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  1. Ultime scoperte archeologiche al sito della villa romana di Mutteron dei Frati (Valgrande, Bibione), noto dalla metà del Settecento e parzialmente indagato negli anni ’30 e ’90 del Novecento, è testimonianza degli insediamenti che dovevano trovarsi lungo il litorale Alto-Adriatico in epoca romana. Dopo la ripresa delle attività di ricerca, avvenuta lo scorso marzo grazie a un progetto finanziato dalla DFG - Deutsche Forschungsgemeinschaft, ora gli archeologi tornano in campo. La seconda campagna di scavo vedrà nuovamente impegnate le Università di Regensburg (Prof. Dirk Steuernagel, Dott. Alice Vacilotto) e Padova (Prof. Maria Stella Busana), con la supervisione della competente Soprintendenza (Dott. Alessandro Asta) e il sostegno di proprietà e affittuario della valle.
  2. Portato alla luce altorilievo romano in un campo agricolo a Mira, tra resti dell’abbazia che si era persa sotto le zolle Uno splendido frammento di un altorilievo romano, che rappresenta una donna velata, è stato portato alla luce con i resti di una abbazia cristiana, che si erano persi sotto i campi di grano. A Mira, tra le magnifiche terre veneziane e le rive della laguna, un affascinante mistero storico sta gradualmente prendendo forma sotto il rigore delle scavi archeologici. L’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con il Comune di Mira, la Fondazione Università Ca’ Foscari e con il sostegno del Ministero della Cultura, ha dato il via a una campagna di scavo nell’area del monastero dei Santi Ilario e Benedetto, aprendo una finestra sul passato medievale di questa regione. Le ricerche, cofinanziate tra l’Università e l’amministrazione comunale, sono iniziate ad agosto 2023 e promettono di svelare nuovi dettagli sulla storia di questo antico monastero. L’abbazia dei Santi Ilario e Benedetto, fondata nei primi anni del IX secolo su terreni della famiglia dei Partecipazi, è una testimonianza cruciale del periodo medievale nella laguna veneta. La sua storia è intimamente legata all’evoluzione del ducato veneziano, rappresentando un’icona di insediamento nell’alto Medioevo, tra l’VIII e il XIII secolo. Questo sito riveste quindi un ruolo fondamentale nella ricostruzione delle dinamiche insediative e della crescita della città di Venezia. Le ricerche precedenti condotte nel XIX secolo avevano portato alla luce una basilica a tre navate medievale, frammenti di mosaici pavimentali e una serie di sarcofagi e lapidi tombali. Tuttavia, nel corso del tempo, il monastero era scomparso dalla vista, lasciando solo scarse tracce tangibili della sua esistenza, tra cui una fotografia d’epoca. Tuttavia, grazie agli sforzi congiunti dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Comune di Mira, le indagini archeologiche sono state riprese negli anni 2000 e, dopo un’interruzione di circa dieci anni, sono state ulteriormente approfondite nel 2020. L’ultimo scavo del 2023 ha confermato gran parte delle scoperte fatte tramite indagini geofisiche, ma ha anche portato alla luce particolari di notevole rilevanza. Una delle scoperte più sorprendenti è stata la riemersione delle fondazioni di alcuni dei pilastri della famosa basilica triabsidata medievale, che era stata scavata alla fine del XIX secolo. Prima di questo ritrovamento, rimanevano solo vaghe tracce della sua esistenza, ma ora le sue fondamenta emergono dalla storia come una testimonianza tangibile. Inoltre, le indagini hanno portato alla scoperta di un’antica chiesa a tre navate, di dimensioni più ridotte rispetto alla basilica medievale, le cui massicce fondazioni sono state realizzate con imponenti blocchi di pietra. Ciò che ha reso questa scoperta ancora più affascinante è stato il ritrovamento di un frammento di stele funeraria di età romana, raffigurante una donna con il capo velato, utilizzato come materiale da costruzione per le stesse strutture di fondazione. Questa straordinaria scoperta suggerisce una connessione tra le ere storiche e offre un prezioso tassello per comprendere meglio l’evoluzione del sito nel corso dei secoli. La campagna di scavo è condotta sotto la direzione scientifica del Prof. Sauro Gelichi, docente di Archeologia Medievale presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, e supervisionata dalla dott.ssa Elisa Corrò, esperta in digital humanities al Venice Centre for Digital and Public Humanities. Il team di archeologi di Ca’ Foscari, guidato dal dott. Alessandro Alessio Rucco, Ph.D., lavora instancabilmente sul campo con il contributo della geologa dott.ssa Sandra Primon. Il Prof. Sauro Gelichi ha sottolineato l’importanza di queste ricerche, affermando che “scavare nell’area del monastero di Sant’Ilario significa toccare con mano uno dei punti cardine della Venezia delle origini. Fondato verso gli inizi del IX secolo, di questo importante cenobio non restano che le pietre e i mosaici scoperti nel XIX. Le finalità della nostra ricerca non sono solo quelle di ridare vita a quelle ‘pietre’ ma anche di contestualizzarle meglio nello spazio topografico e funzionale originario. Siamo certi che alla fine di queste nuove ricerche si potrà raccontare molto di più e meglio di quanto fino ad oggi sapevamo su questo contesto storico-archeologico e dunque restituire ai cittadini di questo territorio un’importante fetta del loro passato.” Cecilia Rossi, Funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha dichiarato che “la Soprintendenza guarda con favore e grande interesse la ripresa degli scavi in concessione da parte dell’Università Ca’ Foscari sul sito di Sant’Ilario. Si tratta di un passo fondamentale non solo per la conoscenza ma anche per la tutela del patrimonio sepolto in questo lembo di Laguna. Sappiamo bene che per proteggere degnamente il nostro patrimonio archeologico bisogna innanzi tutto conoscerlo in tutte le sue criticità e le indagini dirette sul campo rappresentano da questo punto di vista uno dei migliori “strumenti di conoscenza”.” Queste scoperte promettono di arricchire notevolmente la comprensione della storia di Mira e della laguna veneta, gettando nuova luce su un capitolo importante del passato di questa affascinante regione. Con il proseguimento delle ricerche, la storia di Sant’Ilario e Benedetto continuerà a emergere, offrendo un prezioso contributo alla conoscenza della Venezia delle origini. https://stilearte.it/portato-alla-luce-altorilievo-romano-in-un-campo-agricolo-a-mira-tra-resti-dellabbazia-che-si-era-persa-sotto-le-zolle/
  3. Dal villaggio palafitticolo emergono 200 reperti al giorno. Trovati anche i denti dei primi Homo Sapiens della vallata veneta La 4° campagna di scavo, attualmente in corso nell’area dei laghetti di San Giorgio e Santa Maria, in provincia di Treviso, ha previsto l’estensione dell’area di scavo per una superficie di oltre 50 m2. Siamo, temporalmente, a un periodo compreso tra Neolitico ed Eneolitico Superiore. Il sito presenta anche i segni di sporadiche frequentazione nel corso dell’Età del Bronzo. Per dirlo con parole semplici. Il Neolitico è l’età della pietra, la parte finale dell’Età della pietra – dall’8000 a.C. al 3500 a.C. circa – in cui gli utensili scheggiati nella selce furono sempre più raffinati ed efficaci ed è anche il periodo in cui, convenzionalmente, parti delle comunità umane divennero stanziali o semistanziali, “inventando” l’agricoltura e l’allevamento di bestiame. L’Eneolitico Superiore è un periodo successivo al Neolitico nel quale, dopo la scoperta della fusione dei metalli, vengono utilizzati utensili di pietra, accostati a quelli di rame, vera, dirompente novità tecnologica. “Nella campagna archeologica in corso sono stati individuati resti di strutture lignee che indicano la presenza di un abitato perilacustre su impalcato, come testimonia la presenza di uno strato di frustoli lignei, distribuiti uniformemente su tutta la superficie. – spiega la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per l’area metropolitanadi Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso – Il livello antropico (cioè lo strato di terreno segnato dalla frequentazione umana ndr) restituisce una media di circa 200 frammenti giornalieri, tra reperti fittili, litici e faunistici, senza contare il materiale più minuto ed arche-botanico che viene recuperato attraverso lavaggio e setacciatura (su alcuni semi di vitis selvatica è in atto un’analisi genetica). Tra i reperti di maggior rilevanza sono emersi 4 denti umani, che rappresentano la