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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/24/26 in Risposte
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Davanti a un folto pubblico abbiamo presentato oggi nella Veneranda Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana l’atteso libro/catalogo sulle monete di Gesù prodotto dal Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio. Dopo la presentazione c’è stata la visita, sia alla Mostra con le monete al tempo di Gesù che quella alla Sala 19 con le monete della zecca di Milano che delle zecche italiche con una guida di eccezione come quella di Eleonora Giampiccolo che rappresentava il Medagliere del Vaticano. Un ulteriore service culturale di Quelli del Cordusio per la comunità che rimarrà in modo tangibile con questo lavoro che va oltre alla numismatica e unisce anche la storia, la teologia e la storia del Cristianesimo. Seguiranno delle immagini dell’evento.4 punti
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Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=13 punti
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A buon diritto si deve ritenere Mario Limido il Mecenate del terzo milennio!3 punti
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Anche oggi ho potuto vivere una splendida giornata numismatica, non casuale, l’evento dell’Ambrosiana è stato aperto con una presentazione della mostra e del catalogo ad essa dedicato, grazie al contributo del Gruppo del Cordusio. Poi visita alla mostra con spiegazione delle monete e dei volumi miniati, a seguire nella sala 19, si è continuato a poter vedere le teche con l’esposizione permanente delle monete. Un evento bellissimo legato alla spiritualità cristiana e la numismatica. Complimenti a Mario per aver reso possibile questa nuova, e non mai scontata, giornata evento. 👏👏👏👏3 punti
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Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.2 punti
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Buongiorno a tutti cari amici, oggi vorrei proporvi questa monetina in rame da 19 mm circa, battuta dalla zecca di Torino durante il periodo della reggenza della madre di Vittorio Amedeo II, nell'anno 1676. Dovrebbe trattarsi del II° tipo dato che la legenda al dritto reca, nella legenda, la parola CYP anzichè CYPRI. Cosa ne pensate? Grazie a tutti coloro che vorranno intervenire. Auriate2 punti
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Complimenti, convegno di notevole interesse culturale/ numismatico2 punti
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Sabato mattina buona affluenza di pubblico e viste monete interessanti. CCNM in gita 😀2 punti
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Ciao @ARES III so perfettamente che in Italia è ben diverso come spiegato bene sul forum e riportato anche nell'articolo. La speranza è che parlandone sempre più ci si possa rendere conto che forse un cambio di rotta sarebbe opportuno per evitare scavi clandestini, azioni di tombaroli, incrementare il mercato illegale. Ovviamente i fattori positivi sarebbero innumerevoli anche per lan ostra storia perché non oso immaginare quanto materiale non venga messo a disposizione del pubblico per paura di incappare in denuncia o comunque problemi giudiziari. Senza parlare di tutto ciò che poi entra comunque nel mercato irregolarmente. Credo che regolamentare sia sempre una scelta più saggia piuttosto che proibire/vietare. Dopotutto ritengo che la storia sia un patrimonio pubblico e non del demanio.. Ovviamente è un opinione personale.2 punti
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Buongiorno. A mio avviso è ovvio che le commemorative d'argento di Italia, San Marino e Vaticano siano destinate alla fusione. Sono oggetti commerciali d'uso e consumo: creano un'emozione immediata in quanto novità scintillante, poi cadono nel dimenticatoio con il passare dei decenni (un po' come un giocattolo o uno smartphone: forse ancora peggio, nessun museo un domani le esporrà in quanto oggetti di nicchia già oggigiorno e senza significato storico). Anche per le commemorative Euro è è sarà lo stesso. È la normalità. Nessun danno. Per fortuna l'aumento enorme del prezzo dell'argento sta creando l'occasione di poter vendere tutto questo materiale ad un prezzo che riduce le perdite (o che crea un piccolo guadagno).2 punti
