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I contenuti con la più alta reputazione dal 01/25/26 in tutte le aree

  1. Buongiorno volevo mostrare una mia nuova aggiunta alla mia collezione di monete romane. Un aureo di Teodosio II (408-450) in oro 4,46gr. Conservazione SPL+/qFDC
    8 punti
  2. Ciao a tutti, vi allego la locandina della presentazione che discuterò Venerdì 13 Febbraio a partire dalle ore 20:30 presso il Circolo culturale di filatelia numismatica e militaria di Salò. Alessio
    7 punti
  3. Come non conservare queste splendide monete! Saranno pure comuni, ma vuoi mettere avere una bella serie di monete che han circolato nelle tasche dei nostri nonni e che fanno parte della nostra storia piuttosto che un asettico lingotto da investimento Bello anche averle in pila, così si apprezzano anche le diverse patine dell’argento
    7 punti
  4. Oggi vi presento questo denario imitativo, veramente ma veramente brutto, quindi rinnovo il consiglio alle persone suscettibili e agli amanti delle imperiali di non proseguire la visione. Grazie Regnum Barbaricum, Imitazione del Denario di Faustina II Dritto: Busto barbarico dell'imperatrice in drappeggio, rivolta verso destra, con una pseudo-leggenda lungo il bordo. Rovescio: Rappresentazione barbarica della dea in piedi verso destra, con una pseudo-leggenda lungo il bordo. Argento, diametro 16 mm, peso 2,51 g. https://www.numisbids.com/sale/10298/lot/6079 @Arka spero che ho tradotto bene.
    6 punti
  5. Intervengo solo per un commento generale. L'interazione tra i giovani che maturano le prime esperienze numismatiche e i numismatici più maturi è essenziale per creare la prossima generazione di numismatici. Sarebbe meglio un'interazione dal vivo, ma questo forum ha il pregio di azzerare le distanze e permettere ai giovani collezionisti di scambiare informazioni con collezionisti più attempati da tutta Italia. Magari alcune domande possono sembrare banali, ma questa è la vita. Ci siamo passati tutti .
    6 punti
  6. Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=1
    5 punti
  7. Sono impronte di mani di colore rosso cuoio, trovate in una grotta sull’isola di Sulawesi, in Indonesia: secondo i ricercatori, sarebbe una sorta di stencil poi rielaborato. Le impronte di mani sulle pareti di una caverna risalenti a 67.800 anni fa. È la più antica pittura rupestre dell’umanità, ne dà notizia la rivista «Nature», a partire da uno studio della Griffith University (Australia) realizzato sotto la guida di Maxime Aubert.Il ritrovamento è avvenuto nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Sulawesi, in’Indonesia, tra il Borneo e le isole Molucche.. Si tratta di una sorta di stencil di una mano che, secondo i ricercatori, è stato poi elaborato restringendo lo spessore delle dita in modo da creare l’impressione di dita più appuntire e di una mano che richiama un artiglio. Il disegno, riferisce Adam Brumm, uno dei coautori della ricerca, potrebbe simboleggiare l’idea che «esseri umani e animali fossero strettamente connessi, qualcosa che sembra già riscontrabile nell’arte pittorica primitiva di Sulawesi». Per datare i dipinti i ricercatori si sono basati su croste minerali che si erano formate sopra l’arte. In particolare è stata utilizzata la tecnica di datazione basata sugli isotopi dell’uranio, ossia di varianti di questo elemento con peso atomico diverso, applicata sia ai microscopici depositi minerali che nel tempo si sono formati sia sopra che sotto la pittura. Inoltre analisi applicate ad altri disegni presenti nella grotta hanno mostrato come il luogo sia stato utilizzato per la produzione artistica per un periodo eccezionalmente lungo, con pitture realizzate nel corso di almeno 35.000 anni, fino a circa 20.000 anni fa. Le impronte di color rosso cuoio prese in esame dai ricercatori indonesiani e australiani sarebbero state realizzate soffiando pigmento sulle mani appoggiate alle pareti della caverna, lasciandone così il contorno. Per gli studiosi l’isola di Sulawesi fu probabilmente uno dei «ponti» geografici da cui le antiche popolazioni transitarono per poi andare più sud e a est, durante l’era glaciale quando il livello dei mari era decine di metri più basso, verso il cosiddetto Sahul, un unico continente che era composto da Australia, Tasmania e Nuova Guinea. «È molto probabile —ha detto Adhi Agus Oktaviana dell’Università Griffith — che le persone che hanno realizzato questi dipinti a Sulawesi facessero parte della popolazione più ampia che si sarebbe poi diffusa nella regione e infine avrebbe raggiunto l’Australia». Sulla stessa isola erano già state trovate grotte con pitture rupestri molto antiche, come la grotta di Leang Tedongnge dove erano state individuate nel 2017 pitture considerate risalenti a 45mila anni fa, che mostravano l’immagine stilizzata di un cinghiale. Le prime forme di arte rupestre in Europa sono ritenute quelle delle grotte El Castillo in Spagna e Chauvet in Francia con raffigurazioni di 30 mila o 40 mila anni fa. https://www.corriere.it/cultura/26_gennaio_22/scoperta-pittura-rupestre-piu-antica-dell-umanita-ha-67800-anni-639092a2-f79c-11f0-b472-031063c6c49f.shtml?refresh_ce
    4 punti
  8. Uhmm....a me sembra buona....bel pezzo raretto....qFDC
    4 punti
  9. Ciao! La piumetta singola che spunta dalla coda di piume di destra è segno delle coniazioni più recenti. Fino al passaggio dei coni all' Italia (1935) la piuma era doppia e lo era anche nei talleri di Roma. L'unghia della zampa destra tuttavia non è ancora lunga (unghia lunga e piuma singola sono i segni delle coniazioni praticamente contemporanee). Quindi siamo in una fase intermedia della storia dei coni. Secondo la classificazione di questo sito è un H57 attribuibile al periodo 1945-1960 più o meno: https://www.theresia.name/cgi-bin/Token.cgi?Item=H57 Il manualetto di Andrea M. Ponzi. Il tallero di Maria Teresa 1780 lo classifica a pagina 29 con il numero di catalogazione n.15 e lo attribuisce anch'esso al periodo postbellico (anni 1945/50 c.a). Spero di essere stato utile
    4 punti
  10. Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.
