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IGNORED

L'Atelier de Milan - Traduzione


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Buonasera.
Dato che ci sono pochissime informazioni sulla monetazione di Aureolo scritte in italiano (mi risulta che l'unico scritto sia quello di Gianfranco Pittini), ho deciso di tradurre (alla bell'e meglio, siate comprensivi) parte di questa fondamentale ricerca di Jean-Marc Doyen, nella speranza che possa, in futuro, aiutare qualcuno che, come me, si trova in difficoltà a leggere direttamente dal francese. So anche che Aureolo non è un personaggio tanto approfondito o amato, ma ho tradotto il documento, in primis, per un mio personale interesse; dunque se fosse utile anche ad uno solo di voi per me sarebbe già oltre ciò che avevo pensato. Spezzerò la traduzione in serie, trovandomi per ora alla seconda, mi prendo un po' di "vantaggio" e posto la prima.

Vi invito a segnalarmi eventuali errori e di aspettare con pazienza le altre serie che posterò sempre qui sotto 😉

 

Libera traduzione di parte dell’opera di Jean-Marc Doyen: “L’Atelier de Milan” a opera mia.
FONTE: https://www.academia.edu/35545885/Latelier_de_Milan_258_268_Recherches_sur_la_chronologie_et_la_politique_monétaire_des_empereurs_Valérien_et_Gallien_253_268_thèse_de_doctorat_en_Archéologie_et_Histoire_de_lArt_Université_catholique_de_Louvain_1989_Volume_2B

Rivolta di Aureolo:
Emissioni a nome di Postumo


SERIE 1.

           Della primissima emissione monetaria ordinata da Aureolo nel nome di Postumo rimane solo un tipo attestato da due copie. Uno di questi pezzi, noto esclusivamente da un disegno di Dardel riprodotto ne l’Atlas di J. de WITTE, e riportato da H. COHEN, purtroppo, trascurato da WEBB durante la scrittura del RIC e, cosa ancora più grave, trascurato da G. ELMER nel suo studio fondamentale sulla monetazione degli imperatori gallici. Il nostro studio delle serie si concentrerà, quindi, su un unico aspetto, notevole per molti versi perché va, in modo particolare, a fare luce sull’inizio del "regno" di Aureolo, dando rilievo alla sua monetazione.

1.       Il Dritto

           Il dritto in sé non presenta nulla di particolare: ci mostra un ritratto con la scritta “IMP POSTVMVS AVG”, è uguale, insomma, a quello dell'imperatore gallico. Si tratta di un'effigie di Gallieno, vagamente ridefinito, con l'aggiunta di una barba arrotondata. La realizzazione della parte anteriore dei capelli è un’unicità della monetazione di Postumo a Milano: danno l'impressione di tre grandi “serrature?” parallele. Questa forma di acconciatura è quella di Gallieno durante la serie precedente, e l’incisore che ha realizzato questa prima immagine di Postume è, con tutta probabilità, il nostro incisore “G”:

Cattura.thumb.JPG.e11c758131391629d62e51e0a9cfde34.JPG

Il tipo di busto, corazzato e drappeggiato, visto frontalmente, girato di tre quarti, non si incontra più a Milano dal 263 (quinta serie di Gallieno); tuttavia, questo è l'unico modello utilizzato fino ad allora per gli Antoniniani di Postumo, da cui l’incisore “G” doveva essere stato ispirato.

