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  1. Dopo oltre un secolo dalla scoperta torna in asta un incuso di Crotone proveniente da uno dei più discussi rinvenimenti monetali dell’antichità: il “rispostiglio” di Taranto 1911 (IGCH 1874). Nomos AG, Auction 21, 21/11/2020, 53 BRUTTIUM. Kroton. Circa 530-500 BC. Stater (Silver, 28 mm, 8.86 g, 12 h). ϘΡΟ Tripod, with legs ending in lion's paws, and with three handles and snakes rising from the bowl, on dotted exergual line; cable border. Rev. Same type, but incuse; rayed border. HN III 2075. Jameson 1879 (this coin). SNG ANS 234. A very attractive, nicely toned example of great beauty. Minor die fault in the reverse field to right, otherwise, extremely fine. From the collection of the Rockefeller University and that of Dr. Alfred E. Mirsky (originally acquired prior to the 1950s), Gemini VII, 6 January 2011, 65 (but there misidentified as being HN III 2085 with both a crab and the ethnic on the reverse, neither of which, quite clearly, can be seen on this coin!), from the Jameson Collection and from the Tarentum find of 1911. Il tesoro venne alla luce il 22 giugno 1911 in località Borgo Nuovo, area in cui si tende a collocare l’acropoli della città. Ne facevano parte circa 600 esemplari d’argento contenuti in un vaso - tra cui monete della Grecia, della Magna Grecia e siceliote oltre a circa 6 kg d’argento non monetato – distribuiti entro margini cronologici alquanto ristretti, dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C. Di seguito la descrizione del rinvenimento fornita dal Kraay (IGCH, n. 1874):
  2. Peus 427, 04.11.2020, 83 GRIECHISCHE MÜNZEN Bruttium Kroton Diobol 367/324 v. Chr. Dreifuß, links PENT / Adler mit rückwärts gewandtem Kopf vor Olivenzweig. Rutter, HN -; HGC 1487 corr.. 0.79 g.; Feine Tönung Sehr selten Sehr schön - vorzüglich Ex Slg. Graeculus. Die Legende PEN neben dem Dreifuß, die an Stelle des Ethnikons erscheint, bezieht sich wohl kaum auf die Wertstufe dieses so seltenen wie bedeutenden Stückes. Die Zahl 5 lässt sich nicht sinnvoll anwenden auf ein Silbernominal von einem Mittelgewicht von ca. 0,86 g. Indes weist die prominente Platzierung dieser Legende darauf hin, dass hier ein Bezug auf den Prägeherrn unternommen wird. Vermutlich gibt dieser sich als Pentápolis zu erkennen, als ein Verband von fünf Städten, wie wir ihn aus Hdt. 1,144 und Strab. 6,2,4 kennen. Kroton beherrschte bereits im 6. Jh. v. Chr. ein weites Territorium, auf dem sich weitere Städte befanden: Sybaris, Temisa, Pandosia und Laos. Im frühen 4. Jh. setzte es sich an die Spitze der Italischen Liga (Polyb. 2,39,6), die sich fortan gegen das aggressive Syrakus und (später) gegen die Brettier zu bewähren hatte. Das vorliegende Geldstück scheint ein Zeugnis einer kurzen Phase zwischen 367 und 324 zu sein, in der Kroton Diobole für eine Pentapolis aus fünf achaischen Städten prägte. Di questa moneta e della sua attribuzione si era già parlato: https://www.lamoneta.it/topic/182983-kroton-con-pen/. Viene ora riproposta (coll. Graeculus) ma con legenda errata ( al posto di ). Altri esemplari simili battuti probabilmente dagli stessi coni erano già apparsi sul mercato antiquario: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 2014, 17 (ex Peus 401, 2010, 29) Rauch 86, 2010, 142 (ex Hirsch 269, 2010, 2260) Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) illustra con pessima riproduzione fotografica un diobolo simile (gr. 1,35) riportando un’erronea lettura della legenda (KPO invece di ). Ne indica la provenienza da Capo Rizzuto in epoca ignota (notizia non verificabile). Nel catalogo di vendita più recente Peus evidenzia come l’iscrizione , se letta come abbreviazione del numerale pente (5), non sembrerebbe riferirsi alle iniziali del nominale (che il peso di gr. 0,79 riconduce ad un diobolo) in quanto nel sistema acheo-corinzio adottato da Crotone la scala dei nominali non contempla una suddivisione su base 5. Ne consegue che la peculiare sigla debba necessariamente interpretarsi come allusiva al nome dell’autorità emittente (come peraltro avevo proposto nella discussione citata) Tale “autorità” viene identificata dai compilatori con una presunta Pentápolis, una confederazione di cinque città esemplata sul modello tradito dalle fonti (Hdt. I,144 e Strab. VI,2,4). Osservazione alla quale è possibile muovere più di un rilievo. Il contesto della pentapoli dorica oggetto della narrazione di Erodoto è di VI-V secolo a.C. e riguarda alcuni centri dell’Asia Minore. Lo storico narra che Agasicle di Alicarnasso commise un atto di empietà sottraendo illecitamente il tripode dopo aver vinto una gara. Per questo motivo le altre città che fino ad allora avevano fatto parte dell’Esapoli (Lindo, Ialiso, Camiro, Coo, e Cnido) esclusero Alicarnasso dalla confederazione, che da allora prese il nome di "Pentapoli dorica”. Rapido è anche l’accenno di Strabone (storico e geografo di età augustea) che nel definire il nuovo assetto urbano assunto da Siracusa all’epoca di Augusto ricorda che anticamente la polis comprendeva cinque città (o meglio quartieri: l'isola di Ortigia; l'Akradina; la Tiche; la Neapolis; l'Epipoli). Sulla scia della pentapoli dorica e di quella siracusana, a giudizio dei compilatori della scheda Peus, anche Crotone avrebbe dato vita ad una sorta di confederazione di 5 città. E per ben due volte: dapprima negli anni finali del VI secolo a.C., periodo in cui, grazie alla disfatta di Sibari (510), esercitò la sua epicrazia su un vasto territorio che comprendeva Sibari, Temesa, Pandosia e Laos; successivamente all'inizio del IV secolo, quando aderì (e fu per un periodo a capo) alla Lega Italiota insieme a Thurii, Caulonia, Metaponto ed Heraklea (Polib. II,39,6). Se ne conclude (per Peus) che la moneta in questione potrebbe interpretarsi come la testimonianza di una breve fase, tra il 367 e il 324, in cui Crotone emise dioboli per una confederazione (pentapoli) formata da cinque città achee. Queste osservazioni inducono alla riflessione e soprattutto alla cautela, onde evitare di accostare acriticamente la documentazione numismatica alle fonti storiche, ipotizzando che tipi monetali e/o legende rappresentino una sorta di trasposizione “materiale” ed immediata di precipui eventi storici. In primis bisognerebbe accertare che la moneta sia stata emessa da Crotone, ipotesi che in Peus diviene un assunto veicolato, evidentemente, dal tipo del tripode - emblema civico riprodotto senza soluzione di continuità sulle emissioni argentee della città - e soprattutto dall’abbinamento tripode/aquila, che pure è parte integrante del repertorio tipologico della polis. In realtà gli unici dioboli crotoniati noti con questa tipologia (del tipo ANS 417) risultano sempre contrassegnati dall’etnico, seppur in forma abbreviata (KP). Hirsch 255, 2008, 1339 Appare inoltre anomalo che una città a capo della lega italiota abbia voluto celebrare un tale momento storico non con nominali di taglio elevato (stateri) bensì con divisionali stilisticamente assai modesti e preferendo al nome della (presunta) polis egemone quello di una non meglio specificata pentapoli. Le emissioni ascrivibili al periodo della lega italiota sono, in realtà, di ben altro tenore. Esse esibiscono stateri con la legenda di Crotone e i tipi di Hera Lacinia/Herakles libante, immagini che attraverso la vivificazione di antichi culti veicolano un chiaro messaggio politico, in uno scenario storico – quale probabilmente quello della lotta contro Dionigi – denso di eventi traumatici e destabilizzanti per la città. Sarebbe pertanto auspicabile chiedersi se la peculiare sigla sia davvero riferibile a Crotone o se, piuttosto, il centro di emissione non vada ricercato altrove. A tal proposito mi sembra interessante accostare agli esemplari con legenda un inedito diobolo apparso di recente sul mercato antiquario che associa al tipo del tripode sul D/ una testa d’aquila accompagnata dalla lettera al R/. Attribuito dubitativamente a Crotone, l’esemplare risulta un unicum e pertanto la cautela e d’obbligo, tuttavia la corrispondenza dei tipi (benché parziale al R/) e la presenza della stessa iniziale () potrebbero costituire elementi non casuali, suggerendo un’emissione certamente limitata sia nel tempo che a livello di nominali coniati (solo dioboli). L’identificazione di tuttavia, resta a mio parere ancora da indagare. Roma Numismatics Limited, E-Sale 55, 2019, 94 Greek Bruttium, Kroton(?) AR Diobol. Circa 400-350 BC. Tripod / Head of eagle right; Π below. SNG ANS -; HN Italy -; SNG Copenhagen -; BMC -; SNG Lockett -; apparently unpublished in the standard references.0.72g, 10mm, 9h. Very Fine. Possibly Unique; unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives. From the inventory of a European dealer.
