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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/27/25 in Risposte

  1. Altre immagini della serata Volevamo ringraziare Andrea Costantini per la sua disponibilità e bravura nell'esporre i concetti non solo numismatici ma anche storici di questo valoroso condottiero. Un ringraziamento anche a tutte le persone che in questo anno ci hanno seguito, in presenza o da remoto, con interesse le nostre conferenze...ci impegneremo per il prossimo anno con un calendario di conferenze sempre di ottimo livello coinvolgendo relatori accademici ed amanti della numismatica.
    6 punti
  2. Grazie a tutti, Perhaps obvious if you look at the logo of my website, but the coins of Syracuse are my absolute favorite especially the litra. Since Boehringer's magnum opus is no longer under copyright I though to translate it https://www.lelouch.net/articles/die-munzen-von-syrakus, and reformat the catalog into an easier version. Hopefully it will be useful to everyone.
    5 punti
  3. Prese tre monetine a 2 euro (su mia stima e con un "ti pago la prossima volta" - né io avevo spiccioli né lei resto).
    4 punti
  4. Nel 40 a.C. i Parti, approfittando della debolezza di Roma, dissanguata dalle guerre civili e lacerata dalle divisioni conseguenti alla morte di Cesare, invasero le province orientali e dilagarono attraverso la penisola anatolica sino al mare Egeo. Li guidava un traditore, Quinto Labieno, figlio di quel Tito Labieno che, sebbene descritto da Plutarco come “amico tra i più intimi e luogotenente di Cesare, che aveva lottato al suo fianco con grande coraggio durante tutte le guerre in Gallia”, aveva abbandonato il suo comandante per schierarsi prima con Pompeo Magno, poi coi suoi figli. Quinto Labieno aveva peraltro guadagnato alla causa partica le truppe lasciate a presidio della Siria, consentendo così anche l’occupazione di quella provincia. I Parti gli avevano affidato il comando del proprio esercito, ossia quella stessa cavalleria che solo tre anni prima aveva annientato le legioni di Crasso nella devastante battaglia di Carre; per questo, quando emise un proprio denario fece apporre al dritto il suo ritratto, al rovescio un cavallo partico con arco e faretra appesi alla sella. Ciò che colpisce di questa moneta è la legenda, ove egli si definiva PARTHICVS: questi cognomina infatti venivano assegnati a chi debellava un nemico (come nei casi di “Africano”, “Emiliano”, “Asiageno”, “Turino”), non certo a chi si vendeva a lui. Non solo Labieno era un traditore, non solo si vantava di essere un traditore, ma derideva la tradizione guerriera dell’Urbe. Nel 39 a.C. sbarcò nella provincia d’Asia Publio Ventidio Basso, generale incaricato da Marco Antonio di ricacciare i Parti fuori dai confini dei territori romani, con 11 legioni di veterani. Per finanziare la sua campagna militare egli emise allora l’altro dei denari illustrati, che reca al dritto il ritratto di Antonio stesso, al rovescio l’immagine di Giove stante con lo scettro in mano e la propria firma, P.VENTIDI PONT.IMP. Ventidio venne a contato con l’esercito nemico in Cilicia, presso il Monte Tauro (una delle cime della catena che porta lo stesso nome), e lo sconfisse duramente, uccidendo il traditore Quinto Labieno. La sua cavalleria, mandata poi in avanscoperta, si imbatté in un altro contingente partico ai confini della Siria, presso il Monte Amano (attuali Monti Nur, ai confini tra Turchia e Siria); stava per essere sopraffatta, quando sopraggiunse Ventidio stesso con le legioni infliggendo ai Parti una nuova, cocente sconfitta. I Parti si ritirarono allora dalla Siria, ove Ventidio fece acquartierare le sue truppe per trascorrere l’ormai incipiente inverno. Nella primavera del 38 a.C. Pacoro, re dei Parti, decise di reagire duramente contro Ventidio. Predispose un contingente molto numeroso dei temutissimi arcieri a cavallo, gli stessi che