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  1. Nell'asta Bertolami n°28 del 15 dicembre di archeologia e arte antica e' presente il lotto n°74 che chiamare interessante e' molto riduttivo, in quanto la parola esatta forse e' spettacolare. Proveniente da una collezione privata del crotonese e' dichiarata di interesse archeologico dalla Soprintendenza. Composto per la maggior parte da monete incuse della Magna Grecia (Sibari, Metaponto, Crotone, Caulonia) e' ritenuto dagli stessi estensori del catalogo (per la parte arcaica) forse ?? appartenente ad un unico ripostiglio. E' molto interessante anche la valutazione di stima e di riserva posta sull'intero lotto, forse ?? eccessiva. Per il lotto: http://auctions.bertolamifinearts.com/it/lot/10497/un-ricco-gruzzolo-acheo-magna-grecia-vi-v-/ Per le singole monete e con ottimi ingrandimenti: https://www.dropbox.com/sh/br9qthiotrcvbtw/AADPe2r9DpYDFpxSb7duP4eRa?dl=0
  2. Visionando il catalogo della recente asta Naumann 110 dello scorso novembre ho notato un interessante nucleo di monete tarantine in stato di conservazione pressoché omogeneo. Si tratta di 40 esemplari in argento (38 didrammi, 1 litra e 1 trias) privi di annotazioni riguardo eventuali pregressi passaggi d’asta e quindi, suppongo, immessi per la prima volta sul mercato antiquario. https://www.acsearch.info/search.html?term=tarentum&category=1-2&lot=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=1 Il catalogo di vendita classifica gli esemplari secondo l’inventario della collezione Vlasto redatto da Ravel (1977) tranne per due pezzi (nn. 44, 66) per i quali il riferimento è alla Historia Numorum di Rutter (2001). Adottando invece la più recente classificazione di Fischer-Bossert (edito nelle more di stampa dell’opera di Rutter) si ottiene il prospetto che segue: Cat. Naumann 110/2021 Nominale (AR) Classificazione (Vl. = Vlasto; FB = Fischer-Bossert) Cronologia (a.C.) 27 litra Vl. 1155 seconda metà V sec. ca. 28 trias Vl. 1193-4 29 didramma FB 16 430-25 30 didramma 31 didramma FB 24 400-390 32-33 didramma FB 33 380-375/70 34-35 didramma FB 39-40 365-355 36 didramma FB 37 37-38 didramma FB 46 344-340 39 didramma 66 didramma FB 66 325/20-315 46 didramma FB 69 315-302 45 didramma FB 73 44 didramma FB 74 48-49 didramma FB 75 302 43; 47 didramma FB 77 302-290 40; 59 didramma FB 78 290-281 42 didramma FB 79 41 didramma FB 80 50; 63 didramma Evans VI, A 1-3 302-281 (Evans) 281-276 (FB) 51-52 didramma Evans VI, A 4 53 didramma Evans VI, C2 54-55 didramma 56-58 didramma Evans VI, D2 60-62 didramma FB, N134 64 didramma Evans VI, E1 65 didramma Evans VII, C3 281-272 dal 276 (FB) Si tratta quindi di un nucleo monetale compatto (gruzzolo?) anche sotto il profilo cronologico. A parte pochi didrammi inquadrabili nell’ultimo quarto del V o alla metà del secolo successivo, il grosso si concentra tra l’età di Archidamo e il periodo pirrico e comunque oltre il 280. La classificazione di Fischer-Bossert infatti fa slittare il V periodo Evans, grosso modo corrispondente ai gruppi 76-82, al primo ventennio del III secolo a.C. - ipotesi tuttavia non condivisa da Burnett – proponendo per il VI periodo una datazione al 281-276 e inquadrando il VII a partire dal secondo quarto del III secolo, epoca a partire dalla quale si pongono le serie di peso ridotto di cui un esemplare (per giunta il più recente) è presente proprio nel catalogo Naumann (n. 65: gr. 6,30).
  3. Qualcuno ha notizie o passaggi d'asta di terzi di statere di metaponto in argento del tipo antico con spiga, META e spiga in incuso al rovescio?
  4. Uno strano piombo monetiforme è recentemente apparso sul mercato antiquario. Definito “tessera” dagli editori, esso ricalca abbastanza fedelmente il tipo di Hera Lacinia (associato a Pan sul R/) degli stateri di Pandosia e ancor più delle rare dracme a cui peraltro si aggancia anche per il modulo (mm. 16) ma non per il peso (gr. 4,74). RN 89, 5.11.2021, 36 Greek Greek PB Tessera. Circa 4th century BC. Head of Hera Lakinia facing slightly to right, wearing necklace and stephane; Π..ΩΔ-A (sic) around. For similar depictions of Hera Lakinia, cf. HGC 1, 1611-3 (Pandosia) and HN Italy 2159ff (Kroton).4.74g,16mm. Condition as seen. From the Vitangelo Collection, collector's ticket included. The depiction of the Hera Lakinia on this tessera suggests that it may have intended for use in connection with the worship of the goddess whose cult centre was situated 10 kilometres away from Kroton at Lakinion, now Cape Colonna. The site takes its name from the sole surviving column of the temple built upon that spot in around 470 BC, which was largely intact until the sixteenth century when it was extensively quarried. Theocritos' Korydon sings the praises of the 'Lakinian shrine that faces the dawn', and Livy 24.3.3-7 tells us that it was 'a building more famous even than the city itself and held in reverence by all the peoples there around' and that within was a column of solid gold dedicated to the goddess. By the time of Livy's writings however, the temple had long been plundered. BM 1872-0709-22 Pandosia, statere (t. di Hera Lacinia/Pan) https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_1872-0709-22 Negli studi, non particolarmente numerosi, questa emissione è stata considerata di piede italico-tarantino (N. Parise, Le emissioni monetarie di Magna Grecia dalla fondazione di Turi all’età di Archidamo, in S. Settis (ed.), Storia della Calabria antica, II, Roma-Reggio Calabria 1994, 403 seguito da M. Taliercio, Intervento, in Mito e storia in Magna Grecia - Atti del XXXVI CSMGr, Taranto 1996, ed. Taranto 1998, 358) e inquadrata negli anni della Lega italiota (inizi IV sec.) per la presenza del tipo di Hera Lacinia che ricalca l’analoga rappresentazione su serie di Crotone (e di altre città italiote). Quest’ultima, come ben noto, fu a capo della lega il cui centro politico-amministrativo era proprio nel santuario lacinio. La ripetizione del medesimo tipo su emissioni di Pandosia e di Crotone è stata pertanto intesa quale “espressione di quel clima unitario che collegò le poleis magno-greche nella lotta contro Dionigi di Siracusa e le popolazioni italiche” (A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone - Atti del XXIII CSMGr, Taranto 1983, ed. Taranto 1984, 390 seguito da Taliercio 1998, 359). Allo stesso orizzonte politico e culturale è stato ricondotto il tipo di Pan seduto su roccia - che rievoca l’immagine di Herakles oikistas delle monete di Crotone alludendo forse al mito di fondazione – ripreso su alcuni esemplari di Messana datati al 415 a.C. ca., su due serie enee di Medma dell’inizio del IV secolo e per il quale (come per Hera) è stata addirittura evocata l’influenza di Zeuxis, pittore attivo a Crotone e autore di un dipinto con Pan e le Ninfe, donato al re Archelaos di Macedonia (v. da ultima Taliercio 1998, 360 con bibl. prec.). Resterebbe tuttavia da definire la funzione di questo oggetto para-monetale che secondo RN sarebbe una tessera in qualche modo connessa con le attività connesse al culto di Hera Lacinia il cui santuario, come è ben noto, è stato portato alla luce in località Capo Colonna a Crotone. In Magna Grecia monete in piombo sono ampiamente attestate e sin dalle fasi più antiche della monetazione. Da Crotone proviene l’imitazione in Pb di una dracma incusa di Metaponto rinvenuta in contesto votivo (santuario di Vignanova: A. Siciliano, Monete in piombo rinvenute in Messapia, “RIN”, XCV, 1993, 147). Un ulteriore terzo di statere metapontino in Pb a R/ incuso è stato invece rinvenuto a Cavallino nell’edificio Fondo Pero (A. Siciliano, Rinvenimenti monetali, in F. D’Andria, Cavallino. Pietre, case e città della Messapia antica, Mottola 2005, 88-91). Si deve invece ad Attianese la segnalazione di un Pb di Caulonia (Apollo/cerva: gr. 10, mm. 23) intenzionalmente forato proveniente dal territorio di Metaponto (P. Attianese, Uno strano tondello coniato con leggenda e tipi della zecca di Kaulonia nel Bruttium, “Panorama Numismatico”, 133, 1999, 12-3). Ancora da Crotone, scavi condotti nel territorio urbano hanno restituito due monete in piombo di cui l’una imita tipi siracusani (D/ testa femminile a s.; R/ tondello liscio: gr. 21,15), l’altra invece (gr. 10,79) presenta una superficie liscia su entrambi i lati (E.A. Arslan, Archeologia urbana e moneta: il caso di Crotone in R. Belli Pasqua - R. Spadea (edd.), Kroton e il suo territorio tra VI e V secolo a. C. Aggiornamenti e nuove ricerche (Crotone 2000), Crotone 2005, 108 e 142, catt. 425-6). Di notevole interesse, benchè pi tardi, gli esemplari di Taranto (Vlasto 713 = Evans, per. VII, A3: 281-272 a.C.) che tuttavia a differenza dei precedenti presentano peso e modulo delle emissioni argentee. Artemide, 52, 2020, 541 Leads from Ancient World. Greek Italy. Southern Apulia, Tarentum. D/ Warrior on horseback right, holding shield and spears and spearing downward. R/ Phalantos astride dolphin left, holding cornucopiae and Nike; to right, thunderbolt. For prototype, cf. Vlasto 713. PB. g. 7.27 mm. 20.00 RR. Very rare and interesting. Lovely light tan patina. VF. Le ipotesi interpretative restano varie e ben riassunte da Siciliano (monete di culto, ex voto; monete fiduciarie; offerte funerarie; prove di conio) ma ancora aperte ad ulteriori sviluppi.
