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Belgio: decifrate tavolette romane trovate nel fondo di un pozzo


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Decifrate tavolette romane trovate nel fondo di un pozzo. Di cosa parlano? Com’erano fatte? Come sono state lette? Come si scriveva tra stili, cere e inchiostri? Perchè molte di essere venivano distrutte?

Nel sottosuolo di Atuatuca Tungrorum, l’odierna Tongeren, un insieme di frammenti lignei provenienti da un pozzo romano e da una discarica della stessa epoca ha restituito una documentazione scritta di eccezionale valore per la storia della scrittura e dell’amministrazione imperiale. Si tratta di tavolette scrittorie romane, gettate intenzionalmente per distruggerne il contenuto, che sono oggi leggibili non grazie alla conservazione della cera, scomparsa da secoli, ma per le incisioni profonde lasciate dallo stilo nel legno. La loro decifrazione consente di osservare con precisione il funzionamento della burocrazia romana in una città di provincia dell’Europa nord-occidentale, a oltre mille chilometri da Roma, nel pieno tra II e III secolo d.C. Tra le scritte decifrate la bozza dell’iscrizione proposta per una statua del futuro imperatore Caracalla, databile al 207 d.C. Le tavolette contengono appunti per atti ufficiali probabilmente stilati dai politici e dai loro segretari nei palazzi del Foro romano della città. Altre furono usate da bambini che sperimentavano la scrittura e destinate alla discarica, a causa dell’usura. E’ probabile che sulla piazza si affaccessero anche scuole.

   


La scoperta, oggetto del volume scientifico curato da Else Hartoch, Le tavolette per scrivere della Tongeren romana (Belgio) e i relativi reperti in legno (Turnhout, 2025), nasce dallo studio recentissimo di materiali scavati negli anni Trenta del Novecento e a lungo rimasti inerti nei depositi del Museo Gallo-Romeins Tongeren-Borgloon. Solo nel 2020, una rilettura attenta di quel lotto di legni apparentemente anonimi ha acceso il sospetto che non si trattasse di semplici assi o resti di casse, ma di tabulae ceratae, tavolette scrittorie romane. Tongeren, l’antica Atuatuca Tungrorum – che si trova a meno di 80 chilometri da Bruxelles – dista circa 1.150 chilometri da Roma, una lontananza geografica che ribadisce l’eloquente la presenza, così a nord, di una cultura amministrativa raffinata e pienamente integrata nei meccanismi dell’Impero.

La decifrazione dei testi è stata affidata a Markus Scholz, archeologo provinciale romano ed epigrafista dell’Università Goethe di Francoforte, affiancato da Jürgen Blänsdorf dell’Università di Magonza. Il loro lavoro ha riportato alla luce una rete di relazioni giuridiche, militari e sociali incisa non nella pietra, ma nel legno stesso, sotto una cera ormai scomparsa, attraverso solchi sottilissimi lasciati dalla pressione di uno stilo di ferro.

Per comprendere la portata di questa scoperta occorre tornare alla tecnica delle tavolette di cera, uno dei dispositivi scrittori più diffusi nel mondo romano. Le tavolette erano realizzate in legno – spesso acero, faggio o bosso – con una cavità centrale leggermente ribassata, riempita di cera d’api, talvolta scurita con nerofumo per migliorare il contrasto visivo. La cera d’api resa bruna veniva stesa uniformemente sul legno. Su questa superficie scura si scriveva incidendo le lettere con uno stilo, appuntito a un’estremità e spatolato all’altra, che permetteva di cancellare e riscrivere. La punta dello stilo rimuoveva la cera scura e, da sotto, appariva la fibra chiara del legno che evidenziava le lettere. La scrittura su cera era, per sua natura, reversibile e provvisoria, ideale per appunti, contabilità, bozze di documenti legali, esercizi scolastici.

Le tavolette potevano essere singole o legate tra loro in dittici e trittici, formando piccoli fascicoli richiudibili. Nei documenti ufficiali, la pressione esercitata dallo scriba era spesso volutamente intensa, così che il segno penetrasse fino al legno: una sorta di “seconda memoria” del testo, destinata a sopravvivere anche alla cancellazione della cera. È proprio questo fenomeno che ha reso possibile la lettura dei frammenti di Tongeren, dove la cera si è dissolta, ma il legno conserva ancora l’eco grafica delle parole.

Accanto alle tavolette cerate, il mondo romano conosceva anche tavolette non cerate, sulle quali si scriveva direttamente spesso con inchiostro indelebile, contenente vernici finali che evitavano la cancellazione delle parole. Questi supporti, meno diffusi a livello di ritrovamenti archeologici ma ben attestati, erano destinati a testi meno effimeri: lettere, elenchi, copie amministrative. A Vindolanda, lungo il Vallo di Adriano, le celebri tavolette lignee inchiostrate hanno restituito un quadro analogo di vita militare e quotidiana. Tongeren, invece, racconta soprattutto il ciclo completo della scrittura amministrativa: stesura, riutilizzo, distruzione intenzionale.

