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  1. L. Licinio Lucullo

    L. Licinio Lucullo

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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/22/25 in Risposte

  1. Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi condivido con voi un mio recente acquisto, si tratta di un Soldo per la Principesca Contea di Gorizia e Gradisca battuto nel 1800 durante il regno dell'ultimo Sacro Romano Imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena presso la Zecca di Gunzburg (H). La moneta in questione, classificata come comune, versa, a mio parere, in condizioni più che buone. Il conio presenta: al dritto, lo stemma coronato della Contea di Gorizia e Gradisca, formato dal leone rampante goriziano e dalle bande di Aquileia entro un ornato. Al rovescio, invece, entro un cartiglio riccamente decorato sono poste, su quattro righe, le scritte 1 SOLDO, il millesimo 1800 ed il marchio di zecca H. Il 1800, millesimo impresso su questa moneta, fu un anno significativo per la monarchia asburgica, una sorta di "crinale storico" in cui le ambizioni del Sacro Romano Impero si scontrarono con l'inarrestabile ascesa del Generale francese Napoleone Bonaparte il quale, rientrato a Parigi dall'Egitto nel 1799, riuscì, con il Colpo di Stato del 18 Brumaio, a farsi nominare Primo Console della Repubblica Francese. In breve tempo, Napoleone Bonaparte organizzò e diresse con successo un audace attraversamento delle Alpi volto a prendere alle spalle l'esercito asburgico intento ad assediare le truppe francesi bloccate a Genova. Il momento di massima tensione, però, si ebbe il 14 Giugno 1800 nella piana di Alessandria con la celebre Battaglia di Marengo. Inizialmente, le truppe del Sacro Romano Impero guidate dal Generale von Melas sembrarono avere la meglio, tanto che il comandante, sicuro dell'esito vittorioso della battaglia, lasciò il campo anzitempo. Fu però il tempestivo arrivo dei rinforzi francesi a trasformare quel successo in una rovinosa disfatta per gli imperiali. Questo scontro non fu una semplice sconfitta militare, ma un cataclisma politico: con la successiva "Convenzione di Alessandria", gli Asburgo furono costretti a rinunciare definitivamente al Ducato di Milano e a ritirare le proprie guarnigioni da gran parte del Nord Italia facendole convergere tutte a Mantova divise in tre colonne. Mentre l'influenza asburgica in Italia vacillava, il colpo di grazia giunse alla fine dell'anno sul fronte tedesco: la sconfitta subita a Hohenlinden nel mese di Dicembre per mano del generale Moreau annientò ogni residua speranza di riscossa, costringendo l'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena a piegarsi alle dure condizioni della Pace di Lunéville. Quel passaggio segnò l'eclissi definitiva del predominio asburgico in Europa centrale e in Italia, anticipando la crisi che avrebbe portato, di lì a pochi anni, al tramonto formale del millenario Sacro Romano Impero in favore della più modesta, seppur resiliente, dignità imperiale austriaca. Colgo l'occasione per augurare a tutti i lettori un sereno Natale!
    4 punti
  2. Intanto faccio gli auguri agli amici del forum, siamo sotto le feste, che porti un buon anno di belle monete a tutti! Tornando alla moneta, la posto dopo tanto che non mettevo piú nulla, visto che adesso sembrano andare di moda i talleri Medicei e che le conservazioni portano alle stelle anche date meno rare, qui si unisce la raritá del Tondello con una patina tendente al blue e la notevole conservazione (credo tra le piú belle di sempre del 1611). La moneta ha inoltre una particolaritá, qui non ho potuto caricare al max della potenza le foto, ma un idea la rende.. La sua particolaritá è nella legenda, riporta al diritto DU invece di DUX e per ora è il solo esemplare che ho trovato con tale particolare. I coni sono del Tarchiani e con Cosimo II raggiungono a parer mio il max della bellezza sui Talleri dei vari granduchi e dei vari incisori. Per non parlare appunto delle piastre del Cosimo II per Firenze dove l'incisione e il ritratto e dettagli lasciano aprire la bocca.. Come per tutte le monete Medicee, conservate Ve ne sono poche e per alcune date non vi sono. Un saluto Buon Natale FoFo
    4 punti
  3. Buongiorno e Auguri a tutti. Mi è arrivato oggi questo nuovo denaro, che per le sue caratteristiche (sono visibili tutte le caratteristiche del volto) è un pezzo da novanta (aimé come il prezzo).
    3 punti
  4. Buon giorno, mi pare che si stia menando inutilmente il can per l'aia. Capisco le preoccupazioni di @viganò. Tuttavia @Tinia Numismatica , @Arka e @bizerba62 e @aemilianus253 mi sembra abbiano detto tutto quello che si poteva dire a riguardo. L'unica ditta che può dare maggiori informazioni è la stessa Bertolami, che nessuno ti vieta di contattare privatamente, se sei un cliente e temi ripercussioni sui tuoi acquisti. Per quel che vale, la casa d'aste è perfettamente attiva. Non vedo in preparazione aste di numismatica, per ragioni facilmente comprensibili, ma gli altri dipartimenti lavorano serenamente. Questo dovrebbe eliminare un pò di preoccupazioni.
    3 punti
  5. Vorrei commentare una moneta esitata in una recente asta. Il titolo di questa discussione non intende criticare una conservazione o fare riferimento a procedure chimico-fisiche atte a migliorare l'aspetto di una moneta, anzi ... Intende solo evidenziare come una moneta possa essere considerata sotto vari punti di vista e giudicata in modo molto diverso da esperti del settore. La moneta in questione è la Lira di Bologna 1712, battuta sotto il pontificato di Clemente XI, e di cui porta le insegne. Si tratta di una tipologia estremamente rara (dire R3 o R4 in questo caso conta poco, dato che gli esemplari comparsi in pubblica asta negli ultimi 50 anni sono solo 2). Il MIR la classifica al nr. 2330/2 e la illustra con la foto dell'esemplare Montenapoleone 4 (collezione Muntoni) del 1984. Nella recente asta di Natale "Nomisma Aste" del 14/12/2025 al nr. 661, è comparsa una di queste monete con la seguente descrizione: "Clemente XI (1700-1721) Bologna - Lira da 20 Bolognini 1712 - Munt. 181 AG (g 6,12) RRR Esemplare di eccezionale qualità con magnifica patina di monetiere. Moneta estremamente rara da reperirsi e indubbiamente il miglior esemplare che sia apparso. Lievi debolezze dovute alla fase di coniazione, ma esemplare assolutamente non circolato. Nell'asta Ranieri 19 del 2024, lotto 52, un esemplare inferiore ha realizzato € 3.300 + diritti. Grading/Status: qFDC-FDC". Si tratta del medesimo esemplare dell'asta Montenapoleone 4, lotto 900, di cui riporto l'immagine (ripresa dal catalogo). In quel caso la moneta era classificata BB.
