Classifica
Contenuti più popolari
I contenuti con la più alta reputazione dal 01/02/26 in tutte le aree
-
Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=112 punti
-
Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.11 punti
-
Cari amici, il Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio vi invita alla presentazione e consegna in omaggio del libro/catalogo della Mostra sulle monete al tempo di Gesù prodotto dal nostro Gruppo che si terrà nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana il 24 gennaio 2026. Successivamente si potrà visitare insieme, previo acquisto del biglietto di ingresso, la Mostra Lampi di Luce con le monete al tempo di Gesù e antiche e preziose miniature della Biblioteca Ambrosiana. Si potrà procedere poi alla Sala 19 con le esposizioni di monete della zecca di Milano e di altre zecche italiche. Abbiamo aderito volentieri alla proposta del Prof. Giancarlo Alteri, Capo Gabinetto del Medagliere della Biblioteca Ambrosiana ed estensore del libro/catalogo, per una collaborazione e una produzione dello stesso. E’ una ulteriore collaborazione questa col Medagliere della Biblioteca Ambrosiana che segue quelle precedenti con la realizzazione dei due cataloghi sulle monete di Milano e quello delle zecche italiche. Questa nuova nostra iniziativa si inserisce splendidamente nella mission del Gruppo di fare concretamente e operativamente service per la divulgazione della numismatica e della cultura a favore della collettività. Vi allego la locandina col programma dell’evento e le info nell’attesa di vedervi il 24 gennaio 2026 previa prenotazione alla mail [email protected]9 punti
-
Buonasera. Vediamo con estremo disappunto che non è possibile riportare la discussione nell'alveo di una discussione non tossica ma si continua su una strada del parapiglia relativamente a questioni di lana caprina totalmente inutili che non portano da nessuna parte e infervorano, chi sa perché, gli animi sul NULLA. Pertanto chiudo definitivamente questa discussione . Trattandosi sempre degli stessi utenti alla prossima scattano le sanzioni per tutti. Buona serata. PS. Esco un attimo dall'aplomb del cdc con una riflessione personale: In queste settimane ho perso un alunno, mio padre, un ragazzo che conoscevo è bruciato vivo in Svizzera (insieme a troppi altri) e, come se non bastasse, se il paradosso di Tucidide è valido potremmo essere sull'orlo di una guerra globale: in tutta onestà leggere degli adulti accapigliarsi su tematiche tanto banali ed inutili relative ad un hobby mi inorridisce. Per non scrivere altro.9 punti
-
Buongiorno volevo mostrare una mia nuova aggiunta alla mia collezione di monete romane. Un aureo di Teodosio II (408-450) in oro 4,46gr. Conservazione SPL+/qFDC8 punti
-
Ciao a tutti, vi allego la locandina della presentazione che discuterò Venerdì 13 Febbraio a partire dalle ore 20:30 presso il Circolo culturale di filatelia numismatica e militaria di Salò. Alessio7 punti
-
Come non conservare queste splendide monete! Saranno pure comuni, ma vuoi mettere avere una bella serie di monete che han circolato nelle tasche dei nostri nonni e che fanno parte della nostra storia piuttosto che un asettico lingotto da investimento Bello anche averle in pila, così si apprezzano anche le diverse patine dell’argento7 punti
-
Importanti scoperte archeologiche a Roma: un sacello, tombe repubblicane e vasche monumentali A Roma, nel Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, gli scavi della Soprintendenza Speciale di Roma riportano alla luce un complesso archeologico esteso e stratificato, con strutture cultuali, funerarie e infrastrutture viarie tra età repubblicana e imperiale. Due grandi vasche monumentali, un edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e un articolato complesso funerario di età repubblicana: sono queste le ultime scoperte degli scavi di archeologia preventiva condotti nel quadrante orientale di Roma, nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata. Le indagini sono curate dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, diretta da Daniela Porro, e rientrano in un più ampio programma urbanistico che interessa una superficie di circa quattro ettari. Avviati nell’estate del 2022, gli scavi sono tuttora in corso e stanno restituendo un contesto archeologico di eccezionale interesse, esteso per circa un ettaro, che documenta una frequentazione dell’area lunga oltre sette secoli. La direzione scientifica delle ricerche è affidata a Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma. I dati finora emersi delineano una sequenza di occupazione che va dal V-IV secolo avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo, con tracce di una presenza più sporadica anche tra il II e il III secolo dopo Cristo. Al centro del contesto individuato si sviluppa un lungo asse viario di epoca antica, che attraversava l’area in un territorio caratterizzato dal passaggio di un corso d’acqua, confluito nel vicino fiume Aniene. Una volta completate le operazioni di scavo, è previsto l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di un piano di valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla città un nuovo tassello della sua storia più antica. “È proprio in contesti come questo”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio”. “Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti”, afferma Fabrizio Santi. “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del passato”. Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sacello Le scoperte La strada rappresenta uno degli elementi strutturanti del sito. L’asse viario si articola in due tratti distinti: uno più prossimo all’attuale via di Pietralata, realizzato in terra battuta, e un altro in direzione di via Feronia, scavato direttamente nel banco di tufo. Sebbene la percorrenza dell’area dovesse essere già più antica, le prime evidenze di una regolarizzazione dell’asse stradale, orientato da nord-ovest a sud-est, risalgono all’età medio-repubblicana, intorno al III secolo avanti Cristo. In questa fase venne costruito un imponente muro di contenimento in blocchi di tufo, successivamente sostituito, nel secolo seguente, da una struttura in opera incerta. Nel I secolo dopo Cristo la strada era ancora in uso e fu oggetto di ulteriori interventi. Venne dotata di un nuovo battuto e delimitata da murature in opera reticolata, segno di una sistemazione più monumentale del percorso. La porzione di tracciato in prossimità di via Feronia mostra un periodo di utilizzo compreso tra il III secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo e conserva, nella sua fase più antica, evidenti solchi carrai incisi nella tagliata di tufo. A partire dal II-III secolo dopo Cristo, alcune sepolture modeste a fossa, disposte lungo l’asse stradale, sembrano documentare il progressivo abbandono della strada e la trasformazione del suo ruolo all’interno del paesaggio. Dalla strada si accedeva a un piccolo edificio di culto, un sacello a pianta quadrangolare, di dimensioni contenute ma di grande interesse simbolico e archeologico. La struttura misura circa 4,5 per 5,5 metri ed è costruita con murature in opera incerta di tufo, con tracce di intonaco ancora visibili sulle pareti interne. Al centro dell’ambiente, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco, interpretabile come un altare o parte di esso. Sulla parete di fondo, sempre al centro, un avancorpo in muratura doveva fungere da base per una statua di culto. Lo scavo ha messo in luce un dato particolarmente significativo: il sacello fu realizzato al di sopra di un deposito votivo ormai dismesso. All’interno di questo deposito sono stati rinvenuti numerosi ex voto, tra cui teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Si tratta di materiali che indirizzano l’interpretazione del luogo verso un culto legato a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la vicina via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, dove erano presenti diversi templi a lui dedicati. Alcune monete in bronzo rinvenute nel contesto consentono di datare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo, collocandolo pienamente nell’età repubblicana. Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Ex voti rinvenuti nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di bue rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato anche un complesso funerario di notevole importanza. Due corridoi distinti e paralleli, i cosiddetti dromoi, conducono a due tombe a camera databili tra il IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo. La prima, indicata come Tomba A, presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia. Il portale, realizzato in pietra con stipiti e architrave, era chiuso internamente da una grande lastra monolitica. All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Il corredo comprende due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta, anch’essa a vernice nera. La Tomba B, probabilmente realizzata in un momento leggermente successivo ma sempre in età repubblicana, nel III secolo avanti Cristo, era chiusa da grandi blocchi di tufo. La camera presenta sui lati delle banchine destinate alla deposizione dei defunti. Tra i resti umani è stato individuato uno scheletro maschile adulto, del quale è stato finora recuperato soltanto parte del cranio. Su questo elemento è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica, una testimonianza di grande interesse per la storia della medicina antica. Le due tombe facevano parte di un unico complesso funerario che doveva presentare una facciata monumentale in blocchi di tufo, oggi in gran parte scomparsa. Alcuni elementi risultano infatti asportati e reimpiegati già in età romana. La monumentalità dell’insieme suggerisce l’appartenenza a una gens facoltosa e influente, attiva in questo settore del territorio. Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, urna. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, specchio. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, vasi. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tra le strutture più imponenti emerse dallo scavo spicca la cosiddetta vasca est. Si tratta di una struttura monumentale di circa 28 metri di lunghezza per 10 di larghezza, con una profondità di 2,10 metri. La vasca fu realizzata nel II secolo avanti Cristo, come indicano le tecniche murarie in opera incerta. A partire dal I secolo dopo Cristo la struttura sembra perdere progressivamente la sua funzione, entrando in una fase di abbandono che culmina con la chiusura definitiva alla fine del II secolo dopo Cristo. Le murature in opera cementizia erano originariamente rivestite da un compatto intonaco bianco, oggi quasi del tutto distaccato, del quale rimangono solo alcune tracce. L’intera vasca era coronata da una cornice in grandi blocchi di tufo. Al centro dei due lati lunghi sono presenti nicchie con volta a botte, mentre su uno dei lati corti è stato individuato un dolio inglobato nella gettata di cementizio. Sull’altro lato corto si conserva una piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che tuttavia non raggiunge il fondo della vasca. Al di là della presenza dell’acqua e dei sistemi di raccolta, la funzione della struttura resta incerta. I materiali rinvenuti, tra cui terrecotte architettoniche e frammenti ceramici con graffiti, fanno ipotizzare un possibile utilizzo cultuale, anche se non si può escludere un impiego legato ad attività produttive. La vasca era alimentata da un sistema di canalette che convogliavano l’acqua sia dal corso d’acqua naturale sia dal pendio ancora visibile a lato di via di Pietralata. Una seconda vasca monumentale, definita vasca sud, è stata individuata poco distante. Questa struttura è scavata nel banco tufaceo e misura circa 21 per 9,2 metri, raggiungendo una profondità di circa 4 metri. Le pareti dell’invaso sono rivestite da murature in blocchetti squadrati disposti in modo irregolare, databili al II secolo avanti Cristo. Un secolo più tardi furono aggiunti ulteriori setti murari in opera reticolata e in opera quadrata di tufo, che delimitano la sommità della vasca. L’accesso avveniva attraverso una rampa in grandi basoli di tufo, poggiata direttamente sul terreno, seguita da una seconda rampa più stretta, realizzata in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, che consentiva di raggiungere il fondo. Anche per la vasca sud la funzione non è ancora chiaramente definita, soprattutto perché non sono stati finora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia, la struttura presenta alcune analogie significative con la vasca scoperta recentemente a Gabii dall’Università del Missouri in collaborazione con i Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii. In particolare, il tipo di pavimentazione basolata della rampa di accesso richiama il confronto con il contesto gabino, datato al III secolo avanti Cristo, per il quale è stata avanzata un’ipotesi di funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto negli strati di riempimento della vasca di Pietralata suggerisce un abbandono nel corso del II secolo dopo Cristo. Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma https://www.finestresullarte.info/archeologia/importanti-scoperte-archeologiche-roma-sacello-tombe-repubblicane-vasche-monumentali7 punti
-
Va detto che non si tratta di una variante così rara. In un mio archivio fotografico in un campione di 218 Piastre del 1795 il 22% è la SIGILIAR. Per cui dico: - non è una variante rarissima; chi lo afferma è in mala fede o non ha fatto statistiche sulla incidenza della SIGILIAR su un ampio campione - se fosse una crepatura del conio è singolare che non si noti, in tutti i 48 esemplari, una progressione della frattura. Sono tutte uguali. VARIANTE non comune7 punti
-
Salve, segnalo : La monetazione dei Reali Presìdi di Toscana Riccardo Martina La prima parte del libro tratta, in maniera decisamente approfondita, il contesto storico, che va dalla nascita dell’enclave spagnola nel XVI secolo, fino a Ferdinando IV di Borbone. Le singole emissioni, trattate in modo capillare, vengono suddivise per anno, entrando nello specifico di ogni specifica coniazione. 148 pagine a colori, formato foglio A5 € 407 punti
-
buona giorno, condivido la bella serie 1684 di Carlo II. di queste monete mi affascina anche il fatto che sia un unicum nella monetazione napoletana. una serie di monete figurate che comprende tutti i tagli di argento, qualcosa del genere forse si è prodotto nella Roma dei papi o nel Regno d'Italia sotto Vittorio Emanuele III.7 punti
-