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Non credo che il mondo tornerà come prima. Non è Trump che ha determinato la crisi dell'Occidente ma, al contrario, è la crisi dell'Occidente e dei suoi valori che ha generato Trump. Meglio cominciare a farsene una ragione, del resto non è che fosse proprio tutto rose e fiori...2 punti
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Intanto aggiungo un'altra immagine dell' annullo per paragone... Premetto, ...che come in tutte le cose il "prezzo" lo decide chi vende e il "valore" lo stabilisce chi compra. Parlando di collezionismo non di un bene di prima necessità ma quindi di una velleità, credo che per dare una risposta precisa e obbiettiva bisogna decidere in che modo si vende, dove si vende e a chi si vende. Intanto i valori di catalogo: il francobollo delle emissioni generali con soprastampa COLONIE ITALIANE e' catalogato viaggiato su busta/cartolina dall' Unificato 135.00€, a questo ci devi aggiungere i due annulli ""nitidi"" (la nitidezza degli annulli e' un altro plus valore) che io calcolo sui 20/30€ dopo aver sfogliato qualche catalogo d'asta e non avendo un catalogo preciso di riferimento, + la bellezza della cartolina che ripeto è ottenuta da una fotografia e pertanto e' animata e popolata di personaggi, altro plus valore. I valori di catalogo fanno capire che c'è una rarità.. e l' oggetto non si trova dietro l'angolo. E' sicuramente una cartolina che puo' essere venduta in un' asta non al mercatino delle pulci, e già questo da una prima scrematura di chi può essere un probabile acquirente. A me personalmente non interessa e non sono d'accordo con il discorso che si fa in Italia, che la Filatelia vale sul mercato il 10 o 20 % del valore di catalogo, .....in quanto oggi con le varie piattaforme di vendita internazionali si puo' mettere l' oggetto in vendita su una vetrina mondiale.. dove la scala di valori di chi guarda e' sicuramente più alta. Personalmente non la lascerei andare per meno di 80€. .. se per questa cifra non c'è un interesse vile mercantile.. me la tengo !!! Avro' arricchito il mio ego, il mio sguardo.. la mia collezione.2 punti
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Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/1 punto
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Scopre una moneta d’oro rarissima. La deve restituire? No. Guadagnerà 300 mila euro. Come funziona il sistema dei ritrovamenti d’oggetti preziosi o antichi in Gran Bretagna? Come in Italia? Un pomeriggio qualunque in una fattoria del Devon, tra campi arati e prati che respirano il vento dell’Inghilterra rurale, un uomo armeggia con cura tra la terra umida. Non è un archeologo professionista, ma un ambientalista, un appassionato di storia, che da anni coltiva una passione insolita: il metal detecting. Quel giorno, la fortuna sorride a Michael Leigh‑Mallory. Tra la zolla di terreno e le radici, il suo strumento emette un segnale distinto: ciò che scopre è un piccolo disco dorato che racchiude oltre sette secoli di storia. È un penny d’oro di Enrico III, coniato nel 1257, durante un tentativo del re di riportare la moneta aurea al centro della vita economica del suo regno. La monetazione d’oro non ebbe successo: l’esperimento durò meno di un anno e oggi si conoscono solo otto esemplari, di cui due fuori dalle collezioni istituzionali. Michael Leigh‑Mallory mostra la moneta dal valore elevatissimo Michael Leigh‑Mallory non è un numismatico professionista, ma la sua sensibilità e la sua attenzione al contesto storico lo hanno portato a scoprire una moneta di valore eccezionale e importanza scientifica. Ha due figli, ai quali ha dichiarato di voler destinare parte del guadagno derivante dalla vendita della moneta per la loro educazione e formazione, sottolineando che la scoperta rappresenta per lui un contatto diretto con la storia. La moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden, signore di Hemyock Manor, vicino al luogo del ritrovamento. Nel XIII secolo, De Hyden aveva pagato 120 grammi d’oro al re per evitare il servizio di giuria e altre cariche pubbliche, successivamente partecipò alla campagna di Enrico III in Galles del 1257, finanziata con l’emissione di questi penny d’oro, 37.000 dei quali furono distribuiti per sostenere la spedizione, testimonianza di come la monetazione aurea fosse percepita come strumento di potere e obbligo sociale. Le monete furono coniate per