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Importanti scoperte archeologiche a Roma: un sacello, tombe repubblicane e vasche monumentali A Roma, nel Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, gli scavi della Soprintendenza Speciale di Roma riportano alla luce un complesso archeologico esteso e stratificato, con strutture cultuali, funerarie e infrastrutture viarie tra età repubblicana e imperiale. Due grandi vasche monumentali, un edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e un articolato complesso funerario di età repubblicana: sono queste le ultime scoperte degli scavi di archeologia preventiva condotti nel quadrante orientale di Roma, nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata. Le indagini sono curate dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, diretta da Daniela Porro, e rientrano in un più ampio programma urbanistico che interessa una superficie di circa quattro ettari. Avviati nell’estate del 2022, gli scavi sono tuttora in corso e stanno restituendo un contesto archeologico di eccezionale interesse, esteso per circa un ettaro, che documenta una frequentazione dell’area lunga oltre sette secoli. La direzione scientifica delle ricerche è affidata a Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma. I dati finora emersi delineano una sequenza di occupazione che va dal V-IV secolo avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo, con tracce di una presenza più sporadica anche tra il II e il III secolo dopo Cristo. Al centro del contesto individuato si sviluppa un lungo asse viario di epoca antica, che attraversava l’area in un territorio caratterizzato dal passaggio di un corso d’acqua, confluito nel vicino fiume Aniene. Una volta completate le operazioni di scavo, è previsto l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di un piano di valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla città un nuovo tassello della sua storia più antica. “È proprio in contesti come questo”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio”. “Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti”, afferma Fabrizio Santi. “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del passato”. Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sacello Le scoperte La strada rappresenta uno degli elementi strutturanti del sito. L’asse viario si articola in due tratti distinti: uno più prossimo all’attuale via di Pietralata, realizzato in terra battuta, e un altro in direzione di via Feronia, scavato direttamente nel banco di tufo. Sebbene la percorrenza dell’area dovesse essere già più antica, le prime evidenze di una regolarizzazione dell’asse stradale, orientato da nord-ovest a sud-est, risalgono all’età medio-repubblicana, intorno al III secolo avanti Cristo. In questa fase venne costruito un imponente muro di contenimento in blocchi di tufo, successivamente sostituito, nel secolo seguente, da una struttura in opera incerta. Nel I secolo dopo Cristo la strada era ancora in uso e fu oggetto di ulteriori interventi. Venne dotata di un nuovo battuto e delimitata da murature in opera reticolata, segno di una sistemazione più monumentale del percorso. La porzione di tracciato in prossimità di via Feronia mostra un periodo di utilizzo compreso tra il III secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo e conserva, nella sua fase più antica, evidenti solchi carrai incisi nella tagliata di tufo. A partire dal II-III secolo dopo Cristo, alcune sepolture modeste a fossa, disposte lungo l’asse stradale, sembrano documentare il progressivo abbandono della strada e la trasformazione del suo ruolo all’interno del paesaggio. Dalla strada si accedeva a un piccolo edificio di culto, un sacello a pianta quadrangolare, di dimensioni contenute ma di grande interesse simbolico e archeologico. La struttura misura circa 4,5 per 5,5 metri ed è costruita con murature in opera incerta di tufo, con tracce di intonaco ancora visibili sulle pareti interne. Al centro dell’ambiente, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco, interpretabile come un altare o parte di esso. Sulla parete di fondo, sempre al centro, un avancorpo in muratura doveva fungere da base per una statua di culto. Lo scavo ha messo in luce un dato particolarmente significativo: il sacello fu realizzato al di sopra di un deposito votivo ormai dismesso. All’interno di questo deposito sono stati rinvenuti numerosi ex voto, tra cui teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Si tratta di materiali che indirizzano l’interpretazione del luogo verso un culto legato a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la vicina via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, dove erano presenti diversi templi a lui dedicati. Alcune monete in bronzo rinvenute nel contesto consentono di datare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo, collocandolo pienamente nell’età repubblicana. Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Ex voti rinvenuti nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di bue rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato anche un complesso funerario di notevole importanza. Due corridoi distinti e paralleli, i cosiddetti dromoi, conducono a due tombe a camera databili tra il IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo. La prima, indicata come Tomba A, presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia. Il portale, realizzato in pietra con stipiti e architrave, era chiuso internamente da una grande lastra monolitica. All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Il corredo comprende due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta, anch’essa a vernice nera. La Tomba B, probabilmente realizzata in un momento leggermente successivo ma sempre in età repubblicana, nel III secolo avanti Cristo, era chiusa da grandi blocchi di tufo. La camera presenta sui lati delle banchine destinate alla deposizione dei defunti. Tra i resti umani è stato individuato uno scheletro maschile adulto, del quale è stato finora recuperato soltanto parte del cranio. Su questo elemento è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica, una testimonianza di grande interesse per la storia della medicina antica. Le due tombe facevano parte di un unico complesso funerario che doveva presentare una facciata monumentale in blocchi di tufo, oggi in gran parte scomparsa. Alcuni elementi risultano infatti asportati e reimpiegati già in età romana. La monumentalità dell’insieme suggerisce l’appartenenza a una gens facoltosa e influente, attiva in questo settore del territorio. Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, urna. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, specchio. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, vasi. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tra le strutture più imponenti emerse dallo scavo spicca la cosiddetta vasca est. Si tratta di una struttura monumentale di circa 28 metri di lunghezza per 10 di larghezza, con una profondità di 2,10 metri. La vasca fu realizzata nel II secolo avanti Cristo, come indicano le tecniche murarie in opera incerta. A partire dal I secolo dopo Cristo la struttura sembra perdere progressivamente la sua funzione, entrando in una fase di abbandono che culmina con la chiusura definitiva alla fine del II secolo dopo Cristo. Le murature in opera cementizia erano originariamente rivestite da un compatto intonaco bianco, oggi quasi del tutto distaccato, del quale rimangono solo alcune tracce. L’intera vasca era coronata da una cornice in grandi blocchi di tufo. Al centro dei due lati lunghi sono presenti nicchie con volta a botte, mentre su uno dei lati corti è stato individuato un dolio inglobato nella gettata di cementizio. Sull’altro lato corto si conserva una piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che tuttavia non raggiunge il fondo della vasca. Al di là della presenza dell’acqua e dei sistemi di raccolta, la funzione della struttura resta incerta. I materiali rinvenuti, tra cui terrecotte architettoniche e frammenti ceramici con graffiti, fanno ipotizzare un possibile utilizzo cultuale, anche se non si può escludere un impiego legato ad attività produttive. La vasca era alimentata da un sistema di canalette che convogliavano l’acqua sia dal corso d’acqua naturale sia dal pendio ancora visibile a lato di via di Pietralata. Una seconda vasca monumentale, definita vasca sud, è stata individuata poco distante. Questa struttura è scavata nel banco tufaceo e misura circa 21 per 9,2 metri, raggiungendo una profondità di circa 4 metri. Le pareti dell’invaso sono rivestite da murature in blocchetti squadrati disposti in modo irregolare, databili al II secolo avanti Cristo. Un secolo più tardi furono aggiunti ulteriori setti murari in opera reticolata e in opera quadrata di tufo, che delimitano la sommità della vasca. L’accesso avveniva attraverso una rampa in grandi basoli di tufo, poggiata direttamente sul terreno, seguita da una seconda rampa più stretta, realizzata in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, che consentiva di raggiungere il fondo. Anche per la vasca sud la funzione non è ancora chiaramente definita, soprattutto perché non sono stati finora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia, la struttura presenta alcune analogie significative con la vasca scoperta recentemente a Gabii dall’Università del Missouri in collaborazione con i Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii. In particolare, il tipo di pavimentazione basolata della rampa di accesso richiama il confronto con il contesto gabino, datato al III secolo avanti Cristo, per il quale è stata avanzata un’ipotesi di funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto negli strati di riempimento della vasca di Pietralata suggerisce un abbandono nel corso del II secolo dopo Cristo. Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma https://www.finestresullarte.info/archeologia/importanti-scoperte-archeologiche-roma-sacello-tombe-repubblicane-vasche-monumentali7 punti
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Va detto che non si tratta di una variante così rara. In un mio archivio fotografico in un campione di 218 Piastre del 1795 il 22% è la SIGILIAR. Per cui dico: - non è una variante rarissima; chi lo afferma è in mala fede o non ha fatto statistiche sulla incidenza della SIGILIAR su un ampio campione - se fosse una crepatura del conio è singolare che non si noti, in tutti i 48 esemplari, una progressione della frattura. Sono tutte uguali. VARIANTE non comune7 punti
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Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.5 punti
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Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=15 punti
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Salve amici, è da un pò che non ci si sente ma in realtà, al di là di qualche problemino familiare attualmente risolto, sono stato impegnato per il completamento della pubblicazione del libro che, in pratica, riguarda tutta la mia collezione di antoniniani. Non so se è il caso di inserire in questa discussione la foto della copertina , sarete Voi a farmelo sapere. Comunque, la mia collezione di monete della Dinastia Severiana si allarga con tre denari di Settimio Severo provenienti dal tresòr di Nizy Le Comte che erano parte di un lotto messo in asta nell'anno 2013 da ALDE NUMISMATIQUE (Hotel Ambassador - Paris). Sperando sempre di fare cosa gradita pubblico parte delle foto. Se da Voi ritenuto interessante, a richiesta, allegherò anche foto del catalogo d'asta nel quale era inserito il lotto in parola a pagina 20. Buona visione e buona serata a tutti. Mario5 punti
