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  1. Vorrei sapere se s' vero questo denario grazie 18 mm 3,17 g
  2. volituripsetibiphoebus

    Metallurgia denarii e guerre puniche

    Segnalo un post ricevuto da il Fatto Storico, interessante per come storia e monetazione si intreccino e lascino dei dati scientifici così significativi: ritrovare le tracce di un cambiamento epocale ed economico all'indomani di una guerra tra superpotenze. Ecco il Link: https://ilfattostorico.com/2017/08/22/largento-iberico-rivela-lascesa-di-roma/#more-18946
  3. 28/04/2017 Buonasera a Tutti, ho acquistato questo denario di Tiberio e vorrei sapere per cortesia, se a parer Vostro potrebbe essere autentico. Posso fornire prezzo pagato e provenienza se richiesto. Grazie.
  4. Da Serbia. Denario dichiarato in argento di Giulia Mamaea Peso dichiarato: 2,55 g diametro sconosciuto verso: Felicitas publica Per quel che si può valutare dalle foto, vi pare un pezzo autentico o un falso? Un saluto a tutti!
  5. Buongiorno, vorrei un parere circa l'autenticità di questo denario di Plautilla: mm 18,5/19 gr. 3,7 Grazie e un saluto a tutti. GP
  6. Attratto da un bellissimo denario in vendita da Lanz su eBay ho scoperto la grande Salonina (o Salonia) Matidia, una delle “grandi donne” dell’Impero Romano. Questo è il denario, stavo valutando se puntare ma un amico mi ha dissuaso... lo devo premiare oppure picchiare? :-) Matidia denarius. Obverse: MATIDIA AVG DIVA F MARCIANAE F, draped bust of Matidia right. Reverse: PIETAS AVGVSTA, Matidia as Pietas standing holding hands with Sabina and Matidia Minor. Ref.: RIC 759, RSC 10, BMC 660, Sear 3378. Spero di far cosa gradita per tutti coloro che non hanno avuto occasione di “conoscerla”. Il seguente articolo è tratto da “il giornale della numismatica”. SALONIA MATIDIA TRA STORIA E NUMISMATICA Nei manuali di storia è quasi una sconosciuta. Non solo: Matidia è citata nelle “Memorie di Adriano” da Marguerite Yourcenar con una certa “antipatia”. Invece, è stata una figura chiave per l’impero romano e in particolare per gli Antonini: nipote di Traiano e suocera di Adriano, è stata la nonna della moglie di Antonino Pio (il successore di Adriano), la trisavola della moglie di Marco Aurelio e la madre di sua nonna. In sintesi: tra imperatori che erano parenti tra loro solo alla lontana, Matidia ha costituito l’elemento di continuità della dinastia. E non un elemento passivo, anzi. Il suo aspetto fisico ci è noto, oltre che dalle monete, da alcune teste marmoree (musei Capitolino, delle Terme, Torlonia, ecc…) con acconciatura ad alto diadema di un solo ordine di ciocche verticali; mentre in altre, derivanti da un diverso originale (Vaticano, Mantova, Londra, Parigi e altri), ha un doppio diadema di numerose treccioline su impalcatura semilunata. Denario in argento del 119 d.C. per la “consecratio” di Matidia (source: Gemini II, 2006, 351) Salonia Matidia era nata nel 68 d.C.: era la figlia unica di Ulpia Marciana, la sorella del futuro imperatore Traiano, e del pretore Gaius Salonius Matidius Patruinus. Morì nel 119, a 57 anni, molti per una romana. Marguerite Yourcenar racconta nel suo romanzo che aveva riportato dall’Oriente una malattia mortale e che Adriano, che le era molto affezionato, faceva di tutto per distrarla. Ammette che la casa di Matidia, ormai vedova, fosse piena di libri e l’atmosfera ricordasse quella della casa della colta Plotina, moglie di Traiano. In precedenza aveva ricordato che Matidia aveva seguito lo zio Traiano sui campi di battaglia: non in armi, ma come assistente. Tutti fatti veri. Tra l’81 e l’82, Matidia sposò Lucius Vibius Sabinus, un senatore che morì tra l’83 e l’84, poco dopo la nascita di una bambina, Vibia Sabina. Matidia era, come spesso accadeva, madre e vedova a 16 anni. Si sarebbe poi sposata altre due volte e avrebbe avuto altre tre figlie, tra le quali, appunto la nonna di Marco Aurelio, Rupilia Faustina. Anche gli altri due mariti sarebbero morti presto. Aureo del 117-118 con i ritratti di Plotina e Matidia (source: Numismatica Ars Classica 54, 2010, 515) Il suo primo “capolavoro” fu il matrimonio di Vibia Sabina con Adriano, verso il 100 dopo Cristo: lui aveva 28 anni, ed era un lontano parente (la famiglia era di origine iberica). Fino ad