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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 06/21/25 in Risposte
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Buongiorno, ho acquisito un Grana 3 che presenta un bel ritratto di Murat con tanto di barba evidente. Dalla mia esperienza, di solito, questo particolare si vede poco per l'usura. Un caro amico mi ha fatto notare che la moneta presenta una Variante non descritta dai principali Manuali: al Rovescio la scritta FRANCIA è in realtà FRNNCIA con N ribattuta su A. Bisogna anche dire che questo conio è gravato da notevoli imprecisioni nella legenda: ad esempio la N di PRINCIPE potrebbe essere formata da 2 I unite da un trattino che sembra una correzione. Ecco la moneta: Precedentemente la stessa variante è stata descritta sul sito “CollectOnline”: Lascio a voi interpretare la moneta e sarei felice se qualcuno intervenisse. Saluti, Beppe4 punti
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Il peso è eccedente, e il fert e le rosette non sono proprio coerenti. Guarda BENE. Confronta BENE3 punti
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Dimenticavo, chi me l'ha ceduto, in buona fede credendolo buono, ha voluto poco, 27 euro. E' comunque un buon falso da studio per l'avvenire. Vi ringrazio moltissimo per i vostri pareri. Come già detto prima, non si finisce mai di imparare. un caro saluto a tutti2 punti
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Complimenti @giuseppe ballauri, gran bella monetina, correzione anche per me. Saluti Raffaele.2 punti
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Grazie, grazie, grazie! Bello, bello, bello! Ti chiedo scusa per la banalità, @L. Licinio Lucullo, ma qualunque cosa possa dire non sarebbe commisurata e mi limito al semplice… non mi occupo di monete antiche ma ho sempre pensato che, se dovessi appassionarmi ad una monetazione classica, sarebbe stata quella di Roma repubblicana… e ora so perché!😊2 punti
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A me non fa una bella impressione. Colore, i rilievi, bordo, e gli incusi non sono proprio convincenti2 punti
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io abito vicino e la storia postale dell'Umbria , ma sopratutto di Perugia è il mio pane2 punti
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Scusate di nuovo per il mio post precedente scritto di fretta. Il nome mi ha tratto in inganno Fabio Perrone sapevo fosse un perito certificato (non per questo infallibile) Davide Perrone non so se fa parte della famiglia o se non centra nulla addirittura. La moneta nemmeno l'avevo osservata bene, mi bastava il nome del perito, sbagliando, ma anche se non seguo bene questa monetazione credo proprio sia un bel falso. Quando ho iniziato con la Numismatica cerano dei grandi professionisti , quasi tutti al Nord cosi come i club e le grandi manifestazioni, da Roma in giù poco o nulla. Le cose sono cambiate ma nel calderone dei nuovi Periti/Numismatici ci si sono buttati dentro molte persone, con soldi ma con poco esperienza e tanta strafottenza ed intanto i miei mentori se sono andati piano piano, si può dire che sono rimasto "orfano" e non riesco ancora a trovarne uno che mi trasmetti non dico fiducia ,quelli ci sono, ma quel senso di grande rispetto che si ha quando incontri un maestro che ti lascia a bocca aperta e sei felice di ascoltarlo perchè sa trasmetterti tutto il suo sapere. Vado avanti da solo con quel piccolo bagaglio che mi hanno lasciato in quel periodo. La Numismatica si sta allargando molto ma come tutte le cose e quando c'è una grossa affluenza di pubblico devono esserci regole sempre più chiare e precise, invece ora lasciano solo confusione e nella confusione ci navigano bene i traffichini ed opportunisti.2 punti
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Ciao, oggi condivido un denario di Giulia Mesa con al rovescio la personificazione della Pudicizia (moneta comune, RIC 268) del quale sto' redigendo scheda tecnica e storica. Rappresentava in sostanza la castità e la fedeltà coniugale di tutte le donne ed in particolare di quelle patrizie (di alto rango). Giulia Mesa (di origine siriana, nacque ad Emesa) fu una donna molto influente e decisiva nella vita sia politica che familiare durante i regni dei nipoti Eliogabalo prima ed Alessandro Severo poi, figli rispettivamente di Giulia Soemia e Giulia Mamea (che erano entrambe figlie di Giulia Mesa). Molte decisioni politiche furono prese direttamente da lei, e sempre a lei è attribuita la eliminazione dell'imperatore Macrino a favore del giovane Eliogabalo. Fu una delle poche donne imperiali ad esercitare il potere da dietro le quinte fino alla sua morte durante il regno di Alessandro Severo. La moneta da esame diretto sembra coniata (spero ai tempi di nonna Mesa ?) e presenta evidenti segni di circolazione percui ha svolto in parte il suo compito, cosa per me sempre molto importante. Meglio il dritto che il rovescio che sembra essere interessato da un salto di conio in alcune lettere della legenda e forse anche da conio stanco. Grazie ed alle prossime ANTONIO MM 19 G 2,86 RIC 2681 punto
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Francobolli non ultimati e non emessi (1870)1 punto