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In cosa consiste la "deriva della numismatica" ? La deriva consiste nell'emissione di sentenze definitive, espresse per esempio da un titolo come quello che porta questa discussione. Lapidario e assoluto. Nella Numismatica Napoletana spesso (e questo è un caso) non si può essere lapidari e bisogna lasciare lo spazio alle ipotesi. Il bello della Numismatica è il confronto. La morte della numismatica è quando non si lascia spazio al confronto, screditando le tesi che vengono portate con buon senso, analisi ed apertura alle possibilità ed educazione. la "deriva della numismatica" avviene quando viene dato più risalto ad un elemento tipografico (punti, doppi punti, puntinelli, svirgolature e chi più ne ha più ne metta), che per crearli basta solo un colpo di punzone (a volte anche poco deciso) sul conio, rispetto ad elementi che per essere stati creati necessitano di un impegno particolare di un incisore, come il naso per esempio. La "deriva della numismatica" è rappresentata dall'inibire e screditare ragionamenti ampi sulle questioni inerenti la moneta. Faccio un esempio: il naso lungo dà vita ad una ipotesi degna di discussione. Il punzone dell'effigie del Re con il naso lungo (associato alla famigerata G), proprio perché si trova solo nel primo anno di emissione di questo tipo di Piastre (1795), probabilmente è stato modificato in seguito per addolcire il profilo del Re. Questioni estetiche che, chissà, saranno state sollevate anche dal Sovrano in persona. Non è da escluderlo. Quindi questo tipo di ragionamento, che condivido con altri numismatici con cui mi sono rapportato in provato, per qualcuno è meno importante di altri elementi. Questa è proprio la deriva!5 punti
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cari amici volevo condividere le ultime arrivate, sempre di Carlo II, provenienti dall'asta ACM di qualche giorno fa. si tratta di un 8 grana 1788 e di un grano coniato al martello del 1779.5 punti
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Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/4 punti
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Il Centro Culturale Numismatico Milanese ha il piacere di comunicare il programma delle attività per i mesi da gennaio a giugno 2026. Un programma ricco di conferenze, con relatori provenienti dal mondo accademico, commerciale e amatoriale, che toccano tutti i periodi della monetazione italiana. Si ricorda che agli incontri e conferenze posso partecipare tutti e che tutte le conferenze potranno anche essere seguite da remoto per mezzo della piattaforma google meet. Vi aspettiamo numerosi!!4 punti
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Purtroppo con l‘andata in pensione della responsabile i Bollettini che erano stati preparati - ma non pubblicati - sono stati sospesi e mancando una/un responsabile non sono stati avviati, almeno che io sappia, altri progetti per la catalogazione. purtroppo la nuova responsabile del Medagliere MNR non ha la supervisione del Bollettino che dipende direttamente dal MIC. ci auguriamo che questo fondsmentale progetto non solo per la cultura e divulgazione ma anche per la TUTELA della collezione possa proseguire e che gelosie o sinecure di parte non intervengano ad ostacolarlo. il Ministero dovrebbe fare gli interessi della Comunità che sono evidentissimi con la continuazione del progetto.4 punti
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Martedì 3 febbraio dalle ore 20:45 al CCNM (via Kramer, 32 Milano. Citofono SEIDIPIU'), conferenza di Fabio Songa su "Coela in Thracia e Stobi in Macedonia: gli unici due Municipia con zecche attive dopo l'età Giulio-Claudia". Fabio Songa è appassionato e studioso della monetazione imperiale e provinciale romana. Socio molto attivo del Centro Culturale Numismatico, negli scorsi anni ha tenuto alcuni incontri informali e conferenze molto interessanti sia sulla monetazione imperiale sia su quella provinciale. La conferenza che avrà inizio dalle ore 21:00 potrà anche essere seguita da remoto, i link da utilizzare per seguire la conferenza verranno comunicati il venerdì prima della conferenza.4 punti
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Ragazzi, è dagli anni '60 del secolo scorso che le seleziono, qualcuna decente è normale che l'abbia trovata, non vi pare? Alcuni esemplari: E credetemi: è ancora abbastanza facile trovarne, ora che molti le cedono (per eredità o altro).4 punti
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Buonasera @Fondamentale condivido totalmente il tuo pensiero. Purtroppo non tutte le persone sono obiettive e seguono tesi strane forse dettate dalla scarsa conoscenza delle tecnologie dei metalli. Anche il dritto è diverso per via del profilo, e poiché sembra che le coppie di conii (profilo diverso e SIGILIAR) sono sempre stati messi insieme concordo con te che è effettivamente una variante o un tipo di piastra diversa dalle altre. Per tanto, gradirei che nei cataloghi venga annoverata ancora. @AndrewChoosy e @LOBU se a voi questa variante non vi garba o ritenete che non esiste i cataloghi non li comprate. Saluti, Sergio.4 punti
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“Vai fuori a fare qualcosa che non ti sopporto più!”. Pensionato accetta il “consiglio” della moglie. Va nei campi e fa il “colpo della vita”. Quanto ha guadagnato con l’aureo di Vitellio? 15 Gennaio 2026 Un’uscita concessa per caso, un segnale incerto, un grumo di zolla aperto senza particolare aspettativa: ed ecco che il passato, d’improvviso, prende forma e peso, scintillando nel palmo di una mano. La vicenda ha per protagonista Ron Walters, saldatore in pensione, che da sei anni percorreva con regolarità lo stesso appezzamento agricolo nei pressi di Dudley, nel cuore delle West Midlands. L’area si colloca a circa 180 chilometri a nord-ovest di Londra, in una fascia oggi fortemente urbanizzata e industriale – il Black Country – ma che in antico presentava un paesaggio agricolo e boschivo punteggiato da insediamenti sparsi. Walters torna sullo stesso campo sempre negli stessi momenti dell’anno, primavera e autunno, quando le colture non sono ancora state seminate. Quel giorno stava quasi per restare a casa, finché la moglie lo ha invitato a uscire “per un po’”. Un suggerimento – peraltro ben più perentorio – che si sarebbe rivelato determinante. Dopo un paio d’ore di ricerca apparentemente