allora era stato soprattutto un giovanotto dotato per le lettere ma troppo incline al gioco, ai divertimenti e ai giovanetti, “vizietto” che condivideva con Traiano. Sabina, secondo molte fonti, aveva 12 anni. E l’avrebbe odiato per tutta la vita. Gli storici antichi sostennero che Traiano fosse contrario sia al matrimonio sia alla scelta di Adriano come suo successore (non aveva avuto figli). Plotina, sua moglie, era invece a favore. Probabilmente Traiano gli avrebbe preferito il giurista Nerazio Prisco. O forse non voleva nominare alcun successore. Le due donne, moglie e nipote, si imposero. E fu il loro secondo capolavoro. Che cosa esattamente accadde al momento della morte di Traiano, nel 117, non è chiaro: l’“Historia Augusta”, una raccolta di biografie imperiali, dice che Plotina fece imitare la voce di Traiano da un presente. Lo storico Cassio Dione afferma che la notizia della morte fu tenuta segreta per giorni e che l’adozione di Adriano fu annunciata al Senato romano con una falsa lettera di Traiano, scritta dalla stessa Plotina. Sesterzio con ritratto di Matidia al dritto e a figura intera al rovescio, nelle vesti della “Pietas” (source: Busso Peus 413, 2014, 314) A creare la falsa lettera di successione, assieme a Matidia e Plotina, era stato il prefetto al pretorio Publio Acilio Attiano, ex tutore di Adriano, che fu messo presto a tacere. Non sappiamo chi abbia ordinato la sua uccisione: forse il “buon” Adriano. Certo è che l’imperatore doveva tutto alle due donne. E non si rivelò un ingrato. Matidia poté assistere alla sua opera soltanto per due anni: dal 117 alla sua morte, nel 119. Adriano tenne una commossa orazione funebre, piena di elogi per le qualità delle suocera. E le fece subito costruire un tempio a Roma. Un caso unico. Che aspetto avesse l’edificio lo sappiamo da una moneta del 120. Dove fosse, l’abbiamo dedotto da una condotta d’acqua ritrovata in via del Seminario e che porta impresso il nome del tempio. Oggi non ne rimane quasi nulla. Bronzo provinciale per la Lidia del 112-119 con ritratto di Matidia (source: Gorny & Mosch 200, 2011, 2195) Nel recitare la “laudatio funebris”, il giorno del suo funerale (il 23 dicembre 119), Adriano parlò di una suocera “amatissima”, moglie “carissima”, “castissima” sia pure di “summa pulchritudo” (di grande bellezza), madre “indulgentissima” (del presunto “caratteraccio” di Sabina si spettegola da sempre), cognata “piissima”, che non fu mai di peso e molestia a nessuno (“nulli gravis, nemini tristis”). Ricordò che aveva sopportato con pazienza la lunga vedovanza anche dall’ultimo marito. Dell’elogio è rimasto un lungo brano inciso su pietra: forse era esposto nel foro di Tivoli. A parte gli spettacolari giochi gladiatori, Adriano ordinò che dopo la morte della suocera, già nominata Augusta dallo zio Traiano nel 107, fossero distribuite al popolo, come d’uso, sostanze aromatiche. Aureo del 115-117 coniato a Roma per Matidia durante il regno di Traiano (source: Ubs Gold & Numismatics 63, 2005, 323) E dunque perché Matidia? Perché nel periodo dei cosiddetti Cinque imperatori d’oro (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio), le donne hanno giocato un ruolo fondamentale. Per esempio, nel nuovo modo di intendere il potere dell’imperatore. E tra le donne più influenti, Salonia Matidia ha avuto un ruolo cruciale. Per eredità, per matrimoni, per le sue stesse azioni. Ma anche perché era ricchissima e seppe utilizzare i suoi soldi per numerose opere pubbliche. Quanto fosse importante lo si vide già quando, nel 117, fu attribuito a lei l’onore di deporre le ceneri di Traiano ai piedi della colonna che porta il suo nome, a Roma. Proclamata diva, ovvero divinizzata, dal genero Adriano dopo la morte, raccolse riti e tributi ovunque poiché le sue statue erano sparse in tutto l’Impero. Soprattutto tra Asia Minore e isole greche, dove aveva viaggiato e dove, oltre che un ritratto di marmo dall’aria severa, era apparsa anche come regnante in carne e ossa. Sarà un caso, ma fu proprio Adriano ad abolire la complicatissima e umiliante procedura legale che qualsiasi donna romana doveva seguire per fare testamento. Un falso d’autore: denario di Matidia e Plotina “opus” Becker (source: Gerhard Hirsch Nachfolger 272, 2011, 564)
  7. TheWhiteFly