prima attestazione di resti di Homo Sapiens in Vallata. Inoltre, sono state recuperate una scheggia ritoccata in quarzo ialino, un frammento di spatola e punteruoli in osso, oltre a numerosi elementi ornamentali, quali perline forate in osso ed il secondo dente di tasso forato”. I laghi di San Giorgio e Santa Maria sono due bacini di origine glaciale, situati nella Vallata, ai piedi delle Prealpi Venete, e si estendono amministrativamente nei comuni di Revine-Lago e Tarzo (TV). ” Le preesistenze archeologiche risalgono al 1923 – dice la Soprintendenza – quando, durante lo scavo di un canale artificiale, fu rinvenuta una spada in bronzo di tipo Sauerbrunn. Nel 1987 vennero scoperti i primi resti di un abitato palafitticolo e, nel corso degli anni Novanta, alcune campagne di scavo hanno documentato un insediamento peri-lacustre databile al Neolitico-Eneolitico superiore, con sporadiche frequentazioni durante l’Età del Bronzo”. “Dal 2019, nell’ambito del progetto reLacus, l’Università di Ferrara ha intrapreso una nuova fase di ricerche multidisciplinari, in concessione ministeriale (Ministero della Cultura) e in sinergia con il funzionario di zona della nostra Soprintendenza, dott.ssa Elena Pettenò, in collaborazione con l’Università di Padova e l’IPHES – Instituit Català de Paleoecologia Humana i Evoluciò Social. – prosegue la Soprintendenza – Nel corso delle campagne di indagini annuali sono stati effettuati carotaggi geoarcheologici, prospezioni subacquee, sondaggi stratigrafici esplorativi ed acquisizioni geofisiche, con l’obiettivo di individuare nuove aree insediative, nonché i limiti del villaggio palafitticolo, intercettando depositi torbosi di origine antropica. Nel 2022 le prospezioni geofisiche non invasive, effettuate su oltre 7.000 m2, hanno individuato concentrazioni di anomalie magnetiche e variazioni di permittività, che potrebbero essere collegate ad evidenze antropiche. L’apertura di un settore di scavo di 24 m2 ha messo in luce uno strato torboso di origine antropica, piuttosto omogeneo, rappresentativo della fase insediativa. Una fase di esondazione lacustre, con deposizione di limo argilloso grigio, ha sigillato lo strato antropico consentendo un’eccezionale conservazione dei resti. Le analisi archeobotaniche descrivono un ambiente caratterizzato da querceti prevalentemente misti, con igrofite arboree e piante da frutto. Il complesso faunistico è costituito da specie domestiche, principalmente rappresentate da bovini, suini e ovi-caprini, affiancati da specie selvatiche come orsi, piccoli carnivori e castoridi. La continuità abitativa dell’insediamento è ulteriormente confermata dalle diverse produzioni ceramiche, sia di uso quotidiano, sia per lo stoccaggio e la conservazione degli alimenti, dalla produzione di collane e pendenti su ossa e denti, nonché dall’approvvigionamento di materia prima litica da zone prossime all’ insediamento”. https://www.stilearte.it/dal-villaggio-palafitticolo-del-neolitico-emergono-200-reperti-al-giorno-trovati-anche-i-denti-dei-primi-homo-sapiens-della-vallata-veneta/
  4. Sul numero di febbraio 2023 di Panorama Numismatico usciva l'articolo Il Tricolore ai piedi del Leone a firma di @Fratelupo e del sottoscritto. Ho pensato di fare una nota anche qui a favore di chi non ha potuto leggere l'articolo, sperando di interessare qualche lettore. L'articolo riguarda la ''scoperta'' del Tricolore sul piedistallo su cui poggia le zampe il Leone di San Marco sul 20 lire 1848 del Governo Provvisorio di Venezia (Decreto n. 931 del 14 gennaio 1849). Il tutto parte da un articolo di @Fratelupo sul grosso di Treviso (RIN CXIV pp.295 ss.), dove l'autore spiegava come in araldica si rappresentavano i colori su superfici che non potevano essere colorate. L'idea dell'incisore fiammingo Jean Baptist Zangrius nel XVII secolo prevede un sistema di punti e linee per indicare i colori degli stemmi. Fu così che,esaminando un esemplare del 20 lire sotto in binoculare, vengono notate delle righe sotto la scritta XI AGOSTO MDCCCXLVIII. A sinistra le righe sono diagonali da sinistra a destra, dette di banda, al centro uno spazio vuoto e a destra linee verticali. Ora le righe di banda corrispondono al colore verde, lo spazio vuoto al bianco e le righe verticali al rosso. Quindi sul piedistallo, oltre alla scritta, è presente anche il Tricolore. Il primo Tricolore su una moneta italiana. Arka Diligite iustitiam
