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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 06/20/23 in Risposte
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Il Gazzettino di Quelli del Cordusio #10 è in dirittura d'arrivo con 26 articoli e 11 "briciole" su quasi 180 pagine di pura passione numismatica. A breve la stampa ed in autunno la presentazione. "Estote parati!"5 punti
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Al mercatino di Borgo D'Ale un collezionista sabaudo mi ha ceduto il Peso della Lira INSTAR OMNIVM di Emanuele Filiberto ma prodotto sotto il figlio Carlo Emanuele I . Tipo inedito al Catalogo Zavattoni Il mercatino di Borgo D'Ale riserva sempre sorprese anche in tarda mattinata ! Grazie ad un amico sono riuscito a portare via questa bilancina piemontese . Interessante la scatola e la bilancia montabile con asta verticale4 punti
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Buongiorno @manuelcecca, da Autore (sebbene le mie ricerche vertano su un'altra Zecca) mi permetto di condividere la mia metodologia di studio nella speranza di fornire uno spunto. Il "tipo" è - come ci ricordano i vari manuali numismatici - la parte figurativa del conio: busti, stemmi... Nello specifico caso quindi un "1 tipo" può essere un tallero con busto giovanile mentre un "2 tipo" un tallero del medesimo Granduca ma con busto adulto. Si tratta di differenze macroscopiche, se parlassimo ad es. dei testoni sempre medicei potremmo notare anche le forme differenti dei colletti o della figurazione del San Giovanni. Da questa distinzione poi - logicamente - possono esser fatti discendere dei sotto-tipi: conii composti con punzoni FIGURATI differenti. Le legende e le loro varietà solitamente vengono considerate come secondarie (e pressoché trascurabili, se stiamo riferendoci a differenti abbreviazioni. Ovvio che se la scritta cambiasse completamente la varietà sarebbe ben più importante). Le varietà anche di legenda - o di grandezza della data - sono invece importanti eventualmente per proporre cronologie interne alle varie tipologie. E' uno studio molto più avanzato e specialistico, meno "collezionistico". Concetto di rarità: Personalmente considero differenti la rarità e la reperibilità. La prima è relativa agli esemplari oggi noti, nel loro totale. La seconda prende in considerazione i soli esemplari passati sul mercato. Mentre la rarità è un concetto relativamente stabile se sono state svolte indagini accurate, la reperibilità può ben variare (periodi di maggiore disponibilità di esemplari, causa cessione di raccolte specializzate, ad esempio). Per dare un grado di rarità accurato bisogna porre la massima attenzione, specie nel caso delle varianti non tipologiche o assolutamente minori: esemplari mal catalogati in passato, non illustrati o semplicemente non noti potrebbero stravolgere le nostre stime. Raccomando quindi la massima prudenza, senza scomodare i massimi gradi per differenze dovute a minimi particolari. Semmai meglio indicare "variante rarissima" o "molto rara", senza dare alle stampe un'Opera che rischierebbe di diventare parzialmente obsoleta nel giro di breve tempo. Anche perché, ricordiamolo, non c'é come indicare una minima variante "R5" per veder puntualmente partire la ricerca tra gli appassionati e far spuntare nuovi esemplari in un batter d'occhio. Cordiali saluti, Antonio Rimoldi4 punti
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Vorrei aggiungere al rammarico delle "mancate occasioni" anche qualche gradita ed insperata aggiudicazione. Collezionando monete di una piccola zecca, fin da ragazzo ho sempre dato per scontato che un pezzo sarebbe rimasto tra i desiderata considerandone l'estrema rarità. Ma mai dire mai! Qualche tempo fa ne appare uno in asta. Decido di provarci almeno per poter poi dire che il tentativo l'ho fatto. Arriva il giorno, seguo il live e in quel momento mia moglie decide di seguirlo assieme a me... (essendo anche lei collezionista, non di monete, condivide la mia passione). Ciononostante avrei preferito esser solo per non aver titubanze nell'offrire. Si parte con una base bassa che subito sale ma i miei click si susseguono uno dietro l'altro considerando che il mio limite è ancora lontano. Poi accade una cosa inaspettata. Le offerte rallentano fino a fermarsi. Il banditore inizia con il classico 1, 2... e prima di chiudere con il liberatorio 3, decide di riprendere daccapo la descrizione della moneta sottolineandone l'estrema rarità. Ovviamente non è la prima volta che partecipavo ad un asta online e tante volte ho abbandonato o semplicemente perso ma senza remore... ma questa volta ci tenevo. Cavolo se ci tenevo! Con un'emozione che credo molti di voi comprenderanno esplodo di fronte al monitor del PC con un urlo: "CHIUDIIIIIIIIII" che manco Martellini ai mondiali di Spagna. ...3. Aggiudicata! Osservo il monitor. Guardo mia moglie... Ad alta voce mi chiedo se sono io l'ultimo offerente... Il banner sotto l'offerta è verde! Sono io!!! La moneta è mia! Ed ad un quarto del mio massimo o meglio, del massimo che sapeva mia moglie... io sarei andato oltre 😇. Questo per far comprendere che i rammarichi per le mancate occasioni vanno compensati appieno dalle aggiudicazioni. Ora c'è una variante altrettanto rara che mi farebbe chiudere il cerchio delle emissioni di questa zecca da me collezionata... ed è tra i sogni irrealizzabili come quella precedente...😜4 punti
