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Showing content with the highest reputation since 03/26/2020 in Posts

  1. Seconde a nessuno per bellezza le grandi monete in rame del Regno delle due Sicilie. foto di gruppo dopo lisciatina con velluto.
  2. Complimenti Rocco. Pezzi stupendi . Posto i miei 5 1827. Chi ha le altre varianti? postandole, potremmo fare un quadro riepilogativo.
  3. Buongiorno a tutta la sezione. È da un po di tempo che ho abbandonato la ricerca di Piastre. Sia per l'elevato prezzo di d'acquisto, anche delle annate più comuni.... Che della reperibilità dei pezzi mancanti. Ho deciso di dedicarmi ai piccoli nominali, gli spiccioli in rame di Ferdinando IV. Trovo molto stimolante la ricerca e lo studio dei conii. .... E poi a vederli tutti nei vassoi sono uno spettacolo! Stamattina li ho messi insieme per farveli vedere e farvi provare la stessa emozione che ho provato io. 😃 Un caro saluto, Rocco.
  4. Entrata ora, i piccoli moduli in rame mi hanno sempre affascinato:
  5. Inutile negarlo : la sera sul tardi con i figli a letto ho tempo. Senza lavoro e con un po' di tempo per sé guardando la TV tra qualche film e programmi d'informazione sul problema attuale mi piace anche leggere online qualcosa di storia. Così ieri sera ho letto della peste che colpì il nord Italia tra il 1629 - 1631. In particolare Venezia, soprattutto nel 1630. Così non potevo non legare quanto letto alla nostra cara passione. Guardo i dogi di quel periodo, nell'ordine Giovanni I Corner, Nicolò Contarini e Francesco Erizzo. Quindi per passare meglio e un po' serenamente il tempo anche con voi ecco uno scudo di buona qualità del Corner che certamente circolava in laguna ( magari altrove anche... ) in quei tragici giorni in cui noi oggi ci possiamo in parte sentire accumunati.
  6. Buona sera a tutti, Con piacere vi comunico che sono disponibili le RIN dal 1971 al 1979 in formato digitale (pdf) sul sito della SNI a questo link http://www.socnumit.org/page_22.html Abbiamo voluto anticipare quanto possibile per dare un nostro piccolo contributo nel riempire le giornate di noi numismatici in questo periodo difficile. Un caro saluto a tutti e in bocca al lupo. Matteo
  7. Ciao a tutti 🤗 condivido con voi il mio regalo di compleanno che ho ricevuto settimana scorsa. Descrizione moneta: Imitazione barbarica IV secolo, solido di Costanzo II, in oro grammi 4,30 conservazione MB da montatura.
  8. Buona sera, visto che vi date alle ammucchiate, posto anch'io un gruppetto però eterogeneo di napoletane...le ho appena liberate della relative perizie ed eccole tutte assieme... Carlo, Ferdinando e Francesco... Un 2 tornesi 1756 per Carlo Una piastra del 85' e un 2 quattrini del 82 per Ferdinando IV Un tornese del 1827 per Francesco con punto sotto il busto
  9. Buonasera ragazzi, Ogni tanto mi piace metterle una sull'altra..... Voi non lo fate?
  10. VALTERI

    Il codice purpureo

    Forse di antiche origini enotrie (XI sec. A.C.) , dalla fine dell'Impero Romano in occidente, Rossano diventa centro importante dei domini in Italia dell'Impero di oriente essendovi anche la sede dello stratego di Bisanzio : e bizantina, la città resterà fino al 1059 quando diverrà parte del ducato di Puglia e Calabria costruito dal normanno Roberto il Guiscardo, conquistando la Calabria bizantina . Nella cattedrale cittadina, intitolata a Maria Santissima Achiropita, viene portato, forse attorno al 640 o più tardi ad inizio VIII sec., probabilmente da monaci greci da Antiochia di Siria, il codice purpureo, opera attribuita al V-VI sec. composta da 188 fogli di pergamena appunto di colore rossiccio, con 15 miniature : ritrovato casualmente nella sacrestia nel 1879, è un rarissimo, superbo evangeliario (mancano 2 Vangeli) manoscritto in greco con scrittura onciale ad inchostro in oro e argento, tra pochissimi altri manoscritti assimilabili pervenutici . Nei presunti tempi di arrivo in Italia di questo prezioso documento, erano forse circolanti solidi d'oro bizantini quali ad esempio quelli di Eraclio II (610-641) con leggende ancora in latino, o quelli più tardi di Costantino V (741-775) con leggende ora in greco .
  11. Ciao Paolo, Ottima idea per la copertina del mio studio 😁 condivido la foto della famigliola: Tutto il rame di Ferdinando IV.
  12. Rimestando tra le monete....ho trovato queste che non rientrano nei miei parametri di collezione....chi sa dirmi di più a riguardo?
  13. Agricola