  3. Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 213, 19.11.2020, 39 Bruttium, Croton. Alexandria Diobol; Bruttium, Croton; c. 430-420 BC, Diobol, 0.78g. HN Italy-2133 var. (hare r.), SNG ANS-332 var. (hare r.). Obv: Tripod, annulets above and to either side. Rx: Hare leaping l. between two annulets.Rare; this exact variety apparently unpublished. VF Precedentemente apparso in Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 209, 3.12.2019, 189, l’esemplare non costituisce una variante inedita, come invece si legge nella scheda. Un pezzo tratto dagli stessi conii era infatti già comparso sul mercato antiquario: CNG, Mail Bid Sale 66, 19.05.2004, 90 BRUTTIUM, Kroton. Circa 460-440 BC. AR Diobol (0.76 gm). Tripod, legs terminating in lion's feet, O to either side / Hare springing left; O above and below. Cf.Attianese 78; SNG ANS 332 var. (hare right); HN Italy 2133 var. (hare right). Toned, good VF. Extremely rare; apparently unpublished. Un altro esemplare, iconograficamente affine per la resa del tripode, ma distinto al R/ per posizione della lepre (a destra) ed assenza dei cerchietti, in: CNG Mail Bid Sale 69, 08.06.2005, 59 BRUTTIUM, Kroton. Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Tripod; O to either side / Hare running right. Cf. Attianese 77; cf. SNG ANS 332; cf. HN Italy 2133. Good VF, toned, light porosity. Unpublished with O's on obverse. Mi rendo conto che la mole di materiale da visionare e schedare in occasione di un’asta, unitamente allo stringato tempo a disposizione, costituiscano un forte limite per l’approfondimento le ricerche. Le quali, tuttavia, appaiono tanto più indispensabili quanto più si ritiene che un esemplare costituisca una “variante inedita”. Un caso analogo, per restare in Magna Grecia, si riscontra per il divisionale di Taranto (unpublished variety ) apparso lo scorso anno in: Nomos, Obolos Web Auction 13, 02.07.2019, 51 CALABRIA. Tarentum. Circa 280-228 BC. Obol (Silver, 9 mm, 0.49 g, 9 h). Kantharos, flanked by two stars below. Rev. Kantharos, flanked by two stars below. HN III 1076. Vlasto 1654 var. Nicely toned; an unpublished variety with stars on both sides. Very fine.From the Vineyard Collection, purchased from Coin Galleries in New York City on 19 February 1998, and from an older American collection. Si tratta in realtà di una serie (kantharos tra due astri sia al D/ che al R/) già nota: Numismatik Naumann (formerly Gitbud & Naumann), Auction 6, 04.08.2013, 45
  4. È recentemente apparso sul mercato antiquario un nominale eneo di Crotone datato dopo il primo quarto del IV secolo a.C. e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Tripode, KPO R/ Chicco, MET CNG 115, 16.09.2020, 23 BRUTTIUM, Kroton. Circa 375-325 BC. Æ (11.5mm, 1.74 g, 11h). Alliance issue with Temesa. Tripod; KP-O flanking / Barley grain; T-EM (retrograde) flanking. CNG 53, lot 82 var. (legends), otherwise unpublished, but cf. Rutter, South, pl. 33, 11 and HN Italy 2204 for a similar, but earlier, issue. Dark green patina. VF. Extremely rare. From the Martinez Collection, purchased at the Verona Numismatic Conference, September 2005. Nella scheda informativa l’esemplare viene ricondotto ad un’alleanza (!) tra Crotone e Temesa (!) quest'ultima identificata dalla legenda presente al rovescio, considerata retrograda e letta pertanto nella forma TEM (!). Viene poi evidenziata la sostanziale unicità del pezzo se si escludono esemplari affini per tipologia (ma non sul piano epigrafico) apparsi sul mercato antiquario (e.g. CNG 53, 15.3.2000, 82) o presi in esame da Rutter (Rutter 1979, pl. 33, 11 e HN 2204). Un riesame degli elementi interni della moneta, congiuntamente ad un più ampio spoglio bibliografico, consente di apportare alcune puntualizzazioni. a) Le legende presenti su ambo i lati presentano disposizione e ductus speculari. Entrambe si compongono di tre lettere di cui le prime due contigue e disposte su un lato del tipo mentre l’ultima distanziata e collocata sul lato opposto (KP-O al D/ e ME-T al R/). Ne consegue che se la legenda del D/ deve inequivocabilmente leggersi KPO, quella del R/ va interpreta necessariamente come MET più che TEM. La forma TEM (riconducibile a Temesa), benché notoriamente attestata, compare in epoca ben più antica del IV secolo, investendo peraltro solo il metallo prezioso (AR). Né la frammentarietà delle fonti storiche e della documentazione archeologica conserva memoria dell’ipotizzata alleanza Crotone-Temesa nel secondo quarto del IV secolo a.C. b) Allo stato attuale della documentazione la moneta risulta effettivamente un unicum e pertanto di non facile inquadramento cronologico. Qualche osservazione è tuttavia possibile. Sia Metaponto che Crotone emettono monete in bronzo contrassegnate da tripode/chicco. Per Metaponto, in particolare, le serie interessate (figg. 1, 2) sono quelle del tipo HN 1638 (= Johnston 1989, 2), datate nell'ultimo quarto del V secolo a.C., il cui livello ponderale abbraccia valori compresi tra 2.4 e 1.5 gr.: D/ Tripode, MET R/ Chicco, HE o TE (figg. 1-2) Fig. 1 - Savoca Numismatik, 9th Blue Auction, 25.8.2018, 33 (erroneamente attribuita a Crotone; gr. 2, 36) Fig. 2 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 4.10.2005, 49 (gr. 2,19) Gli esemplari, diversificati dalle sigle sul R/, appaiono omogenei sotto il profilo iconografico per la resa del tripode con anello centrale di grosse dimensioni e anse laterali rese di profilo. Ad essi possono aggiungersi i pezzi illustrati da Attianese provenienti dal commercio antiquario (Attianese 2005, 121-122, nn. 8-9) che per elementi iconografici, epigrafici (sigla TE al R/) e ponderali - gr. 2,20; gr. 1,60 (consunta) - sembrerebbero riferibili alla zecca metapontina più che a quella crotoniate. Per Crotone la situazione appare più complessa. Gli esemplari con tripode/chicco (Rutter 1979, gruppo III; Taliercio 1993, fase 1. III; HN 2204), appaiono ascrivibili alla più antica fase della monetazione in bronzo crotoniate (ca. 420-410/5 a.C.), contraddistinta dall'uso del koppa arcaico (fig. 3). L’esiguità dei pezzi finora noti (2 ess.: gr. 1,73; 1,04) non consente di definire con certezza il livello ponderale che, in ogni caso, appare più basso rispetto a quello degli esemplari di Metaponto con analoga tipologia, come sembrerebbe documentare il pezzo recentemente apparso sul mercato antiquario (fig. 4: gr. 1,68). Fig. 3 - Rutter 1979, pl. XXXIII, 11 (gr. 1,73) Fig. 4 - Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, E-Auction 35, 17.9.2020, 53 (gr. 1,68) Questi elementi, benché non esaustivi e ancorati all'esigenza di una base statistica più ampia, consentono forse di meglio precisare la cronologia dell’esemplare KPO-MET. Se da un lato la presenza del kappa esclude per CNG una collocazione nelle fasi iniziali della produzione enea, dall'altro anche la datazione al 375-325 presenta alcune criticità. Le serie collocate da Rutter in questo ambito temporale (HN, 2211-2216), corrispondenti alla terza fase della classificazione proposta dalla Taliercio, differiscono dalla moneta in esame sia per elementi tipologici (testa di Athena/aquila su testa di cervo; Aquila stante o su testa di ariete/tripode con alto collo) ed epigrafici (presenza di lettere e sigle), sia per il livello ponderale decisamente più elevato (da gr. 26 a gr. 3 circa). A ciò si aggiunge la presenza di un duplice etnico, che costituisce un elemento di originalità all'interno della monetazione enea della polis e che non trova alcun riscontro all'interno delle serie citate. Affinità tipologiche ed epigrafiche si rilevano invece con alcune serie di stateri in argento, talora legati da incroci di conio, contrassegnati dall’Herakles oikistàs (fig. 5) o dai tipi tripode/tripode (fig. 6) e Aquila su capitello ionico/tripode (figg. 7-8), sia per la costante presenza del chicco, sia per la comparsa di lettere e sigle (E, ME). La moneta con Herakles OIKIMTAM (oikistàs) si rivela di particolare interesse in quanto il conio di D/ è lo stesso che batte alcuni esemplari con Apollo e Python (fig. 9), datati da Stazio nel periodo della spedizione ateniese in Sicilia (Stazio 1984, 386 s.), dove però la legenda del R/ - KPOTON - documenta la progressiva ma non ancora definitiva transizione all'alfabeto ionico. Fig. 5 - CNG, MbS 58, 19.9.2001, 