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Trovato https://varesi.bidinside.com/it/lot/23114/spagna-peso-2-r-corrispondente-al-2-/6 punti
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Ha ringraziato comunque, direi che non è il caso di insistere, lasciando semmai allo staff decidere se e come intervenire. Grazie.6 punti
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Buonasera a tutti, accadde oggi, 275 anni fa. Veniva alla luce S. M. Ferdinando nato a Napoli il 12 gennaio 1751 dal Re Carlo di Borbone e da Maria Amalia Walburga di Sassonia. Voglio omaggiarlo ricordandolo con qualcuna delle monete che lo ha raffigurato nei lunghi anni che ha regnato. Saluti Alberto6 punti
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Carissimi, Nel leggere certi pareri (che dovrebbero fornire aiuto tangibile a chi ne ha bisogno) mi cadono veramente le braccia! Poi mi dicono che sono tuttologo, sbruffone e antipatico. È vero: La verità fa male, ma se la volete, ecco come stanno le cose. Prima cosa: le monete non si possono comprare come fossero frutta in offerta al mercato (“mi da 2kg di mele e ci mette anche qualche odore?” - poi se vogliamo, la frutta, specie se in “offerta”, me la sono sempre scelta da me, che è sempre meglio ). @Ilnumisma, non puoi pensare di acquistare monete “tutte periziate fdc” macon “foto di pessima qualità”. È un ossimoro bello e buono! Altro punto nodale. Lo preciso per l’ennesima volta, sperando che venga recepito, almeno da coloro che tanto si prodigano tra benvenuti e suggerimenti vari: il cartellino con sigillo in bustina non rappresenta assolutamente una perizia (che invece è un’analisi di gran lunga più completa e approfondita, molto più onerosa sia in termini economici che di tempistiche di compilazione), ma solo un semplice parere di conservazione con cui il commerciante garantisce l’autenticità. Questa tipologia comprende monete comunissime ma tra le più belle che si possano trovare a prezzo molto abbordabile. Perché quindi, invece di acquistarle tutte insieme (fidandoti tra l’altro delle “pessime foto”), non cerchi invece di imparare a capire la qualità del metallo, apprezzandone l’integrità e la patina? (Integrità e patina… ci si potrebbe scrivere una piccola monografia!) Se la moneta è affetta da questo fenomeno ossidativo, non solo perderai “il valore della perizia” (che ora, spero, avrai capito essere marginale, tranne che per la garanzia d’acquisto nel caso di una restituzione entro i termini di legge), ma andrai ulteriormente a compromettere un metallo già compromesso di suo con un precedente lavaggio (è infatti questo che innesca poi il procedimento ossidativo). Ovviamente, tutto questo non solo incide sulla qualità della moneta, ma anche sul suo valore. Ultima cosa: lascia stare i prezzi dei cataloghi. Segui il mercato (tra aste pubbliche battute e online e le vendite concluse sui vari portali - ebay, catawiki) per farti un’idea dei prezzi reali in rapporto alla qualità. Diversamente, già te l’ho scritto, ci rimetterai di portafogli (e non credo che i soldi te li regalino) e di godimento (prima o poi). Capire l'effettiva qualità è fondamentale, perchè i prezzi riportati nei cataloghi vanno saputi anche interpretare in base alla qualità effettiva. Un esemplare come quello di seguito postato potrebbe costare anche più del prezzo di catalogo (infatti me lo sono tenuto, non l'ho venduto quando ho esitato la mia collezione). Un metallo vergine presenta un lustro integro, spiccato, graffiante! La patina poi è un aspetto indicativo di ciò e non un banale “surplus” che se c’è o non c’è non fa differenza. È vero che può essere un aspetto opinabile per quanto riguarda l’apprezzamento, ma la sua presenza ne impreziosisce di gran lunga l’appeal e ne avalla (soprattutto) la qualità. Ovviamente non è necessario essere fotografi per dimostrare che una moneta sia FdC. Ma conoscendo le peculiarità del FdC, si possono fare foto "brutte" ma che al tempo stesso evidenzino queste peculiarità (come questa di seguito, ad esempio). Ancora convinto che, sulla base di queste perplessità, sia un "affarone"?6 punti
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Va detto che non si tratta di una variante così rara. In un mio archivio fotografico in un campione di 218 Piastre del 1795 il 22% è la SIGILIAR. Per cui dico: - non è una variante rarissima; chi lo afferma è in mala fede o non ha fatto statistiche sulla incidenza della SIGILIAR su un ampio campione - se fosse una crepatura del conio è singolare che non si noti, in tutti i 48 esemplari, una progressione della frattura. Sono tutte uguali. VARIANTE non comune5 punti
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Importanti scoperte archeologiche a Roma: un sacello, tombe repubblicane e vasche monumentali A Roma, nel Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, gli scavi della Soprintendenza Speciale di Roma riportano alla luce un complesso archeologico esteso e stratificato, con strutture cultuali, funerarie e infrastrutture viarie tra età repubblicana e imperiale. Due grandi vasche monumentali, un edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e un articolato complesso funerario di età repubblicana: sono queste le ultime scoperte degli scavi di archeologia preventiva condotti nel quadrante orientale di Roma, nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata. Le indagini sono curate dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, diretta da Daniela Porro, e rientrano in un più ampio programma urbanistico che interessa una superficie di circa quattro ettari. Avviati nell’estate del 2022, gli scavi sono tuttora in corso e stanno restituendo un contesto archeologico di eccezionale interesse, esteso per circa un ettaro, che documenta una frequentazione dell’area lunga oltre sette secoli. La direzione scientifica delle ricerche è affidata a Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma. I dati finora emersi delineano una sequenza di occupazione che va dal V-IV secolo avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo, con tracce di una presenza più sporadica anche tra il II e il III secolo dopo Cristo. Al centro del contesto individuato si sviluppa un lungo asse viario di epoca antica, che attraversava l’area in un territorio caratterizzato dal passaggio di un corso d’acqua, confluito nel vicino fiume Aniene. Una volta completate le operazioni di scavo, è previsto l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di un piano di valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla città un nuovo tassello della sua storia più antica. “È proprio in contesti come questo”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio”. “Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti”, afferma Fabrizio Santi. “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del passato”. Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sacello Le scoperte La strada rappresenta uno degli elementi strutturanti del sito. L’asse viario si articola in due tratti distinti: uno più prossimo all’attuale via di Pietralata, realizzato in terra battuta, e un altro in direzione di via Feronia, scavato direttamente nel banco di tufo. Sebbene la percorrenza dell’area dovesse essere già più antica, le prime evidenze di una regolarizzazione dell’asse stradale, orientato da nord-ovest a sud-est, risalgono all’età medio-repubblicana, intorno al III secolo avanti Cristo. In questa fase venne costruito un imponente muro di contenimento in blocchi di tufo, successivamente sostituito, nel secolo seguente, da una struttura in opera incerta. Nel I secolo dopo Cristo la strada era ancora in uso e fu oggetto di ulteriori interventi. Venne dotata di un nuovo battuto e delimitata da murature in opera reticolata, segno di una sistemazione più monumentale del percorso. La porzione di tracciato in prossimità di via Feronia mostra un periodo di utilizzo compreso tra il III secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo e conserva, nella sua fase più antica, evidenti solchi carrai incisi nella tagliata di tufo. A partire dal II-III secolo dopo Cristo, alcune sepolture modeste a fossa, disposte lungo l’asse stradale, sembrano documentare il progressivo abbandono della strada e la trasformazione del suo ruolo all’interno del paesaggio. Dalla strada si accedeva a un piccolo edificio di culto, un sacello a pianta quadrangolare, di dimensioni contenute ma di grande interesse simbolico e archeologico. La struttura misura circa 4,5 per 5,5 metri ed è costruita con murature in opera incerta di tufo, con tracce di intonaco ancora visibili sulle pareti interne. Al centro dell’ambiente, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco, interpretabile come un altare o parte di esso. Sulla parete di fondo, sempre al centro, un avancorpo in muratura doveva fungere da base per una statua di culto. Lo scavo ha messo in luce un dato particolarmente significativo: il sacello fu realizzato al di sopra di un deposito votivo ormai dismesso. All’interno di questo deposito sono stati rinvenuti numerosi ex voto, tra cui teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Si tratta di materiali che indirizzano l’interpretazione del luogo verso un culto legato a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la vicina via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, dove erano presenti diversi templi a lui dedicati. Alcune monete in bronzo rinvenute nel contesto consentono di datare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo, collocandolo pienamente nell’età repubblicana. Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Ex voti rinvenuti nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di bue rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato anche un complesso funerario di notevole importanza. Due corridoi distinti e paralleli, i cosiddetti dromoi, conducono a due tombe a camera databili tra il IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo. La prima, indicata come Tomba A, presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia. Il portale, realizzato in pietra con stipiti e architrave, era chiuso internamente da una grande lastra monolitica. All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Il corredo comprende due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta, anch’essa a vernice nera. La Tomba B, probabilmente realizzata in un momento leggermente successivo ma sempre in età repubblicana, nel III secolo avanti Cristo, era chiusa da grandi blocchi di tufo. La camera presenta sui lati delle banchine destinate alla deposizione dei defunti. Tra i resti umani è stato individuato uno scheletro maschile adulto, del quale è stato finora recuperato soltanto parte del cranio. Su questo elemento è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica, una testimonianza di grande interesse per la storia della medicina antica. Le due tombe facevano parte di un unico complesso funerario che doveva presentare una facciata monumentale in blocchi di tufo, oggi in gran parte scomparsa. Alcuni elementi risultano infatti asportati e reimpiegati già in età romana. La monumentalità dell’insieme suggerisce l’appartenenza a una gens facoltosa e influente, attiva in questo settore del territorio. Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, urna. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, specchio. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, vasi. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tra le strutture più imponenti emerse dallo scavo spicca la cosiddetta vasca est. Si tratta di una struttura monumentale di circa 28 metri di lunghezza per 10 di larghezza, con una profondità di 2,10 metri. La vasca fu realizzata nel II secolo avanti Cristo, come indicano le tecniche murarie in opera incerta. A partire dal I secolo dopo Cristo la struttura sembra perdere progressivamente la sua funzione, entrando in una fase di abbandono che culmina con la chiusura definitiva alla fine del II secolo dopo Cristo. Le murature in opera cementizia erano originariamente rivestite da un compatto intonaco bianco, oggi quasi del tutto distaccato, del quale rimangono solo alcune tracce. L’intera vasca era coronata da una cornice in grandi blocchi di tufo. Al centro dei due lati lunghi sono presenti nicchie con volta a botte, mentre su uno dei lati corti è stato individuato un dolio inglobato nella gettata di cementizio. Sull’altro lato corto si conserva una piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che tuttavia non raggiunge il fondo della vasca. Al di là della presenza dell’acqua e dei sistemi di raccolta, la funzione della struttura resta incerta. I materiali rinvenuti, tra cui terrecotte architettoniche e frammenti ceramici con graffiti, fanno ipotizzare un possibile utilizzo cultuale, anche se non si può escludere un impiego legato ad attività produttive. La vasca era alimentata da un sistema di canalette che convogliavano l’acqua sia dal corso d’acqua naturale sia dal pendio ancora visibile a lato di via di Pietralata. Una seconda vasca monumentale, definita vasca sud, è stata individuata poco distante. Questa struttura è scavata nel banco tufaceo e misura circa 21 per 9,2 metri, raggiungendo una profondità di circa 4 metri. Le pareti dell’invaso