Classifica
-
in tutte le aree
- Tutte le aree
- changelogs_feature_pl
- changelogs_feature_comments_pl
- Annunci
- Domande per l'annuncio
- Recensioni annuncio
- File
- Commenti ai file
- Recensioni ai file
- Articoli
- Articolo Commenti
- Immagini
- Commenti Immagine
- Recensioni alle immagini
- Albums
- Commenti Album
- Recensioni agli album
- Eventi
- Commenti Evento
- Recensioni Evento
- Discussioni
- Risposte
-
Oggi
-
Sempre
2 Gennaio 2010 - 8 Aprile 2026
-
Anno
8 Aprile 2025 - 8 Aprile 2026
-
Mese
8 Marzo 2026 - 8 Aprile 2026
-
Settimana
1 Aprile 2026 - 8 Aprile 2026
-
Oggi
8 Aprile 2026
- Scegli una data
-
Sempre
Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 04/08/26 in tutte le aree
-
Caro Carlo, non mi nascondo dietro un dito, l'azione di spatinamento mette in evidenza tutti i difetti della moneta, per rispondere alla tua domanda : no , sono passato direttamente alle maniere forti per togliere sia davanti che dietro qualunque ossidazione, anche tra rilievo e rilievo, per questo l'ho lasciata in ammollo così a lungo, ora attendiamo che ripatini a bersaglio con una patina più bella, speriamo almeno. un caro saluto. @miza, caro amico, che ne pensi del lavoro fatto?2 punti
-
Questo è relativo perché il lato con il volto è assai compromesso. Bisognerà puntare tutto sul retro, che non è che sia proprio indecifrabile... @Ale75 per me è greca, ma sono fuori, quindi a te l'ingrato/grato compito...1 punto
-
@Massimiliano Tiburzi io lo Smac gel lo avrei proprio evitato. Bastava un bagno in acetone per togliere il residuo di PVC e sarebbe rimasta intatta la patina sottostante, aspettando un eventuale riformazione della patina a bersaglio, che secondo me non si sarebbe riformata perchè già non esistente. Sono scelte.1 punto
-
Ciao Releo, io penso di no, non sono esperto ma penso non sia fusa o almeno non vedo i codoli. Sicuramente qualche altro utente più esperto di me interverrà. Un caro saluto. Raffaele.1 punto
-
@Ale75 così mi commuovo.... Da dove iniziare ? Sai che l'avevo già notata questa discussione, ma mi ero trattenuto ? A proposito di Luchino Visconti, consiglio vivamente "La terra trema"!1 punto
-
1 punto
-
1 punto
-
Troverete, all’interno Per le curiosità numismatiche: Il repertorio dei proverbi è vastissimo e tocca tutti gli aspetti fondamentali dell’esistenza, dai caratteri umani alle relazioni sociali, dalla vita quotidiana alle conseguenze delle proprie azioni e, dunque, anche il rapporto con il denaro. Ne parla Gianni Graziosi in Proverbi numismatici bolognesi. Per la monetazione antica: Al tempo della monetazione anonima, il sesterzio era una moneta d’argento molto piccola e leggera di cui non si conosce con certezza la data della prima coniazione. Pubblichiamo postumo Il sesterzio d’argento di Roma Repubblicana, l’ultimo articolo scritto per «Panorama Numismatico» da Roberto Diegi. Per la monetazione medievale e moderna: I tremissi longobardi con croce potenziata tipo “Aldrans”: un nuovo esemplare, di Giorgio Fusconi: una moneta prodotta dalla stessa coppia di conii di cinque esemplari appartenenti al famoso ritrovamento di Aldrans nel Tirolo austriaco. Ancora la monetazione gonzaghesca continua a riservare sorprese, questa volta con la più piccola moneta in circolazione all’epoca. Ne parlano Lorenzo Bellesia e Vincenzo Ferretti in Un bagattino mantovano anonimo: il nominale mancante alle emissioni attribuite a Luigi Gonzaga. Il lungo regno di Umberto I fu contrassegnato da eventi che produssero opinioni e sentimenti contrastanti nella popolazione. Michele Guarisco racconta la figura del sovrano e le sue emissioni in Le monete di Umberto I Re d’Italia 1878-1900. Per la medaglistica: In Accademie e Circoli a Firenze nell’Ottocento nelle medaglie coeve, Marco Benetello illustra le medaglie premio dedicate alle accademie fiorentine emesse durante i periodi