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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/10/25 in Risposte

  1. Buon pomeriggio, ciao @Releo, provo a rispondere ai tuoi quesiti... 1. le due piastre in oggetto presentano indubbiamente lo stesso identico conio al dritto e due diversi conii al rovescio. Come hai già fatto notare, basterebbe contare le perle sui montanti della corona della tua piastra, per rendersi conto che su alcuni montanti ve ne sono in sovrannumero... e già questa è una rara curiosità. 2 e 3. E' plausibile che le due monete siano state coniate in tempo ravvicinato - probabilmente nell'anno 1836 - poi, che le due piastre siano state coniate entrambe a Gennaio oppure, una a Gennaio e l'altra a Settembre... credo che questo dato sia irrilevante per stabilire la presenza o meno di un esubero di metallo sul medesimo conio del dritto. Mi spiego: Se sul conio del dritto è presente un buco millimetrico, una lesione, una rottura - che sul tondello, di conseguenza, si manifesterà come un esubero di metallo - questo difetto si presenterà ogni qual volta venga utilizzato quel conio, cioè su tutte quelle monete che presentano lo stesso conio al dritto, indipendentemente dal numero di conii del rovescio con cui questo conio sia stato abbinato. Solo per fare un esempio, allego un'immagine con quattro piastre 1836 che presentano lo stesso difetto con esubero e "microlesioni in evoluzione" - frutto dello stesso conio. Più in generale, questi microscopici difetti di conio, possono presentarsi in modo più o meno evidente - spesso a seconda dello stato di conservazione - così come in alcuni casi, si può riscontrare anche una sorta di "evoluzione" del medesimo difetto di conio sulle diverse monete. Questo perché, sotto i colpi del bilanciere, delle impercettibili lesioni di conio, sottili come dei capillari - che si trovano molto spesso in prossimità delle lettere della legenda - continuano inesorabilmente a creparsi e quindi, durante la coniazione, si riempiono inevitabilmente di metallo e continuano a manifestarsi come esuberi da rottura su tutte le monete coniate. Ora, se mi consenti, esprimo anche il mio personalissimo parere sulla presunta variante "doppio punto" 1836. Nonostante il fatto che questa nuova variante sia stata già promossa e catalogata come R4 da Magliocca (nostro esperto di riferimento), purtroppo, io nutro dei fortissimi dubbi riguardanti forma e dimensione del presunto "punto supplementare". Per questo, credo che si tratti ancora una volta di un errore di interpretazione e di catalogazione della moneta in oggetto. Per un confronto, posto l'immagine di un'altra piastra 1836 che presenta lo stesso identico conio al dritto - abbinato con un terzo rovescio differente - Hier senza punto. (Da InAsta 97 lotto 1219) Come si può notare, in un solo millimetro di area, c'è stata un'evoluzione del difetto con l'aggiunta di un piccolo ricciolo composto da un sottilissimo filamento di metallo. Allego anche una GIF con il dettaglio del difetto / presunto doppio punto. Nell'era della variante a tutti i costi, io ho già scritto la letterina a Babbo Natale con un simbolico augurio per il nuovo anno: meno improbabili varianti e più spirito critico per tutti! Un saluto, Lorenzo
    5 punti
  2. Buonasera @AncientCoinnoisseur Grazie per la segnalazione. Ho ricontrollato i vari testi di riferimento che riportano questa moneta ed effettivamente il diametro di 11 mm non l’ho trovato scritto da nessuna parte. Già la semplice misurazione con righello sulla foto del catalogo d’asta NAC 83 (per quanto approssimativa) ci riporta un diametro di 16 mm. Complimenti per l’elaborato calcolo che ti ha portato già a ipotizzare che l’aureo dovrebbe avere un diametro di almeno 15 mm. Riguardo alle quattro monete conosciute: 1) Nel ricontrollare le precedenti vendite dell’aureo presente in NAC 83 del 2015 (link al catalogo: https://www.acsearch.info/search.html?id=2469198 ) ho trovato che la moneta (con un pedigree eccezionale) ha un diametro di 16 mm. Il diametro non viene menzionato in NAC 5 del 1992, in Cahn-Hess del 1933 (collezione Haeberlin), e in Rollin & Feuardent del 1887 (collezione Ponton D'Amecourt), ma è presente invece in Hirsch XXI del 1908, di cui allego una scansione (da dire che la gran parte dei lotti in questo catalogo d’asta hanno sia il peso sia il diametro). Hirsch XXI del 16/11/1908 (Sammlung Consul Weber) lotto 248 2) La foto dell’aureo della Biblioteca Apostolica Vaticana (da me inserita nel catalogo) l’ho presa dal testo di Giancarlo Alteri “Di alcune emissioni straordinarie coniate durante la repubblica romana” del 2005, piccolo volume che riporta alcune monete presenti nel Medagliere Vaticano (di cui l'Alteri ne era, o forse lo è ancora, il direttore responsabile). Nella scheda si riporta un diametro di 17,50 mm. 3) Ho ripreso anche il testo del Bahrfeldt “ Die Römische Goldmünzenprägung” del 1923 il quale riporta, per i quattro esemplari censiti un diametro di 16-17 mm. Allego il testo e la tavola fotografica dove sono presenti tutte e quatto gli aurei (compreso quello del Museo Nazionale di Roma). 4) Infine l'aureo del British Musem: nel catalogo online sulla monetazione romano repubblicana non viene riportato il diametro. https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_R-8061 Riguardo all’ultima foto che hai inserito (con un aureo del giuramento e l’aureo da XXX assi) purtroppo nelle tavole del Barhfeldt non sono stati riportati nè lo statere nè il mezzo statere della collezione Gnecchi (confluita poi nel Museo Nazionale di Roma): ma a questo punto sapendo che l’aureo da XXX assi ha un diametro tra i 16-17 mm, la moneta a sinistra è sicuramento uno statere che ha un diametro di 18-19 mm (mentre il mezzo statere è tra i 14-15 mm). Ho corretto la scheda inserendo il valore di 16-17 mm. Grazie ancora per la segnalazione.