infruttuosa, il metal detector ha restituito un segnale debole, poi svanito. Spostandosi di pochi metri, Walters ha intercettato di nuovo la lettura, questa volta proveniente da una zolla compatta. Aprendola, la moneta è letteralmente caduta tra le sue dita. Non un bronzo consunto, non una moneta tardoantica – categorie comuni nei campi britannici – ma un aureo romano in oro, databile con precisione al 69 d.C. Le verifiche successive hanno confermato l’eccezionalità del ritrovamento. L’esemplare è attribuito all’imperatore Aulo Vitellio e, secondo gli specialisti, rappresenterebbe il primo aureo di Vitellio mai registrato come rinvenimento archeologico nelle isole britanniche. Un dato di grande rilievo, che colloca la moneta all’incrocio tra storia politica, numismatica e geografia della Britannia romana. Il 69 d.C. è un anno cruciale, noto come l’anno dei quattro imperatori. Dopo la morte di Nerone, l’Impero conosce una rapida successione di poteri: Galba, Otone, Vitellio e infine Vespasiano. Vitellio regna solo pochi mesi, da aprile a dicembre, prima di essere sconfitto. La brevità del suo principato spiega la rarità estrema delle emissioni a suo nome, soprattutto in oro. In questa fase l’aureo presenta ancora un titolo molto elevato ed è destinato prevalentemente a pagamenti militari, donativi ufficiali e transazioni di alto livello, non alla circolazione quotidiana. La scoperta solleva una questione centrale: vi erano insediamenti romani nell’area di Dudley o nei dintorni? Pur non essendo noto un grande centro urbano romano in corrispondenza dell’attuale Dudley, il territorio circostante era tutt’altro che marginale. Le West Midlands facevano parte di una regione strategica, attraversata da importanti vie di comunicazione. A breve distanza correvano assi stradali connessi alla Watling Street, la grande arteria che collegava il sud-est dell’isola alle province occidentali. Nel raggio di alcune decine di chilometri sono attestati forti militari e complessi di rilievo, come il sito di Metchley, nei pressi dell’odierna Birmingham, e il nodo strategico di Letocetum (Wall, nello Staffordshire), fondamentale per il controllo dei traffici e dei movimenti delle truppe. Accanto ai presidi militari, la campagna era costellata di ville rustiche, fattorie e piccoli nuclei agricoli, funzionali al sostentamento dell’esercito e dell’amministrazione romana. Molti di questi insediamenti sono noti solo attraverso tracce indirette – materiali sporadici, allineamenti, anomalie nel terreno – e risultano oggi in gran parte cancellati dall’urbanizzazione moderna. In questo contesto, la presenza di una moneta d’oro di altissimo valore non appare incongrua: può trattarsi di un pagamento, di una riserva nascosta, di una perdita accidentale lungo un percorso agricolo o viario. La moneta, vecchia di circa 1.955 anni, è stata regolarmente segnalata e registrata secondo le procedure del Portable Antiquities Scheme e successivamente affidata ai Fieldings Auctioneers, dove è stata messa all’asta questa settimana. Il prezzo finale ha raggiunto i 6.000 dollari, somma significativa ma non eccezionale se rapportata alla rarità del pezzo. Come previsto dalla legislazione britannica, il ricavato sarà diviso tra il ritrovatore e il proprietario del terreno. Mark Hannam, specialista senior di monete presso la casa d’aste, ha definito l’aureo “una scoperta davvero sorprendente, un pezzo unico di storia”, sottolineando come la maggior parte delle monete romane rinvenute in Gran Bretagna appartenga al III e IV secolo d.C. Un aureo del 69 d.C. riporta invece alle prime fasi della romanizzazione dell’isola, quando l’oro imperiale era ancora strettamente legato all’esercito e all’autorità effimera dell’imperatore. Il ritrovamento nei campi di Dudley mostra come anche territori apparentemente periferici possano restituire testimonianze di prim’ordine. In un paesaggio oggi profondamente trasformato, la Britannia romana riaffiora attraverso un oggetto minuscolo e potentissimo, capace di raccontare, da solo, un frammento decisivo della storia imperiale. https://www.stilearte.it/aureo-vitellio-ritrovamento-dudley-west-midlands/4 punti
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Buonasera a tutti, voglio condividere con voi questa (a mio parere) affascinantissima cartolina del 1932. Raffigura il mercato di Lahej, protettorato britannico nei pressi di Aden, nell'attuale Yemen. Chi l'ha scritta era un belga e in Belgio, a Liegi, l'ha inviata con un "grand bonjour d'Aden, où nous sommes en escale". Territorio e cartolina inglesi, mittente belga, ma... francobollo italiano! Un vero e proprio mélange che mostra il passaggio degli europei nella realtà del basso Mar Rosso dell'epoca dove si ritrovavano colonie e protettorati inglesi, francesi e italiani. Il francobollo dovrebbe essere quello della serie "Pro Società Dante Alighieri", emesso proprio lo stesso anno (1932) e rappresenta Carducci: reca la sovrastampa "Colonie Italiane". Ma a rendere ancor più magica la nostra storia è l'annullo: è stato timbrato a bordo del Piroscafo Postale Italiano Francesco Crispi. Mi sembra quasi di vedere la scena: durante una calda giornata di ottobre (mi sembra di leggere un 10 nell'annullo) il nostro signore (o signora, non riesco a interpretare bene la firma) belga fa scalo ad Aden durante il suo viaggio di ritorno in Belgio: decide di scendere a terra e compra una cartolina per scrivere a una sua conoscente, Madame Duquesse, per informarla che entro un mese sarà in Belgio (il viaggio sarà ancora lungo, ma sicuramente ricco di meraviglie). Tornato a bordo scrive con calma la sua cartolina e acquista un francobollo della nuova serie "Società Dante Alighieri". La lascia nelle buone mani di un marinaio addetto alle spedizioni, che solerte la timbra facendo partire un viaggio parallelo, ma sicuramente più rapido verso il Belgio, dove giungerà sana e salva. Chissà se le cose sono andate davvero così? La storia del piroscafo Francesco Crispi è invece più triste: venne riadattato al trasporto truppe durante la seconda guerra mondiale e affondato il 19 aprile 1943 proprio dai siluri di un sommergibile britannico, l'HMS Saracen, nei pressi dell'Isola d'Elba. Cosa ne pensate? Avete qualche altra informazione da aggiungere alla nostra storia? Non sono molto esperto di francobolli, ma ho un vecchio catalogo e non ho potuto fare a meno di cercare il valore di questo francobollo: sembra che la sovrastampa "Colonie Italiane" lo impreziosisca notevolmente. Ma è davvero così? Ed è vero che anche l'annullo del piroscafo Crispi ne incrementa il valore? Sicuramente il valore storico è più alto ai miei occhi di quello economico, ma adesso sono curioso e mi rimetto a voi esperti. Grazie a chi risponderà e un cordiale saluto Regium3 punti
