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I contenuti con la più alta reputazione dal 01/18/26 in tutte le aree

  1. Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=1
    9 punti
  2. Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.
    8 punti
  3. Come non conservare queste splendide monete! Saranno pure comuni, ma vuoi mettere avere una bella serie di monete che han circolato nelle tasche dei nostri nonni e che fanno parte della nostra storia piuttosto che un asettico lingotto da investimento Bello anche averle in pila, così si apprezzano anche le diverse patine dell’argento
    7 punti
  4. Va detto che non si tratta di una variante così rara. In un mio archivio fotografico in un campione di 218 Piastre del 1795 il 22% è la SIGILIAR. Per cui dico: - non è una variante rarissima; chi lo afferma è in mala fede o non ha fatto statistiche sulla incidenza della SIGILIAR su un ampio campione - se fosse una crepatura del conio è singolare che non si noti, in tutti i 48 esemplari, una progressione della frattura. Sono tutte uguali. VARIANTE non comune
    7 punti
  5. Salve amici, è da un pò che non ci si sente ma in realtà, al di là di qualche problemino familiare attualmente risolto, sono stato impegnato per il completamento della pubblicazione del libro che, in pratica, riguarda tutta la mia collezione di antoniniani. Non so se è il caso di inserire in questa discussione la foto della copertina , sarete Voi a farmelo sapere. Comunque, la mia collezione di monete della Dinastia Severiana si allarga con tre denari di Settimio Severo provenienti dal tresòr di Nizy Le Comte che erano parte di un lotto messo in asta nell'anno 2013 da ALDE NUMISMATIQUE (Hotel Ambassador - Paris). Sperando sempre di fare cosa gradita pubblico parte delle foto. Se da Voi ritenuto interessante, a richiesta, allegherò anche foto del catalogo d'asta nel quale era inserito il lotto in parola a pagina 20. Buona visione e buona serata a tutti. Mario
    6 punti
  6. Davanti a un folto pubblico abbiamo presentato oggi nella Veneranda Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana l’atteso libro/catalogo sulle monete di Gesù prodotto dal Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio. Dopo la presentazione c’è stata la visita, sia alla Mostra con le monete al tempo di Gesù che quella alla Sala 19 con le monete della zecca di Milano che delle zecche italiche con una guida di eccezione come quella di Eleonora Giampiccolo che rappresentava il Medagliere del Vaticano. Un ulteriore service culturale di Quelli del Cordusio per la comunità che rimarrà in modo tangibile con questo lavoro che va oltre alla numismatica e unisce anche la storia, la teologia e la storia del Cristianesimo. Seguiranno delle immagini dell’evento.
    5 punti
  7. Giunto il nuovo peso..si arricchisce la collezione angioina.
    5 punti
  8. Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/
    5 punti
  9. Purtroppo con l‘andata in pensione della responsabile i Bollettini che erano stati preparati - ma non pubblicati - sono stati sospesi e mancando una/un responsabile non sono stati avviati, almeno che io sappia, altri progetti per la catalogazione. purtroppo la nuova responsabile del Medagliere MNR non ha la supervisione del Bollettino che dipende direttamente dal MIC. ci auguriamo che questo fondsmentale progetto non solo per la cultura e divulgazione ma anche per la TUTELA della collezione possa proseguire e che gelosie o sinecure di parte non intervengano ad ostacolarlo. il Ministero dovrebbe fare gli interessi della Comunità che sono evidentissimi con la continuazione del progetto.
    5 punti
  10. Importanti scoperte archeologiche a Roma: un sacello, tombe repubblicane e vasche monumentali A Roma, nel Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, gli scavi della Soprintendenza Speciale di Roma riportano alla luce un complesso archeologico esteso e stratificato, con strutture cultuali, funerarie e infrastrutture viarie tra età repubblicana e imperiale. Due grandi vasche monumentali, un edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e un articolato complesso funerario di età repubblicana: sono queste le ultime scoperte degli scavi di archeologia preventiva condotti nel quadrante orientale di Roma, nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata. Le indagini sono curate dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, diretta da Daniela Porro, e rientrano in un più ampio programma urbanistico che interessa una superficie di circa quattro ettari. Avviati nell’estate del 2022, gli scavi sono tuttora in corso e stanno restituendo un contesto archeologico di eccezionale interesse, esteso per circa un ettaro, che documenta una frequentazione dell’area lunga oltre sette secoli. La direzione scientifica delle ricerche è affidata a Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma. I dati finora emersi delineano una sequenza di occupazione che va dal V-IV secolo avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo, con tracce di una presenza più sporadica anche tra il II e il III secolo dopo Cristo. Al centro del contesto individuato si sviluppa un lungo asse viario di epoca antica, che attraversava l’area in un territorio caratterizzato dal passaggio di un corso d’acqua, confluito nel vicino fiume Aniene. Una volta completate le operazioni di scavo, è previsto l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di un piano di valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla città un nuovo tassello della sua storia più antica. “È proprio in contesti come questo”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio”. “Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti”, afferma Fabrizio Santi. “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del passato”. Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Strada. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sacello Le scoperte La strada rappresenta uno degli elementi strutturanti del sito. L’asse viario si articola in due tratti distinti: uno più prossimo all’attuale via di Pietralata, realizzato in terra battuta, e un altro in direzione di via Feronia, scavato direttamente nel banco di tufo. Sebbene la percorrenza dell’area dovesse essere già più antica, le prime evidenze di una regolarizzazione dell’asse stradale, orientato da nord-ovest a sud-est, risalgono all’età medio-repubblicana, intorno al III secolo avanti Cristo. In questa fase venne costruito un imponente muro di contenimento in blocchi di tufo, successivamente sostituito, nel secolo seguente, da una struttura in opera incerta. Nel I secolo dopo Cristo la strada era ancora in uso e fu oggetto di ulteriori interventi. Venne dotata di un nuovo battuto e delimitata da murature in opera reticolata, segno di una sistemazione più monumentale del percorso. La porzione di tracciato in prossimità di via Feronia mostra un periodo di utilizzo compreso tra il III secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo e conserva, nella sua fase più antica, evidenti solchi carrai incisi nella tagliata di tufo. A partire dal II-III secolo dopo Cristo, alcune sepolture modeste a fossa, disposte lungo l’asse stradale, sembrano documentare il progressivo abbandono della strada e la trasformazione del suo ruolo all’interno del paesaggio. Dalla strada si accedeva a un piccolo edificio di culto, un sacello a pianta quadrangolare, di dimensioni contenute ma di grande interesse simbolico e archeologico. La struttura misura circa 4,5 per 5,5 metri ed è costruita con murature in opera incerta di tufo, con tracce di intonaco ancora visibili sulle pareti interne. Al centro dell’ambiente, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco, interpretabile come un altare o parte di esso. Sulla parete di fondo, sempre al centro, un avancorpo in muratura doveva fungere da base per una statua di culto. Lo scavo ha messo in luce un dato particolarmente significativo: il sacello fu realizzato al di sopra di un deposito votivo ormai dismesso. All’interno di questo deposito sono stati rinvenuti numerosi ex voto, tra cui teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Si tratta di materiali che indirizzano l’interpretazione del luogo verso un culto legato a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la vicina via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, dove erano presenti diversi templi a lui dedicati. Alcune monete in bronzo rinvenute nel contesto consentono di datare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo, collocandolo pienamente nell’età repubblicana. Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Ex voti rinvenuti nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di bue rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Stipe votiva rinvenuta nel sacello. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Statuetta di Ercole. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato anche un complesso funerario di notevole importanza. Due corridoi distinti e paralleli, i cosiddetti dromoi, conducono a due tombe a camera databili tra il IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo. La prima, indicata come Tomba A, presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia. Il portale, realizzato in pietra con stipiti e architrave, era chiuso internamente da una grande lastra monolitica. All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Il corredo comprende due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta, anch’essa a vernice nera. La Tomba B, probabilmente realizzata in un momento leggermente successivo ma sempre in età repubblicana, nel III secolo avanti Cristo, era chiusa da grandi blocchi di tufo. La camera presenta sui lati delle banchine destinate alla deposizione dei defunti. Tra i resti umani è stato individuato uno scheletro maschile adulto, del quale è stato finora recuperato soltanto parte del cranio. Su questo elemento è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica, una testimonianza di grande interesse per la storia della medicina antica. Le due tombe facevano parte di un unico complesso funerario che doveva presentare una facciata monumentale in blocchi di tufo, oggi in gran parte scomparsa. Alcuni elementi risultano infatti asportati e reimpiegati già in età romana. La monumentalità dell’insieme suggerisce l’appartenenza a una gens facoltosa e influente, attiva in questo settore del territorio. Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba di età repubblicana. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, urna. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, specchio. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba A, vasi. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tomba B. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Tra le strutture più imponenti emerse dallo scavo spicca la cosiddetta vasca est. Si tratta di una struttura monumentale di circa 28 metri di lunghezza per 10 di larghezza, con una profondità di 2,10 metri. La vasca fu realizzata nel II secolo avanti Cristo, come indicano le tecniche murarie in opera incerta. A partire dal I secolo dopo Cristo la struttura sembra perdere progressivamente la sua funzione, entrando in una fase di abbandono che culmina con la chiusura definitiva alla fine del II secolo dopo Cristo. Le murature in opera cementizia erano originariamente rivestite da un compatto intonaco bianco, oggi quasi del tutto distaccato, del quale rimangono solo alcune tracce. L’intera vasca era coronata da una cornice in grandi blocchi di tufo. Al centro dei due lati lunghi sono presenti nicchie con volta a botte, mentre su uno dei lati corti è stato individuato un dolio inglobato nella gettata di cementizio. Sull’altro lato corto si conserva una piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che tuttavia non raggiunge il fondo della vasca. Al di là della presenza dell’acqua e dei sistemi di raccolta, la funzione della struttura resta incerta. I materiali rinvenuti, tra cui terrecotte architettoniche e frammenti ceramici con graffiti, fanno ipotizzare un possibile utilizzo cultuale, anche se non si può escludere un impiego legato ad attività produttive. La vasca era alimentata da un sistema di canalette che convogliavano l’acqua sia dal corso d’acqua naturale sia dal pendio ancora visibile a lato di via di Pietralata. Una seconda vasca monumentale, definita vasca sud, è stata individuata poco distante. Questa struttura è scavata nel banco tufaceo e misura circa 21 per 9,2 metri, raggiungendo una profondità di circa 4 metri. Le pareti dell’invaso sono rivestite da murature in blocchetti squadrati disposti in modo irregolare, databili al II secolo avanti Cristo. Un secolo più tardi furono aggiunti ulteriori setti murari in opera reticolata e in opera quadrata di tufo, che delimitano la sommità della vasca. L’accesso avveniva attraverso una rampa in grandi basoli di tufo, poggiata direttamente sul terreno, seguita da una seconda rampa più stretta, realizzata in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, che consentiva di raggiungere il fondo. Anche per la vasca sud la funzione non è ancora chiaramente definita, soprattutto perché non sono stati finora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia, la struttura presenta alcune analogie significative con la vasca scoperta recentemente a Gabii dall’Università del Missouri in collaborazione con i Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii. In particolare, il tipo di pavimentazione basolata della rampa di accesso richiama il confronto con il contesto gabino, datato al III secolo avanti Cristo, per il quale è stata avanzata un’ipotesi di funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto negli strati di riempimento della vasca di Pietralata suggerisce un abbandono nel corso del II secolo dopo Cristo. Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca est. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma Vasca sud. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma https://www.finestresullarte.info/archeologia/importanti-scoperte-archeologiche-roma-sacello-tombe-repubblicane-vasche-monumentali
    5 punti
  11. In cosa consiste la "deriva della numismatica" ? La deriva consiste nell'emissione di sentenze definitive, espresse per esempio da un titolo come quello che porta questa discussione. Lapidario e assoluto. Nella Numismatica Napoletana spesso (e questo è un caso) non si può essere lapidari e bisogna lasciare lo spazio alle ipotesi. Il bello della Numismatica è il confronto. La morte della numismatica è quando non si lascia spazio al confronto, screditando le tesi che vengono portate con buon senso, analisi ed apertura alle possibilità ed educazione. la "deriva della numismatica" avviene quando viene dato più risalto ad un elemento tipografico (punti, doppi punti, puntinelli, svirgolature e chi più ne ha più ne metta), che per crearli basta solo un colpo di punzone (a volte anche poco deciso) sul conio, rispetto ad elementi che per essere stati creati necessitano di un impegno particolare di un incisore, come il naso per esempio. La "deriva della numismatica" è rappresentata dall'inibire e screditare ragionamenti ampi sulle questioni inerenti la moneta. Faccio un esempio: il naso lungo dà vita ad una ipotesi degna di discussione. Il punzone dell'effigie del Re con il naso lungo (associato alla famigerata G), proprio perché si trova solo nel primo anno di emissione di questo tipo di Piastre (1795), probabilmente è stato modificato in seguito per addolcire il profilo del Re. Questioni estetiche che, chissà, saranno state sollevate anche dal Sovrano in persona. Non è da escluderlo. Quindi questo tipo di ragionamento, che condivido con altri numismatici con cui mi sono rapportato in provato, per qualcuno è meno importante di altri elementi. Questa è proprio la deriva!
