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Agricola

Una famosa battaglia raccontata da un grande storico

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Agricola

Molte furono le battaglie combattute dai Romani , ma questa fu particolarmente importante perche' meno di due decenni dopo porto' come conseguenza al completamento geografico dell' Italia come la conosciamo oggi .

I preliminari per cui si giunse in un indeterminato giorno del 225 a. C. , quando il terribile ricordo dei Celti e di Brenno in particolare venne rimosso con la conseguente prossima conquista della Valle Padana .

Nel 238 (tutti gli anni citati sono a. C.) i Boi avevano ricominciato la guerra chiamando alle armi tutti i loro connazionali , tutti risposero alla causa comune e nel 236 un esercito di Celti quali l’ Italia non aveva mai visto si accampo’ vicino Rimini . I Romani in quegli anni sul finire deL III secolo , sentendo prossima una seconda guerra con Cartagine , preferirono la diplomazia alle armi e invitarono a Roma una ambasceria dei Celti per discutere la situazione ; i Celti sentendosi forti vista anche l’ inattivita’ romana in zona , osarono chiedere spavaldamente la cessione di Rimini , ma un’ inaspettato avvenimento nella transalpina cambio’ tutto : i Boi vennero in lotta con i connazionali transalpini , perdendo entrambi i loro capi in battaglia , Ati e Galata . I boi cosi’ indeboliti non solo rinunciarono a Rimini ma dovettero cedere a Roma alcuni loro territori ; infatti i Romani sospettando un attacco di Annibale via terra erano dell’ avviso di occupare tutta la Valle Padana . I Celti , forse anche sobillati da Annibale , si mossero prima dei Romani , solo i Cenomani rimasero fedeli a Roma mentre tutti gli altri ceppi dei Celti si unirono ai Boi , anche quelli della Valle del Rodano condotti da Concolitano e Anereste si unirono ai Boi ; dalla Padana si mosse un esercito di Celti verso gli Appennini composto da 50.000 fanti e 20.000 cavalieri seguiti da carri , diretti spediti verso Roma , l’ ombra di Brenno li guidava .

I Romani , presi forse alla sprovvista , capirono subito la gravita’ della situazione e il popolo ci mise anche del suo credendo Roma persa , ma il Senato con un rito espiatorio , fece sotterrare vivi nel foro romano una coppia di Celti come per esorcizzare il destino e si mobilito' per la guerra .

Militarmente i Romani di quei tempi affidavano la loro forza combattiva a sole quattro Legioni , piu’ gli alleati , due per ogni Console in carica che formavano due eserciti di circa 25.000 fanti e 1.000 cavalieri ognuno . Uno dei due eserciti era stanziato in Sardegna agli ordini di Attilio Regolo , l’ altro a Rimini agli ordini di Emilio Papo . Entrambi gli eserciti ricevettero dal Senato l’ ordine di riunirsi al piu’ presto in Etruria . Nel frattempo Etruschi , Sabini ed Umbri ebbero l’ ordine di sbarrare i passi appenninici in attesa della riunione dei due eserciti romani mentre a Roma si arruolavano uomini atti alle armi .

I Celti nel frattempo superato l’ Appennino scesero devastando le pianure etrusche giungendo a Chiusi , quando comparve al loro fianco l’ esercito di Emilio Papo proveniente da Rimini , mentre gli Etruschi seguivano alle spalle l’ avanzata dei Celti ; questi accortisi di essere seguiti tesero un agguato agli Etruschi , un giorno i Celti finsero di ritirarsi , gli Etruschi nulla sospettando vennero tratti in un agguato e lasciarono sul campo 6.000 morti , il resto venne salvato dall’ esercito di Papo corso al loro soccorso .

A questo punto i Celti per qualche ignoto motivo decisero di tornare indietro seguendo la via terrestre lungo il mare Tirreno , forse erano troppo carichi di bottino e ritennero inutile proseguire verso Roma , ma presso la localita’ di Talamone si trovarono la strada sbarrata dall’ esercito di Attilio Regolo giunto dalla Sardegna e sbarcato presso Pisa . Avvisato opportunamente il collega Emilio Papo in modo tale che i due eserciti romani presero in trappola i Celti , i Transalpini e gli Insubri si scontrarono con le Legioni di Papo , mentre i Taurisci e i Boi se la videro con quelle di Regolo . La vittoria romana fu completa : 40.000 Celti giacevano moorti e 10.000 furono fatti prigionieri , pochi si salvarono . Ma ora e’ giunto il momento di lasciare la parola a Polibio :

