Vai al contenuto

Classifica

  1. L. Licinio Lucullo

    L. Licinio Lucullo

    Utente Storico


    • Punti

      6

    • Numero contenuti

      3892


  2. PostOffice

    PostOffice

    Utente Storico


    • Punti

      5

    • Numero contenuti

      4950


  3. Arka

    Arka

    Utente Storico


    • Punti

      5

    • Numero contenuti

      10235


  4. Giov60

    Giov60

    Utente Storico


    • Punti

      5

    • Numero contenuti

      4408


Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/22/25 in Risposte

  1. Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi condivido con voi un mio recente acquisto, si tratta di un Soldo per la Principesca Contea di Gorizia e Gradisca battuto nel 1800 durante il regno dell'ultimo Sacro Romano Imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena presso la Zecca di Gunzburg (H). La moneta in questione, classificata come comune, versa, a mio parere, in condizioni più che buone. Il conio presenta: al dritto, lo stemma coronato della Contea di Gorizia e Gradisca, formato dal leone rampante goriziano e dalle bande di Aquileia entro un ornato. Al rovescio, invece, entro un cartiglio riccamente decorato sono poste, su quattro righe, le scritte 1 SOLDO, il millesimo 1800 ed il marchio di zecca H. Il 1800, millesimo impresso su questa moneta, fu un anno significativo per la monarchia asburgica, una sorta di "crinale storico" in cui le ambizioni del Sacro Romano Impero si scontrarono con l'inarrestabile ascesa del Generale francese Napoleone Bonaparte il quale, rientrato a Parigi dall'Egitto nel 1799, riuscì, con il Colpo di Stato del 18 Brumaio, a farsi nominare Primo Console della Repubblica Francese. In breve tempo, Napoleone Bonaparte organizzò e diresse con successo un audace attraversamento delle Alpi volto a prendere alle spalle l'esercito asburgico intento ad assediare le truppe francesi bloccate a Genova. Il momento di massima tensione, però, si ebbe il 14 Giugno 1800 nella piana di Alessandria con la celebre Battaglia di Marengo. Inizialmente, le truppe del Sacro Romano Impero guidate dal Generale von Melas sembrarono avere la meglio, tanto che il comandante, sicuro dell'esito vittorioso della battaglia, lasciò il campo anzitempo. Fu però il tempestivo arrivo dei rinforzi francesi a trasformare quel successo in una rovinosa disfatta per gli imperiali. Questo scontro non fu una semplice sconfitta militare, ma un cataclisma politico: con la successiva "Convenzione di Alessandria", gli Asburgo furono costretti a rinunciare definitivamente al Ducato di Milano e a ritirare le proprie guarnigioni da gran parte del Nord Italia facendole convergere tutte a Mantova divise in tre colonne. Mentre l'influenza asburgica in Italia vacillava, il colpo di grazia giunse alla fine dell'anno sul fronte tedesco: la sconfitta subita a Hohenlinden nel mese di Dicembre per mano del generale Moreau annientò ogni residua speranza di riscossa, costringendo l'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena a piegarsi alle dure condizioni della Pace di Lunéville. Quel passaggio segnò l'eclissi definitiva del predominio asburgico in Europa centrale e in Italia, anticipando la crisi che avrebbe portato, di lì a pochi anni, al tramonto formale del millenario Sacro Romano Impero in favore della più modesta, seppur resiliente, dignità imperiale austriaca. Colgo l'occasione per augurare a tutti i lettori un sereno Natale!
    4 punti
  2. Intanto faccio gli auguri agli amici del forum, siamo sotto le feste, che porti un buon anno di belle monete a tutti! Tornando alla moneta, la posto dopo tanto che non mettevo piú nulla, visto che adesso sembrano andare di moda i talleri Medicei e che le conservazioni portano alle stelle anche date meno rare, qui si unisce la raritá del Tondello con una patina tendente al blue e la notevole conservazione (credo tra le piú belle di sempre del 1611). La moneta ha inoltre una particolaritá, qui non ho potuto caricare al max della potenza le foto, ma un idea la rende.. La sua particolaritá è nella legenda, riporta al diritto DU invece di DUX e per ora è il solo esemplare che ho trovato con tale particolare. I coni sono del Tarchiani e con Cosimo II raggiungono a parer mio il max della bellezza sui Talleri dei vari granduchi e dei vari incisori. Per non parlare appunto delle piastre del Cosimo II per Firenze dove l'incisione e il ritratto e dettagli lasciano aprire la bocca.. Come per tutte le monete Medicee, conservate Ve ne sono poche e per alcune date non vi sono. Un saluto Buon Natale FoFo
    4 punti
  3. Buongiorno e Auguri a tutti. Mi è arrivato oggi questo nuovo denaro, che per le sue caratteristiche (sono visibili tutte le caratteristiche del volto) è un pezzo da novanta (aimé come il prezzo).
    3 punti
  4. Buon giorno, mi pare che si stia menando inutilmente il can per l'aia. Capisco le preoccupazioni di @viganò. Tuttavia @Tinia Numismatica , @Arka e @bizerba62 e @aemilianus253 mi sembra abbiano detto tutto quello che si poteva dire a riguardo. L'unica ditta che può dare maggiori informazioni è la stessa Bertolami, che nessuno ti vieta di contattare privatamente, se sei un cliente e temi ripercussioni sui tuoi acquisti. Per quel che vale, la casa d'aste è perfettamente attiva. Non vedo in preparazione aste di numismatica, per ragioni facilmente comprensibili, ma gli altri dipartimenti lavorano serenamente. Questo dovrebbe eliminare un pò di preoccupazioni.
    3 punti
  5. Vorrei commentare una moneta esitata in una recente asta. Il titolo di questa discussione non intende criticare una conservazione o fare riferimento a procedure chimico-fisiche atte a migliorare l'aspetto di una moneta, anzi ... Intende solo evidenziare come una moneta possa essere considerata sotto vari punti di vista e giudicata in modo molto diverso da esperti del settore. La moneta in questione è la Lira di Bologna 1712, battuta sotto il pontificato di Clemente XI, e di cui porta le insegne. Si tratta di una tipologia estremamente rara (dire R3 o R4 in questo caso conta poco, dato che gli esemplari comparsi in pubblica asta negli ultimi 50 anni sono solo 2). Il MIR la classifica al nr. 2330/2 e la illustra con la foto dell'esemplare Montenapoleone 4 (collezione Muntoni) del 1984. Nella recente asta di Natale "Nomisma Aste" del 14/12/2025 al nr. 661, è comparsa una di queste monete con la seguente descrizione: "Clemente XI (1700-1721) Bologna - Lira da 20 Bolognini 1712 - Munt. 181 AG (g 6,12) RRR Esemplare di eccezionale qualità con magnifica patina di monetiere. Moneta estremamente rara da reperirsi e indubbiamente il miglior esemplare che sia apparso. Lievi debolezze dovute alla fase di coniazione, ma esemplare assolutamente non circolato. Nell'asta Ranieri 19 del 2024, lotto 52, un esemplare inferiore ha realizzato € 3.300 + diritti. Grading/Status: qFDC-FDC". Si tratta del medesimo esemplare dell'asta Montenapoleone 4, lotto 900, di cui riporto l'immagine (ripresa dal catalogo). In quel caso la moneta era classificata BB.
    3 punti
  6. Questo è piuttosto semplice. Per esempio la SRL che amministro io ha lo statuto che riguarda esclusivamente il settore numismatico ed è attiva da 25 anni. Sono tutti dati pubblici e, credo, che diano sufficienti garanzie. Arka # slow numismatics
    3 punti
  7. Buonasera a tutti, la mia Sigiliar. Saluti Alberto
    3 punti
  8. @Alan Sinclair di che la mia sovrana è MB+ per favore!
    2 punti