    5 punti
  12. cari amici volevo condividere le ultime arrivate, sempre di Carlo II, provenienti dall'asta ACM di qualche giorno fa. si tratta di un 8 grana 1788 e di un grano coniato al martello del 1779.
    5 punti
  13. Buongiorno a tutti cari amici, oggi vorrei proporvi questa monetina in rame da 19 mm circa, battuta dalla zecca di Torino durante il periodo della reggenza della madre di Vittorio Amedeo II, nell'anno 1676. Dovrebbe trattarsi del II° tipo dato che la legenda al dritto reca, nella legenda, la parola CYP anzichè CYPRI. Cosa ne pensate? Grazie a tutti coloro che vorranno intervenire. Auriate
    4 punti
  14. Buongiorno e buona Domenica. Finalmente ho aggiunto in collezione il 120 grana del 47, l'ultimo millesimo che ancora non ero riuscito a trovare con combinazione prezzo/conservazione che mi garbassero. Mi mancano ancora però diverse varianti. Non è certo un'alta conservazione, ma piastra che non sfigura affatto nella mia raccolta di Sebeti, che cerca di essere completa per millesimi, tipi e varianti e quindi , per questioni di disponibilità, si accontenta anche di conservazioni inferiori. Era da un bel pò che cercavo questa piastra che è tra le più rare. Tutte le monete per Carlo di Borbone con millesimo 1747 si possono definire molto rare o rarissime. È un pò come per il millesimo 1804 per Ferdinando IV, perdonate questo paragone un pò tirato, ma il 1747 per Carlo e il 1804 per Ferdinando sono millesimi rari. Ecco le foto...usura omogenea, patina gradevole e collezionista soddisfatto!!
    4 punti
  15. L'argento galoppa e ciò comporta la fusione di centinaia di tonnellate di monete, che siano esse commemorative, caravelle o argenti del regno? Va bene così. Tutto ciò che viene rifuso è evidentemente materiale per il quale nessuno è disposto a pagare un pur minimo surplus di valore numismatico rispetto al fino, ed è sicuramente triste veder vendere un tanto al kg monete che dovrebbero avere valore storico. Se mai (cosa che non darei per scontata) queste monete si ridurranno significativamente, le rimanenti avranno un minimo di valore in più (un minimo! non pensate che diventino "rare", le caravelle continueranno ad essere comunissime, ma magari non verranno più sbattute sulla bilancia alla stregua di forchette e portafotografie), un po' come i pezzi da 2 lire di Vittorio Emanuele III, comunissimi e alla portata di tutti ma che non vengono venduti a peso, a differenza, per esempio, dei poveri scudi di Vittorio Emanuele II. Insomma, non temete che diventino di punto in bianco rare, nel momento in cui una caravella varrà qualche centesimo in più dell'argento che contiene, smetterà di essere rifusa.
    4 punti
  16. Anche oggi ho potuto vivere una splendida giornata numismatica, non casuale, l’evento dell’Ambrosiana è stato aperto con una presentazione della mostra e del catalogo ad essa dedicato, grazie al contributo del Gruppo del Cordusio. Poi visita alla mostra con spiegazione delle monete e dei volumi miniati, a seguire nella sala 19, si è continuato a poter vedere le teche con l’esposizione permanente delle monete. Un evento bellissimo legato alla spiritualità cristiana e la numismatica. Complimenti a Mario per aver reso possibile questa nuova, e non mai scontata, giornata evento. 👏👏👏👏
    4 punti
  17. Buonasera a tutti, voglio condividere con voi questa (a mio parere) affascinantissima cartolina del 1932. Raffigura il mercato di Lahej, protettorato britannico nei pressi di Aden, nell'attuale Yemen. Chi l'ha scritta era un belga e in Belgio, a Liegi, l'ha inviata con un "grand bonjour d'Aden, où nous sommes en escale". Territorio e cartolina inglesi, mittente belga, ma... francobollo italiano! Un vero e proprio mélange che mostra il passaggio degli europei nella realtà del basso Mar Rosso dell'epoca dove si ritrovavano colonie e protettorati inglesi, francesi e italiani. Il francobollo dovrebbe essere quello della serie "Pro Società Dante Alighieri", emesso proprio lo stesso anno (1932) e rappresenta Carducci: reca la sovrastampa "Colonie Italiane". Ma a rendere ancor più magica la nostra storia è l'annullo: è stato timbrato a bordo del Piroscafo Postale Italiano Francesco Crispi. Mi sembra quasi di vedere la scena: durante una calda giornata di ottobre (mi sembra di leggere un 10 nell'annullo) il nostro signore (o signora, non riesco a interpretare bene la firma) belga fa scalo ad Aden durante il suo viaggio di ritorno in Belgio: decide di scendere a terra e compra una cartolina per scrivere a una sua conoscente, Madame Duquesse, per informarla che entro un mese sarà in Belgio (il viaggio sarà ancora lungo, ma sicuramente ricco di meraviglie). Tornato a bordo scrive con calma la sua cartolina e acquista un francobollo della nuova serie "Società Dante Alighieri". La lascia nelle buone mani di un marinaio addetto alle spedizioni, che solerte la timbra facendo partire un viaggio parallelo, ma sicuramente più rapido verso il Belgio, dove giungerà sana e salva. Chissà se le cose sono andate davvero così? La storia del piroscafo Francesco Crispi è invece più triste: venne riadattato al trasporto truppe durante la seconda guerra mondiale e affondato il 19 aprile 1943 proprio dai siluri di un sommergibile britannico, l'HMS Saracen, nei pressi dell'Isola d'Elba. Cosa ne pensate? Avete qualche altra informazione da aggiungere alla nostra storia? Non sono molto esperto di francobolli, ma ho un vecchio catalogo e non ho potuto fare a meno di cercare il valore di questo francobollo: sembra che la sovrastampa "Colonie Italiane" lo impreziosisca notevolmente. Ma è davvero così? Ed è vero che anche l'annullo del piroscafo Crispi ne incrementa il valore? Sicuramente il valore storico è più alto ai miei occhi di quello economico, ma adesso sono curioso e mi rimetto a voi esperti. Grazie a chi risponderà e un cordiale saluto Regium
    4 punti
  18. Il Centro Culturale Numismatico Milanese ha il piacere di comunicare il programma delle attività per i mesi da gennaio a giugno 2026. Un programma ricco di conferenze, con relatori provenienti dal mondo accademico, commerciale e amatoriale, che toccano tutti i periodi della monetazione italiana. Si ricorda che agli incontri e conferenze posso partecipare tutti e che tutte le conferenze potranno anche essere seguite da remoto per mezzo della piattaforma google meet. Vi aspettiamo numerosi!!