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E' evidente che Israele sta facendo di tutto per cercare di trascinare gli USA nel conflitto, sia perchè servono bombe in grado di colpire più in profondità nel terreno (le GBU-57 MOP, soprannominate "bunker buster") ma anche perchè nonostante gli ingenti danni subiti dall'Iran è impossibile sapere con precisione quante munizioni siano stockate nei diversi siti sotterranei sparsi nel paese, che viste le sue dimensioni potrebbero in parte essere sconosciuti allo spionaggio israeliano. Il problema (per Donald Trump) è che questo sta creando spaccature nel gruppo repubblicano, a cui era stato assicurato che gli USA non avrebbero intrapreso azioni militari, che "le guerre" sarebbero finite ecc. ecc. E' comunque fondamentale che quest'altro casino non ci faccia levare l'attenzione dalla guerra Russia-Ucraina, che rimane una questione vitale per noi.1 punto
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Ciao, il 19 dovrebbe essere un numero di catalogazione interno alla Vaccari. Le loro classificazioni tengono conto di più parametri rispetto al normale Sassone arrivando quindi a definire più tipologie. Vi allego la pagina del loro catalogo dove si vede che il 6 baj viene normalmente catalogato con il 18. Penso che abbiano anche censito una minima variante con il 19.1 punto
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A proposito di punteggiatura nel diagramma numerico dei rebus… apollonia1 punto
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Falso fatto malissimo - lontano anni luce dallo stile dell’originale. Con ogni probabilitA’ fusione1 punto
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Credo che sarebbe stata una superpotenza paragonabile agli Stati Uniti di oggi. Se fai una ricerca rapida vedrai che ce ne sono tanti altri, e non solo italiani. Naturalmente quelli sudamericani, ad esempio, ma anche di paesi che con Garibaldi avrebbero poco a che fare, tipo la Russia. E' un personaggio più celebre di quanto si possa pensare.1 punto
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Chissà se fosse riuscito ad unirla 150 anni fà che europa avremmo oggi.... Scherzi a parte....ma un francobollo presentabile non lo hanno mai fatto su Garibaldi?1 punto
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ok, perfetto, come spesso dico, la "perizia" o un idea ben precisa tramite foto è sempre difficile, dalla foto ingrandita sembrava una carta molto spessa che non è la prerogativa dei francobolli di Pontificio, invece tutto torna , francobollo ok, l'unica cosa che non mi spiego, ma che non incide nulla sul francobollo è il 19 inispiegabile1 punto
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Buongiorno a tutti, in questi giorni ho avuto la fortuna di trovare un altro bell'esemplare di "bissona" versione meno rara. Ludovico XII d'Orleans (1500-1513) - Grosso regale da 3 Soldi - MIR 243 C Anche questa non perfetta, comunque a mio avviso una buona conservazione e una bella patina leggera dal vivo. Noto che manca una corona sulla biscia di destra. Non credo sia una ulteriore variante, voi che ne pensate? Condivido una fotografia da me realizzate questa mattina per diletto e per documentare l'esemplare. Un saluto, buon fine settimana.1 punto
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Be io ho visto certe monete dichiarate false da acquistare sui 20/25 euro molto ma molto simili almeno in foto,prima o poi devo acquistarne uno per vederla in mano Addirittura il 5 Franchi Anno 9 Repubblica Subalpina e il Mezzo Scudo Rep. Piemontese fatti bene che con un po d'usura creata a puntino esce fuori una moneta da 3/400 euro, per non parlare delle antiche in oro e argento. Spero di sbagliarmi con questa postata perchè in foto ci si può sempre sbagliare. Il peso superiore di ben 0,7 grammi a me non è mai capitato in questa tipologia anche in FDC al massimo g.25,2/3, però mai dire mai. Che sia stata trovata in una collezione importante ha il suo vantaggio ma non è detto, anche il più bravo numismatico può avere una svista soprattutto su una moneta molto comune e piena di patina, magari in un lotto di tante monete in mezzo ci può scappare la pecora nera.☺️ Poi magari è originale, in mano, ma ho molti dubbi .1 punto
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Sono io che la ringrazio per il gentile apprezzamento della mia opera, la passione per i libri mi ha sempre accompagnato fin da ragazzino e quando, attorno ai vent'anni, decisi di collezionare anche monete lo feci sempre accompagnando gli acquisti monetari con altrettante acquisizioni librarie, inerenti alle monete che collezionavo... poi nel corso degli anni la passione specifica per i libri di numismatica, storia monetaria ed economica, crebbe sempre più fino a prendere il sopravvento sull'acquisto di monete, decisi perciò di dedicarmi alla costituzione di una biblioteca specializzata, opera ancora in corso a distanza di trent'anni dai primi libri acquistati, ho formato una biblioteca sia in formato tradizionale che digitale, incentrata sulle zecche italiane dal medioevo all'unificazione, numismatica della Magna Grecia e della Sicilia antica, numismatica bizantina, islamica, indiana e orientale....1 punto
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Sono molto lieto che lei si stia ancora preoccupando di questa biblioteca a distanza di anni, non è cosa da tutti. La ringrazio del lavoro che sta facendo per l'arte della numismatica, grazie mille. Firmato Danilo.1 punto