84 Fig. 6 - CNG, E-A 380, 10.8.2016, 39 Fig. 7 - Gemini, LLC, III, 9.1.2007, 44 Fig. 8 - RN, 18, 29.9.2019, 491 Fig. 9 - CNG, E-A 472, 15.7.2020, 474 Se pertanto le corrispondenze sul piano tipologico ed epigrafico non sono casuali, si potrebbe proporre per la moneta di bronzo con tripode, KPO/chicco, MET un inquadramento tra lo scorcio del V secolo ed il primo decennio del IV, nel periodo immediatamente successivo al momento iniziale della produzione enea della città (gruppi I-II Rutter: 420-410/05 a.C.). Restano ovviamente da indagare le motivazioni che indussero Crotone a riprodurre in questo periodo tipo (chicco) e legenda (MET) propri di un’altra città e l’unicità del pezzo impone le dovute cautele in proposito. Si può tuttavia osservare che agli esordi della monetazione in bronzo sia Crotone che Metaponto non sembrano esenti da consonanze sul piano tipologico: Crotone adotta un tipo (chicco) proprio di Metaponto, che a sua volta riprende il tripode (crotoniate?) su serie databili nell’ultimo quarto del V secolo (HN 1637-1638 = Johnston 1989, 1-2; fig. 10). Tali serie, assegnate a Metaponto da Rutter e Johnston, vengono invece attribuite a Crotone da Attianese (2005, 334-338) che ipotizza un’alleanza tra le due città “verso la seconda metà del IV secolo per rapporti non solo politici, ma tanto più economici e commerciali” (p. 338). Fig. 10 - BFA, E-a 73, 14.9.2019, 131 (gr. 4,06) Per concludere una considerazione di ordine metodologico. La compresenza di tipi (e/o legende come nel caso dell’es. CNG) riferibili a città diverse sulla stessa moneta non si traduce, sic et simpliciter, in un’“alleanza” tra due centri. Tanto più che il tripode raffigurato sulle serie enee metapontine del tipo HN 1637-8 (fig. 9), proprio per l’assenza di etnico, non necessariamente costituisce un esplicito riferimento a Crotone. Potrebbe ad esempio sottintendere un richiamo ad Apollo, quest’ultimo peraltro raffigurato sul D/ di una serie bronzea di Metaponto e richiamato al R/ proprio dal tripode associato al tipo e alla legenda di metapontini (fig. 11). Fig. 11 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 30, 28.5.2009, 11 Bisogna, pertanto, prestare la dovuta attenzione nell'interpretazione storica del dato numismatico, soprattutto in assenza di opportuna documentazione storiografica e/o quando non si dispone di solidi ed incontrovertibili elementi di giudizio. Nel caso dell’esemplare a legenda KPO-MET poi, anche a voler seguire (dubitativamente) l’ipotesi dell’“alleanza”, andrebbero definiti tempi e modi della stessa, peraltro un contesto, quale quello proposto dai compilatori (375-325 a.C.), segnato dall'occupazione dionigiana di Crotone e da una serie di eventi destabilizzanti per la città. Riferimenti: Attianese 2005 = P. Attianese. Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005 HN = N.K. Rutter et alii, Historia Numorum. Italy, London 2001 Johnston 1989 = A. Johnston, The Bronze Coinage of Metapontum, in G. Le Rider (cur.), Kraay-Mørkholm essays. Numismatic studies in Memory of C.M. Kraay and O. Mørkholm, Louvain-la-Neuve 1989, 121-136. Rutter 1979 = South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli - Napoli 1977, Roma 1979, 193-223 Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, 369-398. Taliercio 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, 111-129.
  5. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: 6,40 g Diametro: 19x20 mm Metallo Presunto: (vorrebbe sembrare?) argento D/ Giovane incorona cavallo “IΩ / NEY / MH” R/ Giovane su delfino con elmo, due stelle “ΠOΛY / TAΡAΣ” Buongiorno, penso sia una riproduzione di una moneta di Taranto (rif. BMC 144-146, Vlasto 739-745). Online le ho viste chiamate nomos, didracma o statere (sono tutti e tre sinonimi?) Per quanto riguarda la moneta che ho postato, è solo un'imitazione, vero? Sono quasi sicuro non sia autentica, ma essendo nuovo preferirei una conferma. Ringrazio anticipatamente per qualsiasi aiuto.
  6. Nel corso di uno studio su alcuni casi di riconiazione in Magna Grecia, che spero di poter condividere in tempi brevi con gli amici del forum, mi sono imbattuto in un incuso a tondello stretto di Metaponto comparso nell'asta NAC, MBS 72, 14/6/2006, lot 104 che forse qualcuno ricorderà per il gran numero di splendidi esemplari magnogreci di VI e V secolo a.C. in ottimo stato di conservazione. La moneta in oggetto risulta tratta dalla coppia di coni Noe, 259 e nella relativa scheda viene rilevata la sua riconiazione su un didrammo di Siracusa. Esaminando la foto da varie angolazioni, effettivamente mi sembra di vedere al D/ il contorno di un delfino (?) (o testa di Arethusa???) in corrispondenza della E e al R/ le zampe posteriore di un cavallo (?) ma ho forti perplessità e mi piacerebbe avere ulteriori opinioni al riguardo. Ringrazio in anticipo chi vorrà fornire opinioni in merito. LUCANIA, Metapontion. Circa 470-440 BC. AR Nomos (8.23 g, 12h). ATEM on left, eight-grained ear; grasshopper to right / Incuse seven-grained ear. Noe 259; HN Italy 1486. EF, partial flat strike. Overstruck on a didrachm of Syracuse. Rare.
  7. Una singolare moneta attribuita alla zecca di Crotone appare in https://www.ebay.it/itm/HMM-Bruttium-Kroton-Diobol-376-317-v-Chr-151208017/153260256980?hash=item23af05eed4:g:mJEAAOSwYXVYym0a Classificato come diobolo (senza dati pondometrici) e datato al 376-317 a.C., l’esemplare era già apparso sul mercato antiquario almeno due volte: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 9.12.2014, 17 Dr. Busso Peus Nachfolger, 401, 3.11.2010, 29 BruttiumKroton Diobol (?) 420/400 v. Chr. 0.89 g. Adler mit rückwärts gewandtem Kopf auf Olivenzweig / Dreifuss. Feine dunkle Tönung Unpubliziert Vorzüglich/Sehr schön L’unicità dell’esemplare era stata ben evidenziata già nel catalogo Peus (“Unpubliziert”) ai cui compilatori, però, era sfuggito che solo qualche mese prima (maggio 2010) Rauch aveva messo in vendita un pezzo simile successivamente confluito nell’asta Hirsch 269. Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, 86, 12.5.2010, 142 Gerhard Hirsch Nachfolger, 269, 23.9.2010, 2260 Nella scheda a corredo dell’esemplare di Hirsch viene correttamente annotata l’assenza di riscontri bibliografici eccezion fatta per il riferimento al volume di Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) che presenta un diobolo simile (gr. 1,35) corredato tuttavia da mediocre riproduzione fotografica e con errata lettura della legenda ( in luogo di ). L’A. annota che l’esemplare probabilmente inedito, sarebbe stato rinvenuto in epoca imprecisata “in agro di Isola Capo Rizzuto”. Notizia senza dubbio di grande interesse in quanto restituirebbe l’unico dato di provenienza noto ma allo stato attuale non controllabile. Ma si tratta davvero di una moneta di Crotone? E in caso affermativo, di quale nominale? Alcuni elementi mi lasciano perplesso: 1) Il tripode e l’aquila, pur essendo indiscutibilmente tipi propri delle monete crotoniati, si presentano associati sui dioboli in AR in un solo caso (cfr. ANS 417, HN 2156) e sempre con l’indicazione dell’autorità emittente (KPO) al D/ e del presunto segno del valore (OO) al R/. Hess-Divo AG, 308, 24.10.2007,10 (tipo ANS 417) 2) Dai dati ponderali degli esemplari noti con (gr. 0,89; 0,87; 1,35) emerge un peso medio di gr. 1,036 che nel sistema acheo-corinzio appare decisamente troppo alto per un diobolo benché l’esiguità degli esemplari imponga le dovute cautele nella valutazione dei nominali. 3) Ne conseguirebbe che la singolare legenda , se non deve intendersi come indicazione dell’autorità emittente, tantomeno può interpretarsi come riferimento al nominale, ad esempio il pen(tonkion). A questa unità vengono riferiti infatti alcuni dibattuti divisionali argentei di Crotone con tripode/ il cui peso risulta alquanto inferiore (circa gr. 0,50-0,40) a quelli contrassegnati da e di cui si è già discusso in passato (https://www.lamoneta.it/topic/174725-un-controverso-divisionale-di-crotone-pentonkion-tetartemorion-obolo/?tab=comments#comment-1960083). Tale peso sembrerebbe peraltro confermato da un esemplare (gr. 0,43), con buona probabilità emesso da Thurii, con tipo analogo al rovescio. CNG 61, 25.9.2002, 356 (Kroton) Gorny & Mosch Giessener Münzhandlung, 181, 13.10.2009, 1104 (Thurii ?)
