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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/02/25 in Risposte
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Riposto (Sicilia) 4-6-44 Carissima Marcella Stamattina a mezzodì, dopo 3 giorni di navigazione sono giunto a Riposto che si trova vicino Catania. Spero ritornare presto se non ci requisiscono. Domani ti scriverò se non partiremo. Ti raccomando quello che ti dissi (tu mi capisci). Molte care affettuosita'. Tuo Ciro Ciro non sa che mentre sta scrivendo a Marcella, si sta compiendo una giornata storica: La liberazione di Roma da parte degli alleati.3 punti
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Ciao @Ajax ΣAPΔIANΩN, bronzo greco di Sardes in Lidia. https://www.acsearch.info/search.html?term=++ae+wreath+club+sardes&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=03 punti
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È un grano di Carlo II di Spagna per il regno di Napoli, dalla forma del tondello è sicuramente battuto al bilanciere dal 1680 al 1683... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-C2/43 punti
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Sono alcuni anni che non partecipo più al forum, anche per un "bisticcio" che ne decretò, da parte mia l'abbandono, però tale "abbandono" fu giustificato anche da altro, e veniamo al tema di questa discussione. Nel 2017 vendetti tutta la mia collezione che fu esitata nell'asta nr 70 di Varesi. La totalità delle monete in oro ed argento papali fino a Paolo III facevano parte della mia collezione, compreso la quasi totalità delle piastre e mezze piastre, più una selezione di denari romani comuni ma di buona conservazione. Perché vendetti? Semplicemente perché di quel dato periodo rimanevano da acquistare "solo" tipologie di monete ( papali) con esborsi superiori ai 10K euro, cosa che non volevo fare, anche in considerazione di quello che avevo già investito. La vendita all'asta con Varesi andò in modo più che soddisfacente ( tutti qui conoscono la professionalità, la correttezza la competenza del Sig.Varesi). Avevo impegnato nella collezione, iniziata i primi anni '90, una cifra che per me era considerevole, (180K) quando vendetti avevo fatto due conti, se invece d'investire negli ori papali, avessi acquistato delle "misere" sterline d'oro, o dei "vituperati" marenghi comuni, l'oro negli anni '90 e primi del 2000 veleggiava tranquillamente sotto i 10K il kg, nel 2017 avrei ricavato il triplo, quotando tranquillamente oltre i 30K il kg. Anche se la vendita era andata bene, però tra andamento del mercato, commissioni, recuperai il capitale investito, mi rimaneva il piacere d'aver collezionato, ricercato, studiato un affascinante periodo della Storia papale. Però nel 2017, con la liquidità non mi riaffidai alla Numismatica, né iniziai una nuova tipologia, ma realizzai quello che non feci nei precedenti vent'anni, acquistai sterline, marenghi ecc ecc , con massima mia soddisfazione ( solo economica e non numismatica) viste le quotazioni odierne dell'oro. Questo mio breve intervento, non è per scoraggiare chi sta per entrare in questo magnifico settore del collezionismo, che è la Numismatica, ma solamente per consigliare di entrarvi con i piedi di piombo, ponderando bene le somme investite, poiché acquistare si fa molto velocemente, però nell'eventualità di uno smobilizzo, la via potrebbe presentarsi molto erta. saluti TIBERIVS3 punti
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@Silver70 Caro , buonasera! Su questo argomento hai trovato una persona che ho definito "un collezionista seriale"! Ovvero: IO! Circa un mese fa ho terminato di scrivere un libro che ho intitolato "Confesso: sono un collezionista seriale!! Ciliegie di cultura e di passioni." che molto probabilmente darò alle stampe. Nella mia vita ho sistematicamente cambiato tipi di collezioni, perchè, purtroppo per me, mi è sempre piaciuto il bello, l'interessante, il raro. Sono partito con i francobolli, per poi passare alle stampe antiche, agli orologi, ai soldatini, agli argenti antichi, alle porcellane (complice mia moglie), ai micro mosaici, alle gemme e la numismatica è stato l'ultima. @il numismatico diverso tempo fa mi ha denominato "il nonno tuttologo" (fra 18 giorni sono 78 primavere!). Effettivamente tutti questi cambiamenti sono state una occasione di nuovi studi, di nuove ricerche, entrare in mondi che non conoscevo e che, man