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Un buon inizio 2026 a tutti La collezione si è estesa a una siliqua di Teodosio II. È un pezzo che cercavo da molto tempo e va a coprire un periodo molto complicato. In pratica nel 408-409 governarono l'Impero Romano ben 4 imperatori: Teodosio II, Onorio, Arcadio, Costantino III e il suo cesare Costante III. Sebbene la storiografia moderna presenti Costantino III come usurpatore di fatto questo era stato riconosciuto da Onorio distinguendosi da altri personaggi come Prisco Attalo, Massimo, Giovino e Sebastiano motivo per cui c'è l'ho tra i personaggi da inserire nella collezione.3 punti
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Mi aggiungo alla discussione con l'immagine di tre esempi di bisanti ossidionali che conservo nella mia collezione. Il terzo, di difficile lettura, è un bisante ribattuto. Tanto nel D che nel R vengono riportate entrambe le legende, quella centrale e quella di contorno. L'immagine del leone marciano è indistinguibile.3 punti
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@Lorenzo999Lorenzo @gpittini @decio si tratta, come ipotizzato, di un semisse "imitativo" spagnolo compatibile con gli esemplari studiati e catalogati da Pere Pau Ripollès Alegre. In particolare (ad una velocissima scorsa) è avvicinabile dal punto di vista stilistico al tipo 35 in catalogo. Inoltre tale tipo al rovescio presenta davanti alla prua proprio una "C" e sull'esemplare postato si intravede in alto una "S" con la stessa forma leggermente sghemba. Nel link ad un mio vecchio post in materia trovate diverse risorse per il riconoscimento di queste monetine3 punti
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Si certo, tutti i tagli che circolavano in Francia dalla sua conquista nella prima metà dell'800 e sino al 1964, allorquando furono sostituite dal dinaro algerino con un cambio alla pari (1 dinaro=1 franco). Anche in parallelo con gli unici 3 valori (20-50-100 franchi) in rame/nickel con la dicitura 'Algeria', prodotti dalla fine degli anni 40 a metà degli anni '50. Invece per le banconote utilizzarono per un intero secolo (1861-1961) quelle stampate appositamente per l'Algeria dalla banca francese Banque de l'Algérie e successivamente Banque d'Algérie et de la Tunisie.3 punti
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Buonasera a tutti, voglio mostrarvi questa moneta dal valore particolare: 1/26 di scellino (pari a mezo penny inglese). è stata coniata nel 1861 durante il lungo regno della regina Vittoria per il Baliato di Jersey, una minuscola dipendenza della corona britannica nel canale della Manica, per il quale (insieme a Guernsey) tuttora i sovrani inglesi si fregiano dell'antico titolo di "Duca di Normandia", ereditato dai tempi di Guglielmo il Conquistatore, appunto Duca di Normandia, prima ancora che re d'Inghilterra. La moneta è sicuramente MB, ma si può ancora distinguere lo stemma di Jersey con i tre leoni passanti, praticamente identico a quello inglese. Al dritto campeggia il volto di Vittoria, ma quello che colpisce è la ribattitura decisamente evidente: 1861. Avete mai visto qualcosa del genere? Quale motivo potrebbe celarsi dietro questa "ripetizione" dell'anno di coniazione che compare poco sotto? Un goliardico forse? O magari nasconde un senso più profondo, chissà una visita della regina sull'isola proprio nel 1861? Grazie a chi risponderà e un cordiale saluto Regium3 punti
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Buongiorno a tutti Pensavo di catalogare in collezione questa moneta SPL + nel chiedere un vostro parere in proposito, sollevavo un dubbio sui puntini consumati nella corona...vi è qualche esperto di questa tipologia? Grazie in anticipo per il vostro contributo. Peso 28,094 gr. diametro asse orizzontale 40mm, diametro asse verticale 39,65mm3 punti
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Interessante, sono certo che Songa saprà come sempre incuriosire chi (come il sottoscritto) non si occupa di monetazione antica e fornire precise informazioni agli specialisti. Mi permetto di ricordare che sono aperte le iscrizioni al CCNM per l'anno associativo 2026; il mio consiglio - specie per i nuovi soci - è di passare a iscriversi direttamente in sede, in modo da poter conoscere gli altri membri del sodalizio e di poter usufruire della biblioteca!3 punti
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Purtroppo è proprio così, oggi si tende a dare troppa importanza alle minime differenze,la colpa è del collezionista,il commerciante fa il suo lavoro,come ho scritto tempo fa se i collezionisti vogliono una variante e sono disposti a pagarla anche profumatamente allora i commercianti gliela danno,come fanno a dargliela? attraverso i cataloghi... Questo è un' ottimo suggerimento che ho adottato anch'io da tempo...3 punti