  8. Recentemente battuto da RN questo statere incuso di Crotone (mm 28; gr. 7,32; 12h) inquadrabile nella fase più antica della monetazione, cd. a tondello largo e sottile (ca. 530/20-510/500 a.C.). Roma Numismatics, Auction XVIII, 29/9/2019, 490 L’esemplare si caratterizza al D/ per il peculiare decoro a meandro della linea di esergo al posto del tradizionale filo pelinato, elemento di assoluta rarità nell'ambito delle emissioni arcaiche della zecca. Nella scheda a corredo della foto, la moneta viene definita “unpublished […] in the major collections and reference works” dai compilatori che menzionano appena due pezzi della medesima tipologia tratti peraltro stessa coppia di coni (Triton V, 2002, 1127; Triton II, 1998, 120). Triton V, 1127 Triton II, 1998, 120 Che si tratti di una serie alquanto rara, come evidenziato da RN, non sussistono dubbi: allo stato attuale della documentazione sembrerebbe effettivamente trattarsi di un’unica combinazione di coni. Sul numero degli esemplari, tuttavia, è possibile qualche osservazione aggiuntiva. Una breve ricerca consente di incrementare il computo dei pezzi noti (RN XVIII, 490; Triton V, 2002, 1127; Triton II, 1998, 120) con i materiali provenienti da alcuni contesti chiusi (cd. “ripostigli” e/o “tesoretti”), una documentazione, quest’ultima, che andrebbe sempre e attentamente valutata, soprattutto in riferimento ad una monetazione, come quella crotoniate, della quale manca un corpus (con relativo catalogo degli esemplari) che ricostruisca in modo organico la sequenza e l’articolazione interna delle emissioni. Proprio dai ripostigli localizzabili nel Bruttium provengono infatti 3 stateri della serie con “meandro”: 2 da ripostigli dislocati nella piana lametina (1 es. da Curinga e 1 da S. Stefano di Rogliano) e 1 da quello di Strongoli (località Serra del Frasso), nel territorio posto a N del fiume Neto. Tutti i ripostigli citati sono editi e corredati da apparato fotografico (per i ripostigli di Curinga e di S. Stefano di Rogliano: E. Spagnoli, "Ripostiglio di Curinga", "Ripostiglio di S. Stefano di Rogliano", in E. Spagnoli-M. Taliercio Mensitieri, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, pp. 49-133; G. Perri, Nuovi dati per una riedizione del ripostiglio de Curinga, “RIN”, CIV, 2003, pp. 57-116. Per il ripostiglio di Strongoli: G. Procopio, Ripostigli monetali del Museo di Reggio Calabria, I. Ripostiglio di Strongoli, “AIIN”, 7-8, 1960-61, pp. 59-62). Ripostiglio di Curinga, 127 (da Spagnoli 2004) Ripostiglio di Rogliano, 16 (da Spagnoli 2004) E non mancano esemplari, benché esigui, nei cataloghi delle collezioni numismatiche (Sylloge Nummorum Graecorum. The Fabricius Collection. Aarhus University, Denmark and the Royal Collection of Coins And Medals, Danish National Museum, Copenhagen 1987, 131; H. Bloesch, Griechische Münzen in Winterthur, I, 1987, 491) SNG Fabricius coll., 131
  9. L’ampia gamma di materiale numismatico offerto dal mercato antiquario continua a sottoporre all'attenzione di studiosi e appassionati nuovi ed interessanti esemplari. È il caso dell’unicum rappresentato dal divisionale in argento battuto da RN. D/ Tripode con collo sormontato da tre anse di cui la centrale di prospetto e le laterali di profilo. Bordo lineare. R/ Testa d’aquila volta a d.; in basso, . Bordo lineare. AR; gr. 0,72; mm. 10; 9h Roma Numismatics Ltd, E-Sale 55, 18/4/19, 94 (from the inventory of a European dealer) L’esemplare viene attribuito dai compilatori – con riserve – alla zecca di Crotone per motivi essenzialmente tipologici, benché nella scheda a corredo dell’esemplare venga opportunamente segnalata l’unicità del pezzo (Possibly Unique, apparently unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives). In effetti l’accoppiamento tripode/testa d’aquila non risulta attestata all’interno delle emissioni argentee della città mentre contraddistingue una serie in bronzo che per dettagli iconografico-stilistici e dati di rinvenimento sembra collocarsi nell’ultimo quarto del V secolo a.C. (P. Attianese, Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005, 118; Rutter, HN, 2203; M. Taliercio Mensitieri Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele cur., Crotone e la sua storia tra IV e III secolo a.C., Napoli 1993, fase I, gruppo III; N.K. Rutter, South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli-Napoli 1977, Napoli 1979, gruppo II). Ben 18 esemplari provengono dal ripostiglio di Gizzeria (IGCH 1913) in associazione con divisionali in AR e AE di Metaponto, Thurii, Velia, Rhegium, Terina e Messana (M. Taliercio Mensitieri, Ripostiglio di Gizzeria, in E. Spagnoli-M. Taliercio Mensitieri, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, 195 ss.). Rutter Group II, Gizzeria hoard 1 of 18, pl. XXXIII 10 (www.magnagraecia.nl/coins/Bruttium_map/Kroton_map/jpgs/KroRutter_II_ha.jpg) Per quanto concerne la definizione del nominale, se l’attribuzione a Crotone risulta corretta, il peso di gr. 0,72 all'interno del sistema acheo-corinzio dovrebbe corrispondere al valore del diobolo. Alquanto singolare la presenza della lettera gamma sui divisionali, benché essa non risulti estranea alla monetazione crotoniate, come si evince dalla sua attestazione su stateri inquadrabili nella prima fase a doppio rilievo (440/30-420 a.C.). SNG ANS, 320
  10. Sul finire della scorsa estate apparve sul mercato antiquario un divisionale argenteo magnogreco considerato di incerta attribuzione. Roma Numismatics Ltd - E-Live Auction 2, 30.8.2018, lot 49 Uncertain Italian mint (possibly Velia/Hyele?) AR Trihemitartemorion(?). 4th century BC. Head of Athena right, wearing crested Attic helmet / TTT around Y and 2 pellets; all within shallow incuse circle. Unpublished. 0.23g, 8mm, 12h. Giudicata inedita dai compilatori della scheda, la moneta catturò la mia attenzione per la peculiare tipologia del rovescio. Ricordai infatti di aver notato un esemplare analogo tra i materiali del ripostiglio di Montegiordano (CS), chiuso tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. e composto esclusivamente da divisionali in metallo prezioso e vile di zecche magnogreche (Heraklea: 1 AR ; Kroton: 1 AR; zecca incerta: 1 AR; Metapontum: 9 AE). Thurium (da Polosa 2009, p. 43 e p. 48, n. 3) L’esemplare, privo al R/ di altre lettere, veniva (pur con qualche riserva) attribuito dall’editrice del gruzzolo (Polosa 2009) alla zecca di Thurii a motivo dell’immagine di Athena con elmo attico crestato al D/, peculiare delle emissioni della colonia panellenica sin dagli esordi dell’attività monetaria (seconda metà del V sec. a.C.). Tale identificazione, basata essenzialmente sul dato tipologico, mi pare possa ritenersi corretta. Essa, infatti, sembra trovare riscontro in indizi di natura epigrafica, in quanto gli elementi all’interno del nesso TTT potrebbero prestarsi ad una lettura diversa da quella proposta nella scheda dell’esemplare (Y and 2 pellets). Se la lettera nel campo in altro appare inequivocabilmente una ypsilon, i due segni di forma circolare appaiono riconducibili a theta (a s.) ed omicron (a d.) piuttosto che a due pellets, configurandosi come iniziali della legenda thurina (). A ciò si aggiungono i dati tecnici relativi al peso e al modulo, che nei due esemplari si attestano su valori alquanto omogenei (mm 8-7; gr. 0,31; 0,23). Ci troveremmo pertanto di fronte ad un ‘nuovo’ divisionale argenteo di Thurii, la cui esatta identificazione appare tuttavia incerta e peraltro rischiosa, considerata l’esiguità dei pezzi a disposizione. I pesi noti (gr. 0,31; 0,23) appaiono certamente inferiori a quelli dell’obolo, di cui i nostri esemplari costituiscono forse una frazione corrispondente – ma solo come ipotesi di lavoro - al valore di 1 ½ tetartemorion ossia un trihemitartemorion, come rilevano anche i compilatori della scheda. Resterebbe poi da definire il significato delle tre T in nesso (segno di valore? simbolo?). Si tratta di una questione alquanto controversa che ha dato luogo ad una bibliografia litigiosa e che si lega, più in generale, all’annosa problematica della funzione del segno T sulle frazioni magnogreche (Taranto, Crotone, ecc.), sia in argento che in bronzo. Per quest’ultimo, in particolare, andrebbe presa in esame una nota serie enea di Crotone (D/ astro a 16 raggi; R/ clava e arco incrociati, KPO e tre T in nesso), ricondotta con incertezza da Attianese al valore del trikalkos (p.m. gr. 3,26), che reca al R/ un tipo identico (TTT) a quello dei divisionali thurini (Taliercio Mensitieri 1993, p. 116: terza fase, gruppo XXI; Rutter HN 2238: prima metà del III secolo a.C.; Attianese 2005, pp. 278-85, nn. 75-77). Kroton (da Attianese 2005, p. 280) La comparsa della stessa immagine su metallo vile e prezioso potrebbe forse sottendere un sistema di relazioni AR/AE in un’epoca in cui (fine IV-metà III secolo a.C.) il bronzo, che dapprima si associa all’argento con funzione sussidiaria, sembra poi assumere un ruolo del tutto preminente, sostituendo i divisionali in metallo pregiato all’interno dei mercati locali? Abbreviazioni: Attianese 2005 = P. Attianese, Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005. Polosa 2009 = A. Polosa, Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Il Medagliere, Paestum 2009. Taliercio Mensitieri 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra IV e III secolo a.C. - Napoli 1987, Napoli 1993, pp. 111-129.
