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I contenuti con la più alta reputazione dal 03/03/26 in tutte le aree
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Ciao, I had previously posted my online version of Boehringer in another post, but I have now recently translated Tudeer. https://www.lelouch.net/articles/die-tetradrachmen-von-syrakus-signierenden-kunstler Additionally with help from @Deinomenid who has gathered the modern specimens, I have added modern images for the majority of dies in both Boehringer's and Tudeer's catalogs. https://www.lelouch.net/articles/die-tetradrachmen-von-syrakus-signierenden-kunstler-catalog Please let me know if you have any comments or anything. And if you own any coins from the time of the Signing Artists, feel free to post them8 punti
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Importante convegno di studi organizzato dall’Accademia Numismatica Italiana per la presentazione del libro sulle falsificazioni monetarie edito dalla stessa e che verrà presentato il 16 marzo 2026 nella splendida location della Sala della Lupa della Camera dei Deputati a Roma. Allegata locandina con programma e info per le prenotazioni.7 punti
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DE GREGE EPICURI La situazione italiana è quella descritta al post 16 da @mariov60. Detto questo, è evidente che ogni pubblicazione decide in modo autonomo come organizzarsi: la peer review è abbastanza complessa, richiede molti contatti autorevoli e anche un certo tempo, per cui solo le riviste molto consolidate sono in grado di utilizzarla. Di certo rappresenta un grande elemento di qualità. Oggi in effetti sulle riviste divulgative (che sono comunque necessarie e benemerite!) si legge a volte un po' di tutto, anche ipotesi fantasiose e per nulla scientifiche; ma chi legge deve usare spirito critico, se ne ha. Mentre le lamentazioni su "poteri forti" che avversano le tesi innovative sono, di solito, delle scuse di chi ha pochi argomenti validi.6 punti
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Segnalo l'uscita de "Venezia nelle sue monete. Storia potere e bellezza nelle monete della Serenissima" 796 pagine illustrato a colori 21 x 29,7 cm carta patinata opaca (115g) copertina patinata (300 g) plastificata lucida Punti di forza (almeno secondo me): Completezza assoluta: Copre l'intera monetazione veneziana, incluse le varianti più rare e meno documentate. Focus sulle Oselle: Una sezione vastissima (oltre 130 pagine) dedicata alle Oselle di Venezia e di Murano. Quotazioni Aggiornate: Valutazioni espresse in Euro per gli stati di conservazione MB e SPL, basate sul reale valore medio di mercato. Dettagli Inediti: tipologie ad oggi non inserite in nessun testo; ampio spazio dedicato alle contromarche (Genovesi, Papali, Ottomane, ecc.) e alle varianti di conio. il libro sarà disponibile alla vendita entro 3 gg nel sito dell'editore e successivamente reperibile sui principali store online (IBS, Libreria Universitaria, Hoepli, amazon, Feltrinelli,...)5 punti
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Salve , il mese scorso scrivevo questo titolo e un relativo breve articolo nella Sezione di Bibliografia Numismatica citando questo vecchio libro del 1991 scritto da Giuseppe Pensabene , pubblicato dalla Gangemi Editore . In prima pagina viene riportato un medaglione aureo di Augusto del peso di quattro aurei che piu' o meno dovrebbe corrispondere ad un peso di circa 28 grammi . Dato che il libro sopra citato vietava di riprodurre qualsiasi pagina se non dietro autorizzazione , ho chiesto alla Gangemi il permesso di trascrivere la storia di questo aureo riportata alla pagina 100 del volume . La casa editrice Gangemi mi ha risposto concedendomi questa possibilita' , quindi un grosso Grazie per il permesso ottenuto . Scrivo questo Post nella Sezione Monete Romane Repubblicane sebbene l' Aureo sia stato emesso circa tra il 2 o 4 a.C. quando Ottaviano era ormai Augusto , come riporta la moneta nella legenda del dritto , ma la storia di questo aureo inizia quanto Ottaviano non era ancora Augusto , infatti la moneta fa riferimento alla guerra di Cesare Ottaviano contro Sesto Pompeo , cioe' nei 7 anni che vanno dal 43 a.C. al 36 a.C. La pagina 100 del libro citato : "Per la monetazione abbiamo un medaglione d' oro (multiplo di quattro aurei) coniato da Augusto per commemorare la vittoria di Naulocu su Sesto Pompeo , conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli . Fu rinvenuto a Pompei nel 1759 . Al dritto il ritratto laureato di Augusto colla legenda DIVI F. PATER PATRIAE AUGUSTUS (figlio del divo Giulio padre della patria Cesare Augusto) . Il titolo di "padre della patria" gli fu attribuito il 2 a.C. Al rovescio e' la raffigurazione di Diana coll' arco venerata sull' Artemisio presso Milazzo , alla cui protezione Augusto attribuiva la vittoria . Nel campo della