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  1. Buongiorno a tutta la sezione. @Gallienus, questa è il Magliocca 575/a 5 corretto a 6. Correzione di cifra che riscontriamo su altri nominali dello stesso periodo: Tarì Carlino (Magliocca 632/a). 10 Tornesi (Magliocca 670). Tornese Uno Mezzo Tornese
  2. Hirpini

    Minerva testa

    Rieccomi, riprendo il discorso sulle Sirene “monetate” Parthenope, Leucosia e Ligea, dopo una pausa di riflessione dovuta ad una sosta imprevista. Mi spiego: prima di tornare alle Sirene di Omero (Odissea, Canto XII) avevo pensato di dare uno sguardo a quelle di Virgilio (Eneide, canto V), che colloca la loro isola in un gruppo di scogli a sud della penisola di Sorrento, le isole Li Galli, appartenenti al Comune di Positano. E uno di quegli scogli ha infatti proprio la forma di una sirena: Ma proprio in quel posto sono stato chiamato da alcune bestie marine, e poiché erano senza coda di pesce e anche più di tre, e di gradevole aspetto, mi sono slegato dall’albero della nave e mi sono tuffato per dare uno sguardo più ravvicinato: Dopo un paio di giorni poi sono ripartito per Napoli. In quel golfo, circa 3500 anni fa, le correnti marine avevano portato il corpo della sirena Parthenope, "la vergine", che insieme alle sorelle si era lanciata a mare da un’alta rupe. E da quella rupe era finita giusto dove oggi nel golfo di Napoli sorge il Castel dell’Ovo e lì fu trovata da alcuni pescatori che la raccolsero e subito la venerarono come una dea. Il suo corpo intanto si dissolse e si trasformò nel paesaggio “partenopeo”, con la testa poggiata ad oriente, sull’altura di Capodimonte ed il piede, ad occidente, verso il promontorio di Posillipo. Ecco allora spiegato il nome più antico della città, che prima di essere la greca Neàpolis e più tardi Napoli, era per l’appunto Παρθενόπη, Parthenope. Per questo ancora oggi all’aggettivo “napoletano” si preferisce usare quell’altro dal significato culturale più profondo e risalente, che è “partenopeo”. (ma non solo Napoli ci ricorda il mito di Parthenope, la “vergine”: oltre che al nostro stadio, il suo nome è dato ai "Monti del Partenio”, che sovrastano a ovest la mia città, e tra loro quello che è proprio “Montevergine” col suo santuario, meta di pellegrinaggi in onore di una divinità pagana pur essa vergine, prima ancora che cristiana) La storia della monetazione greca di Neapolis e della Magna Grecia è altrettanto suggestiva quanto quella delle Sirene, con la differenza però, che è vera. Mentre solo dal IV-III secolo a. C. Roma fondeva il suo bronzo che oggi conosciamo come “aes rude”, “grave”, “signatum”, i Greci già dal VI coniavano monete che erano vere opere d’arte. Basta pensare agli splendidi didrammi e tetradrammi di Atene e, più vicini a noi, a quelli di Gelas, Katane, Locri Epizefiri, Morgantina, Reghium e per ultimi a quelli di Siracusa, con le firme degli incisori: Kimon, Eukleidas, Euainetos. Quando prese contatto con le città della Magna Grecia e per prima per l'appunto con Napoli, Roma si accorse che la sua moneta, pezzi di bronzo fuso, poteva essere sufficiente agli scambi commerciali con le popolazioni più a nord, etruschi in testa. Ma non con quelle a sud, che già producevano argenti di raffinatissimo stile ellenistico. E poiché quelle monete comunque erano già conosciute e apprezzate anche a Roma, si pensò bene di coniarne una propria, in argento. Insomma l’antica Neapolis, la “città nuova” fondata dai greci credo sulla più antica Parthenope, e che nella sua zecca coniava le prime monete già nel 470 a. C., presto rappresentò un ponte tra l’età greca e quella romana nel meridione italiano. Proprio le sue monete fecero infatti da modello e nacque la monetazione romano-campana, un argomento complesso che pur volendo non sarei capace di trattare. Quindi omettendo di parlare delle monete con legende ROMA e ROMANO, per restare in tema mi limito a pensare a quelle che da un lato hanno scolpita una testa di donna, la ninfa/sirena Parthenope, e dall’altro un “toro con volto umano”, presumibilmente una raffigurazione del fiume Acheloo, il padre di tutte le sirene. Come in tutta la monetazione greco-ellenistica c'è da restare stupiti davanti alla abilità e al raffinato senso estetico che muoveva la mano di quegli antichi incisori: Qui è possibile sapere qualcosa in più sulla monetazione romano-campana: http://www.fmboschetto.it/monete/campana.html Alla prossima HIRPINI
  3. Buonasera a tutti cari amici, posto la mia piastra reimpressa di Ferdinando. L'8 della data pare ribattuto su 7.
  4. lorluke