napoleonico e lorenese. Per le Notizie dal mondo numismatico: Padova: il Circolo Numismatico Patavino si prepara al 60° anniversario di fondazione. Kronos Expo 2026: torna il salotto italiano del collezionismo di qualità. Aggiudicazioni record per NGSA: 2,3 milioni di franchi svizzeri per l’icona della numismatica spagnola. Riapre al pubblico il Medagliere del Museo Nazionale Romano. Riqualificato il Medagliere dei Musei Reali di Torino. Recensioni: Piero Romagnoli, Il cavaliere e le chiavi. Venti secoli di iconografia delle monete di Ancona, Affinità Elettive, Ancona 2023. In chiusura, il nuovo Listino prezzi fissi di Nomisma spa. Il nuovo numero di «Panorama Numismatico» è disponibile al prezzo di 6,00 euro presso la Redazione o sullo shop online. .....e"ho detto tutto"" odjob1 punto
-
Indubbiamente è un semisse, ma io no riesco proprio a capire il disegno al rovescio, anche ruotando l'immagine di 90°. Sarebbe utile disporre di fotografie migliori. Vedo che la casa d'aste lo ha classificato come appartenente a una serie "Vittoria su prora", evidentemente interpretando lo svolazzo presente a ore 12 del rovescio come le ali o la veste della Vittoria; tuttavia le due monete che presentano l'immagine di queste dea, ossia RRC 61/3, raffigurante Vittoria con una corona in mano: e RRC 145/2, raffigurante Vittoria con una punta di lancia: sono, entrambe, sensibilmente più pesanti della moneta in argomento . Secondo me è una moneta ribattuta su un bronzo straniero e, per questo, il disegno al retro è diventato illegibile. Potrebbe essere un RRC 56/3, come ritiene @Lorenzo999Lorenzo, ma lo ritengo improbabile (sebbene non impossibile) perché gli RRC 56/3 di soli 10 grammi e mezzo sono proprio i più piccoli; è più facile che sia un bronzo successivo, più recente e quindi più leggero.1 punto
-
tratto dal più ampio libro sui sigilli Patriarcali di Aquileia ancora in fase di stesura Nei due contributi che Costanza Pecoraro dedica alla sfragistica patriarcale aquileiese, l’autrice affronta il tema dei sigilli dei patriarchi attraverso due prospettive complementari. Negli Appunti di sfragistica medievale. I sigilli dei Patriarchi d’Aquileia conservati nel Museo Archeologico cividalese, pubblicati in Forum Iulii, l’approccio è sistematico e descrittivo: ogni impronta viene analizzata secondo uno schema fisso che comprende legenda, iconografia, forma, materia, modalità di apposizione e stato di conservazione. In questo quadro, il sigillo attribuito a Lodovico Trevisan è presentato come un esemplare araldico dominato dall’aquila ghibellina, descritto come leggibile nonostante «le manomissioni subite per riattaccarlo alla pergamena». La nota che accompagna la scheda introduce però un elemento di incertezza, ammettendo esplicitamente che l’impronta potrebbe appartenere non a Trevisan, ma a un altro Lodovico, «Lodovico della Torre o Lodovico di Teck». La prudenza attributiva è dunque parte integrante della lettura proposta. In Breve rassegna, tra riflessioni ed ipotesi, di sfragistica patriarcale aquileiese, l’autrice amplia l’orizzonte e analizza le linee evolutive della tradizione sigillare, distinguendo tra tipologie dominanti e casi anomali. In questo secondo testo, Trevisan ricompare come uno dei rari esempi di sigilli “eclettici”, nei quali il campo è spartito tra una scena sacra o devozionale e l’arme patriarcale, secondo quanto documentato dai disegni settecenteschi di Gian Domenico Bertoli. Questo dato introduce un secondo sigillo trevisaniano — non conservato, ma attestato indirettamente — che si discosta dal puro tipo araldico e mostra una combinazione iconografica più complessa. I due testi, letti insieme, delineano dunque un quadro articolato: da un lato un sigillo araldico conservato ma attribuito con cautela; dall’altro un sigillo misto noto solo per via grafica. È su questa duplicità — e