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Due chicche non facili da procurarsi, i cataloghi degli zecchini veneziani conservati nel museo di Madras in India, il primo catalogo è del 1938 ma non è un semplice catalogo, presenta una messe saporitissima di informazioni sul commercio tra Europa e India in epoca medievale e moderna con un approfondimento molto dettagliato sulla circolazione di ducati e zecchini in India, corredato da citazioni da opere di numerosi viaggiatori e testimoni di varie epoche... Il secondo volumetto, del 1989, aggiorna la collezione di zecchini del museo con nuovi ritrovamenti...Altra piacevole e utile acquisizione un piccolo catalogo sulle monete d'argento di grande modulo circolanti e prodotte in estremo oriente tra ottocento e primo novecento, molto ricca come si può immaginare la parte dedicata ai dollari cinesi... La sezione orientale della mia biblioteca storico-monetaria e numismatica si espande sempre più 🤓1 punto
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Concordo con te. Da qualche giorno non sono più comparse quelle che impedivano la navigazione, cosa che davvero, era invasiva e snervante1 punto
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Buon Pomeriggio, sì è usurato, la zecca sembra Milano, quindi moneta comunissima.1 punto
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Al di la dell'amaro in bocca, questa discussione è estremamente didattica, e mi ricorda molto quella in piazzetta, che linko per una migliore comprensione: In breve, il buon @gennydbmoney aveva estrapolato un concetto estremamente importante, ovvero che una moneta "imbullettata" fa abbassare la guardia. Infatti, nel post #67, lanciava queto assist che qui raccolgo: In buona sostanza, ci troviamo in una situazione analoga. Il buon @Saturno infatti, non proprio collezionista alle prime armi ha precisato come... Questo sicuramente ha influito facendogli abbassare la guardia: Dubito che un collezionista con anni sulle spalle come lui sorvoli sia sopra i succitati dettagli da lui specificati, che su un metallo così strano, un bordo così inesistente e un lettering degli incusi sensibilmente più spesso (le rosette in foto non sono chiare, ma mi sembrano abbastanza pasticciate). Già da una visione sul cellulare (su cui ammetto di essere molto "orbo"), mi appariva tutto molto strano, specialmente tenendo conto degli anni di collezionismo del buon Saturno, cosa che ammetto, per un attimo mi hanno fatto pensare di essere paranoico. Possiamo (ulteriormente, aggiungerei) imparare di non abbassare mai la guardia, sempre: le monete vanno guardate per quello che sono, non per la loro provenienza e neppure per l'eventuale "borchiatura" (o bara) che potrebbe contenerle. Sempre a scopo didattico allego un confronto in cui si evince il colore del metallo. L'argento (specie se lavato), ha un colore bianco cristallino. Anche se le foto del buon saturno soffrono un po la luce, si evince il classico colore "smorto" della classica patacca (per non parlare poi di tutti i dettagli che avete messo in evidenza). Inviterei @Saturno a caricare le foto nel catalogo, comprensive del taglio. Sempre molto didattico per chi inizia, studiare questi dettagli.1 punto
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Ciao Carlo Il taglio é di bassissima fattura. Tutto é molto accennato classico delle riproduzioni da 3/5 euro 😉1 punto
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Ho notato che comunque le pubblicità non sono costanti, cioè non appaiono ogni volta che mi collego al forum,ieri ad esempio nessuna pubblica,da stamattina solo una... Capisco che possa essere una forma di introito ma l'importante è che non diventi assillante e che possa portare qualche utente a collegarsi al forum il meno possibile...1 punto
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Corre TT alea, L e S ignora = corretta leale signora. Buona giornata!1 punto
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Bravo, un NO secco senza giri di parole, si vede che sai quello che fai e che sei un tipo che se la gode come gli pare la propria collezione. Mi sei piaciuto, confesso che anche io avrei fatto lo stesso qualche esperimento e soddisfazione me la prenderei pure su una 72M. Buon lavoro1 punto
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Non posso non intervenire nella splendida discussione. Visto che c'è la possibilità che potenziali acquirenti leggano I nostri post, dichiaro ufficialmente che le mie doppie di questo tipo le vendo a 99 euro non come genny che le vende a 100. Sono più conveniente io, vi aspetto numerosi!!!1 punto
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Ogni fine... Dopo la fine della guerra nel 1865, l'edificio della Zecca venne usato per circa due anni come posto militare degli Stati Uniti. Nel 1867 fu riaperto come assay office federale. Nel 1873 l'Assemblea Generale del North Carolina chiese al Congresso di riprendere le coniazioni a Charlotte, sebbene fosse evidente che le miniere d'oro della regione si stessero esaurendo. La risposta, quindi, non poteva essere che negativa, e così la Zecca federale di Charlotte non produsse più alcuna moneta I depositi d'oro continuarono a diminuire, e alla fine non ci fu più bisogno nemmeno di un ufficio analisi, che venne definitivamente chiuso nel 1913. Per quattro anni l'edificio rimase vuoto. Fu poi utilizzato come sede della Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale, e in seguito per le riunioni dello Charlotte Women's Club. Per un breve periodo ospitò anche un tribunale federale, ma più tardi i progetti per trasformarlo in una scuola fallirono. Non fallirono invece quelli per l'ampliamento dell'ufficio postale della città, che avrebbe dovuto sorgere proprio sul luogo della ex Zecca. Per la quale, nel 1932, arrivò l'ordine di demolizione petronius1 punto