  5. Super medaglia alla prossima asta Ranieri di ottobre. Base: 4.000 euro Lotto 106. VENEZIA. Marco Carburi (professore di chimica e mieralogista), 1731-1808 Medaglia di benemerenza del Senato 1772 opus A. Schabel. Ag gr. 53,15 mm 51,6 Dr. RES PUBLICA VENETA. Leone di San Marco volto verso s., su mensola, regge Vangelo; in esergo, A SCHABEL FEC. Rv. M COM CARBURIO / P CHYMICAE ANTEC / MUNIFICENTIA / SENATUS / fusti di cannone decussati con munizioni / A MDCCLXXII. Iscrizione disposta su cinque righe tra due fregi; due fusti di cannone incrociati con relative palle, due fregi barocchi in alto e in basso. Ratto, XIII, n. 506; Volt. 1604. Estremamente Rara. Meravigliosa patina. FDC Nato ad Argostoli (Cefalonia) nel 1731 da famiglia veneziana insignita del titolo comitale, Marco Carburi venne condotto a Venezia per compiervi i suoi studi che concluse all’Università di Padova con la laurea in medicina. Dapprima a Bologna, successivamente si trasferì all’Università di Padova dove venne istituita la prima cattedra di chimica, affidata proprio al Carburi dal Senato veneto il quale gli assegnò uno studio sulle tecniche estrattive in uso nelle miniere d’Europa: in tal modo, ebbe modo di conoscere i più insigni studiosi europei tra cui il Linneo in Svezia. Nel 1772, il Senato veneto gli conferì una medaglia d’oro dal valore di 24 zecchini per avere inventato una carta non combustibile, a suo dell’artiglieria, come avvolgente per la polvere da sparo. Nel 1779, il Carburi fu tra i promotori dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova; proprio all’Accademia egli lesse alcune delle sue rinomate opere di carattere scientifico, fra questa, in particolare: Sul modo di fondere il ferro futtile senza l’aggiunta di fondenti (1780), problema che allora rivestiva particolare importanza al fine della fusione, in modo rapido ed economico, dei cannoni per i vascelli da guerra.
  6. Fantastica medaglia alla prossima asta Ranieri di ottobre. Base: 5.000 euro Lotto 107. VENEZIA. Ludovico Manin Doge CXX, 1789-1797 Medaglia 1794 opus A. Schabel. Ag gr. 94,56 mm 62,9 Dr. PONDERE ET MENSVRA - A(NTONIVS) SCHABEL F(ECIT). La figura della Geometria e della Scienza delle costruzioni navali, stante e volta a d., nella mano d. tiene un compasso con cui confronta le proporzioni di un disegno di nave, appoggiato su di un tavolino, con il modellino della nave stessa retto nella mano s. Alla d., accovacciato, il Leone di San Marco regge il Vangelo aperto. Rv. DEI OPE ROBUR ET CONSILIUM / PRAEVALUIT / MENSE MART / A MDCCXCIIII (Con l’aiuto di Dio l’energia e l’esperienza ebbero la meglio nel mese di marzo del 1794). Veduta di una serie di squeri uno dei quali è avvolto dalle fiamme, lo specchio d’acqua antistante pullula di imbarcazioni, mentre i tetti degli edifici adiacenti sono affollati di arsenalotti con il compito di ostacolare lo sviluppo dell’incendio. Litta, ”Erizzo”, fasc. 62; Voltolina 1757. Citato unico esemplare in Coll. Cumano, andata dispersa. Unica? q. FDC La ricca e specifica bibliografia esistente sull’Arsenale di Venezia non fà parola dell’incendio sviluppatosi nella prima decade di marzo del 1794, così esplicitamente raffigurato nella medaglia in questione. Per trovarne traccia bisogna ricorrere ai documenti d’archivio e in particolare ai Registri dei Patroni e Provveditori dell’Arsenale. La speigazione và ricercata nel fatto che non si trattò propriamente di un incendio consumatosi in modo disastroso: i danni infatti furono relativamente modesti e rimasero limitati allo ”squero 17 in Novissima e a due caravelle”, certo però le conseguenze avrebbero potuto essere veramente distruttive se non ci fosse stato un efficace intervento da parte degli arsenalotti coordinati dal loro Patron, il nobile Guido Erizzo. L’incidente finì per essere del tutto ignorato dalle cronache ragion per cui la medaglia viene a costituire un documento davvvero significativo di un avvenimento altrimenti destinato al silenzo. Il Litta, nelle sue dissertazioni, dichiara come: ”questa medaglia si dispensava anche in premio alla gioventù, ch’era applicata agli studi nelle scuole dell’Arsenale”. L’indicazione, che pur non è del tutto escludibile per l’anno 1794, è stata probabilmente determinata dal fatto che le medaglie-premio che venivano assegnate agli alunni meritevoli della Scuola d’Architettura dell’Arsenale presentano lo stesso diritto di quella qui descritta, per la quale lo Schabel evidentemente utilizzò il conio del dr. già ”pronto”, limitandosi ad approntare il nuovo rv. raffigurante l’incendio. Per quanto a Guido Erizzo, Patron dell’Arsenale, al quale la medaglia, per quanto implicitamente si riferisce, si rimanda alla completa descrizione del Voltolina.