La punzonatura delle legende è identica a quella della serie precedenti di Gallieno, ma indubbiamente differiscono da quelle più tardive:

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2.       Il Rovescio

          L'immagine di Ercole che tiene nella mano destra una mazza, e nella sinistra il leonte e tre mele raccolte nel giardino delle Esperidi, è del tutto nuova a Milano. Questo rovescio è unico nell’iconografia di Postumo, ma c’è da dire, invece, che non mancano altre rappresentazioni del dio su moneta.
          Lo stile di questo tipo è particolarmente notevole: deriva direttamente dalle immagini del Bonvs Eventvs, la qualità dell'incisione e la cura dei dettagli (muscolatura, tratti del viso del dio, realismo del leonte) sembrano indicare che il conio fosse originariamente destinato alla coniazione dell'oro. D'altra parte, la punzonatura della legenda “VIRTVS AVG” viene o da “E” o da “G”, e non ha alcuna relazione, stilisticamente parlando, con le emissioni di Postumo, mentre, invece, non stonerebbe assolutamente con le emissioni milanesi di Gallieno.

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           In realtà, il significato del rovescio è il vero elemento importante di questa moneta, dal momento che glorifica la Virtus di Postumo Augusto. Tuttavia, fin dall’inizio dell'assedio di Milano, nel 268, l'usurpatore gallico non sarà mai più menzionato nella monetazione (se non dalla sua effigie al dritto). Tutti i rovesci, dalla seconda serie alla quarta, senza eccezioni, non evocano più le qualità del nuovo Principe, come ci si potrebbe legittimamente aspettare in un programma di questo tipo, ma, piuttosto, la cavalleria appostata in città, sotto il controllo di Aureolo.
           Sull'autenticità dell'esemplare nella collezione di Roth, conservata a Stoccarda, non ci sono dubbi. R. ZIEGLER, che ci ha gentilmente inviato diversi calchi di questo pezzo, è chiaro su questo punto. Del resto, gran parte del rovescio è corroso, e, un esame sulle condizioni della superficie ha mostrato che non può nemmeno essere un'antica falsificazione, ad esempio mescolando due tipi presi da monete di regni diversi; la moneta è indiscutibilmente coniata. D'altra parte il tondello, anche se non è stato analizzato, sembra essere, a primo impatto, di una lega di qualità migliore rispetto al resto della produzione di quel tempo.

           Quindi il primo atto nel riconoscere la sovranità di Postumo sulla penisola settentrionale era l'emissione di rarissimi antoniniani di biglione (di un peso elevato e, senza dubbio, di una qualità meno mediocre del solito) e, con ogni probabilità, aurei radiati, prodotti dagli stessi conii (il modulo inverso, 21.5 mm, sembra escludere laureati il cui diametro ruota di solito intorno ai 18-18 mm). Un programma iconografico particolare atto a celebrare le virtù imperiali del nuovo Principe: Il resto della serie è ovviamente perso, ma è poco probabile che questa prima emissione abbia avuto una battuta d’arresto. Altri potrebbero apparire un giorno: non dimentichiamo che la nostra documentazione relativa al "regno" di Aureolo è molto limitata: nessun grande ritrovamento italiano è noto, e più di un terzo dei mille esemplari attualmente identificati provengono da due recenti reperti britannici (Cunetio: 221 ex .; Normanby: 150 ex.). Queste monete, ci ha confermato E. ARSLAN, sono molto frequenti nei livelli archeologici dell’antica città di Milano (Mediolanum). Possiamo quindi sperare che una scoperta importante, un giorno, potrà arricchire questa documentazione.
           Riteniamo, quindi, che la primissima emissione monetaria, coniata nella pianura padana in nome di Postumo, doveva avere un certo numero di tipi (forse tre, poiché il numero delle officine sembra essere mantenuto e ogni unità emetteva un tipo separato) che celebra le qualità del nuovo comandante del nord Italia. Un donativo è stato senza dubbio distribuito in questa occasione, per mantenere la lealtà delle truppe. Questo tema della FIDES si svilupperà, poi, nella seconda serie. Riguardo alla datazione, è difficile ammettere un'interruzione molto lunga tra la fine improvvisa delle emissioni in nome di Gallieno e la prima serie ordinata da Aureolo. Questa prima emissione è stata coniata, con ogni probabilità, durante l'inverno del 266/267, e l'incisore di Gallieno ha realizzato solo l'unica coppia di conii attualmente a noi nota; sarà poi “eliminato” a favore di una nuova squadra di quattro incisori appena formati. Quando il vecchio maestro incise la “VIRTVS AVG”, aveva ancora la mano abituata a produrre “BON EVEN AVG”, un tipo che appare, come abbiamo visto, nella fase più recente della quattordicesima serie di Gallieno.
           Una rottura, certamente logica, tra le coniazioni del legittimo imperatore e la coniazione dei ribelli, che difficilmente può interessare più di qualche settimana, di certo non mesi. Inoltre, non può essere collocato tra le serie quattordicesima di Gallieno e la prima di Postumo, ma è compresa tra la prima e la seconda, al momento del “cambio di squadra di incisori”, attestato da un certo numero di caratteristiche tecniche su cui torneremo in seguito.
           Comunque sia, la seconda serie prende il via in fretta: il nome di Postumo è impreciso su qualche conio e il suo ritratto sembra essere sconosciuto agli incisori: le prime effigi realistiche appariranno solo nella fase successiva.