sono rivestite da murature in blocchetti squadrati disposti in modo irregolare, databili al II secolo avanti Cristo. Un secolo più tardi furono aggiunti ulteriori setti murari in opera reticolata e in opera quadrata di tufo, che delimitano la sommità della vasca. L’accesso avveniva attraverso una rampa in grandi basoli di tufo, poggiata direttamente sul terreno, seguita da una seconda rampa più stretta, realizzata in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, che consentiva di raggiungere il fondo. Anche per la vasca sud la funzione non è ancora chiaramente definita, soprattutto perché non sono stati finora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia, la struttura presenta alcune analogie significative con la vasca scoperta recentemente a Gabii dall’Università del Missouri in collaborazione con i Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii. In particolare, il tipo di pavimentazione basolata della rampa di accesso richiama il confronto con il contesto gabino, datato al III secolo avanti Cristo, per il quale è stata avanzata un’ipotesi di funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto negli strati di riempimento della vasca di Pietralata suggerisce un abbandono nel corso del II secolo dopo Cristo. Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma https://www.finestresullarte.info/archeologia/importanti-scoperte-archeologiche-roma-sacello-tombe-repubblicane-vasche-monumentali5 punti
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cari amici volevo condividere le ultime arrivate, sempre di Carlo II, provenienti dall'asta ACM di qualche giorno fa. si tratta di un 8 grana 1788 e di un grano coniato al martello del 1779.5 punti
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Sono normalissime 20 centesimi francese e italiana, come già detto. Quello che mi stupisce, e mi scusi @Lory81, è che dopo 23 anni dall' introduzione dell'euro ci si sia accorti solo ora che le monete coniate dai vari stati membri della UE, abbiano facce diverse. Capisco che non siamo tutti numismatici o appassionati, ma non averci mai fatto caso è un pò preoccupante. Non voglio e non è assolutamente mia intenzione offendere nessuno o fare polemiche, ma poi non stupiamoci se i falsari continuano a fare le monete false.5 punti
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Buon giorno, aggiungo altro peso per me angioino di grammi 3.77, quindi peso che richiama quello dei gigliati5 punti
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Buonasera @Fondamentale condivido totalmente il tuo pensiero. Purtroppo non tutte le persone sono obiettive e seguono tesi strane forse dettate dalla scarsa conoscenza delle tecnologie dei metalli. Anche il dritto è diverso per via del profilo, e poiché sembra che le coppie di conii (profilo diverso e SIGILIAR) sono sempre stati messi insieme concordo con te che è effettivamente una variante o un tipo di piastra diversa dalle altre. Per tanto, gradirei che nei cataloghi venga annoverata ancora. @AndrewChoosy e @LOBU se a voi questa variante non vi garba o ritenete che non esiste i cataloghi non li comprate. Saluti, Sergio.4 punti
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“Vai fuori a fare qualcosa che non ti sopporto più!”. Pensionato accetta il “consiglio” della moglie. Va nei campi e fa il “colpo della vita”. Quanto ha guadagnato con l’aureo di Vitellio? 15 Gennaio 2026 Un’uscita concessa per caso, un segnale incerto, un grumo di zolla aperto senza particolare aspettativa: ed ecco che il passato, d’improvviso, prende forma e peso, scintillando nel palmo di una mano. La vicenda ha per protagonista Ron Walters, saldatore in pensione, che da sei anni percorreva con regolarità lo stesso appezzamento agricolo nei pressi di Dudley, nel cuore delle West Midlands. L’area si colloca a circa 180 chilometri a nord-ovest di Londra, in una fascia oggi fortemente urbanizzata e industriale – il Black Country – ma che in antico presentava un paesaggio agricolo e boschivo punteggiato da insediamenti sparsi. Walters torna sullo stesso campo sempre negli stessi momenti dell’anno, primavera e autunno, quando le colture non sono ancora state seminate. Quel giorno stava quasi per restare a casa, finché la moglie lo ha invitato a uscire “per un po’”. Un suggerimento – peraltro ben più perentorio – che si sarebbe rivelato determinante. Dopo un paio d’ore di ricerca apparentemente infruttuosa, il metal detector ha restituito un segnale debole, poi svanito. Spostandosi di pochi metri, Walters ha intercettato di nuovo la lettura, questa volta proveniente da una zolla compatta. Aprendola, la moneta è letteralmente caduta tra le sue dita. Non un bronzo consunto, non una moneta tardoantica – categorie comuni nei campi britannici – ma un aureo romano in oro, databile con precisione al 69 d.C. Le verifiche successive hanno confermato l’eccezionalità del ritrovamento. L’esemplare è attribuito all’imperatore Aulo Vitellio e, secondo gli specialisti, rappresenterebbe il primo aureo di Vitellio mai registrato come rinvenimento archeologico nelle isole britanniche. Un dato di grande rilievo, che colloca la moneta all’incrocio tra storia politica, numismatica e geografia della Britannia romana. Il 69 d.C. è un anno cruciale, noto come l’anno dei quattro imperatori. Dopo la morte di Nerone, l’Impero conosce una rapida successione di poteri: Galba, Otone, Vitellio e infine Vespasiano. Vitellio regna solo pochi mesi, da aprile a dicembre, prima di essere sconfitto. La brevità del suo principato spiega la rarità estrema delle emissioni a suo nome, soprattutto in oro. In questa fase l’aureo presenta ancora un titolo molto elevato ed è destinato prevalentemente a pagamenti militari, donativi ufficiali e transazioni di alto livello, non alla circolazione quotidiana. La scoperta solleva una questione centrale: vi erano insediamenti romani nell’area di Dudley o nei dintorni? Pur non essendo noto un grande centro urbano romano in corrispondenza dell’attuale Dudley, il territorio circostante era tutt’altro che marginale. Le West Midlands facevano parte di una regione strategica, attraversata da importanti vie di comunicazione. A breve distanza correvano assi stradali connessi alla Watling Street, la grande arteria che collegava il sud-est dell’isola alle province occidentali. Nel raggio di alcune decine di chilometri sono attestati forti militari e complessi di rilievo, come il sito di Metchley, nei pressi dell’odierna Birmingham, e il nodo strategico di Letocetum (Wall, nello Staffordshire), fondamentale per il controllo dei traffici e dei movimenti delle truppe. Accanto ai presidi