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Fai confusione. In primis con il termine VARIANTE noi definiamo la variazione o la modifica di alcuni elementi del conio, pertanto la variante di produzione, come dici tu, non esiste per definizione. I compilatori di cataloghi per onestà intellettuale si dovrebbero parlare di tipologia di produzione aspetto che, come il peso del tondello e il metallo usato, è puramente tecnico della produzione. Sono in pratica particolari metallurgici e non "artistici", come l'immagine riportata dal conio. La gerarchia di variante in realtà è abbastanza oggettiva da applicare: in valore assoluto, il ritratto è quello più difficile a variare ed è quindi più raro, lo stemma è più comune (ad esempio i pallini nello stemma portoghese), così come le varianti in legenda (lettere più grandi, più piccole, ecc) a queste si legano gli errori ma comunque è materia diversa dalla variante. Ovviamente non è voler mettere dei paletti, ma chiarire le cose e capire cosa cercare, serve consapevolezza anche in questo. Il senso di questo post è chiaro si è stabilito, prove alla mano, che la G in questione è dovuta a rottura del conio, pertanto non è una variante, ma un difetto di conio. Poi chi ha i suoi dubbi può osservare che la G appare improvvisamente e non ci sono "anelli mancanti" e tutto il resto. Si discute e non si fa il tifo da stadio. "Altrimenti tutto questo cercare, osservare, precisare, non avrebbe senso!" Guarda che molto spesso succede proprio questo, ho letto varie volte di voli pindarici senza senso che fanno cadere le braccia a terra. Parlo in generale eh, non ti sto accusando di nulla. Altro suggerimento, i cataloghi sono fatti per essere utilizzati e analizzati, con occhio critico, io solitamente prendo una matita e scrivo sopra le mie osservazioni/appunti, aggiungo varianti e ne elimino altre3 punti
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Tutto condivisibile! Mancano 2 punti per me importanti: 1) la numismatica DEVE continuare a formulare ipotesi ed a cercare di supportarle con informazioni e studi che possano andare a confermare quanto ipotizzato. Ben venga il confronto, lo studio dei documenti e delle fonti storiche. 2) la numismatica NON DEVE generare varianti, o non so cosa, solo per fini speculatori. Questa è la vera morte della numismatica! Ed in questa discussione, a volte, mi è parso di intendere che si voglia arrivare proprio ad esasperare la cosa per generare interesse intorno a monete senza infamia e senza lode e cercare di trarne maggiore profitto in maniera ingiustificata.3 punti
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Non mi sorprende troppo. Si parla spesso dell'impennata del prezzo dell'oro ma, percentuali alla mano, in un anno l'argento è aumentato del 173,5% mentre l'oro è cresciuto "solo" del 58% circa. Anche platino e palladio hanno fatto meglio: rispettivamente +129,5% e +74,5%. Proprio grazie all'aumento vertiginoso, sempre più compro-oro si stanno trasformando in "compro-argento". Personalmente, però, se devo essere sincero mi dispiace maggiormente vedere fusi dei servizi da tè o di posate di fine '800 che non monete (magari anche di dubbio gusto) realizzate negli ultimi anni...3 punti
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Buonasera...giustissimo fare una scala di importanza per le varianti, ma si tratta di qualcosa di molto personale ( nel senso che ogni collezionista decide cosa studiare, raccogliere e approfondire) e , sempre la scala, è dipendente dal tipo di monetazione. Oltretutto i punti sopraindicati si possono ritrovare, 1, 2 e 3 anche nella stessa moneta ...legenda diversa e simbolo, piuttosto ché ritratto di un tipo e legenda variata... Ancora... In "classifica" possiamo aggiungere le varianti per tipo di produzione, coniate o fuse! Ci sono i tagli impressi o i tagli non impressi! Il peso di certe coniazioni! Per alcune monetazioni ci sono i materiali...penso ad alcune monete in piombo ramato, altre in argento anche se dovrebbero essere in rame etc o ai falsi in ottone o altri materiali...la "storia" è complicata! L'importante è che la collezione sia voluta dal collezionista, studiata e consapevole! Il bello è anche questo! Numismatica lenta come scrive qualche altro lamonetiano e Aggiungo ancora Numismatica consapevole...non mi piace la Numismatica con i paletti! Il "non esiste" è, spero, volutamente provocatorio!? Numismatica che sia un piacere, un piacere della scoperta anche delle varianti più insignificanti! Insignificanti per @PincoLobu e importanti per @PallinoLobu , poi lo decide il mondo della numismatica, con i suoi circoli e approfondimenti, cosa resterà e cosa verrà dimenticato!? E certo non apprezzo una numismatica china alla speculazione dei venditori di varianti e nemmeno però a post che vorrebbero essere definitivi! Non esiste?!?Lasciamo spazio alla possibilità, alla ricerca e alla voglia di aggiungere tasselli, anche fosse solo la consapevolezza di un conio usurato e della sua storia. Altrimenti tutto questo cercare, osservare, precisare, non avrebbe senso! Cordialmente Cristiano. P.s. la variante G capovolta non ce l'ho in collezione, per quello che raccolgo io, non mi interessa, ma so che esiste in altre collezioni e tiene pure il naso alla Cyrano!3 punti
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No Lorenzo,sono state classificate varianti i tagli del collo,le dimensioni della testa, ciuffo alzato, ciuffo calato e cose simili,non capisco perché non si può definire variante un naso diverso dallo standard,a meno che tu non abbia trovato lo stesso profilo in altre annate... Ma poi si sta discutendo di una presunta variante di Ferdinando IV,cosa c' entra Ferdinando II, altrimenti allarghiamo a tutta la produzione napoletana,o no?...3 punti
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Dramma storico in atto unico di Cataldo Russo. Palazzo Granaio Ingresso libero, consigliata prenotazione tel. 320-2512997.3 punti
