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Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 02/17/26 in tutte le aree

  1. Avendo iniziato l'iter per la messa in commercio del mio ultimo lavoro Vorrei segnalare alcune delle novità presenti. Si tratta di tipologie non segnatate fino ad oggi in nessuna pubblicazione. che pur non essendo inedito.... LE HARDELAY Contribution a l'étude de la numismatique vénitienne n° 117 e ... 😉
    5 punti
  2. Salve Ulpianensis, fare una Cronologia di questo tipo di grossi non è facile, sono anni che li sposto nel monetiere per stabilire quale sia la primo coniato a , a volte mi sembra uno tipo a volte un altro, probabilmente è il suo bello,tanto la conferma l' avremmo solo con un grosso rinvenimento o se fossimo vissuti nel periodo sarebbe un mio sogno ma è irrealizabile, per stabilire quelli più vecchi io guardo le crocette più sono semplici ( 4 triangoli staccati quindi per fare la crocetta ci voleva di battere il punzone 4 volte) secondo me è l'unico modo per provare a fare una Cronologia, il grosso a sinistra e quello che mi sembra più "vecchio" quello centrale e l' unico che non ha le stanghette per unire i tre punti della corona,quello a destra invece la corona completamente diversa e pure il volto santo differisce (ex coll. Pezzini) al momento e l'unico esemplare che conosco fatto cosi.
    2 punti
  3. Le due caserme importanti ad Ancona. Vi e poi la Capitaneria di Porto.
    1 punto
  4. Nel 1942, il Comando della Zona Militare di Ancona (allora denominato Comando di Distretto Militare) aveva sede presso il Complesso di San Francesco ad Alto, situato in via Torrioni 10. Questo storico complesso conventuale, fondato secondo la tradizione da San Francesco d'Assisi è stato utilizzato per scopi militari fin dal periodo napoleonico e successivamente dal Regno d'Italia. Nel 1942 oltre a essere la sede del Distretto Militare, la città ospitava in quel periodo importanti unità come la 155ª Divisione di fanteria "Emilia", dislocata lungo la costa adriatica tra Pesaro e Ancona per la difesa costiera. Il complesso è tuttora sede istituzionale del Comando Militare Esercito "Marche".
    1 punto
  5. L' annullo postale di partenza e' il meccanizzato a linee ondulate di Ancona + il timbro che convalidava la franchigia del Comando militare di ??????? Ancona non si capisce di quale arma. Vi e' poi un altro annullo sul retro non nitido abbastanza per essere letto. Quindi da Ancona con destinazione Vallata (Avellino).
    1 punto
  6. quello che è certo e che questa moneta pubblicata in questo post non è una A capovolta, la stanghetta non è centrale come tutte le A conosciute di questa monetazione, anche un cieco vede che è un esubero di metallo. Cosa vuole indicare il magliocca con la 259b certamente non sta ad identificare il pezzo presentato in questo post.
    1 punto
  7. Complimenti Andrea per l'impegno
    1 punto
  8. Gli anni di fine repubblica romana dal 43 a.C. al 36 a.C. sono gli anni nei quali il giovane erede di Cesare , Ottaviano , combatte' contro Sesto Pompeo il secondo genito di Pompeo Magno . La storia di questa guerra fu trattata principalmente dallo storico greco Appiano vissuto nel periodo d' oro dell' Impero romano , tra Traiano e Antonino Pio , scrisse una Storia Romana con particolare riguardo alle guerre civili , tra cui questa guerra che interessa . Altri accenni piu' o meno completi su questa guerra si trovano in altri autori antichi latini e greci . L' opera semi completa di Appiano non e' facilmente reperibile in commercio , pero' per chi fosse interessato a questo particolare periodo storico della fine della repubblica romana dal 43 a 36 a.C. , e' ancora in commercio dal lontano 1991 , tutt' ora disponibile , un libro di Giuseppe Pensabene : La guerra tra Cesare Ottaviano e Sesto Pompeo , edito da Gangemi Editore , di cui riproduco in foto la copertina e un breve estratto in quarta di copertina . Per gli appassionati di storia romana , repubblicana in particolare , un libro che non puo' mancare in biblioteca , ricco di tante informazioni anche sulla storia e sui Cognomi di Reggio di Calabria , oltre che di filologia in generale .