  5. Sfogliando i cataloghi d’asta o visionando l’enorme mole di materiale accessibile in rete, si nota come per l’inizio della monetazione sibarita si conservi ancora la datazione "alta" del 550 a.C. risalente a studi di vecchia data. E ciò nonostante i dati degli scavi di Sardis (Cahill-Kroll 2005) sembrerebbero comprovare la tradizione erodotea (I, 94) che ascrive alla Lidia di Creso (560-46 a.C.) la prima coniazione dell’argento, che solo successivamente sarebbe passata in Grecia – intorno al 540 per le prime serie corinzie – e in Magna Grecia. Sulla base di questi dati la datazione intorno alla metà del VI secolo per le serie di Sibari sembrerebbe definitivamente perdere credito, mentre resta al centro di un acceso dibattito la questione se l’avvio della coniazione sibarita vada posto nell’epoca precedente l’arrivo di Pitagora (Spagnoli 2013: 540/30) o negli anni immediatamente successivi (Carroccio 2017: post 530/25) in concomitanza con Crotone e Metaponto. Leu 8, 23.10.2021, 10 LUCANIA. Sybaris. Circa 550-510 BC. Stater (Silver, 30 mm, 8.12 g, 12 h). Bull standing left on dotted ground line, his head turned back to right; in exergue, VM; all within border of dots. Rev. Bull standing right on dotted ground line, his head turned back to left; all within border of dots; all incuse. Antike Kunst (1967), 453 ( this coin ). HN Italy 1729. SNG ANS 829. SNG Copenhagen 1388. SNG München 1154. Beautifully toned. Struck on a somewhat irregular flan, otherwise, good very fine. From the collection of Regierungsrat Dr. iur. Hans Krähenbühl, privately acquired from Bank Leu on 17 December 1963 (with a photocopy of the original invoice enclosed). Ma se l’inizio della monetazione in Magna Grecia resta un argomento spinoso e fortemente dibattuto, alcune cronologie relative a singole fasi produttive risultano invece meglio definite. È il caso, solo per citare un esempio, del passaggio dalla tecnica incusa a quella a doppio rilievo che a Caulonia (gruppo E Noe) sembrerebbe porsi non prima degli anni Settanta del V secolo in base alle riconiazioni su didrammi di Siracusa e di Agrigento (Garraffo 1984, 98-9). E sarebbe pertanto auspicabile che queste cronologie, in assenza di nuovi elementi di giudizio, fossero tenute in debito conto nella compilazione delle schede informative delle monete o quantomeno che venisse motivato un eventuale disaccordo nel caso di proposte differenti. Cosa, purtroppo, alquanto rara. In proposito non poche perplessità desta la datazione al 530-485 per l’esemplare cauloniate con tipi in rilievo su entrambi i lati apparso recentemente sul mercato antiquario. Gorny & Mosch 282, 14.10.2021, 3016 BRUTTIUM. KAULONIA. Didrachme ø 23mm (7,37g). ca. 530 - 485 v. Chr. Vs.: ΚΑΥΛ, Apoll schreitet n. r. aus u. hält in der erhobenen Rechten einen Lorbeerkranz, auf dem ausgestreckten l. Arm läuft eine kleine männliche Figur n. r., r. im Feld ein stehender Hirsch. Rs.: ΚΑΥΛ (retr.), rechtshin stehender Hirsch, davor Zweig. SNG ANS 175; Rutter, HN Italy 2046. Zarte Tönung, Pur facendo un corretto riferimento bibliografico al catalogo di Rutter (HN Italy, 2046 = gruppo F Noe), i compilatori, inspiegabilmente, non ne hanno seguito l’inquadramento cronologico (ca. 475-425) propendendo invece per una datazione “alta” che risulta inaccettabile. Essa, infatti, pone un problema che dal piano squisitamente numismatico si estende a quello storico. Collocare il gruppo F Noe nel momento iniziale dell’attività della zecca equivale ad affermare (implicitamente) che il doppio rilievo era già in uso tra le colonie (o sub-colonie) achee della Magna Grecia intorno al 530. Peraltro lo stesso commento di Rutter (p. 165) al catalogo precisa che il gruppo F Noe dovrebbe inquadrarsi entro la metà del V secolo circa (ca. 460-450/45) sulla base del noto ripostiglio di S. Giovanni Ionico 1971 edito da Kraay-King nel 1987. E ci sarebbe da discutere anche sulla definizione dello statere come “didrachme”. Per quanto i due termini siano ormai diventati sinonimi nel linguaggio comune, il significato del termine greco didrachmon resta pur sempre quello di “due volte la dracma” e mal si adatta allo statere di Caulonia che utilizza il piede corinzio. Ma ancor più insidiosa è la rivisitazione in chiave mitica tipi monetali oggetto di una bibliografia litigiosa. L’iconografia monetale di Caulonia rappresenta a tutt’oggi una delle più enigmatiche della magna Grecia e, senza ripercorrere la secolare storia esegetica del tipo, andrebbe meglio argomentata (soprattutto a livello bibliografico) la presunta identificazione con Dafne (!) - colta nel momento immediatamente precedente la trasformazione in alloro - della piccola figura in corsa sul braccio della divinità. L’immagine è al centro di numerose interpretazioni ma certo è che la sua funzione era quella di esplicitare meglio l’episodio mitico di riferimento attraverso una composizione iconografica il cui significato doveva all’epoca risultare inequivocabile. Heritage Auctions, 3093, 28.10.2021, 31005 BRUTTIUM. Caulonia. Early 5th century BC. AR stater or nomos (27mm, 7.51 gm, 12h). [………..] This magnificent piece is dominated by the figure of Apollo, entirely nude and shown in a refined Archaic form, striding to the right. On Apollo's left arm, a small figure, traditionally described as a winged daemon, is depicted running right; to Apollo's right stands a stag, sacred to both Apollo and his sister Artemis. However, as mentioned earlier, the tradition of claiming the small figure as a winged daemon does not seem to be grounded with any evidence connected to either the city or Apollo's mythology and iconography. Most likely, the iconography depicts the myth of Apollo's hopeless pursuit of the nymph Daphne. Upon seeing Daphne for the first time, Apollo had a moment of either love at first sight, or with some intervention of a certain god of love, Eros, fell madly in love with Daphne. He began chasing her. In order to protect herself from his dangerous pursuit, as she had vowed to be a maiden, she pleaded to her father, Peneus, for assistance. In response, Peneus, a river god, transformed Daphne into a laurel tree, thereby thwarting Apollo's pursuit. Still loving Daphne, Apollo vowed to honor her for all time; thus the laurel tree, which is Daphne in Greek (ΔΆΦΝΗ), became Apollo's chief attribute, with the laurel wreath he wore upon his head and the laurel staff he often carried. The laurel wreath became used as a prize for victors, as well as a symbol for the power of leadership. Therefore, the small figure on the coin running away from Apollo with branches in their hands, or as arms, is most likely Daphne mid-metamorphosis. The artist designed this coin type placing in perspective the three figures and giving each a separate ground line and size to show a depth of field. Apollo is the largest and most prominent figure; as such, he is in the foreground. The deer is smaller and has its own ground line, placing it further back in the scene, in the midground. Lastly, there is the small figure of Daphne with her ground line behind Apollo's arm. She is the smallest figure because she is the furthest away. She looks back to see if Apollo is still in pursuit as she runs away mid-transformation. By depicting the figures this way, the artist cleverly shows the full story of the myth, stuck forever in a pregnant pause. Va infatti osservato che si tratta di una figura in secondo piano e la cui resa stilistica appare estremamente eterogenea, a volte abbastanza accurata, altre estremamente schematica. Su alcuni coni sembra addirittura alata (?) e rivestita da una sorta di clamide (?), su altri del tutto sommaria e ridotta ad una forma stilizzata e disarmonica con sproporzione delle parti anatomiche. È come se si trattasse di un’immagine la cui iconografia, al contrario di quella di Apollo e della cerva, non attinge ad un repertorio iconico standard e pienamente definito ma resta affidata ad una variegata ed autonoma rielaborazione dell’incisore. Non a caso è stata identificata con un daimon, il quale peraltro tenderà a sparire nel corso delle emissioni a doppio rilievo. Questo stato di indeterminatezza non mi pare possa contribuire all’identificazione della piccola figura in corsa – dall’esecuzione progressivamente scadente – con una ninfa