 

 


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12 ore fa, Filippo il bello dice:

Ciao, penso sia una cosa meritevole e come giustamente hai detto se servisse anche ad uno solo sarebbe già una cosa buona, ma sicuramente sarà di interesse per molti.

Grazie mille per l'appoggio😊

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Stanco
Stilicho
Supporter

Una iniziativa lodevole. 

Ciao da Stilicho 

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  • 3 weeks later...
Sorpreso
Pablos

Eccomi qui con la seconda serie. Spero apprezziate 😊

SERIE 2

A. STRUTTURA:

1.       Definizione delle fasi.

     Tutti gli autori hanno riconosciuto l'anteriorità delle monete recanti la forma “AEQVIT”. G.ELMER aveva ricostituito la sua "prima emissione" come segue:

g.elmer.thumb.JPG.378eb1beb073d35040e9c959510c5136.JPG

     Questa tabella, alla maniera di un "Aufbau", dà largo spazio all'ipotesi, dato che l’esistenza delle monete d’oro 600 e 601 è solo supposta.
Dunque, da parte nostra, dividiamo questo materiale, che risulterebbe essere più complesso di quanto pensasse ELMER, in due fasi. La prima fase comprende due gruppi, uno composto dagli aurei radiati, coniati usando gli stessi conii della prima emissione (quindi quelli degli antoniniani senza segno di zecca), il secondo è composto da rari antoniniani, con all’esergo “P”, “S”, o “T”. Ecco un riassunto di questi tipi:

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2.       Le titolature.

     Solo una forma è attestata, che è quella “IMP POSTVMVS AVG”. Tuttavia, un certo numero di monete (quattro in totale) sono state punzonate “POSTVNVS (sic)”. Questo errore ricorda il “PDSTIMVS” della prima emissione di Colonia. Ciò indica che l'informazione fu trasmessa solo verbalmente all’incisore.
     Dato che diverse monete presentano questa caratteristica, si può presumere che questo non fosse un semplice incidente di punzonatura, ma che facesse parte della riproduzione scritta di una forma parlata distorta (si pensi agli innumerevoli SECVR TENPO). Ciò dimostra, in ogni caso, che l’ortografia del nome del principale nemico dell'Impero era a malapena familiare in Nord Italia (inoltre, la monetazione gallica di Postumo appare solo molto raramente a sud delle Alpi).

3.       Le denominazioni.

Due nomi fanno parte di questa serie: aurei radiati e antoniniani.

B. DATAZIONE:

     Abbiamo visto che la prima serie in assoluto è stata emessa alla fine dell'inverno 266/267. La serie successiva, molto breve, è seguita in breve tempo, nonostante un'interruzione di alcune settimane, poiché occorreva reclutare e addestrare nuovi incisori.
     Il numero di monete trovate mostra che la seconda serie a nome di Postumo è stata distribuita per poche settimane al massimo, collocheremo questo evento nella primavera dell'anno 267. In questa occasione Aureolo ha offerto una donativo, di cui sono conservati esemplari di dubbia autenticità.

