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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 09/24/25 in Risposte
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Buon Pomeriggio a Tutti, oggi condivido questo 20 kreuzer del 1765 di recente acquisto, zecca BP per Kremnika (Kremnitz Slovacchia), SK e PD sono le iniziali degli incisori/monetieri. Si tratta di una moneta coniata nell'ultimo anno di regno di Francesco I° di Lorena che era il consorte della Regina Maria Teresa d'Austria. La coppia che si unì in matrimonio a Vienna nel 1736 ebbe ben 16 figli, tra questi 2 futuri imperatori d'Austria - Giuseppe II° e Leopoldo II°, Maria Antonietta futura Regina di Francia e la Regina Maria Carolina di Napoli, moglie di Ferdinando IV° di Napoli e III° di Sicilia. Certamente non poco. Grazie per l'attenzione.6 punti
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Buonasera, Volevo condividere questo esemplare di una 5 lire del 1926. La patina che ha preso nel monetiere, dopo circa sette mesi, è a dir poco bellissima, almeno per i miei gusti. Da un grigio chiaro è passata ad uno più scuro che ha esaltato tutti i dettagli. Vorrei avere il vostro parere sulla conservazione ed eventualmente una valutazione. Grazie mille Atexano5 punti
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Per un po’ , ultimo arrivo. Consumata ma l’ho trovata piacevole e nelle mie corde.3 punti
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3 punti
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...e come tradizione qualche foto della bella e interessante serata3 punti
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Pinzette filateliche, bicarbonato di sodio che solitamente e' usato in cucina, due bottiglie vuote di plastica dell' acqua minerale che taglierai alla base per formare un contenitore..... .... in questo modo.. uno di questi contenitori verra' riempito a metà di acqua tiepida e verra' aggiunto un generoso cucchiaino di bicarbonato di sodio.. col cucchiaino girare affinché il bicarbonato non si scioglie ... .... nell' altro contenitore mettere dell' acqua fredda per il risciacquo. A questo punto con le pinzette prendere il Francobollo e metterlo a bagno muovendolo ogni tanto con la pinzetta all' interno del contenitore e poi lasciarlo a bagno, usare lo stesso bagnetto per quattro o cinque francobolli alla volta. Ricordo che i francobolli nuovi con questa operazione perderanno la gomma = colla irreparabilmente !!! Pertanto decidi tu quale materiale lavare consapevole di quanto sopra. Lasciare i Francobolli nel bagnetto per 10/15 minuti non di piu', poi ovviamente sempre con le pinzette tirarli fuori uno alla volta e uno alla volta sempre tenuto con la pinzetta risciacquarlo nel contenitore con l' acqua fredda pulita, .... dopodiché depositare il Francobollo su un panno di cotone pulito che si è preventivamente preparato su un tavolo, .... girarli dietro fronte ogni tanto e lasciarli sul panno di cotone anche due o tre ore ad asciugare all' aria, non usare sole o fonti di calore altrimenti i francobolli si arriccieranno, ...... dopodiché prendere un foglio di carta da forno o carta oleata dove metteremo i francobolli chiudendoli a libro... e metteremo il tutto in mezzo ad un elenco del telefono ( lo so che non esistono piu' ma io li ho tenuti per questo lavoro perché pesanti) o un librone pesante.. fino al giorno successivo quando i nostri francobolli saranno asciutti, stirati, lavati e disinfettati, ..e saranno pronti per un nuovo raccoglitore. Questo il primo step per combattere la ruggine, se le macchie non saranno sparite completamente passeremo ad un trattamento un po' più invasivo, .. ma credo che per il momento il bagnetto con bicarbonato sia sufficiente. Ovviamente per questo lavoro ci vuole un minimo di abilità, quindi inizia con materiale comune di poco valore, .. sia chiaro, declino pubblicamente ogni responsabilità nel caso di danni al materiale !!! I miei sono consigli e rimangono consigli.3 punti
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Carissimi, con grande soddisfazione vi segnalo l'uscita del volume n. 4 della rivista Kalkas, da questo numero anche in modalità open access (https://www.kalkas.it/). Il volume in questione è dedicato al collezionismo storico e contiene due saggi di Numismatica. Buona lettura e buon weekend a tutti!2 punti
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Come giustamente riportato da PostOffice non può esserlo perchè non è un cosiddetto "prodotto correlato" ad una emissione filatelica. In ambito marcofilo la tua cartolina appartiene alla categoria "manifestazioni locali", in cui chiunque intenda promuovere commemorazioni piuttosto che eventi socio-culturali o quant'altro, può richiedere il "Servizio Filatelico Temporaneo con Annullo Speciale", il quale potrà essere utilizzato per quegli appassionati che desidereranno avere un ricordo "filatelico" dell'evento a cui hanno partecipato. E' davvero bella la tua cartolina, conservala con cura2 punti
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La moneta è autentica ed in mano è più carina che in foto. L'immagine è del venditore che l'aveva alcuni anni fa (si trova ancora online) ma l'esemplare non è in vendita ed è da tempo nella mia collezione, per questo ti chiedevo la provenienza delle foto.2 punti
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Ho il piacere di comunicare la pubblicazione de "Le monete della Serenissima il 16° secolo" Il libro, in modo simile ai precedenti della stessa serie, in 280 pagine esamina le coniazioni dogali da L. Loredan a P. Cicogna N. B.: come sempre le novità non mancano😉2 punti
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Tranquillo, ti ringrazio ma io faccio solo Ferdinando II , il migliore dei Borbone 😂. Lo facevo pure io con i cd e anche con i fumetti (ne prendevo uno da leggere e uno da tenere immacolato) menomale che ho smesso 😂.2 punti
