Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter #1 Inviato 2 Ottobre, 2025 Buongiorno, ho recentemente acquistato questa medaglia, di 30 mm per 23,19 grammi di peso, presumo in bronzo argentato, prodotta dallo stabilimento Johnson di Milano. al dritto presenta la legenda IN BENEMERENTIAM con in esergo JOHNSON e la vista della Basilica; al rovescio la legenda S.M. IMMACVLATA GENVAE e rappresentata la B. V. Maria velata e orante volta di 3/4 a dx, calpesta serpe ed è sorretta da due Cherubini su nubi (che è la statua presente sull'Altare Maggiore - si veda successiva foto presa dal web). Nel catalogo del forum trovo altra medaglia dedicata alla medesima Basilica, con rappresentazioni analoghe, ma di dimensione 44 mm e in bronzo dorato, oltre che senza l'appiccicagnolo e con legende differenti. sul web ho trovato altra medaglia analoga a quella qui presentata, ma in bronzo dorato e non argentato come questa. chiedo gentilmente se qualche esperto di medaglistica fosse in grado di fornirmi qualche lume in proposito, in particolare se fosse noto il periodo di coniazione e il motivo per cui esistano diverse varianti della stessa medaglia. ringrazio anticipatamente saluti, Carlo aggiungo anche una foto ingrandita della facciata, ricca di dettagli e infine una fotografia tratta dal web con la statua della Beata Vergine Maria sull'altare Maggiore Cita
Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter Autore #2 Inviato 2 Ottobre, 2025 per chi avesse piacere, aggiungo la storia della Basilica, tratta da una pagina dell'Università di Genova (https://fosca.unige.it/Basilica Santa Maria Immacolata) Storia La fondazione della chiesa dell’Immacolata se da un lato conferma il radicato culto mariano presente in Genova (dove già nel 1637 la Vergine era stata proclamata “regina della città”), dall’altro risulta strettamente collegata alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del pontefice Pio IX, avvenuta nel 1864: nello stesso anno, infatti, il nobile genovese Pietro Gambaro si fece promotore della costruzione di una nuova chiesa da erigersi nella via Assarotti (anch’essa allora in fase di apertura), mettendo a disposizione alcuni terreni di sua proprietà. Nel 1855 Gambaro si rivolse all’architetto Domenico Cervetto, che elaborò un progetto (a pianta a croce latina contratta, ispirata al modello della chiesa del Gesù), che, pur avendo destato non poche opposizioni e critiche nell’ambito della giunta comunale, fu approvato il 16 settembre 1856. Presero dunque avvio i lavori per la costruzione della chiesa, fortemente voluta da Gambaro (“Son presso a quarant’anni che io lavoro per me: ora voglio far qualcosa per la Gloria di Dio e della Madonna”) e che avrebbe dovuto essere affidata ai Padri Gesuiti cacciati dalla loro chiesa. La fabbrica tuttavia fu interrotta nel 1858 per la morte del committente, alla quale fece, poco dopo, seguito quella dell’architetto Cervetto. L’impresa fu rilanciata nel 1863 come immediata, polemica risposta - in difesa della figura dell’Immacolata- alla pubblicazione (avvenuta in quell’anno) della Vie de Jésus di Joseph-Ernst Rénan, che negava la divinità di Cristo e, conseguentemente, l’immacolata concezione della Vergine. L’arcivescovo di Genova, Andrea Charvaz, aprì una pubblica sottoscrizione per la prosecuzione della fabbrica della chiesa, affiancato da un gruppo di esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia cittadina. Venne infatti istituita una commissione, della quale fecero parte G. Durazzo, G. Migone, Rodolfo Pallavicino e Lorenzo Enrico Peirano (questi ultimi acquistarono il terreno, destinato all’edificazione della chiesa, con atto privato “ad uso cattolico”), nonché Maurizio Dufour (Torino, 1826 – Genova, 1897), architetto