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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 09/28/23 in Risposte
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Ciao a tutti , volevo mostrarvi una piastra da 120 grana di Ferdinando II del 1840 che riporta sulla scritta FERDINANDVS , la A al posto della V . Qualcuno ha già questa "variante" se così si può chiamare in collezione? Di seguito vi allego foto della piastra presente in collezione , grazie anticipatamente a tutti . Saluti . Luigi5 punti
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DE GREGE EPICURI Le monete provinciali sono state per me un amore a prima vista, anche se poi una collezione sistematica è cominciata molti anni dopo. Mi erano piaciute subito le patine (spesso verdi, ma in realtà molto variabili), gli stili piuttosto originali e a volte un po' primitivi, la grande variabilità dei rovesci (divinità, miti, animali, architetture...) E poi c'era la sfida del greco: a volte scritte chiare, altre volte mezze cancellate e tutte da interpretare. Questa è una delle prime che ho comprato. Un Gordiano con una testa un po' più normale rispetto ai sesterzi imperiali (cioè con la fronte meno sporgente...) E al rovescio, intorno alla divinità (Dioniso? non mi ricordo più!) , quella scritta lunghissima con il nome del governatore della Moesia Inferiore, poi la località (Nicopoli sull'Istro), e poi...che cosa diavolo erano quelle lettere nel campo? Finchè ho capito che erano la conclusione della scritta! ΝΙΚΟΠΟΛΙΤΩΝ ΠΡΟC ΙCΤΡΟΝ non ci stava tutta nel giro, così le ultime lettere (OCI-CTPON) sono finite nei campi destro e sinistro. Anche queste bizzarrie sono il fascino delle provinciali.5 punti
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Complimenti! Te l'avevo detto che la conoscevi bene! Scusate l'appiccagnolo, ma a suo tempo per questo motivo costava veramente così poco che non me la sono fatta sfuggire4 punti
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Ahhh ora ho capito!! 30 soldi Repubblica Cisalpina 1801 celebrativo della fondazione del "Foro Buonaparte" di Milano!3 punti
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L’ellenizzazione del mito di Erice attribuisce la presenza di Afrodite sul rovescio delle monete al fatto che il re autoctono Erice, il gigante protettore della città che da lui ha preso il nome, era figlio di Afrodite e dell’argonauta Bute. Ottimo pugile, Erice sfidò e vinse molti eroi, ed ebbe anche il coraggio di sfidare Eracle che passava di lì dopo aver rubato i buoi di Gerione in una delle sue dodici fatiche. L’incontro prevedeva che se Eracle avesse perso, Erice avrebbe preso i suoi buoi, mentre se avesse perso il gigante, Eracle avrebbe ottenuto la sua terra. Il vincitore fu Eracle che cedette la terra vinta agli abitanti con il vincolo che la cedessero a chi fra i suoi discendenti ne avesse fatto richiesta. Difatti, dopo molte generazioni, il lacedemone Dorieo che si proclamava appartenente alla famiglia degli Eraclidi organizzò una spedizione in Sicilia, si arrogò il diritto del possesso delle terre e vi fondò una città cui diede il nome di Eraclea, che fu in seguito distrutta dai Punici. apollonia3 punti
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Ciao a tutti, oggi voglio condividere con voi la storia del mio Augusto (e un Ottaviano che poi sarà Augusto), come vedrete non sono certo monete acchiappalike (come si dice sui social), in ogni caso nessuno qui mi ha mai dato l'impressione di fare post per questo motivo ma piuttosto per condividere con gli altri una passione che ci accomuna e quindi ho pensato di scriverci sopra due righe (forse più di due perdonatemi 😁). Sono convinto che molti inizialmente pensano di impostare la propria collezione (parlo in particolare di quella Imperiale ovviamente visto che la sezione è quella) con "una moneta per Imperatore di qualunque tipo va bene", poi capita anche che qualcuno per vari motivi si specializzi a periodi (Severi, Giulio-Claudi, Costantino e figli, ecc... ) o in un tipo di moneta che siano denari, sesterzi, ecc... (giusto per fare qualche esempio non voglio certo minimizzare le innumerevoli sfaccettature del collezionismo☺️) Per quanto mi riguarda, dall'alto delle mie 29 monete totali (più una quasi completa collezione di "autentiche" repliche Mister Day di quando ero piccolo, che pur nella sua imperfezione ha