nel 53 a.C. avevano fatto strage delle legioni di Crasso, e degli altrettanto feroci catafratti, reparti di cavalleria corazzata capaci di travolgere e scompaginare le fila della fanteria, e ne assunse personalmente il comando. Partì dal suo regno in primavera; Ventidio, informato dalle sue spie degli spostamenti di truppe nemiche e necessitato a riunire le sue legioni (sparse nei diversi accampamenti invernali) prima di poterle affrontare, riuscì, con un’efficace attività di controinformazione, a far pervenire a Pacoro false indicazioni di un’incipiente imboscata romana, convincendolo a intraprendere un percorso più lungo del necessario. I Parti raggiunsero così i Romani solo il 9 giugno, anniversario della battaglia di Carre, e li trovarono trincerati dietro le proprie fortificazioni sulle pendici del Monte Gindaro (nell’attuale Siria settentrionale), paralizzati dalla paura. Decisero quindi di attaccarli e gli arcieri a cavallo si gettarono contro di loro, seppure in salita; avrebbero rinovellato le epiche gesta compiute 15 anni prima. Era una trappola. Al momento opportuno le porte degli accampamenti romani si aprirono e i legionari eruppero correndo - in discesa - contro la cavalleria nemica, armi in pugno. La manovra riuscì alla perfezione; presi alla sprovvista, i cavalieri non ebbero il tempo di colpirli, né di manovrare in ritirata; presi da panico si sbandarono, ostacolandosi a vicenda, galoppando gli uni contro gli altri. Molti non sopravvissero ai gladi dei Romani e agli zoccoli dei commilitoni, gli altri tornarono verso la posizione del loro re. Nella loro travolgente marcia, le legioni raggiunsero così il nerbo dell’esercito partico dove i catafratti, che erano rimasti in attesa alla base del pendio (non potevano caricare in salita, con il peso delle loro corazze), si strinsero in una formidabile formazione difensiva con al centro il re e la guardia reale: un muro di metallo, contro cui i legionari si sarebbero sicuramente schiantati. Ma i legionari non li raggiunsero. Si fermarono e li circondarono, fuori dalla portata degli archi dei pochi arcieri rimasti, A questo punto, dagli accampamenti romani sovrastanti cominciarono a volare le pietre e le glandae plumbae (“ghiande di piombo”) scagliate dai frombolieri greci e cretesi che Ventidio aveva arruolato e portato seco proprio attendendo quell’occasione. Velocissimi, i proiettili cominciarono a tempestare cavalli e cavalieri, ancor più efficaci in quanto arrivavano da postazioni sopraelevate, ferendo gli animali e disarcionando gli uomini; circondati dalle legioni, i Parti non sapevano come reagire. Quando fu il momento, la pioggia di pietra e metallo si interruppe all’improvviso e le legioni, levato un alto grido, si gettarono da tutti i lati contro le fila dei Parti, ormai miseramente scompaginate e composte per lo più da cavalieri appiedati, impacciati nei movimenti. L’attacco romano mirò direttamente contro la guardia reale; malgrado la sua accanita resistenza alla fine essa dovette soccombere e, quando un centurione levò alta la testa del re morto, le poche sacche di resistenza partica si sbandarono definitivamente. Chi aveva ancora un cavallo fuggì nella direzione del ponte sull’Eufrate, deciso a tornare in patria; ma le soprese di Ventidio non erano ancora finite: la cavalleria romana era stata tenuta in attesa proprio in previsione di una fuga in quella direzione e sbarrò la strada ai Parti, impedendo loro di guadagnare la salvezza. Nello stesso giorno in cui i Parti avevano sconfitto le legioni di Crasso uccidendo il triumviro, i Romani avevano debellato i cavalieri di Pacoro uccidendo il re. Ventidio, tornato a Roma, il 27 novembre del 38 a.C. celebrò il trionfo. Come disse Plutarco, “Ventidio è l'unico generale romano che ad oggi abbia celebrato un trionfo sui Parti”. Lui, se lo avesse voluto, avrebbe potuto fregiarsi del cognomen Parthicus, che Labieno aveva infangato.