    Denario di Vespasiano

    Buona serata a tutti! Avrei necessità di un consiglio. Girovagando su internet ho trovato un denario di Vespasiano che mi ha fatto innamorare! :-) 3,28 gr / 18 mm Voi che mi dite? Originale? Raro? Quale potrebbe essere un prezzo congruo? Grazie per le risposte. TWF
  8. gigetto13

    Nessuno e "Qualcuno"

    3.77 grammi d'argento commoventi. Mentre questo dicevano tra loro, un cane che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie. Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce, perchè assai presto partì l'eroe per la sacra Ilio. Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone, giaceva abbandonato sul letame di buoi e muli che presso le porte della reggia era raccolto, fin quando i servi lo portavano sui campi a fecondare il vasto podere di Odisseo. E là Argo giaceva tutto pieno di zecche. E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo volse altrove lo sguardo e s'asciugò una lacrima senza farsi vedere da Euméo; e poi così diceva: " Certo è strano , Euméo, che un cane come questo si lasci abbandonato sul letame. Bello è di forme; ma non so se un giorno, oltre che bello, era anche veloce nella corsa, o non era che un cane da convito, di quelli che i padroni allevano solo per il fasto ". E a lui, così rispondevi, Euméo, guardiano di porci: " Questo è il cane d'un uomo che morì lontano. Se ora fosse di forme e di bravura come, partendo per Troia, lo lasciò Odisseo, lo vedresti con meraviglia così veloce e forte. Mai una fiera sfuggiva nel folto della selva quando la cacciava, seguendone abile le orme. Ma ora infelice patisce. Lontano dalla patria è morto il suo Odisseo; e le ancelle, indolenti, non si curano di lui. Di malavoglia lavorano i servi senza il comando dei padroni, poi che Zeus che vede ogni cosa, leva a un uomo metà del suo valore, se il giorno della schiavitù lo coglie ". Così disse, ed entrò nella reggia incontro ai proci. E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent'anni, ecco, fu preso dal Fato della nera morte.
  9. Illyricum65