    Un giovane sfortunato

    Valerio Romolo nacque a Roma nell’ anno 294 e vi mori’ , pare per una disgrazia , nel 309 , fu il figlio di Massenzio e di Valeria Massimilla , figlia dell' Imperatore Galerio . Romolo , di cui conosciamo il volto tramite le non comuni monete emesse postume dal padre Massenzio , ebbe a causa della giovane età in cui morì , aveva solo 15 anni , il titolo di clarissimus puer da bambino e in seguito quello di nobilissimus vir . Ottenne poi il consolato con il padre nel 308 e nel 309 ; il fatto che Massenzio sia stato Console da solo per l' anno 310 , fa ritenere con buona certezza che Romolo sia morto nel corso dell’ anno 309 ; la causa della morte per tradizione si attribuisce ad affogamento nel Tevere , ma potrebbe essere una trasposizione della morte di Massenzio anch’ essa dovuta allo stesso motivo , non si puo' escludere pero’ che Massenzio volle morire volontariamente dopo la battaglia persa contro Costantino allo stesso modo del figlio . Per commemorare in eterno la morte dell’ amato Romolo , su cui aveva basato la dinastia , Massenzio seppellì il figlio nel Mausoleo accanto al Circo fatto costruire lungo la Via Appia dove sorgeva anche la propria Villa extra urbana . Valerio venne divinizzato e nel Foro Romano gli fu dedicato un Tempio , ma non tutti sono d’ accordo sulla funzione di questo Tempio , infatti in origine venne costruito come vestibolo circolare di accesso al Tempio ella Pace , ma dopo l' abbandono del complesso imperiale , Massenzio , secondo una tradizione medievale , lo riutilizzò come Tempio dedicato al figlio , Valerio Romolo , prematuramente scomparso nel 309 e divinizzato . In seguito , quando un' aula del Tempio della Pace venne trasformata nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano nel VI secolo, fu utilizzato come vestibolo della Chiesa , e’ cosi’ come lo vediamo oggi . Massenzio costrui’ sulla Via Appia un grande complesso edilizio nel quale erano compresi una Villa , un Circo e un Mausoleo dinastico , sullo stile del Mausoleo di Augusto , nel quale trovo’ riposo il figlio Romolo e sul quale Massenzio aveva riposto speranze di una sua discendenza imperiale , sogno che non si realizzo’ in quanto Costantino quando entro’ in Roma all’ indomani della vittoria ai Saxa Rubra , stermino’ tutte le parentele di Massenzio , amici e sostenitori e forse qualche suo figlio illegittimo . Nel Mausoleo venne ritrovata in loco nel 1825 , in frammenti , la lapide con iscrizioni dedicate a Romolo ed oggi conservata nell’ Antiquarium della Villa , purtroppo la scritta sopravvissuta e’ circa la meta’ del totale , quella rimasta recita : Divo Romulo n m v cos or….I filio d n Maxenti invict vi…..Aug nepoti t divi Maximiani sen oris ac che integrata con le parti mancanti dice : Divo Romulo nobilissimae memoriae viro consuli ordinario I I filio domini nostri Maxenti invicti ac perpetui Augusti nepoti divi Maximiniani senioris et divi Maximiani iuniloris ac bis Augusti . In foto alcune postume monete follis di Romolo emesse dalla zecca di Ostia e di Roma , una foto del cosi' detto Tempio di Romolo nel Foro e due foto dei ruderi interni del Mausoleo e la planimetria della zona archeologica di Massenzio .
  14. Condivido il mio dieci tornesi preso da poco, spero di poterlo ritirare al più presto. Stesso conio di quella di Rocco. Saluti
  15. Repubblica di Venezia Berengario I (888-924) Denaro scodellato (888-915) Argento D/ + BERENCARIVS, croce patente accantonata da quattro globetti in cerchio di perline R/ + XTIANA RELIO, tempio con croce e quattro colonne Rif.: Zub-Luciani 5; ex collezione D'Este Dopo quello di Lodovico I vennero coniati a Venezia denari a nome di Lotario I (840-855) e un denaro anonimo con la leggenda XPE SALVA VENECIAS (855-880). Quello presentato qui è il denaro di Berengario I quando era re d'Italia. Il peso di questi denari è di 1,40 grammi circa e il diametro di 22 millimetri. Al dritto la croce presenta delle cuspidi alle estremità. Al rovescio le lettere della legenda sono ben leggibili, fatto che andrà a scemare con il tempo, a differenza del nome dell'imperatore che lo sarà sempre. Il largo bordo e la forte scodellatura sono tipici della zecca di Venezia. Nel catalogo d'asta Varesi dove fu venduta la collezione D'Este era classificata tra le monete di Milano. Una curiosità. Il primo a pensare nella seconda metà dell'ottocento di attribuire le monete con queste caratteristiche alla zecca di Venezia fu l'allora curatore del Museo Bottacin di Padova Carlo Kunz. Arka Diligite iustitiam
  16. Repubblica di Venezia Lodovico I (814-840) Denaro Argento D/ + H LVDOVVICVS IMP, Croce patente in cerchio di perline R/ +VEN // ECIAS in due righe Rif.: Zub-Luciani 2 Le prime monete della zecca di Venezia furono coniate a nome degli imperatori dell'occidente sccessori di Carlo Magno. Il primo nome che compare sulle monete veneziane è quello di Lodovico I in due varianti. La prima al rovescio ha la scritta VENECIAS MONETA, la seconda, qui illustrata, la scritta VENECIAS. Il peso teorico dato dal Papadopoli è di grammi 1,71, tuttavia la maggior parte degli esemplari variano tra 1,40 e 1,60 grammi. Il diametro è di 21 mm. Arka Diligite iustitiam
  17. Molto di quello che dici è corretto, ma non parlerei di damnatio memorie sulle monete. I carrarini di Iacopo II e del fratello Iacopino ebbero modo di circolare liberamente per molti anni assieme alle monete veneziane e sono così finiti in molti ripostigli, mentre a Padova erano già spariti negli anni Sessanta. Mi risulta che solo i Gonzaga misero al bando queste monete, mentre Venezia si limitò a stabilire un peso minimo per gli esemplari in circolazione. Diverso è il discorso per Francesco I: i suoi carrarini furono molto più abbondanti, ma Venezia li mise al bando nel 1379 e infatti nei ripostigli di monete veneziane si trovano quasi sempre le prime emissioni, non le ultime. Poi fu lui stesso a rifondere milioni di carrarini per fare i carraresi, e poi anche i carraresi per fare i quattrini (che anche oggi sono monete comuni). Francesco II, a sua volta, fece rifondere carrarini, carraresi e quattrini per riattivare la zecca, ma le sue coniazioni furono molto meno consistenti di quelle del padre e nel 1404 le monete carraresi furono nuovamente bandite dai territori della Serenissima e quindi entrarono con più difficoltà nei ripostigli del Triveneto e dell'Adriatico. Quella che invece è documentata è la damnatio memorie degli stemmi carraresi a Padova e nel distretto. Molti stemmi furono scalpellati via, ma non sembra che i padovani siano stati molto solerti in questo lavoro. Venezia fu costretta a insistere su questo punto, ma con risultati non definitivi. Pensate ad esempio alla Tempesta di Giorgione, dipinta un secolo dopo la caduta dei Carraresi: sulla porta della città di Padova sullo sfondo si vede ancora affrescato un carro rosso.
  18. DG87

