Classifica
Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/17/25 in Risposte
-
Martedì 13 gennaio dalle ore 20:45 al CCNM (via Kramer, 32 Milano. Citofono SEIDIPIU'), conferenza di Antonio Rimoldi su "Le monete milanesi di Filippo II dal 1554 al 1577". Antonio Rimoldi è uno studioso, collezionista e commerciante numismatico specializzato nella variegata monetazione milanese. Al suo attivo diverse pubblicazioni, sia di carattere scientifico che divulgativo, questa sua ultima pubblicazione è il prosieguo della collana di monografie, il primo volume dedicato alle monete milanesi di Carlo V, dedicata alla monetazione milanese nel periodo spagnolo. La conferenza che avrà inizio dalle ore 21:00 potrà anche essere seguita da remoto, i link da utilizzare per seguire la conferenza verranno comunicati nei primi giorni di gennaio.6 punti
-
Quest'anno non ho trovato nessuna moneta che mi soddisfacesse per farmi un regalo di Natale e quindi mi sono dato alla filatelia. Un piccolo lotto di antichi stati + 2 lettere che vi posterò prossimamente.4 punti
-
A quanto è dato sapere dagli articoli di stampa, non è stata inibita la società ma il suo legale rappesentante, che sarà già stato sostituito nella carica da altra persona. Per quanto attiene l'asta dei doni "di Stato" ricevuti dalla Presidente Meloni, la stessa è stata sospesa (non annullata) per evidenti e facilmente intuibili ragioni, non essendo "opportuno" - in questo frangente -, che lo Stato affidi la vendita dei suddetti doni ad una Casa d'aste il cui legale rappresentante è stato raggiunto da una misura cautelare interdittiva. Ma, ancora una volta, non conoscendo gli atti dell'indagine, si può solo tirare ad indovinare (per quel che serve). M.4 punti
-
DE GREGE EPICURI Un sacco di belle ( e meno belle...) monete da identificare. Molti buoni risultati e anche un po' di dubbi. E poi tante belle monete ben identificate da vedere e commentare. Sono rimasto stupito per il successo delle mie "monete" di Seborga!3 punti
-
Io ho solo doppia di Vittorio Amedeo III e Carlo Emanuele IV Carlo Emanuele III manca Allego una delle due richieste3 punti
-
Nonostante una pioggia battente ci siamo trovati un bel numero di presenti, molte monete e gettoni da catalogare e vedere...bellissima serata che la nostra passione ci può dare. Al termine della serata taglio del panettone e brindisi per gli auguri di buone feste3 punti
-
È più bella l'aratrice o la vetta? A voi l'ardua sentenza2 punti
-
2 punti
-
No, non è vero… si schiacciano solo i pezzi che cadono di nuovo sui pieni del conio e si salvano quelli che ricadono in un vuoto del conio Detto ciò, mi pare che le ribattiture siano tre e non due2 punti
-
Ciao, Apamea di Frigia con Marsias al rovescio https://www.acsearch.info/search.html?id=15146605 @Alex Siamo d’accordo 😉2 punti
-
Ciao ARES III. Direi che la moneta presenta un errore di conio causato da ribattitura associata a rotazione (rotated double-strike) che lo mette in bella evidenza. La ribattitura osservata sullo statere presentato circa un mese fa nella Bertolami Fine Art E-Auction 354, per esempio, ha prodotto un effetto molto meno appariscente. Riguardo allo statere in discussione, penso che con tutta probabilità sia classificabile come Pegasi 408 (Ravel Period V, 1046). Non sono in grado di pronunciarmi sull’autenticità della moneta, mentre non ho dubbi nel ritenere che i connotati del povero Sileno sono stati completamente stravolti dal conio. apollonia P.S. Ti ricordi di Alessandro? Ho appena appreso da mia figlia che proprio oggi ha superato l’esame di “Gestione industriale della qualità” con il massimo dei voti e la lode.2 punti
-
Gli Stati Uniti, però, si trovarono ad entrare in guerra completamente impreparati, soprattutto per quanto riguardava le operazioni di terra. L'esercito regolare contava poco meno di 28.000 uomini, sparsi in piccoli distaccamenti in tutto il paese e abituati solo a sedare le rivolte indiane. Furono chiamati in servizio 200.000 volontari, ma il ministero della guerra creò un caos incredibile nel mobilitarli, addestrarli ed equipaggiarli. Le truppe, imbarcate per una spedizione ai tropici in piena estate, erano vestite con pesanti uniformi di lana (vengono in mente i nostri alpini, mandati, invece, nell'inverno russo, con le scarpe risuolate col cartone ), la maggioranza degli uomini disponeva solo di obsoleti fucili a un colpo solo, il cibo era immangiabile. Contro un nemico determinato, gli Stati Uniti non avrebbero potuto evitare il disastro, ma per fortuna trovarono nella Spagna un avversario ancora più impreparato e incompetente di loro e così il ministro degli esteri John Hay potè definire quella che seguì "una splendida piccola guerra", durata appena dieci settimane, e che costò agli americani meno di 400 morti in battaglia (ma altri 5000 furono vittime di malattie e infezioni ). A fare la differenza fu la marina, troppo grande il divario, a favore della prima, tra quella americana e quella spagnola, mentre l'esercito, aiutato da un'incredibile fortuna, trionfò in ogni scontro. Le truppe spagnole a Cuba si arresero il 16 luglio, nel frattempo era stata occupata anche Puerto Rico. Altri scontri erano avvenuti nel Pacifico, dove gli americani avevano conquistato le Filippine. Il 12 agosto venne siglato l'armistizio, mentre con il trattato di pace, firmato a Parigi il 10 dicembre 1898, la Spagna riconosceva l'indipendenza di Cuba, e cedeva agli Stati Uniti le Filippine, Puerto Rico e l'isola di Guam, nel Pacifico. Quest'ultime due isole sono oggi U.S. Territories , Territori degli Stati Uniti, e in quanto tali sono state celebrate nel 2009 con due monete della serie degli State quarters. Queste due monete, come noterete, presentano iscrizioni in lingue diverse dall'inglese. E se sul quarto di dollaro di Puerto Rico la scritta in spagnolo "Isla del Encanto", non ha bisogno di spiegazioni, queste sono senz'altro necessarie per la moneta di Guam, la cui scritta recita "Guahan I Tanó ManChamorro", ovvero "Guam terra dei Chamorro", l'etnia che popola l'isola e nella cui lingua è scritta la frase. petronius2 punti