C. METROLOGIA:

     PHASE A, GROUPE A (aurei radiati): I due aurei radiati che ci sono giunti pesano 4,63 e 3,84 g rispettivamente! La seconda moneta, la quale mostra la traccia di un buco riempito, è, verosimilmente, un falso stampato su una moneta d'oro originale (che, a nostra conoscenza, non è mai stato trovata). Il valore medio è 4.235 g, ha quindi un interesse molto limitato. Tuttavia, sembra certo che il peso della moneta d'oro rimossa dalla quotazione sia più che raddoppiata rispetto all’ultima serie emessa da Gallieno, purtroppo altrettanto scarsamente documentata. Siamo comunque molto lontano dai 5,09 g registrati per la prima emissione monetaria milanese di Claudio.


    PHASE A, GROUPE B (antoniniani senza segno di zecca): in questo caso abbiamo i pesi di 56 esemplari:

Metr.JPG.d3a713e4f64de0e3545711fb675b8221.JPG
     L'istogramma è abbastanza irregolare, ma non sembra che siamo in presenza di due popolazioni differenti. La fase B è attestata da due pesi (media: 3,12 g) che non hanno valore statistico. Se la lega non sembra essere stata modificata rispetto a quella della quattordicesima serie di Gallieno, il peso, invece, è stato notevolmente aumentato: l'antoniniano è stata "rivalutato" del 14,08% (è aumentato di 0,454 g).

COMPOSIZIONE CHIMICA:

     Siamo estremamente poco documentati sulla composizione chimica degli antoniniani milanesi a nome di Postumo. Non è stata pubblicata alcuna analisi completa e abbiamo solo i seguenti dati:

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     Ad eccezione di quello relativo al n ° 1506, respinto da LAFAURIE, il contenuto degli antoniniani milanesi battuti per Postumo appare omogeneo (5,78%). È vicino al 6,02% registrato per la quattordicesima emissione di Gallieno.

D. TECNICHE MONETARIE

1.       La coniazione.

     I tondelli sono generalmente molto rotondi e spessi. ?Il loro diametro è, però, inferiore a quello delle monete, la cui bordatura appare solo raramente.?
     Le tracce di ?ritratti d’incudine? sotto il rovescio sono numerose come prima; ne abbiamo trovate 10 (su 52 monete), ovvero il 19,23%, cifra praticamente identica al 19,6996 dell'ultima serie a nome di Gallieno. Questo elemento è un ulteriore argomento a favore di una interruzione molto breve tra gli scioperi di Gallieno e quelli del suo successore.

2.       L’orientamento delle monete.

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     I 51 assi sono suddivisi in 24 ex. A 6h (47.0696) e 27 a 12h (52.9496). Questo ci riporta al rapporto che esisteva fino alla serie 9/1 inclusa (48,31 / 51,6996). Questo elemento, che va ad aggiungersi al cambio di stile, indica che, almeno una parte della squadra della “moneta mediolanensis”, è stata cambiata.

3.       La punzonatura delle legende.

     Pensiamo di riconoscere quattro mani diverse nella punzonatura dei titoli imperiali; li abbiamo attribuiti agli incisori “H”, “J”, “K” e “L”. Questi, infatti, conservano un certo numero di abitudini proprie di Milano (come la “V” formata da due barre parallele; la “A” in forma di “H”). D'altra parte, le “N” e la “M” sono incise con molta attenzione seguendo la normale ortografia per queste due lettere. L'uso dei punti di divisione è generalizzato per quanto riguarda i rovesci (ad eccezione di 1033B e 1037).

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4.       La sillabazione

     I trattini non sembrano avere alcun significato particolare. Inoltre, le varianti sono pochissime: AEQVIT è generalmente tagliato in AE / QVIT, più raramente in A / EQVIT.