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Sogni numismatici. Quando cominciamo una collezione e passiamo in rassegna tutte le tipologie che ci piacerebbe raccogliere, c’è sempre “quella” moneta che pensiamo non riusciremo mai ad acquisire… vuoi per l’estrema rarità, vuoi per l’estremo costo. Per un collezionista di Costantiniane, sono tante le tipologie che si farà fatica a inserire nella propria raccolta, ma “quella” moneta non può che essere la mitica SPES PVBLIC. Emissione tra le più emblematiche di Costantino I, un rovescio che trasuda cristianità e di conseguenza estremamente ricercato anche da chi non colleziona Costantino I nello specifico. Ne consegue che, seppur non particolarmente rari, gli esemplari offerti in vendita raggiungono sempre somme spropositate a 4 cifre (top price di 10.000$ alcuni anni orsono). Quando 15 anni fa ho iniziato a collezionare le monete di Costantino I, ho immediatamente identificato la SPES PVBLIC come la “moneta che non avrò mai”… ma mi sbagliavo. i sogni numismatici qualche volta diventano realtà.3 punti
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Buonasera , continuo con la mia raccolta di Auguste sia Denari che Antoniniani. Questa sera vi presento un mio Antoniniano di Salonina. Riporto quel molto poco che ho trovato su Wikipedia, mi piacerebbe saperne di più. Cornelia Salonina fu una Augusta dell'Impero romano, membro della dinastia valeriana, moglie dell'imperatore Gallieno e madre di Cornelio Valeriano, Cornelio Salonino e Egnazio Mariniano. Wikipedia Luogo di nascita: Bitinia, Turchia Morte: 268 dopo Cristo, Mediolanum Coniuge: Gallieno Figli: Cornelio Salonino, Cornelio Valeriano, Licinio Egnazio Mariniano Sposata a Gallieno prima del 242, Salonina fu testimone dell'assassinio del marito nel 268, davanti alle mura di Milano assediata. È incerto se sia stata uccisa nella medesima occasione, o se sia sopravvissuta per clemenza del successore del marito, Claudio II il Gotico. Riporto Catalogazione della casa D'Aste. Salonina (Augusta, 254-268). Antoninianus (22mm, 3.28g, 6h). Rome, 265-7. Diademed and draped bust r., set on crescent. R/ Fecunditas standing l., extending r. hand to child standing before her, holding cornucopia in l.; Δ to r. RIC V 5; MIR 581aa; RSC 39a. Riporto foto di un bellissimo Busto custodito all' Ermitage di San Pietroburgo che la ritrae. Riporto anche una dedica fatta a Gallieno e Salonina, custodita nei musei vaticani. Foto presa dal Sito Web. Per chi volesse approfondire. Aspetto vostri commenti e cenni storico biografici dell'Augusta. Saluti Alberto3 punti
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Salve a tutti per gli amanti del V-VI secolo e le emissioni barbariche ROMA propone un'interessante selezione: https://www.romanumismatics.com/e-live-auction-7/2023-07-10?gridtype=listview @Vel Saties qui ci sono tutte le emissioni di tua preferenza dalle civiche Ostrogote alle Merovinge, dalle longobarde beneventane agli Sceattas dalle carolinge alle emissioni Crociate..2 punti
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E stellare lo è veramente, 180 pagine e 26 autori, che immagino saino dei professionisti o novizi della carta stampata. Attendiamo l'immagine della copertina dopo la stampa, non vedo l'ora di poterlo sfogliare, sarà bellissimo poterlo leggere. 👍👏👏👏2 punti
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Il giusto prezzo, come ogni cosa, è determinato dal mercato. La conoscenza del mercato arriverà solo quando avrai consapevolezza di ciò che cerchi ed acquisti. Per quanto ne sapevi avresti potuto acquistare anche un bottone a 18 euro. Investi i tuoi primi soldi in libri. Se non hai voglia di farlo o voglia di leggerli, la numismatica non fa al caso tuo. Insomma per "capire" non ci vuole un "attimo" ma anni di studio e la costanza nel seguire il mercato. In bocca al lupo se avrai voglia di cimentarti. Nel forum troverai le risposte ai quesiti che nel tempo vorrai porre. Buon viaggio.2 punti
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Due occasioni mancate finora. La prima una moneta troppo costosa per me in un determinato periodo della mia vita, avrebbe richiesto non pochi sacrifici ma ci ho sempre ripensato con sommo pentimento in seguito. Unica moneta che mi pento di non aver preso, ad oggi si sarebbe anche rivalutata parecchio ma non è quello economico il motivo del pentimento. La seconda occasione mancata è stata una moneta persa in un asta ma avevo offerto abbondantemente sopra il valore della moneta che ha realizzato 4 volte la quotazione da catalogo a seguito di una lunga battaglia a colpi di rialzi tra me ed il suo acquirente finale. Un peccato ma a differenza dell'altra moneta non ho nulla di cui pentirmi, avevo oggettivamente offerto molto più del suo valore commerciale e più di così non avrei potuto fare.2 punti
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Ne ho una bella serie di casi in cui per distrazione ho perso l'asta di una moneta che volevo assolutamente, ma forse è più interessante il racconto di un caso di virtù punita. Verona, una decina di anni fa. Quando parlo di Verona, ogni numismatico sa già a cosa mi riferisca... All'epoca ero fidanzato da poco con la mia attuale compagna, che viveva a Venezia; Verona si trovava a metà strada tra casa mia e casa sua, così avevo colto l'occasione dei famosi due piccioni con una fava e avevo organizzato un incontro con lei il sabato sera dopo il convegno, fermandoci a dormire lì a Verona per poi passare la domenica insieme. Arrivo a Verona di buon mattino con il portafogli gonfio e intenzioni bellicose; all'epoca non avevo ancora un lavoro stabile, quindi avevo sempre qualche remora a spendere, ma