mano che li esploravo, mi affascinavo e conquistavano, anzi mi conquistano ancora! Il mio sistema è stato quello di approfondire il più possibile la materia, per poi abbandonarla completamente ed iniziare a studiarne un'altra e così via, e tutto ciò è iniziato che avevo 12 anni! Ti posso assicurare che quando nel 2004, la mia azienda mi ha "scivolato", dopo una settimana ero già impegnato in una delle materie che più mi ha appassionato, la Gemmologia, che mi ha permesso di diventare Perito Gemmologo ed entrare in un mondo di un fascino impressionante. La Numismatica è tata un corollario, stupendo ed affascinate che mi ha permesso di entrare in un mondo che non avevo mai immaginato, e che si è affiancato professionalmente alla Gemmologia, diventando Perito Numismatico (ovviamente nel mio piccolo!). Quasi tutte le raccolte che ho costituito nel tempo, sono state esitate per avviarne altre e oramai sono rimasto senza ad eccezione dell'ultima intrapresa qualche anno fa, quella delle medaglie delle Sedi Vacanti Pontificie, ma che sto meditando di esitare anche lei. Alla fine rimane la CONOSCENZA, il resto è di passaggio, si passa ad altri per fare le stesse esperienze! Complimenti! Hai scelto una materia che ti poterà nel mondo della micro meccanica, del complicato, della moda, del lusso esagerato (dovrai studiare molto!). Personalmente sono arrivato al punto di cimentarmi nello smontaggio e rimontaggio di movimenti semplici, e così mi sono reso conto dell'incredibile manualità dei GRANDI OROLOGIAI! Buon proseguimento!!3 punti
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cari amici volevo condividere con voi questo bel cofanetto ripieno di monete che ho inserito in collezione. che ve ne pare?2 punti
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Salve, segnalo : È uscito il nuovo numero di «Panorama Numismatico» (n. 421, novembre 2025). In copertina, Il carnyx di Valentia, di Alberto Mosca: la celebre tromba usata dai Celti in guerra si ritrova su un’emissione relativa alla “Colonia Iuris Latini” di Valentia. Troverete, all’interno Per le curiosità numismatiche: La fenice, simbolo di continuità eterna, di rigenerazione vitale, e come tale adottata anche dai primi cristiani quale rappresentazione della resurrezione di Cristo, compare su numerose emissioni monetali, sia antiche, sia moderne, come racconta Gianni Graziosi in Fuoco di rinascita. Per la monetazione medievale e moderna: Lorenzo Bellesia illustra Una moneta inedita di Giulio Cesare Gonzaga principe di Pomponesco e un appunto su una moneta di Gazoldo degli Ippoliti: due contraffazioni della parpaiola di Emanuele Filiberto di Savoia risalenti alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento. Una moneta con stemma d’Aquino al rovescio, in passato considerata una tessera mercantile, è presentata da Realino Santone in Monete medievali del Regno di Napoli. Una nuova probabile “moneta locale” del periodo aragonese. La Garfagnana, terra di mezzo fra territori Modenesi e Lucchesi, fin dal 1430 dovette subire l’influenza dei marchesi d’Este. Ne parlano Claudio e Guglielmo Cassanelli in Le emissioni Estensi per la Garfagnana. Storia, documenti e materiali. Per la medaglistica: Pio VII si avvalse dell’opera di numerosi incisori per raffigurare il proprio volto sulle medaglie nelle diverse età, come illustra Alberto Castellotti in Il più “fotogenico” dei papi. Nel Settecento la riscoperta di opere antiche determinò una rinascita artistica e culturale. Le sculture antiche furono celebrate anche attraverso la coniazione di medaglie la cui diffusione contribuì a consolidare il gusto per il classico e a diffondere l’estetica neoclassica in tutta Europa. Ne parla Marco Benetello in Le sculture antiche riscoperte nel XVIII secolo: icone del Neoclassicismo e le medaglie che le celebrano. Per la Letteratura numismatica: Senza i libri le monete tacciono, intervista a Luca Lombardi, titolare di Biblionumis, una delle voci più autorevoli nel campo della letteratura numismatica, alla quale si dedica con metodo e passione. Per le Notizie dal mondo numismatico: L’anteprima delle aste nn. 22-23 di Numismatica Genevensis SA, che si terrà il 24 e 25 novembre 2025 a Ginevra. La mostra Il Medagliere si rivela: Ritratto d’artista, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, al Museo Civico Archeologico di Bologna fino al 2 febbraio 2026. Una nuova sezione numismatica al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo. Recensioni: Debora Barbagli e Massimo De Benetti, La collezione di monete etrusche del Museo Archeologico Nazionale di Siena, All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino 2024. Francesco Ferlaino, Banche e banchieri nel Mondo Antico, dai Sumeri a Roma imperiale. Lineamenti di storia, economia e diritto, Edizioni Efesto, Collana de Ortibus et Occasionibus, Roma 2024. In chiusura, il nuovo Listino prezzi fissi di Nomisma spa. Il nuovo numero di «Panorama Numismatico» è disponibile al prezzo di 6,00 euro presso la Redazione o sullo shop online.2 punti