    4 punti
  5. Buonasera, mi intrometto e vi mostro due monete che ho acquistato tempo fa in una ciotola a poco. Nonostante la conservazione ho deciso di prenderle. Grazie e buona serata!
    3 punti
  6. Segnalo la pubblicazione della mia monografia dal titolo "Le monete milanesi di Filippo II – Volume I – Dal 1554 al 1577". L'Opera tratta ed illustra tutte le emissioni di Filippo II di Spagna coniate dalla zecca di Milano, fino al 1577. Seguirà in futuro la pubblicazione di un secondo volume per le emissioni del periodo 1577-1598. I materiali sono ordinati secondo un'inedita impostazione cronologica, creando così una vera e propria narrazione di queste prestigiose emissioni tanto apprezzate sia dai numismatici sia dagli storici dell'arte. Numerose le novità presentate, tra cui spiccano nuove identificazioni (basate su fonti archivistiche d'epoca) e la descrizione di varietà inedite. L'acquisto dell'Opera è possibile unicamente presso il sito dell'Editore, Amazon e le principali librerie online. Titolo: Le monete milanesi di Filippo II – Volume I – Dal 1554 al 1577 Autore: Antonio Rimoldi ISBN 9791224037354 141 pagine Immagini a colori Formato 17x24 cm Copertina rigida Pagine in carta patinata da 130g/m2 Prezzo di copertina: 55,00 € + spedizione
    3 punti
  7. Salve. Condivido la mia piastra 1807 di Giuseppe Napoleone. Si differenzia dalla precedente già presente in questa discussione perché riporta il 7 della data ribattuto su un 6. Peso: gr.27,54. Ringrazio per l'attenzione. Saluti.
    3 punti
  8. Benché tutti molto belli e non comuni questo annullo della Rinascente del 1924 e' particolare e sicuramente piu' raro degli altri, mi ha colpito per il termine "Bonetteria", pensavo ad un errore ma invece sembrerebbero essere calzature e prodotti attinenti. Non dimentichiamo poi che il nome "Rinascente" fu dato da Gabriele D'Annunzio ai suddetti grandi magazzini.
    3 punti
  9. Ciao a tutti, a proposito di annulli pubblicitari, ne ho qualcuno anch'io su frammento, però alcuni sono molto sbiaditi.
    3 punti
  10. Vorrei partecipare su questa discussione: Dite che mi accetteranno? Alle loro condizioni si Condizioni? quali? Un rito di passaggio da superare E in che consiste? Una grossa moneta in CU CU è il simbolo del rame! Tradotto: 'una grossa moneta in rame' Superato il rito di passaggio? No, è proprio in CU !
    2 punti
  11. Buona sera Selly, la serie W235 appartiene al contingente del 23 gennaio 1962 che va da W223 a W244 ed è il più raro tra i tre decreti delle sostitutive. Il Crapanzano-Giulianini lo dà R2 mentre il Gigante R3. Tuttavia la conservazione penalizza moltissimo essendo un MB, grado valutato tra i 15 e i 18€.
    2 punti
  12. Repubblica di Turchia - 50.000 Lira (moneta commemorativa Vertice Mondiale sull'alimentazione di Roma) - Materiale: Ottone nichelato, peso 11,78 grammi, diametro 28 millimetri. Anno 1996. Zecca di Istanbul.
    2 punti
  13. Dove c'è posto per 1 c'è posto anche per 2, dove c'è posto per 2 c'è posto anche per 3 e vai fino ad arrivare al numero di utenti che stanno nella nostra stessa situazione, il paradosso è che questo sistema da sempre problemi ma sta sempre li, ha i suoi santi in paradiso perchè in una situazione normale l'avrebbero già cambiato o fatto funzionare a dovere. Un sistema di pagamento che non regge x richieste mi da la sensazione che abbia la RAM di un PC di casa....