    La Nostra N°1

    Salve a tutti, la mia numero uno è una monetina da poco, l'altro non è neanche tra quelle che colleziono, ma è prevalentemente colpa sua se ora sono affetto affetto dal morbo. Mio nonno ha sempre avuto una vecchia coppetta da gelato dove accumulava le monete che gli davano gli amici rientrati dall'estero (emigrati e non turisti) e quello che trovava quando arava ancora col cavallo, in quella coppetta c'era veramente di tutto, regno, repubblica e mondiali circolate, oltre ad alcune monete preunitarie. Praticamente ogni volta che potevo la rovesciavo per vedere cosa c'era anche se ormai le conoscevo a memoria, ma quei tre centesimi mi hanno sempre affascinato per la loro conservazione anche se avevano più di 150 anni (e allora mi sembravano veramente tanti). Sono abbastanza certo che sia colpa di quella coppetta se ho sempre conservato le monete "carine" e ora da un anno abbondante a questa parte mi sono deciso ad iniziare una collezione seriamente. Decisamente è la numero uno.
  19. Buongiorno a tutti🙂 è con piacere che condivido questa piccolina arrivata di recente in collezione...moneta in slab che non ho ancora spogliato...un 4 cavalli c'era già in collezione ma di qualità decisamente inferiore...come è stata chiusa secondo voi? Grazie dei pareri. D : FERDIANAN.IV.D.G.REX e ritratto di Ferdinando R : grappolo d'uva con ai lati C 4 e in basso la data taglio della moneta liscio 2,30g per 18mm Rara
  20. Salve a tutti! Eccomi di nuovo per mostrarvi un altro esemplare da 10 reali di Filippo II (Mir 43), questa volta il secondo tipo, il quale si differenzia dal I tipo soprattutto per il rovescio che presenta una croce decorata e quattro globetti in quattro archi ornati. Mentre i dritti appaiono pressoché identici. L'esemplare ha un diametro abbastanza vistoso di 4,4 cm e 26,9 g. D/*PHILIP[PVS*REX*AR]AGO*ET*SARDINIAE; Busto coronato a destra; CX-A R/*INIMICOS*EIVS*[INDVAM*CONFVS]IONE; Croce e 4 globetti in 4 archi ornati Da tale esemplare emerge soprattutto il tondello abbastanza tondo, il rovescio perfettamente conservato e la legenda del dritto battuta solo a metà, ossia la parte inferiore, come abbiamo avuto modo di vedere anche nell'esemplare di Filippo III con conio di Filippo II postato al post #32 da @marmo87. A voi ulteriori commenti!
  21. Ciao a tutti, oggi volevo presentarvi questo testone della mia collezione: Benedetto XIV (1740-1758), Roma, Testone Munt 50, CNI 183 D/: Stemma a targa sagomata in cornice BENEDICT . XIV . - PONT . MAX . A . VI R/: Figure affrontate di San Pietro e San Paolo PRINCIPES - VRBIS - PATRONI Es. MDCC - XLVI ai lati dell'armetta di Mons. Alessandro Clarelli, presidente di zecca T/: a fogliette Peso: 8.40 g. Note: moneta coniata in 1280 esemplari. Per contestualizzare dal punto di vista storico-numismatico questa particolare moneta, vi riporto un saggio di Luigi Londei del 1983, Un raro Testone di Benedetto XIV, "Rivista Italiana di Numismatica" Vol. LXXXV, pp. 157-164. Il pdf non è in qualità eccelsa, ma si legge abbastanza agevolmente... Buona lettura! Michele Londei BenXIV testone.pdf
  22. Buonasera @Rocco68 e buonasera a tutta la Sezione. Mi hai fatto venire voglia di rispolverare la mia moneta da 10 Tornesi del 1853. Non ha un pedigree blasonato come la tua, ricordo di averla comprata dal mio Amico Giovanni, bancarellaro all'ex mercatino di Formia, ma comunque si vede, la tua stà su un altro pianeta. Complimenti per la variante. Fatemi sapere se vi piace.
  23. El Chupacabra