    4 punti
  3. Dove si poteva stare belli tranqulli al bar col telefonino, l'aperitivo ed una sigaretta in mano! Ecco una delle prime immagini profetiche che mostrano come già negli anni '30 ci si ignorasse seduti allo stesso tavolino, come queste due elegantissime signorine. E cosa fanno? Ovviamente, non si filano di striscio. Ognuna è incollata al proprio telefonino. Il cameriere arriva con le bibite e sullo sfondo si intravede un aeroplano parcheggiato (a conduzione autonoma?), ma loro niente, perse nel loro piccolo schermo ante litteram. Questi vendevano la margarina (*), ma avevano già previsto che saremmo finiti così: seduti uno di fronte all'altro a guardare un rettangolino luminoso invece di guardarci in faccia. Sarebbe azzeccato se qualcuno 100 anni dopo leggesse questo post sul telefonino, ignorando le persone sedute al tavolo con lui. #Stacchiamo la spina! Njk (*) Margarina Wagner! ===================== https://rarehistoricalphotos.com/futuristic-visions-cards-germany/
    3 punti
  4. Buongiorno a tutti, Riprovo di nuovo a proporvi questa moneta, per capirne un pò di piú nel generale, senza cadere in errore con asserzioni errate e non fondate. Posterò le altre in discussioni diverse per non creare confusione. Capisco che sicuramente le foto possono risultare fuorvianti, soprattutto se fatte con luce artificiale. Queste sono scattate con luce artificiale calda, e rendono la moneta un pò troppo scura rispetto alla realtà. Questa invece é scattata con luce fredda (non ne ho del rovescio, ma le due facce presentano patine simili). Pensavo fosse lavata perché ho letto moltissime volte che l'argento si scurisce molto nel tempo. Se non fosse mai lavata, ho pensato, sarebbe completamente nera, ma evidentemente non é sempre cosí. Qualche ondulatura al bordo é causata dagli incusi che sforano oltre lo spessore del C/. Potreste gentilmente aiutarmi a individuare il grado di conservazione? Sempre disponibile per nuove foto e per fornire informazioni utili alla valutazione. Grazie Saluti... Ronak
    3 punti
  5. Nessuna imprecisione, e' una C con i caratteri dell' epoca. Si in teoria si potrebbe, ma non e' sempre certo che l' emissione del Francobollo coincida con l' emissione della cartolina postale, nel nostro caso il Francobollo fu emesso per la prima volta nel 1883,... .....la cartolina fu emessa nel 1901 per L'inaugurazione del Commonwealth d'Australia che avvenne il 1° gennaio 1901 a Sydney, segnando la nascita della nazione australiana come Dominion federale sotto l'Impero Britannico. L' illustrazione include i ritratti a medaglione della Regina Vittoria (in alto), del Duca di Cornovaglia e York (futuro Re Giorgio V, a sinistra) e di Lord Hopetoun (primo Governatore Generale dell'Australia, a destra). Al centro negli scudi i simboli dei sei stati australiani. La cartolina è conosciuta con l'identificativo filatelico HG:23 e fu prodotta in diversi colori...
    3 punti
  6. Buongiorno, nel realizzare uno studio sull’evoluzione delle monete a partire dall’Aes Rude, fino al denario, mi sono imbattuto nel controverso ‘Aureo del giuramento’ da XXX: (Da Numismatica Ars Classica 83) Nel cercare maggiori informazioni, sono riuscito sì a trovare il suo peso (4.48g), ma da nessuna parte era riportato il diametro, se non qui: https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/28 Il diametro qui riportato è di 11mm, ma la cosa non mi convinceva troppo, dato il peso ed il livello di dettagli. Essendo noti solo 4 esemplari (Il NAC, uno al British Museum, uno alla Biblioteca Apostolica Vaticana, ed uno al Museo Nazionale Romano), le informazioni erano alquanto scarse, e nessuna delle fonti online riportava il diametro. Dato che la moneta pare abbia la stessa composizione di RRC 44/2, RRC 44/3 ed RRC 44/4, (che vi mostro) ho deciso di fare un’analisi di regressione. Andando sul CRRO (Coins of the Roman Republic Online qualora qualcuno ancora non lo conoscesse), nelle pagine di queste tre monete, a fondo pagina vi è la possibilità di avere una media di peso e diametro di quel tipo specifico, basato su tutti gli esemplari in database. Una volta ottenuti, immaginando che il peso fosse linearmente proporzionale alla superficie, ho dimezzato il diametro, l’ho elevato al quadrato, e trascurando il pi greco (che apporterebbe una semplice traslazione), ho ottenuto i miei 3 punti: (49.14, 3.86) (43.56, 2.24) (31.47, 1.23) Da lì, la retta di best fit è la seguente: y = 0.13834x - 3.28261 Applicando il peso di 4.48g otteniamo un valore di 56.1. Calcolando la radice quadrata e raddoppiando il raggio, otteniamo un valore del diametro pari a 14,9799mm o semplicemente 14,98mm. Ad arrivare in mio aiuto, inaspettatamente, è stato un utente di un forum in lingua inglese, che casualmente possedeva un catalogo della Haeberlin Collection venduta da Cahn-Hess nel 1933, nel quale è presente uno dei 4 esemplari. Anche lì il diametro non era riportato, ma erano presenti le tavole a grandezza naturale, e misurando la moneta ha detto che era “marginally less than 15mm”, ossia ‘giusto un filo meno di 15mm, corroborando l’ipotesi. Infine, come ultima conferma, su questo sito sono riportati 3 esemplari su 4, e l’unico mancante è quello del Museo Nazionale Romano. L’utente aveva una foto proprio di quell’esemplare, accanto a quello che forse è uno statere da 20mm (RRC 28/1), o un mezzo statere da 15mm (RRC 28/2): Questo sembra definitivamente confermare l’ipotesi, quindi chiederei cortesemente a @legionario di correggere il dato presente qui: https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/28 Grazie a tutti per l’attenzione!
    2 punti
  7. Ciao, in realtà l'iconografia dei Santi Pietro e Paolo affiancati e posti frontalmente è di molto antecedente il pontificato di Urbano VIII e quindi non trova correlazione con l'edificanda Basilica di San Pietro. I due santi infatti appaiono per la prima volta sui grossi di Eugenio IV (1431-1447) coniati a Roma, come quello che allego in foto, con i tipici attribuiti: San Pietro con le chiavi e San Paolo con la spada e il libro; da lì in avanti proseguono ad essere rappresentati con regolarità anche dai pontefici successivi (e anche durante alcune Sedi Vacanti). Costituiscono infatti una delle iconografie classiche e più frequenti della serie monetale pontificia. In merito ai testoni di Urbano VIII con questa raffigurazione, ne esistono molte varianti: in linea molto generale, i testoni che al D/ presentano lo stemma Barberini e al R/ i due santi nel complesso sono monete comuni che si trovano facilmente in ogni asta. Quelli che invece al D/ hanno il busto del pontefice, sono invece molto rari ed in alcuni casi estremamente rari. Michele
    2 punti
  8. Giá il Rizzo, suo coetaneo maggiore, avvisava sui limiti (e sugli errori cronologici ) del metodo applicato da Bohringer per stabilire una cronologia assoluta, ossia storica delle monete poiché non teneva conto del criterio stilistico, sempre indispensabile.