contribuito alla nascita di questa passione 🙃), sto ancora cercando un filo conduttore preciso e pur avendo una simpatia particolare per i denari, diciamo che in realtà per adesso navigo un pò a vista e prendo quello che mi piace, budget permettendo, come dico sempre la storia non ha prezzo ma dobbiamo pur darglielo. Nel mio tentativo di procedere alla collezione di cui sopra, "una moneta per Imperatore", tralasciando Cesare che, anche se borderline, ci sta sempre bene (un pò come il penny black in una collezione di francobolli), ma al momento è per me fuori portata, ho tentato di procedere con il di lui figlio e primo Imperatore di Roma Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Anche su di lui ho trovato un pò di difficoltà dal punto di vista del budget ma, preso dalla foga del momento iniziale della ritrovata passione (ce l'ho sempre avuta ma è da qualche mese che è tornata di prepotenza), ho preso un suo denario che mi piaceva, pagato non poco per i miei standard usuali, salvo poi rendermi conto di aver fatto un madornale errore storico, il denario è del 37 a.C., nel periodo quindi della lotta contro Sesto Pompeo e antecedente la battaglia di Azio del 31 a.C., quando ancora era "solo" Ottaviano e non Augusto, perchè come saprete lo diventerà solamente 10 anni più tardi nel 27 a.C. Passato lo sconforto iniziale, mi consolai mettendo il denario suddetto insieme a quello legionario di Marco Antonio, frutto quest'ultimo di un altro acquisto pazzo da "foga di inizio collezione" e devo dire che insieme stanno bene, molto meglio di come lo sono stati i personaggi che le hanno fatte coniare. Alla fine, grazie ad un'asta recente, sono riuscito a prendere anche una moneta di Augusto, datata 15 a.C., è un'asse, non un denario, ma sono comunque contentissimo di averla con me. Visto che siamo a parlare di monete, lasciamo spazio anche a loro, per prima l'asse, visto che siamo nella sezione Imperiale, di seguito metterò, per completezza visto che l'ho menzionato, anche il denario: Asse di Augusto - Monetiere CN Piso Roma - 15 a.C. - RIC 382 - 10.78g x 26mm Al D/ CAESAR AVGVSTVS TRIBVNIC POTEST; testa di Augusto. Al R/ CN PISO CN F IIIVIR A A A F F; S C. E adesso veniamo al denario, non so se con le conoscenze che ho acquisito adesso grazie ad un pò di esperienza e ai sempre preziosi consigli degli utenti del forum lo avrei acquistato, a mio avviso ha subito un'operazione di pulizia molto maldestra che ha lasciato pure molti graffi, tuttavia, partendo ovviamente dal presupposto che sia autentico, almeno adesso può riposare tranquillo assieme alle altre in una bella casella di legno e velluto: Denario di Ottaviano Zecca Itinerante, Italia - 37 a.C. - B.140 (Julia) - 3,60g x 19mm Al D/ IMP. CAESAR - DIVI. F. III. VIR. ITER. R. P. C.. Al R/ COS ITER ET TER DESIG.2 punti
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-> https://www.deamoneta.com/auctions/search/900?c=Greek+Coins per il vs piacere degli occhi e, spero, per il vostro acquisto. MONETE ETRURIA: MONETE CENTRO ITALIA2 punti
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Ciao gennydbmoney Bella domanda.... Secondo me la traversa della A di cui stiamo parlando è più sottile delle altre A in leggenda , perché non avranno utilizzato lo stesso punzone con cui hanno fatto le A , ma sicuramente un punzone magari di una A modificato a V e per questo sicuramente un minimo di traversa è rimasta ......2 punti
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Ciao Raffaele Innanzitutto volevo farti i miei complimenti bellissima moneta, sembra proprio lei stesso particolare, praticamente simile !!! Quindi può essere una variante come nella piastra del 1834, grazie per l'intervento . Saluti . Luigi2 punti
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Ciao a tutti, Io ce l'ho, e per me è una vera e propria variante, anche se qualcuno non sarà tanto d'accordo con me. Naaa, ti assicuro che è una A😉. Un saluto a tutti. Raffaele.2 punti
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@califfo64 Per una valutazione di autenticità sono comunque fondamentali i dati di peso e diametro della moneta. Infine, una chiosa. L'uso continuativo del maiuscolo equivale ad urlare (vedi regolarmento del forum): https://www.lamoneta.it/guidelines/ Absit iniuria verbis. Ciao. Stilicho2 punti