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Grazie Antonio per la bella ed interessantisima conferenza su un argomento che, in tutta sincerità, non avrei mai pensato di trovare così affascinante. Il tuo modo di esporre e di spiegare, anche ad un profano come me, fa veramente capire quanto studio e quanta ricerca di documentazione ci sia da parte tua che ti consente anche di trasmettere a tutti la tua passione. Grazie anche al CCNM che fa venire voglia che sia già ora della prossima conferenza.2 punti
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Le 34enni hanno una marcia in più. Questa in particolare la stavo prendendo io ma poi ho temporeggiato ed eccola qui, il prezzo era ottimo, sei stato bravo! Ciao didrachm, per me è una I, se fosse stata una H vedremmo anche l'altra astina. Saluto tutti. Raffaele.2 punti
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Complimenti a Antonio, relazione entusiasmante anche per me che non mastico le papali 💪🏾2 punti
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Tecnicamente sono scorie all' interno della lega metallica che poi si dissolvono a causa del calore causato dal processo di fusione lasciando dei "vuoti" quando la lega si raffredda,a volte queste carie le troviamo anche sul dritto o sul rovescio o addirittura su ambedue le facce,lo stesso problema si riscontra anche nei 10 tornesi di Ferdinando II di Borbone nei primi anni di regno...2 punti
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Salve Rufilius,a parte una rimaneggiatura di conio possibile ab antiquo,io propendo su una invenzione di chi ha abbassato i campi e non sapeva come erano in origine in quanto consunti.mia modesta opinione2 punti
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Buonasera a tutti, la mia assenza dal forum e dal mondo “attivo” della numismatica ormai si prolunga da molto tempo, ahimè tra impegni, contrattempi e problemi di varia natura mi sono per così dire preso una pausa forzata, pur non abbandonando mai l’interesse per la materia… e qualche sporadico acquistino :angel: . Non sempre le cose vanno come ci aspettiamo, e ancora adesso non so per quanto durerà questa (voluta e desiderata da tempo) “full immersion” di numismatica… In ogni modo, come potrei non riaffacciarmi al forum con una discussione che miri ad affrontare un tema di mio interesse quale la zecca di Cremona? Ebbene, dopo essermi letto pagine e pagine di discussioni che mi ero perso, con la presente vorrei iniziare ad affrontare (e magari approfondire grazie al vostro imprescindibile aiuto) alcuni aspetti della monetazione medioevale di Cremona con la scusa di un paio di varianti che (credo) di aver racimolato (esigui budget permettendo). Ovviamente il mio intervento non vuole che essere una “spolverata” generale dell’argomento, specie considerando che non ho tra le mani il libro completo del Fenti, bensì varie sue pubblicazioni più arretrate (e quindi anche più lacunose). Ho letto discussioni molto interessanti e approfondite quali “Denari di Pavia”, “I denari dei Visconti” o ancora “Denari minuti di Genova”… ebbene, mi son detto, perché non fare anche qualcosa su Cremona? La mia, ovviamente, più che una proposta è un’idea nata dal fatto che non è per nulla facile reperire chiare e concise notizie e informazioni su questa monetazione, e credo che una discussione di questo genere potrebbe (se riscuote il vostro interesse ovviamente) venire utile tanto a noi quanto a chiunque altro potrebbe avere a che fare con questa zecca non comune. Difficile se non impossibile stabilire ora come ora un valido schema di sviluppo, non ho né i testi adatti né il tempo necessario. Per questo ho scelto di partire dal periodo comunale (1155-1330), ed in particolare da quelle che credo essere le monete più comuni della storia monetale di Cremona: i mezzanini (sempre se tali possono chiamarsi) con le stelle. Qui già sorge la mia prima impreparazione (o forse dovrei dire incomprensione dovuta a testi non aggiornati) e che spero i vostri approfonditi interventi possano colmare. Nella pubblicazione del 1983 il Fenti parla, rimanendo tra le monete con le stelle, di: - grosso con due stelle nella croce: Ø 22 mm - Peso 1,78 g - denaro imperiale con le stelle: Ø 17/18 mm - Peso 0,845 g - mezzanino con le stelle: Ø 16/17 mm - Peso 0,68 g - cremonese o medaglia con le stelle: Ø 13/14 mm - Peso 0,346 g Tralasciando per ora l’aspetto più prettamente storico circa la corretta attribuzione dei suddetti nomi, posso senza dubbi accettare la prima e l’ultima tipologia ben distinguibili nel gruppo delle monete “stellate”, mentre sono estremamente confuso sulle intermedie. Sempre sottolineando che non ho materiale più aggiornato (e che potrebbe smentire questi dati), mi trovo abbastanza scettico a pensare che, nella normale variabilità di dette monete, 1 solo mm in Ø e 0,2 g (!!) in fatto di peso possano visibilmente separare due nominali :mega_shok: . Il testo poi è estremamente conciso, il che non fa altro che incrementare la mia confusione al riguardo. Sono distinguibili? Se sì, come facevano all’epoca per distinguerle se (forse per mia ingenuità) credo che simili differenze siano rilevabili solamente con apparecchiature scientifiche e credo difficilmente nelle quotidiane mansioni commerciali dell'epoca? Non potrebbe trattarsi di una normale variabilità “intra-nominale”? Oppure una semplice decrescita che si è registrata negli anni-secoli? Personalmente credo siano indistinguibili denaro imperiale e mezzanino e inizio affrontando la materia con tale pregiudizio (infondato, lo so, ma per mia cocciutaggine non riesco a levarmelo :crazy: ). Questo è un punto cardine che spero mi sappiate chiarire. Grazie Come dicevo più in alto, non inizio di certo mosso