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Acqua, acqua, acqua profondissima... Casale, mezzo bianco o grosso emesso a nome di Ferdinando Gonzaga. https://catalogo-mantova.lamoneta.it/moneta/MN-FPP/5 Mario2 punti
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Dovrebbe essere : Sicilia, Lilibeo. L. Sempronio Atratino, 36 a.C. Æ (28,5mm, 18,26g, 12h). Testa velata e turrita r., entro ornamento triangolare. R/ Serpente intrecciato attorno al treppiede. RPC I 6552 punti
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Salve, come già detto da @SS-12 dovrebbe essere un 2 centimes del Belgio. Tocca solo stabilire di quale re... https://it.numista.com/catalogue/index.php?e=belgique&r="2+centimes"&st=all&cat=y&im1=&im2=&ru=&ie=&ca=3&no=&v=&a=&dg=&i=&b=&m=&f=&t=&t2=&w=&mt=&u=&g=&c=&wi=&sw=2 punti
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Buongiorno @gpittini, on line è presente questo articolo : https://www.guidatorino.com/la-storia-della-prima-foto-di-torino-e-del-suo-autore/2 punti
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Ma figurati di niente.. la prima spiegazione mi era sembrata un pochino sintetica e ho pensato che un piccolo approfondimento ci stava bene, la tua domanda non era per niente sciocca perché sono cose che diamo per scontato, ma quando approfondiamo vengono fuori tante cose, era si un ginepraio ma questo rende oggi la storia postale piu' interessante, fino all' invenzione del francobollo lo scrivere in generale era per pochi facoltosi e colti come nobili o clero, con il Francobollo divenne poi per tutti.1 punto
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ciao. in totale 400 euro circa per un mese di lavoro, un paio d'ore al giorno, e quasi alla fine l'ho dovuto rismontare per un difetto.... molto tempo si perde per aspettare l'asciugatura perfetta della colla e l'assorbimento dell'olio e finitura in gommalacca, anche se non ne ho usato tanto. In vendita online monetieri simili, ma con legno scadente li ho trovati di svariate centinaia di euro1 punto
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Meravigliosi Romani. Pane, pane, ancora pane. Scoperto un grande forno industriale di 2mila anni fa che produceva benessere e sazietà. Ma perchè i pani romani erano a spicchi? Be’, le ragioni sono più d’una. E tutte furbissime. Come i panettieri Redazione 2 Novembre 2025 Archeologia - Ultime notizie ed approfondimenti, Impero romano, News La vita quotidiana, in quell’antica città, non ruotava soltanto attorno ai metalli: anche il profumo del pane appena cotto scandiva le giornate, segno tangibile di civiltà e prosperità. Nell’Hispania romana, tra le pendici settentrionali della Sierra Morena, la città di Sisapo si impose come nodo produttivo e minerario di primo piano. La ricchezza del sottosuolo, che offriva cinabro, piombo e argento, fece di questo insediamento un centro vitale per l’economia dell’Impero. Le ricerche condotte dall’Equipo Sisapo hanno riportato alla luce, nell’area 4 del sito di La Bienvenida, un edificio di oltre duecento metri quadrati, strutturato in cinque ambienti disposti lungo il cardo maximus, la grande arteria nord-sud che attraversava la città. La tipologia delle strutture, la presenza di basi circolari per i mulini, di un forno monumentale e di strumenti destinati alla lavorazione degli impasti hanno consentito di identificare l’edificio come un pistrinum, una panetteria a vocazione commerciale, progettata con una precisione degna di un’officina di rilevanza pubblica. Nel riquadro rosso, in fondo all’immagine, l’ampia officina di pane e il resto della città romana di Hispania. In primo piano un pane del 79 d.C. carbonizzato del Vesuvio. La forma più diffusa era questa, a spicchi Il complesso, costruito in epoca flavia, rispondeva a un disegno unitario: gli ambienti affacciati sulla strada fungevano da