moneta e' ricordata la XV acclamazione imperatoria e sotto la legenda SICIL (Sicilia) che ricorda il luogo della battaglia . La data stessa della conazione e' eloquente . A distanza di tanti anni la battaglia navale di Nauloco era ricordata tra gli avvenimenti piu' importanti della vita di Augusto . Vedere le due facce del medaglione in copertina . Sesto Pompeo e' ancora oggi di attualita' . Nelle valli di Comacchio e' stata recentemente portata alla luce un' imbarcazione romana . E' chiamata la nave di Valle Ponti ed e' conservata nel Museo Archeologico di Ferrara . La scoperta e' stata importante perche' con un carico di oggetti quasi intatti . Tra l' altro un centinaio di lingotti in piombo marcati col nome di Agrippa . Di monete si e' trovato solo un Asse di Sesto Pompeo . Anche dal confronto degli altri oggetti rinvenuti deve trattarsi dell' epoca di Cesare Augusto (Ottaviano) e di Agrippa al tempo del Bellum Siculum" Questo Medaglione e' stato preceduto da altri Aurei e Denari con precedenti acclamazioni imperatorie : IMP X , IMP XII e con alcune lievi differenze nell' iconografia dei rovesci . In prima foto e in prima pagina di copertina del libro citato , il Medaglione d' oro trattato , in seconda foto un Aureo simile al Medaglione .5 punti
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In un documento della zecca di Bologna del 1811 è riportato chiaramente l'invalsa pratica della limatura dei tondelli per le monete da 1 lira di Napoleone I. Nel documento si può leggere come si raccomandasse - oltre che a limare con cura i tondelli, cosa che non sempre avveniva - di imprimere il conio del dritto sul lato del tondello non limato, mentre lo stemma su quello limato così che il lato con l'effigie avesse un aspetto più gradevole. Fonte: Giovanni B. Vigna, Michele Chimienti, Guglielmo Cassanelli, "monetazione ed errori di zecca a Bologna nel periodo napoleonico", BCNP, III, 2016, p. 72.5 punti
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Di questo grano del 1815, a differenza del grano del 1814 del post #1568, purtroppo ho dimenticato a fare la scansione prima della pulizia, immaginatela interamente nera come quelle macchie che sono rimaste e che non vanno via. E' rimasta in ammollo per quasi 4 mesi. I rilievi mi sembrano buoni, credo che sia pericoloso andare ad intervenire specificatamente punto per punto in tutte quelle piccole zone nere, va bene così.5 punti
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Buongiorno monetiani , lo so sto diventando grave , mi piacciono sempre più oltre alle monete anche le medaglie in argento e non . Vi mostro la mia ultima acquisizione: Stato Pontificio, PIO IX, MEDAGLIA ANNUALE IN ARGENTO, 1861 AN XVI, Contro i nemici dello Stato Pontificio, Opus Carlo Voigt. Vi chiedo cosa ne pensate della medaglia in questione e in generale quale è la Vs.preferita di Pio IX e il perché, che magari traggo spunto per metterne nel mirino un'altra. Grazie in anticipo e buon lunedì.4 punti
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Buondì oggi ciotola da 2 euro... La vedo molto rosata... ne esistono copie? Per voi è vera?4 punti
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Buon giorno @ggpp The Top Il ruolo della revisione tra pari è essenziale per garantire la qualità della pubblicazione. Mi stupisce e non poco che alcune riviste non ne facciano uso. Immagino che in questi casi il ruolo di revisore sia implicitamente assunto dall'editore, ma è chiaro che in questi casi viene proprio meno il concetto di delega a persone terze del processo di revisione, con tutta una serie di rischi a cui si può andare incontro, in primis, il conflitto di interessi (se l'editore conosce l'autore dell'articolo, potrebbe fare più fatica a rifiutare una tesi mal posta). Detto questo, mi sembra di leggere un po' di confusione in quello che è il ruolo del revisore. Il ruolo fondamentale del revisore è quello di verificare che il metodo utilizzato (scientifico e filologico) sia coerente e adeguato a supportare le conclusioni riportate dall'articolo. Se lo è, l'articolo può essere pubblicato (magari con minor revisions per migliorare la comprensibilità del lavoro). Se i metodi sono inadeguati o incoerenti con le conclusioni, l'articolo DEVE essere rifiutato ( qualora il revisore veda comunque delle potenzialità può chiedere Major revisions per salvare il salvabile). In conclusione, il revisore non entra nel merito della tesi dell'articolo (la tesi può anche risultargli odiosa, ma se è ben supportata l'articolo deve essere pubblicato), quanto del metodo con cui la tesi è dimostrata. Se il metodo è del tutto inadeguato, l'articolo va rifiutato.4 punti
