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Illyricum65

Romani Vs. Sasanidi

Risposte migliori

Illyricum65

Ciao,

in una delle risposte alla precedente discussione sui rapporti tra Roma e la Partia mi si esortava a proseguire nella narrazione del periodo successivo a quello trattato, che si era concluso con la caduta del dominio arsacide.

Raccolgo oggi questo invito e pertanto proseguo con la presente discussione che ne rappresenta idealmente la seconda parte, avvisando subito i lettori che si tratta di un’esposizione molto incentrata sul tema storico e meno su quello numismatico. Non si tratta di una lacuna della ricerca ma di una carenza ritengo motivabile da più concause: lo scontro Roma-Sasanidi copre un arco temporale travagliato per l’Impero Romano (III secolo in primis)e generalmente con meno risorse a disposizione, dove spesso gli imperatori coinvolti vestirono la porpora per breve tempo o furono impegnati su più fronti e spesso anche se si investirono di titoli onorifici relativi al settore orientale non si resero protagonisti di gloriose imprese militari vittoriose ma bensì di disfatte. Rovesci militari spesso non subiti sul campo di battaglia ma talvolta sul piano diplomatico o semplicemente per l’abbandono ( dovuto a più casuse) di campagne militari vittoriose.

LE GUERRE ROMANO-SASANIDI

PROLOGO:

come abbiamo visto in precdenza le frequenti sconfitte militari, la struttura gerarchica instabile e il clima di malcontento portarono alla caduta della dinastia arsacide.

Nel 224 un nobile, Papak, si ribellò al regnante Gocir e si proclamò Re di Persia. Ardashir I, il figlio di Papak, iniziò ad espandersi nelle province confinanti fino a che il re partico Artabano IV decise di intervenire militarmente, venendo sconfitto e lasciando via libera alla conquista persiana.

« Ardashir I fu il primo re persiano che ebbe il coraggio di lanciare un attacco contro il regno dei Parti e il primo a riuscire a riconquistare l'impero per i Persiani. »

Erodiano, Storia dell’Impero dopo Marco Aurelio, VI, 2.6

Nel 226 Ardashir fu incoronato Šāhanšāh a Ctesifonte. La nuova dinastia, detta Sasanide (da Sāsān , sacerdote del Tempio di Anahita e padre di Papak), affermava di discendere dall’ultimo re achemenide, Dārā (Dario) e fu contraddistinta da un governo centralista, nazionalista ed espansionista. Lo Zoroastrismo divenne religione di stato e i Magi, il clero zoroastriano, acquisirono grandi privilegi e potere. Logico che nella loro espansione verso nord ed ovest si ritrovarono a scontrarsi con l’Impero Romano. A oriente si scontrarono con l’Impero Kusana, ben presto conquistato.

Una volta diventato Šāhanšāh, Ardashir trasferì la sua capitale al sud della Persia fondando Ardashir-Khwarrah (in precedenza Gur, l'odierna Firouzabad).

Riconoscendosi come discendenti degli Achemenidi, i Sasanidi reclamavano il diritto di possedere tutto i territorio dell’Asia Minore e del Vicino Oriente fino a quel momento sotto il dominio romano.

« [Ardashir] Credendo che l'intero continente di fronte all'Europa, separato dal Mare Egeo e dalla Propontide, e la regione chiamata Asia gli appartenessero per diritto divino, intendeva recuperarlo per l'Impero persiano. Egli dichiarò che tutti i paesi della zona, tra Ionia e Caria, erano stati governati da satrapi persiani, a partire da Ciro il Grande, che per primo trasferì il regno dalla Media ai Persiani, fino a Dario III, l'ultimo dei sovrani persiani, il cui regno fu distrutto da Alessandro Magno. Così secondo lui era giusto restaurare e riunire per i Persiani, il regno che avevano precedentemente posseduto. »

Erodiano, Storia dell’Impero dopo Marco Aurelio, VI, 2.2

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Illyricum65

Ecco un ritratto di Ardashir I su una moneta:

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SASANIAN KINGS. Ardaxšīr (Ardashir) I. AD 223/4-240. AR Drachm (26 mm, 4.16 g, 9h). Mint B ("Hamadan"). Phase 3, circa AD 233/4-238/9. Crowned bust right / Fire altar. SNS I type IIIb/3b; Göbl type III/2. Good VF, toned.

Con lui iniziò la dinastia sasanide che governò per circa 400 anni:

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Economia, cultura e religione dell'Impero sasanide

Il benessere dell'Impero sasanide derivava in gran parte dal commercio: infatti, argenterie romane e sete cinesi arricchivano i mercati persiani. Il commercio arricchì anche le conoscenze culturali sasanidi, perché i commercianti diffondevano libri che trattavano di astronomia indiana e medicina greca. Inoltre, l'arte persiana influenzò positivamente anche altre culture, come quella della lontana Cina. Come anzidetto, la religione di Stato era lo Zoroastrismo: ma nacque un nuovo entusiasmo religioso, il Manicheismo, fondato dal profeta Mani, che fondeva elementi religiosi cristiani, buddisti e zoroastriani. Questa nuova religione, mal vista dai sacerdoti zoroastriani, raggiunse anche la Cina, il Turkestan, la Sogdiana e l'Adiabene.

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Illyricum65

Torniamo ai Romani: qual'era la presenza militare nel settore orientale e che doveva fronteggiare la minaccia sasanide?

LEGIONI ROMANE DISLOCATE NELL’AREA

  • Attorno al 235 (Alessandro Severo) nell’area abbiamo 11 Legioni (su 34 totali) e non meglio quantificate unità ausiliarie. In pratica una presenza simile a quella del regno di Settimio Severo con la differenza costituita dall’assenza della Legio II Traiana Fortis d stanza a Nicopolis (Egitto).

Legio VI Ferrata (Caparcotna – Syria Palestina)

Legio X Fretensis (Aelia Capitolina – Syria Palestina)

Legio IV Scytica (Zeugma – Syria Coele)

Legio XVI Flavia Firma (Sura – Syria Coele)

Legio III Gallica (Danaba – Syria Phoenicia)

Legio XII Fulminata (Melitene – Cappadocia)

Legio XV Apollinaris (Satala – Cappadocia)

Legio III Cyrenaica (Bostra – Arabia Petraea)

Legio III Parthica (Nisibis – Mesopotamia)

Legio I Parthica (Singara – Mesopotamia e Osroene)

Vexillatio della Legio II Parthica (Apamea sull’Oronte- Syria Coele)

Dopo un primo periodo durante il quale le Legioni si limitarono alla difesa dal 260 sino al 275 d.C. si assistette alla riconquista di parte dei territori perduti. La presenza militare aumentò fino a 15 Legioni e

  • sotto Aureliano la situazione era la seguente:

Legio VI Ferrata (Caparcotna – Syria Palestina)

Legio X Fretensis (Aelia Capitolina – Syria Palestina)

Legio V Martia ( ? – Syria Palestina )

Legio IV Scytica (Zeugma – Syria Coele)

Legio XVI Flavia Firma (Sura – Syria Coele)

Legio III Gallica (Danaba – Syria Phoenicia)

Legio I Illyricorum (Palmira - Syria Phoenicia)

Legio XII Fulminata (Melitene – Cappadocia)

Legio XV Apollinaris (Satala – Cappadocia)

Legio III Cyrenaica (Bostra – Arabia Petraea)

Legio III Martia (Betthorus – Arabia Petraea)

Legio III Parthica (Nisibis? – Mesopotamia)

Legio I Parthica (Resaina – Mesopotamia)

Legio III Italica ( ? )

Legio II Traiana Fortis (Nicopolis – Egitto)

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Illyricum65

Verso il termine del III secolo d.C. i contingenti dislocati assommarono a 24 (su 53-56 totali) + 2 vexillationes, a causa delle

  • campagne di Galerio (296-298)

Legio I Pontica (Trapezus – Pontus Polemoniacus)

Legio XV Apollinaris e Legio II Armeniaca (Satala – Armenia Prima)

Legio I Armeniaca (Claudiopolis – Armenia Prima)
Legio XII Fulminata (Melitene Armenia Prima)

Legio II Isaura ( ? – Isauria) Legio IIII Isaura ( ? – Isauria)

Legio VI Parthica? ( Nisibis ? – Mesopotamia e Orshoene)

Legio V Parthica ( Amida – Mesopotamia e Orshoene)

