Saint-Gaudens disegnò l'aquila in piedi sul rovescio della moneta da 10 dollari ispirandosi all' "aquila di Zeus", presente su alcune monete dell'Egitto tolemaico
(Tolomeo V Epifane - Tetradracma 202-200 a.C. - da Wildwinds)
L'aquila di Saint-Gaudens guarda a sinistra, arroccata in cima a un fascio di frecce attorno al quale si curva un ramoscello d'ulivo. Nel giro, in alto UNITED STATES OF AMERICA, in basso il valore, TEN DOLLARS. Nel campo motto E PLURIBUS UNUM.
(1907 - Rovescio moneta del post precedente)
Sulle monete da 10 dollari (e anche da 20) coniate nel 1907 e 1908, non compare il motto religioso IN GOD WE TRUST, sempre presente dal 1866. Fu, anche questa, una decisione di Roosevelt.
Non che il Presidente non avesse fiducia in Dio, anzi, ne aveva talmente tanta che si irritava nel vedere come spesso i suoi concittadini non mostrassero affatto quel rispetto che, secondo lui, era dovuto al motto. Così spiegava le sue ragioni in una lettera del 13 novembre 1907:
"Quando la questione delle nuove monete è venuta fuori, abbiamo consultato le leggi esistenti e abbiamo visto che non c'erano obblighi di scrivere il motto IN GOD WE TRUST sulle monete. Poiché è però ormai consuetudine, anche senza obbligo legale, di mettere l'iscrizione potrei anche liberamente approvarla. Ma il fatto che l'approvo, non significa che ordino di metterla. Naturalmente, la decisione di cambiare la legge è assolutamente nelle mani del Congresso, e qualunque indicazione del Congresso sarà immediatamente seguita. Ma al momento, come ho già detto, non vi sono obblighi di legge riguardo l'iscrizione.
La mia opinione in merito è dovuta alla mia ferma convinzione che scrivere il motto sulle monete, o usarlo in qualche modo simile, non solo non avrebbe un effetto positivo pratico, ma sarebbe al contrario spunto per un'irriverenza pericolosamente vicina al sacrilegio.
Riguardo la scritta sulle monete, abbiamo già un'esperienza pratica. In tutta la mia vita, non ho mai sentito nessuno parlare con reverenza del motto sulle monete, o mostrare affetto o grande emozione per esso, ma al contrario ho sentito letteralmente centinaia di volte che esso è stato usato come un'occasione, un incitamento a battute ridicole, ed è cosa sopra tutte indesiderabile che una frase di così elevato valore possa dare luogo a simili brutture."
A quanto pare, però, era l'unico a pensarla così: non appena non fu più Presidente, già a partire dalla fine del 1908, il motto tornò a comparire sulle monete, per rimanervi fino al termine della produzione nel 1933.
(1910 - da Heritage Auctions - NGC PR65+)
La coniazione delle Eagles proseguì ininterrottamente fino al 1916, si interruppe nel 1917 a causa dell'entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, per poi riprendere, per un solo anno, nel 1920. Un'ulteriore ripresa, e subito dopo un nuovo stop, ci fu nel 1926, poi le Eagles furono ancora coniate nel 1930, 1932 e 1933, quando la produzione cessò per sempre a causa del Gold Reserve Act di un altro Roosevelt, Franklin Delano, lontano cugino del primo.
In totale, furono prodotte 14.869.363 monete, di cui 483.456 senza motto religioso nei primi due anni. Le Zecche interessate alla produzione furono Philadelphia (nessun marchio di zecca), Denver (marchio D) e San Francisco (marchio S). Il marchio di zecca, nelle monete senza motto coniate a Denver nel 1908, è posizionato al rovescio, sopra la punta sinistra del ramo d'ulivo
mentre in quelle con motto, coniate a Denver e San Francisco, è spostato leggermente più in basso, a sinistra della punta delle frecce.
petronius