Verona era un'occasione speciale. A fine visita della fiera incredibilmente mi erano rimasti ancora 150 € nel portafogli: sarebbe stata forse la prima volta che uscivo da un convegno con ancora dei soldi in tasca! Quand'ecco che su un banchino appare lei: un argento preunitario molto raro, in bel BB, conservazione perfetta per gli standard della mia collezione. Prezzo: 180 euro. Tratto un po' con il venditore, che si dichiara alla fine disposto a cedermela a 150. Apro il portafogli, guardo i 150, guardo la moneta, riguardo i 150... poi penso alla morosa che mi aspetta, faccio leva sul mio senso di responsabilità e rinuncio a comprare la moneta. Esco tutto fiero per la mia maturità e mi dirigo all'appuntamento, incontro la morosa e insieme ci rechiamo in albergo a fare il check-in, per poi uscire a cena. Arrivato il momento di pagare la cena, apro il portafogli e mentre prendo la carta noto qualcosa che mi gela il sangue nelle vene: non c'è traccia di banconote nel mio portafoglio. I 150 euro erano spariti. Cerca e ricerca, ovviamente tutto è stato vano, e i miei 150 euro non sono più saltati fuori. Non ho mai capito come sia potuto accadere: un furto è improbabile (come avrebbero fatto a sfilarmi i soldi dal portafogli?): l'unica ipotesi che mi viene in mente - per quanto veramente surreale - è che mi siano accidentalmente caduti alla reception dell'albergo mentre facevo il check-in... Fatto sta che se invece di fare il virtuoso avessi comprato la moneta, tutto ciò non sarebbe accaduto, e sarei stato felice e contento con il mio bel pezzo inserito in raccolta: ovviamente quella moneta ora è molto salita di valore e non l'ho più trovata in vendita a meno di 300 euro in quella condizione; nella mia collezione, quel posto continua ad essere vacante, a perenne memoria del fatto che la virtù non paga2 punti
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Buon giorno, complimenti per l'acquisto. In linea generale, nel riprendere Alberto Campana, ben sette città di quell'area compresa tra l'alta Campania, il Samnium e il Latium, durante la prima guerra punica, si unirono in una " federazione monetaria" in appoggio ai Romani, testimoniata dall'utilizzo, su tutte le monete, dalla presenza del Gallo con astro ( che aveva un significato simile all'aureola cristiana), abbinato ad Apollo. Il gallo era presente anche in altre monetazioni, come quella magno greca o etrusca. Nel caso della federazione monetaria ( composta da città quali Aquinum, Suessa, Cales, Venafrum,Telesia, Teanum e Caiatia), il gallo rappresenterebbe una rivendicazione autonomistica di tale area geografica. La monetazione di Allifae, pur essendo tale città sannita, richiama maggiormente la monetazione magno greca con la presenza di mitili, come anche nel caso di Phistelia ed è di molto precedente ( IV secolo a.c.) a quella di cui discutiamo in questo discussione che fu emessa invece nel III secolo a.c. Per quanto riguarda, le fratture, anche a me sembrano volute, in quanto sono molto simili in parecchi esemplari. Sempre nel III secolo a.c. abbiamo altra moneta in bronzo, questa volta con al rovescio il toro androcefalo, con i riferimenti a città quali Teanum, Cales, Aesernia, Suessa, Cubulteria, Neapolis, ma riferita ad un'area commerciale con al centro Napoli, che era alleata anch'essa a Roma. A Suessa è attribuito anche un altro obolo con raffigurato Ercole con il leone Nemeo. https://storienapoli.it/2021/02/01/fontana-dellercole-di-sessa-aurunca/ Alcune discussioni sul tema: Buona giornata Eliodoro2 punti
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Che fanno parte della collezione di Lars Ramskold, che Leu sta esitando in più aste. La prima parte, a maggio, era incentrata sulla zecca di Roma… ovviamente piane zeppa di tipologie rarissime o uniche. Agli appassionati del periodo, consiglio la lettura del catalogo e lo studio delle note che accompagnano pressoché ogni lotto. Sono state scritte da Lars di proprio pugno e sono forse più interessanti delle stesse monete. Sicuramente il più chiaro, anche più di quello suo famoso medaglione.2 punti
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L'oggetto della discussione e' di interesse generale e trasversale (riguardando un po' tutte le monetazioni) e si presta a varie ed interessanti digressioni. Per dare più ampia diffusione e visibilità (nonchè vivacità) sposto quindi in "piazzetta". Buona serata. Stilicho2 punti
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A mio avviso, il concetto di “rarità” è relativo e dovrebbe essere sempre contestualizzato temporalmente, raffrontando il concetto stesso rispetto a dei punti di riferimento. Oserei dire che è un concetto tendenzialmente e verosimilmente dinamico. Solo mia opinione.2 punti
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Di notevole "qualità" , un esemplare di didrammo da Agrigento, classificato Jenkins gruppo II, sarà a giorni, il 16 Giugno, in vendita Elsen 155 al n. 32 .1 punto
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Ciao a tutti! Di questa moneta se ne è già parlato (2 EUR Carlo Magno / Karl der Große), ma per me è stata una piacevole sorpresa vedere come i rilievi dell'immagine sul D sviluppino un caleidoscopio di luci e ombre, dipendentemente da come viene illuminata. Ho speso un po' di tempo per fare qualche foto che ne risaltano le proprietà: + al centro il monogramma che il Carlo si faceva scrivere - in quanto analfabeta - e che completava con un Vollziehungsstrich, cioè un tocco finale (la "y" al centro del rombo). Il motivo è preso dalla cappella Palatina del duomo di Aquisgrana: Ade! Njk =============== Per l'archivio: Germania BRD / 2 EURO Data di uscita: 30. März 2023 Tiratura A 4.000.000 (25.000 / 30.000) D 4.200.000 (25.000 / 30.000) F 4.800.000 (25.000 / 30.000) G 2.800.000 (25.000 / 30.000) J 4.200.000 (25.000 / 30.000) per la circolazione (ed in blister)1 punto