-
Intanto non è un 5 lire ma una piastra da 120 grana del 1834 coniata a Napoli durante il regno di Ferdinando II di Borbone,per dare risposta alle tue domande ci vogliono immagini nitide,dritte e realizzate con luce naturale...2 punti
-
@Carlo. buona sera. Non vi ritengo pazzi, ma il mio intervento aveva proprio lo scopo di ottenere una risposta come la tua. Sono pienamente concorde sul far esperimenti casalinghi, anche io ho iniziato così, rovinando tante monete (di nessun valore) ma soprattutto di mettere in guardia sull'uso facile di sostanze. Ho sempre evitato l'impiego di prodotti chimici ( anche se alle superiori, una vita fa, me la cavavo niente male in chimica), perchè ritengo che una reazione chimica si sa come inizia ma non è sempre controllabile, tranne che si abbiano le conoscenze adeguate (e a volte non basta), mentre il bisturi c'è l'ho sempre sotto controllo. Quindi continua ed amplia le tue prove, ti assicuro che la soddisfazione che si ha a riportare in vita questi tondelli è veramente notevole. Cordialmente.2 punti
-
La guerra ispano-americana Vignetta di Grant E. Hamilton a favore dell’intervento a Cuba pubblicata il 6 febbraio 1897: Liberty, personificazione femminile degli USA, tende la mano a Cuba oppressa, mentre lo Zio Sam siede bendato, rifiutandosi di intervenire. Dopo la tragedia del Maine, però, "lo Zio Sam", cioè il Presidente McKinley, non potè continuare a far finta di niente. La richiesta di entrare in guerra aveva assunto toni isterici, e il Presidente, dopo settimane di esitazione, decise infine di intervenire. Messo il governo spagnolo di fronte a un ultimatum, questo accettò di sottoscrivere un armistizio immediato con i ribelli e di smantellare i campi di concentramento, rifiutando però di garantire l'indipendenza cubana. E così McKinley, l'11 aprile 1898, inviò al Congresso un messaggio in cui richiedeva la guerra. Il 20 aprile il Congresso approvò a grande maggioranza una risoluzione che riconosceva l'indipendenza cubana e autorizzava il presidente a fare uso della forza per cacciare gli spagnoli dall'isola. Ma fu anche approvato l'emendamento Teller, dal nome del senatore democratico Henry Teller, che vediamo nella foto. Negando qualunque intenzione di annettere Cuba, tale emendamento rifletteva la crociata idealista che stava alle spalle della guerra: "...con la presente si esime da ogni volontà di esercitare sovranità, competenza, o controllo di detta isola tranne che per la pacificazione della stessa, e si afferma la determinazione, quando questa fosse compiuta, di lasciare il governo e il controllo dell'isola al suo popolo" Isola della quale vediamo un'altra cartolina (da collezione privata), risalente ai primi del '900, con un soggetto ancora una volta insolito, i docks del porto de L'Avana. La cartolina, stavolta, non è viaggiata, non c'è dunque nulla da aggiungere dal punto di vista filatelico. Continua...2 punti
-
Penso che si tratti dell’imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino (Elagabalo), con la scritta al rovescio ΝΙΚΟΠΟΛΙΤΩΝ ΠΡΟϹ ΙϹΤΡΟΝ (dei Nicopolitani sul (o presso il ) Danubio). apollonia2 punti
-
C'è qualcuno che mi mostra qualche doppia,mezza o quarto di doppia savoia...,grazie1 punto
-
1 punto
-
Nella seconda potrebbe essere una mazza. Diciamo una figura generica verticale entro corona. Nella prima il rilievo, al tatto, lo ricordo solo a destra, come fosse fortemente decentrata.. ma a questo punto rinviamo a domani con nuove foto... Intanto caricherò un'altra monetina..1 punto
-
Ciao @Ajax bronzo seleucide di Siria di Acheo ,generale e re di una parte dell' impero (usurpatore). Zecca di Sardis. https://www.acsearch.info/search.html?term=ΑΧΑΙΟ&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=01 punto
-
Ciao, per la conservazione andrebbe vista in mano, io azzarderei mb o qualcosina in più,aspettiamo magari qualcuno di più ferrato. Il 34 è l'anno delle varianti, purtroppo non è questo il caso. Saluti tutti Raffaele.1 punto
-
1 punto
-
Fai bene! E diciamo anche chi era Marsia. Che non ha fatto una bella fine a causa della sua superbia. (Da wikipedia) Era un sileno, dio del fiume Marsia, affluente del Meandro in Anatolia. Pindaro narra di come la dea Atena, una volta inventato l'aulos, gettò via lo strumento, infastidita del fatto che le deformasse le guance quando lo suonava. Marsia lo raccolse, causando il disappunto di Atena, che lo percosse. Non appena Atena si fu allontanata, Marsia riprese lo strumento e iniziò a suonarlo con una tale grazia che tutto il popolo ne fu ammaliato, convincendosi che il suo talento fosse maggiore anche rispetto ad Apollo. Marsia, orgoglioso, non li contraddisse, finché un giorno la sua fama arrivò proprio ad Apollo, che subito lo sfidò (secondo altre versioni fu lo stesso Marsia a sfidarlo). Al vincitore, decretato dalle Muse, giudici della tenzone, sarebbe stato concesso il diritto di far ciò che volesse del contendente. Dopo la prima prova, però, le Muse assegnarono un pareggio, che ad Apollo non andò bene. Così il dio invitò Marsia a rovesciare il suo strumento e a suonare: Apollo, logicamente, riuscì a rovesciare la cetra e a suonarla, ma Marsia non poté fare altrettanto con il suo flauto e riconobbe Apollo vincitore (secondo un'altra versione, Apollo propose per poter eleggere un vincitore di cantare e suonare contemporaneamente, così che solo lui, che aveva uno strumento a corde, ci sarebbe riuscito). Il dio, allora, decise di punire Marsia per la sua superbia (hýbris, in greco) e, legatolo a un albero, lo scorticò vivo.1 punto
-
Bella serata di chiusura anno. Ringrazio tutto il CCNM per questi martedì che diventano occasione di apprendimento anche senza conferenze. Auguri a tutti ed arrivederci al prossimo anno.1 punto
-
Esatto, sono monete coniate alla morte di un papa. Al diritto recano lo stemma del cardinale Camerlengo. Al rovescio compare la classica iconografia della colomba, simbolo dello Spirito Santo che ispira il Conclave per l'elezione del nuovo pontefice.1 punto