  9. @Kriegsmarine92 complimenti, moneta veramente eccezionale. Concordo con @Pxacaesarche è una moneta che non può mancare in collezioni di imperatori romani proprio perché da il via al nuovo nominale. Da tempo anch'io stavo tentando di acquistarne una ma essendo in questo momento molto attento alle spese mi sono accontentato di una moneta pagata 40 euro di qualità bassa ma con una buona definizione del volto. Peso 4.51g. RIC 263e Contraccambio gli auguri e li estendo a tutto il forum. BUON NATALE!
    2 punti
  10. Salve , contraccambio gli Auguri di Buon Natale e di Buon Anno . Quella frattura di conio nel D/R , insieme ad altre caratteristiche del conio , garantisce l' autenticita' della moneta che definirei SPL , senza il "quasi" .
    2 punti
  11. Se vuoi una panoramica generale sulla produzione della zecca napoletana puoi provare con il MIR,se invece sei interessato a determinati periodi in particolare e magari approfondire il lato storico e produttivo allora devi orientarti su testi specifici...
    2 punti
  12. Ora la moneta è la stessa, ed il collezionista che l'aveva acquistata alla Montenapoleone 4 è il medesimo che l'ha rimessa in asta 40 anni dopo. Effettivamente ha ottimi fondi e un'impronta debole ma non consunta. Mostro alcuni ingrandimenti di diritto e di rovescio. Allora perchè una differenza così importante di giudizio? Credo che il motivo vada ricercato in un conio ormai stanco che ha improntato questo esemplare e che può aver dato l'impressione di usura. A mio giudizio la moneta può essere classificata SPL+ oppure, meglio, con una terminologia non-convenzionale, SUP (che non sta per Superbe = SPL, ma per SUPERIORE, termine ben definito da Alberto Varesi e da alcune case d'asta d'oltralpe).
    2 punti
  13. Ribadisco che 25 anni di attività non si improvvisano. E con questo chiudo. Arka # slow numismatics
    2 punti
  14. @EmilianoPaolozzi ecco un assaggino sono 328 pg The bronze Coinage in the Roman Empire from 395 AD to Anastasius | Edizionidandrea
    2 punti
  15. Decisamente strafottente, il 'nostro' @anon88: nessun saluto, ironico e pungente verso chi gli porge un aiuto disinteressato... Mah... Il buon @iracondo ha voluto evidenziare i ben visibili difetti (non sono un esperto ma sono ben evidenti anche a me), e per 'capolavoro imperfetto già al conio' immagino volesse dire che, nel suo splendore, la moneta è intrinsecamente estremamente delicata e quindi facile a danneggiarsi (dico giusto?), quindi nessuna contraddizione. Quindi @anon88, secondo lei la moneta è senza ombra di dubbio SPL+ come da certificazione? Perchè ha chiesto altri pareri allora? Per sentirsi dire che farebbe un affare? Guardi, allora le dico che, secondo la mia umile opinione da inesperto, la moneta non vale 900€, bensì millemilamilioni di euro (quelli del Monopoli però), e farebbe un affare pagandola metà del PIL italiano. Contento?
    2 punti
  16. Quindi si può dire "tutto è bene quel che finisce bene".
    2 punti
  17. Oggi la presenza dei banchetti ha fatto la differenza. Bellissimo ritrovarsi a guardare le monete sui vassoi. Bella mattinata baciata anche dal sole. Da quanto dicono gli espositori non ci dovrebbero essere ulteriori interruzioni. Sono fiducioso e spero che non ci saranno sgradite sorprese. Un augurio di buone feste a tutti gli appassionati ed arrivederci al 28 dicembre.
    2 punti
  18. Non ho resistito al fascino di questa sovrana bella bella di condizioni che da tempo cercavo E nemmeno a questo marengo napoleonico variante sei stelle bellino di condizioni 😊
    1 punto
  19. Ciao @Ajax bronzo di Thyateira in Lidia. La seconda foto va ruotata 90° antiorario. https://www.acsearch.info/search.html?term=Thyateira+bipennis+greek&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    1 punto
  20. Via, possiamo essere ottimisti. In qualche modo siamo riusciti a convincere il gatto a entrare nel sacco, che è vecchio ma abbastanza resistente 😀
    1 punto
  21. DE GREGE EPICURI Vedo su Wikipedia che è considerato il protettore di: "pellegrini, autieri, barcaioli, viaggiatori, piloti, camionisti, ferrovieri, alpinisti, facchini, scaricatori, sportivi, fruttivendoli, giardinieri; invocato contro la peste e la morte improvvisa". Mi pare che questo santo...si allarghi un po' troppo! Comunque, è tradizionalmente il protettore degli automobilisti, non solo FIAT.
    1 punto
  22. Buonasera , molto bella pure questa moneta in alta conservazione, complimenti. Sempre interessante leggere le note storiche . Buona serata
    1 punto
  23. Allora se lo dice FB va tutto bene! Hai già la tua risposta, qui trovi solo gente esperta o espertissima che del tutto gratuitamente ti da la sua opinione senza interessi. Ti dico una cosa perchè tu possa imparare,ma è un segreto...anche i periti possono sbagliare prendendo cantonate incredibili, tra cui monete chiuse per buone e invece poi rivelatesi false, da retta ad un amico, lascia i gruppi facebook, a meno che non siano di periti veramente esperti con anni di studio alle spalle. Un caro saluto e buon Natale. In questo blog è buon norma cercare di non prendere sul personale le cose 😉
    1 punto
  24. Francobollo emesso l'8 marzo 2011, celebrativo della Giornata internazionale della donna, nel valore di € 0,75. Il francobollo è stampato dall’Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta fluorescente; formato carta: mm 40 x 30; formato stampa: mm 36 x 26; dentellatura: 13 x 13¼; colori: cinque; tiratura: due milioni e cinquecentomila esemplari; foglio: cinquanta esemplari. La vignetta raffigura tre volti femminili allineati che rappresentano somaticamente la donna caucasica, asiatica e africana; a destra, all’interno della parola “donna”, è rappresentato un globo terrestre integrato con il simbolo biologico femminile. Completano il francobollo la leggenda “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA”, la scritta “ITALIA” e il valore “€ 0,75”. Bozzettista: Maria Carmela Perrini. Il tuo francobollo è in una tessera filatelica, prodotto filatelico introdotto da Poste Italiane nel 1999.
    1 punto
  25. Buonasera. Un conto è un perito NIP, un conto è una persona qualsiasi che chiude una moneta in una bustina. Se poi di questa persona non si riesce a risalire nemmeno ad un indirizzo o a qualsiasi informazione, è chiaro che i dubbi sull'affidabilità sorgono (con questo non dico che non sia affidabile, ma dico che è come fidarsi di uno sconosciuto che magari nemmeno esiste). Il problema di tale 5 Lire, a mio avviso, è il lavaggio che ha subito. Esso ne determina un notevole calo di appeal
    1 punto
  26. È dall’inizio che ti ho e abbiamo risposto…. Problemi di interpretazione di un testo scritto oppure orecchie da mercante?
    1 punto
  27. Bellissima moneta, complimenti! A mio parere le monete belle rimangono tali anche con i loro piccoli o grandi difetti, anzi aumentano quasi il loro fascino rendendole più interessanti. Ovvio che, riferendosi all'esemplare della discussione, è talmente bella che un semplice appassionato come me non le può proprio dire nulla. Grazie per averla condivisa e contraccambio gli auguri.
    1 punto
  28. Tu metti le griglie, io metto le bistecche poi Buon Natale e non se ne parla più, occhei?
    1 punto