    3 punti
  6. Questo è piuttosto semplice. Per esempio la SRL che amministro io ha lo statuto che riguarda esclusivamente il settore numismatico ed è attiva da 25 anni. Sono tutti dati pubblici e, credo, che diano sufficienti garanzie. Arka # slow numismatics
    3 punti
  7. Buonasera a tutti, la mia Sigiliar. Saluti Alberto
    3 punti
  8. @Alan Sinclair di che la mia sovrana è MB+ per favore!
    2 punti
  9. @Kriegsmarine92 complimenti, moneta veramente eccezionale. Concordo con @Pxacaesarche è una moneta che non può mancare in collezioni di imperatori romani proprio perché da il via al nuovo nominale. Da tempo anch'io stavo tentando di acquistarne una ma essendo in questo momento molto attento alle spese mi sono accontentato di una moneta pagata 40 euro di qualità bassa ma con una buona definizione del volto. Peso 4.51g. RIC 263e Contraccambio gli auguri e li estendo a tutto il forum. BUON NATALE!
    2 punti
  10. Salve , contraccambio gli Auguri di Buon Natale e di Buon Anno . Quella frattura di conio nel D/R , insieme ad altre caratteristiche del conio , garantisce l' autenticita' della moneta che definirei SPL , senza il "quasi" .
    2 punti
  11. Se vuoi una panoramica generale sulla produzione della zecca napoletana puoi provare con il MIR,se invece sei interessato a determinati periodi in particolare e magari approfondire il lato storico e produttivo allora devi orientarti su testi specifici...
    2 punti
  12. Ora la moneta è la stessa, ed il collezionista che l'aveva acquistata alla Montenapoleone 4 è il medesimo che l'ha rimessa in asta 40 anni dopo. Effettivamente ha ottimi fondi e un'impronta debole ma non consunta. Mostro alcuni ingrandimenti di diritto e di rovescio. Allora perchè una differenza così importante di giudizio? Credo che il motivo vada ricercato in un conio ormai stanco che ha improntato questo esemplare e che può aver dato l'impressione di usura. A mio giudizio la moneta può essere classificata SPL+ oppure, meglio, con una terminologia non-convenzionale, SUP (che non sta per Superbe = SPL, ma per SUPERIORE, termine ben definito da Alberto Varesi e da alcune case d'asta d'oltralpe).
    2 punti
  13. Ribadisco che 25 anni di attività non si improvvisano. E con questo chiudo. Arka # slow numismatics
    2 punti
  14. @EmilianoPaolozzi ecco un assaggino sono 328 pg The bronze Coinage in the Roman Empire from 395 AD to Anastasius | Edizionidandrea
    2 punti
  15. Decisamente strafottente, il 'nostro' @anon88: nessun saluto, ironico e pungente verso chi gli porge un aiuto disinteressato... Mah... Il buon @iracondo ha voluto evidenziare i ben visibili difetti (non sono un esperto ma sono ben evidenti anche a me), e per 'capolavoro imperfetto già al conio' immagino volesse dire che, nel suo splendore, la moneta è intrinsecamente estremamente delicata e quindi facile a danneggiarsi (dico giusto?), quindi nessuna contraddizione. Quindi @anon88, secondo lei la moneta è senza ombra di dubbio SPL+ come da certificazione? Perchè ha chiesto altri pareri allora? Per sentirsi dire che farebbe un affare? Guardi, allora le dico che, secondo la mia umile opinione da inesperto, la moneta non vale 900€, bensì millemilamilioni di euro (quelli del Monopoli però), e farebbe un affare pagandola metà del PIL italiano. Contento?
    2 punti
  16. Quindi si può dire "tutto è bene quel che finisce bene".
    2 punti
  17. Oggi la presenza dei banchetti ha fatto la differenza. Bellissimo ritrovarsi a guardare le monete sui vassoi. Bella mattinata baciata anche dal sole. Da quanto dicono gli espositori non ci dovrebbero essere ulteriori interruzioni. Sono fiducioso e spero che non ci saranno sgradite sorprese. Un augurio di buone feste a tutti gli appassionati ed arrivederci al 28 dicembre.
    2 punti
  18. Via, possiamo essere ottimisti. In qualche modo siamo riusciti a convincere il gatto a entrare nel sacco, che è vecchio ma abbastanza resistente 😀
    1 punto
  19. Molto bella , complimenti! Bei rilievi
    1 punto
  20. Ad usum ricchi di spirito ma poveri di capacità di astrazione;
    1 punto
  21. Buonasera. Un conto è un perito NIP, un conto è una persona qualsiasi che chiude una moneta in una bustina. Se poi di questa persona non si riesce a risalire nemmeno ad un indirizzo o a qualsiasi informazione, è chiaro che i dubbi sull'affidabilità sorgono (con questo non dico che non sia affidabile, ma dico che è come fidarsi di uno sconosciuto che magari nemmeno esiste). Il problema di tale 5 Lire, a mio avviso, è il lavaggio che ha subito. Esso ne determina un notevole calo di appeal
    1 punto
  22. È dall’inizio che ti ho e abbiamo risposto…. Problemi di interpretazione di un testo scritto oppure orecchie da mercante?
    1 punto
  23. A volte succede: soprattutto per le banconote sostitutive che venivano identificate con lettere diverse dalla più conosciuta "X". Peccato per come si conservata, ma un buon colpo.
    1 punto
  24. Complice la stanchezza dovuta all'età (71 anni), Von Melas abbandonò la battaglia mentre gli austriaci erano ad un passo dalla vittoria, lasciando il comando a Von Zach, e rientrò ad Alessandria per inviare un messaggio a Vienna con il quale informare che le truppe francesi erano state sbaragliate. Poco dopo arrivò Desaix e sappiamo tutti come andò a finire... Suggerisco la visione di questo splendido documentario, che ripercorre con una certa dovizia di particolari i momenti più determinanti della battaglia
    1 punto
  25. Ciao @Kriegsmarine92grazie degli auguri che ovviamente contraccambio associandomi a quelli per tutti gli utenti del Forum e grazie per aver condiviso questo tuo nuovo acquisto. In attesa delle tue foto ( che saranno sicuramente migliori di quelle postate, che sono la maggior parte utilizzate da venditori e case d'asta. Sembrano in bianco e nero ed a mio avviso non fanno percepire ne la bellezza reale della moneta ne il reale colore e condizione del metallo 🙂) a mio parere la moneta è autentica. L'antoniniano di Caracalla è una moneta iconica perché rappresenta un nuovo nominale introdotto nella monetazione romana imperiale e che sarà utilizzato per tantissimi anni, motivo per il quale non dovrebbe mancare in ogni collezione. Siccome io apprezzo sempre le monete condivise e mi piace condividerle posto esemplare della stessa tipologia e coniato nello stesso anno di un mio denario dello stesso imperatore. Rimanendo quindi in tema Natale e Sol Invictus 🙂 Alle nuove foto ed alle prossime tue monete . ANTONIO
    1 punto
  26. Ciao @Ajax dovrebbe essere Caracalla per Carrhae in Mesopotamia. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/type/75054
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  27. Buongiorno, penso abbia ragione @SS-12. Numista quota il 5 marchi 37 euro per il BB e 39 euro per lo SPL. Il 2 marchi 22 euro sia BB che SPL.