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Concordo con Luciano e Andrea. La monetazione veneziana è immensa e la primissima cosa da fare è documentarsi e leggere, leggere, leggere. Poi però bisogna fare una scelta su cosa collezionare. Essendo un universo, è necessario focalizzarsi su una tipologia, o un periodo storico, o un tema. Altrimenti secondo me si sente (e lo ho provato, così come molti di noi) come una sensazione di lotta contro i mulini a vento. Nemmeno il Re e Papadopoli riuscivano a completare le loro collezioni, figuriamoci noi. Quindi, dopo aver letto le opere fondamentali (Papadopoli in primis, Montenegro e CNI) ma anche le millemila "specifiche" su determinati argomenti, devi capire cosa ti attrae di più. A partire dal periodo storico (Venezia è stata zecca per un millennio), dalle innumerevoli ramificazioni (moneta bassa, moneta alta, oselle,medaglie, possedimenti, ossidionali, contraffazioni, imitazioni, e chi più ne ha più ne metta), dall' interesse o meno del lato artistico/incisorio, nondimeno dalla possibilità economica. Non è una zecca "facile" da approcciare, tutt'altro. Comprende una serie di nozioni da conoscere e seri rischi di depressione numismatica (io che faccio possedimenti e ossidionali ne so qualcosa). Si rischia anche, data la vastità, una specie di sindrome di Stendhal. Ma una volta che ci entri, ti rimane per la vita. Concludo ripetendo che bisogna Leggere. A tale proposito, oltre ai testi storici, so che il nostro comune amico @ak72 sta sfornando una serie di pubblicazioni che via via coprono le numerose branche della numismatica veneziana. E soprattutto una visita al museo Correr è obbligatoria. Gigi4 punti
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Per quanto riguarda Bologna la moneta non esiste. Questo quanto apparirà in una prossima pubblicazione: "Serafini, ripreso da Muntoni, descrive un esemplare per Bologna da 20 baiocchi riportante l’anno 1836-V: in realtà tale moneta non risulta presente in nessun’altra raccolta (probabile refuso) e in zecca di Bologna non sono mai pervenuti o stati inventariati conii di rovescio recanti l’anno 1836: riteniamo pertanto che essa non sia esistente." Sono molti gli errori numismatici che si sono propagati per il "passaparola" o lo scopiazzamento tra cataloghi. E' poi vero che non si può sapere tutto e che bisogna appoggiarsi ad alcuni Autori, e che se questi sbagliano l'errore si perpetua. Il "... non si sa mai ..." ha fatto sì che fantasmi numismatici siano stati trattati alla stregua di pezzi rari, in genere indicando una rarità generica. Nell'Ottocento, poi, alcune falsificazioni d'epoca di fantasia riempivano i vuoti "di zecca": ad esempio, sempre per parlare di "papetti" e di Bologna, la monetazione di Pio IX successiva alla Repubblica Romana, vede molte monete "tramandate dai sacri testi" (qualcuna anche presente nella CR) come false o inesistenti: --- 1849 IV --- --- Verosimile falso d’epoca --- 1850 IV --- --- Verosimile falso d’epoca o contraffatto --- 1851 V --- --- Verosimilmente inesistente o falso --- 1851 V --- --- Al diritto ANN • V •; verosimilmente inesistente o falso --- 1852 VII --- --- Verosimilmente inesistente o falso D'altra parte le soprastanti monete, mancando gli originali, all'epoca non potevano neppure essere considerate dei falsi ...4 punti
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Salve, segnalo : Il tesoretto di monete del Vicereame di Napoli nel Museo archeologico nazionale di Taranto (XVI-XVII secolo) a cura di Alberto D’Andrea e Giuseppe Sarcinelli testi di Alberto D’Andrea, Gianluca Mandatori e Giuseppe Sarcinelli Lo studio è dedicato ad un nucleo di monete d’argento emesse a Napoli durante la dominazione spagnola, tra il XVI secolo e il primo terzo del XVII. Anche se le monete soffrono di una grave carenza di informazioni relativamente al sito di rinvenimento, se ne possono tuttavia ricavare dati molto importanti. Il primo fra tutti risiede proprio nella composizione dei nominali: la totalità di tarì ci conferma un dato finora solo ipotizzato, ovvero che gli scudi ed i mezzi scudi venissero utilizzati solo per grandi transazioni economiche, mentre il tarì rimaneva il nominale più utilizzato per il commercio quotidiano (almeno come nominale maggiore), e questa sua grande accumulazione deve essere stata effettuata, probabilmente, o da un ricco mercante, o da un possidente terriero lontano però dalla nobiltà. Filippo Paruta, nella sua opera Della Sicilia descritta con medaglie (1612), narra che nella sua isola, all’inizio del XVII secolo, circolavano ancora tante monete in argento dei predecessori, fino ad arrivare ai pierreali aragonesi del Quattrocento. La composizione del tesoretto descritto in questo libro conferma la stessa realtà anche nella parte continentale del Regno, con tarì che vanno da Carlo V fino a Filippo IV. Sul motivo per cui fu occultato, invece, rimangono solo mere speculazioni intellettuali, anche comunemente le principali ragioni per tali occultamenti restano due: guerra imminente o deposito temporaneo per usi futuri. In entrambi i casi chi occultò queste monete non ebbe poi più modo di recuperarle, regalandoci così un grande spaccato su una pagina storica del XVII secolo. 136 pagine a colori, formato foglio A4 € 40,00 https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.edizionidandrea.com/&ved=2ahUKEwiQx5LBrYSTAxXhxQIHHQS2GOoQFnoECB8QAQ&usg=AOvVaw1rZx26Hvtxi2vmuYN3LTiz4 punti