Legio III Parthica ? (Apatna ? Arbana ? – Mesopotamia e Orshoene)

Legio III Italica (Resaina ? – Mesopotamia e Orshoene)

Legio I Parthica (Singara – Mesopotamia e Orshoene)

Legio IIII Parthica (Circesium – Mesopotamia e Orshoene) Legio II Parthica (Cefae – Mesopotamia e Orshoene)

Legio XVI Flavia Firma (Sura – Syria Euphratensis)

Legio IV Scythica (Oresa – Syria Euphratensis)

Legio I Illyricorum (Palmira – Syria Phoenicia)

Legio III Gallica (Danaba – Syria Phoenicia)

Legio III Martia (Betthorus – Arabia Petraea)

Legio X Fretensis (Aila– Syria Palaestina)

Legio II Traiana Fortis (Nicopolis e Apollinopolis Magna – Aegyptus Iovia)

Legio III Diocletiana (Ombos – Aegyptos Iovia)

Legio I Maximiana (Philae – Aagyptus Thebaida)

Vexillatio Legio V Macedonica (Memphis – Aegyptus Herculia)

Vexillatio Legio XII Gemina (Babylon – Aegyptus Herculia)

In seguito, dopo la morte di Costantino nel settore orientale, comandate da Costanzo II e dal Cesare Annibaliano, vi erano 24 Legioni (+ 2 vexillationes) su 63 totali.

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L’Impero alla morte di Costantino e le zone di controllo dei vari figli.

  • A disposizione di Annibaliano:

Legio I Pontica (Trapezus – Pontus Polemoniacus )

Legio XV Apollinaris e Legio II Armeniaca (Satala – Armenia Prima )

Legio I Armeniaca (Claudiopolis – Armenia Prima )
Legio XII Fulminata (Melitene Armenia Prima )

Legio VI Parthica? ( Cefae – Mesopotamia )

Legio V Parthica ( Amida – Mesopotamia )

Legio II Parthica ? (Bezabda – Mesopotamia)

Legio IIII Italica (Resaina ? – Mesopotamia ) Legio I Parthica (Singara – Mesopotamia )

  • A diretta disposizione di Costanzo II:

Legio II Isaura e Legio III Isaura ( ? – Isauria)

Legio III Parthica ? (Apatna ? Arbana ? – Mesopotamia )

Legio IIII Parthica (Circesium – Mesopotamia)

Legio XVI Flavia Firma (Sura – Syria Euphratensis)

Legio IV Scythica (Oresa – Syria Euphratensis)

Legio I Illyricorum (Palmira – Syria Phoenicia)

Legio III Gallica (Danaba – Syria Phoenicia) Legio III Cyrenaica (Bostra – Arabia Petraea)

Legio III Martia (Betthorus – Arabia Petraea)

Legio X Fretensis (Aila– Syria Palaestina)

Legio II Traiana Fortis (Nicopolis e Apollinopolis Magna – Aegyptus Iovia)

Legio III Diocletiana (Ombos – Aegyptos Iovia)

Legio I Maximiana (Philae – Aagyptus Thebaida)

Vexillatio Legio V Macedonica (Memphis – Aegyptus Herculia)

Vexillatio Legio XII Gemina (Babylon – Aegyptus Herculia)

Modificato da Illyricum65
Scusate gli errori nella formattazione; a schermo mi risulta tutto correttamente allineato :(
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Illyricum65

Diamo uno sguardo alle file dell'esercito persiano:

L’ESERCITO SASANIDE:

Rispetto a quello precedente dei Parti vennero abbandonati i carri da combattimento mentre venne potenziata sia la cavalleria pesante che quella leggera, introducendo unità di elefanti. L’esercito non era permanente e ricorda quello tipico feudale europeo, composto da nobili a capo delle varie tribù o ‘clan’, a loro volta sottoposti al comando supremo del sovrano.

Analogamente ai loro predecessori arsacidi erano molto abili nel cavalcare. Le truppe che lo componevano principalmente erano le seguenti:

  • Guardia degli Immortali (corpo d’elite)
  • Nobili (Azadan) e cavalieri d’elite (Savaran)
  • Elefanti da guerra
  • Cavalleria leggera (arcieri a cavallo)
  • Cavalleria corazzata media (con corazza media, lancia e scudo)
  • Cavalleria clibanaria (pesante armata di mazze e spade)
  • Cavalleria catafratta (pesante armata di lance)

L’unità più rappresentativa era sempre il cavaliere catafratto, reclutati tra nobili addestrati militarmente e nelle manovre. Furono imitati sia dai Romani che poi da Arabi e Turchi e influenzarono anche i Bizantini. Furono proprio questi ultimi a ribattezzarli Climbanarii, termine derivato da “forno”, indicando con ciò il calore che provocava l’azione solare sull’armatura. Il loro numero fu incentivato da Sapore II (Shapur II) che ne rinforzò pure le armature.

« [...] [sapore] fece in modo anche che la sua cavalleria risultasse invulnerabile. [...] Il risultato fu che ogni uomo risultava coperto da una maglia di metallo, dalla testa fino alla punta dei piedi, mentre i cavalli dalla criniera alla punta degli zoccoli, lasciando liberi solo dei piccoli spazi per gli occhi e per respirare. Erano perciò chiamati, "uomini di bronzo", nome più appropriato di quelli descritti da Erodoto. Questi cavalieri dovevano essere in grado di comandare i cavalli, non con le briglie, ma con la sola voce; possedevano una lancia che doveva essere tenuta con due mani, e l'unica considerazione che potevano fare era quella che dovevano gettarsi sul nemico senza pensare alle conseguenze della loro azione, affidandosi alla protezione del loro corpo grazie alle maglie di ferro. »

(Libanio, Orationes, LIX, 69-70.)

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Bassorilievo da Taq-e Bostan. Sotto l'effige di Cosroe II (Khosrau II), un catafratto alla carica.

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Illyricum65

L'equipaggiamento militare della cavalleria pesante era costituto da:

  • Cavalleria clibanaria: elmo, usbergo, pettorale, cotta di maglia, guanto protetto, cintura, cosciali , spada, mazza, arco con tre elementi e due corde di ricambio, faretra con 30 frecce, due ulteriori corde per arco e copertura corazzata per il cavallo (zen-abzar).

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  • Cavalleria catafratta: elmo, usbergo, pettorale, cotta di maglia, guanto protetto, cintura, cosciali, arco con due elementi e due corde di ricambio, faretra con 30 frecce, lancia e armatura per il cavallo (zen-abzar); e ciò talvolta s'aggiungeva un lazo (kamand) o una frombola con le relative pallottole a sfera.

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Catafratto e portainsegne partici e catafratto sasanide (in basso).

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Cavaliere catafratto sasanide (ricostruzione).

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Armatura di cavaliere catafratto rinvenuta in Kazakistan.

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Scontro tra romani del Tardo Impero e cavalleria sasanide. (Dal volume dedicato Osprey)

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Illyricum65

La cavalleria leggera era composta anche da mercenari tra i quali Gelani (Guilani), Albani, Eftaliti, Kushani e Cazari. Erano apprezzati per resistenza e velocità.

Gli elefanti da guerra erano messi in prima linea per sfondare le linee nemiche ma il loro impiego era limitato dalle condizioni orografiche del territorio. Si trattava di animali giunti dall’India e di solito erano condotti da nativi indiani.

I pochi reparti di fanteria pesante erano armati con maglie di ferro, spada o mazza.

Oltre a queste truppe vi era poi la fanteria leggera, armata di lance e poco apprezzata. Era composta da persone dei ceti meno abbienti e Procopio di Cesarea li definiva così: "una folla di contadini miserabili che entrano in battaglia per nessun altro scopo che quello di scavare attraverso i muri e per spogliare gli uccisi e in generale per servire i soldati [cioè i cavalieri]."(Guerra persiana, I, 15.22-30)

Si divideva in vari reparti:

  • Daylami: fanteria pesante,
  • Dailamites: élite della fanteria,
  • Paighan: fanteria medio armata con lance e grandi scudi,
  • Lancieri di leva,
  • Kamandaran: élite di arcieri a piedi,
  • Truppe leggere a distanza, come i lanciatori di giavellotti curdi.

Molto più importante era il corpo degli arcieri, ovvero l’elite della fanteria. Protetti dalla fanteria ne proteggevano l’avanzata con un rapido e fitto lancio di saette. Talvolta invece si affiancavano alla cavalleria pesante in quanto le legioni evitavano di attaccare questo corpo militare e quindi ne traevano protezione.