-
1 punto
-
Più la guardo è piu ho dei dubbi su autenticità del pezzo. Non trovo compatibile una ribattuta. Il conio martello è un pezzo unico se ci ribatti con una rotazione del conio (non del tondello altrimenti sarebbe visibile anche il pegaso ribattuto da incudine) quindi ruotando il solo conio da martello tutti i suoi dettagli presenti nel campo si duplicano. Perche le due lettere e la testina del sileno non si sono duplicati alla rotazione ??? Lo vedo più un errore durante la presa del calco, e quindi una presso-fusione....e onestamente non penso sia neppure argento nonostante il peso sia accettabile.1 punto
-
Ottimo, un pezzo di Storia! Se hai voglia e tempo, prova a contattare la sede centrale della Croce Rossa e a chiedere se hanno documentazione aggiuntiva rispetto a quella che hai già recuperato: magari salta fuori qualcosa d'interessante. Ancora complimenti per l'impegno e per quanto prodotto.1 punto
-
Salve a tutti Oggi al mercatino domenicale ho acquistato questa bella medaglia in bronzo che trovo interessante. Mi ha molto colpito lo stile artistico ancora molto legato a quello delle medaglie del Ventennio che cozza con il tema resistenziale. Ho provato a cercarla qui sul forum ma non ne ho trovato altre attestazioni. Dallo stile la darei anni '40, ma aspetto qualche consiglio, osservazione in merito. Qualcuno ne sa qualcosa in più? Grazie in anticipo per ogni commento e osservazione in merito!1 punto
-
Ho provato su una medaglietta in bronzo, nessun risultato ne in meglio ne in peggio1 punto
-
1 punto
-
Da "tasto ricarica" L cola TA = data storica ricalcolata. Buonanotte!1 punto
-
Scusa,e a che serve? Il collezionista che segue una determinata monetazione sa bene cosa è aumentato e cosa no, a limite sarebbe più utile aggiungere le rarità per le conservazioni,ma è dura la partita...1 punto
-
Buonasera. Sì, nonostante il rotolino sia intatto. In primis perché è una moneta molto comune anche in perfetta conservazione. Secondariamente, perché è difficile trovare qualcuno a cui interessino 50 di queste monete, tutt'al più a qualcuno potrebbe interessarne una da mettere in collezione se non l' ha,ma poi gliene rimangono 49 che dovrà cercare di vendere...1 punto
-
grazie mille nell' articolo ho inserito i manifesti che la croce rossa esponeva per la vendita dei gettoni ma anche il manifesto/ lettera che il comitato centrale mandava ai singoli comitati1 punto
-
Ciao È impossibile fare esempi in generale come chiedi tu, andrebbe esaminato sempre caso per caso.1 punto
-
Buonasera pontetto, grazie mille 😀 La tua 20 lire d'oro non é da meno... Complimenti anche a te! Grazie mille Ric! Ora tocca cercare la versione stemma😬 ... Quella sì che costa. Magari piú in là. Grazie Alan! Contento che ti piaccia🙂 Grazie SS, proprio bella sí! Grazie mille anche a te! Un saluto da un altro magnogreco👋 Saluti a tutti, Ronak1 punto
-
oggi mi sono arrivate e due divisionali che dire, confezione molto scadente, la copertina è di un cartone cosi' leggero che a maneggiarla si rischia di romperla ...aumentano i prezzi e poi fanno le confezioni di cartone al risparmio... no comment Va inoltre detto che anche nel mio caso (come ho già sentito detto da alcuni) sul sito segnavano "CONSEGNATO" già da alcuni giorni, cosa falsa e non allineata con la realtà.1 punto
-
hai completamente ragione, ma non ritenerci completamente pazzi. si tratta di esperimenti casalinghi effettuati esclusivamente su pezzi di quasi nullo valore, giusto per restituire un minimo di dignità a tondelli che altrimenti rischierebbero la spazzatura o quasi. Non si mette in dubbio minimamente la valenza degli interventi professionali e delle competenze necessarie per il restauro di pezzi storici ed importanti. per quanto mi riguarda, le poche monete su cui ho effettuato esperimenti rimarranno a me e certo non le reintrodurrò nel marcato. solo a titolo esemplificativo, ti mostro una moneta su cui ho utilizzato solo acqua e sapone e gomma. in tutta sincerità, prima la ritenevo inguardabile, ora mi piace di più. Sono gusti.1 punto
-
Credo sia inutile , a meno che @Villanoviano non ci dica quali foto sono di pezzi autentici e quali siano i falsi , postare foto di altri Assi fusi ; gia' risulta piuttosto difficile (tranne che per i tecnici di questo tipo di monetazione) riconoscere dal vivo un fuso autentico da uno falso , figuriamoci quanto piu' lo sia giudicare Assi fusi da una foto . Inoltre occorrerebbe inserire anche i pesi oltre alle foto .1 punto
-
Sto leggendo i vostri interventi di pulizia sulle monete e sinceramente rimango esterrefatto! Smac, soda caustica, gomma da cancellare e chi più ne ha più ne metta! Vi meravigliate che un'oncia in argento rimane segnata con una gomma, e cos'altro poteva succedere? Le monete, per principio, "non si puliscono"! Se sono sporche, basta sol un po' di sapone di Marsiglia, un bagno in acqua demineralizzata, a volte una goccia di acetone puro o di benzina rettificata, quando non se ne può fare a meno. Ho fatto diversi interventi di restauro conservativo, ma su monete che praticamente erano date per perse, e con le adeguate attrezzature e con molta pazienza hanno ripreso vita, ma senza pretendere che tornassero allo stato zecca. La pulizia rapida, non è amica delle monete. A volte per riportare in vita un pezzo ci vogliono decine di giorni, molte ore al microscopio, imparare ad usare nel giusto modo un bisturi senza lasciare il minimo segno sul metallo.1 punto
-
Buonasera, volevo sottoporre alla vostra attenzione un bel 120 grana 1805 con delle peculiarità mai viste tutte su una singola moneta : Al D/ presenta testa piccola con capelli lisci Al R/ presenta scudo piccolo, lettere L e D piccole e, per non farsi mancare nulla, aquile rovesciate Che ve ne sembra?1 punto
-