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Infatti io ho detto che leggere (come qualcuno ha consigliato)non basta, bisogna appoggiarsi a chi ne sa veramente,un perito non può sapere tutto di tutto,un collezionista potrebbe sapere molto di più di un perito nel suo ambito si interesse,e lo dico per esperienza personale, più volte commercianti e periti di mia conoscenza mi hanno chiesto delucidazioni su monete appartenenti al mio campo di interesse... Per allacciarmi al tuo esempio del dottore è come quando ti rompi un braccio ,vai dall'ortopedico e non dal cardiologo,se ho bisogno di un parere su una moneta romana non vado di certo da un collezionista o perito esperto di monete del Regno...1 punto
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E' ben di più di un trattato di numismatica: è un manuale di storia romana raccontata attaraverso le monete, particolarmente completo nella sua sinteticità; ed è un manuale di numismatica con gli indispensabili collegamenti storici. Io stavo cercando di fare altrettanto per cercare di capire sia la storia che le monete, in quanto i libri che leggevo erano sempre insoddisfacenti (spesso perché incompleti per chi, partendo da quasi zero, aveva neecessità di integrarli con altri libri); ma non avevo ancora le necessarie competenze. Ora mi trovo, senza sforzo, il lavoro fatto. Certamente un lavoro che con le dovute integrazioni meriterebbe di essere pubblicato.1 punto
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L’ATTACCO DI ANNIBALE Dopo la sconfitta, Cartagine versava in uno stato di prostrazione economica. Amilcare Barca, il generale che aveva combattuto in Sicilia, propose di conquistare l’Hispania (attuale penisola iberica); sebbene non autorizzato, partì comunque di propria iniziativa con un gruppo di mercenari e il figlio Annibale (di 10 anni), percorse in marcia la costa africana, attraversò lo stretto di Gibilterra e, in pochi anni, conquistò gran parte della penisola. I Barca crearono così un nuovo Stato (seppur formalmente vassallo di Cartagine) e ne posero la capitale in una città fortificata da loro stessi fondata, Qart Hadasht (odierna Cartagena). Nel 221 il comando dei territori punici in Hispania fu assunto da Annibale, che aveva solo 26 anni. Prima di lasciare Cartagine il padre l’aveva condotto in un tempio e, al cospetto degli dei, gli aveva fatto giurare odio eterno contro i Romani: il giovane non aveva dimenticato quel giuramento e intendeva onorarlo. Attaccò e distrusse Sagunto, città alleata di Roma; iniziò così nel 219 a.C. la Seconda Guerra Punica. Annibale, con una manovra inaspettata e passata alla storia, aggirò le legioni inviate a combatterlo e, valicate le Alpi, si presentò nel 218 direttamente in Gallia Cisalpina, dove sconfisse l’esercito romano prima sulle sponde del Ticino, poi su quelle della Trebbia. Nel tentativo di tagliare le linee di rifornimento cartaginesi Roma, nel 218 e 217, inviò due eserciti in Hiberia (area settentrionale dell’Hispania), agli ordini di Gneo Cornelio Scipione e di suo fratello Publio. Nel frattempo, tuttavia, in Italia Annibale riportava un’altra grande vittoria, presso il lago Trasimeno. ___________________________ Roma reagì schierando una forza imponente per schiacciare l’invasore, 80.000 fanti contro 40.000. Lo scontro titanico fra i due eserciti avvenne nel 216 a.C., nella pianura di Canne. Fu, come noto, una disfatta totale: morirono 50.000 soldati, un console, due questori, ventinove tribuni e ottanta appartenenti alla classe senatoria; altri 15.000 furono fatti prigionieri. All’improvviso, Roma non aveva più un esercito, né una classe dirigente. Una parte dei sopravvissuti scortarono l’altro console a Roma; altri 10.000 legionarî, invece, si asserragliarono a Canosa. Qui un nobile li convinse dapprima che era necessario abbandonare la Repubblica, ormai condannata a soccombere, per cercare fortuna come mercenarî in Oriente; fu un tribuno, Publio Cornelio Scipione (figlio dell’omonimo[1] inviato a combattere in Hiberia), che aveva solo 20 anni ma aveva già combattuto sia al Ticino sia a Canne, a convincerli a non disertare. Il Senato tuttavia, saputo della loro seppur momentanea mancanza di lealtà, li condannò all’esilio: furono riorganizzati in due legioni (da allora denominate Cannenses) e inviati in Sicilia, dove avrebbero atteso sino alla fine della guerra. La capitolazione di Roma dovette sembrare prossima: negli anni successivi la tradirono molti alleati, fra cui Capua (216 a.C.) e Siracusa (215); entrò in guerra, al fianco di Annibale, anche Filippo V re di Macedonia (215); scoppiò una rivolta in Sardegna (215) e gli eserciti cartaginesi conquistarono Agrigento (213) e Taranto (212). In Hispania, infine, Asdrubale, fratello di Annibale, sconfisse e uccise i