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Buonanotte! Sono andato a riprendermi l'articolo originale dell'Università di Würzburg, articolo da cui si comprende un pochino meglio la situazione. Mi permetto quindi di parafrasare il testo riportato da @Vel Saties. È stato individuato un nuovo idioma (non ha senso distinguere ora tra lingua e dialetto) leggendo un testo ittita cuneiforme che cita, sempre in caratteri cuneiformi, una formula rituale espressa, secondo quanto chiosa lo stesso redattore ittita del testo, "nell'idioma di Kalašma". Benché la porzione di testo in "kalašmico" non sia ancora stata tradotta, hanno notato diverse somiglianze con le parlate luvie (quindi anatolico-indoeuropee). Qui finisce la parafrasi. La scoperta è piuttosto esaltante. Dal momento che la geografia linguistica dell'Anatolia antica è in parte sconosciuta, una scoperta simile costituisce un bel tassello nella ricostruzione della situazione. L'eccezionale sta nel fatto che magari pian piano si riuscirà a ricostruire il mosaico linguistico antico. Non importa dunque se stiamo parlando di una nuova lingua o "solo" di un nuovo dialetto, premesso che il discrimine tra "lingua" e "dialetto" non è semplicissimo da definire.2 punti
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Carissimo @giuseppe ballauri, l'argomento della diffamazioni delle Armi o le presunte tali è tra i più affascinanti. Io sono tra quelli che tende a pensarla come te e, in merito a questo argomento, rilevo che la diffamazione del Leone (Leon) attraverso l'eliminazione della coda, la troviamo in tutti gli anni 30 del Secolo Decimonono, o quasi. Già dal '38 si inizia a vedere la coda. Per cui, dall'inizio del Regno di Ferdinando II, il Leone ha una mutilazione simbolica, in linea con la posizione NON rampante o addirittura prona, palesata nelle Piastre del papà, Francesco I. Le ipotetiche ragioni storiche, possono essere proprio quelle che hai rilevato tu, ma ce ne possono essere altre. Questo modo di intendere la numismatica che emerge dai tuoi post, caro @giuseppe ballauri, è tra i più rispettosi della natura interdisciplinare di questa complessa disciplina. Grazie2 punti
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Stavo dando un occhio alle recenti emissioni della Repubblica (qui: https://www.francobolli-italia.it/catalogo-francobolli-italiani/repubblica-italiana/2023) e mi sono soffermato a riflettere sulla caterva di francobolli che vengono emessi. Mi chiedo: oggi, nell'era di WhatsApp dove ormai non si imbucano quasi più lettere, hanno senso tutte queste emissioni? Al contrario, probabilmente, avrebbero avuto maggior senso tirature basse, più limitate, quanto meno per far rifiorire in qualche modo l'interesse filatelico. Ma forse ormai, ai piani alti (Stato e Poste Italiane), l'interesse nei confronti dei collezionisti è morto e sepolto, chissà 🤷♂️ Basti vedere che si sono ormai spostati verso gli investimenti, la telefonia, e altro. Ma voi ve lo vedete oggi un bambino/ragazzo che colleziona con occhi appassionati francobolli e monete? 🙄 Comunque sia, per me, rimangono tante, troppe emissioni per il contesto odierno...1 punto
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No, sei assolutamente in tema. Non si tratta certo di una delle più belle monete in euro emesse, ma ha il "fascino dello stemma".1 punto
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Ciao Fofo, non mi sono spiegato. Io ho intenzione di fare una cosa diversa. certo, i gradi di rarità che avrei intenzione di dare possono essere un po' ampliati dall'R3 in giù, ma il punto è che io mi baso su un corpus delimitato senza dare valori di rarità che possano esser paragonati con quelli di monete di altre monetazioni, né dei Medici né di altro tipo. Per adesso ho materiale per circa 350 esemplari, penso di poter arrivare a 400 con esemplari riportati nei volumi del Ciabatti, del Pucci e del Bargello e altra roba che può comparire in futuro. Per dire, già del 1595 (legenda stretta) ho 29 esemplari, del 1595 "legenda larga" 17, del 1616 21, del 1619 (data piccola) 27, del 1619 (data grossa) 19. solo queste date danno 113 talleri, cioè il 32% dei circa 350 esemplari di cui parlo. Queste situazione deve avere un riscontro quando si parla di "rarità" o "reperibilità", perché è evidente che queste date sono comuni ALL'INTERNO del corpus. Il che non significa che non siano rare in confronto ad altre monete coniate in italia in età moderna, ma unconfronto del genere non mi interessa. ora io non so quante siano nell'insieme le pezze della rosa conosciute, ma che una pezza nota in 25 esemplari sia catalogata R5 può avere più spiegazioni: 1. ci sono varie centinaia di pezze della rosa per altri anni, allora 25 nel loro corpus è un numero esiguo. ci vorrebbe un censimento. 