    Medaglia rubata

    Mi dispiace molto per l’accaduto, @gennydbmoney. Spero, ovviamente, che il responsabile del furto venga identificato e punito e che la medaglia possa finalmente giungere al suo legittimo proprietario. Credo che alcuni delinquenti sappiano chi colleziona oggetti di valore (come, appunto, monete). Magari, passandosi la parola e avendo degli “amici” alle poste, sanno chi e quando colpire. Infatti, ho come il sospetto che chi invia delle semplici raccomandate non subisca questo genere di sparizioni
  5. In un futuro aggiornamento inserirò anche questo 1798, dove lo spazio per i due punti è stato creato dopo HIE
  6. ..... semplice..... Ripropongo quello che il Gigante classifica R3..... !! e non conosco quante ne abbiano viste.
  7. “ le monete d’argento coniate di carlini dodici, carlini sei, carlini due, carlini uno, e liberate dal primo febbraio per tutto il diciannove del passato mese di giugno, ascendono a ducati un milione centonovantottomila seicento novanta cinque e grana 70, cioè: dal primo febbraio per tutto il 22 marzo furono coniate coll’effige, imprese e corone di S.M. (D.G.) la somma di 468798,70; dal 22 marzo al 10 giugno furono coniate coll’emblema (sic) della libertà della caduta della sedicente repubblica, fra carlini 12 e carlini 6 la somma di 729897 che uniti compongono la somma di 1198695,70”. In questo documento è evidenziato un fatto: quello cioè che vennero coniate, durante i primi giorni della repubblica e cioè dal 1 febbraio al 22 marzo, monete con l’effige, l’impresa e la corona di Ferdinando IV di Borbone. Queste monete hanno i coni segnati.
  8. eliodoro

    Medaglia rubata

    Gran brutta notizia!
  9. Chiamala modesta! Come sempre hai delle gran monete. Oltretutto, come dice lorluke, arricchita dal fatto che abbia una storia e sia una moneta di famiglia. Sapete che sono un sentimentale, ma quando "la moneta racconta" sarà sempre nel tuo cuore. Ciao e complimenti ! Beppe
  10. falanto

    Accendino

    e la provenienza pure- manca solo chi la usato per l'ultima volta- ahah nn posso crederci.
  11. savoiardo

    Accendino

    Che strana moneta ....
  12. gigetto13

    Accendino

    Beh, sei proprio capitato sul forum adatto. Noi siamo accendinologhi 😂
  13. vathek1984

    I Rajah bianchi di Sarawak

    Certe storie realmente accadute sembrano talmente romanzate che, talvolta, diventano esse stesse fonte di ispirazione per famosi romanzi. E' quello che è successo in questa occasione per i romanzi di Salgari del ciclo di Sandokan, ma anche per il "Lord Jim" di Conrad e per la novella "L'Uomo che volle farsi Re" di Rudyard Kipling. Racconteremo pertanto la storia di un avventuriero inglese che seppe diventare Rajah (e quindi Re) di un vasto regno indipendente nella grande isola del Borneo e dei suoi successori che consolidarono la dinastia dei Brooke. Come sempre il nostro racconto si dipanerà attraverso le monete emesse da questo stato ormai dimenticato nelle brume della storia. Per cominciare, però, vorrei mostrarvi quello che era lo stemma del Sarawak indipendente; da notare il famoso motto ciceroniano "Dum spiro, spero" corrispondente all'incirca al nostro "finchè c'è vita c'è speranza", motto scelto dalla consorte del secondo Rajah bianco, Charles Brooke.
  14. Buonasera, ho rettificato il mio intervento perché paragono meglio il tuo pentanummium a questo di Giustiniano (169 sear) . Dal confronto anche sulla tua ora leggo bene a destra … ANVS PP …
  15. Prego! Siamo sempre disponibili ad aiutare persone così gentili e cordiali 👍
  16. L’aquila sembra più un bassotto con le ali
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