    4 punti
  11. @Ernestina, quello che dici relativamente al fatto che si fondano anche i marenghi dipende secondo me semplicemente da una cosa. I veri collezionisti di monete ormai sono troppo pochi rispetto al numero di monete in circolazione e quindi la maggior parte di queste, che siano marenghi o commemorative d'argento, agli occhi della gran parte di chi li possiede sono semplici sinonimo di guadagno. In quest'ottica, per me la fusione di una commemorativa crea lo stesso dispiacere della fusione di un marengo. Quando ero piccolo leggevo su un libro che meno di un figlio di numismatico su 10 diventava a sua volta numismatico. Per tutti quelli che hanno ereditato monete, l'unica cosa che conta ora è: quanto valgono? Quanto ci posso fare? E se il compro oro offre più di un'asta, che sia marengo o caravella, finisce nel crogiolo. Per fortuna ci sono ancora pochi che continuano a collezionare e si spera che nel tempo queste che stiamo salvando dalla fusione riescano a sopravvivere. Perché anche noi che le collezioniamo, potremmo farci un sacco di soldi ora, ma ce ne guardiamo bene, dato che sono una delle cose che fanno brillare ancora i nostri occhi.
    4 punti
  12. Buongiorno e buona Domenica. Finalmente ho aggiunto in collezione il 120 grana del 47, l'ultimo millesimo che ancora non ero riuscito a trovare con combinazione prezzo/conservazione che mi garbassero. Mi mancano ancora però diverse varianti. Non è certo un'alta conservazione, ma piastra che non sfigura affatto nella mia raccolta di Sebeti, che cerca di essere completa per millesimi, tipi e varianti e quindi , per questioni di disponibilità, si accontenta anche di conservazioni inferiori. Era da un bel pò che cercavo questa piastra che è tra le più rare. Tutte le monete per Carlo di Borbone con millesimo 1747 si possono definire molto rare o rarissime. È un pò come per il millesimo 1804 per Ferdinando IV, perdonate questo paragone un pò tirato, ma il 1747 per Carlo e il 1804 per Ferdinando sono millesimi rari. Ecco le foto...usura omogenea, patina gradevole e collezionista soddisfatto!!
    4 punti
  13. L'argento galoppa e ciò comporta la fusione di centinaia di tonnellate di monete, che siano esse commemorative, caravelle o argenti del regno? Va bene così. Tutto ciò che viene rifuso è evidentemente materiale per il quale nessuno è disposto a pagare un pur minimo surplus di valore numismatico rispetto al fino, ed è sicuramente triste veder vendere un tanto al kg monete che dovrebbero avere valore storico. Se mai (cosa che non darei per scontata) queste monete si ridurranno significativamente, le rimanenti avranno un minimo di valore in più (un minimo! non pensate che diventino "rare", le caravelle continueranno ad essere comunissime, ma magari non verranno più sbattute sulla bilancia alla stregua di forchette e portafotografie), un po' come i pezzi da 2 lire di Vittorio Emanuele III, comunissimi e alla portata di tutti ma che non vengono venduti a peso, a differenza, per esempio, dei poveri scudi di Vittorio Emanuele II. Insomma, non temete che diventino di punto in bianco rare, nel momento in cui una caravella varrà qualche centesimo in più dell'argento che contiene, smetterà di essere rifusa.
    4 punti
  14. Registrato come Cr.241/4 o probabilmente /5 , vi presento la domanda in titolo per commentare questa ambigua moneta repubblicana , indeciso se vada classificata come un Quadrante o un Sestante . Inizialmente ho avuto molti dubbi a causa della difficolta' di analisi basata solo dalla foto , se la moneta fosse un Quadrante o un Sestante , poi analizzandola piu' approfonditamente sono giunto alla conclusione che la moneta dovrebbe essere in effetti un rarissimo (R5) Sestante . I particolari della moneta che mi hanno fatto propendere piu' a favore del modulo del Sestante sono stati : 1) il basso peso di 2,8 grammi , pero' peso comune anche con il peso minimo del Quadrante , ma quasi tutti gli esemplari presenti nel catalogo "lamoneta" sono con pesi massimi compresi tra gli oltre 4 grammi e gli oltre 5 grammi , non sono presenti esemplari con pesi minimi , il peso del presunto Sestante e' di 2,8 grammi con il modulo piuttosto incrostato di sedimenti , ma comunque intero , nel rovescio della moneta si notano abbastanza bene due soli globetti davanti la prua che dovrebbero identificare il modulo del Sestante . 2) nel rovescio della moneta si notano abbastanza bene due soli globetti davanti la prua che dovrebbero identificare il modulo del Sestante . 3) venendo al dritto della moneta iniziano i problemi di certa identificazione , infatti dietro la testa di mercurio ci dovrebbe essere il caduceo , ma questo simbolo sembra inesistente , forse sommerso dalle incrostazioni , mentre sopra la testa sembra di intravedere il perimetro del cappello alato del dio e sopra quello ci dovrebbero essere due globetti posti prima e dopo le ali . Conclusione : per quanto esposto l' esemplare sembra piu' pertinente al Sestante piuttosto che al Quadrante , vorrei pero' conoscere i pareri dei piu' esperti del Forum relativamente a queste tipologie di bronzi . Certamente la differenza tra un Sestante e un Quadrante che presenta il nome di L.TREBANIO e' notevole perche' si tratterebbe di una rarita' R5 oppure di una comunissima : C A semplice livello collezionistico secondo me conta relativamente poco avere in collezione pezzi comunissimi o molto rari , questo potrebbe far piacere a chi investe in monete antiche , ma a chi compra monete per il piacere della storia che queste ci tramandano , le varie rarita' dalla C alla R5 , lasciano quasi indifferenti . Comunque sia ,si tratta come potete osservare di un nome di magistrato abbastanza leggibile di L. Trebanio , unico magistrato di questa Famiglia che ricopri' l' incarico tra circa il 135 a.C. e il 126 a.C. Come sempre uso fare , mi piace approfondire le informazioni storiche su monete e nominativi dei personaggi che firmarono le emissioni , da ricerche effettuate ne deriva che la Gens Trebania o Trebana e quindi il nome del magistrato L. Trebanio fu una quasi sconosciuta famiglia plebea dell' antica Roma , solo pochissimi rappresentanti di questa Gens sono noti , noti principalmente tramite pochissime iscrizioni pervenuteci . Il nomen Trebanius appartiene a una classe di gentilici formata da cognomina che solitamente derivano da toponimi , Trebanius sembra derivare dalla città di Treba in Sabinia , vicino al confine con il Lazio , forse l' attuale Trevi in Umbria , in quanto l' antica Sabinia si estendeva dalla bassa Umbria fino al nord est del Lazio con parte dell' Abruzzo , ma la radice del nome Trebanius potrebbe derivare anche dalla citta' degli Equi : Treba , nel Lazio , paese che oggi porta il nome di Trevi nel Lazio , l' antica Treba Augusta , per distinguerla dall' altra Trevi in Umbria Lucio Trebanio, fu un triumviro monetalis in un periodo compreso tra il 135 e il 126 a.C. circa . Le sue monete in argento mostrano la testa di Pallas sul dritto , mentre il rovescio raffigura Giove che muove una quadriga , invece per i bronzi le allegorie sono comuni con le tipologie del periodo repubblicano . Altri due rappresentanti di questa Gens furono : Gaius Trebanius Rufus , nominato in un'iscrizione in bronzo di Napoli in Campania e Publio Trebano Salistiano , sepolto a Trebula Mutusca all' età di trent' anni , in una tomba del I secolo d.C. , costruita dalla moglie, Ulpia Sabina . In foto la moneta bronzea indagata per aiuto identificativo .
