CAMPANON), con una divinità femminile al dritto (Atena in un caso, una divinità non identificata nell'altro) e il toro androprosopo al retro. Dopo la deditio a Roma del 343 a Capua furono coniate le monete romano-campane1 punto
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ben arrivato nella numismatica di una volta, quella che cercava la rarità più che il grado MS.1 punto
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C. Perassi, M. Rongo (a cura di), Giuseppe Girola (1940-2022). Scritti di Numismatica. Edizione disponibile anche in formato digitale gratuito: https://eut.units.it/it/catalogo/giuseppe-girola-1940-2022-scritti-di-numismatica/55891 punto
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Ottima analisi Sdy82, il gettone in oggetto reca il disegno di una ghirlanda di fiori di tulipano e ha la firma del produttore "VAUGHTON BIRM" Sostanzialmente erano gettoni in ottone (peso e misure variabili ... anche se di poco), destinati ad attività tipo pub o mense, e venivano usati come fossero "buoni pasto" o biglietti di ingresso. Spesso venivano coniati, o incisi, nella parte anteriore (quella vuota) il nome dell'azienda che lo aveva fatto produrre. Molti esemplari sono catalogati e esposti al British Museum. Molti negozi di numismatica (anche on line) ne vendono ... ma non ho idea di quale possa essere la loro quotazione. Secondo i documenti ufficiali, questa azienda, inizialmente produttrice di chiavi e sigilli d'oro, fu fondata nel 1819 con il nome "Philip Vaughton", che era un orafo e gioielliere di Birmingham. Nel 1854/55, l'azienda si espanse e cambiò nome in Philip Vaugnton & Son e poi nel 1864 in Philip Vaughton & Sons. Dal 1880 l'azienda diventa famosa per la produzione di medaglie e dal 1890 circa anche distintivi, assegni e gettoni. Nel 1909 il nome è Vaughtons Limited. Dal 1896 al 1901 circa i gettoni ecc . recano la firma “VAUGHTON BIRM.”. Dal 1994 l'azienda non è più di proprietà familiare ... ma esiste ancora a Birmingham https://vaughtons.com/ (P.S. Non mi ricordo se posso mettere un link non commerciale)1 punto
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In base a quanto sopra esposto, avendo le due piastre del 1856 uno stesso identico conio, senza essere, però, la stessa identica moneta, ci dovremmo ancora trovare di fronte ad un caso in cui il difetto "doppio orecchio" non riguarda la singola moneta ma risale ad un difetto "doppio orecchio" già originariamente presente sul conio. Quindi si tratterebbe di un caso simile ai due 10 tornesi 1856/57. Una conferma molto importante. Saluti.1 punto
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Non ho mai scritto su queste discussioni "veronafil" che puntualmente si riterano ad ogni fine manifestazione, però posso dire qualcosa anche se non sono citato tra gli operatori "persi". Non credo di sbagliare se dico che mio padre (o mio nonno addirittura) fossero presenti dalla prima edizione, la mia memoria arriva fino a un certo punto ma ricordo con certezza di essere stato dietro allo stand da bambino (e sono del 79), di sicuro dal 2002/2003 le ho fatte tutte io, fino a circa 5/6 anni fa quando ho deciso di smettere, dopo aver mandato una bella lettera al presidente della scaligera, una raccomandata con ricevuta di ritorno vecchia scuola, non una mail (se cerco in negozio forse la trovo ancora). Il succo della lettera in soldoni, perdonate la rudezza, era che non potevano continuare a "fare i belli con il fondoschiena degli altri" perchè un po' alla volta il giocattolo si sarebbe rotto e, purtroppo, avevo ragione. Forse non era uno dei migliori banchi il mio? non lo so e non sta a me dirlo, ma quanti eurini erano esposti sul mio banco lo so di sicuro, e il mio più quello degli altri "persi" citati sopra facevano di Veronafil un gran convegno. Rischiare in prima