  29. Ciao @Kriegsmarine92grazie degli auguri che ovviamente contraccambio associandomi a quelli per tutti gli utenti del Forum e grazie per aver condiviso questo tuo nuovo acquisto. In attesa delle tue foto ( che saranno sicuramente migliori di quelle postate, che sono la maggior parte utilizzate da venditori e case d'asta. Sembrano in bianco e nero ed a mio avviso non fanno percepire ne la bellezza reale della moneta ne il reale colore e condizione del metallo 🙂) a mio parere la moneta è autentica. L'antoniniano di Caracalla è una moneta iconica perché rappresenta un nuovo nominale introdotto nella monetazione romana imperiale e che sarà utilizzato per tantissimi anni, motivo per il quale non dovrebbe mancare in ogni collezione. Siccome io apprezzo sempre le monete condivise e mi piace condividerle posto esemplare della stessa tipologia e coniato nello stesso anno di un mio denario dello stesso imperatore. Rimanendo quindi in tema Natale e Sol Invictus 🙂 Alle nuove foto ed alle prossime tue monete . ANTONIO
    1 punto
  30. Il francobolli fa parte di una serie di 8 foglietti emessi nell'anno 2011, francobolli celebrativi del 150° anniversario dell'Unita' d'Italia, dedicati ai Protagonisti (foglietti), nel valore di Euro 0,60 per ciascun soggetto. Le vignette: gli otto francobolli, inseriti ciascuno in un foglietto, sono caratterizzati dalla stessa impostazione grafica e riproducono rispettivamente: Camillo Benso conte di Cavour Un particolare del dipinto della seconda meta' del XIX secolo dal titolo "Camillo Benso conte di Cavour" (Museo del Risorgimento di Torino), affiancato da una litografia di Jacques Lemercier "Les Congres de Paris" del 1856 (Museo Centrale del Risorgimento di Roma). Carlo Cattaneo Un'effige di Carlo Cattaneo tratta da una litografia di N. Amiotti risalente alla fine del XIX secolo (Museo Centrale del Risorgimento di Roma), affiancato da un particolare della litografia di M. Dovera, "Ricordo delle 5 giornate 1848 a Porta Vittoria" (Museo Centrale del Risorgimento di Roma). Giuseppe Garibaldi Un particolare di un ritratto fotografico di Giuseppe Garibaldi del 1860, affiancato da un particolare dell'opera di Antonio Licata "L'entrata di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860" (Museo Nazionale di San Martino a Napoli). Vincenzo Gioberti Una litografia di Vincenzo Roscioni raffigurante Vincenzo Gioberti (Museo Centrale del Risorgimento di Roma), affiancato da un particolare della litografia di Franz Wenzel "Manifestazione di gioia dei napoletani per festeggiare Pio IX e Gioberti" (Museo Centrale del Risorgimento di Roma). Clara Maffei e Cristina Trivulzio Belgiojoso I ritratti di Clara Maffei (collezione privata) e Cristina Trivulzio Belgiojoso (Museo di Riva del Garda), realizzati entrambi da Francesco Hayez rispettivamente nel 1845 e 1832, affiancati da un particolare del dipinto di Filippo Vittori "I Bersaglieri lombardi e i lancieri della morte trasportano Emilio Manara gravemente ferito a Villa Spada" del 1850 (Museo del Risorgimento di Milano). Giuseppe Mazzini Una foto d'epoca realizzata da Brogi nel 1870 raffigurante Giuseppe Mazzini, affiancato dalla prima pagina della rivista "La Giovine Italia" in evidenza sulla bandiera della stessa associazione politica (Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma), su cui campeggia la scritta "Unione, forza e liberta", (Museo del Risorgimento di Genova). Carlo Pisacane Un ritratto fotografico di Carlo Pisacane risalente alla seconda meta' del XIX secolo (Museo Centrale del Risorgimento di Roma), affiancato dal dipinto di Giuseppe Sciuti "La morte di Carlo Pisacane" (Palazzo Municipale di Catania). Vittorio Emanuele II Un ritratto a mezzo busto di Vittorio Emanuele II di Savoia Re d'Italia, realizzato dal fotografo Montabone, affiancato da un particolare del dipinto di P. Litta "Ritratto di Vittorio Emanuele II re di Sardegna e d'Italia" (Ministero della Difesa - Service Historique de l'Armee de Terre di Parigi). Completano ciascun francobollo le rispettive leggende "Camillo Benso conte di Cavour", "Carlo Cattaneo", "Giuseppe Garibaldi", "Vincenzo Gioberti", "Clara Maffei Cristina Trivulzio Belgiojoso", "Giuseppe Mazzini", "Carlo Pisacane" e "Vittorio Emanuele II" la scritta "Italia" e il valore "Euro 0,60". Caratteristiche dei foglietti: ogni francobollo e' inserito in un riquadro perforato posto al centro del foglietto; fuori dal riquadro, a sinistra, s'intravede in trasparenza lo stesso ritratto del personaggio presente nella vignetta, mentre a destra, prosegue l'opera riprodotta nella vignetta del francobollo. Completano ciascun foglietto, in alto a sinistra, la scritta "I Protagonisti dell'unita' d'Italia", e in basso, rispettivamente a sinistra e a destra, i loghi delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unita' d'Italia e di Poste Italiane. Stampa: Polo Produttivo Salario, Direzione Officina Carte Valori e Produzioni Tradizionali dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta fluorescente per l'intero foglietto; formato carta e stampa del francobollo: mm 40 x 30; dentellatura: 13 x 13½; formato del foglietto: cm 8 x 6: colori: sei; bozzettista: Gaetano Ieluzzo; tiratura: due milioni e cinquecentomila esemplari per ciascun francobollo.
    1 punto
  31. Io non ho idea di chi sia questo Davide Perrone e se, per caso, vi sia qualche legame con Fabio Perrone (ben più noto nel settore numismatico) o se condividano soltanto il cognome. Facendo un po’ di ricerche a riguardo, sia sul forum che su Google, non sembrerebbe trattarsi di un perito. In tal caso, la moneta non sarebbe periziata ma semplicemente sigillata come SPL+ (cosa che chiunque, volendo, può fare). Ciò detto, la moneta a mio avviso non è SPL+ per diversi motivi: numerosi graffi e segni di contatto; appiattimento del seno e della veste dell’Italia; metallo decisamente spento (quasi opaco) che sa tanto di moneta pulita, ecc. Personalmente, io non spenderei mai 900 euro per una moneta del genere.
    1 punto
  32. Francobolli emessi il 5 maggio 2010 nei rispettivi valori di € 0,60, € 0,65, € 0,85 e € 1,00 raccolti in un foglietto del valore di € 3,10. I francobolli sono stampati dall’Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta fluorescente, non filigranata per l’intero foglietto; formato carta dei francobolli: mm 40 x 30; formato stampa dei francobolli: mm 36 x 26; dentellatura: 13 x 13¼; formato del foglietto: cm 12 x 9; colori: sei; tiratura: due milioni di foglietti composti ciascuno di quattro francobolli. Le vignette dei francobolli riproducono rispettivamente quattro opere pittoriche che raccontano le tappe più significative della “Spedizione dei Mille”: per il valore di € 0,60 “L’imbarco di Garibaldi a Quarto”, opera di V. Azzola conservata nelle collezioni del Museo Nazionale del RisorgimentoItaliano di Torino; per il valore di € 0,65 “Lo sbarco a Marsala. 11 maggio 1860”, opera di autore ignoto conservata nella Fondazione Bergamo nella Storia - Museo storico di Bergamo; per il valore di € 0,85 “La Battaglia di Calatafimi”, dipinto di Remigio Legat esposto al Museo del Risorgimento di Milano; per il valore di € 1,00 “L’incontro di Teano tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II”, opera di Pietro Aldi custodita presso il Palazzo Pubblico di Siena. Completano ogni francobollo le rispettive leggende “PARTENZA DA QUARTO”, “SBARCO A MARSALA”, “BATTAGLIA DI CALATAFIMI” e “INCONTRO DI TEANO”, la scritta “ITALIA” e i relativi valori “€ 0,60”, “€ 0,65”, “€ 0,85”, “€ 1,00”.
    1 punto
  33. Mi sa che hai letto troppe sciocchezze online, con tutto il rispetto. Non perdere tempo a cercare il pelo nell'uovo, studia questo sito (vedi sotto) e capirai che le ricerche per ora fatte sono perdite di tempo. https://www.erroridiconiazione.com/errori-di-coniazione/ Saluti
    1 punto
  34. Era una battuta.. 😅 https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Carlos_da_Silva
    1 punto
  35. Questo schemino potrebbe esserle d'aiuto. È stato fatto da @caravelle82 Buona serata
    1 punto
  36. Grazie Tiziano @Parpajola per le foto!!!