I frammenti belgi studiati – ottantacinque in totale – provengono da due contesti distinti. Il primo è un pozzo situato nei pressi del foro, nel cuore della città romana.

 

Qui le tavolette furono gettate deliberatamente, spezzate e rese illeggibili, con l’evidente intento di cancellare per sempre informazioni sensibili. Una pratica che appare sorprendentemente moderna e che suggerisce l’esistenza di una consapevole gestione della riservatezza documentaria. Il secondo contesto è una fossa di scarico, dove finirono tavolette ormai inutilizzabili insieme ad altri rifiuti. Un’annotazione rispetto alle tavolette del pozzo. E’ assai probabile che esse siano state rotte e gettate nel pozzo durante l’estate quando nel palazzo i bracieri non erano accesi.

I messaggi contenuti nelle tavolette di Tongeren sono rivelatori. Vi compaiono contratti, riferimenti a atti legali, menzioni di sigilli rimossi, ma anche testi di carattere amministrativo e scolastico. Una delle tavolette meglio conservate (cat. n. 1) presenta due fasi di scrittura: un testo più antico che menziona i littori, le guardie e assistenti cerimoniali dei magistrati, e uno più recente legato a un atto giuridico. Un altro frammento (cat. n. 32) cita soldati della flotta del Reno, congedati con onore, i classici, testimoniando l’insediamento di veterani nella città.

Particolarmente significativa è la presenza di un decemviro, magistrato di alto rango, che attesta l’esistenza a Tongeren di strutture amministrative complesse e pienamente romane. L’onomastica restituita dai testi rivela una popolazione multiculturale, in cui nomi di origine celtica, romana e germanica convivono, riflettendo la realtà fluida delle province settentrionali tra II e III secolo d.C. Tra le scritte, anche la predisposizione di un’epigrafe per il futuro imperatore

Per comprendere il senso profondo di queste tavolette occorre inquadrarle nella storia di Atuatuca Tungrorum. Il sito nasce come centro dei Tungri, popolazione menzionata già da Cesare, e viene riorganizzato dai Romani dopo la conquista della Gallia Belgica. Atuatuca diventa un capoluogo civico, dotato di foro, edifici pubblici, infrastrutture e di una rete amministrativa stabile. La città prospera per secoli, fino alla crisi del V secolo e alla probabile distruzione ad opera degli Unni nel 451. Le tavolette appartengono al momento di massima integrazione della città nel sistema imperiale, quando Roma era lontana nello spazio ma vicinissima nelle pratiche quotidiane.

Il lavoro di Scholz e Blänsdorf, condotto anche con tecniche avanzate come la Reflectance Transformation Imaging (RTI), dimostra quanto la scrittura romana fosse capillare e quanto la burocrazia, spesso percepita come astratta, fosse invece incisa fisicamente nella materia più fragile. In quei solchi quasi invisibili, impressi per essere cancellati e poi distrutti, si conserva oggi una delle testimonianze più autentiche della vita amministrativa di una città di confine.

https://www.stilearte.it/tavolette-romane-pozzo-belgio-significato-scoperto/

L'articolo trae spunto da un interessante testo The Writing Tablets of Roman Tongeren (Belgium), reperibile gratis online :

https://www.brepolsonline.net/content/books/10.1484/M.STIA-EB.5.144107

Modificato da ARES III

Inviato

Questa volta risparmierò il gentilissimo @incuso dall'allegare il PDF, perché è molto pesante (318 MB). Consiglio a tutti di dargli un'occhiata.

The Writing Tablets of Roman Tongeren (Belgium)

And Associated Wooden Finds

M.STIA-EB.5.144107.largecover.jpg

Abstract

Roman wooden writing tablets, known in Latin as tabulae ceratae, have been found by archaeologists in various locations around the former capital of the civitas/municipium Tungrorum or Roman Tongeren (now the Belgian city of Tongeren-Borgloon). These rare and delicate finds are remarkable not only due to the excellent state of their preservation, but also because they are inscribed with the remnants of texts, once etched into an overlying wax layer, that can, to the discerning eye, still be deciphered. The tablets not only provide concrete information about religious, judicial and administrative practices, but they also enhance our understanding of the complex processes of Romanisation and Latinisation in the northwestern civitates and municipia of the Roman Empire.

Unearthed in the first half of the twentieth century, with a second group discovered in 2013, the Roman tablets housed in the Gallo-Roman Museum of Tongeren-Borgloon and in the city’s municipal heritage depository, became the object of an in-depth study by an international team of specialists piloted by the Gallo-Roman Museum. It is the results of this project that are presented here in this volume for the first time. The painstaking process of deciphering and interpreting the script marks and text fragments is explored via analysis of palaeography, philology and onomastics, along with key scientific techniques such as wax analysis, wood species identification, and script visualisation by Multi-Light Reflectance Imaging. Rich detail is also provided about other associated wooden finds that shed light on how and where the tablets were produced.

The result is a beautifully illustrated and insightful volume that introduces the lost world of Roman Tongeren and its writing tablets to professionals and the general public alike.

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