circa un anno e la maggior parte fu rapidamente ritirata dalla circolazione o fusa, rendendo questi penny straordinariamente rari e preziosi oggi. La moneta d’oro, recto e verso, di grande valore perchè ne sono rimasti pochissimi esemplari Il sistema che ha regolato il ritrovamento di Leigh‑Mallory è il Treasure Act, legge britannica che disciplina la gestione dei ritrovamenti di oggetti di valore archeologico o numismatico. In base a questa normativa gli oggetti preziosi vengono immediatamente segnalati e valutati da esperti che ne confermano autenticità e importanza storica. Se un museo o un’istituzione pubblica decidono di acquisire il reperto, colui che ha portato alla luce l’oggetto riceve una ricompensa proporzionale al valore di mercato dell’oggetto. Di fatto la cifra è equivalente a quella di mercato. La legge liberale consente quindi di salvaguardare il patrimonio culturale e contemporaneamente di ricompensare chi contribuisce alla sua scoperta, incentivando il rispetto delle regole e la collaborazione tra privati e istituzioni. E’ proprio per questo che il treasure act è un’altra dimostrazione palese del rapporto armonioso e virtuoso tra Cittadino e Stato, e Stato e Cittadino – e mettiamo tutto maiuscolo per sottolineare l’equivalenza valoriale dei termini – che divengono una stessa entità. Il Cittadino non è considerato un ladro potenziale, ma un buon membro dello Stato, sino a prova contraria. E lo Stato non è un’entità staccata, grifagna, sempre pronta ad aggredire il Cittadino che si sente estromesso, ma è l’insieme di Cittadini. Un ordinamento diverso da quelli, meno liberali, che conosciamo direttamente. Il caso di Leigh‑Mallory permette di spiegare più nel dettaglio il sistema britannico dei ritrovamenti: tutti gli oggetti sospetti o preziosi devono essere segnalati, ogni ritrovamento viene esaminato da archeologi, numismatici e funzionari dei musei, se il reperto è riconosciuto come tesoro nazionale può essere acquisito da collezioni pubbliche, il cercatore riceve una ricompensa proporzionale al prezzo di vendita, gli oggetti acquisiti vengono catalogati, studiati e conservati, e questo sistema ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio senza penalizzare chi contribuisce a scoprirlo. Nel caso in cui l’oggetto non venga riconosciuto come Tesoro, esso può essere venduto dal cercatore, che divide la cifra a metà con il proprietario del terreno. In Italia, invece, il quadro normativo è profondamente diverso. Non è possibile svolgere ricerca archeologica, nemmeno nei campi arati, che non presentano più stratigrafie. Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, tutti i ritrovamenti di interesse storico, archeologico o artistico appartengono allo Stato o alla Regione e devono essere immediatamente denunciati. Il ritrovatore non può trattenere l’oggetto anche se lo ha scoperto casualmente. La legge prevede sanzioni per chi non comunica il ritrovamento. In caso contrario può scattare un’accusa di furto ai danni dello Stato. I premi previsti per chi si imbatte casualmente in un reperto archeologico sono esigui e, in genere, difficili da ottenere, spesso limitati ai casi maggiori e cioè alla possibilità di esporre il reperto in una collezione pubblica. Non esiste un meccanismo equivalente alla ricompensa proporzionale al valore di mercato che in Gran Bretagna permette al metal detectorista di ricevere una cifra significativa. Questo differenzia profondamente i due sistemi: il Regno Unito valorizza la passione dei ritrovatori, la loro collaborazione con esperti e la possibilità di ottenere un beneficio economico, mentre l’Italia tutela in modo rigoroso il patrimonio ma non prevede incentivi economici reali, il che può scoraggiare la collaborazione e rendere più complesso il recupero di reperti archeologici da parte di privati. Forse è per questo che in Italia le notizie di ritrovamenti da parte di privati sono quasi nulle? Quanto non verrà tutelato dai ritrovatori proprio per evitare problemi? Quanto verrà – oggi – risepolto o gettato in discarica – negli ultimi anni i casi sono frequenti – proprio per timore dello Stato? Quanti reperti verranno distrutti – ancora – durante gli scavi? Ma torniamo alla moneta ritrovata. Dal punto di vista storico, i penny d’oro di Enrico III rappresentano una fase unica nella monetazione inglese, quando il re tentò di ristabilire la fiducia nella moneta aurea, coniando esemplari