  11. In asta BFA del venturo gennaio uno statere di Sybaris (31 mm, 7.44 g, 12h) caratterizzato da una peculiare variante epigrafica: la legenda VM, con ductus retrogrado, presenta un singolare san (M) rovesciato e che non mi pare venga annotato nel volume della Spagnoli (privo di tavole illustrative) sulla produzione monetaria della città, pur rientrando la moneta nella fase B (ca. 530/25-515 a.C.) della sua classificazione per la presenza dell’etnico in esergo al D/. Tale variante, di cui al momento non sono riuscito a trovare puntuali confronti, può forse aggiungere un nuovo e significativo tassello alle coniazioni di questa fase produttiva della zecca. BFA - ACR Auctions, E-Auction 64, 13.1.2019, 95
  12. La cospicua presenza di incusi sul mercato antiquario continua ad apportare nuove ed importanti acquisizioni in merito alla più antica produzione monetaria delle poleis magnogreche. E’ il caso del nomos tarantino a rovescio incuso presentato da CNG-Triton XXII, un esemplare (mm 22.5; gr. 8.01, 11h) contrassegnato dal delfiniere su entrambi i lati e la cui cronologia oscilla tra la fine del VI secolo a.C. (Fischer-Bossert 1999, gruppo 1: 510-500) e la prima decade del successivo (Garraffo 2002: 500-490). Classical Numismatic Group - Triton XXII, 8/1/2019, 5 (from the Gasvoda Collection) (Ex Golden Horn Collection: Stack's, 12/1/2009, lot 2053; ex Lawrence R. Stack Collection: Stack's, 14/1/2008, lot 2007) La serie si pone in successione alle emissioni contrassegnate sia al D/ che al R/ dalla figura maschile con fiore e lira (Hyakinthos?) e a quelle che abbinano tale immagine a quella del delfiniere al R/. Nell'accurata descrizione dell’esemplare, gli editori rilevano la corrispondenza dei conii di D/ e di R/ rispettivamente con i nn. V7-R8 del catalogo di Fischer-Bossert, an unlisted die combination come viene correttamente riportato. Tale notazione appare di grande importanza soprattutto in considerazione della rarità delle serie incuse tarantine per le quali Fischer-Bossert registra appena 6 coni di D/ e 11 di R/ con numerosi incroci che sembrerebbero documentare un ritmo di produzione alquanto intenso e continuo ma di limitata estensione cronologica.
  13. Due esemplari attribuiti a Temesa (già noti) sono recentemente apparsi sul mercato antiquario: Hess-Divo, 335, 6/12/2018, 7 CNG - Triton XXII, 7/1/2019, 106 La serie (apparentemente un’unica coppia di coni) include i seguenti esemplari, che ho catalogato in ordine decrescente su base ponderale fornendo quando possibile il relativo apparato illustrativo (mancano i dati del n. 9 in quanto al momento non sono riuscito a reperirli): 1) 8,16 Hess-Divo 335, 6/12/2018,7 (ex NAC AG,13,1998, 234 ex Peus 407, 2012,141 ex M&M AG 61, 1982, 32) 2) 8,13 NAC 48, 21/10/2008, 22 (ex NAC 8,1995, 107) 3) 8,12 CNG 72,14/6/2006, 170 4) 8,00 CNG - Triton XXII, 8-9/1/2019,106 (ex NGSA IX, 2015, 5 ex Star Collection: LHS 102, 2008, 54 ex Leu 86, 2003, 263) 5) 7,92 Napoli, MN, Sg 6463 ( = G.F. Hill, Becker the Counterfeiter, I, London 1924, p. 64, n. 14 e tav. I, 14 = Garrucci pl. CXVI, 27) 6) 7,80 Parigi, Sambon, Recherches, p. 329 7) 7,12 Londra, BMC Italy, p. 385,1 8 ) 5,90 Yale Univ., inv. 2001.87.30278 9) Jameson 464 NAC 48, 21/10/2008, 22 CNG 72, 14/6/2006, 170 Napoli, MN, coll. Santangelo 6463 Yale Univ., 2001.87.30278 Come giustamente rilevato da Rutter (HN, p. 193), sull'autenticità della serie (apparentemente un’unica coppia di coni), sono state espresse forti perplessità ingenerate, da un lato, dal noto esemplare della collezione Santangelo (n. 5), ritenuto da Hill una realizzazione del falsario tedesco Becker, dall’altro dall’esigua consistenza dei pezzi noti. Esistono tuttavia almeno due esemplari che risultano anteriori all’attività di Becker, come rilevano opportunamente gli editori di CNG 72, 170: As recently as "Historia Nummorum Italy", most scholars dismissed this issue as the product of modern forgers (cf. HN p. 193), because of the Becker forgery of this type (Hill 14), plus the extreme rarity of examples. However, a few known examples are clearly not from Becker's dies (e.g. Basel 234) and the example in F. Carelli's 1812 catalogue (C. Cavedoni, "Francisci Carellii Numorum Italiae Veteris Tabulas CCII" (Leipzig, 1950, pp. iii and 97), which had existed for at least 15 years prior to Becker's forgeries……. Tale dato mi sembra che deponga a favore dell’autenticità della serie, seppur con l’espunzione al suo interno di alcuni esemplari. Ad avallarne la genuinità sembrerebbe porsi anche l’affinità tipologica, già rilevata in più occasioni dalla Caccamo Caltabiano, con la serie di didrammi di Camarina databili agli inizi del V secolo a.C. (ca. 492-485 a.C.). Come si nota l’apparato iconografico di questa serie è alquanto affine a quello crotoniate, fatta eccezione per la sostituzione della palma al tripode, che sembra comunque riproporre lo schema tripartito. Franke-Hirmer, 146
  14. Dal web due frazioni crotoniati: Roma Numismatics Ltd., E-Live Auction 4, 29/11/2018, 54 Bruttium, Kroton AR Obol. Circa early 5th Century BC. Tripod / Thunderbolt between two annulets. SNG ANS 333; Weber 1022. 0.76g, 9mm, 10h. Near Very Fine. Very Rare. From a private European Collection. Roma Numismatics Ltd., E-Live Auction 4, 29/11/2018, 55 Bruttium, Kroton AR Diobol. Circa 430-420 BC. Tripod / Thunderbolt between two annulets. Attianese 93; HN Italy 2134; SNG ANS 333.0.48g, 9mm, m10h. Very Fine. Attractive old cabinet tone. From a private European Collection. Entrambi divisionali di Crotone di grande interesse. L’identificazione dei nominali risulta andrebbe tuttavia precisata: Il primo es. (gr. 0, 76) viene classificato come obolo (!), il secondo (gr. 0,48) come diobolo (!). Eppure il modulo del tondello (mm 9 in entrambi) sembrerebbe indicare un unico nominale (diobolo) di cui il primo più leggero per la evidente consunzione. Una breve ricerca sul web e sui principali repertori sillogistici consente di recuperare un discreto numero di esemplari con la medesima tipologia di cui fornisco un breve catalogo che non ha pretese di completezza e risulta pertanto suscettibile di integrazioni: 1. Attianese 375 (gr. 0,87) 2. SNG Cop. 1793 (gr, 0,87; mm 9) 3. *CNG 385, 2016, 53 (gr. 0,84; mm 10) 4. Attianese 376 (gr. 0,84) 5. *CNG 109, 2018, 45 (gr. 0,79; mm 9) 6. Berlin, SM, 1847/7729 (gr. 0,78; mm 9) 7. Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Medagliere, inv. 1141 (gr. 0,77; mm 8,9. V. G. Gargano, Le monete lucane e bruzie nel Medagliere del Complesso Monumentale della Pilotta, in S. Pennestrì (a cura di), Complesso Monumentale della Pilotta. Il Medagliere, Notiziario del Portale Numismatico dello Stato, serie "Medaglieri Italiani", 11.1 – 2018, n. 134) 8. Roma Numismatics Ltd., E-Live Auc. 4, 2018, 54 (gr. 0,76; mm 9) 9. Weber 1022 (gr. 0,75; mm 9) 10. SNG ANS 333 (gr. 0,73; mm 9) 11. CNG 224, 2009, 19 (gr. 0,71; mm 7) 12. *J. Elsen, list 213, 2000, 14 (gr. 0,68; mm 8,2) 13. BMC Italy 62 (gr. 0,67) 14. *CNG, E-Auc. 233, 2010, 101 (gr. 0,58; mm 8 ) 15. Roma Numismatics Ltd., E-Live Auc. 4, 2018, 55 (gr. 0,48; mm 9) Segue l’illustrazione degli esemplari contrassegnati da asterisco. CNG 385, 2016, 53 (diobol: gr. 0,84; mm 10) CNG 109, 2018, 45 (diobol: gr. 0,79; mm 9) J. Elsen, list 213, 2000, 14 (diobol: gr. 0,68 mm 8,2) CNG, E-Auc. 233, 2010, 101 (diobol: gr. 0,58; mm 8 ) Gli esemplari raccolti prefigurano un nucleo compatto per omogeneità ponderale (peso medio gr. 0,74) e caratteristiche tecniche (modulo di mm. 8-10), elementi che sembrerebbero suggerire un'identificazione del nominale come diobolo piuttosto che come obolo, confermando quanto già prospettato da Rutter (HN Italy, 2134). Tale identificazione che sembrerebbe peraltro comprovata dai due cerchietti presenti al rovescio. La raffigurazione del segno del valore (OO) per indicare il nominale non è tutt'altro che estranea al repertorio tipologico crotoniate. Per restare nell’ambito dei dioboli si possono citare quelli con tripode/lepre e due cerchietti - questi ultimi generalmente posti al R/ (a) ma anche al D/ (b) e che in una serie (c) risultano accompagnati al D/ dalla sigla , evidente allusione al nominale - o i più rari dioboli tripode/pegaso OO (d). a) Naville Numismatics Ltd., Live Auction 25, 2016, 44 (gr. 0,83) b) CNG 69, 2005, 59 (gr. 0,81) c) Harlan J. Berk Ltd., 102th buy or bid sale,1998, 135 (gr. 0,71) d) CNG 236, 2010, 16 (gr. 0,76)