    Un' Augusta ... sfortunata

    Ciao, è da un bel po’ che non compaiono biografie imperiali in Sezione e maneggiando tra i vassoi delle monete ho trovato questo personaggio femminile, nota generalmente ai più in quanto “moglie di Caracalla” e.. poco più. Una “first lady” dell’epoca invero abbastanza sfortunata, come spesso capitò a personalità femminili dell’Impero Romano. Ruolo secondario quello di Augusta ma che talvolta ebbe peso: come dimenticare l’importanza delle consorti del Primo e Medio Impero e dell’impatto che ebbero nella storia dell’Impero? Ma a contrastare alcune personalità femminile preminenti vi sono anche quelle che spesso ebbero vite tutto sommarie tristi, usate per scopi “politici” da parte di padri ambiziosi. Una di queste contraddistinta da una vita tutto sommato infelice (possiamo dirlo? In questo caso direi di sì) è lei: Publia Fulvia Plautilla Augusta (c. 182-212) Moglie di Caracalla e Augusta dal 202 al 205 d.C. Figlia del Prefetto Gaio Fulvio Plauziano* (Gaius Fulvius Plautianus) fu promessa sposa in giovane età a Caracalla, divenendone moglie nel 202, contro il volere dello sposo, quattordicenne, che la osteggiò, pur sposandola perché a lui ordinato dal padre. Nel 205 si separarono dopo la morte di Plauziano: Caracalla si era sempre rifiutato di mangiare o dormire con lei. Esiliata a Lipari con il fratello fu giustiziata nel 212 dopo l’ascesa al trono di Caracalla. Analogamente al padre fu colpita da damnatio memoriae. Benché il suo periodo di splendore sia stato assai breve, appare sulle monete in varie acconciature. In alcune porta le bande dei capelli lisci ed aderenti al capo, coprenti le orecchie e riportate sulla nuca, dov'è una piccola crocchia, sul tipo di Giulia Donna. Talvolta le bande sono ondulate e c'è sulla guancia la caratteristica ciocca di Giulia Domna. Porta anche un'acconciatura in cui i capelli sono divisi in tante scale perpendicolari alla linea del viso e convergono sull'occipite dov'è appuntata una rotellina di trecce, mentre brevi ciuffi scendono sulla fronte. In alcune monete le scale sono parallele alla linea del viso, passano dietro le orecchie e sulla nuca e le estremità sono raccolte in una fila di treccioline ripiegate insù ed appuntate sotto il cocuzzolo, oppure scendono fin sul collo e sono ivi raccolte in un nodo a ventaglio. È difficile dire quale di queste acconciature abbia usato prima e quale dopo, forse le usò alternativamente. La fisionomia appare costante in tutte le monete: fronte di linea curva, naso aquilino, guance rotonde dallo zigomo sporgente, mento pronunciato; l'aspetto è giovanile. Numerosi sono i ritratti attribuiti a Plautilla, ma nessuno risponde ai requisiti offertici dalle monete. In realtà esistono ben cinque differenti tipologie ritrattistiche di Plautilla. Nelle prime monete che la ritraggono, il nome di Plautilla è reso al dativo, ad indicare che la coniazione è stata eseguita in suo onore. La sua immagine è presenta i capelli divisi al centro e intrecciati in orizzontale e le cinque o sette trecce raccolte in uno chignon dietro la testa. L’immagine ha i tratti quasi infantili, il volto rotondo, la fronte lievemente inclinata e arrotondata, gli occhi grandi sotto due arcuate sopracciglia, il naso camuso la bocca con il labbro superiore sporgente. Nelle rappresentazioni successive l’imperatrice è raffigurata con i tratti leggermente più maturi e meno rotondi ed il naso leggermente aquilino. La pettinatura differisce da quella precedente per l’intreccio che corre verticalmente o diagonalmente e non in senso orizzontale. Più tardi, nella terza iconografia la pettinatura si evolve con i capelli ondulati che incorniciano il volto., fino ad arrivare in fasi successive, alla sua ultima iconografia che ricorda verosimilmente quella della suocera Giulia Domna. Tratto da Philipp V. Hill "The Coinage of Septimus Severus and His Family of the Mint of Rome, A.D.193-217"