    1 punto
  9. Dal 19 febbraio sarà in vendita la divisionale croata del 2026, dedicata alla città di Vukovar https://croatianmint.hr/en/trgovina/coins-en/numismatics-sets-en/euro-coin-set-2026-unc/ Tiratura: 5000 Prezzo: 31,23€
    1 punto
  10. Vale il peso del metallo contenuto (almeno).
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  11. In realtà ad ogni riga corrisponde un nastrino cioè un onoreficienza militare. Nel tuo caso sono 4. Le prime due dovrebbero essere "Croce al merito di guerra"
    1 punto
  12. Hai perfettamente ragione, ma, data la mia infinita ignoranza, cercavo di capire su quale canale inviare i ringraziamento. C'è sempre da impare. Davvero grazie.
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  13. 1 punto
  14. A me sembra che si stia un po' esagerando , se andiamo a rivedere tutti i commenti dell'ultimo anno , troviamo al 90% critiche più o meno giuste ( ognuno e' libero di esprimere ciò che pensa ) per tutti i siti ufficiali : IPZS , CFN , DFN e persino Musee de Timbres , ora io dico ,la collezione di monete e' un hobby più o meno costoso di altri hobby , e come tale rappresenta passione emozione e divertimento , ma in base a quanto si legge ,mi sembra di notare : confezioni brutte , cartone che puzza , monete indecorose per non parlare poi di tondelli , di passione e divertimento non mi pare ci sia la puzza , tanti ripetono che e' la volta buona per smettere e vendere tutto , ma poi ci ritroviamo tutti a protestare al prossimo click day o alla prossima emozione . A tutti piacerebbe avere confezioni belle impeccabili , monete stupende che aumentano costantemente di valore , tirature che possano accontentare tutti i collezionisti , ma il mondo va avanti a volte in meglio e svolte in peggio e se uno proprio deve stare a soffrire per queste cose , non e' più un bellissimo hobby , ma una pessima punizione
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  15. Si insieme a tutto il resto, caratteri, castello e moneta che sembra troppo piccola per ciò che vuol contenere
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  16. Ragioni da speculatore e non da appassionato collezionista, un collezionista compra quello che gli piace anche se lo paga più di quanto vale a prescindere
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  17. Quindi non parliamo di 1,5 euro al giorno ma molto di più.... per quanto riguarda l'oncia di Vienna se la vuoi in bustina la prendi in bustina, ma se vuoi la confezione la paghi a parte 2/3 euro, ma non è di cartone puzzoso come IPZS, avrei preferito scegliere se prenderla o meno ma non di cartone.
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  18. Ciao e complimenti per il disegnino, a me piacciono molto. Secondo me può essere un minuto di Filippo di Cleves per l'impronta generale, la sigla mi sembra più un SB e nel quadrante successivo un -rosella C-... Ecco come la vedo io
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  19. Ripeto, per me, opinione mia, è un artefatto; se fosse un brockage autentico il dritto sarebbe stato meno liscio, ossia non avrebbe circolato, non sarebbe stata accettata. Invece è una moneta già liscia del suo e artefatta in tal modo, lisciando il rovescio e comprimendola su di un'altra, operazione fatta recentemente, ovviamente. Poi, tutto può essere...
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  20. Ma anche in fase di stampa mi sembra. La finitura marrone del biglietto di sinistra, il portale ad arco e il numero 10, mi pare stampata più in basso rispetto a quello di destra. Se ci aggiungiamo che il fondino di quella di sinistra è tagliato più in alto di quella di destra la differenza tra i due esemplari si evidenzia ancora di più ma non ci vedo nulla di strano, penso che siano variazioni che rientrano nei parametri di tolleranza.
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  21. Non è che poi il Sig. Viganò avesse tanto torto.... P.S. lungi da me voler innescare un vespaio!!!!