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Taglio: 2 Euro Paese: San Marino Anno: 2020 Tiratura: 621.257 Condizioni: BB Taglio: 50 Cent Paese: San Marino Anno: 2019 Tiratura: 800.000 Condizioni: BB1 punto
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Sono d’accordo con te Antonio, credo si tratti molto probabilmente di una fusione, le fattezze della moneta sono molto grossolane, sono molto più propenso a pensare che possa avere una ventina d’anni e non duecento… Ma non essendo un esperto, sarebbe interessante anche sentire il parere di altri.1 punto
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Tutto sommato come rilievi non è neanche male; certamente è stata pulita, devi vedere se lo ritieni accettabile o no. Il prezzo è un po troppo.1 punto
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Dalla Valcamonica all’Irlanda, il culto della luna-sole. I gioielli degli Dei e i simboli di 4500 anni fa in mostra Fino al 30 Settembre 2023 Capo di Ponte (Bs), MUPRE, Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica SOTTO LO STESSO SOLE. Europa 2500-1800 a.C. Mostra a cura di: Marco Baioni, Claudia Mangani, Maria Giuseppina Ruggiero. “Lunula” in oro da Blessington (Irlanda), datata 2400-2000 a.C. (tardo neolitico/inizio dell’età del bronzo), periodo che in Italia corrisponde alla fine dell’età del Rame e alla diffusione della Cultura del Vaso Campaniforme (Bell Beaker, 2500-2200 a.C.). “Sotto lo stesso sole. Europa 2500-1800 a.C.” è il titolo della mostra che vede come protagonisti il MUPRE-Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica, a Capo di Ponte, il Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo e il Museo Civico Archeologico “Giovanni Rambotti” di Desenzano del Garda. Tra il 2500 e il 1800 a.C. (tarda età del Rame e inizio dell’età del Bronzo) il continente europeo è teatro di importanti trasformazioni, conquiste tecnologiche e cambiamenti sociali ed economici. Il tutto è accaduto “sotto lo stesso sole”, in una Europa che assisteva alle prime prove di reti commerciali e culturali e di linguaggi iconografici comuni. Con le merci e le persone si muovevano le idee, le invenzioni e le culture. Si creano codici comuni, iconografie condivise, patrimoni di immagini che permettono di comunicare tra territori distanti. Pettorale d’argento (misure: 28×7,1 cm) da Villafranca Veronese, Età del rame (ca. 3500-2100 a.C.), cultura del Vaso Campaniforme Al MUPRE l’esposizione – aperta al pubblico fino al 30 settembre 2023 – ruota attorno ad uno straordinario reperto proveniente dal British Museum: la “lunula” d’oro da Blessington (Irlanda), datata tra il 2400 e il 2000 a.C. Il manufatto si inserisce in una produzione attestata in questo ambito cronologico soprattutto in Irlanda e in Gran Bretagna di preziosi collari in foglia d’oro, chiamati per la loro forma lunulae (dal latino “piccole lune”). A dispetto del nome, tuttavia, questi oggetti non erano collegati tanto alla rappresentazione della luna, quanto al sole e alla sua simbologia. L’uso dell’oro, l’accurata levigazione delle superfici, riflettevano la luce solare con effetti abbaglianti: erano certo ornamenti di grande prestigio che distinguevano per status chi le indossava, forse in particolari occasioni e cerimonie. Due lunule in bronzo dall’area di Pacengo in comune di Lazise (VR), inizio dell’antica età del Bronzo (2200-1800 a.C.). L’arrivo in Valle Camonica del prezioso manufatto nasce dalla collaborazione con il British Museum sostenuta nel 2022 da Emanuela Daffra in occasione prestito di quattro stele per la mostra “The world of Stonehenge”, che ripercorreva la storia millenaria di quell’eccezionale monumento. La lunula di Blessington fa da catalizzatore per scoprire l’esistenza di altre lunule da contesti dell’Italia settentrionale e permette di rivedere con altro sguardo alcune immagini incise sulle stele e sui massi-menhir della Valle Camonica. Dal Museo dell’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans (Aosta) arriva in mostra il pendaglio in rame a forma di semiluna. Giungono dal nuovo Museo Archeologico Nazionale di Verona il pettorale semilunato in argento e l’alabarda di rame da Villafranca Veronese insieme ad altre due lunule in bronzo da Lazise. Sempre da Verona, ma stavolta dal Museo di Storia Naturale, proviene la lunula in bronzo da Torbiera di Guardola (Mantova). Spicca, tra gli elementi in mostra il corredo dalla Tomba 4 da San Giorgio Bigarello (Mantova), che viene qui per la prima volta esposto al pubblico, una doppia sepoltura che comprendeva i resti di un ragazzo e di una donna. Quanto esposto al MUPRE trova un approfondimento ed un contesto attraverso le tappe che, in successione, coinvolgeranno il Museo Archeologico della Valle Sabbia a Gavardo e il Museo Civico Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano. Al Museo di Gavardo dal fino al 30 settembre 2023 ci si focalizza sii rapporti tra l’Italia settentrionale e il mondo transalpino; da luglio a ottobre 2023, sarà la volta del Museo Rambotti, dove il tema delle reti commerciali e delle connessioni culturali sarà illustrato attraverso lo studio di un manufatto particolare: il brassard, una placchetta rettangolare in pietra, probabilmente utilizzata