  15. Da Artemide Aste, Auction L, 3-4/11/2018, lot 34 un interessante esemplare di Sidion. Nel corso degli anni e in svariate discussioni è stata richiamata sul forum l’attenzione su queste monete di incerta attribuzione e controversa cronologia, di cui è nota un’unica serie in bronzo caratterizzata dai seguenti tipi: D/Testa di Zeus laureato e barbato. R/ . Eracle stante a d. appoggiato alla clava. Uno studio accurato sulla questione fu condotto in anni relativamente recenti da Mangieri, che dà notizia di sette pezzi di Sidion, tutti provenienti da Gravina in Puglia e, in particolare, dalla collina di Botromagno (G. Libero Mangieri, Le monete di Sidion e la circolazione monetaria nel periodo classico-ellenistico a Gravina in Puglia e ad Altamura (BA), RIN CII, 2001, 49-87). Ad essi vanno aggiunti i due esemplari del BMC (citati in nota da Mangieri e segnalati da Rutter, HN Italy, 822) ed alcuni pezzi apparsi sul mercato antiquario per un totale di 14 unità. Di seguito fornisco un breve elenco degli esemplari a me noti che mi auguro gli utenti del forum possano incrementare. Dell’es. n. 14 non sono riuscito a reperire i dati pondometrici. 1. gr. 3,4 BMC Italy, p. 395, 2 2. gr. 2,89 mm 16 Inasta, 15, 29/3/2006, 24 3. gr. 2,8 mm 15,10 Gravina, Botromagno, sporadico (Mangieri 2001, 19) 4. gr. 2,6 mm 15,45 Gravina, Botromagno, sporadico (Mangieri 2001, 20) 5. gr. 2,64 mm 15 Artemide Aste, Auc. L, 3-4/11/2018, 34 6. gr. 2,53 mm 15 CNG 327, 28/5/2014, 124 7. gr. 2,4 mm 16,25 Gravina, Botromagno, sporadico (Mangieri 2001, 21) 8. gr. 2,3 mm 15,70 Gravina, c.da Lamacolma, sporadico (Mangieri 2001, 22) 9. gr. 2,3 mm 15,70 Gravina, c.da Lamacolma, sporadico (Mangieri 2001, 23) 10. gr. 2,2 mm 15,90 Gravina, Botromagno, sporadico (Mangieri 2001, 24) 11. gr. 2,17 BMC Italy, p. 395, 1 12. gr. 1,83 mm 14 Bertolami, E-auction 39, 15/2/2017, 20 13. gr. 1,2 mm 11,30 Gravina, Strada S.Stefano, sporadico, non integro (Mangieri 2001, 25) 14. Artemide Aste, XVIII, 9/12/2007, 5 Un ulteriore esemplare (inedito) segnalato da Mangieri fu rinvenuto in una cisterna in associazione con materiale archeologico non successivo al primo quarto del III secolo a.C. (Mangieri 2001, p. 57 e nota 25). L’emissione si presenta omogenea sotto il profilo ponderale. Fatta eccezione per gli ess. n. 12 (gr. 1,83) e n. 13 (non integro), i pesi si distribuiscono tra gr. 3,4 e gr. 2,17 con un peso medio di gr. 2,73 circa. Il modulo dei tondelli risulta compreso tra mm. 16-14, con un addensamento intorno a mm. 15. Sembrerebbe pertanto trattarsi di un unico nominale privo di articolazioni interne. L’autorità emittente, Sidion, viene identificata con l’antica Silvium, corrispondente all'attuale sito di Botromagno nei pressi di Gravina in Puglia, nella quale Diodoro (XX, 80, 1), unica fonte storica in proposito, ricorda la presenza di un presidio sannita sgominato dai Romani che nel 306 a.C. cinsero d’assedio ed espugnarono il centro. Mangieri inquadra le monete di Sidion in epoca anteriore al 306, nell'ambito delle vicende che caratterizzarono la Magna Grecia nella seconda metà del IV secolo a.C. Per la scarsa consistenza, lo studioso attribuisce all'emissione una valenza politica più che pratica, espressione di quella comunanza di interessi che spinse Sanniti e Tarantini a far fronte comune contro l’espansionismo di Roma in Italia meridionale. Un rapporto già emerso all'epoca in cui (327-6 a.C.) i Neapolitani aprirono le porte ai Romani (Livio VIII, 27) grazie al prevalere di una fazione aristocratica che si oppose al blocco tarantino-sannita, propenso alla resistenza, e consolidatosi nel corso della seconda guerra sannitica. Si sarebbe trattato di un’emissione con cui gli abitanti di Sidion - che analogamente ad altri siti indigeni delle vicinanze probabilmente non avevano mai coniato moneta propria -, avrebbero manifestato alla vigilia dell’assedio (306) la loro totale aderenza al contesto dei rapporti con Taranto in chiave antiromana, come sembrerebbe denunciare la scelta dei tipi, di chiara ispirazione greca (Mangieri 2001, 56-7). A queste considerazioni che sembrerebbero contestualizzare la moneta sostanzialmente in base al dato storico, l’esemplare dell’Asta Artemide consente di apportare nuovi spunti di riflessione desunti dal dato interno. Si tratta infatti dell’unica moneta di questa serie ribattuta su un pezzo di Metaponto, come opportunamente riportato dai compilatori. Tracce della spiga sono visibili in corrispondenza della testa di Zeus unitamente alle lettere della leggenda MET nel campo inferiore. Per quanto resti incerta l’esatta identificazione della serie metaponina in esame in base alle tracce visibili, il peso dell’esemplare (gr. 2,64), le dimensioni del modulo (mm. 15) e la disposizione delle lettere sembrerebbero ricondurre ad emissioni enee della prima metà del III secolo a.C. del tipo Zeus/spiga (Johnston 48; HN 1684) o Demetra/spiga (Johnston 56, 59; HN 1692, 1695). È pur vero che le emissioni in bronzo di Metaponto, abbondanti per intensità e durata, attendono una più puntuale sistemazione, specie a livello cronologico. Se tuttavia la cronologia di Rutter per le serie succitate, che ricalca quella della Johnston, risultasse corretta, le monete di Sidion slitterebbero inequivocabilmente al primo quarto o al massimo alla prima metà del III secolo a.C. come peraltro prospettato già dallo stesso Rutter (n. 822: 300-275 a.C.) seguito da Bertolami e Artemide. Il tutto su uno scenario storico decisamente mutato……
  16. Tra gli esemplari proposti dal catalogo Harlan J. Berk, Ltd. - Buy or Bid Sale 206 del prossimo 15 novembre compare un interessante nucleo di monete magnogreche. Si tratta di 19 stateri in argento di cui 17 di Taranto (lotti 28-44) e 2 di Metaponto (lotti 45-46). Di seguito riporto le foto degli esemplari seguiti dalla classificazione Vlasto (V) e/o dalla concordanza con il catalogo di Fischer-Bossert (FB). Lot 28 (V 503-FB 777) Lot 29 (FB 672) Lot 30 (FB 785) Lot 31 (FB 747) Lot 32 (FB 729) Lot 33 (V 579-FB 1070) Lot 34 (V 593- FB 1120?) Lot 35 (V 636-FB 923) Lot 36 (V 657-FB 975) Lot 37 (V 657-FB 949) Lot 38 (V 673) Lot 39 (V 666)
  17. Chaponnière & Firmenich SA, Auction 10, 21/10/2018, lot 6 Calabria. Tarentum. Didrachm 510-540 BC. Sear 224 var.; HN Italy 827. AR. 8.01 g. VF cleaned Transeat la riproduzione fotografica errata per l’inversione dei tipi (la sequenza corretta è: D/delfiniere; R/ippocampo) ed altri "particolari" sarebbe quantomeno opportuno correggere la datazione proposta dal compilatore della scheda.