    1 punto
  28. Francobolli emessi il 5 maggio 2010 nei rispettivi valori di € 0,60, € 0,65, € 0,85 e € 1,00 raccolti in un foglietto del valore di € 3,10. I francobolli sono stampati dall’Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta fluorescente, non filigranata per l’intero foglietto; formato carta dei francobolli: mm 40 x 30; formato stampa dei francobolli: mm 36 x 26; dentellatura: 13 x 13¼; formato del foglietto: cm 12 x 9; colori: sei; tiratura: due milioni di foglietti composti ciascuno di quattro francobolli. Le vignette dei francobolli riproducono rispettivamente quattro opere pittoriche che raccontano le tappe più significative della “Spedizione dei Mille”: per il valore di € 0,60 “L’imbarco di Garibaldi a Quarto”, opera di V. Azzola conservata nelle collezioni del Museo Nazionale del RisorgimentoItaliano di Torino; per il valore di € 0,65 “Lo sbarco a Marsala. 11 maggio 1860”, opera di autore ignoto conservata nella Fondazione Bergamo nella Storia - Museo storico di Bergamo; per il valore di € 0,85 “La Battaglia di Calatafimi”, dipinto di Remigio Legat esposto al Museo del Risorgimento di Milano; per il valore di € 1,00 “L’incontro di Teano tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II”, opera di Pietro Aldi custodita presso il Palazzo Pubblico di Siena. Completano ogni francobollo le rispettive leggende “PARTENZA DA QUARTO”, “SBARCO A MARSALA”, “BATTAGLIA DI CALATAFIMI” e “INCONTRO DI TEANO”, la scritta “ITALIA” e i relativi valori “€ 0,60”, “€ 0,65”, “€ 0,85”, “€ 1,00”.
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  29. Su dai, abbassiamo i toni.. Piuttosto aiutiamo a capire meglio chi ha posto la domanda.. Va detto che, nonostante la perizia dica SPL+, ci possano stare scostamenti, solitamente al ribasso, quindi non c'è da stupirsi. Sul forum ci sono moltissime discussioni al riguardo di questa moneta, suggerirei ad @anon88 di fare una ricerca e leggerle per confronto con la moneta postata.
    1 punto
  30. You may also find some interesting information in Jennifer Larson's book, Greek Nymphs. Myth, Cult, Lore, available online. In Caltabiano :
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  31. Complimenti per questo riassunto storico-numismatico. E’ stato un piacere leggerlo anche per rinfrescare argomenti che con gli anni si stanno sbiadendo nei ricordi. Ho visto che nel pdf hai corretto, rispetto a quanto scritto al commento n. #2, sul conio di martello (rovescio) e il conio di incudine (dritto). Puoi correggerlo anche qui, in quanto più visibile ad una veloce lettura?
    1 punto
  32. Biglietto postale in franchigia per le forze armate. La franchigia è autorizzata dal grande timbro reggimentale dove si leggono le parole "fanteria" e "Comando", senza questo timbro la cartolina sarebbe stata tassata a destinazione. Annullo di arrivo meccanizzato doppio cerchio a targhetta di MODENA FERROVIA del 15 IX 43 ore: 18 - 19 .... con targhetta "TACI Ogni Notizia Giova Al Nemico". Sotto esempi piu' nitidi dell' annullo. Personalmente questo tipo di materiale mi piace molto, non è materiale raro ma come dico sempre e' ""materiale irripetibile "" a livello storico postale, tra l'altro la tua cartolina porta la data del giorno successivo all' armistizio. Mi sembra di capire che alla cartolina fu attaccato un foglio di lettera, ... confermi..
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  33. Mi sembrano spille ben conservate, secondo me come valore venale sui 30 euro l'una. Comunque complimenti sono belle spille in buona conservazione, io le terrei.
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  34. Queste monete erano denominate "half-joe" in Nord America e nelle Indie Occidentali del settecento e del primo ottocento, dove circolavano diffusamente insieme ai dobloni ispanoamericani e ai pezzi da otto reales...
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  35. Buongiorno non riesco a trovare alcun riferimento a questo annullo di posta militare, mi piacerebbe avere maggiori informazioni. Grazie
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  36. 1 punto
  37. Questo non è del tutto vero. Ci sono realtà che funzionano (vedi "Quelli del Cordusio" capitanati da @dabbene, vedi questo Forum) e che sanno "innovare nella tradizione" e dove l'età media non è elevata. Certo che se l'approccio alla Numismatica avviene con i tondelli dell'IPZS è chiaro che uno si disaffeziona alla svelta, dopo che si accorge di aver speso un capitale e, alla lunga, di non avere in mano nulla. Certamente la Numismatica non è (e non credo sia mai stata) un ritrovo di ventenni, così come non lo è qualsiasi disciplina che richieda un minimo d'impegno.
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  38. Gli uffici di Concentramento di posta militare avevano il compito cruciale di assicurare la comunicazione tra le unità combattenti e la madrepatria. Erano organizzati sotto una Direzione Superiore Postale, che coordinava Direzioni Postali d'Armata e uffici di reggimento, identificati da numeri convenzionali di posta militare (es. P.M. 133, 132). Purtroppo questo non riesco a trovarlo, cio' non vuol dire che sia un falso o che non sia esistito, e' anche possibile che non sia stato catalogato, i cataloghi per questo materiale potrebbero essere incompleti. Bisognerebbe contattare la AICPM Associazione Italiana Collezionisti. Posta Militare e Storia Postale. Inviando la foto del timbro.