persona di farsi rapinare e di conseguenza rovinare la vita e vedere l'associazione locale organizzatrice comprarsi ogni anno un appartamento in centro non è stato più accettabile per me e non riesco proprio a capire come i miei colleghi possano continuare a fare la roulette russa 2 volte all'anno. Mi risposero comunque, non ricordo precisamente le parole, ma il contenuto era sull'indignato/catastrofista, prolisso, ma soprattutto privo di qualunque apertura/considerazione/rispetto per chi (noi operatori) hanno reso il loro Veronafil quello che è (era), e che non sarà mai più, e voglio sottolineare, giustamente. Ricordo nello stesso periodo anche il ben più noto e blasonato Bolaffi aveva mandato una lettera alla scaligera dai toni pesanti, e mi sembra che anche loro non siano più venuti alla manifestazione (pensiamo soprattutto al peso che ha nella filatelia Bolaffi...). Soluzioni? Non ne ho. Speranze? Si, forse i tempi sono maturi per organizzare 1 convegno serio all'anno fatto da noi operatori. Quando e se succederà spero che tutti i collezionisti e appassionati che lamentano puntualmente il decadimento di Veronafil, "battano un colpo". Andrea Paolucci - Padova1 punto
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Questo URL è gratuito: https://www.sixbid-coin-archive.com/#/en Tuttavia, non è buono come il seguente URL a pagamento: https://www.acsearch.info/1 punto
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Il dritto di questi oboli è stato interpretato con qualche dubbio come raffigurazione del dio fluviale Piramo in quanto il luogo in cui era ubicata l’antica città di Mallo doveva trovarsi dove il fiume Piramo confluiva nel fiume Kermalas. La città, fondata secondo Strabone da Anfiloco e suo fratello Mopso, due indovini reduci dalla guerra di Troia, aveva come simbolo il cigno raffigurato al rovescio delle sue monete. apollonia1 punto
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Sappiamo bene che la storia è piena di scontri celebri, come quello tra Agamennone e Priamo, Annibale e Scipione, Giulio Cesare e Pompeo, Riccardo Cuor di Leone e Saladino, Napoleone e il duca di Wellington e molti altri ancora. Anche la storia millenaria del Giappone è ricca di rivalità, ma la più leggendaria e conosciuta è senza dubbio quella avvenuta durante il periodo Sengoku tra 2 grandi signori feudali. Oggi parleremo di Takeda Shingen e Uesugi Kenshin. Il periodo Sengoku Prima di iniziare a raccontare la vita di questi due grandi condottieri è giusto esaminare il momento storico. Il periodo Sengoku, o degli stati combattenti, è un'epoca della storia giapponese caratterizzato da sconvolgimenti sociali, intrighi politici e conflitti militari quasi costanti tra signori feudali. Come si arrivò a tutto questo? Nel Giappone feudale l'imperatore era "ufficialmente" il sovrano dello Stato, e tutti giuravano fedeltà a lui. Era davvero il "capo di Stato"? Assolutamente no. Principalmente l'imperatore del periodo feudale era più una figura cerimoniale e religiosa in quanto veniva considerato come l'incarnazione vivente di un dio. Il potere effettivo era invece nelle mani dello shogun, un nobile che era più o meno equivalente a un dittatore militare. Prima dell'inizio del periodo Sengoku, lo shogunato Ashikaga (1336 - 1573) perdeva sempre più influenza e controllo sui governatori provinciali, gli shugo. Nonostante avesse ereditato la struttura politica e amministrativa del precedente shogunato Kamakura (1192 - 1333), e istituendo un governo di sovrani guerrieri, lo shogunato Ashikaga non fu capace di guadagnarsi la fedeltà di gran parte degli shugo, soprattutto di quelli che avevano i domini lontani dalla capitale Kyoto. Questi feudi in particolare iniziarono a esercitare sempre più una forte influenza politica, militare ed economica, tanto da minacciare la