  7. Segnalo questa bellissima medaglia che sarà esitata alla prossima asta Ranieri di ottobre: Lotto 104. VENEZIA. Nicolò Sagredo Doge CV, 1675-1676 Medaglia di benemerenza del Senato 1675. Au gr.12,87 mm 30,2 Dr. Anepigrafe. Leone di San Marco verso s., regge Vangelo aperto. Rv. NICOLAVS SAGREDO DVX. SENATVS / CONSVLTO / 1675. Iscrizione disposta su tre righe. Majer 1927, n. 2; Heyden von, n. 135; Voltolina 1017. Estremamente Rara. Non circolata Nicolò Sagredo era nato il 18 dicembre 1606 da Zaccaria e da Paola Foscari, secondo di undici maschi; i Sagredo godevano di una buona posizione economica e di un certo prestigio per la carica di Procuratore, fissa in famiglia da cinque generazioni. Ma il padre di Nicolò, Zaccaria, perse il grado di procuratore per la viltà e l’inettitudine da lui dimostrate mentre ricopriva la carica di procuratore generale dell’esercito, durante la guerra per la successione del Monferrato, sia nella battaglia di Valeggio dove venne sconfitto dalle truppe imperiali. Tutti i Sagredo provarono un’enorme vergogna e Nicolò, quando entrò nella vita pubblica, si accontentò di un posto modesto e non in vista nella Quarantia. Tuttavia, la morte di Paolo e Bernardo sagredo nella guerra di Candia riabilitò la famiglia che riprese un suo prestigio e il carcere di Zaccaria fu dimenticato. Nicolò entrò allora in Senato e svolse numerose ambascerie, come quella presso il re di Spagna che lo nominò Cavaliere, dopo di che divenne Procuratore di San Marco e fu attivo nelle magistrature più ragguardevoli. Il 6 febbraio 1675 venne eletto Doge: rimase in carica diciotto mesi che trascorsero in pace, fu ben accolto al popolo che già aveva fatto calca intorno a lui, appena eletto, nel tradizionale giro in piazza San Marco per ricevere le numerose monete da lui lanciate. Base d’asta: 10.000 euro
  8. Matt200

    Identificazione sigillo

    Salve ho trovato tempo fa questo sigillo, però non sono riuscito a identificarlo.. quindi chiedo a voi che magari potreste avere qualche idea più. (Zona di Padova, ho trovato info riguardo una icona, la Madonna Costantinopolitana, ma non so se le cose sono correlate). Non penso sia molto vecchio sinceramente però non saprei. Si legge da destra a sinistra e sono riuscito a decifrare "costantinopolitana"
  9. Due tombe dei Veneti Antichi a Padova, a 500 anni l'una dall'altra. E una moneta con una sorpresa... La necropoli dei Veneti Antichi di via Tiepolo, a Padova, fu scavata all'inizio degli anni '90 quando fu costruita una residenza universitaria (Nicolò Copernico) dell'Università di Padova. Non c'era tempo per quella che si presentava come una necropoli eccezionale per la qualità delle sepolture, e si decise di spostarle all'interno di cassoni in cemento, e di procedere con lo scavo in laboratorio più tardi. Il "più tardi" divvenne circa un quarto di secolo, e solo da alcuni anni lo scavo in laboratorio, in un magazzino della soprintentenza, viene svolto dall' Università Ca’ Foscari di Venezia AWD (Another Way of Digging – Lo scavo in laboratorio delle sepolture preromane della necropoli orientale di Padova), diretto dalla professoressa Giovanna Gambacurta. Il progetto prende il nome dall’immagine del Veneto preromano, molto singolare, di un uomo alato su un gancio da cintura in bronzo, rinvenuto nella necropoli. Lo scavo è in collaborazione con la Soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Venezia e delle Provincie di Padova, Treviso e Belluno, ha visto il convergere di figure specialistiche interdisciplinari, allargandosi alla antropologia fisica, alla paleozoologia e alla paleobotanica.