  10. Ciao a tutti!! Volevo porre alla vostra attenzione questo Denario di Marius Capito, Crawford 378/1c. Vado a catalogarlo e come sempre, fino a che non identifico il simbolo, non mi schiodo... :D Crawford: indica "grapes", grappolo d'uva. Poi trovo scritto: "The obverse control mark is described as a bunch of grapes in Crawford, but it does look more like a pine-cone or perhaps an acorn.". No, niente, nessuna delle tre opzioni mi soddisfa: il grappolo viene sempre rappresentato triangolare (anche quando è piccolo); la pigna, non ha i punti e la pannocchia...non avrebbe senso con quel ramoscello evidenziato. Cerco quindi nuove fotografie...pare pure raretto quindi mi devo accontentare di questa: ...che mi conferma che non è nessuna delle tre opzioni... Infine, trovo questo, l'esemplare del British, con un simbolo praticamente FDC... L'idea illuminante ce l'ha @@Tinia Numismatica che la identifica correttamente come una bellissima e semplicissima ghianda... :D Non vi pare?
  11. Buonasera a tutti, sono un nuovo membro del forum e vorrei un aiuto riguardante questa moneta.. L ho ricevuta in regalo da un mio parente di Roma: stando al suo racconto la trovò scavando le fondamenta di una casa in Calabria. Documentandosi sul web ho riconosciuto la moneta la descrizione cambiava tra i vari siti. Alcuni dicevano sesterzio altri denario alcuni argento e alcuni no.. La scritta sulla moneta "imp Alexander pius.." lascia ben pensare che si tratti realmente di una moneta coniata sotto l'imperatore.. Però vorrei capire di che moneta si tratta, il materiale con cui è stata coniata e il suo valore. Grazie in anticipo della risposta allego la foto della moneta.
  12. Salve a tutti, qualcuno mi sa dare informazioni su questa moneta? Possibilmente anche sul suo valore. Grazie. Pesa 3,7 grammi e dovrebbe essere un denario in Argento.
  13. Buongiorno a tutti, nel ringraziare tutti i partecipanti al sito perché trovo molti spunti di riflessioni e apprendo molto da tutti voi, soprattutto perché sono un neo collezionista , volevo proporvi questa domanda: ho acquistato tramite ebay ( ho già letto i numerosi post su tale sito ma ho voluto rischiare!) due denari repubblicani. Secondo voi sono autentici? se no come faccio a capirlo...a parte l'esperienza che non ho? Immagine 1: rubria: testa laureata di Giove DOSSEN/ tenda sormontata da vittoria alata con corona trainata da quadriga con cavalli al passo L. Rubri gr 3,78 d 18,1 mm immagine2:Baebia:M.Baebius q.f. tampilus: testa di roma TAMPIL/apollo con quadriga, fulmine e arco. ROMA M.BAEBI Q.F. gr 3,8 d 18,43 mm
  14. Buon pomeriggio a tutti. Mi è appena arrivato un regalo che mi hanno fatto per Pasqua. Lo porgo alla vostra gentile attenzione per sapere le vostre opinioni su stato, valore storico e un possibile valore di mercato (anche se per me quest'ultimo è di minore importanza ed è solo per semplice curiosità). Vi ringrazio fin d'ora per la vostra partecipazione alla discussione :)
  15. visroboris

