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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/22/25 in Risposte
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Ciao Silvia Prima di tutto bisogna contestualizzare la moneta ed il periodo. Sono certo che quanto ho scritto precedentemente, ti sia resa conto di quanto difficile era "far di conto" sulle monete, non avevano un valore fiduciario come quelle odierne, ma valevano per come erano fatte ..... peso e metallo! Da quanto scrivi, il testatore lascia 10 Ducati ad ogni familiare, specificando che ciascun Ducato vale 31 Grossi; siamo nel 1509 e il Ducato d'argento ancora non esiste, quindi ci riferiamo al Ducato d'oro che, solo pochi anni dopo si comincerà a chiamare Zecchino. Il Testatore fa la correlazione tra Ducati e Grossi; non Piccoli o Bagattini o Soldi o Lire. Vuol dire che, benché non coniati più oltre il 1470, i Grossi erano ancora una moneta conosciuta in quell'anno ed usata per far di conto in quel periodo. Successivamente si preferirà a comparare i Ducati, Ducatoni, Ducatelli e Scudi in Lire, Soldi e/o Piccoli. Ovviamente il rapporto tra Ducato d'oro e Grosso, non era fisso e quindi nei Domumenti si doveva sempre specificare il controvalore ad una certa data, così che non ci fossero soluzioni arbitrarie e svantaggiose per gli eredi, né si poteva applicare un valore speculando sul tempo e l'inflazione. Alla nascita nel Ducato d'oro (1284) il suo controvalore era di 18 Grossi, ma già nel 1328 ne valeva 24. Più che probabile che al 1509 ne valesse 31, non fosse altro che per la svalutazione dell'argento sull'oro. Spero di essere stato chiaro. Saluti luciano3 punti
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Buongiorno a tutti/e , in questa giornata nevosa , piovosa e fredda, condivido la mia ultima acquisizione calda e cioccolatosa . Appena l' ho vista mi è piaciuta proprio per quello, oltre per la tipologia di moneta. Buona serata .2 punti
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Curiosa la descrizione del dritto di Numista Three smoking towers >>> Tre torri fumanti Sulle torri ci sono tre piume!2 punti
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P.S. Tutti gli accorgimenti dei quali hai letto sopra non avevano al 1509 significato, giacchè il Banco Giro non era stato ancora creato e quindi aggio e sopraggio non hanno ragione di essere.2 punti
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@Ajax c'è più di qualche variante,controlla tu moneta in mano https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/search/browse?q=Pergamum+senate2 punti
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Ciao @Ajax bronzo provinciale di Pergamo in Misia https://www.acsearch.info/search.html?id=125976552 punti
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Direi sia evidente. Purtroppo non è classificabile perché non parliamo di hairlines ma di accanimento su questa povera moneta. Comprai agli inizi un 40 lire Milano di Napoleone con lo stesso problema. Così brillante! Sembrava nuovo così lucidato a specchio. Lo ho ancora. Mi ricorda che prima di comprare devo pensare bene. Ora so che è "gioielleria" e vale il prezzo del fino contenuto. Io colleziono sovrane e sinceramente non ci spenderei nemmeno il fino per questa. I particolari dei rilievi più alti (sempre che ci fossero) sono stati asportati. In zecca erano così: Detto ciò se a te piace ed hai speso il fino va anche bene. Ognuno è re a casa sua. Mi spiace fare il guastafeste ma meglio sapere sempre la verità. Come spesso, anche personalmente, suggerito in passato, meglio chiedere prima di acquistare. Buona domenica2 punti
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La avevo già, ma per 70 centesimi mi dispiaceva lasciarla nella ciotola..2 punti
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... e tutto tace. Secondo me aspettano che noi pensionati si prenda la tredicesima dall'INPS a inizio mese prossimo.2 punti