Buongiorno @Acqvavitus Con 150-200 euro (se sarà quello il prezzo finale) porti a casa 20 raccoglitori che se in buono stato valgono forse di più, (in un dei post dicevi che potrebbero servirti) inoltre avrai garantiti, giorni e giorni di sano divertimento per catalogare monete e ricercare eventuali varianti ed errori di conio, che non è poco... 😉 😀 saluti1 punto
-
Lotto 1045 asta Artemide 72E 6-7/9/2025. Bartolomeo Barbarigo (...-circa 1476), vescovo di Scutari. Medaglia di restituzione, ultimo quarto del XVII secolo. D/BARTHOLOMEO BARBADICVS EPISCOPVS/ PARENTINVS. Busto a destra con mitra e piviale. R/ ALTERA IAPIDIAE SECVRITAS. Mitra episcopale appoggiata tra una croce astile ed un pastorale. Voltolina 1263. AE. 55 mm. Opus: G. F. Neidinger (attribuita a). Ex The Serenissima collection II, Arsantiqua 8 novembre 2002, lotto 181 Ex Astarte XIX, maggio 2006, lotto 363.1 punto
-
LA RIFORMA MONETARIA DI AUGUSTO Nel rinnovare lo Stato, Augusto operò anche una radicale riforma del sistema monetario; convenzionalmente, la comparsa delle sue “nuove” emissioni segna la fine della monetazione repubblicana. Gli ultimi (in ordine cronologico) aurei, denarî e quinarî censiti da Crawford come “repubblicani” sono datati al 31 a.C. La riforma augustea perseguiva chiaramente due scopi: dimostrare la maggior efficienza del nuovo regime (rispetto al sistema oligarchico) e privare gli antagonisti politici di uno strumento di propaganda. Al fine di mostrare l’efficienza del suo sistema politico, Augusto agì in due direzioni, volendo al contempo rimediare alla carenza di “spiccioli” che affliggeva l’impero e migliorare l’estetica delle monete. Fu avviata quindi una produzione stabile di monete di tutti i valori, aurei e mezzi aurei (in oro), denarî e quinarî (in argento), sesterzî e dupondî (in oricalco[1]), assi, semissi e quadranti (in bronzo); furono rafforzate le zecche provinciali e alcune di esse (prima fra tutte Lugudunum) furono elevate al rango di zecche imperiali (distaccate rispetto a quella di Roma, ma incaricate di produrre le stesse monete). Sul piano estetico, le monete cominciarono a presentare tondelli ben circolari, disegni centrati meglio e immagini curate, chiare e semplici (senza la sovrabbondanza di scritte che aveva reso illegibili alcune produzioni tardo repubblicane); sugli esemplari in altissima conservazione, inoltre, si può constatare che il fondo venne attentamente levigato, per far risaltare e rendere più suggestive le immagini stesse. Erano le monete più belle mai coniate a Roma. Uno strumento così forte di propaganda fu quindi sottratto all’iniziativa dei singoli: furono vietate le emissioni imperatoriali e la scelta dell’iconografia venne riservata al Senato e all’imperatore; il primo, in particolare, si interessò dei pezzi in bronzo e oricalco (che pertanto, a partire da questa data, riportano sempre la sigla SC), il secondo di quelli in argento e oro. L'estetica fu così posta al servizio della politica, per rafforzare nella pubblica opinione la sensazione di un clima di pace, sicurezza, ordine e prosperità. Paul Zanker, storico e archeologo, ha osservato in proposito che mediante “il potere delle immagini” l’imperatore alimentò “un mito capace … di produrre per intere generazioni la certezza di vivere nel migliore degli Stati possibili e nella pienezza dei tempi”. _________________________ L’osservazione della prima monetazione imperiale consente di capire meglio - per contrasto - quella tardo repubblicana: ciò che Augusto “aggiunse” (la produzione di spiccioli, la cura dell’estetica, etc.) è qualcosa di cui egli aveva percepito la carenza; parallelamente, ciò che egli “tolse”, ossia in primo luogo la facoltà, per i singoli, di scegliere le iconografie, è qualcosa di cui aveva apprezzato il potere destabilizzante. Nel mondo moderno, la scelta della grafica del denaro è divenuta un accessorio, al massimo una curiosità da collezionisti; nell’antica Roma, invece, era uno strumento potentissimo, l’unico capace di far arrivare una determinata immagine nelle mani della moltitudine dei cittadini. L’iniziativa di Augusto si capisce meglio se si considera che egli avocò a sé stesso anche un altro importante privilegio, il trionfo (da allora in poi, solo i membri della famiglia imperiale poterono celebrarlo); la finalità è la medesima: privare gli esponenti dell’aristocrazia di uno strumento attraverso cui mettersi in mostra davanti al popolo, evitando così che maturi in loro la tentazione di sovvertire il potere costituito. Questo tipo di strumento erano diventate le monete, alla fine della Repubblica. _________________________ Fra le tante monete di Augusto, alcune sono interessanti anche perché sono collegate a eventi avvenuti o comunque iniziati alla fine della Repubblica. Il denario RIC I 253 ad esempio, datato al 32-29 a.C., reca al dritto il busto di Venere, dea protettrice del padre adottivo di Augusto, al rovescio l’immagine dell’imperatore stesso, in abiti militari, con il braccio alzato: si tratta dell’adlocutio, il discorso che ogni comandante militare faceva alle sue truppe per infervorarle prima della battaglia, e specificamente di una adlocutio che egli fece durante la campagna contro Antonio, probabilmente quella stessa che precedette la battaglia di Azio. Il denario RIC I 266, datato al 29 a.C., reca al dritto il ritratto di Augusto, al rovescio l’immagine della Curia Iulia, la nuova sede del Senato voluta da Giulio Cesare ma inaugurata appunto nel 29. La ricchezza dei dettagli è incredibile: l’edificio risulta preceduto da un portico in stile ionico e sormontato da tre statue, Vittoria (riconoscibile per le ali), con in mano il globo, e altre due figure, con in mano una lancia e un parazonium (una piccola spada), voltate verso di essa. Il timpano era decorato con i bassorilievi di una figura seduta in mezzo ad animali e sull’architrave compariva la dedica IMP. CAESAR. È raffigurata persino la porta di bronzo. Si noti l’uso di imperator come praenomen, riferito a Cesare (la dedica è a lui, che aveva avviato la costruzione, non ad Augusto), che sembra confermare come egli