    2 punti
  9. Il Gazzettino viene distribuito in alcune occasioni di ritrovo (Milano Numismatica, Veronafil ed altre manifestazioni simili): essendo una rivista senza fini di lucro non può essere né venduta né comprata, ma può essere recuperata gratuitamente su Academia.edu fino al penultimo numero pubblicato. L'ultimo in ordine di pubblicazione viene reso pubblico, sempre su Academia.edu, dopo sei mesi dalla presentazione del cartaceo. Nel frattempo, il futuro Gazzettino #13 riporta già cinque articoli ed una Briciola:
    2 punti
  10. Precisazione storica. In origine la Blue Starry era la bandiera del Consiglio d'Europa (organizzazione internazionale che non ha nulla a che fare con l'UE) ed era stata pensata per rappresentare i 15 componenti originari di quella. Una delle stelle però rappresentava il Saarland, territorio tedesco con governo autonomo momentaneamente amministrato dalla Francia, quindi i tedeschi erano contrari perchè quella configurazione suggeriva la presenza di un'entità politicamente indipendente. Il compromesso fra chi riteneva che si dovesse scendere a 14, cosa non ben vista dal Saarland stesso, o il 13, che notoriamente in molti Stati porta sfiga, fu trovato a 12 che formalmente rappresentano l'unità.
    2 punti
  11. Nuntio Vobis: ed il giorno prima, il 12 si terrà la 25a asta MONTENEGRO di Numismatica
    1 punto
  12. salve a tutti, vorrei sapere il valore più o meno di questi due biglietti di stato, grazie!
    1 punto
  13. E come farebbero fare una ricevuta fiscale che esiste solo nel nostro paese? un invoice e l’equivalente della nostra fattura , quindi è più che sufficiente
    1 punto
  14. Ho ricontrollato anche il catalogo della collezione Haeberlin del 17 luglio 1933 (Cahn & Hess). Non ho l'originale ma la ristampa di Nummorum Auctiones del 1977. Misurando con il righello da come diametro 15 mm, però non so se sia molto attendibile questa misurazione di una tavola fotografica di quasi un secolo fa. Direi di escludere 15 mm e tenere conto del valore 16-17 mm come riportato nei testi sopra citati
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  15. Non esageriamo.. 🤣 ma la curiosità c'è!
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  16. Ottimo, bravo! Peccato che dobbiamo aspettare praticamente un anno per leggerlo... 😱
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  17. volevo informarvi che ho già mandato il mio articolo per il prossimo gazzettino di quelli del cordusio, e come già anticipato sarà sempre sulla Croce Rossa ma questa volta sulla serie del 1915 fatta per l'entrata in guerra dell'Italia, nell'articolo è presente tutto quello che c'è da sapere sui gettoni dalle montature fino alle varianti, ci sono anche dei riferimenti a riviste di numismatica dell'epoca che ne parlavano e foto di documenti sempre inerenti ai gettoni. Spero che anche questo articolo abbia lo stesso interesse e sia apprezzato come il precedente
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  18. Lo scavo archeologico di un grande mausoleo romano tra le colline moreniche del Garda, a Monzambano (Mantova) si inserisce nell'ambito della recente scoperta di altri edifici simili nelle vicinanze, a Goito (MN) e a Calvatone (CR). un interessante oggetto di studio per l'archeologia romana in Italia settentrionale
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  19. Questa emissione è stata precedentemente attribuita a una zecca macedone, con l'identificazione del ritratto come Bruto (Friedlander) o Cesare (Grant). L'RPC presenta un'origine cilicia o siriana, supportata dai dati di ritrovamento, con l'ipotesi che il ritratto sia di Ottaviano. Emissioni con uno stile di ritratto simile, forse dello stesso incisore, includono la monetazione Princeps Felix, RPC 4082-3, proveniente dalla Cilicia. Nuovi dati di ritrovamento indicano con relativa certezza che queste monete provenissero dall'Asia Minore settentrionale. È possibile che entrambe le serie di emissioni cilicie o siriache ritraggano Sosio, un importante generale di Marco Antonio. Sosio fu questore (simbolo su questa monetazione con una Q e i simboli della carica) nel 39 a.C. L'isola di Zacinto, una stazione della flotta di Antonio, emise monete a nome di C SOSIVS Q (RPC 1290), C SOSIVS IMP (RPC 1291), C SOSIVS COS DESIG (RPC 1292) e C SOSIVS COS (RPC 1293). La prima di queste emissioni coincide con la datazione di questa moneta. Si noti che entrambe includono la "Q" per questore. Sosio fu governatore della Siria nel 38 a.C. Antonio appoggiò Erode il Grande contro il suo rivale Antigono, e Giuseppe Flavio descrive come Sosio comandò le forze romane a sostegno delle pretese di Erode. Sosio conquistò l'isola e la città di Arado nel 38 a.C. e Gerusalemme nel luglio del 37 a.C., per le quali fu acclamato Imperator. Giuseppe Flavio racconta che stava per permettere ai soldati di saccheggiare la città caduta e di ucciderne gli abitanti, quando Erode intervenne. Erode chiese se i Romani, svuotando la città di denaro e uomini, avessero intenzione di lasciarlo diventare re di un deserto e pagò invece alle truppe un donativo, mentre Sosio stesso ricevette una "regalia regale". Sosio chiamò il re sconfitto con il nome femminile di "Antigona" e lo imprigionò affinché Antonio lo giustiziasse in seguito. Nel 36 a.C. Sosio aiutò Ottaviano e Agrippa contro Sesto Pompeo e in seguito probabilmente rimase a Roma, dove celebrò un trionfo nel 34 a.C. e fu console insieme a Domizio Enobarbo nel 32 a.C. Durante il suo consolato, ricostruì il Tempio di Apollo che era stato costruito nel 431 a.C. Presentò al Senato una proposta di censura contro Ottaviano, ma questa fu respinta da un tribuno. Con l'avvicinarsi della guerra tra Ottaviano e Antonio, Sosio fuggì da Ottaviano e da Roma insieme a circa 300 senatori. Ad Azio, nel 31 a.C., Sosio comandò l'ala sinistra delle forze navali di Antonio. Quest'ala di navi pesanti entrò per prima in battaglia, ma fu sopraffatta dalle navi più piccole e veloci di Agrippa, comandante della flotta di Ottaviano. Nel frattempo, Cleopatra e Antonio fuggirono attraverso l'apertura creata dal movimento. Sosio continuò a combattere, alla fine si arrese e fu risparmiato da Ottaviano. Da CNG E.A. 559 apollonia
    1 punto
  20. Altri pubblicitari.Questi dovrebbero essere più comuni.
    1 punto
  21. Vista adesso, siamo nell'ordine dell'MB/MB+ Le foto sono un pò sfocate ma un'idea di massima la rendono, però con foto più nitide, ed osservando bene i difetti, si potrebbe arrivare anche a quasiBB.