    2 punti
  14. Il 16.3.25 come da tabella tariffaria il costo aumenta da 30c a 40c, (sei giorni dopo la tua cartolina postale del 10.3.25), infatti nella cartolina postale del 21.4.25 abbiamo un'integrazione del 10c rosso Leoni all' affrancatura. Le tariffe postali negli anni 1924-25 appartengono ad un periodo tempestoso. Furono gli anni in cui l’inflazione toccò uno dei suoi massimi, e, anche per spedire una lettera, il costo aumentò sino ad una cifra che fu poi raggiunta di nuovo solo alla fine del 1943. L’anno esaminato si divide in due periodi tariffari. Nel primo, dal 1 gennaio 1924 al 15 marzo 1925 (ma tutte le tariffe ricordate erano già in vigore dal 1 gennaio 1923), spedire una lettera costava 50c a porto e con 1 lira si poteva richiedere anche il diritto di raccomandazione. L’espresso scontava 60c (oltre, ovviamente, ai 50c della lettera semplice). Costo dimezzato, ma non per i diritti accessori, per le lettere all’interno del distretto (per intenderci, città per città… e immediati dintorni). Stampe e cartoline con sola firma pagavano 10c , aumentati a 15c per le cartoline in distretto o con cinque parole (anni in cui i postelegrafonici dovevano contare le parole, oggi non si mettono neanche più gli annulli ! ). Con 20c s’inviava un biglietto da visita, mentre, con 25c si poteva spedire una fattura o si scriveva ad un militare e con 30c infine, si poteva scrivere quanto si voleva su una cartolina e farla recapitare in tutta l’Italia.
    2 punti
  15. Certo, .. sarebbe una collezione tematica eccezionalmente bella. Gli annulli nitidi sono ovviamente più interessanti, ma vorrei puntualizzare che anche gli annulli meno nitidi ma leggibili e visibili non sono da tralasciare. Questo e' ancora oggi un collezionismo di nicchia ma ho buone speranze per il futuro. Ricordo che le targhette sono veramente molte, gli unici cataloghi che le elencano sono l'Ornaghi e il Bartolomasi per l' Italia, sono cataloghi non piu' editi quasi introvabili, l' ultima edizione dell' Ornaghi è del 1974 credo, e del Bartolomasi meta' anni sessanta, quindi anche i valori di catalogo sono obsoleti, esistono poi delle pubblicazioni dell'A.N.C.A.I Associazione Nazionale Collezionisti Annullamenti Italiani, ma sono solo per i soci. Quando un collezionismo è di nicchia diventa difficile anche trovare testi di riferimento attuali, ecco perché quando si trovano i cataloghi vanno acquistati.. anche se vecchi danno comunque un riferimento sulla rarità.. poi il valore con un pochino di esperienza viene contestualizzato al presente.
    2 punti
  16. Buongiorno @gpittini , in un certo senso mi fa piacere non essere il solo ad ignorare l' esistenza di questi due nominali , pensavo fosse una mia personale "mancanza" di informazione , derivante probabilmente dalla loro rarita' , dovuta al fatto che queste due monete vennero emesse da due soli Magistrati , pochissimi , rispetto a quelli che firmarono le loro monete . Per quanto riguarda la tua domanda , la parola latina BES , BESSIS , deriva da un peso di otto oncie , oppure dalla misura geometrica contenente otto parti di uno jugero , o secondo Marziale un interesse sul denaro prestato pari all' 8% . Si potrebbe quindi ipotizzare che il BES corrispondesse , in termini pratici , al numero VIII . In foto un rarissimo esemplare di BES emesso da C. CASSI , Cr. 266/3 .
    2 punti
  17. Io ringrazio tutti i partecipanti e il CCNM per avermi dato la possibilità di contribuire alle attività con il mio intervento. E' sempre fonte di arricchimento il confronto con voi e anche stimolo per nuovi approfondimenti e ricerche. Luciano @417sonia è sempre molto modesto, ma davvero è fonte di informazioni veraci e sottili e per noi venetici grande veterano! Sono stato contento che sei venuto di persona! Grazie anche a tutti i partecipanti che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi!!!A presto!