punti di carico e di vendita, mentre quelli interni ospitavano le attività produttive. Le basi di pietra, perfettamente conservate, erano destinate a mulini rotatori del tipo pompeiano, azionati da uomini o da animali da tiro. In essi il grano, dopo un primo ammollo in acqua salata, veniva trasformato in farina. Il processo prevedeva poi la setacciatura, fase invisibile per l’archeologia ma ben descritta da Catone e Columella, che consigliavano di eliminare il salvato per ottenere un pane più leggero. La fase dell’impasto avveniva probabilmente nella terza stanza, vicina al forno, dove sono stati trovati mortaria e strumenti in pietra basaltica destinati a tritare erbe aromatiche, semi e spezie – dal cumino al sesamo, dal papavero alla pepe nera – utilizzate per migliorare la qualità della pasta o arricchire il sapore del pane. In quei mortai si preparavano anche ingredienti più rari, come miele, latte o formaggio, che le fonti menzionano tra gli additivi del pane più raffinato. L’impasto, lasciato a fermentare con il fermentum, una pasta madre naturale, veniva poi suddiviso, modellato e marchiato con sigilli che attestavano il nome del panificatore o dell’officina. I pani pompeiani carbonizzati conservano ancora oggi tali impronte, quasi un marchio di garanzia ante litteram, segno che la panificazione era un mestiere organizzato e controllato, parte di un’economia urbana regolata da collegia e da una rigida rete corporativa. Pane romano (Museo di Boscoreale) e rappresentazione pittorica di pani (Museo Archeologico di Napoli, foto: P. Hevia) Il grande forno di Sisapo, dal diametro interno di 2,8 metri, si impone per dimensioni e per la perfezione della sua struttura. Costruito in pietra e toba, con volta a cupola e bocca d’accesso meridionale, ripete le soluzioni tecniche dei forni di Pompei, Celsa e Ategua. Il suo volume, maggiore rispetto agli esempi coevi di Barcino o Augusta Emerita, suggerisce una produzione destinata non al solo consumo domestico ma a un mercato urbano più ampio. Dopo il preriscaldamento, le braci venivano rimosse e le pagnotte cuocevano direttamente sul suolo refrattario, raggiungendo temperature di oltre 250 gradi. La panetteria di Sisapo non era dunque una bottega marginale, ma un’istituzione urbana, simbolo della modernità economica dell’Impero romano. In un mondo in cui il pane rappresentava l’asse della politica annonaria e della pace sociale, la figura del panettiere – il pistor – incarnava la capacità dello Stato di garantire nutrimento, stabilità e benessere. I pistores erano spesso liberti o schiavi specializzati, membri di corporazioni riconosciute che avevano diritto a fornire pane per i templi, le guarnigioni e, talvolta, per i convivia pubblici. Il pistrinum di La Bienvenida restituisce l’immagine concreta di questa catena produttiva perfettamente integrata: dal grano al pane, dal magazzino al forno, dalla fatica degli schiavi all’odore della cottura che riempiva la strada. L’accesso diretto al kardo suggerisce un banco di vendita o una finestra commerciale affacciata sul portico, dove i cittadini potevano acquistare le pagnotte calde, rotonde e incise a spicchi, identiche a quelle rinvenute nei forni vesuviani. Ma più che un semplice laboratorio, il pistrinum di Sisapo rappresenta un frammento di antropologia quotidiana: un luogo di vita e di lavoro, dove la polvere di farina si mescolava al suono ritmico dei mulini e al respiro degli animali da soma. Tra il fumo delle fornaci minerarie e quello del pane appena cotto, la città mineraria rivela così la sua doppia anima: industriale e domestica, produttiva e conviviale. L’identificazione di questa officina panaria, databile tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., amplia la mappa delle panetterie note nella Hispania romana e consente di comprendere meglio la diffusione della tecnologia alimentare in un territorio spesso ritenuto marginale rispetto ai grandi centri italici. La sua scoperta testimonia che anche le città di provincia partecipavano a pieno titolo alla rete economica mediterranea, dove il pane – più ancora del vino e dell’olio – era la misura della civiltà e della vita urbana. Il pane romano, come quello ritrovato carbonizzato a Pompei, aveva la tipica forma a disco con un avvallamento centrale e otto spicchi. Le incisioni radiali servivano a facilitarne la suddivisione in porzioni, permettendo di spezzarlo agevolmente nelle mense o durante la