e intellettuale, impegnato sul versante del cattolicesimo militante, al quale nel 1864 venne conferito l’incarico di Deputato per la costruzione della chiesa. Nel 1867 fu benedetta la prima pietra, con cerimonia presieduta dall’arcivescovo Charvaz; nel 1871 i lavori subirono una accelerazione, grazie all’incremento dei fondi disponibili e nel 1873 l’edificio, sebbene ancora privo di decorazioni, fu aperto al culto. Nel 1879 la chiesa fu eretta in parrocchia e presero avvio le opere decorative; nel 1880 divenne abbazia, mentre nei successivi anni fu insignita dei titoli di collegiata ad instar (1894) e di basilica minore (1905). Il cantiere dell’Immacolata fu, dunque, per Maurizio Dufour un impegno di rilievo, che dal 1864 lo occupò fino alla morte. Appartenente ad una famiglia che era esponente di punta dell’ambiente imprenditoriale genovese (il padre, Lorenzo, si era trasferito nel 1828 da Torino a Genova, dove aveva impiantato una fortunata attività di raffinazione degli zuccheri), Maurizio Dufour aveva compiuto nel capoluogo ligure la sua articolata formazione, comprendente gli studi universitari (dopo un primo approccio alla Facoltà di Filosofia, era passato a quella di Giurisprudenza), ma anche un’educazione propriamente artistica, avviatasi alla scuola del pittore Giuseppe Ferrari (1840 ca.) e formalizzata nel 1846 con l’iscrizione ai corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Nel 1848 aveva compiuto il classico “viaggio di istruzione” in Toscana e a Roma, mentre l’anno successivo, dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo genovese, era ripartito alla volta del capoluogo toscano, dove rimase fino al 1852, frequentando l’Accademia ma anche l’ambiente del “Caffè Michelangelo". Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Venezia, era infine rientrato a Genova, dove nel 1853 esordiva come architetto con il progetto per la tomba del padre nel cimitero di Staglieno. Dieci anni più tardi, quando gli venne affidata la regia del cantiere dell’Immacolata, egli era ormai figura ben nota nell’ambiente cittadino, già distintosi anche per i suoi interventi di “restauro” di importanti edifici ecclesiastici, come significativamente sottolinea nel 1866 Federico Alizeri: “La patria in comune gli dee poscia gratitudine molta per la pietà liberale de’ suoi restauri: ad esempio de’quali gli faran sempre testimonio di rara intelligenza le chiese di S.M. di Castello in Genova e della Certosa in Polcevera. Taccio i benefizj che a gran mercè di fatiche procaccia alle nostre arti, o salvandone il patrimonio ne’ monumenti, o promuovendole ne’ giovani, o vigilandole nell’Accademia” (F. Alizeri, Notizie dei Professori del Disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, III, Genova 1866, p.490). Nella chiesa dell’Immacolata Dufour, pur mantenendo la pianta già impostata da Cervetto, aggiunse, di sua invenzione, il coro e conferì all’edificio un aspetto elegante e imponente, riservando attenta cura a ogni singolo spazio e all’armonia dell’insieme. “Una chiesa per l’Immacolata non deve essere la cosa più ricca e più bella? Vorreste mica costruirle un tugurio? “: così rispondeva l’architetto (come tramanda il biografo Traverso) a chi la chiedeva più economica. Dufour tanto amava il suo progetto, che scelse di trasferirsi nel cantiere, dove allestì un piccolo studio per poter seguire più attentamente il lavoro degli operai e prevenire ogni tipo di errore. La sua ricca cultura, la sua approfondita conoscenza della tradizione artistica italiana, si riflette nel sontuoso edificio, che, una volta compiuto, si presentò “come una sorta di manifesto dell’eclettismo neorinascimentale genovese, non solo in campo architettonico, ma anche in quelli della scultura, della pittura e del mosaico, dell’ebanisteria” (Di Fabio 1990). 1 Cita
Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter Autore #3 Inviato 2 Ottobre, 2025 (modificato) mi scuso, ho sbagliato sezione. chiedo al curatore o a @CdC di spostare gentilmente in Medaglistica, grazie Modificato 2 Ottobre, 2025 da Carlo. Cita
caravelle82 Inviato 2 Ottobre, 2025 #4 Inviato 2 Ottobre, 2025 Bellissima Carlo Fatto bene a prenderla. Cita
Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter Autore #5 Inviato 2 Ottobre, 2025 6 minuti fa, caravelle82 dice: Bellissima Carlo Fatto bene a prenderla. grazie @caravelle82. non nascondo che la Basilica rappresentata nella medaglia è quella dove "sono cresciuto" e che ancora oggi considero la mia parrocchia, pur non abitando più nelle immediate vicinanze Cita
caravelle82 Inviato 2 Ottobre, 2025 #6 Inviato 2 Ottobre, 2025 39 minuti fa, Carlo. dice: grazie @caravelle82. non nascondo che la Basilica rappresentata nella medaglia è quella dove "sono cresciuto" e che ancora oggi considero la mia parrocchia, pur non abitando più nelle immediate vicinanze Meglio di cosí... Cita
Alan Sinclair Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter #8 Inviato 2 Ottobre, 2025 Buon Pomeriggio @Carlo., a diritto trovo molto bella la facciata della basilica con i suoi dettagli, tra l'altro sembra molto grande. Cita
Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter Autore #9 Inviato 2 Ottobre, 2025 53 minuti fa, santone dice: Bella 47 minuti fa, Alan Sinclair dice: Buon Pomeriggio @Carlo., a diritto trovo molto bella la facciata della basilica con i suoi dettagli, tra l'altro sembra molto grande. grazie ad entrambi @Alan Sinclair la chiesa è piuttosto grande, ma non enorme. l'unico dettaglio non rappresentato con fedeltà nella medaglia è la prospettiva, che farebbe sembrare la chiesa "in piano", mentre la strada in cui è collocata è in salita, anche con una discreta pendenza. Cita
Alan Sinclair Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter #10 Inviato 2 Ottobre, 2025 Questo stile neorinascimentale ha sempre il suo fascino ed eleganza. Cita
torpedo Inviato 2 Ottobre, 2025 #11 Inviato 2 Ottobre, 2025 9 ore fa, Carlo. dice: per chi avesse piacere, aggiungo la storia della Basilica, tratta da una pagina dell'Università di Genova (https://fosca.unige.it/Basilica Santa Maria Immacolata) Storia La fondazione della chiesa dell’Immacolata se da un lato conferma il radicato culto mariano presente in Genova (dove già nel 1637 la Vergine era stata proclamata “regina della città”), dall’altro risulta strettamente collegata alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del pontefice Pio IX, avvenuta nel 1864: nello stesso anno, infatti, il nobile genovese Pietro Gambaro si fece promotore della costruzione di una nuova chiesa da erigersi nella via Assarotti (anch’essa allora in fase di apertura), mettendo a disposizione alcuni terreni di sua proprietà. Nel 1855 Gambaro si rivolse all’architetto Domenico Cervetto, che elaborò un progetto (a pianta a croce latina contratta, ispirata al modello della chiesa del Gesù), che, pur avendo destato non poche opposizioni e critiche nell’ambito della giunta comunale, fu approvato il 16 settembre 1856. Presero dunque avvio i lavori per la costruzione della chiesa, fortemente voluta da Gambaro (“Son presso a quarant’anni che io lavoro per me: ora voglio far qualcosa per la Gloria di Dio e della Madonna”) e che avrebbe dovuto essere affidata ai Padri Gesuiti cacciati dalla loro chiesa. La fabbrica tuttavia fu interrotta nel 1858 per la morte del committente, alla quale fece, poco dopo, seguito quella dell’architetto Cervetto. L’impresa fu rilanciata nel 1863 come immediata, polemica risposta - in difesa della figura