come parapolsi per gli arcieri, di cui ritroviamo esemplari simili in Italia e in varie parti d’Europa. Nell’anno di Brescia e Bergamo capitali della cultura, partendo dall’analisi del singolo manufatto, lo sguardo si estende oltre la produzione locale alla ricerca di confronti e contatti con altri contesti dell’anfiteatro morenico del Garda per poi affacciarsi sul panorama europeo. MUPRE – Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica Via S. Martino, 7 – 25044 Capo di Ponte (BS) Tel. +39 0364 42403 email: [email protected] http://www.mupre.capodiponte.beniculturali.it/ Orari Martedì – venerdì 10.00-16.00 Sabato e domenica 10.00-13.00 e 14.00-18.00 Lunedì chiuso Ingresso gratuito Museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo Piazzetta San Bernardino 2 – 25085 Gavardo (BS) Tel. +39 0365 371474 email: [email protected] http://museoarcheologicogavardo.it/ Orari Lunedì – venerdì 9.00-13.00 Sabato chiuso Domenica 14.30-18.30 Museo Civico Archeologico “Giovanni Rambotti”, Desenzano del Garda Via Anelli 42 – 25015 Desenzano Del Garda (BS) Tel. +39 030 914 4529 email: [email protected] https://www.museorambotti.it/ Orari Martedì e giovedì 9.30-13.00 Venerdì – domenica 9.30-12.30; 14.30-19.00 Lunedì e mercoledì chiuso https://www.stilearte.it/dalla-valcamonica-allirlanda-il-culto-della-luna-sole-i-gioielli-degli-dei-e-i-simboli-di-4500-anni-fa-in-mostra/1 punto
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Grazie, @fofo ma non chiamarmi ˺professore'. Certamente varianti come la posizione della data e legenda sono importanti. Data piccola / grande ha in certi casi correlazione con il tipo della raffigurazione: 1619 piccolo : Cosimo con baffetti. 1619 grosso : senza baffetti. Per il 1620, grosso o piccolo, invece, non pare ci sia relazione con l'iconografia del granduca. anche io vedo nei talleri con data sotto il busto un 1603, tranne in un caso dove il 1605 risulta la lettura più plausibile (esitato da Christies ma non citato da Ciabatti, vedi sotto). e in effetti questo ha pure una legenda diversa al rovescio essendo l'unico dei talleri in questione ad avere 'MEMORIA', presenta inoltre anche differenze al dritto rispetto ai '1603', (due spunzoni tra III e FERDINANDVS invece di uno) vedi foto. RIGUARDO AI 2 TALLERI del COMMENTO nr. 2 comunque sia, gli esemplari postati al commento 2 rimangono isolati. Prendendoli come 1603 avrebbero una variante nella legenda e nella forma della corona sopra la croce. Volendo attribuirli al 1605, avrebbero allora la variante della data sotto al busto invece che nella legenda. Anche in questo caso sarebbero comunque gli unici 2 con questa variante. Il fatto che il rovescio sembri in effetti quello di alcuni talleri del 1606, come dice il Ciabatti, è problematico perché i conii si deterioravano presto. difficile che nel 1603 e nel 1606 potessero usare lo stesso conio. Si potrebbe ipotizzare che i 2 talleri in questione siano allora una sorta di fase intermedia tra i comuni talleri del 1605 con data nel giro e quelli del 1606 realizzati con lo stesso conio del rovescio. Il problema è però che paleograficamente l'ultima cifra pare proprio un '3' il 1603 dell'asta Rauch (dove il 3 è piuttosto evidente). sotto il 1605 di Christies ciao il rovescio del tallero di christies1 punto
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Ho collegato solo ora l'autore dello scritto sulla SPES PVBLICA al proprietario della collezione dispersa da Leu. Un bravo a Lars Ramskold. Arka Diligite iustitiam1 punto
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La Lira (o 20 Soldi) del 1747 III tipo ha la legenda al D/ "CAR·EM·D.G·REX SAR·CYP·ET·IER" attorno alla testa del re. Lo scudo completo coronato è al R/ ed ha legenda: "20·DVX SAB·ET·MON TISF·PRINC·PED·S", quindi devi guardare il D/. La valutazione che dà il Cudazzo è R, ma lui ha esteso fino ad R10 i gradi della rarità: se vuoi fare un paragone coi gradi dei cataloghi più diffusi, abbiamo un più contenuto NC consono con una battitura di 2.000.000 di pezzi (ma attenzione: compreso anche l'anno 1748). La Lira del 1732 I tipo (il busto del re volge a destra) fu battuta in 170.000 esemplari ed è indicata con R4, ma sempre tenendo conto del sistema di valutazione del Cudazzo abbiamo, in realtà rapportandoci ai più comuni cataloghi, un R2. La sua legenda presenta numerose varianti nella punteggiatura.1 punto
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Dalle foto la moneta sembra autentica, ma la conservazione è sotto il BB, sia per l'usura che per la pulizia aggressiva che ha lasciato gli hairlines. Il prezzo è decisamente alto poiché considera il valore pieno del catalogo per il BB. È buona norma decurtare i prezzi dei cataloghi di un buon 20% perché in essi è compreso il diritto d'asta (i cataloghi riportano una media degli esemplari venduti in asta). Io non andrei oltre i 70 euro. Per confronto, posto un 2 Lire 1890 in buona conservazione:1 punto
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Sono tante le volte di cui mi pento , monete che poi non sono passate più in asta, o lotti in cui non ho offerto abbastanza, come mi pento anche di non averne preso di più 10/15 anni fa quando i prezzi erano molto più bassi, specie su alcune tipologie ( vedi ad esempio denari di Cesare ).. ma pazienza, cerco di non pensarci, mi concentro su quelle ( poche ) che invece sono riuscito a portare a casa..1 punto