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  22. Direi di Pietro di Campofregoso, grosso https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GEV23/2&ved=2ahUKEwiM3Yiex96SAxVVhf0HHWTACC0QFnoECCYQAQ&usg=AOvVaw0MJUeOSHsSRI7-PsqXV6Nc
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  23. Nel contorno dovrebbero essere inciso il valore, HUNDRED CENTS ONE DOLLAR OR UNIT, con ornamenti tra le parole, ma di solito queste patacche hanno il contorno rigato. E comunque, il confronto con gli originali non lascia dubbi https://usa-coins.collectorsonline.org/moneta/US-SD/1 petronius
    1 punto
  24. Conseguenze del click day 11 febbraio 2026 https://www.facebook.com/groups/1037482927246666/permalink/1622325468762406/
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  25. Il "corollario Roosevelt" Ottenuta la zona del Canale, Roosevelt si fece sempre più sensibile ai possibili interventi europei nei Caraibi, provocati dalla tendenza alle rivoluzioni nei paesi dell'area e alla loro incapacità di pagare i debiti con l'estero. Uno di questi episodi, verificatosi nel 1902 (un blocco navale anglo-tedesco-italiano del Venezuela), sollevò i timori americani che la Germania, la più interessata dei tre paesi europei, avesse intenzione di acquisire basi nei Caraibi. Poco dopo, quando la Repubblica Dominicana non pagò i suoi debiti e gli azionisti europei richiesero un intervento diretto dei loro paesi, Roosevelt si decise a un provvedimento radicale. Se da un lato la dottrina Monroe (l'America agli Americani) impediva alle potenze europee di intervenire, dall'altro imponeva agli Stati Uniti di vigilare affinché non fossero costrette a farlo dal comportamento delle nazioni americane. Era questa l'essenza del "corollario Roosevelt" alla dottrina Monroe, reso pubblico nel 1904: "Stante la dottrina Monroe, comportamenti cronici sbagliati o un'impotenza che porti a un allentamento generale dei legami di una società civile possono richiedere, in America come altrove, l'intervento di qualche nazione civilizzata; e, nell'emisfero occidentale, l'adesione degli Stati Uniti alla dottrina Monroe può costringere gli Stati Uniti, seppure con riluttanza, nei casi flagranti di tali comportamenti sbagliati o impotenza, all'esercizio di un potere di polizia internazionale." (Vignetta satirica del 1905) Che dire? Sono passati 120 anni, e il corollario è quanto mai attuale, non solo per le Americhe petronius
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  26. Buongiorno a tutti, voglio parlare di quella che a mio avviso è sempre stata un'evidenza degna di nota ma che non è stata mai catalogata ufficialmente. Si tratta della variante della Piastra del 1796 in cui il 6 è stato punzonato sopra un 5. Partendo dall'elemento sotto osservazione, è possibile notare che il 6 della data è diverso dagli esemplari standard e sembra includere al proprio interno il caratteristico 5 usato nella Piastra dell'anno precedente. Infatti è possibile notare un piccolo angolo sul 6, in alto a sinistra, presumibilmente appartenente all'angolo retto della parte alta del 5; la pancia del 6 è più riempita rispetto al 6 tipico per questa moneta. Riempita da cosa? Dalla parte curva del 5 che, nelle Piastre del 1795 ha una forma a falcetta (tranne per gli esemplari con i cosiddetti Festoni Aperti). L'aspetto singolare di questa moneta è che, se derivasse da un conio dell'anno precedente, avrei dovuto trovare, su un campione esaminato di 240 esemplari, almeno una moneta con gli stessi elementi caratteristici, ma purtroppo non ho trovato nulla. Sembrerebbe un conio a sé, in cui è avvenuta la correzione del 5 ma usato solo nel 1796. Quali sono questi elementi distintivi che non si trovano nei conii del 1795? 1) Il giglio più alto del campo dei Farnese si sovrappone al bordo dello Stemma 2) La parte bassa del ramo di alloro, partendo dal centro, da destra verso sinistra, inizia con la foglia e poi la bacca. In tutti gli esemplari del 1795 e 1796 la sequenza è: prima bacca e poi foglia. 3) La torretta più in basso del Portogallo è coricata sul bordo quasi in orizzontale 4) Nel campo de' Medici si nota sempre una sporcizia del conio. Queste unicità non ancora riscontrate nei conii del 1795, se non bastasse la correzione del 5 su 6, concorrono a rendere più interessante questa moneta, almeno ai miei occhi. Rarità? devo dire che è un conio che ha lavorato. Darei al massimo una R. Mi auguro un confronto sul tema. Grazie e buona giornata a tutti. Sovrapposizioni Piastra 1796 6 su 5.mp4
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  27. Son passato questa mattina al Cordusio, veramente pochi banchetti e visitatori. Peccato, non riesco a essere spesso la domenica a Milano e quando mi capita mi piacerebbe trovare sempre il pienone di anni fa..