Si consideri che nel 232 d.C. l’esercito sasanide comprendeva 150.000 unità e tra queste 700 elefanti da guerra, 1.800 carri e ben 120.000 climbanarii (Da Erodiano e Historia Augusta).

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Illyricum65

Importante rispetto ai Parti fu l’assimilazione delle tecniche di assedio, apprese studiando quelle romane. La prima dimostrazione fu l’assedio di Dura Europos (256 d.C.) dove costruirono una galleria sotto le mura urbiche, penetrando nella città nonostante i 2000 uomini della vessillazione della Legio III Scythica e della cohors XX Palmyrenorum sagittariorum equitata avessero rinforzato le stesse.

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Mappa di Dura Europos

Vi furono numerosi tentativi di sfondamento prima di quello decisivo:

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dapprima cominciarono a scavare sotto la torre 19 (bloccati da una contromisura dei Romani)

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L’area della torre 19 prima dell’assedio

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L’area della torre 19 con le contromisure adottate dai Romani.

poi puntarono alla 14, facendola crollare ma non riuscirono a sfondare per il rafforzamento interno delle mura effettuato dai romani . Quindi tentarono con una rampa sempre nel settore della torre 14 ma mentre i difensori attuavano contromisure, contemporaneamente scavarono una galleria che consentiva l’avanzamento in file di quattro. Il doppio tentativo fu coronato da successo. Oltre a questi tentativi furono probabilmente usati dei gas venefici ottenuti dalla combinazione tra bitume e zolfo contro i soldati romani che avanzavano nelle contro-gallerie.

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Galleria scavata dai Sasanidi.

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Mura urbiche crollate.

Per inciso, dopo la conquista i superstiti furono condotti a Ctesifonte e venduti come schiavi. La città fu saccheggiata ed abbandonata.

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Illyricum65

Un altro esempio da fonti storiche è l’assedio di Amida (359) da parte di Sapore II.

« Dopo aver concesso due giorni di riposto, numerosi soldati furono inviati a devastare i ricchi campi coltivati [intorno alla città di Amida] [...], poi la città fu cinta d'assedio con cinque differenti reparti/armate. All'alba del terzo giorno, splendenti reparti di cavalleria riempirono tutto lo spazio che la vista umana poteva abbracciare ed avanzarono lentamente le schiere, occupando le postazioni prestabilite. I Persiani assediavano l'intera cerchia delle mura. La parte orientale, nella quale era morto il giovane principe [figlio di Grumbate], fu affidata ai Chioniti; i Gelani furono assegnati al lato meridionale; gli Albani occupavano il lato settentrionale; i Segestani, i combattenti più valorosi, furono posti di fronte alla porta occidentale. Con questi ultimi avanzavano reparti di elefanti da guerra, con corpi rugosi e mole gigantesca, carichi di uomini armati, spettacolo più di tutti spaventoso. [...] Dal sorgere del sole fino al tramonto, le schiere rimasero immobili, come piantate per terra, senza muovere un passo o senza che si sentisse il rumore del nitrito dei cavalli. Ritiratisi poi nella stessa formazione in cui erano avanzati, si sfamarono con del cibo e riposo.
E verso la fine della notte, guidati dal suono delle trombe, cinsero d'assedio di nuovo l'intera città, convinti che sarebbe caduta a breve. Appena Grumbate scagliò una lancia insanguinata, secondo l'uso del suo popolo e anche quello dei feziali romani, l'esercito con grande fracasso si avventò contro le mura. La battaglia divampò immediatamente per il rapido avanzare degli squadroni di cavalleria, che si gettarono nella battaglia con tutto l'ardore necessario, e dall'altra parte per la determinata resistenza dei Romani. Quindi molti Sasanidi ebbero la testa fracassata e furono schiacciati da grossi massi scagliati dagli scorpioni. Altri furono trapassati da frecce, altri da giavellotti, ingombrando il terreno con i loro corpi; altri feriti tornarono indietro in fuga, verso i loro commilitoni. Non erano minori in città le perdite, poiché una densa nube di frecce che in gran numero oscuravano il cielo, e le macchine da guerra, di cui i Persiani si erano impadroniti durante l’assedio di Singara, provocavano numerose ferite.
»

(Ammiano Marcellino , Storie, XIX, 2.2-8)

Dopo il quinto giorno, l'assedio si fece sempre più pressante:

« I Persiani, intanto senza tregua circondano la città di vinee e graticci, iniziando ad innalzare terrapieni; fabbricano altissime torri con la parte esterna coperta dal ferro, sulla sommità delle quali fu posta una balista per respingere i difensori dai bastioni. E non smettevano mai i combattimenti tra frombolieri ed arcieri. »

(Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 5.1.)

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Illyricum65

VICENDE BELLICHE:

Il primo scontro tra Romani e Sasanidi risale al 229-230 d.C. Questi ultimi tentarono di assediare invano la città di Hatra, schierata in favore dei primi, nel tentativo di farne una base d’attacco per i territori imperiali. L’anno successivo ci fu un’avanzata nella Mesopotamia romana, il tentativo di conquista di Nisibis e forse delle invasioni di territori siriani e della Cappadocia. Nel 232 ci fu la risposta militare romana sotto la guida di Alessandro Severo. Oltre alle legioni di stanza prima descritte spostò altre truppe dal settore danubiano: la I Adiutrix, la II Adiutrix, la VII Claudia Pia Fidelis, XI Claudia Pia Fidelis, XXX Ulpia Traiana Victrix e forse la IV Italica, neoformata nel 231. Oltre a queste intervennero alcune vexillationes della I Minervia, II Italica (?), II Traiana (?), III Augutsa, III Italica, IV Flavia Felix, V Macedonica, X Gemina, XIII Gemina e XII Primigenia per un totale di almeno 150.000 uomini (dei quali 30.000 phalangarii).

Erodiano riporta l’adlocutio di Alessandro Severo (231):

« Ho voluto, oh commilitoni, farvi un discorso di uso comune, il discorso da cui io, parlando al popolo, possa ricevere l'approvazione, e voi, quando l'ascolterete, ricevere incoraggiamento. Visto che per molti anni avete goduto di un periodo di pace, potreste essere sorpresi di sentire qualcosa di insolito o contrario alle vostre immaginazioni. Gli uomini coraggiosi ed intelligenti dovrebbero pregare affinché le cose vadano per il meglio, ma devono anche sopportare qualunque cosa succeda. È vero che il godimento delle cose fatte per il piacere porta gratificazione, ma buoni risultati derivano soprattutto nel sistemare le cose in modo corretto quando la necessità lo richiede. Avviare azioni ingiuste non è prova di buone intenzioni, ma è un atto coraggioso per liberare noi stessi da coloro che generano pericoli quando ciò è fatto con buona coscienza; ci si può aspettare buoni risultati se uno non fa nulla di ingiusto, ma tenta di evitare le ingiustizie.
Il persiano Artaserse ha ucciso il suo re, Artaban IV, e l'Impero dei Parti si è trasformato in persiano. Egli disprezzando il nostro lavoro e la reputazione romana, sta cercando di assaltare e distruggere i nostri possedimenti imperiali. Ho cercato di persuaderlo, con una missiva, a controllare la sua avidità ed il suo folle desiderio di occupare la proprietà altrui. Ma il re, con l'arroganza propria dei barbari, non vuole restare entro i suoi confini e ci sfida a battaglia. Non esitiamo, pertanto, ad accettare la sua sfida.
Ricorderere voi veterani delle vittorie contro i barbari sotto la guida di Settimio Severo e mio padre, Caracalla. Voi reclute, bramose di gloria e onore, mettete in chiaro di sapere come si vive in pace con correttezza, ma rendete altrettanto evidente che il coraggio serve per la guerra, quando lo richiede la necessità. Il barbaro è audace contro chi esita o è vile, ma non regge il confronto contro quelli che combattono, non è in combattimento ravvicinato che possono avere la meglio su di noi. Al contrario, essi ritengono che qualsiasi successo che porti alla vittoria sia frutto di saccheggi, dopo una finta ritirata o fuga. Disciplina, organizzazione e tattiche di battaglia sono a noi favorevoli, unitamente al fatto che abbiamo sempre battuto il barbaro. »

(Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio , VI, 3.3-7.)