    2 punti
  18. Seguita on line tutta d'un fiato (meglio... Di un fià). Complimenti al nostro @Andrea Costa sempre preparatissimo, coinvolgente ed appassionante.
    2 punti
  19. Esaurito il discorso sulle monete da 10 dollari, torniamo ad occuparci della "guida spirituale" di questa discussione, Theodore Roosevelt. Personaggio, come abbiamo in parte già visto, dalla personalità complessa e, a volte, contraddittoria. Ad esempio, sebbene sia stato un convinto conservazionista, che ha ampliato la rete di aree protette degli Stati Uniti creando 150 milioni di acri tra foreste, riserve e parchi nazionali, e dato il via alla creazione del servizio forestale statunitense, è stato anche, fin da ragazzo, un appassionato cacciatore, tanto da Una passione che non lo abbandonò mai, fino all'ultimo, culminata, nel 1909-1910, in un famoso, e da molti criticato, safari africano, nel corso del quale la spedizione da lui guidata uccise o catturò oltre 11.000 animali di ogni specie, dagli insetti agli elefanti. Ne parleremo meglio più avanti, ora invece raccontiamo una storia di caccia, probabilmente già nota a molti, dai risvolti esclusivamente positivi, e i cui effetti permangono ancora oggi... chi di noi, da bambino, non ha mai giocato con un orsacchiotto di peluche? Teddy Bear Il 14 novembre 1902, Roosevelt partecipò a una battuta di caccia all'orso nei pressi di Onward, Mississippi. Il governatore dello stato, Andrew H. Longino, lo aveva invitato, ma a differenza degli altri cacciatori del gruppo, Theodore non aveva individuato nemmeno un orso. A un certo punto, gli assistenti di Roosevelt catturarono e legarono a un salice un orso bruno di 109 kg., chiamarono il Presidente e gli suggerirono di sparargli. Considerando l'accaduto estremamente antisportivo, Roosevelt si rifiutò decisamente di farlo. Si racconta che abbia detto: "Ho cacciato selvaggina in tutta l'America e sono orgoglioso di essere un cacciatore. Ma non potrei essere orgoglioso di me stesso se sparassi a un orso vecchio, stanco e sfinito legato a un albero." La notizia dell'accaduto si diffuse rapidamente attraverso articoli di giornale in tutto il paese. Un famoso vignettista politico, Clifford Berryman, riprese il rifiuto del Presidente di sparare all'orso e lo usò come metafora per l'indecisione di Roosevelt su una disputa sui confini del Mississippi. La vignetta di Berryman apparve sul Washington Post il 16 novembre 1902, divenendo presto famosa in tutti gli Stati Uniti (Roosevelt fu una manna per i vignettisti e i caricaturisti della sua epoca approfondiremo più avanti anche questo aspetto). Morris Michtom, proprietario di un negozio di dolciumi di Brooklyn, vide la vignetta e gli venne un'idea. Lui e sua moglie Rose realizzavano anche animali di peluche, e Michtom decise di creare un orsetto di peluche e dedicarlo al presidente che si era rifiutato di sparare a un orso. Lo chiamò "Teddy's Bear". Morris Michtom scrisse a Roosevelt, per chiedergli il permesso di chiamarlo così. Suo figlio, Benjamin Michtom, disse che, sebbene Roosevelt avesse accettato di prestare il suo nome alla nuova invenzione, dubitava che avrebbe mai avuto un grande impatto nel settore dei giocattoli. Nel 1903 nacque la Ideal Toy Company, che presto sarebbe diventata un'azienda multimilionaria. Nel 1908, l'orsetto era diventato un giocattolo così popolare che un reverendo del Michigan avvertì che sostituire le bambole con orsacchiotti di peluche avrebbe distrutto l'istinto materno nelle bambine Continua...
    2 punti
  20. Grazie a te, sono molto, ma molto! contento di questo! Ora vado a vederla... grazie ancora, mi fa davvero piacere avere una mia moneta su quel catalogo!