che fossero riconoscibili, durevoli e funzionali a sostenere operazioni militari e fiscali. Il fatto che oggi si conoscano solo otto esemplari sopravvissuti e che la maggior parte sia conservata in musei o collezioni private rende la scoperta di Leigh‑Mallory un evento eccezionale, capace di unire la fortuna, la passione personale e l’importanza storica. Il penny ritrovato è oggi la moneta singola più preziosa mai scoperta in Gran Bretagna, la moneta medievale britannica più costosa in assoluto, e un esempio tangibile di come la storia viva possa emergere dalla terra sotto i nostri piedi, tra i campi e le fattorie che ancora custodiscono segreti del passato. Leigh‑Mallory ha commentato: “È davvero miracoloso come sia sopravvissuto a tre quarti di millennio relativamente indenne. Come ogni appassionato che continua a sognare, quel giorno il mio desiderio si è avverato, e sono stato proprio io il più fortunato.” Questa scoperta mostra come la passione, la conoscenza storica e la fortuna possano convergere in un momento straordinario. Un piccolo disco d’oro diventa il filo conduttore tra il XIII secolo e il presente, tra il destino di un nobile medievale e quello di un moderno ambientalista, tra la legge britannica e quella italiana, mostrando come la regolamentazione possa influenzare il valore umano ed economico di una scoperta. Gli elementi chiave della vicenda si possono riassumere in riga: il ritrovista Michael Leigh‑Mallory è un ambientalista con due figli, scopre un penny d’oro di Enrico III coniato nel 1257, la moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden signore di Hemyock Manor che pagò oro al re per evitare cariche pubbliche, il reperto viene venduto all’asta per £648.000 con ricompensa netta per il ritrovista di circa 300.000 euro, il sistema britannico incentiva la segnalazione e premia il ritrovista mentre il sistema italiano prevede obbligo di denuncia e premio simbolico ma non ricompensa proporzionale, la scoperta è la moneta medievale britannica più preziosa e oggi fa parte del patrimonio storico studiato e conservato.1 punto
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Poiché entrambe avevano già avuto delle risposte, le ho riunite in una sola, modificando o nascondendo i post doppi.1 punto
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Confermo l'inizio di queste coniazioni nel 1852 (fonte: Red Book). Ma, soprattutto, il catalogo riporta una descrizione di questi pezzi, e sebbene ne esistano molte varietà, in tutti dovrebbe essere indicato il valore al rovescio, che nel tuo non vedo da nessuna parte. E poi, d'accordo che si trattava di coniazioni private, spesso fatte con strumenti rudimentali, e anche se, come dice PCGS, "Many varieties are very crude in design", qui lo stile mi sembra davvero troppo a tirar via, a cominciare dall'indiano, e al rovescio dovrebbe esserci una corona d'alloro che si fa fatica a identificare come tale. Conclusione: a mio parere una riproduzione, che se d'oro, vale il suo peso. petronius1 punto
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Complimenti per la giornata, per l'esposizione, per le spiegazioni e per il catalogo. Veramente una tema molto interessante che porta a conoscere e toccare con mano ciò che è descritto nei vangeli e allo stesso tempo (come detto anche questa mattina) a riconoscere che Gesù era sia il figlio di Dio ma anche che era un uomo perfettamente inserito nel suo contesto storico, sociale e politico1 punto
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Il primo tipo ha la croce mauriziana al diritto.. Comunque bell'esemplare! Non si vedono spesso e con una legenda così completa!!!1 punto
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Buonasera. Si tratta di una delle più brutte patacche che mi sia mai capitato di vedere. Bordo e perlinatura sono veramente pessimi. Il metallo non sembra nemmeno argento...1 punto
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Qui trovi i valori aggiornati: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/valore-monete-oro.php In questo momento 25,79 eurozzi1 punto
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Ottimo, ... ero sicuro che Fabio avrebbe aiutato. Purtroppo per controllare gli annulli ci vuole un catalogo specifico per quel periodo che forse loro hanno, se c'è modo di acquistarlo non fartelo scappare sono copie a tirature limitate. Parlo per me .. non sono un tuttologo e ovviamente non conosco tutto di tutto, interessandomi della Filatelia mondiale ovviamente non possiedo bibliografia per tutto. .. quindi, sommando le conoscenze si arriva piu' semplicemente alla soluzione. Hurra' !1 punto