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@gpittini Direi che potrebbe trattarsi del tipo imitativo VLPP ipoteticamente derivanti dal celebre rovescio costantiniano VICTORIAE LAETAE PRINC PERP con le due vittorie che sorreggono uno scudo sopra un altare. Questo tipo emesso verosimilmente tra il 313 e il 320 dc è stato uno dei più copiati in assoluto del IV secolo. Spesso prodotte in aree di confine o in contesti dove la circolazione monetaria era insufficiente. Secondo le fonti maggiormente accreditate la probabile origine è di area balcanica/danubiana, ma ci sono stati ritrovamenti meno frequenti anche in Gallia e in Britannia. Il VLPP fu verosimilmente il tipo costantiniano più copiato a causa dell’ampia diffusione dell’originale e dall’iconografia relativamente semplice da riprodurre. Le imitazioni VLPP sono classificate in 4 gruppi, tale suddivisione pur non essendo uno standard accademico è una convenzione abbastanza utilizzata da studiosi e numismatici. Direi che la moneta da te postata potrebbe essere ascrivibile al Gruppo 3 VLPP. Per comodità le caratteristiche dei 4 gruppi. Gruppo 1 - Le più vicine allo stile romano. Caratteristiche Ritratto proporzionato, quasi “di zecca”. Legende quasi corrette (VLPP, VLLP, VIC LAET PRIN PER). Altare e Vittorie ben riconoscibili. Peso e diametro vicini allo standard AE3. Dove prodotte Aree romanizzate con carenza di moneta: Balcani, Gallia, Britannia. Perché importanti Sono le imitazioni più “credibili”, spesso confuse con emissioni ufficiali. Gruppo 2 - Imitazioni stilizzate ma leggibili Caratteristiche Ritratto più rigido o semplificato. Legende con errori evidenti, lettere invertite o mancanti. Rovescio riconoscibile ma meno curato. Peso più variabile. Dove prodotte Zone periferiche dell’Impero, spesso lungo il limes. Perché importanti Mostrano la transizione tra imitazioni “buone” e imitazioni popolari. Gruppo 3 – Imitazioni barbariche vere e proprie Qui lo stile diventa decisamente non romano. Caratteristiche Ritratto deformato o “tribale”. Legende quasi sempre illeggibili o decorative. Le due Vittorie diventano figure schematiche. Altare ridotto a un blocco o a una linea. Peso molto irregolare. Dove prodotte Aree barbariche oltre il Danubio. Comunità locali che imitavano monete romane per necessità. Perché importanti Sono testimonianze dirette dei contatti economici tra Romani e popoli esterni. Gruppo 4 – Imitazioni degenerative / tardo-imitative Le più tarde e rozze, spesso prodotte quando il tipo VLPP era già fuori corso. Caratteristiche Ritratto quasi astratto. Legende ridotte a linee o punti. Rovescio completamente semplificato. Peso minimo (AE4 molto piccoli). Dove prodotte Aree rurali o tribali nel V secolo. Spesso trovate in tesoretti misti con imitazioni di FEL TEMP. Perché importanti Mostrano la “vita lunga” del tipo VLPP, imitato anche decenni dopo la fine delle emissioni ufficiali. allego alcuni esempi del tipo3 punti
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Buongiorno, direi piuttosto un follaro di Salerno a nome di Guglielmo duca (1111-1127). Al dritto il busto frontale di San Matteo fra S - M, al rovescio una croce con VI - CTO - RI - A nei quarti. Al momento non ho testi a portata per dare riferimenti, ma qui c’è un esemplare della stessa tipologia e in conservazione migliore: https://www.acsearch.info/search.html?id=6438822 P.S. la prima foto va ruotata di 180 gradi3 punti
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Hai assolutamente ragione. Nel nostro Paese molti la pensano come te: la cultura non dà da mangiare quindi non si investe su si essa e la si marginalizza. Questo lo fa la maggior parte della società, politica compresa.3 punti
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Salve @ARES III questo sito sta a 500 metri da dove lavoro e sono cresciuto..non è accessibile facilmente ma da fuori è uno spettacolo per gl'occhi. Pensare ,da quanto mi ricordo, è stata sempre un area recintata con fitta boscaglia e delle marane dove da piccoli andavamo a giocare a pallone e a catturare salamandre. 3 o 4 anni fa avevano deciso di bonificare l area per farne un parco ma... hanno trovato un muro...il resto è nelle foto che hai postato 😁3 punti
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Lo scudetto di Walsee è spesso ben visibile. Qui tre esempi con tre diversi simboli ai lati: Arka # slow numismatics3 punti
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Stessa cifra per un 1/2 sol 1769 zecca S (Reims) per Luigi XV di Francia, con legende leggibili ma non la parte centrale. In ultimo, non l'ultima comprata bensì l'ultima che mi fa piacere mostrare, un centavo argentino del 1888, annata non tra le più comuni.3 punti
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Questa pubblica di Filippo IV, ha fatto fino in fondo il suo dovere. Peccato non si leggono bene le sigle dietro il busto. Per completezza aggiungo le misure: 31mm di diametro per un peso di 11.30 grammi. Buona serata a tutti.3 punti
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@anto R grazie per lo spunto! Sì, la Biblioteca. Quest'anno verrà messa in bilancio una cifra (etta) (ma per noi qualsiasi cifra è importante) per l'acquisito di alcuni libri, proprio per rinnovare ed arricchire la biblioteca dei soci. Abbiamo un elenco di titoli possibili e il budget, quando avremo deciso i titoli vi avviseremo! La scelta infatti deve accontentare varie tipologie di studio e collezionismo.2 punti
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giusto per non farla sembrare una "verità rivelata" allego....2 punti
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Del resto, trovai anche le 1.000 Lire d'argento in circolazione nel 1970...2 punti
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Si comunica che vista l’ alta affluenza prevista il Convegno si terrà nella più grande e prestigiosa sala delle Accademie al piano terra, entrando a sinistra alle 10 precise di sabato 24 gennaio. Ultimi posti solo con prenotazione obbligatoria a : [email protected]2 punti
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Tutte le monete false che ho, le ho prese negli anni '70 al mercato rionale sotto casa come tappa buchi. Da anni le ho sostituite con esemplari autentici. Le 500 Lire del 1958 sono autentiche e valgono l'argento contenuto e cioè: 11 g. (peso moneta) x 0,835 (percentuale di Ag) x 2,60 (valore in € al g.) = 23,881 € (valore stimato oggidì). Naturalmente l'acquirente, se negozio (numismatico , comproro, ecc.) lo pagherà un po' meno... Perché possano avere un minimo di valore in più, devono essere attorno al Fior Di Conio (vedi sotto):2 punti