    Il trittico 50 Lire 1990

    Riordinando le Lire...
  24. Stavo riguardando i miei pezzi...trovo questa particolarmente interessante...le mezze piastre hanno sempre il loro fascino.
  25. Pezzo stupendo. Complimenti Rocco. La mia migliore di quel periodo non arriva a tanto.....
  26. Bene, dai! Riprendiamo. Concluso definitivamente il capitolo riguardante i talleri di convenzione, quest'oggi ci concentreremo sui 2/3 di tallero. Di questa moneta esistono ben 4 tipologie. A parte forse la prima tipologia, si tratta di monete tutto sommato non particolarmente rare. Sinceramente, non è nemmeno difficilissimo trovarle in alta conservazione. Ora, trattandosi di 2/3 di tallero, potreste facilmente immaginare che si tratti di monete in argento 833,33 millesimi dal peso di circa 18,71 grammi (ovvero 2/3 del peso del tallero precedentemente considerato). Sarebbe, in effetti, un ragionamento logico, non trovate? E, invece, no! Fosse così semplice avremmo già finito qui per oggi 😅 Difatti, cambia sostanzialmente tutto: zecca, peso e purezza del metallo. Tutte e 4 le tipologie di 2/3 di tallero vennero coniate a Clausthal. Si tratta di monete in argento 994 millesimi e dal peso di 13,08 grammi. Ma, allora, qualcosa non quadra. Difatti, se facessimo un po' di calcoli, noteremmo che la quantità d'argento puro contenuta non corrisponde affatto ai 2/3 del tallero finora considerato... Vediamolo insieme: 2/3 x 28,06 grammi x 0,8333... = 15,59 grammi (di puro argento). Quindi, per essere conforme, il 2/3 di tallero dovrebbe contenere 15,59 grammi di argento puro, mentre, invece, ne contiene solo 13,00 (13,08 x 0,994). Molto probabilmente in questo momento sarete perplessi. Vi chiederete come ha fatto un popolo così preciso come quello tedesco a sbagliare dei calcoli del genere... In realtà, la spiegazione è tanto semplice quanto assurda. Il metodo ponderale usato come riferimento a Clausthal era diverso da quello usato a Cassel (luogo di coniazione del tallero di convenzione). Come ricorderete dal “X eine feine mark”, a Cassel servivano 10 talleri per raggiungere il corrispettivo peso in argento puro di un marco. Qui a Clausthal, invece, si fa riferimento al sistema in uso a Lipsia, in cui servivano 12 talleri per ottenere un marco. In altre parole, il "2/3" è riferito al tallero di Lipsia e non a quello di Cassel... Ora, sicuramente, vi starete sicuramente chiedendo il perché di tale scelta. Perché utilizzare all'interno di uno stesso regno due sistemi così diversi ed incompatibili? Qui dobbiamo riprendere un po' in mano la Storia: durante le guerre napoleoniche, gli stati tedeschi subirono una serie di mutamenti repentini. Il Sacro Romano Impero Germanico, esistente fin dal lontano 962 d.C., venne definitivamente sciolto a seguito della vittoria ad Austerlitz e del conseguente trattato di Presburgo (1806). Al suo posto fu istituita la cosiddetta Confederazione del Reno, di cui facevano parte 16 stati. Questi divennero, sostanzialmente, dei vassalli dell'Impero francese, di cui Napoleone si impegnava ad essere loro protettore. Un altro grande stravolgimento si ebbe nel 1807, a seguito della pace di Tilsit. Qui nacque il nostro amato regno di Westphalia, il quale comprendeva territori persi dalla Prussia, il Ducato di Magdeburgo, l'Elettorato di Hannover, il Ducato di Brunswick-Lüneburg e l'Elettorato di Assia-Cassel. Popoli che, magari, fino a qualche mese prima si facevano guerra tra di loro ora si trovavano sotto un unico regno. Potete, dunque, immaginare le grandi differenze culturali, le enormi “contraddizioni” insite all'interno della piccola Westphalia: c'era chi preferiva la monetazione decimale filo-francese, chi usava ancora quella pre-decimale, chi si basava sul sistema di Lipsia, ecc. Quindi, scelte apparentemente illogiche e senza senso vanno sempre considerate in relazione alle vicende storiche del periodo. Altrimenti, ridurremmo il tutto ad una sterile descrizione di monete, senza mai comprendere il perché. Bene. Credo che per oggi possa bastare. La prossima volta osserveremo nel dettaglio le singole tipologie. Mi scuso per essermi dilungato forse eccessivamente, ma credo che questa introduzione fosse essenziale per capire che cosa abbiamo di fronte. Avrei voluto almeno iniziare a guardare la prima tipologia ma credo sia meglio fermarci qui per non appesantire troppo questa prima parte.
  27. allek