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È comprensibile, per carità! La crescita dell'argento, specie nell'ultimo anno, è stata talmente rapida che è naturale che possa lasciare disorientati. Ma è altrettanto naturale che, in questo momento, chiunque voglia vendere in fretta è più facile che si rivolga ad un compro-oro, che garantisce liquidità immediata e basa la propria valutazione sulle quotazioni giornaliere, rispetto ad un privato che magari ancora ricorda con nostalgia a quanto si compravano determinate monete fino a pochi mesi fa... Non vorrei risultare brutale ma quei tempi è molto improbabile che possano tornare. Perciò, o si smette di collezionare (scelta più che legittima, dato che nessuno è obbligato a farlo) o ci si abitua alla situazione attuale e si comprano a 60 euro scudi comuni ed in bassa conservazione o ad oltre 800 euro i marenghi. Comunque, ripeto per l'ennesima volta, questa impennata dell'oro e dell'argento può aver aggravato una situazione che però esiste da decenni. Con tutto il rispetto per le divisionali, è da anni che continuano ad essere fusi migliaia di marenghi e scudi dell'unione monetaria latina per la realizzazione di lingotti... Certamente dispiace ma a lamentarsi non cambia nulla.1 punto
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La settimana scorsa ero al mercatino e a un certo punto un altro cliente ha tirato fuori bilancino di precisione e lente di ingrandimento e si è messo a misurare le monete (che erano presunti falsi)..1 punto
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Ciao a tutti, devo dire che l'evento in sé era da vivere. Una realtà come l' Ambrosiana era da accompagnare verso questa mostra e Quelli del Cordusio con il Rotary, tramite Mario sono riusciti ad organizzare il tutto. A Milano, unico spazio aperto al pubblico per la visione di monete in un contesto specifico. A quando un museo numismatico come quello di Lione? Intanto a Milano qualcosa si muove. Roberto1 punto
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È quello che scrivevo. Alla fine, non può essere che un privato (più che collezionisti, li definirei speculatori dell'ultima ora) ti offra addirittura meno di quello che ti può garantire un compro-oro. Con tutto che in una trattativa tra privati c'è sempre il rischio che dall'altro lato possa esserci un truffatore... A questo punto chi non ha la fortuna di vivere in un grande centro, dove normalmente sono presenti periti numismatici, è naturale che finisca a vendere ad un compro-oro o attività di questo genere. Poi diciamo anche che la forte crescita dei metalli preziosi può aver accentuato un fenomeno che però già esisteva, visto che sono anni che queste divisionali della Repubblica, San Marino e Vaticano (comprese anche le 500 lire caravelle sotto lo SPL) vengono scambiate al prezzo del fino... Per me è più grave la perdita di sterline, marenghi o scudi di 150-200 anni fa. Una volta, forse anche per una questione culturale, si aveva il buongusto di garantire un certo plus-valore rispetto all'intrinseco. Ora, a parità di oro, costano di più i lingotti di metallo puro! Per questo, purtroppo, viene tutto fuso...1 punto
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Buongiorno Angelo e PostOffice, vi ringrazio per il tag ma sono impossibilitato ad aiutarvi momentaneamente(non so quanto momentaneamente) si sono aggiunti altri seri problemi a quelli precedenti e il tempo per la filatelia al momento non c'è Angelo, contatta questa email - [email protected], ti risponderà, per ora saluti Fabio1 punto
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Bravissimo. Bordo stretto e discontinuo, idem perlinatura irregolare. Falso moderno.1 punto
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Se ne parla anche qui https://constantinethegreatcoins.com/articles/Bastien_Imitations_of_Late_Roman_Bronze_Coins.pdf1 punto
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capisci che però c'è gente che le colleziona credendo abbiano o avranno un significato numismatico... è l'abilità del commerciante e molti hanno abboccato1 punto