dalla celebrata bellezza quale Dafne, anche (e soprattutto) tenuto conto delle fattezze dell’immagine che mi sembrano assimilabili ad una figura maschile più che femminile. Semmai si può parlare di un Apollo daphneforos nel senso letterale di portatore di alloro, ma non di più in quanto l’epiclesi del dio (se presente) è alquanto controversa. Adornato (2007), ad esempio, propone di leggere l’iconografia monetale come il ritorno di Apollo Daphnephoros nel santuario delfico con il pais amphithales o di interpretare la figura in corsa sul braccio del dio come l’eidola, lo spirito di un defunto. In quest’ultimo caso la scena rappresenterebbe la purificazione del luogo sacro dall’eidolon di un daimon. Ma a prescindere da queste interpretazioni, certamente suggestive ma non comprovate, si può osservare che un riflesso della tipologia cauloniate si può cogliere nell’attività dell’incisore che tra fine V e inizio IV secolo a.C. realizzò alcuni pregevoli coni per la zecca di Abdera, i quali peraltro, come sottolinea Gorini (2010), contribuiscono all’identificazione con Apollo del tipo cauloniate. Nomos 3, 2011, 37 Lanz 138, 2007, 169 E mi chiedo se, mutatis mutandis, la piccola Nike in corsa sul braccio di Apollo che versa l’acqua nella patera retta dal dio non possa richiamare quello stesso atto di purificazione compiuto dal daimon (o altro essere) ritratto sugli incusi cauloniati. A ben vedere non mancano nel corso delle emissioni simboli che conducono in questa direzione, tra cui trampolieri, fontane, altari e corone d’alloro. Abbreviazioni: Adornato 2007 = G. Adornato, XAPAKTHP. Note iconografiche sugli stateri di Kaulonia, in M.C. Parra (ed.), Kaulonìa, Caulonia, Stilida (e oltre). Contributi, storici, archeologici e topografici, II, Pisa 2007, 333-49. Cahill-Kroll 2005 = N. Cahill-J.H. Kroll, New Archaic Coin Finds at Sardis, “American Journal of Archaeology”, 109/4, 2005, 589–617. Carroccio 2017 = B. Carroccio, Monetazioni incuse, Pitagorismo e aristocrazie indigene: appunti per una ridefinizione del problema, in G. De Sensi Sestito-S. Mancuso (edd.), Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale, II, Soveria Mannelli 2017, 77-107. Garraffo 1984 = S. Garraffo, Le riconiazioni in Magna Grecia e in Sicilia. Emissioni argentee dal VI al IV secolo a.C., Catania 1984. Gorini 2010 = G. Gorini, Intervento, in L. Lepore-P. Turi (edd.), Caulonia tra Crotone e Locri (Atti del Convegno internazionale - Firenze 2007), Firenze 2010, 480-94. Spagnoli 2013 = E. Spagnoli, La prima moneta in Magna Grecia: il caso di Sibari, Pomigliano d’Arco 2013.
  6. Aristofane

    MG Bruttium

    Salve, qualcuno di voi colleziona monete del Bruttium, confederali o cittadine? Personalmente ritengo la storia di questo popolo molto interessante e la sua monetazione quantomeno curiosa...
  7. Buonasera a tutti, un caro amico, avrebbe bisogno di 2 immagini presenti sul volume. Purtroppo non ho questa parte e non posso aiutarlo. Chiedeva cortesemente se fosse possibile avere le immagini dei numeri 954 e 955. Ringrazia anticipatamente, Skuby
  8. Mi riferisco all’emissione di Norba (Rutter, H.N. 248), rappresentata da un obolo in argento, del diametro sugli 11 mm (non illustrato nel volume H.N.). Norba corrisponde all’attuale Norma, sulle pendici dei Monti Lepini che si innalzano sulla pianura pontina, ed era una colonia latina sorta nel territorio che apparteneva ai Volsci. Dell’obolo di Norba è noto un unico esemplare, del peso di 0,67 g, ora nel Museo Nazionale Romano. La riproduzione della foto è tratta dalla fotocopia dell’unico articolo dedicato a questa zecca: F. Panini Rosati, Moneta unica di Norba, Arch. Class., 11 (1959), p. 102-107. Al diritto, di modesta conservazione, dovrebbe essere raffigurata una testa coronata di Cerere, mentre al rovescio c’è una spiga e la scritta NOVR. Naturalmente di fronte a un pezzo unico viene sempre legittimo chiedersi se è un pezzo autentico oppure falso. Secondo la testimonianza della Cesano (Monete rinvenute negli scavi di Norba, Notizie degli Scavi, 1904, p. 423-424), questo esemplare era stato rinvenuto in una stipe posta sotto il monumento di Giunone a Norma, assieme a due monete BR di Neapolis, un obolo di Fistelia, due fusi anonimi del Latium, due bronzi romano-campani, 20 monete romane repubblicane (soprattutto bronzi dal piede semilibrale fino all’unciale, tutti consunti), molti esemplari di aes rude (con peso da 6 fino a 140 g). La lettura dell’etnico è ovviamente fondamentale. La Cesano non ha stabilito nessuna attribuzione, salvo che lei ha creduto di leggere la terza lettera come una Y, similmente a ΛYK e quindi a una abbreviazione di Lucania. In effetti la spiga è un emblema della lucana Metaponto, ma ricorre anche in altre zecche, comprese quelle apule. Il Panvini Rosati fu il primo (e finora unico) ad attribuire questo esemplare a Norba. Innanzi tutto la lettera Y deve invece essere letta come V e il dittongo OV (ou) per O risulta attestato in alcune iscrizioni latine dell’Italia centrale. Quindi l’esemplare sembra autentico e attribuibile a Norba, che, come colonia latina, nel III secolo a.C. poteva avere il diritto a battere la moneta. Se si aggiunge che tale obolo appare allineato agli oboli della vicina Signia (sull’altro versante di Monti Lepini) e di Alba Fucens, risulta chiaro che sono tutte emissioni risalenti intorno al 280-275 a.C. e quindi al tempo della guerra pirrica, quando era ancora in vigore il didramma campano di circa 7,30-7,50 g. Attualmente sto studiando per una pubblicazione anche Signia, che ha emesso solo oboli, che però risultano essere coniati con diversi conii, non ancora tutti identificati. Gradirei molto avere immagini di questi oboli, oltre a quelli normalmente reperibili sui soliti siti di asearch e di CoinArchives. Infine chiedo agli esperti dell’Aes Grave, se allo stato attuale è possibile attribuire alcuni fusi all’area volsca (dove sicuramente almeno circolarono).
  9. Tra le ultime serie censite dalla Spagnoli nel corpus della monetazione di Sibari - a tutt’oggi privo del pur annunciato volume di Tavole - un unicum è rappresentato dall’emissione n. 257 (D/161-R/35?), collocata negli anni immediatamente precedenti la disfatta della città (fase 😄 ca. 514-510 a.C.). Al D/, infatti, un diadema perlinato adorna la testa del toro (foto 1), dettaglio assente sulle altre emissioni di questa fase e che si riscontra, invece, nello stadio iniziale della monetazione (fase A: 540/30-525; foto 2) per poi comparire su serie iniziali (ca. 510/500) della colonia sibarita di Laos (foto 3). 1 – Spagnoli, 257.a (dal ripostiglio di Amendolara: Polosa 2009, cat. 39) 2 - Noble Numismatics Pty Ltd, 124, 2020, 2945 (Fase A Spagnoli) 3 - NAC AG, 116, 2019, 17
  10. BFA, 105, lot 525 Southern Lucania, Metapontion, c. 540-510 BC. AR Stater (22mm, 8.05g, 12h). Barley ear. R/ Incuse barley ear. HNItaly 1479; SNG ANS 209-16. VF - Good VF Essendomi balzato agli occhi questo esemplare e non avendo riscontrato i coni da cui è tratto nel catalogo della Johnston vorrei condividere alcune perplessità: La moneta ha un modulo di 22 mm quindi dovrebbe inquadrarsi tra la fine delle coniazioni a tondello medio e più plausibilmente l’inizio della fase successiva, a tondello stretto e spesso. Gli esemplari ANS 209-16, con i quali viene confrontata (forse per la legenda?), hanno un modulo di mm 27-28 e quindi rientrano nella fase a tondello largo, tant’è che la Johnston, seguendo Noe, li colloca nella classe VI (nn. 115-116, 119, 121-122, 125, 128). Anomalo risulta pertanto anche il confronto con HN 1479 che comprende i tipi Noe 112-134 (classe VI). Come fa pertanto una moneta incusa con modulo di 22 mm a datarsi al 540-510 – datazione proposta dai compilatori – ossia nella fase a tondello largo? L’esemplare, in maniera del tutto inconsueta, è privo del partito decorativo dei bordi, sia al D/ che al R/. Le brattee della spiga, generalmente disposte generalmente con rette simmetriche, presentano al D/ sul lato sinistro un andamento alquanto curvilineo. I caratteri epigrafici, in particolare la M, presenta una forma decisamente atipica. Sulla base di queste considerazioni mi piacerebbe avere in merito un parere tecnico. Possiamo considerare questa moneta una nuova combinazione di coni oppure sussistono delle incertezze?