militari, la campagna era costellata di ville rustiche, fattorie e piccoli nuclei agricoli, funzionali al sostentamento dell’esercito e dell’amministrazione romana. Molti di questi insediamenti sono noti solo attraverso tracce indirette – materiali sporadici, allineamenti, anomalie nel terreno – e risultano oggi in gran parte cancellati dall’urbanizzazione moderna. In questo contesto, la presenza di una moneta d’oro di altissimo valore non appare incongrua: può trattarsi di un pagamento, di una riserva nascosta, di una perdita accidentale lungo un percorso agricolo o viario. La moneta, vecchia di circa 1.955 anni, è stata regolarmente segnalata e registrata secondo le procedure del Portable Antiquities Scheme e successivamente affidata ai Fieldings Auctioneers, dove è stata messa all’asta questa settimana. Il prezzo finale ha raggiunto i 6.000 dollari, somma significativa ma non eccezionale se rapportata alla rarità del pezzo. Come previsto dalla legislazione britannica, il ricavato sarà diviso tra il ritrovatore e il proprietario del terreno. Mark Hannam, specialista senior di monete presso la casa d’aste, ha definito l’aureo “una scoperta davvero sorprendente, un pezzo unico di storia”, sottolineando come la maggior parte delle monete romane rinvenute in Gran Bretagna appartenga al III e IV secolo d.C. Un aureo del 69 d.C. riporta invece alle prime fasi della romanizzazione dell’isola, quando l’oro imperiale era ancora strettamente legato all’esercito e all’autorità effimera dell’imperatore. Il ritrovamento nei campi di Dudley mostra come anche territori apparentemente periferici possano restituire testimonianze di prim’ordine. In un paesaggio oggi profondamente trasformato, la Britannia romana riaffiora attraverso un oggetto minuscolo e potentissimo, capace di raccontare, da solo, un frammento decisivo della storia imperiale. https://www.stilearte.it/aureo-vitellio-ritrovamento-dudley-west-midlands/4 punti
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ciao a tutti @euro collezionista @gabriele8883 @[email protected] @andreacap @Mayer @Savste86 @Karma @squyrry @gasp.are @Yak @Ciccio 86 @Romolo75 @matcor @stegiato @aldo marchesi @katomic @Sgheo @Yosemite Sam @cr1c3t0 @Presidente @andrea0685 @Gabriele @AngryBird a causa di problemi di distribuzione la moneta Croata al momento non è disponibile, di conseguenza la sposto nella prima razzia 2026. questa sera inizio ad inviare i totali grazie Pino4 punti
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Il XVII volume del C.N.R.L., “Appunti Numismatici 2026”, conta 424 pagine, in carattere Times New Roman n. 11, è stato stampato in 200 copie a colori su carta opaca da 100 gr, in formato A5. La copertina è 4+4 su carta patinata opaca da gr. 300 plastificata, con allestimento in brossura e cucitura in filorefe. Il XVII Quaderno di Numismatica, dedicato a tutti i nostri Autori, comprende 18 articoli, con argomenti che vanno dall’epoca preromana ai nostri giorni, la Presentazione e l’Introduzione. Alla stesura hanno partecipato: Davide Fabrizi; Michele Chimienti e Fabio Pettazzoni; Blandor Abazi; Giovanni Sinimarco; G. Mattia Marino, Giovanni Bitti e Mario Dolci; Gianni Graziosi; Alessandra Parrilla; Franco Fornacca; Fabio Scatolini; Michele Guarisco; Luciano Binaschi; Fabrizio Leali; Antonio Maria Bianchimani; Mattia Rescigno; Davide Fabrizi; Damiano Castrichella; Antonio Giovinale; Patrizia Di Monte e Vito Vessio. Alcune copie di “Appunti Numismatici 2026” saranno disponibili alla vendita dai primi giorni di marzo 2026 ma è già possibile prenotarli. Il suo costo, per i non Soci del C.N.R.L., è di: € 20,00 più eventuali Spese Postali. Se interessati contattare: [email protected] PATRIZIA DI MONTE: Presentazione Il presidente riassume gli eventi organizzati dal Circolo durante il 2025, soffermandosi in particolare sulla preparazione dei festeggiamenti del 1° Decennale del Circolo e su gli eventi organizzati durante il 2025. Ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla stesura del volume, collaborando o sostenendo la pubblicazione: gli Autori, le Case d’Asta, i Commercianti ed i singoli Collezionisti. Un particolare e sentito ringraziamento lo dedica al Comitato Redazionale, complimentandosi per la nomina con il neo Caporedattore Davide Fabrizi, ed agli Autori, senza i quali il XVII e il XVIII Quaderno non avrebbero avuto vita, per l'impegno ed il sostegno profuso al completamento degli stessi. DAVIDE FABRIZI: Introduzione Nell’Introduzione Davide Fabrizi riassume la vita del Circolo dal 2016, dal momento che fu fondata l’Associazione con l’intento di diffondere la scienza Numismatica, specialmente tra i giovani. Mette in primo piano i traguardi raggiunti e i tanti volumi pubblicati, ringraziando anche lui tutti gli Autori che hanno partecipato nel corso degli anni al completamento degli obbiettivi del Circolo. FABIO PETTAZZONI e MICHELE CHIMIENTI: La festa di Anna Perenna nella Roma antica Anna Perenna era una divinità romana arcaica, legata al ciclo del tempo, alla vita che si rinnova e al passaggio delle stagioni. Il suo nome richiama l’idea di continuità: annus (“anno”) e perennis (“che dura per sempre”), dunque “l’anno che ritorna senza fine”. Era quindi una dea della rinascita annuale, della prosperità e della salute. BLANDOR ABAZI: Le monete coniate nella zecca di Fenice d’Epiro Gli studi finora condotti sulle monete coniate nella zecca di Fenice sono stati frammentari e incompleti. Questo studio si propone di collocare l'attività monetaria della zecca di Fenice in una corretta prospettiva cronologica, di fornire dati sullo sviluppo economico e sull'organizzazione politica e sociale della popolazione che abitava questa regione e di fornire un quadro completo di tutte le emissioni monetarie coniate nella zecca della città. GIOVANNI SINIMARCO: L’elmo e il grifone nella monetazione romana repubblicana Erodoto nelle sue Storie ci tramanda che i grifoni, animali con testa ed ali da aquila e corpo da leone, avessero dimora tra gli Arimaspi, a sud, e gli Iperborei, a nord, in un’area che oggi, se volessimo identificarla, potremmo far coincidere con l’attuale Polonia. Molto spesso, questi animali mitici, ricorrono nella monetazione romana, in special modo in quella repubblicana. GIOVANNI BITTI, G. MATTIA MARINO E MARIO DOLCI: Spillone con busto femminile, rinvenuto nel sito archeologico dell’Acqua Claudia. Tale spillone è stato interpretato edatato attraverso i confronti tipologici con le pitture, la statuaria e la numismatica Il presente lavoro è incentrato su unico manufatto, lo spillone in avorio avente nella testa un busto femminile. Il reperto è