  10. Buon pomeriggio, condivido questo esemplare proveniente dall’asta Kunker n. 217 del 2012 Lotto 2883 di cui allego stralcio del relativo catalogo. E’ un grosso da 20 denari che è stato successivamente catalogato come “inedito” non presente per la varietà sia nel Perini sia nel Rizzolli-Pigozzo, con la F di FRIR succeduta da punzone C anziché V (cuneo) al rovescio. Interessanti i vostri eventuali giudizi al riguardo. Saluti, Domenico
  11. Miki000

    Strano oggetto

    Idee su provenienza?
  12. Salve ,mi potreste indicare un sito dove si spiega e quantifica il valore delle vecchie banconote Lire ? Esempio per le monete ho trovato il sito MoneteRare.net .Grazie mille Daniele.
  13. Buongiorno a tutti, ho trovato questa specie di ornamento o borchia di bronzo 5x8 cm, mi incuriosisce molto perchè ha testa e cosa di volpe con al centro questo stemma. Mi aiutate a identificarlo? Grazie!
  14. Buonasera a tutti Volevo avere qualche parere su questa moneta che ho acquistato parecchio tempo fa perchè facente parte di un lotto in cui c'erano altri esemplari di mio interesse. Documentandomi con il catalogo Gigante (edizione non recentissima) e in rete ho letto che questo nominale si trova spesso in cattiva conservazione a causa dei conii e dei tondelli che venivano utilizzati per la coniazione. Volevo capire se questo fosse effettivamente vero perchè effettivamente, osservando il mio esemplare, anche se dalle foto forse di vede male mi è sembrato di intravedere nei fondi il lustro di conio (o comunque una lucentezza strana dei fondi intorno alle vista la conservazione). Eventualmente sarei curioso di ricevere qualche informazione storico-tecnica riguardante questa anomalia nel processo di coniazione e se sapete aiutarmi anche riguardo la rarità e l' interesse, che il pezzo potrebbe avere, a livello storico e numismatico per decidere se tenerla, scambiarla o chissà se magari cederla in futuro. Grazie per la pazienza?
  15. Buongiorno, ho pensato di regalare a mio fratello un album con tutte le emissioni del suo anno di nascita (1983), ma mentre le monete e i francobolli li portano stampati addosso, con le banconote è più difficile perché non è stampato su. Mi chiedevo se ci si potesse arrivare leggendo il numero di serie. Grazie a chi vorrà aiutarmi, anche informandomi che non c'entra niente.
  16. DANIEL931

    Bottone con stemma araldico

    Buon giorno sono Tisato Daniel sono Veneto ma attualmente sono in Serbia.... Oggi nel campo dietro casa mi sono imbattuto in questo strano bottone qualcuno mi saprebbe indicare se antico o riproduzioni?