    4 punti
  19. Un buon inizio 2026 a tutti La collezione si è estesa a una siliqua di Teodosio II. È un pezzo che cercavo da molto tempo e va a coprire un periodo molto complicato. In pratica nel 408-409 governarono l'Impero Romano ben 4 imperatori: Teodosio II, Onorio, Arcadio, Costantino III e il suo cesare Costante III. Sebbene la storiografia moderna presenti Costantino III come usurpatore di fatto questo era stato riconosciuto da Onorio distinguendosi da altri personaggi come Prisco Attalo, Massimo, Giovino e Sebastiano motivo per cui c'è l'ho tra i personaggi da inserire nella collezione.
    4 punti
  20. Martedì 3 febbraio dalle ore 20:45 al CCNM (via Kramer, 32 Milano. Citofono SEIDIPIU'), conferenza di Fabio Songa su "Coela in Thracia e Stobi in Macedonia: gli unici due Municipia con zecche attive dopo l'età Giulio-Claudia". Fabio Songa è appassionato e studioso della monetazione imperiale e provinciale romana. Socio molto attivo del Centro Culturale Numismatico, negli scorsi anni ha tenuto alcuni incontri informali e conferenze molto interessanti sia sulla monetazione imperiale sia su quella provinciale. La conferenza che avrà inizio dalle ore 21:00 potrà anche essere seguita da remoto, i link da utilizzare per seguire la conferenza verranno comunicati il venerdì prima della conferenza.
    4 punti
  21. Siamo pronti … Se si potrà farlo, avremo modo anche qui di commentare l’evento e anche il libro/catalogo della Mostra che sarà donato agli appassionati presenti sabato.
    4 punti
  22. Ragazzi, è dagli anni '60 del secolo scorso che le seleziono, qualcuna decente è normale che l'abbia trovata, non vi pare? Alcuni esemplari: E credetemi: è ancora abbastanza facile trovarne, ora che molti le cedono (per eredità o altro).
    4 punti
  23. Buongiorno, direi piuttosto un follaro di Salerno a nome di Guglielmo duca (1111-1127). Al dritto il busto frontale di San Matteo fra S - M, al rovescio una croce con VI - CTO - RI - A nei quarti. Al momento non ho testi a portata per dare riferimenti, ma qui c’è un esemplare della stessa tipologia e in conservazione migliore: https://www.acsearch.info/search.html?id=6438822 P.S. la prima foto va ruotata di 180 gradi
    4 punti
  24. Buonasera @Fondamentale condivido totalmente il tuo pensiero. Purtroppo non tutte le persone sono obiettive e seguono tesi strane forse dettate dalla scarsa conoscenza delle tecnologie dei metalli. Anche il dritto è diverso per via del profilo, e poiché sembra che le coppie di conii (profilo diverso e SIGILIAR) sono sempre stati messi insieme concordo con te che è effettivamente una variante o un tipo di piastra diversa dalle altre. Per tanto, gradirei che nei cataloghi venga annoverata ancora. @AndrewChoosy e @LOBU se a voi questa variante non vi garba o ritenete che non esiste i cataloghi non li comprate. Saluti, Sergio.