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Denario serrato della Claudia CLAUDIA - Ti. Claudius Ti.f. Ap.n. Nero (79 a.C.) Denario. B. 5/6 Syd. 770 Cr. 383/1 A.V. 185 D/ Busto di Diana con arco e faretra R/ La Vittoria su biga. Ag 3,56 g 19 mm • Bella patina BB÷SPL Una particolarità del dritto che raffigura il busto di Diana è la parte terminale a testa di cervo dell’arco che la dea tiene in spalla con la faretra. S.C sono le iniziali di “Senatus Consulto”. Il vero significato del dritto non è noto, sebbene possa essere un'allusione alle origini sabine dei Claudiani. Al rovescio la Vittoria alata che guida una biga al galoppo a destra, con in mano una corona, le redini e una foglia di palma. Sotto i cavalli A•XXXXV (numero di controllo) e in esergo una parte della scritta su due righe TI • CLA(VD) • [TI • F/(AP) • N] (“Tiberius Claudius Tiberii Filius Appii Nepos”). La moneta è classificata Crawford 383/1. Notare che "Ti. Claudius Ti.f. Ap.n. Nero" all’inizio della didascalia si riferisce al politico e monetario romano della Repubblica che ha coniato un denario d'argento serrato nel 79 a.C. Questa persona ("Ti." sta per Tiberio, "f." per filius (figlio di), e "Ap.n." per Aponius nepos (nipote di Aponius)) era il nonno dell'imperatore Tiberio e deve essere distinta dall'imperatore con il medesimo nome Tiberio Claudio Nerone che gli succedette. apollonia2 punti
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Martedì 25 novembre dalle ore 20:45 al CCNM (via Kramer, 32 Milano. Citofono SEIDIPIU'), conferenza su "Le oselle del doge Francesco Morosini il Peloponnesiaco" tenuta da Andrea Costantini. La conferenza che avrà inizio dalle ore 21:00 potrà anche essere seguita da remoto, i link da utilizzare per seguire la conferenza verranno comunicati il mercoledì prima della conferenza.1 punto
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Preziosi. Vetri. Monete depositate per l’Aldilà. Un imponente sarcofago romano in pietra calcarea, rinvenuto perfettamente sigillato nel cuore di Budapest, ha restituito un quadro straordinario della vita e della morte di un individuo appartenente alla classe sociale elevata del tardo Impero Romano. Al suo interno sono stati scoperti i resti scheletrici di una giovane donna, accompagnati da un corredo funerario di notevole valore: vasi di vetro intatti, una pietra preziosa d’ambra, 140 monete e oggetti ornamentali di bronzo e osso, tutti elementi che suggeriscono la cura e l’attenzione riservata al defunto. Il sarcofago, databile al IV secolo d.C., appare realizzato ad hoc, distinguendosi dal frequente riuso di materiali più antichi, prassi comune nel periodo tardo-romano. La scoperta è avvenuta nel distretto di Óbuda, corrispondente all’antica città di Aquincum, fondata dalla tribù celtica degli Eravisci nel I secolo a.C. Dopo la sconfitta degli Eravisci nel 12 a.C., i Romani trasformarono l’insediamento in un castrum militare, poi ampliato come città civile, integrata pienamente nella rete urbana dell’Impero. La posizione strategica lungo il limes del Danubio rese Aquincum un centro vitale per il commercio, la logistica militare e le attività artigianali e industriali. Entro la fine del II secolo, la città contava circa 30.000 abitanti, vantando strutture pubbliche imponenti: terme, acquedotti, due anfiteatri, templi e santuari, oltre a residenze private di lusso e al palazzo del governatore, fulcro dell’amministrazione provinciale. L’area in cui il sarcofago è stato ritrovato era stata precedentemente occupata da abitazioni abbandonate nel III secolo, trasformate successivamente in spazio funerario. Mentre altre otto tombe furono individuate nella stessa zona, nessuna raggiungeva la complessità e l’eleganza di questo sarcofago. La struttura è caratterizzata da un coperchio ancora fissato con staffature di ferro e piombo fuso, un deterrente efficace contro i saccheggiatori che ne garantì la conservazione intatta fino all’intervento della squadra di archeologi del Museo Storico di Budapest, che utilizzarono attrezzature specializzate per sollevarlo senza danneggiarlo. All’interno, dopo la rimozione di pochi centimetri di argilla penetrati attraverso il sigillo, gli esperti hanno documentato una serie di oggetti che riflettono sia la ricchezza materiale sia le credenze simboliche della defunta: forcine in osso, statuette in bronzo raffiguranti divinità minori o animali protettivi, un frammento di ambra, un vaso di vetro verde chiaro accompagnato da una piccola ciotola, e tracce di tessuto con filo d’oro, probabilmente parte di un abito o di un sudario decorativo. L’analisi dei resti ossei e dei manufatti indica che la donna era giovane e apparteneva a un ambiente di alto rango sociale, capace di accedere a materiali preziosi e a pratiche funerarie elaborate. Il ritrovamento offre anche spunti di riflessione sul ruolo dei sarcofagi in pietra nella cultura funeraria romana. Questi manufatti