    2 punti
  21. Ecco altre 5 comprate a 1 euro o 50 centesimi: -5 zloty Polonia 1977 -1 rappen svizzera 1970 (mi piace molto la conservazione e il suo colore) -1000 lei 2004 Romania -2 "kanenki" Bielorussia 2009 -1 escudo Capo verde 1994 Buona serata
    1 punto
  22. Per me il conio era molto rovinato, era diventato poroso e ha lasciato quell'effetto "impastato" alla moneta...
    1 punto
  23. Salve signori, ultimamente mi sono appassionato anche a queste 😁
    1 punto
  24. Stessa quotazione su cartamoneta. R2-mb 15€
    1 punto
  25. Quale dei due? Credo il secondo, ma diversi autori, anche importanti, parlano di un cucciolo. Un equivoco nato, con ogni probabilità, per il fatto che quello ritratto nella vignetta di Berryman è indubitabilmente un cucciolo, e tale viene considerato da tutti Teddy Bear... un orsacchiotto, appunto Ma come facevano sapere con tanta precisione il peso dell'orso? A occhio si sarebbe forse potuto dire da 100 a 110, ma 109 kg. precisi? Il sospetto è che qualcuno, magari all'insaputa di Roosevelt, e di sicuro meno sportivo di lui, lo abbia comunque ucciso e sia poi stato pesato. Non ho trovato nulla a riguardo, è solo una mia idea, chissà. Nel 1963, Benjamin Michtom, all'epoca presidente della Ideal Toy Company, decise che sarebbe stato opportuno celebrare il 60° compleanno dell'Orsacchiotto. Contattò innanzitutto la signora Alice Roosevelt Longworth, figlia di Teddy Roosevelt, per offrirle uno degli orsacchiotti originali se avesse posato con esso. Ma la signora Longworth sbottò: "Non lo voglio" Il venditore della Ideal Toy Company chiese: "Per l'amor del cielo, perché no?" La signora Longworth rispose: "Cosa ci fa una bambola di 79 anni con un orsacchiotto di 60 anni?" Per non scoraggiarsi, Mitchom contattò Kermit Roosevelt, nipote di TR, e chiese ai suoi figli di posare con l'orsacchiotto. Mitchom disse che gli avrebbe dato l'orsacchiotto, a patto che in seguito venisse donato allo Smithsonian Institution. Dopo il servizio fotografico, i figli di Kermit, Mark e Anne Roosevelt, decisero di non potersi separare dall'orsacchiotto e lo nascosero ai genitori. Una lettera della signora Roosevelt a Mitchom diceva: "Stavo per contattare lo Smithsonian per regalare loro l'orsacchiotto originale quando i bambini decisero di non volersene ancora separare." Alla fine, tuttavia, i bambini cambiarono idea e l'orsacchiotto fu donato allo Smithsonian nel gennaio del 1964. E lì si trova tuttora, accanto ai più importanti cimeli della storia americana petronius
    1 punto
  26. Ciao @Ajax bronzo provinciale di Alessandro Severo per Caesarea in Cappadocia. https://www.acsearch.info/search.html?term=Provincial+ae+ears+grain+Alexander+severus+Cappadocia+&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    1 punto
  27. Salve a tutti. E' passato un pò di tempo ma ho avuto la conferma del venditore che effettivamente la moneta è stata riconosciuta FALSA. Per cui direi che se la volessi inserire nel catalogo potrebbe essere di utilità. Comunque i miei complimenti a tutti quelli che hanno sollevato i dubbi riconoscendo la non autenticità e grazie per avermi dato la possibilità di restituirla.