da dotte ed approfondite ricerche in merito, bensì da un piccolo “censimento” di varietà che mi è stato possibile vedere. In merito mi interesserebbe sapere un vostro giudizio-parere, se son note tutte, se ve ne sono altre e poi chissà.. magari avviare una discussione a più ampio raggio sul tema “Il periodo comunale di Cremona”, spostarci di volta in volta con ordine, al grosso e al cremonese con le stelle, poi alla serie coi bisanti, agli scodellati, alla serie con la ƒ… sempre se può funzionare l’idea, si intenda. Dalla fine dell’autonomia comunale in poi, credo che un po’ per rarità dei pezzi e un po’ per poca chiarezza al riguardo sia meglio posticipare per concentrarci ora sul Comune (già tutto tranne che limpido direi). Beh, perdonate il ritorno un po’, come dire, impetuoso :rofl: e se ho messo tanta carne al fuoco…. ma un po’ era da tempo che ci ragionavo su, poi la voglia di approfondire e conoscere, fin che si ha modo e tempo…. era troppa!1 punto
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Il 30 maggio 1853 una celebrazione solenne accompagnò la posa della prima pietra del secondo Arsenale del Lloyd Austriaco, vero e proprio cantiere di costruzioni e di riparazioni navali, sulla spiaggia di Sant’Andrea a Trieste, alla presenza dell’arciduca Ferdinando Massimiliano e di numerosissime autorità. Il primo Arsenale, in attività dal 1836 al 1850, si limitava alla costruzione ed alla riparazione delle macchine per gli scafi costruiti nei cantieri cittadini. La cassetta ed il suo contenuto andarono “dimenticati” per più di cent’anni fino al 17 febbraio 1955 quando nel corso dei lavori per la costruzione del nuovo bacino di carenaggio, a breve distanza dalla Torre del Lloyd, degli operai portarono alla luce una lapide e la cassetta, il cui contenuto era composto da: una pergamena, una piastra di bronzo, due medaglie coniate appositamente a ricordo della cerimonia, la medaglia coniata a ricordo dello sventato attentato all’Imperatore, un vasetto di vetro contenente alcune monete coniate nel quinquennio di regno di Francesco Giuseppe e un libretto, stampato dallo stabilimento artistico dello stesso Lloyd1 punto
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Salve,qui da noi per ciondolo si intende qualcosa di falso,se poi ho urtato la suscettibilità di qualcuno arricchendo la discussione,mi scuso non accadrà più1 punto
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Fantastico, @littleEvil! Hai fatto ancora più luce sulla storia di questa busta! Grazie al tuo input ho cercato online e questo Kurt Mockel è addirittura sulla wikipedia tedesca. Non certo un esempio fulgido però, avendo fatto parte delle SS... Riporto la traduzione da wikipedia, con l'aiuto del traduttore automatico "Kurt Möckel (19 luglio 1901 a Zwickau; † 22 giugno 1992 a Johannesburg ) è stato un chimico e imprenditore tedesco. Era figlio del chimico Richard Möckel, proprietario di una fabbrica chimica a Schedewitz , vicino a Zwickau, che ospitò Adolf Hitler in diverse occasioni. Sua madre era Christine Sophie, nata Dulheuer, di Lisbona . Kurt Möckel seguì le orme del padre, divenne anch'egli chimico e possedeva una fabbrica chimica a Zwickau. Nel 1938 conseguì il dottorato presso l' Università di Lipsia . La sua tesi, intitolata " L'importanza delle esportazioni per l'industria sassone" , fu pubblicata nel numero 1 della nuova serie "L'area economica sassone" . La sua fabbrica divenne nota per la produzione di smalti per l'industria ceramica. Möckel si unì al Partito Nazista ( NSDAP) il 1° settembre 1931 (numero di iscrizione 639.323) e si unì anche alle SS . Nel 1932, fu uno dei co-fondatori della sezione sud-occidentale dell'NSDAP, con uffici in tutto il paese. La sezione sud-occidentale dell'NSDAP godeva di un livello di sostegno tra i tedeschi etnici relativamente simile a quello del Reich tedesco, tanto che l'amministrazione del Mandato sudafricano si sentì costretta a vietare nuovamente il partito nel 1934. Come SS-Unterscharführer, Möckel finì nei guai nel 1941/42 dopo aver diffuso voci su una presunta relazione tra l'SS-Obergruppenführer e il generale delle Waffen-SS Karl Wolff e una donna ebrea. Dopo il 1945, la nuova amministrazione distrettuale MfS a Karl-Marx-Stadt raccolse informazioni biografiche su Möckel. Nel 1970, nella RDT, pubblicò l'opera Confronto delle prestazioni economico-culturali, una forma di concorrenza pubblica, presso la casa editrice Tribüne." Christine Mockel era quindi la madre di Kurt Mockel. Qui invece una nota sulla Scuola Coloniale Tedesca, sempre da wikipedia tedesca: “La Scuola Coloniale Tedesca per l'Agricoltura, il Commercio e l'Industria fu fondata il 23 maggio 1898, sotto il patrocinio e la presidenza del Principe Guglielmo di Wied, nel suo Castello di Neuwied, come società a responsabilità limitata. La Scuola Coloniale Tedesca fu chiusa nel 1944 e dal 1957 ha continuato la sua attività come Istituto Tedesco per l'Agricoltura Tropicale e Subtropicale”:1 punto
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Sarà un bel contendere alla prossima asta Ranieri su questo esemplare del 1734.1 punto
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Scusate!! Ho verificato ma non riesco a leggere nessuna lettera sia bagnando che pulendo ulteriormente. Ale75 per me quella che hai postato non mi sembra coerente anche perché per me il braccio dx del personaggio e più alto e la sagoma del profilo inferiore del collo sull'altra faccia mi sembra differente. La figura che vedo è quella che ho disegnato sulla moneta e potrebbe essere seduta oppure no. Per me per quanto riesco a vedere la moneta è molto più simile all'Antonino che ho postato sia per quanto riguarda il volto che la figura pesi e dimensioni ma come avete detto la moneta di Antonino Pio è da tondello. Poi ovviamente vista l'usura presente a volte si interpreta più che vedere. Per quella postata da Pino per me vale lo stesso criterio che ho detto per quella di Ale75. Purtroppo altro non posso aggiungere per facilitare l'identificazione della moneta. Naturalmente queste sono le mie interpretazioni ma non sono un esperto. Grazie e scusate1 punto