    La Nostra N°1

    La mia n. 1 è il 5 franchi svizzeri del 1966 che allego, moneta dal valore economico pressoché nullo ma di immenso valore affettivo perché regalatami, quando avevo circa dieci anni, da mio nonno che collezionava fondamentale monete estere. È la numero 1 perché è stata quella che ha accesso una passione che, come per molti, è cresciuta, si è modificata e si è evoluta negli anni insieme a me. Ho iniziato così a collezionare monete provenienti da ogni angolo del mondo: non c’era parente o amico che prima di un viaggio all’estero non partisse istruito a dovere sul “dazio” da versarmi al suo ritorno. Poi mio nonno venne a mancare e io, appena quindicenne, ricevetti in dono la sua collezione che proseguii per diversi anni, prima di dirottare il mio interesse - in età più matura - su tutt’altra monetazione. Eppure, ancora oggi, quella collezione di estere prosegue, sia pure a singhiozzo e con innesti ormai sporadici. È il modo per ringraziare ancora mio nonno per quel 5 franchi e per tutto ciò che ne è conseguito nell’evoluzione di una passione. Saluti.
  28. Ciao, benvenuto. Hai due possibilità: 1) posti una foto nitida sia retro che verso della banconota 2) come risposta ti basta: “da 10 a 1000 euro”.
  29. Il dritto della Piastra meglio conservata che ho in Collezione.
  30. Buonasera a tutti, posto il primo dei miei 9 cavalli millesimo 1790. Magliocca 324 Torre Lati Curvi. Scusate per le foto un po' scure. Saluti Alberto
  31. Buonasera a tutta la Sezione, così il primo marzo commentavo la scarsa reperibilità di Piastre del 1843 e del 1850 sul mercato. Ma ecco che qualche settimana fa inaspettatamente sono riuscito a colmare il buco della 1843. E' una Piastra periziata, che troverà un posto accanto alle altre. Ve la voglio sottoporre per sapere se vi piace e che voto le dareste. Grazie, Sergio.
  32. taglio 2 Euro paese Andorra anno 2019 tiratura ? condizioni spl città Varese note 1 pezzo
  33. Aggiungo anche il mio 4 Cavalli E foto del taglio con rigatura. Diverso nel dritto, per posizione differente Busto/legenda dai due sopra..... Che sembrano provenire dalla stessa liberata.
  34. Un Grano a cui tengo particolarmente è questo 1790 del Coppola.
  35. Un Saluto a giacutuli ed a tutti gli Amici, Premessa: Sto revisionando la mia collezione di Carlo Felice. Non la vedevo da molto tempo perchè tengo le monete in Banca. Ho notato purtroppo che le monete "chiuse con garanzia" comperate qualche decennio fa si stanno deteriorando. Probabilmente sono bustine di "una volta" quelle in PVC, perchè le ultime nelle bustine in Acetato, per fortuna, non sembra abbiano subito alterazioni. Queste ossidazioni sono dovute al fatto che, il PVC contiene Cloro che è aggressivo, e che quando vengono chiuse, l'aria atmosferica contiene una certa percentuale di umidità che innesca l'ossidazione. Visivamente questo si apprezza sui rilievi della moneta chiusa: dapprima una patina giallastra, poi verde, infine nera. Cosa fare? La prima è toglierle dalla bustina con garanzia. Questo è già un problema che mi mette in crisi, perchè perdi comunque la garanzia ed eventualmente il grado di conservazione stimato da un Professionista autorevole. Poi in base al danno, io procedo così: 1° Stadio con macchie giallo-verdastre: leggero strofinio sulle macchie con un panno in microfibra per pulire gli occhiali ( non riga la moneta). 2° Stadio: macchie nerastre ma limitate: intingo un cotton fiocc nel succo di limone e lo passo solo sulle macchie, poi bagnetto prolungato con acqua distillata e successiva accurata asciugatura. 3° Stadio: macchie nerastre su tutta la superficie: metodo del foglio di alluminio, bicarbonato, un pizzico di sale e acqua calda. Nel tuo caso @giacutuli mi sembra che possa bastare il succo di limone (metodo 2 ). Ti posto l'immagine di una mia moneta che ha le problematiche della tua e dovrò intervenire. Ciao Beppe. Fammi sapere