In guerra andai, a te pensai, questa cartolina... 😁 Puntuale per il quarto compleanno della discussione, aggiungo oggi un nuovo tassellino alla conversazione: Sempre avanti per l'imperatore e l'impero! (Immer weiter vorwärts für Kaiser und Reich!) von Hindenburg Generale - Feldmaresciallo se ho decifrato la data correttamente è del giugno 1915 e da Wiesbaden si danno appuntamento: Caro Herbert, speriamo bene. Ci vediamo sabato prossimo. Vieni anche tu a caccia con noi, porta l'attrezzatura. no, non erano al fronte, solo che hanno usato una Wohlfahrtskarte, una cartolina di beneficenza tedesca. Gli introiti vengono devoluti a progetti sociali o iniziative di beneficenza, qui per (in alto a SX) Herausgegeben zum Besten des Deutschen Vereins für Sanitätshunde Oldenburg i. Gr. Pubblicato a beneficio dell'Associazione tedesca dei cani d'assistenza di Oldenburg che qualche anno dopo ha pure emesso una serie di Notgeld per i ciechi di guerra EIN AUFMERKSAMER UND HILFREICHER DIENER. EIN-RETTER-AUS-GEFAHR. EIN FÜHRER-AUF-STIEG-UND-STEIG EIN FÜHRER ZUR ARBEIT-FURS TAGLICHE BROT EİN SİCHRER FÜHRER. EIN TREUER WEGWEISER. UN SERVITORE ATTENTO E DISPONIBILE. UN SALVATORE DAL PERICOLO. UNA GUIDA PER SALIRE E ASCENDERE. UNA GUIDA AL LAVORO PER IL PANE QUOTIDIANO. UNA GUIDA SICURA. UNA GUIDA FEDELE. in alto; Deutscher Führhund Für Kriegs-Blinde Cane guida tedesco per ciechi di guerra ============ Un eroico saluto a tutti! Njk7 punti
-
Esatto! Essendo stato già detto e non aggiungendo nulla a quanto già precedentemente da altri espresso, hai perso una buona occasione per non intervenire. Ti invito a cogliere ogni tanto queste occasioni. In fondo è scritto chiaramente nel regolamento. Se non aggiungi nulla non scrivere. Se non sei esperto di una determinata monetazione non esprimere un parere. Sono ben accette al contrario le domande da parte dei neofiti. Non si vince nulla nello scrivere il più possibile. Ti vedo scrivere in ogni sezione senza dire nulla, cosa pensi di ottenere? Buon forum, dai un occhio al regolamento. Buona domenica7 punti
-
Questa mattina sono tornato al mercatino, mi sono dedicato alle mondiali. Alla fine 73 monete per 25 euro, quindi circa 35 centesimi a moneta. Ve ne mostro solo alcune, quelle che credo essere un minimo più interessanti 10 stotinchi 1881 (un poco da pulire, ma non è cancro) Normalmente le monete USA non le colleziono, ma mi pareva un peccato lasciar nella ciotola un 5 centesimi buffalo del 1914 E ancor più era un peccato lasciare 1 cent 1865 capo indiano Anche questo 50 centesimi 1955 dei Caraibi orientali necessita di una pulitina, ma mi pare in buona conservazione Non potevano mancare anche dei gettoni del bus, Torino 1920 e Genova 19446 punti
-
Oggi vi presento questo denario imitativo, veramente ma veramente brutto, quindi rinnovo il consiglio alle persone suscettibili e agli amanti delle imperiali di non proseguire la visione. Grazie Regnum Barbaricum, Imitazione del Denario di Faustina II Dritto: Busto barbarico dell'imperatrice in drappeggio, rivolta verso destra, con una pseudo-leggenda lungo il bordo. Rovescio: Rappresentazione barbarica della dea in piedi verso destra, con una pseudo-leggenda lungo il bordo. Argento, diametro 16 mm, peso 2,51 g. https://www.numisbids.com/sale/10298/lot/6079 @Arka spero che ho tradotto bene.6 punti
-
Intervengo solo per un commento generale. L'interazione tra i giovani che maturano le prime esperienze numismatiche e i numismatici più maturi è essenziale per creare la prossima generazione di numismatici. Sarebbe meglio un'interazione dal vivo, ma questo forum ha il pregio di azzerare le distanze e permettere ai giovani collezionisti di scambiare informazioni con collezionisti più attempati da tutta Italia. Magari alcune domande possono sembrare banali, ma questa è la vita. Ci siamo passati tutti .6 punti
-
Salve amici, è da un pò che non ci si sente ma in realtà, al di là di qualche problemino familiare attualmente risolto, sono stato impegnato per il completamento della pubblicazione del libro che, in pratica, riguarda tutta la mia collezione di antoniniani. Non so se è il caso di inserire in questa discussione la foto della copertina , sarete Voi a farmelo sapere. Comunque, la mia collezione di monete della Dinastia Severiana si allarga con tre denari di Settimio Severo provenienti dal tresòr di Nizy Le Comte che erano parte di un lotto messo in asta nell'anno 2013 da ALDE NUMISMATIQUE (Hotel Ambassador - Paris). Sperando sempre di fare cosa gradita pubblico parte delle foto. Se da Voi ritenuto interessante, a richiesta, allegherò anche foto del catalogo d'asta nel quale era inserito il lotto in parola a pagina 20. Buona visione e buona serata a tutti. Mario6 punti
-
Trovato https://varesi.bidinside.com/it/lot/23114/spagna-peso-2-r-corrispondente-al-2-/6 punti
-
Ha ringraziato comunque, direi che non è il caso di insistere, lasciando semmai allo staff decidere se e come intervenire. Grazie.6 punti
-
Buonasera a tutti, accadde oggi, 275 anni fa. Veniva alla luce S. M. Ferdinando nato a Napoli il 12 gennaio 1751 dal Re Carlo di Borbone e da Maria Amalia Walburga di Sassonia. Voglio omaggiarlo ricordandolo con qualcuna delle monete che lo ha raffigurato nei lunghi anni che ha regnato. Saluti Alberto6 punti
-
Carissimi, Nel leggere certi pareri (che dovrebbero fornire aiuto tangibile a chi ne ha bisogno) mi cadono veramente le braccia! Poi mi dicono che sono tuttologo, sbruffone e antipatico. È vero: La verità fa male, ma se la volete, ecco come stanno le cose. Prima cosa: le monete non si possono comprare come fossero frutta in offerta al mercato (“mi da 2kg di mele e ci mette anche qualche odore?” - poi se vogliamo, la frutta, specie se in “offerta”, me la sono sempre scelta da me, che è sempre meglio ). @Ilnumisma, non puoi pensare di acquistare monete “tutte periziate fdc” macon “foto di pessima qualità”. È un ossimoro bello e buono! Altro punto nodale. Lo preciso per l’ennesima volta, sperando che venga recepito, almeno da coloro che tanto si prodigano tra benvenuti e suggerimenti vari: il cartellino con sigillo in bustina non rappresenta assolutamente una perizia (che invece è un’analisi di gran lunga più completa e approfondita, molto più onerosa sia in termini economici che di tempistiche di compilazione), ma solo un semplice parere di conservazione con cui il commerciante garantisce l’autenticità. Questa tipologia comprende monete comunissime ma tra le più belle che si possano trovare a prezzo molto abbordabile. Perché quindi, invece di acquistarle tutte insieme (fidandoti tra l’altro delle “pessime foto”), non cerchi invece di imparare a capire la qualità del metallo, apprezzandone l’integrità e la patina? (Integrità e patina… ci si potrebbe scrivere una piccola monografia!) Se la moneta è affetta da questo fenomeno ossidativo, non solo perderai “il valore della perizia” (che ora, spero, avrai capito essere marginale, tranne che per la garanzia d’acquisto nel caso di una restituzione entro i termini di legge), ma andrai ulteriormente a compromettere un metallo già compromesso di suo con un precedente lavaggio (è infatti questo che innesca poi il procedimento ossidativo). Ovviamente, tutto questo non solo incide sulla qualità della moneta, ma anche sul suo valore. Ultima cosa: lascia stare i prezzi dei cataloghi. Segui il mercato (tra aste pubbliche battute e online e le vendite concluse sui vari portali - ebay, catawiki) per farti un’idea dei prezzi reali in rapporto alla qualità. Diversamente, già te l’ho scritto, ci rimetterai di portafogli (e non credo che i soldi te li regalino) e di godimento (prima o poi). Capire l'effettiva qualità è fondamentale, perchè i prezzi riportati nei cataloghi vanno saputi anche interpretare in base alla qualità effettiva. Un esemplare come quello di seguito postato potrebbe costare anche più del prezzo di catalogo (infatti me lo sono tenuto, non l'ho venduto quando ho esitato la mia collezione). Un metallo vergine presenta un lustro integro, spiccato, graffiante! La patina poi è un aspetto indicativo di ciò e non un banale “surplus” che se c’è o non c’è non fa differenza. È vero che può essere un aspetto opinabile per quanto riguarda l’apprezzamento, ma la sua presenza ne impreziosisce di gran lunga l’appeal e ne avalla (soprattutto) la qualità. Ovviamente non è necessario essere fotografi per dimostrare che una moneta sia FdC. Ma conoscendo le peculiarità del FdC, si possono fare foto "brutte" ma che al tempo stesso evidenzino queste peculiarità (come questa di seguito, ad esempio). Ancora convinto che, sulla base di queste perplessità, sia un "affarone"?6 punti