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IMP SEV ALEXANDER AVG, testa laureata a destra, drappeggio sulla spalla lontana

PROFECTIO AVGVSTI, imperatore a cavallo, mentre regge una lancia, preceduto dalla Vittoria verso destra, che regge corona e palma

RIC 596, Cohen 492.

Moneta celebrante la partenza per la guerra sasanide.

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Illyricum65

E’ il 231 e l’imperatore si trasferisce ad Antiochia per dirigere i preparativi per la campagna sasanide. Fece un ultimo tentativo di mediazione, offrendo pace e amicizia ad Ardashir, che però rifiutò. Quest'ultimo, infatti, non solo mandò indietro gli ambasciatori romani a mani vuote, ma inviò a sua volta una delegazione di quattrocento arcieri a cavallo, dall'aspetto imponente e riccamente vestiti con finimenti d'oro, per intimorire i Romani ed invitare Alessandro ad abbandonare tutti i territori fino al Bosforo. Questa provocazione irritò al punto Alessandro, che li fece arrestare, inviandoli in seguito a coltivare terre in Frigia, senza però giustiziarli.

Nel 232, con l’appoggio del Regno d’Armenia, l’esercito romano si divise in tre fronti d’attacco: uno invase la Media, uno avanzò con una certa lentezza verso Ctesifonte e fu travolto dal grosso dell’esercito persiano mentre il terzo, guidato dallo stesso imperatore, procedette senza troppa determinazione, lasciando il contingente appena descritto alla mercè delle armate nemiche. Fu decisa quindi una ritirata ad Antiochia con l’intenzione di ritentare l’anno seguente. Le sorti della guerra non erano ben chiare: entrambi gli schieramenti avevano sofferto perdite importanti. La primavera seguente mentre stava organizzando una seconda spedizione Alessandro Severo fu raggiunto dalla notizia che gli Alemanni avevano sfondato il limes renano e danubiano e dovette rientrare in Europa per la difesa di quell’area. L’uccisione dell’imperatore e il travagliato periodo dell’anarchia militare portò i Sasanidi, dopo un primo periodo di tregua, ad avanzare e a erodere ampie porzioni di territori romani.

Le tappe furono queste:

237-238: Ardashir conquista Nisibis, Carre e Dura Europos (239) probabilmente Antiochia (240) oltre alla filoromana Hatra.

241: Ardashir associa al potere il figlio Šāpūr (Sapore I).

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SASANIAN KINGS of PERSIA. Shahpur I. 241-272 AD. AV Dinar (7.25 gm). "The Mazda worshipper, the divine Shahpur, the king of kings of Iran who is descended from the Gods" in Pahlavi, crowned and cuirassed bust right / "Fire of Shahpur" in Pahlavi, fire altar with attendants. SWW 13 and back cover (this coin); Göbl I/1; Paruck 65; Alram 687; MACW -; De Morgan pg. 665, 24.

243: Gordiano III

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nella primavera inizia una campagna contro i Sasanidi affidando la condotta militare al prefetto del pretorio Timesteo (suo suocero). L’esercito è composto anche da foederati goti e germani. Scendendo da Zeugma riconquista Carre ed Edessa e nella battaglia di Resena Sapore viene sconfitto; la marcia prosegue in direzione di Nisibis e Singara e quindi alla volta di Ctesifonte.

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MESOPOTAMIA, Carrhae. Gordian III. AD 238-244. Æ (27mm, 15.61 g, 11h). AVTOK K M ANT ΓOPΔIANOC CЄB, radiate, draped, and cuirassed bust right / MHTP KOΛ KAPPHNωN, six–pointed star above crescent. BMC 61-2. VF, dark brown patina, a dusting of earthen deposits. Rare.

Under Gordian III, Carrhae was re–conquered from the Persians and the colonia once again issued coinage for the first time since Severus Alexander. Three denominations appear to have been issued under Gordian:
1) The smallest denomination, with a diameter of approximately 18mm and weight of 4-6g, invariably carries the reverse design of a six–pointed star above a crescent. This coinage celebrates the local moon god Sin and was struck in considerable numbers.
2) The medium denomination typically weighs 8-10g and has a diameter of about 22-23mm. On this denomination we find on the reverse either two stars above a crescent or a bust of Tyche between two stars. Hill (BMC p. xcii) suggested the presence of two stars is an allusion to Shamash (Sol) and Ishtar (Venus), the other principle deities of Carrhae. Both types are very rare today.
3) The largest denomination averages about 28-29mm in diameter and ranges anywhere from 13-17g in weight. The most common type for this denomination is a bust of Tyche left, with a crescent above her and a figure of Marsyas of the Forum (a common ancillary motif on the coinage of coloniae) before her, although the figure is occasionally interpreted as Aquarius. The other type, as our coin, is that of the star and crescent found on the smallest denomination. This type is rare; the two in the British Museum cited above are the only examples in the major published collections.
While only a very cursory treatment, it seems clear that the medium denomination served as a double of the smallest unit. This seems supported by the presence of the two stars, which may refer to Shamash and Ishtar but which could also designate the value. The largest denomination would appear to be 1½ times the value of the smallest unit.

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Illyricum65

Come nella trama di un film d’avventura a questo punto ecco il colpo di scena: muore Timesteo ( forse per malattia) e viene sostituito da Filippo l’Arabo (Marcus Iulius Philippus, nato a Shabda - Provincia di Siri, 80 km a sud di Damasco)

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Filippo I l'Arabo da Castel Porziano

che alcune fonti danno come fratello minore dell’altro Prefetto, Gaio Giulio Prisco (Gaius Iulius Priscus); probabilmente i due fratelli contavano di manipolare il giovane Gordiano III.

244: in febbraio i due eserciti si scontrano a Mesiche, nei pressi di Ctesifonte e la vittoria andò ai Persiani che diedero un chiaro indirizzo sull’esito finale della guerra. Sapore cambiò il nome della località in Peroz-Shapur ("Sapore vittorioso") e la vittoria venne celebrata con la celebre iscrizione di Naqsh-i-Rustam dove afferma di avere ucciso Gordiano.

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Rilievo a Bishapur celebrante la presunta (e probabilmente falsa, riportata a scopo propagandistico) vittoria di Sapore I sui Romani: Gordiano è calpestato dal cavallo del re sasanide, mentre Filippo l'Arabo è tenuto stretto da Sapore I.

La versione romana dei fatti invece riporta che Gordiano morì a Circensium, 300 km a nord della località dello scontro ma non fa menzione della causa di morte; Zosimo invece afferma che Filippo fomentò la rivolta dell’esercito. Riferisce che il prefetto fece ritardare la consegna dei viveri all’esercito proprio per portarlo alla fame e indurlo, esausto, alla ribellione contro l’imperatore. Cosa che i soldati fecero, uccidendolo. La campagna fu comunque considerata, da un punto di vita militare, coronata da successo: i sasanidi non conquistarono città o nuovi territori e Sapore I non ebbe iniziative militari per otto anni. Gordiano III, che aveva attirato il favore popolare e del Senato fu divinizzato. Al suo posto le truppe elessero Filippo: la velocità nell’accettare l’incarico (cosa cui aveva sempre mirato) può esser una conferma al suo coinvolgimento nella morte dell’Augusto. Il neo-imperatore patteggiò con Sapore una pace giudicata da Zosimo sfavorevole e Roma cedette parte della Mesopotamia (mantenendo il controllo di quella settentrionale) e dell’Armenia oltre a dei tributi; questo non vietò a Filippo di fregiarsi del titolo di Persicus Maximus.

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Philippus Arabus. 244-249 AD. AR Antoninianus (22mm, 4.27 gm). Antioch mint. Struck 244 AD. IMP C M IVL PHILIPPVS P F AVG P M, radiate, draped, and cuirassed bust right. PAX FVNDATA CVM PERSIS, Pax standing front, head left, holding branch and transverse sceptre.

RIC IV 69; Hunter 120; RSC 113.

« Il Cesare Gordiano fu ucciso e le armate romane furono distrutte. I Romani allora fecero Cesare un certo Filippo. Allora il Cesare Filippo venne da noi per trattare i termini della pace, e per riscattare la vita dei prigionieri, dandoci 500.000 denari, e divenne così nostro tributario. Per questo motivo abbiamo rinominato la località di Mesiche, Peroz - Shapur (ovvero "Vittoria di Sapore") »

(Res Gestae Divi Saporis, righe 8-9.)

Il controllo del territorio imperiale romano fu assegnato a Gaio Giulio Prisco, nominato Rector Orientis.