avesse effettivamente avviato questa prassi. L’edificio è tuttora integro e, grazie a questo denario, sappiamo che la sua struttura è rimasta inalterata (salvo il comprensibile fatto che sulla moneta ne era stato ingigantito il timpano); anche il portone in bronzo si è conservato, sebbene sia stato trasferito all’ingresso della chiesa di San Giovanni in Laterano. Il quinario RIC I 276, riporta, oltre al consueto ritratto, l’immagine di una Vittoria in piedi su una cista mistica, circondata da serpenti. La didascalia del dritto, CAESAR e IMP VII, consente di datare l’emissione al 26 a.C., quando Augusto fu acclamato imperator per la settima volta. Più interessante è la legenda sul rovescio: ASIA RECEPTA (“Asia riconquistata”); sappiamo infatti che Augusto volle chiudere lo stato di belligeranza con i Parti mediante accordi diplomatici (nel 20 a.C. essi restituiranno anche le aquile legionarie sottratto all’esercito di Crasso) e se ne vantò come se fosse stato un successo militare. In questo senso, la dea in piedi sulla cista (simbolo dell’Oriente) è una metafora della vittoria romana in Asia. NOTE [1] Il peso dei sesterzî fu fissato in un’oncia, ossia circa 27 g. È per questa ragione che molti autori sospettano che anche le monete di peso superiori ai 20 g che li precedettero (come quelle dei due figli di Pompeo), soprattutto se in oricalco (come quelle di Cesare e di Ottaviano), potessero già essere sesterzî. ILLUSTRAZIONI 29 a.C., denario RIC I 266 29 a.C., denario RIC I 266. La Curia Iulia, oggi 26 a.C., quinario RIC I 276.1 punto
-
LA GUERRA CONTRO I CESARICIDI La morte di Cesare gettò Roma nel caos: i Senatori abbandonarono la Curia, impauriti. Gli stessi cospiratori, che avevano progettato di gettare il cadavere del dittatore nel Tevere, furono presi dal panico e fuggirono; si presentarono al popolo nel Comizio (la piazza del Foro antistante ai rostra), confidando di ottenere dal popolo manifestazioni di giubilo e riconoscenza, ma non fu così e preferirono rifugiarsi sul Campidoglio. Marco Antonio fece portare il cadavere del dittatore a casa; vedendolo passare, la folla ammutolì. La serie RRC 480 comprende ben 22 tipi diversi di monete (oltre a numerosi sottotipi); in molte di esse, tuttavia, il ritratto del dittatore è rappresentato non a testa nuda, bensì con un velo che gli copre il capo. Si ritiene che queste siano state emesse dopo la morte di Cesare: in altri termini, quando si seppe dell’assassinio la produzione continuò, ma gli incisori cambiarono i disegni dei conî aggiungendo il velo che, probabilmente, era un segno di lutto: a conferma di questa interpretazione, c’è un esemplare della stessa serie - RRC 480/22 - che riporta invece il ritratto di Marco Antonio ed ha la barba lunga, chiara manifestazione di lutto secondo la mentalità romana, oltre appunto alla testa velata. _____________________ Scomparsa la guida di Cesare, sulla scena istituzionale si affrontavano tre forze politiche differenti, che cercavano di prevalere l’una sull’altra: i cesariani (oltre a Marco Antonio, Marco Emilio Lepido, figlio dell’omonimo console ribelle), che potevano contare sulla fedeltà dei soldati di Cesare; i cesaricidi, che si proponevano come paladini della libertà repubblicana; l’aristocrazia, guidata da Cicerone, che sperava di ripristinare il governo oligarchico. In questo contesto, il Senato cercò di mantenere le fazioni divise per scongiurare sia l’insorgere di un’ulteriore guerra civile, sia l’ascesa di un nuovo “uomo forte”; questa politica spiega le decisioni, apparentemente contraddittorie, che prese e il caos che ne conseguì. I senatori confermarono quindi la legittimità dei provvedimenti assunti da Cesare (annullarli avrebbe suscitato l’ira dei tanti cui egli aveva assegnato cariche pubbliche: non solo Marco Antonio, ma anche Bruto, Decimo Bruto e Cassio), ma decretarono anche un’amnistia per evitare che i cesaricidi fossero processati per omicidio. Essendo stato deciso che Cesare aveva agito legittimamente (e non, quindi, da tiranno), fu possibile assegnargli l’onore di un funerale pubblico, che venne celebrato il 20 marzo nel Foro; la sua salma fu bruciata presso un piccolo altare eretto dal popolo stesso, che è ancora visibile oggi. A quel punto ne venne letto il testamento; si scoprì che Cesare aveva lasciato 75 denarî a ogni cittadino romano e, a questa notizia, la rabbia popolare contro i cesaricidi esplose incontenibile. Ma c’era anche una sorpresa: il suo erede non era Marco Antonio, come tutti (lui compreso) si aspettavano, bensì Gaio Ottavio Turino; addirittura, Cesare lo aveva anche adottato, talché da quel giorno si sarebbe chiamato Gaio Giulio Cesare Ottaviano. I cesaricidi abbandonarono Roma e quelli cui era stato assegnato (da Cesare stesso) il governatorato di una provincia la raggiunsero: Decimo Bruto in Gallia Cisalpina, Gaio Trebonio in Asia, Gaio Cassio Longino in Siria. Anche Bruto era stato nominato governatore (di Creta), ma preferì fermarsi ad Atene a studiare filosofia. Ottaviano, che si trovava nei Balcani per i preparativi della guerra contro i Parti, capì l’importanza degli eventi: pretese da subito di essere chiamato “Gaio Giulio Cesare” (il cognomen Ottaviano sarà usato solo da Cicerone, nelle sue lettere); sbarcò a Brundisium e, presentatosi ai legionarî là acquartierati come figlio di Cesare, ne ottenne non solo un giuramento di fedeltà, ma anche la consegna del tesoro di guerra (175 milioni di denarî); raggiunse quindi Roma e, siccome Marco Antonio temporeggiava a consegnargli il patrimonio del padre adottivo, provvide con proprie risorse a pagare i 75 denarî che Cesare aveva lasciato ai cives, guadagnandosi grandi consensi. Infine, arruolò un esercito privato (del tutto illegittimo) di 3.000 veterani, assicurando loro uno stipendio annuo di 500 denarî. Il Senato passò allora a contrastate Marco Antonio, che appariva come l’esponente politico più pericoloso. Dapprima Cicerone cercò di farlo allontanare da Roma, pronunciando contro di lui