    1 punto
  28. No no, annullato due volte e due volte avevo ricevuto conferma
    1 punto
  29. Le "tasse" le paghi in egual misura sia che compri una moneta o che ne compri dieci: è semplicemente l'IVA applicata ad ogni articolo (22% sulle bimetalliche (2€ cc, divisionali) perché calcolata sulla "confezione da collezione"; al 10% su ori/argenti/rame), non cambia mica in base alla quantità.... Quello che varia è il costo delle spese di spedizione, che è di 6€ per ogni ordine (più IVA al 10% anche lì, ovviamente)
    1 punto
  30. Ma non va il sistema Epay.......🤡
    1 punto
  31. Ciao, nemmeno io li seguivo prima,ma sai l'appetito vien mangiando 😁 Ciao e grazie, no non è frattura e non è cancro del bronzo,almeno ho provato e non sfarina
    1 punto
  32. Leggere il thread ch ti ha linkato, ed eventualmente porre lì le tue domande no?
    1 punto
  33. Queste vicende sono ancora più strabilianti, se si tiene conto della storia personale di Ventidio. Originario di Ausculum (Ascoli Piceno), Figlio di un comandante italico del bellum sociale, alla morte del padre fu fatto prigioniero a portato Roma dove, in tenerissima età (forse aveva solo un anno), fu fatto sfliare in braccio alla madre come preda bellica durante il trionfo di Pompeo Strabone. Restò quindi nell’Urbe, dove crebbe in una situazione di estrema indigenza, lavorando duramente per guadagnarsi da vivere. Sappiamo da Cicerone che faceva l’umilissimo mestiere del mulattiere. Siccome, da mulattiere appunto, fu incaricato di portare approvvigionamenti all’esercito, venne notato da Giulio Cesare, che aveva un particolare acume nell’individuare le persone capaci e decise di affidargli compiti di combattimento, avendo apprezzato l’operosità e la determinazione. Partecipò così al bellum Gallicum come tribuno militare e in Gallia conobbe un altro disperato di cui Cesare aveva intuito e valorizzato le doti militari, Marco Antonio; i due impararono ad apprezzarsi. Tornato a Roma potè, grazie al suo curriculum militare, proporsi al popolo che lo elesse tribuno della plebe. Nel 44 a.C., quando fu ucciso Cesare, era pretore; nel 43 a.C. Antonio lo fece nominare consul suffectus al posto di Quinto Pedio, morto prematuramente. Sappiamo da Aulo Gellio che il popolo commentò “È avvenuto un prodigio incredibile e recente: colui che accudiva i muli è stato nominato console”. Da poverissimo figlio di un nemico, era giunto al consolato; da ornamento del trionfo altrui, era giunto a celebrare il proprio trionfo.
    1 punto
  34. Anche io non pensavo ce ne fossero tante. Sono anche belle, adatte per una collezione tematica.
    1 punto
  35. E' una banconota molto bella, piace molto anche a me, peccato che nel tuo esemplare siano presenti quelle macchie deturpanti, che ne rovinano a mio parere l'aspetto generale, ma l'importante ovviamente è che piaccia a te🙂.
    1 punto
  36. 1 punto
  37. Bella e in buone conservazione, peccato che nella prima foto a ore 9/10 ci sia una "frattura" (non so bene come definirla) e la macchioline sulla M (può essere malattia del bronzo?) . Comunque bella , buona giornata Bell'acquisto
    1 punto
  38. Quando si parla di Soldi dobbiamo essere precisi come professori di matematica che scrivono equazioni alla lavagna! 😁 In linea di massima è così, ma come sappiamo esistono anche le monete da collezione in metalli poveri che quindi non avrebbero problemi teorici ad essere spese al facciale, come i 3 € sloveni. Ci sono stati 3 € sloveni e 5 € austriaci capitati di resto nei rispettivi stati, ma sono sempre casi sporadici.
    1 punto
  39. Scusandomi in anticipo per le non eccellenti foto ecco qua il mio primo orrore, avuto di resto. E' un vero abominio creato ad arte da qualche orrore di uomo. Non aggiungo ulteriori commenti su questo individuo, che non ha il diritto di essere incluso nella famiglia homo sapiens sapiens ma semmai in quella dell'homo deficiens deficiens, e di essere ferocemente punito. E lo sarà, cedetemi, perchè non sfuggirà alla giusta malasorte di chi commette atti osceni come questi. Lui è implacabile quando lo si maltratta.