  18. La possibilità di disporre di un certo numero di esemplari tratti dalla medesima coppia di coni costituisce non di rado una circostanza di per se unica in quanto foriera di preziose informazioni in merito alla capacità produttiva della zecca, all'elaborazione delle frequenze ponderali, al gettito di moneta in un determinato periodo, al tasso di sopravvivenza dei coni e, non per ultimo, all'esecuzione veri e propri interventi di “manutenzione” operati dagli incisori con opportuna rilavorazione e/o reincisione di coni danneggiati. Quest’ultimo aspetto ha radici molto antiche e si riscontra a partire dallo stadio iniziale delle coniazioni della Magna Grecia (seconda metà del VI sec. a.C.), come ha dimostrato un recente studio sulle monete di Sibari, sottoposte periodicamente ad un “aggiornamento epigrafico” (E. SPAGNOLI, La prima moneta in Magna Grecia. Il caso di Sibari, 2013, p. 160). Si ha l’impressione che le zecche antiche, specie per la fase arcaica e tardo arcaica, siano connotate un certo “conservatorismo” produttivo, una tendenza a sfruttare in modo esaustivo i coni già in uso prima di generarne dei nuovi. E ciò evidentemente per attenuare i costi di produzione che dovevano essere senz'altro elevati. Ne costituisce un peculiare indizio l’esemplare di Terina battuto da Naville (fig. 1) lo scorso anno, riconducibile al gruppo B 14 della classificazione Holloway-Jenkins (440-425 a.C.) e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Testa femminile a s. entro corona d’ulivo, adorna di duplice collana e con capelli rialzati e trattenuti da ampyx. R/ [TEPI-NAION] a s. Nike seduta a s. su un’hydria rovesciata, con kerykeion nella s. e corona nella d. 1 - Naville Numismatics Ltd., Auction 35, 29/10/2017, lot 34 L’esemplare presenta al D/ una vistosa area degradata in prossimità della sezione centrale del tondello. Area che dovette crearsi in un momento alquanto seriore, come mostra l’assoluta integrità del conio allo stadio iniziale (figg. 2-4). Il discreto numero di pezzi superstiti consente peraltro di seguire il progressivo deterioramento del conio di rovescio sul quale, in origine, è possibile distinguere alcuni elementi iconografici dell’hydria non più visibili nei momenti successivi (fig. 1). 2 - Lawrence University, inv. 91.021 (ex Fred V. Fowler collection; Stack's, 1969) 3 - Blackburn, SNG VIII, 130 (ex Purchase) 4 - Bertolami Fine Arts, 24, 2016, 130 Nel corso della battitura si verifica una rottura del conio con progressivo deterioramento dell’area centrale: stadio I : parte inferiore dell’ampyx e orecchio (fig. 5) Parallelamente si procede alla sostituzione del conio di R/ (Nike con ali più lunghe). 5 - Numismatica Varesi, "Cesare" Auction, 2018, 9 Stadio II: ampliamento area degradata (fig. 6) 6 - Oxford, SNG Ashmolean Museum 1608 Stadio III: ulteriore estensione (figg. 7-8) Sostituzione del conio di R/ (Nike con parte posteriore leggermente distanziata dall’hydria). 7 - Münzen und Medaillen, 8, 2001, 27 8 - New York, SNG ANS 3, 803 Stadio IV: primo intervento di rimozione della parte danneggiata con esito negativo (fig. 9) 9 - Pegasi Numismatics, 39, 2018, 40 Stadio V: reincisione del conio di D/ (fig. 10) L’area oggetto di intervento appare chiaramente visibile per il fondo scuro. Vengono reincisi l’orecchio, le ciocche inferiori e l’occhio. 10 - NAC AG, Auction K, 2000, 1100
  19. Un esemplare di grande interesse verrà battuto nella prossima asta Peus. Si tratta di un piccolo nominale eneo di Velia (gr. 1,32) contrassegnato dai tipi della testa di Atena con elmo attico adorno di corona d’ulivo al D/ e dalla civetta ad ali chiuse su ramo d’ulivo ed etnico [] al R/ (fig. 1). 1) Dr. Busso Peus Nachfolger, Auction 423, 7/11/2018, lot 165 Come annotato dai compilatori della scheda, l’esemplare risulta privo di confronti nella bibliografia relativa alla monetazione velina e, in particolare, nei contributi di Mangieri e di Rutter (G. Libero Mangieri, Velia e la sua monetazione, Lugano 1986; Rutter, HN, 121 s.) Si aggiunge l’assenza di riscontri anche all’interno della collezione Sallusto, il cui segmento più rilevante è rappresentato proprio dal materiale eneo (più di 200 pezzi; v. G. Libero Mangieri, La monetazione di Poseidonia-Paestum e Velia nella collezione Sallusto, “Bollettino di Numismatica”, 46-47, 2006, 3-289). Per una seriazione dell’esemplare bisogna essenzialmente tener conto delle opzioni tipologiche e delle corrispondenze con i nominali maggiori in metallo prezioso (AR). È ben noto che la testa di Atena con elmo attico decorato da un serto di olivo, di eminente derivazione thurina, rappresenta l’elemento di innovazione del III periodo della classificazione Williams, all'interno del quale si attesta in primis sulle dramme, abbinata alla civetta al R/ (fig. 2), e successivamente sui didrammi (fig. 3), contrassegnati al R/ dal tipo del leone che azzanna un cervo (R.T. Williams, The Silver Coinage of Velia, London 1992). 2) Oxford, SNG Ash., 1148 3) NAC AG 13, 1998, 116 A questi elementi si aggiunge il dato ponderale, che sembrerebbe in linea con le frequenze registrate per la prima fase delle emissioni enee della città (HN, 1320) contrassegnate al D/ dalla testa di ninfa (fig. 4) e successivamente da quella di Herakles (fig. 5; HN, 1321-1324). 4) John Morcom Collection (SNG X, 328) 5) Sallusto 1104 (= Mangieri 186) Alla luce di queste brevi riflessioni e se colgono nel segno le corrispondenze tipologiche, hanno ben ragione i compilatori della scheda ad ipotizzare che l’esemplare in oggetto rappresenti “die früheste Bronzemünze” emessa da Velia, la quale, come è noto, fu una delle prime città magnogreche a produrre monete in bronzo a partire dall’ultimo quarto del V secolo a.C. insieme a Thuri e Reghion.
  20. Recentemente apparso sul mercato antiquario, questo esemplare in bronzo di Terina (fig. 1) appare di eccezionale interesse in quanto rappresenta un unicum: D/Testa femminile (ninfa?) a d. adorna di orecchino. R/ T a s., E a d. Tre crescenti entro corona d’ulivo. Bordo lineare. AE, mm 19. 1 - Gerhard Hirsch Nachfolger, Auction 343, 26/9/2018, 2021 (“Erworben 2011 in Deutschland”) Come riportato dai compilatori della scheda, il pezzo si confronta sul piano iconografico con il n. 128 (gruppo B) della classificazione Holloway-Jenkins (R/ TE entro corona d’ulivo; fig. 2) genericamente datato al IV-III secolo a.C. e noto agli studiosi in un solo esemplare in collezione privata e privo di dati pondometrici (p. 57, n. 128). Un’ulteriore moneta con la medesima tipologia è attestata tra i materiali della collezione Sallusto (n. 1364) conservata a Salerno e pesa gr. 4,60 (dati tratti da Taliercio Mensitieri 1993, p. 150, nt. 122). 2- Holloway-Jenkins 1983, n. 128 Ai pezzi in esame si collega un esemplare in bronzo (unicum) di Parigi (Garrucci 1885, p. 169, n. 29 = De Luynes, 835; fig. 3) di gr. 8,95 con testa di ninfa a s. entro corona d’olivo/Nike a s. seduta su anfora con corona nella mano d. – ignota agli studiosi della monetazione terinea – che ricalca fedelmente la tipologia di alcuni stateri argentei del gruppo B Holloway-Jenkins (nn. 11-15; fig. 4) datati al 440-425 a.C. (Taliercio Mensitieri 1993, p. 150, nt. 122). 3 - Paris, De Luynes, n. 835 4 - NAC AG, Auction 13, 8/10/1998, 237 (Ex Antikenmuseum Basel und Slg. Ludwig, 237) Holloway-Jenkins 15 Gli esemplari di Parigi (gr. 8,95) e coll. Sallusto (gr. 4,60) presentano affinità iconografiche per la presenza della corona di alloro nonché per il rapporto ponderale (2:1). Potrebbe pertanto trattarsi di un’emissione costituita dal doppio e dalla sua metà. Ad essa potrebbe raccordarsi l’esemplare di Hirsch, del quale tuttavia sarebbe auspicabile conoscere il peso per comprendere l’esatta identificazione del nominale. Per quanto concerne la cronologia, i confronti con il gruppo B Holloway-Jenkins, se pertinenti, riporterebbero alla seconda metà del V secolo a.C. ca. Potrebbe trattarsi di una delle più antiche monete in bronzo - se non la più antica - emessa dalla zecca di Terina? Abbreviazioni: Garrucci 1885 = R. Garrucci, Le monete dell’Italia antica, Roma 1885 Holloway-Jenkins 1983 = R.R. Holloway-G.K. Jenkins, Terina, Bellinzona 1983 Taliercio Mensitieri 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi monetari di Hipponion e delle città della Brettia tra IV e III sec. a.C., in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra VI e III sec. a.C. (Atti del Seminario di studi - Napoli 1987), Napoli 1993, pp. 131-186.