    3 punti
  15. @glanon Nous estimons que vous avez le comportement approprié pour publier sur ce forum. Veuillez ignorer les messages ci-dessus, que nous avons depuis supprimé. Bonsoir et bonne continuation sur le forum.
    3 punti
  16. Ecco delle nuove foto, spero siano meglio.
    3 punti
  17. Ultima arrivata in collezione Non in perfette condizione ma meglio di niente visto che quest'anno mi mancava😅
    3 punti
  18. Buongiorno a tutti vi presento un 9 cavalli della mia collezione per il piacere.
    3 punti
  19. Della tua seconda monetina non avrei saputo dirti granché, se per parlare un questo thread non mi fossi trovato a leggiucchiare qualcosa sugli Almoravidi… e se non avessi trovato questo sito davvero molto interessante, per chi è in fissa con Al-Andalus… https://numisane.org/tonegawa-collection-coins-of-al-andalus/ È il sito dell’Asociación Numismática Espanola, che ha trovato spazio per ospitare una pagina web che raccoglie i tesori della famosa collezione Tonegawa, una delle più importanti collezioni mondiali di monete di Al-Andalus… digitalizzata e diffusa così, ai 4 venti, per il piacere e l’interesse di tutti gli appassionati e gli studiosi del mondo…😍
    3 punti
  20. Ciao, asse coniato a Lugdunum ( odierna Lione, Francia) con peso ampiamente nella norma del periodo. Come detto anche da altri intervenuti, essendo una tipologia più che comune, troverai sicuramente l'esemplare che ti piacerà magari più vissuto e con qualche difetto in più di quello presentato nel post ma autentico come il secondo 🙂. Posto per condivisione il mio ( coniato a Roma ed autentico), come dire chi si contenta..... 28 mm 9,72 g RIC 312
    3 punti
  21. Ricordo che al termine della conferenza è possibile vedere delle monete delle due zecche e la serata si concluderà con il consueto brindisi. Vi aspettiamo numerosi.
    3 punti
  22. Il PDF è scaricabile in https://www.academia.edu/127647600/Valentinianic_Coin_Hoard_from_Vác_Kláraháza?email_work_card=title Scusa @incuso se abuso della tua pazienza, potresti gentilmente allegare il PDF direttamente qui ? Grazie mille.
    3 punti
  23. Meno male che ho già digerito la cena... Ma certo che devi offrire! Questa magnifica moneta finta in pura latta di un paese inesistente altro che a 100-130 GBP... dovrebbe essere venduta almeno al triplo, contando anche che "pur non essendo valuta riconosciuta" tale magnificenza vale "notoriamente" al cambio ben 6 dollari, il che ne fa la cazz... volevo dire la valuta "più preziosa al mondo", tanto che numismatici e investitori di tutto il mondo la custodiscono gelosamente nelle casseforti in attesa di tirarla fuori quando il "luigino" magari varrà ancora più di 6 dollari, e di ringraziare in ginocchio il "principe di Seborga" per averli fatti arricchire!!! E poi arriverà questa:
    3 punti
  24. Purtroppo anche se non interesserebbe l'oro - causa di acquisti massivi da parte dei governi per motivi finanziari e geopolitici - Per l'argento è una certezza poiché è indispensabile per le nuove tecnologie soprattutto belliche. Io a Natale mi sono comprato una bella oncia in rame e niente più e devo dire che c'è una certa soddisfazione a tenere in mano una oncia da 5oz per qualche decina di euro! 😃 https://it.euronews.com/2026/01/20/la-polonia-accelera-sulle-riserve-auree-con-550-tonnellate-di-lingotti-doro-supera-la-bce#:~:text=La Banca nazionale polacca ha,migliore anche dalle banche centrali%3F https://numistoria.altervista.org/blog/?p=35079
    3 punti
  25. Ultimo ingresso in collezione, certo non in grandissimo stato di conservazione ,ma il 43 non è facile da trovare (almeno per me) e poi mi è piaciuta perché ha i numeri della data crescenti
    3 punti
  26. Buonasera. Tra i molti motivi di interesse numismatico figura ovviamente la rappresentazione di architetture ed edifici, un aspetto finora assente nella mia piccola collezione. Dopo una prima, breve ricognizione generale sul tema (1) ho quindi acquisito una moneta che aveva da subito sollecitato il mio interesse. Antoniano; gr. 3,52; diam. mm 20,5; asse conio 6h; RIC 173. Diritto: IMP CAE C VIB VOLVSIANO AVG. Volusiano,verso dx. Rovescio: IVNONI MARTIALI/-|*. La stella a destra del campo differenzia i tipi altrimenti simili 172 e 173. Il rovescio mostra un’edicola circolare aperta di Iuno Martialis (struttura della quale manca un’evidenza archeologica nonostante alcuni passati tentativi di identificazione), su crepidine a tre gradini, con colonne corinzie e coperta da una cupola costolata coronata da un piccolo globo poggiante su un architrave decorato anch’esso a globetti. Il tempietto, che qui come altrove appare distilo, in altre monete e medaglioni rivela la propria architettura tetrastila. In esemplari con migliori livelli di incisione e conservazione si notano ulteriori dettagli decorativi (come ghirlande) o di arredo del tempietto. All'interno dell’edicola siede frontalmente Iuno. La scarsa chiarezza del conio della moneta in presentazione rende impossibile una lettura