    1 punto
  37. Le spille hanno lo sfondo tricolore in smalto, occhio a non farle cadere, il marchio Lorioli & Castelli è garanzia di autenticità, non sono riproduzioni. Questo il dietro di altra sicuramente originale.
    1 punto
  38. Buongiorno non riesco a trovare alcun riferimento a questo annullo di posta militare, mi piacerebbe avere maggiori informazioni. Grazie
    1 punto
  39. 1 punto
  40. Buonasera a tutti. Per me un altra ipotesi potrebbe essere quella del conio modificato. Mi spiego. Forse in zecca, per un motivo a noi ignoto, abbiano modificato il conio punzonando in un secondo tempo sulla C "incriminata" il prolungamento e il cosiddetto "triscele". D'altronde le lettere in legenda con il triscele su questo tipo di monete è cosa normale. La I la H la F la R vado a memoria sono così. Quindi esisterebbero esemplari coniati prima e esemplari coniati dopo. Io onestamente in tanti anni di "controllo" (perché è una variante che mi manca) su siti on line non ho mai visto un eseplare di "transizione", cioè con fratture o esuberi nella vicinanza della G Che poi le lettere in legenda con il "triscele" all'estremità in questa monetazione sono cosa comune lo sappiamo tutti, e guarda caso il presunto esubero è identico a quelli di serie. Per me resta una bella variante o curiosità (chiamatela come meglio credete) e vorrei che restasse censita nei cataloghi. Saluti, Sergio.
    1 punto
  41. Salve a tutti, complimenti a @LOBU per la scoperta. Si tratta di un'ipotesi che, come ogni ipotesi frutto di osservazione e ricerca, merita tutta l'attenzione possibile. Eviterei, per contro, di trattare questa ipotesi come una tesi dai toni definitivi e irreversibili, dato che, ad oggi non siamo a conoscenza di esemplari di transizione, nei quali l'IPOTETICA frattura nella C sia diventata man mano più grande, fino ad arrivare a questo strano Triscele che fa da appendice alla parte sommitale della C. Per cui, cautela. Fino a quando non si troveranno questi esemplari di transizione, sono incline a pensare ad una sovra-punzonatura sul conio di questo strano simbolo o ad una incisione sul conio messo in evidenza da @LOBU. Finalità di questa operazione? Non ne ho una idea precisa. Cordialità Alberto
    1 punto
  42. L’invoice è proprio la ricevuta fiscale, non è altro che la denominazione in inglese della fattura
    1 punto
  43. no, sono in genere concessioni che vengono date per lavori privati o traslochi
    1 punto
  44. Buona domenica a tutti. Dall'Asta Antivm E-Live 45 un bel Tornese di Filippo III 1620 , simbolo del coniatore C Lotto 249
    1 punto
  45. LA RISCOSSA DI ROMA In Italia, la guerra contro Annibale versava in situazione di stallo: i Romani pressavano i Cartaginesi, negando loro libertà di manovra, ma non trovavano l’occasione per sconfiggerli; i Cartaginesi riuscivano ancora a sconfiggere i Romani in battaglia, quando ne avevano l’occasione, ma per carenza di risorse umane non riuscivano a sfruttare il vantaggio. Serviva una svolta. _______________________ Alla fine del 211 a.C. il Senato decise di inviare un nuovo generale in Hispania (dove il territorio ancora controllato da Roma era limitato alla sola zona circostante Tarraco, odierna Tarragona) ma - non sapendo chi nominare - delegò la scelta al popolo. I comizî centuriati diedero allora una risposta unanime: Publio Cornelio Scipione, figlio dell’omonimo generale ucciso da Asdrubale. Alla fine del 210[1] il giovane (aveva solo 25 anni) si presentò a Tarraco con i poteri di proconsole; trascorse l’inverno a rincuorare i soldati demoralizzati e nella primavera del 209 si mosse per combattere i Cartaginesi. L’esercito cartaginese in Hispania poteva contare su forze tre volte superiori a quelle romane, ma proprio per questo aveva dovuto svernare diviso in tre accampamenti separati. Quando Scipione mise in marcia il suo esercito, non rivelò ad alcuno dove intendesse colpire; tutti però (gli amici, e le spie nemiche) immaginavano che avrebbe assalito l’accampamento punico più vicino. Egli invece si diresse a marce forzate verso sud, penetrò per oltre 500 km nel cuore del territorio nemico e portò il suo esercito direttamente di fronte alle mura di Qart Hadasht. Scipione infatti, come sua prima mossa, voleva riuscire là dove Annibale aveva fallito: espugnare la capitale nemica. La città era ritenuta inespugnabile, in quanto circondata su tre lati dal mare e da una laguna; il governatore schierò allora la sua guarnigione sulle possenti mura che difendevano il quarto lato, e attese che i tre eserciti punici convergessero a schiacciare i Romani. Ma i soldati Romani non attaccarono i bastioni difesi dalla guarnigione cartaginese: camminarono sull’acqua della laguna, guidati personalmente da Scipione, e scalarono le mura nel punto in cui erano prive di difesa, senza essere visti. A molti sembrò un prodigio divino; in realtà il proconsole - nei mesi invernali - aveva interrogato i pescatori e studiato i venti e le maree, scoprendo che periodicamente emergeva un guado. Qart Hadasht, l’imprendibile capitale dei Barca, fu conquistata in poche ore. Scipione si appropriò così dell’oro e delle derrate che vi erano immagazzinati; inoltre liberò i molti nobili ispanici là tenuti ostaggio, guadagnando l’amicizia delle rispettive tribù alla causa di Roma. La città fu ridenominata Nova Carthago. Nei tre anni successivi (208-206 a.C.) Scipione completò la conquista dell’Hispania, cacciandone definitivamente i Cartaginesi. _______________________ Durante il loro dominio in Hispania i Cartaginesi avevano coniato, nella zecca di Qart Hadasht, diverse monete in bronzo raffiguranti al dritto un dio barbuto (Melqart o Tanit). Su alcune di esse, tuttavia, il ritratto al dritto è privo di barba; di questi ritratti glabri esistono due stili differenti, uno chiaramente punico, l'altro invece romano. Un numismatico[2] ha ipotizzato che il primo sia un ritratto di Annibale (o comunque di un Barcide), mentre il secondo altri non possa essere che Scipione: probabilmente, per un breve periodo successivo alla conquista della città, la zecca sarebbe rimasta in funzione sotto il controllo romano e, in segno di omaggio, i monetieri locali emisero bronzi con il ritratto di Scipione, anziché di Annibale. Durante la Repubblica, i Romani avevano un tabù in campo numismatico: ritenevano assolutamente vietato rappresentare il ritratto di un essere umano ancora vivo sulle monete, perché questa era una prerogativa dei re (e, notoriamente, l’istituto della monarchia fu sempre aborrito dal popolo romano, dopo la cacciata dei Tarquini). Sino al 44 a.C. si verificheranno quindi solo due eccezioni a questa regola ferrea, rese possibili dal fatto che le relative emissioni avvenissero in terra straniera (si trattava, cioè, di monetazione “provinciale”[3]): questi bronzi e (alcuni anni dopo) lo statere emesso per Tito Quinto Flaminino. _______________________ Un esercito punico, forte di 20.000 soldati più 10.000 mercenari galli, riuscì a sfuggire dall’Hispania e, agli ordini di Asdrubale (fratello di Annibale), si diresse verso l’Italia. Qui la situazione di Annibale si era fatta difficile: dopo che Roma aveva riconquistato Agrigento (nel 210 a.C.) e Taranto (nel 209), egli aveva disperato bisogno di rinforzi. Nel 207 a.C., pertanto, il generale cartaginese si asserragliò a Canosa, attendendo di potersi ricongiungere con il fratello e le sue truppe. Quell’anno, quindi, i due consoli romani furono destinati uno, Claudio Nerone, a tenere a bada Annibale, l’altro, Marco Livio Salinatore, a cercare di intercettare e fermare Asdrubale. Fu in questo contesto