    1 punto
  39. no, sono in genere concessioni che vengono date per lavori privati o traslochi
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  40. Buona domenica a tutti. Dall'Asta Antivm E-Live 45 un bel Tornese di Filippo III 1620 , simbolo del coniatore C Lotto 249
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  41. LA RISCOSSA DI ROMA In Italia, la guerra contro Annibale versava in situazione di stallo: i Romani pressavano i Cartaginesi, negando loro libertà di manovra, ma non trovavano l’occasione per sconfiggerli; i Cartaginesi riuscivano ancora a sconfiggere i Romani in battaglia, quando ne avevano l’occasione, ma per carenza di risorse umane non riuscivano a sfruttare il vantaggio. Serviva una svolta. _______________________ Alla fine del 211 a.C. il Senato decise di inviare un nuovo generale in Hispania (dove il territorio ancora controllato da Roma era limitato alla sola zona circostante Tarraco, odierna Tarragona) ma - non sapendo chi nominare - delegò la scelta al popolo. I comizî centuriati diedero allora una risposta unanime: Publio Cornelio Scipione, figlio dell’omonimo generale ucciso da Asdrubale. Alla fine del 210[1] il giovane (aveva solo 25 anni) si presentò a Tarraco con i poteri di proconsole; trascorse l’inverno a rincuorare i soldati demoralizzati e nella primavera del 209 si mosse per combattere i Cartaginesi. L’esercito cartaginese in Hispania poteva contare su forze tre volte superiori a quelle romane, ma proprio per questo aveva dovuto svernare diviso in tre accampamenti separati. Quando Scipione mise in marcia il suo esercito, non rivelò ad alcuno dove intendesse colpire; tutti però (gli amici, e le spie nemiche) immaginavano che avrebbe assalito l’accampamento punico più vicino. Egli invece si diresse a marce forzate verso sud, penetrò per oltre 500 km nel cuore del territorio nemico e portò il suo esercito direttamente di fronte alle mura di Qart Hadasht. Scipione infatti, come sua prima mossa, voleva riuscire là dove Annibale aveva fallito: espugnare la capitale nemica. La città era ritenuta inespugnabile, in quanto circondata su tre lati dal mare e da una laguna; il governatore schierò allora la sua guarnigione sulle possenti mura che difendevano il quarto lato, e attese che i tre eserciti punici convergessero a schiacciare i Romani. Ma i soldati Romani non attaccarono i bastioni difesi dalla guarnigione cartaginese: camminarono sull’acqua della laguna, guidati personalmente da Scipione, e scalarono le mura nel punto in cui erano prive di difesa, senza essere visti. A molti sembrò un prodigio divino; in realtà il proconsole - nei mesi invernali - aveva interrogato i pescatori e studiato i venti e le maree, scoprendo che periodicamente emergeva un guado. Qart Hadasht, l’imprendibile capitale dei Barca, fu conquistata in poche ore. Scipione si appropriò così dell’oro e delle derrate che vi erano immagazzinati; inoltre liberò i molti nobili ispanici là tenuti ostaggio, guadagnando l’amicizia delle rispettive tribù alla causa di Roma. La città fu ridenominata Nova Carthago. Nei tre anni successivi (208-206 a.C.) Scipione completò la conquista dell’Hispania, cacciandone definitivamente i Cartaginesi. _______________________ Durante il loro dominio in Hispania i Cartaginesi avevano coniato, nella zecca di Qart Hadasht, diverse monete in bronzo raffiguranti al dritto un dio barbuto (Melqart o Tanit). Su alcune di esse, tuttavia, il ritratto al dritto è privo di barba; di questi ritratti glabri esistono due stili differenti, uno chiaramente punico, l'altro invece romano. Un numismatico[2] ha ipotizzato che il primo sia un ritratto di Annibale (o comunque di un Barcide), mentre il secondo altri non possa essere che Scipione: probabilmente, per un breve periodo successivo alla conquista della città, la zecca sarebbe rimasta in funzione sotto il controllo romano e, in segno di omaggio, i monetieri locali emisero bronzi con il ritratto di Scipione, anziché di Annibale. Durante la Repubblica, i Romani avevano un tabù in campo numismatico: ritenevano assolutamente vietato rappresentare il ritratto di un essere umano ancora vivo sulle monete, perché questa era una prerogativa dei re (e, notoriamente, l’istituto della monarchia fu sempre aborrito dal popolo romano, dopo la cacciata dei Tarquini). Sino al 44 a.C. si verificheranno quindi solo due eccezioni a questa regola ferrea, rese possibili dal fatto che le relative emissioni avvenissero in terra straniera (si trattava, cioè, di monetazione “provinciale”[3]): questi bronzi e (alcuni anni dopo) lo statere emesso per Tito Quinto Flaminino. _______________________ Un esercito punico, forte di 20.000 soldati più 10.000 mercenari galli, riuscì a sfuggire dall’Hispania e, agli ordini di Asdrubale (fratello di Annibale), si diresse verso l’Italia. Qui la situazione di Annibale si era fatta difficile: dopo che Roma aveva riconquistato Agrigento (nel 210 a.C.) e Taranto (nel 209), egli aveva disperato bisogno di rinforzi. Nel 207 a.C., pertanto, il generale cartaginese si asserragliò a Canosa, attendendo di potersi ricongiungere con il fratello e le sue truppe. Quell’anno, quindi, i due consoli romani furono destinati uno, Claudio Nerone, a tenere a bada Annibale, l’altro, Marco Livio Salinatore, a cercare di intercettare e fermare Asdrubale. Fu in questo contesto che i Romani portarono a termine un’altra incredibile manovra tattica, culminata nella battaglia del Metauro. Successe che i soldati di Nerone catturarono una staffetta cartaginese, che portava un messaggio con cui Asdrubale voleva invitare il fratello a ricongiungere i loro due eserciti a Fano, ove egli si stava dirigendo. Il console, intuito il pericolo e l’urgenza di reagire, prese una decisione coraggiosa: lasciò un piccolo contingente a fronteggiare Annibale, con l’ordine di eseguire manovre giornaliere (per fare finta di essere ancora molto numerosi), e con il resto dell’esercito marciò da Teanum Apulum (città non più esistente, vicino Foggia) a Sena Gallica (attuale Senigallia). Fu una marcia incredibile, eseguita solo col buio (per sfuggire alle spie cartaginesi): in otto notti i legionarî coprirono circa 500 km, con una media di oltre 60 km a notte[4]. A Sena Gallica le legioni dei due consoli si riunirono e riuscirono a schiacciare l’esercito di Asdrubale, presso il fiume Metauro; dopodiché Nerone, con la stessa velocità con cui era giunto, tornò a Canosa, ove fece informare Annibale (che non si era neanche accorto della sua assenza) che suo fratello Asdrubale era finalmente arrivato, consegnandogliene la testa. _______________________ Nel 204 a.C. Scipione