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Ciao, « Barbarica » è in questo caso un termine fuorviante: la maggior parte delle imitazioni del III secolo sono produzioni di officine artigianali in territorio romano. Si parla di “imitazioni barbariche” a causa dello stile rozzo di alcune, ma la loro qualità è in realtà molto variabile. La lega degli antoniniani ufficiali sotto Claudio II era già così povera di argento (inferiore al 5%) che lo scopo non era, come in altri periodi, realizzare un profitto sostanziale, ma di rispondere a un bisogno di piccolo numerario. Grazie @Flavio_bo Il problema è che Markl non descrive i rovesci e rimanda a numeri del Cohen… che non corrispondono a questo rovescio Providentia (cita i Cohen 152, 158, 160, 162, 165, 168, mentre i rovesci Providentia di Claudio II sono repertoriati nel Cohen dal 218 al 238). Da ciò non si può ricavare molto. Esempio con la pagina 392: https://archive.org/details/numismatischezei16stuoft/page/392/mode/2up Resta comunque il fatto che Cohen cita un antoniniano (Cohen 225, Museo di Le Mans), con la titolatura IMP C CLAVDIVS AVG e il rovescio Providentia che tiene uno scettro e un globo, che potrebbe essere un ibrido ufficiale. Lo stile di questo antoniniano di ebay Germania con titolatura corta non rimanda né a Roma né a Siscia, ma è di ottima fattura. Non si può escludere completamente che provenga da conii ufficiali. Questo antoniniano di Lucernae mi sembra invece, come quello di @latino , una produzione di una zecca irregolare, in particolare per la legenda di rovescio: Ecco invece un ibrido di conii ufficiali con un rovescio di Gallieno, DIANAE CONS AVG: https://www.acsearch.info/search.html?id=55768813 punti
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Ciao a tutti, presento una nuova entrata, decisamente migliore di quella del 1802 presentata tempo fa (link sotto), per i miei standard la considero veramente bella. Possedevo questa di seguito, non colleziono le varie date, la mia raccolta è tipologica, ma ho deciso di non sostituirla con il nuovo ingresso, le terrò entrambe3 punti
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Buonasera a tutti Vi presento una moneta di 25 centesimi 1902 della mia collezione .3 punti
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Buongiorno a tutti. Stavo pensando che a parte pochissimi casi (forse solo la rin? perdonerete la mia ignoranza), le riviste numismatiche italiane mancano di una peer review. Sul forum stesso molte volte si è parlato di pubblicazioni piene di ipotesi, alcune strampalate ed altre più fondate, alcune col tempo sono state confermate ed altre smentite, o di altre pubblicazioni con di interpretazioni documentali fedeli al testo del documento ed altre con interpretazioni più libertine. Volevo quindi confrontarmi con voi e chiedervi, secondo voi servirebbe un maggior controllo verso quello che viene pubblicato o sarebbe sbagliato negare la libertà di formulare ipotesi? Se la risposta è positiva vi chiedo inoltre due cose: chi vuole presentare un'ipotesi dagli altri ritenuta fantasiosa, in che luoghi potrebbe/dovrebbe farlo? E poi la domanda più complessa, come si fa a strutturare una peer review che sia affidabile? Credo che un team di esperti costi e poi c'è anche un fattore importante nella numismatica: non si può essere tuttologi! Se la teoria è molto vaga lo può capire chiunque che è lontana dal vero, ma se fosse basata su documenti interpretati male (ma non malissimo), allora soltanto chi conosce bene la monetazione (e la documentazione inerente) potrebbe capire le falle presenti nell'articolo o il cherry picking* se presente. D'altronde impedire la pubblicazione di ipotesi libertine potrebbe portare a contesti in cui l'autore più aperto di mente dica di essere bloccato dai poteri forti e di non poter pubblicare scoperte scomode (come dichiarano alcuni personaggi di un certo tipo in ambito medico o scientifico). Magari è più giusto far pubblicare tutto e poi "lasciare ai posteri l'ardua sentenza", ovvero lasciare il giudizio al lettore (che si farà una sua idea) ed allo studioso che deciderà se citare o meno determinati approfondimenti nei suoi lavori? *il cherry picking consiste nel riportare intenzionalmente soltanto i dati e le informazioni che confermano una propria tesi, ignorando deliberatamente tutto il resto o le fonti che dicono il contrario.3 punti
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Ciao @santone sembra ma non è... AMAΣΤΡEΩN è un bronzo di Amastris in Paflagonia. https://www.acsearch.info/search.html?term=Amastris+ae+aegis&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=03 punti
