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      Aggiornamento   15/10/2017

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antvwaIa

A proposito delle Tavolette Albertini

Risposte migliori

antvwaIa

A proposito del valore reale connesso a termini come nummus e follis, estremamente ambigui, gli unici documenti che abbiamo che corrispondano a specifici contratti commerciali regolati monetariamente sono le tavolette Albertini, ritrovate nel V secolo nella Provincia d'Africa.

Ho un grosso dubbio, ovvero che nella circolazione monetaria di questa Provincia vigesse una situazione affatto diversa da quella del resto dell'Impero, tanto nella pars Occidentis come nella Orientis, e che anche i concambi in Nord Africa fossero diversi.

Ovvero, le Tavolette Albertini sono un documento importantissimo, anche perché sino ad oggi è l'unico che apre uno spiraglio sul valore effettivo del nummo e del follis: ma credo che corrispondano ad un uso locale e he la loro estrapolazione al resto della monetazione imperiale sia impropria e anche fuorviante.

C'è qualcuno interessato a discutere questo tema?

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numa numa

Io sarei molto interessato

Sia nello specifico alle tavole Albertini per saperne di piu'

E sia per indagare meglio sui nomi che attribuiamo alle monete di cui discutiamo

Mi piacerebbe avere evidenza se gli antichi usavano i nomi 'follis ' 'nummus' 'centennionalis' 'tremisse' per chiamare le stesse monete che noi definiamo tali o se invece venivano utilizzati altri nomi ...

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antvwaIa

In effetti, vedo molto divergenze nell'interpretazione delle Tavolette Albertini da parte dei numismatici e soprattutto su cosa essere intendono quando fanno riferimento al follis, a cosa corrispondesse il suo valore e quale fosse, di conseguenza, il concambio del nummus in solidi.

Secondo Mostecky, a partire dall'inizio del V secolo la Provincia d'Africa usa un concambio nel bronzo disallineato da quello del resto dell'impero e i riferimenti delle 34 Tavolette Albertini tengono in conto la peculiarità della circolazione nordafricana durante la dominazione vandala.

E' interessante sottolineare che Guntamundo, al dare l'avvio a un sistema monetario vandalo, fa chiarezza sul peso dell'unità enea, coniando il nummo di bronzo con la chiara indicazione del suo valore, D = 1/500 di libbra latina, e il suo peso nominale corrisponde a tale valore.

Il tema delle Tavolette Albertini si ricollega a un'annosa domanda alla quale non è mai stata data una risposta certa: i nummi enei venivano conteggiati o pesati?

Personalmente penso che nelle piccolissime transazioni quotidiane venissero contati, e quindi avessero un valore unitario. Non escluderei, invece, che in transazioni di una maggiore importanza, essi potessero essere pesati, racchiusi in sacchetti sigillati il cui contenuto corrispondeva o a un peso eneo predefinito, o a un peso comunque corrispondente a una fazione precisa di solido, e che tale peso/valore fosse annotato sul sacchetto medesimo: cioè che fossero dei follis nel senso letterale della parola.

Quando si considera una quantità statisticamente attendibile di nummi della prima metà de V secolo (almeno un centinaio), se non sono selezionati (come avviene nelle monete destinate al collezionismo) il loro peso medio coincide in modo molto preciso con quello nominale, lo scrupolo, come disposto da una novella di Teodosiano I, purtroppo perduta, e poi richiamata da un'altra novella di Valentiniano III dove si stabilisce il concambio con il solido, 7000 o 7200 nummi/solido prezzo compratore/venditore. Se il peso medio corrisponde al nominale, allora l'alternativa contati/pesati perde di significato, in quanto se contati allora il loro peso complessivo è il giusto multiplo di quello unitario nominale.

Noto che anche il nummo vandalo si mantiene molto preciso nel tempo in quanto al rispetto del peso nominale stabilito dalla riforma di Guntamundo. Esso è mantenuto scrupolosamente immutato da Trasamundo e da Ilderico, nonostante quello del nummo di Costantinopoli decadesse costantemente. Poi con Gelamir esso è incrementato del 15% per mantenere la giusta corrispondenza con il peso del denario vandalo, che Ilderico aveva incrementato in pari misura.

Sono d'accordo con Mostecky quando ritiene che le indicazioni di valore contenute nelle Tavolette Albertini non possano essere estrapolate ad un contetso diverso da quello proprio dell'Africa vandala.