distribuzione pubblica del pane. L’avvallamento centrale aveva una funzione tecnica, migliorando la cottura e derivando spesso dal legaccio di spago che teneva compatto l’impasto durante la lievitazione. Ma quel disegno non era soltanto pratico: in alcuni casi il pane poteva fungere anche da vassoio o da piatto, utile ai lavoratori o ai viandanti che, lontani da casa, trovavano così una superficie pulita e commestibile su cui disporre frutti, formaggi o pietanze. Il disco, per forma e funzione, rimandava inoltre al sole e al vassoio sacro delle offerte, unendo la concretezza dell’alimentazione alla dimensione simbolica del nutrimento e della condivisione. I panettieri potevano diventare molto ricchi, sommando commissioni pubbliche e giro delle clientela ordinaria. A Roma, una delle tombe più singolari dell’età imperiale, a forma di forno per il pane, celebra l’ascesa sociale di Marco Virgilio Eurisace, panettiere libertus divenuto ricchissimo, segno di quanto la panificazione fosse un’attività economicamente fiorente e socialmente ambita. Nato probabilmente come schiavo, Eurisace riuscì a conquistare libertà e fortuna grazie al suo talento imprenditoriale, accumulando profitti grazie alla produzione e distribuzione di pane per l’Annona e per le necessità urbane di Roma. La sua ricchezza gli permise di erigere un mausoleo monumentale, unico nel suo genere, la cui forma ricorda proprio un forno e le attrezzature di panificazione. A Pompei, recenti scavi hanno mostrato come molti candidati politici si accordassero con i pistores per ottenere consenso, distribuendo pane o organizzando banchetti: i forni divenivano veri e propri centri di propaganda, con iscrizioni elettorali sui muri e offerte simboliche di pani votivi. https://www.stilearte.it/meravigliosi-romani-pane-pane-ancora-pane-scoperto-un-grande-forno-industriale-di-2mila-anni-fa-che-produceva-benessere-e-sazieta-ma-perche-i-pani-romani-erano-a-spicchi-be-le-ragioni-sono-pi/1 punto
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Sì, oltre che per l'aspetto degli albori della storia fotografica, riveste importanza anche per la medaglistica di quell'epoca.1 punto
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Salve,Atexano,al di la della iconografia,un bel ritratto che è quello che più apprezzo nelle imperiali.patina delicata da preservare1 punto
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Buon pomeriggio e Buona Domenica a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi una mia recente acquisizione: una moneta asburgica dal valore di 20 Kreuzer battuta nel 1778 presso la Zecca di Kremnitz (B) durante il regno dell'illuminato Sovrano Giuseppe II d'Asburgo-Lorena. Il pezzo presenta: al dritto, l'effigie giovanile e laureata del Monarca entro rami di lauro circondata dalle iscrizioni "IOSEPH II D G R I S A GE REX A A LO e M H D", Giuseppe II Per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re in Germania, Arciduca d'Austria, Duca di Lorena e Granduca di Toscana, sotto il busto viene posto il marchio di zecca B; al rovescio viene rappresentata l'aquila imperiale asburgica coronata brandente spada, scettro e globo sormontante un cartiglio contenente il valore "20" e circondata dal motto latino del Sovrano "VIRTUTE ET EXEMPLO", dal millesimo 1778 e dalla Croce di Sant'Andrea. Ai lati dell'aquila si trovano le sigle "S.K." e "P.D." proprie degli zecchieri di Kremnitz Sigmund A. Klemmer e P. Josef von Damiani. Di seguito qualche cenno storico da me steso relativo alla figura del Sacro Romano Imperatore Giuseppe II d'Asburgo-Lorena. Nato nel 1741 in piena Guerra di Successione Austriaca, Giuseppe II, erede ai troni del Sacro Romano Impero e dei possedimenti asburgici, è il figlio maschio primogenito dell’Arciduchessa d’Austria Maria Teresa d’Asburgo e del consorte Francesco I Stefano di Lorena. Viene eletto Sacro Romano Imperatore nel 1765 alla morte del padre Francesco I e, dopo anni di condivisione del trono dei possedimenti asburgici con la madre, diviene unico sovrano nel 1780, anno della dipartita della grande Maria Teresa. La politica di Giuseppe II, passata alla storia con il termine “Giuseppinismo”, viene molto discussa all’interno della corte viennese a causa della sua grande ostilità nei confronti della Chiesa, storicamente legata alla famiglia Asburgo, e per la stima nutrita dall’Imperatore nei confronti del Re di Prussia Federico II di Hohenzollern, storico nemico del Sacro Romano