stabilità dello shogunato. Il processo che portò a questo nuovo equilibrio di potere viene detto gekokujo, che letteralmente significa "i subordinati prevaricano i superiori". Inoltre, dall'indipendenza degli shugo emerse la nuova categoria dei daimyo, i veri e propri signori feudali. L’inizio del periodo Sengoku viene fatto coincidere con lo scoppio della guerra Ōnin (1467 - 1477), un conflitto iniziato per via del malcontento provato dai signori feudali nei confronti del governo militare tenuto dallo shogunato Ashikaga. Negli anni successivi ogni daimyo fondò un vero e proprio Stato, in conflitto con quasi tutti gli altri e armato con un proprio esercito costituito essenzialmente da samurai e ashigaru. Le guerre, sempre più cruente e devastatrici, aumentarono nel corso degli anni tanto che alla fine del 1550 si arrivò ad avere un numero largamente ridotto dei daimyo ancora al potere, che passò dagli iniziali 300 a meno di 20. Per oltre 80 anni il conflitto andò avanti senza un vero e proprio vincitore, fino alla comparsa dei 3 grandi unificatori del Giappone: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Il 1603, anno di partenza del periodo Edo, è anche la data in cui, convenzionalmente, si conclude il periodo Sengoku. I principali clan giapponesi nel 1570 La storia di Takeda Shingen Dopo aver riassunto brevemente il periodo Sengoku possiamo iniziare a raccontare la storia di Takeda Shingen, la “tigre del Kai”. Takeda Shingen nacque nel 1521. Era il figlio maggiore di Takeda Nobutora, un potente daimyo che controllava l'antica provincia del Kai. Nel 1536, all'età di soli quindici anni, fu fondamentale durante l’assedio al castello di Unnokuchi. La battaglia iniziò con l’invio di una guarnigione nelle terre di Genshin, il signore feudale locale. Lo scopo era ben chiaro: Nobutora voleva espandersi. Nonostante il numero inferiore di sudditi, Genshin respinse l’assalto con violenza, e poco dopo imperversò una tempesta di neve che costrinse l’esercito del clan Takeda alla ritirata. Durante il ripiegamento Shingen chiese il permesso al padre di ricoprire le retrovie. Il padre, inizialmente titubante, acconsentì la richiesta del primogenito. Alla testa di 300 cavalieri, Shingen approfittò della copertura generata dalla bufera e si avvicinò al castello durante l’alba. Il castello adesso era difeso da pochi uomini, anche perché Genshin aveva notato l’armata nemica in ritirata. Shingen divise i guerrieri in diversi gruppi, riuscendo poi a entrare nella fortezza senza particolari resistenze. I nemici furono costretti ad arrendersi, e la testa di Genshin fu consegnata a Nobutora. Shingen giocò d’astuzia, ma il padre lo rimproverò dicendogli che era troppo impulsivo, amareggiandolo. Il figlio capì che il padre non lo avrebbe mai apprezzato. A complicare ancora di più il rapporto fu la successiva decisione del padre di nominare come erede il figlio minore, Nobushige. Per Shingen era troppo e così iniziò a tramare nell’ombra: si finse sprovveduto, goffo e inferiore al fratello minore, ma allo stesso tempo mostrò le sue vere potenzialità a Imagawa Yoshimoto, signore feudale di Suruga. Ignaro di ciò che si tramava alle sue spalle, Nobutora si consultò proprio con Yoshimoto per il futuro del figlio, e ciò gli fu fatale. Il daimyo del clan Imagawa ne approfittò adottandolo, lasciandogli così cammino libero. Ora Shingen era autonomo e i generali gli giurarono subito fedeltà, forse annebbiati dal suo prestigio nato a seguito dell’impresa. A seguito della deposizione del padre, i territori del clan Takeda furono preda delle ambizioni di conquista dei vari daimyo limitrofi. Partirono subito all’attacco, ma Shingen mise in piedi una forte armata e gli respinse a uno a uno. La fama cresceva sempre di più. Negli anni successivi, però, il successo improvviso gli aveva dato