le vementi orazioni denominate “Filippiche” e cercando l’appoggio di Ottaviano. Poi però i senatori, intimoriti da Decimo Bruto, inviarono proprio Marco Antonio a cacciarlo della Gallia Cisalpina; siccome Decimo Bruto non obbedì, Marco Antonio lo cinse d’assedio a Mutina (odierna Modena). Allora il Senato cambiò di nuovo orientamento e, nel 43 a.C., inviò i due nuovi consoli e Ottaviano a muovere guerra contro Marco Antonio. La battaglia di Mutina, nel 43 a.C., fu l’apogeo del caos (Ottaviano, cesariano, combatté contro Marco Antonio, cesariano, per liberare Decimo Bruto, cesaricida) e si concluse in aprile con la sconfitta e la fuga di Marco Antonio, ma anche con la morte dei due i consoli. Nel frattempo, in Oriente, Trebonio fu ucciso da Dolabella che, in qualità di ex console (aveva infatti sostituito Cesare nell’incarico, l’anno prima) pretendeva sottrargli il governatorato della provincia d’Asia; fu il primo dei cesaricidi a morire. Allora il Senato incaricò Cassio (che già si trovava nella penisola anatolica) di combattere Dolabella; al suo arrivo Dolabella fuggì in Siria, per cui Cassio poté insediarsi a Smyrna (attuale Smirne), capitale della provincia d’Asia. In seguito, Dolabella si suicidò. A questo punto Ottaviano riuscì a spostare definitivamente la politica romana a favore della fazione cesariana: tornato a Roma, pretese e ottenne di essere nominato consul suffectus (“console sostituto”, che veniva nominato alla morte di uno dei titolari) unitamente al cugino Quinto Pedio; fece quindi approvare la lex Pedia, che revocava l’amnistia ai cesaricidi, e poi la lex Titia, che nominava lui stesso, Marco Antonio e Lepido triumviri rei publicae constituendae consulari potestate (“triumviri con potere consolare per la ricostituzione dello Stato”) per la durata di 5 anni. I cesaricidi persero ogni speranza di poter vivere pacificamente; Decimo Bruto cercò di fuggire in Gallia, ma fu riconosciuto e ucciso da un alleato di Marco Antonio; Bruto, che ancora si attardava in Grecia, si recò a Smyrna, per preparare una difesa congiunta insieme a Cassio[1]. I processi avviati grazie alla lex Pedia si conclusero con la condanna in contumacia dei cesaricidi e i triumviri si prepararono a muovere guerra contro di loro. _____________________ Bruto e Cassio saccheggiarono le province asiatiche, per costituire un forte esercito da opporre a quello dei triumviri, e fecero emettere moltissimi aurei e denarî con il metallo razziato, fra cui la moneta più famosa di tutto il periodo repubblicano: RRC 508/3, il denario con cui Bruto si vantò di aver ucciso Cesare. Narra Cassio Dione (XLVII, 25) che Bruto “coniò monete su cui era raffigurato un pileo tra due pugnali, per dichiarare, con le figure e anche con la scritta, che egli, d’accordo con Cassio, aveva dato la libertà alla Patria”. RRC 508/3 reca, infatti, il ritratto di Bruto al dritto, un pileus (berretto che veniva posto sul capo degli schiavi affrancati e, quindi, simbolo di libertà) e due pugiones (pugnali da guerra) al rovescio, mentre la legenda recita BRVT. IMP e L. PLAET. CEST (Lucius Plaetorius Cestianus, un monetiere non altrimenti noto) al dritto, EID MAR (idibus martiis, “alle idi di marzo”) al rovescio. Questa iconografia rivela la pochezza e l’ipocrisia di Bruto: è infatti l’apologia di un tradimento, l’unico caso (come ha osservato Belloni) in cui un antagonista politico viene infamato su una moneta; inoltre, Bruto non disdegna di far apporre il proprio ritratto, sebbene avesse ucciso Cesare anche per aver fatto altrettanto. Dopo la sconfitta dei cesaricidi questo denario sarà fatto ritirare dalla circolazione e, quindi, ne sono sopravvissuti pochi esemplari: Campana ha contato 88 esemplari noti ritenuti autentici; in aggiunta a essi, tuttavia, esistono molti falsi, prodotti negli anni perché è un esemplare molto ambito dai collezionisti (nel 2019, un esemplare è stato acquistato a un’asta per 200.000 €, più 50.000 € di spese). ________________________ Marco Antonio, volendosi vendicare delle “Filippiche”, pretese che Cicerone fosse proscritto e, quindi, condannato a morte; Ottaviano, per non far fallire la loro alleanza, non si oppose. Il grande oratore, saputolo, fuggì nella sua villa di Astura (odierna Torre Astura); non sentendosi ancora al sicuro, dopo alcuni giorni si imbarcò per Formia. Fu tuttavia raggiunto e ucciso dai sicarî di Marco Antonio; era il 7 dicembre del 43 a.C. _____________________ Il conflitto tra triumviri e cesaricidi si concluse nell’ottobre del 42 a.C., a Philippi (odierna Kavala, in Grecia settentrionale). Fu uno scontro titanico: combatterono 19 legioni (a ranghi completi) comandate da Ottaviano e Marco Antonio contro 17 legioni (a ranghi ridotti, ma rinforzate da truppe alleate) comandante da Bruto e Cassio; in tutto, compresa la cavalleria, circa 200.000 soldati. Fra quelle le legioni che combattevano per i triumviri erano presenti la X Equestresis (la “favorita di Cesare”) e la VI Ferrata. Il 3 ottobre le truppe di Marco Antonio riuscirono ad aprirsi una strada nelle paludi e attaccarono alle spalle quelle di Cassio, infliggendo loro una grave sconfitta; nel frattempo, tuttavia, le legioni di Bruto assaltarono di sorpresa quelle di Ottaviano, sopraffacendole. A fine giornata la situazione era di nuovo in stallo ma Cassio, credendo che la sconfitta fosse irrecuperabile, si suicidò, lasciando Bruto solo al comando. I due eserciti continuarono a fronteggiarsi sino al 23 ottobre, subendo la fame e le difficoltà che derivavano dalla difficoltà di approvvigionamento; alla fine i soldati di Bruto, esausti per le privazioni, pretesero di scendere a battaglia. Il genio tattico di Marco Antonio fu decisivo: una sua brillante manovra permise di vincere la battaglia; a fine giornata anche Bruto, definitivamente sconfitto, si suicidò. A due anni e mezzo dall’assassinio di Cesare, il disegno dei cesaricidi era definitivamente tramontato, grazie alle abili manovre politiche di Ottaviano (che aveva saputo, fra