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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 03/28/25 in Risposte

  1. Buonasera Stasera mi sento di condividere un acquisto di qualche anno fa ormai che ha dato una svolta alla mia collezione. Il Ducatone con la 'Barcaccia' di Francesco I é forse la moneta più iconica di questa zecca. Al dritto il Busto corazzato del duca volto a sinistra con il particolare di un volto sulla spalla. Al rovescio l'impresa della nave tra i flutti simbolo di un animo che affronta le avversità e che ha fiducia nei propri mezzi....il Crespellani pensa che il vascello sia un omaggio ai galeoni spagnoli ed alla Spagna di cui Francesco era fedele alleato. Il motto in legenda NON ALIO SIDERE significa "non sotto un'altra stella" sempre a rimarcare la fedeltà alla Spagna. Moneta importante in argento di 44 mm di diametro e 31,35 grammi di peso. Un saluto
    4 punti
  2. Buongiorno amanti del Regno. Vi posto il mio ultimo acquisto. Spero vi piaccia, come è piaciuta a me. Buona collezione a tutti.
    3 punti
  3. Odio i truffatori. Ma che qualcuno investa i suoi soldi convinto di una una rendita che va dal 40 al 48 % .... che cavolo merita, se non incontrarne uno?
    3 punti
  4. Salve. Ogni tanto riconsidero le monete che ho in collezione. Ieri ho concentrato la mia attenzione su un tornese di Filippo II, moneta in bassa conservazione del valore di 20/30 euro. Mi ha incuriosito ed allora ho cercato di capire quanto più era per me possibile capire. DRITTO: "FILIPP.D.G.REX.(AR?)A.VTRI". Testa con corona radiata rivolta a destra. La sigla è "IAF/CI in verticale" e si trova posizionata dietro la testa. Sotto il busto troviamo il marchio: 5 punti a croce (quello centrale più grande) con, alla destra, altri 2 punti in verticale. Il Magliocca, a pagina 143 del suo volume: "La moneta napoletana dei RE di Spagna nel periodo 1503/1680" riporta 8 esemplari (dal n. 148 al n. 152 ) con la sigla "IAF/CI", ma essi vanno dal'anno1594 all'anno 1598 (il nostro tornese è, invece, del 1599), inoltre, non ho riscontrato nessun marchio corrispondente a quello da me sopra descritto. Il Magliocca, sempre nella stessa pagina 143, riporta l'esemplare datato 1599 al n. 154, ma la sigla diventa "IAF/G" ed anche il marchio non corrisponde a quello individuato nel nostro Tornese. ROVESCIO: "PVBBLICE. (con doppia "B", normalmente lo si trova con una sola "B") COMMODITATI". Cornucopia con frutta e spighe che curva verso destra; normalmente, invece, curva verso sinistra. La data 1599 è ai lati della cornucopia. L'esemplare evidenzia i segni di una ribattitura. Questo quanto sono riuscito a leggere. Abbiamo a che fare con un falso? Saluti.
    2 punti
  5. ROCCAMONFINA (CASERTA) Santuario Santa Maria dei Lattani Il Santuario sorge a 800 metri sui monti Lattani, nei primi anni del 1400 un contadino trovò una statua della Madonna in una grotta, scolpita in pietra locale. I Santi francescani Bernardino da Siena e Giacomo della Marca fondarono nel 1446 il Convento dove ancora oggi risiedono i Francescani, nei dintorni si può visitare la grotta in cui fu trovata la statua. La medaglia ricorda l'anno Santo dell'Incoronazione 1950.
    2 punti
  6. Una visione un po' più articolata e complessa al riguardo della effettiva circolazione del fiorino d'oro a Firenze nel quattrocento si può leggere nell'interessante volume di Goldthwaite " La costruzione della Firenze rinascimentale"... Altre immagini...
    2 punti
  7. Buonasera a tutti, mi piace aggiornare il censimento di questa moneta con l'esemplare passato all'asta Nomisma Verona 6 al lotto 1240 (Collezione Strada) che era di una conservazione che per questo millesimo non si era mai vista! Ne riporto le immagine per non perdercelo, complimenti al fortunato possessore!!