  36. Aggiungo altre nozioni al nostro piccolo fiorentino. Avendo valore 1 denaro era la dodicesima parte del soldo, che nella metà del 1200 era il fiorino di argento. il titolo dell'argento del Fiorino era di 906,2 per mille, mentre il denaro era in mistura con titolo dell'argento 156,25 per mille. Qui di seguito posto le due monete a confronto, apprezzerete che in quell'epoca era la quasi perfetta riduzione della moneta d'argento, cosa che successivamente non avverrà più, o almeno non sempre. Saluti Marfir
  37. Comune di Vicenza Cangrande della Scala (1311-1329) Grosso aquilino Argento D/ + (anello) CIVITAS (stella - scdetto con le armi dei Nogarola - stella), aquila ad ali spiegate con la testa rivolta a destra in cerchio di perline R/ (rosetta) (anello) VI - CE - NC - IE, grande croce patente intersecante la legenda e un cerchio di perline Rif.: CNI VI, 1 Ecco un altro dei grossi aquilini coniati nel Triveneto, quello della città di Vicenza. Presenta la solita aquila ad ali spiegate e lo scudetto del podestà Bailardino Nogarola. Fu coniata al tempo in cui Vicenza era sotto il dominio di Cangrande della Scala, di cui il Nogarola era amico e consigliere. Arka Diligite iustitiam
  38. I due medaglioni furono eseguiti da Luigi Siries, orafo noto per la sua personalissima tecnica con la quale aveva imparato a rendere l’oro resistente quasi quanto l’acciaio. Nei documenti della Guardaroba Medicea (App. 4, cc. 87-88 nuova numerazione, Bietti 2008), sotto la data del 15 luglio 1737, è registrato il pagamento per le due medaglie, con importanti specifiche sulla tecnica esecutiva. Furono coniate usando oro puro ricavato dalla moneta corrente il ‘ruspo” e il modello fu tratto da altro conio già eseguito per Gian Gastone, a cui furono mutate le scritte. Questo ben spiega la presenza dei modelli preliminari alla realizzazione delle medaglie, ora conservati presso il Museo Nazionale del Bargello (inv. n. 10287/88; Vannel, Toderi 2006, p. 88, nn. 550-551). Le raffigurazioni del recto e del verso dei modelli e delle medaglie sono identiche, ma cambiano le scritte e la data di esecuzione. La realizzazione dei medaglioni fu affidata a un lavorante del Siries, tale Carlo, che li eseguì “con somma diligenza in termine di tre giorni, battuti a martello et improntati” sul conio già esistente, ordinato da Gian Gastone, del quale le due lastrine d’argento del Bargello sono elementi preparatori. I due medaglioni di Luigi Siries sono quasi in tutto simili fra di loro: quasi identico è il loro peso, ma il primo – quello già posto alla testa del Granduca e con la scritta Ampliatori Artium – è leggermente più alto e meno largo dell’altro. Recano ciascuno due passanti per un nastro che serviva per legarli al corpo del Granduca. Erano infatti, come descritto nei documenti, uno fermato con un nastro sulla testa e l’altro sul petto dell’ultimo de’ Medici. Questa usanza, che ricorda quella con la quale erano sepolti gli antichi greci sugli occhi dei quali erano poste due monete per poter pagare l’obolo agli dei degli inferi, dovette essere comune a molti dei principi medicei, come si trae dalle descrizioni delle esumazioni di metà Ottocento in cui risultano medaglie d’oro poste nei sepolcri di Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III e in quelli dei figli di quest’ultimo, fino ad Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina. Monica Bietti
  39. buongiorno. Provo ad inviarvi la foto dell'aquilino per Verona, sono tutte foto caricate anni fa, in questo momento non ho l'accesso agli originali e nemmeno ai volumi di riferimento. Se non si riesce a vedere niente portate pazienza. Grazie
  40. Sul Carrarino, visto lo spunto offerto da @Arka sulla M, con 2 II, mentre quello di Andrea @ak72 presenta la barretta in leggera diagonale, unisco il mio che la "gambetta" la presenta completamente dritta. Scusate la scarsa qualità delle foto, ma queste ho ancora in archivio. Durando la quarantena, magari mi decido a prendere dalla cassetta di sicurezza le monete e rifotografarle tutte, o quasi. 😄
  41. pato19

