lucerio Inviato 16 Dicembre, 2014 #1 Inviato 16 Dicembre, 2014 ne avrete sicuramente già parlato. acquistando monete antiche in aste estere (paesi comunità europea), oltre alla documentazione di acquisto serve anche un certificato di importazione? Allego estratto del testo unico 2004: Articolo 72 Ingresso nel territorio nazionale 1. La spedizione in Italia da uno Stato membro dell'Unione europea o l'importazione da un Paese terzo delle cose o dei beni indicati nell'articolo 65, comma 3, sono certificati, a domanda, dall'ufficio di esportazione. 2. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione sono rilasciati sulla base di documentazione idonea ad identificare la cosa o il bene e a comprovarne la provenienza dal territorio dello Stato membro o del Paese terzo dai quali la cosa o il bene medesimi sono stati, rispettivamente, spediti o importati. 3. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione hanno validita' quinquennale e possono essere prorogati su richiesta dell'interessato. 4. Con decreto ministeriale possono essere stabilite condizioni, modalita' e procedure per il rilascio e la proroga dei certificati, con particolare riguardo all'accertamento della provenienza della cosa o del bene spediti o importati. cosa ne pensate? Cita
cliff Inviato 16 Dicembre, 2014 #2 Inviato 16 Dicembre, 2014 (modificato) Sono i certificati di temporanea importazione. Non sono obbligatori e non c'è nessun obbligo in tal senso ma puoi farne richiesta tu alla Soprintendenza appena ti arriva una moneta dall'estero (al costo di 16 euro di marca da bollo per ogni nuova richiesta). Servono se in futuro vuoi rivendere la moneta all'estero, se questa è già dotata di certificato di temporanea importazione non dovrai di nuovo richiedere un certificato di libera esportazione con il conseguente rischio di diniego (rischio relativo, solo per monete molto rare o uniche ed assenti dal patrimonio museale italiano, in teoria). In realtà tutto ciò rimarrebbe applicabile ai soli beni culturali per cui si rientra nella solita diatriba di quando e come una moneta antica è un bene culturale o meno (nel senso che per monete antiche comunissime e dal valore molto basso secondo me è davvero difficile configurarle come beni culturali, ma qui si inizierebbe un discorso infinito...). Ha senso chiedere il certificato di temporanea importazione per un bronzetto del IV secolo del valore di 15 euro? La marca da bollo già costa di piu'.... Ma poi potremo vendere tale bronzetto all'estero senza un certificato di libera circolazione? La normativa è come al solito poco precisa per cui si presta a diverse interpretazioni, credo lo Stato preferisca sempra la strada della burocrazia e della carta bollata, se non altro ci guadagna in marche da bollo.... Modificato 16 Dicembre, 2014 da cliff 1 Cita
lucerio Inviato 16 Dicembre, 2014 Autore #3 Inviato 16 Dicembre, 2014 Sono i certificati di temporanea importazione. Non sono obbligatori e non c'è nessun obbligo in tal senso ma puoi farne richiesta tu alla Soprintendenza appena ti arriva una moneta dall'estero (al costo di 16 euro di marca da bollo per ogni nuova richiesta). Servono se in futuro vuoi rivendere la moneta all'estero, se questa è già dotata di certificato di temporanea importazione non dovrai di nuovo richiedere un certificato di libera esportazione con il conseguente rischio di diniego (rischio relativo, solo per monete molto rare o uniche ed assenti dal patrimonio museale italiano, in teoria). In realtà tutto ciò rimarrebbe applicabile ai soli beni culturali per cui si rientra nella solita diatriba di quando e come una moneta antica è un bene culturale o meno (nel senso che per monete antiche comunissime e dal valore molto basso secondo me è davvero difficile configurarle come beni culturali, ma qui si inizierebbe un discorso infinito...). Ha senso chiedere il certificato di temporanea importazione per un bronzetto del IV secolo del valore di 15 euro? La marca da bollo già costa di piu'.... Ma poi potremo vendere tale bronzetto all'estero senza un certificato di libera circolazione? La normativa è come al solito poco precisa per cui si presta a diverse interpretazioni, credo lo Stato preferisca sempra la strada della burocrazia e della carta bollata, se non altro ci guadagna in marche da bollo.... grazie del chiarimento. ciao Cita
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