precisa della figura, i cui rilievi incerti variano secondo la luce. Iuno Martialis, nei vari tipi monetali, può essere accompagnata da diversi attributi. Spighe di grano nella mano destra, globo o scettro nella sinistra, un pavone a lato, più raramente uno o due bambini. Esiste inoltre un’iconografia priva dell’edicola, con la dea semplicemente seduta di profilo v. sx. Iuno Martialis appare nella monetazione con Ostiliano, si afferma nelle emissioni di Treboniano Gallo e Volusiano (antoniniani, sesterzi, assi) e svanisce dopo di loro. Si è tentato di spiegare l’appellativo Martialis in modi diversi (come già chiarito in discussioni precedenti) perlopiù derivandolo da ipotesi di collocazione. Philip Hill ad es. (The monument of ancient Rome as coin Types, pp 17-18), ne privilegia la localizzazione in una piccola area detta Campus Martialis piuttosto che non nel Campus Martius. Da parte sua la dea Giunone, possedendo autorità sullo spazio interposto tra cielo e terra, svolgerebbe una funzione di aiuto (si propone anche l’etimologia a Juvendo) contro la propagazione di quella grave pestilenza che causò tra l’altro anche la morte di Ostiliano. Sul significato di questo particolare culto si trova anche una suggestiva ipotesi alternativa in J. Heurgon, Traditions étrusco-italiques dans le monnayage de Trébonien Galle, “Studi Etruschi”, XXIV, 1955-56, pp. 93-98 (articolo reperibile in rete). L’analisi è troppo articolata perché io sappia correttamente riassumerla, limitandomi qui ad un accenno. Ricordo in premessa che Ostiliano, sopravvissuto in Roma al padre e al fratello caduti nella battaglia di Abrittus, viene cooptato assieme alla madre Herennia Cupressenia Etruscilla, di chiare ascendenze etrusche, dal nuovo imperatore Gaius Vibius Trebonianus Gallus, aristocratico di provenienza perugina, terra anch’essa di forte connotazione etrusca. Il disegno politico di sostanziale continuità tra il nuovo imperatore e la moglie e il figlio del predecessore, potrebbero forse spiegare il culto di Iuno Martialis, attestato esclusivamente nella monetazione di queste due famiglie imperiali. La dizione Iuno Martialis implica un rapporto di parentela o di subordinazione – della prima verso il secondo – che non è giustificato dalla mitologia classica (se non da un’operazione poetica di età augustea con la costruzione di una filiazione che avrebbe comunque casomai esitare un Mars Junonis). Viene piuttosto notato che questo tipo di formula di subordinazione tra divinità (vedi anche ad es. Venere Giovia) è diffuso nella teologia primitiva d’Italia e particolarmente in area umbra, la già ricordata patria di Gallo, ed è attestata in età arcaica dalle Tavole Iguvine (redatte in lingua umbra ed alfabeto etrusco e latino) e ancora nel secondo secolo in una dedica a una Venere Martiali su un bassorilievo da Vettona, in provincia di Perugia. È in questo contesto culturale e religioso umbro-etrusco con vista sul Lazio che Heurgon suppone le origini della Juno Martialis di Treboniano Gallo. Giungendo a ipotizzare che il rapporto di subordinazione espresso dalla formula Juno Martialis simbolizzi l'intesa stabilita tra il nuovo imperatore da un lato e l'imperatrice Etruscilla e il figlio Ostiliano dall’altro, intesa che diverrebbe così uno dei temi fondamentali della loro monetazione. Considerando infatti che Etruscilla aveva coniato Iuno Regina, e Treboniano Gallo, come il figlio, Marti Pacifero, ci si chiede: la monetazione di Juno Martialis non potrebbe essere stato il modo di propagandare la Iuno Regina degli Herenni ora sottoposta all’autorità benevola del Mars Pacifer dei Vibii? Un caro saluto, LVCIVS LX (1) Sfogliando per il momento sulla rete due testi generali: P. Hill, The monument of ancient Rome as coin Types, London, Seaby, 1989 (consultabile su Internet Archive); e una tesi (scaricabile) sull’argomento: A. Notari, L’architettura coniata. L’apporto della monetazione allo studio dell’architettura romana, a.a. 2015-16, Politecnico di Milano.
    3 punti
  27. E con questo ho proprio detto tutto quello che potevo dire su queste monete… o forse no…? Mi resta ancora un ultimo accenno, spigolato in un articolo spagnolo che riportava un’ulteriore interpretazione relativa all’aspetto quadrato dei dirham almohadi. Secondo questa fonte, la forma quadrata faceva riferimento al giardino del Paradiso a cui il pio musulmano poteva aspirare al termine di una vita terrena aderente ai precetti coranici. In questa prospettiva, i fregi floreali/vegetali che adornano la scrittura rimanderebbero proprio alla vegetazione del giardino paradisiaco, la cui frescura verdeggiante spettava ai giusti… e così mi sono accorto di un particolare che a prima vista - digiuno di arabo come sono - immaginavo appartenere alla scrittura… ma che invece è un fregio aggiuntivo: proprio al di sopra delle parole “nostro Signore”, nella porzione superiore sinistra del rovescio: una piccola indulgenza decorativa in un capolavoro di sobrietà, che spero possiate apprezzare.