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  28. Trovata in rete..facciamoci due risate. Vendo ...
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  29. Dottoressa Viganò, grazie per gli auguri, contraccambio. Peccato non abbia voluto approfittare dell'occasione per chiarire almeno in parte la faccenda della famosa "nota 56"; anche se non riguarda direttamente la sede milanese è una questione che sta parecchio a cuore ai collezionisti. Cordiali saluti.
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  30. Come sono certo tu già saprai, @gennydbmoney le monete raccontano storie, tecniche, necessità estetiche, adattamenti, linguaggio, e tanto tanto altro. Ne converrai. Per esempio, come una Piastra del 1805 HSIP racconta di un addetto alla punzonatura dei caratteri distratto ed un supervisore ancor più distratto, un punto può raccontare altro (scelte tipografiche, elementi di ancoraggio per le dime per il corretto distanziamento delle lettere ed altro) questa Piastra con la data corretta, come le altre che hanno questa caratteristica in altri millesimi, sono in grado di raccontare una storia che parte sempre da un concetto: la NECESSITA'. Per necessità hanno dovuto prendere un conio che era stato approntato per il 1795, ma che probabilmente non era stato mai usato (verrò smentito felicemente se si troverà una moneta del 95 con quel conio) al quale è stata operata un'azione di precisione nel piazzare bene la cifra 6 sul 5, forse per fretta e per non dover creare da zero un nuovo conio, forse per spirito incline al riutilizzo, che però non si è manifestato mai nella stesura dei conii delle Piastre di Ferdinando IV. Per questo motivo lo ritengo un unicum degno di nota. So che c'è qualcuno che non vorrebbe annoverarla tra le varianti e ritengo lecita ogni posizione, ma ho la convinzione che la numismatica sia una disciplina capace di raccontare svariati aspetti e farci calare nelle realtà ormai distanti da noi e, perché no, capace di farci emozionare nel raccontare queste storie davanti ad un buon brandy con amici appassionati (o non). Chiamiamola come vogliamo. Io per semplicità e per manifesta pigrizia nel cercare un termine che possa dare valore ad un aspetto degno di nota la continuerò a chiamare "Variante".