  11. È recentemente apparso sul mercato antiquario un nominale eneo di Crotone datato dopo il primo quarto del IV secolo a.C. e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Tripode, KPO R/ Chicco, MET CNG 115, 16.09.2020, 23 BRUTTIUM, Kroton. Circa 375-325 BC. Æ (11.5mm, 1.74 g, 11h). Alliance issue with Temesa. Tripod; KP-O flanking / Barley grain; T-EM (retrograde) flanking. CNG 53, lot 82 var. (legends), otherwise unpublished, but cf. Rutter, South, pl. 33, 11 and HN Italy 2204 for a similar, but earlier, issue. Dark green patina. VF. Extremely rare. From the Martinez Collection, purchased at the Verona Numismatic Conference, September 2005. Nella scheda informativa l’esemplare viene ricondotto ad un’alleanza (!) tra Crotone e Temesa (!) quest'ultima identificata dalla legenda presente al rovescio, considerata retrograda e letta pertanto nella forma TEM (!). Viene poi evidenziata la sostanziale unicità del pezzo se si escludono esemplari affini per tipologia (ma non sul piano epigrafico) apparsi sul mercato antiquario (e.g. CNG 53, 15.3.2000, 82) o presi in esame da Rutter (Rutter 1979, pl. 33, 11 e HN 2204). Un riesame degli elementi interni della moneta, congiuntamente ad un più ampio spoglio bibliografico, consente di apportare alcune puntualizzazioni. a) Le legende presenti su ambo i lati presentano disposizione e ductus speculari. Entrambe si compongono di tre lettere di cui le prime due contigue e disposte su un lato del tipo mentre l’ultima distanziata e collocata sul lato opposto (KP-O al D/ e ME-T al R/). Ne consegue che se la legenda del D/ deve inequivocabilmente leggersi KPO, quella del R/ va interpreta necessariamente come MET più che TEM. La forma TEM (riconducibile a Temesa), benché notoriamente attestata, compare in epoca ben più antica del IV secolo, investendo peraltro solo il metallo prezioso (AR). Né la frammentarietà delle fonti storiche e della documentazione archeologica conserva memoria dell’ipotizzata alleanza Crotone-Temesa nel secondo quarto del IV secolo a.C. b) Allo stato attuale della documentazione la moneta risulta effettivamente un unicum e pertanto di non facile inquadramento cronologico. Qualche osservazione è tuttavia possibile. Sia Metaponto che Crotone emettono monete in bronzo contrassegnate da tripode/chicco. Per Metaponto, in particolare, le serie interessate (figg. 1, 2) sono quelle del tipo HN 1638 (= Johnston 1989, 2), datate nell'ultimo quarto del V secolo a.C., il cui livello ponderale abbraccia valori compresi tra 2.4 e 1.5 gr.: D/ Tripode, MET R/ Chicco, HE o TE (figg. 1-2) Fig. 1 - Savoca Numismatik, 9th Blue Auction, 25.8.2018, 33 (erroneamente attribuita a Crotone; gr. 2, 36) Fig. 2 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 4.10.2005, 49 (gr. 2,19) Gli esemplari, diversificati dalle sigle sul R/, appaiono omogenei sotto il profilo iconografico per la resa del tripode con anello centrale di grosse dimensioni e anse laterali rese di profilo. Ad essi possono aggiungersi i pezzi illustrati da Attianese provenienti dal commercio antiquario (Attianese 2005, 121-122, nn. 8-9) che per elementi iconografici, epigrafici (sigla TE al R/) e ponderali - gr. 2,20; gr. 1,60 (consunta) - sembrerebbero riferibili alla zecca metapontina più che a quella crotoniate. Per Crotone la situazione appare più complessa. Gli esemplari con tripode/chicco (Rutter 1979, gruppo III; Taliercio 1993, fase 1. III; HN 2204), appaiono ascrivibili alla più antica fase della monetazione in bronzo crotoniate (ca. 420-410/5 a.C.), contraddistinta dall'uso del koppa arcaico (fig. 3). L’esiguità dei pezzi finora noti (2 ess.: gr. 1,73; 1,04) non consente di definire con certezza il livello ponderale che, in ogni caso, appare più basso rispetto a quello degli esemplari di Metaponto con analoga tipologia, come sembrerebbe documentare il pezzo recentemente apparso sul mercato antiquario (fig. 4: gr. 1,68). Fig. 3 - Rutter 1979, pl. XXXIII, 11 (gr. 1,73) Fig. 4 - Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, E-Auction 35, 17.9.2020, 53 (gr. 1,68) Questi elementi, benché non esaustivi e ancorati all'esigenza di una base statistica più ampia, consentono forse di meglio precisare la cronologia dell’esemplare KPO-MET. Se da un lato la presenza del kappa esclude per CNG una collocazione nelle fasi iniziali della produzione enea, dall'altro anche la datazione al 375-325 presenta alcune criticità. Le serie collocate da Rutter in questo ambito temporale (HN, 2211-2216), corrispondenti alla terza fase della classificazione proposta dalla Taliercio, differiscono dalla moneta in esame sia per elementi tipologici (testa di Athena/aquila su testa di cervo; Aquila stante o su testa di ariete/tripode con alto collo) ed epigrafici (presenza di lettere e sigle), sia per il livello ponderale decisamente più elevato (da gr. 26 a gr. 3 circa). A ciò si aggiunge la presenza di un duplice etnico, che costituisce un elemento di originalità all'interno della monetazione enea della polis e che non trova alcun riscontro all'interno delle serie citate. Affinità tipologiche ed epigrafiche si rilevano invece con alcune serie di stateri in argento, talora legati da incroci di conio, contrassegnati dall’Herakles oikistàs (fig. 5) o dai tipi tripode/tripode (fig. 6) e Aquila su capitello ionico/tripode (figg. 7-8), sia per la costante presenza del chicco, sia per la comparsa di lettere e sigle (E, ME). La moneta con Herakles OIKIMTAM (oikistàs) si rivela di particolare interesse in quanto il conio di D/ è lo stesso che batte alcuni esemplari con Apollo e Python (fig. 9), datati da Stazio nel periodo della spedizione ateniese in Sicilia (Stazio 1984, 386 s.), dove però la legenda del R/ - KPOTON - documenta la progressiva ma non ancora definitiva transizione all'alfabeto ionico. Fig. 5 - CNG, MbS 58, 19.9.2001, 84 Fig. 6 - CNG, E-A 380, 10.8.2016, 39 Fig. 7 - Gemini, LLC, III, 9.1.2007, 44 Fig. 8 - RN, 18, 29.9.2019, 491 Fig. 9 - CNG, E-A 472, 15.7.2020, 474 Se pertanto le corrispondenze sul piano tipologico ed epigrafico non sono casuali, si potrebbe proporre per la moneta di bronzo con tripode, KPO/chicco, MET un inquadramento tra lo scorcio del V secolo ed il primo decennio del IV, nel periodo immediatamente successivo al momento iniziale della produzione enea della città (gruppi I-II Rutter: 420-410/05 a.C.). Restano ovviamente da indagare le motivazioni che indussero Crotone a riprodurre in questo periodo tipo (chicco) e legenda (MET) propri di un’altra città e l’unicità del pezzo impone le dovute cautele in proposito. Si può tuttavia osservare che agli esordi della monetazione in bronzo sia Crotone che Metaponto non sembrano esenti da consonanze sul piano tipologico: Crotone adotta un tipo (chicco) proprio di Metaponto, che a sua volta riprende il tripode (crotoniate?) su serie databili nell’ultimo quarto del V secolo (HN 1637-1638 = Johnston 1989, 1-2; fig. 10). Tali serie, assegnate a Metaponto da Rutter e Johnston, vengono invece attribuite a Crotone da Attianese (2005, 334-338) che ipotizza un’alleanza tra le due città “verso la seconda metà del IV secolo per rapporti non solo politici, ma tanto più economici e commerciali” (p. 338). Fig. 10 - BFA, E-a 73, 14.9.2019, 131 (gr. 4,06) Per concludere una considerazione di ordine metodologico. La compresenza di tipi (e/o legende come nel caso dell’es. CNG) riferibili a città diverse sulla stessa moneta non si traduce, sic et simpliciter, in un’“alleanza” tra due centri. Tanto più che il tripode raffigurato sulle serie enee metapontine del tipo HN 1637-8 (fig. 9), proprio per l’assenza di etnico, non necessariamente costituisce un esplicito riferimento a Crotone. Potrebbe ad esempio sottintendere un richiamo ad Apollo, quest’ultimo peraltro raffigurato sul D/ di una serie bronzea di Metaponto e richiamato al R/ proprio dal tripode associato al tipo e alla legenda di metapontini (fig. 11). Fig. 11 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 30, 28.5.2009, 11 Bisogna, pertanto, prestare la dovuta attenzione nell'interpretazione storica del dato numismatico, soprattutto in assenza di opportuna documentazione storiografica e/o quando non si dispone di solidi ed incontrovertibili elementi di giudizio. Nel caso dell’esemplare a legenda KPO-MET poi, anche a voler seguire (dubitativamente) l’ipotesi dell’“alleanza”, andrebbero definiti tempi e modi della stessa, peraltro un contesto, quale quello proposto dai compilatori (375-325 a.C.), segnato dall'occupazione dionigiana di Crotone e da una serie di eventi destabilizzanti per la città. Riferimenti: Attianese 2005 = P. Attianese. Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005 HN = N.K. Rutter et alii, Historia Numorum. Italy, London 2001 Johnston 1989 = A. Johnston, The Bronze Coinage of Metapontum, in G. Le Rider (cur.), Kraay-Mørkholm essays. Numismatic studies in Memory of C.M. Kraay and O. Mørkholm, Louvain-la-Neuve 1989, 121-136. Rutter 1979 = South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli - Napoli 1977, Roma 1979, 193-223 Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, 369-398. Taliercio 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, 111-129.