stato rinvenuto nell’anno 2014, durante la ripulitura della stanza R (settore 17), collocata al terzo ed ultimo livello della villa romana dell’Acqua Claudia, da parte dell’associazione “Antica Clodia” ed alcuni tirocinanti dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. In questo caso il manufatto in questione, uno spillone, lo si è potuto datare ed interpretare proprio attraverso il confronto con monete del periodo romano (datate con precisione), riportanti anche le acconciature femminili della moda del tempo. GIANNI GRAZIOSI: Tre mitologiche sorelle La mitologia è ricca di racconti che spesso hanno a che vedere con la creazione dell’umanità, con le imprese leggendarie degli eroi, con le interazioni tra gli esseri mortali e le divinità. Racconti popolati da numerosissime divinità, tra esse le Cariti, tre figure femminili che incarnano e simboleggiano la bellezza, la gioia, la felicità. «Le Grazie sono leggiadre e benefiche: si vestono di sola rugiada e la spandono; sempre pure e caste nella loro stessa nudità; splendide, rallegranti, fecondanti». Una breve divagazione fra mitologia, arte e numismatica. ALESSANDRA PARRILLA: L’anno dei quattro imperatori: il 69 d.C. Nel giugno del 68 d.C., con la morte di Nerone, si chiude la parabola della dinastia giulio-claudia e si apre un anno convulso, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si esercita — e si rappresenta — il potere imperiale. FRANCO FORNACCA: Tetradrammi di Filippo I l’Arabo nelle zecche di Roma e di Antiochia In questo contributo verranno evidenziati alcuni curiosi aspetti di una tipologia di moneta coniata ad Antiochia ma che ha dei legami stretti con Roma. Parleremo dei: Tetradrammi coniati nella zecca di Antiochia, che rientrano nella corposa tipologia delle monete romane. FABIO SCATOLINI: I follis di Eraclio dell’anno III: dal regno da solo all’incoronazione di Eraclio Costantino Tra il 612 e il 613 d.C. si assiste, sui solidi ma principalmente sui pezzi da 40 nummi (follis) in bronzo, al passaggio dall’iconografia che caratterizza il regno di Eraclio da solo, dal 610 al 612 d.C., e quella (due figure stanti: Eraclio ed Eraclio Costantino) che sarà rappresentata da lì in avanti fino al 616 d.C., quando la consorte Martina inizierà ad essere raffigurata sui follis, portando a tre il numero di figure presenti. MICHELE GUARISCO: Maria d’Aragona, regina di Sicilia Maria d’Aragona, regina di Sicilia, nacque nel 1362 e fu battezzata nella cattedrale di Catania da Artale Alagona. Lei fu l’unica figlia di Federico IV d’Aragona, re di Sicilia, e di Costanza d’Aragona, primogenita di Pietro IV d’Aragona. LUCIANO BINASCHI: Monete veneziane in Salento Nel 1884, durante alcuni lavori di scavo nel giardino del palazzo di proprietà del signor De Donno, che oggi è sede del Comune di Cursi, piccola località tra Lecce e Otranto, gli operai rinvennero una pentola di terracotta colma di monete. FABRIZIO LEALI: La nuova vita dei sesini Con gli articoli pubblicati in Appunti Numismatici, nel 2023 e nel 2024, è stata tracciata la storia dei vituperati e famigerati “sesini”. In questo articolo vengono illustrati gli ultimi aspetti di una monetazione comune che, sebbene oggi poco considerata nel panorama collezionistico, cela in realtà caratteristiche sorprendenti e ancora poco conosciute. Una storia che si intreccia con eventi significativi del Mediterraneo e che dimostra come le monete non siano soltanto strumenti di scambio commerciale, ma veri e propri testimoni della nostra storia, spesso più presenti nella nostra vita di quanto siamo disposti a riconoscere. ANTONIO MARIA BIANCHIMANI: I Doria e il marchesato di Santo Stefano: jus cudendi e officina monetaria Nel 1668 la principessa Violante Lomellini Doria (1632-1708), vedova di Andrea III Doria (1628-1654), concede a Bartolomeo Pareto di aprire un’officina monetaria nel borgo di Santo Stefano. Non è chiaro in base a quale diritto abbia concesso tale autorizzazione. Generalmente quando si parla delle zecche dei Doria, si richiama il privilegio concesso il 19 giugno 1548 da Carlo V ad Andrea Doria (1466-1560), ma Santo Stefano non risulta incluso tra i feudi presenti nel diploma e, anzi, perviene a questo ramo dei Doria solo nel 1592. Lo scopo di questo breve articolo è contribuire a chiarire quando i Doria ottengono lo jus cudendi nel marchesato di Santo Stefano e se ne usufruiscono. MATTIA RESCIGNO: Luigi XIV e i “Monstra”, ovvero, la propaganda del timore tra gli uomini La medaglia presentata, proveniente dalla collezione di Richard Margolis, è stata battuta in asta da Stack’s Bowers Galleries di recente: raffigura al dritto il busto, con capo laureato, di Luigi XIV accompagnato dalla legenda: “LVD: MAG: REX.”. Il rovescio, di cui si tratterà in questo approfondimento, raffigura un “monstrum” marino che sguazza nei flutti accompagnato dalla legenda: HVNC·ET·MONSTRA·TIMENT. DAVIDE FABRIZI: Storia delle medaglie presenti sotto i cippi di confine fra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie In questo articolo si racconta la storia della rideterminazione del confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie, con l’apposizione prima dei pali lignei provvisori seguiti poi da cippi lapidei. Uno spaccato di storia fra Chiesa e Regno che va dal Tirreno all’Adriatico in un percorso di circa 500 chilometri, contrassegnato da colonnette in pietra ormai vandalizzate, divelte, riutilizzate per scopi privati ma che meritano sicuramente una loro rivalutazione storica. Guardiani del nostro passato e custodi di una medaglia atta a testimoniare il punto esatto in cui passava il confine. DAMIANO CASTRICHELLA: La medaglia del cavo di Anzio A distanza di cento anni dall’inaugurazione del cavo sottomarino che unì la cittadina di Anzio con Buenos Aires in Argentina, ripercorriamo gli eventi storici di quei giorni, attraverso l’analisi della medaglia realizzata da Aurelio Mistruzzi fornendo, nel contempo, un quadro di aggiornamento delle emissioni conosciute fino ad oggi. ANTONIO GIOVINALE: Le Medaglie Annuali di Pio X (1903-1914), della Sede Vacante del 1914 e di Benedetto XV (1914-1922) In questo articolo vengono mostrate le medaglie annuali di due papi, intramezzati da una Sede Vacante, coprendo un periodo di tempo che va dal 1903 al 1922, periodo difficile e comprensivo della I Guerra Mondiale. Papa Pio X, di origine contadina, e Benedetto XV, promulgatore della pace, affrontarono con coraggio le difficoltà dei loro pontificati. PATRIZIA DI MONTE: Gettone Jmpresa Viveri. III Parte - Cronistoria delle nuove ricerche La ricerca per scoprire l’uso e la provenienza del Gettone Jmpresa Viveri iniziò nei primi giorni di giugno del 2008, il gettone attirò immediatamente l’attenzione dell’Autrice quando lo trovò tra chili di monete, che il suo amico Stefano Campagna le aveva chiesto di catalogare e riordinare, dato che facevano parte della collezione di sua madre, deceduta anni prima. VITO VESSIO: I falsi e l’intelligenza artificiale nel mondo numismatico: come riconoscerli e difendersi Con il cambiamento in atto, dovuto al galoppante progresso della tecnologia, anche la numismatica ne rimane coinvolta, ad esempio sono in uso delle applicazioni che riescono a catalogare qualsiasi moneta tramite una semplice foto. Questa evoluzione cambia in maniera radicale il modo di avvicinarsi all’affascinante incontro reale con il passato, che otteniamo quando tocchiamo una moneta, passando, così, a una vera e propria identificazione virtuale del tondello. Presentazione Appunti Num. 2026.pdf4 punti