  17. Buongiorno e buone ferie condivido l'ultimo acquisto di una moneta che cercavo, ma non credevo di riuscire a prenderla in queste condizioni. Nel vedere i vari tipi illustrati nel BdN 29, questa non corrisponde a nessuna. Vero è che le varianti sono molte come indicato nel Catalogo delle monete medievali del Triveneto di Andrea Keber Grosso da 20 denari - Ø 20 mm - 1,66 gr. D/ ¤ CI ¤ VI ¤ CI ¤ V:I pseudo legenda alternate con croci patenti. Croce patente a braccia lunghe entro cerchio che interseca un cerchio più piccolo e la legenda VE RO N A R/ ¤ * VE * RO * NA * alternato a rosette - Croce patente e la tra le braccia CI VI CI V:I
  18. Salve a tutti, sono iscritto da qualche anno ma non avevo mai scritto sul forum...inizio oggi con questa "medaglietta" di cui sono in possesso ormai da diverso tempo e che mi ha sempre incuriosito, ma di cui non so nulla, speranzoso che qualcuno di Voi ne abbia già viste in passato e sappia di cosa si tratti...Ringrazio anticipatamente coloro che daranno informazioni utili sia a me, che a tutti gli altri lettori del forum.
  19. leandro53

    Tembien

    più che votiva... commemorativa della 2^battaglia del Tembien (1936)
  20. Buongiorno! Sono nuovo e dopo essermi presentato vorrei condividere con Voi una delle Medaglie che non ho trovato nel vostro database (in questa "versione"). Premetto che è il mio primo post dopo la presentazione, mi scuso se ho sbagliato area ed essendo totalmente inesperto in numismatica non credo che riuscirò rispondere ad eventuali domande che non siano "informazioni tecniche a portata di mano". Questa medaglia risulta avere un diametro di 60mm ed un peso di 124 grammi ( bilancia digitale da cucina, quindi ho qualche dubbio sulla precisione). Inserisco una "faccia" della medaglia per post perchè le foto sono già state tremendamente ridimensionate. In caso vogliate aggiornare il database posso inviarvi le foto in alta risoluzione e darvi ulteriori informazioni. Grazie dell'attenzione. Alessandro.
  21. Buonasera a tutti. Sapete cortesemente indirizzarmi o raccontarmi qualche notizia su questi "gettoni" da mensa? Quello di cui posto la foto potrebbe essere della prima metà del '900, ma in realtà non ne so di più. Il luogo corrisponde a una cittadina veneta a metà strada tra Treviso e Venezia, ma in rete non trovo nulla. "1/5" a cosa si riferiva? Era una specie di buono pasto dell'epoca? È in rame, 20 mm di diametro, diamagnetico. Avrà sicuramente una storia dietro, se qualcuno di voi gentilmente mi aiuta gliene sarò grato.
  22. Annabortol

    Gettone telefonico

    Buonasera. Sono attirata dai difetti di conio. Volevo chiedere a voi esperti se questo gettone telefonico ha "un difetto". Ne possiedo un pò, ma questo mi sembra diverso. Grazie per il tempo che potrete dedicarmi e cordiali saluti.
  23. Unife scopre il canino di uno degli ultimi bambini neandertaliani del nord Italia Il dente è stato ritrovato nel Riparo del Broion, sui Colli Berici, in una campagna di scavi realizzata in collaborazione con Unibo È una scoperta che testimonia la presenza di comunità neandertaliane nel nord Italia circa 48mila anni fa, mentre in Bulgaria, a un migliaio di chilometri, c’erano già i nostri progenitori sapiens che di lì a (relativamente) poco si sarebbero diffusi ovunque. Appartiene a un bambino di Neanderthal di circa 11-12 anni vissuto nel Riparo del Broion, sui Colli Berici (Longare, Vicenza), il canino, che è stato ritrovato grazie a una campagna di scavi condotta nel 2018 dall’Università di Ferrara e dall’Università di Bologna. Il dentino, che appartiene forse a uno degli ultimi bambini neandertaliano del nord Italia, è stato materialmente rinvenuto da Davide Del Piano, assegnista di ricerca del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife e, in tempi rapidi, è stato oggetto di uno studio realizzato da ricercatrici e ricercatori del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara. I risultati pubblicati sul Journal of Human Evolution, in un articolo firmato a primo nome da Matteo Romandini, precedentemente assegnista di ricerca di Unife e attualmente in forza a Unibo, sono emersi dalle analisi effettuate