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PHILIP I. 244-249 AD. Æ Sestertius (30mm, 17.26 gm). Struck late 244 AD. IMP M IVL PHILIPPVS AVG, laureate, draped, and cuirassed bust right / VICTORIA AVG, S C across field, Victory advancing left, holding palm and wreath. RIC IV 192a; Hunter 81; Cohen 232. EF, mottled dark olive and red patina.

Persian war reference issue.

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Illyricum65

Giunge quindi il 252 quando i Sasanidi riprendono la loro espansione impossessandosi definitivamente dell’Armenia, uccidendone il sovrano ed espellendo il figlio. L’anno seguente Sapore I occupa tutta la Mesopotamia e si inoltra nei territori siriani sono a raggiungere e ad Antiochia (grazie al tradimento di tale Mariade), espugnata e messa al sacco: ciò accade pressappoco contemporaneamente all’invasione dell’area danubiana da parte dei Goti. Gli studiosi moderni non escludono che ciò non sia stato casuale bensì frutto di una alleanza Goti-Sasanidi che miravano alla conquista dell’area danubiana e del medio-oriente rispettivamente.

« [...] Goti, Borani, Urgundi [ndr. da identificarsi con i Burgundi, che premevano però lungo il Reno] e Carpi depredavano le città dell'Europa [...] intanto i Persiani attaccavano l'Asia, occupando la Mesopotamia ed avanzando fino in Siria, addirittura ad Antiochia, che conquistarono, metropoli di tutto l'Oriente romano. E dopo aver ucciso una parte della popolazione e portato via come prigionieri gli altri, tornarono in patria. [...] I Persiani senza dubbio avrebbero conquistato tutta l'Asia con facilità se, felici per la ricca preda conquistata, non avessero ritenuto di portarlo in patria salvo con soddisafazione. »

(Zosimo, Storia nuova, I.27.2)

Nel periodo 256-260 durante varie offensive i Persiani conquistano anche Carre, Nisibi. Arrivano sino in Cappadocia e Licaonia. La recrudescenza dell’attività militare sasanide impose a Valeriano I

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di intervenire per ripristinare l’ordine nel settore orientale. Oltre ai disordini militari, la regione era colpita da epidemie di peste che decimarono anche le truppe romane. Quindi sondò la via diplomatica offrendo tributi.

« Valeriano, volendo mettere fine alla guerra con donazioni di denaro, inviò ambasciatori a Sapore I, che però li rimandò indietro senza aver concluso nulla, chiedendo invece di incontrarsi con l'imperatore romano, per discutere ciò che fosse necessario. »

(Zosimo, Storia nuova, I, 36.2.)

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Valerian I. AD 253-260. AR Antoninianus (20mm, 3.20 g, 6h). Viminacium mint. 3rd emission, AD 257-258. Radiate and cuirassed bust right / VICT PART, Victory standing left, holding shield and palm; to left, captive seated left, in attitude of mourning. Cf. RIC 262; MIR 847d; cf. RSC 255. VF, toned. Very rare.

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Valerian I AR Antoninianus. Antioch mint, 253 AD. IMP C P LIC VALERIANVS AVG, radiate, draped bust right / RESTITVT ORIENTIS, Turreted female (the Orient) standing right presenting wreath to Valerian standing left, holding spear. RIC 286, Cohen 188.

(da Wildwinds.com)

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Decise quindi per intervenire militarmente per togliere l’assedio alla città di Edessa (260), chiave della difesa del settore e che già in altri casi era riuscita a scampare all’assedio anche per l’eroica azione degli stessi abitanti. Questo punto le fonti storiche sono discorde sulle sorti dell’imperatore:

  • Eutropio, Festo e Aurelio Vittore lo danno per catturato dai Persiani
  • Zosimo lo indica come fatto prigioniero a seguito di un tradimento

« ... Valeriano, una volta accettata le risposta senza neppure riflettere, mentre si recava da Sapore in modo incauto insieme a pochi soldati, fu catturato in modo inaspettato dal nemico. Fatto prigioniero, morì tra i Persiani, causando grande disonore al nome romano presso i suoi successori. »

(Zosimo, Storia nuova, I, 36.2.)

  • Zonara invece propone la lettura storica diversa affermando che Valeriano chiese “asilo politico” presso Sapore I, preoccupato da una possibile sollevazione delle truppe romane impiegate durante la spedizione.

« Valeriano esitava a scontrarsi con il nemico persiano. Ma, sentendo che i soldati di Edessa avevano condotto sortite vigorose contro i barbari, uccidendone molti di loro e catturando una grande quantità di bottino, [l'imperatore] si fece coraggio. Egli andò con forza con le armate che aveva a disposizione e si scontrò con i Persiani. Ma questi, essendo molto più numerosi di alcune volte, circondarono i Romani. La maggior parte dei Romani cadde, ma alcuni fuggirono, e Valeriano e il suo seguito furono fatti prigionieri dal nemico e condotti da Sapore I. [...] Ciò fu il modo in cui Valeriano fu preso prigioniero dai Persiani, come ricordato da alcuni autori. Ma ci sono altri che dicono che Valeriano si consegnò liberamente ai Persiani, poiché durante la sua permanenza ad Edessa, i suoi soldati erano affamati. Cominciarono le prime sedizioni e pensarono di distruggere il loro imperatore, Ed egli nel timore di un'insurrezione dei soldati, fuggì da Sapore, così da non venir ucciso dal suo stesso popolo. Si arrese non solo lui al nemico, ma per quanto era in suo potere, l'esercito romano. I soldati non furono uccisi ma appresero del tradimento e fuggirono, e solo una piccola parte andò perduta [nella battaglia]. Se l'Imperatore fu catturato in battaglia dai Persiani o se si consegnò liberamente al nemico, egli fu comunque trattato in modo disonorevole da Sapore. »

(Zonara, L'epitome delle storie, XII, 23.

  • Lattanzio afferma che Valeriano fu punito dalla volontà del Dio Cristiano, fu fatto prigioniero dai nemici e trattato in modo indignitoso e, al sopraggiungere della morte, esposto impagliato in un tempio persiano come simbolo della vittoria sui Romani.

Per contro, le fonti storiche persiane danno questa versione:

« Una grande battaglia fu combattuta tra Carrhae e Edessa tra noi [sasanidi] ed il Cesare Valeriano, e noi lo catturammo facendolo prigioniero con le nostre mani, così come altri generali dell'armata romana, insieme al prefetto del Pretorio, alcuni senatori e ufficiali. Tutti questi noi facemmo prigionieri e deportammo in Persia. »

(Res Gestae Divi Saporis, riga 24-25)

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Rilievo sasanide a Naqsh-e-Rustam raffigurante Sapore I che tiene prigioniero Valeriano e riceve l'omaggio di Filippo l'Arabo, inginocchiato davanti al sovrano sasanide.

Quale sia stata la verità, in seguito a ciò il medio-oriente fu alla mercè delle truppe di Sapore I. Quest’ultimo dal quartiere generale di Nisibis ordinò l’avanzata sino a Tarso (Cilicia), Antiochia (Siria) e Cesarea (Cappadocia).

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L’ENTRATA SULLA SCENA DI NUOVI PERSONAGGI

L’avanzata fu bloccata da Odenato (Odaenathus in latino, Ὁδαίναθος/ Hodainathos in greco), signore di Palmira, imperator, dux e Corrector totius Orientis dell'Imperatore Gallieno, figlio di Valeriano I.

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Gallienus

Il sovrano del Regno di Palmira in un primo momento aveva inviato tributi a Sapore I, cercando di ottenere la sua benevolenza; al rifiuto dei doni da parte del sovrano sasanide decise quindi di allearsi con i Romani, abbandonando la neutralità che da sempre aveva contraddistinto il Regno. Gallieno accettò di buon grado: delegando ad Odenato la difesa del settore orientale, l’imperatore romano potè concentrare l’azione militare romana nel settore danubiano.

In effetti Odenato non solo bloccò l’avanzata sasanide ma prese possesso della Siria, ripristinò le forze romane con l’innesto di nuovi soldati e iniziò una riconquista dei territori (262 d.C.) mesopotamici con la liberazione di Nisibis, Edessa e Carre fino a porre due volte l’assedio a Ctesifonte dove si era ritirato lo stesso Sapore I. Gallienio festeggiò le vittorie dell’alleato palmireno fregiandosi dei titoli di Parthicus Maximus (262/3) e Persicus Maximus (264/5).