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Il fatto che il ramo di alloro sul rovescio sia legato con un nastro indica che doveva essere destinato a un uso rituale o agonistico (o entrambi). apollonia1 punto
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Nutro sempre più dubbi riguardo a questa moneta, che risulta assente dall’opera di Devreker. Sotto il regno di Deiotaro (-63/-41), l’etnico è ΠEΣΣINEAΣ oppure ΠEΣΣINEIAΣ. Se la moneta Cibele/Attis è difficile da datare con precisione (regno di Aminta, -37/-25?), precede di poco l’annessione della Galazia da parte dei Romani nel 25 a.C. Anche se non si può affermare con certezza che condivida il conio di dritto con il bronzo in questione, deve essergli contemporanea. L’epiclesi di Cibele ΘΕΑ ΙΛΕΑ è del resto attestata solo a Pessinunte e per questa tipologia. L’etnico è ΠECCI/NOYC. Dopo questa emissione, le coniazioni cessano a Pessinunte fino al governatorato di Marco Annio Afrino sotto il regno di Claudio, momento in cui compare per la prima volta la legenda ΠECCINOYN(TIΩN), « dei Pessinuntini ». È curiosamente proprio quella che ritroviamo su questa moneta. Anche l’asse di questo bronzo è insolito. Se si ruota il ritratto di Attis di 90°, limando il profilo si può ottenere un aspetto simile alla stretta di mano. Le tre dita appena abbozzate potrebbero essere un residuo di questo profilo. La parte inferiore della legenda sarebbe stata reincisa, con NOYC che diventa NOYN, e con un senso di lettura antiorario. Potrebbe dunque trattarsi di una moneta fusa con modifica dell’impronta, oppure di una moneta reincisa a partire da un bronzo Cibele/Attis.1 punto
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Certamente hai ragione dal punto di vista geografico, come la Groenlandia. Ma anche l'Armenia, la Georgia, l'Azerbaigian e la Turchia non lo sono effettivamente, eppure vengono annoverate comunque tra le nazioni europee. Diciamo che il concetto di Europa ha diverse accezioni: oltre a quella geografica c'è quella politica, quella culturale, ecc..., quindi dipende sempre dal contesto, che in questo caso era (credo) squisitamente politico più che geografico. Altrimenti non si capisce perché molti Stati europei si sono lanciati alla difesa di un territorio coloniale danese extra-UE, se non intesa come area politicamente europea!1 punto
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Purtroppo con l‘andata in pensione della responsabile i Bollettini che erano stati preparati - ma non pubblicati - sono stati sospesi e mancando una/un responsabile non sono stati avviati, almeno che io sappia, altri progetti per la catalogazione. purtroppo la nuova responsabile del Medagliere MNR non ha la supervisione del Bollettino che dipende direttamente dal MIC. ci auguriamo che questo fondsmentale progetto non solo per la cultura e divulgazione ma anche per la TUTELA della collezione possa proseguire e che gelosie o sinecure di parte non intervengano ad ostacolarlo. il Ministero dovrebbe fare gli interessi della Comunità che sono evidentissimi con la continuazione del progetto.1 punto
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Mi sembra davvero un piccolo grande capolavoro di propaganda, tanto più affascinante quanto più fitta è la rete di rimandi su più piani culturali, dalle analogie spicciole per il popolo all’implicito richiamo a raffinate conoscenze teologiche e filosofiche per la classe ricca e colta. Mi scuso per essermi dilungato un po’, ma ho trovato tutto questo così affascinante che mi è venuta voglia di condividerlo… il materiale disponibile a riguardo era abbondante e ho cercato di riportarlo in maniera il più possibile concisa e comprensibile, ma non avevo ancora trovato una documentazione così approfondita a spiegare le “ragioni” di una moneta!😅1 punto
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A quanto pare adesso è ufficiale https://www.repubblica.it/cultura/2026/01/19/news/basilica_vitruvio_scoperta_fano_archeologia La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati, per chi non lo è riporto le parti salienti: "Sì, è davvero la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio di cui il celebre architetto e autore romano del I secolo a. C. si fregiava d’aver curato la costruzione («conlocavi curavique») nel famoso De Architectura, il manuale che ha segnato la storia dell’Occidente. Questa volta davvero non ci sono dubbi e si tratta di un ritrovamento epocale... La certezza è arrivata quando, durante gli