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beh sicuramente tantissime monete sono state oggetto dei miei desideri,personalmente non mi ritengo quel collezionista di cui andra' a mancare quella moneta o quel buco per completare una collezione,o una dinastica,o periodo ect ect,ma me ne mancheranno sempre tantisssime,son sono neanche il collezionista che compra per poi venderle un giorno ,per fare profitto e investimenti con la numismatica! Mi appassiona la storia dell'IMPERO ROMANO ! La sera prima di coricarmi mi guardo un video di SCRIPTA MANENT di ROBERTO TRIZIO e poi mi guardo le monete che ho nel cofanetto 😄 mi fa sentire bene xD ! Nn voglio pubblicizzare nessuno ma semplicemente condividere il mio pensiero ,senza passare una vita a desiderare che la vita e' gia' corta e noiosa!1 punto
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I numeri di serie particolari non mi interessano e sono collezionati da una minoranza di persone. Sugli euro poi, dove le possibili combinazioni sono miliardi, il plusvalore è davvero minimo nel 99% dei casi. cosa diversa se trovi un seriale con numeri uguali su biglietti più datati. Guarda la mia. Banconota emessa nel lontanissimo 1798 e che ha come numero di serie 900.000 (su un totale di nemmeno un milione di biglietti emessi). In questo caso sicuramente stiamo parlando di una rarità (seppur anche in questo caso il plus valore non è poi chissà quanto superiore rispetto al valore di per se del biglietto)1 punto
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La curiosità sale, attendiamo con trepidazione questo numero stellare. 👋👋👋1 punto
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Concordo con @Arka: tutto dipende dal target. Fino ai primi dell'Ottocento i conii erano pressochè tutti diversi perchè approntati singolarmente (anche se talora con punzoni complessi preformati) per cui le monete da essi derivate sono tutte formalmente "varianti" (e anche gli accoppiamenti di conii). Se la moneta era coniata in elevata tiratura (es. 2-300.000 esemplari) i conii a monte potevano essere 20-30 o più. Ha senso considerarli tutti in una pubblicazione? A motivo di studio sì, a motivo di collezionismo solo quelli che presentano differenze "importanti" che possono derivare da tradizioni del passato (es. puntali aguzzi o sagomati delle alabarde dello stemma napoleonico nella monetazione decimale), varianti significative di legenda (errori, dimensioni, ...) o particolari modificati delle raffigurazioni (es. approntati da incisori diversi, ecc.).1 punto
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La simbologia presente sulle monete di Filippo III è molto intrigante ma per la quasi totalità fa capo al mito di Giasone e del Vello d'oro da cui fu poi creato l'Ordine cavalleresco del Toson d'Oro. Ordine caratterizzato da un collare in cui era presente una serie di simboli che ritroviamo sulle monete. La maglia del collare vede contrapposti degli acciarini (con una parte a forma di B a ricordare la Borgogna) con pietre focaie dalle quali sprizzano fiamme a rappresentare il motto dell'Ordine Ante ferit quam flamma micet (colpisce prima che la fiamma divampi). Non si evidenzia però in questa simbologia, almeno in maniera diretta, la presenza dei due tronchi decussati con le fiamme. Si tratta invece del più antico simbolo del Vello. La croce di Borgogna formata da due tronchi di alloro con prominenze disuguali che rappresentano la nascita dei rami. Il motto di questa simbologia è Flamescit Uterque "Tra i due sorge la fiamma". Questa fiamma che i rami accendono è la fiamma della fede. Una simbologia quindi legata molto alla fede. Di seguito un particolare della culla di Carlo V (fonte web - Musées Roayaux d'Art et Histoire. Bruxelles) dove sono ben visibili, tra i due acciarini, i tronchi decussati da cui sprizzano le fiamme). Sperando di aver fatto cosa gradita e di non aver detto castronerie (che verranno sicuramente segnalate) ma sono andato a braccio dopo aver visto il tornese postato precedentemente.1 punto
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Un mare di occasioni mancate, che per fortuna ogni volta cancello dalla mente per non incazzarmi come un bufalo nei miei confronti. Le motivazioni vanno dalla carenza di mezzi finanziari (la più frustrante, ma allo stesso tempo la più giustificabile), alla troppa prudenza, al giudizio (mio) non completamente azzeccato, al malfunzionamento del collegamento, persino alla dimenticanza del giorno o dell' orario dell'asta. Non chiedetemi quali siano le singole monete perse perché inserirle sarebbe per me un ulteriore colpo.1 punto
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Buonasera, @Oppiano bello quel galletto Svesano.. ti faccio vedere il.mio. Saluti Alberto1 punto
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Giuseppe Girola era un membro storico della SNI ed un magnifico studioso. In seno alla Società la sua funzione era quella di Bibliotecario ma oltre ad assicurare questo servizio la sua assistenza andava ben al di là del mero compito istituzionale costituendo un punto di riferimento imprescindibile per chiunque si rivolgesse a lui per un semplice quesito, un consiglio o una ricerca. Giuseppe è scomparso prematuramente nel 2022 - la Società ha voluto dedicargli un volume, a cura della Prof.ssa Perassi e di Matteo Rongo, che raccoglie i suoi studi e testimonia l'ampiezza e la profondità dei suoi interessi. Con lui ho avuto frequentissimi scambi su tematiche numismatiche di mutuo interesse che andavano dalle emissioni Axumite, ai tremissi longobardi alle coniazioni rinascimentali del condottiere Medeghino. Inutile dire che il vuoto da lui lasciato non si è colmato. All'indomani della sua scomparsa ho proposto di intitolare la biblioteca SNI, sua creatura, al suo nome. Proposta poi accolta e ratificata dall'Assemblea della Società. Cercheremo di proseguire il servizio che Giuseppe svolgeva a beneficio degli studi della comunità numismatica.1 punto