due Scipione (212): solo la strenua resistenza opposta dall’esercito romano sul fiume Baetis (odierno Guadalquivir) evitò una disfatta totale. ___________________________ In questi primi, concitati anni di guerra Roma continuò a finanziare lo sforzo bellico con le monete che già possedeva, il quadrigato e l’aes grave, che subirono un costante e accentuato fenomeno di svalutazione. Per quanto riguarda i bronzi, nel 217-215 a.C. Roma emise la serie semilibrale[2] RRC 38 che comprendeva tutti i nominali dall’asse alla quartoncia, ma presentava una particolarità: mentre asse, semisse, triente e quadrante furono realizzati per fusione e costituirono una delle ultime emissioni di aes grave, i nominali più piccoli furono realizzati per coniazione e costituirono, quindi, le prime monete coniate di valuta romana (espresse, cioè, in once). Per quanto riguarda l’iconografia, fu ripetuta la sequenza della serie RRC 35 (Giano, Saturno, Minerva, Ercole, Mercurio e Roma, con la prora navis al rovescio) ma furono aggiunti due nominali più piccoli, semioncia e quartoncia, riproponendo rispettivamente Mercurio e Roma. Peraltro, questa fu l’unica occasione in cui fu emessa la quartoncia. Ma successe anche un fatto peculiare: fu emessa, in contemporanea, un’altra serie interamente coniata, la serie collaterale[3] RRC 39, comprendente i soli nominali dal triente alla semioncia. La particolarità e la bellezza di questa serie consiste nelle iconografie: sul triente, una testa diademata femminile (forse Giunone) al dritto, Ercole che afferra per i capelli un centauro e impugna la clava al rovescio; sul quadrante, la testa di Ercole avvolta nella pelle leonina al dritto, il toro rampante sopra a un serpente al rovescio; sul sestante, la lupa che allatta Romolo e Remo al dritto, un’aquila o corvo con un oggetto nel becco (un fiore? cibo per i gemelli?) al rovescio; sull’oncia, la testa (con vista frontale) del Sole al dritto, il crescente della luna e due stelle al rovescio; sulla semioncia, infine, una testa turrita (forse Roma, oppure Cibele) al dritto, un cavaliere al galoppo con la frusta in mano al rovescio. Tutte portano la legenda “ROMA” al rovescio e tutte (eccetto la semioncia) il simbolo del valore su entrambe le facce. L’interpretazione di queste iconografie resta un mistero; fra l’altro, fu la prima volta in cui Giunone, il Centauro, l’aquila, il toro con il serpente, Cibele e il Sole vennero raffigurati su monete. Un’ipotesi è che le monete, lette in sequenza, narrino una storia mitologica, ma non si capisce quale[4]. Un’altra, è che si tratti simbologie slegate fra loro: “La serie colpisce per l’essere molto curata artisticamente e per la tematica, in parte estranea alla compassata tradizione repubblicana. … Il centauro trova riscontro nelle monete di Larino, la testa del sole ed il crescente nelle monete di Venusia. Per contro la tipologia del sestante è tipicamente romana … . Il quadrante, con il toro cozzante, trova riscontro sia in una precedente tipologia dell’aes grave, che nella monetazione di Arpi, Posidonia e Thurii. Giunone, diademata e con scettro, era venerata a Roma come a Lanuvium. I tipi quindi non sono originali ma sembrano un misto di tipologie dei diversi stati centro italici (principalmente campani) gravitanti su Roma”[5]. Una terza ipotesi, suggestiva, è che questa serie sia stata emessa per stimolare nei Romani il desiderio di rivalsa, dopo la disfatta di Canne, auspicando la sconfitta di Cartagine sui nominali maggiori (dove la vittoria finale sarebbe simboleggiata da Ercole che uccide il centauro sul triente e dal toro che schiaccia il serpente sul quadrante) e parallelamente magnificando la grandezza di Roma su quelli minori; l’oncia, in particolare, potrebbe essere un’allusione alle tradizioni del mondo contadino, legato ai cicli del sole e della luna[6], e al mos maiorum. Per quanto riguarda la semioncia, qualora essa raffiguri Cibele e non Roma, la circostanza potrebbe essere collegato al fatto che anni dopo, nel 204 a.C., per scongiurare proprio il pericolo di Annibale (che ancora spaventava l’Urbe), secondo un consiglio tratto dai Libri Sibillini, una pietra nera, simulacro della dea, fu prelevata a Pessinunte e trasportata a Roma, dapprima nel Foro poi sul Palatino: è forse possibile quindi che un’invocazione alla medesima dea fosse già stata fatta anni prima, e questa moneta la richiami. Resta il grande fascino di questa serie, fascino alimentato anche proprio dal mistero che avvolge il significato celato nelle sue rappresentazioni. ___________________________ Anche se sembrava sull’orlo della disfatta, Roma non si arrese. Schiacciò la rivolta sarda (215 a.C.). Organizzò un nuovo esercito e lo inviò contro Filippo V (214). Assediò e conquistò Siracusa (214-212) e Capua (212-211). ___________________________ Nel 211 a.C. Annibale cominciò a capire che sarebbe stato difficile piegare Roma e decise di tentare una mossa disperata: marciò, a sorpresa, direttamente contro l’Urbe. La sua iniziativa provocò spavento e turbamento, ma i Romani non si persero d’animo; un esercito al comando del proconsole Fulvio Flacco, pur essendo dietro a quello cartaginese, riuscì a marce forzate a superarlo e giunse a Roma prima di esso, apprestandosi a difenderla. Annibale fece allora accampare i suoi soldati vicino alle mura di Roma; l’ostinata determinazione