2. forse quando il catalogo fu relizzato se ne conoscevano molte di meno 3. il catalogo ha messo un valore errato. se pensi che il tallero per pisa del 1612 il MIR lo mette NC (e se ne conosce 4 esemplari), è un'opzione possibile. Questo per dire che paragonare la rarità di monete di corpora differenti tra loro è problematico. direi che la cosa è piuttosto convenzionale e poco oggettiva.1 punto
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intanto grazie a chi finora è intervenuto. sono contento perchè la mia interpretazione ( a parte aver scritto per errore Luigi XI invece che IX) appare confermata da chi è più esperto se ci saranno altri contributi sarò felice di accoglierli1 punto
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Diciamo che non sarei arrivato!1 punto
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Mi era sfuggita, bella moneta, molto affascinanti anche le precedenti al protettorato francese di qualche decennio prima, con nessun carattere capibile a parte numeri e date a caratteri arabi.1 punto
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Il demone nooo😂. Sembra uno stemma con croce Interessante l'ipotesi romana, da approfondire. Grazie!1 punto
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Ciao @Gio69 A destra vedo un motivo "VOT", sempre se la moneta possa essere romana (peso e diametro ci stanno), a sinistra un demone, ma questa potrebbe essere pareidolia o una deviazione personale! Njk1 punto
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Digitale e cartaceo col Gazzettino trovano una perfetta sintesi col cartaceo sempre protagonista e in prima fila come è’ giusto che sia …ti aspettiamo Benedetto l’11 novembre per una tua breve relazione sul tuo articolo !1 punto
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Ciao caravelle82 Ti ringrazio per l'intervento , sono d'accordo con te , la stanghetta chiude in maniera perfetta , con altezza e tutto anche se non è marcata come le altre A è identica. Saluti . Luigi1 punto
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Sono d' accordo con @Raff82, questa è una A per me,una delle poche che vedo in giro. La stanghetta chiude in maniera idonea la V ,all' altezza giusta per esser appunto una A. Saluti1 punto
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Ciao didrachm innanzitutto grazie per il parere , in più allego un ulteriore foto più ravvicinata , magari si nota di più il particolare.1 punto
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Una notizia che avrebbe fatto impazzire la mia "vecchia" prof di filologia micenea: Una nuova lingua indoeuropea è stata scoperta nell’antica capitale ittita Hattusa https://www.scienzenotizie.it/2023/09/22/una-nuova-lingua-indoeuropea-e-stata-scoperta-nellantica-capitale-ittita-hattusa-0273311?utm_source=pocket-newtab-it-it La Direzione provinciale della cultura e del turismo di Çorum ha annunciato in una dichiarazione scritta che durante gli scavi nel distretto di Boğazkale di Çorum, dove si trova Hattusa , la capitale degli Ittiti, è stata scoperta una nuova lingua indoeuropea. Gli Ittiti vivevano in Anatolia circa 3.500 anni fa. Hanno registrato trattati e decreti statali, preghiere, miti e rituali di incantesimi su tavolette di argilla. Sono stati trovati circa 30.000 manoscritti, scritti prevalentemente in lingua ittita, ma anche in misura minore in altre lingue come il luvio o il paleo. Ora ne è stata aggiunta una nuova a queste lingue. Gli Ittiti, una delle civiltà più misteriose e potenti della storia anatolica, l’impero crebbe con l’invenzione dell’alfabeto quando l’umanità passò dalla media alla tarda età del bronzo tra la fine del XIV e il XII secolo a.C. Sappiamo che erano una delle più grandi potenze militari del loro tempo: dopo tutto, si scontrarono con i grandi faraoni d’Egitto, come Ramesse il Grande, prima che il loro potere fosse finalmente messo sotto controllo dal primo potere mondiale. trattato di pace. E poi un giorno, intorno al 1.180 a.C., il loro potente impero si spezzò improvvisamente, frantumandosi