alla testa, cambiandolo di carattere. Shingen stava assumendo sempre più il carattere del padre, arrogante e presuntuoso, e si faceva coinvolgere ai vari piaceri trascurando gli affari del governo. Come si poteva farlo ragionare? Nessun vassallo voleva ammonirlo per paura della sua reazione. La "tigre del Kai" aveva un punto debole: amava comporre versi in cinese. In effetti, durante la gioventù, Shingen era più visto come un poeta anziché futuro guerriero. Un giorno un servitore, che conosceva il cinese, scrisse una poesia che interessò il condottiero, e ne approfittò della sua attenzione per farlo ragionare. Il servo parlò con voce seducente, alternando il discorso con citazioni di poesie e classici cinesi. Shingen rimase talmente colpito che accettò i vari consigli del servo. Così negli anni successivi il capo del clan Takeda iniziò a progettare, dando avvio alla sua politica espansionistica. Assoldò un brillante stratega, Yamamoto Kansuke, e decise di far indossare a tutti i guerrieri un’armatura rossa laccata nelle prime linee dei suoi eserciti in modo da intimidire psicologicamente il nemico. Le prime mosse di Shingen furono di consolidare i possedimenti del clan e di espandere il proprio dominio nelle province circostanti: uno dei suoi primi obiettivi consisteva nella conquista della provincia di Shinano. A seguito delle brillanti vittorie negli assedi delle fortezze di Uehara e Kuwabara (1541), una coalizione di numerosi signori feudali dello Shinano marciarono con i propri eserciti fino alle porte della provincia del Kai, nel tentativo di neutralizzare anticipatamente Shingen prima che avesse l'opportunità di espandere ancora di più le proprie terre. Benché avessero pianificato di sconfiggerlo a Fuchu, la coalizione venne presa alla sprovvista dagli uomini di Takeda nella battaglia di Sezawa (1542). Shingen sconfisse la coalizione composta da 12.000 guerrieri con soli 3.000 uomini! Proseguì poi con l’assedio di Fukuyo (1542) e la battaglia di Ankokuji (1542). Nel 1543, 1544 e 1545 conquistò rispettivamente i castelli di Nakakubo, Kojinyama e Takatō. Nel 1546 prese il castello di Uchiyamae e vinse la battaglia di Odaihara. Nel 1547 conquistò il castello di Shika. Shingen raccoglieva vittorie su vittorie, fino a quando si scontrò con Muramaki Yoshikiyo nella battaglia di Uedahara (1548), dove il condottiero Takeda subì la prima sconfitta. Inoltre, fu il primo scontro della storia del Giappone dove vennero utilizzate le armi da fuoco. Shingen pianificò la vendetta e il clan Murakami fu sconfitto nell'assedio di Toishi nel 1550 - 1551. Yoshikiyo fuggì dalla regione e chiese asilo alla provincia di Echigo da Uesugi Kenshin, diventandone uno dei più importanti generali. Nel 1548 Takeda Shingen sconfisse Ogasawara Nagatoki nella battaglia di Shiojiritōge e prese Fukashi nel 1550. Uesugi Kenshin scese in campo in quel momento poiché i Takeda erano ormai giunti ai confini della sua provincia. A questo punto, le strade dei due grandi condottieri s’incrociano... Statua raffigurante Takeda Shingen La storia di Uesugi Kenshin Adesso è il turno di Uesugi Kenshin, il “drago di Echigo”. Uesugi Kenshin nacque nel 1530. Era l’ultimo dei quattro figli di Nagao Tamekage, capo del clan Nagao e servitore del signore feudale Uesugi Fusayoshi. Neanche lui, come Takeda Shingen, era amato dal padre, tanto che lo voleva più come monaco che come guerriero. Tuttavia, a seguito alla morte del padre a opera della setta Ikko – Ikki nella battaglia di Sendanno (1536), molti comandanti militari gli si dichiararono fedeli e ne riconobbero il valore nonostante fosse ancora un bambino, ma un amministratore locale preferiva che l’erede fosse il primo figlio, Harukage; egli voleva approfittarsi della sua incapacità per farne una marionetta, e per realizzare il suo piano non aveva