Impero e della compianta arciduchessa d’Austria Maria Teresa. Da perfetto sovrano illuminato, Giuseppe II promulga, nell’ambito delle sue “riforme sociali” causa di molti contrasti con la madre durante il periodo di condivisione del trono asburgico, una serie di decreti imperiali atti a migliorare le condizioni di vita del popolo favorendo l’istituzione di nuove mense, rifugi per gli orfani, scuole pubbliche ed ambulatori dove somministrare i primi rudimentali tipi di vaccino per le malattie all’epoca più comuni. Tra il 1781 e il 1789, Giuseppe II abolisce, almeno formalmente, la servitù della gleba all’interno del Sacro Romano Impero e solleva i contadini dall’obbligo di pagare la decima al clero: questo comportamento causa lo scontento generale dei nobili e il logoramento dei rapporti diplomatici tra la Chiesa di Roma e Vienna. Nel 1790, dopo essere stato sconfitto in alcune campagne militari da lui tentate, il Sacro Romano Imperatore Giuseppe II muore lasciando il trono al fratello e Granduca di Toscana Pietro Leopoldo ed impartendo l’ordine di far incidere sulla sua semplice tomba la frase “Qui giace Giuseppe II, colui che fallì qualsiasi cosa intraprese”.1 punto
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@SS-12 @Alan Sinclair @santone Grazie a tutti voi per l'apprezzamento!1 punto
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Questi pezzi da 20 Kreuzer, popolarmente detti "Svanziche", avevano valore di una Lira Austriaca all'interno del Regno Lombardo-Veneto.1 punto
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Ciao @Pino 66, terzo conio: le due firme sono allineate a sinistra.1 punto
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Ciao @Antonino1951 , scusami se mi intrometto , ma vorrei esprimere il mio pensiero rispetto a quanto hai ipotizzato , la tua domanda e' molto lecita in relazione all' ipotesi che si tratti di una lancia rivolta in basso . Livia idealizzata come probabile PAX potrebbe dipendere dal fatto che Livia , quando fu emesso il Denario , fosse ancora in vita e che quindi la PAX sia una PAX acquisita . Al contrario se la PAX fosse stata una PAX da conquistare , potrebbe fare riferimento alla PAX di suo fratello Druso per le sue vittorie in Germania .1 punto
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Ajax,I don't think is lead,but with a nail you can try to leave a sign,if you aren't able it can be bronze or other1 punto
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Precisamente 😁 Non so se ci stanno gia‘lavorando ma chiaramente sarebbe un‘applicazione assolutamente possibile e utilissima, sopravanzando gli studiosi certosini che da anni stanno cercando - soprattutto per le emissioni dei denari Romani ( Repubblica) di mappare i coni esistenti sono certo che al prossimo Congresso Internazionale - in programma per il 2027 in Germania - vedremo molte proposte di progetto in tal senso1 punto
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Buongiorno Tiberius, personalmente ho sempre tenuto separato il discorso "passioni", dagli investimenti finanziari. Quando la passione ti travolge non si pensa mai al denaro....soprattutto quando si è più giovani. Con l'età si comincia a ragionare un po' di più e si tende ad unire le due cose, visto che le passioni cambiano nel tempo, e visti i tempi, forse è meglio combinare le due cose e non disperdere capitali. Quello che sto cercando infatti sono orologi vintage in oro 18K, sono sicuro che negli anni il valore intrinseco di questo metallo sia una garanzia per una eventuale vendita successiva. Tra 10 anni il valore dell'oro sarà molto più elevato, non ci sono dubbi, il sistema finanziario fiat è arrivato al capolinea. Saluti e buona Domenica Silver1 punto
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circa 500 monete olio di lino e gommalacca, la gommalacca come si faceva anni fa, con il tampone1 punto
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La 120 grana direi un falso d' epoca.1 punto
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i cassetti li uso per mettere, utensili, come guanti, bilancia, pinzette, materiale per pulizia e monete di bassa qualità che comunque conservo1 punto
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Volevamo ringraziare Fabio Songa per l'interessante conferenza, un argomento molto interessante molto ben documentato ed esposto, grazie anche alle persone che hanno partecipato in sala alla conferenza e alle molte che hanno seguito la conferenza da remoto. Al termine della conferenza si sono potute vedere un bel numero di monete e salutarci tutti con il consueto brindisi.1 punto -