“ I Celti si erano preparati proteggendo le loro retroguardie, da cui si aspettavano un attacco di Emilio, provenendo i Gesati dalle Alpi e dietro di loro gli Insubri; di fronte a loro in direzione opposta, pronti a respingere l'attacco delle legioni di Gaio, misero i Taurisci ed i Boi sulla riva destra del Po. I loro carri stazionavano all'estremità di una delle ali, mentre raccolsero il bottino su una delle colline circostanti con una forza tutta intorno a protezione. Questo ordine delle forze dei Celti, poste su due fronti, non solo si presentava con un aspetto formidabile, ma si adeguava alle esigenze della situazione. Gli Insubri ed i Boi indossavano dei pantaloni e dei lucenti mantelli, mentre i Gesati avevano evitato di indossare questi indumenti per orgoglio e fiducia in se stessi, tanto da rimanere nudi di fronte all'esercito [romano], con indosso nient'altro che le armi, pensando che così sarebbero risultati più efficienti, visto che il terreno era coperto di rovi che potevano impigliarsi nei loro vestiti e impedire l'uso delle loro armi. In un primo momento la battaglia fu limitata alla sola zona collinare, dove tutti gli eserciti si erano rivolti. Tanto grande era il numero di cavalieri da ogni parte che la lotta risultò confusa. In questa azione il console Caio cadde, combattendo con estremo coraggio, e la sua testa fu portata al capo dei Celti, ma la cavalleria romana, dopo una lotta senza sosta, alla fine prevalse sul nemico e riuscì a occupare la collina. Le fanterie [dei due schieramenti] erano ormai vicine, le une alle altre, e lo spettacolo appariva strano e meraviglioso, non solo a quelli effettivamente presenti alla battaglia, ma a tutti coloro che in seguito ebbero la rappresentazione dei fatti raccontati. In primo luogo, la battaglia si sviluppò tra tre eserciti. È evidente che l'aspetto dei movimenti delle forze schierate una contro l'altra, doveva apparire soprattutto strano e insolito. [...] i Celti, con il nemico che avanzava su di loro da entrambi i lati, erano in posizione assai pericolosa ma anche, al contrario, avevano uno schieramento più efficace, dal momento che nello stesso tempo essi combattevano sia contro i loro nemici, sia proteggevano entrambi nelle loro retrovie; vero anche che non avevano alcuna possibilità per una ritirata o qualsiasi altre prospettiva di fuga in caso di sconfitta, a causa della formazione su due fronti adottata. I Romani, tuttavia, erano stati da un lato incoraggiati, avendo stretto il nemico tra i due eserciti [consolari], ma dall'altra erano terrorizzati per la fine del loro comandante, oltreché dal terribile frastuono dei Celti, che avevano numerosi suonatori di corno e trombettieri, e contemporaneamente tutto l'esercito alzava alto il grido di guerra (barritus). C'era un tale rimbombo di suoni che sembrava che non solo le trombe ed i soldati, ma tutto il paese intorno alzasse le proprie grida. Molto terrificanti erano anche l'aspetto e i gesti dei guerrieri celti, nudi davanti ai Romani, tutti nel vigore fisico della vita, dove i loro capi apparivano riccamente ornati con torques e bracciali d'oro. La loro vista lasciò davvero sgomenti i Romani, ma al tempo stesso la prospettiva di ottenere questi oggetti come bottino, li rese due volte più forti nella lotta. E quando gli hastati avanzarono, come è consuetudine, e dai ranghi delle legioni romane cominciarono a lanciare i loro giavellotti in modo adeguato, i Celti delle retroguardie risultavano ben protetti dai loro pantaloni e mantelli, ma il fatto che cadessero lontano non era stato previsto dalle loro prime file, dove erano presenti i guerrieri nudi, i quali si trovavano così in una situazione molto difficile e indifesa. E poiché gli scudi dei Galli non proteggevano l'intero corpo, ciò si trasformò in uno svantaggio, e più erano grossi e più rischiavano di essere colpiti. Alla fine, incapaci di evitare la pioggia di giavellotti a causa della distanza ravvicinata, ridotto al massimo il disagio con grande perplessità, alcuni di loro, nella loro rabbia impotente, si lanciarono selvaggiamente sul nemico [romano], sacrificando le loro vite, mentre altri, ritirandosi passo dopo passo verso le file dei loro compagni, provocarono un grande disordine per la loro codardia. Allora fu lo spirito combattivo dei Gesati ad avanzare verso gli hastati romani, ma il corpo principale degli Insubri, Boi e Taurisci, una volta che gli hastati si erano ritirati nei ranghi (dietro i principes), furono attaccati dai manipoli romani, in un terribile combattimento "corpo a corpo". Infatti, pur essendo stati fatti quasi a pezzi, riuscivano a mantenere la posizione contro il nemico, grazie ad una forza pari al loro coraggio, inferiore solo nel combattimento individuale per le loro armi. Gli scudi romani, va aggiunto, erano molto più utili per la difesa e le loro spade per l'attacco, mentre la spada gallica va bene solo di taglio, non invece [nel colpire] di punta. Alla fine, attaccati da una vicina collina sul loro fianco dalla cavalleria romana, guidata alla carica in modo assai vigoroso, la fanteria celtica fu fatta a pezzi dove si trovava, mentre la cavalleria fu messa in fuga"

https://www.bing.com/videos/search?q=video+della+battaglia+di+talamone&&view=detail&mid=1CC47207B6CFF74CBDE91CC47207B6CFF74CBDE9&rvsmid=472BCA0E1040A374611A472BCA0E1040A374611A&FORM=VDRVRV