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Le riviste italiane che applicano la peer review e che risultano indicizzate nei principali database accademici sono: Rivista Italiana di Numismatica (Società Numismatica Italiana) Dialoghi di Numismatica (Università degli Studi di Salerno) Bollettino di Numismatica (Portale Numismatico dello stato) In lingua italiana vanno ricordati anche i Quaderni Ticinesi di Numismatica e Antichità Classiche. Le riviste divulgative applicano una loro selezione dei contributi proposti, più o meno spinta, e posso testimoniare che in fase di correzione e impaginazione vengono spesso discussi metodi, contenuti e conclusioni. Mario3 punti
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Non basta. Uno dei vizi più consolidati dei ricercatori che non amano applicare un metodo scientifico, oltre alle fantasiose interpretazioni, è quello di far riferimento e citare solo dati e documenti che confermano le proprie tesi e ignorare i dati e i documenti in grado di confutarle. Affidarsi ai soli riferimenti presi in considerazione e riportati in bibliografia vuol dire, quando e se correttamente letti e compresi, percorrere il sentiero tracciato dall'autore indipendentemente dal suo rigore; la competenza del referee sarà fondamentale proprio per capirne ed evidenziarne eventuali vizi metodologici, dalle errate letture dei documenti citati all'incompletezza della bibliografia analizzata e citata. Mario3 punti
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Oggi è spuntato dalla ciotola questo tondello che a primo acchito mi è sembrato un soldo di Pio IX, del resto ne condivide pure il diametro, invece girandola mi è apparso questo: Una piccola medaglia papale comune senza data, ma dalla commemorazione risulta essere il 1867, l'ho trovata anche nel sito: 18° C del Martirio SS. Pietro e Paolo -B4 Gli è stato tolto l'appiccagnolo rendendo piuttosto liscia la parte interessata, la volevano usare come soldo? e chi lo sa? Non colleziono medaglie, ma per un euro non potevo lasciarla lì.3 punti
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Buongiorno, 163S, pag. 238 n.106 magliocca. Stessa disposizione della data. 1635 e concordo. La sigla O/C starebbe (uso il condizionale, perché non si vede) nella parte schiacciata, nel dubbio io direi che la sigla in origine c'era, non escludo che da vivo qualcosa si intravede. Il simbolo a prima vista sembra un bucranio, ma non essendo mai apparso lo escluderei, potrebbe essere "animale" che sembra il più simile. Ma in questo caso non riesco a fare ipotesi. Però la posizione del simbolo non è censita3 punti
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Buona sera a tutti, @Ale75 @Ulpianensis avete centrato tutte le criticità legate ad una identificazione complicata come questa, la moneta è sinceramente malconcia ma credo che l'errore sia considerare la parte argentata come superficiale, in realtà è sottostante e ricoperta da una ossidazione grigio scura, le lettere anche se apparentemente pasticciate sono tutte al proprio posto, questo è un dubbio che ho avuto anche io perché le pseudo legende sono una discrimine per distinguere falsi da buoni oltre all'aspetto generale. Un punto a favore della sua bontà sono quei segni semicircolari (detti tecnicamente supercusum) altro non sono che tracce lasciate da un martello a testa tonda usato per allargare e correggere il tondello prima della coniazione, che tra l'altro rendono ancora più difficile la lettura. Saluti Giovanni.3 punti
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Condivido questo annullo fatto con affrancatrice automatica in occasione della mostra internazionale del francobollo sportivo marzo 19523 punti
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Buonasera a tutti, non so se è la Sezione corretta per chiedere informazioni su questo riconoscimento del "Real Istituto d'incoraggiamento alle Scienze Naturali" Nel caso non lo fosse chiedo cortesemente al @CdC di spostarlo. Chiedo cortesemente di poter avere più informazioni sul sigillo in ceralacca e sul "giovine de Principi di Canosa" ....D. Fabrizio Capece Minutolo. La data del documento è 27 Aprile 1816 Un Grazie a chi mi aiuterà nella ricerca.3 punti