« Odenato aveva sconfitto pesantemente i Persiani, che aveva sottomesso al dominio romano Nisibi e Carre, che tutta la Mesopotamia era in nostro potere e alla fine si era giunti fino a Ctesifonte ed il re Shapur I era fuggito, i satrapi catturati, un gran numero di nemici uccisi, associò lo stesso Odenato all'Impero, conferendogli il titolo di Augusto, facendo poi coniare una moneta che lo raffigurava mentre trascinava dei prigionieri persiani. Tale provvedimento fu accolto con favore dal Senato, dalla città [di Roma] e dalla gente di ogni età. »

(Historia Augusta, Gallieni duo, 12.1.)

Inoltre Odenato bloccò un’invasione dei Goti ai danni della Cappadocia.

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Illyricum65

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RIC 74 Gallienus, AV Aureus, 264-267 AD, Rome. GALLIENAE AVGVSTAE, head left wearing wreath of reeds / VBIQVE PAX, Victory in biga right. Cohen 1015; RIC 74. Sole Reign.

(da Wildwinds.com)

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RIC 113 var Goebl 1487var Gallienus, AV Quinarius, Rome, sole reign. IMP GALLIENVS AVG, laureate head right / ORIENS AVG, Sol standing right, head left, holding globe and raising right hand. RIC 113 var (reverse type); Goebl 1487 and 1501 var (with fieldmark), Cohen 690 var (bust type); Belfort -.

(da Wildwinds.com)

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GALLIENUS. 253-268 AD. AR Antoninianus (3.51 gm). Struck 264-265 AD. Antioch mint. GALLIENVS AVG, radiate, draped, and cuirassed bust right PAX FVNDATA, Trophy of arms; two captives below; palm. RIC V pt. 1, 164; RSC 73; Göbl 738b.

(da Wildwinds.com)

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GALLIENUS. Joint reign, 253-260 AD. AR Antoninianus (21mm, 3.76 gm). Antioch mint. Radiate and draped bust right / The Orient standing right, presenting wreath to Gallienus, standing left; wreath in field above. RIC V 445 var. (no wreath); RSC 705a. Good VF, typical light porosity.

(da Wildwinds.com)

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Gallienus. AD 253-268. AR Antoninianus (24mm, 4.61 g, 5h). Samostata mint. 1st emission, AD 255-256. Radiate, draped, and cuirassed bust right / Oriens standing right, presenting wreath to emperor standing left, holding scepter. RIC V 448; MIR 36, 1677m; RSC 902. Good VF, toned, broad flan.

(da Wildwinds.com)

Alla morte di Odenato si ebbe la successione della Regina Zenobia (Zenobia Settimia - Bath-zabbai) e del figlio Vallabato (Lucius Iulius Aurelius Septimius Vaballathus Athenodorus) che tentarono di rendersi autonomi dal controllo romano. La Vita Gallieni riporta che l'imperatore inviò contro Palmira un suo generale, Aurelio Eracliano, a capo della spedizione volta a riprendere il controllo della frontiera con la Persia dopo la morte di Odenato (267), ma questi fu sconfitto dai Palmireni della regina Zenobia e di suo figlio Vallabato; taluni storici invece attribuiscono questa infruttuosa spedizione a Claudio II Gothico.

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S ZENOBIA AVG, busto, visto da destra coperto da un drappo a mezzaluna / IVNO REGINA, Zenobia in piedi, frontale, vista da sinistra, con una patera nella mano destra, lo scettro nella sinistra, un pavone ai suoi piedi e una stella nella parte sinistra. RIC 2, 272 d.C.

(da Wikypedia)

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Vabalathus, as Augustus, Antoninianus. 3.43 g.

IM C VHABALATHVS AVG, radiate, draped bust right. IVENVS AVG, Hercules standing facing, head right, holding club, lionskin and three apples of the Hesperides, star in left field.

Goebl MIR 359; RIC 4.

(da Wildwinds.com)

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Vabalathus and Aurelian. AE Antoninianus. 271/272 AD. Antioch. VABALATHVS VCRIM DR, laureate, draped bust of Vabalathus right. IMP C AVRELIANVS AVG, radiate, cuirassed bust of Aurelian right. Officina letter B below.RIC V pt. 1, 381; Cohen 1. (da Wildwinds.com)

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Illyricum65

Ben presto comunque Aureliano

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dopo alcune battaglie con i Palmireni riconquistò il settore orientale e incorporò di nuovo i territori nel nei confini dell’Impero (274). Per approfondimenti rimando a

http://www.lamoneta.it/topic/71562-aureliano-2/

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AURELIAN. 270-275 AD. Antoninianus (22mm, 3.51 gm, 1h). Ticinum mint, 1st officina, 3rd emission, October 274 AD. IMP C AVRELIANVS AVG, radiate and cuirassed bust right / ORIENS AVG, Sol, radiate, standing left, chlamys across shoulder, right hand raised, holding globe; two bound captives seated to left and right below; PXXT. RIC V 151; MIR 47, 71b1; BN 603. EF.

Successivamente al reintegro dei territori palmireni, Probo accarezzò l’idea di rientrare in possesso di quanto era stato conquistato da Sapore I: fu dapprima rinviata nel 280 d.C. per bloccare alcune invasioni (Egitto e area danubiana) ed usurpazioni (Bonoso e Proculo).

Secondo la Historia Augusta fu raggiunto da ambasciatori persiani:

« ...i Persiani mandarono [a Probo] ambasciatori in segno di timore per chiedere la pace, ma egli accolti con atteggiamento sprezzante, li rimandò in patria più timorosi di prima. »

(Historia Augusta, Probo, 17.4-6)

e che gli permise di firmare una pace provvisoria. Dopo due anni (282) riprese in considerazione la campagna persiana ma prima di iniziarla fu ucciso dalle truppe sollevatisi contro di lui.

La campagna in realtà fu compiuta dal suo successore, Marco Aurelio Caro, che approfittò di una guerra civile in corso tra i Sasanidi e di concerto al figlio Numeriano intraprese l’impresa militare. La Mesopotamia fu invasa e le truppe romane giunsero a Ctesifonte. Caro fu insignito del titolo di Persicus Maximus. Mentre però si apprestava a portare l’assedio a Seleucia e Ctesifonte, Caro morì, probabilmente colpito durante un temporale da un fulmine.

« Caro, nostro dilettissimo Imperatore, era dalla malattia confinato nel letto, quando scoppiò sul campo una furiosa tempesta. Le tenebre, che coprivano il cielo, erano così dense, che ne impedivano il vederci l'un l'altro, ed i continui lampi dei fulmini ci toglievano la cognizione di tutto ciò che seguiva nella general confusione. Immediatamente dopo un violentissimo scoppio di tuono, udimmo un grido improvviso ch'era morto l'Imperatore; e subito videsi che i suoi Cortigiani aveano in un trasporto di dolore messo fuoco alla tenda Reale; circostanza per cui si disse che Caro fu ucciso dal fulmine. Ma per quanto possiamo investigar la verità, la sua morte fu il naturale effetto della sua malattia. »

(Vopisco, Historia Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 8)

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RIC 4 var (2) Calico 4262a Carus, AV aureus, Siscia mint, after 283 AD, posthumous issue. 4.49 gr. DIVO CARO PARTICO, laureate head right / CONSECRATIO, Eagle standing right on globe, head left. RIC 4 var (obv. legend and globe); Calico 6242a. (da Wildwinds.com)

La sventurata morte dell’Imperatore fu interpretata dalle truppe come un presagio funesto e queste chiesero al nuovo co-Imperatore Numeriano di ritirarsi. Fu così che un esercito vittorioso si ritirò al momento di capitalizzare una campagna militare vincente.

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Illyricum65

Il 293 ci furono nuovi scontri con i Sasanidi; il 296 vide l’Augusto Diocleziano inviare Galerio in Oriente contro il sovrano sasanide Narsete (figlio di Sapore I).

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Diocleziano

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Galerio

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SASANIAN KINGS. Narseh (Narsē). AD 293-303. AR Drachm (27mm, 3.92 g, 3h). Bust right, wearing crown with arcades and korymbos / Fire altar with ribbons; flanked by two attendants, the left wearing crown with korymbos, the other wearing mural crown; fravahr on altar shaft. SNS type II/5; Göbl type I/1; Saeedi -. Good VF, slight double strike on reverse, minor flan split at 3h. Good metal.