anche grazie alla collaborazione con i Dipartimenti di Evoluzione Umana e di Genetica del Max Planck Institute in Germania, con l’Oxford Radiocarbon Accelerator Unit dell’Università britannica, con il Dante Laboratory dell’Università la Sapienza e il Bioarchaeology Service del Museo delle Civiltà di Roma. Lo studio nasce all’interno del progetto europeo Erc-Success focalizzato sull’arrivo di noi Homo sapiens in Italia e sul nostro primo incontro con i Neanderthal nella Penisola, guidato da Stefano Benazzi dell’Università di Bologna, progetto a cui collabora dal 2017 anche il Dipartimento di Studi Umanistici di Unife. “Il lavoro è frutto della sinergia di diverse discipline e specializzazioni – afferma Matteo Romandini, primo autore dell’articolo – quali l’archeologia preistorica di campo ad alta definizione tecnologica, che ha permesso il ritrovamento del dente, e gli approcci virtuali all’analisi morfologica, la genetica, la tafonomia e le analisi radiometriche, grazie alle quali è stato possibile attribuire questo resto a un Neanderthal così recente”. Lo studio dei reperti recuperati nel contesto del dentino è attualmente in corso, ma i dati mostrano già un uso continuativo del sito e segni di caccia e macellazione di grandi prede. “La produzione di strumenti, soprattutto in selce – prosegue Marco Peresani dell’Università di Ferrara – mostra una grande capacità di adattamento e lo sfruttamento sistematico e specializzato di tutte le materie prime disponibili”. L’analisi del dente è stata condotta con metodi virtuali e altamente innovativi, che “ci hanno consentito di scoprire che si tratta di un canino superiore destro da latte di un bambino neanderthaliano di circa 11–12 anni, che ha vissuto e frequentato il Riparo tra 48.000 e 45.000 anni fa, rendendolo il resto di Neanderthal tra i più recenti di tutta la Penisola – confermano Gregorio Oxilia ed Eugenio Bertolini dell’Università di Bologna, tra i primi autori del lavoro. I risultati delle analisi genetiche evidenziano che, da parte di madre, questo bambino era strettamente imparentato con altri Neanderthal vissuti in Belgio alcuni millenni dopo, rendendo Riparo del Broion uno dei siti chiave per comprendere la progressiva scomparsa della specie a livello europeo, tema che infiamma ancora oggi il dibattito scientifico internazionale. “Questo dentino è fondamentale – conclude Stefano Benazzi – in quanto è stato perso in vita da un bimbo neanderthaliano in Veneto, mentre nello stesso momento, a mille chilometri di distanza in Bulgaria (Bacho Kiro) era già presente Homo sapiens come dimostrato da alcuni recenti articoli di coautori di questo lavoro”. Le ricerche a Riparo del Broion – avviate nel 1998 dal prof. Alberto Broglio di Unife e tutt’ora in corso – sono condotte sotto la direzione scientifica di Matteo Romandini e Marco Peresani, grazie alla concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e al supporto di Regione Veneto, Comune di Longare (VI), Fondazione Leakey, Fondazione CariVerona, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, e del già citato progetto europeo Erc-Success. “Un’altra scoperta che allargherà gli orizzonti del sapere e della conoscenza delle comunità preistoriche: congratulazioni all’università di Ferrara e ai propri ricercatori per il ritrovamento sui Colli Berici del canino del bambino di Neanderthal – si complimenta il sindaco Alan Fabbri -. Si confermano gli importanti e continui successi delle campagne di scavo e il ruolo da protagonista anche in campo internazionale del nostro ateneo”. https://www.estense.com/?p=871223
  24. Buongiorno a tutti, chi mi potrebbe dire l'anno o il periodo di questa votiva da un lato c'è chiaramente Sant'Antonio da Padova, dall'altra mi sembra di leggere Santa Maria...di Loreto?? Diametro 26/28 mm, materiale Rame (credo) con patina scura. Grazie!
  25. Buongiorno..notizia di qualche ora fa..scoperta parte di pavimentazione a mosaico e fondamenta di un'abitazione romana a negrar di valpolicella ..erano anni che ci provavano con carotaggi per trovarla..alcune foto.. PS non riesco a postare il link dalla rete
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