-
Probabilmente le monete del Possesso sono diventate di moda, dopo la bella collezione esitata da NAC. Per vivacizzare un po' la sezione pontificia (e, diciamo la verità, anche il forum, che più raramente di un tempo presenta stimoli adeguati) voglio mostrare l'unico mio acquisto alla NAC 163. E' il bel giulio di un pontefice che seguo da tempo, laddove i prezzi non siano impossibili: Alessandro VIII. La descrizione della moneta riporta tutto quanto di importante c'era da dire: Giulio del Possesso 1689, AR 3,07 g. Dr. ALEXANDER – VIII PONT M Stemma sormontato da triregno e chiavi decussate. Rv. SACROS / BASILIC / LATERAN / POSSESS / 1689 entro cartella. Muntoni 22. Berman 2180. MIR 2068/1. Raro. Stupenda patina di medagliere, migliore di Spl. Ex asta Varesi 16, 1992, 316. Cerimonia della presa di Possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano avvenuta il 23 settembre 1689. La moneta nell'importante asta "Varesi 16" di monete papali, era stata giudicata qFDC. La patina è molto bella al diritto (un po' scura, se vogliamo) e meravigliosa al rovescio, dove appare iridescente con sfumature dorate. E' di certo un ottimo esemplare, per quanto sia apprezzabile qualche debolezza di conio al diritto sul volto del putto di sinistra. Alessandro VIII (il veneziano Pietro Vito Ottoboni) fu papa negli anni 1689 - 1691. Tra i fatti salienti del suo pontificato, l'impegno per la riconquista cristiana dei Balcani, sostenendo finanziariamente la Lega Santa contro l’Impero ottomano; tentò invano, tramite pressioni diplomatiche, di fermare la persecuzione dei cattolici in Inghilterra dopo la "Glorious Revolution"; fu un mecenate delle arti e della Biblioteca Vaticana, arricchita con nuovi manoscritti. Morì nel 1691 per una erisipela evoluta in gangrena della gamba, lasciando un bilancio contrastante tra apertura diplomatica, zelo dottrinale e nepotismo (appena eletto papa nominò segretario di stato il nipote Giambattista Rubini; cardinal nepote, vicecancelliere di Santa Romana Chiesa, legato di Avignone, ecc., Pietro Ottoboni; generale della Chiesa e comandante delle truppe pontificie Antonio Ottoboni; soprintendente alle fortezze marittime e alle galee pontificie Marco Ottoboni; arricchì la famiglia con beni e prebende). Tuttavia andò anche incontro alle necessità della popolazione ordinando importanti sgravi fiscali e provvedendo alla salute dei cittadini e al decoro di Roma con alcune ordinanze sulla peste e sulla pulizia delle strade. I giuli di Alessandro VIII sono tutti molto rari e contesi.6 punti
-
DE GREGE EPICURI Per cominciare,credo che potresti leggere (proprio in questa sezione) la lunga discussione di L.Licinio Lucullo: "Storia di Roma e delle sue monete", che risponde proprio alla tua richiesta. Poi anche tutta la sezione "Una moneta al giorno" che è la concretizzazione di quanto sopra.6 punti
-
https://www.cdt.ch/news/ticino/traffico-sospetto-di-monete-antiche-prosciolto-su-tutta-la-linea-417542 Il casoTraffico sospetto di monete antiche: «Prosciolto su tutta la linea» Assolto in Pretura penale un numismatico professionista di Lugano – La Corte ha concluso che non ha fornito false informazioni nell’importare una manciata di antico conio egiziano e cartaginese: semplicemente non si trattava di beni culturali, come peraltro da lui dichiarato «in base alle sue competenze, che sono massime. Ogni moneta più vecchia di cent’anni deve essere considerata un bene culturale e quindi essere dichiarata come tale all’importazione e all’esportazione? È quanto sembrava sostenere l’Ufficio federale della cultura (UFC) nei confronti di un numismatico italiano di 66 anni, attivo professionalmente nel settore e a Lugano da decenni in qualità di commerciante e accademico. L’imputazione, poi confluita in un decreto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis (assente giustificata in aula), era appunto quella di non aver dichiarato come beni culturali quattro monete dell’antico Egitto comprate per un cliente in un’asta americana, nonché cinque monete cartaginesi spedite in Cina (e poi ritornate) per conto di un altro cliente. Da qui l’ipotesi di reato di ripetuta infrazione alla Legge federale sul trasferimento dei beni culturali e la proposta di condanna a una pena pecuniaria sospesa. L’uomo, però, ha sempre argomentato che quelle monete non potessero essere considerate beni culturali e oggi in Pretura penale l’ha spuntata. «Prosciolto su tutta la linea», ha infatti concluso la giudice Petra Vanoni, accogliendo il principio. Le monete commerciate dal 66.enne, dunque, non possono essere considerate a tale stregua. Al professionista, difeso dall’avvocato Dario Jucker (uno dei principali esperti di diritto dell’arte), sono quindi state indennizzate le spese sostenute per difendersi. Un confronto quasi impari In aula il confronto fra le versioni è apparso quasi impari. Ad esempio agli atti non vi era l’unica perizia che concludeva che quelle monete fossero invero da considerarsi beni culturali (ma solo le sue conclusioni). Per contro il numismatico ha prodotto due pareri redatti da due dei maggiori esperti del settore che escludevano che quantomeno le monete egiziane potessero essere considerate tali. L’avvocato Jucker ha inoltre ricordato che con l’Egitto vi è una Convenzione apposita per quanto riguarda i beni culturali e che questa esclude proprio le monete. Egitto e Tunisia che, peraltro, non hanno mai imposto restrizioni alla circolazione di loro monete antiche. Il legale ha anche criticato l’ampia definizione di bene culturale data dall’UFC: «L’interpretazione che tutto ciò che è antico è prezioso per il patrimonio culturale, espone a un rischio enorme chi commercia questi oggetti». Se così fosse, per ogni importazione o esportazione servirebbe ad esempio una perizia ad hoc. «Perché rischiare?» Ad apparire particolarmente convincente è poi stato l’imputato, che ha difeso con logica e argomentando e difendendo le sue scelte nel contesto del suo ambito lavorativo. Con le parole di Jucker: «Non ha fornito false informazioni: ha fatto una valutazione in base alle sue competenze, che sono massime». Competenze grazie alle quali ha concluso che quelle monete non fossero beni culturali. Questo perché, ad esempio, nell’antichità ne erano state coniate milioni («Una moneta è considerata rara se coniata in pochi esemplari»), perché hanno un prezzo basso (qualche centinaia di franchi) e perché «si trovano in commercio in tutte le parti del mondo». Ancora Jucker: «Perché un numismatico di altissimo livello si dovrebbe esporre a un tale rischio per monete di così poco valore?». Sentenza rapida Tutto ciò sommato: assoluzione. E anche in tempi piuttosto rapidi, con la Corte che - malgrado si fosse in «un campo estremamente tecnico» e la giurisprudenza al riguardo rasentasse lo zero - ha emesso il suo verdetto dopo appena un’ora di camera di consiglio. Datazione e importanza Affinché una moneta possa essere considerata un bene culturale devono essere soddisfatti due criteri: l’avere almeno cent’anni (e su questo punto non vi erano obiezioni) e l’essere giudicata importante nel suo contesto storico. Un compito che la Convenzione dell’ONU in materia di trasferimento di beni culturali dà «a ciascuno Stato». Nel caso in specie agli atti non vi erano prove in questo senso da parte di nessuno dei tre Stati potenzialmente interessati (Egitto, Tunisia e Svizzera) e già solo per questo, nel dubbio, bisognava risolvere a favore dell’imputato.5 punti
