Questo è un post popolare Legio II Italica Inviato 23 Luglio, 2016 Questo è un post popolare #1 Inviato 23 Luglio, 2016 Vorrei trattare un particolare tema antico , che e’ attuale anche ai nostri giorni , problematico per diversi motivi e purtroppo simile al nostro a distanza di due millenni , quello dello smaltimento dei rifiuti ; dalle cronache della TV e dei giornali sappiamo che diverse citta’ italiane moderne soffrono di sporcizia nelle strade e dei problemi di smaltimento ad essa collegati . Il post si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti nel mondo antico , problema antico come il mondo , in particolare di una grande citta’ quale era Roma imperiale , la piu’ popolosa e multietnica dell’ antichita’ ; il problema dei rifiuti ha da sempre ha creato disagi , vuoi per l’ incivilta’ di alcuni cittadini che nonostante il trascorrere dei secoli sembra che questo mal costume abbia subito pochi miglioramenti , vuoi anche per problemi prettamente tecnici e logistici . Prima di proseguire nella ricerca dobbiamo fare una premessa , i rifiuti moderni sono ben diversi da quelli antichi , il concetto di base pero’ non cambia ; al tempo di Roma antica non esisteva la plastica , i prodotti derivati dalla chimica ed altri scarti dell’ industria moderna ; quindi quello che gli antichi gettavano via era costituito essenzialmente da scarti alimentari di tutti generi , seguiti da indumenti laceri , ceramiche rotte , oggetti vari di uso domestico e comune , ed …....escrementi della notte , come il poeta Giovenale nella sua opera “Satire” ci racconta piu’ avanti . Lo smaltimento dei rifiuti nell' antica Roma durante l’ epoca repubblicana non offre spunto a particolari riflessioni , le notizie a riguardo sono quasi nulle , esistevano gia’ le cloache ma il loro scopo principale era fognario e di prosciugamento dei molti acquitrini che esistevano nella Roma arcaica , solo al tempo di Giulio Cesare ci giunge una notizia nell' editto di Eraclea nel quale aveva bandito una gara d' appalto pubblico per la pulizia delle strade dividendo le spese a metà tra l’ amministrazione pubblica e i padroni delle case , cosa che doveva gia’ esistere nella Roma del suo tempo . In questa epoca repubblicana ed anche imperiale si puo’ solo intuire che i rifiuti alimentari si adoperassero come mangime per gli animali , che i prodotti di combustione , come la cenere , venisse usata per il lavaggio dei vestiti ed altro , gli escrementi animali utilizzati come concime e gli oggetti rotti in metallo o consumati dall’ uso , recuperati per essere fusi e rilavorati per lo stesso uso o per altri scopi . Naturalmente i problemi relativi ai rifiuti crescevano di pari passo con l’ accrescimento edilizio ed abitativo di Roma che in epoca imperiale arriverà a contenere certamente più di un milione di abitanti compreso il suburbio ; la necessità della raccolta dei rifiuti divenne di conseguenza sempre più urgente ed importante . Ad esempio un aspetto del problema , relativo pero’ ad un solo tipo di “rifiuto” , era il Mons Testaceus , nome che viene tramandato al moderno , all’ attuale quartiere romano di Testaccio che sorge tra il Tevere e la Piramide – Porta Ostiense di cui ne conserva il nome e il cui antico Mons si puo’ paragonare ad una moderna discarica , seppur costituita da uno solo prodotto cioe’ frammenti di argilla ; era ed e’ tutt’ ora infatti un monticello artificiale alto circa trenta metri ma con una circonferenza di un chilometro e una superficie totale di circa 20.000 metri quadrati che si era formato per il continuo accumularsi dei cocci delle anfore contenenti principalmente vino ed olio , sbarcate nel vicino porto fluviale dell' Emporium alla Marmorata e immagazzinate poi nei prossimi Horrea (magazzini) Galbana o Sulpicia , opera del II secolo a.C. costruita dal Console Servio Sulpicio Galba . Le anfore scaricate e svuotate del contenuto , delle quali molte si rompevano accidentalmente , venivano poi quasi totalmente eliminate ed accumulate nei vicini prati al confine della Citta’ , fino a formare nel tempo , un Mons ; questo Monte esiste tutt’ ora ed e’ recintato per evitare scavi abusivi , e’ ricoperto da una boscaglia sotto la quale giacciono ancora infiniti frammenti di anfore . Per quanto riguarda invece lo smaltimento di particolari rifiuti organici i Romani fin dal VI secolo a.C. inventarono le cloache e le latrine pubbliche