in città-stato neo-ittite indipendenti, che lentamente e misteriosamente scomparvero dalla faccia della terra. Nella dichiarazione si afferma che negli studi archeologici condotti sotto la direzione del Prof. Dr. Andreas Schachner della filiale di Istanbul dell’Istituto Archeologico Germanico si continuano ad aggiungere nuovi reperti alle iscrizioni cuneiformi, e si osserva quanto segue: “La maggior parte dei testi sono stati scritti in ittita, la più antica lingua indoeuropea provata e la lingua dominante nella regione, ma durante gli scavi di quest’anno è stata riscontrata una sorpresa inaspettata. Un testo di lettura scritto in una lingua fino ad allora sconosciuta era nascosto all’interno di un testo rituale di culto scritto in ittita. L’epigrafista dello scavo è dell’Università di Würzburg, Germania Il Prof. Dr. Daniel Schwemer riferisce di aver identificato questa lingua come la lingua del paese di Kalašma, situato all’estremità nordoccidentale della regione centrale ittita, probabilmente nella moderna regione di Bolu o Gerede .” La scoperta di un’altra lingua negli archivi di Boğazköy-Hattusa non è del tutto inaspettata. Secondo il professor Schwemer, gli Ittiti avevano un interesse unico nel registrare i rituali in lingue straniere. I testi rituali scritti dagli scribi del re ittita riflettono varie tradizioni e ambienti linguistici anatolici, siriani e mesopotamici. Questi rituali offrono preziose prospettive sulla geografia linguistica poco conosciuta dell’Anatolia della tarda età del bronzo, dove non si parlava solo l’ittita. Infatti, i testi cuneiformi in Boğazköy-Hattusa contengono passaggi dal luvio e dal palaca, altre due lingue anatolico-indoeuropee strettamente imparentate con l’ittita, nonché dall’hattiano, una lingua che non è di origine indoeuropea. Ora a queste si può aggiungere la lingua Kalašma. Nella dichiarazione si sottolinea che il testo in lingua Kalašma, scritto in una lingua appena scoperta, è ancora in gran parte incomprensibile, e si fanno le seguenti affermazioni: “La collega di Schwemer, la prof.ssa Elisabeth Rieken, esperta di antiche lingue anatoliche, ha confermato che questa nuova lingua appartiene alla famiglia linguistica anatolica-indoeuropea. Secondo Rieken, nonostante la sua vicinanza geografica alla regione in cui si parla il palaico, questo testo è linguisticamente luvio”. Quanto strettamente la lingua Kalašma sia correlata ad altri dialetti luvi nell’Anatolia della tarda età del bronzo sarà oggetto di ulteriori ricerche. Gli studi interdisciplinari a Boğazköy-Hattusa sono stati condotti dall’Istituto Archeologico Tedesco (DAI), Fondazione Thyssen, “È realizzato come progetto finanziato dalla Fondazione GRH, dalla Fondazione Volkswagen e dal Ministero degli Affari Esteri italiano. Scienziati del DAI, Istanbul, Würzburg e dell’Università di Marburg stanno lavorando insieme alla documentazione e alla valutazione del testo”.1 punto
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Tutte quelle O mi confondevano 😄😄 complimenti un bel pezzo! A me manca ancora perché la stavo cercando con il giusto rapporto qualità prezzo ma questa con appiccagnolo ha un fascino in più dato dal fatto che è stata appiccagnolata magari per qualche simpatia politica verso il periodo giacobino. Un pezzo interessante!1 punto
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Grazie @legionario. Allora la questione dell'ibridazione passa nel cestino dal momento che esiste la variante. L'unica cosa adesso è avere delle foto migliori da @Horasdoceo. Comunque ho visto che ci sono dei segni simili tra le monete (del British e quella della discussione) che farebbero ben sperare, sottolineo sperare non certezze.1 punto
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La medaglietta e su lamina di rame, coniata a stampo, metà del XIX sec., condivido quanto detto da Palpi62 e miroita.- Ciao Borgho1 punto
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Grazie ancora. Sembrerebbe proprio quella... La legenda del R/ è, in effetti, ora che posso confrontarla con quella da te suggerita:1 punto