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  22. Ça va sans dire...
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  23. Le mie nuove acquisizioni 2 lire Quadriglia Briosa del calandra.
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  24. La lira del 1863 , secondo me , è la migliore , davvero stupenda . È stata chiusa FDC ?
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  25. I segni da circolato sono tanti ed evidenti...non va oltre SPL e ci sta anche il quasi. Comunque cambia nulla per una comunissima 72M
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  26. Buongiorno, nell'ambito del catasto (appunto) onciario voluto da re Carlo di Borbone, si fa riferimento all'oncia da 6 ducati. Nelle Prammatiche, ovvero i decreti attuativi emanati dall'autorità, si dice: "Per li territori seminatorii, arbusti, vigne, oliveti, boschi, erbaggi, montagne, censi, esazioni e simili rendite... si tirano l'once alla ragione di carlini tre di rendita per ciascuna oncia di ducati 6 di capitale, che corrisponde al 5%".... "Per la rendita di animali d'ogni genere si tireranno le oncie... alla ragione di carlini sei per oncia (quindi) al 10% del capitale". L'oncia quale unità di conto fiscale era divisa in 30 grani. Quindi nel caso della coppia di buoi, le 13:10 oncie (ovvero 13 oncie e 1/3 o ancora 13,3333...) di tassa corrispondono ad una rendita stimata di 4 ducati. Essendo la rendita il 10% del capitale, il valore della coppia di animali era di 40 ducati, 20 ducati a capo. Allo stesso modo il valore quota di proprietà ("rata") della vacca era di 6 carlini, 2 grana e 1 tornese, ovvero 62,5 grana.
    1 punto
  27. Confermo, non hanno alcun valore. Chi le volesse potrebbe facilmente comprarle in condizioni migliori a 1 o 2€. In condizioni perfette, mai circolate, angoli appuntiti, nessuna piega ecc. le trovi a 5€ il 5 lire e 8€ il 10 lire quindi conservale come ti è stato consigliato. Guardandole noterai che, a differenza di tutti gli altri biglietti di Stato in cui c'è scritto "Regno d'Italia" o "Repubblica Italiana", su questi in alto al centro c'è la sola scritta "Italia". Questo perché al tempo della loro creazione (novembre 1944) non si sapeva ancora se l'Italia sarebbe stata una Repubblica o una Monarchia... 😉
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  28. Non c'è chi se le compra, sono solo dei balordi che mettono prezzi assurdi ed a casaccio, purtroppo si può fare. Solo 500 euro? pochini... Così vale pure per il 10 lire. Una vendita seria per quelle condizioni? questa: Qualora fosse stata in eccellente stato poteva raggiungere i 5/8 euro, che comunque reputo pure tanti. Conservale Per i francobolli vai in questa sezione e poni tranquillamente le tue domande Filatelia e Storia Postale - Lamoneta.it - Numismatica, monete, collezionismo ps: ho trovato una vendita molto conveniente, solo 16.000 euro per 4 esemplari!! meglio di una sola per 10.000 euro non ti pare? E con la consegna gratuita! un affarone!
    1 punto
  29. Hello Lelouch I checked the Caltabiano text: she speaks for these issues of a feminine ‘auriga’ . At least at a superficial check I could not see any mention of a nymph ( also a bit incongruous if I may, for a nymph to be represented with auriga functions ).
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  30. Sol erti M: essi M unici pali = solerti messi municipali. Buona giornata!
    1 punto
  31. Mentre gli USA sono dei competitor naturali dell'UE a livello economico, la Russia non lo è perché è essenzialmente un Paese che esporta materie prime (con qualche eccellenza industriale relativa allo stadio ed armamenti). Inoltre la popolazione russa è di soli 150/130 milioni con un territorio immenso e ricchissimo di ogni materia prima (gas, petrolio, oro, diamanti, platino, titanio, terre rare...), e la densità è di appena 9 abitanti per km2, quindi hanno realmente necessità di espandersi e di invadere l'Europa ? Ma poi l'economia europea e quella russa erano interdipendenti e sincronizzate: loro ci fornivano materie prime a bassissimo costo ed in cambio noi gli vendevamo prodotti finiti e servizi. Forse questo poteva disturbare qualcuno ? Ma fortunatamente adesso gli Europei pagano le materie prime 3/4 volte in più, inquinando 3/4 volte di più, e assoggettandosi di nuovo a qualcuno, che ci chiama apertamente parassiti/scrocconi (non che i precedenti non lo avessero mai detto, v. quel sant'uomo vincitore del Nobel per la pace di Obama) e vorrebbe magari pure eliminarci perché concorrenti... Il tutto condito con una costante e martellante propaganda che dice ora siamo finalmente liberi e più indipendenti... Osserviamo qualche dato preoccupante che non viene molto sbandierato: Sempre più europei spengono i riscaldamenti: nel 2023 un problema per altri 7 milioni Eurostat: casa insufficientemente calda per 47,5 milioni di europei (+1,3% rispetto al 2022). Il caro bollette un problema anche per 5,6 milioni di italiani, e un dilemma nuovo per mezzo milione rispetto a un anno prima Bruxelles – Il freddo punge, la guerra russo-ucraina con le sue implicazioni energetiche e il caro bollette fanno il resto. Risultato: gli europei vivono sempre di più senza riscaldamenti. Nel 2023, rileva Eurostat nei dati freschi di pubblicazione, il 10,6 per cento della popolazione dell’Unione europea non è stata in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda. Rispetto al 2022 questa quota è aumentata di 1,3 punti percentuali. In numeri assoluti tutto questo si traduce in circa sei milioni in più di persone – da 41,4 milioni a 47,5 milioni – costrette a mettere un maglione in più indosso per il non poter accendere i termosifoni. In questo quadro non fa eccezione l’Italia. Nel 2023 sono stati oltre 5,6 milioni gli italiani incapaci di mantenere la propria casa adeguatamente calda. Si tratta di circa mezzo milione di uomini e donne in più a combattere con il freddo rispetto al 2022. Il tasso di quanti fanno fatica a riscaldare la propria abitazione è aumentato dall’8,8 per cento al 9,5 per cento. Salta agli occhi il dato della Spagna, economia dell’eurozona a cui il governo italiano guarda con preoccupazione in termini di performance. Il Paese che insidia l’Italia nella classifica delle principale economie europee vede un quinto della propria popolazione alle prese con problemi di riscaldamento e l’impossibilità di potersene permettere uno adeguato. Oltre dieci milioni di spagnoli, pari al 20,8 per cento della popolazione nazionale, nel 2023 ha vissuto in case fredde o non calde a sufficienza. https://www.eunews.it/2025/01/23/riscaldamenti-2023-problema-7-milioni/
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  32. Tanto per metterla in battuta, nessuno si offenda, tutto questo mi ha piacevolmente riportato agli anni della fanciullezza, nei quali ci si metteva ogni tanto ad osservare le nuvole, cercando di dare ad ognuna una forma conosciuta.