e private che permettevano di pulire velocemente le strade della citta’ con getti d’ acqua e di smaltire il tutto nel Tevere tramite un ingegnoso sistema di fognature sotterranee . Questo sistema di pulizie e fognature favoriva pero’ solo i ricchi proprietari delle Domus e degli abitanti delle Insule dei pianterreni , che all’ epoca erano piu’ ricercati e costosi dei piani alti in quanto usufruivano dell’ acqua corrente in casa , mentre gli abitanti dei piani alti non l’ avevano ed erano usi gettare dalle finestre gli escrementi personali che venivano poi eliminati dagli addetti alla pulizia delle strade . Questa pessima abitudine degli abitanti dei piani alti di gettare in strada i rifiuti organici e qualcos’ altro di piu’ pericoloso , indusse il poeta Giovenale a scrivere in una delle sue Satire che : “se si usciva di notte a Roma , consigliava prima di fare testamento , perche’ ogni volta che si apriva dall’ alto una finestra , ogni passante era minacciato di morte” , a dimostrazione che dall’ alto delle Insule , pioveva di tutto , rifiuti organici ma anche rifiuti ingombranti , come si chiamerebbero oggi . Usanza che sebbene oggi ormai quasi scomparsa , persiste nella notte di fine anno quando alcuni buttano dalla finestra un po’ di tutto . A Roma quindi mancava una organizzazione statale per la raccolta pubblica dei rifiuti la cui pulizia era affidata ai privati che , per non essere multati dagli Edili , dovevano provvedere affinche’ le case popolari , quelle ad Insule a piu’ piani , fossero servite dagli Aquarii , cioe’ dai portatori d' acqua , come era prescritto dal corpo dei pompieri , seguiti dai Zetarii , cioe’ gli spazzini , schiavi che costituivano una proprietà dello stesso edificio . Al tempo di Augusto fu stabilito per legge che i bottegai e i proprietari di case dovessero pulire la strada e i muri davanti alle porte dei loro locali e agli Edili , ai quali era affidata la cura della città , vennero affiancati quattro magistrati , i Curatores Viarum , due per il centro città e due per le periferie , che dovevano occuparsi della manutenzione e della pulizia delle strade . Tra gli schiavi furono poi creati dall' amministrazione pubblica degli “addetti al letame” , gli Stercorarii , incaricati di raccogliere gli escrementi su grossi carri per essere poi scaricati in aperta campagna come concime , i quali avevano il permesso di transitare anche durante le prime dieci ore del giorno per portare i rifiuti organici in campagna dove sarebbero stati utilizzati appunto come concime . Al tempo di Vespasiano vi fu una massiccia igienizzazione di Roma ; a tale scopo si racconta che Vespasiano aveva avuto la macabra conferma di come nelle strade di Roma venissero abbandonati come rifiuti persino i cadaveri , quando un suo cane gli portò una mano umana nella sala dove stava cenando ; cercò di risolvere in parte il problema coniugando l’ igiene pubblico con l’ arricchimento dello Stato , infatti fece installare numerose Latrine pubbliche , dietro il pagamento di una tassa e quando il figlio Tito gli riporto’ le lamentele del popolo per questa nuova tassa , Vespasiano gli rispose che : “Pecunia non olet , sed urina si” , cioe’ : “i soldi (derivanti dalla nuova tassa) non puzzano , eppure vengono dalle urine” . Vespasiano fu il migliore igienista e pratico statista di Roma : “Vespasiano, divenuto Imperatore , si portò a Roma , ma già a grande distanza si sentiva la puzza di urina che emanava la città . Roma gli apparve come un' immensa latrina , dove sembrava che tutti non avessero altro scopo che spargere dappertutto le proprie urine ; il Tevere aveva una strana colorazione giallognola (il famoso biondo Tevere) . Da saggio generale capì che la repressione del bisogno naturale di urinare non avrebbe raggiunto lo scopo . Infatti decise che : “ciò che non puoi vietare , tassalo!” e così Vespasiano fece venire saggi e sapienti da tutto l' Impero per trovare il sistema per tassare gli urinanti , cioe’ tutti gli umani viventi , a seconda della quantità di urina emessa . Un saggio egizio trovò la soluzione del rebus mediante una formula per cui il tempo dell’ urinata era proporzionale sia al peso dell’ urina emessa , sia alla quantità dell’ urina stessa . Dovettero fare molte prove , con migliaia di schiavi comandati ad urinare entro contenitori misurabili e cronometrando il tempo , praticamente quasi una