Sentite condoglianze alla famiglia, davvero triste che un ragazzo giovane con tanta vitalità e passione debba abbandonarci così presto!1 punto
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direi proprio di no; osserva il piumaggio dell'aquila, vedi che è consunto sul petto, sulle ginocchia e sulla sommità delle ali, poi i legacci del fascio , ormai lisi. Al dritto la testa del re, zigomo, sopracciglio e orecchio, le parti più esposte sono ormai lisce. E' un normale bb. Questo è uno spl1 punto
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L'autore in questione, a cui con estremo garbo, gentilezza e pazienza, gli appassionati di numismatica veneziana stanno rivolgendo, inutilmente, richieste di delucidazione e chiarezza nel merito delle ipotesi da lui sostenute, è già tristemente famigerato tra noi appassionati di numismatica napoletana e dell'Italia meridionale come "appioppattore" seriale di varie tipologie monetarie a diverse zecche forzando in maniera oltremodo arbitraria la documentazione studiata e allegata... Ha l'indubbio merito di pubblicare tutta una serie di documenti molto interessanti, ma poi parte per la tangente inventandosi di tutto e di più, del tipo: monete coniate a Lanciano, ducali, tarì e augustali coniati a Napoli, denari lucchesi, fiorini di Firenze e adesso pure ducati veneziani coniati a Napoli... il tutto sbandierato come "ormai assodato" senza un benchè minimo straccio di prova a sostegno se non interpretazioni a dir poco forzose... Già in passato questa sua modalità di fare "ricerca" è stata oggetto di una dura e articolata presa di posizione da parte di uno studioso di numismatica medievale dell'Italia meridionale di cui riporto un saggio nel merito che illumina meglio la questione: https://www.academia.edu/117670185/Raffaele_Iula_Moneta_que_tunc_per_ista_civitate_andaberis_zecca_ed_economia_monetaria_a_Napoli_nel_XII_secolo_in_Archivio_Storico_per_le_Province_Napoletane_CXLII_2024_pp_7_281 punto
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Ciao a tutti proseguendo con le condivisioni di monete che presentano a mio modesto parere una soddisfacente patinatura, vi ri-presento un esemplare già in precedenza pubblicato, ma che nel tempo ha acquisito una colorazione che giudico tra le migliori della collezione, tra l'altro su rilievi intatti, infatti la Casa d'Aste da cui proviene l'ha classificata FDC (MS64, non sopra per via di alcuni graffietti). Si tratta di un collo lungo zecca di Genova del 1859, millesimo non particolarmente raro, certamente meno della cugina torinese, tuttora mancante perché la cerco in analoga conservazione. La patina è chiaramente da moneta "riposata" in monetiere, e la sua permanenza sul velluto dei miei raccoglitori, anche se chiusi in cassetta di sicurezza, le ha conferito un aspetto complessivo che definirei elegante. Come molti sanno il mio sogno è di raccogliere tutti e 19 i millesimi dei 5 lire di Vittorio Emanuele II Re di Sardegna nelle massime conservazioni possibili. L'impresa è letteralmente titanica anche perché alcuni non sono mai apparsi in FDC, per cui la scelta, in questi casi, non può che orientarsi sugli SPL. Per ora sono a 7 esemplari in FDC e 10 compresi tra BB+ e SPL+, mentre due date mancano. Buona giornata1 punto
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Scusatemi per l’assenza, in quest’ultimo periodo il tempo dei giorni è stato divorato da impegni e da alcuni “ostacoli” di quotidiana routine ed altri straordinari. Provando a riprendere in mano il sasso cecherò di esplicitare il mio post 26. Prima di tutto : guardando le immagini della moneta mi pare di vedere un esemplare autentico. E non mi sono posto minimamente la questione dell’autenticità fino a quando dal post 21 si sono aggiunti elementi che non conoscevo. Il mondo della Numismatica Siciliana dei secoli passati (nel limite delle mie conoscenze) era composto di uomini che amavano la cultura, la storia e l’arte. Uomini di estrazione sociale mediamente elevata che si confrontavano tra loro comunicandosi e condividendo nuove scoperte, facendosi vanto di pezzi rarissimi od unici che avevano potuto acquisire alle proprie raccolte. Raccolte che spesso diventavano veri e propri musei privati, aperti a studiosi e viaggiatori del