    4 punti
  25. Io le accumulo non le fondo
    3 punti
  26. 3 punti
  27. Buongiorno a tutti Pensavo di catalogare in collezione questa moneta SPL + nel chiedere un vostro parere in proposito, sollevavo un dubbio sui puntini consumati nella corona...vi è qualche esperto di questa tipologia? Grazie in anticipo per il vostro contributo. Peso 28,094 gr. diametro asse orizzontale 40mm, diametro asse verticale 39,65mm
    3 punti
  28. Scopre una moneta d’oro rarissima. La deve restituire? No. Guadagnerà 300 mila euro. Come funziona il sistema dei ritrovamenti d’oggetti preziosi o antichi in Gran Bretagna? Come in Italia? Un pomeriggio qualunque in una fattoria del Devon, tra campi arati e prati che respirano il vento dell’Inghilterra rurale, un uomo armeggia con cura tra la terra umida. Non è un archeologo professionista, ma un ambientalista, un appassionato di storia, che da anni coltiva una passione insolita: il metal detecting. Quel giorno, la fortuna sorride a Michael Leigh‑Mallory. Tra la zolla di terreno e le radici, il suo strumento emette un segnale distinto: ciò che scopre è un piccolo disco dorato che racchiude oltre sette secoli di storia. È un penny d’oro di Enrico III, coniato nel 1257, durante un tentativo del re di riportare la moneta aurea al centro della vita economica del suo regno. La monetazione d’oro non ebbe successo: l’esperimento durò meno di un anno e oggi si conoscono solo otto esemplari, di cui due fuori dalle collezioni istituzionali. Michael Leigh‑Mallory mostra la moneta dal valore elevatissimo Michael Leigh‑Mallory non è un numismatico professionista, ma la sua sensibilità e la sua attenzione al contesto storico lo hanno portato a scoprire una moneta di valore eccezionale e importanza scientifica. Ha due figli, ai quali ha dichiarato di voler destinare parte del guadagno derivante dalla vendita della moneta per la loro educazione e formazione, sottolineando che la scoperta rappresenta per lui un contatto diretto con la storia. La moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden, signore di Hemyock Manor, vicino al luogo del ritrovamento. Nel XIII secolo, De Hyden aveva pagato 120 grammi d’oro al re per evitare il servizio di giuria e altre cariche pubbliche, successivamente partecipò alla campagna di Enrico III in Galles del 1257, finanziata con l’emissione di questi penny d’oro, 37.000 dei quali furono distribuiti per sostenere la spedizione, testimonianza di come la monetazione aurea fosse percepita come strumento di potere e obbligo sociale. Le monete furono coniate per circa un anno e la maggior parte fu rapidamente ritirata dalla circolazione o fusa, rendendo questi penny straordinariamente rari e preziosi oggi. La moneta d’oro, recto e verso, di grande valore perchè ne sono rimasti pochissimi esemplari Il sistema che ha regolato il ritrovamento di Leigh‑Mallory è il Treasure Act, legge britannica che disciplina la gestione dei ritrovamenti di oggetti di valore archeologico o numismatico. In base a questa normativa gli oggetti preziosi vengono immediatamente segnalati e valutati da esperti che ne confermano autenticità e importanza storica. Se un museo o un’istituzione pubblica decidono di acquisire il reperto, colui che ha portato alla luce l’oggetto riceve una ricompensa proporzionale al valore di mercato dell’oggetto. Di fatto la cifra è equivalente a quella di mercato. La legge liberale consente quindi di salvaguardare il patrimonio culturale e contemporaneamente di ricompensare chi contribuisce alla sua scoperta, incentivando il rispetto delle regole e la collaborazione tra privati e istituzioni. E’ proprio per questo che il treasure act è un’altra dimostrazione palese del rapporto armonioso e virtuoso tra Cittadino e Stato, e Stato e Cittadino – e mettiamo tutto maiuscolo per sottolineare l’equivalenza valoriale dei termini – che divengono una stessa entità. Il Cittadino non è considerato un ladro potenziale, ma un buon membro dello Stato, sino a prova contraria. E lo Stato non è un’entità staccata, grifagna, sempre pronta ad aggredire il Cittadino che si sente estromesso, ma è l’insieme di Cittadini. Un ordinamento diverso da quelli, meno liberali, che conosciamo direttamente. Il caso di Leigh‑Mallory permette di spiegare più nel dettaglio il sistema britannico dei ritrovamenti: tutti gli oggetti sospetti o preziosi devono essere segnalati, ogni ritrovamento viene esaminato da archeologi, numismatici e funzionari dei musei, se il reperto è riconosciuto come tesoro nazionale può essere acquisito da collezioni pubbliche, il cercatore riceve una ricompensa proporzionale al prezzo di vendita, gli oggetti acquisiti vengono catalogati, studiati e conservati, e questo sistema ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio senza penalizzare chi contribuisce a scoprirlo. Nel caso in cui l’oggetto non venga riconosciuto come Tesoro, esso può essere venduto dal cercatore, che divide la cifra a metà con il proprietario del terreno. In Italia, invece, il quadro normativo è profondamente diverso. Non è possibile svolgere ricerca archeologica, nemmeno nei campi arati, che non presentano più stratigrafie. Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, tutti i ritrovamenti di interesse storico, archeologico o artistico appartengono allo Stato o alla Regione e devono essere immediatamente denunciati. Il ritrovatore non può trattenere l’oggetto anche se lo ha scoperto casualmente. La legge prevede sanzioni per chi non comunica il ritrovamento. In caso contrario può scattare un’accusa di furto ai danni dello Stato. I premi previsti per chi si imbatte casualmente in un reperto archeologico sono esigui e, in genere, difficili da ottenere, spesso limitati ai casi maggiori e cioè alla possibilità di esporre il reperto in una collezione pubblica. Non esiste un meccanismo equivalente alla ricompensa proporzionale al valore di mercato che in Gran Bretagna permette al metal detectorista di ricevere una cifra significativa. Questo differenzia profondamente i due sistemi: il Regno Unito valorizza la passione dei ritrovatori, la loro collaborazione con esperti e la possibilità di ottenere un beneficio economico, mentre l’Italia tutela in modo rigoroso il patrimonio ma non prevede incentivi economici reali, il che può scoraggiare la collaborazione e rendere più complesso il recupero di reperti archeologici da parte di privati. Forse è per questo che in Italia le notizie di ritrovamenti da parte di privati sono quasi nulle? Quanto non verrà tutelato dai ritrovatori proprio per evitare problemi? Quanto verrà – oggi – risepolto o gettato in discarica – negli ultimi anni i casi sono frequenti – proprio per timore dello Stato? Quanti reperti verranno distrutti – ancora – durante gli scavi? Ma torniamo alla moneta ritrovata. Dal punto di vista storico, i penny d’oro di Enrico III rappresentano una fase unica nella monetazione inglese, quando il re tentò di ristabilire la fiducia nella moneta aurea, coniando esemplari che fossero riconoscibili, durevoli e funzionali a sostenere operazioni militari e fiscali. Il fatto che oggi si conoscano solo otto esemplari sopravvissuti e che la maggior parte sia conservata in musei o collezioni private rende la scoperta di Leigh‑Mallory un evento eccezionale, capace di unire la fortuna, la passione personale e l’importanza storica. Il penny ritrovato è oggi la moneta singola più preziosa mai scoperta in Gran Bretagna, la moneta medievale britannica più costosa in assoluto, e un esempio tangibile di come la storia viva possa emergere dalla terra sotto i nostri piedi, tra i campi e le fattorie che ancora custodiscono segreti del passato. Leigh‑Mallory ha commentato: “È davvero miracoloso come sia sopravvissuto a tre quarti di millennio relativamente indenne. Come ogni appassionato che continua a sognare, quel giorno il mio desiderio si è avverato, e sono stato proprio io il più fortunato.” Questa scoperta mostra come la passione, la conoscenza storica e la fortuna possano convergere in un momento straordinario. Un piccolo disco d’oro diventa il filo conduttore tra il XIII secolo e il presente, tra il destino di un nobile medievale e quello di un moderno ambientalista, tra la legge britannica e quella italiana, mostrando come la regolamentazione possa influenzare il valore umano ed economico di una scoperta. Gli elementi chiave della vicenda si possono riassumere in riga: il ritrovista Michael Leigh‑Mallory è un ambientalista con due figli, scopre un penny d’oro di Enrico III coniato nel 1257, la moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden signore di Hemyock Manor che pagò oro al re per evitare cariche pubbliche, il reperto viene venduto all’asta per £648.000 con ricompensa netta per il ritrovista di circa 300.000 euro, il sistema britannico incentiva la segnalazione e premia il ritrovista mentre il sistema italiano prevede obbligo di denuncia e premio simbolico ma non ricompensa proporzionale, la scoperta è la moneta medievale britannica più preziosa e oggi fa parte del patrimonio storico studiato e conservato.