problemi a far fuori tutti gli altri figli. Kenshin si accorse del piano e riuscì a fuggire, nascondendosi nel monastero di Rezin, dove si dedicò allo studio fino all'età di 14 anni. Qui venne adottato da un famoso condottiero servitore del clan Uesugi, Usami Sadamitsu. I suoi nemici non smisero mai di cercarlo, e il giovane Kenshin dovette continuare a nascondersi. Più tardi organizzò un’armata poderosa con l’aiuto del suo tutore, e sconfisse una volta per tutte i suoi inseguitori. Negli anni successivi venne adottato dal clan Uesugi, che lo elessero come condottiero. In seguito ai suoi successi molti comandanti lo volevano come daimyo, ma lui non acconsentì in quanto lo spingevano allo scontro con il fratello Harukage, da tempo diventato capo del clan Nagao. Preferì diventare monaco, prese i voti ma le insistenze dei comandanti si facevano sempre più pressanti. Alla fine, Kenshin fu convinto dal fatto che fosse una cosa necessaria per il bene della provincia di Echigo, e dopo una serie di scontri voluti da lui e da Usami Sadamitsu, riuscì a strappare il controllo del clan da Harukage nel 1547. Il destino di Harukage rimane un mistero, poiché alcune fonti affermano che gli è stato permesso di vivere, ma altre raccontano di un suicidio forzato. Dopo aver trionfato sui suoi ultimi oppositori, Kenshin viaggiò a Kyoto per rendere omaggio all'imperatore, poi si fece ricevere dallo shogun Ashikaga Yoshiteru. Kenshin era diventato daimyo a tutti gli effetti. Nonostante il controllo sul clan Nagao, gran parte della provincia di Echigo rimaneva ancora indipendente. Kenshin iniziò immediatamente a rafforzare il suo potere nella regione, ma il piano venne interrotto quando Ogasawara Nagatoki e Murakami Yoshikiyo, due signori della provincia di Shinano, chiesero il suo aiuto per fermare il signore della guerra Takeda Shingen. Con le conquiste dei Takeda che li portarono notevolmente vicino ai confini dei suoi territori, il “drago di Echigo” scese in campo contro la “tigre del Kai”... Stampa del periodo Edo che raffigura Uesugi Kenshin Le battaglie di Kawanakajima Takeda Shingen e Uesugi Kenshin, la "tigre" contro il "drago". I due grandi condottieri si scontrarono sempre nella piana di Kawanakajima, vicino alla odierna città di Nagano. In tutto furono cinque le battaglie: la prima nel 1553, poi nel 1555, 1557 1561 e infine nel 1567. Nella prima battaglia i due eserciti erano schierati a poca distanza, uno di fronte all’altro, ma nessuno si azzardava a fare la prima mossa. Forse i due condottieri stavano osservando e studiando le rispettive forze in modo da non commettere nessun passo falso? Molto probabile. Per ventisette giorni ci si limitò a questo. Nel ventottesimo giorno Kenshin lanciò un ultimatum a Shingen: il "drago" si proclamò difensore dei clan aggrediti di Shinano e invitò la "tigre" alla ritirata e alla restituzione dei terreni. Shingen andò su tutte le furie e chiese al nemico di combattere. La battaglia durò nove ore ed entrambi gli eserciti si scontrarono con grande abilità. Alla fine, si giunse a una sorta di pareggio, e nonostante il lieve vantaggio Kenshin ordinò la ritirata. Le altre quattro battaglie hanno un esito simile: se uno avesse preso il sopravvento, l’altro si sarebbe ritirato. Era come se i due condottieri preferissero affrontarsi in altre occasioni, per rinfacciargli nuovamente la sua inferiorità. La più famosa delle cinque battaglie è senza dubbio la quarta, la più sanguinosa. In questo scontro Kenshin usò una tattica ingegnosa: mise in piedi una formazione speciale in cui i soldati nella parte anteriore si scambiavano con i loro compagni nella parte posteriore, mentre quelli nella linea frontale si stancavano o venivano feriti. Ciò permise ai soldati stanchi di prendersi una pausa, mentre i soldati che non si erano cimentati nell'azione