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Non la hai ancora comprata e pensi a quanto potresti rivenderla? Ti conviene decisamente altro per investire.2 punti
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Ciao, oggi condivido un denario di Gordiano lll con al rovescio la personificazione della Salute, dea propiziatoria e portatrice di buona salute e prosperità, molto venerata dai romani(RIC 129a). Non è un caso che posto l'ultima moneta dell'anno che ha la Salute raffigurata. Mi da l'occasione per augurare a tutti gli appassionati della sezione monete imperiali e del forum in generale un 2022 ricco proprio di salute(la cosa più importante) e prosperità, per tutti noi ed i nostri familiari, certo che il nuovo anno sarà migliore dei due maledetti che ci lasciamo alle spalle. Sereno anno nuovo a tutti noi e.... ad majora semper?. ANTONIO MM 20 G 2,982 punti
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Dimostra che la SIGILIAR è, addirittura, un tipo a sé2 punti
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i cataloghi hanno prezzi folli poi una moneta pulita così fdc?!? imparate a collezionare prima e a dare consigli sensati altrimenti fate come me e state zitti!!! mi trovo d'accordo col ilnumismatico che seguo e ammiro per molti pezzi della sua vecchia collezione2 punti
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No guarda, ti assicuro che nessuno regala nulla, né monete, né altro! Ripeto: queste son monete comuni dal costo contenuto. Le trovi belline anche nelle aste, ma se vuoi imparare devi importi di capire cosa a te piace senza invece fartelo dire da altri.2 punti
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Buongiorno, dhl trasporta monete in oro e le assicura per il valore dichiarato. Ho usufruito di questo servizio poco tempo fa. Ho spedito in Italia ma penso non ci siano problemi per l'estero se non i vari adempimenti doganali. Chiederei direttamente ad un dhl point a te comodo. Buona giornata2 punti
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Perchè dal 1935 avevano un sistema postale congiunto derivato dall'unione che formavano sotto il dominio coloniale britannico e continuarono con emissioni congiunte commemorative fino al 1976. I tre paesi avevano le loro emissioni separate che fino al 1976 ebbero validità anche in ognuno degli altri. Tutt'oggi hanno legami molto stretti fra loro e con altri paesi dell'area che si sono aggiunti dopo, con tanto di processo in corso per l'istituzione di un'unione monetaria. Se vuoi saperne di più sulla situazione odierna scorri il thread sotto dal primo post in avanti.2 punti
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Carissimi, Nel leggere certi pareri (che dovrebbero fornire aiuto tangibile a chi ne ha bisogno) mi cadono veramente le braccia! Poi mi dicono che sono tuttologo, sbruffone e antipatico. È vero: La verità fa male, ma se la volete, ecco come stanno le cose. Prima cosa: le monete non si possono comprare come fossero frutta in offerta al mercato (“mi da 2kg di mele e ci mette anche qualche odore?” - poi se vogliamo, la frutta, specie se in “offerta”, me la sono sempre scelta da me, che è sempre meglio ). @Ilnumisma, non puoi pensare di acquistare monete “tutte periziate fdc” macon “foto di pessima qualità”. È un ossimoro bello e buono! Altro punto nodale. Lo preciso per l’ennesima volta, sperando che venga recepito, almeno da coloro che tanto si prodigano tra benvenuti e suggerimenti vari: il cartellino con sigillo in bustina non rappresenta assolutamente una perizia (che invece è un’analisi di gran lunga più completa e approfondita, molto più onerosa sia in termini economici che di tempistiche di compilazione), ma solo un semplice parere di conservazione con cui il commerciante garantisce l’autenticità. Questa tipologia comprende monete comunissime ma tra le più belle che si possano trovare a prezzo molto abbordabile. Perché quindi, invece di acquistarle tutte insieme (fidandoti tra l’altro delle “pessime foto”), non cerchi invece di imparare a capire la qualità del metallo, apprezzandone l’integrità e la patina? (Integrità e patina… ci si potrebbe scrivere una piccola monografia!) Se la moneta è affetta da questo fenomeno ossidativo, non solo perderai “il valore della perizia” (che ora, spero, avrai capito essere marginale, tranne che per la garanzia d’acquisto nel caso di una restituzione entro i termini di legge), ma andrai ulteriormente a compromettere un metallo già compromesso di suo con un precedente lavaggio (è infatti questo che innesca poi il procedimento ossidativo). Ovviamente, tutto questo non solo incide sulla qualità della moneta, ma anche sul suo valore. Ultima cosa: lascia stare i prezzi dei cataloghi. Segui il mercato (tra aste pubbliche battute e online e le vendite concluse sui vari portali - ebay, catawiki) per farti un’idea dei prezzi reali in rapporto alla qualità. Diversamente, già te l’ho scritto, ci rimetterai di portafogli (e non credo che i soldi te li regalino) e di godimento (prima o poi). Capire l'effettiva qualità è fondamentale, perchè i prezzi riportati nei cataloghi vanno saputi anche interpretare in base alla qualità effettiva. Un esemplare come quello di seguito postato potrebbe costare anche più del prezzo di catalogo (infatti me lo sono tenuto, non l'ho venduto quando ho esitato la mia collezione). Un metallo vergine presenta un lustro integro, spiccato, graffiante! La patina poi è un aspetto indicativo di ciò e non un banale “surplus” che se c’è o non c’è non fa differenza. È vero che può essere un aspetto opinabile per quanto riguarda l’apprezzamento, ma la sua presenza ne impreziosisce di gran lunga l’appeal e ne avalla (soprattutto) la qualità. Ovviamente non è necessario essere fotografi per dimostrare che una moneta sia FdC. Ma conoscendo le peculiarità del FdC, si possono fare foto "brutte" ma che al tempo stesso evidenzino queste peculiarità (come questa di seguito, ad esempio). Ancora convinto che, sulla base di queste perplessità, sia un "affarone"?2 punti
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