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Ad Amiternum sono emersi la tomba di un neonato, un mosaico e muri di fondazione Nell’antica città sabina, che diede i natali a Sallustio, le ultime ricerche si sono concentrate sull’anfiteatro e sulla «domus a peristilio» Nel corso della prima campagna di scavo promossa dal Museo Nazionale d'Abruzzo dell'Aquila (Munda) al parco archeologico di Amiternum, situato presso San Vittorino e Preturo, frazioni del capoluogo regionale abruzzese, è stata rinvenuta una tomba con resti scheletrici di un neonato, oltre a frammenti di un pavimento a mosaico e alcune parti di muro di fondazione di edifici. L’antica città di Amiternum precedette di molto l’epoca romana: era uno dei principali centri dei Sabini, importante snodo commerciale tra il Tirreno e l’Adriatico. Venne conquistata dai Romani nel 290 a.C., e nel 268 a.C. acquisì lo «status» di «praefectura», e crebbe fino a contare decine di migliaia di abitanti. Nota anche per aver dato i natali allo storico Sallustio, fu sede di diocesi insieme con le città di Forcona e Pitinum. Dal V secolo d.C. in poi, andò incontro a un declino irreversibile, per poi scomparire nel XIII secolo. Le ricerche, effettuate grazie a un fondo della Direzione generale Musei del ministero della Cultura, si sono concentrate sull’anfiteatro dell’antica città romana e sulla cosiddetta «domus a peristilio», con l’obiettivo di ottenere una maggiore comprensione della storia e funzionalità di due monumenti importanti ma ancora poco conosciuti. Sono stati compiuti due saggi di scavo stratigrafico e attività di documentazione e rilievo, lavaggio, siglatura e pre-catalogazione dei reperti. Nella «domus a peristilio» sono stati individuati tre ambienti, due dei quali con pavimenti a mosaico. L'edificio, strutturato intorno a un’ampia corte rettangolare, presenta ambienti di varie dimensioni, decorati con mosaici e intonaci policromi. Nello spazio tra l’anfiteatro (datato dagli studiosi alla seconda metà del I secolo d.C.) e la domus sono emersi i muri di fondazione di entrambi gli edifici. In questa zona è poi stata rinvenuta la tomba di un neonato. I risultati dello scavo sono stati presentati in una conferenza stampa al Parco archeologico. «I dati acquisiti, ha detto nella circostanza Federica Zalabra, direttrice del Munda, ci permettono di comprendere meglio la cronologia, i rapporti e le dinamiche tra i due monumenti e ci confortano sul fatto che altre future campagne di scavo consentiranno di avere un quadro completo dei monumenti, estendendo gli scavi e offrendo ai visitatori del Parco la possibilità di vedere quanto scoperto dagli archeologi». https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/Ad-Amiternum-sono-emersi-la-tomba-di-un-neonato-un-mosaico-e-muri-di-fondazione1 punto
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io posso solo consigliare di intervenire almeno su qualche lettera che si intravede bagnando con alcool diluito e ripassando i contorni con uno stecchino duro tipo quelli lunghi per gli arrosti,più non so dire1 punto
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Ciao Pino,siamo in quell' ambito secondo me Ciao Ale,almeno abbiamo un argomento su cui disquisire😊1 punto
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Ma che bella! Complimenti mi piace molto, usura omogenea, patina pure. Una bellissima moneta settecentesca.1 punto
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Entrambe le monete sono tra gli zecchini più belli esitati in Nomisma 74 (e ce n'erano tanti di notevoli), in particolare quello di Francesco Morosini che abbina ad un magnifico metallo una splendida rappresentazione manieristica del Cristo entro mandorla, particolarmente godibile per l'ottima impressione!1 punto
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Buongiorno ragazzi, questa lettera indirizzata a Palermo, riporta francobolli e timbri che io non so spiegare. Per esempio sulla parte dell'indirizzo c'è un espresso da 50 centesimi con timbro irriconoscibile, mentre sulla parte alta a destra c'è un timbro che parrebbe essere di Menfi. Sulla parte posteriore della busta, 2 francobolli messi a mo di chiudilettera e 3 timbri diversi, uno di Menfi, uno che non si capisce (Palermo?) e uno di Trapani. Quest'ultimo che c'entra? Spero nel vostro aiuto come sempre. Grazie Parte posteriore1 punto
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Salve a tutti, ritengo che, sul conio, all'inizio fossero state coniate le seguenti lettere in in ordine: H E I R (scambiando le vocali) Dopo essersi accorti dell'errore, hanno cercato di porre rimedio, provando a riempire sul conio le stanghette della E, senza riuscirci pienamente, mantenendo solo l'elemento verticale, cercando di ricavarne una lettera I. Mentre sulla I hanno punzonato una E; infatti sembrano convivere le due lettere in modo un po' pasticciato. Bellissimo esemplare @giuseppe ballauri A presto1 punto
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Salve,credo che una piccola notazione storica sia opportuna. questo oggetto cromato vorrebbe imitare una moneta di Siracusa famosissima e rarissima,il Demareteion,cosi' chiamata dalla moglie di Gelone che dopo la vittoria sui cartaginesi ad Himera,rappresentati dal leone all,esergo,intercede per loro e con i loro doni conia questa moneta.credo che non basti limitarsi a dire buona o non buona,in quanto non è nemmeno un falso ma un ciondolo ricordo😊1 punto