di Roma a non arrendersi doveva aver già provato il suo morale, quando giunse una notizia che, seppur banale, gli fece capire quanto poco i Romani lo temessero: dentro le mura dell’Urbe, il terreno su cui aveva posto il proprio accampamento era stato venduto, e il prezzo non era per nulla diminuito malgrado la sua presenza. Scoraggiato, si ritirò con il suo esercito in Campania. NOTE [1] I nobili romani avevano l’abitudine di dare, ai maschi primogeniti, il medesimo nome del padre. Questo crea a volte (non qui) incertezze sull’esatta identificazione di alcuni personaggi storici. [2] Così denominata perché l’asse aveva un peso teorico di mezzo asse librale (anche se, nella realtà, pesava spesso di meno: gli assi pervenutici vanno da 100 a 160 g circa). [3] Così chiamata perché emessa “a lato” della RRC 38. [4] Ercole e il centauro, ad esempio, sembrano alludere alla lotta fra il semi-dio e Nesso (centauro della Tessaglia), di cui non si conosce alcun collegamento con la leggenda della lupa che allatta i gemelli. [5] Salati e Bassi in “Cronaca Numismatica”, 5/6/2020. [6] Le due stelle potrebbero essere i Dioscuri, o Phosphorus ed Hesperus, rispettivamente stella del mattino e della sera. ILLUSTRAZIONI Asse fuso RRC 38/1 Quartoncia coniata RRC 38/8 Sestante della "serie collaterale" RRC 39/3 Sestante RRC 42/3. Questa moneta, oggi rarissima, fu emessa in Sicilia, forse a Katana (Catania), durante l’assedio di Siracusa; si pensi: era là, quando un legionario uccise, per errore, Archimede.1 punto
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sinceramente se considero la dimensione delle figure e non il tondello che è stato ridotto successivamente, se guardo il bordo di pallini, che mi dà l'idea della dimensione del conio, la figura e la posizione delle lettere, per me potrebbe proprio essere lei1 punto
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Non mi sembra che la persona che ha chiuso la moneta sia un perito: non c'è numero di iscrizione ne alla CCIAA ne al Tribunale ne alla NIP. Ognuno può sigillare le monete ma NON sono una perizia.1 punto
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QUANDO A ROMA GOVERNAVANO I RE In origine, a Roma si diffuse l’idea che anziché barattare le merci fra loro, fosse più utile scambiarle con un bene prezioso e durevole; nacque così l’idea di barattare il bronzo con le merci. Questa cosa la sappiamo per quattro motivi: perché è stato così in tutte le civiltà di cui si hanno notizie (seppure usando beni-rifugio differenti: argento, conchiglie, etc.); perché ce lo riferisce Plinio (“rudi usos Romae”); perché ne resta memoria nel diritto romano, che prevede una serie di accordi compiuti “per aes et libram” (letteralmente “per mezzo del bronzo e di una bilancia”, ossia quindi “pesando il bronzo ricevuto in cambio”); e, infine, perché ci sono importanti testimonianze archeologiche, dato che sussistono diversi casi in cui i pezzi informi di bronzo sono stati rinvenuti insieme a monete vere e proprie. Interessantissimo, in proposito, è il deposito votivo scoperto nel 1852 a Vicarello e ora parzialmente ricostruito nei sotterranei del Museo Nazionale Romano: infatti, si trattava di un pozzo dove i fedeli gettavano una moneta (come oggi si fa a Fontana di Trevi) e lo strato più basso era composto da pezzi di bronzo informe; subito sopra di essi c’erano monete del tipo “aes grave” (di cui si dirà nel prosieguo), a testimonianza che i pezzi informi avevano effettivamente una funzione di tipo monetale ed erano in uso prima dell’aes grave. Per questo tipo di proto-moneta si usa oggi il termine di aes rude (sulla base del citato passo di Plinio, “rudi …”); il suo utilizzo è attestato in contesti archeologici databili dall’VIII secolo a.C. (forse, addirittura dall’XI) sino al IV. Quando Romolo fondava Roma, gli scambi si facevano con l’aes rude. Fra i pezzi di bronzo rinvenuti in contesti archeologici alcuni non sono informi, ma presentano forme ben precise, di natura geometrica (gocce, barre, lingotti, dischi, etc.) o naturalistica (ghiande, astragali, etc.). Non c’è alcunché di strano: se il bronzo veniva scambiato a peso, ben si poteva utilizzare anche metallo dotato di una forma, magari anche per immagazzinarlo meglio. Peraltro, fra quelli di forma geometrica, molti risultano frammenti, ossia sono stati tagliati (a caldo) per ottenere lo specifico peso di cui c’era bisogno. Alcuni studiosi usano la locuzione (inventata) aes formatum per distinguere queste proto-monete da quelle informi, ma sono solo un tipo di aes rude. È importante fare una precisazione: qualunque pezzo di bronzo poteva essere scambiato a peso, per cui oggi c’è un unico modo per distinguere un vero aes rude o formatum da un qualunque altro pezzo di bronzo, ossia ritrovarlo in un preciso contesto archeologico (come a Vicarello); poiché tuttavia i reperti archeologici non possono essere liberamente venduti, ne consegue che non c’è alcun modo di sapere se i pezzi in bronzo venduti da negozi e case d’asta siano effettivamente aera ruda o meno. Si possono inserire in collezione al fine di “riempire un vuoto”, ma occorre sapere che non c’è alcuna possibilità di avere certezza che siano antichi e, quand’anche lo fossero, di sapere se siano stati veramente scambiati a peso (e quindi effettivamente utilizzati come aera ruda) o fossero solo residui