dell’Immacolata- alla pubblicazione (avvenuta in quell’anno) della Vie de Jésus di Joseph-Ernst Rénan, che negava la divinità di Cristo e, conseguentemente, l’immacolata concezione della Vergine. L’arcivescovo di Genova, Andrea Charvaz, aprì una pubblica sottoscrizione per la prosecuzione della fabbrica della chiesa, affiancato da un gruppo di esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia cittadina. Venne infatti istituita una commissione, della quale fecero parte G. Durazzo, G. Migone, Rodolfo Pallavicino e Lorenzo Enrico Peirano (questi ultimi acquistarono il terreno, destinato all’edificazione della chiesa, con atto privato “ad uso cattolico”), nonché Maurizio Dufour (Torino, 1826 – Genova, 1897), architetto e intellettuale, impegnato sul versante del cattolicesimo militante, al quale nel 1864 venne conferito l’incarico di Deputato per la costruzione della chiesa. Nel 1867 fu benedetta la prima pietra, con cerimonia presieduta dall’arcivescovo Charvaz; nel 1871 i lavori subirono una accelerazione, grazie all’incremento dei fondi disponibili e nel 1873 l’edificio, sebbene ancora privo di decorazioni, fu aperto al culto. Nel 1879 la chiesa fu eretta in parrocchia e presero avvio le opere decorative; nel 1880 divenne abbazia, mentre nei successivi anni fu insignita dei titoli di collegiata ad instar (1894) e di basilica minore (1905). Il cantiere dell’Immacolata fu, dunque, per Maurizio Dufour un impegno di rilievo, che dal 1864 lo occupò fino alla morte. Appartenente ad una famiglia che era esponente di punta dell’ambiente imprenditoriale genovese (il padre, Lorenzo, si era trasferito nel 1828 da Torino a Genova, dove aveva impiantato una fortunata attività di raffinazione degli zuccheri), Maurizio Dufour aveva compiuto nel capoluogo ligure la sua articolata formazione, comprendente gli studi universitari (dopo un primo approccio alla Facoltà di Filosofia, era passato a quella di Giurisprudenza), ma anche un’educazione propriamente artistica, avviatasi alla scuola del pittore Giuseppe Ferrari (1840 ca.) e formalizzata nel 1846 con l’iscrizione ai corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Nel 1848 aveva compiuto il classico “viaggio di istruzione” in Toscana e a Roma, mentre l’anno successivo, dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo genovese, era ripartito alla volta del capoluogo toscano, dove rimase fino al 1852, frequentando l’Accademia ma anche l’ambiente del “Caffè Michelangelo". Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Venezia, era infine rientrato a Genova, dove nel 1853 esordiva come architetto con il progetto per la tomba del padre nel cimitero di Staglieno. Dieci anni più tardi, quando gli venne affidata la regia del cantiere dell’Immacolata, egli era ormai figura ben nota nell’ambiente cittadino, già distintosi anche per i suoi interventi di “restauro” di importanti edifici ecclesiastici, come significativamente sottolinea nel 1866 Federico Alizeri: “La patria in comune gli dee poscia gratitudine molta per la pietà liberale de’ suoi restauri: ad esempio de’quali gli faran sempre testimonio di rara intelligenza le chiese di S.M. di Castello in Genova e della Certosa in Polcevera. Taccio i benefizj che a gran mercè di fatiche procaccia alle nostre arti, o salvandone il patrimonio ne’ monumenti, o promuovendole ne’ giovani, o vigilandole nell’Accademia” (F. Alizeri, Notizie dei Professori del Disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, III, Genova 1866, p.490). Nella chiesa dell’Immacolata Dufour, pur mantenendo la pianta già impostata da Cervetto, aggiunse, di sua invenzione, il coro e conferì all’edificio un aspetto elegante e imponente, riservando attenta cura a ogni singolo spazio e all’armonia dell’insieme. “Una