    Denario Commodo 191 d.C.

    Buon pomeriggio a tutti. Addentrandomi gradualmente nel settore monete imperiali, qualche giorno fa sono andato ad osservare l'asta ACR n°15. Mi è sembrato interessante il lotto 684 riguardante il denario di Commodo Ric 254a. Ma vorrei chiedere gentilmente il vostro parere a riguardo. E magari i vostri possibili consigli su cosa considerare per imparare a costruire un proprio metro-base di giudizio. Un saluto e grazie per la disponibiltà che offrirete
  16. Mirko8710

    Marcia e Marsia

    Buonasera!! E' da un po' che non postavo una discussione...ma stasera sono stato colto da un flash...Sapete quelle cose che una volta sapute sono facilissime ma che prima nemmeno le avevi pensate? Ecco, francamente non c'avevo mai pensato, ma vediamo di cosa sto parlando (per molti di voi sicuramente sarà la "scoperta dell'acqua calda"...ma io, non c'avevo mai pensato, pertanto, lo condivido :D). Come dal titolo avevate intuito che la moneta della quale sto parlando è questa. Chi ama le repubblicane, avrà sicuramente notato che al 90% c'è sempre un nesso tra le figure nella moneta e il magistrato emittente...fino all'esasperazione dei nomi (Thorius, un toro; Acisculus, un piccone e così via). Ecco, di questa moneta, mi ero sempre chiesto del perché vi fosse il buon vecchio satiro Marsia, fino a stasera...ma facciamo una digressione "linguistica". Premesso che non sto per farvi una lezione di latino, non ne ho i mezzi e nemmeno ci voglio provare. Nel latino arcaico, così come nell'Etrusco, la lettera "C" veniva rappresentata con la "K", in quanto non esisteva la "C dolce" (/ʧ/). Quest'ultima nacque solo più tardi, nella tardo antichità, si pensa. Tralasciando che il grafema "C" soppiantò comunque la "K", sappiamo però che il suono rimase sempre "duro". Avremo quindi: IVLIVS CAESAR che si pronuncia: KHESAR (scusate ma non conosco i modi per trascrivere le pronunce, quindi, mi arrangerò :D ). Perché sì, non si dice CESAR, neanche SISAR come gli anglofoni...ma si diceva KHESAR, un po' come il KAISER tedesco. Ma anche un altro personaggio ha il nome storpiato da tempo...il buon Cicerone :D...sì, la vera pronuncia non è come la si dice tutti i giorni...ma era con molta probabilità KìKERO. E così via, insomma. Vi chiederete, cosa c'entra tutto questo con il satiro? C'entra, perché la lettera C subì un'altra inflessione a seconda della sua posizione in una parola. Esempio pratico: Anco Marcio, tutti noi lo leggiamo Anco Marzio. Marco Porcio Carone: meno frequente, ma alcuni lo chiamano Marco Porzio Catone...ebbene, l'accoppiamento "RC", veniva appunto pronunciato come l'odierna Z, o più probabilmente come la S. Viene da se, quindi, che la gens MARCIA i latini stessi la chiamavano gens MARZIA, o MARSIA. Bene...dopo tutto sto papier di scritto, sono fermamente convinto che il buon KENSORINUS (e non CENSORINUS) abbia volutamente inserito nella moneta il buon satiro semplicemente per una splendida assonanza tra il nome della sua Gens e quello del povero sileno finito scorticato vivo da Apollo. Quindi, la prossima volta che leggerete L. MARCIVS CENSORINUS, leggetelo L. MARSIUS KENSORINUS. :P Buonanotte!! :) Mirko :)
  17. Specialized65