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FDC 62, rapportato al grading "tradizionale" italiano, vorrebbe dire SPL+/qFDC circa (o, comunque, inferiore ad un qFDC) e, a mio avviso, è un'indicazione corretta. In queste condizioni, secondo me, puoi sperare di venderla sui 50 euro e non sarà nemmeno così semplice, considerando che è una moneta facilmente reperibile in alta conservazione e che, ora come ora, i (pochi) collezionisti di Vittorio Emanuele III puntano soprattutto al FDC pieno (specialmente quando si tratta di esemplari del genere). P.S. Non capisco il senso di censurare il fascio littorio. Mostrare una moneta italiana del 1936 non è certo apologia del fascismo. Posso capire la stupidità di Facebook (ed in particolare dei suoi bot) di fronte a simili immagini ma qui ci troviamo su lamoneta e non ce n'è alcuna necessità di oscurare certi simboli presenti sulle monete.4 punti
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L’iscrizione è quella “standard” dei dirham almohadi anonimi: al diritto (la seconda immagine): al rovescio (la prima immagine): La zecca di solito si trova in fondo a sinistra nel diritto: qui a livello della sede di zecca (cerchietto blu), dove è piuttosto usurato, non si vede nulla, per cui sembra essere uno di quei dirham a zecca ignota (altro elemento molto frequente nei millarès, seppure si trovino anche monete con caratteristiche molto suggestive per un millarès ma che portano il nome di una zecca, tipicamente Ceuta o Tunisi…)4 punti
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Buona sera a tutti! Cerchiamo di riprendere questa conversazione... inizio con un bel 4 tari di Filippo II del 1559.4 punti
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@eliodoro credo anche io si tratti di un peso angioino, anzi ne sono convinto. Quella M sormontata da giglio sembra rappresentare proprio l'ordine impartito il 10 giugno 1342. Particolare anche la punzonatura al "R/" dove il giglio sovrasta quel .0I. Tale punzonatura che, assieme al giglio, appare successiva alla creazione del peso (la M è fusa con esso), porta ad ipotizzare che possa rappresentare il suo valore, ossia 10 grana. Ovviamente punzonato al contrario per mero errore. Una sorta di conferma che il peso poteva essere ancora utilizzato e quindi punzonato per ufficializzarlo o comunque renderlo valido. Bel pezzo!4 punti
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Pescata di domenica mattina, ciotola da 1 euro, : 3 grana 1810, variante NAPO. 5 centesimi 1826 Torino 6 tornesi 1800 1/4 di gulden 1944, Curacao 1 duit 1768, Compagnia delle Indie orientali olandesi ( mi sembrava un gettone...)4 punti
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Buongiorno, direi piuttosto un follaro di Salerno a nome di Guglielmo duca (1111-1127). Al dritto il busto frontale di San Matteo fra S - M, al rovescio una croce con VI - CTO - RI - A nei quarti. Al momento non ho testi a portata per dare riferimenti, ma qui c’è un esemplare della stessa tipologia e in conservazione migliore: https://www.acsearch.info/search.html?id=6438822 P.S. la prima foto va ruotata di 180 gradi3 punti
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Hai assolutamente ragione. Nel nostro Paese molti la pensano come te: la cultura non dà da mangiare quindi non si investe su si essa e la si marginalizza. Questo lo fa la maggior parte della società, politica compresa.3 punti
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Stessa cifra per un 1/2 sol 1769 zecca S (Reims) per Luigi XV di Francia, con legende leggibili ma non la parte centrale. In ultimo, non l'ultima comprata bensì l'ultima che mi fa piacere mostrare, un centavo argentino del 1888, annata non tra le più comuni.3 punti
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Questa pubblica di Filippo IV, ha fatto fino in fondo il suo dovere. Peccato non si leggono bene le sigle dietro il busto. Per completezza aggiungo le misure: 31mm di diametro per un peso di 11.30 grammi. Buona serata a tutti.3 punti
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Altra chicca delle monete al tempo di Gesù che potrete vedere…3 punti
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Grazie a tutti, ho reso disponibili le slides che hanno coadiuvato la serata. Le trovate al seguente link Presentazione conferenza "Le monete milanesi di Filippo II dal 1554 al 1577", Centro Culturale Numismatico Milanese, Milano 13/01/20263 punti
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Zecca di Napoli, grano coniato al bilanciere a nome di Carlo II, Re di Spagna (1674-1700), coniato tra il 1680 e 1683, esistono molte varianti! Ciao Borgho3 punti
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DE GREGE EPICURI Ho fatto un sacco di scoperte. Fra l'altro, è evidente l'uso "di ostentazione" di una parte di queste monete, grazie alla loro elevata qualità artistica dovuta all'arte di Leone Leoni: insomma, venivano coniate a volte in quantità limitata, e probabilmente donate ai "grandi del regno" ed a personaggi illustri, forse anche stranieri. Insomma, un po' la funzione svolta durante l'impero romano dai medaglioni. Poi c'erano, ovviamente, anche tutte le monete destinate primariamente alla circolazione. Quanto alla metrologia, al valore corrente del singolo pezzo, alle oscillazioni dei rapporti fra oro e argento, c'è veramente da perderci la testa! Ma esiste una ricca documentazione, anche per la zecca.3 punti