    2 punti
  8. Asta Meister & Sonntag 5 del 2007, lotto 242… ***************************** Asta Spink 16005 del 2016, lotto 1966…
    2 punti
  9. Asta Numismatik Lanz 160 del 2015, lotto 787… ***************************** Asta Roma Numismatics Ltd. e-sale 18, lotto 1264…
    2 punti
  10. Numista la classifica come moneta fantasy (alias patacca) prodotta negli anni '80 ed è in nickel 5 Reichsmark (Adolf Hitler) - Federal Republic of Germany – Numista
    2 punti
  11. Per ravvivare un pò questa discussione allego il servizio fotografico professionale fatto da un vero fotografo mio amico delle mie 2 oncie American Eagle 1990 e 2004 arrivate l'altro ieri.
    2 punti
  12. Il classico mix esplosivo sulle antiche: nonno+ritrovamento in campagna
    2 punti
  13. per me si tratta semplicemente di un falso...lettere della legenda al rovescio poco credibili, anzi...ridicole direi e piene di bolle
    2 punti
  14. Nomisma presente con uno stand assieme alla Numismatica Pistoiese, e con cataloghi delle prossime aste 72 e 73 che si svolgeranno il 10-11-12 aprile presso il Welcome Hotel, Via Consiglio dei Sessanta 99, San Marino.
    2 punti
  15. Buongiorno a tutti! Porto alla vostra attenzione un esemplare di trifollaro di Ruggero I “gran conte” di Sicilia, moneta di indiscutibile fascino e conosciuta in numerosi conî... Di questo esemplare però una cosa mi ha lasciato un po’ in dubbio: la legenda al rovescio “ROQERUS” anziché “ROQERIUS”... che non ho trovato in alcun altro esemplare... qualcuno ha notizia di altre attestazioni? questa moneta vi sembra “buona” o il particolare da me notato tradisce una grossolana imitazione o, peggio, un falso moderno...? Cosa ve ne pare del restante stile del tondello? Grazie a chi interverrà!
    1 punto
  16. a questo punto dico FDC.
    1 punto
  17. Grazie per il gradito invito. Ci vediamo domani alle 11, vi parlerò dei quattrini emessi sotto Ferdinando IV di Borbone espressamente per la circolazione nei Reali Presidi di Toscana, l'enclave del regno di Napoli in Maremma.
    1 punto
  18. Sul retro dell'F-18 schiacciato da un rullo compressore si notano dei segni simili a quelli che compaiono sull'HUD (il display principale a disposizione del pilota) dei caccia dell'epoca.
    1 punto
  19. La chiamerei contropatacca, fatta per contrastare il messaggio della prima.
    1 punto
  20. La patacca della patacca! 😂
    1 punto
  21. NAPOLI MARIA SANTISSIMA DEL CARMINE DETTA DELLA BRUNA - S. ANASTASIO
    1 punto
  22. @Carlo. piccolo consiglio, prima di fare qualsiasi cosa lasciala in ammollo diversi giorni nella vaselina, ammorbidisce il tutto e prepara l'azione dello smac, poi la lavi col sapone neutromed 5.5 , la sciacqui e la metti dentro lo smac ben coperta, lasciala diversi giorni, poi la rilavi col sapone neutro e la immergi nell'acetone da ferramenta per sciogliere tutto il residuo di smac, una bella passata di gomma bianca e infine sciaquare con acqua demineralizzata io ho una 20 cent impero 1936 in nichelio col cancro, ma non è quel verde azzurrino della foto
    1 punto
  23. Buongiorno, sì @PK. me la sono persa purtroppo. Una considerazione personale: queste monete sono quasi tutte in bassa conservazione e bisogna pagarle molto per la grande rarità. Nello specifico questa è una moneta dignitosa ed il prezzo è in linea con il mercato. Complimenti al collezionista che se l'è aggiudicata. Saluti, Beppe
    1 punto
  24. Complimenti per l’acquisto, bellissima!
    1 punto
  25. Bel tallero @Alex79 ! Ottima conservazione ! Sono monete difficili da collocare/studiare per zecca e data, ma indubbiamente affascinanti e con un bel ritratto di una grandissima regina.