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  31. https://monarchicinrete.blogspot.com/2018/06/consegna-al-governo-italiano-della.html Consegna al Governo italiano della parte della collezione delle monete del Re Vittorio Emanuele III rimasta in possesso del Re Umberto II Fausto Solaro del Borgo Febbraio 1983: In occasione di uno dei miei incontri con S.M. il Re Umberto II a Ginevra, nel febbraio del 1982, il Re mi accennò al problema delle monete della collezione donata da Suo Padre, il Re Vittorio Emanuele III, al Popolo Italiano (con lettera al Presidente del Consiglio, On. Alcide De Gasperi, scritta a Napoli il 9 maggio 1946), rimaste in Suo possesso dopo la morte del Genitore. Si trattava di due cassette contenenti i pezzi più preziosi, in quanto più antichi, che il vecchio Re, partendo per l’esilio in Egitto, portò con se (rilasciandone regolare ricevuta alla Presidenza del Consiglio) al fine di riordinarne la catalogazione. Queste monete si trovavano ad Alessandria d’Egitto al momento della morte del Re Vittorio Emanuele III, avvenuta il 28 dicembre 1947, quattro giorni prima della entrata in vigore della nuova Costituzione che prevedeva l’avocazione dei beni dell’ex Sovrano. Esse rappresentavano l’unico bene patrimoniale importante su cui la Famiglia Reale, che rischiava di restare senza mezzi di sostentamento, potesse contare sicché fu deciso di non procedere alla restituzione. Il 9 maggio del 1946 il vecchio Re dalla lancia che lo avrebbe portato verso l’esilio, tornando col pensiero a quella che era stata la più grande passione della sua vita, donava la propria collezione al POPOLO ITALIANO. Il Re Umberto mi precisò che intendeva affidare a me l’incarico di concordare con il Governo Italiano la restituzione delle due cassette conservate nel caveau del Credit Suisse di Losanna, che doveva essere effettuata in via riservata senza coinvolgere alcuno dei Suoi Consiglieri e Familiari, tutti ancora contrari a restituire un bene di così rilevante importanza patrimoniale al Paese che aveva espropriato l’intero patrimonio del Sovrano. All’inizio dell’estate 1982, in occasione della mia visita a Cascais del 27 luglio, fu deciso che avrei avviato in autunno i contatti con il Governo Italiano per individuare le procedure per la restituzione. L’aggravamento della malattia del Re ai primi di agosto e il Suo ricovero a Londra provocò, come tutti ricorderanno, un’ondata di simpatia per il Malato in esilio, sicché da molte parti si invocava un provvedimento del Parlamento che consentisse ad Umberto II di morire in Italia. In relazione a ciò, con la signorilità, la sensibilità e la bontà che hanno sempre caratterizzato le Sue azioni, il Re mi invitò ad astenermi dall’avanzare proposte di restituzione delle monete, perché non voleva che un tale Suo spontaneo gesto venisse interpretato come una forma di “do ut des”. Nei mesi dell’autunno 1982 non parlammo della questione nei nostri incontri alla clinica londinese, se non saltuariamente, sempre sentendomi confermare la preoccupazione per una possibile interpretazione che il gesto fosse legato all’ipotetico rientro in Italia. Da parte mia continuavo a notare un peggioramento delle condizioni di salute del Re con il rischio conseguente che, con la Sua scomparsa, le monete per le quali non avevo disposizioni scritte non venissero, dagli Eredi, più restituite all’Italia. Il 23 gennaio 1983, in occasione di una delle mie visite alla London Clinic, presi il coraggio a due mani e feci capire al Re che, date le circostanze ed i rischi connessi ad ulteriori rinvii, occorreva procedere e quindi aprire il negoziato con il Governo. L’amor di Patria e la grande delicatezza del Re Umberto II si manifestarono ancora una volta quando volle suggerirmi di contattare, per un consiglio sulla procedura da seguire, il Sen. Giovanni Spadolini, all’epoca Ministro della Difesa del Governo Fanfani, dicendomi “Ė il presidente del partito repubblicano, ma sono certo che, da uomo di cultura, metterà da parte in questa occasione le sue idee politiche”. Mi diede anche la precisa disposizione che unica condizione da porre era che nessuna notizia in merito alla riconsegna fosse data prima della Sua morte. Tornato