Il pretesto veniva dall’appoggio romano alla ribellione del Regno di Armenia. La guerra, dopo due battaglie sostanzialmente senza vincitori, proseguì con una pesante sconfitta romana nei pressi di Carre in seguito alla quale Roma perse il controllo della Mesopotamia. Al rientro da Diocleziano questo dapprima lo umiliò quindi, dopo le richieste insistite di Galerio, gli affidò di nuovo il comando delle operazioni per dargli modo di porre rimedio alla disfatta militare subita. Quindi Galerio partì con un esercito di 25.000 uomini. Passando per l’Armenia recò una grave sconfitta all’esercito sasanide (297). Nel contempo Diocleziano raccolse un esercito in Siria, per proteggere l’entroterra imperiale da eventuali emergenze. E alla notizia della vittoria si recò da Galerio per frenarne gli ardori: all’Augusto interessava una pace vantaggiosa da vincitore più che ampliare i territori di Roma. Narsete inviò ambasciatori a patteggiare la pace; questi dissero che un Roma e la Persia erano gli occhi del mondo e che senza di uno dei due questo sarebbe stato mutilo ed incompleto.

Galerio rispose loro in tal modo:

« Ben si addice ai Persiani soffermarsi sulle alterne vicende della fortuna e ammonirci sulle virtù della moderazione. Ricordino la loro moderazione nei confronti dello sventurato Valeriano. Lo sconfissero con l'inganno e gli imposero un trattamento indegno. Lo tennero fino agli ultimi istanti di vita in vergognosa prigionia e dopo la morte ne esposero il corpo a perpetua ignominia. »

Rassicurò comunque i Persiani sul fatto che non erano soliti calpestare il nemico sconfitto. L’anno seguente a loro volta i Romani inviarono un ambasciatore a dettare le condizioni della pace. Nisibis fu designata come centro dei commerci tra i due Imperi, la Mesopotamia e altre cinque province furono cedute a Roma. Dopo l’accettazione delle condizioni dettate dai Romani fu celebrata con un trionfo di Diocleziano in occasione del XX anniversario dell’ascesa al trono. Galerio invece fece erigere a Tessalonica un arco in suo onore, anche se in cuor suo avrebbe preferito avanzare nel territorio nemico.

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Illyricum65

La Mesopotamia rimase sotto il controllo romano per circa 40 anni, Armenia e Iberia furono riconosciute come protettorati imperiali e venne costruita, in territorio romano, una strada ad utilizzo militare, la strata Diocletiana: costituiva il limes arabicus, partiva dall’Eufrate, terminava a Damasco ed era munita di castra e torri d’avvistamento.

Generalmente si riporta che la pace resse per quarant’anni circa; in realtà non si consumarono campagne militari “maggiori” ma scontri militari ci furono comunque:

Nel 312 Massimino Daia intervenne militarmente in Armenia e si scontrò probabilmente anche con i sasanidi di Sapore II, ottenendo il titolo di Persicus.

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MAXIMINUS II. 309-313 AD. Æ Follis (21mm, 5.47 gm). Heraclea mint. Struck circa 313 AD. IMP C GAL VAL MAXIMINVSP F AVG, laureate head right HERCVLI VICTORI, Hercules, laureate, standing facing, head right, leaning on club with lion skin draped over arm; B/SMHT. RIC VI 77.

Sembra che lo stesso Costantino dopo il 324 varcò il confine mesopotamico dell’Eufrate ben due volte per intervenire in Armenia a proteggere la popolazione cristiana: la prima volta l’esercito romano fu sconfitto e le truppe persiane penetrarono nei domini romani mentre nella successiva costrinse i Sasanidi a mediare la pace. Sembra che Costantino fosse intenzionato ad intraprendere una campagna contro i nemici orientali ma il sopraggiungere della morte glielo impedì.

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Constantine I. AD 307/310-337. AV Solidus (4.42 g, 12h). Antioch mint. Struck AD 335-336. CONSTANTI-NVS MAX AVG, rosette-diademed, draped, and cuirassed bust right VICTORIA CO-NSTANTINI AVG, Victory advancing left, holding trophy in right hand and cradling palm frond in left arm; (Christogram)-LXXII//SMAN•. RIC VII 100; Alföldi 571; Depeyrot 49/1; Cohen 605. EF, lightly toned. Rare. From the Arthur J. Frank Collection. Ex Münzen und Medaillen AG FPL 318 (November/December 1970), lot 51. The LXXII in the right field on reverse indicates the weight of the solidus; namely, 72 solidi to the pound.

Moneta forse ricollegabile alla vittoria contro i Sasanidi.

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Illyricum65

La pace resse, come detto, quasi quarant’anni: nel 337, poco prima della morte di Costantino, le truppe comandate da Costanzo II (Flavius Iulius Constantius)

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Costanzo II

e Annibaliano (Flavius Hannibalianus), cui era stato promesso da Costantino il trono di “re degli Armeni” (a comprova di ciò l’Imperatore gli attribuì il titolo di Rex Regum et Ponticarum Gentium, si scontrarono con quelle di Sapore II.

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Sapore II

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SASANIAN KINGS of PERSIA. Shapur III. 383-388 AD. AV Dinar (7.33 gm). Sind(?) mint. Crowned bust right, especially ornate globe on crown / Fire altar with two attendants, bust of Ahura Mazda(?) above. Cf. Göbl I/1; cf. Paruck 265; CNG 60, lot 1055 (same dies). Good VF, a few scratches. Unpublished.

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Hannibalianus 335-337 AD. Æ Follis. Constantinople mint. FL HANNIBALIANO REGI, bare-headed, draped and cuirassed bust right SE-CVRITAS PVBLICA, river-god Euphrates reclining right; CONSS. RIC VII 147; LRBC 1034.

Lo stesso Costanzo II si spostò ad Antiochia per meglio seguire le vicende belliche e ivi risiedette dal 338 al 350. Dapprima si assicurò l’appoggio filo-romano dell’Armenia, ottenuto per via diplomatica. Per l’area mesopotamica invece cambiò la strategia militare: se di solito questa era orientata ad effettuare un’invasione in profondità verso i centri di potere, lui si limitò ad una guerra difensiva evitando scontri campali con l’esercito sasanide. In realtà qualche scontro frontale ci fu, se è vero che Costanzo di insignì dei titoli di Persicus (338) e Adiabenicus Maximus (343) ma più nota è la battaglia di Singara (344 o 348). La guerra continuò per altri 26 anni, tra vittorie e sconfitte e città perse e riconquistate da entrambe le parti; ci fu una pausa quando i sasanidi chiesero una pace in modo da poter bloccare alcune invasioni nel settore orientale dell’impero (351). Dopo anni di guerra nel 358 ripresero gli scontri con l’Impero romano, dove vennero impiegate anche truppe alleate costituite dagli stessi nomadi appena sconfitti. I Sasanidi conquistarono Amida dopo un assedio di settantatre giorni (359), quindi Singara (360) ed altre fortezze tra le quali Bezabde, difesa da ben 3 legioni e punita per la resistenza sterminandone gli abitanti.

Queste sconfitte portarono alla richiesta a Giuliano (II, noto come l’Apostata, Flavius Claudius Iulianus) dell’invio di contingenti gallici da parte di Costanzo II; le truppe si rifiutarono e nominarono augusto Giuliano. Costanzo II procrastinò la risoluzione dei disordini interni e riconquistò Edessa, mentre assediò vanamente Bezabde e quindi si ritirò ad Antiochia.

L’anno seguente Costanzo II riprese la campagna sasanide, salvo poi tornare sui suoi passi e marciare verso Giuliano che con il suo esercito stava giungendo per scontrarsi e conquistare la porpora. Durante la marcia di avvicinamento, Costanzo II morì in Asia (3 novembre 361).

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Illyricum65

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Giuliano II "Apostata"

Lo stesso Giuliano due anni dopo (363) tentò la conquista dell’Impero sasanide. Non è ben chiaro il perché di questa decisione: i Sasanidi si erano ritirati nei loro territori . Non solo ma i Persiani chiesero a Giuliano di firmare quel trattato di pace che Costanzo II non aveva stipulato: ma ricevettero un rifiuto. Gli storici dell’epoca spiegano questo rifiuto e la successiva guerra per il desiderio dell’imperatore di ottenere vittorie contro i Persiani ed emulare Alessandro Magno (Ammiano Marcellino). Un’ipotesi moderna è che Giuliano volesse aumentare il suo prestigio tra le file dell’esercito e i suoi generali: all’epoca le truppe erano divise tra occidentali (perlopiù gallici e pagani) e orientali (cristiani). E le vittorie nelle spedizioni in Gallia come Cesare gli avevano già recato una buona considerazione tra la fetta dell’esercito proveniente dall’area occidentale.