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Benvenuto nel club! e ti rispondo, in quanto vedo che non ci facciamo concorrenza, io mi sono fermato a 30 anni prima 🤣 Tu cerchi un "Panzerkampfabzeichen 100" Guarda, io direi che ci sono più riproduzioni che originali in giro, esistono siti che non vendono altro (uno è italiano), sono "falsi" solo se qualcuno cerca di farli passare per buoni. https://www.google.com/search?q="Panzerkampfabzeichen+100"&sca_esv=568775834&tbm=isch&sxsrf=AM9HkKngSCx9n8NfzxeFIv8ZVuycR1oRew:1695833936831&source=lnms&sa=X&ved=2ahUKEwjhkZzbocuBAxXlVfEDHTd2BX8Q_AUoAXoECAEQAw&cshid=1695833951209212&biw=1280&bih=907&dpr=1 Io cerco sempre di fare molta attenzione, guardo bene i dettagli (il pin delle spille, per esempio) e cerco di confrontare diversi esemplari (vedi il link di sopra). Evito di comprare al minimo dubbio, e se compro col dubbio devo spendere veramente poco, almeno non me ne pento. Servus, Njk1 punto
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Però ci consoliamo guardandole e studiandole!1 punto
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P.S. Per quanto riguarda la questione del “tradimento italiano” nella Prima Guerra Mondiale, di cui tanto si è discusso, Barbero (nel video sopracitato) spiega giustamente che l’Italia non aveva alcun obbligo nei confronti dell’Austria, dato che questa aveva deciso di sua iniziativa di dichiarare guerra alla Serbia, senza prima consultarsi con i propri alleati. La Germania si schierò subito con gli austriaci perché gli si stava presentando su un piatto d’argento l’occasione che stava aspettando da anni: poter finalmente sfoderare tutta la propria forza militare ed imporsi come la più grande potenza europea. L’Italia, invece, non aveva intenzione di farsi trascinare in una guerra del genere, scoppiata per vendetta austriaca nei confronti dell’attentato all’Arciduca Ferdinando a Sarajevo. Perciò, se gli austriaci ci tenevano veramente così tanto all’alleanza con l’Italia non dovevano agire in maniera così impulsiva nel dichiarare guerra alla Serbia ma dovevano prima consultarsi con i propri alleati.1 punto
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Salve chiedo un aiuto nell’identificazione della cartolina in foto. ringrazio in anticipo1 punto
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Acquistata l'altro ieri, la mia non è bella come quella postata, è un qBB. Ma per 50 euro non potevo lasciargliela.1 punto
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C'è del nuovo: Dal “sottoscala” del castello crollato di Malenco portati alla luce 7000 reperti: armamenti, boccali, pentole, dadi. La moneta del 1330 su Facebook e metti Mi Piace alla pagina di Stile Arte: Tante scoperte tra i ruderi del castello, grazie agli archeologi dell’Università di Bergamo. La scoperta è frutto di un ricerca che vede impegnati, da qualche anno, gli archeologi dell’Università di Bergamo. Il castrum de Malenco si trova in provincia di Sondrio, nel territorio di Caspoggio, un comune alpino di 1338 abitanti, in alta Lombardia, a circa 5 chilometri in linea d’aria dal confine con la Svizzera. Il paese sorge a 1098 metri sul livello del mare, in Valmalenco, nelle Alpi centrali. La scala monumentale in pietra trovata dagli archeologi si è rivelata essere l’ultima modifica del castello, avvenuta secondo le datazioni radiocarboniche nei primi anni del XV secolo.” Fin da subito i nostri archeologi si sono resi conto che questa copriva le fasi più antiche, quelle della fortificazione di XIII e XIV secolo, precedenti la guerra coi Visconti di metà Trecento. La scoperta è frutto di un ricerca che vede impegnati, da qualche anno, gli archeologi dell’Università di Bergamo” dice il gruppo Archeologia della Valtellina Medievale. “In particolare la scala copriva una precedente discarica, esterna al muro di cinta. – proseguono gli archeologi – Si tratta di un rinvenimento preziosissimo per i ricercatori, che scavando hanno potuto così recuperare uno spaccato della vita quotidiana medievale attraverso il rinvenimento di più di 7000 reperti, quali armamenti delle guarnigioni militari, boccali in ceramica, pentole in pietra ollare, una moneta di Azzone Visconti (anni ‘30 del Trecento), oggetti in osso lavorato come dadi e aghi. Ma a farla da padrone sono le migliaia di ossa macellate, resti di pasto, le quali ci restituiscono uno spaccato della dieta degli abitanti del castello e della fauna locale nel basso medioevo”. https://www.stilearte.it/dal-sottoscala-del-castello-crollato-di-malenco-portati-alla-luce-7000-reperti-armamenti-boccali-pentole-dadi-la-moneta-del-1330/1 punto
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