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A me fa sorridere quando leggo di utenti che danno degli speculatori ad altri semplicemente perchè ponderano gli acquisti in base alla tiratura, alla tematica, alla tipologia o al metallo a discapito del "collezionista" che compra per pura passione senza stare a valutare perdite, o rivalutazioni in positivo. Ho letto in alcuni commenti di gente che minacciava di vendere tutta la propria collezione perchè stufa e demoralizzata di non essere riuscita a prendere il pezzo desiderato alla fonte in emissione... e questa gente si può definire "collezionista" invece? Che alla prima difficoltà molla tutto e fa come la volpe con l'uva? Poi permettetemi una valutazione: ci sarà sempre chi critica... sia se fanno 50000 tiratura per una moneta (e direbbe che IPZS ha toppato in pieno con tutto l'invenduto e una moneta che nel mercato secondario si trova a meno del prezzo di emissione) sia se ne fanno 100 tiratura (e direbbe che va tutto in mano a speculatori e IPZS non permette equità di possibilità di acquisto e si rosica non avere la moneta con forte domanda e poca offerta, di potenziale valore crescente in collezione). Concludo dicendo che la numismatica è un bene voluttuario, non ci è stato imposto dallo Stato come tassa di comprare monete da collezione nè tantomeno dal medico. Chi lo fa è perchè evidentemente ha un budget (variabile in base alle disponibilità) di cui può fare a meno per soddisfare e alimentare una passione... se anzichè 32 euro, ad un giro tocca sborsare 100 euro in più sul mercato secondario, non penso mandi sul lastrico l'appassionato, più che altro lo fa rosicare... e questo sempre perchè uno non dovrebbe fare acquisti pensando al guadagno o alla perdita di soldi vero? E soprattutto si pretende di avere diritto a tutto, manco fosse regolamentata dalla costituzione la vendita delle monete...3 punti
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Ciao. Trovo curioso che questa dichiarazione la debba rendere chi ha acquistato la moneta e non chi l'ha venduta. M.3 punti
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Grazie alla data del certificato (27 aprile 1816), possiamo fare insieme un bel ragionamento sullo stemma del sigillo in ceralacca, magnifica testimonianza di un uso araldico "intermedio" (come sarà più chiaro dalla rapida cronologia degli avvenimenti). Fino a maggio 1815 il Regno di Napoli fu sotto il dominio napoleonico per nove anni scarsi, durante i quali i nuovi regnanti ebbero modo di dotarlo di almeno due stemmi diversi (vado a memoria, mi pare siano stati "soltanto" due, numero comunque elevato per un così breve lasso di tempo). Nel maggio 1815 l'appena restaurato Regno di Napoli tornava ai Borbone dopo gli anni di dominio napoleonico. Nel dicembre 1816 sorgeva il Regno delle Due Sicilie, sempre dei Borbone, che il 21 del mese firmavano il decreto di istituzione del nuovo stemma, diverso da questo del timbro (ne trovate il disegno in rete con estrema facilità, essendo inoltre utilizzato tuttora dai movimenti simpatizzanti filoborbonici). Ignoro se il Regno napoletano durante quei 19 mesi emise normative specifiche in materia araldica, ma reputo che rimase formalmente senza stemma ufficiale e quindi, conseguentemente, è verosimile che continuasse a vigere lo stemma borbonico tradizionalmente noto. Leggo lungo la cornice circolare dell'impronta la scritta REAL ISTITUTO D'INCORAGGIAMENTO, che dimostra di chi sia il timbro: un Ente regio (quindi "pubblico") che il link reperito dal buon Petronius indica nato sotto i Bonaparte sulle ceneri di un altro Ente borbonico di diverso appellativo e limitata vita (1780-1788). La stemma dà quindi per sicuro che questa matrice sigillare non è stata creata fra 1806 e 1815, dal che restano due possibilità: - che risalga al periodo 1780-1788, e che post 1815 le sia stata cambiata la scritta; - che sia stata approntata fra maggio 1815 e aprile 1816, magari utilizzando materiali preservati o ereditati dalla zecca borbonica anterivoluzionaria. L'ottima qualità dell'impronta testimonia il non elevato uso del timbro, circostanza che purtroppo depone a favore di entrambe le possibilità. Rimane la forte curiosità di sapere se e cosa l'Ente avesse usato durante il novennio napoleonico. Non ho sott'occhio le monete napoletane borboniche di fine Settecento, e non voglio togliere agli amici esperti in materia il piacere di confrontarne gli stemmi con questo: sono convinto che (al netto degli errori araldici, che so abbondanti e frequenti sulla monetazione) li troveranno identici, o quasi.3 punti
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E' un brockage autentico che ha circolato molto. Con la circolazione la parte in positivo e in rilievo si consuma molto di più rispetto alla parte in negativo e in incuso perchè è evidentemente più esposta al contatto. La faccia in incuso è meno esposta al contatto e si conserva meglio. Situazione tipica per i brockage di quel periodo. In quegl'anni gli errori su monete spicciole (brockage, monete decentrate, etc.) circolavano normalmente.3 punti
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Ciao a tutti, posto questa cartolina di Fiume animata che per me è una bella cartolina. Volevo avere un parere sulla cartolina e anche sul francobollo con dentellatura strana in basso. Grazie.3 punti
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Salve, segnalo : https://www.academia.edu/164939293/Un_rarissimo_quattrino_aquilano_di_Renato_dAngiò3 punti