  12. Le emissioni monetali di Laos appaiono alquanto limitate per entità del numerario e monotona risulta la tipologia, specie per l’argento, imperniata sulla ripetizione dello stesso tipo (toro androprosopo barbato) su entrambi i lati. In poco più di sessant’anni, dal 510/500 ca. al 453 a.C., lo studio di Sternberg - a tutt’oggi l’unico corpus disponibile, benché datato (1976) - ha infatti rilevato appena 27 coppie di coni (20 di D/ e 24 di R/), di cui 9 per gli stateri, 2 per la dracma, 10 per i trioboli, 3 per i dioboli, 2 per gli oboli e 1 per l’emiobolo. È pertanto sempre di notevole interesse poter osservare varianti inedite o alquanto rare che contribuiscono ad integrare ed “aggiornare” studi di vecchia data, i quali restano tuttavia una imprescindibile base di partenza per lo studio di questa monetazione. Mi riferisco, nello specifico, a due monete apparse recentemente apparse sul mercato antiquario (foto 1-2) che parrebbero tratte dagli stessi coni e caratterizzate al R/ dalla posizione del toro a sinistra, una variante rarissima che si riscontra unicamente sul tipo Sternberg, serie III, 8 (foto 3), come opportunamente rilevano i compilatori della scheda. Tra le due emissioni (Sternberg 8 e quella in oggetto) si notano però alcune differenze alquanto marcate, quali la diversa resa della testa del toro al D/ e la sua postura - dinamica, con masse muscolari più accentuate, e statica - , la linea di base, liscia e perlinata, e la forma della legenda , che appare su entrambi i lati delle due emissioni rispettivamente retrograda e prograda;. Né mancano elementi di differenziazione al R/, come documentano i diversi esiti stilistici del toro e il decoro del bordo (lineare e liscio). Mi sembra che le differenze siano troppo marcate per poter attribuire queste due monete (sulle quali non nascondo le mie perplessità) alla serie III e sarei grato agli utenti lamonetiani se volessero esprimere un proprio parere in merito. 1 - NAC AG, 125, 23.6.2021, 268 (gr. 7,53) From a private Swiss Collection 2 - Roma Numismatics Ltd., 19, 26.3.2020, 199 (gr. 7,58; mm 22) From a private European collection, outside of Italy prior to December 1992 3 -Peus, 413, 29.10.2014, 4 (gr. 7,77; Sternberg, serie III,8 )
  13. Interessante AE di Metaponto nella prossima asta Bertolami, 105, 549: Southern Lucania, Metapontion, c. 350-275 BC. Æ (13.5mm, 1.62g, 12h). Young male head r. wearing pilos (Dioskouros). R/ Barley-grain. Unpublished in the standard references including A. Johnston “The Bronze Coinage of Metapontum” in Kraay-Mørkholm Essays, pp. 121-6. Very Rare, VF. Segnalo che contrariamente a quanto affermato nella scheda, l’esemplare, effettivamente assente nel catalogo della Johnston, non risulta inedito in quanto un pezzo simile era già apparso sul mercato antiquario (http://www.magnagraecia.nl/coins/Lucania_map/Metapontion_map/jpgs/MetaJ00-1.85.jpg) Munthandel G. Henzen, list 155, 2004, 13 (gr. 1,85)
  14. La monetazione in bronzo di Neapolis è stata oggetto di uno studio datato (La monetazione di Neapolis nella Campania antica, Atti VII Conv. CISN-1980, ed. 1986, 219-373) ma nel contempo encomiabile - e a tutt’oggi privo di confronti - a firma di M. Taliercio, che attraverso l’esame di circa 2500 esemplari ha ricostruito la successione delle emissioni, l’assetto strutturale e la griglia cronologica delle varie serie enee della zecca. Si aggiunge un contributo della stessa A. (Simboli, lettere e sigle sul bronzo di Neapolis, "BdN", suppl. 4/I, 1987, 161-78) e studi relativamente più recenti che hanno prospettato ipotesi ricostruttive differenti (R. Lippi, Le serie enee di Neapolis (fasi I-III). Aspetti ponderali e cronologia, “RIN”, CIII, 2002, 21-48). A distanza di più di quarant’anni dal Convegno partenopeo su Neapolis, la documentazione si è notevolmente ampliata e non di rado proprio in questo forum sono emersi interessanti spunti di riflessione suggeriti dalla segnalazione di nuovi esemplari. Tra le monete di bronzo neapolitane recentemente apparse sul mercato antiquario vorrei segnalare un esemplare recentemente venduto da RN. Si tratta di un pezzo con testa virile, astro al D/ e cavaliere, PO al R/ inquadrabile nella fase IV.b, 10 della classificazione Taliercio che corrisponde al n. 759 nel catalogo del Sambon. RN, 88, 9.9.2021, 33 (ex coll. Vitangelo) Sul piano tipologico l’esemplare non presenta anomalie. A suscitare qualche perplessità è invece il dato ponderale (gr. 5,89), che non collima con la ricostruzione della Taliercio. All’interno della IV fase del bronzo di Neapolis, infatti, il gruppo IV.b ha un peso medio di gr. 3,18 corrispondente alla metà circa dell’unità maggiore (gr. 5,84), rappresentata dal gruppo IV.a (lira e omphalos), di cui i successivi gruppi costituiscono rispettivamente il terzo (IV.c-d: gr. 2,31; 2,43) e il quarto (IV.e-f: gr. 1,46; 1,36). Gruppo IV.a (t. di Apollo/lira e omphalos) UNITA’ (p.m.: gr. 5,84) CNG 488, 2021, 8 Gruppo IV.b (v. supra) ½ (p.m.: gr. 3,18) Gruppo IV: c (t. di Artemide/cornucopia); d (t. di Apollo/toro incoronato da Nike) 1/3 (p.m. gr. 2,31; 2,43) SNG Morcom, 180 CNG 327, 2014, 80 Gruppo IV: e (t. di Apollo/tripode); f (t. di Apollo/protome di toro) ¼ (gr. 1,46; 1,36) CNG, 327, 2014, 24 SNG Morcom 146 Se ne deduce che il peso dell’esemplare in oggetto (gr. 5,89), se corretto, appare perfettamente coincidente con quello dell’unità maggiore e non con la frazione corrispondente alla sua metà. Pur tenendo conto che il bronzo tendenzialmente presenta delle oscillazioni ponderali più sensibili rispetto all’argento, i conti non tornano. Altri esemplari del gruppo IV.b presentati in asta, infatti, non raggiungono mai un peso così elevato: gr. 3,67: CNG, 58, 2001, 32 (ex CNG 226, 2010, 27 ex NAC AG, K, 2000, 1018) gr. 3,64: Münzen & Medaillen GmbH (DE), 21, 2007, 14 (ex Lindgren) gr. 3,64: Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 2005, 21 gr. 2,65: BFA, 93, 2021, 27 Vorrei pertanto chiedere se qualcuno possiede o ha notato su cataloghi di collezioni pubbliche, private o di vendite all’asta, esemplari simili a quello postato (gruppo IV.b) con peso compreso tra gr. 5 e 6.