che i Romani portarono a termine un’altra incredibile manovra tattica, culminata nella battaglia del Metauro. Successe che i soldati di Nerone catturarono una staffetta cartaginese, che portava un messaggio con cui Asdrubale voleva invitare il fratello a ricongiungere i loro due eserciti a Fano, ove egli si stava dirigendo. Il console, intuito il pericolo e l’urgenza di reagire, prese una decisione coraggiosa: lasciò un piccolo contingente a fronteggiare Annibale, con l’ordine di eseguire manovre giornaliere (per fare finta di essere ancora molto numerosi), e con il resto dell’esercito marciò da Teanum Apulum (città non più esistente, vicino Foggia) a Sena Gallica (attuale Senigallia). Fu una marcia incredibile, eseguita solo col buio (per sfuggire alle spie cartaginesi): in otto notti i legionarî coprirono circa 500 km, con una media di oltre 60 km a notte[4]. A Sena Gallica le legioni dei due consoli si riunirono e riuscirono a schiacciare l’esercito di Asdrubale, presso il fiume Metauro; dopodiché Nerone, con la stessa velocità con cui era giunto, tornò a Canosa, ove fece informare Annibale (che non si era neanche accorto della sua assenza) che suo fratello Asdrubale era finalmente arrivato, consegnandogliene la testa. _______________________ Nel 204 a.C. Scipione prese un’altra decisione strategica rivoluzionaria: portare la guerra direttamente a Cartagine, come mezzo secolo prima aveva cercato di fare Attilio Regolo. Questa impresa fu ancora più straordinaria, per il fatto che egli volle compierla insieme ai reietti; si fece infatti assegnare il comando delle legiones Cannenses, ancora stanziate in Sicilia: sarebbero stati loro, i soldati umiliati da Annibale e scampati al massacro di Canne, che proprio Scipione stesso aveva convinto 12 anni prima a non tradire Roma, a lavare l’onore della patria debellando la città nemica. Scipione e le legiones Cannenses sbarcarono in terra d’Africa e sconfissero ripetutamente i Cartaginesi. Il senato punico, terrorizzato, ordinò che Annibale lasciasse l’Italia, dove per oltre 15 anni aveva seminato morte e distruzione, e accorresse a difendere la capitale. Così fu: i due condottieri si incontrarono di persona nel 202, da soli, su una collina presso Zama; dopo essersi parlati tornarono nei ranghi dei rispettivi eserciti e si scontrarono in una delle battaglie decisive per le sorti della storia dell’Occidente. Com’è noto, vinse Scipione, e fu quindi soprannominato “l’Africano”. La guerra era finita; Annibale fuggì in esilio, mettendosi al servizio dei reami del Vicino Oriente. Scipione combatté in seguito un’altra guerra vittoriosa, contro il regno di Siria. Accusato dai suoi avversari politici di essersi appropriato di parte del bottino di guerra, abbandonò sdegnosamente Roma in volontario esilio; morì di malattia nel 183 a.C. a Liternum (odierna Villa Literno). Sembra che il suo grande avversario, Annibale, sia morto suicida quello stesso anno, in Bitinia (nella penisola anatolica). Publio Cornelio Scipione l’Africano non fu mai sconfitto, in battaglia. Anni dopo la sua morte un’altra moneta, questa volta un denario ufficiale della Repubblica, riproporrà il suo ritratto. NOTE [1] Non è chiaro, nelle fonti, se la nomina di Scipione a proconsole sia avvenuta già a fine 211 o (come sembra più probabile) nel 210; di conseguenza, non è chiaro se egli abbia iniziato le operazioni militari nel 210 o nel 209. [2] Robinson, Essays in Roman Coinage Presented to Harold Mattingly. [3] In realtà, le monete d’oro di Flaminino sono censite nel RRC (RRC 548/1); Crawford tuttavia le elenca alla fine del suo catalogo, anziché collocarle in ordine cronologico, proprio perché egli stesso dubita che possano considerarsi repubblicane “ufficiali” anziché “provinciali”. [4] Questa velocità fu resa possibile dal fatto che i Romani non si portarono al seguito le salmerie, in quanto ottennero cibo e acqua dalle popolazioni che attraversavano (le quali, secondo le fonti, li accorsero esultanti, stufe delle razzie di Annibale). Nondimeno, questa resta una delle marce a piedi più veloci di tutta la storia militare. ILLUSTRAZIONI Ricostruzione pittorica di Qart Hadasht Bronzi con il presunto ritratto di Scipione: sopra, moneta del valore di 1 calco (SNG BM Spain 127 e 128); sotto, moneta da 1/5 di calco (SNG BM Spain 127 e 129)
    1 punto
  46. LA RIFORMA DENARIALE A causa delle ripetute sconfitte subite da Annibale, Roma - dovendo finanziare lo sforzo bellico, in una situazione di crescente carenza di risorse economiche - continuò a svalutare le sue monete. Questo portò sicuramente a una forte inflazione (crescita dei prezzi), tanto che fu avvertita l’esigenza di poter disporre di monete da 10 assi: in effetti, con una delle ultime due serie di aes grave (RRC 41) fu emesso (oltre a dupondium, tressis e quincussis) il decussis, di cui oggi esistono solo più 4 esemplari (più un quinto, oggi disperso). Si trattava tuttavia, con ogni evidenza, di monete ingombranti, con un diametro di circa 11 cm e un peso iniziale di 1 kg (anche se poi furono svalutate, arrivando a pesare “solo” 650 g). Occorreva qualcosa di più pratico. Fu in questo contesto, probabilmente, che Roma adottò la sua più grande riforma monetaria, sviluppata attraverso tre passi: adozione dello “standard sestantale” per le monete di bronzo; creazione di nuove monete d’argento e d’oro, svincolate dai sistemi monetari magno-greci; “aggancio” delle monete in bronzo, articolate su base duodecimale, a quelle d’argento e d’oro, articolate su base decimale. Nacqui così il denario, la moneta che per secoli fu simbolo della potenza - anche economica - di Roma, emesso sino al III secolo d.C. Il primo passo, come detto, fu quello di fissare uno “standard sestantale”, ossia di determinare in due once (da intendere, qui, come misura di peso) il peso dell’asse (ancorché rimanesse suddiviso in dodici once, da intendere invece, in questo caso, come misura di valore). Ciò significa, ovviamente, che l’asse avrebbe dovuto pesare 54,5 g (ossia, un sesto di 327); in effetti ci sono pervenuti alcuni assi di circa 60 g, in particolare RRC 59/2 e RRC 60/2, ma sono decisamente pochi. La stragrande maggioranza degli assi di quel periodo, in realtà, presenta un grande variabilità, tra 16,5 e 66 g, con prevalenza di quelli da 35-40 g. Come conseguenza ovvia, anche i sottomultipli hanno pesi variabili e, normalmente, più bassi della teoria, soprattutto semissi (10,5-31 g) e trienti (3,5-17,3 g). Questo fenomeno è stato spiegato supponendo che le pressanti esigenze belliche abbiano portato a svalutare subito, sebbene appena creato, l’asse di standard sestantale; in altri termini, non sapendo in che altro modo finanziare la guerra, Roma dichiarava di emettere assi del peso di 54,5 g, ma in realtà li emetteva di peso molto inferiore. Questo “taglio” incideva di più sui nominali più grossi perché erano quelli su cui si poteva risparmiare più metallo. Di questi bronzi furono emessi tutti i nominali, dal dupondio alla semioncia; a eccezione del primo (di cui sono noti solo 16 esemplari, peraltro tutti provenienti dagli stessi 2 ripostigli), tutti gli altri sono molto comuni. Sono stati raccolti da Crawford nella serie RRC 56, ma molti studiosi sono ormai convinti che siano esistite varie emissioni, differenti per stile, tempo e peso, che oggi sono per noi difficili da distinguere (in altri termini, la serie RRC 56 non è omogena, ma è un “raccoglitore” di monete che è difficile, per noi, catalogare in modo più esatto). Il secondo passo fu quello di creare nuove monete d’argento che, per la prima volta nella