    3 punti
  28. Si... era possibile in Gran Bretagna inviare lettere senza francobollo fino al 1853, per svariati motivi. Quindi la busta e' a posto e non è una stranezza. Bollo di partenza nero di Great Malvern, villaggio situato nella città di Malvern nella contea del Worcestershire, il 28 marzo 1846. + Bollo quadrato in rosso PAID per il One penny Postage pagato anticipatamente, quindi non veniva chiesto nulla a destino, la A sta per antimeridiano, quindi fu timbrata e instradata al mattino del 28 marzo. Bollo di arrivo originariamente blu (con il tempo il colore è cambiato in verde) di Belfast del 30 marzo 1846 nel pomeriggio. La lettera è indirizzata a Sir Samuel Ferguson, poeta, avvocato e antiquario irlandese, vedi sotto : https://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_Ferguson#:~:text=5 External links-,Early life,newly established Dublin University Magazine. Sotto il nome di Ferguson vi e' il nome di Joseph Jilly, usato in questo caso come 'presso' Joseph Jilly. Google identifica attraverso documenti storici un Joseph Jilly (che compare anche in alcuni documenti come Joseph Gilly ) che risiedeva a Belfast negli anni '40 del XIX secolo, in una comparizione in tribunale proprio il 20 marzo 1846 , Joseph Jilly comparve in un verbale del tribunale di Belfast insieme a individui di nome William Cowan e William Beck. Cio' detto non dimentichiamo che Ferguson era un avvocato, il periodo e' attinente alla nostra lettera. Contesto storico. In quel tempo l'Irlanda si trovava nelle prime fasi della Grande Carestia (1845-1852), che aumentò significativamente le procedure legali relative a debiti, aiuti ed emigrazione. MOLTO INTERESSANTE, .. se non e' storia postale questa..!?!
    3 punti
  29. Buonasera, due minuti li ho , il Neghelli è un annullo molto poco comune, come vedi è un 9 punti ed è esattamente il numero 1, il Mogadiscio è molto più comune 3 punti ed è esattamente il numero 3, se hai spedito le foto all'indirizzo indicato avrai certamente delle risposte, posso aggiungerti che sono ambedue autentiche di francobolli e di annulli, un cordiale saluto . Fabio
    3 punti
  30. Mi piace tirar fuori qualche rotolino, metterle in fila e apprezzare le differenze
    3 punti
  31. Io le accumulo non le fondo
    3 punti
  32. o meglio tagliarla a pezzettini e buttarla... Sembra troppo simile all’originale per poter passare come banconota teatrale o da gioco. Se trovi qualcuno delle forze dell’ordine un po’ permaloso, non finisce bene. Commenti Utilizzate nelle banche cinesi per insegnare ai cassieri come gestire diversi tagli e tipi di denaro. Queste banconote sono realizzate in cinese, euro, dollari statunitensi, sterline, dollari canadesi e rubli. https://it.numista.com/228159 EDIT: La regia mi ha aggiornato con una comunicazione urgente: "Gugoltrasleit dice che c’è scritto campione non destinato alla circolazione " =
    3 punti
  33. 3 punti
  34. Scopre una moneta d’oro rarissima. La deve restituire? No. Guadagnerà 300 mila euro. Come funziona il sistema dei ritrovamenti d’oggetti preziosi o antichi in Gran Bretagna? Come in Italia? Un pomeriggio qualunque in una fattoria del Devon, tra campi arati e prati che respirano il vento dell’Inghilterra rurale, un uomo armeggia con cura tra la terra umida. Non è un archeologo professionista, ma un ambientalista, un appassionato di storia, che da anni coltiva una passione insolita: il metal detecting. Quel giorno, la fortuna sorride a Michael Leigh‑Mallory. Tra la zolla di terreno e le radici, il suo strumento emette un segnale distinto: ciò che scopre è un piccolo disco dorato che racchiude oltre sette secoli di storia. È un penny d’oro di Enrico III, coniato nel 1257, durante un tentativo del re di riportare la moneta aurea al centro della vita economica del suo regno. La monetazione d’oro non ebbe successo: l’esperimento durò meno di un anno e oggi si conoscono solo otto esemplari, di cui due fuori dalle collezioni istituzionali. Michael Leigh‑Mallory mostra la moneta dal valore elevatissimo Michael Leigh‑Mallory non è un numismatico professionista, ma la sua sensibilità e la sua attenzione al contesto storico lo hanno portato a scoprire una moneta di valore eccezionale e importanza scientifica. Ha due figli, ai quali ha dichiarato di voler destinare parte del guadagno derivante dalla vendita della moneta per la loro educazione e formazione, sottolineando che la scoperta rappresenta per lui un contatto diretto con la storia. La moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden, signore di Hemyock Manor, vicino al luogo del ritrovamento. Nel XIII secolo, De Hyden aveva pagato 120 grammi d’oro al re per evitare il servizio di giuria e altre cariche pubbliche, successivamente partecipò alla campagna di Enrico III in Galles del 1257, finanziata con l’emissione di questi penny d’oro, 37.000 dei quali furono distribuiti per sostenere la spedizione, testimonianza di come la monetazione aurea fosse percepita come strumento di potere e obbligo sociale. Le monete furono coniate per circa un anno e la maggior parte fu rapidamente ritirata dalla circolazione o fusa, rendendo questi penny straordinariamente rari e preziosi oggi. La moneta d’oro, recto e verso, di grande valore perchè ne sono rimasti pochissimi esemplari Il sistema che ha regolato il ritrovamento di Leigh‑Mallory è il Treasure Act, legge britannica che disciplina la gestione dei ritrovamenti di oggetti di valore archeologico o numismatico. In base a questa normativa gli oggetti preziosi vengono immediatamente segnalati e valutati da esperti che ne confermano autenticità e importanza storica. Se un museo o un’istituzione pubblica decidono di acquisire il reperto, colui che ha portato alla luce l’oggetto riceve una ricompensa proporzionale