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Non tutto il metallo prezioso potè però essere caricato a bordo del Trout, ne rimaneva una quantità enorme. Ma altre navi non riuscirono a raggiungere Corregidor a causa del blocco giapponese, altri sottomarini non avevano spazio per caricarle, gli aerei erano impossibili da utilizzare a causa del peso delle monete. Così, quando fu chiaro che i giaponesi avrebbero conquistato le Filippine, venne presa l'unica decisione possibile: scaricare l'argento rimanente nella baia di Manila, di fronte all'isola di Corregidor, per proteggerlo dal nemico e, si sperava, recuperarlo in seguito. Argento costituito, quasi esclusivamente, da monete da 1 peso, coniate prevalentemente dal 1907 al 1912 (e quindi di peso e titolo ridotti), in pratica quelle che erano state accantonate a garanzia dei Silver Certificates. Sulla quantità totale le fonti sono discordi, scegliamo di dar credito a quella che, trattandosi di monete, dovrebbe essere la più autorevole, il Red Book, che parla di 15.700.000 monete da 1 peso. Corregidor si arrese il 6 maggio 1942. Circa 23.000 militari americani e 100.000 soldati filippini furono uccisi o catturati. Dopo la caduta delle Filippine, i giapponesi vennero a conoscenza dello scarico segreto dell'argento, e ordinarono ai filippini, e in seguito ai sommozzatori statunitensi prigionieri, di ripescarlo. Si trovava a una profondità di 120 metri, e i sommozzatori rischiarono la vita nel tentativo di sabotare il recupero. Tagliavano i sacchi dell'argento, rendendoli impossibili da raccogliere, ma alla fine circa 2 milioni di pesos (pari a1 milione di dollari) furono recuperati dai giapponesi. Poi, la guerra andò come sappiamo, i giapponesi furono sconfitti e gli americani ripresero possesso delle Filippine, anche se per poco: il 4 luglio 1946 venne proclamata l'indipendenza dell'arcipelago. Ma nel frattempo, le navi della Settima Flotta avevano provveduto al recupero delle monete, tutte tranne 5 milioni circa (anche qui le fonti sono largamente divergenti), che diventarono un leggendario tesoro sommerso Vediamo nella foto un palombaro che sta per immergersi per un recupero mentre qui un altro (o forse sempre lo stesso, chissà), da poco riemerso, si gode il frutto del suo lavoro, realizzando, anche se solo per il tempo di uno scatto, il sogno di tutti noi Oggi la gran parte delle monete salvate sono disponibili sul mercato collezionistico, dove sono facilmente riconoscibili poiché mostrano chiari segni della loro prolungata immersione in acqua salata, in particolare una corrosione scura fortemente resistente a qualsiasi tipo di pulizia e conservazione. Come vediamo chiaramente nella moneta a destra, 1 peso 1908-S, mentre quella di sinistra, 1 peso del 1907, sempre di San Francisco, si è un po' meglio conservata. (Collezione privata - Courtesy Numismatists of Wisconsin) petronius3 punti
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Serata veramente interessante! Piccole "chicche" che non credo fossero conosciute dai più, come per esempio (per me) il diverso titolo tra scudo d'oro e scudo d'oro del sole (di pochi decimi di carato, ma diverso per differenti mercati!) dei primissimi anni del regno. Inoltre la presentazione in ordine cronologico ha consentito di apprezzare meglio l'evoluzione della storia delle monete e soprattutto dei conii del grane Leone Leoni. Considerando anche il copioso numero di monete presenti da visionare .......... veramente una bella serata di NUMISMATICA! Ringraziando anche, chiaramente @anto R per a disponibilità e del quale consiglio l'acquisito della pubblicazione presentata ieri sera.3 punti
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Come consueto alcune foto della interessantissima serata, grazie ad Antonio e alla Zecca Milanese...3 punti
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Bellissima serata, molto interessante la conferenza ottimamente esposta da Antonio Rimoldi, le monete trattate in questo primo periodo sono state viste sotto l'aspetto monetario ed artistico, infatti la quasi totalità dei conii approntati dal Maestro Leone Leoni, le serie emesse in anni differenti all'apparenza uguali ma con terminologie di attribuzione differenti (da Soldi a Reali). Molte persone hanno assistito in presenza alla conferenza e anche volti nuovi, e questo ci fa molto piacere, buona anche la presenza delle persone che hanno seguito online, al termine della conferenza si è avuto a disposizione un centinaio di monete e documenti dell'epoca. Un ringraziamento ad Antonio che sempre accetta i nostri inviti e a tutte le persone che hanno partecipato alla serata. Anticipo il fotografo ufficiale con qualche momento della serata3 punti
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@ozacido bellissimo esemplare, complimenti. Personalmente ho poca roba ed ancor meno foto sul pc, dovrei rimediare, però intanto posso dare un piccolo contributo con un stra-comune 3 piccioli sempre di Filippo II. Simpatico perché quasi interamente leggibile da ambo i lati.3 punti
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L’articolo completo è qui. https://www.academia.edu/46592298/BOEHRINGER_C_Die_Barbarisierten_Münzen_von_Akragas_Gela_Leontinoi_und_Syrakus_im_5_Jahrhundert_v_Chr Le argomentazioni iniziali sono in tedesco, ma le discussioni che seguono sono in italiano, con vari luminari della numismatica. “E — per non rovinare il divertimento — uno degli argomenti principali è che molte delle monete barbarizzate provengono da tre città specifiche vicine tra loro e da un arco di tempo molto limitato, per cui potrebbero essere associate a territori sotto il potere di Ducezio, anche se non si tratta, a quanto pare, di una sua monetazione propria.3 punti
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Nel 1972 è stata lanciata in Brasile la primissima (per quel paese, ovviamente) moneta dedicata a Zio Paperone. Non l'ho mai avuta tra le mani ma ho trovato una immagine su web e mi sembra davvero una bella monetina. Mi ricorda quasi le monete del XIX secolo. Chissà se si sono ispirati a quelle. Il simbolino che vedete quasi invisibile sotto al numero 1 è quello della casa editrice (Editora Abril). Non ho invece alcuna idea del perché come "data" ci sia il 1847, che esula un po' dalla saga di Zio Paperone. Avete qualche idea? Scusate la lentezza con cui proporrò le monete, ma devo guadagnarmi il pane ogni tanto...3 punti
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Un saluto a tutti. Porto a conoscenza un ennesimo errore in legenda per uno spicciolo di Filippo II, al rovescio si legge IN HOC SINGO anziché SIGNO3 punti
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.Finalmente, @miroita, riesco a postare i miei 2 denari. Peso gr. O,6 diametro 16 mm. Stesso peso, diametro 15 mm.2 punti