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antvwaIa

Mi piacerebbe avere evidenza se gli antichi usavano i nomi 'follis ' 'nummus' 'centennionalis' 'tremisse' per chiamare le stesse monete che noi definiamo tali o se invece venivano utilizzati altri nomi ...

La risposta è assolutamente no!

La parola nummus assunse tantissimi significati diversi nel tempo. Si parla anche di nummus aureus. E' solo con Teodosio I che alla fine del suo regno alla parola nummus venne fatto corrispondere un preciso nominale di bronzo dal peso e dal valore definito. Prima di allora, solo il solido e il tremisse, frazione del solido, erano inequivocabilmente definiti in quanto al loro peso e valore.

In alcuni documenti del III e IV secolo il sostantivo nummus indica una quantità di denaro nota ma non definita, un po' come l'espressione italiana "tot di denaro". Vi è una novella che precisa che il furto di un nummus dovrà essere castigato con un risarcimento proprio di 3 nummus: è chiaro che si intende che il furto di una qualunque quantà di denaro dovrà essere risarcita con una quantità tripla a quella rubata e che nel contesto di quella novella la parola nummus va tradotta con "tot di denaro" o "somma di denaro". (Non sono sicuro se il risarcimento previsto fosse di 3 volte il furto o un diverso moltiplicatore, ma il senso non cambia)

Il concetto di siliqua è quanto di più ambiguo e chiamare con questa termine una moneta tardoromana d'argento del peso molto approssimativo di 2 g è una convenzione della numsimatica moderna priva di qualunque riscontro antico.

Ancora maggiore è l'ambiguità del termine follis: non conosco nessun documento bizantino del periodo che va da Anastasio a Eraclio nel quale esso abbia il senso di moneta da 40 nummi e, quindi, corrisponda davvero a un nominale eneo. Invece è plausibile che in epoca tarda, forse nel IX secolo, abbia assunto quel significato, in quanto poi da esso deriva la parola follaro che sì corrisponde davvero a un nominale eneo.

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numa numa

Sospettavo un po questa consuetudine e spesso in numismatica - al pari di altre discipline - gli usi o errori perpetrati da alcuni autori 'vengono ripresi poi pedissequamente dz chi viene dopo

Ci puoi date qualche ragguaglio storico sulle tavole c soprattutto dove sono state pubblicate e dove sono custodite ?

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Follis Anonimo

E' una discussione molto interessante che leggerò con calma e alla quale posso partecipare solo ponendo delle domande. Ad esempio, i vari termini come siliqua, miliaresion, follis... quando hanno iniziato ad essere utilizzati negli studi con il significato che vi attribuiamo oggi?

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antvwaIa

Caru Numa Numa: non oso linkare siti dove sono pubblicate le tavole perché rischio che @@incuso mi banni il post per aver linkato il nome di una casa editrice. Eppoi se per caso scrivo il link a destra invece che a sinistra, apriti o cielo! @@Arka ne farebbe uno scandalo!

Comunque ci sta un magnifico articolo di *** (o gli autori possono essere citati?), Il sistema monetario in età tardo antica, pubblicato nel 2007 da **** che dà tantissime risposte a questi quesiti.

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Arka

Quelli a destra sono a pagamento, come è giusto che sia quando una ditta si fa pubblicità.

Tra l'altro nessuno ha mai criticato i suggerimenti bibliografici comprensivi come è giusto dei dati dell'editore. Il problema sorge quando il link rimanda al sito dell'editore. Così diventa pubblicità occulta.

Poi c'è chi capisce e chi fa orecchie da mercante... ;)

Arka

Modificato da Arka

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antvwaIa

Non faccio orecchie da mercante: ho postato una pagina di un libro, un forista mi chiese da dove era stata estratta e misi il link di quel libro. Che poi un forista sia stato così imbecille da lamentarsi con gli Amministratori del forum accusandomi di pubblicità occulta, non lo credo proprio. Non penso che nessun forista sia così stupido. Per cui sono e resto convinto che sia stata un'iniziativa solamente tua @@Arka . Chiunque fa stupidaggini: ne facciamo tutti ad ogni momento. Ma bisogna anche saperle riconoscere. Basterebbe dire: è stata una stupidaggine bannare quel tuo post, lo ripristiniamo comìera e chiudiamo qui la discussione. Ma tu non lo farai mai. E con questo chiudo il discorso e anche ogni ulteriore mia partecipazione.

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