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  33. A completamento di quanto scritto oggi, inserisco immagine da cui si osserva inequivocabilmente essere del '36 la mia moneta. Saluti
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  34. Cavallo di Carlo VIII battuto a Chieti.
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  35. Non dirlo a me, io non l'avrei fatta scoppiare e sicuramente non avrei ostacolato i vari sforzi per la pace dal 2014. Ma sappiamo perché la Crimea è stata annessa alla Russia ? Si certamente perché vive una comunità russa del 90% circa, ma perché c'è il più grande porto militare di età sovietica (Sebastopoli) anche per i sommergibili nucleari. Dopo la dissoluzione dell'URSS, la Russia e l'Ucraina hanno firmato degli accordi per concedere ai Russi l'uso del porto e basi annesse. Poi ci sarebbe stato un rinnovo del contratto. Gli Americani hanno corteggiato (corrotto) la dirigenza ucraina affinché non rinnovasse il contratto per l'uso del porto e poi hanno addirittura fatto un colpo di stato arancione facendo fuggire il presidente ucraino Januchovic (spero di averlo scritto bene). Quindi i Russi si sono presi la Crimea! Quando qualcuno vuole fare il furbo, queste sono le conseguenze, ma purtroppo nessuno di quelli che hanno orchestrato il tutto hanno i loro figli nei sacchi neri...a differenza della povera gente!
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  36. Metterei sul podio a parimerito la lira 1863 e il centesimo Milano
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  39. Non quanto la nostra quando mancano un saluto e un 'grazie' o un 'per favore' ...
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  40. Torniamo ora indietro di una decina d'anni rispetto alle prime emissioni delle monete d'oro di cui abbiamo parlato, per dedicare un certo numero di post (al momento non meglio quantificabili ) a un evento cruciale nella storia degli Stati Uniti e nella vita di Theodore Roosevelt. Un evento con il quale ebbe inizio quello che diversi autori latinoamericani definiscono, non senza ragione El siglo del Imperio Norteamericano L'isola di Cuba, posta tra il mar dei Caraibi, il golfo del Messico e l'oceano Atlantico, fu raggiunta da Cristoforo Colombo il 28 ottobre 1492. Colombo rivendicò l'intera isola per il Regno di Spagna e la chiamò Isla Juana, in onore dell'allora erede al trono di Spagna Giovanni, Principe delle Asturie. Nel 1511 venne fondato da Diego Velázquez de Cuéllar il primo insediamento spagnolo. Da allora, ebbe inizio il dominio pressoché ininterrotto della Spagna. Nel corso del XIX secolo, a poco a poco, cominciò a crearsi nella borghesia cubana l'insofferenza verso il governo spagnolo e il desiderio di una maggiore autonomia. Si ebbero così le cosiddette due guerre d'indipendenza: la guerra dei dieci anni (1868-1878), e la piccola guerra (1879-1880), insurrezioni popolari armate represse nel sangue. Un ennesimo tentativo di liberarsi dal dominio spagnolo, prese forma nel 1895, e ad esso servì involontariamente da catalizzatore il Wilson-Gorman Tariff Act del 1894 (dazi sulle importazioni negli Stati Uniti), che privò lo zucchero cubano del suo principale sbocco di mercato, gettando l'isola in un totale stato di miseria. L'opinione pubblica americana fu, fin dall'inizio, decisamente dalla parte dei ribelli, e si sentì particolarmente oltraggiata dai metodi represssivi degli spagnoli. Nel 1896, il governo spagnolo istituì una serie di campi di concentramento con lo scopo di privare la guerriglia cubana dell'appoggio della popolazione civile. E in quei campi, a causa di un'amministrazione incompetente, e di un inadeguato regime sanitario, morirono moltissime persone Gli orrori dei campi erano autentici, ma il modo in cui la rivolta cubana venne riportata dalla stampa, scatenò fino all'eccesso l'indignazione americana. Due quotidiani di New York, in particolare, il New York World e il New York Journal, si lanciarono in una gara a chi pubblicava le notizie più sensazionali sulla rivolta... In questa serie di post, si parlerà non solo di Storia con la S maiuscola, ma anche, a tempo debito, di monete, e ci sarà anche occasione di mostrare altro di interesse collezionistico. Come questa cartolina dell'epoca, un combattimento di galli in uno spiazzo de L'Avana, che potrebbe anche essere interpretato come una metafora della guerra. (da Collezione privata) petronius
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  41. Mi permetto di entrare nella discussione in quanto, catalogando recentemente un esemplare NATOLEONE, non ho riportato la notizia circa la menzione nei Memoriali in quanto nemmeno io sono riuscito a verificarla. Crippa con la sua annotazione riprende quanto detto nel CNI; il Corpus Nummorum Italicorum a sua volta riprende quanto detto nell'opera "Le monete di Milano" dei fratelli Gnecchi del 1884. La nota degli Gnecchi è tutto tranne che accurata, riportando l'ipotesi di un ordine diretto di Pietro Verri (deceduto nel 1797!!!!!) al Manfredini. Ecco la foto della annotazione così come presente nell'opera originale degli Gnecchi:
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  42. Salve. Condivido il mio secondo acquisto. Lotto 30. SICILIA - Syracusa - GERONE II (274-216 a.C.) 16 Litre D/ Testa velata di Filistide R/ La Nike conduce una quadriga lenta SNG ANS 880 Ag g 12,82 mm 27 • Ex Artemide, asta XXX, lotto 55 BB QUESTO LOTTO NON VIENE SPEDITO FUORI DALL'ITALIA - THIS LOT IS NOT SHIPPED OUTSIDE ITALY. apollonia
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  43. Complimenti, molto belle
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  44. Ciao pasternak, There have been several corrections to Boehringer's work. In general, many of the dates Boehringer has said has now been downdated so do not rely too much on him for dating. Notably Group III, which contains series VIa-XIIe has been downdated as the Demareteion dekadrachms have been downdated by originally Colin M. Kraay with most agreeing now that XIIe is somewhere in 470-460. Koepfler, Denis (1992). La chronologie du monnayage de Syracuse sous les Deinoménides: nouvelles données et critères méconnus, in: Revue suisse de numismatique Available free online (but in French) https://www.e-periodica.ch/digbib/view?pid=snr-003%3A1992%3A71%3A%3A10 Is a good work on this, where Knoepfler shows that Group III begins in 478.