  15. Ho acquistato queste due monete sabato, vorrei avere qualche parere. Peso 0,81g diametro 11 mm.
  16. Recentemente apparso nell’asta NAC AG, 123, 9.5.2021, 69 ma già noto al commercio antiquario (Künker, 182, 2011, 57) questo divisionale emesso da Sibari viene classificato dagli editori come terzo di statere nonostante il peso decisamente elevato (gr. 2,99). L’identificazione del nominale è accolta anche dalla Spagnoli (La prima moneta in Magna Grecia: il caso di Sibari, 2013) che scheda l’esemplare (fase B) al n. 1013 a rilevando identità di coni con ulteriori 3 monete: SNG Manchester, 234 (gr. 2,46) Kraay-King 1987, 10 ex ripostiglio S. Giovanni Ionico 1971 (CH IX, 599: gr. 1,81) Paestum, MAN, 905 ex Heraion foce Sele (gr. 1,75) Del resto, dracme dal peso ampiamente eccedente la norma teorica del piede acheo-corinzio risultano ben attestate all’interno del catalogo redatto della Spagnoli, seppur circoscritte alla fase B: Cat. 1004 a (gr. 3,18) Cat. 1004, 1 a (gr. 3,84) Cat. 1004, 1 b (gr. 3,74) Cat. 1004, 2 a (gr. 3,37) Cat. 1018 a (gr. 3,31) Cat. 1026 a (gr. 3,01) Cat. 1034 a (gr. 3,36) Ad esse si aggiungono i seguenti pezzi apparsi più di recente: Savoca Numismatik, 20th Silver Auction, 2018, 8 (gr. 3,12) RN 14, 2017, 15 (gr. 2,95) Künker 236, 2013, 301 (gr. 3,64) La questione era stata già al centro delle riflessioni di Lorenzo Lazzarini che riferiva ad un possibile emistatere il peso di gr. 3,84 di un esemplare in collezione privata (L. Lazzarini, Un emistatere inedito di Sibari, “RIN”, CIII, 2002, 15-9 = Spagnoli 1004, 1 a), identificazione peraltro suggerita anche a proposito di un ulteriore nominale (gr. 3,37) apparso in CNG 59, 2002, 2 (= Spagnoli 1004,2 a). Ma anche in tempi più remoti non erano mancate osservazioni e rilievi sulle eccedenze ponderali. Così nell’edizione del ripostiglio (disperso) di S. Giovanni Ionico (Kraay-King 1987: CH IX, 599), dove un divisionale sibarita tratto dagli stessi coni dell’es. sopra illustrato (NAC AG, 123, 9.5.2021, 69) e classificato dalla Spagnoli come dracma (1013 c), veniva invece identificato come “tetrobolo” dagli editori del tesoro a motivo del peso (gr. 1,81). La questione, senza dubbio complessa, viene circoscritta dalla Spagnoli alle coppie di coni 1004, 1 e 1004, 2, le uniche ad essere documentate esclusivamente da esemplari (rispettivamente 2 e 1) di peso superiore a gr. 3. Per la studiosa sarebbe possibile “una isolata battitura di un taglio equivalente ad un emistatere” (p. 153) mentre “i valori eccedenti il limite ‘teorico’ di ciascun nominale risultano spiegabili solo se si ipotizza un sistema di coniazione al marco [….]” (p. 154). La problematica andrebbe tuttavia ulteriormente approfondita anche attraverso una valutazione comparativa con produzioni coeve di altre zecche. Se infatti la coniazione al marco resta un’ipotesi certamente plausibile, che ben spiegherebbe gli scarti ponderali all’interno dei vari nominali, si osserva che l’attestazione di divisionali alquanto “pesanti”, prossimi o superiori a gr. 3, non sembra una peculiarità della monetazione di Sibari. E’ noto infatti un divisionale di Crotone, su cui si è già discusso, (https://www.lamoneta.it/topic/153025-kroton-hemistater-inedito/) del peso di gr. 4,22 (mm 26) che ripropone il problema dell’esatta identificazione di questi nominali all’interno di un sistema di partizione ternaria quale quello corinzio. Lo scarto ponderale appare infatti decisamente anomalo per un divisionale corrispondente ad 1/3 dello statere. RN 60, 2019, 98 (ex RN 30, 2016, 21) Un significativo ma nel contempo prudente confronto è invece dato dai valori che si riscontrano in ambito tirrenico, in particolare per le dracme incuse di piede foceo-fenicio di Poseidonia, colonia sibarita sul Tirreno, città alla quale Sibari appare fortemente legata sia sul piano politico che cultuale. Ne costituisce segno evidente Il toro sibarita, che oltre al fiume Sybaris, richiama l’animale che sin dall’età arcaica veniva sacrificato a Poseidon dalla madrepatria Helike e che riappare, in associazione col dio, nelle emissioni attribuite ai tentativi di rifondazione di Sibari post 510 (476, 453) e soprattutto – forse non a caso - a Poseidonia, “come segno di continuità di un culto metropolitano” (B. Carroccio, Monetazioni incuse, Pitagorismo e aristocrazie indigene: appunti per una ridefinizione del problema, in G. De Sensi Sestito – S. Mancuso curr., Enotri e Brettii in Magna Grecia, II.1, Soveria Mannelli 2017, 85). Ma anche a prescindere dal contatto con Poseidonia, per Sibari tale “anomalia” ponderale assume particolare risalto se si osserva che nella fase A, che risulta la più antica, le uniche quattro dracme registrate dalla Spagnoli (catt. 1001-1003, 1000) presentano pesi piuttosto regolari ed omogenei (gr. 2,34; 2,42; 2,42; 2,46). Questi ed altri elementi – su cui non mi soffermo per brevità – richiedono certamente una maggiore puntualizzazione. Sarebbe pertanto auspicabile una più attenta analisi di alcuni aspetti della monetazione sibarita che invece risultano alquanto sedimentati - se non "scontati" - negli studi anche recenti. In primis l’assetto strutturale della zecca e l’articolazione dei nominali anche nell’ottica di un diverso inquadramento cronologico – peraltro già ventilato (Carroccio) – delle varie fasi, in particolare di quella iniziale (ante 530 a.C.).
  17. Mi è caduto l'occhio su uno statere di Thurium passato recentemente in asta e sulla sua somiglianza con un altro pezzo battuto da un'altra casa alcuni anni fa, soprattutto per un piccolo difetto dietro il posteriore del toro (un problema di conio, probabilmente, perchè da un altro pezzo simile sembra che lì dovesse esserci una civetta...). Ci sono differenze di tondello, ma i particolari delle due monete sembrano identici. Possibile uno stesso conio per entrambe, visto il difetto, o c'è il richio di cloni, ipotesi che mi sembra meno plausibile (ho corretto togliendo un non galeotto che cambiava senso alla frase...). In questo caso il difetto potrebbe imputarsi a una rottura del conio? questo è il primo...