prese un’altra decisione strategica rivoluzionaria: portare la guerra direttamente a Cartagine, come mezzo secolo prima aveva cercato di fare Attilio Regolo. Questa impresa fu ancora più straordinaria, per il fatto che egli volle compierla insieme ai reietti; si fece infatti assegnare il comando delle legiones Cannenses, ancora stanziate in Sicilia: sarebbero stati loro, i soldati umiliati da Annibale e scampati al massacro di Canne, che proprio Scipione stesso aveva convinto 12 anni prima a non tradire Roma, a lavare l’onore della patria debellando la città nemica. Scipione e le legiones Cannenses sbarcarono in terra d’Africa e sconfissero ripetutamente i Cartaginesi. Il senato punico, terrorizzato, ordinò che Annibale lasciasse l’Italia, dove per oltre 15 anni aveva seminato morte e distruzione, e accorresse a difendere la capitale. Così fu: i due condottieri si incontrarono di persona nel 202, da soli, su una collina presso Zama; dopo essersi parlati tornarono nei ranghi dei rispettivi eserciti e si scontrarono in una delle battaglie decisive per le sorti della storia dell’Occidente. Com’è noto, vinse Scipione, e fu quindi soprannominato “l’Africano”. La guerra era finita; Annibale fuggì in esilio, mettendosi al servizio dei reami del Vicino Oriente. Scipione combatté in seguito un’altra guerra vittoriosa, contro il regno di Siria. Accusato dai suoi avversari politici di essersi appropriato di parte del bottino di guerra, abbandonò sdegnosamente Roma in volontario esilio; morì di malattia nel 183 a.C. a Liternum (odierna Villa Literno). Sembra che il suo grande avversario, Annibale, sia morto suicida quello stesso anno, in Bitinia (nella penisola anatolica). Publio Cornelio Scipione l’Africano non fu mai sconfitto, in battaglia. Anni dopo la sua morte un’altra moneta, questa volta un denario ufficiale della Repubblica, riproporrà il suo ritratto. NOTE [1] Non è chiaro, nelle fonti, se la nomina di Scipione a proconsole sia avvenuta già a fine 211 o (come sembra più probabile) nel 210; di conseguenza, non è chiaro se egli abbia iniziato le operazioni militari nel 210 o nel 209. [2] Robinson, Essays in Roman Coinage Presented to Harold Mattingly. [3] In realtà, le monete d’oro di Flaminino sono censite nel RRC (RRC 548/1); Crawford tuttavia le elenca alla fine del suo catalogo, anziché collocarle in ordine cronologico, proprio perché egli stesso dubita che possano considerarsi repubblicane “ufficiali” anziché “provinciali”. [4] Questa velocità fu resa possibile dal fatto che i Romani non si portarono al seguito le salmerie, in quanto ottennero cibo e acqua dalle popolazioni che attraversavano (le quali, secondo le fonti, li accorsero esultanti, stufe delle razzie di Annibale). Nondimeno, questa resta una delle marce a piedi più veloci di tutta la storia militare. ILLUSTRAZIONI Ricostruzione pittorica di Qart Hadasht Bronzi con il presunto ritratto di Scipione: sopra, moneta del valore di 1 calco (SNG BM Spain 127 e 128); sotto, moneta da 1/5 di calco (SNG BM Spain 127 e 129)
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  42. L’ATTACCO DI ANNIBALE Dopo la sconfitta, Cartagine versava in uno stato di prostrazione economica. Amilcare Barca, il generale che aveva combattuto in Sicilia, propose di conquistare l’Hispania (attuale penisola iberica); sebbene non autorizzato, partì comunque di propria iniziativa con un gruppo di mercenari e il figlio Annibale (di 10 anni), percorse in marcia la costa africana, attraversò lo stretto di Gibilterra e, in pochi anni, conquistò gran parte della penisola. I Barca crearono così un nuovo Stato (seppur formalmente vassallo di Cartagine) e ne posero la capitale in una città fortificata da loro stessi fondata, Qart Hadasht (odierna Cartagena). Nel 221 il comando dei territori punici in Hispania fu assunto da Annibale, che aveva solo 26 anni. Prima di lasciare Cartagine il padre l’aveva condotto in un tempio e, al cospetto degli dei, gli aveva fatto giurare odio eterno contro i Romani: il giovane non aveva dimenticato quel giuramento e intendeva onorarlo. Attaccò e distrusse Sagunto, città alleata di Roma; iniziò così nel 219 a.C. la Seconda Guerra Punica. Annibale, con una manovra inaspettata e passata alla storia, aggirò le legioni inviate a combatterlo e, valicate le Alpi, si presentò nel 218 direttamente in Gallia Cisalpina, dove sconfisse l’esercito romano prima sulle sponde del Ticino, poi su quelle della Trebbia. Nel tentativo di tagliare le linee di rifornimento cartaginesi Roma, nel 218 e 217, inviò due eserciti in Hiberia (area settentrionale dell’Hispania), agli ordini di Gneo Cornelio Scipione e di suo fratello Publio. Nel frattempo, tuttavia, in Italia Annibale riportava un’altra grande vittoria, presso il lago Trasimeno. ___________________________ Roma reagì schierando una forza imponente per schiacciare l’invasore, 80.000 fanti contro 40.000. Lo scontro titanico fra i due eserciti avvenne nel 216 a.C., nella pianura di Canne. Fu, come noto, una disfatta totale: morirono 50.000 soldati, un console, due questori, ventinove tribuni e ottanta appartenenti alla classe senatoria; altri 15.000 furono fatti prigionieri. All’improvviso, Roma non aveva più un esercito, né una classe dirigente. Una parte dei sopravvissuti scortarono l’altro console a Roma; altri 10.000 legionarî, invece, si asserragliarono a Canosa. Qui un nobile li convinse dapprima che era necessario abbandonare la Repubblica, ormai condannata a soccombere, per cercare fortuna come mercenarî in Oriente; fu un tribuno, Publio Cornelio Scipione (figlio dell’omonimo[1] inviato a combattere in Hiberia), che aveva solo 20 anni ma aveva già combattuto sia al Ticino sia a Canne, a convincerli a non disertare. Il Senato tuttavia, saputo della loro seppur momentanea mancanza di lealtà, li condannò all’esilio: furono riorganizzati in due legioni (da allora denominate Cannenses) e inviati in Sicilia, dove avrebbero atteso sino alla fine della guerra. La capitolazione di Roma dovette sembrare prossima: negli anni successivi la tradirono molti alleati, fra cui Capua (216 a.C.) e Siracusa (215); entrò in guerra, al fianco di Annibale, anche Filippo V re di Macedonia (215); scoppiò una rivolta in Sardegna (215) e gli eserciti cartaginesi conquistarono Agrigento (213) e Taranto (212). In Hispania, infine, Asdrubale, fratello di Annibale, sconfisse e uccise i due Scipione (212): solo la strenua resistenza opposta dall’esercito romano sul fiume Baetis (odierno Guadalquivir) evitò una disfatta totale. ___________________________ In questi primi, concitati anni di guerra Roma continuò a finanziare lo