storia di Roma, fossero del tutto slegate dai sistemi in uso presso i popoli magno-greci. Come s’è visto, la tipica moneta delle città italiote era la didracma che a Roma, nel terzo secolo, pesava 6 scrupoli (il cosiddetto quadrigato). Roma emetteva inoltre la dracma, di 3 scrupoli. Con la riforma, l’Urbe decise di introdurre una propria, nuova moneta d’argento e ne fissò il peso il 4 scrupoli (circa 4,55 g). Furono adottati anche due sottomultipli, rispettivamente da 2 scrupoli (2,27 g) e 1 scrupolo (1,14 g). Nella realtà anche in questi casi (come in quelli delle monete di bronzo, seppur in modo meno marcato) si registrarono pesi più bassi, sicuramente per le stesse esigenze di finanziamento bellico. Per l’iconografia, furono scelte immagini fortemente evocative della città. Su tutte e tre le monete, infatti, fu raffigurata, al dritto, la testa della dea Roma, rivolta a destra, con elmo attico alato; al rovescio, invece, vennero rappresentanti i Dioscuri, con le lance in mano in sella a cavalli rampanti (chiaro riferimento alla carica del lago Regillo) e, in esergo (ossia, nella parte bassa della moneta), la legenda ROMA. Oltre alle monete d’argento furono prodotte anche nuove monete d’oro, definite genericamente “aurei”, anch’esse nella misura di 4, 2 e 1 scrupolo; in questo caso (visto il valore dell’oro), i pesi teorici risultano rispettati con grande precisione. L’iconografia, anche per esse, è identica per tutti e tre i nominali: la testa di Marte con elmo corinzio al dritto, l’aquila che porta un fulmine fra le zampe (simbolo di Zeus e delle legioni) al rovescio, con legenda ROMA in esergo. Il terzo passo, come detto, consistette nell’ “agganciare” il valore delle monete di bronzo di quello delle monete d’argento e d’oro (tecnicamente, si dice “definire il rapporto di parità” tra i differenti metalli). L’argento da 4 scrupoli fu tariffato 10 assi, e quindi chiamato denario[1]; i sottomultipli furono quindi chiamati quinario e sesterzio[2]. Gli aurei invece vennero tariffati, rispettivamente, 60, 40 e 20 assi. Questi valori furono scritti sulle monete: X, V e SII (ossia, un semisse più due assi) sugli argenti; LX (con grafia arcaica della “L”, costituita da una freccia rovesciata), XXXX e XX sugli aurei. Si trattava quindi di un sistema in parte duodecimale (gli assi restarono divisi in 12 once), in parte decimale. È interessare notare come la moneta principale fosse il denario; molti prezzi tuttavia, come sappiamo dalle fonti letterarie, cominciarono a essere definiti in sesterzî. Contemporaneamente, tuttavia, Roma continuò a emettere anche la moneta da 3 scrupoli, ossia la dracma. Essa presentava al dritto la testa di Giove e al rovescio la Vittoria che pone una corona sopra a un trofeo d'armi con, in esergo, la legenda ROMA; fu pertanto chiamata vittoriato. Il vittoriato era palesemente avulso dal sistema duo-decimale del denario, come dimostra il fatto che non aveva il simbolo del valore in assi; inoltre fu realizzato con argento misto a una percentuale rilevante di rame, a differenza dei denarî che presentano argento in un elevato grado di purezza. È probabile (ma non sicuro) che fu emesso per i pagamenti a favore dei popoli stranieri abituati a usare la dracma, con il vantaggio ulteriore di rifilare loro un metallo “non così buono” come quello usato per denarî, quinarî e sesterzi. ________________________ Per completare questa sintetica illustrazione della riforma denariale, resta da chiarire quando essa sia avvenuta. Questa è la questione maggiormente discussa fra gli studiosi di numismatica romana repubblicana; dalla datazione del denario discende, a cascata, quella di gran parte delle altre monete dell’epoca, con l’effetto talvolta di cambiarne anche l’interpretazione. Un punto fermo è stato messo negli anni ’60 del secolo scorso, quando un denario, un aureo da XX assi e molti quinarî e sesterzi sono stati rinvenuti durante gli scavi archeologici di Morgantina (odierna Serra Orlando), in uno strato sigillato databile al 211 a.C. (anno in cui Roma riconquistò la città e la rase al suolo); la riforma denariale non può, quindi, essere successiva a questa data. In passato era opinione diffusa, soprattutto tra gli studiosi italiani, che essa andasse datata al 269, sulla base del noto passo di Plinio (e quindi sarebbe il denario, non le didracme a legenda ROMA o il quadrigato, l’argentum che fu signatum quando la zecca di Roma iniziò la sua attività). A sostegno di questa teoria, si osserva che le produzioni di didracme (quadrigati compresi) sembrano oggi troppo ridotte, per ammettere che con esse Roma abbia finanziato l’immane sforzo bellico della Prima Guerra Punica. Inoltre, un altro denario è stato rinvenuto durante gli scavi archeologici di Adranon (odierno Monte Adranone), cittadina assediata nel 262 a.C.[3]; lo strato, tuttavia, non era sigillato, per cui il denario può essere stato perso lì, in seguito[4]. Oggi, tuttavia, la maggior parte dei numismatici ritiene che il denario sia stato introdotto proprio nel 211 a.C., o al massimo 1 o 2 anni prima (fra l’altro, l’esemplare ritrovato a Morgantina era palesemente nuovissimo). L’argomentazione più forte a favore di questa ipotesi deriva da un esame comparato dell’andamento dei pesi delle monete in Italia e Sicilia: in epoche più antiche, infatti, sarebbero risultate anomale sia la fissazione dello standard sestantale per il bronzo, sia quella di un rapporto di parità di 1:120 con l’argento[5]. NOTE [1] Che significa “composto da 10 parti”; in Italiano restano in uso, in questo senso, gli aggettivi “binario” e “ternario”. [2] Sestertium deriva da semi-tertium, ossia “composto da (due parti e) metà della terza parte”. [3] De Miro e Fiorentini, Monte Adranone, in “Kokalos”, 1972-1973, pp. 241-244. [4] La stessa Fiorentini non esclude che il sito sia stato sporadicamente frequentato da guarnigioni romane anche durante la Seconda Guerra Punica. [5] Il denario da 4 scrupoli d’argento valeva, infatti, 10 assi di bronzo, ciascuno dei quali pesante 2 once di 24 scrupoli; se ne ricava un rapporto 4:480, riducibile a 1:120. ILLUSTRAZIONI Il decussis RRC 41/1 Un asse coniato di circa 60 g., RRC 60/2 Un asse sestantale "tipico", RRC 56/2, di circa 45 g. Aureo da XXXX assi, RRC 44/3 Denario anonimo, RRC 44/5. I denarî e le altre monete di questo periodo sono definiti “anonimi” perché (a differenza dei successivi) non sono contraddistinti da alcun simbolo né dal nome del monetiere. Essi sono stati suddivisi da Crawford in differenti categorie, sulla base di piccole differenze nel disegno (ad esempio: la visiera dell’elmo di Roma, le zampe dei cavalli, i riccioli di Giove, il gonnellino del trofeo); per questa ragione, le monete qui rappresentate non hanno tutte la stessa classificazione RRC. Viene naturale supporre che alcune serie siano più antiche di altre, ma la datazione esatta è ormai difficile. Vittoriato RRC 53/1
    1 punto