avrebbero combattuto in prima linea. Fu una tattica efficace e Kenshin riuscì quasi a sconfiggere Shingen. Inoltre, durante la battaglia avvenne uno degli episodi più leggendari della storia del Giappone. Kenshin notò un buco tra le file nemiche e cavalcò velocemente fino ad arrivare a Shingen: il "drago" colpì numerose volte la "tigre" con la sua spada, ma Shingen respinse tutti i colpi con il suo famoso ventaglio da guerra in ferro. Alla fine, un sottoposto di Takeda respinse Kenshin, che si ritirò velocemente insieme al resto del suo esercito. Shingen rimase sconvolto. Durante la ritirata molti guerrieri del clan Uesugi persero la vita in un fiume vicino mentre altri furono uccisi in battaglia dai soldati del clan Takeda. Dall'accampamento dei Takeda si levarono urla di trionfo, ma la prima parte della battaglia fu vinta nettamente dal clan Uesugi. Complessivamente la quarta battaglia si concluse ancora con un pareggio. La lotta tra i due signori della guerra durò ancora a lungo, ma alla fine della quinta battaglia gli ufficiali e i soldati dei due eserciti invocarono una tregua. In dodici anni entrambi i fronti avevano subito gravi perdite, tutto al vantaggio dei daimyo vicini che volevano approfittarsene della situazione… Stampa del periodo Edo che raffigura il famoso scontro tra Takeda Shingen e Uesugi Kenshin Gli ultimi anni di vita di Takeda Shingen e Uesugi Kenshin Sebbene Shingen e Kenshin siano stati rivali per più di quattordici anni, è noto che si sono scambiati doni in molteplici occasioni in segno di rispetto reciproco. Uno dei doni che si ricorda in particolare nella storia dei due comandanti è quello di una spada di immenso valore donata da Shingen a Kenshin. Ma nuovi pericoli incombevano all'orizzonte. Il potente signore feudale Oda Nobunaga, capo del clan Oda, aveva ucciso a tradimento Imagawa Yoshimoto e il suo potere aumentava sempre di più. Inoltre, un illustre condottiero, Tokugawa Ieyasu, si era schierato dalla sua parte. Per proteggersi dai nuovi nemici, la "tigre" e il "drago" si allearono. Successivamente Shingen dovette affrontare Nobunaga, che voleva impadronirsi delle sue terre. Nel 1573, durante l’assedio al castello di Noda da parte degli alleati di Tokugawa Ieyasu, un proiettile colpì alla testa Shingen. Il capo del clan Takeda morirà poco dopo. La sua morte andava tenuta segreta il più a lungo possibile, per evitare ulteriori invasioni nei domini dei Takeda. Il fratello Nobutsuna, fisicamente molto simile a Shingen, prese il comando del clan. Questo episodio diede spunto al celebre film del famosissimo regista Akira Kurasawa: Kagemusha, l’ombra del guerriero. Il segreto funzionò per poco tempo, poi la notizia della morte di Shingen si diffuse tra i signori feudali limitrofi. Si dice che Kenshin pianse a squarciagola per la perdita del suo più famoso rivale. Risolto il problema Takeda, Oda Nobunaga spostò la sua attenzione verso Kenshin. Nell’inverno del 1578, Uesugi Kenshin muore in circostanze poco chiare. La versione ufficiale accenna a un colpo apoplettico, mentre altre versioni descrivono un feroce attentato in bagno da parte di alcuni ninja assoldati dal capo del clan Oda. Ritratto di Oda Nobunaga eseguito dal gesuita missionario italiano Giovanni Niccolò Spero che anche questa discussione sia stata di vostro gradimento! Naturalmente per qualsiasi domanda o dubbio scrivete senza problemi. Devo dire che sono contento che le mie discussioni sulla storia del Giappone sono particolarmente apprezzate. Anche questa lo sarà? Speriamo! Concludo tutto il racconto con questo antico poema che elogia Takeda Shingen: I vostri castelli sono gli uomini, Le vostre mura sono gli uomini, la tolleranza è la vostra alleata, l’odio è il vostro nemico. Alla prossima Xenon971 punto
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