erano spesso indicatori di status: la scelta di pietra calcarea resistente, la cura nella sigillatura e la ricchezza dei corredi erano tutte manifestazioni tangibili della memoria sociale del defunto. In particolare nel IV secolo, periodo di transizione in cui l’Impero Romano affrontava mutamenti politici e sociali, la realizzazione di sarcofagi personalizzati rifletteva il desiderio di conservare identità e prestigio oltre la morte. L’uso di materiali durevoli e di tecniche di fissaggio complesse aveva anche una funzione pratica: proteggere il corpo dai saccheggi e preservare il corredo funerario, elementi fondamentali per i rituali di commemorazione. Il contesto urbano di Aquincum permette di inserire la scoperta in una trama più ampia di vita cittadina, attività economiche e pratiche sociali. La città, grazie alle sue industrie e al suo commercio lungo il Danubio, favoriva la circolazione di beni preziosi come vetro, metalli e pietre semi-preziose, facilmente rintracciabili nei corredi funerari. Le tombe rinvenute negli edifici riconvertiti testimoniano un uso pragmatico dello spazio urbano in declino, con la scelta di sepolture più elaborate riservate a chi deteneva ancora un certo prestigio, mentre la maggior parte della popolazione doveva accontentarsi di soluzioni più modeste. I reperti e i resti scheletrici saranno ora analizzati con tecniche osteologiche, archeometriche e di conservazione, presso il Museo di Storia di Budapest, offrendo non solo informazioni sul singolo individuo, ma anche sulla vita quotidiana, la dieta, le pratiche funerarie e il commercio di beni di lusso nell’Europa centrale romana. La scoperta di questo sarcofago sigillato, così intatto, costituisce una testimonianza straordinaria del rapporto tra memoria, status e ritualità nell’epoca tardo-romana, illuminando il modo in cui la città di Aquincum e i suoi abitanti cercavano di preservare il prestigio individuale e familiare in un mondo in trasformazione. https://www.stilearte.it/mio-dio-ricchezza-e-lacrime-cosa-abbiamo-trovato-nei-giorni-scorsi-nel-sarcofago-romano-che-non-era-stato-mai-aperto/ Sealed Roman sarcophagus opened in Budapest http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-opened-430x286.jpgA massive Roman limestone sarcophagus found still sealed in Budapest has been opened revealing the skeletal remains of a woman and dozens of valuable grave goods, including intact glass vessels, an amber gemstone and 140 coins. It dates to the 4th century, a period when people often reused old sarcophagi, but this one was made specifically for the deceased. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-lid-removed-430x286.jpgThe sarcophagus was discovered in an excavation of the Óbuda district, the site of the ancient city of Aquincum. Founded by the Celtic Eravisci tribe in the 1st century B.C., the settlement was converted into a Roman military castrum and associated civilian city by Rome after its defeat of the Eravisci in 12 B.C. Its strategic location on the Danube limes made Aquincum a hive of military and commercial activity. It was made the capital of the imperial province of Pannonia Inferior in 103 A.D., and by the end of the 2nd century had grown to a city of 30,000 with public baths, an aqueduct, two amphitheaters, temples and sanctuaries, extensive industry (pottery making, metalwork, fabric dying, food production), the governor’s palace and other luxury domiciles for wealthy residents and city officials. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Clay-removed-from-opened-sarcophagus-430x286.jpgThe massive size and quality of the sarcophagus and the objects it contain mark the deceased as one of those wealthy residents. It was discovered among the remains of houses abandoned in the 3rd century that were later repurposed as a burial ground. Eight other graves were found in the area, but none of them were as elaborate, richly furnished or well-preserved as the sarcophagus. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Archaeologists-examine-intact-glass-vessel-200x163.jpgThe lid was still fixed in place, clamped to the sarcophagus with iron brackets and molten lead. It must have been an intimidating prospect for looters, because the sarcophagus was never disturbed until the team of archaeologists from the Budapest History Museum and heavy machinery lifted the lid. Ahttp://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Glass-bowl-200x156.jpgn initial excavation inside the coffin at the site removed 1.5 inches of clay that had seeped through the seal. Archaeologists found a bone hairpin, bronze figurines, a piece of amber, 140 coins, a light green glass vase with a matching small bowl and traces of a textile with gold thread. The size of the bones and the nature of the artifacts indicate the deceased was a young woman. The skeletal remains and the artifacts will now be analyzed and conserved at the Budapest History Museum. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Skull-and-bones-found-in-sarcophagus-200x133.jpg http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Jewelry-in-sarcophagus-200x213.jpg http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-artifacts-200x142.jpg https://www.thehistoryblog.com/archives/747071 punto
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Riprendo da qui le foto per questo album raro e particolare perché comprende sia monete cartamoneta francobolli e anche un po' di storia postale. L'album è in buone mani del signor Gerardo Vendemmia che già mi ha comunicato che la carta moneta è eccezionale sia per rarità che condizioni tutte tra il superbo ++ e fds. A voi alcune foto pian piano vi racconterò la storia di "Mimmi" funzionario del ministero per il commercio con una ricca documentazione.1 punto
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Per me falso d' epoca, credo coniato.1 punto
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Secondo me la classificazione è Munt.15. Avevo aperto una discussione sul Grosso della S.V.1740 in quanto "necessiterebbe" di una riclassificazione più chiara...... Ricordo che ci sono 4 tipi di Dritto che sono le combinazione tra l'impugnatura delle chiavi oblunga o tonda e la data con il 40 romano XXXX oppure XL. ci sono anche 4 tipi di rovesci : Colomba tra RAGGI, FIAMMELLE, RAGGI SOTTO FIAMMELLE, NUBI. In "Teoria" possiamo avere 16 combinazioni differenti, se poi aggiungiamo che ho censito 3 varianti di Rovesci nel tipo "tra Nubi" diventano 18....... Ho sempre sostenuto che la Sede Vacante del 1740 è una collezione a se visto che ci sono 36 monete diverse che la rappresentano !1 punto
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Ciao Matteo non dove mi trovo ora pero’. Quando rientro controllo1 punto
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A suo tempo dovresti aver ricevuto una mail da CFN con la nuova procedura di registrazione. Se non l'hai ricevuta è forse perché eri nella lista dei "dormienti". Nessun vantaggio per i vecchi clienti ... vai sul sito e registrati1 punto
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I vecchi iscritti hanno già potuto iscriversi al nuovo sito ed effettuare i primi acquisti, mentre ancora non si sa quando partiranno le nuove iscrizioni: questo è l'unico vantaggio dei vecchi iscritti È lecito pensare che, quando le iscrizioni saranno possibili per i nuovi utenti, non ci sarà alcuna differenza fra vecchi e nuovi utenti, e tutti avranno le stesse possibilità di acquistare quello che vogliono1 punto
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Ciao, penso sia un effetto del trascinamento della lamina di rame tra i conii a rullo. Lo stesso "effetto B" si nota, specie nella foto rovesciata, sulla verticale della "E" di MEZZO. Ciao, RCAMIL.1 punto
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Ieri avevo lasciato quest'altra meraviglia senza un commento che lo merita solo per la targhetta pubblicitaria dedicata ai sigari toscani, che adoro ..anche fumati in pipa. La cartolina è in perfetta tariffa per l'interno con cinque parole di convenevoli, affrancata con il 20c carminio Giulio Cesare della sempre bella, longeva e onnipresente in questo periodo serie Imperiale. Annullato dal meccanizzato con targhetta pubblicitaria di NAPOLI FERROVIA ore: 20-21 del 19 XII 30 IX a.e.f. Questa targhetta pubblicitaria è rara nitida e EXTRA BELLA, con l' immagine della cartolina + l' affrancatura e tutto l' insieme fa di questo esemplare una cartolina non Comune. Non sono riuscito a trovare altre immagini di questo annullo, solo immagini della pubblicità dell' epoca del Sigaretto Roma.1 punto
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@Alan Sinclair Grazie per la foto! @SS-12 Grazie!1 punto