sulla natura problematica dell’attribuzione — che si innesta la riflessione successiva. Alla luce di questo quadro, i sigilli attribuiti a Lodovico Trevisan emergono come materiali complessi, segnati da una duplice tradizione e soprattutto da un’attribuzione che Pecoraro stessa presenta come problematica. La natura araldica dell’impronta cividalese, unita alle manomissioni subite dal sigillo e ai dubbi già espressi nella scheda, rende necessario un esame più approfondito della coerenza tra il sigillo e il suo presunto titolare. La questione non riguarda soltanto la lettura materiale dell’oggetto, ma investe il rapporto tra simbolo, funzione e identità patriarcale in un momento di profonda trasformazione del potere aquileiese. Il sigillo cividalese presenta infatti un’aquila araldica, simbolo tradizionale del potere temporale patriarcale, ma la posizione di Trevisan — patriarca veneziano insediato dopo la conquista del Friuli (1420) — rende problematico l’uso continuato di un emblema così fortemente connotato. In un quadro in cui il patriarca non esercitava più alcuna autorità territoriale e dipendeva politicamente dalla Serenissima, l’adozione dell’aquila avrebbe significato perpetuare un simbolo di sovranità ormai perduta, se non addirittura “sfidare” l’ordine veneziano: un gesto privo di senso politico e istituzionale. Al contrario, Lodovico di Teck — patriarca dal 1412 al 1439 — mantenne fino alla morte un atteggiamento apertamente ostile a Venezia e tentò ripetutamente di riconquistare il Friuli. Le fonti ricordano che fu «costantemente in contrasto con la nobiltà friulana» e coinvolto nelle guerre tra Venezia e l’Ungheria, che devastarono il territorio patriarcale; che dopo la perdita del potere temporale nel 1420 continuò a cercare sostegno militare in Ungheria e presso l’imperatore Sigismondo; e che la sua azione politica rimase segnata da tentativi di restaurazione territoriale fino alla morte nel 1439. In questo quadro, l’uso persistente dell’aquila — simbolo del patriarcato sovrano — è perfettamente coerente con la sua linea politica. Se dunque il sigillo cividalese è stato effettivamente “riattaccato”, come la scheda indica, e se l’impronta è araldica con aquila, l’ipotesi che si tratti non del sigillo di Trevisan ma di un sigillo del Teck non solo è compatibile con le incertezze già espresse nel documento, ma risulta anche più aderente al contesto storico e alla logica simbolica dei due patriarchi. A questo quadro si aggiunge il sigillo noto attraverso il Fondo Joppi, che presenta una scena complessa: un cavaliere nell’atto di trafiggere un drago, una figura femminile stante, architetture gotiche sullo sfondo e, nella parte inferiore, uno scudo con fascia e tre stelle sormontato da un’aquila. La legenda, pur lacunosa, è leggibile nella forma «S. L. CARDINALIS PATRIARCHE AQVILEGENSIS», che identifica senza ambiguità un patriarca-cardinale: condizione che esclude sia Lodovico della Torre sia Lodovico di Teck. Questo sigillo, che combina iconografia sacra e arme patriarcale, corrisponde esattamente al “sigillo insolito” citato da Pecoraro nella Breve rassegna e costituisce dunque una testimonianza coerente della produzione sigillare di Trevisan. Descrizione del sigillo (Fondo Joppi) Il sigillo ha forma ovale e presenta una composizione complessa, articolata su più registri iconografici. Al centro si vede un cavaliere armato, montato su un cavallo in movimento, nell’atto di colpire con la lancia un drago disteso sotto gli zoccoli dell’animale. Alla sinistra del cavaliere è raffigurata una figura femminile stante, con il braccio destro sollevato, in posizione di spettatrice o supplice. Sullo sfondo, dietro la scena principale, compaiono elementi architettonici di tipo gotico, con tetti spioventi e arcate, che incorniciano l’azione. Nella parte inferiore del campo è inserito uno