    corona virus

    Non c'è nessun tipo di razzismo intriso nella mia osservazione,la penso allo stesso modo per le famiglie italiane che fanno 4-5 figli e poi vanno a mangiare nelle mense della Caritas. Il discorso è molto semplice: se le possibilità economiche non ce le hai,i figli non li fai perchè poi a rimetterci sono loro e sempre loro. Mi scuso se ho offeso la sensibilità di qualcuno ma ognuno la pensa a suo modo
  42. azaad

    PHOCAS

    Non è proprio così. A partire dal 5 secolo la scritta Conob più che un segno distintivo di zecca era diventato un simbolo di qualità. In un certo senso Conob significava che lo standard qualitativo era quello ufficiale del mondo romano deciso a Costantinopoli. Non a caso quasi tutti solidi fino alla riforma di Leone III nell'ottavo secolo, sono stati coniati con il segno di zecca Conob, ivi compresi la quasi totalità degli esemplari Italiani dopo la riconquista di Giustiniano. Persino i regni romano-barbarici emettevano solidi a nome dell'imperatore di Costantinopoli imitandone i tipi. La questione, sfortunatamente, è molto più complessa. La zecca va quindi riconosciuta sulla base delle caratteristiche peculiari di ciascuna zecca.
  43. Prendendo spunto dalla recente discussione di @Illyricum65 sulla propaganda imperiale e rovesci cavallereschi c'è da dire che in passato si è parlato più volte della cavalleria da battaglia romana, un’unità stazionata a Mediolanum che i più conoscono per le coniazioni di Aureolo a nome di Postumo. IMP POSTVMVS AVG, busto radiato drappeggiato e corazzato rivolto destra; FIDES EQVIT , la Fides seduta a sinistra tiene una patera e una insegna, all'esergo P. Aureolo difatti sembra essere stato comandante di questa grande e duttile unità che durante il conflitto tra Gallieno e Postumo defezionò passando sotto quest’ultimo, un cambio di schieramento in realtà non così insolito che interessò anche la LEGIO X e LEGIO II passate anche loro con Postumo. Già prima della defezione di Aureolo, l’impero Gallico aveva comunque già formato una sua unità di cavalleria da battaglia a Lugdunum e che si suppone fosse stata formata nel 260 al momento della secessione. Questa unitá rimase certamente attiva fino al 271 d.C. come testimoniato dalla serie legionaria di Vittorino ma non si esclude che rimase in forza anche con la riconquista dell’impero delle Gallie da parte di Aureliano. Mentre sembra che diversi rovesci siano riconducibili in generale alla cavalleria romana come la VIRTVS e l’iconografia di Marte, EQVITES è stata una legenda usata nel tempo con parsimonia e probabilmente relativa solo a questa specifica unità di cavalleria da battaglia, una legenda che compare quindi inizialmente nel 268 d.C. con Postumo e poi successivamente nel 276-278 d.C con le coniazioni di Probo. IMP C M AVR PROBVS P F AVG, busto radiato in abiti consolari con scettro rivolto destra; VIRTVS PROBI AVG, Marte elmetto avanza a destra con lancia e trofeo, all'esergo XXIS. Difficile dire se Probo sia stato mai al comando di questa unità che solitamente era alle dipendenze di un Magister Equitvm, ma non vi è dubbio che vi sia stato un legame forte che non solo lo ha portato a emissioni con rovesci dedicati a questa unità, ma a inserire un codice segreto sugli antoniniani emessi da Ticinum dalla settima alla decima emissione e nella ottava emissione di Roma. Il codice era formato dalla sequenza di lettere ordinate per officina di emissione, sequenza che forma la parola AEQVITI con le lettere presenti all’esergo per la zecca di Roma composta al momento da 7 officine, e la parola AEQVIT o EQVITI prendendo le lettere nei campi per le emissioni di Ticinum composta da 6 officine. Prendendo a esempio la nona emissione di Pavia quindi avremo i seguenti rovesci ordinati per officina: CONCORD MILIT E PXXI PROVIDENT AVG Q SXXI SALVS AVG V TXXI MARTI PACIF I QXXI PAX AVGVSTI T VXII SECVRIT PERP I VIXII Il fatto che ogni officina abbia coniato solo ed unicamente un tipo di rovescio ha portato all’affascinante supposizione che queste coniazioni fossero destinate al pagamento di un reparto specifico di questa unità di cavalleria da battaglia dove ogni officina ne aveva in carico il pagamento, così la prima e la seconda gli amministrativi, la terza l’unità medica e le restanti i cavalieri stessi. In realtà, per quanto affascinante possa essere, quanto supposto da Sanchez non può trovare riscontro, nel 282 d.C. sia la zecca di Roma che Ticinum emettevano entrambe il codice sui loro radiati, ma soprattutto ci troviamo una quantità di monete decisamente elevata per essere destinata solo a un’unità di cavalleria. Le coniazioni dedicate alla cavalleria di Probo vengono emesse in Italia dalla zecca di Ticinum e Roma, e successivamente dalla zecca di Lugdunum. Come detto in precedenza la VIRTVS e l’iconografia di Marte vengono solitamente associati alla cavalleria, la legenda VIRTVS PROBI AVG appare su diversi rovesci, alcuni di questi sicuramente in relazione a successi militari conseguiti da questa unità sul confine renano e sono rappresentati da Probo a cavallo al galoppo che travolge e talvolta trafigge un nemico oppure un trofeo d’armi o appunto Marte. IMP C M AVR PROBVS P AVG, busto elmato radiato e corazzato con lancia e scudo rivolto a sinistra.VIRTVS PROBI AVG, l'imperatore a cavallo al galoppo verso destra travolge un nemico, all'esergo KA(gamma). IMP C M AVR PROBVS P F AVG, busto radiato in abiti consolari con scettro con aquila rivolto a sinistra.VIRTVS PROBI AVG, l’imperatore a cavallo al galoppo verso sinistra travolge un nemico, all’esergo XXIVI. IMP C M AVR PROBVS P F AVG, busto radiato in abiti consolari con scettro con aquila rivolto a sinistra.VIRTVS PROBI AVG, Trofeod'armi, ai lati due prigionieri legati, all’esergo XXIV. Un’altra iconografia è rappresentata dall’ADVENTVS, quindi il ritorno dell’imperatore dalla campagna militare, in questo caso l’imperatore è a cavallo andante verso sinistra con ai piedi un prigioniero e sempre la legenda VIRTVS PROBI AVG, qualcuno a ipotizzato il rientro a Roma di Probo al comando della cavalleria da battaglia, ma in realtà si celebra il rientro dell'imperatore dopo le campagne militari. IMP C M AVR PROBVS AVG, busto radiato, elmato e corazzato con lancia .VIRTVS PROBI AVG, l’imperatore a cavallo verso sinistra, davanti se un prigioniero legato, all’esergo KA(delta). Al diritto anche Postumo e Gallieno in precedenza sono stati talvolta raffigurati elmati e corazzati, il primo con legenda VIRTVS POSTVMI AVG, medesima iconografia adottata poi da Probo con la legenda VIRTVS PROBI AVG. Probo però più dei predecessori viene largamente raffigurato elmato, per molti un chiaro riferimento a Marte, ma mentre Bastien interpreta questi busti elmati come un nuovo simbolo di sovranità imperiale, Methi lo associa come dicevamo prima proprio a Marte il cui culto era popolare tra i mercenari e tra i giovani militari. VIRTVS PROBI AVG, busto radiato, elmato e corazzato con lancia e scudo visto da dietro. CONCORD MILIT, l’imperatore a sinistra stringe la mano alla Concordia, all’esergo PXXT. Tornando al tema principale quindi possiamo dedurre che EQVITI è una tematica propagandistica che celebrava la cavalleria da battaglia, VIRTVS PROBI invece celebra la difesa delle frontiere e i successi sul confine renano come testimoniano anche le emissioni di Postumo e Gallieno i quali entrambi ne celebrarono anche loro le vittorie. VIRTVS POSTVMI AVG, busto elmato, corazzato con lancia e scudo rivolto a destra. HERC DEVSONIENSI, Ercole stante a destra reggente una mazza nella mano destra e la pelle leonina nella sinistra. buona giornata
  44. ARES III