Grand Tour. Raccolte che confluivano in altre raccolte e che venivano pubblicate anche in opere date alle stampe. Insomma vi era un intreccio ed interscambio di dati davvero notevole per un epoca priva di telefoni, internet ecc. che ben rappresenta la voglia di “dire”, “far sapere”, ma anche “farsi notare”, “primeggiare”. E “chi scavava” (tombarolo o contadino che fosse) si da dava un gran da fare a consegnare il materiale rinvenuto a questo o quell’aristocratico, latifondista, canonico, abate, accademico per ottenerne un congruo profitto. Il terribile “sottobosco” novecentesco era, allora, una radura assolata ed aperta insomma. Eppure una moneta unica che non ha pari o quasi, forse l’esemplare più maestoso delle acclamatissime serie greche siciliane del V secolo a.C. , passa inosservata e sconosciuta attraverso chissà quali passaggi finché .. non finisce all’estero. Mi sembra opportuno dirlo: non è certo impossibile, alquanto inverosimile forse, ma certamente É strano. Sono considerazioni personali, ma se credo di vedere opacità non posso fare a meno di lasciare che emerga qualche punto interrogativo nella mente. La cosa che mi risulta più difficilmente comprensibile è che pur conoscendo Salinas il tetradrammo (come sembrerebbe suggerire Boehringer) esso sia rimasto per anni nel più completo anonimato Circa le raffigurazioni. Sono rimato colpito da come tutto, nello scritto di Head, sembra allinearsi perfettamente con elementi riferibili all’area etnea (ad eccezione della pelle forse leonina), come lo scarabeo, Zeus Aitnaios, il pino, descritti da autori antichi ben noti come Aristofane, Pindaro, Diodoro, Strabone. Sono rimasto colpito perché mi sono trovato a chiedermi, quante volte tali simboli con tali fattezze siano comparsi altrove sulle emissioni pur scarse di Aitna. O di Siracusa. Se non altro per cercare di immaginare il significato che si voleva comunicare da parte dell’autorità emittente, che era di sicuro assoggettata all’autorità di Ierone di Siracusa. Perché questo è il valore massimo, culturalmente, che io vedo in una moneta.. il messaggio che voleva trasmettere l’autorità che la emetteva. Cosa ci dice la moneta dei suoi creatori. E se la dracma di Aitna ex NAC 124/49 mostra un dritto che richiama palesemente le origini geloe prima, siracusane poi, del tiranno Dinomenide, ancora una volta mi chiedo perché le autorità ieroniane avrebbero glorificato su coni tanto magnifici (quelli del tetradrammo di Bruxelles) elementi che ricordavano un ambiente che Aitna condivideva completamente con la recentemente “svuotata” Katane, ripopolata con cittadini siracusani e del Peloponneso che forse neanche ne conoscevano i culti. Che fosse un tributo per “ingraziarsi” le forze superiori di quella natura che nell’Etna ha un formidabile quanto temibile rappresentante? Come dicevo al post 26, ci sono tante evidenze, alcune certezze e delle stranezze. Le stranezze mi auguro possano essere chiarite in futuro. Spero di avere chiarito il mio pensiero nonostante abbia scritto con uno stile prossimo allo stream of consciousness.1 punto
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La mia ricerca è riferita al personaggio Salvatore Verga Catalano, collezionista numismatico, morto il 17 luglio 1880, lasciando i suoi beni ai nipoti Giovanni e Mario Verga, figli del defunto fratello Giovanni Battista (1807-1863). Del resto anche G. E. Rizzo, nella nota 21 di pag. 75 del suo Saggi preliminari su l'arte della moneta nella Sicilia greca, afferma che il tetradramma di Aitna, era posseduto fino all'anno 1882, da un certo Verga Catalano di Catania. Quello che non torna è che Rizzo fa finta di non conoscere i Verga Catalano, tra cui Giovanni Verga (già affermato scrittore, maggiore esponente del Verismo, nonchè senatore del Regno). Sembra piuttosto che per motivi di privaci, lo voglia tenere fuori dalla vicenda della vendita. Per quanto riguarda la provenienza del calco su cui ha lavorato lo stesso Rizzo, non è inverosimile che questo, ancor prima della vendita, fosse già nella disponibilità degli eredi, e donato al Rizzo, considerato che il defunto zio, Salvatore Verga Catalano (primo proprietario di tutti ibeni), era anche un ottimo riproduttore di calchi, come si evince dall'opera di Ferdinand Freiherrn von Andrian, Prahistorische Studien asu Sicilien, a pag. 69, a cui donò i calchi di alcuni strumenti preistorici.1 punto
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