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Avrei voluto chiudere l'anno col mio esordio in questo fantastico thread, ma purtroppo l'unico telefono che ho a disposizione per gli orrori si rifiuta di spedire le foto per il postaggio su internet. Spero di riuscire a risolvere in tempo il problema.1 punto
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Per le piastre del 1804 non è possibile prescindere dagli studi di Carlo Prota "La riforma monetaria del 1804-05 di Ferdinando IV di Borbone" e di Giovanni Bovi, "Le monete napoletane del 1804". Entrambi gli Autori pubblicano ed esaminano documeni d'epoca, ma incomprensibilmente il Bovi - sebbene avesse consultato la busta 13659 del Ministero delle finanze - gli sfuggì un incartamento datato al 3 settembre 1804 (il primo in ordine cronologico che si conosca) redatto dalla Regia camera della Sommaria. La particolarità di questo documento sta nella realizzazione di una piastra coniata appositamente per il re da sottoporgli per l'approvazione e che sino ad oggi risultava inedita. Possiamo leggere: "Il contorno dovrebbe rifarsi, ed in vece del motto, che presentemente si legge adversus fraudatores, sarebbe molto meglio adattato il seguente Cura optimi Principis." Il testo continua con il suggerimento di modifiche da apportarsi nella qualità dell'incisione dei caratteri e nella scelta delle legende. Si spiegano anche le ragioni della posizione delle sigle del maestro di zecca e l'omissione della firma di altri ufficiali: "Le lettere iniziali del nome, e cognome del Maestro di Zecca D. Luigi Diodati situarsi non già ai fianchi delle Vostre Regali Armi, ma al di sotto delle medesime, con proporzionarle allo spazio, che vi è sottoposto, senzanche nella moneta v'incidono altre lettere iniziali di altri individui della Zecca, perché altrimenti non risalterebbe il campo della moneta." Il testo chiude con l'attesa dell'approvazione regia. Osservando le poche piastre del 1804 arrivate sino a noi, sembra proprio che il re abbia acolto il parere della Regia camera della Sommaria.1 punto
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Ciao, si tratta di un dupondio dell'imperatore Traiano con la personificazione della dea della Fortuna stante sul rovescio. Posto foto di esemplare della stessa tipologia per catalogazione 🙂1 punto
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Ciao @Ajax quella stella mi ha ricordato qualcosa dei crociati... mi sembra una mezza contraffazione di questa frazione di denaro di Boemondo III per Antiochia... https://www.acsearch.info/search.html?term="Bohemond+iii"++antioch+fraction+star&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=01 punto
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Bella moneta @Dott_20Kreuzer ! Visto che sei appassionato di Francesco I° posto una foto di questo Sovrano che ho scattato mesi fa durante una visita di un castello austriaco.1 punto
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Speravo che almeno con le monete d'oro i cataloghi avessero una valenza. Siamo invece alla stessa utilità di quelli per le banconote, valori esorbitanti ma prezzi completamente fuori mercato. Grazie per le risposte1 punto
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Le monete a imitazione o contraffatte solitamente differivano dal originale per il contenuto di metallo fino, quindi le zecche chiamate minori avevano guadagno nel produrre queste monete ed "inondare" i ducati più importanti, come quello di Milano, con moneta di meno valore e di conseguenza destabilizzare l'economia, tanto da come postato emettere grida contro la circolazione di queste monete e costringere in molti casi a produrre nuove monete. In merito a come riconoscere i quattrini delle differenti zecche di seguito la composizione delle armi presenti nello stemma al rovescio Bozzolo - 1° e 4° leone rampante a s. 2° e 3° aquila volta a d. Desana - 1° e 4° aquila volta a s. 2° e 3° leone rampante a s. Maccagno - 1° e 4° aquila bicipite 2° e 3° leone rampante a s. Messerano - 1° e 4° leone rampate a s. 2° e 3° aquila bicipite1 punto
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E ancora 1 ör del 1639, della regina Cristina di Svezia. Qui siamo a 52,39 grammi1 punto