    corona virus

    Quello riportato da @apollonia è un discorso che può essere condiviso in parte (almeno secondo il mio giudizio), perché: 1- l'idea che i parlamentari si decurtino una parte del proprio stipendio ( non proprio misero) per l'acquisto di materiale sanitario sia giusta o al meno degna di essere presentata; 2- il bombardamento costante per l'elemosinare soldi, pur essendo per un giusto fine, è un po' assurdo, con tutti i soldi che già lo stato riceve dalle nostre tasse .... Cosa dobbiamo fare ancora: politici iniziate a fare qualcosa pure voi dal momento che siete ben pagati, e non demandate tutto sulle spalle dei cittadini; 3- la denuncia dell'aumento degli stipendi dei politici è altrettanto condivisibile, soprattutto in un momento di crisi; 4- ed anche la frustrazione dei cittadini sulla troppa burocrazia per accedere agli aiuti/sovvenzioni/bonus non credo sia sbagliata. Non condivido però la lamentela sulle multe salate per i trasgressori: diciamocelo con franchezza in Italia se non si usa il pugno di ferro sono pochi coloro che rispetterebbero la legge da soli, perché siamo un popolo di furbi che vogliono sempre trarre vantaggio da ogni situazione e pensano sempre di poter evitare il proprio dovere o i propri obblighi civili. Mi domando come si può pensare di fare in gruppo delle gite al mare, o delle partite di calcetto, o andare a sciare, o scappare in massa dalle città del nord . Quando c'è stata la fuga di notizie sul primo provvedimento limitativo, decine di migliaia di persone hanno preso d'assalto i treni diretti al sud.... e nessuno ha pagato per questo. In un altro Paese i treni sarebbero stati bloccati e rispediti al nord con tutti i passeggeri (e come minimo multati) mentre coloro che hanno spifferaro la notizia sarebbero processati per divulgazione di un segreto di stato e i Mass media che lo hanno diffuso sarebbero ugualmente multati. Basta con lo stupido buonismo e con lo sciocco immobilismo: questi errori politici hanno costato vite umane , per non parlare del dolore delle persone (e per i più veniali anche tanti ma tanti soldi).
  45. fabry61

    Antonio Venier?

    Ebbene........mi è stato descritto come doppio bagattino del Venier, anticipando così di un doge (Tommaso Mocenigo) l'emissione di questa moneta. Il problema è che per me è più simile ad un bianco. Se Andrea mi conferma l'esistenza di doppi bagattini simili allora concordo con lui che sia un Francesco Venier. Ma lo trovo troppo diverso. E qui diventa sempre più plausibile l'idea del falso. Ma sono veramente in dubbio. Grazie a tutti. Fabry P.s. se volete divertirvi ancora apro un altro post con altra moneta che secondo i più mai emessa.
  46. Complimenti, solitamente questi tipi con questo stile hanno notevoli problemi di battitura nella figura con l'angelo, mentre in questo è possibile apprezzare il finissimo stile oltre che molti dettagli che raramente si vedono. Davvero un bell'esemplare, con modulo regolare ed una qualità di battuta tutto sommato oltre la media. Bellissima delicata patina e conservazione non indifferente fanno il resto. Potresti dirmi da chi è slabbato e in quale grading? Posto quello che fu il mio primo coronato, sempre con sigla del Tramontano, ma con uno stile diverso dell'angelo. Anche questo ha ottimi rilievi, e modulo ampio e regolare. Peccato solo per una battuta leggermente mossa... ma in queste monetine è impossibile davvero riuscire ad avere più di due coincidenze su di uno stesso esemplare...
  47. Purtroppo devo confermare che il primo volume è introvabile ormai da tempo. Spero di fare cosa lieta inserendo qui nel post le 3 pagine riguardanti anche il gigliato oggetto della discussione.
  48. tonycamp1978

    La Nostra N°1

    difficile scegliere la n 1, per un motivo o per un'altro ce ne sarebbe più di una da meritare il primo posto... ad esempio potrebbe starci una della serie cinquantenario, visto che è la mia serie preferita... oppure anche 2 lire re eletto mi piace tantissimo, diciamo sono queste le monete che guardo e riguardo con più frequenza... però un po a sorpresa al primo posto ci metto una outsider 🤣.. visto che mi piacciono tutte.. scelgo questa.. un 50 centesimi 1889, anche questa molto bella per i suoi fondi speculari... ma, a differenza delle altre, porta con se un un'insegnamento... il venditore mi disse che l'acquisto' da un un'anziano signore che dovette vendere a malincuore per raggiunti limiti di età... da qui la conclusione.. il collezionista è un custode del tempo che un giorno dovrà trasmettere questo incarico a qualcun'altro.. 🙂
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