a Roma, tramite un’amica che lo conosceva molto bene, chiesi un incontro con il Ministro della Difesa. Il Sen. Spadolini, per incontrarmi, mi fece chiedere di che cosa intendevo parlargli e, saputolo, mi fece dire che “non vedeva la ragione perché ci si rivolgesse a lui per una questione che riguardava Casa Savoia”. Chiusa questa porta, non avendo rapporti con il mondo politico, mi rivolsi all’amico Marcello Sacchetti che mi propose di incontrare l’On. Nicola Signorello, Ministro del Turismo e Spettacolo. Eravamo intanto arrivati al 18 febbraio e l’On. Signorello, che mi ricevette subito, udito quello di cui si trattava mi disse che ne avrebbe parlato in via confidenziale con il Presidente del Consiglio Sen. Fanfani che doveva incontrare, di lì a poco, in Consiglio dei Ministri. Questo avveniva intorno alle ore 16 del venerdì 18 febbraio. Descrivo sinteticamente la cronologia degli avvenimenti che portarono al rientro in Italia delle monete mancanti alla collezione donata al Popolo Italiano dal Re Vittorio Emanuele III. Sabato 19 febbraio. - Ore 9,00: mi chiama al telefono il Professor Damiano Nocilla, Capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pregandomi di recarmi a Palazzo Chigi. - Ore 10,30: incontro il Prof. Nocilla, il quale mi comunica di aver avuto incarico dal Presidente Fanfani di chiedermi chiarimenti su quanto a lui comunicato, il pomeriggio precedente, dal Ministro Signorello. Dopo avermi ascoltato mi chiese - essendo completamente all’oscuro su quanto concerneva la donazione del Re Vittorio Emanuele III che risaliva al 1946 - qualche ora di tempo per aggiornarsi sulla pratica. - Ore 15,00: seconda convocazione a Palazzo Chigi da parte del Prof. Nocilla, il quale nel frattempo aveva trovato gli incartamenti originali della donazione, compresa la ricevuta con la quale il Re Vittorio Emanuele dichiarava di portare con se le due cassette per l’aggiornamento della catalogazione, sicché potemmo finalmente affrontare nei dettagli l’esame della procedura da seguire per la riconsegna. Durante il colloquio mi chiese di allontanarsi per andare a riferire al Presidente Fanfani che, indisposto, era a letto nell’ appartamento di Palazzo Chigi riservato al Presidente del Consiglio. - dopo circa mezz’ora il Prof. Nocilla mi informa che il Presidente Fanfani, pur febbricitante, era sceso nel suo studio e desiderava parlare con me. - Ore 16: il Presidente, che da anni era in rapporti molto amichevoli con mio Padre Alfredo, mi accoglie nel suo ufficio con grande cordialità, esprimendo tutta la sua ammirazione per il gesto che il Re morente intendeva fare nei confronti del Popolo Italiano e, dopo essersi fatto esporre in dettaglio la situazione, con la mia richiesta di riservatezza sul mantenimento della quale mi diede la sua personale assicurazione, mi comunicò che intendeva assentarsi e mi pregava di attendere il suo rientro. - Intorno alle 17 il Presidente Fanfani rientra a Palazzo Chigi e mi informa che il Presidente della Repubblica Pertini, dal quale si era nel frattempo recato, anche lui riconoscente per il gesto di Umberto II, aveva disposto che la riconsegna delle monete avvenisse nel più breve tempo possibile, mettendo a mia disposizione l’aereo presidenziale per il loro trasporto a Roma. - Da questo momento in poi, seduto davanti alla sua scrivania, ho l’occasione di sperimentare l’efficienza dell’uomo Fanfani: § Siamo ormai nel tardo pomeriggio, ed il Presidente del Consiglio chiama alla Farnesina l’Ambasciatore Malfatti, Segretario Generale del Ministero Affari Esteri, il quale arriva nel giro di un quarto d’ora. § Nel frattempo concorda con il Prof. Nocilla le modalità legali per la consegna da farsi, a Losanna, attraverso l’Ambasciatore d’Italia a Berna. § Chiede che l’Ambasciatore a Berna, Rinieri Paulucci di Calboli Barone, venga convocato a Roma e, a seguito dell’osservazione dell’Amb. Malfatti che si poteva parlargli per telefono, saputo che io lo conoscevo bene, lo chiama direttamente e, senza fornirgli spiegazioni, gli da disposizioni di recarsi a Losanna con il suo Cancelliere il martedì successivo per incontrarsi con me e fare quanto gli avrei indicato. § Concorda con i presenti, per salvaguardare le