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Agricola

Due note storiche sulla localita' di Talamone , da Wikipedia :

"Antica e fiorente città già in epoca etrusca, vide combattere nel 225 a.C. sul suo territorio una decisiva battaglia tra romani e celti diretti verso Roma. Sin dalle epoche più remote è conosciuta dagli etruschi come Tlamun, dai latini come Talamo, e ancor prima, dai greci, come Telamòn (Θηλαμών) o Thalamòn (Θαλαμών). Talamone fu poi rasa al suolo da Silla per l'appoggio che i suoi cittadini diedero a Gaio Mario nel suo tentativo di marciare contro Roma al ritorno dal suo esilio africano.

Dominio degli Aldobrandeschi in epoca altomedievale, i quali costruirono l'imponente rocca nel corso del XIII secolo, passò ai senesi nella prima metà del secolo successivo. Tuttavia, le condizioni insalubri della Maremma e la malaria portarono Talamone a vivere secoli di degrado e abbandono, nonostante alcuni tentativi di recupero delle fortificazioni del borgo. Nel 1559 fu ceduto alla Spagna, entrando a far parte dello Stato dei Presidii, ma neanche questo riuscì a risollevare le sorti della decadente Talamone. Dopo il 1646 si verificò anche un grande spopolamento delle campagne, in seguito all'occupazione francese. Nel corso del XVIII secolo iniziò una lenta ripresa: la località è stata una tappa della spedizione in Egitto dell'ammiraglio Horatio Nelson, che partì nel 1798 da Tolone per Napoli, sostando a «la rade de Tagliamon sur les côtes de Toscane», come ha scritto Napoleone nelle sue Memoires.

Tuttavia, il nome della città è sicuramente legato all'impresa di Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille, che qui fecero scalo nel 1860 per rifornirsi di acqua ed armi e per sbarcare trecentotredici garibaldini repubblicani. La casa dove soggiornò il patriota italiano, distrutta da alcuni bombardamenti, è stata recentemente ricostruita e vi è stata apposta una targa in ricordo dell'evento. Oggi Talamone è una rinomata località balneare del litorale maremmano e della Costa d'Argento, che vede nel turismo la sua principale risorsa"

 

 

Edited by Agricola
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Agricola

Per concludere questo post su Talamone e la sua battaglia , allego l' unica moneta trovata a Talamone , un' Oncia di grammi 14,16 , ma la vera zecca e' ancora  controversa , Il Garrucci e il Milani la attribuiscono alla Citta' etrusca in quanto leggono TLAM , il Catalli e' possibilista per una zecca italica , ma reputa impossibile attribuirla attualmente con certezza a Talamone . La questione e' ancora aperta .

DSCN3147.JPG

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Stanco
Stilicho
Supporter

@Agricola

In effetti hai ragione, una battaglia di cui si parla davvero poco. Io sapevo solo che c'era stata, ma niente di più. Forse sapevo qualcosa di più sullo scalo garibaldino. Molti anni fa andai in vacanza in quella zona e visitai Talamone, ma (che io ricordi- infatti e' passato tempo) non trovai nulla che parlasse o facesse riferimento a quella battaglia. Da come ho letto nella tua discussione fu veramente uno scontro chiave per le implicazioni immediate e future che ebbe.  Il racconto di Polibio, poi...davvero avvincente.

Buona serata.

Stilicho

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Agricola
14 minuti fa, Stilicho dice:

@Agricola

In effetti hai ragione, una battaglia di cui si parla davvero poco. Io sapevo solo che c'era stata, ma niente di più. Forse sapevo qualcosa di più sullo scalo garibaldino. Molti anni fa andai in vacanza in quella zona e visitai Talamone, ma (che io ricordi- infatti e' passato tempo) non trovai nulla che parlasse o facesse riferimento a quella battaglia. Da come ho letto nella tua discussione fu veramente uno scontro chiave per le implicazioni immediate e future che ebbe.  Il racconto di Polibio, poi...davvero avvincente.

Buona serata.

Stilicho

Probabilmente perche' fu una battaglia storicamente parlando , molto antica e combattuta tra "italiani" , i Celti erano stanziati nella Padana da tempi molto antichi , forse risalenti tra il VII - V secolo a.C. 

Sul Trasimeno invece , battaglia combattuta pochi anni dopo Talamone , ci sono cartelli indicativi e illustrativi della battaglia .

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