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Cartolina illustrata in perfetta tariffa per l'interno con coppia di 5c verde Leoni sempre belli. ... ... annullati in partenza dal guller di CLUSONE (BERGAMO) del 20.9.1912....... ..... vi e' anche un annullo di arrivo della provincia di GENOVA del 21.9. non nitido nella località che purtroppo non compare neanche in indirizzo... , .... cancellata per la privacy o e' proprio così la cartolina...??? Guardando lo scritto la cartolina e' stata scritta il 19.9. a DORGA che e' un borgo nella provincia di Bergamo. La cartolina è francese "electrophot Paris", serie di quadri del museo del Louvre con il celebre dipinto "Le Spigolatrici" (Des glaneuses) di Jean-François Millet del 1857. Non so perché ma la cartolina francese mi fa pensare a una situazione di passata emigrazione anche stagionale in francia, molto comune in quelle zone e in quegli anni.. e' una sensazione ovviamente non una certezza. Manca l' indirizzo che non e' chiaro, ma per il resto e' un bel viaggio in luoghi di cui non avremmo mai sentito parlare. Ottimo acquisto. 👍1 punto
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Sisi lo so tranquillo, sono contento tu l'abbia presa! Per adesso 😎, poi vedrai che ti prenderanno sempre più.1 punto
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Ciao a tutti, in un'altra discussione mi avevano consigliato di postare qui questo argento come un "orrore" - ERESIA! a parte il R un po' liscio, tutto sommato è ancora un qualcosa da conservare con riguardo ed in effetti è finita in buona compagnia. Guardacaso, proprio nello stesso lotto c'era un altro oggetto che si merita una citazione in questo luogo: Credo 10 Pfennig 1921 di Wilhelm II la composizione in zinco placcato alluminio spiegherebbe il degrado ed il diametro di ca. 20mm è compatibile. Qui due foto con più contrasto per poter meglio decifrare i dettagli. Sperando di non aver deluso le aspettative, Njk1 punto
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Buonasera a tutti, girovagando per un mercatino mi sono imbattuto in un banchetto con un centinaio di buste a poco prezzo. Mosso dalla curiosità (alimentata dalla lettura di questa sezione 😁) mi sono messo a spulciarle e ho trovato tre buste che mi sono sembrate interessanti. Ve le propongo per avere qualche delucidazione filatelica. La prima, come da oggetto, è una busta (teoricamente) FDC della Repubblica Araba Unita. Teoricamente perché non ho trovato notizie di una commemorazione in tale data (la fondazione dovrebbe essere avvenuta il 1 febbraio 1958 (come scritto anche sui francobolli), ma la data commemorata dalla busta è il 22 marzo 1958. Qualcuno sa a cosa faccia riferimento? Mi piace lo stemma con le bandiere di Siria e quella (co-ufficiale) dell'Egitto. Presumo che i due personaggi al centro siano i due presidenti. Su internet ho trovato solo due siti (di cui uno era la baia) e per entrambi era stata venduta (non solo proposta) a 85 e a 68 euro... Non credo li valga, ma in ogni caso è stato un acquisto interessante sulla storia di quel periodo. I francobolli dovrebbero infatti essere comuni, ma sono comunque molto belli, rappresentanti le due nazioni unite. Ogni osservazione è gradita. Posterò a breve anche gli altri due acquisti Saluti Regium1 punto
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ci sono molte falsificazioni e mistificazioni, anche a me sembra di vedere il profilo del re molto usurato e non sarebbe strano se qualcuno avesse creato un finto brockage attraverso la pressione di una moneta buona su quella usurata, detto questo ti direi di portarla da un esperto del settore come Andrea del Pup o Santino Zilli per farti dire la bontà del pezzo e periziarla, se ne hai uno tuo di fiducia, ma che sia esperto di errori di conio del regno , vai dove ti senti più sicura, io ti ho dato quelli, specialmente Zilli che ha appena curato un catalogo degli errori di conio del Regno d'Italia, perchè so essere esperti del settore. Spero di esserti stato di aiuto.1 punto
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Senza dubbio il modo migliore per ricordare il nonno è proseguire la sua collezione! La mia, per esempio, è la prosecuzione di quella che fu di mio zio e poi di mia madre..1 punto
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La cifra che ne ricaveresti non ti cambierebbe la vita ma conservare il ricordo del nonno non ha valore...1 punto
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Genova città etrusca Da cosa derivi il nome di Genova è ancora una questione controversa. Gli scrittori di lingua greca la citano come Genua. Gli studi moderni di glottologia fanno derivare l’appellativo dall’indoeuropeo g(h)enu “bocca”, acquisito nella lingua celto-ligure parlata nella Liguria dell’età del ferro, con riferimento alla posizione geografica. Il nome fu in seguito probabilmente fatto proprio dagli Etruschi insediati sulla collina di Castello e reso in etrusco con il vocabolo “kainua” “città nuova”, che rientra in un gruppo di nomi etruschi di città come Mantua-Mantova. Genova, già piccolo insediamento tribale ligure, nasce dunque come città etrusca : un grande centro commerciale (emporium) attorno ad un tempio dedicato ad una divinità protettrice. L’esistenza sulla collina di Castello di uno o più luoghi di culto è suggerita da alcuni graffiti, con iscrizioni, come le parole “ais” (dio) e “al” (dono), dunque un luogo dove si facevano offerte alla divinità, e da un’iscrizione incisa su un ciottolone in serpentino lavorato per essere infisso verticalmente in un supporto, che riporta il nome dell’autore della dedica, un certo Nemetie di origine celto-ligure. La divinità venerata sarebbe Sur(i)/Soranus, oggetto di culto in Etruria e nel Lazio, con un importante santuario nell’emporio di Pyrgi da dove provengono molti reperti ritrovati in loco. Oltre alle merci, gli etruschi portano anche la scrittura, come