disposizioni di massima segretezza dell’intera operazione, fino alla morte di Umberto II, di rivolgersi ai Carabinieri: il Presidente Fanfani chiama al telefono il Comandante Generale dell’Arma e gli chiede di organizzare il deposito a Roma. - Intorno alle 19,30 mi congedo dal Presidente Fanfani assicurandogli che avrei fatto il possibile per concludere l’operazione entro il martedì successivo e ricordo bene che lo stesso, avendo appreso da me delle gravissime condizioni in cui versava il Re Umberto, mi disse “Caro Solaro, faccia in modo che il tutto avvenga prima della morte di Umberto II e si ricordi che, se questo non dovesse avvenire, sarà solo colpa sua”. - Dopo aver definito meglio con il Prof. Nocilla gli aspetti legali da osservare, e predisposta una bozza di verbale di riconsegna, lascio Palazzo Chigi intorno alle 22. Viene deciso che, per garantire la massima regolarità, non avendo io alcun mandato scritto del Re, la parte formale sarebbe stata svolta da mio Padre nella sua qualità di Procuratore Generale di Umberto II, ed anche perché, non volendo coinvolgere l’Amministratore del Sovrano, era l’unico ad avere accesso al caveaudel Credit Suisse dove si trovavano le cassette. Domenica 20 febbraio. Il Presidente Fanfani mi fa pervenire una lettera indirizzata a mio Padre, quale Procuratore Generale del Re, confermando l’accettazione delle monete ed esprimendo la riconoscenza del Governo e del Paese per il gesto del Sovrano morente. Martedì 22. Alle nove mi incontro all’Hotel Palace di Losanna con l’Ambasciatore d’Italia a Berna, Rinieri Paulucci de Calboli Barone, che trovo abbastanza seccato per il modo in cui era stato trattato dal Presidente del Consiglio e, senza mezzi termini, mi dichiara che mai durante la sua carriera gli era stato chiesto di mettersi a disposizione di un “laico”, portando con se il Cancelliere Capo dell’Ambasciata, il sigillo e la ceralacca. Gli spiego tutto quanto era stato concordato a Roma ed i motivi, purtroppo molto tristi, che avevano richiesto l’adozione di una procedura di particolare urgenza con tempi brevissimi a disposizione. Con lui e con il Cancelliere mi reco al Credit Suisse, dove incontriamo mio Padre e l’Avvocato dello Stato addetto alla Presidenza del Consiglio, Raffaele Tamiozzo, accompagnato dal Colonnello dei Carabinieri Giovanni Danese, arrivati da Roma con l’aereo presidenziale. La consegna non richiede molto tempo in quanto io avevo preteso ed ottenuto a Roma che le cassette venissero aperte solo dopo la morte del Re, in mia presenza. Terminata l’apposizione dei sigilli ai due contenitori e la sottoscrizione del verbale da parte di mio Padre per la consegna, dell’Ambasciatore d’Italia per il ritiro, e dei due funzionari presenti, le cassette sono caricate sulla macchina dell’Ambasciata, vengono trasportate all’aeroporto di Ginevra e imbarcate sul DC9 presidenziale. All’arrivo a Ciampino le cassette vengono prese in consegna dal Colonnello Comandante della Legione Carabinieri di Roma e portate nella Caserma del Reparto Operativo di Via Garibaldi, dove concludono il loro periglioso peregrinare durato 37 anni da Roma ad Alessandria d’Egitto, a Cascais, a Ginevra e, finalmente, di nuovo a Roma. Il 25 febbraio, vedendo avvicinarsi la fine, i Figli organizzarono il trasporto del Genitore in Svizzera all’Hôpital Cantonal di Ginevra, e il 13 marzo i medici mi permisero di entrare nella Sua stanza per comunicargli l’avvenuta riconsegna delle monete; ricordo le poche parole che riuscii ad udire “Grazie… è la più bella notizia che potevi darmi” che mi confermarono, ancora una volta, che gli unici pensieri di quell’Uomo in fin di vita erano per il Suo Paese. Il Re Umberto II muore a Ginevra il 18 marzo 1983. La Sua ultima parola percepita è stata “Italia”. Il 21 dello stesso mese il Governo Italiano emette un comunicato ufficiale con il quale, dando notizia dell’avvenuta consegna delle due cassette di monete, ricorda la generosità del gesto compiuto dal Re prima della Sua morte. Il giorno 28 vengo convocato per l’apertura delle due cassette, che avviene alla presenza del Colonnello Ivo Sassi, Comandante della Legione Carabinieri di Roma, del Professor Damiano