  47. LA GUERRA CONTRO TARANTO E CONTRO CARTAGINE L’allargamento del dominio romano verso l’Apulia, realizzato proprio con la deduzione della colonia di Luceria, impensierì la più potente città magno-greca, Taranto, unica colonia fondata da Sparta fuori dal Peloponneso. Dopo un primo limitato scontro Roma inviò propri ambasciatori, chiedendo la pace, ma furono apertamente scherniti dalla popolazione; il Senato dichiarò allora guerra e nel 281 a.C. un esercito romano strinse d’assedio la città nemica. Rimasta senza alleati in Italia (Neapolis aveva stretto il foedus di alleanza con Roma, i Sanniti erano stati sconfitti), Taranto chiese l’aiuto di Pirro, re dell’Epiro, cugino di Alessandro Magno (più esattamente, erano cugini i loro genitori) e famoso generale che aveva già, al suo attivo, numerose vittorie. Pirro sbarcò in Italia 280 a.C. con oltre 30.000 soldati (compresi i rinforzi ricevuti dalla Magna Grecia) e 20 elefanti da guerra, convinto che avrebbe emulato, contro i “barbari” dell’occidente, le epiche gesta con cui suo cugino aveva sottomesso i popoli dell’Asia. Roma, che nel medesimo periodo conduceva anche un’altra guerra contro gli Etruschi, mobilitò circa 72.000 soldati (8 legioni e altrettanti socii), ma solo 18.000 di essi poterono essere mandati contro Pirro. Nel primo scontro, a Eraclea, gli elefanti impaurirono i Romani che subirono così una sconfitta; l’esercito nemico lasciò tuttavia sul campo ben 4.000 morti, talché Pirro commentò amaramente “Un'altra vittoria come questa e sono rovinato”. Il re inviò allora ambasciatori al Senato, proponendo una tregua, ma l’ormai anziano Appio Claudio Cieco convinse i compatrioti a non accettare. Rimasto in gravi difficoltà logistiche, Pirro si spostò in Sicilia, deciso a cacciare dall’isola i Cartaginesi, che tuttavia si arroccarono a Lilybaeum (odierna Marsala); tornò in Italia per aiutare Taranto, nuovamente posta sotto assedio dalle legioni, ma fu pesantemente sconfitto nel 275 a.C. a Maleventum (da allora ribattezzata Beneventum) e decise di tornare in Epiro. All’improvviso, in tutto il Mediterraneo si diffuse la fama di questa remota città “barbara” che aveva sconfitto e umiliato il cugino di Alessandro Magno; nel 273 giunsero a Roma gli ambasciatori di Tolomeo Filadelfo, re d’Egitto e figlio del diadoco, che chiesero e ottennero di stipulare un trattato di amicizia. Taranto fu conquistata nel 272 a.C., dopo tre anni d’assedio; Rhegium (odierna Reggio Calabria), ultima città magno-greca indipendente, nel 271. Roma era padrona dell’Italia. ____________________ Nel 265 a.C. i Mamertini (un gruppo di mercenarî campani impadronitisi del governo di Messana, odierna Messina), minacciati da entrambe le due potenze che si spartivano il governo dell’isola, Cartagine e Siracusa, chiesero l’aiuto di Roma. Il Senato rimise la decisione ai comizî, e il popolo decise di intervenire; nel 264 a.C. le legioni sbarcavano a Messina. Era iniziata la prima guerra punica. Nel 263 a.C. Siracusa, posta sotto assedio, decise di capitolare e firmò un trattato di alleanza con Roma; ne nacque un’amicizia salda e duratura. L’esercito cartaginese, invece, si ritirò sino ad Akragas (odierna Agrigento), che pure fu posta sotto assedio ed espugnata con la forza nel 261 a.C. Una moneta romana, oggi rarissima, è testimone di questi epici avvenimenti: la didracma RRC 22/1 che reca al dritto (forse, per la prima volta nella storia romana) la personificazione di Roma e al rovescio, invece, la Vittoria che offre un ramo di palma. Sappiamo da Livio che l’uso di offrire rami di palma ai vincitori di gare atletiche (come oggi si fa con le coppe) fu introdotto in occasione dei Ludi Romani del 293, per cui possiamo dedurre che questa moneta celebri una grande vittoria di Roma, successiva a tale data, ma ci si domanda quale. Per Breglia essa celebra la vittoria del lago di Sentino; per Amisano, la conquista di Akragas. Per Crawford, che la data al 265-242 a.C., è invece un messaggio propagandistico nell’ambito della Prima Guerra Punica, con il significato di “Roma trionferà!”. Pedroni e Coarelli ritengono invece che essa celebri i due avvenimenti che avevano sancito l’ascesa di Roma a potenza mediterranea, l’accordo d’amicizia con l’Egitto e la presa di Taranto; sarebbero infatti state coniate ad Alessandria, in attuazione di clausole contenute nel trattato, con l’argento depredato alla città Magno-Greca nel 272[1]. ____________________ Vinte le battaglie su terra, la Repubblica doveva riuscire a contrastare il dominio cartaginese sul mare. Accortasi che le quinqueremi puniche erano molto superiori alle proprie, poche navi da guerra, Roma ne individuò una affondata a la recuperò dal fondo del mare, per studiarne la fattura; dopodiché avviò la costruzione delle proprie quinqueremi, mentre in contemporanea addestrava 30.000 futuri rematori (in massima parte contadini non avvezzi al mare) su finte navi realizzate sulla spiaggia. Il primo scontro navale, nel 260 alle isole Lipari, fu un disastro, ma subito dopo Roma prevalse sconfiggendo duramente la flotta cartaginese al largo di Mylae (odierna Milazzo). Fu un evento incredibile: l’Urbe aveva inventato una flotta da guerra praticamente dal nulla, e aveva sopraffatto la più grande potenza navale dell’epoca. Rinvigoriti dai successi, i Romani decisero di attaccare direttamente Cartagine e nel 256 a.C. un esercito di circa 10.000 uomini, al comando di Attilio Regolo, dopo aver forzato il blocco navale cartaginese (vincendo la più grande battaglia sul mare dell’antichità presso Capo Ecnomo, ove si scontrarono oltre 700 navi) sbarcò in Africa. Possiamo solo immaginare lo stato d’animo dei Romani: poco più di 100 anni prima i loro avi combattevano per la sopravvivenza della propria stessa città nella battaglia dell’Aniene, praticamente quindi alle porte di casa; ora essi, conquistata tutta la penisola e la Sicilia, si trovavano sulla spiaggia di un altro continente, decisi ad affrontare un nemico feroce e temuto. Inizialmente la campagna volse a favore delle legioni, che sconfissero i difensori e occuparono Tunisi. A questo punto, la Fortuna voltò le spalle ai Romani: il Senato, convinto che la fine della guerra fosse a portata di mano, fece tornare in Italia parte dell’esercito; Cartagine, dal canto suo, ottenne l’aiuto di Santippo, generale spartano, che prese la guida delle truppe puniche; Regolo, infine, fu precipitoso nello scendere a battaglia, nel timore che un altro generale sarebbe arrivato da Roma a rubargli una vittoria che riteneva ormai prossima. Fu una pesante sconfitta per le legioni, distrutte dai nemici; Attilio Regolo fu fatto prigioniero. Nel frattempo la guerra continuava in Sicilia: non solo i Cartaginesi, guidati da un nuovo e valente generale, Amilcare Barca (futuro padre di Annibale), ottennero numerosi successi, ma Roma perse anche centinaia di navi da guerra in due disastrose tempeste (nel 253 e nel 249). Nel 243 a.C., dopo oltre 20 anni di guerra, le due città erano allo stremo, prive di navi e di risorse. Fu allora che giunse in patria Attilio Regolo, inviato da Cartagine affinché convincesse i compatrioti a pattuire una tregua: davanti al Senato, tuttavia, egli rivelò che le condizioni economiche del nemico erano disperate e consigliò di trovare un modo per proseguire la guerra e abbatterlo; dopo di che, da vero Romano, tornò spontaneamente a Cartagine, affinché lo mettessero a morte per aver violato l’impego di chiedere la pace. Il Senato tentò una mossa disperata: chiese ai cittadini romani di prestare tutte le loro ricchezze per la costruzione di una nuova flotta. I Romani risposero all’appello: si narra di ricchi possidenti che offrivano il loro denaro trasportandolo addirittura con i carri (riferimento implicito, ma chiaro, al fatto che si trattava di aes grave); furono così allestite 219 nuove quinqueremi. Colti di sorpresa da questo ennesimo, incredibile atto di resilienza i cartaginesi furono duramente sconfitti nel 241 a.C. nella battaglia navale delle isole Egadi e si arresero. Ancora oggi, gli archeologi subacquei recuperano rostri di navi puniche e armi cartaginesi dal fondale marino di quelle isole. ____________________ Una delle serie di monete più belle e più rappresentative della storia repubblicana è costituita