dimostrano le iscrizioni rinvenute negli scavi, redatte infatti in lingua e caratteri etruschi. L’ortografia segue le norme dell’Etruria settentrionale. Fin dalle sue origini Genova appare legata alle vicende del porto, creato in uno degli approdi più favorevoli e protetti dell’arco costiero ligure, lungo le rotte battute dalle navi mercantili, etrusche e greche. Le rotte sottocosta, già utilizzate fin dal Neolitico, come dimostrano i rinvenimenti di ossidiana da Lipari nelle grotte del Finalese e, con maggiore frequenza a partire dal VII secolo a.C., come documentano i materiali di importazione marittima rinvenuti negli scavi dei centri della Liguria orientale, offrivano protezione dai violenti venti di scirocco e libeccio che tuttora, in alcuni periodi dell’anno, rendono pericolosa la navigazione. Le alture dell’entroterra di Genova risultano già frequentate nella Preistoria. Tali presenze dimostrano la vitalità di percorsi di crinale intensamente frequentati, sia per la caccia, sia, più tardi, per lo sfruttamento delle risorse dei boschi, la pastorizia e l’agricoltura. In occasione dei lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza della Vittoria è stato individuato a circa 12,5 metri sotto il piano stradale, un livello di frequentazione che conteneva un frammento di legno lavorato, datato, con analisi radiocarboniche, al Neolitico. La scoperta ha suggerito l’ipotesi dell’esistenza di una palafitta presso la foce del torrente Bisagno, zona allora paludosa ed anche oggi segnata da frequenti allagamenti. Maggiori informazioni restituisce un insediamento individuato nel cantiere della metropolitana in piazza Brignole, rimasta fuori del centro abitato fino alla costruzione della settima cinta muraria del 1626 e rimasta campagna fino ai grandi interventi urbanistici ottocenteschi. Durante i lavori di costruzione sono stati raccolti alla profondità di circa 5 m dal piano di calpestio materiali che risalgono ad un periodo tra il 3000 e il 2000 a.C.o (età del Rame/Bronzo Antico) e alla prima età del Ferro. Una grande struttura muraria in pietre a secco, della lunghezza di circa 12 metri che delimita un ampio spazio con tracce di focolari. Dunque alla fine dell’età del Bronzo e nella prima età del Ferro lungo l’arco costiero fra il capo del Promontorio e la penisola del Molo sorgevano piccoli nuclei abitati, di cui restano solo pochi frammenti di ceramica e di intonaco cotto, raccolti nel cantiere della metropolitana di Principe e nell’area del Portofranco. Ma le prime consistenti tracce archeologiche di frequentazione dei luoghi ( frammenti di anfore vinarie etrusche) sono state identificate nella zona del porto antico, materiali databili tra la fine del VII e la fine del VI secolo a.C., che costituiscono la prova dell’utilizzo come approdo, da parte di mercanti stranieri, del tratto di costa che divenne più tardi il porto medievale. Situato al centro dell’arco ligure, all’inizio l’approdo svolgeva probabilmente funzioni di scalo tecnico, per l’abbondanza di acqua potabile e combustibile, la presenza di una spiaggia riparata su cui tirare in secca le imbarcazioni (che a quel tempo navigavano solo di giorno) e la protezione della penisoletta del Molo in caso di burrasca. Il complesso dei materiali dei livelli della fine del VII e VI secolo di Portofranco mostra una notevole varietà di provenienze e costituisce una sorta di repertorio delle merci commerciate lungo le coste tirreniche, con una netta maggioranza di oggetti provenienti dall’Etruria costiera (vasellame in bucchero, recipienti da cucina e da dispensa e anfore vinarie. Un numero consistente di materiali proveniva da Caere (Cerveteri), importante città etrusca, vicina al Tevere e al territorio dei Latini, che dalla fine del VII secolo esportava a Nord (attraverso il porto di Genova) i prodotti della sua ricca agricoltura. Genova dunque nasce già come è oggi, il porto della pianura padana e oltre questa, attraverso i passi alpini, la via principale per il nord Europa per le merci provenienti dal Mediterraneo. Già da allora venivano utilizzati percorsi lungo la Val Polcevera in seguito ricalcati dal tracciato romano della via Postumia e oggi dalle moderne autostrade. Grande importanza aveva il commercio di ambra e di schiavi che arrivavano da nord tramite i Celti. In cambio gli Etruschi fornivano soprattutto il vino accompagnato dagli oggetti necessari per il suo consumo: vasi in bucchero, ceramiche dipinte e recipienti in metallo. Tra la fine del VII e i primi decenni del VI secolo a.C. ebbe inizio anche un commercio con la Gallia, dove nel 600 a.C. era stata fondata in territorio ligure la colonia greca di Marsiglia. Ma Genova riserva altre sorprese. Nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione di un pozzo per la metropolitana nella Spianata dell’Acquasola è stata messa in luce, a 14 metri di profondità dal piano di calpestio, parte della base di un grande tumulo sepolcrale che si ritiene simile a quelli di Cerveteri, che misurava in origine circa 15 metri di diametro ed era circondato da un muro di sostegno. All’interno del tumulo sono stati rinvenuti i resti di alcune tombe a incinerazione, costituite da quattro lastrine di pietra infisse verticalmente per delimitare uno spazio quadrangolare entro cui doveva essere deposto il corredo. La struttura monumentale della tomba e le sue dimensioni suggeriscono che fosse destinata ad un personaggio importante, la cui sepoltura doveva trovarsi in posizione centrale, attorniata da altre, forse di parenti stretti. I corredi ritrovati conservano frammenti di bucchero di produzione etrusco meridionale, di alcune coppette, due piccoli perni in bronzo attribuibili ad un gancio di cinturone e due fibule in bronzo, oggetti provenienti da siti tra Lazio e Campania frequentati da mercanti etruschi. Il ritrovamento nella