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"Ora è deciso!" Dopo aver visto il pattern Testa d'Indiano, Saint-Gaudens insistette per settimane affinché venisse adottato sulla moneta da 20 dollari, ma poi cambiò idea e affermò che la Libertà in cammino era, dopotutto, migliore. A quel punto, Roosevelt era stanco dei ritardi causati dalla malattia di Saint-Gaudens e l'incertezza dell'artista innescò una decisione immediata e, forse, affrettata. Il 25 maggio, nel tentativo di soddisfare se stesso e anche di placare Saint-Gaudens, il Presidente comunicò al Direttore della Zecca George Roberts "che i disegni per la Doppia Aquila [20 dollari] avrebbero rappresentato la figura intera della Libertà e l'aquila in volo, e il disegno per l'Aquila [10 dollari] avrebbe avuto la testa piumata di Indiano con l'aquila in piedi". "Ora è deciso!", dichiarò il Presidente esasperato. L' "aquila in piedi" citata nella direttiva di Roosevelt era uno dei due disegni alternativi creati da Saint-Gaudens per un possibile utilizzo sulla doppia aquila. Una raffigurazione, la stessa vista sulla medaglia inaugurale, che ha ottenuto grandi consensi per il suo valore artistico, il che rende ironico il fatto che fosse stata un po' un ripensamento quando il Presidente la scelse Nel luglio del 1907, il Direttore della Zecca suggerì di replicare il disegno della moneta da 10 dollari sulle due monete d'oro più piccole, la mezza aquila e il quarto d'aquila (5 e 2,5 dollari). Si presumeva che anche queste sarebbero state realizzate da Saint-Gaudens, ma lo scultore morì il 3 agosto, non vivendo abbastanza a lungo per vedere le sue monete immesse in circolazione Di queste, nel prosieguo della discussione, ci occuperemo solamente dei 10 dollari, avendo già raccontato ampiamente la storia della moneta da 20 https://www.lamoneta.it/topic/72198-laquila-di-san-gaudenzio/ Della quale, però, è giusto mostrare almeno un'immagine, e non può essere che quella della moneta Ultra High Relief del 1907 petronius1 punto
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Perchè se notate bene, non è ben centrata il bordo è regolare Il Generale sono io..non facciamo scherzi😂1 punto
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Recentemente ho acquistato la moneta repubblicana in foto , un Quadrante Cr. 84/6 , non in eccellente conservazione ma attratto principalmente da quel monogramma posto davanti la prua di nave al quale si attribuisce il nome di ROMA appunto in monogramma RMA con un cerchietto sopra la A , a completare la O mancante di ROMA , anticipando , credo , di parecchi secoli l' uso dei monogrammi a partire dal V / VI secolo , rendendo questa limitata serie di monete di grande interesse . L’ acquisto di un esemplare di questa particolare serie di monete e’ derivato principalmente dalla curiosita’ di cercare di capire per quale motivo venne rappresentato il nome ROMA per due volte , uno completo in alto sopra la prua e uno in monogramma davanti la stessa . La serie di queste monete , nella quale mancherebbero il Triente e la Semoncia , viene attribuita come emissione ad una incerta o sconosciuta zecca del Sud- Est d’ Italia , cioe’ come ad esempio la L sta per la zecca di Lucer(i)a , cosi’ il monogramma ROMA starebbe ad una zecca del Sud Italia , limitrofa a Lucer(i)a o da essa piu’ lontana . Per quante ricerche abbia fatto non ho trovato nessuna zecca di antica citta’ del Sud-Est d’ Italia od anche del Sud-Ovest , che iniziasse con R e terminasse con A , ed allora mi sono riposto la domanda : perche’ nel conio venne ripetuto per due volte ROMA ? Ammesso che il monogramma indichi la citta’ o zecca di ROMA ? Se questa seconda domanda indicasse veramente la zecca di ROMA , sarebbe il primo ed unico caso , relativamente al periodo repubblicano e ai primi due secoli e mezzo imperiali , di una antica moneta romana recante la sigla di emissione della zecca di Roma . Sara' cosi' ? dai dati ufficiali sembrerebbe di no , e' sigla di zecca del Sud-Est d' Italia . Non del tutto convinto del significato di questo monogramma ho continuato nelle mie ricerche ed ho trovato che nell’ antica Roma e’ esistita una , per me sconosciuta , Gens Romania , nota esclusivamente da una grandissima quantita’ di personagggi e di epigrafi sopravvissute a partire circa dalla fine della Repubblica fino all’ eta’ imperiale intorno e forse passato il 300 d.C. . Questa Gens pare che non abbia dato a Roma uomini politicamente importanti , questo pero’ potrebbe dipendere dalla perdita di tanti testi antichi . Queste alcune notizie della Famiglia : “La gens Romania era un' oscura famiglia plebea dell' antica Roma . Nessun membro di questaGens appare nella storia , ma molti sono noti dalle iscrizioni . Il Nomen Romanius appartiene ad una grande classe di gentilizi formata da cognomi che