scavi per la riqualificazione di piazza Andrea Costa nei mesi scorsi, sono emersi reperti che costituiscono la prova regina. Si tratta di alcuni resti delle quattro colonne, «alte quindici metri, con un diametro di circa un metro e cinquanta e pilastri addossati piuttosto importanti, di cui parla Vitruvio nel suo Trattato». Lo afferma l’archeologa Ilaria Rossetti della Soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino, che ha diretto i lavori di scavo. «Per avere la prova abbiamo improvvisato un altro scavo nella piazza adiacente, dove doveva cadere la colonna angolare della basilica, e a quel punto non c’è stato più alcun dubbio». La descrizione analitica della Basilica di Fano occupa ben cinque paragrafi del De Architectura, ed è quindi logico che il testo vitruviano sia stato «il nostro punto di riferimento», assicura l’archeologa. Malgrado secoli di ipotesi e centinaia di disegni che ne ricostruivano l’aspetto originale, nessuno finora era riuscito a individuare con precisione i resti del sobrio e maestoso edificio, destinato all’amministrazione della giustizia e agli affari, al quale Vitruvio — nato proprio nell’antica Fanum Fortunae, l’odierna Fano — attribuisce grande dignità e bellezza («summam dignitatem et venustatem»). Già nel 2023 si ritenne di averne individuato le tracce nei cinque ambienti con eleganti pavimentazioni rinvenuti durante una ristrutturazione sotto un’abitazione in via Vitruvio. Mancava sempre, però, quel colonnato di un «ordine gigante», come si leggeva nel trattato che avrebbe coperto i due piani della basilica. Ora finalmente la riscoperta dei resti di quelle colonne in pietra arenaria, disposte secondo un allineamento preciso, le cui distanze e proporzioni risultano coerenti con le prescrizioni tecniche indicate da Vitruvio, cambia tutto." Seguono le dichiarazioni dei politici, poiché stasera mi sento buono, ve le risparmio petronius1 punto
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Grande lavoro di Giancarlo Alteri nel libro/catalogo con l’intento di unire i passi del Vangelo con le monete in esse citate, tema che affascina tutti ed e’ alla base del Cristianesimo passando da storia a numismatica a teologia nel museo per eccellenza e storia milanese. Chi sarà presente sarà omaggiato di una copia.1 punto
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Ci saranno anche all’interno della Mostra Lampi di Luce preziosi e antichi codici miniati esposti per l’occasione. Ma la visita continuerà poi con le monete esposte nella Sala 19…1 punto
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Una bella recensione oggi su Cronaca Numismatica di Roberto Ganganelli sul nostro evento/service in Pinacoteca Ambrosiana del 24 gennaio 2026, buona lettura !https://www.facebook.com/share/17GPou7UXw/?mibextid=wwXIfr1 punto
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L’esposizione della Mostra “ Lampi di luce “ con le monete al tempo di Gesù’.1 punto
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decine di esemplari sono nulla rispetto a quanto lavoravano sti conii1 punto
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Io ho dedotto in quanto ho visto l’anno stampato sulla scatola e ho immaginato che non siano mai state spostate come spesso accade per queste emissioni della zecca. Per togliersi ogni dubbio Patrizia ci faccia una bella foto in primo piano dei due lati delle due monete come suggerito sopra1 punto
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per capire meglio questa moneta leggere "monete preromane del nord italia" di andrea pautasso e lo scritto di giovanni gorini sulla monetazione celtica del nord italia scaricabile in rete.1 punto
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DE GREGE EPICURI Certo che è quella. Al rovescio, un felino non meglio precisato o, secondo altri, un leone stilizzato (che però è diversissimo da tutti i leoni delle dracme cisalpine).1 punto
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@adelchi ecco la moneta che cerchi: KELTISCHE MÜNZEN. GALLIA. Massalia-Imitationen. (D) Hemidrachme/Diobol (1,23g), norditalienische Massalia-Imitation, „Katzen-Typus“. Stilisierter weiblicher Kopf / Stilisierter Löwe n.r., Kopf v.v., darunter Vogel. Dembski 134var (Rv. N.l.), Slg. Flesche -. Vgl. CNG 14 (2007), 42. Äußerst seltene Variante eines seltenen Typus. RR s.sch.1 punto
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