Nocilla, Capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Dottoressa Silvana Balbi de Caro, Direttrice del Museo Nazionale Romano, Museo delle Terme, e di altri Funzionari del Ministero degli Esteri e dell’Avvocatura dello Stato. La storia non finisce ancora in quanto, una volta aperte le due cassette dalla Direttrice del Museo, Dottoressa Balbi de Caro, comincia l’esame delle monete seguendo il vecchio catalogo del Re Vittorio Emanuele III (Corpus Nummorum Italicorum) e, dove dovevano esservi delle monete d’oro, si trovavano solo delle bustine vuote. Dopo circa mezz’ora in cui, proseguendo nella ricerca, si continuavano a trovare bustine vuote, nell’imbarazzo generale, si decide di sospendere il trasferimento delle cassette dalla Caserma dei Carabinieri al Museo delle Terme, per riferire al Presidente del Consiglio. Io non potevo nemmeno considerare l’ipotesi che il Re Umberto avesse trattenuto le monete d’oro senza farmene cenno; comunque, dovevo arrendermi all’evidenza. Alcuni giorni dopo mi chiama personalmente al telefono il Presidente Fanfani, che aveva saputo del mio dramma da Nocilla, e mi informa che tutte le monete erano state trovate in una parte della cassetta dove, evidentemente, il Re Vittorio Emanuele le aveva raggruppate per la nuova catalogazione. L'allora presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, inviò a Re Vittorio Emanuele III il seguente telegramma ad Alessandria d'Egitto per ringraziarlo della donazione.: SM Vittorio Emanuele - Alessandria d’Egitto ho letto al Consiglio dei Ministri la lettera con la quale VM annunciava la cessione della raccolta numismatica allo Stato italiano. Il Consiglio dei Ministri, il quale sa apprezzare tutto il valore del dono per la storia del nostro Paese, mi ha incaricato di esprimere a VM la gratitudine del Governo. Adempiendo a tale gradito incarico, La prego di accogliere i sensi del mio profondo ossequio. Alcide De Gasperi Finalmente, con la sottoscrizione di un ultimo verbale e con il trasferimento delle monete al Museo delle Terme, dove era conservato il resto della collezione donata dal Re Vittorio Emanuele III, finisce il mio coinvolgimento in una operazione fortemente voluta dal Re Umberto che mai aveva pensato di appropriarsi di quanto donato da Suo Padre al popolo italiano. Una decina di giorni dopo ricevetti una telefonata da Palazzo Chigi: il Presidente del Consiglio Fanfani mi comunicava che, a seguito di una valutazione del complesso dei beni da me riportati in Italia per conto di un Signore a cui la Repubblica aveva confiscato tutto il patrimonio, era stato appurato che il loro valore superava i venti miliardi di lire. Alla mia domanda se si conosceva il valore dell’intera collezione, il Presidente Fanfani mi disse che lo stesso superava i cento miliardi (anno 1983).
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  32. Il Gavello cita testualmente che questi buoni erano non datati (con data manoscritta più rari) mentre la filigrana era uguale per tutti "Prestito Nazionale Italiano" su tre righe. Nel caso del 5 franchi distingue fra due emissioni del 1852 una con filigrana, come su citata ed un'altra senza. Personalmente non sono riuscito a trovare, per adesso, tali buoni con la classica filigrana ma almeno è stata identificata la cartiera che firmava con la sua filigrana tali buoni (in verticale su due righe). Analisi ulteriore da fare probabilmente, in questa circostanza, è capire se in tutti i buoni era presente la filigrana della cartiera o soltanto per alcuni che si trovavano in determinate posizioni del foglio. Con il tempo e le ricerche sarà possibile avere più elementi a disposizione per avere maggiori certezze.
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  33. Incipit di sezione: Ricordatevi di ringraziare Inoltre
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  34. Salve. Di solito (come è consuetudine e anche da regolamento) quando si richiede un aiuto si saluta, si formula una frase di senso compiuto e in conclusione si ringrazia. Non siamo su facebook o altro, quindi prendiamoci 2 minuti di tempo per chiedere aiuto con le dovute formule di cortesia. PS: ho dei dubbi sull'autenticità
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