terminano con il suffisso -anus , tipicamente derivato da toponimi . Probabilmente alcuni dei Romanii in base ad alcuni Prenomen potrebbero essere di discendenza osca . In epoca imperiale , i Romanii usavano un certo numero di cognomi , ma tutti sembrano essere stati cognomina personali e i Romanii non sembrano essere stati divisi in famiglie distinte” La Famiglia Romani o De Romani , esiste ancora oggi , naturalmente senza alcuni legami con l’ antica . Un componente ben conosciuto della Famiglia di cui e’ conservata la lapide , fu Caio Romanio Capito, un Equites nativo di Celeia , era un soldato di cavalleria , sepolto in una tomba risalente alla seconda metà del I secolo d.C. a Mogontiacum in Germania Superiore , morto all' età di quarant' anni dopo aver prestato servizio per diciannove anni . Questa Gens forse non raggiunse importanti cariche pubbliche , pero’ fu certamente molto nota , il lungo elenco di suoi componenti e le tantissime epigrafi arrivate fino a noi confermano la loro grande diffusione nel territorio romano . https://en.wikipedia.org/wiki/Romania_gens Sarebbe interessante capire se il monogramma della moneta repubblicana in articolo appartenesse a qualche sconosciuto componente di questa Gens che raggiunse almeno la magistratura monetaria , oppure se il monogramma non sia semplicemente un non noto simbolo di qualche sconosciuta zecca del Sud Italia come i dati ufficiali confermano . In foto la moneta trattata nell’ articolo Lapide originaria del cavaliere romano Caio Romanio Capito , Lapide di un’ altro Romanio conservata in copia a Bonn , l’ antica Bonna , personaggio che avendo in mano un rotolo sembra avere ricoperto qualche carica pubblica . Altra lapide di un Romanio di Lambesi in Numidia (Algeria) Ultima lapide elencata sopra1 punto
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… (segue da messaggio precedente) Ecco la seconda, sempre Austria. La condizione di entrambe è perfetta fior di stampa. Ringrazio sempre1 punto
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Cercando in rete un Sesterzio imperiale mi sono imbattuto per caso in questo link che tratta di un "unicum" sesterzio repubblicano . La notizia e' recente , e' apparsa su Cronaca Numismatica di Settembre 2021 , ma forse non tutti , come me , la conoscono . Coniato nell’84 a.C., questo inedito sesterzio a nome di C. Licinius L. f. Macer ha suscitato scalpore alla sua apparizione sul mercato numismatico a cura della redazione | Circa un anno fa passava sul mercato una moneta di Roma repubblicana del tutto eccezionale, il sesterzio in argento dell’84 a.C. (mm 12, g 0,87) a nome di C. Licinius L. f. Macer, un tipo unico nel suo genere e di cui vale la pena raccontare la storia. A metterla in asta, la ditta britannica Roma Numismatics Ltd. il 29 ottobre 2020, nella sua asta n. 20, al lotto 416. Da una base di 9000 sterline, la moneta ne ha realizzate alla fine ben 15.000 a motivo della sua unicità. Al dritto, la moneta reca una testa maschile gallica barbuta a destra, con capelli arruffati e baffi prominenti, trafitta (o sovrapposta) a un dardo (o ad una lancia ritualmente piegata?) ; al rovescio è raffigurato invece uno stendardo legionario con terminale a forma di cinghiale verso destra; l’iscrizione barrata IIS (il segno di valore) si trova a destra; C. LIC-INI. L F MA-CER è infine scritto in due righe in esergo. Il sesterzio d’argento dell’84. a.C., unico esemplare noto di questo tipo, passato in asta nel 2020 Inedita al Crawford, al Sydenham, al BMCRR e a tutti gli altri testi del settore, era giudicata dagli estensori come “unica e di notevole importanza numismatica”. Appartenuta alla Long Valley Collection, la moneta era stata acquisita in precedenza da Roma Numismatics Ltd. e proveniva da Artemide Aste, “con dettagliato report di analisi XRF sia del metallo che dei prodotti di corrosione che dimostra la perfetta coerenza con le monete dell’epoca”. Ma perché tante indagini su questo esemplare? Intanto perchè il C. Licinius Macer responsabile dell’emissione di questo sesterzio d’argento è da dentificare con lo storico e annalista più volte citato da Tito Livio: uno dei tresviri monetales con C. Cassius e L. Salinator nell’84 a.C.; tribuno nel 73 a.C.; pretore nel 68 a.C.; messo sotto accusa per estorsione da Cicerone nel 66 a.C., si tolse la vita per evitare la pubblica vergogna. Macer è noto per aver scritto una storia di Roma in sedici libri, ora perduti, che lo