al valore di mercato dell’oggetto. Di fatto la cifra è equivalente a quella di mercato. La legge liberale consente quindi di salvaguardare il patrimonio culturale e contemporaneamente di ricompensare chi contribuisce alla sua scoperta, incentivando il rispetto delle regole e la collaborazione tra privati e istituzioni. E’ proprio per questo che il treasure act è un’altra dimostrazione palese del rapporto armonioso e virtuoso tra Cittadino e Stato, e Stato e Cittadino – e mettiamo tutto maiuscolo per sottolineare l’equivalenza valoriale dei termini – che divengono una stessa entità. Il Cittadino non è considerato un ladro potenziale, ma un buon membro dello Stato, sino a prova contraria. E lo Stato non è un’entità staccata, grifagna, sempre pronta ad aggredire il Cittadino che si sente estromesso, ma è l’insieme di Cittadini. Un ordinamento diverso da quelli, meno liberali, che conosciamo direttamente. Il caso di Leigh‑Mallory permette di spiegare più nel dettaglio il sistema britannico dei ritrovamenti: tutti gli oggetti sospetti o preziosi devono essere segnalati, ogni ritrovamento viene esaminato da archeologi, numismatici e funzionari dei musei, se il reperto è riconosciuto come tesoro nazionale può essere acquisito da collezioni pubbliche, il cercatore riceve una ricompensa proporzionale al prezzo di vendita, gli oggetti acquisiti vengono catalogati, studiati e conservati, e questo sistema ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio senza penalizzare chi contribuisce a scoprirlo. Nel caso in cui l’oggetto non venga riconosciuto come Tesoro, esso può essere venduto dal cercatore, che divide la cifra a metà con il proprietario del terreno. In Italia, invece, il quadro normativo è profondamente diverso. Non è possibile svolgere ricerca archeologica, nemmeno nei campi arati, che non presentano più stratigrafie. Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, tutti i ritrovamenti di interesse storico, archeologico o artistico appartengono allo Stato o alla Regione e devono essere immediatamente denunciati. Il ritrovatore non può trattenere l’oggetto anche se lo ha scoperto casualmente. La legge prevede sanzioni per chi non comunica il ritrovamento. In caso contrario può scattare un’accusa di furto ai danni dello Stato. I premi previsti per chi si imbatte casualmente in un reperto archeologico sono esigui e, in genere, difficili da ottenere, spesso limitati ai casi maggiori e cioè alla possibilità di esporre il reperto in una collezione pubblica. Non esiste un meccanismo equivalente alla ricompensa proporzionale al valore di mercato che in Gran Bretagna permette al metal detectorista di ricevere una cifra significativa. Questo differenzia profondamente i due sistemi: il Regno Unito valorizza la passione dei ritrovatori, la loro collaborazione con esperti e la possibilità di ottenere un beneficio economico, mentre l’Italia tutela in modo rigoroso il patrimonio ma non prevede incentivi economici reali, il che può scoraggiare la collaborazione e rendere più complesso il recupero di reperti archeologici da parte di privati. Forse è per questo che in Italia le notizie di ritrovamenti da parte di privati sono quasi nulle? Quanto non verrà tutelato dai ritrovatori proprio per evitare problemi? Quanto verrà – oggi – risepolto o gettato in discarica – negli ultimi anni i casi sono frequenti – proprio per timore dello Stato? Quanti reperti verranno distrutti – ancora – durante gli scavi? Ma torniamo alla moneta ritrovata. Dal punto di vista storico, i penny d’oro di Enrico III rappresentano una fase unica nella monetazione inglese, quando il re tentò di ristabilire la fiducia nella moneta aurea, coniando esemplari che fossero riconoscibili, durevoli e funzionali a sostenere operazioni militari e fiscali. Il fatto che oggi si conoscano solo otto esemplari sopravvissuti e che la maggior parte sia conservata in musei o collezioni private rende la scoperta di Leigh‑Mallory un evento eccezionale, capace di unire la fortuna, la passione personale e l’importanza storica. Il penny ritrovato è oggi la moneta singola più preziosa mai scoperta in Gran Bretagna, la moneta medievale britannica più costosa in assoluto, e un esempio tangibile di come la storia viva possa emergere dalla terra sotto i nostri piedi, tra i campi e le fattorie che ancora custodiscono segreti del passato. Leigh‑Mallory ha commentato: “È davvero miracoloso come sia sopravvissuto a tre quarti di millennio relativamente indenne. Come ogni appassionato che continua a sognare, quel giorno il mio desiderio si è avverato, e sono stato proprio io il più fortunato.” Questa scoperta mostra come la passione, la conoscenza storica e la fortuna possano convergere in un momento straordinario. Un piccolo disco d’oro diventa il filo conduttore tra il XIII secolo e il presente, tra il destino di un nobile medievale e quello di un moderno ambientalista, tra la legge britannica e quella italiana, mostrando come la regolamentazione possa influenzare il valore umano ed economico di una scoperta. Gli elementi chiave della vicenda si possono riassumere in riga: il ritrovista Michael Leigh‑Mallory è un ambientalista con due figli, scopre un penny d’oro di Enrico III coniato nel 1257, la moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden signore di Hemyock Manor che pagò oro al re per evitare cariche pubbliche, il reperto viene venduto all’asta per £648.000 con ricompensa netta per il ritrovista di circa 300.000 euro, il sistema britannico incentiva la segnalazione e premia il ritrovista mentre il sistema italiano prevede obbligo di denuncia e premio simbolico ma non ricompensa proporzionale, la scoperta è la moneta medievale britannica più preziosa e oggi fa parte del patrimonio storico studiato e conservato.