    1 punto
  26. Si legge VIRGIN...CI, quindi anche io ritengo sia un quattrino di Siena, ma una precisa classificazione non è possibile (CIVITAS VIRGIN) . Vedi esempio: https://bertolamifineart.bidinside.com/it/lot/25265/siena-repubblica-1404-1555-quattrino-/
    1 punto
  27. Molto bello, adesso devi fare la coppia con quello del '18 👍
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  28. Bronzo di Antonino Pio (Alessandria d’Egitto) che raffigura al dritto un mietitore barbuto a destra, con pileo, che taglia tre steli con la falce; dietro, albero; ai lati dei piedi, covoni; nel campo, L- Ɛ (Naville Numismatics Ltd. Auction 55, 9 Feb 2020). Lot 323 Starting price: 250 GBP. Price realized: 1550 GBP. Egypt, Alexandria. Dattari. Antoninus Pius, 138-161 Drachm circa 141-142 (year 5), Æ 34.1mm., 27.85g. Laureate head r. Rev. Bearded reaper r., wearing pileus, cutting three stalks with sickle; behind, tree; either side of feet, sheaves; in field, L- Ɛ. RPC Online 13958 (this coin cited). Dattari-Savio Pl. 156, 2988 (this coin). Very rare, nice light brown tone About Very Fine/Very Fine. From the Dattari collection. apollonia
    1 punto
  29. Cosa ne pensate? Qualcun altro ha in collezione questa variante? Dopo aver visto gli altri esemplari (rilievi, soprattutto!), il mio vi sembra “buono”? (premetto che, fosse arrivato direttamente dall’America, avrei avuto qualche dubbio in più nel prenderlo… il prezzo discreto ed il “pedigree” - pregresso passaggio in asta Negrini - mi avevano poi convinto…) Grazie a chi vorrà intervenire!
    1 punto
  30. Cerca che ti cerca, alla fine la variante di legenda l’ho trovata almeno attestata in altri esemplari… …intanto nel MEC 14, al numero 94… …e poi in almeno un’altra asta recente, a memoria, che però non mi ero segnato… una certosina ricerca di questa su AcSearch, però, è stata fruttuosa: l’esemplare in asta recente non l’ho più trovato, ma ne ho scovati altri in aste passate che mi ero perso!😅
    1 punto
  31. Dopo avere lasciato per almeno 4 ore a bagno la moneta nello Smac come consigliatomi, ed avere risciacquato e pulito la moneta non ho riscontrato miglioramenti degni di nota, evidentemente il tipo di patina creatasi non riusciva ad essere intaccata da quel prodotto o magari servivano giorni a bagno e non me la sono sentita di rischiare magari qualche tipo di corrosione. Visto la spesa modesta per ottenere la moneta (inferiore al peso in argento per capirci) ho preferito usare un prodotto in commercio per pulire oggetti in argento, uno di quelli in crema per intenderci. Visto l'insuccesso con lo Smac non mi aspettavo grandi passi avanti ma qualcosa ho ottenuto almeno al dritto, mentre al rovescio le impronte digitali si sono molto attenuate ma non sono sparite del tutto. Vi mostro le foto che mettono in evidenza graffietti in parte dovuti di certo alla pulizia, per quanto sia stato attento degli sfregamenti ci sono sicuramente stati, e in parte forse preesistenti e nascosti dalla patina scura. In mano la moneta non fa vedere tutti i micrograffi come in foto e si può notare solo una minima parte quindi non è sgradevole. La classificherò come PROOF AU. Grazie a tutti per l'aiuto!
    1 punto
  32. Qui nessuno vuole avere ragione a tutti i costi. Per quanto riguarda la falsificazione, il metallo era poi argentato. Esistono molte pseudomonete in rame, che con ogni probabilità sono dei falsi d’epoca, al tempo argentati. Commercialmente vengono spacciati per prove. Il fatto che la moneta fosse piccola e dunque leggera, rende poi trascurabile la differenza di peso, non avvertibile in mano. Non si spiegherebbero altrimenti le bolle di fusione. Quanto poi all’affermazione che alcuni periti sarebbero ben in grado di dirimere la questione, mi sembra una posizione un po’ ingenua e fideista. E’ comunque, un oggetto monetario molto interessante!
    1 punto
  33. Tracollo rovinoso Buona giornata, Valerio
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  34. Salve,dovrebbe essere una tetradracma di Valeriano ,zecca di Alessandria ,anno 3 https://www.acsearch.info/search.html?id=1370921
    1 punto
  35. Ciao! mi sono ricordato di una discussione dove, appunto, si accenna ai due livelli di monetazione, entrambi in uso nello stesso periodo, senza che ci fosse una reale commistione tra loro; da una parte la buona moneta d'argento (Grosso) e dall'altra la moneta "nera"(Denari o Piccoli o Bagattini), che conteneva comunque argento seppur unitariamente in una percentuale infima, ma che sulla quantità aveva una valenza importante. Bella discussione, complimenti saluti luciano
    1 punto
  36. Qualcuno in precedenti post chiedeva come era la location di Pistoia, in questo video si vede bene l’ampiezza della stessa e la sua grande fruibilità dove secondo me il punto di forza e’ la condivisione dell’ambito commerciale con quello culturale in un unico spazio.