-
Sono impronte di mani di colore rosso cuoio, trovate in una grotta sull’isola di Sulawesi, in Indonesia: secondo i ricercatori, sarebbe una sorta di stencil poi rielaborato. Le impronte di mani sulle pareti di una caverna risalenti a 67.800 anni fa. È la più antica pittura rupestre dell’umanità, ne dà notizia la rivista «Nature», a partire da uno studio della Griffith University (Australia) realizzato sotto la guida di Maxime Aubert.Il ritrovamento è avvenuto nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Sulawesi, in’Indonesia, tra il Borneo e le isole Molucche.. Si tratta di una sorta di stencil di una mano che, secondo i ricercatori, è stato poi elaborato restringendo lo spessore delle dita in modo da creare l’impressione di dita più appuntire e di una mano che richiama un artiglio. Il disegno, riferisce Adam Brumm, uno dei coautori della ricerca, potrebbe simboleggiare l’idea che «esseri umani e animali fossero strettamente connessi, qualcosa che sembra già riscontrabile nell’arte pittorica primitiva di Sulawesi». Per datare i dipinti i ricercatori si sono basati su croste minerali che si erano formate sopra l’arte. In particolare è stata utilizzata la tecnica di datazione basata sugli isotopi dell’uranio, ossia di varianti di questo elemento con peso atomico diverso, applicata sia ai microscopici depositi minerali che nel tempo si sono formati sia sopra che sotto la pittura. Inoltre analisi applicate ad altri disegni presenti nella grotta hanno mostrato come il luogo sia stato utilizzato per la produzione artistica per un periodo eccezionalmente lungo, con pitture realizzate nel corso di almeno 35.000 anni, fino a circa 20.000 anni fa. Le impronte di color rosso cuoio prese in esame dai ricercatori indonesiani e australiani sarebbero state realizzate soffiando pigmento sulle mani appoggiate alle pareti della caverna, lasciandone così il contorno. Per gli studiosi l’isola di Sulawesi fu probabilmente uno dei «ponti» geografici da cui le antiche popolazioni transitarono per poi andare più sud e a est, durante l’era glaciale quando il livello dei mari era decine di metri più basso, verso il cosiddetto Sahul, un unico continente che era composto da Australia, Tasmania e Nuova Guinea. «È molto probabile —ha detto Adhi Agus Oktaviana dell’Università Griffith — che le persone che hanno realizzato questi dipinti a Sulawesi facessero parte della popolazione più ampia che si sarebbe poi diffusa nella regione e infine avrebbe raggiunto l’Australia». Sulla stessa isola erano già state trovate grotte con pitture rupestri molto antiche, come la grotta di Leang Tedongnge dove erano state individuate nel 2017 pitture considerate risalenti a 45mila anni fa, che mostravano l’immagine stilizzata di un cinghiale. Le prime forme di arte rupestre in Europa sono ritenute quelle delle grotte El Castillo in Spagna e Chauvet in Francia con raffigurazioni di 30 mila o 40 mila anni fa. https://www.corriere.it/cultura/26_gennaio_22/scoperta-pittura-rupestre-piu-antica-dell-umanita-ha-67800-anni-639092a2-f79c-11f0-b472-031063c6c49f.shtml?refresh_ce5 punti
-
Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/5 punti
-
Davanti a un folto pubblico abbiamo presentato oggi nella Veneranda Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana l’atteso libro/catalogo sulle monete di Gesù prodotto dal Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio. Dopo la presentazione c’è stata la visita, sia alla Mostra con le monete al tempo di Gesù che quella alla Sala 19 con le monete della zecca di Milano che delle zecche italiche con una guida di eccezione come quella di Eleonora Giampiccolo che rappresentava il Medagliere del Vaticano. Un ulteriore service culturale di Quelli del Cordusio per la comunità che rimarrà in modo tangibile con questo lavoro che va oltre alla numismatica e unisce anche la storia, la teologia e la storia del Cristianesimo. Seguiranno delle immagini dell’evento.5 punti
-
5 punti
-
Purtroppo con l‘andata in pensione della responsabile i Bollettini che erano stati preparati - ma non pubblicati - sono stati sospesi e mancando una/un responsabile non sono stati avviati, almeno che io sappia, altri progetti per la catalogazione. purtroppo la nuova responsabile del Medagliere MNR non ha la supervisione del Bollettino che dipende direttamente dal MIC. ci auguriamo che questo fondsmentale progetto non solo per la cultura e divulgazione ma anche per la TUTELA della collezione possa proseguire e che gelosie o sinecure di parte non intervengano ad ostacolarlo. il Ministero dovrebbe fare gli interessi della Comunità che sono evidentissimi con la continuazione del progetto.5 punti
-
In cosa consiste la "deriva della numismatica" ? La deriva consiste nell'emissione di sentenze definitive, espresse per esempio da un titolo come quello che porta questa discussione. Lapidario e assoluto. Nella Numismatica Napoletana spesso (e questo è un caso) non si può essere lapidari e bisogna lasciare lo spazio alle ipotesi. Il bello della Numismatica è il confronto. La morte della numismatica è quando non si lascia spazio al confronto, screditando le tesi che vengono portate con buon senso, analisi ed apertura alle possibilità ed educazione. la "deriva della numismatica" avviene quando viene dato più risalto ad un elemento tipografico (punti, doppi punti, puntinelli, svirgolature e chi più ne ha più ne metta), che per crearli basta solo un colpo di punzone (a volte anche poco deciso) sul conio, rispetto ad elementi che per essere stati creati necessitano di un impegno particolare di un incisore, come il naso per esempio. La "deriva della numismatica" è rappresentata dall'inibire e screditare ragionamenti ampi sulle questioni inerenti la moneta. Faccio un esempio: il naso lungo dà vita ad una ipotesi degna di discussione. Il punzone dell'effigie del Re con il naso lungo (associato alla famigerata G), proprio perché si trova solo nel primo anno di emissione di questo tipo di Piastre (1795), probabilmente è stato modificato in seguito per addolcire il profilo del Re. Questioni estetiche che, chissà, saranno state sollevate anche dal Sovrano in persona. Non è da escluderlo. Quindi questo tipo di ragionamento, che condivido con altri numismatici con cui mi sono rapportato in provato, per qualcuno è meno importante di altri elementi. Questa è proprio la deriva!5 punti
-
cari amici volevo condividere le ultime arrivate, sempre di Carlo II, provenienti dall'asta ACM di qualche giorno fa. si tratta di un 8 grana 1788 e di un grano coniato al martello del 1779.5 punti