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  35. Quando la Lira diventa arte: Al Kronos Expo 2026 il dottor Nicolò Giaquinta svelerà i segreti della Cartamoneta Italiana. Un viaggio esclusivo tra storia, incisioni e propaganda con la conferenza "Cartamoneta: Il potere delle immagini". Un'occasione unica per scoprire gli aneddoti dietro le banconote più celebri e acquistarle direttamente in fiera. Il Kronos Expo 2026 si conferma crocevia imprescindibile per il collezionismo e la cultura storica in Italia. L’ANFC • Associazione Numismatica, Filatelica e Collezionistica è lieta di annunciare uno degli eventi culturali di punta di questa edizione: L'intervento esclusivo del Dott. Nicolò Giaquinta, studioso ed esperto nazionale di nummi cartacei. La conferenza, intitolata “Cartamoneta: Il potere delle immagini”, offrirà una prospettiva inedita sulla valuta cartacea. Lontano dall'essere semplici strumenti di scambio economico, le banconote vengono presentate come vere e proprie "tele stampate" capaci di raccontare l'identità, le evoluzioni politiche e l'arte di una nazione. Un percorso tra storia e iconografia. Durante la sua relazione, Nicolò Giaquinta guiderà il pubblico in un percorso affascinante attraverso la Cartamoneta che ha segnato la storia d'Italia. L’analisi toccherà punti cruciali dell'evoluzione numismatica nazionale: • Dagli Stati Preunitari alla Repubblica: Un excursus che comprende la Cartamoneta Preunitaria, le Banconote del Regno, le complesse emissioni di occupazione (sia italiane all’estero che estere in Italia), fino alle iconiche Banconote della Repubblica Italiana. • Il potere comunicativo: Un focus su come lo Stato abbia utilizzato sapientemente le immagini sulla cartamoneta per trasmettere valori, fare propaganda e diffondere cultura tra i cittadini, trasformando ogni biglietto in un manifesto politico e sociale. "La cartamoneta non è solo valuta, è un documento storico vivente," dichiara il presidente dell'ANFC • Associazione Numismatica, Filatelica e Collezionistica Attilio Maglio citando l'approccio dell'esperto. "Con l'intervento di un calibro come Nicolò Giaquinta, vogliamo restituire voce a questi capolavori silenziosi che per decenni sono passati di mano in mano, spesso senza che ne conoscessimo il vero significato." Dalla teoria alla collezione: Un'esperienza tangibile. Il valore aggiunto del Kronos Expo 2026 risiede nella sua immediata connessione con la realtà del mercato collezionistico. Al termine della relazione, l'esperienza culturale si trasforma in opportunità pratica. L'Expo ospiterà una vasta area commerciale con prestigiosi studi numismatici e commercianti professionisti. I visitatori, ispirati dalle analisi di Nicolò Giaquinta, avranno l'opportunità unica di cercare e acquistare proprio le banconote trattate durante la conferenza. Che si tratti di un pezzo raro per un collezionista esperto o di un ricordo nostalgico per un appassionato, i banchi presenti offriranno la possibilità di portare a casa un pezzo di storia italiana tangibile. ________________________________________ Dettagli dell'evento: • Evento: Kronos Expo 2026. • Titolo Relazione: “Cartamoneta: Il potere delle immagini”. • Relatore: Dott. Nicolò Giaquinta. • Luogo: Sala Meeting dell’Hotel dei Congressi, Viale Puglia n.45, Castellammare di Stabia (Napoli). • Accesso: Aperto a tutti i visitatori della fiera. Non perdete l'occasione di guardare la storia in filigrana. Vi aspettiamo al Kronos Expo 2026. ________________________________________
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  36. Ottima domanda! Il tallero di Roma è facilissimo da riconoscere (almeno il cosiddetto secondo conio che è il più comune). La legenda è più attaccata al bordo e in generale la moneta appare come tagliata. Questo, immagino, perché i coni viennesi non erano del tutto adatti ai tondelli preparati appositamente dalla Zecca di Roma che sono risultati più piccoli. Tieni anche conto che questa moneta è stata coniata in circa 20 milioni di pezzi in 5 anni... Non avevano bisogno di andarci troppo per il sottile probabilmente, servivano talleri per la nuova colonia e ne servivano tanti... Il tallero di Vienna più recente invece, H62, è facilmente riconoscibile perché ha una piumetta che spunta dalla coda di piume di destra singola e tutte le unghie della zampa destra lunghe (questi sono i segni del tipo più recente di conio). Se guardi il tallero di Roma invece, il cui conio è degli anni '30, ha ancora le caratteristiche tipiche dei talleri più datati (piuma doppia e unghia corta). La Zecca di Vienna in genere si riconosce per il puntino dentro lo stemma ma in esemplari fortemente usurati è impossibile da vedere). L' usura comunque è sempre indice di uso quindi a riconferma che gli H62 sono molto recenti puoi metterci anche che sono ancora perfetti! Però sono poco più che un lingotto d'argento a mio avviso in forma di tallero, il tallero di Roma invece ha tutta un'altra storia!
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  37. Questo lotto, da asta NAC, sempre del principato di Seborga, probabilmente risulta più interessante, con base 12k https://www.biddr.com/auctions/nacit/browse?a=6737&l=8288207
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  38. Dovrebbe essere un “picciolo con leone” della zecca di Roma… Seconda metà del XIV secolo… (1360-1370?) Non è farina del mio sacco, ovviamente… bisogna ringraziare @adolfos! https://www.academia.edu/11868540/Al_di_là_del_provisino_Le_emissioni_aggiunte_di_denari_piccoli_della_zecca_senatoriale_romana
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  39. Il catalogo descrive le monete in ordine cronologico riportando i nominali e i tipi senza le varianti. Mancano i prezzi di valutazione ma sono presenti i gradi di rarità. Allego una immagine come esempio
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  40. Si prospetta un evento di rilievo, come ormai @tempolibero ci ha abituato, collezionismo, amicizia e ospiti culturali ora previsti come @jaconico per la cartamoneta, un gran bel mix culturale ! Un in bocca al lupo a tutti voi !
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  41. Buongiorno, solito mercatino del giovedì in ciotola da 50 centesimi
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  42. Grazie per aver spostato nella sezione giusta ecco altre foto
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  43. Salve @Vel Saties e ad utenti interessati alla moneta , la moneta e' arrivata e devo dire che si presenta in modo migliore rispetto alla foto del venditore , infatti nella foto originale era presente quella pellicola biancastra che supponevo fosse dovuta ad incrostazioni , invece nella moneta in presenza quella falsa pellicola biancastra manca , ed e' presente solo una piacevole patina verde chiaro , come si aspetterebbe essere presente su un bronzo antico . Fatta questa premessa d' obbligo passo ad analizzare la moneta : il peso e' leggermente inferiore a quello dichiarato di 2,83 grammi , al mio bilancino siamo tra 2,78 e 2,79 grammi , pochi centesimi di grammo in meno , il diametro preso al calibro varia tra 16,5 mm. minimo e 18,00 mm. massimo in quanto il tondello non e' perfettamente rotondo . In base a questi dati fisici siamo piu' vicini ad un Sestante piuttosto che ad un Quadrante , anche per la presenza del copricapo sporgente oltre la fronte , mentre nel caso del Quadrante tale sporgenza della pelle di leone oltre la fronte non e' presente essendo in linea con il profilo della fronte ; ed anche per le altre considerazioni fatte in apertura Post . Vediamo ora cosa ci racconta la moneta come legenda del nome e allegorie del D/R , purtroppo analisi limitata dalla piccolezza del modulo . Il nome del magistrato ingrandendo la foto e' abbastanza leggibile L. TREBANI , il puntino che segue la L sembra non essere in basso ma posizionato piu' in alto , circa a meta' , non sembrano essere presenti altri dot . Per quanto riguardano le allegorie , al dritto , dietro la testa forse sono presenti i resti di un caduceo , o piu' probabilmente i due segni di valore , mentre sopra la testa sembra abbastanza evidente il cappello alato di mercurio con in due dot ai lati delle ali . Al rovescio la legenda in alto del nome del magistrato , gia' descritta , sopra la prua , in basso le residue lettere di ROMA e davanti la prua , forse i due dot del valore . Tutta questa ricostruzione della moneta sembrerebbe portare verso un rarissimo R5 , Sestante , ma qualche dubbio permane , dubbio dovuto alla scarsa conservazione del modulo , alla sua piccolezza fisica e alla mia non eccelsa competenza . In foto riporto , per paragone del copricapo , un Quadrante di L. TREBANI con peso di 4,67 grammi e alcune foto del presunto Sestante , di queste ultime foto sono le migliori ottenute .