di fonderia. Un discorso a parte deve essere fatto per molti oggetti a forma di conchiglia, spesso in piombo e talvolta in bronzo, che vengono rinvenuti in scavi archeologici (databili ai secoli VI-III a.C.) eseguiti nella Pianura Padana e nell’area governata dagli Etruschi. Alcuni studiosi (ad esempio Franco Pezzi, Conchiglie di piombo, Mantova 2010) ipotizzano che siano proto-monete (e, quindi, aes formatum), ma altri non sono d’accordo e propongono che si tratti di oggetti votivi (spesso presentano un forellino di sospensione; la conchiglia simboleggiava la vulva, quindi la fecondità), oppure proiettili asimmetrici per le fionde o ancora pesi per le bilance. L’ipotesi più probabile è che si trattasse di decorazioni o paracolpi per utensili fittili, cui venivano saldate con mastici, argilla o di piombo fuso (spesso infatti presentano tracce di terracotta sulla faccia piatta), oppure di piedini per pentole metalliche. Comunque sia, nulla esclude che le conchiglie in bronzo venissero anch’esse scambiate a peso, come aes formatum, quando occorreva. ________________________________________ A partire da una certa data, ai pezzi di aes rude e formatum cominciano ad aggiungersi altri, che recano un segno inciso nel metallo. Si parla al riguardo, sulla base del citato brano di Plinio, di aes signatum; sotto questo nome si distinguono, tuttavia, tre categorie di oggetti abbastanza differenti. La prima categoria è composta pezzi di bronzo sostanzialmente informi, che recano tuttavia una o più contromarche (cioè, disegni elementari o lettere incise nel metallo). I più diffusi, rinvenuti sia in varie località dell’Italia centrale sia nei Balcani, presentano due contromarche sulle facce contrapposte, una costituita da un punto centrale e 4 raggi che se ne dipartono, l’altra da un arco di cerchio; si ritiene che raffigurino rispettivamente il sole e la luna. Haeberlin, importante numismatico tedesco del XIX secolo, dopo aver esaminato numerosi esemplari di questa tipologia di aes precisa che su altri pezzi esistono anche le combinazioni sole/nulla, sole/sole e luna/luna. Una seconda categoria, molto interessante, è quella del cosiddetto “ramo secco”. Si tratta di lingotti di bronzo a forma di parallelepipedo schiacciato, di peso variabile e fattura grezza, che recano un'immagine in rilievo somigliante a un ramo privo di foglie (più raramente sono presenti altri segni, altrettanto grezzi: lisca di pesce, clava, delfino, crescente lunare), la cui esatta natura è tuttavia discussa (secondo alcuni autori sono un espediente tecnico per far fuoriuscire i gas durante la fusione, oppure segni utili a facilitarne la frammentazione). I lingotti con “ramo secco” sono stati rinvenuti in tutta la penisola e in Sicilia, interi o (più spesso) tagliati in frammenti; quelli interi hanno pesi compresi fra 0,8 e 2,1 kg. Il fascino del “ramo secco” è quello di costituire un oggetto sicuramente utilizzato a Roma (esemplari sono stati infatti rinvenuti in scavi eseguiti in città) e sicuramente databile all’epoca in cui i re governavano sull’Urbe: infatti, un frammento di 0,425 kg rinvenuto presso il santuario di Bitalemi (Sicilia), in uno strato sigillato databile al periodo 570-540 a.C.[1], dimostra l’esistenza di questi manufatti nel VI secolo a.C. Una terza categoria di aes signatum è costituito da un altro genere di lingotti di bronzo, che si distinguono dai “ramo secco” per una iconografia più varia ed elaborata, una forma più definita, un peso più leggero ma anche più omogeneo (tra i 1,8 e 1,2 kg), definiti correntemente “quadrilateri”. A differenza dei “ramo secco”, sono molto rari. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che siano stati prodotti a Roma (un tipo presenta anche la legenda “ROMANOM”, forma arcaica per Romanorum); Crawford, inoltre, è convinto che avessero funzione monetale, per cui li elenca nel RRC. Giova comunque precisare che altri studiosi non sono così sicuri che i quadrilateri fossero monete, sebbene indubbiamente alcuni siano stati rinvenuti in ripostigli[2] (a Santa Marinella, La Bruna, Ariccia) assieme a esemplari di aes grave. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, se uno dei tipi di aes formatum noti possa essere quello di cui parla Plinio, inventato da Servio Tullio (che avrebbe regnato dal 578 al 535 a.C.), e permetta così di affermare che la moneta, a Roma, è nata nel VI secolo a.C.; la risposta, tuttavia, sembra essere negativa. In primo luogo, se quella testimonianza fosse attendibile la prima moneta romana dovrebbe essere stata un lingotto con pecora, ma un simile lingotto non è stato rinvenuto (il che ovviamente rende improbabile, ma non impossibile, che sia esistito). I lingotti romani che ci sono pervenuti - ossia i quadrilateri -, peraltro, sono molto posteriori all’epoca regia, probabilmente dell’epoca compresa fra la fine del IV secolo a.C. e gli inizi del III, come dimostrano i ripostigli[3], la legenda ROMANOM (che, ancorché arcaica, appare molto posteriore al Latino di epoca regia, attestato dal lapis niger e dalla fibula praenestina) e la circostanza che un tipo rechi l’elefante (animale ignoto ai Roma prima della guerra contro Pirro, iniziata nel 280 a.C.). Certo, il “ramo secco” esisteva già all’epoca di Servio Tullio, ma non è affatto sicuro che avesse uno scopo monetale (è stato rinvenuto in contesti votivi