heldrungen Inviato 19 Giugno, 2008 #1 Inviato 19 Giugno, 2008 Faccio vedere questa moneta d'argento, in conservazione non elevata (penso si tratti di un MB), che dovrebbe essere 1/12 di tallero del Regno di Prussia forse del 1711, emessa sotto Federico I (si nota il monogramma coronato "F", dove la lettera è doppia, rivolta sia a destra che a sinistra, e la lettera "R" che dovrebbe stare per "Rex"). Sul lato opposto si evidenziano: il motto "suum cuique" che ho trovato anche su altre monete prussiane, il valore nell'esergo e le lettere HF (?) a sinistra e H (?) a destra di un simbolo coronato un po' strano, direi quasi "fallico" che non so in che modo sia riconducibile al Regno di Prussia. C'è qualcuno che possa commentare ed illustrare meglio la moneta? Cita
heldrungen Inviato 19 Giugno, 2008 Autore #2 Inviato 19 Giugno, 2008 Ecco l'altro lato, un po' osceno. Cita
Fratelupo Inviato 19 Giugno, 2008 #3 Inviato 19 Giugno, 2008 Il presunto "fallo" rappresenta la mazza dell'arciciambellano imperiale, carica detenuta dal re di Prussia in quanto elettore del Brandeburgo. In effetti, con l'usura, ha assunto un aspetto decisamente inquietante... :lol: Cita
avgvstvs Inviato 19 Giugno, 2008 #4 Inviato 19 Giugno, 2008 Mi sembra che la data del 1711 sia corretta e le lettere HF H. fanno riferimento al Maestro di Zecca di Magdeburgo in quel periodo, Heinrich Friedrich Halter. Cita
Fratelupo Inviato 23 Giugno, 2008 #5 Inviato 23 Giugno, 2008 A questo link se ne vede una con la mazza un pò meglio definita, tale da non dare adito a dubbi... ;) http://www.coinarchives.com/w/lotviewer.ph...AucID=1&Lot=446 Cita
Fratelupo Inviato 23 Giugno, 2008 #6 Inviato 23 Giugno, 2008 (modificato) Una curiosità sul motto che si legge sul rovescio, "Suum cuique"; un vecchio aforisma giuridico romano (Suum cuique tribuere), dare a ciascuno il suo, qui usato in ambito prussiano. Ma con una tragica eco negli anni successivi: la traduzione tedesca dell'aforisma latino infatti (Jedem das seine), compariva all'entrata di alcuni lager nazisti, come ad esempio quello di Buchenwald. Modificato 23 Giugno, 2008 da Fratelupo Cita
heldrungen Inviato 27 Giugno, 2008 Autore #7 Inviato 27 Giugno, 2008 Un po' come "Arbeit macht frei" ad Auschwitz? Cita
Fratelupo Inviato 27 Giugno, 2008 #8 Inviato 27 Giugno, 2008 Esattamente: motti che potremmo definire tragicamente ironici, ma che sintetizzavano perfettamente il pensiero nazista, lucidamente orientato allo sterminio e alla sottomissione. All'inizio si trattava di campi di "lavoro" e di concentramento, poi teatro della "soluzione finale". Quelle scritte dovevano imprimere nei deportati la consapevolezza che la loro era una situazione meritata e naturale, legata al loro essere "inferiori"... "a ciascuno il suo", con un richiamo ad un aforisma romano sulla giustizia e "il lavoro rende liberi", che pare sia stata ideata dal maggiore Rudolph Höss primo comandante responsabile del campo di Auschwitz. Chi lavorava nel campo ci passava davanti due volte, al mattino e alla sera... Cita
heldrungen Inviato 27 Giugno, 2008 Autore #9 Inviato 27 Giugno, 2008 (modificato) Certo uno dei fondamentali precetti del diritto romano "suum cuique tribuere" (o "unicuique suum") fu tragicamente deformato "ad usum Delphini". E pensare che l'origine di queste frasi o aforismi è nobilissima, il motto "unicuique suum" campeggia ancora oggi sulla prima pagina dell'"Osservatore romano"; nel Vangelo di Matteo si legge "Quae sunt Caesaris, Caesari et quae sunt Dei, Deo". Purtroppo certe affermazioni giustissime ma un po' troppo altisonanti, rischiano spesso di essere travisate, reinterpretate, chiosate variamente a seconda di chi le deve interpretare. In fondo non ci lascia un po' scettici e non ci fa un po' sorridere anche la frase che troviamo nelle aule dei tribunali "La legge è uguale per tutti"? (Anche se è ovvio che non ha nulla a che vedere con quelle che erano scritte all'ingresso dei lager). Modificato 27 Giugno, 2008 da heldrungen Cita
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