sforzo bellico con le monete che già possedeva, il quadrigato e l’aes grave, che subirono un costante e accentuato fenomeno di svalutazione. Per quanto riguarda i bronzi, nel 217-215 a.C. Roma emise la serie semilibrale[2] RRC 38 che comprendeva tutti i nominali dall’asse alla quartoncia, ma presentava una particolarità: mentre asse, semisse, triente e quadrante furono realizzati per fusione e costituirono una delle ultime emissioni di aes grave, i nominali più piccoli furono realizzati per coniazione e costituirono, quindi, le prime monete coniate di valuta romana (espresse, cioè, in once). Per quanto riguarda l’iconografia, fu ripetuta la sequenza della serie RRC 35 (Giano, Saturno, Minerva, Ercole, Mercurio e Roma, con la prora navis al rovescio) ma furono aggiunti due nominali più piccoli, semioncia e quartoncia, riproponendo rispettivamente Mercurio e Roma. Peraltro, questa fu l’unica occasione in cui fu emessa la quartoncia. Ma successe anche un fatto peculiare: fu emessa, in contemporanea, un’altra serie interamente coniata, la serie collaterale[3] RRC 39, comprendente i soli nominali dal triente alla semioncia. La particolarità e la bellezza di questa serie consiste nelle iconografie: sul triente, una testa diademata femminile (forse Giunone) al dritto, Ercole che afferra per i capelli un centauro e impugna la clava al rovescio; sul quadrante, la testa di Ercole avvolta nella pelle leonina al dritto, il toro rampante sopra a un serpente al rovescio; sul sestante, la lupa che allatta Romolo e Remo al dritto, un’aquila o corvo con un oggetto nel becco (un fiore? cibo per i gemelli?) al rovescio; sull’oncia, la testa (con vista frontale) del Sole al dritto, il crescente della luna e due stelle al rovescio; sulla semioncia, infine, una testa turrita (forse Roma, oppure Cibele) al dritto, un cavaliere al galoppo con la frusta in mano al rovescio. Tutte portano la legenda “ROMA” al rovescio e tutte (eccetto la semioncia) il simbolo del valore su entrambe le facce. L’interpretazione di queste iconografie resta un mistero; fra l’altro, fu la prima volta in cui Giunone, il Centauro, l’aquila, il toro con il serpente, Cibele e il Sole vennero raffigurati su monete. Un’ipotesi è che le monete, lette in sequenza, narrino una storia mitologica, ma non si capisce quale[4]. Un’altra, è che si tratti simbologie slegate fra loro: “La serie colpisce per l’essere molto curata artisticamente e per la tematica, in parte estranea alla compassata tradizione repubblicana. … Il centauro trova riscontro nelle monete di Larino, la testa del sole ed il crescente nelle monete di Venusia. Per contro la tipologia del sestante è tipicamente romana … . Il quadrante, con il toro cozzante, trova riscontro sia in una precedente tipologia dell’aes grave, che nella monetazione di Arpi, Posidonia e Thurii. Giunone, diademata e con scettro, era venerata a Roma come a Lanuvium. I tipi quindi non sono originali ma sembrano un misto di tipologie dei diversi stati centro italici (principalmente campani) gravitanti su Roma”[5]. Una terza ipotesi, suggestiva, è che questa serie sia stata emessa per stimolare nei Romani il desiderio di rivalsa, dopo la disfatta di Canne, auspicando la sconfitta di Cartagine sui nominali maggiori (dove la vittoria finale sarebbe simboleggiata da Ercole che uccide il centauro sul triente e dal toro che schiaccia il serpente sul quadrante) e parallelamente magnificando la grandezza di Roma su quelli minori; l’oncia, in particolare, potrebbe essere un’allusione alle tradizioni del mondo contadino, legato ai cicli del sole e della luna[6], e al mos maiorum. Per quanto riguarda la semioncia, qualora essa raffiguri Cibele e non Roma, la circostanza potrebbe essere collegato al fatto che anni dopo, nel 204 a.C., per scongiurare proprio il pericolo di Annibale (che ancora spaventava l’Urbe), secondo un consiglio tratto dai Libri Sibillini, una pietra nera, simulacro della dea, fu prelevata a Pessinunte e trasportata a Roma, dapprima nel Foro poi sul Palatino: è forse possibile quindi che un’invocazione alla medesima dea fosse già stata fatta anni prima, e questa moneta la richiami. Resta il grande fascino di questa serie, fascino alimentato anche proprio dal mistero che avvolge il significato celato nelle sue rappresentazioni. ___________________________ Anche se sembrava sull’orlo della disfatta, Roma non si arrese. Schiacciò la rivolta sarda (215 a.C.). Organizzò un nuovo esercito e lo inviò contro Filippo V (214). Assediò e conquistò Siracusa (214-212) e Capua (212-211). ___________________________ Nel 211 a.C. Annibale cominciò a capire che sarebbe stato difficile piegare Roma e decise di tentare una mossa disperata: marciò, a sorpresa, direttamente contro l’Urbe. La sua iniziativa provocò spavento e turbamento, ma i Romani non si persero d’animo; un esercito al comando del proconsole Fulvio Flacco, pur essendo dietro a quello cartaginese, riuscì a marce forzate a superarlo e giunse a Roma prima di esso, apprestandosi a difenderla. Annibale fece allora accampare i suoi soldati vicino alle mura di Roma; l’ostinata determinazione di Roma a non arrendersi doveva aver già provato il suo morale, quando giunse una notizia che, seppur banale, gli fece capire quanto poco i Romani lo temessero: dentro le mura dell’Urbe, il terreno su cui aveva posto il proprio accampamento era stato venduto, e il prezzo non era per nulla diminuito malgrado la sua presenza. Scoraggiato, si ritirò con il suo esercito in Campania. NOTE [1] I nobili romani avevano l’abitudine di dare, ai maschi primogeniti, il medesimo nome del padre. Questo crea a volte (non qui) incertezze sull’esatta identificazione di alcuni personaggi storici. [2] Così denominata perché l’asse aveva un peso teorico di mezzo asse librale (anche se, nella realtà, pesava spesso di meno: gli assi pervenutici vanno da 100 a 160 g circa). [3] Così chiamata perché emessa “a lato” della RRC 38. [4] Ercole e il centauro, ad esempio, sembrano alludere alla lotta fra il semi-dio e Nesso (centauro della Tessaglia), di cui non si conosce alcun collegamento con la leggenda della lupa che allatta i gemelli. [5] Salati e Bassi in “Cronaca Numismatica”, 5/6/2020. [6] Le due stelle potrebbero essere i Dioscuri, o Phosphorus ed Hesperus, rispettivamente stella del mattino e della sera. ILLUSTRAZIONI Asse fuso RRC 38/1 Quartoncia coniata RRC 38/8 Sestante della "serie collaterale" RRC 39/3 Sestante RRC 42/3. Questa moneta, oggi rarissima, fu emessa in Sicilia, forse a Katana (Catania), durante l’assedio di Siracusa; si pensi: era là, quando un legionario uccise, per errore, Archimede.