    Tribute penny

    Buonasera a tutti, che ne pensate della conservazione e dell'originalità di questo denario di Tiberio, il famoso "tribute penny"? Io non ho sufficiente esperienza per una valutazione dell'originalità e della conservazione delle romane, quindi mi affido a voi. Grazie
  18. Salve a tutti, recentemente è passata in asta una moneta a nome di Postumio Albino dell'81 a.C. con un'aquila legionaria. Qualcuno mi può dire se si tratta della prima apparizione dell'aquila legionaria su una moneta romana? Oppure ce ne sono altre in precedenza?
  19. Buonasera a tutti, Sto cercando di capire quale potrebbe essere la classificazione di questo denario di Traiano. Ho provato a fare ricerche, ma online non ho trovato praticamente niente... L'unica ipotesi che mi sono azzardato a fare è il RIC 195, ma non sono riuscito a trovare nessuna foto per un riscontro. Spero possiate aiutarmi ;) Grazie anticipatamente a chi interverrà :good: :good: :good: - Peso: 2,90 grammi - Diametro: 18 mm - Asse: 270° - Materiale: argento
  20. Buonasera a tutti ;) Tra le poche monete dell'acquisto pre-natalizio che mi mancano da catalogare c'è un Denario di Adriano "Restitvtori Africae", di cui allego le foto. La classificazione penso possa corrispondere al RIC 323... Ho notato che questa moneta è abbastanza rara, dato che ha il volto dell'imperatore verso sinistra; purtroppo la conservazione non è delle migliori, anche se il volto di Adriano, a mio parere, è abbastanza gradevole, soprattutto in mano. Voi cosa ne pensate? Pareri riguardo la rarità? Ringrazio anticipatamente coloro che interverranno e mi daranno una mano :good:
  21. Buonasera a tutti ;) Volevo proporvi uno dei miei ultimi acquisti che ho finito di catalogare poco fa... :) Si tratta di un denario suberato di Lucio Apuleio Saturnino, dell'anno 104 prima della nascita di Cristo. A chi interessasse, allego classificazione e contesto storico. Grazie a chi leggerà :good: sono graditissimi i commenti, anche negativi ;) (così potrò correggere eventuali errori...) · Dettagli tecnici - Peso: 2,74 grammi - Diametro: 17 mm - Asse: 0° - Materiale: moneta suberata - Patina: gradevole - Condizioni generali: BB- · Classificazione D/: testa elmata a sinistra di Roma R/: Appuleio Saturnino su una quadriga andante verso destra; in esergo, L•SATURN e nel campo, sopra la quadriga, • R • 104 a.C. – Crawford 317/3a · Contestualizzazione della moneta Lucio Apuleio Saturnino fu membro della gens Appuleia e nipote dell'Apuleio Saturnino pretore nel 166 a.C. Nel 104 a.C., Saturnino fu questore, con l'incarico di sovraintendere all'importazione di grano a Ostia. In quel periodo vi era scarsità di grano e il senato ritenne che Saturnino non si impegnasse abbastanza per procurarne maggiori quantità: egli venne allora destituito dalla carica, sebbene non gli venisse mossa alcuna accusa. L'ingiustizia subita fece passare Saturnino con decisione ai Populares, dove strinse forti legami con Gaio Mario e i suoi sostenitori. Saturnino, che si era guadagnato il sostegno di molti, venne eletto tribuno della plebe per il 102 a.C. Il legame di Saturnino e Mario venne rafforzato dall'avere un nemico in comune, Metello Numidico: i due decisero di prendere il potere facendo eleggere per l'anno 100 a.C. Mario al consolato, Saturnino al tribunato per la seconda volta e Gaio Servilio Glaucia, il miglior demagogo assieme a Saturnino, alla pretura. Se tutti e tre fossero stati in grado di vincere le proprie elezioni, si sarebbero trovati con il potere necessario a mandare in rovina Metello Numidico e a mettere in difficoltà il partito degli Optimates. Nel 101 a.C., prima della convocazione dei comizi per le elezioni, Saturnino rischiò di finire estromesso dalla competizione elettorale a causa di un procedimento giudiziario portato avanti dal senato. Accadde infatti che giunsero a Roma gli ambasciatori di Mitridate VI, re del Ponto, con ingenti somme di denaro destinate a corrompere i più eminenti senatori. Giunto a conoscenza delle transazioni, Saturnino accusò pubblicamente i senatori e insultò gli ambasciatori, che si lamentarono per la violazione della propria inviolabilità. Il senato colse al volo l'occasione e mise sotto processo Saturnino: poiché l'accusa doveva essere verificata da una corte composta da soli senatori, erano certi che Saturnino sarebbe stato condannato. Il giorno dell'udienza, però, Saturnino riuscì a sollevare i popolo in suo favore e costrinse i giudici, impauriti dalla plebe, a dichiararlo innocente. Subito dopo il processo ebbero luogo i comizi elettorali, nei quali vennero eletti Mario e Glaucia, ma non Saturnino. Come tribuno della plebe venne infatti eletto Appio Nonio, che durante la campagna elettorale aveva violentemente attaccato Saturnino e Glaucia. Accadde però che durante la notte seguente alle elezioni, Nonio venne assassinato da sostenitori di Saturnino, il quale il giorno dopo venne eletto tribuno in sostituzione di Nonio, di mattina presto, prima che il Foro Romano fosse di nuovo affollato. Il suo primo provvedimento di rilievo fu una legge agraria che prevedeva la distribuzione delle terre della Gallia che erano state occupate dai Cimbri, recentemente sconfitti da Mario. Una clausola di questa legge obbligava ogni senatore a giurare di farla rispettare entro cinque giorni dalla sua promulgazione, pena l'espulsione dal senato e una pesante ammenda: la causa era stata inserita per mettere in difficoltà Metello, il quale non aveva intenzione di far rispettare questa