    3 punti
  29. Ciao @ARES III so perfettamente che in Italia è ben diverso come spiegato bene sul forum e riportato anche nell'articolo. La speranza è che parlandone sempre più ci si possa rendere conto che forse un cambio di rotta sarebbe opportuno per evitare scavi clandestini, azioni di tombaroli, incrementare il mercato illegale. Ovviamente i fattori positivi sarebbero innumerevoli anche per lan ostra storia perché non oso immaginare quanto materiale non venga messo a disposizione del pubblico per paura di incappare in denuncia o comunque problemi giudiziari. Senza parlare di tutto ciò che poi entra comunque nel mercato irregolarmente. Credo che regolamentare sia sempre una scelta più saggia piuttosto che proibire/vietare. Dopotutto ritengo che la storia sia un patrimonio pubblico e non del demanio.. Ovviamente è un opinione personale.
    3 punti
  30. Buongiorno. A mio avviso è ovvio che le commemorative d'argento di Italia, San Marino e Vaticano siano destinate alla fusione. Sono oggetti commerciali d'uso e consumo: creano un'emozione immediata in quanto novità scintillante, poi cadono nel dimenticatoio con il passare dei decenni (un po' come un giocattolo o uno smartphone: forse ancora peggio, nessun museo un domani le esporrà in quanto oggetti di nicchia già oggigiorno e senza significato storico). Anche per le commemorative Euro è è sarà lo stesso. È la normalità. Nessun danno. Per fortuna l'aumento enorme del prezzo dell'argento sta creando l'occasione di poter vendere tutto questo materiale ad un prezzo che riduce le perdite (o che crea un piccolo guadagno).
    3 punti
  31. Ciao, lodevole ed interessante iniziativa 🙂. Per quanto mi concerne, cosa più che graditissima come penso la quasi totalità di chi colleziona e studia le monete. Senza condivisione delle stesse ( perché tutto parte dalle monete 🙂) non si potrebbe parlare di niente che riguardi la Numismatica, e lo dico senza nessun timore di essere smentito, percui...A tal proposito CONDIVIDO due miei esemplari della stessa tipologia dei tuoi. Uno con Giove sul rovescio ed il secondo con lo stesso Settimio Severo rappresentato in tenuta militare, con patera, altare e lancia, nell'atto di compiere un rito sacrificale ( il tuo con legenda RESTITVTOR VRBIS e RIC 167, il mio invece con legenda RESTITVTORI VRBIS RIC 168). 18 mm 2,90 g RIC 196 19 mm 3,15 g RIC 168
    3 punti
  32. Con il ritmo a cui crescono i debiti pubblici delle economie occidentali, sarei stupito a vedere il prezzo delle materie prime più preziose crollare o tornare indietro a tanti anni fa. poi per carità tutto può succedere.. basta vedere i cataloghi di anni fa, i prezzi delle monete degli anni 90, chi ha comprato e tenuto sicuramente non ha buttato via i propri soldi
    3 punti
  33. Mi aggiungo alla discussione con l'immagine di tre esempi di bisanti ossidionali che conservo nella mia collezione. Il terzo, di difficile lettura, è un bisante ribattuto. Tanto nel D che nel R vengono riportate entrambe le legende, quella centrale e quella di contorno. L'immagine del leone marciano è indistinguibile.
    3 punti
  34. @Lorenzo999Lorenzo @gpittini @decio si tratta, come ipotizzato, di un semisse "imitativo" spagnolo compatibile con gli esemplari studiati e catalogati da Pere Pau Ripollès Alegre. In particolare (ad una velocissima scorsa) è avvicinabile dal punto di vista stilistico al tipo 35 in catalogo. Inoltre tale tipo al rovescio presenta davanti alla prua proprio una "C" e sull'esemplare postato si intravede in alto una "S" con la stessa forma leggermente sghemba. Nel link ad un mio vecchio post in materia trovate diverse risorse per il riconoscimento di queste monetine
    3 punti
  35. Si certo, tutti i tagli che circolavano in Francia dalla sua conquista nella prima metà dell'800 e sino al 1964, allorquando furono sostituite dal dinaro algerino con un cambio alla pari (1 dinaro=1 franco). Anche in parallelo con gli unici 3 valori (20-50-100 franchi) in rame/nickel con la dicitura 'Algeria', prodotti dalla fine degli anni 40 a metà degli anni '50. Invece per le banconote utilizzarono per un intero secolo (1861-1961) quelle stampate appositamente per l'Algeria dalla banca francese Banque de l'Algérie e successivamente Banque d'Algérie et de la Tunisie.