  21. Recentemente apparse (o riapparse) sul web, due dramme a rovescio incuso emesse da Caulonia e da Crotone. Allo stato attuale entrambe sembrerebbero registrare, all’interno delle rispettive zecche, i pesi più alti finora documentati per tali divisionali (risp. gr. 2,92 e gr. 2,93), rinviando ad un peso teorico che evidenzia maggiore aderenza allo standard corinzio che a quello di sua diretta filiazione (cd. “acheo-corinzio” o “corinzio ridotto”) in uso nelle colonie achee della Magna Grecia. Tali oscillazioni ponderali, che si riscontrano soprattutto a livello dei nominali maggiori (stateri), rappresentano un fenomeno piuttosto frequente durante la fase più antica della coniazione in Italia meridionale, seppur con modalità differenti. Caulonia Künker, 312, 2018, 2088 (ex Giessener Münzhandlung 146, 2006, 44 ex NAC P, 2005, 1096) Crotone Roma Numismatics Ltd, XVI (2018), 123 (from a private European collection, outside of Italy prior to December 1992)
  22. Una moneta di tipologia anomala figura tra gli esemplari della collezione dell’American Numismatic Society di New York: D/ Testa femminile volta a s. con capelli rialzati e trattenuti da larga benda. R/ ϘPO a s. Tripode con collo sormontato da tre anse. A d., spiga (fig. 1). Fig. 1 SNG ANS 3, 349 (gr. 7,37) L’esemplare viene attribuito dagli editori della Sylloge alla zecca di Crotone, qualificata sul piano epigrafico dalla presenza dell’etnico e a livello tipologico dalla scelta del tripode. Ad avallare tale ipotesi si pone il dato tecnico relativo agli incroci di conio (R/) con due stateri della serie Aquila/Tripode (figg. 2-3). Fig. 2 SNG Ashmolean, 1512 Fig. 3 BFA, E-Auction 32, 2016, 130 Avulso dalla tipologia crotoniate, che non esibisce mai teste femminili sulle serie in metallo pregiato, ad eccezione di quelle contrassegnate da Hera Lakinia abbinata ad Herakles al R/, il pezzo rappresenta a tutt'oggi un unicum e pertanto meritevole di attenzione. A dispetto del grado di rarità, scarso è tuttavia risultato l’interesse degli studiosi per l’esemplare in oggetto. La bibliografia numismatica appare limitata ad alcune notazioni della Johnston che se ne occupa – seppur indirettamente – in riferimento alle le produzioni metapontine considerate “non ufficiali” (Johnston 1984, p. 68). Al loro interno la studiosa richiama l’attenzione su una moneta di “imitazione” (n. 541, imitazione del n. 471) legata da un incrocio di R/ ad un pezzo suberato (n. 540; imitazione del n. 471 R/) che a sua volta condivide il conio di D/ con il n. 539 (gr. 5,38; imitazione del n. 495), anch'esso suberato. L’esemplare n. 541, attualmente nella collezione Lloyd (ex Sambon, 13/3/1923, 115: gr. 7,00), non sembrerebbe invece presentare tracce di suberatura. Nel corso sue ricerche la Johnston ricorda di aver notato due esemplari di Crotone - l’uno nella collezione Jameson (n. 428: gr. 5,72), l’altro nella coll. Newell (ex Naville, IV, 169: gr. 7,36) – che si ricollegavano al conio metapontino. E tale relazione, come appurò successivamente la studiosa, risiedeva nel dato tecnico: la testa femminile del conio n. 541 di Metaponto presentava identità di conio con quella degli esemplari crotoniati (figg. 4-5). Fig. 4 METAPONTO (Jonston 1984, pl. 42-43) M E T A P O N T O CROTONE D/539--------D/540 D/541-------D/ANS 349 suber. suber. imitaz. R/539 R/540-----R/541 R/ANS 349 Fig. 5 LHS Numismatik AG, 100, 2007, 108 (Noe 471, imitata dalla n. 541) Ne risulta un quadro articolato e per alcuni versi anomalo: - a Metaponto esemplari suberati e di “imitazione” sarebbero stati battuti dagli stessi coni - Metaponto e Crotone si relazionano in una sorta di produzione di carattere speculare non ufficiale: la prima emette monete che riproducono in modo grossolano tipi di più alto pregio artistico (541 imita 471), la seconda reimpiega in corso di battitura un conio metapontino di imitazione al D/ associandovi il tipo locale (R/ tripode) di una serie diversa. Per la scarsa esecuzione nell'incisione dei coni, l’es. n. 541 di Metaponto e quello di Crotone (ANS 349) si qualificano a giudizio della Johnston come “ancient counterfeits made illicity” più che imitazioni (o barbarizzazioni) o pezzi prodotti a scopo “sperimentale”. Benché possibile, l’ipotesi della studiosa è quantomeno opinabile. La contraddirebbe non solo il dato ponderale (n. 541: gr. 7,00; ANS 349: gr. 7,37) che non si discosta poi eccessivamente dall’alleggerimento che a partire dalla metà del V secolo a.C. investe lo statere acheo-corinzio, imperniato su un valore di gr. 7,76 ca, (cd. nomos italiotikòs), ma soprattutto il caso di Crotone che abbina ad un conio di imitazione di Metaponto (ANS 349 D/) uno di carattere “ordinario” (ANS 349 R/), regolarmente impiegato nella produzione di serie argentee non contraffatte (figg. 2-3). Mi chiedo pertanto se i due casi succitati (Noe 541 e ANS 349), che non presentano segni di contraffazione (suberatura, metallo alterato, ecc.), possano davvero qualificarsi come iniziative fraudolente o se piuttosto la scarsa qualità del tipo non vada ricercata nell'impiego di maestranze dotate di non positive abilità tecniche e forse non specializzate. Che poi nel corso della produzione “regolare” la zecca mettesse in circolazione monete suberate per esigenze diverse (difficoltà nell’approapprovvigionamento del metallo, ecc.) è un fenomeno ampiamente attestato. Gli studi più recenti sui coni di Taranto (Fischer-Bossert 1999) e di Sibari (Spagnoli 2013, pp. 202 s.), per restare in Magna Grecia, hanno documentato non pochi casi di monete in metallo vile ricoperte da un velo d’argento battute dagli stessi coni di monete “autentiche”. Si tratta di una pratica che trae origine da un passato assai remoto, come testimoniano esemplari suberati in elettro della Ionia asiatica ma anche monete argentee a corso internazionale, come quelle di Atene, di Egina e di Corinto.
  23. Dal web un raro esemplare metapontino con iscr. METABO (del tipo Noe 452) riconducibile a Metabos, nome barbaro di Metaponto secondo Stefano Bizantino (s.v. Metapontion), riferibile all'eroe eponimo di Metaponto per Ecateo (F 84 Jacoby) e di cui pare esistesse in città un heroon (Antioco, 555 F 12 Jacoby). Spink, Auc. 18006, 25/9/2018, 1005 (Professor John Griffith collection) (Noe 476) D/ T. di Demetra a s. adorna di collana e con capelli rialzati e raccolti in spesse trecce che circondano la testa. A d., dietro il collo, . R/ METABO a s. su base lineare. Spiga a sei grani con foglia ricurva a d. La stessa leggenda compare sullo statere Noe, n. 452 D/ T. di Demetra a s. con capelli rialzati e adorni di diadema decorato con serto d’ulivo. A s., NIKA; a d., dietro il collo, . R/ METABO a s. Spiga a sette grani con foglia ricurva a d. Noe-Johnston 1984, pl. 34-35, 452 La n. 452 è tratta da un conio di D/ rilavorato che ha battuto anche gli ess. 450-1 che tuttavia presentano al R/, rispettivamente, le leggende e . La n. 476, anch'essa “deepened by recutting”, proviene dallo stesso conio di D/ dei nn. 472 e 475 che si differenziano per la forma dell’etnico al R/ (). Entrambe le monete vengono collocate dalla Johnston nella classe VII che include serie contraddistinte dalla t. di Demetra (Noe 449, 450-2, 467-71, 495, 472-6, 501-6), di Dioniso (Noe 453-9, 464-6) e di Pan (Noe 460-3) databili nel secondo quarto del IV secolo a.C. (ca. 375-350) se non qualche decennio dopo.
  24. PARTE I La lettura dell’interessante volume di Jeffrey M. Hurwit, Artists and Signatures in Ancient Greece, Cambridge 2015, all'interno del quale il capitolo IV viene dedicato alla documentazione numismatica (Coins, p. 39 ss.) ha stimolato le riflessioni che seguono, incentrate sulla presenza e funzione di firme “estese” apposte su monete da artisti attivi in Magna Grecia, in particolare a Metaponto e ad Heraklea. Le testimonianze relative alle signatures degli incisori in forma estesa sui documenti monetali, ben attestate in Grecia e in Sicilia, risultano invece alquanto esigue in Magna Grecia e peraltro condensate in ambito lucano entro un arco cronologico compreso tra la fine del V e gli inizi del III secolo a.C. circa. Ad essere interessate, seppur con modalità differenziate, sono poleis dislocate sia sulla paralia tirrenica che su quella ionica: Velia (Kleudoros e Philistion; tavv. A-B), Poseidonia (Dossennos; tav. C), Thurii (Molossos; tav. D), Heraklea (Aristoxenos; v. infra) e Metaponto (Aristoxenos; v. infra). Tav. A CNG 102, 2016, 69 (Kleudoros) Tav. B Roma Numismatics Ltd, 7.4.2016, 33 (Philistion) Tav. C NAC AG 13, 1998, 16 (Dossennos) Tav. D NAC 106 (part II), 2018, 1170 (Molossos) Tra questi nomi, come si nota, si distingue quello di Aristoxenos in quanto allo stato attuale risulta l’unico incisore ad aver apposto la sua firma sui tipi monetali di almeno due zecche (Metaponto ed Heraklea) e, come vedremo, con una certa prossimità cronologica (v. R. Vollkommer, Künstlerlexikon der Antike, I, München-Leipzig 2001, s.v. Aristoxenos, 93 s. con bibl. prec.).
  25. Dal web un interessante statere di Thurium della seconda metà del IV secolo a.C. “apparently unpublished” (gr. 7,71; mm. 23) con sigla TIMO al D/ e Nike in volo su toro al R/. Heritage World Coin Auctions, Long Beach Signature Sale 3067, Auction 6/9/2018, lot 30006 (ex Numismatica Genevensis SA, Auction 7, 28/11/2012, lot 131 ex NAC AG, Auction 59, 4-5/4/2011, lot 505) Un esemplare tratto dalla stessa coppia di coni in Naville Numismatics Ltd., Auction 1, 15/6/2013, lot 16 (Ex Triton sale III, 1999, 84 ex NAC 51, March 2009, 534) con al R/ il simbolo dell’astro non più visibile sullo statere precedente. Allo statere vanno probabilmente collegati i trioboli con tipi analoghi al R/. Naville Numismatics Ltd., Auction 2, 21/9/2013, lot 13

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