stesso Tito Livio consultò pur mettendone in dubbio l’affidabilità, suggerendo l’autore aveva travisato gli eventi per glorificare i i propri antenati. Il sistema della moneta repubblicana venne formalizzato dalla Lex Clodia, promulgata nel 101 a.C. circa, e dalla Lex Papiria nel di circa un decennio dopo, anche se, come spesso accade, le date di queste leggi sono dedotte ma per nulla certe. La Lex Clodia legalizzò le emissioni esistenti di vittoriati mentre il motivo della Lex Papiria fu di autorizzare l’emissione di denominazioni in bronzo su uno standard molto ridotto. Al peso quasi pari alla metà dei bronzi preesistenti, le nuove monete recavano di conseguenza la legenda L.P.D.A.P. (lege Papiria de assis/aeris pondere), identificandoli chiaramente come moneta a corso corretto e legale sotto l’autorità della Lex Papiria. Contemporaneamente si compiva la rinascita del sesterzio, che non veniva coniato da oltre un secolo; dato il periodo di tempo durante il quale questa denominazione era stata abbandonata, Crawford sostiene che un’apposita legge potrebbe essere stata necessaria per assicurarne la rinascita e l’accettazione. Non stupisce quindi che la Lex Papiria sestertii emanata sotto D. Silanus e L. Piso Frugi riporti anche la formula E.L.P. (e lege Papiria). Crawford sostiene inoltre ragionevolmente che “la Lex Papiria potrebbe essere stata ritenuta valida a fornire l’autorizzazione all’emissione del sesterzio d’argento fino alla fine della Repubblica”. Anche se la quantità di sesterzi d’argento coniati negli anni Quaranta del I secolo a.C. non fa menzione esplicita della legge, come nel caso della moneta qui presentata. Il rovescio con il segno di valofe della IIS barrata e l’insegna legionaria con all’estremità un cinghiale; in esergo il nome del magistrato L’indicazione di valore del sesterzio sulle prime monete d’argento romane era comunemente resa con la sigla IIS (due assi e un semisse = due assi e mezzo = un quarto di denario). Così, quando il denaro fu rivalutato a 16 assi, il sesterzio fu rivalutato a 4 assi. È facile intuire che, abbandonata la formula E.L.P., la denominazione doveva essere resa in forma chiara: quindi che l’uso di IIS (barrato in orizzontale) è quello di denotare un valore di 4 assi, non di 2,5 assi (indicato con IIS). La notazione IIS barrata è attestata come di uso comune in epoca romana, di certo nel 79 d.C. se non prima. Per un esempio, su un graffito di Pompei, in cui si offre una ricompensa per un articolo perduto, si legge: “Una pentola di rame è stata presa da questa bottega. Chi la riporterà riceverà 65 sesterzi. Se qualcuno consegnerà il ladro [il resto dell’iscrizione è illeggibile]” e la notazione del sesterzio con la barra orizzontale è chi.ara. Al dritto del sesterzio d’argento, un profilo di guerriero gallico la cui testa è trafitta (?) da un’arma appuntita e ripiegata Molto interessante, inoltre, l’iconografia. Che il dritto sia anepigrafe non è insolito, così come lo erano i sesterzi di L. Calpurnius Piso Frugi nel 90 a.C. Che il tipo sembri essere la testa di un guerriero gallico trafitta da una lancia o da un’arma appuntita è piuttosto sorprendente. Soltanto due altri denari, a nome di M. Sergius Silus e di L. Titurius Sabinus, infatti recano immagini altrettanto raccapriccianti: il primo raffigurante un cavaliere romano che solleva una testa mozzata, e il secondo che ci mostra la sfortunata Tarpeia schiacciata a morte dai soldati sabini (leggi qui per saperne di più). Forse l’intento era quello di raffigurare l’arma in secondo piano dietro la testa, piuttosto che attraverso di essa. In questo caso c’è la possibilità che l’immagine sia collegata alle pratiche celtiche di piegare ritualmente le armi prima di depositarle nelle tombe o come ex voto nei santuari. In ogni caso la testa del guerriero gallico e lo stendardo legionario sul verso, appaiono uno dei tanti riferimenti, velati o espliciti, alle gesta degli antenati dello sfortunato magistrato monetale C. Licinius L. f. Macer. Tratto da : https://www.bing.com/ck/a?!&&p=0615e56391a923b9JmltdHM9MTY4MDM5MzYwMCZpZ3VpZD0xZTk5MDAzMi1hNTdiLTYyZjUtMjZmYS0xMjU0YTQ0YzYzNTkmaW5zaWQ9NTE0Mw&ptn=3&hsh=3&fclid=1e990032-a57b-62f5-26fa-1254a44c6359&psq=sesterzio+in+argento&u=a1aHR0cHM6Ly93d3cuY3JvbmFjYW51bWlzbWF0aWNhLmNvbS9zdG9yaWEtZS1zaW1ib2xpLWRpLXVuLXNlc3Rlcnppby1kYXJnZW50by11bmljby1uZWxsYS1zdG9yaWEtZGktcm9tYS8&ntb=11 punto
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