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Condivido questa nuova busta che entra in collezione. Busta affrancata con 50c. con effige di VE III e 1L. posta aerea serie pittorica, annullo PM 55 assegnato alla Divisione Sabauda, che comprendeva 46° e 60° fanteria, 3° bersaglieri, 16° artiglieria; alla data della lettera l'ufficio si trovava ad Addis Abeba.3 punti
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Complimenti a voi per rendere la divulgazione della numismatica presente giustamente anche in Calabria ! Bravi !3 punti
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Buonasera, interessante il bollo tondo riquadrato Ambulante Belluno - Venezia, i bolli TR Ambulanti sono sempre interessanti, saluti2 punti
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Ciao @Ajax...che brutte foto... comunque dovrebbe essere un AE3 SPES REIPVBLICE di Giuliano II da Cesare. https://www.acsearch.info/search.html?term="Spes+reip*"++iulian+nob&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=02 punti
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Riccardo Martina, La monetazione dei Reali Presìdi di Toscana, Edizioni D'Andrea, 2026.2 punti
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Rocco, ti spiego perché ho parlato di "animale" per quanto riguarda il simbolo presente sotto il busto. Mi è sembrato di individuare due animaletti, tipo piccoli serpentelli, l'uno a destra e l'altro a sinistra, con la testa fornita di piccole corna o piccole antenne. Chiaramente si tratta di una mia interpretazione, ma ogni tanto è bello liberare la propria fantasia. Ti allego un foto. Ciao.2 punti
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Ciao a tutti 🙂. Il periodo a cui appartiene la moneta lo conosco molto superficialmente ma da una prima impressione mi sembra un'imitativa, almeno questo mi comunica l'etnico delle legende e la personificazione sul rovescio molto stilizzata che non riesco ad individuare. Il ritratto invece mi sembra abbastanza consono. Attendo volentieri come voi ulteriori interventi NUMISMATICI da parte degli esperti del periodo 🙂.2 punti
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Ciao esatto è lei avevo tentato di leggere il R/Marte con elmo, lancia e scudo e, ai suoi piedi, una corazza; la legenda dice IMP II F P M TR P IIII COS II P2 punti
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Non è sufficiente che una tesi sia corredata di documenti, è necessario anche rispettarli quei documenti evitando di far dire loro ciò che non dicono e inventarsi interpretazioni quantomeno acrobatiche... l'arrampicata con le ventose sugli specchi è meglio lasciarla agli spensierati ricordi dei gustosi giochi senza frontiere, risparmiamo la numismatica dalle avventure più o meno circensi, sicuramente divertenti, ma poco adatte a tale contesto...2 punti
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L' affrancatura è Commemorativa.. veniva apposta durante la fiera per commemorare l'evento presso l'ufficio postale distaccato alla mostra. In Italia furono introdotte dal 1927, si potevano utilizzare per la posta ordinaria e per le raccomandate, ma non potevano essere utilizzate per soddisfare l'importo dei servizi speciali accessori, i quali obbligatoriamente dovevano essere affrancati con i francobolli a loro dedicati (posta pneumatica, espresso, posta aerea), . Le impronte sono comunemente definite dai collezionisti col nome di "rosse". Tale sistema era utilizzato (e lo è tuttora) dai grandi utenti del servizio postale che potevano controllare meglio la spesa postale, evitare l'approvigionamento dei francobolli ed anche evitare i piccoli furti dei valori effettuati dai dipendenti aziendali (e la Posta risparmiare l'aggio ai rivenditori e le spese di fabbricazione dei francobolli). L'impronta meccanica per le Poste Italiane doveva essere di colore rosso, era formata da un punzone di stato (fornito dalle Poste) che imprimeva il valore di affrancatura, da un bollo circolare datario (all'epoca anche con l'era fascista) con la località e dal numero della macchina; oltre a queste scritte obbligatorie si potevano personalizzare le impronte aggiungendo loghi, disegni e scritte pubblicitarie pagando il relativo onere di concessione annuale da versarsi all'amministrazione postale. In caso di alti valori di affrancatura si potevano applicare impronte multiple.2 punti
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Il 5 franchi del 1930 è una rarissima prova, o meglio dire un modello. https://it.numista.com/524146 Scorrendo in basso la scheda trovi l'indicazione di una vendita in asta per oltre 24.000 euro. Successivamente, dal 1931 come le tue, sono state coniate le stesse destinate alla comune circolazione, il loro indice di rarità è 5. https://it.numista.com/194 Se comunemente circolate solitamente il loro valore è legato al fino contenuto, magari inserisci le foto di quelle che ti sembrano in ottime condizioni. In ogni caso, l'indice (da 0 a 100) che utilizza il sito Numista è solo una stima sulla rarità di reperimento e tiene conto delle segnalazioni degli utenti registrati, in tanti hanno quella moneta e la segnalano sul sito? Sarà comune, in pochi l'hanno segnalata? Avrà un'ottima percentuale. E' un "numero" utile per farsi un'idea, ma nulla di più. Segui il consiglio di @sdy82 e apri una nuova discussione interamente dedicata alle monete da 5 franchi svizzeri che possiedi.2 punti