    1 punto
  37. @marchiomadone la discussione è unica, l'avevo a suo tempo spostata io nella sezione Exonumia, dove si trova ancora. Continua pure a scrivere qui di seguito
    1 punto
  38. …se poi consideriamo che, per la “moneta piccola”, i costi di produzione erano maggiori di quelli per la “moneta grossa”, per cui “poteva starci” nella prima un contenuto di fino proporzionalmente inferiore a quello nella seconda, trovarci invece con un rapporto invertito (contenuto di fino proporzionalmente inferiore nella “moneta grossa” rispetto alla “moneta piccola”) mi fa davvero pensare che nella progettazione della “moneta grossa” l’aspetto speculativo avesse una parte consapevolmente importante… A questo proposito non ricordo però dati precisi che vadano oltre il caso del matapan, e forse, dei primi grossi milanesi… voglio dire, per i grossi genovesi, ad esempio, o per quelli toscani, mi mancano dati sull’intrinseco della “moneta piccola” di riferimento coeva… qualcuno (@fra crasellame, @dizzeta, @monbalda, @magdi) avrebbe dati in proposito?
    1 punto
  39. @Chiarastella ho aperto una nuova discussione trasferendovi i messaggi che avevi inserito nell'altra. Aggiungo a quanto detto da @nikita_ che qualche tempo fa parlavo proprio di questa problematica con un mio amico, funzionario di banca. Mi ha detto che accettano i vecchi dollari solo dai loro clienti, li accreditano in conto salvo buon fine (come gli assegni, in pratica), poi mandano le banconote in Banca d'Italia per la verifica dell'autenticità, e quando questa conferma l'accredito diventa definitivo (ci saranno, immagino, delle commissioni da pagare). Se invece qualcuno che non è loro cliente si presenta per cambiare vecchi dollari cash, di norma non viene accontentato, anche se è persona conosciuta (potrei essere anch'io, che non ho il conto nella banca dove lavora il mio amico ). petronius
    1 punto
  40. Liberia 2024 - 20 dollari in ag.999 (gr. 31,10) JET FIGHTER
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  41. Condivido il mio Ricky. Non è proprio nulla di speciale, ma andare a cercare gli SPL qui è un po' dura. Grazie del tuo sempre attento ed esaustivo intervento, che disamina i rari passaggi di questo bisbetico millesimo, e che contribuisce come sempre in modo egregio e professionale alla conoscenza comune. Trovo anche io che sia meno reperibile del 1866 Napoli, pur avendo una quotazione ben diversa, ma è il mercato che fa i prezzi. Un caro saluto. Max.
    1 punto
  42. Collexpo25 ha una parte culturale con importanti relatori e con diverse autorevoli Associazioni che hanno collaborato come I Numismatici Italiani Professionisti, la neonata ANit, Accademia Numismatica Italiana e il Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio, insomma un parterre importante per un convegno commerciale. Il Circolo di Pistoia, che e’ nella Federazione Circoli Numismatici Italiani, organizza il Convegno sia per la parte commerciale che culturale e devo dire che come sempre sono stati bravissimi in questo mix di varie proposte.
    1 punto
  43. Allego anche il programma culturale completo per l'edizione 2025. Il blocco di interventi legato alla numismatica inizierà alle ore 11:30 e terminerà alle 16:00. Tutta la parte culturale, così come quella commerciale, è ad ingresso gratuito.