scudo araldico: esso mostra una fascia orizzontale e tre stelle disposte nel campo superiore; sotto lo scudo compare un’aquila ad ali spiegate. L’insieme combina dunque una scena sacra o devozionale con l’arme del patriarca. Lungo il bordo corre una legenda in capitale gotica, oggi parzialmente lacunosa, ma ancora leggibile in più tratti. Nella trascrizione settecentesca allegata al disegno è riportata come: «S. L. CARDINALIS PATRIARCHE AQVILEGENSIS» Il sigillo è descritto nel manoscritto come pendente da una pergamena rilasciata dal vicario generale dell’arcivescovo Martino, in favore di un privato. Il documento annota che l’impronta è molto danneggiata, circostanza che spiega la perdita parziale della legenda. Infine, completa il quadro il sigillo camerale del 1446, l’unico con attribuzione pienamente certa poiché ancora pendente dal documento originale conservato in monasterium.net. L’impronta, in cera rossa e di forma ovale, appartiene alla tipologia dei sigilli camerali tripartiti: nel registro superiore compare la Madonna col Bambino in trono, mentre nei due archi inferiori sono raffigurati San Pietro con la chiave e San Paolo con la spada. La legenda, pur parzialmente abrasa, è leggibile nella forma LVD… CARDINALIS AQVILEG… PAPE CAMERARII, scioglibile senza ambiguità in Ludovicus, cardinalis Aquilegensis, camerarius papae. Questo sigillo, pienamente coerente con la produzione camerale romana della metà del XV secolo, mostra un dato decisivo: Trevisan non utilizza l’aquila patriarcale né alcun elemento araldico, ma adotta un’iconografia sacra e istituzionale conforme alla sua funzione curiale. La ricostruzione complessiva della documentazione sigillare relativa a Lodovico Trevisan mostra come la sua figura emerga attraverso una pluralità di impronte, differenti per funzione, iconografia e grado di conservazione. Il sigillo araldico conservato a Cividale, pur tradizionalmente attribuito a Trevisan, presenta elementi di incertezza già segnalati da Pecoraro e risulta, alla luce del contesto politico e simbolico, più coerente con la prassi di Lodovico di Teck, ultimo patriarca a esercitare un potere temporale effettivo e a rivendicare l’aquila come emblema di sovranità. Al contrario, i due sigilli effettivamente riconducibili a Trevisan — il sigillo noto attraverso Bertoli e il sigillo camerale del 1446 — delineano un profilo iconografico diverso, nel quale l’araldica patriarcale non occupa più un ruolo centrale e viene sostituita da una combinazione di elementi sacri, istituzionali e curiali. La produzione sigillare di Trevisan appare dunque coerente con la sua posizione di patriarca veneziano e di alto funzionario della Curia romana, mentre l’impronta araldica cividalese si inserisce più plausibilmente nella tradizione precedente, legata alla stagione politica di Teck. L’insieme dei dati suggerisce quindi una revisione dell’attribuzione del sigillo cividalese, che trova una collocazione più convincente nel quadro della sigillografia del patriarcato tardo-medievale precedente a Trevisan, mentre la figura del patriarca veneziano si definisce attraverso forme sigillari che riflettono la trasformazione istituzionale del patriarcato nel XV secolo. Bibliografia Fonti primarie Monasterium.net, AT-ADG/ADG-OrdUrk/ADG_Urk_0349, 1446: Documento con sigillo pendente di Ludovico Trevisan, cardinalis Aquilegensis e camerarius papae. (Consultato online). Studi e contributi Pecoraro, Costanza (1999), Breve rassegna, tra riflessioni ed ipotesi, di sfragistica patriarcale aquileiese, in Metodi & ricerche, nuova serie, anno 18, n. 2 (luglio–dicembre 1999), pp. 67–76. Pecoraro, Costanza (1999b), Appunti di sfragistica medievale. I sigilli dei Patriarchi d’Aquileia conservati nel Museo Archeologico cividalese, in Forum Iulii, A. XXIII, 1999. Repertori biografici e contesto storico Treccani – Enciclopedia Italiana, voce Ludovico di Teck, patriarca di Aquileia. (Consultato online). Wikipedia, voce Ludovico di Teck. (Consultata come fonte di contesto; non sostitutiva della bibliografia scientifica). Ludovico (chiesa titolare: San Lorenzo in Damaso), Patriarca di Aquileia, Ciambellano Pontificio, concede al Vescovo Giovanni di Gurk, su sua richiesta, il permesso di svolgere atti episcopali in qualità di suo rappresentante nelle sue proprietà situate nella Diocesi di Aquileia. 