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  44. Ciao, moneta per me buona ma quasi certamente usata come spilla
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  45. Roma, 23 gennaio 2026 – Può sembrare incredibile, eppure oggi l’archeologia può partire anche dal cielo. Tutto nasce da un’osservazione casuale da parte di un gruppo di appassionati di archeologia, impegnati a scandagliare immagini satellitari. Ad un tratto notano segni geometrici sospetti nel territorio tedesco. Linee dritte, angoli arrotondati, tracce troppo regolari per essere naturali. Quelle anomalie si rivelano decisive: le verifiche sul campo confermano l’esistenza di quattro accampamenti romani di marcia, finora sconosciuti. Cosa sappiamo. I siti si trovano tra i monti dell’Harz settentrionale e il fiume Elba, nell’attuale Sassonia-Anhalt. Due accampamenti sorgono nei pressi di Aken, uno a Trabitz e uno a Deersheim. Un’area dove, fino a oggi, non esisteva alcuna prova concreta della presenza militare romana . Le fonti storiche parlavano di truppe spinte fino al fiume Elba, ma mancavano riscontri materiali. Ora non più. Gli archeologi hanno riconosciuto la tipica “firma” dei castra romani: pianta rettangolare con angoli smussati, strade interne disposte ad angolo retto, ingressi protetti da fossati e titulum, il terrapieno difensivo davanti ai varchi. Accampamenti temporanei, ma progettati con rigore ingegneristico, collocati a intervalli regolari di circa 20 chilometri. Una giornata di marcia per le legioni. Le immagini satellitari sono state affiancate da rilievi geofisici e indagini con metal detector. Il risultato è impressionante: oltre 1.500 reperti, in gran parte oggetti in ferro. Colpisce soprattutto l’elevato numero di chiodi e borchie, appartenenti alle caligae, i sandali militari romani. Tracce minime, ma inequivocabili. Tra le monete rinvenute spicca un denario dell’imperatore Caracalla, che suggerisce un possibile collegamento con la campagna militare del 213 d.C. Le datazioni al radiocarbonio collocano gli accampamenti all’inizio del III secolo dopo Cristo. Un periodo di forte pressione militare ai confini settentrionali dell’Impero. Una scoperta casuale che non solo aggiunge nuovi siti alla mappa, ma dimostra che Roma si spinse più a nord di quanto si credesse. Insomma: a volte,per riscrivere la storia, bisogna guardare la Terra dall’alto.
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  46. Buongiorno, posto anche io i miei 2 esemplari di gr. O,7 con diametro rispettivamente di mm. 17 e mm. 15. Visto che ci sono, posto anche una medaglia o mezzo denaro. Peso 0,4 diametro mm. 12. Grazie a chi vorrà dare il suo parere per una datazione più precisa.
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  47. Anche per quanto riguarda l’aspetto formale delle iscrizioni, la monetazione almohade presenta un elemento di rottura con le monetazioni precedenti, in cui era impiegato ormai da secoli lo stile di scrittura “cufico”, caratterizzato da linee rette ed angolature nette, con un risultato di grande ordine e sicuro effetto ornamentale: Dirham del califfato omayyade: 'Abd al-Malik ibn Marwan, anni 685-705. Peso 2,93 g - Diametro 25 mm Fin dai primi dirham almohadi a tondello circolare con quadrato inscritto, tuttavia, si iniziò ad impiegare lo stile di scrittura naskhi, o corsivo: Dirham almohade: Abu Muhammad ‘Abd al-Mu’min, anni 1130-1163. Peso 1,48 g. Pur non avendo trovato fonti che approfondissero specificamente questo cambio di stile nelle coniazioni sotto gli Almohadi, pare che lo stile di scrittura corsivo abbia iniziato ad affermarsi a partire da Persia e regione mesopotamica tra XI e XII secolo e a diffondersi nel quadro di una reazione dell’Islam sunnita e della fazione fedele ai califfi abbasidi ai Fatimidi sciiti allora al potere in Egitto. Il cufico “fiorito” allora in voga presentava notevoli difficoltà di lettura, favorendo un’ambiguità interpretativa nelle iscrizioni religiose che si sposava con il carattere esoterico dell’Islam di estrazione fatimide. Lo stile corsivo, di lettura chiara e significato univoco, affermava invece, di fatto, la convinzione sunnita nell’univocità ed inequivocabilità della parola di Dio. La diffusione dello stile naskhi nell’Occidente islamico era già cominciata - in alcune decorazioni architettoniche, ma mai in ambito monetario - verso la fine del periodo almoravide, i cui governanti volevano forse così rimarcare la connessione con i califfi abbasidi, legittimando il proprio potere. Immagino che la posizione almohade, di aperta concorrenza con l’autorità califfale abbaside - anzi, di piena alternativa ad essa - non possa certo spiegare l’impiego del naskhi sulle monete: magari, questo potrebbe essere stato dettato semplicemente dal suo elemento di novità rispetto alla monetazione precedente… oppure, nella consapevolezza delle implicazioni filosofico-religiose del nuovo stile, portatore di un’idea di “singolarità” ed univocità del significato della parola divina, l’adozione dello stile corsivo potrebbe essere stato la scelta “obbligata” per il movimento degli “assertori dell’unicità di Dio”.
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  48. Possiamo stare tranquilli che, finché ci sarà @Ptr79, le caravelle non si estingueranno! 😁
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  49. Ero rimasto un po allibito dal fila e fondi
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  50. Grazie ad entrambi, c'ero andato vicino vicino
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