    1 punto
  40. Complimenti ad @Andrea Costa per l'interessante conferenza. Abbiamo avuto modo di conoscere questo "super" Doge e le sue gesta, ammirando magnifiche oselle che narrano i fatti del tempo (o che li lodano successivamente). Del Morosini si può dir di tutto ma non che stesse con le mani in mano! Grazie come sempre al CCNM per l'organizzazione.
    1 punto
  41. Chiudere la discussione? E perché? Quando mai ricapiterà di trovare in una discussione tanta moderazione e tanti buoni sentimenti? 😘
    1 punto
  42. Perché “ andrebbe richiusa” ? Perché se ne perda la memoria? Per discrezione ? Non capisco… non mi pare che tutti questi scrupoli di riservatezza siano stati applicati , neanche da chi li invoca adesso, in altre discussioni similari in cui erano implicati ,in casi simili , altri nominativi… anzi: se ne invocava a gran voce la pubblica gogna , e quelli che urlavano più forte erano proprio gli stessi che adesso sussurrano e chiedono discrezione e privacy…. Non è che adesso sono coinvolti amici degli amici e le altre volte invece no? Sarebbe un bel l’esempio di doppiopesismo e ipocrisia… non che di questi comportamenti non ne fossimo mai stati testimoni in passato, ma reiterare mi pare sconveniente
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  43. Vado io, eccolo, dovrebbe essere lui: Quando gli archeologi sardi truffarono re Carlo Alberto Torino, in vetrina al Museo delle Antichità i reperti del sovrano sabaudo: amava l’archeologia ma prese una fregatura che oggi costerebbe 85.000 euro Non si era accontentato di inviare qualche esperto di sua fiducia. Aveva deciso di presentarsi di persona. E aveva voluto, si racconta, sporcarsi le mani di terra per provare l’emozione di toccare per primo quelle statuette intrise di storia. La passione di Carlo Alberto per l’arte e l’archeologia è cosa nota. Ma non sono in tanti a sapere che il re di Sardegna fu tra le vittime di una truffa architettata da alcuni falsari sardi, tra i quali c’era anche Gaetano Cara, direttore del Regio Museo di Cagliari. Il sovrano spese infatti una cifra ragguardevole, che al giorno d’oggi corrisponderebbe a circa 85mila euro, per acquistare una settantina di idoli sardo-fenici. Piccoli bronzetti che rappresentano personaggi femminili e maschili, a volte ermafroditi, di aspetto demoniaco e grottesco. Figure mostruose, irte di punte e corna, armate di spade, lance e forconi, che i Musei Reali hanno inserito nel percorso espositivo della mostra «Carlo Alberto archeologo in Sardegna», allestita fino al 4 novembre nelle sale del Museo di Antichità. Molto diversi dalle statuette di tradizione nuragica, questi idoli sono stati comunque capaci di trarre in inganno anche autorevoli studiosi come Alberto La Marmora, che nel 1840 pubblicò il catalogo dei 180 bronzetti del Museo di Cagliari. La loro falsità fu svelata solo nel 1876 dal canonico Giovanni Spano, commissario governativo per le antichità e i musei della Sardegna. Una selezione di questi «idoli falsi e bugiardi», come li definì Ettore Pais, è esposta ora in una vetrina inserita nella mostra dedicata alla passione di Carlo Alberto per l’archeologia e composta da circa 150 pezzi provenienti dai depositi dei Musei Reali e restaurati di recente. Si tratta di reperti in molti casi mai esposti prima d’ora al pubblico. È il caso dei bronzetti falsi, ma anche del grande scudo greco di bronzo da oplita del VI secolo avanti Cristo, appartenuto a un aristocratico punico. Non so perché ma adesso non riesco più ad aprirlo, mi chiede di abbonarmi, perciò le foto non le posso allegare
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  44. Salve signori, volevo mostrarvi questa particolarità sul contorno della moneta
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  45. Aggiunto alla collezione un esemplare ~27 (Munt.165).
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  46. Complimenti Antonio...ti sei aggiudicato apertura anno 2026 delle attività al CCNM 😃
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