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Buongiorno, condivido il mio più recente acquisto per chi come me ha un debole per il bronzo 😅 Oncia serie Apollo/Apollo Cr. 18/6 BB gr.20.5 Ø 26mm Moneta a mio parere assai vissuta ma molto gradevole allo sguardo; per 170 euro posso ritenermi soddisfatto. Un saluto a tutti gli appassionati Lorenzo2 punti
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Lo scudetto di Walsee è spesso ben visibile. Qui tre esempi con tre diversi simboli ai lati: Arka # slow numismatics2 punti
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Io ti consiglierei di rileggere quanto ho scritto sopra. Son monete comuni e dal costo contenuto. perchè prendere un'intera serie a un prezzo così importante? Per iniziare prendine UNA ma veramente bella, con una gradevole patina. Purtroppo, per capire sia "il bello" che l'appeal della patina serve tempo e impegno. Domanda: ti va di investire tempo e impegno per imparare? Se si, consiglio spassionato, lascia stare queste monete (già afflitte dal verde); metti un freno alla smania di acquistare serie complete (sopra facevo l'esempio della frutta al mercato: vedo che siamo sempre punto e accapo), e leggi molto, anche passate discussioni sul Forum. No: direi che allora i miei post sono quelli più inadatti per te2 punti
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Dicevo che il nome stesso degli Almohadi indica una connotazione religiosa: si definivano al-Muwaḥḥidūn, dal verbo waḥḥada, che significa “rendere uno”, e connesso con il sostantivo tawḥīd, cioè “unicità” (di Dio). Fin dal nome, dunque, quella almohade si presentava come una “rivoluzione” religiosa sorretta da un’ideologia ben precisa, con i principi di Ibn Tumārt ad ispirare l’azione politica e le scelte del nuovo governo costituito. Il movente originario era, come si è detto, un profondo rinnovamento religioso che partiva dal concetto di unicità (tawḥīd) di Dio, di assoluta alterità di questi rispetto all’uomo e del pieno possesso da parte di Dio del “comando”, un concetto complesso (e reso anche tale dall’influenza del nuovo uso della lingua berbera come ufficiale, accanto all’arabo) che faceva in primis riferimento alla volontà di Dio ed all’ordine imposto da Dio al mondo, sottolineando la necessità del primato della legge coranica e della Tradizione (hadith in primis) nell’ordinare ogni aspetto della vita quotidiana. In questo gli Almohadi intendevano ribaltare la tendenza almoravide ad amministrare la legge sulla base del malikismo, una scuola giuridica di origine araba che attribuiva grande importanza al giudizio del giurisperito ma che secondo Ibn Tumar aveva prodotto un allontanamento dalla retta applicazione dei precetti coranici ed un rilassamento dei costumi. Quella degli Almohadi era una sorta di palingenesi in cui il nuovo impero rifondava l’intero Islam: Ibn Tumār si era appunto proclamato Mahdi, cioè una sorta di “messia” che, se non poteva porsi al posto di Maometto, ne ripercorreva quasi le orme proponendo un richiamo ai primi anni della comunità islamica e di fatto avocando alla nuova esperienza (a matrice berbera e a localizzazione maghrebina/iberica) la dignità di guidare una nuova e “vera”umma (comunità dei fedeli). Sintomatico di ciò è l’ergersi del nuovo Stato a “califfato”, cioè entità nuova ed indipendente dal califfato originario, quello di Baghdad: i nuovi califfi almohadi si presentavano quindi come concorrenti nei titoli, nelle prerogative e nella legittimità ai califfi orientali, cui gli Almoravidi stessi avevano fino ad allora riconosciuto la supremazia e la dipendenza.2 punti
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Parliamo di numismatica, quindi anche di storia, non e’ cronaca, il valore e l’importanza degli scritti rimane e rimarrà, anzi non essendo digitalizzate, possono avere sempre interesse. In effetti poi in tanti abbiamo scritto nei tempi e quindi preserviamo anche lo studio e la passione di molti, poi se li comprerai leggerai anche gli editoriali e vedrai che saranno più attuali di quanto uno può pensare.2 punti
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Io invece apprezzo questa fiamma. Sarà perchè mi ricorda mio padre che patecipò a tre olimpiadi da atleta e a sette da allenatore e ogni volta era emozionato. Non credo che lo spirito sia cambiato dall'antichità. Siamo sempre i soliti umani... Arka # slow numismatics2 punti
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Sono pienamente d'accordo, però se togliamo il discorso conservazione è tra i nominali più "semplici" del periodo a livello di reperibilità. Semplici tra virgolette perché tolto il discorso rarità sono sicuro che hanno tanto altro da dire. Dovrei averne uno un pelino più carino per conservazione però meno leggibile. Era quello che volevo postare prima non trovavo le foto nel pc e sono dovuto andare a rifarle. @ozacido Quindi con 5 onze si comprava un vitello (jencu si dice pure oggi) e macellato si vendeva a grani 8 per rotolo (almeno con le tariffe del 1573). 4 tarì sono 80 grani quindi compravi 10 rotoli di castrato (macellato). Il rotolo era circa 793g, quindi con 4 tarì ti compravi quasi 8kg di carne. Mica male 😋 EDIT: correggo, era 5 onze il vitello, 5 onze e 18 tarì il bue "d'anni quattro compiuti".2 punti
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C'è chi ha scritto che negli ultimi anni questo convegno è diventato discreto ... in realtà è tutto il mio ricordo quello del "primo convegno del nuovo anno numismatico e filatelico", con risonanza nazionale. Poi, semmai, si è involuto come la maggior parte dei convegni (qualcuno è anche scomparso), per riprendersi con il trasferimento di sede al Palapanini. In passato quello di Riccione annunciava la ripresa collezionistica dopo la pausa estiva, e quello di Modena il rinnovato interesse "per l'anno che verrà". Lo scorso anno è stato decisamente piacevole. Strano che nessuno abbia ancora provveduto a commentare l'evento: mancano solo 2 giorni!2 punti
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Ciao @SS-12, hai correttamente individuato una delle emissioni più comuni relativamente alla tematica del "Possesso", ed anche il budget correttamente individuato penso ti consentirà di arrivare a qualcosa di meglio delle tre proposte, che lascerei stare. I dettagli del rovescio sono determinanti, esempio: Ciao, RCAMIL.2 punti
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Hi @Ajax it's a Constans II follis of Constantinople mint (it seems to be SB 1007, with star abobe the M) dated X... (so minted after the 650-651) overstrike over an early issue of Constans II, Constantinople mint, SB 1000 (year II = 642-643). SB 1007 SB 10002 punti
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