  18. Chi mi sa dire qualcosa di preciso e darmi qualche nozione e qualche testo (magari specifico, se ne esistono) di riferimento su queste due zecche alquanto misteriose? Ho aperto la discussione in questa sezione in quanto sono generalmente considerate zecche magnogreche (rispettivamente campana e lucana), ma in realtà sarebbe più corretto considerarle pre-romane e italiche, considerando l'origine dei due insediamenti di riferimento. Ecco che, però, parlando delle città alle quali sono state ascritte le monete in questione, sorgono numerosi interrogativi e si apre la reale questione della corretta attribuzione. Al momento ci si muove nel terreno delle congetture, basate più che altro su alcune legende. Ma i ritrovamenti in loco supportano queste attribuzioni o rivelano nuovi interessanti scenari? Per quanto riguarda la prima zecca, parliamo delle monete con dicitura IDNO, dove la D potrebbe essere in realtà una RO greca corrotta o una lettera di un locale alfabeto italico, probabilmente comunque corrispondente alla nostra "R". Queste monete, per l'assonanza con il fiume Irno che scorre a Salerno e nelle sue vicinanze, sono state attribuite all'insediamento etrusco-sannitico (quindi italico) della frazione salernitana di Fratte, identificato con la città di Irna proprio in virtù delle iscrizioni monetali. Altre monete attribuite a questo insediamento commerciale recano la dicitura in genitivo IRNTHI. Siamo, dunque, sicuri che sia le monete con dicitura IDNO che le monete con dicitura IRNTHI siano ascrivibili alla stessa zecca di produzione? (a prescindere dall'identificazione con la Fratte di Salerno). Di seguito allego una foto dell'unica moneta che sono riuscito a trovare sul canale acsearch. Dimenticavo che di questa località si conoscono solo monete bronzee. Al D/ Apollo con corona d'alloro e al R/ toro androprosopo con etnico
  19. Dopo oltre un secolo dalla scoperta torna in asta un incuso di Crotone proveniente da uno dei più discussi rinvenimenti monetali dell’antichità: il “rispostiglio” di Taranto 1911 (IGCH 1874). Nomos AG, Auction 21, 21/11/2020, 53 BRUTTIUM. Kroton. Circa 530-500 BC. Stater (Silver, 28 mm, 8.86 g, 12 h). ϘΡΟ Tripod, with legs ending in lion's paws, and with three handles and snakes rising from the bowl, on dotted exergual line; cable border. Rev. Same type, but incuse; rayed border. HN III 2075. Jameson 1879 (this coin). SNG ANS 234. A very attractive, nicely toned example of great beauty. Minor die fault in the reverse field to right, otherwise, extremely fine. From the collection of the Rockefeller University and that of Dr. Alfred E. Mirsky (originally acquired prior to the 1950s), Gemini VII, 6 January 2011, 65 (but there misidentified as being HN III 2085 with both a crab and the ethnic on the reverse, neither of which, quite clearly, can be seen on this coin!), from the Jameson Collection and from the Tarentum find of 1911. Il tesoro venne alla luce il 22 giugno 1911 in località Borgo Nuovo, area in cui si tende a collocare l’acropoli della città. Ne facevano parte circa 600 esemplari d’argento contenuti in un vaso - tra cui monete della Grecia, della Magna Grecia e siceliote oltre a circa 6 kg d’argento non monetato – distribuiti entro margini cronologici alquanto ristretti, dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C. Di seguito la descrizione del rinvenimento fornita dal Kraay (IGCH, n. 1874):
  20. Peus 427, 04.11.2020, 83 GRIECHISCHE MÜNZEN Bruttium Kroton Diobol 367/324 v. Chr. Dreifuß, links PENT / Adler mit rückwärts gewandtem Kopf vor Olivenzweig. Rutter, HN -; HGC 1487 corr.. 0.79 g.; Feine Tönung Sehr selten Sehr schön - vorzüglich Ex Slg. Graeculus. Die Legende PEN neben dem Dreifuß, die an Stelle des Ethnikons erscheint, bezieht sich wohl kaum auf die Wertstufe dieses so seltenen wie bedeutenden Stückes. Die Zahl 5 lässt sich nicht sinnvoll anwenden auf ein Silbernominal von einem Mittelgewicht von ca. 0,86 g. Indes weist die prominente Platzierung dieser Legende darauf hin, dass hier ein Bezug auf den Prägeherrn unternommen wird. Vermutlich gibt dieser sich als Pentápolis zu erkennen, als ein Verband von fünf Städten, wie wir ihn aus Hdt. 1,144 und Strab. 6,2,4 kennen. Kroton beherrschte bereits im 6. Jh. v. Chr. ein weites Territorium, auf dem sich weitere Städte befanden: Sybaris, Temisa, Pandosia und Laos. Im frühen 4. Jh. setzte es sich an die Spitze der Italischen Liga (Polyb. 2,39,6), die sich fortan gegen das aggressive Syrakus und (später) gegen die Brettier zu bewähren hatte. Das vorliegende Geldstück scheint ein Zeugnis einer kurzen Phase zwischen 367 und 324 zu sein, in der Kroton Diobole für eine Pentapolis aus fünf achaischen Städten prägte. Di questa moneta e della sua attribuzione si era già parlato: https://www.lamoneta.it/topic/182983-kroton-con-pen/. Viene ora riproposta (coll. Graeculus) ma con legenda errata ( al posto di ). Altri esemplari simili battuti probabilmente dagli stessi coni erano già apparsi sul mercato antiquario: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 2014, 17 (ex Peus 401, 2010, 29) Rauch 86, 2010, 142 (ex Hirsch 269, 2010, 2260) Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) illustra con pessima riproduzione fotografica un diobolo simile (gr. 1,35) riportando un’erronea lettura della legenda (KPO invece di ). Ne indica la provenienza da Capo Rizzuto in epoca ignota (notizia non verificabile). Nel catalogo di vendita più recente Peus evidenzia come l’iscrizione , se letta come abbreviazione del numerale pente (5), non sembrerebbe riferirsi alle iniziali del nominale (che il peso di gr. 0,79 riconduce ad un diobolo) in quanto nel sistema acheo-corinzio adottato da Crotone la scala dei nominali non contempla una suddivisione su base 5. Ne consegue che la peculiare sigla debba necessariamente interpretarsi come allusiva al nome dell’autorità emittente (come peraltro avevo proposto nella discussione citata) Tale “autorità” viene identificata dai compilatori con una presunta Pentápolis, una confederazione di cinque città esemplata sul modello tradito dalle fonti (Hdt. I,144 e Strab. VI,2,4). Osservazione alla quale è possibile muovere più di un rilievo. Il contesto della pentapoli dorica oggetto della narrazione di Erodoto è di VI-V secolo a.C. e riguarda alcuni centri dell’Asia Minore. Lo storico narra che Agasicle di Alicarnasso commise un atto di empietà sottraendo illecitamente il tripode dopo aver vinto una gara. Per questo motivo le altre città che fino ad allora avevano fatto parte dell’Esapoli (Lindo, Ialiso, Camiro, Coo, e Cnido) esclusero Alicarnasso dalla confederazione, che da allora prese il nome di "Pentapoli dorica”. Rapido è anche l’accenno di Strabone (storico e geografo di età augustea) che nel definire il nuovo assetto urbano assunto da Siracusa all’epoca di Augusto ricorda che anticamente la polis comprendeva cinque città (o meglio quartieri: l'isola di Ortigia; l'Akradina; la Tiche; la Neapolis; l'Epipoli). Sulla scia della pentapoli dorica e di quella siracusana, a giudizio dei compilatori della scheda Peus, anche Crotone avrebbe dato vita ad una sorta di confederazione di 5 città. E per ben due volte: dapprima negli anni finali del VI secolo a.C., periodo in cui, grazie alla disfatta di Sibari (510), esercitò la sua epicrazia su un vasto territorio che comprendeva Sibari, Temesa, Pandosia e Laos; successivamente all'inizio del IV secolo, quando aderì (e fu per un periodo a capo) alla Lega Italiota insieme a Thurii, Caulonia, Metaponto ed Heraklea (Polib. II,39,6). Se ne conclude (per Peus) che la moneta in questione potrebbe interpretarsi come la testimonianza di una breve fase, tra il 367 e il 324, in cui Crotone emise dioboli per una confederazione (pentapoli) formata da cinque città achee. Queste osservazioni inducono alla riflessione e soprattutto alla cautela, onde evitare di accostare acriticamente la documentazione numismatica alle fonti storiche, ipotizzando che tipi monetali e/o legende rappresentino una sorta di trasposizione “materiale” ed immediata di precipui eventi storici. In primis bisognerebbe accertare che la moneta sia stata emessa da Crotone, ipotesi che in Peus diviene un assunto veicolato, evidentemente, dal tipo del tripode - emblema civico riprodotto senza soluzione di continuità sulle emissioni argentee della città - e soprattutto dall’abbinamento tripode/aquila, che pure è parte integrante del repertorio tipologico della polis. In realtà gli unici dioboli crotoniati noti con questa tipologia (del tipo ANS 417) risultano sempre contrassegnati dall’etnico, seppur in forma abbreviata (KP). Hirsch 255, 2008, 1339 Appare inoltre anomalo che una città a capo della lega italiota abbia voluto celebrare un tale momento storico non con nominali di taglio elevato (stateri) bensì con divisionali stilisticamente assai modesti e preferendo al nome della (presunta) polis egemone quello di una non meglio specificata pentapoli. Le emissioni ascrivibili al periodo della lega italiota sono, in realtà, di ben altro tenore. Esse esibiscono stateri con la legenda di Crotone e i tipi di Hera Lacinia/Herakles libante, immagini che attraverso la vivificazione di antichi culti veicolano un chiaro messaggio politico, in uno scenario storico – quale probabilmente quello della lotta contro Dionigi – denso di eventi traumatici e destabilizzanti per la città. Sarebbe pertanto auspicabile chiedersi se la peculiare sigla sia davvero riferibile a Crotone o se, piuttosto, il centro di emissione non vada ricercato altrove. A tal proposito mi sembra interessante accostare agli esemplari con legenda un inedito diobolo apparso di recente sul mercato antiquario che associa al tipo del tripode sul D/ una testa d’aquila accompagnata dalla lettera al R/. Attribuito dubitativamente a Crotone, l’esemplare risulta un unicum e pertanto la cautela e d’obbligo, tuttavia la corrispondenza dei tipi (benché parziale al R/) e la presenza della stessa iniziale () potrebbero costituire elementi non casuali, suggerendo un’emissione certamente limitata sia nel tempo che a livello di nominali coniati (solo dioboli). L’identificazione di tuttavia, resta a mio parere ancora da indagare. Roma Numismatics Limited, E-Sale 55, 2019, 94 Greek Bruttium, Kroton(?) AR Diobol. Circa 400-350 BC. Tripod / Head of eagle right; Π below. SNG ANS -; HN Italy -; SNG Copenhagen -; BMC -; SNG Lockett -; apparently unpublished in the standard references.0.72g, 10mm, 9h. Very Fine. Possibly Unique; unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives. From the inventory of a European dealer.