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  45. Come da programma sono stati rilasciati i primi starter kit bulgari.
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  46. Materiale presente (scorie) sul conio di D/ al momento della battitura ..
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  47. Salve a tutti. Quest’oggi volevo proporvi una nuova discussione “trasversale”, dato che l’argomento di cui andremo a trattare ci permetterà di spaziare in situazioni storiche e numismatiche dal Mezzogiorno al Settentrione della nostra penisola. Anche questa volta, al centro del nostro dibattito troviamo un sovrano napoletano della dinastia francese degli Angioini, Roberto d’Angiò (1309-1343), autore di una coniazione molto particolare ed estremamente rara che merita di sicuro un approfondimento. Ecco la descrizione del pezzo in esame: Gigliato. D/ + ROBERTUS • DEI GRA IERLM • ET SICIL • REX Robertus Dei gratia Ierusalem et Siciliae Rex. Roberto, per la grazia di Dio, Re di Sicilia e Gerusalemme. Il Re coronato, seduto frontalmente su di un trono con protomi leonine ai lati, tiene nella mano destra lo scettro gigliato e nella sinistra il globo crucigero. R/ + IPPETUU CU SUCCESSOIB DNS TRE PRATI In perpetuum cum successoribus dominus Terrae Prati. Signore in perpetuo della Terra di Prato con i suoi eredi. Croce piana ornata, con le estremità fogliate, accantonata da quattro gigli. CNI XI, p. 345, n° 1 (tav. XXII, n° 4). AR 3,90 g. e 27 mm. (esemplare della Collezione Reale, già ex Collezione Gnecchi, n° 3515). Un altro esempio trovato in rete, dal peso dichiarato di 3,78 g.: Si sa benissimo oramai che il gigliato fu una moneta ampiamente accettata in molti luoghi diversi tra loro, non solo d’Italia, ma anche d’Europa e addirittura fu imitata e scambiata nelle zecche e negli Stati dell’Oriente Latino. Tale fama scaturisce dalla bontà della lega utilizzata per la coniazione di queste monete, molto più ricca di fino rispetto ad altri nominali, non solo italiani, che si potevano trovare in circolazione all’epoca. Era, se vogliamo, una specie di “dollaro” d’argento del Basso Medioevo, utilizzato per i commerci locali nel Regno di Napoli, ma anche per quelli di più vasta portata, tant’è che si sviluppò un vero e proprio giro d’affari intorno all’imitazione del gigliato napoletano o robertino, come veniva chiamato per via del sovrano che lo fece diventare così celebre e ben accetto. Non ci si sorprende, quindi, di trovare una moltitudine di gigliati che si differenziano anche molto da quelli coniati a Napoli durante il regno di Roberto d’Angiò, ma il gigliato “pratese” ha avuto sempre un ruolo molto particolare nella numismatica non solo napoletana, ma italiana in generale, per via della sua esimia rarità, ma soprattutto per i risvolti storici che tale moneta potrebbe rivelare. E allora è il caso di vedere meglio le circostanze storiche che portarono alla realizzazione di questo strano pezzo. Innanzi tutto occorre spiegare perché la definizione di “pratese”. La caratteristica peculiare risiede proprio nella legenda di rovescio, ampiamente sciolta e tradotta in fase di descrizione. In pratica, Roberto d’Angiò, oltre che Re di Napoli, veniva riconosciuto anche come signore della Terra di Prato, la città toscana in provincia di Firenze. Il privilegio signorile si estendeva anche ai suoi eredi, quindi, dopo la morte del sovrano angioino, i suoi successori avrebbero beneficiato della signoria di Prato. Come si configura storicamente un tale potere? Come arrivò Roberto d’Angiò a detenere i diritti su città così lontane da Napoli e dal suo Regno, coinvolte in ben altre realtà politiche? E, soprattutto, come si giunse alla coniazione di una moneta, il gigliato, appunto, che per stile e standard ponderale rientra perfettamente nei meccanismi economici napoletani, ma che è di più difficile inserimento in quelli toscani? Dobbiamo pensare ad un’Italia divisa tra due principali fazioni: i Guelfi, sostenitori del partito filo-papale, e i Ghibellini, favorevoli invece nel riconoscere all’Imperatore di Germania un potere temporale superiore a quello della Chiesa di Roma. L’autorità imperiale, inoltre, voleva anche consolidare la propria influenza in Italia, ormai solo un ricordo rispetto a ciò che era stata nel corso del XIII secolo o anche prima. Gli scontri tra le diverse fazioni nelle città dell’Italia settentrionale portarono i liberi comuni ad indebolirsi per i dissidi e le divisioni interne: sia Firenze che le città limitrofe della Toscana, infatti, erano molto deboli militarmente e non riuscivano a fare fronte alle esigenze belliche che il tempo imponeva. Tra il 1305 ed il 1310, quindi, Roberto d’Angiò, uno dei sovrani più potenti d’Italia, era stato coinvolto nelle lotte politiche toscane e si schierò dalla parte dei Guelfi: il Re di Napoli, infatti, già nel 1305, quando era solamente Duca di Calabria, fu insignito della signoria di Firenze, che mantenne pressappoco fino al 1321, e messo a capo di una lega di città toscane che si opponevano al potere ghibellino ed imperiale in Italia. Prato, la cui situazione militare non era molto diversa da quella della vicina Firenze, aveva vissuto anni migliori dopo che, alla metà del XIII secolo, si era fissato lo Statuto cittadino e il centro aveva riconosciuto la propria qualifica di libero comune. La floridezza economica di quei tempi, dovuta al grande sviluppo dell’industria della lana, era solo un lontano ricordo. Dal 1312 la situazione peggiorò ulteriormente a seguito delle guerre intestine che affliggevano le città toscane: Prato, insieme alla lega di città che facevano capo a Firenze, composta da Siena, Pistoia, Arezzo, Volterra, Colle Val d’Elsa, San Gimignano e San Miniato, si trovò contrapposta alla Pisa di Uguccione della Faggiola, condottiero ghibellino e vicario imperiale in Italia. Uguccione si rivelò una minaccia concreta per i Fiorentini i loro alleati nel 1315, quando le armate ghibelline collezionavano sempre più successi sui nemici di parte guelfa. Fu proprio in quell’anno (tra