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Provo a spiegarmi meglio, seppur in poche righe. Ci sono giunte dal passato (dagli scavi, o anche dalle collezioni - l'abitudine di collezionare monete romane è antica) numerose monete (migliaia di tipi diversi, accorpabili in circa 500 "serie") in argento e bronzo (alcune anche in oro) con la legenda "Romano" o "Roma". Siccome ce ne sono giunte altre con i nomi e i ritratti degli imperatori, va da sè che queste devono essere monete della Repubblica; e in effetti alcune di esse è possibile "agganciarle", cronologicamente, a eventi storici accaduti durante la Repubblica (grazie ai ritrovamenti archeologici, o grazie alle raffigurazioni monete stesse). Insomma: sono monete in qualche modo riconducibili alla Repubblica, questo è praticamente certo. Tanto premesso, incrociando una serie di fattori (stili delle raffigurazioni, oggetto delle raffigurazioni, altre scritte presenti sulle monete, peso delle monete, ritrovamenti archeologici, etc.) è stato possibile, in secoli di studi, redigere una cronologia delle singole emissioni che è abbastanza accettata. E' stata cristallizzata da un famoso studioso di nome Crawford ed è la cronologia cui fa riferimento il nostro catalogo ( http://numismatica-classica.lamoneta.it/cat/R-REP ) . Ora, se la cronologia assoluta (= in quale anno è stata emessa una certa moneta) è oggetto di discussioni, soprattutto per le emissioni più antiche, la cronologia relativa (= quale moneta viene viene prima e quale dopo) è abbastanza pacifica, soprattutto grazie al dato ponderale ( = il peso). Infatti - banalizzando - si osserva che nelle economie con monetazione a valore intrinseco ( = una moneta vale tanto metallo prezioso quanto ne contiene, incrementato di una percentuale denominata "aggio") l'inflazione si manifesta con dei "sotterfugi" adottati dallo Stato, riducendo il peso della moneta e/o sostituendo il metallo prezioso con leghe in cui è presente metallo vile. Siccome i fenomeni inflattivi colpivano, per ragioni macroeconomiche, intere aree collegate fra loro dai commerci (nel nostro caso, più o meno, l'Italia centro-meridionale), incrociando i dati di più città si riesce agevolmente a capire quale emissione viene prima, e quale dopo. Fatte queste precisazioni, si arriva a capire che le monete con legenda "ROMANO" sono sicuramente più antiche di quelle con legenda "ROMA". "Romano", del resto, è il genitivo maschile plurale arcaico, che sarà sostituito in epoca classica da "Romanorum": significa quindi "[moneta] dei Romani". Le monete a legenda "ROMANO" non solo sono le più antiche fra quelle riferibili alla Repubblica, ma presentano anche un chiaro stile greco, che si perderà in quelle a legenda "ROMA". Sono infatti palesemente più belle, prodotte da artigiani di cui la grezza Roma ancora non poteva disporre (ma di cui la Magna Grecia era piena), e presentano raffigurazioni tipiche delle monetazioni greche. Anche lo stesso uso del genitivo plurale, per indicare che una certa emissione è "di" un certo popolo, è caratteristico della monetazione della Magna Grecia. Si ritiene quindi che queste monete siano state prodotte da artigiani greci per la Repubblica di Roma e, siccome la prima area della Magna Grecia con cui Roma ha stretto contatti è la Campania, le si definisce "monetazione romano-campana". La "monetazione romano-campana" è quindi quella prodotta (probabilmente) in Campania (impossibile dire se a Neapolis, Capua, Metaponto o altrove) su commissione della Repubblica di Roma. Fra tutte queste monete, ce n'è una, ormai rarissima, in cui la legenda è scritta in Greco, " PΩMAIΩN " ( https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/1 ). Si ritiene (ma è discutibile e discusso) che sia la prima moneta in assoluto prodotta in Magna Grecia, probabilmente a Neapolis, per Roma. Tu chiedi quindi se la monetazione romano campana sia costituita dalle "prime coniazioni dei romani o ... prime coniazioni dei romani per gli abitanti della Campania". La risposta giusta è: sicuramente sono fra le prime coniazioni dei Romani (se siano o no le prime dipende dal problema dell'aes grave, di cui scrivo dopo) e molto probabilmente servivano per alimentare i commerci tra i Romani (di Roma, Ostia, Capua o qualunque altra città romana) e gli abitanti della Magna Grecia. Per concludere, devo ammettere che occorre introdurre un elemento di ulteriore complicazione a questo quadro. La monetazione romano-campana presenta monete in argento, chiaramente a valore intrinseco, e monete in bronzo, che sono invece di peso troppo piccolo per poter essere considerate a valore intrinseco: dovevano quindi essere dei frazionali, a valore fiduciario, di quelle in argento. In antico, tuttavia, Roma (al pari di molti altri popoli italici dell'Italia centrale) emise anche monete in bronzo a valore intrinseco, il cosiddetto "aes grave" ( https://numismatica-classica.lamoneta.it/cat/R-RRB ). Sono monete COMPLETAMENTE diverse, di fattura grezza, grosse e pesanti; insomma, sono veramente "romane", chiaramente prodotte da un popolo molto meno raffinato e molto più pratico di quelli ella Magna Grecia. La collocazione cronologica dell'aes grave è molto discussa: secondo alcuni autori sono monete molto più antiche di quelle magno greche, ma oggi prevale l'idea che siano