l’altro, domare e sfruttare la furia bellica di Marco Antonio); di 21 cospiratori ne restava in vita uni solo, tale Gaio Cassio Parmense, un oscuro poeta. Sarà infine rintracciato e messo a morte da Ottaviano nel 31 a.C. _____________________ Dopo la battaglia i due eserciti furono fusi, sotto il comando dei triumviri e i veterani più anziani poterono quindi essere congedati; molti rimasero proprio a Philippi, ove fondarono una colonia. Occorre qui precisare che alcuni legionarî, scelti fra i più fidati e valorosi, avevano il compito di proteggere il comandante in battaglia; alla fine della Repubblica, invalse l’uso di denominare “pretorie” le coorti in cui essi erano inquadrati[2] (perché destinate a proteggere il “pretorio”, ossia l’alloggiamento del comandante[3]). Dopo il 27 a.C. proprio alcuni reduci di coorti pretorie (probabilmente, quelle stesse che erano state incaricate di proteggere Ottaviano), rimasti a vivere a Philippi, emisero un bronzo provinciale che commemorava la battaglia, RPC I 1651; essa reca al dritto l’immagine di una statua della Vittoria (statua che, forse, era stata là innalzata) e la legenda VIC AVG (victoria Augusti), al rovescio tre insegne militari decorate di cornicula e phalerae e la legenda COHOR PRAE PHIL (cohortes praetoriae - Philippi). È interessante notare che manca, nell’iconografia, l’aquila legionaria, perché appunto l’emissione era intitolata ad alcune coorti, non a una intera legione. Alcuni numismatici moderni ritengono che la moneta sia stata emessa durante il principato dello stesso Augusto; altri, sulla base del metallo utilizzato (la cui composizione sembra analoga a quella di metallo presente in miniere macedoni scoperte solo successivamente) ne spostano la datazione all’epoca di Claudio o Nerone NOTE [1] L’incontro fra i due, che poco si sopportavano pur essendo cognati (Tertulla, moglie di Cassio, era figlia di Servilia), non fu sereno; racconta infatti Plutarco che “c'era stata qualche differenza di vedute ed erano state scambiate accuse reciproche … cominciarono a darsi la colpa l'un l'altro; poi passarono a recriminazioni ed accuse. Questo ben presto portò a rimproveri indignati e lacrime e i loro amici, stupiti dalla veemenza e dall'amarezza della loro rabbia, temevano che la lite degenerasse in violenza”. [2] Prendendo spunto da questi reparti, Augusto istituirà nove “coorti pretorie” stanziate in Italia (a Roma, per precisione, all’interno del Castro Pretorio, una fortificazione ancora esistente) e incaricate di proteggere la persona dell’imperatore: si tratta dei celeberrimi “pretoriani”, che avranno un ruolo importante nella storia dell’impero e saranno sciolti da Costantino. [3] È interessante sottolineare come la tenda del comandante di una legione si chiamasse “praetorium”. I Romani erano convinti, che sin dalla sua fondazione, la Repubblica fosse stata governata da due consoli; in realtà, molti storici moderni, studiando le fonti, sono giunti alla conclusione che nei primissimi anni il rex fosse stato sostituito da un unico praetor cui, solo in seguito, furono sovraordinati due consoli (perché la duplicità dell’incarico dava maggiori garanzie contro eventuali derive autoritarie). Il fatto che il luogo da cui veniva comandata una legione (funzione tipica dei consoli, nella storia romana più antica) si chiamasse “[tenda] del pretore” costituisce una reminiscenza di quel tempo remoto, in cui tale comando era invece esercitato da un pretore. ILLUSTRAZIONI 44 a.C., denario RRC 448/13. L’iconografia è analoga a quella di altre monete della serie, ma la testa di Cesare è coperta con un velo. 44 a.C., denario RRC 480/22. Al dritto, Marco Antonio con velo e barba lunga. Al rovescio, un desultor (un tipo di acrobata che si esibiva con due cavalli). 43 a.C., denario RRC 508/3. 27 a.C. - 68 d.C., bronzo RPC I 16511 punto
-
LA MONETE CON SIMBOLI E LETTERE Studiando le monete della fine della Repubblica, è chiaramente evidente che i Romani ne consideravano ufficiali e legittime due tipologie differenti: quelle emesse sotto la supervisione dei tresviri, probabilmente previa autorizzazione del Senato, e quella emesse invece in forza dell’imperium. Poiché infatti l’imperium era concepito come un potere quasi assoluto (soprattutto fuori Roma), si consideravano valide le monete che i magistrati cum imperio avevano ordinato di coniare; cosa che, normalmente, essi facevano quando si trovavano fuori dall’Urbe, per finanziare campagne militari, servendosi di zecche ausiliarie (o addirittura dei tecnici delle legioni[1]), talvolta delegandone la supervisione a questori o proquestori[2]. Le monete emesse in forza dell’imperium sono dette oggi “imperatoriali”, con riferimento all’ultimo cinquantennio della Repubblica (quando il fenomeno crebbe di importanza), o “itineranti” (perché prodotte da zecche che si spostavano sul territorio, al seguito delle truppe), con riferimento alle epoche precedenti. Da un punto di vista teorico, tuttavia, non c’è differenza fra imperatoriali e itineranti. Precisato quanto sopra, ci si chiede quando il fenomeno della monetazione itinerante sia nato; infatti, se la moneta non reca il nome del magistrato che ne ha ordinato l’emissione (come avverrà spesso - ma non sempre - per le imperatoriali), è difficile distinguerla da un’emissione ordinaria. Viene qui però in evidenza un altro fenomeno: alcuni quadrigati e alcuni bronzi precedenti alla riforma sestantale presentano un simbolo al rovescio, una spiga di grano[3]; con l’introduzione del denario e del vittoriato la varietà di simboli cresce enormemente (oltre alla spiga, ancora, apex, pentagramma, crescente, bastone, etc.) e, inoltre, compaiono molte monete con una lettera o un piccolo gruppo di lettere (M, C, VB, MA, AVR, etc.). È opinione comune (corroborata dai rinvenimenti nei ripostigli) che questi simboli e lettere siano stati introdotti proprio per distinguere le monete emesse fuori Roma[4] da quelle invece prodotte nella zecca dell’Urbe; poiché inoltre - come si è visto - tutte queste monete sono normalmente datate all’epoca della Seconda Guerra Punica[5], se ne deduce che il fenomeno della monetazione itinerante sia nato in quel periodo, per evitare spostamenti di denaro tra l’Urbe e i suoi eserciti, attraverso territorî resi insicuri dalla presenza di truppe cartaginesi. In altri termini, le prime emissioni con simboli o lettere costituiscono l’esempio più antico di monete prodotte e usate direttamente dai legionarî. Secondo Crawford, le emissioni con simboli o lettere che si devono considerare come itineranti, per le esigenze della Seconda Guerra Punica, sono quelle che egli ha raggruppato nelle serie da RRC 59 a RRC 111 e da RRC 125 a RRC 131. In seguito tuttavia, seppur terminata la guerra, si continuò a produrre monete con simboli, anche presso la zecca di Roma. Probabilmente, distinguere le proprie monete mediante apposizione di simboli era diventato una specie di “moda”, che piacque e fu seguita anche dai tresviri, come si vedrà in seguito[6]. NOTE [1] Un esempio di conio utilizzato dalle legioni è quello illustrato a pag. 5. [2] Per questo, alcune monete imperatoriali recano la legenda “Q” o “PRO Q”, eventualmente col nome del questore. [3] Come nel caso del sestante raffigurato a pag. 30. [4] In particolare, simboli e monete potrebbero indicare la zecca (ad esempio, la spiga di grano potrebbe fare riferimento alla Sicilia, l’ancora alla zecca di una flotta) oppure il magistrato che ha ordinato l’emissione (ad esempio, AVR potrebbe stare per Aurunculeius). [5] Compresi i quadrigati con spiga di grano, RRC 42/1, che costituirebbero una delle ultime emissioni di questa moneta (Crawford li data al 214-212 a.C.). [6] È possibile che non solo levlettere, ma anche alcuni simboli servissero a identificare il monetiere: ad esempio, l’asino presente sui bronzi della serie RRC 195 (datata 169-158 a.C.) potrebbe alludere, secondo Grueber, al cognomen Silanus (perché, nella mitologia greca, Sileno viaggiava spesso in sella a un asino). ILLUSTRAZIONI Vittoriato RRC 95/1. Al retro, monogramma "VB". Secondo Crawford questa moneta fu emessa nel 211-208 per finanziare la guerra annibalica; secondo Thomsen, invece, nel 215-214 per preparare la spedizione contro Filippo V di Macedonia. Il monogramma al rovescio (VB) potrebbe indicare la zecca di Vibo Valentia oppure (secondo Thomsen) di Vibinum (città apula, oggi scomparsa). Denario RRC 172/1. Le monete di questa serie sono di verosimile provenienza sarda, come dimostra il fatto che sono state prevalentemente rinvenute sull’isola e che i bronzi di questa serie sono spesso ribattuti su monete sardo-puniche. Crawford le data al 199-170 a.C. e le attribuisce a Publio Manlio Vulsone, pretore in Sardegna nel 210; è difficile, però, ammettere che le emissioni portassero ancora la sigla MA in un periodo che va da 10 ad addirittura 40 anni dopo la sua pretura (anche ammettendo che Vulsone sia rimasto alcuni anni sull’isola dopo la fine del suo mandato, come propretore). Breglia, invece, attribuisce queste monete ad Aulo Cornelio Mammula, che fu propretore in Sardegna proprio nel 217-216 a.C., e ritiene che siano state emesse in seguito alla disfatta di Canne, che comportò una riduzione dei finanziamenti provenienti da Roma. Datare questo denario al 216 a.C., tuttavia, imporrebbe di riconsiderare la cronologia stessa del denario: infatti, poiché il peso medio degli assi di questa serie è di 1 oncia, non di 2, la riforma sestantale (e quindi l’introduzione del denario, sicuramente coeva) anderebbe datata al 230 a.C., se non addirittura al 250 (come appunto Breglia credeva). Asse RRC 173/1, con al retro legenda "C SAX", sciolto in Gaius Clovius Saxula, come il pretore del 173 a.C. (di cui, forse, questo monetiere era figlio).1 punto
-
Inserisco con piacere l'ultima moneta entrata in collezione. Mezzo scudo da 6 tarì 1611 della zecca di Messina, acquistato stamane dalla numismatica Fonseca presso il convegno di Catania. Moneta costata parecchio per le mie tasche, ma molto meno dei prezzi che sta facendo ultimamente in asta, per me inarrivabili. Vi chiedo, anche solo per curiosità, un parere sulla conservazione e un parere sul valore di mercato della moneta in questa conservazione.1 punto
-
Amici: L'argento non si ossida e questo e' uno dei motivi per cui l'argento e' un metallo prezioso. Le macchie nere che vedete, nonche' la patina, sono composte essenzialmente da solfuro di argento. Il metodo bicarbonato+alluminio, in presenza di strati sottili di solfuro, non fa altro che togliere gli atomi di zolfo dalla superficie della moneta ma non tocca l'argento. In linea di principio usando il metodo su un' oncia altrimenti intatta, sarebbe possibile restaurarla alle condizioni in cui essa ha lasciato l'edificio della zecca. A mia opinione si tratta del metodo "non-violento" per eccellenza. In presenza di leghe, il metodo funziona ancora benissimo con l'argento 925 e 900. Ho sperimentato anche con argento 835, 800, 500, 350 e 210. Con i primi due il risultato e' ancora molto buono; con il 500 e' passabile, con il 350 e 210 non funziona granche. Quando il tenore di argento della lega scende, infatti, si formano altri composti ternari e binari con gli altri componenti della lega, ossigeno, zolfo, etc. Un elenco parziale. I titoli da 500 o inferiori quasi sempre hanno altri metalli aggiunti ad argento e rame. 999 once (American Silver Eagle, Canadian Mapleleaf, etc.) 925 Sterling silver (monete inglesi pre-1920) 900 monete americane fino al 1964, varie monete europee nell '800/primi '900 835 varie monete europee (Italia, Francia, Svizzera, etc.) del '900 800 cladding dei mezzi dollari 1965-70, monete canadesi del '900 500 monete inglesi 1920-46, monete canadesi 1967-68 350 five cents USA 1942-45 250 Somalo e 1/2 somalo 1950 210 core dei mezzi dollari 1965-701 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
Lamoneta.it
La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.
Il network
Hai bisogno di aiuto?