a Bitalemi e a Terravecchia di Grammichele, ma qualunque oggetto d'arte o di valore, non solo le monete, può costituire l'offerta a un dio) e comunque la sua ampia diffusione fa ritenere che non fosse un manufatto esclusivamente romano (Roma, ai tempi di Servio Tullio, esercitava la sua influenza politica e commerciale su un territorio molto più piccolo). Il passo di Plinio non può quindi essere accettato alla lettera; probabilmente non è vero che la moneta, in Italia, sia stata inventata da Servio Tullio. ________________________________________ Come detto, varie civiltà arcaiche usavano un sistema proto-monetale consistente nel baratto tra le merci e un metallo prezioso; la moneta vera e propria nacque quando alcune autorità statali decisero di far punzonare questi metalli, per garantirne il peso (e quindi il valore) e velocizzare, così, i commerci (perché diveniva inutile pesare il metallo). Questa evoluzione si verificò dapprima in Cina (tra l’VIII e il VII secolo a.C.), poi, in modo separato e indipendente, in Asia Minore. Qui infatti era tradizione scambiare le merci con palline di elettro (una lega di argento e oro); a un certo punto (secondo la tradizione, nel VI secolo a.C., a opera di Creso re della Lidia; secondo gli studiosi moderni prima, attorno alla metà del VII secolo a.C.) i governanti cominciarono a far punzonare queste palline, che presentavano quindi un segno “in incuso” (cioè incavato, rispetto alla superficie della moneta). Poco dopo si cominciò ad apporre un segno anche sull’incudine e nacque, così, la tecnica della coniazione; inoltre, furono prodotte anche monete d’argento, oltre che di elettro. La moneta ricosse subito un grande successo; tutte le città greche dell’Asia Minore cominciarono a produrla e a diffonderla, attraverso la loro fitta rete di contatti commerciali, in tutto il mediterraneo, occidente compreso. Tornando alla Roma arcaica, sembra strano che all’epoca dei re dentro l'Urbe non si usassero monete (come si vedrà in seguito, le prime monete romane, aes grave e monete romano-campane, sono probabilmente databili alla fine del IV secolo a.C.) e ci si limitasse a ricorrere al baratto fra le merci e il bronzo a peso (aes rude e formatum). Si ritiene, infatti, che il tempio eretto nel Foro Boario nel 495 a.C. (l’Ara massima di Ercole) non fosse altro che la monumentalizzazione di un altare preesistente (e, quindi, risalente all’epoca regia), dedicato a una divinità locale assimilata al fenicio Melqart, protettore dei mercanti; sarebbe quindi questa una testimonianza indiretta che in quel luogo in epoca antichissima, addirittura prima della fondazione di Roma, esistesse un sito di scambio fra merci portate dai mercanti fenici e prodotti locali, ma è tuttavia difficile immaginare l’esistenza di scambi commerciali di portata addirittura internazionale senza l’utilizzo di un qualche genere di moneta. Per queste ragioni, uno studioso[4] ha ipotizzato che la Roma arcaica non abbia emesso proprie monete perché utilizzava proprio monete greche arcaiche; non c’è alcuna prova archeologica al riguardo, però c’è un importante indizio. Infatti, tra il 1862 e il 1867 sono stati rinvenuti una serie di ripostigli di piccole monete di tipo ionico, risalenti al VI-V secolo a.C., a Morella e Pont de Molins (in Spagna), Auriol[5] (presso Marsiglia, città fondata dai Greci) e Volterra, città etrusca; ciò dimostra che gli Etruschi utilizzavano monete greche. Siccome a Roma, nel VI secolo a.C., dominava una stirpe etrusca (i Tarquini), è molto probabile che monete analoghe siano state utilizzate anche nell’Urbe. NOTE [1] Si definisce “sigillato”, in archeologia, uno strato di terreno che appare chiaramente separato dagli strati sovrastanti (generati da eventi o attività successivi), senza interruzioni o intrusioni (causate da riutilizzo del terreno, erosione, contaminazione o distruzione) che potrebbero averne alterato il contesto originario. Gli oggetti rinvenuti in uno strato sigillato sono sicuramente databili all’epoca dello strato. Su questi scavi ha scritto Piero Orlandini in “Annali dell'Istituto Italiano di Numismatica”, 1965-1967. [2] È molto frequente trovare gruppi di monete duranti gli scavi, perché nell’antichità nasconderle era un modo per conservare i propri risparmi; tali gruppi sono oggi definiti “ripostigli” o “tesoretti”. [3] È bene notare, tuttavia, che i ripostigli, anche quando possono essere datati con relativa sicurezza (come negli strati sigillati), forniscono solo indizi e non certezze sull’epoca di emissione delle monete, perché non si sa per quanto tempo esse abbiano circolato prima di essere state nascoste. [4] Amisano, La storia di Roma antica e le sue monete, vol. 1, 2004. [5] Siccome il rinvenimento di Auriol è il più numeroso (circa 2.130 monete), si parla al riguardo di “monetazione tipo Auriol”. ILLUSTRAZIONI Esposizione di aes del Museo nazionale Romano. Al centro, frammenti di aes rude raccolti in una bilancia. In alto, due quadrilateri, RRC 4/1 (con pegaso e ROMANOM) e RRC 7/1 (con raffigurazione di uno scudo). A destra, un “ramo secco” Ricostruzione del deposito di Vicarello, dal Museo Nazionale Romano Ramosecco del Museo Civico Archeologico "A.C. Simonini" Il "ramosecco" rinvenuto a Bitalemi Monetazione "tipo Auriol" rinvenuta a Volterra1 punto
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