1446.monasterium.net/mom/AT-ADG/ADG-OrdUrk/ADG_Urk_0349 LVD : C(ardina)LIS AQVILG ...NI PAPE CAMERARLI Ludovico, cardinale di Aquileia, ciambellano del Papa Trevisan fu Camerlengo della Santa Romana Chiesa (amministratore dei beni e delle entrate della Santa Sede) dal 1440 fino alla sua morte nel 1465 Madonna bambino San Pietro (chiave) San Paolo (spada) Trascrizione letterale: LVD C... LI AQVILG ...NI PAPE CAMERARII Scioglimento paleografico legittimo: Ludovicus, cardinalis Aquilegensis, camerarius papae. (La sequenza “N I” resta non scioglibile.)1 punto
-
Questa è un immagine creata con l'intelligenza artificiale, fake del 1°aprile. Se guardate la Gazzetta ufficiale dell'UE, l'Irlanda ha presentato il progetto per le 2 monete commemorative da 2 euro per l'approvazione finale solo il 2 aprile.1 punto
-
Mah... Siamo sempre alle solite: c'è gente che chiede informazioni e quando riceve delle risposte che non piacciono la discussione prende una certa piega... Mi domando se alla fine bisogna essere sinceri, pur ferendo le aspettative, oppure è meglio essere bugiardi e fare felici le persone (pur prendendole per i fondelli) ? Ai posteri l'ardua sentenza...1 punto
-
Aggiornamento sulla collezione Oggi ho provato inutilmente ad acquistare all'asta un follis di Valerio Valente (316-317). Purtroppo era già stato preso di mira da qualcuno, la cosa curiosa è che dicono essere monete rarissime, ma all'asta ne erano presenti due. Sempre dalla stessa asta mi sono aggiudicato una siliqua di Teodosio 2° che va a riparare quella lacuna di cui parlavamo tempo fa. Rispondendo alle domande, le monete che mi sono arrivate effettivamente erano della stessa asta, però a questo punto è meglio andare avanti. Ieri ho acquistato un radiato di Licinio 2°. Non credo che contenga argento, ma giudico la moneta come degna successore dei radiati di III secolo. Ho comprato un follis di Massenzio con parte dell'argentura e dal peso di 6.1 gr. Inizialmente cercavo una moneta dal peso di 8-11 grammi, di dimensioni e peso simili a quella del mio costantino per capirci. I follis sono delle monete molto belle e appariscenti. Di questa serie sto cercando anche le doppie maiorine, o follis, di Valente e Valentiniano, mentre ho recentemente incorporato un Gioviano. Ho acquistato da una collezione antica quattro sesterzi di terzo secolo di Treboniano Gallo, Filippo 2°, Massimimo il Trace e suo figlio Massimo Cesare. Queste monete sono estranee alla mia idea di una moneta per imperatore in quanto non sono d'argento, tuttavia l'aver finalmente toccato con mano i bronzi acquistati negli ultimi due anni mi ha spinto a riconsiderare questo tipo di monete sia per la qualità che per la grandezza.1 punto
-
DE GREGE EPICURI Chissà, forse qui è già uscita...metallo bianco, 8,51 g. e 28 mm. Al D: Modoetia magni est sedes Italiae regni, al centro la corona ferrea sormontata da croce. Sotto il nome dell'incisore: LANDI. Al R. A.S. Modoetia, Campionato italiano ciclosportivo a coppie, 1965.1 punto
-
Grazie mille. Sto cercando a fatica di portare avanti la tipologica degli antichi stati. Purtroppo devo sempre fare i conti con le finanze. Quando farò i prossimi acquisti magari ti contatto.1 punto
-
0 punti
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+02:00
Lamoneta.it
La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.
Il network
Hai bisogno di aiuto?