    3 punti
  36. Buonasera a tutti, voglio mostrarvi questa moneta dal valore particolare: 1/26 di scellino (pari a mezo penny inglese). è stata coniata nel 1861 durante il lungo regno della regina Vittoria per il Baliato di Jersey, una minuscola dipendenza della corona britannica nel canale della Manica, per il quale (insieme a Guernsey) tuttora i sovrani inglesi si fregiano dell'antico titolo di "Duca di Normandia", ereditato dai tempi di Guglielmo il Conquistatore, appunto Duca di Normandia, prima ancora che re d'Inghilterra. La moneta è sicuramente MB, ma si può ancora distinguere lo stemma di Jersey con i tre leoni passanti, praticamente identico a quello inglese. Al dritto campeggia il volto di Vittoria, ma quello che colpisce è la ribattitura decisamente evidente: 1861. Avete mai visto qualcosa del genere? Quale motivo potrebbe celarsi dietro questa "ripetizione" dell'anno di coniazione che compare poco sotto? Un goliardico forse? O magari nasconde un senso più profondo, chissà una visita della regina sull'isola proprio nel 1861? Grazie a chi risponderà e un cordiale saluto Regium
    3 punti
  37. Interessante, sono certo che Songa saprà come sempre incuriosire chi (come il sottoscritto) non si occupa di monetazione antica e fornire precise informazioni agli specialisti. Mi permetto di ricordare che sono aperte le iscrizioni al CCNM per l'anno associativo 2026; il mio consiglio - specie per i nuovi soci - è di passare a iscriversi direttamente in sede, in modo da poter conoscere gli altri membri del sodalizio e di poter usufruire della biblioteca!
    3 punti
  38. Purtroppo è proprio così, oggi si tende a dare troppa importanza alle minime differenze,la colpa è del collezionista,il commerciante fa il suo lavoro,come ho scritto tempo fa se i collezionisti vogliono una variante e sono disposti a pagarla anche profumatamente allora i commercianti gliela danno,come fanno a dargliela? attraverso i cataloghi... Questo è un' ottimo suggerimento che ho adottato anch'io da tempo...
    3 punti
  39. Fai confusione. In primis con il termine VARIANTE noi definiamo la variazione o la modifica di alcuni elementi del conio, pertanto la variante di produzione, come dici tu, non esiste per definizione. I compilatori di cataloghi per onestà intellettuale si dovrebbero parlare di tipologia di produzione aspetto che, come il peso del tondello e il metallo usato, è puramente tecnico della produzione. Sono in pratica particolari metallurgici e non "artistici", come l'immagine riportata dal conio. La gerarchia di variante in realtà è abbastanza oggettiva da applicare: in valore assoluto, il ritratto è quello più difficile a variare ed è quindi più raro, lo stemma è più comune (ad esempio i pallini nello stemma portoghese), così come le varianti in legenda (lettere più grandi, più piccole, ecc) a queste si legano gli errori ma comunque è materia diversa dalla variante. Ovviamente non è voler mettere dei paletti, ma chiarire le cose e capire cosa cercare, serve consapevolezza anche in questo. Il senso di questo post è chiaro si è stabilito, prove alla mano, che la G in questione è dovuta a rottura del conio, pertanto non è una variante, ma un difetto di conio. Poi chi ha i suoi dubbi può osservare che la G appare improvvisamente e non ci sono "anelli mancanti" e tutto il resto. Si discute e non si fa il tifo da stadio. "Altrimenti tutto questo cercare, osservare, precisare, non avrebbe senso!" Guarda che molto spesso succede proprio questo, ho letto varie volte di voli pindarici senza senso che fanno cadere le braccia a terra. Parlo in generale eh, non ti sto accusando di nulla. Altro suggerimento, i cataloghi sono fatti per essere utilizzati e analizzati, con occhio critico, io solitamente prendo una matita e scrivo sopra le mie osservazioni/appunti, aggiungo varianti e ne elimino altre
    3 punti
  40. Tutto condivisibile! Mancano 2 punti per me importanti: 1) la numismatica DEVE continuare a formulare ipotesi ed a cercare di supportarle con informazioni e studi che possano andare a confermare quanto ipotizzato. Ben venga il confronto, lo studio dei documenti e delle fonti storiche. 2) la numismatica NON DEVE generare varianti, o non so cosa, solo per fini speculatori. Questa è la vera morte della numismatica! Ed in questa discussione, a volte, mi è parso di intendere che si voglia arrivare proprio ad esasperare la cosa per generare interesse intorno a monete senza infamia e senza lode e cercare di trarne maggiore profitto in maniera ingiustificata.
    3 punti
  41. Non mi sorprende troppo. Si parla spesso dell'impennata del prezzo dell'oro ma, percentuali alla mano, in un anno l'argento è aumentato del 173,5% mentre l'oro è cresciuto "solo" del 58% circa. Anche platino e palladio hanno fatto meglio: rispettivamente +129,5% e +74,5%. Proprio grazie all'aumento vertiginoso, sempre più compro-oro si stanno trasformando in "compro-argento". Personalmente, però, se devo essere sincero mi dispiace maggiormente vedere fusi dei servizi da tè o di posate di fine '800 che non monete (magari anche di dubbio gusto) realizzate negli ultimi anni...