    1 punto
  44. Ragazzi, come promesso vi metto le foto del proseguimento delle patinazioni post intervento...di alcune sono contento di altre un po' meno @torpedo @Alan Sinclair @fatantony @Bruzio @ART
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  45. Ciao! Non necessariamente, perché i dubbi sono tanti; mi spiego meglio: @gigetto13 ha ipotizzato che potrebbe trattarsi di un peso relativo a 10 ducati veneziani, ipotesi che anch'io condivido; Se ciò fosse corretto, non sappiamo però dove e quando è stato creato questo peso. Prima ipotesi Se fosse una creazione veneziana, il termine "Ducato" aveva un significato preciso e si riferiva al Ducato d'oro che ha mantenuto questa denominazione fino al dogato di Pietro Lando (1539-1545); sotto il dogato successivo di Francesco Donato (1545-1553), già la moneta cominciò ad assumere il nome di Zecchino; considero difficile che a Venezia avrebbero usato sul peso il termine Ducato, quando ormai era correntemente usato il termine Zecchino; quindi il peso dovrebbero averlo creato antecedentemente all'uso del termine Zecchino. In questo periodo il Ducato/Zecchino ha avuto pesi oscillanti tra i gr 3,53 e 3,49; dando per corretto il peso che @Ilketto ha riferito di gr 34,5, possiamo ritenere ammissibile che ci si riferisca al peso di 10 Ducati (è accettabile che il peso monetale possa essersi perso qualche centesimo a causa della consunzione). Il problema è che in questo periodo la zecca di Venezia non coniava multipli da 10 Ducati (e nemmeno da 10 Zecchini); il primo multiplo da 10 Zecchini noto, è stato coniato sotto il dogato di Nicolò Contarini (1630-1631). Seconda ipotesi Se il peso monetale fosse una creazione fatta in altro Stato, potrebbero benissimo aver usato il termine Ducato per qualche tempo ancora (forse qualche anno), anche se a Venezia era già desueto; in ogni caso multipli di Ducati/Zecchini ancora non ne circolavano. Terza ipotesi Il peso monetale, pur riferendosi ad una precisa valuta veneziana (Ducato/Zecchino), non serviva per pesare monete, ma lingotti in oro del valore di 10 Ducati/Zecchini; sapendo che queste monete erano di oro puro, avevano una equivalenza al peso di un lingotto di gr 34,90/35,30. Rientra anche - in ogni caso - l'eventualità che servisse per pesare 10 monete singole da 1 Ducato/Zecchino. saluti luciano
    1 punto
  46. Ciao a tutti, noto con interesse che il viceregno sta andando di moda, quindi come faccio a non contribuire alle discussioni? Questa è una monetina abbastanza difficile da reperire bella per diversi motivi. Carlino di Filippo IV c.d. Antitosatura Fabrizio Biblia maestro di zecca e Costantino Di Costanzo maestro di prova
    1 punto
  47. Buona serata Quante volte, ad ognuno di noi, è capitato di leggere un libro sulla storia di Venezia ed imbatterci nella riproduzione di documenti, talvolta in latino, ma spesso in volgare, nei quali vengono riportate trattazioni di mercanzie, oppure rogiti per l'acquisto di beni immobili e mobili, oppure ancora lasciti testamentari, ma anche stime fatte da notai o magistrati, dei beni lasciati da una persona defunta. A tanti di noi, sono sicuro, leggendo in queste riproduzioni che una tal merce costava 20 lire di grossi, oppure che una partita di pepe egiziano era pagata 200 ducati, o ancora che 100 pezze di “panni bastardi” erano costati all'imbarco in Inghilterra 1.335 ducati, ci siamo lasciati trasportare dalla fantasia, immaginando come poteva essere la visione di 1.335 ducati, messi così, tutti insieme; una bella montagnola d'oro zecchino monetato; e poi ancora la curiosità di sapere il costo della vita a quei tempi; i salari delle varie categorie di lavoratori, la paga dei soldati e degli uomini al remo che facevano tragitti per mare lunghi e pericolosi, sia per commerciare, sia per affrontare battaglie. Eh la fantasia … spesso però immaginiamo quelle monete e la loro quantità, con la logica dell'uomo moderno; se oggi noi teniamo in mano una moneta da €. 1,00, non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello che quella moneta possa avere valori differenti a seconda dell'uso che ne facciamo. Pensiamo solo per un attimo se per assurdo dovessimo comperare una cosa che costa €. 10,00 ed il commerciante di turno ci chiedesse 11 monete da €. 