-
ciao a tutti @euro collezionista @gabriele8883 @[email protected] @andreacap @Mayer @Savste86 @Karma @squyrry @gasp.are @Yak @Ciccio 86 @Romolo75 @matcor @stegiato @aldo marchesi @katomic @Sgheo @Yosemite Sam @cr1c3t0 @Presidente @andrea0685 @Gabriele @AngryBird a causa di problemi di distribuzione la moneta Croata al momento non è disponibile, di conseguenza la sposto nella prima razzia 2026. questa sera inizio ad inviare i totali grazie Pino5 punti
-
Sono normalissime 20 centesimi francese e italiana, come già detto. Quello che mi stupisce, e mi scusi @Lory81, è che dopo 23 anni dall' introduzione dell'euro ci si sia accorti solo ora che le monete coniate dai vari stati membri della UE, abbiano facce diverse. Capisco che non siamo tutti numismatici o appassionati, ma non averci mai fatto caso è un pò preoccupante. Non voglio e non è assolutamente mia intenzione offendere nessuno o fare polemiche, ma poi non stupiamoci se i falsari continuano a fare le monete false.5 punti
-
L’articolo completo è qui. https://www.academia.edu/46592298/BOEHRINGER_C_Die_Barbarisierten_Münzen_von_Akragas_Gela_Leontinoi_und_Syrakus_im_5_Jahrhundert_v_Chr Le argomentazioni iniziali sono in tedesco, ma le discussioni che seguono sono in italiano, con vari luminari della numismatica. “E — per non rovinare il divertimento — uno degli argomenti principali è che molte delle monete barbarizzate provengono da tre città specifiche vicine tra loro e da un arco di tempo molto limitato, per cui potrebbero essere associate a territori sotto il potere di Ducezio, anche se non si tratta, a quanto pare, di una sua monetazione propria.5 punti
-
Buon giorno, aggiungo altro peso per me angioino di grammi 3.77, quindi peso che richiama quello dei gigliati5 punti
-
Un saluto a tutti. Porto a conoscenza un ennesimo errore in legenda per uno spicciolo di Filippo II, al rovescio si legge IN HOC SINGO anziché SIGNO5 punti
-
Esatto, era un articolo del novembre 2011, grazie per la citazione ! Allego il pdf per chi lo volesse rileggere 😉. Il mezzo grosso era il mio, qui in versione "a colori" (quel numero di Panorama Numismatico fu l'ultimo pubblicato con foto in B/N, peccato) : Ciao, RCAMIL. Articolo pubblicato PANORAMA NUMISMATICO con copertina.pdf5 punti
-
Capisco che vanno di moda le varianti ma far passare dei difetti o eccedenze di conio per errori di lettere non mi pare il caso IMPERAPORE la T non dovrebbe esserci e al suo posto una P ma su queste in vendita e già "prenotate" non c'è una P ma una T con delle sbavature di conio e si vede benissimo. Ditemi voi se sbaglio? Napoleone I (1805-1814) Milano - Lire 1810 - Gig. ... - Nomisma Aste di monete e orologi Napoleone (1805-1814) Milano - Lira 1810 Puntali ... - Nomisma Aste di monete e orologi5 punti
-
Chissà perchè a volte ritornano... E' stato ripetuto molte volte che questo aspetto della T è dovuto ad una frattura di conio, ma l'errore di interpretazione persiste tra i collezionisti. Probabilmente è un passa-parola che rieccheggia ancora nei cataloghi e riverbera il vecchio fraintendimento (o forse è la necessità di creare varianti rare e dispendiose a tutti i costi). Ricordo che anche tra i 10 cent. 1811 (emessi solo dalla zecca di Milano) esiste una pseudo-variante IMPERAPORE (analogamente dovuta ad una frattura di conio), mentre una parola simile (IMPERARORE) nei 5 soldi 1814 M, è un vero errore di lettering (una R al posto di T).5 punti
-
Buongiorno e Buona Epifania a tutti. Oggi posto quattro dei miei 9 Cavalli di Ferdinando IV del 1789. Era il mese di gennaio del 1789 a Napoli quando circolavano e già si presagiva cosa sarebbe successo da lì a poco in Francia. Saluti Alberto5 punti
-
Ciao, direi che dei testoni che ho aggiunto quest'anno alla mia collezione, questi tre sono quelli che mi hanno dato probabilmente maggior soddisfazione: -Gregorio XIII, Fano -Innocenzo X, Roma -Pio VI, Bologna Michele5 punti
-
Ciao! La piumetta singola che spunta dalla coda di piume di destra è segno delle coniazioni più recenti. Fino al passaggio dei coni all' Italia (1935) la piuma era doppia e lo era anche nei talleri di Roma. L'unghia della zampa destra tuttavia non è ancora lunga (unghia lunga e piuma singola sono i segni delle coniazioni praticamente contemporanee). Quindi siamo in una fase intermedia della storia dei coni. Secondo la classificazione di questo sito è un H57 attribuibile al periodo 1945-1960 più o meno: https://www.theresia.name/cgi-bin/Token.cgi?Item=H57 Il manualetto di Andrea M. Ponzi. Il tallero di Maria Teresa 1780 lo classifica a pagina 29 con il numero di catalogazione n.15 e lo attribuisce anch'esso al periodo postbellico (anni 1945/50 c.a). Spero di essere stato utile4 punti
-
A buon diritto si deve ritenere Mario Limido il Mecenate del terzo milennio!4 punti
-
Quando la Lira diventa arte: Al Kronos Expo 2026 il dottor Nicolò Giaquinta svelerà i segreti della Cartamoneta Italiana. Un viaggio esclusivo tra storia, incisioni e propaganda con la conferenza "Cartamoneta: Il potere delle immagini". Un'occasione unica per scoprire gli aneddoti dietro le banconote più celebri e acquistarle direttamente in fiera. Il Kronos Expo 2026 si conferma crocevia imprescindibile per il collezionismo e la cultura storica in Italia. L’ANFC • Associazione Numismatica, Filatelica e Collezionistica è lieta di annunciare uno degli eventi culturali di punta di questa edizione: L'intervento esclusivo del Dott. Nicolò Giaquinta, studioso ed esperto nazionale di nummi cartacei. La conferenza, intitolata “Cartamoneta: Il potere delle immagini”, offrirà una prospettiva inedita sulla valuta cartacea. Lontano dall'essere semplici strumenti di scambio economico, le banconote vengono presentate come vere e proprie "tele stampate" capaci di raccontare l'identità, le evoluzioni politiche e l'arte di una nazione. Un percorso tra storia e iconografia. Durante la sua relazione, Nicolò Giaquinta guiderà il pubblico in un percorso affascinante attraverso la Cartamoneta che ha segnato la storia d'Italia. L’analisi toccherà punti cruciali dell'evoluzione numismatica nazionale: • Dagli Stati Preunitari alla Repubblica: Un excursus che comprende la Cartamoneta Preunitaria, le Banconote del Regno, le complesse emissioni di occupazione (sia italiane all’estero che estere in Italia), fino alle iconiche Banconote della Repubblica Italiana. • Il potere comunicativo: Un focus su come lo Stato abbia utilizzato sapientemente le immagini sulla cartamoneta per trasmettere valori, fare propaganda e diffondere cultura tra i cittadini, trasformando ogni biglietto in un manifesto politico e sociale. "La cartamoneta non è solo valuta, è un documento storico vivente," dichiara il presidente dell'ANFC • Associazione Numismatica, Filatelica e Collezionistica Attilio Maglio citando l'approccio dell'esperto. "Con l'intervento di un calibro come Nicolò Giaquinta, vogliamo restituire voce a questi capolavori silenziosi che per decenni sono passati di mano in mano, spesso senza che ne conoscessimo il vero significato." Dalla teoria alla collezione: Un'esperienza tangibile. Il valore aggiunto del Kronos Expo 2026 risiede nella sua immediata connessione con la realtà del mercato collezionistico. Al termine della relazione, l'esperienza culturale si trasforma in opportunità pratica. L'Expo ospiterà una vasta area commerciale con prestigiosi studi numismatici e commercianti professionisti. I visitatori, ispirati dalle analisi di Nicolò Giaquinta, avranno l'opportunità unica di cercare e acquistare proprio le banconote trattate durante la conferenza. Che si tratti di un pezzo raro per un collezionista esperto o di un ricordo nostalgico per un appassionato, i banchi presenti offriranno la possibilità di portare a casa un pezzo di storia italiana tangibile. ________________________________________ Dettagli dell'evento: • Evento: Kronos Expo 2026. • Titolo Relazione: “Cartamoneta: Il potere delle immagini”. • Relatore: Dott. Nicolò Giaquinta. • Luogo: Sala Meeting dell’Hotel dei Congressi, Viale Puglia n.45, Castellammare di Stabia (Napoli). • Accesso: Aperto a tutti i visitatori della fiera. Non perdete l'occasione di guardare la storia in filigrana. Vi aspettiamo al Kronos Expo 2026. ________________________________________4 punti