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  43. LA NUOVA ZECCA DI ROMA E IL QUADRIGATO Nel 269 a.C., durante il periodo intercorso fra la fine della guerra contro Taranto e l’inizio di quella contro Cartagine, a Roma furono adottate due iniziative di politica monetaria. In primo luogo fu creata una zecca, all’interno o nei pressi del tempio capitolino di Giunone “Moneta” (cioè “Ammonitrice”; proprio per questa collocazione della zecca il termine passò a significare, per metonimia, la moneta stessa). Sappiamo da Zonara (storico di epoca bizantina) che questa innovazione fu resa necessaria a seguito dell’afflusso a Roma di ingenti quantità di metallo prezioso da monetare; si ritiene che esse siano quelle depredate due anni prima a Rhegium, delle quali ci narra un altro storico, Dionigi di Alicarnasso. In realtà, la magistratura preposta a controllare l’emissione di moneta, i tresviri aere argento auro flando feriundo, esisteva a Roma già da 20 anni[1]; si ritiene tuttavia che la zecca sia stata istituita solo in seguito perché inizialmente l’aes signatum e grave poteva essere fuso in officine estemporanee, mentre la produzione di monete coniate veniva appaltata a Capua o altre zecche campane. La seconda innovazione è quella di cui riferisce Plinio, quando afferma che quell’anno fu “segnato” l’argento; sembra doversi intendere che, in occasione dell’apertura della zecca capitolina, Roma emise una moneta d’argento in qualche modo innovativa e resta da capire quale essa fosse. Sappiamo che nel corso del secolo si succedettero tre tipi di monte d’argento in qualche misura innovative, ossia (in ordine cronologico) didracme romano-campane con legenda “ROMA”, quadrigati (che sono anch’essi didracme, ma abbastanza innovative) e denarî; collocare una di tali monete al 269 a.C. fa slittare, avanti o indietro nel tempo, le altre, modificando di conseguenza tutta la cronologia della monetazione repubblicana. In passato molti numismatici ritenevano che nel 269 fosse stato introdotto il denario, ma occorre specificare che oggigiorno questa teoria ha pochissimi sostenitori. Nella neonata zecca di Roma potrebbero allora essere state emesse, per prime, le monete romano-campane con legenda “ROMA”. Infatti, a un certo punto della loro storia i Romani cambiarono la legenda delle proprie monete coniate (non solo quelle d’argento, ma anche quelle di bronzo) dal genitivo plurale “ROMANO” al nominativo singolare “ROMA”; sembrerebbe ovvio pensare che questa modifica significhi che venivano coniate “all’interno della città” e non solo “per conto dei suoi abitanti”. Questa ipotesi sembra avvalorata dal fatto che la legenda “ROMA” compare anche su un unico pezzo di aes grave, un asse che molti autori datano al 263 a.C.[2] Successivamente, Roma introdusse un’altra, importante riforma della monetazione romane-campana, che consistette nel terminare la produzione di monete (proseguì invece quella di aes grave, seppure di peso progressivamente ribassato per effetto della svalutazione), nel modificare la didracma e nell’introdurre, accanto a essa, anche la dracma (sempre d’argento) e due monete d’oro, che valevano rispettivamente uno statere e mezzo statere (anche lo statere, come la dracma, era un valore in uso nella Magna Grecia). Soprattutto, le nuove didracme si distinsero da quelle precedenti perché presentavano un’iconografia decisamente romana, perché mantennero inalterata tale iconografia per decenni (le didracme più antiche, invece, presentavano differenze a ogni nuova emissione) e perché ne vennero coniate in grandissimo numero, come dimostra lo studio dei conî. Le nuove didracme presentavano al dritto una testa gianiforme imberbe, al rovescio Giove, raffigurato su una quadriga volta a destra mentre tiene lo scettro colla sinistra e sta per scagliare il fulmine colla destra; dietro di lui, una piccola Vittoria regge le redini della quadriga; sotto, compare la legenda ROMA. La figura gianiforme presenta difficoltà di interpretazione: per alcuni studiosi si tratta di Giano, ma questa ipotesi sembra contraddetta dal fatto che tale dio era sempre raffigurato anziano e barbuto. Per altri autori potrebbero essere i Dioscuri (così, in particolare, pensa Crawford), o i Penati Publici, o infine Fons o Fontus, figlio di Giano e Giuturna. La quadriga invece potrebbe ispirarsi alle numerose analoghe statue che ornavano molti templi, comprese quelle presenti nel tempio di Giove Capitolino fin dall'età dei Tarquini (fittili in origine, poi sostituite nel 298 con quadrighe di bronzo); proprio per la sua presenza queste monete furono definite “quadrigati” (talché la dracma è oggi definita “mezzo quadrigato”). Sebbene siano tutte catalogati da Crawford in poche categorie (soprattutto RRC 28/3), in realtà i quadrigati si differenziavano molto fra loro; in prima approssimazione (l’evoluzione effettiva fu più complessa e articolata), può dirsi che ne furono emessi due generi distinti: quadrigati con legenda in incuso su tavoletta, più antichi, costituiti da buon argento, con diametro largo e peso medio di 6 scrupoli (circa 6,8 g); quadrigati con legenda in rilievo entro una cornice, sicuramente posteriori, spesso fatti di argento mischiato a rame, con diametro più piccolo e peso inferiore a quello teorico (anche addirittura, di soli 2,5 g). Per la datazione di queste monete, sappiamo da Livio[3] che circolavano ancora dopo la battaglia di Canne (216 a.C.) e da Zonara che la decisione di mischiare il rame all’argento fu adottata dopo la sconfitta subita al lago Trasimeno (217 a.C.). Possiamo dedurne che i quadrigati furono emessi in grandi quantità per sostenere esigenze di guerra, svalutati (aggiungendo rame) nel 217 a.C. e coniati almeno fino al 216; ma quando iniziò la loro emissione? Coarelli[4] sostiene che siano proprio essi la moneta che, secondo Livio, fu emessa dalla nuova zecca di Roma nel 269 a.C.; la loro emissione sarebbe allora iniziata monetando l’argento depredato a Rhegium e continuata, con numeri elevati, inizialmente per sostenere lo sforzo bellico della Prima Guerra Punica (salvo proseguire sino alla seconda). A conferma di questa ipotesi c’è il ritrovamento di quadrigati a Kerkouane e a Selinunte, sebbene non ci sia certezza che siano stati interrati prima della distruzione delle due città (avvenuta la prima, a opera di Attilio Regolo, nel 256 a.C., la seconda nel 250). Se così fosse, il rovescio potrebbe alludere alla recente sconfitta di Pirro (Giove era il protettore delle legioni, Vittoria ovviamente era simbolo di vittoria). Per altri autori, invece, l’emissione del quadrigato è successiva alla fine della Prima Guerra Punica (241 a.C.); fra l’altro, il dritto - se effettivamente raffigurasse Giano - potrebbe alludere alla chiusura delle porte del tempio del dio, avvenuta nel 235 a.C. al termine della conquista della Sardegna. Infine, Crawford colloca addirittura la data di inizio emissione al 225, collegando l’intera produzione di quadrigati al finanziamento della sola Seconda Guerra Punica[5]. Insieme al quadrigato, come detto, furono introdotte le prime monete romane d’oro, gli stateri, del peso di 6 scrupoli (e i mezzi stateri, di 3 scrupoli). Plinio riferisce che la prima emissione d’oro avvenne 51 anni dopo quella dell’argentum signatum e, quindi, nel 218 a.C.; questa data sembra abbastanza attendibile e dovrebbe riferirsi proprio agli stateri. Al dritto, essi raffigurano la stessa testa gianiforme presente sul quadrigato. Molto più interessante invece è l’iconografia del rovescio: viene infatti raffigurato un giuramento militare (da cui il nome moderno dato a queste monete, “stateri