tomba dei resti di una donna di circa trent’anni che dagli oggetti di ornamento dovrebbe aver indossato un costume tipico dell’area campano laziale hanno fatto pensare che allora fosse già in atto a Genova una politica di scambi e alleanze suggellate da matrimoni. Dunque una nobildonna etrusca del sud andata in sposa a un ricco genovese forse di etnia ligure a stringere un patto di alleanza finalizzato al commercio. Alla fine del VI secolo a.C. risalgono le prime tracce di frequentazione del colle di Castello, uno sperone roccioso sul crinale che si prolunga fino alla penisola del Molo (vicino agli attuali Magazzini del sale e a Porta Siberia), che offriva una buona visibilità sull’intero arco costiero, da Portofino fino a Capo Mele. Le buche per palo e per i focolari ritrovati nell’area del convento di San Silvestro, fanno pensare a capanne in legno, probabilmente con copertura di paglia o stoppie. Anche due edifici in pietra sono attribuibili a questa prima fase di vita dell’oppidum, come il sito fu più tardi definito dagli storici di età romana: il primo era un recinto monumentale, con un’apertura delimitata da pilastri, costruito accuratamente in blocchetti di pietra disposti in filari regolari. Il vasellame ritrovato era in netta maggioranza importato. Si tratta prevalentemente di recipienti da cucina proveniente da vari centri dell’Etruria, mentre fra le ceramiche fini da mensa sono attestati vasi di fabbricazione attica a figure nere e figure rosse. Essendo un grande emporio, Genova etrusca commerciava, come si è visto, anche con i Greci della attuale Francia meridionale e in particolare di Massilia (Marsiglia). La realizzazione di un centro stabile a Genova sembra rispondere, ad un’esigenza di mercato. La convergenza sul porto di una rete di percorsi di crinale e di fondovalle in corrispondenza di valichi, che collegavano la città ai territori padani, e la posizione costiera in un punto centrale del golfo ligure facevano della città una cerniera tra Etruschi, Greci di Marsiglia, Celti e Liguri dell’interno. Nel V secolo Genova era già un importante centro portuale che riceveva derrate alimentari e prodotti artigianali da tutto il Mediterraneo, in parte utilizzandoli direttamente, in parte smistandoli verso il Piemonte meridionale e i siti costieri della Liguria centrale. Insomma “l’emporio dei Liguri” di cui parla Strabone. Nel corso della prima metà del V secolo l’abitato sulla collina di Castello si ingrandisce. Nell’oppidum trovavano posto anche officine per la lavorazione dei metalli, principalmente del ferro, come dimostrano le abbondanti scorie di lavorazione e un resto di forno fusorio, Tracce che testimoniano della presenza di artigiani provenienti dall’Etruria, all’epoca all’avanguardia nella siderurgia. Qualcuno ha ipotizzato la presenza di esperti etruschi che esploravano l’entroterra alla ricerca di giacimenti da sfruttare. Sono stati rinvenuti anche ovili, pollai e recinti per animali. Lo studio delle ossa documenta la presenza oltre che di animali allevati per l’alimentazione, anche di cani e cavalli. Circa alla metà del V secolo l’oppidum fu circondato da una poderosa cinta muraria di circa due metri di spessore. Nel tratto occupato nel medioevo dal palazzo del Vescovo sono stati ritrovati i resti di una torre quadrangolare che permetteva il controllo dell’intero arco portuale e di un vasto braccio di mare che a Ponente arrivava fino a Capo Noli. All’estremità nord, nell’area ora occupata dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie la nuova, si apriva una porta che costituiva l’accesso all’oppidum per chi proveniva dal porto. Lo spazio interno era pavimentato in ciottoli, mentre all’esterno del muro una rampa gradinata di pietre sovrapposte, in discesa è stata interpretata come ciò che resta della antica via che dai moli saliva alla città posta sulla cima del colle. Come tutti i centri etruschi la città dei vivi era circondata da quella dei defunti. La necropoli preromana si estendeva sulle colline di Santo Stefano e Sant’Andrea, separate dal corso del torrente Rivotorbido. Gli oggetti di corredo più antichi risalgono al primo quarto del V secolo a.C., cioè a circa due generazioni dopo la fondazione dell’oppidum, ma nel corso dei lavori in piazza Dante, nel 1910, furono raccolti anche alcuni frammenti di vasi etruschi a figure nere del VI secolo a.C. che fanno supporre che le tombe più antiche siano andate distrutte nel corso dei secoli. La forma delle sepolture, radicalmente differente da quella a cassa in lastre di pietra, adottata invariabilmente presso le popolazioni Liguri dall’VIII secolo a.C., è tipica dell’Etruria settentrionale interna e padana, e dimostra come questo tipo di sepolcro sia stato introdotto a Genova dagli immigrati Etruschi. Ciascuna tomba ospitava uno o più defunti, legati da rapporti famigliari. La composizione dei corredi rispecchia un benessere diffuso. Dunque, fin dai suoi primi secoli Genova fu una città ricca, ma anche un centro multietnico proprio per la frequentazione di mercanti provenienti da ogni zona del Mediterraneo e dell’Europa. La città non aveva una composizione etnica omogenea, ma formata di genti provenienti da aree diverse, portatrici quindi di differenti culture, tuttavia proprio da ciò che è stato ritrovato appare chiaro che sono gli Etruschi l’etnia dominante. Essi introducono la metallurgia, controllano l’emporio, introducono la scrittura, influenzano fortemente culti e rituali funerari, la cerimonialità collettiva (corredi da vino), le tecniche artigianali ed edilizie. I nomi di persona documentati a Genova, talvolta abbreviati o suggeriti dalle sole iniziali, graffiti con uno strumento appuntito sulle pareti o sul fondo di vasi di uso quotidiano per segnalarne il possessore, sono in maggioranza etruschi. Gli etruschi soprattutto controllavano