5.       Gli errori di legenda

     A parte le quattro monete che portano “POSTVNVS” invece di “POSTVMVS”, possiamo menzionare solo un VIRTVS AEQIT (sic) dal tesoro di Komin (n° 1040). Tuttavia, l'esistenza del pezzo non è stata verificata utilizzando un'immagine.

6.       I diametri di bordatura

Nonostante le dimensioni dei tondelli, in netto aumento rispetto alla quattordicesima serie di Gallieno, siamo riusciti a misurare solo 6 al dritto e 5 al rovescio:

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Queste cifre non sono molto diverse dai 20,85 / 20,64 mm registrati per quattordicesima serie di Gallieno.

7.       Gli incisori

     Abbiamo visto, dunque, a proposito degli incisori, che quattro mani diverse sono apparse nella produzione della seconda serie di Aureolo. Sono questi:

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     Solo il primo occupa un posto importante nella monetazione. È essenzialmente lui che conferisce, a questa seconda serie, il suo carattere particolarmente arcaico, con grandi effigi, dai tratti marcati, in altorilievo. Gli altri, le cui realizzazioni non mancano certo di fascino, aiutano poco nell'incidere sulle monete.

E. PROGRAMMA ICONOGRAFICO

     I DRITTI: Il programma iconografico delle prima serie a nome di Postumo è banale, uguale a quello della sua zecca in Gallia: è elencata solo una forma di busto, D1.

    I ROVESCI:


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     Il programma iconografico è organizzato attorno a un unico tema, che va ad onorare la cavalleria in tre forme; Concordia 20 ex. (27,40%); Fides (26,03%) e Virtus (46,58%). Il valore generale di questi temi è stato studiato in connessione con Gallieno. Abbiamo anche compilato altrove il catalogo delle poche rare presenze della cavalleria nella monetazione romana; non ci torneremo qui. Da una propaganda su Postumo, la monetazione milanese è passata all'uso di temi prettamente locali. Il succedersi della donativa durante il breve "regno" di Aureolo, e la rapidissima e definitiva cancellazione della Virtus (Postumi) Augusti a favore di rovesci strettamente milanesi potrebbero indicare che la base non seguì con entusiasmo i suoi dirigenti, e che dovevano essere compiuti sforzi speciali (vale a dire sussidi eccezionali) per assicurarsi il loro "sostegno franco e massiccio".

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Stanco
Stilicho
Supporter

@Pablos

Un sincero grazie!

E i miei complimenti!

Stilicho

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Ecco la terza serie, la più lunga e a mio avviso la più intrigante per l'arrivo del...? non spoilero 😃 Ci ho messo un po' per tradurla, a causa di alcune incomprensioni su dei termini e su dei modi di dire, inoltre mi sono permesso di sottolineare degli aspetti che secondo me sono rilevanti in questa serie, ma tutto sommato mi sembra sia uscita una buona traduzione (per quanto posticcia), fatemi sapere.

SERIE 3.

A. STRUTTURA

1.       Definizione

     La terza serie incisa a nome di Postumo si apre con un nuovo donativo, il terzo e ultimo del suo regno italico (almeno allo stato attuale della nostra documentazione). Comprende aurei radiati (gruppo A) e antoniniani con busti e titoli eccezionali (gruppi D ed E). Tra questi ultimi abbiamo classificato il n° 1059 che presenta caratteristiche stilistiche inconfondibili che lo legano alla III serie piuttosto che alla IV (dove questa tipologia è comunque frequente).
     Gli attuali antoniniani si dividono in due serie, una non marcata (B), che corrisponde al 2° numero di G. ELMER, l'altra recante i segni d’officina “P”, “S” e “T”, che lo studioso viennese aveva classificato nel suo semi-emissione, contemporaneamente agli aurei del nostro gruppo A.
     Poiché abbiamo mostrato l'esistenza di una breve serie con la legenda AEQVIT associata a marchi di officina, è improbabile che la coniazione del 111/B abbia preceduto quella di altri gruppi. Piuttosto, crediamo che le monete non contrassegnate dovrebbero essere ricondotte alla monetazione destinata al donativo.
     Possiamo, dunque, ricostruire questa serie come segue:

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     La metrologia mostra che le quattro fasi degli antoniniani probabilmente non sono contemporanee.