    3 punti
  42. Buonasera...giustissimo fare una scala di importanza per le varianti, ma si tratta di qualcosa di molto personale ( nel senso che ogni collezionista decide cosa studiare, raccogliere e approfondire) e , sempre la scala, è dipendente dal tipo di monetazione. Oltretutto i punti sopraindicati si possono ritrovare, 1, 2 e 3 anche nella stessa moneta ...legenda diversa e simbolo, piuttosto ché ritratto di un tipo e legenda variata... Ancora... In "classifica" possiamo aggiungere le varianti per tipo di produzione, coniate o fuse! Ci sono i tagli impressi o i tagli non impressi! Il peso di certe coniazioni! Per alcune monetazioni ci sono i materiali...penso ad alcune monete in piombo ramato, altre in argento anche se dovrebbero essere in rame etc o ai falsi in ottone o altri materiali...la "storia" è complicata! L'importante è che la collezione sia voluta dal collezionista, studiata e consapevole! Il bello è anche questo! Numismatica lenta come scrive qualche altro lamonetiano e Aggiungo ancora Numismatica consapevole...non mi piace la Numismatica con i paletti! Il "non esiste" è, spero, volutamente provocatorio!? Numismatica che sia un piacere, un piacere della scoperta anche delle varianti più insignificanti! Insignificanti per @PincoLobu e importanti per @PallinoLobu , poi lo decide il mondo della numismatica, con i suoi circoli e approfondimenti, cosa resterà e cosa verrà dimenticato!? E certo non apprezzo una numismatica china alla speculazione dei venditori di varianti e nemmeno però a post che vorrebbero essere definitivi! Non esiste?!?Lasciamo spazio alla possibilità, alla ricerca e alla voglia di aggiungere tasselli, anche fosse solo la consapevolezza di un conio usurato e della sua storia. Altrimenti tutto questo cercare, osservare, precisare, non avrebbe senso! Cordialmente Cristiano. P.s. la variante G capovolta non ce l'ho in collezione, per quello che raccolgo io, non mi interessa, ma so che esiste in altre collezioni e tiene pure il naso alla Cyrano!
    3 punti
  43. No Lorenzo,sono state classificate varianti i tagli del collo,le dimensioni della testa, ciuffo alzato, ciuffo calato e cose simili,non capisco perché non si può definire variante un naso diverso dallo standard,a meno che tu non abbia trovato lo stesso profilo in altre annate... Ma poi si sta discutendo di una presunta variante di Ferdinando IV,cosa c' entra Ferdinando II, altrimenti allarghiamo a tutta la produzione napoletana,o no?...
    3 punti
  44. Grande lavoro di Giancarlo Alteri nel libro/catalogo con l’intento di unire i passi del Vangelo con le monete in esse citate, tema che affascina tutti ed e’ alla base del Cristianesimo passando da storia a numismatica a teologia nel museo per eccellenza e storia milanese. Chi sarà presente sarà omaggiato di una copia.
    3 punti
  45. Dramma storico in atto unico di Cataldo Russo. Palazzo Granaio Ingresso libero, consigliata prenotazione tel. 320-2512997.
    3 punti
  46. @gpittini Direi che potrebbe trattarsi del tipo imitativo VLPP ipoteticamente derivanti dal celebre rovescio costantiniano VICTORIAE LAETAE PRINC PERP con le due vittorie che sorreggono uno scudo sopra un altare. Questo tipo emesso verosimilmente tra il 313 e il 320 dc è stato uno dei più copiati in assoluto del IV secolo. Spesso prodotte in aree di confine o in contesti dove la circolazione monetaria era insufficiente. Secondo le fonti maggiormente accreditate la probabile origine è di area balcanica/danubiana, ma ci sono stati ritrovamenti meno frequenti anche in Gallia e in Britannia. Il VLPP fu verosimilmente il tipo costantiniano più copiato a causa dell’ampia diffusione dell’originale e dall’iconografia relativamente semplice da riprodurre. Le imitazioni VLPP sono classificate in 4 gruppi, tale suddivisione pur non essendo uno standard accademico è una convenzione abbastanza utilizzata da studiosi e numismatici. Direi che la moneta da te postata potrebbe essere ascrivibile al Gruppo 3 VLPP. Per comodità le caratteristiche dei 4 gruppi. Gruppo 1 - Le più vicine allo stile romano. Caratteristiche Ritratto proporzionato, quasi “di zecca”. Legende quasi corrette (VLPP, VLLP, VIC LAET PRIN PER). Altare e Vittorie ben riconoscibili. Peso e diametro vicini allo standard AE3. Dove prodotte Aree romanizzate con carenza di moneta: Balcani, Gallia, Britannia. Perché importanti Sono le imitazioni più “credibili”, spesso confuse con emissioni ufficiali. Gruppo 2 - Imitazioni stilizzate ma leggibili Caratteristiche Ritratto più rigido o semplificato. Legende con errori evidenti, lettere invertite o mancanti. Rovescio riconoscibile ma meno curato. Peso più variabile. Dove prodotte Zone periferiche dell’Impero, spesso lungo il limes. Perché importanti Mostrano la transizione tra imitazioni “buone” e imitazioni popolari. Gruppo 3 – Imitazioni barbariche vere e proprie Qui lo stile diventa decisamente non romano. Caratteristiche Ritratto deformato o “tribale”. Legende quasi sempre illeggibili o decorative. Le due Vittorie diventano figure schematiche. Altare ridotto a un blocco o a una linea. Peso molto irregolare. Dove prodotte Aree barbariche oltre il Danubio. Comunità locali che imitavano monete romane per necessità. Perché importanti Sono testimonianze dirette dei contatti economici tra Romani e popoli esterni. Gruppo 4 – Imitazioni degenerative / tardo-imitative Le più tarde e rozze, spesso prodotte quando il tipo VLPP era già fuori corso. Caratteristiche Ritratto quasi astratto. Legende ridotte a linee o punti. Rovescio completamente semplificato. Peso minimo (AE4 molto piccoli). Dove prodotte Aree rurali o tribali nel V secolo. Spesso trovate in tesoretti misti con imitazioni di FEL TEMP. Perché importanti Mostrano la “vita lunga” del tipo VLPP, imitato anche decenni dopo la fine delle emissioni ufficiali. allego alcuni esempi del tipo
    3 punti
  47. Hai assolutamente ragione. Nel nostro Paese molti la pensano come te: la cultura non dà da mangiare quindi non si investe su si essa e la si marginalizza. Questo lo fa la maggior parte della società, politica compresa.
    3 punti
  48. Da Iconio di Licaonia, un esemplare in AE per Adriano, con al diritto testa dell' imperatore ed al rovescio figurazione di Perseo che solleva la testa di Medusa . Sarà il 1 Febbraio in vendita Num.Naumann 161 al n. 261 .
    2 punti
  49. Buona sera @LOBU e complimenti per l'interessante disanima e per averla introdotta qui sul forum, così da permettere il confronto con altri appassionati e cultori di questa monetazione. Dal confronto con gli altri le tesi esposte possono solo trarre giovamento.
    2 punti
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