più o meno contemporanee (fine IV secolo - inizi III secolo a.C.). Ai fini della tua domanda, ne derivano due conseguenze: - se l'aes grave è più antico della monetazione romano-campana (improbabile ma possibile), allora quest'ultima non è, in effetti, la primissima monetazione della Repubblica; - se aes grave e monetazione romano-campana hanno circolato in contemporanea (quasi sicuro, a prescindere da quale dei due fosse nato prima), allora si può ipotizzare, come molti autori fanno, che il primo servisse per commerciare con i popoli italici, la seconda con le più evolute città magno-greche. Spero di essere stato chiaro Tieni presente che è impossibile datare con certezza questa monetina: alcuni ritengono che sia la prima solo ed esclusivamente per l'anomalia della legenda in Greco. La monetina in bronzo con legenda "PΩMAIΩN" è assolutamente identica ad altre monetine, prive di legenda (credo che ce ne siano altre ancora, sempre identiche, con la legenda riferita ad altri popoli diversi dai Romani, ma non ne sono sicuro, non è il mio campo). Tutte queste monete, identiche fra loro (salvo la legenda), sono normalmente attribuite alla zecca di Neapolis; probabilmente quelle prive di legenda erano per i Neapoletani, le altre per altri popoli che appaltavano la loro produzione a quella stessa zecca. Ora, di tutte queste monete è ignota la datazione, sebbene sia ragionevole ritenere che siano fra loro contemporanee (perché, come detto, sono identiche). Pedroni, uno studioso della materia, sulla base del loro peso (che, come ho spiegato prima, è un elemento molto importante per datare le monete) propone di datarle tutte al 339/338 a.C. e suggerisce che quelle a legenda "PΩMAIΩN" servissero a commemorare la concessione della cittadinanza romana agli abitanti di Capua (la "deditio" di Capua è del 343, ma la concessione della "civitas sine suffragio" ai Capuani è del 338). Crawford, invece, ritiene che le monetine a legenda "PΩMAIΩN" debbano essere del 326 a.C., perché in quell'anno fu sancito il patto di alleanza tra Roma e Neapolis (un "foedus aequum") che sarebbe presupposto necessario affinché i Romani potessero rivolgersi alla zecca di Neapolis. Un altro autore, il Thomsen, data la monetina con "PΩMAIΩN" addirittura al 280 (non ricordo su quale base); in tal caso, essa non sarebbe la prima moneta emessa per Roma; fra l'atro, si ritiene oggi che questa didracma https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/3 debba essere datata al 312-308 a.C. , e quindi sarebbe più antica. Come vedi, c'è molta incertezza. PS Ci diamo del "tu" sul forum, per quanto ne so io; siamo accomunati da una medesima passione.1 punto
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Taglio: 5 cent Nazione: Germania a Anno: 2022 Tiratura: 27.000.000 Condizioni: BB Città: Milano Note: NEWS!!! Taglio: 5 cent Nazione: Grecia Anno: 2022 Tiratura: ??? Condizioni: BB++ Città: Milano Note: NEWS!!! Taglio: 5 cent Nazione: Andorra Anno: 2018 Tiratura: 1.800.000 Condizioni: BB++ Città: Milano Note: NEWS!!! Taglio: 5 cent Nazione: San Marino Anno: 2004 Tiratura: 1.000.000 Condizioni: B Città: Milano1 punto
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Ciao, direi che la conservazione è già indicata sulla moneta stessa Aspetta altri interventi, valutare le conservazioni non è per nulla il mio forte. Bella moneta1 punto
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Una volta mi è capita proprio una 10 lire bucata, forse proprio per quello scopo.1 punto
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Credo che un po' tutti i biblionummofili e aspiranti tali siano passati per la lettura di questo piccolo ma prezioso volumetto, ricordo che insieme ai vari articoli di Mario Traina esaltanti i libri e le biblioteche numismatiche, questo libro fu fondamentale nell'ispirare e accrescere la mia "libridine" in senso monetoso 😁1 punto
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Ciao, è una moneta molto molto rara, estremamente difficile da reperire in conservazione leggibile (cioè senza difetti di produzione accentuati, specie nel ritratto e nella chiarezza delle epigrafi). Tra i risultati segnalati dall’ottimo genny, ti evidenzio questo, indiscutibilmente il migliore apparso sul mercato. È stato esitato dalla casa d’aste Numismatica Ars Classica, nella vendita n. 85 in cui veniva esitata la prestigiosa collezione Ravegnani Morosini (24 maggio 2015, lotto 151). Giudicato in conservazione Spl, vantava un ritratto davvero ben coniato, di grande vigore espressivo, una epigrafe quasi interamente leggibile con una modesta debolezza nei rilievi solo nella legenda al rovescio (tra la parte iniziale e quella finale del motto). Base d’asta 3500€, fu aggiudicato dopo una raffica velocissima di offerte (che polverizzarono la mia) a 12000€, a cui vanno aggiunti i diritti d’asta del 20% (23% se si offriva da internet). Allego scheda dell’asta e foto (perfetta da inserire in una tesi) qualora volessi usarla per i tuoi riferimenti di studio Napoli - Filippo III di Spagna, 1598-1621 Mezzo scudo 1617, AR 16,42 g. PHILIPP III D G REX HISP Busto radiato con gorgiera a d.; dietro, I C / C (Giovanni Francesco Citarella, maestro di zecca e Michele Cavo maestro di prova); sotto al busto, 1617. QVOD + VIS Aquila ad ali spiegate con ramo d'ulivo e fascio di fulmini negli artigli. Molto raro - CNI 124. Pannuti-Riccio 3 a. MIR 201/1. Esemplare insolitamente ben coniato, Spl Acquistato privatamente da Carlo Crippa Numismatica nel marzo 1963.1 punto
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