1,00... un bel pasticcio, non credete? E quante complicazioni...certamente questo è un esempio sui generis, fatto con una moneta moderna che ha un valore certo e condiviso; un valore fiduciario, contrariamente alle monete dell'epoca e delle quali sto scrivendo, monete che rappresentavano soprattutto il valore del metallo prezioso in esse contenuto. Alla luce di quanto sopra scritto, siete ancora sicuri che, leggendo su un libro che una merce è costata 1 o 10 o 100 lire di grossi, ci si riferisca esattamente a quello che ci immaginiamo? Da qualche giorno sto rileggendo una pubblicazione del 1959 di F. C. Lane che ho acquistato un paio di anni fa: “Le vecchie monete di conto veneziane ed il ritorno all'oro”; pubblicazione che, tra l'altro, non è facile da procurarsi; l'ho già letto e riletto più volte, eppure dopo un po', la memoria...... E allora, a beneficio degli Amici che desiderano approfondire le problematiche relative alle tante e differenti monete di conto in uso a Venezia, vi parlo (o meglio vi scrivo) di un paio di queste, delle quali tratta la suddetta pubblicazione e cioè della Lira manca e della Lira complida. Credo che per un appassionato di monetazione veneziana, soprattutto medioevale, sia importante anche immergersi in queste problematiche, anche se un po' ostiche. Mi auguro di essere sufficientemente chiaro; io ce l'ho messa tutta per esserlo. Alla base del sistema veneziano dogale c'era, all'origine, il denaro (o piccolo); moneta effettivamente coniata ed accompagnata, successivamente, da altre due monete coniate: il ½ denaro (o bianco) ed il ¼ di denaro (o quartarolo). Successivamente, sotto il dogato di Enrico Dandolo, si coniava una nuova moneta: il grosso. A quel punto le due monete principali, entrambe coniate, su cui si basava la monetazione veneziana, diventavano due: il denaro piccolo ed il denaro grosso (cioè il parvus ed il grossus). A queste due monete principali, venivano associati anche i loro multipli, cioè la libra denariorum venezianorum parvorum di 240 denarii parvi e la libra grossorum di 240 denarii grossi. La prima, riferita ai denari, era già in uso essendo la più vecchia ed era comunemente denominata con l'identificativo Libra Ven. Detto ciò, vediamo la genesi di queste due monete di conto. Per F. C. Lane, il motivo è da ascrivere ad una legge del 1254, nella quale si determinava il cambio ufficiale delle valute, prendendo atto, molto probabilmente, di quanto i mercanti ed i cambiavalute, già facevano da tempo nelle abituali transazioni. Abbiamo visto poc’anzi che la Libra Ven. era una unità di conto e stava a rappresentare 240 denari piccoli (denarii parvi); un debito pari ad una Libra Ven. poteva essere indistintamente pagato in grossi o in piccoli, se era pagato in grossi (tenuto conto che il grosso corrispondeva a 26 piccoli), il debitore doveva mettere sul tavolo del commerciante 9 grossi e 6 piccoli (9 x 26 = 234 + 6 = 240). Con la predetta legge, alla Libra Ven. veniva fissato un controvalore di 9 grossi e 5 piccoli, cioè 1 piccolo in meno. Il motivo, sempre stando alle argomentazioni del Lane, è che tra il pagamento di un dato importo fatto in piccoli ed il pagamento del medesimo importo fatto in grossi, i mercanti preferissero quest’ultima moneta; anzi, per incentivare i debitori ad usare i grossi, applicavano uno sconto di 1 piccolo. Lo stesso doveva essere accaduto anche per i cambiavalute che, al ricevimento di 9 grossi, offrivano 235 piccoli invece dei giusti 234 (9 x 26 = 234). Con l’uscita della legge, si veniva a creare un problema di non poco conto anche per coloro che usavano la Libra grossorum (già citata precedentemente); fino ad allora era valsa 240 grossi, oppure 26 Libre Ven. , mentre con l’uscita della legge, anche questa unità di conto seguiva di conseguenza la medesima variazione: Se si considerava la libra grossorum pari a 240 grossi, questa sarebbe equivalsa a Libre Ven. 26 e 1/9; Se si considerava la libra grossorum pari a 26 Libre Ven., questa sarebbe valsa 239 grossi. Come districarsi se non introducendo una distinzione tra i due tipi di libra grossorum; la “Libra complida” e la “Libra manca”. A ciascuna di esse veniva quindi mantenuto un proprio rapporto, diciamo, tradizionale e cioè, la “Libra complida” manteneva il valore di 240 grossi; la “Libra manca”, invece, quello di 26 Libre Ven. pari a 239 grossi. saluti luciano
    1 punto
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