legge. Mario si presentò davanti al Senato dichiarando di non aver intenzione di giurare: quando però i senatori furono riuniti nel Foro per il giuramento, non esitò a farlo immediatamente. Metello, che invece rimase saldo nella sua idea di non giurare, fu espulso dal Senato; Saturnino fece anche passare una legge che lo mandasse in esilio, cui Metello si sottomise senza resistere e impedendo ai propri sostenitori di opporsi. Tra i provvedimenti di Saturnino vi furono una lex frumentaria, in base alla quale la Repubblica doveva vendere il grano alla gente al prezzo di cinque sesti di asse al moggio, e una lex coloniaria che promuoveva la fondazione di colonie in Sicilia, Acaia e Macedonia: entrambe le leggi furono molto popolari, garantendo il sostegno della plebe per le elezioni dell'anno successivo. Alle successive elezioni, Saturnino si candidò e vinse, divenendo tribuno per la terza volta, assieme a un certo Lucio Equizio, uno schiavo fuggitivo che si era spacciato per figlio naturale di Tiberio Sempronio Gracco, l'eroe della plebe romana. Glaucia invece si candidò per il consolato, avendo come avversari Marco Antonio Oratore, che era certo di vincere, e Gaio Memmio, col quale si doveva confrontare Glaucia: quando fu chiaro che Memmio avrebbe vinto, Glaucia e Saturnino assoldarono alcuni balordi e lo fecero uccidere pubblicamente, durante i comizi. La reazione della gente fu veemente: il Senato, sentendosi forte e appoggiato, dichiarò Saturnino e Glaucia nemici pubblici, ordinando (tramite un senatus consultum ultimum) ai consoli di catturarli. Mario fece il possibile per evitare di danneggiare i propri alleati, ma in quanto console non poté esimersi dall'intervenire. Saturnino e Glaucia fuggirono sul Campidoglio, ma i sostenitori del Senato tagliarono le condutture che fornivano acqua ai fuggitivi, i quali si arresero a Mario, appena sopraggiunto. Il console mise in salvo i due alleati nella Curia Hostilia, ma la folla inferocita, salita sul tetto del Senato, ne rimosse le tegole e, con un fitto lancio, colpì Saturnino e i suoi fino a farli morire. Glaucia, che si era rifugiato in una casa vicina, fu scovato, trascinato fuori e ucciso sulla strada.
  22. Vi segnalo la prossima uscita, a marzo, dell'atteso nuovo lavoro di Butcher e Ponting "The metallurgy of Roman Silver Coinage", che promette di essere un lavoro innovativo con nuovi tipi di analisi metallurgiche e analisi comparative tra le differenti tecniche di analisi e i risultati ottenibili, con nuovi dati metrologici e analitici su un grosso campione di denari imperiali e nominali provinciali in argento del periodo grossomodo dei Flavi (da Nerone a Traiano inclusi). Tutta questa mole di dati e i nuovi tipi di analisi permettono secondo le anticipazioni di arrivare a differenti ed innovativi risultati che rimettono in discussione cio' che finora si sapeva sulla tecnologia utilizzata dalle zecche del periodo e sulle modalità di approvvigionamento (e spesso riutilizzo) del metallo necessario alla coniazione. Qui l'anticipazione in inglese: The fineness of Roman imperial and provincial coinage has been regarded as an indicator of the broader fiscal health of the Roman Empire, with the apparent gradual decline of the silver content being treated as evidence for worsening deficits and the contraction of the supply of natural resources from which the coins were made. This book explores the composition of Roman silver coinage of the first century AD, re-examining traditional interpretations in the light of an entirely new programme of analyses of the coins, which illustrates the inadequacy of many earlier analytical projects. It provides new evidence for the supply of materials and refining and minting technology. It can even pinpoint likely episodes of recycling old coins and, when combined with the study of hoards, hints at possible strategies of stockpiling of metal. The creation of reserves bears directly on the question of the adequacy of revenues and fiscal health. Proposes a new view of the Roman monetary economy, moving away from 'primitivist' approaches to Roman coinage Presents the first reliable set of analyses of the silver content of Roman coinage, the first reliable set of data on metal sources and production technology, and a new set of metrological data Provides a history of analyses and a survey of different techniques, thereby enabling readers to understand why appropriate sampling methods are fundamental to obtaining useful results Sembrerebbe un lavoro molto interessante per i tecnici, e finalmente al passo con le ultime tecnologie nel campo delle analisi metallurgiche del manufatto antico. E' già ordinabile su Amazon con lo sconto abitualmente riservato ai pre-orders: http://www.amazon.ca/exec/obidos/ASIN/1107027128/ref=nosim/addallbooksea-20
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    Contributo di Luigi Pedroni dell' università del British Columbia di Vancouver su alcune riflessioni della gestione della moneta a Roma in età post-annibalica nel periodo numismatico dominato dal denarius d'argento. In particolare, i dubbi sollevati sono quelli che riguardano la figura e le mansioni del magistrato monetario.
  24. Salve, vorrei avere un parere su questo denario suberato di Augusto con rovescio gens Baebia: battuto sul limes con un conio rubato? Oppure regolarmente autorizzato dallo stato per sopperire a qualche necessità urgente? Qualcuno ne ha mai visto uno simile?

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