dall’aes grave con la prora navis al rovescio, RRC 35. Si tratta di una serie di monete che recano tutte, al rovescio, la raffigurazione di una prua di nave da guerra; al dritto, invece, c’è una testa di divinità: Giano (asse), Saturno (semisse), Minerva (triente), Ercole (quadrante), Mercurio (sestante) o Roma (oncia). Esiste anche un unico quincusse, di dubbia autenticità, che reca anch’esso la raffigurazione di Giano. L’impatto culturale di queste monete fu sicuramente enorme: infatti, mentre l’iconografia degli argenti, come già detto, dopo una certa data cominciò a cambiare ogni anno, quella dei bronzi rimase quasi immutata sino alla fine della Repubblica (l’asse RRC 479/1, datato 45 a.C., reca ancora una testa gianiforme al dritto e una prora navis al rovescio). Addirittura, nel V secolo d.C. Macrobio, nei Saturnalia narra ancora che “pueri denarios in sublime iactantes capita aut navia lusu teste vetustatis exclamant” (“i fanciulli, gettando in aria le monete, gridano «teste o nave», essendo il gioco una prova di antichità”). Ma cosa aveva di tanto speciale questa iconografia, per imprimersi tanto nella tradizione romana? Per quanto riguarda il dritto, è probabile la sequenza con cui compaiono gli dei non fosse casuale: non solo Ianus e Saturnus iniziano con la stessa lettera che è simbolo del valore delle rispettive monete, ma esiste forse anche un collegamento con la più antica mitologia romana, secondo la quale i colli del Tevere furono abitati all’origine dei tempi da Giano; in seguito vi avevano vissuto Saturno e, dopo, Ercole (che aveva ucciso, un mostro malvagio là insediatosi, Caco); ultima, era arrivata Roma. Ben più interessante è il rovescio. Perché una potenza terrestre come Roma decise di riportare, su tutti i suoi bronzi, il disegno stilizzato di una prua di nave da guerra? Viene naturale pensare che la Repubblica celebrasse, così, un’importante vittoria sul mare, un evento in seguito al quale la prora navis era divenuta simbolo della consapevolezza che il potere marittimo avrebbe aperto a Roma nuovi orizzonti di conquista e di consolidamento del potere. Tre eventi antichi rispondono a questo requisito e, per conseguenza, tre date si possono proporre per l’adozione di queste monete: battaglia di Anzio del 338 a.C., la battaglia di Mylae del 260 oppure quella delle Egadi del 240[2]. L’ipotesi più probabile sembra essere la battaglia di Mylae, che deve essere sembrata un evento prodigioso: infatti, si scontrarono una potenza marittima contro una terrestre, le migliori navi esistenti contro le copie di un relitto recuperato dal fondo del mare, i marinai più esperti contro contadini addestratisi facendo finta di remare sulla spiaggia; eppure, vinse Roma. Per quella vittoria fu concesso il trionfo a Gaio Duilio, che lo celebrò nel 258 a.C.; nell’occasione (come sappiamo dal suo elogio funebre, che ci è pervenuto), “praedad popolom [donavit]” (“distribuì la preda bellica al popolo”, in Latino arcaico), probabilmente come parziale risarcimento delle ingenti tasse (tributa) che erano state imposte per finanziare la guerra. È probabile che egli abbia distribuito proprio queste monete, fuse (per l’appunto, tra il 260 e il 258) con il bronzo sottratto ai Cartaginesi sconfitti. NOTE [1] Infatti, la didracma presenta che un sistema di simboli di controllo che risultano del tutto identici a quelli adottati, ad Alessandria, per coniare monete dedicate ad Arsinoe II, figlia e sorella di Tolomeo II Filadelfo, che vengono datate proprio al 272 a.C. I simboli di controllo sono piccoli disegni che venivano talvolta inseriti nelle monete, in aggiunta alla loro iconografia standard; si ritiene che fossero diversi per ogni conio e servissero, quindi, a controllare quanti pezzi potevano esser prodotti con ognuno di essi. [2] Propendono per il 338 Hill, Cesano, Breglia, Alteri, Panvini Rosati (Forzoni ritiene che siano addirittura più antiche). Alteri, in particolare, spiega il basso peso medio (circa 273 g per l’asse) ipotizzando che la libra osco-latina da 240 scrupoli sia stata la più antica, introdotta in Campania dai Focesi e utilizzata prima che i Romani “inventassero” quella da 288 scrupoli (che, quindi, Varrone definisce “noster”. Propendono invece per il 260-258 Mattingly, Thomsen, Zehnacker, Pedroni e Coarelli, per il 240 Thurlow e Vecchi. Crawford, convinto che l’aes grave sia più recente, propone la data (che non sembra realistica) del 225 a.C. ILLUSTRAZIONI La didracma RRC 22/1 Rostro punico recuperato alle Egadi nel 2022 L'asse RRC 35/1
    1 punto
  48. I due coni del tetradaramma con il ritratto frontale di Atena appartengono ad una delle piu' celebre emissioni greche e, assieme ai decadrammi e all'altro tetradramma battuto a Siracusa con il ritratto frontale della ninfa Aretusa, rappresentano senz'altro il vertice dell'arte monetaria siciliana antica e uno dei vertici di tutta l'arte monetale greca. I due coni menzionati da Daniele Alberti sono descritti dettagliatamente nella pubblicazione del Rizzo alle pp. 208-210 (Monete Greche della Sicilia, edito dalPoligrafico dello Stato nel 1946, uno dei libri piu' godibili e meglio illustrati sulla monetazione greca della Sicilia - purtroppo costosissimo in originale), e dal Tudeer nella sua pubblicazione sui tetradrammi di Siracusa (che tratta di tutti i tetra emessi a Siracusa, non compresi, per limiti cronologici, nella pubblicazione del Boheringer). Il Tudeer riporta tali tetradrammi ai nn. 58 e 59. Quello con la frattura di conio viene descritto al n. 59 Questa emissione, molto rara, se ne conoscono una dozzina di esemplari, riporta al diritto la quadriga e al rovescio il ritratto di Atena con firma di Eukleidas. La sua rarita' e' dovuta al fatto che il conio si ruppe quasi subito (negli esemplari conoisciuti si puo' notare la progressiva infiltrazione dell'argento nella frattura rappresentata da un sottile cordolo che diviene via via piu' evidente negli esemplari successivi (maxime nell'esemplare proposto da Rapax che credo sia quello della collezione Pennisi, esiste un secondo esemplare custodito nel Medagliere di Siracusa del medesimo conio ma con frattura appena visibile e forse uno dei meglio conservati per questa emissione). La seconda emissione, descritta dal Tudeer al n. 58, anche se a parere di molti dovrebbe seguire e non precedere quella descritta al n. 59, riporta un'interpretazione differente, meno vigorosa e drammatica della dea, e soprattutto con un rilievo meno pronunciato, elemento che era stato detrminnate per la rottura del conio della prima emissione. Anche questo conio e' firmato da Eukleidas. La tematica del ritratto frontale, soprattutto nelle incisioni monetali greche, ha sempre rappresentato un problema di formidabile difficolta' e vi ci sono cimentati gli artisti piu'; valenti, all'apice della loro arte, come nel caso di Eukleidas, viste le difficolta' tecniche che la produzione di questi coni e delle monete comportava. Un'altra celeberrima emissione frontale e' quella del di Katane con il ritratto frontale del dio Apollo emessa nel 410 aC circa, firmata dall'incisore Herakleidas, che lavoro' solo a Catania. Anche di questa emissione ne esistono due versioni (anzi tre se si considera anche quella, assai diversa come stile dell'incisore Khorion), con una netta differenza di raffigurazione del giovane bellissimo e terribile dio. numa numa
    1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
×
  • Crea Nuovo...

Avviso Importante

Il presente sito fa uso di cookie. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie, dei Terms of Use e della Privacy Policy.