  21. Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 213, 19.11.2020, 39 Bruttium, Croton. Alexandria Diobol; Bruttium, Croton; c. 430-420 BC, Diobol, 0.78g. HN Italy-2133 var. (hare r.), SNG ANS-332 var. (hare r.). Obv: Tripod, annulets above and to either side. Rx: Hare leaping l. between two annulets.Rare; this exact variety apparently unpublished. VF Precedentemente apparso in Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 209, 3.12.2019, 189, l’esemplare non costituisce una variante inedita, come invece si legge nella scheda. Un pezzo tratto dagli stessi conii era infatti già comparso sul mercato antiquario: CNG, Mail Bid Sale 66, 19.05.2004, 90 BRUTTIUM, Kroton. Circa 460-440 BC. AR Diobol (0.76 gm). Tripod, legs terminating in lion's feet, O to either side / Hare springing left; O above and below. Cf.Attianese 78; SNG ANS 332 var. (hare right); HN Italy 2133 var. (hare right). Toned, good VF. Extremely rare; apparently unpublished. Un altro esemplare, iconograficamente affine per la resa del tripode, ma distinto al R/ per posizione della lepre (a destra) ed assenza dei cerchietti, in: CNG Mail Bid Sale 69, 08.06.2005, 59 BRUTTIUM, Kroton. Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Tripod; O to either side / Hare running right. Cf. Attianese 77; cf. SNG ANS 332; cf. HN Italy 2133. Good VF, toned, light porosity. Unpublished with O's on obverse. Mi rendo conto che la mole di materiale da visionare e schedare in occasione di un’asta, unitamente allo stringato tempo a disposizione, costituiscano un forte limite per l’approfondimento le ricerche. Le quali, tuttavia, appaiono tanto più indispensabili quanto più si ritiene che un esemplare costituisca una “variante inedita”. Un caso analogo, per restare in Magna Grecia, si riscontra per il divisionale di Taranto (unpublished variety ) apparso lo scorso anno in: Nomos, Obolos Web Auction 13, 02.07.2019, 51 CALABRIA. Tarentum. Circa 280-228 BC. Obol (Silver, 9 mm, 0.49 g, 9 h). Kantharos, flanked by two stars below. Rev. Kantharos, flanked by two stars below. HN III 1076. Vlasto 1654 var. Nicely toned; an unpublished variety with stars on both sides. Very fine.From the Vineyard Collection, purchased from Coin Galleries in New York City on 19 February 1998, and from an older American collection. Si tratta in realtà di una serie (kantharos tra due astri sia al D/ che al R/) già nota: Numismatik Naumann (formerly Gitbud & Naumann), Auction 6, 04.08.2013, 45
  22. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: 6,40 g Diametro: 19x20 mm Metallo Presunto: (vorrebbe sembrare?) argento D/ Giovane incorona cavallo “IΩ / NEY / MH” R/ Giovane su delfino con elmo, due stelle “ΠOΛY / TAΡAΣ” Buongiorno, penso sia una riproduzione di una moneta di Taranto (rif. BMC 144-146, Vlasto 739-745). Online le ho viste chiamate nomos, didracma o statere (sono tutti e tre sinonimi?) Per quanto riguarda la moneta che ho postato, è solo un'imitazione, vero? Sono quasi sicuro non sia autentica, ma essendo nuovo preferirei una conferma. Ringrazio anticipatamente per qualsiasi aiuto.
  23. Cerco informazioni su una monetazione rarissima, della altrimenti ignota città di Sidium, nell'Apulia, che ha emesso un piccolo bronzo con al dritto una testa di Zeus a dx e a rovescio un ercole appoggiato alla clava e la scritta in greco "sidinon". Poche righe sul Garrucci con disegno nelle tavole finali. Pochissimi altri testi ne parlano con indicazioni di rarità attorno a r5. Se possibile mostratemi le monete passate eventualmente in asta, con notizie e valutazioni (0 di 0 trovate su coinarchives, wildwinds e SNGuk)
  24. LA MONETAZIONE DI SUESSA Uno dei maggiori compiti del Forum sarebbe anche quello di segnalare importanti articoli, magari confinati in riviste o libri di non facile accesso se non in ambienti accademici e quindi praticamente sconosciuti a collezionisti e anche a semplici cultori privati. Quindi colgo l’occasione della pubblicazione di un interessante studio della professoressa Rosa Vitale, della Seconda Università degli Studi di Napoli, sulla monetazione di Suessa, in Campania. Questo studio fa parte di un più vasto programma di ricerca universitaria sulle monete della Campania settentrionale ed interna. L’articolo è presente nella rivista “Orizzonte. Rassegna di Numismatica”, X, 2009, p. 51-89. E’ uno studio preliminare a un vero e proprio Corpus e si occupa essenzialmente sulla struttura interna della monetazione, tralasciando al momento alcuni aspetti, come quelli tipologici, e pure manca l’analisi dei conii, che può permettere una migliore valutazione della quantità di emissione e una possibile sequenza relativa (non si sa ancora l’esatto ordine dei vari simboli). Ci sono pochissime immagini mentre sono riportati soprattutto istogrammi ponderali sulla base di dati forniti da esemplari noti, citati in una separata appendice. Alla fine esiste un ottimo ed esaustivo corredo bibliografico, utile per ulteriori approfondimenti. Comunque dai suoi dati è possibile ricostruire l’intera monetazione di Suessa, integrando dove possibile con dati e immagini ricavate da internet o da testi. In tale maniera si rende possibile un valido aggiornamento del Sambon, nell’ormai lontano 1903, nonché una parziale rettifica delle emissioni descritte dalla prof.ssa Vitale, che aveva censito esemplari fino a gennaio 2010. EMISSIONI IN ARGENTO Le monete in argento sono costituite esclusivamente da didrammi di piede campano di circa 7,20 g (diametro 22-23 mm), ampiamente attestato in Campania e nelle vicine Lucania e Apulia. Ci sono due gruppi, distinti dal diverso orientamento della testa di Apollo, ognuno dei quali viene suddiviso in sottogruppi caratterizzati da diversi simboli dietro la testa. L’ordine è basato sulla classificazione del Sambon, con aggiunte di eventuali varianti inedite. I° GRUPPO D/: Testa laureata di Apollo a destra; dietro, simbolo variabile. R/: Cavaliere con pilos a sinistra, conduce con la mano sinistra un secondo cavallo e tiene nella destra un ramo di palma ornato di lemniskos; all’esergo, SVESANO. (Historia Numorum n. 447) Sottogruppo Simbolo Sambon (N. esemplari noti oggi) 1 Lira 852 (24) 2 Triscele 853 (14) 3 Crescente 854 (10) 4 Tridente 855 (5) 5 Spiga 856 (10) 6 Pentagramma 857 (3) 7 Scudo (ovale o circolare) 858 (3+1) 8 Elmo (macedone o frigio) 859 (4+3) 9 Civetta 860 (2) 10 Testa di leone 861 (1 ,da verificare) 11 Tripode 862 (1 ,da verificare) 12 Punta di lancia 863 (3) 13 Trofeo 864 (10) 14 Fulmine 865 (6) 15 Stella a 8 raggi 866 (2) 16 Ala 867 (5) 17 Conchiglia pecten 867 bis (4) 18 Diana con arco - (1) 19 Arco - (2) II° GRUPPO D/: Testa laureata di Apollo a sinistra; dietro, simbolo variabile. R/: Come sopra. (Historia Numorum n. 447) 20 Vaso con 2 manici 868 (1) 21 Elmo 869 (6)
  25. Nel corso di uno studio su alcuni casi di riconiazione in Magna Grecia, che spero di poter condividere in tempi brevi con gli amici del forum, mi sono imbattuto in un incuso a tondello stretto di Metaponto comparso nell'asta NAC, MBS 72, 14/6/2006, lot 104 che forse qualcuno ricorderà per il gran numero di splendidi esemplari magnogreci di VI e V secolo a.C. in ottimo stato di conservazione. La moneta in oggetto risulta tratta dalla coppia di coni Noe, 259 e nella relativa scheda viene rilevata la sua riconiazione su un didrammo di Siracusa. Esaminando la foto da varie angolazioni, effettivamente mi sembra di vedere al D/ il contorno di un delfino (?) (o testa di Arethusa???) in corrispondenza della E e al R/ le zampe posteriore di un cavallo (?) ma ho forti perplessità e mi piacerebbe avere ulteriori opinioni al riguardo. Ringrazio in anticipo chi vorrà fornire opinioni in merito. LUCANIA, Metapontion. Circa 470-440 BC. AR Nomos (8.23 g, 12h). ATEM on left, eight-grained ear; grasshopper to right / Incuse seven-grained ear. Noe 259; HN Italy 1486. EF, partial flat strike. Overstruck on a didrachm of Syracuse. Rare.
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