2.       Distribuzione della monetazione

     È possibile lo studio della distribuzione della monetazione solo per i gruppi C, D ed E:
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     L'equilibrio tra le tre unità produttive è piuttosto approssimativo. La distribuzione è estremamente vicina a quella della serie 14 di Gallieno (ossia F: 32,40%; S: 30,41%; T: 37,12%).

3.       Le titolature

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     Contrariamente all'abitudine della progressiva riduzione dei titoli, la forma più sviluppata del nome di Postumo compare a metà della sua monetazione. Si può escludere il riutilizzo di conio in quanto lo stile è senza dubbio quello dell'incisore trasferitosi a Milano nell'estate o nell'autunno del 267. Il titolo che termina con P FEL AVG sarà ripreso da Claudio II nella sua prima emissione milanese.

4.       Le denominazioni

La serie n. 3 comprende un gruppo di aurei radiati di cui si conservano due copie. Non c'è dubbio che siano state prodotte con gli stessi conii usati per gli antoniniani, poiché abbiamo scoperto un legame a cuneo tra la moneta d'oro BN (n'1042 / Rl) e un esemplare di biglione proveniente dal tesoro di Roui 11y-Sacey (n "1058/106). Tutti gli altri esemplari sono antoniniani.

B. DATAZIONE

     Non abbiamo alcun modo per determinare la data di coniazione della serie n.3. Notiamo solo:
1. Che il gruppo B comprende antoniniani senza marchio di officina, coniati secondo gli stessi standard di peso della seconda serie;
2. Che i seguenti gruppi mostrano una notevole riduzione del peso medio degli antoniniani, probabilmente a testimonianza delle difficoltà finanziarie di Aureolo;
3. Che Postumo ha reagito inviando a Milano un incisore da un team che lavorava in una delle sue due zecche principali;
4. Che la Serie n.3 è circa dieci volte più grande della precedente basandoci sulla quantità di conii utilizzati.

     In modo tutt’altro che sicuro, proponiamo come possibile datazione di questa terza serie, un periodo che va dalla primavera alla metà dell'autunno del 267.

C. METROLOGIA E VOLUME DELLA SERIE

1.       Metrologia

     I due aurei radiati pesano uno 3,56 g, l'altro 3,25 g (forato), con una media minima di 3,405 g. È inutile discutere di dati così tenui. Ci limiteremo a notare che la moneta d'oro sembra aver perso un quarto del suo peso (1 g) rispetto al precedente donativum.
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     Abbiamo precedentemente detto che il gruppo B è indiscutibilmente legato alla serie II: le medie sono infatti vicine, oscillando tra 3.225 g (II/B) e 3.115 g (III/B).
     Aureolo, invece, è costretto ad alleggerire notevolmente il suo antoniniano da III/C: la perdita è di 0,247 g, pari al 7,93%. I valori osservati in III/E sono troppo pochi per essere affidabili. Annunciano già la successiva riduzione di peso.

2.       Volume dell’emissione

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     (Il rapporto tra dritti e rovesci)? è del 44,26 / 55,74%. Questi valori sono più o meno quelli osservati nella serie precedente (42,54 / 57,46%).