uroflussometria moderna , alla fine delle prove , riuscirono a stabilire l' importo della tassa . Stranamente però si accorsero che il costo a litro della urinata era superiore a quello del pregiato vino di Cipro , e quindi gli osti cominciarono a servire urina mista al vino invece del vino puro per risparmiare sulle tasse . Comunque anche il pubblico erario cominciò a tenere una contabilità che , invece che in sesterzi , contabilizzava in litri di urina . Inoltre, per favorire l' incremento delle entrate , Vespasiano ordinò che gli orinatoi venissero disposti ovunque , soprattutto davanti ai Templi , a luoghi di ristoro , ai ritrovi alla moda e ai luoghi “romantici” . Le udienze concesse dall' Imperatore prevedevano la urinata preventiva con relativo pagamento e lo stesso Vespasiano controllava personalmente le quantità di urina emesse dai postulanti . I sofferenti di prostata erano ovviamente esentati , altrimenti sarebbero economicamente falliti in giornata per il continuo urinare e si praticava uno sconto speciale ai carrettieri , non per se stessi ma per le urinate del cavallo , che in volume equivalevano a circa 60 urinate umane ; ciò nondimeno a Roma in quel periodo con Vespasiano Imperatore , i cavalli camminavano con il pene infilato in una grossa damigiana” Con un Vespasiano cosi’ “igienico” non solo ne usufrui’ in salute e decoro la Citta’ , ma di concerto anche le casse dello Stato . Le strade di Roma continuarono tuttavia , nonostante editti , tasse , multe e quant’ altro , nel corso dell’ Impero ad essere ingombre di rifiuti di tutti i generi , se nel Digesto di Giustiniano del VI secolo , ancora si prescriveva che : “nulla deve tenersi esposto dinanzi alle officine e finalmente non si permetta che nelle strade sia gettato sterco , cadaveri o pelli di animali” Insomma per concludere il problema dei rifiuti nel mondo antico e nell’ antica Roma , pur nella differenza dei mezzi materiali moderni attuali , non era poi tanto dissimile dai problemi che purtroppo viviamo quotidianamente . Sotto alcune foto attuali del Mons Testaceus e dell’ eccezionale accumulo secolare di frammenti di antiche anfore romane di cui e’ costituito tutto il monte e che ancora vi sono sepolte ; segue il sepolcro di Servio Sulpicio Galba , costruito semplicemente in Peperino e con la lapide in Travertino , trovato a Roma nel 1885 a seguito di scavi fognari in una Via prossima alla Via Ostiense al quartiere Testaccio , proprio vicino ai suoi Horrea ed ora conservato presso l’ Antiquarium comunale di Roma al Celio ; questo Galba era il Console del II secolo a.C. che costrui’ gli Horrea (magazzini) Galbana o Servilia prossimi al Mons Testaceus , nei quali erano depositate le anfore piene principalmente di vini ed olii provenienti da tutto il Mediterraneo , per l’ Annona di Roma e per finire un moderno "Vespasiano" a Roma , non piu' esistenti in questo modo . La lapide del sepolcro e’ scritta in modo essenziale , scarno , senza fronzoli , in stile tipico della severita’ e gravita’ del periodo repubblicano di Roma , infatti nella scritta compare oltre al suo nome , quello del padre , la carica di Console e ci dice solo quanto spazio privato il sepolcro occupava nel terreno pubblico e nient’ altro , ad attestare la carica di Console romano , nella facciata ai lati della lapide erano scolpiti i fasci consolari , simboli del suo mandato : SERVIO SULPICIO - FIGLIO DI SERVIO GALBA – CONSOLE - PIEDI QUADRATI 30 Il sepolcro occupava nel terreno pubblico nove metri quadrati , in pratica era costituito da un semplice cubo di tre metri per tre , di lato . 13 Cita
Veridio Inviato 23 Luglio, 2016 #2 Inviato 23 Luglio, 2016 Complimenti. Molto interessante. Sono non capisco cosa c'entri l'ultima foto. Cita
Legio II Italica Inviato 23 Luglio, 2016 Autore #3 Inviato 23 Luglio, 2016 (modificato) 2 ore fa, Veridio dice: Complimenti. Molto interessante. Sono non capisco cosa c'entri l'ultima foto. Ciao Veridio , entra di riflesso al post perché tramanda nel nome "Vespasiano" , come venivano un tempo chiamati a Roma questi urinatoi pubblici non piu' esistenti in questo aspetto fisico , questi bagni di urgenza pubblici a ricordo delle antiche latrine . In foto ruderi di latrine romane pubbliche e una loro ricostruzione ; all' interno scorreva in continuazione acqua corrente fino al collettore fognario . Modificato 23 Luglio, 2016 da Legio II Italica 1 Cita
