Nel suo ultimo anno da Presidente, Roosevelt si alienò, ancor più che in passato, i conservatori del suo partito, proponendo un'ondata di riforme. In due messaggi al Congresso, nel dicembre 1907 e nel gennaio 1908, chiese l'adozione di un'imposta sui redditi e di una tassa di successione, la supervisione federale del mercato finanziario, la giornata lavorativa di otto ore e leggi di indennizzo per i lavoratori. Il suo crescente radicalismo rifletteva l'esasperazione davanti all'indifferenza degli ambienti dell'alta finanza nei confronti delle necessità dei lavoratori, e la preoccupazione per la crescente popolarità del socialismo (fra il 1901, anno in cui fu fondato il Socialist Party of America, e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il socialismo sviluppò una forza mai raggiunta in America in altri periodi, né precedenti, né successivi). Roosevelt aveva compiuto grossi passi avanti da quando era entrato alla Casa Bianca, ma, pur avendo fornito un programma alla minoranza progressista del suo partito, non era riuscito a tirarsi dietro la vecchia guardia repubblicana. Lasciò perciò nelle mani del suo successore un partito diviso.
La presidenza Taft
Non sarebbe stato facile per nessuno raccogliere l'eredità di Roosevelt, ma il temperamento e il passato di William Howard Taft rendevano la cosa ancora più difficile. Uomo affabile e corpulento, dalle abitudini sedentarie, contrastava in modo evidente con la vivacità intellettuale e l'esuberante vitalità di Roosevelt. Quasi 160 kg. di peso (alcune fonti dicono che raggiunse anche i 175) per 180 cm. di altezza, queste misure fanno di lui il più "grosso" Presidente degli Stati Uniti: si racconta che una volta restò incastrato nella vasca da bagno della Casa Bianca e ci vollero sei persone per tirarlo fuori
Lo vediamo in una foto del 1909.
Pur genuinamente intenzionato a proseguire la politica di Roosevelt, cosa che in effetti fece, era per natura un conservatore più che un Rough Rider. Non si sentiva a proprio agio con i progressisti, e sostenendo i conservatori in una serie di controversie, finì per frazionare ulteriormente il partito Repubblicano. Che, indebolito dai contrasti al suo interno, subì una cocente sconfitta alle elezioni di midterm del 1910, con i Democratici che, per la prima volta dal 1894, conquistarono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, e guadagnarono parecchi seggi anche in Senato.
Roosevelt, nel frattempo, rientrato da un giro in Europa che aveva fatto seguito al safari africano, stava pensando di abbandonare la politica. Ma non fu capace di resistere a se stesso: aveva solo cinquant'anni, ed era ancora pieno d'energia e di ambizione. Nell'estate del 1910, durante un giro nel West che avrebbe dovuto sanare le ferite all'interno del partito, finì col parlare vigorosamente in favore di una riforma progressista. Lo fece, soprattutto, in un comizio a Osawatomie, Kansas (foto), invocando un nuovo nazionalismo, cioè un programma di riforme sociali, una più incisiva attività del governo e un ulteriore controllo sul mondo degli affari.
I conservatori furono allarmati dalla sua insistenza sul fatto che i diritti umani dovessero avere la precedenza sulle questioni di interesse privato e, soprattutto, dai suoi attacchi ai tribunali federali, accusati di bloccare la giustizia sociale. Anche se il comizio fu in generale interpretato come un attacco al conservatorismo di Taft, Roosevelt sembrava ancora favorevole alla ricandidatura di quest'ultimo. Ma nel corso del 1911 prese decisamente le distanze dal suo vecchio pupillo, e finalmente, nel febbraio 1912, dopo mesi di pressione da parte dei suoi seguaci e in risposta all'appello di un gruppo di governatori Repubblicani, annunciò la propria candidatura
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