l’altro, passato alla storia come il più fulgido per il partito ghibellino in Italia) che Firenze si decise a chiedere aiuto militare a Re Roberto. Quest’ultimo acconsentì, radunando in breve tempo un congruo numero di truppe che, inizialmente, dovevano essere guidate da suo figlio, nonché erede al trono, Carlo d’Angiò (1298-1328), Duca di Calabria dal 1309 e Vicario Generale del Regno. Il comando, però, passò poi all’ultimo momento nelle mani del fratello del Re, Filippo I di Taranto (1294-1332). La colonna partì dunque per Firenze per unirsi al resto dell’esercito guelfo che la lega toscana aveva raccolto per far fronte alla minaccia ghibellina. Lo scontro sembrava giocare a favore dei Fiorentini e dei loro alleati napoletani, vista la loro superiorità numerica. Uguccione, oltre ai Pisani, poteva fare solo scarso affidamento su Lucca, perché questa città era stata presa dai Ghibellini con la forza. Il confronto armato non si fece attendere: la battaglia di Montecatini (29 agosto 1315) sancì la gloriosa vittoria dei Pisani di Uguccione che, contro ogni pronostico, misero in fuga i Fiorentini con i loro alleati. Il comandante napoletano Filippo di Taranto neanche prese parte allo scontro perché, colto da febbre, fu costretto a ritirarsi dal campo di battaglia e a rientrare precipitosamente a Firenze, la cui situazione peggiorava giorno dopo giorno. Roberto d’Angiò, da parte sua, non si mostrò molto preoccupato della sconfitta subita dalle sue truppe in Toscana: Firenze, che dal 1305 si era costituita sotto la sua protezione, rimaneva, con il suo circondario, ancora salda e sicura. Qualche anno dopo, però, tale sicurezza crollò: nel 1325 il baricentro ghibellino da Pisa si era spostato a Lucca che, sotto il suo signore Castruccio Castracani, aveva riscoperto un nuovo periodo di riscossa militare, culminato con la vittoriosa (per i Ghibellini) battaglia di Altopascio il 23 settembre di quello stesso anno. Questa volta, Roberto non aveva inviato alcun aiuto contro il Castracani per favorire i Fiorentini, così, quando questi arrivò addirittura a minacciare la città stessa, essi si rivolsero al Duca di Calabria, Carlo, figlio di Re Roberto, il quale fu eletto dai Guelfi nuovo signore di Firenze a garanzia della protezione angioina sulla città. Carlo accettò e l’anno successivo, nel 1326, il 13 gennaio, si recò a Firenze per prendere possesso del nuovo incarico che gli era stato offerto. Ma la permanenza di Carlo e del suo seguito di Angioini nel capoluogo toscano fu breve: nel 1327, il Duca fu richiamato a Napoli, poiché le truppe tedesche di Ludovico IV il Bavaro (1328-1347), allora Rex Romanorum (1314-1328), minacciavano il Regno nella loro discesa in Italia verso Roma. Si ritiene che il gigliato “pratese” fosse stato battuto intorno al 1326, quindi durante la signoria fiorentina di Carlo d’Angiò, per l’infeudamento di Prato alla casata angioina. Le legende sulla moneta, che vanno lette in modo continuo tra diritto e rovescio, comunicherebbero che Roberto d’Angiò, già Re di Napoli, era anche signore (dominus) di Prato e che il privilegio si estendeva anche ai suoi successori, cioè a Carlo Duca di Calabria. Quest’ultimo, nato dal matrimonio celebrato il 23 marzo 1297 tra Roberto e Jolanda d’Aragona (1273-1302), era l’unico figlio maschio della coppia reale e, nel 1316, contrasse una prima unione, infruttuosa, con Caterina d’Asburgo (1295-1323). Nel 1324, poi, prima di essere chiamato dai Guelfi a Firenze, Carlo sposò in seconde nozze la giovanissima Maria di Valois (1309-1332), dalla quale ebbe la figlia, futura Regina di Napoli, Giovanna I d’Angiò (1343-1381). Appena Carlo si allontanò da Firenze nel 1327, Castruccio ne approfittò per occupare molte città che prima erano cadute sotto la giurisdizione feudale angioina: in nome dell’Imperatore tedesco, il condottiero ghibellino, divenuto intanto Duca di Lucca, arrivò ad attaccare anche Pistoia e Prato. Gli abitanti di questi due centri, soprattutto i contadini che erano quelli più esposti alle scorribande ghibelline nelle campagne intorno alle città, per non subire gli attacchi nemici, scesero a patti con il Castracani: in cambio di un tributo semestrale da pagarsi in denari, i Pistoiesi ed i Pratesi evitarono attacchi e saccheggi da parte dei Ghibellini del condottiero lucchese. In realtà, fino a quando gli Angioini si ersero a garanti della sicurezza dei Guelfi toscani, Firenze e gli altri centri toscani limitrofi non subirono mai il sopravvento della parte ghibellina avversa. Il gigliato “pratese”, dunque, costituisce una moneta commemorativa (e non una medaglia, come credeva Arthur Sambon e com’è riportato anche nel CNI XI) che aveva lo scopo di manifestare la sovranità signorile degli Angioini, di Roberto e di suo figlio Carlo, sui centri guelfi toscani minacciati dall’inarrestabile potenza militare ghibellina. Si potrebbe anche pensare che la moneta circolasse nel ristretto entourage del Duca di Calabria e che difficilmente abbia interagito con la moneta e l’economia locale fiorentina, poiché, come faceva già notare il Sambon, il gigliato era sì una moneta ben accetta all’epoca (quindi magari sarà anche stata accettata in alcune transazioni tra Angioini e Fiorentini), ma era profondamente diversa per caratteristiche fisiche rispetto al sistema monetario ed economico fiorentino. Dobbiamo poi pensare che Prato patteggiò un accordo per non essere occupata dai Ghibellini di Castruccio solo nel 1327, ovvero dopo la partenza di Carlo d’Angiò da Firenze. Dato che Prato non ebbe mai una propria zecca, sembrerebbe più logico ipotizzare che il gigliato in questione fu coniato nel 1326 a Firenze, durante il breve soggiorno del Duca di Calabria in città. Forse la sua breve permanenza e il circoscritto utilizzo del gigliato “pratese”, in unione con lo scopo commemorativo dell’emissione, non consentirono la coniazione di un gran numero di pezzi, anzi, ne frenarono la produzione allo stretto indispensabile per le esigenze degli Angioini, padroni della scena politica cittadina. Dobbiamo poi notare che