il commercio. Dall’area di Golasecca proveniva la donna di alto rango sepolta in una delle tombe della necropoli insieme a un ricco apparato di gioielli fra cui spiccano una elaborata collana di ambra con pendenti intagliati a forma di stivaletto o vaso. La presenza di una ricca e probabilmente donna straniera sepolta a Genova rappresenta un’ulteriore conferma dell’uso di cementare alleanze commerciali medianti matrimoni. I gioielli della tomba, indicano anche strette connessioni con i centri dell’Etruria padana dove operavano botteghe orafe che producevano fibule in metalli preziosi e raffinate collane e pendagli intagliati nell’ambra importata dal Mar Baltico attraverso i Celti. Molti altri elementi di collana in ambra sono stati rinvenuti nella necropoli e nell’abitato, insieme ad altri oggetti di importazione come alcune raffinate fusaiole in pasta di vetro prodotte principalmente fra Veneto e Slovenia e diffuse specialmente in sepolture nel Veneto, in Etruria padana e nel Piceno. Ma Genova era anche un importante luogo di reclutamento e imbarco di soldati mercenari. Lo testimonia l’elevato ritrovamento di armi e complementi di abbigliamento militare prodotti in tutto il Mediterraneo, un elemento in contrasto con l’immagine di una società dedita prevalentemente al commercio e all’artigianato e dunque sostanzialmente pacifica. Questo ha fatto pensare non alla presenza di una forte guarnigione a protezione della città e del porto, ma al possibile ruolo di Genova come porto di imbarco e reclutamento di truppe mercenarie. Le fonti storiche sono infatti ricche di testimonianze sull’impiego di mercenari liguri e celti, specialmente da parte dei Cartaginesi e dei Greci. di Giorgio Amico http://storiaminuta.altervista.org/genova-citta-etrusca/1 punto
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Seguo con interesse, in quanto tutti e 3 i comuni sono a me abbastanza noti... In questo caso il Comune di Oglianico scrive al Sindaco di Bosconero; Favria e Oglianico sono molto vicini, i 2 centri storici distano circa un chilometro di rettilineo, quest'ultimo intersecato dalla ferrovia Canavesana che vede proprio in questo punto la stazione chiamata a suo tempo "Favria-Oglianico". E' molto probabile che la busta sia stata affidata alle Poste a Favria, anche solo per una questione di semplice comodità. Ultima curiosità, i due comuni furono uniti a formare un unico comune dal 1927 al 1946. Grazie @dareios it per aver condiviso questo pezzo di storia postale canavesana!1 punto
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La medaglia (almeno prendendo per buono il disegno riprodotto sull'opuscolo) risulterebbe un'inedito, non presente nella letteratura numismatica), per lascritta impressa sul lato del battello mentre nelle medaglie conosciute questa si trova al Dritto. https://books.google.it/books?id=aI4jD73Je_4C&pg=PP1&dq=per+posizione+pietra+inaugurale+navale+lloydiano&hl=en&newbks=1&newbks_redir=1&sa=X&ved=2ahUKEwid15KFsdaPAxU7_bsIHbqOElwQ6AF6BAgHEAM Al link l'opuscolo distribuito in quella occasione1 punto
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Queste le immagini del ritrovamento (foto riproduzioni dall'archivio GMT, ovvere Grandi Motori Trieste, 1 agosto 1985) ecco il dettaglio delle medaglie:1 punto
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Ma certo! Ci può stare che vi sia una fase di relativo assestamento ma ormai il trend è consolidato. C’è una fortissima richiesta globale di oro che non sembra accennare a diminuire e ciò sta portando, ovviamente, ad un aumento repentino del prezzo. Si stanno bruciando record su record per quanto riguarda le quotazioni. Pensare che, di punto in bianco, la situazione possa tornare magicamente a quella di 5 anni fa mi pare pura fantascienza. Io, nel mio piccolo, qualcosina ho comprato e, se possibile, continuerò a comprare. Qualche anno fa ho suggerito a mio padre di comprare alcune sterline. Era ottobre 2022 e le abbiamo pagate 430 euro l’una. Sono passati 3 anni e ancora mi ringrazia per il consiglio.1 punto
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Salve. Davide dice che un Coronato chiama l'altro. Infatti... Si tratta di un Coronato di Ferdinando I D'Aragona. L'Arcangelo Michele, con lancia e scudo crociato, trafigge un drago. Non ha sigle e riporta la variazione "HI" al posto di "HIE". Una curiosità: la perfetta dentatura del Sovrano. Non sono riuscito a catalogarlo in base agli esemplari presenti sul MIR. Saluti.1 punto
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Ciao @il console Bella moneta quella che hai postato. Secondo il mio parere un bel BB+ . Questa tipologia è particolarmente difficile da valutare come conservazione, in quanto il conio sulle parti centrali è già carente in tutte le conservazioni. Pertanto bisogna domandarsi quanto la scarsa visibilità dei ricci del Re e di parte dello Stemma sia dovuto al conio oppure ad usura. Detto questo, passiamo alla "variabile" HEER. Sono d'accordo con @gennydbmoney sul fatto che è un errore di conio involontario, probabilmente l'addetto punzonò una "E" ed in seguito corresse con la normale "I". La seconda "E" presenta invece un'eccedenza di conio particolarmente evidente. Questo porta a considerare questa moneta non come una Variabile maggiore, ma comunque un "unicum" che dovrebbe essere maggiormente considerato dai vari Autori. Invece notiamo che solo il Gigante attribuisce una Rarità ( R4 ) pur omettendo la valutazione ( N. 71a - Pag. 529 ). Il Magliocca "Manuale delle Monete di Napoli 1674-1860 " Ed. D'Amico, la cita ( pag.227 ) senza attribuire Rarità e/o valutazione. Nel Nomisma 2022-2023 non è citata. Chiedo il vostro parere come persone molto più esperte del sottoscritto. Posto la moneta che ho in collezione. Buona Serata,1 punto
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