chiesa per l’Immacolata non deve essere la cosa più ricca e più bella? Vorreste mica costruirle un tugurio? “: così rispondeva l’architetto (come tramanda il biografo Traverso) a chi la chiedeva più economica. Dufour tanto amava il suo progetto, che scelse di trasferirsi nel cantiere, dove allestì un piccolo studio per poter seguire più attentamente il lavoro degli operai e prevenire ogni tipo di errore. La sua ricca cultura, la sua approfondita conoscenza della tradizione artistica italiana, si riflette nel sontuoso edificio, che, una volta compiuto, si presentò “come una sorta di manifesto dell’eclettismo neorinascimentale genovese, non solo in campo architettonico, ma anche in quelli della scultura, della pittura e del mosaico, dell’ebanisteria” (Di Fabio 1990). Molto interessante. Cita
Carlo. Inviato 2 Ottobre, 2025 Supporter Autore #12 Inviato 2 Ottobre, 2025 11 minuti fa, torpedo dice: Molto interessante. Una delle tante storie degli edifici che ci circondano: abbiamo un patrimonio immenso, ma troppo spesso passiamo avanti e non ci soffermiamo ad osservare od informarci. In più, dietro ad ogni chiesa, esiste la storia di una comunità che la ha voluta, finanziata e costruita 1 Cita
Gordonacci Inviato 2 Ottobre, 2025 #13 Inviato 2 Ottobre, 2025 Bel medagliozzo e interessanti assai i suoi riferimenti storici. Grazie Cita
CdC Inviato 3 Ottobre, 2025 #14 Inviato 3 Ottobre, 2025 Il 2/10/2025 alle 11:09, Carlo. dice: mi scuso, ho sbagliato sezione. chiedo al curatore o a @CdC di spostare gentilmente in Medaglistica, grazie Fatto. Cita
Carlo. Inviato 3 Ottobre, 2025 Supporter Autore #15 Inviato 3 Ottobre, 2025 33 minuti fa, CdC dice: Fatto. Grazie Cita
Carlo. Inviato 11 Novembre, 2025 Supporter Autore #16 Inviato 11 Novembre, 2025 Buongiorno, riprendo la discussione perché sono riuscito a reperire la medesima medaglia in buona conservazione (peccato per qualche hairline nei campi!). in questo caso è presente anche l'anellino originale. riprendo come la volta scorsa il dettaglio della facciata, ricca di particolari e, qui lo noto, anche con l'abbozzo delle statue presenti nelle nicchie in facciata 2 Cita
caravelle82 Inviato 11 Novembre, 2025 #17 Inviato 11 Novembre, 2025 39 minuti fa, Carlo. dice: Buongiorno, riprendo la discussione perché sono riuscito a reperire la medesima medaglia in buona conservazione (peccato per qualche hairline nei campi!). in questo caso è presente anche l'anellino originale. riprendo come la volta scorsa il dettaglio della facciata, ricca di particolari e, qui lo noto, anche con l'abbozzo delle statue presenti nelle nicchie in facciata Meraviglia Cita
Alan Sinclair Inviato 11 Novembre, 2025 Supporter #18 Inviato 11 Novembre, 2025 Veramente bella @Carlo. complimenti ! Notevole l'effetto che da in alta conservazione rispetto all'altra. Cita
Carlo. Inviato 11 Novembre, 2025 Supporter Autore #19 Inviato 11 Novembre, 2025 grazie @caravelle82 e @Alan Sinclair la avevo vista in un'asta a cui non ho potuto partecipare. fortunatamente per me era rimasta invenduta! riprendo una domanda che avevo scritto nel post iniziale, come richiesta di aiuto nel merito. Nel catalogo del forum trovo altra medaglia dedicata alla medesima Basilica, con rappresentazioni analoghe, ma di dimensione 44 mm e in bronzo dorato, oltre che senza l'appiccicagnolo e con legende differenti. sul web ho trovato altra medaglia analoga a quella qui presentata, ma in bronzo dorato e non argentato come questa. chiedo gentilmente se qualche esperto di medaglistica fosse in grado di fornirmi qualche lume in proposito, in particolare se fosse noto il periodo di coniazione e il motivo per cui esistano diverse varianti della stessa medaglia. Cita
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