D. TECNICHE MONETARIE

1.       La coniazione

     I rovesci che presentano un'immagine incusa sono 73 (su 442), pari al 18,52%. Il calo rispetto alla serie 2 è minimo (-2,71%).
     Diversi angoli mostrano tracce di ritocco o anche parziale reincisione, ad esempio 1050B / R34 e 1055A / R5.
     Abbiamo anche individuato una possibile ribattitura (n "1054 A / i), purtroppo poco leggibile.
Infine, segnaliamo un angolo inverso che appare indebitamente in questa serie; questo è SALVS AVG (n ° 1052), tipico della serie successiva, accidentalmente accoppiato con un dritto di 111.

2.       La punzonatura delle legenda

     Accanto ai quattro firmatari/incisori elencati in precedenza, compare un quinto personaggio la cui origine gallica è fuori di ogni dubbio: porta con sé, infatti, uno stile particolare, un'epigrafia molto diversa da quella allora in uso nel Nord Italia, una nuova forma titolare, IMP C POSTVMVS PF AVG, l'unica in uso sugli antoniniani di Postumo emessi tra il 261 e l'inizio dell'anno 268, e una tecnica di incisione del tutto diversa dalla precedente per quanto riguarda il rilievo delle effigi. Su questo torneremo più tardi.
     Questo quinto incisore aggiunto realizza titolature estremamente nette, con lettere all'inizio molto grandi e spigolose, talvolta leggermente appallottolate alle estremità, ben disegnate, con un dotto di una regolarità mai vista nella moneta di Mediolanum.
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     L’uso della punteggiatura fra le lettere è ancora molto comune. La troviamo principalmente al rovescio, ma un dritto presenta questa particolarità: IMP POSTVMVS.P.AVG.

3.       Errori di legenda

     Sono stati trovati alcuni rari errori di punzonatura: CONCOHD per CONCORD (n. '1043) e un POSTVNVS (n. 1051) probabilmente recuperato dalla serie precedente.

4.       I diametri di bordatura

     Il diametro è stato ridotto in modo abbastanza significativo, da 21,02 / 20,74 mm a 20,47 / 20,56 mm (per 15 esemplari misurabili).
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     La riduzione del peso è stata quindi accompagnata da un'equivalente riduzione del diametro delle monete.

5.       Gli incisori

     È apparso un nuovo incisore (M), come abbiamo già visto. Crea effigi straordinariamente belle, usando un minimo rilievo. I tratti del viso sono realistici o, per lo meno, riproducono fedelmente i ritratti che ci sono arrivati grazie alla monetazione coniata in Gallia: capelli ricci, barba folta, baffi ben marcati che mettono in risalto le labbra carnose, naso leggermente rialzato e zigomi alti. Il confronto con la produzione gallica è essenziale: E.BESLY e R.BLAND hanno semplicemente notato che "in questo periodo sono apparsi nuovi stampi sul dritto con un ritratto più naturalistico". La differenza tra la produzione di questo incisore, al suo arrivo in zecca, e quella degli altri quattro incisori è tale che è difficile non vedere in ciò la prova di un trasferimento di personale.
     Se nella Serie III la sua produzione è ancora quantitativamente limitata, si svilupperà notevolmente in seguito e l'ipotesi di un semplice invio di conio non può essere accettata.
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E. PROGRAMMA ICONOGRAFICO

1.       I dritti
a.        Caratteristiche generali e struttura:

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b.       I tipi:

     Accanto al busto corazzato e drappeggiato, visto da tre quarti prima, troviamo due forme già attestate sotto Gallieno: l'effige corazzata a destra, riccamente decorata, e una specie di busto nudo terminante con una piccola egida (L5), eccezionalmente incontrata in 6/1, gruppo 6.

2.       I rovesci

a.         Caratteristiche generali e struttura:
            La struttura della serie 111 segue indubbiamente quella della precedente:

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     La Virtus diminuisce notevolmente, in modo da ottenere un equilibrio tra ogni tipologia. In questo quadro ternario, è certo che la Salus (non è al suo posto)?: l'ibridazione è dunque assicurata.

Edited by Pablos
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