Partì con l’esercito da Antiochia, non prima di essersi assicurato l’appoggio del Regno d’Armenia e degli Arabi: lo accompagnava Orsmida, membro reale sasanide che da tempo si era rifugiato presso i Romani, con funzioni di consigliere. Divise le truppe in due tronconi: il primo di circa 18.000 uomini fu affidato a Procopio, mentre quello principale, da lui comandato, ne contava circa altri 65.000. Giuliano puntò direttamente verso Ctesifonte e fu impegnato in continui scontri di piccola entità anziché scontri di una certa dimensione.

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Campagna persiana di Giuliano II

Giunto presso la capitale sasanide l’assedio fu evitato a causa del timore del sopraggiungere del grosso dell’esercito sasanide di Sapore II. In assenza di macchine d’assedio, con il timore di venire accerchiato dall’esercito nemico e senza appoggio logistico, dopo aver sconfitto i sasanidi nella Battaglia di Ctesifonte, l’imperatore decise di tornare sui suoi passi per riunirsi con le truppe di Procopio. Fiaccato dalle alte temperature estive, dagli insetti, dalla scarsità di viveri e approvvigionamenti ben presto il morale dell’esercito scemò. Si trovò a scontrarsi con il grosso dell’esercito sasanide a Maranga, vincendo la battaglia. La guerriglia continuò ma in uno scontro presso Samarra Giuliano fu ucciso in battaglia. Fu eletto suo successore un ufficiale, Gioviano, che per permettere all’esercito di rientrare chiese la pace, ottenuta cedendo ampie zone sotto controllo romano tra le quali le città di Singara e Nisibis.

Dopo qualche anno dopo (369) Valente accolse una richiesta d’aiuto da parte del destituito Re d’Armenia e Sapore reagì all’ingerenza romana invadendo la regione. Valente si spostò ad Antiochia e si aprì un nuovo conflitto che ci concluse con una tregua (che resse cinque anni) dovuta anche al sopraggiungere di un invasione nei territori sasanidi orientali. Al termine della tregua ci furono nuovi disordini nella regione armena e mentre Valente stava per organizzare una spedizione militare ci furono altre rivolte che lo costrinsero a rinunciare all’impresa.

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Illyricum65

Nel 384 l’Armenia fu spartita tra Roma e Sasanidi: una parte divenne protettorato romano dell’Impero romano d’Oriente (Armenia Minor) e l’altra fu lasciata indipendente ma sotto controllo persiano. Ne seguì un periodo di stabilità regionale privo di scontri tra i due Imperi, anzi, tra i Sasanidi e l’Impero Romano d’Oriente. Il re Yazgard I (399-421)

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Sasanian Kingdom. Yazgard I. A.D. 399-420. AR drachm (24 mm, 4.23 g, 3 h). AS (Aspahan) mint. Draped bust of Yazdgard I right, wearing crown with korymbos and crescent / Garlanded fire altar between two attendants; degraded Pahlavi legend on central column, mint signature to right of flames. Göbl I/1; Paruck 298; Alram 854. EF, light die rust in obverse fields.

fu più tollerante verso le religioni non persiane e bloccò le persecuzioni contro i Cristiani. Negli anni seguenti i sovrani sasanidi ampliarono l’estensione dell’Impero verso l’Oriente. Gli scontri militari con i romani d’Oriente ripresero nel 441 (Yazgard II) senza risultarne vincitori e cominciarono ad avere scontri con gli Eftaliti (Unni bianchi) che in seguito alle loro conquiste esigettero il pagamento di tributi. Tributi per i quali Kavadh I (502) chiese prestiti ai Bizantini: negati da questi ultimi, furono il pretesto per iniziare una nuova guerra contro di loro che tra fasi alterne si protrasse nel tempo. Morto Kavadh I ascese al trono Cosroe I (detto Anushirvan "anima immortale"; regnò tra il 531–579) che si scontrò con Giustiniano I e nonostante il pagamento di 440.000 pezzi d’oro da parte dei Bizantini invase la Siria, conquistando Antiochia.

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Elmo sasanide del V secolo.

Dopo fasi alterne si giunse al 613 quando i Bizantini al comando di Eraclio tentarono una riconquista dei territori medioorientali perduti ma il tutto portò ad una controffensiva dei Sasanidi che giunsero fino in Egitto. IL sogno sasanide di riconquistare il territorio achemenide stava per compiersi ma Bisanzio riuscì successivamente a riprendere i possessi territoriali. A breve un nuovo elemento sarebbe entrato a far parte dell’area mediorientale e a destabilizzare i precari equilibri del settore: i musulmani che nel 651 conquistarono l’Impero sasanide e diedero inizio alla storia della Persia islamica. Di lì a poco, prima Bisanzio e quindi tutto il bacino del Mediterraneo avranno modo di conoscerli…

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Illyricum65

Infine, i Cognomina et virtute degli imperatori romani legati alle vicende orientali contro i Sasanidi:

ADIABENICUS

Filippo I ? Adiabenicus ? 244 d.C.

Aureliano Adiabenicus 271-272 d.C.

Diocleziano e Galerio Adiabenicus Maximus 298 d.C.

Massimiano e Costanzo Cloro Adiabenicus Maximus 298 d.C.

Costantino I Adiabenicus Maximus ante 315 d.C.

Costanzo II Adiabenicus Maximus 343 d.C.

ARABICUS

Aureliano Arabicus 272 d.C.

Costantino I Arabicus tra 316 e 319 d.C.

ARMENICUS

Aureliano Armenicus 272 ? d.C.

Diocleziano e Galerio Armenicus Maximus 298 d.C.

Massimiano e Costanzo Cloro Armenicus Maximus 298 d.C.

Costantino I Armenicus Maximus tra 315 e 319 d.C.

MEDICUS

Probo ? Medicus Maximus ? 279 d.C.

Diocleziano e Galerio Medicus Maximus 298 d.C.

Massimiano e Costanzo Cloro Medicus Maximus 298 d.C.

Costantino I Medicus Maximus ante 315 d.C.

PALMIRENICUS MAXIMUS

Odenato Palmyrenicus 263 d.C.

Aureliano Palmyrenicus Maximus 272 d.C.

PARTHICUS MAXIMUS

Valeriano Parthicus Maximus (?) 257-258 d.C.

Gallieno Parthicus Maximus 262/263 d.C.

Claudio II Gothico Parthicus Maximus 270 d.C.

Aureliano Parthicus 272/273 d.C.

Probo Parthicus 279 d.C.

Caro Parthicus 283/284 d.C.

Diocleziano e Massimiano Parthicus Maximus 298 d.C.

PERSICUS

Filippo I Persicus Maximus 244 d.C.

Gallieno Persicus Maximus 264/264 ?

Aureliano Persicus Maximus 272-273 d.C.

Probo Persicus Maximus 279 d.C.

Caro, Carino e Numeriano Persicus Maximus 283 d.C.

Diocleziano e Galerio Persicus Maximus 298 d.C.

Massimiano e Costanzo Cloro Persicus Maximus 298 d.C.

Massimiano Daia Persicus Maximus 312/313 d.C.

Costantino I Persicus Maximus 312/313 d.C.

Licinio I Persicus Maximus 312/313 d.C.

Costanzo II Persicus Maximus 338 d.C.

Con questo ho concluso.

Le monete presentate, dove non segnalto diversamente, sono tratte da

http://www.cngcoins.com

ed ho utilizzato tra i vari questi siti web:

http://italian.irib.ir/radio-cultura/iran/storia/item/145581-persia-storia-impero-sasanide

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_romano-sasanidi_%28224-363%29

http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_sasanide

In conclusione, che questa discussione sia interpretata infine, come augurio ad un amico del Forum che a breve avrà modo di vedere di persona alcuni luoghi descritti nel testo... Buon Viaggio!

Ciao

Illyricum

:)

Modificato da Illyricum65
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Fratelupo

Complimenti per l'ottima e interessante trattazione!

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eliodoro
Supporter

Complimenti @@Illyricum65

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