del giuramento”), con due guerrieri di fronte che puntano le spade verso un porcellino tenuto in braccio da un terzo guerriero in ginocchio. Il guerriero di sinistra, forse italico o greco, è barbato, indossa un'armatura cinta al busto e colla sinistra si appoggia a una lancia; il guerriero di destra, chiaramente romano, è imberbe, porta una corazza e, colla sinistra regge il fodero della spada e la lancia (rivolta in basso). Le ipotesi per interpretare questa scena sono tante e tutte suggestive: il giuramento di alleanza tra Romolo e Tito Tazio (750 a.C.); la concessione del diritto di cittadinanza romana ai Campani e a parte dei Sanniti (334); la riappacificazione tra Romani e Sanniti, dopo la resa di questi ultimi (290); il trattato di alleanza tra Roma e Siracusa (263); la “leva tumultuaria” con cui Roma, per intimidire i Cartaginesi, ordinò a tutti gli alleati di contare il numero massimo di combattenti che erano in grado di mobilitare (225); il giuramento con cui Romani e Latini rinnovarono l’impegno a combattere assieme, dopo il disastro di Canne (216). NOTE [1] Pomponio infatti riferisce che la loro istituzione fu contemporanea a quella dei tresviri capitales e Livio pone questi ultimi in connessione con la fondazione delle colonie Castrum, Sena Gallica e Hatria, rispettivamente datate 289, 284/283 e 289 a.C. Si noti che, anche se l’istituzione dei tresviri risale verosimilmente al 289 a.C., il loro nome deve essere stato modificato in seguito perché a quell’epoca Roma non aveva monete d’oro. [2] Si tratta dell’asse RRC 37/1, che per la sua iconografia viene interpretato come una celebrazione della raggiunta alleanza anti cartaginese tra Roma (il cui nome, come detto, compare in legenda), Siracusa (simboleggiata al dritto dal ritratto di Minerva, analogo a quella di alcune monete della città siceliota) e i Mamertini (simboleggiati al rovescio dal toro, rappresentazione dell’Italia - nome che deriva dall’osco ϝίτλυ -, da cui essi provenivano). [3] Livio, XXII, 52, 3; 54, 3; 54, 1; 58, 4. [4] Coarelli, Argentum signatum, Roma 2013. [5] Bernard (The Quadrigatus and Rome's Monetary Economy in the Third Century, in “Numismatic Chronicle 177”, 2017) osserva che gli studi metalloscopici dimostrano la provenienza dell’argento di moti quadrigati dalle miniere spagnole, conquistate da Roma con la Seconda Guerra Punica. Inoltre, molti tesoretti di quadrigati siano stati rinvenuti proprio in Spagna, teatro di combattimenti durante la Seconda Guerra Punica, non la prima. ILLUSTRAZIONI Le rovine del tempio di Giunone Moneta, sul Campidoglio alle spalle dell’Ara Coeli. Molte delle monete repubblicane provengono fisicamente da qui. Didracma RRC 26/1, con legenda "ROMA" Quadrigati RRC 28/3, il primo con legenda in incuso su tavoletta e il secondo con legenda in rilievo entro cornice. Si noti la grafia arcaica della "A". Asse RRC 37/1 con legenda ROMA Statere "del giuramento" RRC 28/1
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  44. Il mio pensiero. Le due monete in questione sono: - RIC IV 135 Ab coniata a Roma - RIC IV 510A coniata a Laodicea a mare (di questa e' noto anche un aureo che il RIC classifica allo stesso modo). Condividono la stessa tipologia di dritto e di rovescio nonchè le stesse legende. Il problema e': come differenziarle? Credo che la differenza sia solo stilistica. Ma quale lo stile di Roma e quale quello di Laodicea a Mare? Ho provato a cercare (con fatica), ma la parte testuale del RIC non aiuta. Ho cercato, allora, sulle tavole. Ecco quelle riferite alla zecca di Roma (purtroppo le foto sono quelle che sono): Ed ecco le tavole delle zecche siriane, tra cui, per l'appunto, Laodicea a Mare: Qui siamo più fortunati: al numero 20 vi e' l'aureo 510a che potrebbe aiutarci (forse). Da quel poco che si vede, lo stile della moneta in questione (soprattutto del dritto) parrebbe avvicinarsi di più a quello di Laodicea. Voi che ne dite? Spero di essere stato utile e di non aver detto inesattezze. In questo caso ogni osservazione e' gradita. Ciao da Stilicho
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  45. Aspetta qualche anno e vedrai che mettere la moneta sopra al cartellino diventerà una necessità
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  46. Sono pochi, a mio parere, i rovesci di denari Imperiali davvero impressionanti ( a differenza dei denari Repubblicani), perché il protagonista assoluto doveva essere il Cesare, non il rovescio). Tra questi, a mio avviso quello che segue: raffigura il figlio di Domiziano morto in culla e di cui non sappiamo quasi nulla, rappresentato/deificato tra le stelle, forse il grido di dolore di un (pur assai controverso) neo padre...
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  47. I due coni del tetradaramma con il ritratto frontale di Atena appartengono ad una delle piu' celebre emissioni greche e, assieme ai decadrammi e all'altro tetradramma battuto a Siracusa con il ritratto frontale della ninfa Aretusa, rappresentano senz'altro il vertice dell'arte monetaria siciliana antica e uno dei vertici di tutta l'arte monetale greca. I due coni menzionati da Daniele Alberti sono descritti dettagliatamente nella pubblicazione del Rizzo alle pp. 208-210 (Monete Greche della Sicilia, edito dalPoligrafico dello Stato nel 1946, uno dei libri piu' godibili e meglio illustrati sulla monetazione greca della Sicilia - purtroppo costosissimo in originale), e dal Tudeer nella sua pubblicazione sui tetradrammi di Siracusa (che tratta di tutti i tetra emessi a Siracusa, non compresi, per limiti cronologici, nella pubblicazione del Boheringer). Il Tudeer riporta tali tetradrammi ai nn. 58 e 59. Quello con la frattura di conio viene descritto al n. 59 Questa emissione, molto rara, se ne conoscono una dozzina di esemplari, riporta al diritto la quadriga e al rovescio il ritratto di Atena con firma di Eukleidas. La sua rarita' e' dovuta al fatto che il conio si ruppe quasi subito (negli esemplari conoisciuti si puo' notare la progressiva infiltrazione dell'argento nella frattura rappresentata da un sottile cordolo che diviene via via piu' evidente negli esemplari successivi (maxime nell'esemplare proposto da Rapax che credo sia quello della collezione Pennisi, esiste un secondo esemplare custodito nel Medagliere di Siracusa del medesimo conio ma con frattura appena visibile e forse uno dei meglio conservati per questa emissione). La seconda emissione, descritta dal Tudeer al n. 58, anche se a parere di molti dovrebbe seguire e non precedere quella descritta al n. 59, riporta un'interpretazione differente, meno vigorosa e drammatica della dea, e soprattutto con un rilievo meno pronunciato, elemento che era stato detrminnate per la rottura del conio della prima emissione. Anche questo conio e' firmato da Eukleidas. La tematica del ritratto frontale, soprattutto nelle incisioni monetali greche, ha sempre rappresentato un problema di formidabile difficolta' e vi ci sono cimentati gli artisti piu'; valenti, all'apice della loro arte, come nel caso di Eukleidas, viste le difficolta' tecniche che la produzione di questi coni e delle monete comportava. Un'altra celeberrima emissione frontale e' quella del di Katane con il ritratto frontale del dio Apollo emessa nel 410 aC circa, firmata dall'incisore Herakleidas, che lavoro' solo a Catania. Anche di questa emissione ne esistono due versioni (anzi tre se si considera anche quella, assai diversa come stile dell'incisore Khorion), con una netta differenza di raffigurazione del giovane bellissimo e terribile dio. numa numa
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