-
Il XVII volume del C.N.R.L., “Appunti Numismatici 2026”, conta 424 pagine, in carattere Times New Roman n. 11, è stato stampato in 200 copie a colori su carta opaca da 100 gr, in formato A5. La copertina è 4+4 su carta patinata opaca da gr. 300 plastificata, con allestimento in brossura e cucitura in filorefe. Il XVII Quaderno di Numismatica, dedicato a tutti i nostri Autori, comprende 18 articoli, con argomenti che vanno dall’epoca preromana ai nostri giorni, la Presentazione e l’Introduzione. Alla stesura hanno partecipato: Davide Fabrizi; Michele Chimienti e Fabio Pettazzoni; Blandor Abazi; Giovanni Sinimarco; G. Mattia Marino, Giovanni Bitti e Mario Dolci; Gianni Graziosi; Alessandra Parrilla; Franco Fornacca; Fabio Scatolini; Michele Guarisco; Luciano Binaschi; Fabrizio Leali; Antonio Maria Bianchimani; Mattia Rescigno; Davide Fabrizi; Damiano Castrichella; Antonio Giovinale; Patrizia Di Monte e Vito Vessio. Alcune copie di “Appunti Numismatici 2026” saranno disponibili alla vendita dai primi giorni di marzo 2026 ma è già possibile prenotarli. Il suo costo, per i non Soci del C.N.R.L., è di: € 20,00 più eventuali Spese Postali. Se interessati contattare: [email protected] PATRIZIA DI MONTE: Presentazione Il presidente riassume gli eventi organizzati dal Circolo durante il 2025, soffermandosi in particolare sulla preparazione dei festeggiamenti del 1° Decennale del Circolo e su gli eventi organizzati durante il 2025. Ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla stesura del volume, collaborando o sostenendo la pubblicazione: gli Autori, le Case d’Asta, i Commercianti ed i singoli Collezionisti. Un particolare e sentito ringraziamento lo dedica al Comitato Redazionale, complimentandosi per la nomina con il neo Caporedattore Davide Fabrizi, ed agli Autori, senza i quali il XVII e il XVIII Quaderno non avrebbero avuto vita, per l'impegno ed il sostegno profuso al completamento degli stessi. DAVIDE FABRIZI: Introduzione Nell’Introduzione Davide Fabrizi riassume la vita del Circolo dal 2016, dal momento che fu fondata l’Associazione con l’intento di diffondere la scienza Numismatica, specialmente tra i giovani. Mette in primo piano i traguardi raggiunti e i tanti volumi pubblicati, ringraziando anche lui tutti gli Autori che hanno partecipato nel corso degli anni al completamento degli obbiettivi del Circolo. FABIO PETTAZZONI e MICHELE CHIMIENTI: La festa di Anna Perenna nella Roma antica Anna Perenna era una divinità romana arcaica, legata al ciclo del tempo, alla vita che si rinnova e al passaggio delle stagioni. Il suo nome richiama l’idea di continuità: annus (“anno”) e perennis (“che dura per sempre”), dunque “l’anno che ritorna senza fine”. Era quindi una dea della rinascita annuale, della prosperità e della salute. BLANDOR ABAZI: Le monete coniate nella zecca di Fenice d’Epiro Gli studi finora condotti sulle monete coniate nella zecca di Fenice sono stati frammentari e incompleti. Questo studio si propone di collocare l'attività monetaria della zecca di Fenice in una corretta prospettiva cronologica, di fornire dati sullo sviluppo economico e sull'organizzazione politica e sociale della popolazione che abitava questa regione e di fornire un quadro completo di tutte le emissioni monetarie coniate nella zecca della città. GIOVANNI SINIMARCO: L’elmo e il grifone nella monetazione romana repubblicana Erodoto nelle sue Storie ci tramanda che i grifoni, animali con testa ed ali da aquila e corpo da leone, avessero dimora tra gli Arimaspi, a sud, e gli Iperborei, a nord, in un’area che oggi, se volessimo identificarla, potremmo far coincidere con l’attuale Polonia. Molto spesso, questi animali mitici, ricorrono nella monetazione romana, in special modo in quella repubblicana. GIOVANNI BITTI, G. MATTIA MARINO E MARIO DOLCI: Spillone con busto femminile, rinvenuto nel sito archeologico dell’Acqua Claudia. Tale spillone è stato interpretato edatato attraverso i confronti tipologici con le pitture, la statuaria e la numismatica Il presente lavoro è incentrato su unico manufatto, lo spillone in avorio avente nella testa un busto femminile. Il reperto è stato rinvenuto nell’anno 2014, durante la ripulitura della stanza R (settore 17), collocata al terzo ed ultimo livello della villa romana dell’Acqua Claudia, da parte dell’associazione “Antica Clodia” ed alcuni tirocinanti dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. In questo caso il manufatto in questione, uno spillone, lo si è potuto datare ed interpretare proprio attraverso il confronto con monete del periodo romano (datate con precisione), riportanti anche le acconciature femminili della moda del tempo. GIANNI GRAZIOSI: Tre mitologiche sorelle La mitologia è ricca di racconti che spesso hanno a che vedere con la creazione dell’umanità, con le imprese leggendarie degli eroi, con le interazioni tra gli esseri mortali e le divinità. Racconti popolati da numerosissime divinità, tra esse le Cariti, tre figure femminili che incarnano e simboleggiano la bellezza, la gioia, la felicità. «Le Grazie sono leggiadre e benefiche: si vestono di sola rugiada e la spandono; sempre pure e caste nella loro stessa nudità; splendide, rallegranti, fecondanti». Una breve divagazione fra mitologia, arte e numismatica. ALESSANDRA PARRILLA: L’anno dei quattro imperatori: il 69 d.C. Nel giugno del 68 d.C., con la morte di Nerone, si chiude la parabola della dinastia giulio-claudia e si apre un anno convulso, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si esercita — e si rappresenta — il potere imperiale. FRANCO FORNACCA: Tetradrammi di Filippo I l’Arabo nelle zecche di Roma e di Antiochia In questo contributo verranno evidenziati alcuni curiosi aspetti di una tipologia di moneta coniata ad Antiochia ma che ha dei legami stretti con Roma. Parleremo dei: Tetradrammi coniati nella zecca di Antiochia, che rientrano nella corposa tipologia delle monete romane. FABIO SCATOLINI: I follis di Eraclio dell’anno III: dal regno da solo all’incoronazione di Eraclio Costantino Tra il 612 e il 613 d.C. si assiste, sui solidi ma principalmente sui pezzi da 40 nummi (follis) in bronzo, al passaggio dall’iconografia che caratterizza il regno di Eraclio da solo, dal 610 al 612 d.C., e quella (due figure stanti: Eraclio ed Eraclio Costantino) che sarà rappresentata da lì in avanti fino al 616 d.C., quando la consorte Martina inizierà ad essere raffigurata sui follis, portando a tre il numero di figure presenti. MICHELE GUARISCO: Maria d’Aragona, regina di Sicilia Maria d’Aragona, regina di Sicilia, nacque nel 1362 e fu battezzata nella cattedrale di Catania da Artale Alagona. Lei fu l’unica figlia