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Qui c'è la storia di tutta la famiglia Capece Minutolo https://www.nobili-napoletani.it/capece-minutolo.htm La famiglia annovera due Fabrizio, ed è curioso che siano stati, rispettivamente, il primo e l'ultimo principe di Canosa. Il primo Fabrizio (1684-1730), acquista il feudo di Canosa sub asta dai creditori della famiglia Affaitati nel 1704, per la somma di 48.000 ducati; diventa Principe di Canosa con Privilegio del 3 luglio 1712. Il secondo Fabrizio, il nostro, nato nel 1791 e morto nel 1871 (all'epoca del documento aveva dunque 25 anni), risulta essere stato l'ultimo della famiglia a mantenere il titolo. Morto senza eredi diretti, questo fu conteso tra i suoi nipoti, i figli della sorella Rosalia e del fratello Enrico. Rosalia sposò Gaetano Pagano, marchese di Melito, e nel 1899 il titolo venne riconosciuto alla famiglia Pagano. Queste sono invece le notizie sul Real Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali https://it.wikipedia.org/wiki/Reale_Istituto_d'Incoraggiamento_di_Napoli Il sigillo rappresenta probabilmente lo stemma dell'Istituto, ma non ho trovato immagini, proviamo a chiamare @Corbiniano Infine, per quanto riguarda la giusta sezione, può senz'altro restare qui, a meno che tu non voglia trasferirlo in quella delle monete delle Due Sicilie, dove, pur non avendo a che fare con la numismatica, potrebbe, forse, trovare maggiore attenzione da parte degli ineressati alla storia di questa parte d'Italia. petronius2 punti
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Ho agito con coraggio spacchettando tutti i miei argenti. Ho notato che su quelli periziati l’effetto colla era addirittura più accentuato. Domani proverò a fare un lavaggio con acqua distillata e sapone neutro come consigliato. Sperando di non fare disastri vi aggiornerò.2 punti
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Concordo con @Pontetto, le monete in argento poi, andrebbero fatte patinare senza plastiche, appoggiate sui vassoi di velluto e girate ogni tanto.2 punti
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Due donne per una Lady Come per molte altre monete americane, ci si è chiesti se la Lady Liberty del quarto di dollaro raffigurasse una persona reale, e chi, o fosse solo frutto della fantasia di McNeil. In verità, fino ai primi anni '70 del secolo scorso, non c'erano molti dubbi al riguardo. Tutti erano convinti che "la Ragazza del Quarto" (The Girl on the Quarter), indicata con tale appellativo già nell'aprile 1917 dal Brooklyn Daily Eagle, fosse Doris Doscher, un'attrice di film muti e di alcune commedie a Broadway con il nome di Doris Doree. Fu anche una delle prime esperte di fitness, scrivendo una popolare rubrica sull'argomento e parlando spesso di cultura fisica per le donne. La vediamo in tale veste nell'immagine a sinistra, mentre a destra è in posa come nella moneta in una foto pubblicata dal giornale sopracitato nel 1928. La Doscher lavorò anche come modella di scultori, posando in momenti diversi per Herbert Adams, Daniel Chester French e Karl Bitter, che la ingaggiò per realizzare la sua Pomona in cima alla fontana di fronte al Plaza Hotel di Manhattan. Bitter morì nel 1915, prima che l'opera fosse completata, e il compito di ultimarla ricadde su Isidore Konti. MacNeil e Bitter non erano solo artisti di talento, ma anche amici intimi e fu probabilmente tramite lui che Hermon si rivolse a Doris Doscher. Poi, nel 1972, due anni dopo la morte della Doscher (che dunque non seppe mai di avere una "concorrente"), una donna di 92 anni, Irene MacDowell, si fece avanti sostenendo di essere stata lei la modella di McNeil per il quarto. Sicuramente i due si conoscevano, poiché Irene era la moglie del partner a tennis di McNeil, un caro amico di famiglia. La MacDowell disse di aver posato per 10 giorni per il disegno della moneta, poi smise a causa delle obiezioni del marito Tutte le parti coinvolte, concluse, decisero di mantenere la cosa segreta E così oggi, salomonicamente, si ritiene che entrambe le donne, Doris e Irene, siano state di ispirazione per la Lady. Di Irene MacDowell non ho trovato foto, ma pare fosse stata la modella di McNeil anche in precedenza, per la figura della Vittoria del Soldiers and Sailors Memorial di Albany (NY), ultimato nel 1912. petronius2 punti
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