questa teoria non sembra priva di fondamento, se pensiamo che, a Napoli, la locale zecca incrementò la produzione di gigliati, per volere regio, proprio nel 1326! In questo anno, infatti, furono assunti nuovi manovali in zecca per la lavorazione delle monete d’argento, in vista del successo e delle attenzioni che il gigliato napoletano stava ricevendo in molte parti d’Europa e del Mediterraneo. Ma non furono solo gli Angioini ad aiutare militarmente i Guelfi toscani e ad importare a Firenze il gigliato “pratese” di stampo e peso napoletani: sotto Roberto d’Angiò, le finanze del Regno di Napoli erano quasi monopolizzate da potenti banchieri fiorentini. Pensiamo che molte Compagnie bancarie avevano filiali a Napoli che costituivano il fulcro di importanti guadagni. Proprio con il governo di Roberto assistiamo spessissimo all’affidamento dell’incarico di Maestro di Zecca, ufficio fondamentale per la gestione della stessa, ad esponenti di queste potenti Compagnie. Tra questi ricordiamo: 1. Lapo di Giovanni di Benincasa, un mercante fiorentino, fattore della Compagnia degli Acciaiuoli, fu Maestro di Zecca nel 1317. Fu proprio tra il 1317 ed il 1319 che si decise di inserire sui gigliati dei simboli per poter distinguere l’operato delle diverse maestranze, poiché in molti casi si erano verificati dei cali nel peso effettivo delle monete rispetto a quello teorico stabilito (pari quasi a 4 grammi). 2. Donato degli Acciaiuoli, Maestro di Zecca nel 1324 (al 12 febbraio si data l’appalto per il suo incarico), proseguì la battitura dei gigliati di peso accurato, com’era già stato fatto sotto l’amministrazione dei suoi predecessori, Rainaldo Gattola, di Napoli, e Silvestro Manicella, di Isernia. 3. Petruccio di Siena, Maestro di Zecca nel 1325, anch’egli esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 4. Domenico di Firenze, Maestro di Zecca sempre nel 1325, esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 5. Dopo l’intermezzo del napoletano Rogerio Macedonio, nel 1327, a dirigere la Zecca partenopea troviamo nuovamente un fiorentino, un certo Filippo Rogerio, della Compagnia dei Bardi. 6. Pieruccio di Giovanni, ugualmente fiorentino, fu Maestro di Zecca dopo il 1327 ed esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 7. Sempre in una data posteriore al 1327 a capo della Zecca viene annoverato il fiorentino Matteo Villani, della Compagnia dei Bonaccorsi. Tutte queste Compagnie bancarie fiorentine avevano, attraverso il controllo dell’ufficio di Maestro di Zecca, oltre a rapporti commerciali di favore tra Firenze ed il Regno, anche il sopravvento sulla gestione della moneta regnicola e sulla sua circolazione. I Bardi, presso la cui filiale di Napoli lavorò anche il padre di Boccaccio, gli Acciaiuoli e i Bonaccorsi, insieme ad altre Compagnie fiorentine, fallirono a seguito del mancato saldo del debito che i Re si Francia ed Inghilterra avevano contratto con i Fiorentini a seguito dell’allestimento degli eserciti per la Guerra dei Cent’anni. Anche Roberto d’Angiò aveva un grande debito con gli Acciaiuoli, che di fatto erano i banchieri della Casa d’Angiò e tenevano in mano le finanze di mezza Napoli, in quanto questi ricevette un primo prestito di ben 50.000 fiorini d’oro e suo figlio Carlo, Duca di Calabria, beneficiò di un secondo prestito pari a 18.500 fiorini. Dopo la mancata restituzione delle somme dovute dai sovrani francese ed inglese, Roberto non saldò il suo di debito usando come precedenti le insolvenze degli altri due Re, Filippo VI ed Edoardo III. Ma gli Acciaiuoli beneficiarono grandemente della benevolenza regia: sotto Roberto, Niccolò Acciaiuoli fu nominato prima cavaliere e con l’avvento di sua nipote, Giovanna I, fu invece creato, nel 1348, Gran Siniscalco del Regno. Fu proprio Niccolò a farsi promotore del (secondo per la sovrana) matrimonio tra Giovanna I e Luigi di Taranto (1352-1362). Quando questi morì, il 26 maggio del 1362, l’Acciaiuoli fu il principale protettore dei diritti della Regina angioina (a cui, tra l’altro, doveva tutte le sue fortune) quando altri nobili ne minavano il potere. Ma, ritornando in Toscana, Prato rimase ancora per poco tempo in mano angioina: morto Roberto a Napoli, il 16 gennaio 1343, (Carlo era già morto il 9 novembre 1328) Firenze tentò, a partire dal 1350, di conquistare con la forza la città vicina, vedendo la morsa angioina allentarsi dai comuni toscani come un’occasione di rinascita politica. Nel 1351, con un atto cancelleresco approvato da Giovanna I, la Corona di Napoli cedeva i diritti feudali di Prato a Firenze dietro pagamento di una somma ammontante a circa 17.500 fiorini. Anche dietro questo atto si nasconde un disegno politico di Niccolò Acciaiuoli che, in virtù della propria influenza sulla Regina napoletana, spinse la sovrana a concludere un accordo remunerativo con Firenze. Da allora, la città di Prato non è mai uscita più dall’orbita fiorentina.
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  48. Ciao a tutti, "riesumo" questa mia vecchia discussione di 10 anni fa per presentarvi un altro testone di Urbano VIII di analoga tipologia che ho recentemente messo in collezione. Si tratta della variante Munt 67 a, CNI 282 così descritta: D/ stemma a cuore in cornice, chiavi con impugnatura ovale, cordoni e fiocchi. VRBAN . VIII . _ PONT . M . A . VI R/ figure di S. Pietro (a sinistra) che tiene le chiavi nella destra protesa e S. Paolo. In alto: colomba radiante (raggi grandi), in basso: stemma Bonanni, Pagliari, Martelli zecchieri. S . PETRVS . _ . S . PAVLVS . Es: . ROMA . Come già detto sopra, in genere i testoni battuti a martello da Urbano VIII si presentano con una scarsa qualità di conio e di battitura, male impressi e con frequenti salti di conio. Questo esemplare é invece molto gradevole e in alta conservazione, come testimoniato anche dalla perizia che lo correda. Chi mi conosce, sa che la moneta é uscita dalla bustina appena arrivata nelle mie mani?. Ogni vostro commento è come sempre gradito! Michele
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