di Federico IV d’Aragona, re di Sicilia, e di Costanza d’Aragona, primogenita di Pietro IV d’Aragona. LUCIANO BINASCHI: Monete veneziane in Salento Nel 1884, durante alcuni lavori di scavo nel giardino del palazzo di proprietà del signor De Donno, che oggi è sede del Comune di Cursi, piccola località tra Lecce e Otranto, gli operai rinvennero una pentola di terracotta colma di monete. FABRIZIO LEALI: La nuova vita dei sesini Con gli articoli pubblicati in Appunti Numismatici, nel 2023 e nel 2024, è stata tracciata la storia dei vituperati e famigerati “sesini”. In questo articolo vengono illustrati gli ultimi aspetti di una monetazione comune che, sebbene oggi poco considerata nel panorama collezionistico, cela in realtà caratteristiche sorprendenti e ancora poco conosciute. Una storia che si intreccia con eventi significativi del Mediterraneo e che dimostra come le monete non siano soltanto strumenti di scambio commerciale, ma veri e propri testimoni della nostra storia, spesso più presenti nella nostra vita di quanto siamo disposti a riconoscere. ANTONIO MARIA BIANCHIMANI: I Doria e il marchesato di Santo Stefano: jus cudendi e officina monetaria Nel 1668 la principessa Violante Lomellini Doria (1632-1708), vedova di Andrea III Doria (1628-1654), concede a Bartolomeo Pareto di aprire un’officina monetaria nel borgo di Santo Stefano. Non è chiaro in base a quale diritto abbia concesso tale autorizzazione. Generalmente quando si parla delle zecche dei Doria, si richiama il privilegio concesso il 19 giugno 1548 da Carlo V ad Andrea Doria (1466-1560), ma Santo Stefano non risulta incluso tra i feudi presenti nel diploma e, anzi, perviene a questo ramo dei Doria solo nel 1592. Lo scopo di questo breve articolo è contribuire a chiarire quando i Doria ottengono lo jus cudendi nel marchesato di Santo Stefano e se ne usufruiscono. MATTIA RESCIGNO: Luigi XIV e i “Monstra”, ovvero, la propaganda del timore tra gli uomini La medaglia presentata, proveniente dalla collezione di Richard Margolis, è stata battuta in asta da Stack’s Bowers Galleries di recente: raffigura al dritto il busto, con capo laureato, di Luigi XIV accompagnato dalla legenda: “LVD: MAG: REX.”. Il rovescio, di cui si tratterà in questo approfondimento, raffigura un “monstrum” marino che sguazza nei flutti accompagnato dalla legenda: HVNC·ET·MONSTRA·TIMENT. DAVIDE FABRIZI: Storia delle medaglie presenti sotto i cippi di confine fra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie In questo articolo si racconta la storia della rideterminazione del confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie, con l’apposizione prima dei pali lignei provvisori seguiti poi da cippi lapidei. Uno spaccato di storia fra Chiesa e Regno che va dal Tirreno all’Adriatico in un percorso di circa 500 chilometri, contrassegnato da colonnette in pietra ormai vandalizzate, divelte, riutilizzate per scopi privati ma che meritano sicuramente una loro rivalutazione storica. Guardiani del nostro passato e custodi di una medaglia atta a testimoniare il punto esatto in cui passava il confine. DAMIANO CASTRICHELLA: La medaglia del cavo di Anzio A distanza di cento anni dall’inaugurazione del cavo sottomarino che unì la cittadina di Anzio con Buenos Aires in Argentina, ripercorriamo gli eventi storici di quei giorni, attraverso l’analisi della medaglia realizzata da Aurelio Mistruzzi fornendo, nel contempo, un quadro di aggiornamento delle emissioni conosciute fino ad oggi. ANTONIO GIOVINALE: Le Medaglie Annuali di Pio X (1903-1914), della Sede Vacante del 1914 e di Benedetto XV (1914-1922) In questo articolo vengono mostrate le medaglie annuali di due papi, intramezzati da una Sede Vacante, coprendo un periodo di tempo che va dal 1903 al 1922, periodo difficile e comprensivo della I Guerra Mondiale. Papa Pio X, di origine contadina, e Benedetto XV, promulgatore della pace, affrontarono con coraggio le difficoltà dei loro pontificati. PATRIZIA DI MONTE: Gettone Jmpresa Viveri. III Parte - Cronistoria delle nuove ricerche La ricerca per scoprire l’uso e la provenienza del Gettone Jmpresa Viveri iniziò nei primi giorni di giugno del 2008, il gettone attirò immediatamente l’attenzione dell’Autrice quando lo trovò tra chili di monete, che il suo amico Stefano Campagna le aveva chiesto di catalogare e riordinare, dato che facevano parte della collezione di sua madre, deceduta anni prima. VITO VESSIO: I falsi e l’intelligenza artificiale nel mondo numismatico: come riconoscerli e difendersi Con il cambiamento in atto, dovuto al galoppante progresso della tecnologia, anche la numismatica ne rimane coinvolta, ad esempio sono in uso delle applicazioni che riescono a catalogare qualsiasi moneta tramite una semplice foto. Questa evoluzione cambia in maniera radicale il modo di avvicinarsi all’affascinante incontro reale con il passato, che otteniamo quando tocchiamo una moneta, passando, così, a una vera e propria identificazione virtuale del tondello. Presentazione Appunti Num. 2026.pdf4 punti
-
Buon pomeriggio. Continuo le mie incursioni nel viceregno caro amico @Litra68 aggiungendo un cavallo e cambiando regnante con questo 3 cavalli per Filippo IV GAC Che vi pare?4 punti
-
Il timbro con la svastica e l' aquila non è di fattura postale, fu sicuramente apposto su questa FDC come simbolo dell' occupazione durante l' evento. Le aquile naziste si differenziano principalmente in due tipi anche se vi sono molte varianti. L' aquila che vediamo sulla nostra busta e' la Reichsadler, emblema del Reich tedesco 1933–1945, l'aquila guarda oltre la spalla destra, ovvero a sinistra rispetto al punto di vista dell'osservatore. L' altra aquila si chiama Parteiadler (aquila della festa) ed è l' emblema del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP) noto come Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, o semplicemente Partito Nazista, l'aquila guarda oltre la spalla sinistra, ovvero a destra rispetto al punto di vista dell'osservatore.4 punti
-
Appena passato all' asta ANTIVM questo carlino 1794 di Ferdinando IV di Borbone falso d'epoca... https://www.deamoneta.com/auctions/view/1107/644 punti
-
Ciao Lorenzo. Scheda pronta. https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/6 Puoi inserire le immagini o in forma anonima o se sei registrato con il tuo nickname: sarebbero meglio due immagini separate (dritto e rovescio).4 punti
-
Ciao @Philippus IX e buon anno a tutti i partecipanti! L'ultimo numero della data è sicuramente un 8. Nella monetazione milanese di Filippo II il 3 viene sempre (sempre, lo rimarco. Vale per tutti i nominali, dal quattrino alla doppia) scritto con una grafia molto aperta ed asimmetrica. La parte superiore risulta estremamente appiattita, la sezione inferiore molto allungata e che non tende assolutamente ad una chiusura. Paradossalmente è più facile confondere il 3 con un 1, se la parte superiore non è perfettamente leggibile. Inoltre - limitatamente agli scudi - il 3 è realizzato impiegando un carattere leggermente più alto rispetto alla cifra 9 che lo precede. Invece il numero 8 è in font di misura identica. Per tutte queste considerazioni, per la lettura già data da Tribolati (relativa a questo medesimo esemplare) e per lo studio dei conii la moneta non può che essere datata 1598.4 punti
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
Lamoneta.it
La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.
Il network
Hai bisogno di aiuto?