DE GREGE EPICURI
Astarte non è solo l'illustre Casa d'Aste di Lugano che tutti conosciamo (grazie a Massimo Rossi), ma anche una non meno illustre divinità del Pantheon semitico, e poi assiro-babilonese, transitata nel mondo greco-ellenistico e poi in quello romano, almeno fino al III secolo d.C. Il suo nome originario era per i sumeri Inanna, mutato successivamente in Ishtar: una divinità femminile bellicosa ma, a differenza di Athena, non aliena al mondo dell'amore, della sessualità e della riproduzione. Durante il periodo romano la sua presenza numismatica è molto forte in Fenicia (Tiro, Sidone, Berytus...) ; in certe monete compare anche il suo carro.
Vi presento qui due monete (di Valeriano Primo e Gallieno) con rovesci quasi identici, che raffigurano appunto questa dea; la zecca è quella di Berytus, oggi Beyruth (città sicuramente più felice e prospera in antico che nell'attualità!)
La prima moneta, quella di Valeriano, pesa 17,91 g. e misura 30,5 mm. Al D un busto radiato, e quanto si legge della scritta: ...RIANUS AUG (la città era una colonia, per cui la lingua è il latino).
Al R, Astarte di fronte, col piede sinistro su una prora; regge uno scettro e un aplustre (che si vede poco). E' incoronata dalla vittoria, che sta a destra su una colonna. Si legge: COL IVL - AVG FEL (Colonia iulia augusta felix). BER in esergo.
Classificata: Sear 4506 e BMC 256-259.