Legio II Italica Inviato 23 Luglio, 2016 Autore #4 Inviato 23 Luglio, 2016 In attesa di vostri interventi , per concludere il post , il modo di pranzare degli antichi romani , sdraiati sul lato sinistro sopra i triclini , una specie di divano letto a tre posti situato intorno alla tavola imbandita , da cui il nome e scarti trovati in un antico canale di scarico fognario . Cita
Polemarco Inviato 25 Luglio, 2016 #5 Inviato 25 Luglio, 2016 Quanto al sistema di lanciare oggetti e sversare liquidi dalle finestre dei piani superiori, mi piace ricordare l'actio de effusis vel dejectis che il malcapitato svolgeva contro l' "abitatore" della casa da dove era partito l'oggetto che lo aveva colpito. si trattava di azione edittale (introdotta dal pretore) e si differenziava da un risarcimento dei danni normale poiché colpiva chi abitava l'immobile prescindendo dalla sua colpa ( una forma dì responsabilità oggettiva). Pochi giorni fa stavo leggendo di una sentenza inglese della metà del 1800 che riguardava un poveretto che, mentre camminava in un vicolo, si era preso in testa una botte di grano caduta da un piano alto. Il giudice aveva usato l'argomentazione "ipsa res loquitur" (le cose parlano da sole), scrivendo che le botti non cadono dal cielo e che l'utilizzatore del deposito doveva risarcire il danneggiato. polemarco Cita
Legio II Italica Inviato 26 Luglio, 2016 Autore #6 Inviato 26 Luglio, 2016 Rientrava nell' usanza antica di celebrare la fine del vecchio anno con l' inizio del nuovo , oltre quella di gettare gli oggetti vecchi dalla finestra per propiziare l’ inizio del nuovo anno , anche l' altra di cacciare simbolicamente a bastonate dalla città un qualsiasi poveretto che vestito miseramente , impersonava l’anno appena terminato . Cita
Legio II Italica Inviato 26 Luglio, 2016 Autore #8 Inviato 26 Luglio, 2016 3 ore fa, odjob dice: Bella discussione Grazie @odjob , mi auguro anche che qualcuno intervenga arricchendo la discussione . Cita
odjob Inviato 26 Luglio, 2016 #9 Inviato 26 Luglio, 2016 @Legio II Italica ho letto la discussione e mi sembra che siano stati citati molti argomenti storici:si potrebbe,forse,ampliare la discussione con aneddoti inerenti a quanto già scritto. --Salutoni -odjob Cita
Legio II Italica Inviato 27 Luglio, 2016 Autore #10 Inviato 27 Luglio, 2016 8 ore fa, odjob dice: @Legio II Italica ho letto la discussione e mi sembra che siano stati citati molti argomenti storici:si potrebbe,forse,ampliare la discussione con aneddoti inerenti a quanto già scritto. --Salutoni -odjob Salve , un interessante link : http://www.specchioromano.it/Fondamentali/Lespigolature/2006/Giugno 2006/I vasi da notte nell’antica Roma.htm 1 Cita
Legio II Italica Inviato 12 Agosto, 2016 Autore #11 Inviato 12 Agosto, 2016 Tra il Mons Testaceus , di cui sopra alcune foto , e il piu' vicino Tevere , in quartiere Testaccio , sono in corso scavi dei probabili ruderi degli Horrea Galbana , i magazzini nei quali venivano depositati i prodotti che da Ostia risalendo il Tevere , venivano sbarcati alla "marmorata" a ridosso di quella Porta che pochi secoli dopo si chiamera' Porta Portuense delle mura Aureliane . Cita
Daunos Inviato 18 Marzo, 2024 #12 Inviato 18 Marzo, 2024 c'è un elenco di leggi emanate dai Romani; dalla più antica alla più "recente" riguardo la pulizia (immondizie , sporcizie varie) nell'Impero e in particolare nella città di Roma? Cita
Cremuzio Inviato 19 Marzo, 2024 #13 Inviato 19 Marzo, 2024 19 ore fa, Daunos dice: c'è un elenco di leggi emanate dai Romani; dalla più antica alla più "recente" riguardo la pulizia (immondizie , sporcizie varie) nell'Impero e in particolare nella città di Roma? "Nel 45 a.C. Giulio Cesare promulgò la Lex Iulia Municipalis , un insieme di regole per disciplinare l'accesso e la conduzione dei carri in città , vietando il transito ai carri pesanti dall'alba sino al pomeriggio inoltrato , ne erano esentati i carri adibiti alla pulizia dell'Urbe" Piu' in generale : https://www.bing.com/ck/a?!&&p=6b0ccdba9d572ea4JmltdHM9MTcxMDcyMDAwMCZpZ3VpZD0xZTk5MDAzMi1hNTdiLTYyZjUtMjZmYS0xMjU0YTQ0YzYzNTkmaW5zaWQ9NTI3Mw&ptn=3&ver=2&hsh=3&fclid=1e990032-a57b-62f5-26fa-1254a44c6359&psq=leggi+sulla+pulizia+delle+strade+a+roma+antica&u=a1aHR0cHM6Ly9pdC53aWtpcGVkaWEub3JnL3dpa2kvU21hbHRpbWVudG9fZGVpX3JpZml1dGlfbmVsbCUyN2FudGljYV9Sb21h&ntb=1 Cita
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